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Archive for ottobre 2009

                             AMNESTY INTERNATIONALscan
27 ottobre 2009
URGENT ACTION
DUE UOMINI TORTURATI IN MESSICO
Due uomini, membri dell’organizzazione di contadini in Chiapas, sud del Messico, sono stati torturati in dopo essere stati arrestati senza un mandato. Un terzo uomo, anche lui membro della stessa organizzazione, è detenuto a 2.000 km di distanza dal suo avvocato e dai famigliari. Tutti e tre gli uomini sono accusati di aver occupato illegalmente delle terre nel 2005
 
Nelle prime ore del 24 ottobre le case di Venustiano Carranza, città caposaldo di molti membri dell’Organización Campesina Emiliano Zapata (OCEZ) sono state perquisite dalla polizia statale. Quando la polizia è entrata nella casa di Roselio de la Cruz González, hanno picchiato e minacciato uno dei suoi figli affinché rivelasse dove si trovava suo padre. Roselio de la Cruz si è subito consegnato. La sua famiglia ha assistito mentre lo colpivano allo stomaco prima di essere caricato su un furgone della polizia. Nella stessa notte, la polizia è entrata nella casa di José Manuel de la Torre Hernández. Hanno picchiato sia lui che i suoi tre bambini che cercavano di impedire che lo portassero via. La polizia non ha mostrato alcun mandato di cattura per gli uomini o di perquisizione. Sono state perquisite anche le abitazioni di altri membri della OCEZ, ma nessun altro è stato arrestato. Secondo un’organizzazione dei diritti umani locale, un centinaio di agenti di polizia e soldati sono rimasti nella zona per almeno due giorni.
Roselio de la Cruz e José Manuel de la Torre si trovano attualmente in stato di arresto. Il loro avvocato ha denunciato che durante l’interrogatorio sono stati bendati, legati e picchiati. Roselio de la Cruz è stato anche minacciato di morte, mentre gli agenti mettevano un sacchetto di plastica in testa a José Manuel de la Torre fino a quasi soffocarlo, poi è stato costretto ad inalare acqua fino a svenire. Entrambi gli uomini sono stati costretti a firmare documenti che non è stato però concesso loro di leggere. Un altro membro della OCEZ che vive nell’area, José Manuel Hernández Martínez, è stato arrestato il 30 settembre.  Sebbene dovesse essere giudicato dalle autorità dello stato del Chiapas, il 16 ottobre è stato trasferito in una prigione federale a 2.000 km di distanza dalla sua famiglia e troppo lontano per essere assistito dal suo avvocato, quindi è praticamente nell’impossibilità di comunicare.
 
CHIEDIAMO DI SCRIVERE IMMEDIATAMENTE in lingua spagnola o nella vostra lingua, chiedendo alle autorità messicane di:
            Garantire che Roselio de la Cruz e José Manuel de la Torre non vengano torturati o maltrattati;
            Avviare accurate indagini sulla loro tortura, consegnando i responsabili alla giustizia;
            Assicurare che i due uomini siano rilasciati immediatamente, o che vengano addebitate loro precise accuse e trattati secondo le leggi internazionali che ritengono inammissibile qualsiasi prova ottenuta sotto tortura;
            Assicurare che José Manuel Hernández Martínez possa vedere la sua famiglia ed il suo avvocato;
            Interrompere le perquisizioni illegali e le intimidazioni ne confronti dei sostenitori della OCEZ e degli abitanti di Venustiano Carranza, ed indagare sulla condotta dell’operazione di polizia.
 
SPEDIRE L’APPELLO PRIMA DELL’8 DICEMBRE 2009 A:
 
Governatore del Chiapas
Lic. Juan Sabines Guerrero
Palacio de Gobierno
Tuxtla Gutierrez, Chiapas, MEXICO
Fax:  +52 961 6188050 ext. 21122
Email: juansabines@chiapas.gob.mx
Intestazione: Spett. Governatore/Sig. Governatore
 
Procuratore Generale del Chiapas        
Mtro. Raciel Lopez Salazar
Procuraduria General de Justicia
Libramiento Norte no.201
Tuxtla Gutierrez, Chiapas, Mexico       
Fax: + 52 961 6165724
Intestazione: Spett. Procuratore Generale/ Sig. Procuratore
 
Procuratore Generale della Repubblica
Lic. Arturo Chávez Chávez      
Procuraduría General de la Republica
Av. Paseo de la Reforma no. 211.213, México D.F., C.P. 06500, MEXICO  
Fax:  + 52 55 53 460908
Intestazione:
Spett. Procuratore  General/ Sig. Procuratore
 
COPIA A “Fray Bartolomé” Human Rights centre Email: accionurgente@frayba.org.mx 
 
Spedire copia anche ai rappresentanti diplomatici del Messico accreditati nel vostro paese..
Consolato Generale del Messico a Milano
Amb. Benito Andión Sancho
Console Generale
Via dei Cappuccini, 4
20122 Milano
http://portal.sre.gob.mx/milan/index.php
Tel 02.7602.0541; Fax 02.7602.1949
e-mail: info@mexico.it
 

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Contro caro bollette.

La Jornada – Mercoledì 28 ottobre 2009

 Denuncia di persecuzione contro le comunità che rifiutano di pagare la luce in Chiapas

Hermann Bellinghausen

Le comunità, organizzazioni e municipi in Chiapas che formano la Rete Statale di Resistenza Civile La Voz de Nuestro Corazón, aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN, sostengono che “la persecuzione e l’escalation repressiva contro i popoli e movimenti in resistenza al pagamento della luce è una chiara strategia di repressione, basata sulla criminalizzazione della lotta sociale, che inventa reati per fermare ed imprigionare i compagni”.  I gruppi avvertono: “Non permetteremo l’entrata di personale della Commissione Federale di Elettricità (CFE) in tutti i posti dove sia presente la resistenza”.  Dopo essersi riuniti in assemblea lo scorso fine settimana per “discutere l’escalation repressiva che stanno subendo le comunità e villaggi in resistenza”, la rete denuncia recenti vessazioni.  Informa che lo scorso 8 ottobre, coloni in resistenza della comunità El Puerto, municipio Villa las Rosas, sono stati vittime di un operativo dell’Esercito federale “che ha spaventato e picchiato dei bambini che giocavano a pallacanestro chiedendo loro: ‘Dove sono i narcotrafficanti? Dove è la marijuana?'”  Nella comunità di Cruztón, aggiunge, “Il governo dello stato, attraverso Noé Castañon, segretario di Governo, ha minacciato i compagni della rete di costruire contro di loro dei reati gravi, come il possesso di armi e droga, oltre che vessarli con pattugliamenti e sorvoli di elicotteri; tutto allo scopo di montare un operativo militare che disarticoli l’organizzazione”.  D’altra parte, a partire dall’arresto di José Manuel Hernández Martínez, Chema, dirigente della OCEZ a Venustiano Carranza, ed il suo trasferimento in una prigione a Nayarit, si sono scatenate vessazioni in diverse comunità e nel capoluogo municipale, con pattugliamenti, sorvoli ed arresti, causando terrore nella popolazione, poiché durante le perquisizioni sono state picchiate le persone e derubate dei loro i risparmi e distrutto le case”.  La rete denuncia i “violenti operativi” della CFE, per smantellare gli impianti elettrici in diverse comunità in resistenza, “privando di energia le famiglie il cui unico crimine è quello di denunciare gli abusi dell’ente parastatale che ruba al popolo e beneficia le grandi imprese”.  Esprime il suo “rifiuto e condanna” per il decreto presidenziale che chiude l’azienda pubblica “Luz y Fuerza del Centro” (chiusura annunciata a sorpresa dal presidente Felipe Calderon; l’azienda rifornisce di elettricità 6 milioni di abitanti della capitale messicana e la sua chiusura ha scatenato la rabbia del potente sindacato messicano degli lavoratori elettrici – N.d.T.) “Questo atto riflette l’autoritarismo che caratterizza il governo illegittimo di Felipe Calderón che, facendo un uso irresponsabile dei suoi poteri, rende evidenti i veri motivi: consegnare le risorse energetiche all’iniziativa privata e zittire la voce del popolo organizzato, attaccando i movimenti sociali, i sindacati e qualsiasi resistenza al modello capitalista neoliberista imposto dall’alto”.  Infine, invita comunità ed organizzazioni dello stato alla mobilitazione del prossima 13 novembre in diverse regioni del Chiapas, “per non far tacere la nostra voce e denunciare questi oltraggi”. http://www.jornada.unam.mx/texto/014n2pol.htm

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Prigionieri Politici.

La Jornada – Martedì 27 ottobre 2009

La OCEZ chiede la liberazione dei suoi tre dirigenti

Elio Henríquez e Ángeles Mariscal. San Cristóbal de Las Casas, Chis, 26 ottobre. Centinaia di aderenti all’Organizzazione Campesina Emiliano Zapata (OCEZ) hanno marciato oggi a San Cristóbal de las Casas e a Tuxtla Gutiérrez per denunciare le intimidazioni poliziesco-militari ed esigere la liberazione dei suoi dirigenti José Manuel Hernández Martínez, Rogelio de la Cruz e José Manuel de la Torre Hernández. Ricordano che José Manuel Hernández Martínez è stato arrestato il 30 settembre e trasferito nella prigione di massima sicurezza di Nayarit il 16 ottobre; De la Cruz González e De la Torre Hernández sono stati catturati sabato e rinchiusi nella prigione di El Amate, municipio di Cintalapa, accusati di esproprio, danneggiamenti ed associazione a delinquere, tra altri reati. A nome dei manifestanti, Uberlaín Aguilar de la Cruz ha detto che poliziotti statali hanno realizzato un operativo domenica scorsa nelle comunità 28 de Junio e Laguna Verde, bastioni della OCEZ, ma non hanno trovato né droga né armi. Ha riferito che funzionari statali hanno cercato altri dirigenti per informarli sui processi proporre loro un accordo, ma hanno risposto che non ci sarà accordo finché i tre leader resteranno in carcerati, perché non sarebbe la prima volta che le autorità “li tradiscono”. A Tuxtla Gutiérrez, membri di 11 comunità fondate dalla OCEZ hanno negato di essere un gruppo armato o di occultare delitti. “Vogliamo solo un pezzo di terra dove lavorare e la nostra lotta è pacifica e legale”, ha dichiarato Dominga Torres, di Laguna Verde. http://www.jornada.unam.mx/texto/030n2est.htm

 ONG chiedono la liberazione dei “prigionieri politici” nel paese

Israel Dávila, Sergio Ocampo e Elio Henríquez

Membri di organizzazioni sociali e dei diritti umani degli stati di Messico, Guerrero e Chiapas, e familiari e difensori delle vittime, hanno chiesto la liberazione dei “prigionieri politici” del paese, tra loro i membri del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra (FPDT) di San Salvador Atenco, detenuti nel maggio del 2006. (…)  I manifestanti hanno chiesto giustizia al governatore Enrique Peña Nieto, e la scarcerazione degli ejidatarios di San Salvador Atenco, guidati da Ignacio de la Valle Medina – condannato a 112 anni di prigione – recluso nella prigione federale di massima sicurezza dell’Altopiano, ad Almoloya de Juárez.  (…)  Come parte della Campagna Nazionale per la Liberazione dei Prigionieri Politici, a San Cristóbal de las Casas, Chiapas, aderenti dell’Altra Campagna zapatista di quelsta città e del municipio di Chilón hanno sfilato per chiedere la liberazione di “tutti i prigionieri politici” del paese ed il rispetto dei territori dei popoli indigeni. (….). http://www.jornada.unam.mx/texto/015n1pol.htm

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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La Jornada – Lunedì 26 ottobre 2009

Denunciate minacce della CFE agli utenti in Chiapas

Hermann Bellinghausen

La Commissione Federale di Elettricità (CFE) nel nord del Chiapas minaccia le comunità in resistenza al pagamento delle bollette, non solo con “tagli in massa” del servizio, ma anche con arresti e sospensione dei programmi governativi di assistenza sociale, come il programma Oportunidades.  Per questo, la delegazione della CFE, con sede a Yajalón, farebbe ricorso alla Polizia Statale Preventiva e all’Esercito federale, denuncia l’organizzazione Popoli Uniti in Difesa dell’Energia Elettrica (Pudee), aderente all’Altra Campagna dell’EZLN.  La parastatale vuole scavalcare le assemblee ejidales e nominare “agenti” incaricati di riscuotere. Questo succede nella comunità Álvaro Obregón, municipio di Tila, la cui assemblea ha deciso di non fare la nomina che andrebbe contro la resistenza civile in atto.  Per non aver rispettato le disposizioni ufficiali, devono “aspettarsi le conseguenze”. Le autorità ejidales di Álvaro Obregón denunciano: “Ci considerano delinquenti solo perché resistiamo. Costruiscono reati contro di noi”.  Ancora una volta la CFE mostra il suo aspetto autoritario e poliziesco nell’entità. La sua partecipazione ad azioni repressive è stato chiaramente dimostrato nella confusa ed irregolare cattura del dirigente della OCEZ a Venustiano Carranza, José Manuel Hernández Martínez, Don Chema, il 30 settembre. In un operativo della Polizia Giudiziale, gli agenti sono entrati nella comunità 28 de Junio indossando le divise dei lavoratori dell’ente parastatale a bordo di un veicolo della CFE ed hanno catturato il dirigente senza identificarsi né dare spiegazioni.  Gli abitanti di 28 de Junio avevano pensato ad un sequestro, e per questo avevano cercato di impedire la cattura. Nell’inseguimento, un’auto dei contadini ha avuto un incidente che è costato la vita a due persone della comunità. In seguito, né la CFE né la Procura Generale di Giustizia dello Stato hanno dato una spiegazione esauriente dell’azione che le vittime definiscono “un attentato”.  Il Pudee e la comunità Álvaro Obregón, oltre a manifestare il loro appoggio ai lavoratori del Sindacato Messicano degli Elettricisti, dichiarano: “Non vogliamo che continuino a minacciarci e ingannarci. Non è la prima volta che lo fanno. Ci hanno ingannati col programma della tariffa Vida mejor ed ora con Luz solidaria che il governo di Juan Sabines ha implementato, ingannando le comunità del Chiapas”.  Conclude: “Non cadremo nei loro tranelli. E non pagheremo le bollette, perchè non abbiamo con che pagarle. E tanto meno possiamo pagare adesso, con le tasse approvate dalla Camera dei Deputati. Il ‘falso’, o ‘presidente del empleo’ (come si è definito il Presidente Calderón – n.d.t.) ci vuole ‘suicidare’ con la sua iniziativa di legge finanziaria, lasciandoci senza nemmeno l’indispensabile per le nostre famiglie. Vogliono far pagare più tasse ai poveri e rendere più ricchi i ricchi”. http://www.jornada.unam.mx/texto/018n2pol.htm

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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La Jornada – Lunedì 26 ottobre 2009

Denunciate torture contro i detenuti della OCEZ

Agenti Della polizia statale cercano senza successo esplosivi e stupefacenti nelle comunità di Laguna Verde e 28 de Junio.

 Elio Henríquez e Ángeles Mariscal. San Cristóbal de Las Casas, Chis., 24 ottobre. José Manuel de la Torre Hernández e Roselio de la Cruz González, leader dell’Organizzazione Campesina Emiliano Zapata (OCEZ) arrestati sabato, sono stati “torturati fisicamente e psicologicamente” per cinque ore nei locali della Procura di Giustizia statale (PJE) e costretti a firmare documenti, ha dichiarato il loro avvocato Marcos López Pérez.  Quando è stata chiesta la sua versione riguardo queste accuse, la PJE si è rimessa ai suoi comunicati di ieri ed oggi, uno dei quali segnala che gli accusati sono stati sottoposti a visite mediche che provano che sono “in buono stato di salute”.   L’ente ha dichiarato di avere le prove che entrambi gli attivisti appartengono alla banda criminale dei Los Pelones, “conosciuta per la sua attività nel traffico di armi e droga, e responsabile di diversi omicidi che includono l’esecuzione di poliziotti statali compiuta nel 2007 dopo una falsa chiamata di emergenza nel municipio di Pueblo Nuevo Solistahuacán”.  L’avvocato ha detto che De la Torre Hernández è stato ammanettato, bendato, infilato la testa in un sacchetto di plastica e versato acqua nel naso, cosa che ha provocato diversi svenimenti, e poi obbligato a firmare alcune carte prima di trasportarlo nella prigione di El Amate insieme a Roselio de la Cruz González. De la Torre e De la Cruz sono stati catturati all’alba da uomini incappucciati ed alle 10 del mattino condotti nel penitenziario, accusati di danni, esproprio ed associazione a delinquere.  La PJE sostiene che un altro dirigente dell’organizzazione ha deciso di collaborare sotto protezione confermando le accuse contro Cruz González e De la Torre Hernández, per cui è stata realizzata l’operazione a causa della loro “pericolosità” nel municipio di Venustiano Carranza.  “Il testimone ha rivelato che la OCEZ, attraverso Roselio Cruz e José Manuel de la Torre, ha ricevuto 300 mila pesos per comperare armi, consegnati dal sindaco panista di questo municipio, Amín Coutiño Villanueva.” Inoltre, i detenuti “tra i loro affari illeciti comprendevano la tratta di clandestini e nascondevano droga nelle loro terre, sulle quali impedivano l’accesso ad autorità civili e militari spacciandosi per organizzazione sociale”, dice uno dei comunicati.   Tuttavia, per un’ispezione realizzata domenica nelle comunità di Laguna Verde e 28 de Junio appartenenti alla OCEZ, a Venustiano Carranza, i poliziotti non hanno trovato né armi né droga.  Temendo che seminassero false prove, i contadini hanno chiesto la presenza di giornalisti ed osservatori umanitari prima che gli agenti della Procura Specializzata Contro la Criminalità Organizzata della Procura statale perquisisse le abitazioni. http://www.jornada.unam.mx/texto/032n1est.htm

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Lunedì 26 ottobre 2009
 L’editorialista de La Jornada presenta il primo numero della sua rivista digitale Desinformémonos
Gloria Muñoz: L’imparzialità che insegnano nelle scuole di giornalismo è irreale. È più etico presentarsi come media alternativo senza fingere una pluralità che non esiste
Ángel Vargas

 Pensare che il giornalismo è o può essere imparziale è un’illusione. Sostiene Gloria Muñoz, direttrice della rivista digitale Desinformémonos, che, coerentemente con questo pensiero, non esita a definirla un mezzo alternativo di controinformazione, collocato “in basso e a sinistra” per quanto concerne la sua linea editoriale.  “Ritengo più corretto dal punto di vista etico presentarsi come si è, piuttosto che fingere una pluralità che non esiste. L’imparzialità che ci insegnano nelle scuole di giornalismo è irreale”, spiega la giornalista intervistata in occasione dell’apparizione di questa pubblicazione elettronica il cui primo numero è nello spazio cibernetico dal 15 ottobre.  “Esiste in realtà un media che non abbia una posizione ideologica? La regola è che i mezzi di comunicazione di massa non dicono mai chiaramente qual’è la loro posizione; si camuffano dietro una presentazione pluralista, mentre in realtà si sa chi rappresentano.  “Quello che facciamo dalla parte alternativa, è di non mascherarci e presentarci per quello che siamo. Così il lettore può decidere, e lo fa da una posizione che non è ambigua. Leggere Desinformémonos è leggere una parte dell’informazione, a differenza dei grandi media ed agenzie che pretendono una pluralità che non hanno e non dicono che cosa sono né chi rappresentano”.  Relativamente alla dichiarazione di principio della rivista che dirige, l’editorialista di La Jornada sottolinea: “Siamo assolutamente parziali nel senso che stiamo dalla parte dei diseredati, dalla parte di quelli che stanno in basso; inoltre, più che stare dalla loro parte, siamo dei loro, il che è diverso. Non osserviamo i movimenti, né vogliamo guardarli da fuori; ci siamo dentro”.  Secondo Gloria Muñoz, la nascita di questa rivista digitale di politica e cultura risponde alla necessità di disporre di “uno strumento di informazione e controinformazione che si inserisce come strumento di lotta, molto definita e senza ambiguità: in basso e a sinistra, sul terreno politico e culturale. Cioè, nell’ambito della resistenza”.  Dal termine che gli dà il nome – preso da una poesia di Mario Benedetti, in omaggio alla sua morte avvenuta nel maggio scorso – la pubblicazione vuole evidenziare la necessità della società di controinformarsi, nel senso di spogliarsi da quell’informazione promossa dal potere a beneficio di pochi.  Questo sarà il tema sul quale John Berger rifletterà nel prossimo numero che uscirà il 15 novembre, come anticipa l’editrice. “Berger ci allerta sul fatto di non confondere l’intenzione deliberata di controinformarci con l’essere controinformati. Ciò dà senso a questo progetto”.   Un aspetto che distingue questa iniziativa da altre simili che sono nate nell’ambito alternativo ed indipendente, è che i suoi fautori, un gruppo di giornalisti di diverse parti del mondo, l’accolgono come proposta giornalistica mediante la quale vogliono anche rivendicare questo mestiere ed i suoi professionisti, rispetto alla considerazione negativa che pesa su di loro tra i movimenti e lotte sociali.  “La nostra base è la testimonianza; sono le voci, è la parola, è l’altro e l’altra. I popoli, i movimenti hanno le proprie voci; non diamo voce a nessuno. Quello che vogliamo è ascoltarli; essere il loro udito, essere il loro sguardo”, afferma Gloria Muñoz.  “L’informazione che gestiamo è quella del basso, di quartiere, comunitaria. Questo è, le diverse espressioni artistiche e culturali, così come i movimenti e le lotte politiche che nascono o sono prodotte dai quartieri per i quartieri, dai popoli per i popoli, dalle comunità per le comunità”.  La giornalista precisa che Desinformémonos, in termini generali, non sarà guidata da nessun tipo di congiuntura. Non sarà nemmeno circoscritta all’ambito nazionale.  “Non ci consideriamo un media locale, né nazionale, ma globale. Si tratta di far sì che questa cultura di quartiere e comunitaria possa essere vista in altre parti del mondo, e presentare storie di quartiere e comunitarie di altri luoghi: le favelas del Brasile, i quartieri in Grecia, la cultura prodotta tra gli immigrati negli Stati Uniti. La nostra pretesa è produrre informazione che generi identificazione tra un posto ed un altro”.  Gloria Muñoz puntualizza che questa proposta vuole essere più di una rivista digitale. In questo senso offre un’edizione in formato PDF che può essere scaricata dalla pagina web, allo scopo di essere stampata su carta, in otto lingue diverse: spagnolo, italiano, francese, portoghese, tedesco, greco, tzeltal ed inglese.  Esistono inoltre progetti editoriali: creare un’agenzia di notizie e laboratori di giornalismo in comunità e tra gruppi sociali. Attualmente lavorano in uno di questi laboratori con i lavoratori del sesso di La Merced, e “sogniamo anche di diventare carta stampata”.  L’indirizzo di questa rivista digitale alternativa di politica e cultura è http://www.desinformemonos.org  e nel suo primo numero si possono trovare le basi di quelle che saranno le sue diverse sezioni, tra queste una con le informazioni del giorno, un’altra di reportage fotografici, in questo numero di Tepito; una intitolata I nessuno, con testimonianze di vita di quegli esseri anonimi che non hanno voce; ed un’altra dal titolo I nostri, aperta alla riflessione ed al dibattito tra gli intellettuali, in questo caso dell’uruguaiano Eduardo Galeano. http://www.jornada.unam.mx/2009/10/26/index.php?section=cultura&article=a13n1cul

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Domenica 25 ottobre 2009

Militari e poliziotti arrestato due dirigenti della OCEZ in Chiapas Ángeles Mariscal e Elio Henríquez – Corrispondenti

Villaggio 28 de Junio, Venustiano Carranza, Chis., 24 ottobre. I dirigenti dell’Organizzazione Campesina Emiliano Zapata (OCEZ), José Manuel de la Torre Hernández e Roselio de la Cruz González, sono stati arrestati durante un operativo poliziesco e militare effettuato all’alba di sabato. Rappresentanti del gruppo hanno riferito che altri due leader sono sfuggiti alla cattura perché non si trovavano nelle proprie abitazioni al momento dell’irruzione degli agenti senza mandato giudiziario. Aggiungono che ore dopo gli arresti, centinaia di soldati dell’Esercito Messicano e poliziotti federali e statali sono arrivati fino alle comunità di Laguna Verde e 28 de Junio, principali bastioni della OCEZ, con l’intenzione di effettuare perquisizioni nelle case o di arrestare altri dirigenti. Con i due arresti di sabato, salgono a tre i dirigenti del gruppo arrestati in meno di un mese, poiché lo scorso 30 settembre è stato catturato nella colonia 28 de Junio, José Manuel Hernández Martínez (Chema), uno dei principali leader della OCEZ, che la settimana scorsa è stato trasferito nella prigione di massima sicurezza di Nayarit. I due arrestati di sabato facevano parte della commissione della OCEZ che stava trattando col sottosegretario di Governo del Chiapas, Nemesio Ponce, la liberazione di Chema, accusato di reati legati alla lotta per la terra. “La persecuzione del governo contro di noi si deve al recupero delle terre che storicamente ci appartengono”, afferma Uverlaín Aguilar de la Cruz, uno dei coloni di Laguna Verde.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo http://chiapaswordpress.com )

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