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Archive for the ‘Senza Categoria’ Category

Dichiarazione della 4a Assemblea Nazionale del CNI-CIG

Al popolo del Messico

Ai popoli del Mondo

Alla Sexta Nazionale ed Internazionale

Alle Reti di Resistenza e Ribellione

Ai mezzi di comunicazione

Fratelli, sorelle.

Nel Caracol Zapatista Jacinto Canek, nel CIDECI- UNITIERRA, a San Cristóbal de las Casas, Chiapas, i giorni 18 e 19 dicembre 2019, per celebrare la 4ª Assemblea Nazionale del Congresso Nazionale Indigeno e del Consiglio Indigeno di Governo, i popoli Afromessicani, Binizaa, Chinanteco, Chol, Chontal, Comca’ac, Hñahñu, Kumiai, Mam, Maya, Mayo, Mazahua, Me´phaa, Mixe, Mixteco, Nahua, Náyeri, Purépecha, Quiché, Rarámuri, Téenek, Tepehuano, Tohono Oódam, Tojolabal, Totonaca, Tzeltal, Tzotzil, Wixárika, Yaqui, Zoque, Chixil, Cañari e Castellano, provenienti da 24 stati della repubblica, insieme agli invitati di Guatemala, Ecuador, El Salvador e Stati Uniti, ci siamo incontrati per ascoltarci, per vedere nel compagno e nella compagna che insieme, collettivamente, siamo popoli, nazioni, tribù.

Ci troviamo per vedere e capire la guerra neoliberale che da sopra ci arriva intrisa di bugie per fingere di governare, mentre consegnano il paese nelle mani del capitale, che non gradisce la coscienza collettiva dei popoli e mette in marcia i suoi strumenti di spoliazione:

  1. Attraverso la violenza sanguinaria e terrorista contro i popoli che difendono la terra.

Il lutto e la rabbia che vivono dentro coloro che oggi incontriamo, sono per il danno alla madre terra, la spoliazione di tutte le forme di vita. E quelli che hanno deciso di distruggerla per trasformarla in denaro hanno nome e cognome, così come gli assassini dei nostri compagni. Spezza il nostro cuore collettivo l’assassinio del compagno delegato popoluca del CNI, Josué Bernardo Marcial Campo, anche noto come TíoBad, che per la sua arte, la sua musica e la sua protesta contro i megaprogetti che il malgoverno proclama di aver chiuso, come il fracking, è stato fatto sparire e poi fatto ritrovare brutalmente assassinato lo scorso lunedì 16 dicembre.

Il compagno Samir Flores Soberanes del popolo nahua di Amilcingo, Morelos.

Il compagno Julián Cortés Flores, del popolo mephaa de la Casa de Justicia di San Luis Acatlán, Guerrero.

Il compagno Ignacio Pérez Girón, del popolo tzotzil del municipio di Aldama, Chiapas.

I compagni José Lucio Bartolo Faustino, Modesto Verales Sebastián, Bartolo Hilario Morales, e Isaías Xanteco Ahuejote del popolo nahua organizzato nel Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero – Emiliano Zapata (CIPOG – EZ).

I compagni Juan Monroy e José Luis Rosales, del popolo nahua di Ayotitlán, Jalisco.

Il compagno Feliciano Corona Cirino, del popolo nahua di Santa María Ostula, Michoacán.

I nostri compagni sono stati assassinati per essersi opposti alla guerra con cui il malgoverno vuole appropriarsi delle nostre terre, monti e acque, per consolidare la spoliazione che minaccia la nostra esistenza come popoli originari.

  1. False consultazioni.

Il malgoverno federale finge di consultare la gente, soppianta la nostra volontà collettiva ignorando ed offendendo le nostre forme di organizzazione e di presa delle decisioni, come il volgare inganno della “Consulta” il cui obiettivo non è altro che imporre con la forza il cosiddetto Treno Maya, che consegna i territori indigeni al capitale industriale e turistico, o le bugie definite anche consultazioni per imporre con la violenza il Progetto Integrale Morelos, o i megaprogetti di morte che riconfigurano il nostro paese per metterlo a disposizione del capitale multinazionale, principalmente per imporre il potere terroristico degli Stati Uniti.

  1. Polarizzazione e scontro tra comunità indigene.

Per avanzare nella sua guerra, il malgoverno scommette sullo smantellamento del tessuto comunitario, fomentando i conflitti interni che tingono di violenza le comunità, tra chi difende la vita e chi vuole mettergli un prezzo, anche a costo di vendere le future generazioni a beneficio milionario di pochi corrotti che si servono dei gruppi armati della criminalità organizzata.

Per quanto sopra, dichiariamo che resistiamo e lottiamo perché siamo vivi, perché, benché temiamo di smettere di esistere per ciò che siamo, non è questa la strada che scegliamo per noi e per coloro ai quali dobbiamo rispondere.

  1. Espansione della guerra.

Mentre noi, popoli originari, subiamo con più violenza che mai la guerra del capitale, il malgoverno insieme ai suoi gruppi armati militari, polizieschi, paramilitari, guardie bianche e gruppi di scontro, in nome del denaro estende la distruzione su tutto il territorio nazionale.

In Veracruz:

Nella regione di Totonacapan e fino alla Huasteca, ci sono i gasdotti Texas-Tuxpan, Tuxpan-Atotonilco e Tuxpan-Tula. Al pari delle bugie del governo Neoliberale di AMLO, si scava e si opera la frattura idraulica per estrarre idrocarburi, si fanno travasi per prendere l’acqua dei fiumi e consegnarla in mani di privati minacciando la vita dei popoli tének, nahua, totonaco, otomí e tepehua, oltre all’aumento dei gruppi della criminalità organizzata.

In Michoacán:

Nel territorio della meseta purépecha si estende la coltivazione intensiva di avocado che spoglia il territorio delle comunità indigene, si abbattono i boschi e si stanno uccidendo i laghi di Cuitzeo, Zirahuen e Pátzcuaro.

Sulla catena montuosa costiera del popolo nahua, il saccheggio delle bande della criminalità organizzata, con lo sfacciato appoggio di tutti i livelli del malgoverno, minaccia la vita e l’integrità dei popoli originari, in particolare dei nostri fratelli della comunità indigena nahua di Santa María Ostula che si oppongono alla devastazione dei territori comunali, attraverso lo sfruttamento di minerali, legnami pregiati e lo sfruttamento turistico delle spiagge nei municipi di Aquila, Coahuayana, Chinicuila e Coalcomán, cercando di far sembrare che la guerra sia tra comunità o tra comuneros, mentre da sopra i potenti aspettano il momento di appropriarsi della vita che Ostula difende.

Nella comunità purépecha di Zirahuén che ha una lunga lotta in difesa del lago dello stesso nome, oggi con l’aiuto di gruppi armati della criminalità organizzata, gli impresari aguacateros distruggono il bosco ed inquinano l’acqua con l’uso di pesticidi tossici.

In Jalisco:

Persiste l’invasione del territorio wixárika di San Sebastián Teponahuaxtlán da parte di presunti piccoli proprietari di Huajimic, Nayarit. Egualmente, il governo consegna nelle mani di imprese minerarie straniere migliaia di ettari del territorio sacro Wirikuta, nello stato di San Luis Potosí, minacciando l’esistenza culturale e del territorio cerimoniale.

Nella comunità indigena chichimeca di San Juan Bautista de La Laguna, nel municipio di Lagos de Moreno, il malgoverno consegna in mani private il territorio ancestrale riconosciuto nei suoi titoli primordiali, imponendo inoltre un gasdotto per fornire grandi industrie, alle quali, in forma organizzata, la comunità si è opposta nonostante la repressione e criminalizzazione che i malgoverni statali e municipali esercitano contro essa.

La comunità tepehuana e wixárika di San Lorenzo de Azqueltán subisce, al pari dell’esproprio della sua terra, le minacce di morte ed i tentativi di omicidio come quello accaduto lo scorso 3 novembre, quando il cacicco Fabio Flores alias “La Polla“, insieme a persone armate ha aggredito le autorità comunali provocando gravi ferite che sono quasi costate la vita ai comuneros Ricardo de la Cruz González, Rafael Reyes Márquez e Noé Aguilar Rojas. Tutto questo con la complicità del governo municipale di Villa Guerrero, Jalisco, con l’impunità in questo vile crimine.

In Puebla:

Il malgoverno insieme al suo gruppo armato della Guardia Nazionale e gruppi polizieschi, vuole imporre un megaprogetto che sverserebbe rifiuti tossici nel fiume Metlapanapa, questo come parte del Progetto Integrale per la Costruzione del Sistema di Fognatura Sanitaria della Zona Industriale di Huejotzingo, nota come “Città Tessile”. Per difendere la vita del fiume e delle comunità che ci vivono, i nostri compagni e compagne del popolo nahua, delle comunità di San Mateo Cuanalá, San Lucas Nextetelco, San Gabriel Ometoxtla, Santa María Zacatepec e la colonia José Ángeles hanno subito aggressioni da parte di questi corpi repressivi.

Sulla Sierra Negra di Puebla, dal 23 agosto 2018 è desaparecido il nostro compagno Sergio Rivera Hernández come rappresaglia per la sua lotta contro la distruzione provocata dall’impresa mineraria Autlán, e per cui continuiamo ad esigere la sua presentazione in vita.

In Campeche:

Col pretesto dell’impropriamente chiamato “Treno Maya” si sta progettando la costruzione di 15 nuovi centri urbani che non solo implicano la distruzione dell’ambiente, ma pure l’esproprio di territori dei popoli originari.

In Morelos, Puebla e Tlaxcala:

Con la forza si impone il Progetto Integrale Morelos reprimendo chi non è d’accordo, come con l’assassinio del nostro fratello Samir Flores. Questo crimine è tuttora impunito e mentre Samir è un esempio di dignità dal basso, quelli che stanno sopra meritano solo disprezzo, perché per loro la cosa importante è costruire la centrale termoelettrica di Huexca, Morelos, il gasdotto alle falde del vulcano sacro Popocatepetl, e l’infrastruttura industriale e di comunicazioni che tutto ciò implica. Scenario nel quale si acutizza la presenza di violenti gruppi criminali.

In Chiapas:

Persiste l’intenzione di esproprio e privatizzazione del territorio Tzeltal a beneficio di imprese private attraverso la cosiddetta “Strada Culturale” che precedentemente si chiamava “Super Strada” e che attraverserebbe il territorio dell’ejido di San Sebastián Bachajón, Palenque e di altre comunità.

Egualmente nel territorio Zoque, il capitale ha identificato un corridoio petrolifero che abbraccia 9 municipi su una superficie di 84.500 ettari e che attraversa il territorio della comunità di Chapultenango.

I malgoverni di tutti i livelli, con campagne di confronto, paramilitarizzazione e sostituzione, vogliono distruggere l’organizzazione delle comunità che si organizzano in forma autonoma, come il caso dei nostri fratelli dell’ejido Tila.

Sulla costa del Chiapas abbiamo ricevuto minacce ed espropri delle nostre terre per il tentativo di costruzione della strada Pijijiapan – San Cristóbal de las Casas – Palenque. Oltre alla costruzione di un gasdotto che attraverserebbe la zona costiera di Chiapas e Guatemala.

Persiste la vessazione militare e paramilitare contro i territori zapatisti per cercare di indebolire e distruggere non solo gli spazi autonomi che si sono costruiti, ma l’eco che si espande nel paese e nel mondo.

A Città del Messico:

Mentre si negano gli spazi pubblici ai popoli originari residenti in città per svolgere il loro lavoro, questi vengono consegnati ai capitali privati per il loro arricchimento. È il caso del popolo Otomí residente a Città del Messico, attualmente sotto in minaccia di sgombero in Calle Roma numero 18 nella colonia Juárez.

Mentre si acutizza l’espropriazione degli spazi rurali e indigeni a Città del Messico, anche i compagni Gerardo Camacho e Jaime Gómez hanno ricevuto minacce di morte dal commissario ejidale della comunità di San Nicolás Totolapan.

In Guerrero:

Persiste l’oppressione contro i nostri fratelli del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero Emiliano Zapata, che costruiscono le proprie forme di sicurezza e giustizia per preservare il territorio dall’ingordigia capitalista.

Estado de México:

Nel bacino della Valle del Messico il megaprogetto neoliberale di Santa Lucía e l’imposizione della strada Tuxpan-México è stata resa possibile grazie ai paramilitari nel tratto Ecatepec-Peñón. Così come l’intubazione e privatizzazione di fiumi e sorgenti.

In Oaxaca:

Il territorio chinanteco di San Antonio de Las Palmas è minacciato dalle concessioni minerarie che abbracciano più di 15 mila ettari, e da progetti di dighe di sbarramento sul fiume Cajonos, nel bacino del Papaloapan.

In Oaxaca e Veracruz:

Nel sud di Veracruz, parte nord dell’Itsmo di Tehuantepec, vogliono imporre un corridoio interoceanico che trasformerebbe la regione in un immenso parco industriale lasciandoci senza acqua, distruggendo la natura ed il tessuto sociale delle comunità con violenza ed insicurezza, sfruttando i fiumi dei territori indigeni per l’ampliamento dei porti che collegherebbero il corridoio interoceanico accompagnato da megaprogetti minerari, di fracking, di parchi eolici industriali e della depredazione dell’acqua che nasce in territori indigeni.

Sonora:

Il Río Mayo è inquinato dalla miniera a cielo aperto Cobre del Mayo che sversa i suoi rifiuti tossici nella diga Abelardo L. Rodríguez, nota come diga del Mocuzarit, minacciando la vita collettiva del popolo Mayo.

Nayarit:

Il fiume San Pedro nel territorio Nayeri, è minacciato dal progetto idroelettrico “Las Cruces”, così come dalla mega-miniera d’oro e argento nella comunità di Jazmín del Coquito, nella fattoria Los Arroyos.

Yucatán:

Nel contesto dell’imposizione in corso del impropriamente chiamato Treno Maya, è stato minacciato di morte il nostro compagno Pedro Uc Be, dell’Assemblea in Difesa del Territorio Maya Muuch Xiinbal.

Per tutto quanto sopra dichiariamo che i nostri popoli, nazioni e tribù continueranno a preservare e difendere i semi di resistenza e disobbedienza in mezzo alla morte, costruendo una strada che perduri nel mezzo dell’oscurità; e noi, saremo lì per curare la nostra madre terra, insieme ai popoli del mondo.

Dicembre 2019

Per la Ricostituzione dei Nostri Popoli

Mai Più Un Messico Senza Di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/12/20/pronunciamiento-de-la-4-asamblea-nacional-del-cni-cig/

 

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BALLA UNA BALENA

COMMISSIONE SEXTA DELL’EZLN

MESSICO

Dicembre 2019

Al Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo:
Alle persone, gruppi, collettivi ed organizzazioni della Sexta nazionale e internazionale:
Alle Reti di Resistenza e Ribellione:
A coloro che amano la Danza:

CONSIDERATO CHE:

Primo e unico:

BALLA UNA BALENA.

La montagna illuminata. L’eco del cinema – non di un film, ma del cinema come comunità – ancora risuona tra razzi accesi, l’azzurro nostalgico del cavallo, Tulan Kaw, l’insegna lampeggiante di “bienvenid@s” e la luce provocatoria di “ZAPATISTAS”.

Hai tentato di andartene ma, per qualche ragione che non riesci a spiegare, non puoi… o non vuoi. Nella ormai notte, sempre fredda, percorri la spianata dove, ore prima, il serpente delle stazioni ti ha risvegliato ricordi di fiere paesane, lontane in calendario e geografia.

Il tuo sguardo si sofferma sui cartelli del puzzle: “II Incontro Internazionale delle Donne che Lottano”, “Forum in Difesa della Madre Terra”, “26° Anniversario”. “II Festival del Cinema Puy Ta Cuxlejaltic”, “Primo Festival di Danza Balla un Altro Mondo”.

Un colpo di vento fa tremare il grande cartellone.

Può ballare l’aria?

La danza, apparentemente tanto lontana da tutto, può tracciare un sogno solo con i movimenti?

Sì, forse stai delirando. Può essere per il freddo o per quell’irriverente stella rossa che scintilla in cima alla montagna.

In quel mentre, arrivano la bambina e la sua combriccola che ti circondano col loro chiassoso entusiasmo. “C’è il ballo!”, ti gridano saltellando. Beh, la bambina che chiamano Calamidad solleva solo un poco i talloni, ma la sua allegria è simile a quella delle altre. Il ballo non entusiasma Pedrito, lo scettico della banda, che sentenzia: “Ok, ogni tanto c’è un ballo, non vedo la ragione di tutto questo trambusto”. Defensa Zapatista introduce il suo metodo pedagogico con uno scappellotto e prosegue: “Ci sarà un ballo ma appeso ad una nuvola. Cioè, non un ballo qualsiasi”, e si produce in un impeccabile passo di ron de jambe par terre in dehors. Il gatto-cane, per non restare indietro, si unisce ovviamente con un pas de chat.

 “C’è il ballo!” ripetono le bambine, non in coro perché sono abbastanza scoordinate.

Una insurgenta (la riconosci dall’uniforme) arriva di corsa e dice: “Calamidad, vieni, che ballano la balena!”. Calamidad risale a tutta velocità – non troppa diciamo – il lieve pendio che porta nelle viscere della balena di legno che ancora riposa… o si sta riprendendo dalle ferite di arpioni, bugie e oblii. Defensa Zapatista afferra il gatto-cane e le segue.

Esperanza Zapatista resta a discutere col Pedrito che sostiene che non solo è impossibile ballare una balena, ma è pure impossibile che un cetaceo (così dice) si trovi nel bel mezzo delle montagne del sudest messicano. Non aspetti la fine della discussione, anche se forse ne conosci la conclusione – Esperanza, benché arrivi solo alla cintola di Pedrito, normalmente finisce ogni discussione con “gli uomini, non vedono oltre il loro naso… che è piatto” -.

Decidi di seguire Defensa Zapatista, il gatto-cane e Calamidad. Ti seguono Esperanza Zapatista e Pedrito che protesta perché ha fame.

Vi addentrate nelle viscere, ora quasi vuote, del gigantesco animale. Un gruppo di danzatrici provano i loro passi. Queste, questi, elloas, percorrono il palco che, contraddicendo la sua vocazione, non è più elevato della platea, ma più basso.

Ti siedi e più che guardare gli esercizi ed i passi, osservi la reazione della combriccola. Calamidad, ispirata, è salita su una delle panche ed improvvisa un echappe simple e cade sulla tavola, che si arrende (la tavola, si capisce). “Calamidad!”, le grida Defensa Zapatista. Ma Calamidad è già salita su un’altra panca e ripete il passo… e anche qui la tavola si rompe. Alla quinta panca rotta, un plotone di miliziane tenta inutilmente di bloccare Calamidad che si ostina nel suo tentativo di sfidare la legge di gravità… e della logica.

Il trambusto che segue – Calamidad che salta da una panca all’altra con un’agilità fuori dai limiti del suo corpo, le miliziane che cercano di circondarla e bloccarla, il gatto-cane che morde le miliziane, Defensa Zapatista che tenta di prendere il gatto-cane, Esperanza che tira fuori il cellulare per filmare il tumulto, Pedrito che ricorda a tutti che forse è meglio mangiare qualcosa -, non sembra affatto disturbare chi fluttua in un vento che, vista l’assenza di musica, soffia solo nel suo cuore.

Si può ballare una balena ferita?

“Ah, gli zapatisti, sempre come se stessero guardando un altro film”, pensi. Come se quando parlassero del mondo, non si riferissero a questo che si subisce. Come se su un’astronave, scegliessero di guardare non il mondo che sta dietro, ma quello che si nasconde in qualche posto dell’universo… o della loro immaginazione.

Riesci ad immaginare la colonna sonora di un mondo nuovo che, indomito, sorge dalle macerie di un altro che scricchiola impercettibilmente?

Allora capisci… o credi di capire. Con “Balla un altro mondo” lo zapatismo non sta lanciando una sfida, bensì un invito.

Nel frattempo, asserragliata nell’ultimo angolo dell’auditorium, Calamidad ha fermato l’attacco delle miliziane che attente ascoltano la bambina che spiega loro il “gioco dei popcorn” e racconta “la storia del mais palomero versione Calamidad”.

Allora, avverti un lieve tremore sotto i piedi. Sì, sembra che finalmente la balena si stia sgranchendo e si prepari a riprendere la strada sulla collina.

Come se la danza, l’arte di ballare un altro mondo, avesse alleviato le ferite e il cuore, e la incoraggiasse a seguire la sua assurda impresa.

Ma questo è impossibile. O no?

-*-

Sulla base di quanto sopra, la Commissione Sexta dell’EZLN, invita gli uomini, donne, otroas, bambini ed anziani della Sexta, del CNI e delle Reti di Resistenza e Ribellione in tutto il mondo, ed anche chi possa e voglia, al PRIMO FESTIVAL DI DANZA…

“BALLA UN ALTRO MONDO”

La cui PRIMA edizione si svolgerà nei Caracoles zapatisti di Tulan Kaw e Jacinto Canek, nelle montagne del Sudest Messicano, dal 16 al 20 dicembre 2019.

Ci saranno esibizioni di danza contemporanea, classica, neoclassica, araba, butoh, acrobazia, ballabile, circo, performance, di gruppo, aerea, africana, dark belly dance hip hop fusion, moderna, hula hula e abilità col fuoco.

Ci saranno inoltre laboratori (aperti al pubblico) di: danza contemporanea, espressione del corpo, giochi di prestigio, africana, danza araba. Oltre a incontri e mostra fotografica.

Le attività si svolgeranno nel:

.- Caracol di Tulan Kaw i giorni 16, 17 e 18 dicembre 2019, a partire dalle ore 10:00.

.- Caracol Jacinto Canek (presso il CIDECI a San Cristóbal de las Casas, Chiapas), i giorni 19 e 20 dicembre 2019.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Il SupGaleano.
Col suo corpo splendido e in buona forma (sì) dolorante per aver tentato un Temps Levé Coupe. Non scherzate, mi è venuto bene… più o meno… ok, ok, ok, non mi è riuscito.
Messico, dicembre 2019

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/12/15/baila-una-ballena/

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Messico – Secondo Festival del Cinema “Caracol de nuestra vida” organizzato dall’#EZLN

Amatenango del Valle, Chiapas. 7 dicembre 2019.

Basi di appoggio dell’EZLN, in particolare giovani ragazzi e ragazze, insieme ad partecipanti nazionali e internazionali, si sono dati appuntamento sabato all’inaugurazione della Seconda edizione del Festival del film: “Puy Ta Cuxlejaltic“, nel nuovo Caracol Zapatista Tulan Kaw, negli altopiani del Chiapas.
Dopo un duro lavoro per completare le strutture del nuovo Caracol ““Espiral digno tejiendo los colores de la humanidad en memoria de los caídos “, annunciato lo scorso agosto, oggi accoglie i partecipanti del festival.
All’ingresso del Caracol tra la trafficata strada tra San Cristóbal e Comitán, si possono vedere diversi cartelloni che ricordano le varie attività che i ribelli del Chiapas hanno programmato come “dicembre combattivo”.
Nella parte davanti al Caracol c’è anche un percorso che conduce il visitatore attraverso diverse mostre artistiche, nonché proiezioni su mega schermi e piccoli proiettori oltre a palchi per le diverse presentazioni all’aperto.
MARICHEWEU! Dieci, cento, mille volte vinceremo”, si può leggere in una delle sale di proiezione del festival in omaggio alla lotta del popolo mapuche in Cile.
In questo primo giorno sono stati proiettati le pellicole: Gran Jornada de Mujeres que Luchan del collettivo Luces Rebeldes; Escuela por la Defensa del Territorio della Sandía Digital e Witness; Corrientes del sur di Geovanni Ocampo Villanueva; Noosfera di Amelia Hernández; Santo Rimedio di Andrea Ayala Luna, Ingrid Denisse Alarcón Díaz; Sobre la hierba di José Alfredo Jiménez Milano; 3 x 10 pesos di Uzziel Ortega Sánchez e David Donner Castro; El caminar de las Pastoras di Gabriela Ruvalcaba; Videoclip & Discurso di El Gran Om; e Soles Negros di Julien Elie.
Secondo i partecipanti, le proiezioni mostrano le difficili condizioni sociali, economiche e politiche a cui sono sottoposte le comunità a livello nazionale e internazionale.
Per domenica, i film da proiettare sono: Huir da Daniel Hernández Delgadillo; Restos de viento di Jimena Montemayor; Birders di Otilia Portillo; Vaquero del mediodía di Diego Osorno; ¿Qué les pasó a las abejas? di Adriana Otero; e Poetas del Cielo di Emilio Maillé.

http://yabastanapoli.blogspot.com/2019/12/messico-secondo-festival-del-cinema.html

Tulan Ka’u, Cavallo Forte [Fotoreportage]

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COMMISSIONE SEXTA DELL’EZLN
MESSICO

Dicembre 2019

Al Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo:

Alle persone, gruppi, collettivi ed organizzazioni della Sexta nazionale e internazionale:

Alle Reti di Resistenza e Ribellione:

Ai cinefili:

CONSIDERANDO CHE:

Primo e unico:

UNA BALENA NELLE MONTAGNE DEL SUDEST MESSICANO
(Creatori, Creatrici e Creature).

Non sai come sei arrivato in questo luogo. Sì, sembra sia ormai un’abitudine … “Usi e costumi cittadini”, ricordi che così diceva il defunto SupMarcos, e ricordi anche l’irritazione che ti suscitavano quei commenti sarcastici… bene, non solo quelli. Il pomeriggio lascia ora posto alla notte. Ti sei fermato perché in lontananza hai visto una stella rossa a cinque punte sulla cima di un colle, dopo una specie di avviso monumentale con così tante scritte da non riuscire a leggere di cosa si trattava. Più in là, la sagoma azzurra di un cavallo che nitrisce ed alcune lettere grandi e luminose che laconiche sentenziano: “TULAN KAW ZAPATISTA”. All’entrata, la bambina che ti ha guidato a quel primo cinema impossibile e la sua banda di bambine e bambini, ti si avvicinano. Non sai se scappare, fingere di non conoscerli o restare in attesa. Qualunque strategia crolla perché la bambina ti prende per mano e ti rimprovera: “sempre in ritardo, eh!”.

Attraversate una spianata, in una specie di fiera di paese. In un tratto serpeggiante ci sono alcune “stazioni” con diversi meccanismi di luci e suoni travesti da… mostri, circensi, trapezisti, alcuni che insegnano arti, da lì si sente della musica, si balla e si canta. La gente si affolla nella sua “stazione” preferita e ci sono risate, grida di ammirazione e sorpresa. Inoltre, certo, molti “selfie”. Ai margini del percorso c’è un grande schermo. Stai per dire “Sembra un drive-in”, ma un cartello dice: “Ingresso libero. Stasera: Cantinflas e Manuel Medel in Águila o Sol. Domani: Piporro e Pedro Infante in Ahí viene Martín Corona”.

La bambina ti guida in questo percorso azig-zag: davanti c’è uno strano essere, somiglia ad un gatto o un cane; ai lati ci sono altre bambine e bambini che parlano tutti contemporaneamente.

Cerchi di capire quello che dicono, ma vedi un grande striscione con l’immagine di Boris Karloff(?) nei panni di Frankestein, con una tazza in una mano ed un pezzo di pane sbocconcellato nell’altra. La scritta recita una verità ancestrale: “Niente come un buon caffè ed un panino ti riportano in vita“. Più in fondo, sull’altro lato, si legge “Chirurgia Maxillofacciale. Mostra il tuo volto migliore ed un sorriso irresistibile” e l’immagine delle diverse trasformazioni della creatura delle serie di “Alien, l’ottavo passeggero“. Istintivamente ti tocchi le guance e ti scorre un brivido.

Ci sono molte luci dai colori scintillanti, un’ampia sala da pranzo (riesci a leggere “ZAPATISTAS” e “BIENVENID@S”) e stai per dire che fa freddo e che non ci starebbe male un caffè caldo e magari qualcosa  da mangiare quando, su una delle pareti della sala da pranzo, vedi un altro telone con l’immagine di Edward James Olmos che annuncia “Sushi precotto. Corsi di Origami. Eliminazione Parassiti. Cravatte. Gaff & Company”. In alto, come sospesa in cielo, l’immagine animata della geisha di Blade Runner. Ti fermi un momento per capire come quella trovata sia possibile, ma le persone dietro di te spingono.

Quasi alla fine del “viale delle stazioni” c’è un tavolo con sopra il modellino di quella che potrebbe essere una costruzione, con un cartello con scritto “Progetto di Teatro“, ed una scatola per inserire “Donazioni Anonime“. Dietro un negozio di artigianato l’immagine di un “Facehugger” [una delle creature del film Alien – N.d.T.] pubblicizza sciarpe e mascherine per dormire.

Quindi una strada lastricata di luce e la sagoma di una grande stella rossa e, tra rottami apparentemente sistemati a proposito, immagini cangianti di uno scenario distopico. Le luci tremolanti illuminano a malapena la foresta intorno a te e la montagna in alto. Sì, come se invece di un albero, gli zapatisti avessero addobbato di luci l’intera montagna e gli alberi del bosco non fossero altro che i rami di quel grande pino obeso.

Pensi che sia meglio tornare, non succede nulla di tranquillo nelle terre dello zapatismo… almeno non per te. Ogni volta che vieni resti con una sensazione di dissenso e scetticismo rispetto a te stesso. E ti servono un bel numero di bagni di quotidianità cittadina per tornare alla normalità. Quindi fai qualche passo indietro, cercando l’occasione di voltarti senza che i bambini ti vedano……

Ma ti vedono e ti blocchi.

Ti dici che hai visto già tutto, per queste cose c’è internet e la banda larga, ma quello che ora vedi è così illogico che… Bene, tiri fuori il tuo cellulare e tenia una foto panoramica, ma capisci subito che non è possibile. Ci vorrebbe un satellite per riprendere l’insieme, perché si vede che tutto è parte di un puzzle e per comporlo bisogna camminare… e chiudere gli occhi.

Ma, riaprendoli, tutto è ancora lì. Una grande costruzione. Una specie di galeone che, sfidando le leggi fisiche, si allunga fino a perdersi tra gli alberi e nella pelle umida della montagna. Una galera il cui sperone di prua è una stella rossa a cinque punte. Non ti sorprenderebbe se, sulla fiancata, si aprissero sportelli e sputassero decine, centinaia, migliaia di remi… e dentro si trovasse, “scrivendo in mare“, il monco di Lepanto [Miguel de Cervantes Saavedra, autore del Don Chiosciotte, che perse la mobilità del braccio nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 – N.d.T.]. Somiglia ad un galeone. O una baleniera… No, piuttosto una balena sperduta che nuotando ostinata controcorrente contro la corrente lungo la montagna, ora riposa tra gli alberi e la gente. Sì, gente, tanta. Di tutti i tipi. E di tutti i colori, perché anche se pare che la maggioranza abbia il volto nascosto, i loro abiti sono come se un caleidoscopio si muovesse attorno al grande cetaceo, assurdo nel suo riposare a mezza montagna, come assurdo è tutto quello che lì succede.

No, non ti è venuto in mente che questo potrebbe essere il “Pequod“, ma piuttosto la leggendaria Moby Dick, la balena ossessione di Ahab, di Gregory Peck e di Herman Melville.

“Festival del Cinema”, ricordi di aver letto su diversi cartelli. Ma non c’è nessun riferimento al film di John Houston né al romanzo di Melville. Allora ti ricordi di quello che una volta hanno detto le/gli zapatisti: “noi, parliamo per un altro tempo. La nostra parola si capirà in altri calendari e geografie”. Anche cosí sei pronto a rispondere “Chiamatemi Ismaele” se qualcuno ti chiede il nome ma, allora, guardi attentamente i 3 grandi teloni che coprono i lati e, su quello in mezzo, quello ricamato con lance e funi, si legge:

Trempülkalwe

“È lingua mapuche, o mapudungun”, senti dire da qualcuno. Un po’ più su, altre scritte segnalano: “MARICHEWEU! Dieci, cento, mille volte vinceremo”. E, come a ratificarlo, intorno pullulano dieci, cento, mille persone incappucciate, rematori di questa paradossale galera di buontemponi. Giovani, uomini, donne ed otroas zapatisti. Come a dire che ognuna delle loro esistenze, delle loro vite, fosse un trionfo di fronte ad un passato che prometteva loro morte ed oblio.

Qui, nelle montagne del Sudest Messicano, ti trovi con questo grido di resistenza e disobbedienza Mapuche. Perché lo zapatismo saluta così e qui questo popolo originario? Perché l’impegno in portare una storia ancestrale di resistenza e ribellione dal più profondo sud del continente e seminarla in questa montagna che, per giunta, si chiama “Tulan Kaw” (“cavallo forte” in tojolabal e tzeltal) e gemellare così, irrazionalmente, anacronisticamente, due resistenze e ribellioni con lo stesso obiettivo: la difesa della madre terra?

Stai cercando di decifrare questo puzzle quando la banda infantile ti spinge dentro la pancia della balena… ok, dell’auditorium. Panche di legno, molte, sistemate seguendo il profilo della montagna, un palco con tavoli e 3 schermi (la versione zapatista del 3D), altoparlanti e un mucchio di cavi come budella attorcigliate.

La bambina ti dice: “Aspettaci qui. Andiamo a prendere i popcorn”. Tu cerchi di dirle che non ha visto nessun chiosco di popcorn, ma la banda di infanti sparisce uscendo dall’interiora del cetaceo… ok, dell’auditorium. Mentre aspetti, percorri con lo sguardo l’interno della costruzione. Sulle panche, esseri di ogni tipo. Sul palco, persone che, si suppone, creano cinema. Parlano di cinema ma come rispondendo a domande che, apparentemente, nessuno ha fatto loro… almeno nessuno di visibile. O parlano per sé stessi.

Ritornano di corsa la bambina e la sua banda, tutti con sacchetti di popcorn. La bambina ti dà un sacchetto mentre chiarisce: “Non c’ho messo molta salsa perché poi magari ti viene mal di pancia”.   L’ingresso della banda di bambini funge da segnale e il resto della folla parte in massa. Le persone sul palco emettono un sospiro di sollievo. Uno confessa “Uff! Ora ricordo perché mi sono dedicato al cinema!”. Un altro: “È come un film horror mischiato con uno thriller e fantascienza, e temo che il copione non mi procurerà niente di buono”. Uno più in là: “Perché in verità non sapevo cosa risponderle, lei aveva troppe domande”. “Certo”, dice un altro, “è come essere in un tribunale ma senza avvocato difensore… e sapendo di essere colpevole”.

La bambina ti dice in un orecchio: “Se viene a cercarci il SupGaleano, tu gli dici che siamo stati qui tutto il tempo, che tu hai portato i popcorn dalla città e li hai condivisi con noi. Anche se vedi che si altera, tu niente, fermo, fai finta di niente, resistenza e disobbedienza”. Da un altoparlante si sente: “Si ringrazia per qualunque informazione su dove si trovi un gatto-cane, è ricercato per furto di materiale strategico della comandancia general. Si pensa sia accompagnato da una banda di bambine e bambini che… ok, dimenticate il dettaglio bambine e bambini, ma il gatto-cane è inconfondibile”. Il suddetto si nasconde nel grembo dalla bambina e sì, giureresti che ha un sorriso birichino.

Stai valutando la convenienza di mentire o meno ad un Subcomandante, quando le persone rientrano, tutte con profumati sacchetti di popcorn, prendono posto e sul palco qualcuno dice: “Nessuno fa una domanda frivola? Così, per tornare alla normalità e tutti credano che questo è un festival del cinema come gli altri”.

“Dai”, ti dici, “un festival del cinema dove ci si aspettano spiegazioni, ragioni, riflessioni. Come se sullo schermo apparisse un grande punto di domanda e tutte, tutti, todoas, si aspettassero che… che cosa si aspettano?”. La bambina gli confessa: “Vedi, siamo tutti contenti che queste persone che fanno il cinema siano venute qui, perché se fossero tristi o i loro cuori fossero in ansia perché non sapevano dove fossero finite queste cose? Giusto? Quindi li abbiamo invitati a venire a dirci se stanno bene o no, o dipende. Magari si metteranno anche a ballare e a mangiare popcorn e i loro cuori saranno contenti”, dice la bambina con la bocca piena e le guance macchiate di salsa.

Sembra ci sia un intervallo e tutti, te compreso, escono. Con tua sorpresa, c’è ora un chiosco di popcorn su ruote che, come una cometa luminosa, trascina una lunga fila di bambine e bambini che aspettano il loro turno. Ce n’è un altro più sotto. E se ne intravede un più lontano. Ti metti in fila e poi, con il tuo sacchetto di popcorn, ti soffermi a guardare quell’assurda sala cinematografica e la sua inclinazione ribelle che sfida la logica e la legge di gravità…

La mitica balena mapuche, Mocha Dick, che nuota su per la montagna con tutta quella gente in spalla… “e, in mezzo a tutto, un grande fantasma incappucciato, come un monte innevato nell’aria” (Moby Dick. Herman Melville, 1851).

Un cetaceo irriverente come un pezzo del puzzle.

Il cinema come qualcosa di più, molto più di un film.

Come se qui fosse parte di un puzzle più ampio: vedi un cartellone che annuncia un festival di Danza, un altro un forum in Difesa del territorio e della madre terra, un altro ancora un incontro internazionale di donne che lottano, un altro di un compleanno; e indicazioni, tante: che indicano bagni, lavandini, internet, negozi di alimentari. “Un mondo dove stiano molti mondi”, oltre a quelli di Giunta di Buon Governo, Municipio Autonomo Ribelle Zapatista, Commissione di Informazione e Vigilanza… e non ti sorprenderebbe incrociare Elías Contreras che fuma seduto fuori una capanna sopra la cui porta starebbe scritto “Commissione di Investigazione”.

Scopri che ci sono molti pezzi sparsi. Perché vedi altre persone che si differenziano dai locali solo per un distintivo che segnala “Congresso Nazionale Indigeno” e, certo, per non avere il volto coperto, oltre a “cittadini, cittadine e ciudadanoas“, che è come lo zapatismo chiama chi vive o sopravvive nelle città.

E ti sconvolge sapere che ci sono e ci saranno molti altri pezzi.

Come se lo zapatismo volesse sfidare l’umanità con enigmi… o con la sagoma di un mondo, di un altro mondo.

Come se la tua vita importasse a qualcuno che non conosci. Qualcuno per il quale forse tu hai fatto molto, poco o niente, ma che ti considera.

Come se finalmente capissi che questo “Caracol de Nuestra Vida” include te ed i tuoi… dieci, cento, mille volte.

E questo pezzo del puzzle, il cinema, come la vita, dentro una balena che, ferita ai fianchi, risale le montagne del sudest messicano…

Ma questo è impossibile… o no?

-*-

Sulla base di quanto sopra esposto, la Commissione Sexta dell’EZLN invita gli uomini, donne, otroas, bambini ed anziani della Sexta, del CNI e delle Reti di Resistenza e Ribellione in tutto il mondo e, ovviamente, le ed  i cinefili che possano e vogliano, al FESTIVAL DEL CINEMA…

“PUY TA CUXLEJALTIC”

(“Caracol de nuestra Vida”),

La cui seconda edizione si terrà nel Caracol zapatista di Tulan Kaw,
nelle montagne del Sudest Messicano dal 7 al 15 dicembre 2019.

I film che si proietteranno e le attività del festival saranno rese note a breve nella sede del Festival.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Il SupGaleano.
Che persegue la mutazione più temibile dello Xenoformo: il Gatto-Cane.
Ma come? Si è rubato i miei popcorn. Ed il cinema senza popcorn è… come dirti?… come i tacos senza salsa, come Messi senza pallone, come un asino senza corda, come un pinguino senza il frac, come Sherlock senza Watson, come Donald Trump senza twitter (o viceversa)…
eh?… ok, questo è un altro cattivo esempio.
Messico, dicembre 2019

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/12/05/una-ballena-en-las-montanas-del-sureste-mexicano-creadors-y-creaturas/

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CONVOCAZIONE ALL’INCONTRO PER LA DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA MADRE TERRA

AI POPOLI DEL MESSICO E DEL MONDO,

ALLA SEXTA NAZIONALE E INTERNAZIONALE,

ALLE RETI DI APPOGGIO AL CIG,

AI MEZZI DI COMUNICAZIONE.

Il capitalismo, fin dalla sua nascita, è un sistema economico mondiale contrario alla vita umana e contrario alla nostra madre terra, dunque, nella sua logica di accumulazione e di profitto, può riprodursi unicamente attraverso lo sfruttamento sempre più massiccio del lavoro umano e la depredazione permanente delle terre e dei territori dei popoli del mondo intero, principalmente dei popoli originari.

Il capitalismo, nella sua attuale tappa neoliberista, assume forme sempre più mostruose, che dichiarano una guerra aperta contro l’umanità e contro la terra, nostra madre. L’attuale sviluppo economico basato su scala planetaria nella predominanza del capitale finanziario che domina popoli, nazioni e continenti interi, poggiato sull’industria militare ed estrattivista, accrescendosi attraverso guerre reali o fittizie, la profusione del crimine organizzato e invasioni e colpi di stato, nella sua insaziabile logica di accumulazione e consumo capitalisti, sta portando verso un limite che mette in pericolo le condizioni della vita umana sul pianeta.

Inoltre, l’attuale sistema, con la sua organizzazione patriarcale ereditata da sistemi e civiltà precedenti ma approfondita negli ultimi secoli, si esibisce come un nemico violento non solo dell’umanità, ma in particolare delle donne e della nostra madre terra. Ovvero, lo sfruttamento e la profonda violenza strutturale verso le donne, è propria del capitalismo anche se è nata molto prima, la proprietà privato capitalista, base di questo sistema, non si può spiegare né comprendere se non come parte di un sistema patriarcale di dominazione sulle donne e sulla terra.

Il Messico e gli altri paesi del mondo sono dominati da questo che chiamiamo capitalismo e né i paesi che si definiscono con governi di sinistra o progressisti esulano da ciò, dunque, con questo sistema distruttivo, l’umanità avanza verso l’abisso. Per questo è urgente la difesa della vita umana, la difesa dei territori dei nostri popoli e la difesa della terra in una prospettiva chiaramente anticapitalista ed antipatriarcale.

E, come parte di questo immane compito:

CONVOCHIAMO

IL FORUM IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA MADRE TERRA

Che si svolgerà nei giorni 21 e 22 dicembre 2019 nel Carácol JACINTO CANEK (CIDECI di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico)

Con i seguenti argomenti di discussione:

ARGOMENTI DI DISCUSSIONE

  1. Devastazione ambientale e distruzione della madre terra nel capitalismo attuale: Diagnosi.
  2. Depredazione del territorio indigeno, contadino e urbano, spoliazione dei beni comuni, guerre di occupazione, estrattivismo e crimine organizzato: le crescenti aggressioni.
  3. Capitalismo e patriarcato: Violenza strutturale contro le donne e la madre terra.
  4. Costruzione di alternative anticapitaliste e antipatriarcali: la nostra lotta è per la vita.

DISTINTAMENTE

Novembre 2019
Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli
Mai Più Un Messico Senza Di Noi

CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO/CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO
ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/11/21/convocatoria-al-encuentro-en-defensa-del-territorio-y-la-madre-tierra/

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Dichiarazione congiunta del CNI-CIG ed EZLN sulle recenti aggressioni dei capitalisti, dei loro governi e cartelli, contro i popoli originari del Messico

 

Ai popoli del mondo

Alle Reti di Resistenza e Ribellione

Alla Sexta Nazionale e Internazionale

Ai mezzi di comunicazione

 

Noi popoli, nazioni, tribù e quartieri del Congresso Nazionale Indigeno – Consiglio Indigeno di Governo e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, condanniamo i seguenti fatti che illustriamo di seguito.

 

Repressione da parte della Guardia Nazionale delle comunità originarie del popolo nahua di Juan C. Bonilla

 

Denunciamo l’attacco alle comunità originarie del popolo nahua di San Mateo Cuanalá, San Lucas Nextetelco, San Gabriel Ometoxtla, Santa María Zacatepec e della colonia José Ángeles, del municipio di Juan C. Bonilla, del 30 ottobre scorso quando sono state represse a botte e pallottole di gomma, perfino contro bambini, donne e persone anziane dalla polizia federale, la polizia statale di Puebla e la Guardia Nazionale.

Lo spiegamento delle forze repressive contro i compagni è per consentire l’avvelenamento del fiume Metlapanapa come parte del Progetto Integrale per la Costruzione del Sistema di Fognatura Sanitario della Zona Industriale di Huejotzingo, Puebla, conosciuto come “Ciudad Textil”, che fa parte del megaprogetto di infrastruttura urbano-industriale conosciuto come Progetto Integrale Morelos, che è già costato la vita del compagno Samir Flores.

 

Ataque de la Guardia Nacional a las comunidades originarias del pueblo nahua del municipio de Juan C. Bonilla

 

Condanniamo il codardo attacco contro la comunità wixárika e tepehuana di San Lorenzo de Azqueltán, nel municipio di Villa Guerrero, Jalisco, lo scorso 3 novembre per mano dei cacicchi Fabio Ernesto Flores Sánchez (alias La Polla), Javier Guadalupe Flores Sánchez e Mario Flores, che a bordo di tre furgoncini ed accompagnati da gente armata hanno teso un’imboscata ai comuneros ed alle autorità; agendo in totale impunità hanno picchiato fino a lasciare gravemente feriti i compagni Ricardo de la Cruz González, Noé Aguilar Rojas e Rafael Reyes Márquez, che sono attualmente sotto cure mediche.

 

Questi tentativi di omicidio che rimangono sfacciatamente impuniti, sono orchestrati per fermare la degna e storica lotta per la terra a cui ambiscono coloro che, per possedere il denaro, si considerano i padroni della regione e che hanno sempre contato sulla piena complicità di istanze di governo che vogliono fare affari milionari con la terra comunale, pretendendo di cancellare dalla storia il paese tepecano.

 

Esigiamo la presentazione in vita dei compagni Carmelo Marcelino Chino e Jaime Raquel Cecilio del Frente Nacional por la Liberación de los Pueblos nello stato di Guerrero, che sono desaparecidos dallo scorso 22 ottobre, mentre erano diretti nella località di Huamuchapa, provenienti da Acapulco. Questo atto criminale si somma alla criminalizzazione, persecuzione, assassinio e sparizione di chi nello stato di Guerrero e in tutto il Messico lotta per il rispetto dei territori indigeni contro la devastazione capitalista.

 

Inoltre, denunciamo la detenzione e sparizione per varie ore del compagno Fredy García del Comitato di Difesa dei Diritti Indigeni (CODEDI) per mano di agenti della polizia di Oaxaca, dopo la partecipazione ad una presunta riunione di lavoro con funzionari di governo, accusato di reati assurdi per criminalizzare la degna lotta del CODEDI e del compagno Fredy García contro la depredazione e la repressione capitaliste. Esigiamo la libertà immediata e incondizionata del nostro compagno Fredy García!!

 

I capitalisti, i loro cartelli ed i loro governi impongono la morte con gruppi armati per spogliare i popoli indigeni, che siano del malgoverno, gruppi di scontro o criminali. Per noi popoli c’è la violenza, il terrore e l’indignazione; per loro l’impunità e la garanzia che i loro crimini si tradurranno in profitto a costo di popoli interi.

 

Distintamente

Novembre 2019

 

Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli 

Mai più Un Messico Senza di Noi

Congresso Nazionale Indigeno
Consiglio Indigeno di Governo
Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/11/08/pronunciamiento-conjunto-del-cni-cig-y-ezln-sobre-las-recientes-agresiones-de-los-capitalistas-sus-gobiernos-y-sus-carteles-en-contra-de-los-pueblos-originarios-de-mexico/

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COMMISSIONE SEXTA DELL’EZLN

Messico

Novembre 2019

 

Alle donne che lottano in tutto il mondo:

Al Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo:

Alla Sexta Nazionale e Internazionale.

Alle Reti in Resistenza e Ribellione o come si chiamino:

A chiunque si senta convocat@ alle attività:

 

Compagne, compagni, compagnei:

Sorelle, fratelli, hermanoas:

 

La Commissione Sexta dell’EZLN vi invita al:

COMBO PER LA VITA:
DICEMBRE DI RESISTENZA E RIBELLIONE.

 Con le seguenti attività:

SECONDA EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL CINEMA

PUY TA CUXLEJALTIC.

Si terrà dal 7 al 14 dicembre 2019

Sedi:

Caracol Jacinto Canek (al CIDECI di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico)

Caracol Espiral digno tejiendo los colores de la humanidad en memoria de l@s caídos. (Spirale degno tessendo i colori dell’umanità in memoria delle cadute e dei caduti, a Tulan Ka´u, sulla strada San Cristóbal de las Casas – Comitán de Domínguez, a metà strada tra queste due città – a circa 40 minuti da entrambi i lati, guidando con prudenza-).

 

La programmazione e i partecipanti saranno resi noti alla prossima occasione.

Indirizzo per iscriversi come assistenti:

segundofestivalcine@ezln.org.mx

 

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PRIMO COMPARTE DI DANZA
BALLATI UN ALTRO MONDO.

Si terrà dal 15 al 20 dicembre 2019

Sede:

Caracol Jacinto Canek (al CIDECI di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico).

Indirizzo per iscriversi come partecipanti o assistenti:

participanteprimercompartedanza@ezln.org.mx

asistenteprimercompartedanza@ezln.org.mx

 

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FORUM IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA MADRE TERRA

Si svolgerà dal 21 al 22 dicembre 2019

I dettagli saranno resi noti dal Congresso Nazionale Indigeno, entità organizzatrice, con il sostegno della Commissione Sexta dell’EZLN.

Sede:

Caracol Jacinto Canek (al CIDECI di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico).

 

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ATTENZIONE: Solo per donne che lottano:

SECONDO INCONTRO INTERNAZIONALE DELLE DONNE CHE LOTTANO.

Si terrà dal 26 al 29 dicembre 2019

Sede:

Semillero “Impronte del Cammino della Comandanta Ramona”, al Caracol Torbellino de Nuestras Palabras, della zona Tzots Choj (nella comunità di Morelia, MAREZ 17 Novembre), lo stesso posto in cui si è tenuto il Primo Incontro, nel municipio filogovernativo di Altamirano.

Indirizzo per iscriversi:

estamosaprendiendo@ezln.org.mx

Nota: al luogo dell’incontro del semillero, potranno accedere SOLO le donne che lottano (con i loro piccoli se minori di 12 anni). In questo luogo NON È CONSENTITO L’ACCESSO AGLI UOMINI, neanche per sogno. I dettagli sul programma, la strada, ecc., saranno forniti alla prima occasione dalle Coordinatrici delle Donne Zapatiste.

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CELEBRAZIONE DEL 26° ANNIVERSARIO DALL’INIZIO DELLA GUERRA CONTRO L’OBLIO

Si svolgerà dal 31 dicembre 2019 al 1° gennaio 2020

Sede:

Caracol Torbellino de Nuestras Palabras, della zona Tzots Choj (nella comunità di Morelia, MAREZ 17 Novembre).

 

Indirizzo per iscriversi:

visitante26aniversario@ezln.org.mx

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È tutto.

Dalle montagne del Sudest messicano.

Subcomandante Insurgente Moisés

Commissione Sexta dell’EZLN.

 

Traduzione a cura di 20ZLN

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