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Archive for maggio 2010

Carovana a Copala.

La Jornada – Lunedì 31 maggio 2010

La Red Unidos por los Derechos Humanos (RUDH) aderente all’Altra Campagna si unisce alla carovana umanitaria per Copala e si dichiara contraria alla partecipazione dei parlamentari alla mobilitazione

Dalla Redazione. La Red Unidos por los Derechos Humanos (RUDH), aderente all’Altra Campagna, ha dichiarato che nonostante il rischio che i suoi membri siano aggrediti dai paramilitari della Unidad de Bienestar Social, parteciperà alla carovana di aiuti umanitari per gli abitanti del municipio autonomo di San Juan Copala.

In un comunicato, l’organizzazione presente nella regione della huasteca veracruzana ha informato che parteciperà alla raccolta di generi alimentari; “l’aiuto simbolico del popolo huasteco e totonaco sarà inviato per vie diverse al municipio autonomo ed una commissione si unirà alla carovana”.

La RUDH si è dichiarata contraria alla partecipazione dei parlamentari alla carovana; “vogliono approfittarne per guadagnarsi simpatie nell’attuale congiuntura elettorale; il movimento deve essere indipendente dai partiti politici e dal governo”.

A su volta, l’organizzazione Maderas de Pueblos del Sureste ha chiesto al governo federale e a quello di Oaxaca di porre fine al clima di aggressione, violenza e intimidazione contro gli abitanti del municipio e di fornire garanzie di sicurezza e integrità ai partecipanti della carovana.

In una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, al governo di Oaxaca, alla Commissione Nazionale dei Diritti Umani, alla Relatrice Particolare dell’ONU per i Difensori dei Diritti Umani ed all’Alto Commissariato dei Diritti Umani dell’organo internazionale, ha chiesto che si indaghi sull’aggressione contro la carovana di osservazione civile del 27 aprile scorso, in cui sono morti Beatriz Alberta Cariño Trijullo, direttrice del Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos e fondatrice della Red de Radios Comunitarias del Sureste Mexicano, e del finlandese Jyri Jaakkola, così come dell’omicidio, il 20 maggio, di Timoteo Alejandro Ramírez e di sua moglie Cleriberta Castro Aguilar.

Chiede il disarmo dei gruppi paramilitari che agiscono impunemente nella regione triqui, la punizione di chi li guida e dei funzionari che li sostengono, e che si forniscano tutte le garanzie di sicurezza e integrità ai partecipanti alla carovana umanitaria che l’8 giugno partirà da Città del Messico per il municipio autonomo.

Le organizzazioni riterranno responsabili il presidente Felipe Calderón ed il governatore di Oaxaca, Ulises Ruiz, di qualsiasi aggressione o intimidazione contro la carovana.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 28 maggio 2010

IN CHIAPAS PROSEGUE LA STRATEGIA CONTRAINSURGENTE, AFFERMA IL CENTRO LAS CASAS

Elio Henríquez. San Cristóbal de Las Casas, Chis., 27 maggio. Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (CDHFBC) afferma che “è documentato e provato” che in Chiapas, 16 anni dopo la sollevazione zapatista, continua ad essere applicata la strategia contrainsurgente.

“Si utilizzano ampiamente risorse politiche, sociali, giudiziarie, psicologiche e mediatiche per giustificare il suo operato e la sua implementazione”, denuncia nella sua relazione annuale l’organizzazione fondata e presieduta dal vescovo emerito di San Cristóbal, Samuel Ruiz García.

Sostiene che in Chiapas la Iniciativa Mérida ha contribuito ad acuite il conflitto armato non risolto e sebbene la “strategia contrainsurgente derivata dal ‘piano’ sia tramata dalle cupole della Segreteria della Difesa Nazionale, in coordinamento col Centro di Investigazione e Sicurezza Nazionale, in questo ultimo periodo si è consolidata come politica di Stato”.

Questa strategia, continua, si è focalizzata “nell’indebolimento delle basi sociali sulle quali si sostiene l’insurrezione armata, oltre che legittimare gli atti arbitrari dei governi federale e statale di fronte alla sfiducia generale della popolazione”.

Le facce della contrainsurgencia, sostiene, sono configurate da una gamma di attori il cui intervento sullo scenario di guerra ha svelato il loro vero ruolo, come istituzioni governative di intelligenza civile e miliare, forze armate e di polizie miste, gruppi paramilitari, operatori politici di governo, enti ufficiali e mezzi di comunicazione di massa.

Il rapporto presentato da Ruiz García, Diego Cadenas, direttore dell’organismo, e da Agnieszka Raczynska, segretaria esecutiva della Rete Messicana Tutti i Diritti per Tutti, afferma che l’incremento della repressione e criminalizzazione evidenzia l’incapacità delle autorità di rispondere alle espressioni di dissenso della società civile.

“Il governo sostituisce il dialogo e l’accordo per azioni di persecuzione, minacce, tortura e privazione illegale della libertà contro i difensori di diritti umani, comunità e popoli”, afferma.

Il CDHFBC dichiara inoltre che l’intrusione del governo messicano negli spazi sociali per esercitarne il controllo ed il suo interesse nell’appropriazione del territorio dei popoli, si devono ad interessi concreti volti a creare benefici alle alte sfere del potere politico ed economico. “Per questo il governo implementa una politica che ha sviluppato attraverso la strategia contrainsurgente e le azioni repressive sui versanti politici, culturali, sociali, giudiziari e psicologici”.

La logica del governo, segnala, consiste nel criminalizzare le persone, i movimenti sociali o le comunità che si organizzazione e si oppongono al sistema economico.

Inoltre: “In Chiapas l’imposizione di questo sistema di esclusione si è tradotto in morti violente, sgomberi forzati, perquisizioni illegali ed incursioni militari e di polizia in comunità, tentativi di vincolare attivisti e leader sociali a presunte organizzazioni criminali”.

Secondo il Centro de las Casas, difendendo la propria autonomia, territorio e risorse naturali, le comunità e le organizzazioni rappresentano un ostacolo agli interessi del governo messicano che vuole implementare progetti che considera di “grande respiro”, come il progetto México 2030 che contempla la privatizzazione dell’energia, dell’acqua, dei minerali e perfino delle zone riserva della biosfera.

Ruiz García ha detto che “bisogna accompagnare coloro che subiscono violazioni delle loro garanzie affinché ci sia non solo il riconoscimento di quei diritti, ma il cambiamento delle situazioni all’interno delle quali questi sono violati”.

Ed ha aggiunto: “non è solo la constatazione di cose che sono accadute e si sono subite, bensì l’aspettativa del cambiamento nel denunciare queste violazioni. Speriamo in questo modo di continuare a contribuire poco a poco alla costruzione di una nuova società dove ci siano giustizia, verità e fraternità”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Il Frayba appoggia l’EPR.

La Jornada – Mercoledì 26 maggio 2010

Il Frayba appoggia l’EPR

Elio Henríquez, corrispondente. San Cristóbal de Las Casas, Chis. Il Centro dei Diritti Umano Fray Bartolomé de Las Casas, presieduto dal vescovo emerito Samuel Ruiz García, ha chiesto la presentazione in vita di Edmundo Reyes Amaya e Gabriel Alberto Cruz Sánchez, membri dell’Esercito Popolare Rivoluzionario scomparsi a Oaxaca tre anni fa. L’organismo ha condannato “energicamente la pratica della sparizione forzato utilizzata reiteratamente dallo Stato messicano per inibire il dissenso sociale e politico di chi contesta la sua azione”. Intanto, il Fronte Nazionale di Lotta per il Socialismo ha comunicato che come parte della giornata nazionale contro la sparizione forzata in Messico, i membri di questo gruppo bloccheranno le strade in diverse regioni del Chiapas.

La Jornada 27- Giovedì  maggio 2010 – El Correo Ilustrado

La notizia pubblicata mercoledì nella sezione Politica a pagina 17, in riferimento alla richiesta del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas di presentazione in vita dei guerriglieri scomparsi Edmundo Reyes Amaya e Gabriel Alberto Cruz Sánchez, è stata indebitamente intitolata “Il Frayba appoggia l’EPR”, cosa che non corrisponde assolutamente al significato dell’informazione. Porgiamo le nostre scuse al Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas ed ai lettori.

La Redazione http://www.jornada.unam.mx/2010/05/27/index.php?section=correo

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Jyri Jaakkola: il solidale.

La Jornada – Martedì 25 maggio 2010

Luis Hernández Navarro

Jyri Jaakkola: il solidale

Si è trattato di un fatto inusuale. Lo scorso 5 maggio, durante l’apertura della sessione dell’Eurocamera dedicata al dibattito sull’eurozona, Jerzy Buzek, il suo presidente, ha lamentato l’assassinio in Messico di due attivisti dei diritti umani: Beatriz Cariño e Jyri Antero Jaakkola. “Vogliamo trasmettere le nostre più profonde condoglianze alle famiglie dei deceduti”, ha dichiarato Buzek, ed ha aggiunto: “è triste che continuino ad esserci questi attacchi”.

La storia è nota. Lo scorso 27 aprile il gruppo Ubisort – legato al Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) di Oaxaca – ha imboscato una carovana umanitaria che portava generi alimentari e medicine al municipio autonomo di San Juan Copala. Nell’attacco furono assassinati Alberta Cariño e Jyri Jaakkola. Mónica Santiago, che viaggiava con loro, è stata testimone del momento in cui una pallottola ha colpito alla testa Bety Cariño; poi sarebbe caduto l’internazionalista finlandese: “Ho visto quando Jyri, in un atto disperato, ha preso la testa di Bety e quasi immediatamente una pallottola gli ha attraversato la testa.” Jyri ha gridato ai suoi compagni di mettersi in salvo. E’ stato trovato con il corpo che faceva scudo a quello di Bety.

Secondo il governatore Ulises Ruiz, l’omicidio è stato “uno scontro col gruppo di attivisti i cui membri non sappiamo esattamente chi siano; sappiamo che ci sono degli stranieri, non so se siano turisti, se sono qui in visita o se fatto attivismo politico”.

Jyri era nato l’11 febbraio 1977 nell’est della Finlandia. Veniva da una famiglia di sinistra. Fin da giovane si era riconosciuto nella tradizione libertaria. Aveva iniziato a studiare filosofia e scienze politiche all’università della città di Turku, sulla costa. Nonostante essere un alunno brillante, ha scoperto che quella forma di educazione non era per lui. Ha rinunciato all’università per solidarietà con quelli che non avevano la stessa opportunità di accedervi.

Era entrato nei collettivi anarchici e collaborava attivamente nell’appoggio al popolo angolano, colpito dalla guerra civile. Aveva iniziato a lavorare nell’organizzazione senza fini di lucro Estelle Uusi Tuuli (Nuovo Vento), che si dedica alla promozione della solidarietà internazionale, del commercio equo, della pace e della comprensione tra i popoli. Era una persona timida, semplice ed umile che sapeva farsi voler bene e rispettare. L’ingiustizia non gli dava pace.

Riconoscendosi nel magonismo e la lotta zapatista, aveva concentrato la sua attività, insieme ad altri compagni, sul Messico. Aveva organizzato la visita in Finlandia di un membro del collettivo VOCAL per denunciare la criminalizzazione della protesta sociale nel nostro paese. Era d’accordo con questo gruppo nella visione della comunanza e dell’autodeterminazione dei popoli. Nel 2009 aveva ottenuto una borsa di studio per andare a Oaxaca. In due mesi aveva imparato a parlare spagnolo ed aveva stabilito relazioni affettuose con i suoi compagni. Era stato invitato da VOCAL a collaborare nell’osservazione dei diritti umani (comunitari) e lavorare intorno al cambiamento climatico, la sovranità alimentare e l’economia della reciprocità. Aveva un blog dove scriveva su Oaxaca e le sue impressioni sulla costruzione dell’autonomia e le resistenze.

Jyri era un ecologista sociale. Il suo pensiero e la sua azione erano influenzate dall’opera di Murray Bookchin. Secondo Bookchin, quasi tutti i problemi ecologici sono problemi sociali. La crisi ambientale è provocata dalla società capitalista, ma ha le sue radici più profonde nelle gerarchie sociali. L’ecologia sociale propone di sostituire lo Stato ed il capitalismo con la società ecologica, basata su rapporti non gerarchici, comunità geograficamente decentrate, ecoteconologia, agricoltura organica e produzione di beni su scala umana.

Jyri ha scritto su temi filosofici, ecologia ed anarchismo. Si esprimeva con eloquenza e precisione. Per lui non esistevano frontiere tra l’elaborazione teorica e la trasformazione pratica. Amava la teoria e gli piaceva sviluppare idee e convincere la gente della bontà della lotta libertaria.

Jaakkola riteneva che la sua missione fosse, soprattutto, in Finlandia, tra la propria cultura. Ma riconosceva che in Messico e in America Latina poteva trovare ispirazione e speranza per costruire un mondo diverso. Secondo lui, nel continente americano esistevano movimenti sociali dai quali si può imparare per trasferire i loro insegnamenti nel suo paese. Qui ci sono altri modi di vivere differenti, c’è la speranza che ci siano altre strade e di poter vivere bene fuori dal sistema capitalista. Per questo diceva, senza alcun dubbio: “io voglio stare qui, voglio imparare da tutto questo”.

Jyri era aggiornato su quanto succede in Messico. Possedeva una lettura sofisticata della congiuntura del paese. Affermava che “c’è speranza nel cambiamento ed esperienza dei passati movimenti, come la sollevazione di Oaxaca del 2006, e molte diverse alternative anticapitaliste comunitarie e forme di autonomia sviluppate dagli zapatisti, oltre ad un mucchio di altre esperienze di ogni tipo per costruire un mondo differente”.

Basandosi su Paulo Freire, Jaakkola sosteneva che la solidarietà reale esige che ci si ponga nella stessa posizione nella quale si trova colui col quale si solidarizza. Perciò, non dubitava di essere lì dove la sua presenza poteva aiutare a prevenire l’uso della violenza contro i movimenti sociali. Era cosciente che la sua condizione di europeo gli dava vantaggi sui messicani. “Io avrò sempre il biglietto di ritorno in Finlandia – diceva – e la mia pelle di colore bianco che funziona come una specie di protezione.”

Sin embargo, el pasado 27 de abril nada de eso le sirvió a Jyri. Por primera ocasión en la historia reciente de México, un grupo de derechos humanos fue violentamente atacado y un observador internacional fue asesinado. Su crimen, junto al de Bety Cariño, es un grave precedente en la violación de derechos humanos en el país. Los observadores de derechos humanos han puesto sus barbas a remojar.

Tuttavia, lo scorso 27 aprile niente di tutto questo è servito a Jyri. Per la prima volta nella storia recente del Messico, un gruppo per i diritti umani è stato violentemente attaccato ed un osservatore internazionale è stato assassinato. Il suo omicidio, insieme a quello di Bety Cariño, è un grave precedente nella violazione dei diritti umani nel paese. Gli osservatori dei diritti umani si sono messi in gioco. (Los observadores de derechos humanos han puesto sus barbas a remojar.) http://www.jornada.unam.mx/2010/05/25/index.php?section=opinion&article=019a1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Nuovo omicidio a Copala.

La Jornada – Venerdì 21 maggio 2010

Ucciso il leader triqui Timoteo Alejandro Ramírez insieme alla moglie; accusati dell’omicidio elementi del MULT

MATILDE PÉREZ, OCTAVIO VÉLEZ Y AGUSTÍN GALO

Tra le 17 e 17:30 del pomeriggio di ieri, quattro uomini, facendosi passare per venditori di mais, hanno assassinato Timoteo Alejandro Ramírez, leader del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui Indipendente (MULTI) e sua moglie, Cleriberta Castro, nella loro casa di Yosoyuxi, nella regione triqui, Oaxaca.   Jorge Albino, rappresentante della Commissione dei Diritti Umani del municipio autonomo di San Juan Copala, ha comunicato che gli aggressori sono stati identificati dagli abitanti della regione come elementi del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui (MULT). Alla stessa ora un commando armato ha esploso degli spari nelle vicinanze del municipio autonomo di San Juan Copala.   Sembrerebbe, ha aggiunto, trattarsi di un’azione combinata per mantenere il panico tra i difensori del municipio autonomo. Questa aggressione non fermerà comunque la carovana di pace ed aiuto programmata per l’8 giugno prossimo.   Alejandro Ramírez era stato il fondatore del MULT, organizzazione dalla quale molti membri si separarono nel 2006 per fondare il MULTI, di cui la vittima era il leader morale ed uno dei promotori del municipio autonomo di San Juan Copala.   Aveva già subito due attentati nei primi mesi del 2006. Nel primo era rimasto ucciso suo figlio Misael Alejandro, e nel secondo, il supplente dell’agenzia di Yosoyuxi.   Il 7 luglio 2006 il MULT accusò Timoteo Alejandro di avere violentato una bambina di 14 anni. Un anno dopo, il 5 luglio, le sorelle Virginia e Daniela Ortiz Ramírez, di 20 e 14 anni, scomparvero. Emelia Ortiz, sorella maggiore delle scomparse, accusò Timoteo Alejandro di questo delitto, accusa che non è stata provata.   Nella capitale di Oaxaca, fonti della Segreteria di Governo, diretta da Evencio Nicolás Martínez Ramírez, hanno informato La Jornada che la procuratrice María de La Luz Candelaria Chiñas ha inviato una squadra di investigatori sul luogo dell’omicidio.   La notizia è stata confermata dal viceprocuratore per la regione triqui, con sede a Huajuapan de León, Wilfrido Almaraz, che ha detto di aver ricevuto l’ordine di inviare periti e medici forensi a Yosoyuxi.    Alla chiusura di questa edizione il governo dello stato non ha ancora espresso una posizione ufficiale.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Nuova aggressione a Copala.

La Jornada – Domenica 16 maggio 2010

La Ubisort sequestra 11 tra donne e bambini di San Juan Copala nella sierra triqui

Blanche Petrich

Sei donne e cinque bambini e bambine del municipio autonomo di San Juan Copala, sulla catena montuosa triqui, ieri pomeriggio sono state sequestrate con la minaccia delle pistole da un gruppo di uomini appartenenti all’Unione di Benessere della Regione Triqui (Ubisort) al comando del suo rappresentante Rufino Juárez, nella comunità di La Sabana, ha denunciato ieri a questo giornale il delegato per i diritti umani del consiglio comunale di Copala, Jorge Albino.    Altre 24 donne sono riuscite a sfuggire al posto di blocco che questo gruppo armato che assedia San Juan Coplala da sei mesi. La Sabana, ubicato su una collina che domina la strada sterrata che porta al municipio autonomo, è dove il 27 aprile è stata attaccata una carovana di internazionalisti ed assassinati due attivisti, la connazionale Beatriz Alberta Cariño ed il finlandese Jyri Jaakkola.   Due anni fa qui furono assassinate le annunciatrici triqui Teresa Bautista e Felícitas Martínez.   Alla chiusura di questa edizione le autorità di San Juan Copala non erano ancora riuscite a mettersi in contatto con le donne rapite, tra le quali si trovano la segretaria del comune Joaquina Velasco Aguilera e Isabel Bautista, moglie di un ex presidente municipale. Sono con loro sei bambini piccoli, uno di un anno. Secondo la testimonianza delle donne che sono riuscite a raggiungere il villaggio, si sospetta che due delle sequestrate possano essere ferite.   Albino, chi si trova nel Distretto Federale, ha informato dei fatti il delegato statale dei Diritti Umani, Heriberto Antonio García, che ha chiesto aiuto al segretario generale del governo di Oaxaca, Evencio Nicolás Martínez. Questo l’ha rimandato alla sottoprocura statale dei diritti umani affermando: “di più non posso fare” per garantire la sicurezza delle donne rapite.   In conseguenza dell’assedio, San Juan Copala è priva di collegamento telefonico ed elettricità; il gruppo armato della Ubisort ha cacciato i maestri e l’unico medico che c’era. Inoltre impedisce, con atti violenti, che gli uomini transitino per la strada che porta al capoluogo municipale che passa per il loro bastione, a La Sabana. La situazione è critica per gli abitanti e la scarsità di generi alimentari è drammatica.   Nonostante il precedente dell’imboscata della carovana umanitaria 20 giorni fa, con un saldo di due morti ed almeno cinque feriti, le donne triqui di San Juan Copala avevano deciso di uscire per andare a comprare viveri nel capoluogo, Juxtlahuaca. Il primo tratto di strada l’hanno percorso a piedi senza problemi passando per La Sabana. Una volta al mercato di Juxtlahuaca, tuttavia, una componente del gruppo, Margarita López, e sua nipote Susana Martínez sono state separate con la forza da alcuni uomini e portate nel palazzo municipale, dove le aspettava Rufino Juárez ed almeno 10 uomini armati. Mentre discutevano la donna e la bambina sono scappate. Una volta riunitesi al gruppo hanno telefonato ad Albino per chiedere aiuti per poter tornare in sicurezza al villaggio.   Albino si è messo in contatto con Evencio Martínez che ha suggerito che insieme a dei testimoni si recassero dal Pubblico Ministero a sporgere denuncia. Il gruppo di donne triquis hanno preferito non farlo ed hanno chiesto protezione al delegato dei diritti umani. Quella notte il gruppo di donne e bambini hanno dovuto dormire per le strade di Juxtlahuaca. Questo sabato un gruppo di otto inviati della delegazione statale dei diritti umani, tre veicoli ed alcune centinaia di poliziotti preventivi si sono organizzati per scortare il gruppo. Tuttavia, queste sono state accompagnate nella località di Yosoyusi, che rimane ai bordi della strada federale, e non a Copala, come era stato richiesto.   Jorge Albino ha ricontattato il segretario di governo per spiegargli che il tratto pericoloso era proprio quello che passa per La Sabana e che per arrivare per sentieri a San Juan Copala ci sarebbero volute 10 ore di cammino pericoloso per le donne e i bambini. “Io le ho portate sul tuo terreno – ha risposto per telefono Evencio Martínez al rappresentante di Copala – ora tu spostale da lì.” Jorge Albino ha fatto presenza la pericolosità della strada sterrata.   Alle quattro del pomeriggio circa, Albino ha ricevuto una chiamata di un’autorità di San Juan Copala che lo informava che le donne avevano deciso di intraprendere il cammino di ritorno passando per la strada. Dopo un’ora di cammino sono arrivate a La Sabana. Lì le aspettavano di nuovo Rufino Juárez ed i suoi uomini che hanno cercato di impedire loro di passare sparando in aria. Quasi tutte sono fuggite correndo riuscendo a raggiungere il municipio autonomo che dista solo 20 minuti da La Sabana.  Tra le donne bloccate a La Sabana ci sono: Felipa de Jesús Suárez, Martiniana Aguilera Allente, Marcelina Ramírez e Lorena Merino Martínez. Con loro il bambine Rosario Velasco Allente, Josefa Ramírez Bautista ed un’altra piccola, oltre a due bambini di quattro anni e un anno. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/16/index.php?section=politica&article=011n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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L’assedio di Copala.

La Jornada – Sabato 15 maggio 2010 – Los de Abajo

L’assedio di Copala

Gloria Muñoz Ramírez

I 3 mila 500 triquis di San Juan Copala, Oaxaca, sono accerchiati, senza rifornimenti, senza luce e senza acqua da sei mesi. A partire dall’imboscata paramilitare guidata da membri dell’Unità di Benessere Sociale della Regione Triqui (Ubisort), di filiazione e promozione priista, nella quale hanno ucciso due attivisti dei diritti umani il 27 aprile scorso, in Messico ed in molte parti del mondo sono state organizzate manifestazioni ma fino ad ora non si è riusciti a rompere l’assedio ed ormai si parla poco della gente del municipio, la cui situazione è peggiorata.

Gli abitanti di Copala resistono, ma li stanno asfissiando dentro la loro comunità. Conoscere la loro situazione e portare cibo e medicine era l’obiettivo della carovana aggredita dall’Ubisort. E questo stesso scopo persegue ora, nonostante i gravi rischi che ciò implica, una nuova carovana di pace nazionale ed internazionale che cercherà di entrare in questo territorio il prossimo 30 maggio.

Senza dubbio, come affermano le organizzazioni oaxaqueñas indipendenti, il governo di Ulises Ruiz continua a punire l’autonomia di San Juan Copala. Non gli perdona la sua organizzazione e resistenza, perché questo municipio, l’unico autonomo in territorio oaxaqueño, “non nasce da un capriccio, bensì da un accordo dell’assemblea comunitaria che nasce con l’intenzione di pacificare la regione attraverso un governo indigeno che si regga sugli usi e costumi, senza l’intervento dei partiti e delle organizzazioni politiche, perché siamo convinti che un governo che comanda obbedendo porterà il perdono, la riconciliazione e la pace dei nostri villaggi, per lo sviluppo sociale a cui tanto aspiriamo”.

Non può esserci miglior esempio del pericolo che corre questa comunità che la sparatoria con cui è stata intercettata la carovana precedente. L’imboscata ha rafforzato in maniera allarmante la necessità di presenza nazionale ed internazionale nella zona. “Abbiamo bisogno di tutti affinché giungiamo ad accordi politici che rompano definitivamente l’assedio paramilitare, economico, politico, sociale, mediatico e di fame che deve affrontare il nostro popolo”, segnalano i triquis di Copala.

Si aprono molte incognite sulla prossima carovana. Il pericolo è reale quanto l’annuncio della stessa Ubisort, che in questi momenti mantiene il controllo della zona senza alcuna autorità che la fermi. Per questo motivo saranno rafforzate le misure di sicurezza e si sta organizzando il coordinamento delle organizzazioni che compongono la nuova brigata, perché urge la solidarietà e non è il momento di fermarsi. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/15/index.php?section=opinion&article=017o1pol

losylasdeabajo@yahoo.com.mx

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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