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Archive for maggio 2010

Carovana a Copala.

La Jornada – Lunedì 31 maggio 2010

La Red Unidos por los Derechos Humanos (RUDH) aderente all’Altra Campagna si unisce alla carovana umanitaria per Copala e si dichiara contraria alla partecipazione dei parlamentari alla mobilitazione

Dalla Redazione. La Red Unidos por los Derechos Humanos (RUDH), aderente all’Altra Campagna, ha dichiarato che nonostante il rischio che i suoi membri siano aggrediti dai paramilitari della Unidad de Bienestar Social, parteciperà alla carovana di aiuti umanitari per gli abitanti del municipio autonomo di San Juan Copala.

In un comunicato, l’organizzazione presente nella regione della huasteca veracruzana ha informato che parteciperà alla raccolta di generi alimentari; “l’aiuto simbolico del popolo huasteco e totonaco sarà inviato per vie diverse al municipio autonomo ed una commissione si unirà alla carovana”.

La RUDH si è dichiarata contraria alla partecipazione dei parlamentari alla carovana; “vogliono approfittarne per guadagnarsi simpatie nell’attuale congiuntura elettorale; il movimento deve essere indipendente dai partiti politici e dal governo”.

A su volta, l’organizzazione Maderas de Pueblos del Sureste ha chiesto al governo federale e a quello di Oaxaca di porre fine al clima di aggressione, violenza e intimidazione contro gli abitanti del municipio e di fornire garanzie di sicurezza e integrità ai partecipanti della carovana.

In una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, al governo di Oaxaca, alla Commissione Nazionale dei Diritti Umani, alla Relatrice Particolare dell’ONU per i Difensori dei Diritti Umani ed all’Alto Commissariato dei Diritti Umani dell’organo internazionale, ha chiesto che si indaghi sull’aggressione contro la carovana di osservazione civile del 27 aprile scorso, in cui sono morti Beatriz Alberta Cariño Trijullo, direttrice del Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos e fondatrice della Red de Radios Comunitarias del Sureste Mexicano, e del finlandese Jyri Jaakkola, così come dell’omicidio, il 20 maggio, di Timoteo Alejandro Ramírez e di sua moglie Cleriberta Castro Aguilar.

Chiede il disarmo dei gruppi paramilitari che agiscono impunemente nella regione triqui, la punizione di chi li guida e dei funzionari che li sostengono, e che si forniscano tutte le garanzie di sicurezza e integrità ai partecipanti alla carovana umanitaria che l’8 giugno partirà da Città del Messico per il municipio autonomo.

Le organizzazioni riterranno responsabili il presidente Felipe Calderón ed il governatore di Oaxaca, Ulises Ruiz, di qualsiasi aggressione o intimidazione contro la carovana.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 28 maggio 2010

IN CHIAPAS PROSEGUE LA STRATEGIA CONTRAINSURGENTE, AFFERMA IL CENTRO LAS CASAS

Elio Henríquez. San Cristóbal de Las Casas, Chis., 27 maggio. Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (CDHFBC) afferma che “è documentato e provato” che in Chiapas, 16 anni dopo la sollevazione zapatista, continua ad essere applicata la strategia contrainsurgente.

“Si utilizzano ampiamente risorse politiche, sociali, giudiziarie, psicologiche e mediatiche per giustificare il suo operato e la sua implementazione”, denuncia nella sua relazione annuale l’organizzazione fondata e presieduta dal vescovo emerito di San Cristóbal, Samuel Ruiz García.

Sostiene che in Chiapas la Iniciativa Mérida ha contribuito ad acuite il conflitto armato non risolto e sebbene la “strategia contrainsurgente derivata dal ‘piano’ sia tramata dalle cupole della Segreteria della Difesa Nazionale, in coordinamento col Centro di Investigazione e Sicurezza Nazionale, in questo ultimo periodo si è consolidata come politica di Stato”.

Questa strategia, continua, si è focalizzata “nell’indebolimento delle basi sociali sulle quali si sostiene l’insurrezione armata, oltre che legittimare gli atti arbitrari dei governi federale e statale di fronte alla sfiducia generale della popolazione”.

Le facce della contrainsurgencia, sostiene, sono configurate da una gamma di attori il cui intervento sullo scenario di guerra ha svelato il loro vero ruolo, come istituzioni governative di intelligenza civile e miliare, forze armate e di polizie miste, gruppi paramilitari, operatori politici di governo, enti ufficiali e mezzi di comunicazione di massa.

Il rapporto presentato da Ruiz García, Diego Cadenas, direttore dell’organismo, e da Agnieszka Raczynska, segretaria esecutiva della Rete Messicana Tutti i Diritti per Tutti, afferma che l’incremento della repressione e criminalizzazione evidenzia l’incapacità delle autorità di rispondere alle espressioni di dissenso della società civile.

“Il governo sostituisce il dialogo e l’accordo per azioni di persecuzione, minacce, tortura e privazione illegale della libertà contro i difensori di diritti umani, comunità e popoli”, afferma.

Il CDHFBC dichiara inoltre che l’intrusione del governo messicano negli spazi sociali per esercitarne il controllo ed il suo interesse nell’appropriazione del territorio dei popoli, si devono ad interessi concreti volti a creare benefici alle alte sfere del potere politico ed economico. “Per questo il governo implementa una politica che ha sviluppato attraverso la strategia contrainsurgente e le azioni repressive sui versanti politici, culturali, sociali, giudiziari e psicologici”.

La logica del governo, segnala, consiste nel criminalizzare le persone, i movimenti sociali o le comunità che si organizzazione e si oppongono al sistema economico.

Inoltre: “In Chiapas l’imposizione di questo sistema di esclusione si è tradotto in morti violente, sgomberi forzati, perquisizioni illegali ed incursioni militari e di polizia in comunità, tentativi di vincolare attivisti e leader sociali a presunte organizzazioni criminali”.

Secondo il Centro de las Casas, difendendo la propria autonomia, territorio e risorse naturali, le comunità e le organizzazioni rappresentano un ostacolo agli interessi del governo messicano che vuole implementare progetti che considera di “grande respiro”, come il progetto México 2030 che contempla la privatizzazione dell’energia, dell’acqua, dei minerali e perfino delle zone riserva della biosfera.

Ruiz García ha detto che “bisogna accompagnare coloro che subiscono violazioni delle loro garanzie affinché ci sia non solo il riconoscimento di quei diritti, ma il cambiamento delle situazioni all’interno delle quali questi sono violati”.

Ed ha aggiunto: “non è solo la constatazione di cose che sono accadute e si sono subite, bensì l’aspettativa del cambiamento nel denunciare queste violazioni. Speriamo in questo modo di continuare a contribuire poco a poco alla costruzione di una nuova società dove ci siano giustizia, verità e fraternità”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Il Frayba appoggia l’EPR.

La Jornada – Mercoledì 26 maggio 2010

Il Frayba appoggia l’EPR

Elio Henríquez, corrispondente. San Cristóbal de Las Casas, Chis. Il Centro dei Diritti Umano Fray Bartolomé de Las Casas, presieduto dal vescovo emerito Samuel Ruiz García, ha chiesto la presentazione in vita di Edmundo Reyes Amaya e Gabriel Alberto Cruz Sánchez, membri dell’Esercito Popolare Rivoluzionario scomparsi a Oaxaca tre anni fa. L’organismo ha condannato “energicamente la pratica della sparizione forzato utilizzata reiteratamente dallo Stato messicano per inibire il dissenso sociale e politico di chi contesta la sua azione”. Intanto, il Fronte Nazionale di Lotta per il Socialismo ha comunicato che come parte della giornata nazionale contro la sparizione forzata in Messico, i membri di questo gruppo bloccheranno le strade in diverse regioni del Chiapas.

La Jornada 27- Giovedì  maggio 2010 – El Correo Ilustrado

La notizia pubblicata mercoledì nella sezione Politica a pagina 17, in riferimento alla richiesta del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas di presentazione in vita dei guerriglieri scomparsi Edmundo Reyes Amaya e Gabriel Alberto Cruz Sánchez, è stata indebitamente intitolata “Il Frayba appoggia l’EPR”, cosa che non corrisponde assolutamente al significato dell’informazione. Porgiamo le nostre scuse al Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas ed ai lettori.

La Redazione http://www.jornada.unam.mx/2010/05/27/index.php?section=correo

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Jyri Jaakkola: il solidale.

La Jornada – Martedì 25 maggio 2010

Luis Hernández Navarro

Jyri Jaakkola: il solidale

Si è trattato di un fatto inusuale. Lo scorso 5 maggio, durante l’apertura della sessione dell’Eurocamera dedicata al dibattito sull’eurozona, Jerzy Buzek, il suo presidente, ha lamentato l’assassinio in Messico di due attivisti dei diritti umani: Beatriz Cariño e Jyri Antero Jaakkola. “Vogliamo trasmettere le nostre più profonde condoglianze alle famiglie dei deceduti”, ha dichiarato Buzek, ed ha aggiunto: “è triste che continuino ad esserci questi attacchi”.

La storia è nota. Lo scorso 27 aprile il gruppo Ubisort – legato al Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) di Oaxaca – ha imboscato una carovana umanitaria che portava generi alimentari e medicine al municipio autonomo di San Juan Copala. Nell’attacco furono assassinati Alberta Cariño e Jyri Jaakkola. Mónica Santiago, che viaggiava con loro, è stata testimone del momento in cui una pallottola ha colpito alla testa Bety Cariño; poi sarebbe caduto l’internazionalista finlandese: “Ho visto quando Jyri, in un atto disperato, ha preso la testa di Bety e quasi immediatamente una pallottola gli ha attraversato la testa.” Jyri ha gridato ai suoi compagni di mettersi in salvo. E’ stato trovato con il corpo che faceva scudo a quello di Bety.

Secondo il governatore Ulises Ruiz, l’omicidio è stato “uno scontro col gruppo di attivisti i cui membri non sappiamo esattamente chi siano; sappiamo che ci sono degli stranieri, non so se siano turisti, se sono qui in visita o se fatto attivismo politico”.

Jyri era nato l’11 febbraio 1977 nell’est della Finlandia. Veniva da una famiglia di sinistra. Fin da giovane si era riconosciuto nella tradizione libertaria. Aveva iniziato a studiare filosofia e scienze politiche all’università della città di Turku, sulla costa. Nonostante essere un alunno brillante, ha scoperto che quella forma di educazione non era per lui. Ha rinunciato all’università per solidarietà con quelli che non avevano la stessa opportunità di accedervi.

Era entrato nei collettivi anarchici e collaborava attivamente nell’appoggio al popolo angolano, colpito dalla guerra civile. Aveva iniziato a lavorare nell’organizzazione senza fini di lucro Estelle Uusi Tuuli (Nuovo Vento), che si dedica alla promozione della solidarietà internazionale, del commercio equo, della pace e della comprensione tra i popoli. Era una persona timida, semplice ed umile che sapeva farsi voler bene e rispettare. L’ingiustizia non gli dava pace.

Riconoscendosi nel magonismo e la lotta zapatista, aveva concentrato la sua attività, insieme ad altri compagni, sul Messico. Aveva organizzato la visita in Finlandia di un membro del collettivo VOCAL per denunciare la criminalizzazione della protesta sociale nel nostro paese. Era d’accordo con questo gruppo nella visione della comunanza e dell’autodeterminazione dei popoli. Nel 2009 aveva ottenuto una borsa di studio per andare a Oaxaca. In due mesi aveva imparato a parlare spagnolo ed aveva stabilito relazioni affettuose con i suoi compagni. Era stato invitato da VOCAL a collaborare nell’osservazione dei diritti umani (comunitari) e lavorare intorno al cambiamento climatico, la sovranità alimentare e l’economia della reciprocità. Aveva un blog dove scriveva su Oaxaca e le sue impressioni sulla costruzione dell’autonomia e le resistenze.

Jyri era un ecologista sociale. Il suo pensiero e la sua azione erano influenzate dall’opera di Murray Bookchin. Secondo Bookchin, quasi tutti i problemi ecologici sono problemi sociali. La crisi ambientale è provocata dalla società capitalista, ma ha le sue radici più profonde nelle gerarchie sociali. L’ecologia sociale propone di sostituire lo Stato ed il capitalismo con la società ecologica, basata su rapporti non gerarchici, comunità geograficamente decentrate, ecoteconologia, agricoltura organica e produzione di beni su scala umana.

Jyri ha scritto su temi filosofici, ecologia ed anarchismo. Si esprimeva con eloquenza e precisione. Per lui non esistevano frontiere tra l’elaborazione teorica e la trasformazione pratica. Amava la teoria e gli piaceva sviluppare idee e convincere la gente della bontà della lotta libertaria.

Jaakkola riteneva che la sua missione fosse, soprattutto, in Finlandia, tra la propria cultura. Ma riconosceva che in Messico e in America Latina poteva trovare ispirazione e speranza per costruire un mondo diverso. Secondo lui, nel continente americano esistevano movimenti sociali dai quali si può imparare per trasferire i loro insegnamenti nel suo paese. Qui ci sono altri modi di vivere differenti, c’è la speranza che ci siano altre strade e di poter vivere bene fuori dal sistema capitalista. Per questo diceva, senza alcun dubbio: “io voglio stare qui, voglio imparare da tutto questo”.

Jyri era aggiornato su quanto succede in Messico. Possedeva una lettura sofisticata della congiuntura del paese. Affermava che “c’è speranza nel cambiamento ed esperienza dei passati movimenti, come la sollevazione di Oaxaca del 2006, e molte diverse alternative anticapitaliste comunitarie e forme di autonomia sviluppate dagli zapatisti, oltre ad un mucchio di altre esperienze di ogni tipo per costruire un mondo differente”.

Basandosi su Paulo Freire, Jaakkola sosteneva che la solidarietà reale esige che ci si ponga nella stessa posizione nella quale si trova colui col quale si solidarizza. Perciò, non dubitava di essere lì dove la sua presenza poteva aiutare a prevenire l’uso della violenza contro i movimenti sociali. Era cosciente che la sua condizione di europeo gli dava vantaggi sui messicani. “Io avrò sempre il biglietto di ritorno in Finlandia – diceva – e la mia pelle di colore bianco che funziona come una specie di protezione.”

Sin embargo, el pasado 27 de abril nada de eso le sirvió a Jyri. Por primera ocasión en la historia reciente de México, un grupo de derechos humanos fue violentamente atacado y un observador internacional fue asesinado. Su crimen, junto al de Bety Cariño, es un grave precedente en la violación de derechos humanos en el país. Los observadores de derechos humanos han puesto sus barbas a remojar.

Tuttavia, lo scorso 27 aprile niente di tutto questo è servito a Jyri. Per la prima volta nella storia recente del Messico, un gruppo per i diritti umani è stato violentemente attaccato ed un osservatore internazionale è stato assassinato. Il suo omicidio, insieme a quello di Bety Cariño, è un grave precedente nella violazione dei diritti umani nel paese. Gli osservatori dei diritti umani si sono messi in gioco. (Los observadores de derechos humanos han puesto sus barbas a remojar.) http://www.jornada.unam.mx/2010/05/25/index.php?section=opinion&article=019a1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Nuovo omicidio a Copala.

La Jornada – Venerdì 21 maggio 2010

Ucciso il leader triqui Timoteo Alejandro Ramírez insieme alla moglie; accusati dell’omicidio elementi del MULT

MATILDE PÉREZ, OCTAVIO VÉLEZ Y AGUSTÍN GALO

Tra le 17 e 17:30 del pomeriggio di ieri, quattro uomini, facendosi passare per venditori di mais, hanno assassinato Timoteo Alejandro Ramírez, leader del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui Indipendente (MULTI) e sua moglie, Cleriberta Castro, nella loro casa di Yosoyuxi, nella regione triqui, Oaxaca.   Jorge Albino, rappresentante della Commissione dei Diritti Umani del municipio autonomo di San Juan Copala, ha comunicato che gli aggressori sono stati identificati dagli abitanti della regione come elementi del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui (MULT). Alla stessa ora un commando armato ha esploso degli spari nelle vicinanze del municipio autonomo di San Juan Copala.   Sembrerebbe, ha aggiunto, trattarsi di un’azione combinata per mantenere il panico tra i difensori del municipio autonomo. Questa aggressione non fermerà comunque la carovana di pace ed aiuto programmata per l’8 giugno prossimo.   Alejandro Ramírez era stato il fondatore del MULT, organizzazione dalla quale molti membri si separarono nel 2006 per fondare il MULTI, di cui la vittima era il leader morale ed uno dei promotori del municipio autonomo di San Juan Copala.   Aveva già subito due attentati nei primi mesi del 2006. Nel primo era rimasto ucciso suo figlio Misael Alejandro, e nel secondo, il supplente dell’agenzia di Yosoyuxi.   Il 7 luglio 2006 il MULT accusò Timoteo Alejandro di avere violentato una bambina di 14 anni. Un anno dopo, il 5 luglio, le sorelle Virginia e Daniela Ortiz Ramírez, di 20 e 14 anni, scomparvero. Emelia Ortiz, sorella maggiore delle scomparse, accusò Timoteo Alejandro di questo delitto, accusa che non è stata provata.   Nella capitale di Oaxaca, fonti della Segreteria di Governo, diretta da Evencio Nicolás Martínez Ramírez, hanno informato La Jornada che la procuratrice María de La Luz Candelaria Chiñas ha inviato una squadra di investigatori sul luogo dell’omicidio.   La notizia è stata confermata dal viceprocuratore per la regione triqui, con sede a Huajuapan de León, Wilfrido Almaraz, che ha detto di aver ricevuto l’ordine di inviare periti e medici forensi a Yosoyuxi.    Alla chiusura di questa edizione il governo dello stato non ha ancora espresso una posizione ufficiale.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Nuova aggressione a Copala.

La Jornada – Domenica 16 maggio 2010

La Ubisort sequestra 11 tra donne e bambini di San Juan Copala nella sierra triqui

Blanche Petrich

Sei donne e cinque bambini e bambine del municipio autonomo di San Juan Copala, sulla catena montuosa triqui, ieri pomeriggio sono state sequestrate con la minaccia delle pistole da un gruppo di uomini appartenenti all’Unione di Benessere della Regione Triqui (Ubisort) al comando del suo rappresentante Rufino Juárez, nella comunità di La Sabana, ha denunciato ieri a questo giornale il delegato per i diritti umani del consiglio comunale di Copala, Jorge Albino.    Altre 24 donne sono riuscite a sfuggire al posto di blocco che questo gruppo armato che assedia San Juan Coplala da sei mesi. La Sabana, ubicato su una collina che domina la strada sterrata che porta al municipio autonomo, è dove il 27 aprile è stata attaccata una carovana di internazionalisti ed assassinati due attivisti, la connazionale Beatriz Alberta Cariño ed il finlandese Jyri Jaakkola.   Due anni fa qui furono assassinate le annunciatrici triqui Teresa Bautista e Felícitas Martínez.   Alla chiusura di questa edizione le autorità di San Juan Copala non erano ancora riuscite a mettersi in contatto con le donne rapite, tra le quali si trovano la segretaria del comune Joaquina Velasco Aguilera e Isabel Bautista, moglie di un ex presidente municipale. Sono con loro sei bambini piccoli, uno di un anno. Secondo la testimonianza delle donne che sono riuscite a raggiungere il villaggio, si sospetta che due delle sequestrate possano essere ferite.   Albino, chi si trova nel Distretto Federale, ha informato dei fatti il delegato statale dei Diritti Umani, Heriberto Antonio García, che ha chiesto aiuto al segretario generale del governo di Oaxaca, Evencio Nicolás Martínez. Questo l’ha rimandato alla sottoprocura statale dei diritti umani affermando: “di più non posso fare” per garantire la sicurezza delle donne rapite.   In conseguenza dell’assedio, San Juan Copala è priva di collegamento telefonico ed elettricità; il gruppo armato della Ubisort ha cacciato i maestri e l’unico medico che c’era. Inoltre impedisce, con atti violenti, che gli uomini transitino per la strada che porta al capoluogo municipale che passa per il loro bastione, a La Sabana. La situazione è critica per gli abitanti e la scarsità di generi alimentari è drammatica.   Nonostante il precedente dell’imboscata della carovana umanitaria 20 giorni fa, con un saldo di due morti ed almeno cinque feriti, le donne triqui di San Juan Copala avevano deciso di uscire per andare a comprare viveri nel capoluogo, Juxtlahuaca. Il primo tratto di strada l’hanno percorso a piedi senza problemi passando per La Sabana. Una volta al mercato di Juxtlahuaca, tuttavia, una componente del gruppo, Margarita López, e sua nipote Susana Martínez sono state separate con la forza da alcuni uomini e portate nel palazzo municipale, dove le aspettava Rufino Juárez ed almeno 10 uomini armati. Mentre discutevano la donna e la bambina sono scappate. Una volta riunitesi al gruppo hanno telefonato ad Albino per chiedere aiuti per poter tornare in sicurezza al villaggio.   Albino si è messo in contatto con Evencio Martínez che ha suggerito che insieme a dei testimoni si recassero dal Pubblico Ministero a sporgere denuncia. Il gruppo di donne triquis hanno preferito non farlo ed hanno chiesto protezione al delegato dei diritti umani. Quella notte il gruppo di donne e bambini hanno dovuto dormire per le strade di Juxtlahuaca. Questo sabato un gruppo di otto inviati della delegazione statale dei diritti umani, tre veicoli ed alcune centinaia di poliziotti preventivi si sono organizzati per scortare il gruppo. Tuttavia, queste sono state accompagnate nella località di Yosoyusi, che rimane ai bordi della strada federale, e non a Copala, come era stato richiesto.   Jorge Albino ha ricontattato il segretario di governo per spiegargli che il tratto pericoloso era proprio quello che passa per La Sabana e che per arrivare per sentieri a San Juan Copala ci sarebbero volute 10 ore di cammino pericoloso per le donne e i bambini. “Io le ho portate sul tuo terreno – ha risposto per telefono Evencio Martínez al rappresentante di Copala – ora tu spostale da lì.” Jorge Albino ha fatto presenza la pericolosità della strada sterrata.   Alle quattro del pomeriggio circa, Albino ha ricevuto una chiamata di un’autorità di San Juan Copala che lo informava che le donne avevano deciso di intraprendere il cammino di ritorno passando per la strada. Dopo un’ora di cammino sono arrivate a La Sabana. Lì le aspettavano di nuovo Rufino Juárez ed i suoi uomini che hanno cercato di impedire loro di passare sparando in aria. Quasi tutte sono fuggite correndo riuscendo a raggiungere il municipio autonomo che dista solo 20 minuti da La Sabana.  Tra le donne bloccate a La Sabana ci sono: Felipa de Jesús Suárez, Martiniana Aguilera Allente, Marcelina Ramírez e Lorena Merino Martínez. Con loro il bambine Rosario Velasco Allente, Josefa Ramírez Bautista ed un’altra piccola, oltre a due bambini di quattro anni e un anno. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/16/index.php?section=politica&article=011n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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L’assedio di Copala.

La Jornada – Sabato 15 maggio 2010 – Los de Abajo

L’assedio di Copala

Gloria Muñoz Ramírez

I 3 mila 500 triquis di San Juan Copala, Oaxaca, sono accerchiati, senza rifornimenti, senza luce e senza acqua da sei mesi. A partire dall’imboscata paramilitare guidata da membri dell’Unità di Benessere Sociale della Regione Triqui (Ubisort), di filiazione e promozione priista, nella quale hanno ucciso due attivisti dei diritti umani il 27 aprile scorso, in Messico ed in molte parti del mondo sono state organizzate manifestazioni ma fino ad ora non si è riusciti a rompere l’assedio ed ormai si parla poco della gente del municipio, la cui situazione è peggiorata.

Gli abitanti di Copala resistono, ma li stanno asfissiando dentro la loro comunità. Conoscere la loro situazione e portare cibo e medicine era l’obiettivo della carovana aggredita dall’Ubisort. E questo stesso scopo persegue ora, nonostante i gravi rischi che ciò implica, una nuova carovana di pace nazionale ed internazionale che cercherà di entrare in questo territorio il prossimo 30 maggio.

Senza dubbio, come affermano le organizzazioni oaxaqueñas indipendenti, il governo di Ulises Ruiz continua a punire l’autonomia di San Juan Copala. Non gli perdona la sua organizzazione e resistenza, perché questo municipio, l’unico autonomo in territorio oaxaqueño, “non nasce da un capriccio, bensì da un accordo dell’assemblea comunitaria che nasce con l’intenzione di pacificare la regione attraverso un governo indigeno che si regga sugli usi e costumi, senza l’intervento dei partiti e delle organizzazioni politiche, perché siamo convinti che un governo che comanda obbedendo porterà il perdono, la riconciliazione e la pace dei nostri villaggi, per lo sviluppo sociale a cui tanto aspiriamo”.

Non può esserci miglior esempio del pericolo che corre questa comunità che la sparatoria con cui è stata intercettata la carovana precedente. L’imboscata ha rafforzato in maniera allarmante la necessità di presenza nazionale ed internazionale nella zona. “Abbiamo bisogno di tutti affinché giungiamo ad accordi politici che rompano definitivamente l’assedio paramilitare, economico, politico, sociale, mediatico e di fame che deve affrontare il nostro popolo”, segnalano i triquis di Copala.

Si aprono molte incognite sulla prossima carovana. Il pericolo è reale quanto l’annuncio della stessa Ubisort, che in questi momenti mantiene il controllo della zona senza alcuna autorità che la fermi. Per questo motivo saranno rafforzate le misure di sicurezza e si sta organizzando il coordinamento delle organizzazioni che compongono la nuova brigata, perché urge la solidarietà e non è il momento di fermarsi. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/15/index.php?section=opinion&article=017o1pol

losylasdeabajo@yahoo.com.mx

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Nuova carovana per Copala.

La Jornada – Venerdì 14 maggio 2010

Il 30 maggio partirà una nuova carovana per San Juan Copala

CAROLINA GÓMEZ MENA

Abitanti del municipio autonomo di San Juan Copala, Oaxaca, hanno comunicato che continua la persecuzione di gruppi paramilitari, ragione per cui si realizzerà una nuova carovana di osservazione in quella comunità.  Víctor Castillo Pérez, rappresentante di San Juan Copala nel Distretto Federale, ha spiegato che la carovana sarà formata da circa 300 persone, tra rappresentanti di organizzazioni nazionali dei diritti umani, Amnesty International e Croce Rossa.   Ha detto che gli autobus partiranno dallo Zócalo di Città del Messico. Dal 3 maggio scorso abitanti di San Juan Copala mantengono un presidio in questa piazza per chiedere che si puniscano agli autori intellettuali e materiali dell’attacco subito dalla missione di osservatori lo scorso 27 aprile, nel quale sono morti Beatriz Cariño Trujillo ed il finlandese Jyri Jaakkola.  In conferenza stampa ha raccontato che l’Unione di Benessere Sociale della Regione Triqui (Ubisort) continua a vessare i coloni di San Juan Copala e li tiene sotto assedio.   Ha affermato che il proposito della visita è chiedere il ritiro di detto gruppo paramilitare, di filiazione “priista”, che agisce nella regione dal 1994.  Ha segnalato che poiché la situazione di violenza non è diminuita nella zona triqui, i membri della prossima carovana potrebbero essere vittima di aggressioni ed ha denunciato come “responsabili di quello che potrebbe accadere i governi federale e locale, perché nessuno ha voluto fare niente e continuano ad essere indifferenti rispetto al problema”.    (…)   Castillo Pérez ha precisato che a causa dell’assedio di cui è vittima la comunità, mancano orami cibo e medicinali, per cui la carovana prevede di portare viveri al municipio autonomo. Ha aggiunto che è stato aperto un conto presso la Banamex sui la popolazione può effettuare versamenti per aiutare la comunità.    Il 27 aprile scorso una carovana di osservazione che si stava dirigendo nel municipio di San Juan Copala, Oaxaca, è stata aggredita da gruppi paramilitari che – secondo gli abitanti della regione – erano membri della Ubisort. Come risultato dell’aggressione due persone sono morte, 15 sono risultate ferite e erano scomparsi alcuni giornalisti, poi ritrovati, tra loro David Cilia e Érika Ramírez, di Contralínea. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/14/index.php?section=politica&article=016n1pol

Il segretario di governo di Oaxaca, Martínez: Non ci sono le condizioni.  Corre rischi chiunque si rechi nella zona triqui

Agustín Galo Samario. Oaxaca, Oax., 13 maggio. Non esistono le condizioni adeguate affinché una nuova carovana di osservatori internazionale si rechi al municipio autonomo di San Juan Copala. “Chiunque cercasse di avvicinarsi alla zona triqui si metterebbero a rischio”, ha dichiarato Evencio Nicolás Martínez Ramírez, segretario di Governo di Oaxaca. “Io credo che non si dovrebbe andare nella comunità. Credo che sia il momento di sederci a parlare con le organizzazioni e cercare le condizioni di pace”, ha aggiunto il funzionario. (…)  Domandandogli delle armi di cui dispongono i militanti della Ubisort, il funzionario ha risposto che, “secondo la stampa, è quello che ha detto uno dei leader del municipio autonomo, quello che si dice il presidente municipale. Ma è una cosa su cui si deve indagare”.  Alla domanda se non sia evidente l’uso di armi contro i due membri della carovana umanitaria assassinati lo scorso 27 aprile, ha risposto: “Sì, credo che se ne stiano occupando le autorità”, con riferimento alla Procura Generale della Repubblica che sta svolgendo le indagini. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/14/index.php?section=politica&article=016n3pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Liberati i 5 zapatisti.

La Jornada – Giovedì 13 maggio 2010

Liberati per mancanza di prove le cinque basi di appoggio zapatiste

Hermann Bellinghausen – Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 12 maggio. Cinque contadini tzeltales, basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) detenuti nella prigione municipale di Ocosingo, martedì sono stati rilasciati, senza accuse a loro carico, dalle autorità. Erano stati catturati da coloni dell’ejido Peña Limonar e poi trasferiti dalla Polizia Statale Preventiva per essere messi a disposizione del Pubblico Ministero.

Secondo fonti governative, questo è avvenuto su ordine del procuratore statale Raziel López Salazar, mentre la cattura formale ed il trasferimento erano avvenuti su ordini di Marcos Shilón, procuratore indigeno dello stato.

La giunta di buon governo (JBG) El camino del futuro, del caracol di La Garrucha, ieri aveva denunciato l’arresto di queste cinque persone e la scomparsa di altre nove, basi zapatiste della comunità Amaytic, da parte di ejidatarios del vicino ejido Peña Limonar, dell’organizzazione perredista Yip’jmlumaltik, a sostegno del gruppo di indigeni identificati come membri del gruppo priista Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), denunciati otto anni fa come responsabili di due omicidi nella citata comunità.

Le autorità ministeriali non hanno potuto dimostrare le accuse contro gli zapatisti detenuti ed il Pubblico Ministero li ha dovuti rilasciare.

I detenuti erano Ebelio Montejo Hernández, 35 anni; Manuel Gutiérrez López, 42 anni; il promotore di salute Luis Gutiérrez Vázquez, 15 anni; Pedro Gutiérrez Hernández, 18 anni, e Narciso Gutiérrez Jiménez, 63 anni.

Tutto questo è avvenuto nel contesto di un conflitto ad Amaytic, nel nordovest della selva Lacandona, che data dall’agosto del 2002. In quell’occasione, priisti del villaggio, ritenuti paramilitari, assassinarono Lorenzo Martínez Espinosa, membro del consiglio municipale autonomo de Ricardo Flores Magón, y al agente Jacinto Hernández Gutiérrez.

Tra i colpevoli c’erano Santiago e Nicolás Hernández Pérez; Jacinto, Alfredo, Gaspar, Santiago e Camilo Hernández Vallinas; Jacinto Pérez Hernández; Nicolás Hernández Espinoza; Simón Hernández Gutiérrez, Nicolás e Domingo Gutiérrez Espinoza.

Davanti all’impunità che allora il governo di Pablo Salazar Mandiguchía concesse agli assassini, le autorità autonome li avevano puniti. In seguito, i colpevoli si erano stabiliti con le loro famiglie a Peña Limonar, fino a che a marzo di quest’anno hanno occupato con la forza i terreni di Amaytic, edificato abitazioni e creato un clima di minaccia ed ostilità. Questo era già stato denunciato dalla JBG il 16 marzo scorso.

Intanto, secondo versioni non confermate, i nove indigeni, basi zapatiste, indicati come desaparecidos, sarebbero scappati dai paramilitari. Tuttavia, non si conosce dove si trovino ora. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/13/index.php?section=politica&article=018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Condanna ONU.

La Jornada – Giovedì 13 maggio 2010

Relatori ONU condannano l’omicidio degli attivisti a Copala. Sollecitano il governo messicano a garantire la vita e la sicurezza degli attivisti.

A Ginevra, Svizzera, relatori ed esperti di diritti umani dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) hanno condannato gli omicidi dell’attivista Beatriz Alberta Cariño Trujillo e dell’osservatore internazionale Jyri Antero Jaakkola, coméis a San Juan Copala, Oaxaca.   Margaret Sekaggya, relatrice particolare sulla situazione dei difensori dei diritti umani, ha affermato che questi “devono far fronte a gravi minacce contro le loro vite in Messico in conseguenza del loro lavoro (…) comprese le donne e chi lavora su temi che riguardano le comunità indigene”. Ed ha dichiarato: “Siamo profondamente preoccupati”.   Philip Alston, relatore particolare per le esecuzioni sommarie extragiudiziali o arbitrarie, ha affermato che “la situazione in Messico è estremamente complessa e nessuno può mettere in dubbio la gravità delle sfide che deve affrontare il governo nella sua lotta contro i cartelli della droga”.  Tuttavia, ha sottolineato, “non c’è giustificazione per non adottare le misure necessarie quando attivisti dei diritti umani, giornalisti o altre persone vengono assassinate. Non si può permettere che i diritti umani siano vittime della lotta contro la droga ed il crimine”.  James Anaya, relatore particolare per le libertà ed i diritti fondamentali dei popoli indigeni, ha detto che “l’incremento negli ultimi mesi degli scontri armati e della violenza nella comunità di San Juan Copala colpisce non solo i gruppi armati coinvolti, ma anche la popolazione civile del municipio, in maggioranza appartenenti alla comunità triqui”.   Il relatore particolare per la promozione e protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione, Frank La Rue, ha esortato “le autorità messicane a proteggere il diritto alla vita ed a garantire la libertà di opinione e di espressione, così come previsto dagli articoli 6 e 19 del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici”.   Gli esperti dell’ONU hanno rivolto un appello al governo messicano “per prendere le misure necessarie per proteggere il diritto alla vita ed alla sicurezza dei difensori dei diritti umani nel paese contro ogni tipo di violenza ed azione arbitraria che si presenti in conseguenza dell’esercizio legittimo delle loro attività”. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/13/index.php?section=politica&article=014n1pol

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La cancelleria respinge le critiche dei funzionari delle Nazioni Unite

Il sottosegretario per gli Affari Multilaterali e Diritti Umani della cancelleria, Juan Manuel Gómez Robledo, ha respinto la posizione dei quattro relatori delle Nazioni Unite sul caso di San Juan Copala, Oaxaca, dove il 27 aprile scorso sono stati uccisi due attivisti, uno di questi finlandese.

Ha aggiunto che la posizione dei relatori a Ginevra “non è necessariamente il modo più appropriato di affrontare il tema”, volendo identificare i responsabili degli avvenimenti quando sono ancora in corso le indagini della Procura Generale della Repubblica (PGR).  (….) In conferenza stampa ha ricordato che i fatti di Copala sono avvenuti in un contesto sociale molto complesso, prodotto della polarizzazione di gruppi che si disputano il controllo politico che genera confronti violenti. La complessità di questa situazione richiedeva e richiede estrema precauzione delle persone che visitano la zona, ha aggiunto. (…) Nell’attacco sono morti Beatriz Alberta Cariño Trujillo e Tyri Antero Jaakkola, che facevno parte del gruppo formato da sei stranieri che, secondo il Governo, erano entrati nel paese con visto turistico. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/13/index.php?section=politica&article=014n2pol

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Denuncia da La Garrucha.

La Jornada – Mercoledì 12 maggio 2010

A La Garrucha denunciano il sequestro di nove zapatisti; altri 5 sono detenuti

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 11 maggio. La giunta di buon governo (JBG) de La Garrucha denuncia che nove indigeni, basi di appoggio dell’EZLN, sono stati sequestrati e sono scomparsi dalla mattina di lunedì. Altri cinque sono trattenuti nell’ejido Peña Limonar da elementi di un gruppo armato, di stampo paramilitare, responsabile di due omicidi nella comunità di Amaytic avvenuti nel 2002. Recentemente questi “assassini” hanno occupato con la forza le terre di Amaytic, nel municipio autonomo Ricardo Flores Magón.

Gli zapatisti detenuti sono Ebelio Montejo Hernández, Manuel Gutiérrez López, Luis Gutiérrez Vázquez, Pedro Gutiérrez Hernández e Narciso Gutiérrez Jiménez. Inoltre ci sono nove desaparecidos, dice la JBG El camino del futuro, della selva tzeltal, che accusa i tre livelli di governo (federale, statale e municipale di Ocosingo) di quanto sta accadendo e di “quello che può succedere”.

Denuncia che le basi di appoggio zapatiste “sono perseguitate dalla sicurezza pubblica e dai paramilitari che chiudono tutte le vie di transito delle strade per controllare che cosa fanno e dove vanno i compagni, mentre gli assassini passeggiano insieme a quelli di Peña Limonar”.

Anche le donne, “quando entrano ed escono dalla comunità”, sono minacciate dai paramilitari che inoltre “vogliono sgomberare i nostri compagni basi di appoggio”.

La JBG chiede “la soluzione del problema”. Tutto quello che avviene è “nelle mani di Juan Sabines (Guerrero), perché insieme alla sua pubblica sicurezza ci sono i paramilitari e gli assassini di Amaytic, che controllano e perseguitano le basi di appoggio zapatiste”.

Con sede nel caracol Resistencia hacia un nuevo amanecer, a La Garrucha, la JBG ricorda che aveva già denunciato (La Jornada, 18/03/2010) “che da quando gli assassini sono tornati ad Amaytic, sono cominciati i problemi, e nessuno dei tre livelli di governo: federale, statale e municipale, ha fatto niente contro gli assassini. Mentre loro godono della piena libertà, i nostri compagni sono perseguitati dai giudiziali e dai paramilitari”.

Le autorità autonome sostengono: “Sappiamo chiaramente che gli assassini sono paramilitari protetti dai loro complici a Peña Limonar”. Queste sono manovre di contrainsurgencia preparate dai tre livelli dei malgoverni”.

A prova di ciò, riferisce la JBG, “più volte il commissario e le altre autorità sono stati invitati ad una riunione per risolvere il problema delle otto persone che hanno assassinato un membro del consiglio autonomo ed un agente ausiliare di Amaytic il 25 agosto 2002″. Ciò nonostante, “le autorità dell’ejido Peña Limonar si sono rifiutate di venire negli uffici della JBG per cercare la soluzione del problema”.

Ora, queste stesse autorità che hanno protetto gli assassini per otto anni, hanno detenuto illegalmente cinque zapatisti e fatti sparire altri nove, con il sostegno della polizia statale e municipale. La Giunta collega il gruppo paramilitare all’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic). http://www.jornada.unam.mx/2010/05/12/index.php?section=politica&article=018n2pol

Comunicato completo della JBG

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Il diritto alla solidarietà.

La Jornada – Lunedì 3 maggio 2010

 Il diritto alla solidarietà

Hermann Bellinghausen

Oltre a rivelare all’opinione pubblica, anche se in maniera sfocata, la situazione di violenza politico-criminale prevalente nelle terre triquis della Mixteca oaxaqueña, e la responsabilità diretta in ciò del governo statale, l’attacco armato contro la carovana umanitaria che si dirigeva a San Juan Copala il 27 aprile segna una pietra miliare preoccupante, in particolare nelle terre indigene, su scala nazionale. Nel fragore della “guerra” governativa contro il “crimine organizzato”, i popoli sono ampiamente perseguiti. In pochi giorni abbiamo nuovi carcerati mazahuas nello stato del Messico e nelle terre maya dello Yucatan, rappresentanti comunali prelevati e desaparecidos a La Morena (Guerrero) e Ostula (Michoacán), e un altro villaggio distrutto, ora a Santiago Sochiapan (Veracruz).

Quanto successo a La Sabana, Oaxaca, è stato visto come un messaggio. La Rete per la Pace Chiapas, condannando l’attacco alla carovana umanitaria, ha dichiarato che questa aggressione “conferma il rischio che corrono i difensori dei diritti umani, così come i giornalisti in Messico”. Formata da una decina di organizzazioni indipendenti in Chiapas, la Rete esprime preoccupazione per la “situazione di vulnerabilità” in cui lavorano questi difensori “di fronte alla sempre di più ricorrente violenza politica, alla criminalizzazione del loro lavoro e all’indifferenza statale per la protezione della loro vita e integrità fisica”. La citata carovana, composta da rappresentanti di organizzazioni dei diritti umani, giornalisti ed osservatori internazionali, “è stata imboscata ed aggredita con armi da fuoco da un presunto gruppo della Unidad para el Bienestar Social de la Región Triqui, legata al Partito Rivoluzionario Istituzionale e segnalata come paramilitare”.

La rete deplora la perdita dell’attivista messicana Beatriz Cariño, “ed ugualmente ci sembra di particolare gravità che di fronte alla morte di Jyri Antero Jaakkola, di nazionalità finlandese, il governo di Oaxaca metta in discussione l’osservazione internazionale, meccanismo di intervento civile di pace che è risultato chiave per fermare la violenza in molti luoghi e contesti”.

Il governo di Oaxaca, segnalano le organizzazioni, “si dissocia da ogni responsabilità in questi fatti di violenza”, sebbene “l’impunità nei numerosi omicidi e fatti di violenza registrati nella zona triqui hanno contribuito, almeno per omissione, a creare la situazione di violenza nella regione”. Infine, manifestano il sospetto che “come avviene normalmente in Chiapas, la risposta a questo attacco sia un’attenzione limitata a ristabilire un minimo di ordine pubblico, senza affrontare le cause di fondo che stanno dietro la violenza che prevale nella zona triqui”.

In questo contesto, le “ingenue” e trogloditi dichiarazioni del governatore Ulises Ruiz Ortiz contro “gli stranieri” con l’ammissione che nella zona Triqui comandano i suoi alleati paramilitari, mirano non solo all’impunità su cui conteranno nuovamente, ma ad una delegittimazione verbale, che potrebbe diventare legale, contro gli osservatori dei diritti umani, sia messicani che di altre nazioni.

La questione era già nell’aria. Nei giorni precedenti l’imboscata a Oaxaca, persone ed organizzazioni indipendenti che accompagnano le comunità indigene del Chiapas – tra questi il Centro di Investigazioni Economiche e Politiche di Azione Comunitaria (CIEPAC) ed il Comitato di Soutien aux Peuples du Chiapas in Lutte, di Parigi – hanno emesso il pronunciamento La Solidarietà è Nostro Diritto (11 aprile), sottoscritto da oltre 400 persone di 24 paesi: “Denunciamo una campagna in Messico e in America Latina contro il diritto legittimo di ogni persona di solidarizzare con i movimenti ed i processi sociali che ci sembrano pertinenti. Questa campagna vuole stigmatizzare, delegittimare e criminalizzare il fatto di essere solidali con i movimenti sociali”.

In risposta ad una serie di presunte “rivelazioni” diffuse su certi media on-line e stampati alla fine di marzo, su persone e gruppi solidali con i popoli zapatisti, il pronunciamento internazionale segnala la “distorsione totale di relazioni solidali della società civile con i popoli”, ignorando che il movimento zapatista, “per la sua giusta causa, per saper ascoltare la società civile, per la sua etica e per la dignità dei suoi popoli, dal 1994 ha destato la simpatia e la solidarietà di centinaia di migliaia di persone in Messico e nel mondo”.

L’imboscata a Copala e la rinnovata ostilità dei governi di Oaxaca, Chiapas e Guerrero verso la solidarietà civile, segnano una retrocessione nelle nostre garanzie civiche. La solidarietà è sempre stata, più che un diritto, un bel attributo dei messicani ed uno spazio degno di intendimento con l’umanità. Una tradizione che ci onora. Una finestra aperta. In tempi come quelli attuali, il Messico ha bisogno che le finestre siano il più possibile aperte, non che si chiudano. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/03/index.php?section=opinion&article=a10a1cul

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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JBG denuncia nuovi sgomberi.

La Jornada – Lunedì 3 maggio 2010

JBG denuncia che ci saranno nuovi sgomberi nelle zone zapatiste. Avvertono che difenderanno le loro terre.

Hermann Bellinghausen

San Cristóbal de las Casas, Chis., 2 maggio. La giunta di buon governo (JBG) Hacia la esperanza, con sede nel caracol zapatista di La Realidad, denuncia che il governo di Felipe Calderón “sta organizzando nuovi sgomberi in comunità zapatiste, nella biosfera dei Montes Azules”. Questi “sono i piani dei tre livelli del malgoverno: municipale, statale, federale”.

La JBG della selva di frontiera denuncia “delle aggressioni del malgoverno sono già vittime le nostre comunità zapatiste”. Aggiunge: “I nostri compagni e compagne vivono tranquillamente nel posto e nello spazio che appartiene loro, quando improvvisamente il malgoverno di Calderón comincia fare una breccia che chiude la biosfera dei Montes Azules, all’interno della quale ci sono le nostre comunità”.

L’autorità autonoma sottolinea che questi “sono piani per realizzare sgomberi nelle nostre comunità”. Spiega: “Per noi la terra è di chi la lavora, per questo facciamo sapere che, come EZLN, non permetteremo un altro sgombero, non tollereremo queste azioni e tanto meno ci arrenderemo; difenderemo le nostre terre accada quel che accada, perché per noi la terra non si rende, non si offre e tanto meno la mettiamo in vendita”.

Solo lo scorso 28 aprile, il delegato statale della Procura Federale della Protezione dell’Ambiente (Profepa), Ricardo Alonso Frías, aveva annunciato che una “commissione interistituzionale” stava negoziando con “sette insediamenti per ottenere il loro ricollocamento attraverso il dialogo, e lascino la superficie nella Comunità Zona Lacandona e Riserva della Biosfera Montes Azules”. Ha specificato per l’agenzia Notimex che questi villaggi “sommano a meno di 3 mila ettari e sono: Salvador Allende, Ranchería Corozal, San Gregorio, Nuevo Limar, Agua Dulce, Ojo de Agua La Pimienta e Nuevo Villaflores”.

Cita “tra le offerte o proposte” una “controproposta, cioè, il conferimento di aiuti economici per la loro partenza dal luogo”. Precisa che “l’offerta è cambiata nel corso degli anni, a partire dal 2003, quando se ne sono andati i primi gruppi; ora è arrivata oltre i 200 mila pesos a famiglia”.

Il 22 gennaio scorso basi di appoggio zapatiste sono state sgomberate con la forza e la comunità Laguna de San Pedro, anch’essa nei Montes Azules, è stata distrutta. La JBG di La Garrucha aveva denunciato la partecipazione “di poliziotti statali e federali, truppe dell’Esercito federale, funzionari del governo (tra loro il delegato di Profepa), cameraman e giornalisti” (La Jornada, 31/1/10. I funzionari “parlavano” con gli uomini e le donne “mentre i poliziotti bruciavano le case”.

Come è possibile che “il malgoverno parla di dialogo mentre i suoi poliziotti ed Esercito bruciano i beni dei compagni”, dice la JBG. “Come è possibile che il malgoverno sgomberi gli indigeni chiapanechi e messicani mentre occupa la terra per costruire strutture turistiche per altre nazioni”.

Ciò nonostante, Alonso Farías mercoledì scorso ha dichiarato che “l’offerta è una soluzione degna e conforme al diritto”, e che “ovviamente” sono rispettate le garanzie “di ogni famiglia e di ogni villaggio”. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/03/index.php?section=politica&article=020n2pol

Comunicato originale della JBG

(Traduzione “Maribe”” – Bergamo)

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La Jornada – Domenica 2 maggio 2010

Gruppi per la difesa dei diritti umani condannano l’imboscata. Chiesto a Ulises Ruiz di smettere di proteggere i gruppi paramilitari

Gabriel León, Carolina Gómez Mena, Hermann Bellinghausen, Georgina Saldierna e Octavio Vélez 

La Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), professori della Sezione 22 del Sindacato Nazionale dei Lavoratori della Scuola (SNTE), l’ambasciatore del Canada, Guillermo E. Rishchynski, e decine di organizzazioni hanno condannato l’attacco armato contro la carovana umanitaria che si dirigeva a San Juan Copala, Oaxaca, ed hanno chiesto alle autorità di investigare “con celerità ed efficienza” i fatti successi il 27 scorso.  Il Relatore speciale per la libertà di espressione della CIDH, in comunicato proveniente dalla città di Washington e diffuso nel paese da organizzazioni civili, ha chiesto che si offra protezione alle comunità della zona i cui diritti sono “minacciati”.   A Città del Messico, attivisti si sono riuniti davanti alla rappresentanza del governo di Oaxaca per chiedere al governatore Ulises Ruiz di fare luce sull’assalto armato e si puniscano i paramilitari colpevoli del fatto che ha lasciato sul terreno due morti e diversi feriti.   Accompagnati da Patricia Cilia Olmos, zia del giornalista David Cilia, e Mario Ramírez Martínez, padre della giornalista Érika Ramírez – che sono scampati all’attacco e giovedì scorso sono stati recuperati – hanno chiesto al governatore di smettere di “patrocinare” quei gruppi.   Con striscioni nei quali  si chiedeva “giustizia” e la fine “dell’impunità” dei gruppi paramilitari, quali la Unión de Bienestar Social de la Región Triqui (Ubisort), che denunciano come l’aggressore, membri di Serapaz, Cattoliche per il Diritto a Decidere, il Centro dei Diritti Umani Fray Francisco de Vitoria, Cencos e dell’Osservatorio Ecclesiastico, tra molti altri, hanno contestato che nel paese si “violentino i diritti” e non ci sia protezione per i difensori delle garanzie individuali.   A sua volta l’ambasciatore del Canada in Messico, Guillermo E. Rishchynski, ha chiesto un’indagine imparziale e spedita dei fatti ed ha esortato il governo ad adottare prendere misure concrete per ridurre la tensione e la violenza in questa regione.   A San Cristóbal de las Casas, la Rete per la Pace Chiapas, organizzazione formata da una decina di organizzazioni indipendenti nell’entità, ha espresso la sua preoccupazione davanti alla “situazione di vulnerabilità” nella quale lavorano i difensori dei diritti umani “di fronte alla sempre di più ricorrente violenza politica, alla criminalizzazione del loro lavoro e all’indifferenza dello Stato nella protezione della loro vita e integrità fisica”.

Sottolinea che citata la carovana “è stata imboscata ed aggredita con armi si presume da un gruppo della Unidad para el Bienestar Social de la Región Triqui, legata al Partito Rivoluzionario Istituzionale e segnalata come paramilitare”.   A Oaxaca, i professori della Sezione 22 del SNTE, appoggiati da membri dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO) ieri hanno fatto un corteo per consegnare la loro petizione al governo federale ed esigere la punizione degli autori materiali ed intellettuali dell’aggressione.   Infine il presidente nazionale del PRD, Jesús Ortega, ha dichiarato che Ulises Ruiz sta utilizzando la violenza come una strategia in vista delle prossime elezioni. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/02/index.php?section=politica&article=013n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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