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Archive for maggio 2011

La Jornada – Domenica 29 maggio 2011

CDHFBC: Il governo non rispetta i diritti che ratifica a livello mondiale

Hermann Bellinghausen

“Il governo messicano non rispetta, protegge né garantisce i diritti umani che ratifica di fronte alla comunità internazionale, cosa che dimostra l’inefficienza del sistema della giustizia e la mancanza di volontà di ritrovare le vittime di questi crimini di lesa umanità”, ha dichiarato in Chiapas il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC).

Nel contesto della Settimana Internazionale del Detenuto Desaparecido, aggiunge: “Lo abbiamo constatato nei casi di sparizione forzata di persone che questo centro ha documentato”, e si unisce alla richiesta di ripresentare in vita le persone scomparse nel mondo, in America Latina, in Messico, ed in particolare in Chiapas, “dove, durante il conflitto armato interno ancora non risolto, attraverso una guerra di bassa intensità, lo Stato messicano è responsabile di gravi violazioni ai diritti umani”.

Il CDHFBC spiega che in Chiapas, “nel periodo più intenso del conflitto armato interno, la sparizione forzata di persone era una pratica comune”. Tra il 1995 e il 2001, durante il periodo presidenziale di Ernesto Zedillo, il centro documentò, solo nella zona nord dello stato, la sparizione forzata di 32 uomini e 5 donne per azioni del gruppo paramilitare Desarollo, Paz y Justicia, o Paz y Justicia, sparizioni che “rispondevano ad un piano di contrainsurgencia vigente dal 1994, con la finalità di annientare le basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ed i suoi simpatizzanti”. Allora, Paz y Justicia aggrediva la popolazione civile nei municipi di Tila, Tumbalá, Sabanilla, Yajalón e Salto de Agua. Il gruppo si distingueva per la violenza attraverso imboscate, sgomberi, sparizioni, omicidi, violenze sessuali e torture”. L’organizzazione registra anche una trentina di indigeni zapatisti desaparecidos nel gennaio del 1994 durante i combattimenti contro l’Esercito federale.

Ma la situazione è andata avanti: “Con una politica contrainsurgente simile, il 13 novembre del 2006, a Viejo Velasco, Ocosingo, la comunità subì un’imboscata da parte di civili armati dell’Organizzazione Per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (OPDDIC), accompagnati da 300 elementi di Pubblica Sicurezza”. L’attacco provocò l’uccisione di quattro persone e la sparizione di Mariano Pérez Guzmán, Miguel Moreno Montejo, Pedro Núñez Pérez e Antonio Peñate López.

La pratica della sparizione forzata, come stabilisce lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, “costituisce un crimine di lesa umanità, dato che implica una violazione multipla e continuata dei diritti umani essenziali”.

L’organizzazione civile rileva che lo Stato messicano figura tra i principali promotori della Convenzione Interamericana sulla Sparizione Forzata delle Persone, lo Statuto di Roma e la Convenzione Internazionale per la Protezione di Tutte le Persone contro le Sparizioni Forzate. “Il paradosso è che ha introdotto riserve molto chiare per quanto riguarda la giurisdizione militare”, cosa che permette “violazioni dei diritti umani perpetrate da personale militare”.

Inoltre, è stata cancellata la procura speciale per i crimini del passato e si è omesso di eseguire “investigazioni adeguate per la sparizione di Edmundo Reyes Amaya e Gabriel Alberto Cruz Sánchez, membri dell’Esercito Popolare Rivoluzionario”, mentre tiene nell’impunità le sparizioni di emigranti che attraversano il territorio messicano”.

Rispetto alla convenzione internazionale per la protezione contro le sparizioni, il governo messicano si è riservato il non riconoscimento della competenza del Comitato Contro la Sparizione Forzata che esamina i casi presentati dalle vittime, i loro familiari o rappresentanti. “Decisione incompatibile con la natura stessa del trattato” che conferma, secondo il CDHFBC, “la mancanza di volontà politica di intraprendere azioni reali per abbattere e sradicare questa pratica”. http://www.jornada.unam.mx/2011/05/29/politica/003n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Governo messicano responsabile della sparizione forzata di persone

Centro dei Diritti Umani
Fray Bartolomé de Las Casas, AC

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico
27 di maggio 2011

Comunicato

Nella cornice della Settimana Internazionale del Detenuto Scomparso, questo centro dei Diritti Umani si unisce alla richiesta di rivedere vive le persone forzatamente scomparse nel mondo, nel continente latinoamericano, in Messico e in Chiapas durante il conflitto armato interno ancora non risolto dove, attraverso una guerra di bassa intensità, lo Stato messicano risulta responsabile di gravi violazioni dei diritti umani.

La pratica della sparizione forzata di persone, come stabilisce lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, costituisce un Crimine di Lesa Umanità [1], dato che implica una violazione molteplice e continuata dei diritti umani essenziali quali sono il diritto alla vita, alla libertà personale, all’integrità personale, alla sicurezza personale, ad avere personalità giuridica, protezione e garanzie giudiziarie.

In Chiapas, durante il periodo più acuto del conflitto armato interno, la sparizione forzata di persone era una pratica comune e, nel periodo che va dal 1995 al 2001, questo Centro dei Diritti Umani ha documentato nella zona Nord dello stato, la sparizione forzata di 32 uomini e cinque donne a causa dell’attività del gruppo paramilitare “Desarrollo Paz y Justicia” (Paz y Justicia), le cui azioni rispondevano ad un piano di controinsorgenza vigente dal 1994, con l’obbiettivo di eliminare le Basi d’Appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e i suoi simpatizzanti.

In una politica controinsorgente, simile a quella descritta sopra, il 13 di novembre 2006, a Viejo Velasco, nel municipio di Ocosingo, Chiapas, la comunità subì un’imboscata da parte di civili armati identificati come Organizzazione Per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (OPDDIC) scortati da 300 elementi della sicurezza pubblica, con il risultato di quattro persone assassinate e la sparizione forzata di Mariano Pérez Guzmán, Miguel Moreno Montejo, Pedro Núñez Pérez y Antonio Peñate López, anche conosciuto come Juan Peñate Montejo.

In questo scenario, è opportuno evidenziare che in ambito internazionale lo Stato messicano figura come uno dei principali promotori della Convenzione Interamericana sulla sparizione forzata di persone, dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, della Convenzione Internazionale per la protezione di tutte le persone contro la sparizione forzata, tra i tanti strumenti internazionali in materia. Il paradosso è che ha fatto eccezioni molto evidenti per quanto concerne la giustizia militare, così che attraverso di esse continua a permettere violazioni dei diritti umani perpetrati da effettivi militari, oltre ad aver chiuso la procura speciale che investigava i crimini del passato e non aver effettuato le ricerche adeguate sulla sparizione forzata di Edmundo Reyes Amaya y Gabriel Alberto Cruz Sánchez, membri dell’Esercito Popolare Rivoluzionario, così come continua a mantenere impunite le sparizioni forzate delle persone migranti che attraversano il territorio messicano.

Rispetto alla Convenzione Internazionale per la protezione di tutte le persone contro le sparizioni forzate, il governo messicano ha stabilito il non riconoscimento della competenza del Comitato contro La Sparizione Forzata, istituito per ricevere ed esaminare le comunicazioni presentate dalle vittime, dai loro famigliari o rappresentanti. Questa decisione è incompatibile con la natura stessa del trattato e lascia nuovamente vedere la mancanza di volontà politica di intraprendere azioni reali al fine di abbattere e sradicare la suddetta pratica.

Quello che abbiamo verificato attraverso i casi di sparizione forzata di persone documentati da questo Centro dei Diritti Umani, è che il governo messicano non rispetta, né protegge, né garantisce in ambito nazionale i diritti umani che ratifica davanti alla comunità internazionale, la qual cosa dimostra l’inefficacia del sistema giudiziario e la mancanza di volontà di trovare le vittime di questi fatti criminali di lesa umanità

Di fronte alla situazione sopra descritta chiediamo di rivedere vivi:

Amado Gómez Torres, desaparecido forzadamente el 7 de mayo de 1996, en Unión Juárez, Sabanilla.

Antonio González Méndez, desaparecido forzadamente el 19 de enero de 1999, en El Calvario, Sabanilla.

Basilio Gutiérrez López, desaparecido forzadamente el 6 de junio de 2001, en Misopá Chinal, Tila.

Braulio López Pérez, desaparecido forzadamente el 14 de julio de 1995, Tila.

Cándido Vázquez Sánchez, desaparecido forzadamente el 30 de septiembre de 1994 en El Crucero, Tila.

Carmelino Pérez Jiménez o Carmelo Pérez López, desaparecido forzadamente el 5 de junio de 1996 en Los Moyos Sabanilla.

Carmelino Vázquez Sánchez, desaparecido forzadamente entre el 12 y 17 de junio de 1996 en Patastal, Tila.

Cruzindo Álvarez Jiménez, desaparecido forzadamente el 19 de junio de 1996 en Jesús Carranza, Sabanilla.

Domingo Jiménez Sánchez, desaparecido forzadamente el 2 o 3 de septiembre de 1996 en Rancho Santa Rosa, ejido Huanal, Tila.

Domingo Ortiz Gutiérrez, desaparecido forzadamente el 25 de junio de 1996 en Panchuc Corozil, Tila.

Domingo Pérez Martínez, desaparecido forzadamente en junio o julio de 1996, zona Norte.

Emilio Martínez Pérez, desaparecido forzadamente el 10 de septiembre de 1996, en Masojá Grande, Tila.

Encarnación Pérez Pérez, desaparecido forzadamente el 12 de agosto de 1996 en Masojá Chico, Tila.

Fernando López Martínez, desaparecido forzadamente el 19 de junio de 1996 en Jesús Carranza, Sabanilla.

Florencio Gutiérrez Vázquez, desaparecido forzadamente el 3 de junio de 1996 en zona Norte.

Florentino Pérez Sánchez, desaparecido forzadamente el 14 de julio de 1995 en el municipio Tila.

Guadalupe Hernández Jiménez, (indígena Chol) desaparecido forzadamente el 4 de junio de 1996, Los Moyos, Sabanilla.

Guadalupe Sánchez López, desaparecida forzadamente el 25 de junio de 1995 en Pachuc Corozil, Tila.

Gustavo Hernández Parcero, desaparecido forzadamente el 14 de julio de 1995, en El Crucero, Tila.

Hermelinda Pérez Torres, desaparecida forzadamente el 21 de junio de 1996, en Miguel Alemán, Tila.

Juan Ramírez Torres, desaparecido forzadamente el 4 o 5 de junio de 1996, en Miguel Alemán, Tila.

Lorenzo García García, desaparecido forzadamente el 20 de noviembre de 1994, Tzaquil, Tila.

María López Méndez, desaparecida forzadamente el 24 de marzo de 1995, Emiliano Zapata, Tumbalá.

María Rebeca Pérez Pérez, desaparecida forzadamente el 12 de agosto de 1996, Masojá Chico, Tila.

Mateo Arcos Guzmán, desaparecido forzadamente el 1 de agosto de 1997, Aguascalientes, Tila.

Mateo Jiménez López, desaparecido forzadamente el 24 de mayo de 1996, Usipá, Tila.

Mateo Méndez Jiménez, desaparecido forzadamente el 24 de mayo de 1996, Usipá, Tila.

Miguel López López, desaparecido forzadamente el 4 de septiembre de 1996, municipio Tila.

Miguel Parcero Parcero, desaparecido forzadamente el 1 de agosto de 1997, 1 de Enero de 1997.

Minerva Guadalupe Pérez Torres, desaparecida forzadamente el 20 de junio de 1996, Miguel Alemán, Tila.

Oscar Jiménez Jiménez, desaparecido forzadamente el 19 o 20 de junio de 1996 en Pachuc Corozil, Tila.

Pascual Ortiz Sánchez, desaparecido forzadamente el 25 de junio de 1995, Panchuc Corozil, Tila.

Pascual Ramírez Gómez, desaparecido forzadamente el 14 de julio de 1995, municipio Tila.

Pedro Álvaro Arcos, desaparecido forzadamente el 14 de julio de 1995, municipio Tila.

Ramón Ramírez López, desaparecido forzadamente el 14 de julio de 1995, municipio Tila.

Sebastián Vázquez Martínez, desaparecido forzadamente el 14 o 15 de agosto de 1996, municipio Tila.

Gerónimo Gómez López, desaparecido forzadamente el 20 de diciembre de 2000 en Simojovel.

José Hidalgo Pérez, desaparecido forzadamente el 10 de junio de 1999, San Cristóbal de Las Casas.

Antonio Guzmán González, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Prado, Ocosingo.

Fernando Ruiz Guzmán, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Prado, Ocosingo.

Marco Guzmán Pérez, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Prado, Ocosingo.

Doroteo Ruiz Hernández, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Prado, Ocosingo.

Diego Aguilar Hernández, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Prado, Ocosingo.

Eliseo Hernández Cruz, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Prado, Ocosingo.

Eusebio Jiménez González, desaparecido forzadamente en enero de 1994, San Juan, Ocosingo.

Santiago Pérez Méndez, desaparecido forzadamente en enero de 1994, San Juan, Ocosingo.

Marcos Pérez Córdoba, desaparecido forzadamente en enero de 1994, San Juan, Ocosingo.

Juan Mendoza Lorenzo, desaparecido forzadamente en enero de 1994, San Miguel, Ocosingo.

Elíseo Sánchez Pérez, desaparecido forzadamente en enero de 1994, San Miguel, Ocosingo.

Leonardo Méndez Sántiz, desaparecido forzadamente en enero de 1994, La Garrucha, Ocosingo.

Carmelo Méndez Méndez, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Carmen Pataté, Ocosingo.

Javier Hernández López, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Carmen Pataté, Ocosingo.

Enrique González García, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Patiwitz, Ocosingo.

Marcelo Pérez Jiménez, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Patiwitz, Ocosingo.

Manuel Sánchez González, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Patiwitz, Ocosingo.

Nicolás Cortez Hernández, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Patiwitz, Ocosingo.

Vicente López Hernández, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Patiwitz, Ocosingo.

Javier López Hernández, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Nuevo Suchilá, Ocosingo.

Alejandro Sánchez López, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Galeana, Ocosingo.

Enrique Hernández Vázquez, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Martinica, Ocosingo.

Juan N, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Ibarra, Ocosingo.

Floriberto López Pérez, desaparecido forzadamente en enero de 1994, La Sultana, Ocosingo.

Pedro López García, desaparecido forzadamente en enero de 1994, La Sultana, Ocosingo.

Alfredo Sánchez Méndez, desaparecido forzadamente en enero de 1994, La Sultana, Ocosingo.

Santiago Ramírez Hernández, desaparecido forzadamente en enero de 1994, San Juanito, Ocosingo.

Apolinar López López, desaparecido forzadamente en enero de 1994, San Francisco, Ocosingo.

Rogelio García García, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Carmen Chiquito, Ocosingo.

Silverio Gómez Alvarez, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Norte de Chiapas, Ocosingo.

Bartolo Pérez Cortés, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Prado, Ocosingo.

Marcos Gómez Velasco, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Chanal, Ocosingo.

Arturo Aguilar Jiménez, desaparecido forzadamente en enero de 1994, Yaxkul, Ocosingo.

Francisco Gómez Hernández, desaparecido forzadamente en enero de 1994, La Sultana, Ocosingo.

Mariano Pérez Guzmán, Miguel Moreno Montejo, Pedro Núñez Pérez y Antonio Peñate López, también conocido como Juan Peñate Montejo, desaparecidos forzadamente el 13 de noviembre de 2006 en Viejo Velasco, Ocosingo.

Edmundo Reyes Amaya y Gabriel Alberto Cruz Sánchez, desaparecidos forzadamente el 24 de mayo de 2007, Oaxaca de Juárez, Oaxaca.

Le e i migranti spariti forzatamente in territorio messicano.

[1] Convenzione Interamericana sulla sparizione forzata di persone. Disponibile qui: http://www.oas.org/juridico/spanish/Tratados/a-60.html

Convenzione Internazionale per la protezione di tutte le persone contro le sparizioni forzate. Disponibile qui: http://www2.ohchr.org/spanish/law/disappearance-convention.htm

Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. Disponibile qui: http://www.derechos.net/doc/tpi.html

(traduzione a cura di rebeldefc@autistici.orghttp://www.caferebeldefc.org)

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La Jornada – Giovedì 26 maggio 2011

Gli zapatisti denunciano un tentativo di esproprio a San Antonio Toniná. La proprietà si trova nelle immediate vicinanze di un sito archeologico

HERMANN BELLINGHAUSEN

La giunta di buon governo zapatista (JBG) El camino del futuro, corrispondente al caracol di La Garrucha, Chiapas, ha allertato su un nuovo tentativo di esproprio nelle vicinanze del sito archeologico di Toniná, contro un proprietario che è base di appoggio dell’EZLN. La proprietà, denominata San Antonio Toniná, appartiene legalmente e legittimamente ad Alfonso Cruz Espinosa, del municipio autonomo Francisco Gómez. Gli zapatisti accusano l’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH) ed il governo statale di non rispettare un accordo firmato più di due anni fa.

A febbraio di quest’anno, Cruz Espinosa era stato citato presso il giudice di distretto di Ocosingo. Ora, il magistrato “minaccia di sgomberare il compagno ed agenti di Pubblica Sicurezza si introducono nel campo senza rispetto apponendo i timbri della INAH”. La JBG dichiara che quella terra è “dell’EZLN, non del malgoverno”.

La JBG ricorda che l’11 febbraio 2009, rappresentanti dell’INAH, il governo statale ed autorità municipali firmarono un verbale di consegna-ricevimento di San Antonio Toniná al suo proprietario legittimo, dopo un conflitto scoppiato nell’aprile 2008, quando Cruz Espinosa realizzò un laghetto nella sua proprietà – “affinché i suoi animali potessero bere” – e la INAH cercò di cacciarlo, arrestarlo e fargli pagare una multa per presunti danni sui terreni della zona archeologica. Dopo l’intervento del consiglio municipale autonomo e della JBG, il delegato dell’INAH, la segretaria di Governo del Chiapas, insieme a diversi funzionari, firmarono l’accordo menzionato, col quale il problema era apparentemente risolto.

Ora, vogliono approfittare dei familiari di Cruz Espinosa, i quali, “consigliati dal malgoverno, vogliono appropriarsi delle terre per negoziarle con il malgoverno stesso”, come denuncia la giunta zapatista. Questa dichiara che la proprietà è stata recuperata con il suo intervento, “e alla fine consegnata al compagno, legalmente e di diritto, ed esistono documenti che avallano che la terra gli appartiene”.

La nuova persecuzione contro il proprietario è iniziata a febbraio di quest’anno. A sostegno della sua argomentazione, la denuncia zapatista è accompagnata da una copia dell’accordo firmato. Lì si specifica che anche le terre attigue all’accampamento dell’INAH “sono di proprietà di Alfonso Cruz Espinosa, il quale può disporre di esse senza contravvenire alle norme e regole dell’istituto”, il quale “dovrà rispettare i diritti del proprietario”, facilitare la reinstallazione dell’energia elettrica e la fornitura di acqua nella proprietà.

Le autorità autonome dichiarano: “Noi dell’EZLN ne abbiamo abbastanza delle minacce”. Ed aggiungono: “che sia chiaro al malgoverno di Felipe Calderón che queste terre recuperate sono dell’EZLN e sono per le sue basi di appoggio”. La terra “non si cede, non si compra e non si vende; la difenderemo e non permetteremo che si continuino a vessare le basi di appoggio”.

Ritengono direttamente responsabili i tre livelli del governo di qualunque azione “che attenti all’integrità fisica del compagno e della sua famiglia”. http://www.jornada.unam.mx/2011/05/26/politica/021n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Denuncia della Comunità di Cruztón, Municipio di Venustiano Carranza, Chiapas, Messico.

23 maggio 2011

 Alla Giunta di Buon Governo della Zona Altos, con sede in Oventic, Chiapas.

Alle e agli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona.

Alla Zezta Internazionale.

Ai Media Alternativi.

Alle Organizzazioni per i Diritti Umani.

Compagne e compagni:

Prima di tutto mandiamo un grande saluto da parte de@ compagn@ aderenti a L’Altra Campagna della nostra comunità. Oggi vogliamo informarvi di quanto sta accadendo.

Il giorno 5 aprile 2011 alle 12:30pm circa, stavamo lavorando nella nostra proprietà, quando sono arrivate quattro persone che hanno detto di chiamarsi Mariano Pérez Pérez, Dionisio Pérez Díaz, Pedro Pablo Pérez Pérez e Domingo López López, i primi tre primi hanno detto di essere di Nuevo Amatenango e l’ultimo del Poblado Nuevo San Juan, entrambi del municipio di Teopisca, e che venivano da parte della Procura Agraria e del dirigente Felipe Gómez Díaz perché qui ci sono alcune terre abbandonate ed che inoltre ce ne sono in abbondanza. Noi abbiamo risposto che si trovavano sulle nostre terre recuperate e che qui non ce ne sono altre, e che da anni sono le nostre terre perché le hanno coltivate i nostri nonni e noi le abbiamo recuperate nel 2007 ed a giugno del 2009 il malgoverno ha risolto questo conflitto lasciando in nostro possesso i 249-39-06.574 ettari patrimonio delle nostre famiglie.

Dal 5 aprile al 16 maggio di quest’anno, girano voci che ci siano persone della comunità che si stiano unendo in gruppo per sottrarci le nostre terre e che in questo gruppo ci siano persone della nostra stessa comunità. Inoltre abbiamo saputo che il signor Valentín Jiménez González, che è stato Presidente del Commissariato Ejidale dell’Ejido San José Cerro Grande I, che con l’inganno invase la nostra proprietà e che più tardi la regolarizzò come un nuovo ejido grazie al programma Procede, e che nel giugno del 2009 ha ricevuto “un aiuto economico con la finalità di saldare la controversia sociale agraria” e questo accordo prevedeva che le terre restassero in legittimo possesso di noi, gli Aderenti all’Altra Campagna, sta organizzando le persone per tornare a sottrarci le nostre terre.

Secondo le voci che circolano, il signor Valentín ha venduto per 60 mila pesos al signor Guadalupe Cruz, i documenti del suo presunto Ejido San José Cerro Grande I, documenti che dal giugno del 2009 sono senza valore perché ha rinunciato ai propri diritti agrari vigenti in relazione ai 249-39-06.574 ettari. per risolvere il problema, nei quali si prevede che le terre restano in nostro legittimo possesso ed inoltre si impegnava a non esercitare al presente o in futuro nessuna azione, nei fatti o per vie legali, per riprendersi le nostre terre. Per questo il signor Valentín vuole ingannare la gente per ricreare il conflitto e riprendersi la “sua parte” se il nuovo gruppo riuscirà a sottrarci le nostre legittime terre. Noi abbiamo sempre denunciato che i presunti ejidatarios dello scomparso Ejido San José Cerro Grande I, creano sempre problemi ed invadono le terre per poi fare affari con la nostra madre terra.

Per questo chiediamo al malgoverno di rispettare le nostre legittime terre che ci spettano di diritto. E che la Procura Agraria smetta di fomentare le persone ad invadere e creare altri problemi. Poiché noi lavoriamo e coltiviamo le nostre legittime terre, in maniera limpida, per il sostentamento dei nostri figli.

Riteniamo responsabile il malgoverno per quello che potrebbe accadere nella nostra comunità e che inoltre ci nformi immediatamente del risultato del “Accordo Quietanza” firmato il 3 giugno 2009 e presentato al Tribunale Unitario Agrario per la sua ratifica.

È per questo che vi chiediamo, compagne e compagni Aderenti all’Altra Campagna, di tenersi al corrente della nostra situazione, perché di nuovo il malgoverno vuole creare conflitti sulle nostre legittime terre.

Distintamente,

Comunità di Cruztón, Municipio di Venusiano Carrranza, Chiapas; Messico

Viva l’EZLN! Viva l’EZLN! Viiva l’EZLN!

La terra è di chi la lavora!

La terra non si vende, si coltiva e si difende!

Viva L’Altra Campagna!

Basta con la guerra di Calderón!

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(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 20 maggio 2011

“Dichiarazione Mondale” de personalità e ONG per chiedere la liberazione dei 5 indigeni chiapanechi. Tra i firmatari anche Chomsky, American Indian Movement e lo scrittore guatemalteco Sergio Tischler

Hermann Bellinghausen

Per la liberazione dei cinque contadini tzeltales di San Sebastián Bachajón arrestati in Chiapas si sono pronunciati l’intellettuale Noam Chomsky; l’American Indian Movement negli Stati Uniti; lo scrittore uruguaiano Raúl Zibechi ed il ricercatore Sergio Tischler in Guatemala, con una “Dichiarazione Mondiale” appoggiata da 55 organizzazioni nazionali e 33 statunitensi.

In questa si chiede “il rispetto del diritto alla libera determinazione e l’esercizio di autonomia del popolo di San Sebastián, aderente all’Altra Campagna”, come stipulato dal Trattato 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro su popoli indigeni e tribali in paesi indipendenti, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti di detti popoli e gli Accordi di San Andrés, tutti firmati dallo Stato messicano.

Il pronunciamento esige ” Per il rispetto del diritto all’uso e sfruttamento delle risorse naturali che come Popoli originari hanno preservato nel corso di secoli “, e la liberazione immediata di Jerónimo Guzmán Méndez, Domingo Pérez Álvaro, Juan Aguilar Guzmán, Domingo García Gómez e Mariano Demeza Silvano. Infine, chiede “il ritiro immediato dei corpi di polizia e militari che tengono sotto assedio la zona dell’Ejido di San Sebastián Bachajón, esattamente agli accessi dello stabilimento balneare di Agua Azul che oggi è gestito dai governi statale e federale”.

Sottoscrivono queste istanze Fernanda Espinosa (Ecuador), Val Thien Tlapaltic (Filippine), Nikolitsa Angelepulou (Grecia), Benjamin Fogel e Jared Sacks (Sudafrica), e centinaia di altre persone in particolare da Messico, Stati Uniti e Italia, insieme ad organizzazioni di Spagna Svizzera, Germania, Argentina, Francia, Austria, Slovenia, Nuova Zelanda, Canada, Regno Unito, Uruguay, Belgio e Costa Rica. Inoltre, Abahlali Base Mjondolo (Movimento drgli Abitanti delle Case di Cartone) e Studenti per la Giustizia dell’Università Rhodes, in Sudafrica, e Calcutta for Global Justice, in India. (…)

Secondo la denuncia internazionale, la regione di Agua Azul, dove si trova San Sebastián, “è diventato il chiaro esempio dove i governi statale e federale esercitano con tutta la forza dello Stato per saccheggiare il territorio dei popoli indigeni”. http://www.jornada.unam.mx/2011/05/20/index.php?section=politica&article=021n1pol

Testo completo della dichiarazione: https://chiapasbg.wordpress.com/2011/05/20/dichiarazione-mondiale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Dichiarazione Mondiale a Sostegno degli Idigeni Tseltales di San Sebastián Bachajón Aderenti all’Altra Campagna

In Chiapas gli investimenti nel turismo e nelle infrastrutture, nella logica di “sviluppo” governativo attraverso il progetto Centro Integralmente Planificado Palenque (CIPP) che a sua volta fa parte del progetto più ambizioso denominato Mesoamérica (già noto come il Plan Puebla Panamá), sono ormai una contesa cruciale contro la costruzione di alternative di vita dei Popoli originari in Chiapas che lottano ormai da anni per il riconoscimento della propria autonomia come popoli nella cornice della libera determinazione, e che nella pratica esercitano il loro processo autonomistico. Sono loro che storicamente conservano le risorse naturali ed il proprio territorio, in un equilibrio di relazione razionale e umana. In quella lotta per la sopravvivenza si colloca la resistenza civile delle e degli ejidatarios di San Sebastián Bachajón (SSB) aderenti all’Altra Campagna (LOC) nella zona di Agua Azul.

I Popoli che resistono in difesa dei loro diritti devono affrontare, da parte dei governi neoliberali, molteplici azioni con le quali si intende distruggere l’organizzazione ed il lavoro di costruzione di altri mondi possibili. Oggi, il governo del Chiapas ha arbitrariamente arrestato e tiene sotto costante vessazione e minacce, 5 ejidatarios di San Sebastian Bachajón dell’Altra Campagna, tutti innocenti dei reati di cui sono accusati, sono vittime del sistema giudiziario messicano corrotto, che ubbidisce alla voce degli interessi degli investimenti nazionali ed internazionali. Questo sistema serve a reprimere e distruggere i Popolo, le organizzazioni o le persone che non concordano con gli interessi del governo neoliberale, interessi che stanno provocando stragi e la morte di chi scommette su una vita in cui i diritti umani si sviluppino e si vivano in pienezza.

L’azione di repressione più recente affrontata dagli ejidatarios è avvenuta lo scorso passato 9 aprile 2011, quando circa 800 agenti della Polizia Statale Preventiva, Polizia Federale e Militari hanno sgomberato gli ejidatarios di San Sebastian Bachajón dell’Altra Campagna che ore prima avevano preso il controllo del botteghino di ingresso alle cascate, lo stesso che era stato sottratto loro il 2 febbraio con un piano messo a punto dal governo del Chiapas insieme agli ejidatarios “filogovernativi”. La regione di Agua Azul è il chiaro esempio dove i governi statale e federale esercitano tutta la forza dello Stato per lo storico saccheggio del territorio dei Popoli indigeni.

Per le innumerevoli violazioni dei diritti umani compiute contro gli ejidatarios di San Sebastian Bachajón dell’Altra Campagna, collettivi, comitati, movimenti, organizzazioni sociali e società civile così ci pronunciamo:

1. Per il rispetto del diritto alla libera determinazione e all’esercizio della propria autonomia del Popolo tseltal di San Sebastián Bachajón aderente all’Altra Campagna, come stipulato nel Trattato No.169 su popoli indigeni e tribali in paesi indipendenti; Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni e gli Accordi di San Andrés, Documento 1, 3. 1. Documento 2, II, IV (2. 3.); Documento 3.1 (c, d); Documento 1, Principio della nuova relazione 5.

2. Per il rispetto del diritto all’uso e sfruttamento delle risorse naturali che come Popoli originari hanno preservato nel corso di secoli.  Diritto sancito dal Trattato No.169, su popoli indigeni e tribali in paesi indipendenti art. 13.2; Dichiarazione delle Nazioni Unite su Diritti dei Popoli Indigeni e gli Accordi di San Andrés, Documento 1.4 B. 2.; Documento 1, Principio della nuova relazione 2

3. Per la liberazione immediata di: Jerónimo Guzmán Méndez, ejidatario dell’Altra Campagna; Domingo Pérez Álvaro, membro della Commissione di promozione dell’Altra Campagna; Juan Aguilar Guzmán, cassiere dell’Altra Campagna; Domingo García Gómez, membro del Comitato di Difesa dei Diritti Umani; Mariano Demeza Silvano, minorenne dell’Altra Campagna.

4. Per il ritiro immediato dei corpi di polizia e militari che tengono sotto assedio la zona dell’Ejido di San Sebastián Bachajón, esattamente agli accessi dello stabilimento balneare di Agua Azul che oggi è gestito dai governi statale e federale.

FIRME

Italia

Associazione Ya Basta! Italia

Associazione culturale “I Commedianti della Pieve”

Associazione onlus Le Case degli Angeli di Daniele

Collettivo Italia Centro America

Comitato Chiapas “Maribel” di Bergamo

 Profesor Mario Zunino, Italia
Università di Urbino, Italia
Luca Brogioni, Italia
Rete Radiè Resch, Italia
Silvana Capurso, Italia
Patrizia Capoferri, Italia
Aderiamo All’appello, Italia
Anna Pacchiani, Italia
Massimo Vecchi, Italia
Angela Bellei, Italia
Francesco Biago, Italia
Rete Radie Resch Treviso, Italia
Bruno Bartolozzi, Italia
Nedda Alberghini, Italia
Fortunato Po, Italia
Gianni Borgatti, Italia
Elena Fornaciari, Italia
Simona Tuffoli, Italia
Cinzia Mantovani, Italia
Giovannino Albanese, Italia
Francesca di Cristofaro, Italia
Iole Benelli, Italia
Wanda Banzi, Italia
Venusta Biagi, Italia
Paola Govoni, Italia
Vittorio Cavallini, Italia
Paola Vancini, Italia
Piero Zannarini, Italia
Federica Govoni, Italia
Stefano Lodi, Italia
Lara Munurati, Italia
Stefano Sandoni, Italia
Virna Calzolari, Italia

Messico

Acción Directa Autogestiva

Amig@s de Mumia de México

Asamblea Nacional de Braceros

Brigada Callejera de Apoyo a la Mujer “Elisa Martínez”, A. C.

Brigada Feminista por la Autonomìa

Cauce Ciudadano A.C., Miguel Ángel Mendoza Sanchez

Ce-Acatl, A.C.

Celula Revolucionaria Independiente Almaye

Centro de Alojamiento Junax, A.C.

Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, A. C.

Centro de Estudios Antropológicos

Centro de Investigación y Acción de la Mujer Latinoamericana

Centro de Promoción y Educación Profesional Vasco de Quiroga, A. C.

Central de Organizaciones Campesinas y Populares Chiapas-Mexico

Colectivo Contra la Tortura y la Impunidad, A.C.

Colectivo de Estudios Críticos en Derecho-RADAR

Colectivo de Mujeres Tejiendo Resistencias
Colectivo Heroes de Acteal, Maria de Lourdes de la Parra Garcia

Colectivo la Otra Ciudad de Chihuahua

Colectivo Utopia Puebla

Colectivo Votán Zapata

Comisión de Seguimiento del Tribunal Internacional de Conciencia de los Pueblos en Movimiento, Camilo Perez Bustillo

Comisión para la Defensa de los Derechos Humanos, A. C. Ana María Vera

Comité Cerezo Mexico

Comité de Campesinos Pobres

Consejo Ciudadano Cultural para las Artes de Morelos, A. C.

Consejo Nacional Urbano y Campesino, A.C.

Cooperativa Máteru Kurhinta

Coordinadora Valle de Chalco

Desarrollo Económico y Social de los Mexicanos Indígenas, A. C.

Equipo Indignación A.C.

Espacio social y kultural La Karakola

Foro Lomas del Poleo

Frente Magisterial Independiente Nacional

Frente Mexicano Pro Derechos Humanos, A. C.

Frente Nacional de Organizaciones BRACEROPROA, A. C., Martha Suarez Cantu, Presidenta Binacional

Frente Popular “Ricardo Flores Magon”

jovenes en resistencia alternativa

La Otra Campaña Tlaxcala

La Otra Chilanga, Sebastián Liera

La Otra Fresnillo

La Voldora Radio 97.3 FM

Municipio Autónomo de San Juan Copala

Niñas y Niños en La Otra Campaña-DF, Nicte-Há Dzib Soto

Organización Zapatista “Educación para la Liberación de Nuestros Pueblos”

Pozol Colectivo

Radio Ñomndaa, La Palabra del Agua

Red Magisterial Popular Chiapas-Mexico

Red de Mujeres de la Tierra Unidas por un Futuro y un Mundo Mejor, A. C.

Regional Sur Poniente de La Otra Campaña-DF, Gustavo García Rojas

Sector de Trabajadores Región Centro y de la Otra Totonacapan

Union Popular Apizaquense Democratica e Independiente

Xochimilco Zapatista

Zapateando, al son de los medios abajo y a la izquierda

Stati Uniti

American Indian Movement-West

Anti-Racism Committee of the National Lawyers Guild, Garrett Wright, Co-Chair

Association of Junior Leagues International, Lyndell Brookhouse Gil

Bend-Condega Friendship Project, Tim Jeffries, Coordinator

Chelsea Tenant Action Committee, Rosa María de la Torre

Chiapas Support Committee/Comité de Apoyo a Chiapas

Coatlicue Theatre Company, Inc., Hortencia Colorado, Elvira Colorado y Shaun Colorado Finnerty

Colectivo Radio Zapatista, México/EU.

Colectivo de Radio Zapatista Sudcaliforniano

Colectivo Zapatista, Bertha Gutierrez

Eastside Café, Sirena Pellarolo

El Kilombo Intergaláctico

Frente Zapatista Sudcaliforniano

Friends of Brad Will

Harlem Tenants Council, Nellie Hester Bailey
Harlem Fightback Against War at Home & Abroad

In Solidarity With Immigrants, Jaymes Winell
Institute for Anarchist Studies, Joshua Stephens

Just Cause

Justseeds Artists’ Cooperative, Kevin Caplicki

Kolectivo de Medios

Long Island Jobs with Justice, Charlene Obernauer, Executive Director

Marin Task Force on the Americas, Dale Sorensen, Director

Mexico Solidarity Network

Misioneros de San Columbano, Pbo. Guillermo Morton

Movimiento por Justicia del Barrio

New Jewel Movement

NYCLU, Arianna Gil

Office of the Americas, Blase Bonpane, Ph.D. Director

Resist and Multiply, Claudia Aukuwilka

West Harlem Coalition, Tom DeMott

The Wild Poppies Collective

Sudafrica

Abahlali baseMjondolo (Movimiento de Habitantes de Casas de Carton)

Students for Social Justice – Universidad Rhodes

India

Kolkata for Global Justice

Francia

Colectivo Chiapas-Ariège

Comité de solidarité avec les peuples du Chiapas en lutte

Grupo Les trois passants

Svizzera

Colectivo Zapatista Marisol de Lugano

Solidaridad directa con Chiapas

Spagna

Centro de Documentación sobre Zapatismo (Cedoz)

Colectivo ¿Qué pasa en el mundo?

Confederación General del Trabajo (CGT)

Grupo IRU

Para Todos Todo de Pina de Ebro- Zaragoza

Plataforma de Solidaridad con Chiapas de Madrid

Red de Apoyo Zapatista de Madrid

Red Libertaria Apoyo Mutuo

Catalogna

Acción de los Cristianos para la Abolición de la Tortura

Associació Cultural el Raval “El Lokal”

Barrikada Zapatista en Barcelona

Grupo de Apoyo a la Zona de Costa de Barcelona

La Reus, Cultural i Solidària per la Pau

Pasi Baschi

Plataforma Vasca de Solidaridad con Chiapas

Slovenia

Colectivo Dostje!

Grecia

Colectivo ALANA (Solidaridad, Resistencia, Dignidad)

VOID NETWORK

Austria

Café del Mundo

Caracol Mundo-Eco de Latido en Solidaridad

Casa Mexico

Restaurant “Los Mexicas”

Nuova Zelanda

Wellington Zapatista Solidarity Committee

Canada

Building Bridghes Humand Rights Observers

2110 Centre for Gender Advocacy

Regno Unito

UK Solidarity Network

Inghilterra

Dorset-Chiapas Solidarity Group

Kiptik

London Mexico Solidarity Group

Reel News Videoactivist Collective

Scozia

Glasgow Chiapas Solidarity Group
Grupo Solidario Edimburgo-Chiapas
Edimburgo

Argentina

Pax Social

Red de Solidaridad con Chiapas de Vicente Lopez

Belgio

Collectif Chiapas de Liège

Germania

Gruppe B.A.S.T.A.

La Red YA-BASTA-NETZ

Uruguay

Colectivo Contraimpunidad

Costa Rica

Comité Ave Fénix

Raul Zibechi, Uruguay

Noam Chomsky, Estados Unidos

Fernanda Espinosa, Ecuador
Val Thien Tlapaltic, Filipinas
Julie Webb-Pullman, Nueva Zelanda
Benjamin Fogel, Sudafrica
Jared Sacks, Sudafrica
Nikolitsa Angelopoulou, Grecia
Patricia Rodriguez Jurado, Argentina
Elisa Amanda Mata, Argentina
Sergio Tishler, Guatemala
Violeta Pacay Zamora, Guatemala
J Montano Lozano, Canada
Brett Story, Canada
William M. Burton, Canada
Katie Earle, Canada
Martha E Sánchez, Costa Rica
Shaun Dey, Inglaterra
Fliss Premru, Inglaterra
Angie Taylor, Inglaterra
John Sinha, Inglaterra
José Mª Olaizola Albeniz, Euskadi
David E. Tavárez, Estados Unidos
Alex van Schaick, Estados Unidos
Anastasia Hardin,Estados Unidos
Christopher Beach, Estados Unidos
Terri Bennett, Estados Unidos
Guadalupe Lizárraga, Estados Unidos
Laura Waldman, Estados Unidos
Arnoldo García, Estados Unidos
Michael Kozart, Estados Unidos
Marianna Rivera, Estados Unidos
Todd Davies, Estados Unidos
David L. Wilson, Estados Unidos
Jose Plascencia, Estados Unidos
Mary Ann Tenuto, Estados Unidos
Sylvia Romo, Estados Unidos
Carolina Dutton, Estados Unidos
Michael Cucher, Estados Unidos
Cecile Lumer, Estados Unidos
Nati Carrera, Estados Unidos
Marisa Handler, Estados Unidos
Ariana Kalinic, Estados Unidos
Odin Cortes Cabrera, Estados Unidos
Molly Talcott, Estados Unidos
Jorge Herrera, Estados Unidos
T M Scruggs, Estados Unidos
Molly Reagh, Estados Unidos
Marilyn Naparst, Estados Unidos
Joanne Castronovo, Estados Unidos
Sheila Thorne, Estados Unidos
Tricia Boreta, Estados Unidos
Usha, Estados Unidos
Rudy Nevel, Estados Unidos
Cary Escovedo, Estados Unidos
Elizabeth Martinez, Estados Unidos
Luz Lee, Estados Unidos
Norma J. Harrison, Estados Unidos
Amanda Bloom, Estados Unidos
Dale Sorensen, Estados Unidos
Aran Watson, Estados Unidos
Christine Knight, Estados Unidos
Sara Diamond, Estados Unidos
Dana Bellwether, Estados Unidos
George Cammarota, Estados Unidos
Wendy Wood, Estados Unidos
Joanne Shansky, Estados Unidos
Sarait Martínez, Estados Unidos
Ernesto Saavedra, Estados Unidos
Meredith Staples, Estados Unidos
Susan Marsh, Estados Unidos
Charlotte Cote, Estados Unidos
Heidi Sarabia, Estados Unidos
Kate Savkovich, Estados Unidos
Túlio Zille, Estados Unidos
Diana Bohn, Estados Unidos
Malú Huacuja del Toro, Estados Unidos
Denisse Andrade, Estados Unidos
George Caffentzis, Estados Unidos
Diana Warwin, Estados Unidos
Louise Seamster, Estados Unidos
Luis Lopez, Estados Unidos
Samantha Bobila, Estados Unidos
Jesse Villalobos, Estados Unidos
Barbara Larcom, Estados Unidos
Shauna Gunderson, Estados Unidos
Luis Feliz, Estados Unidos
Katherine Feliz, Estados Unidos
Nicole Feliz, Estados Unidos
Zuinda Leon, Estados Unidos
Cathy de la Aguilera, Estados Unidos
RJ Maccani, Estados Unidos
Charlie Perez, Estados Unidos
Hillary Lazar, Estados Unidos
Montserrat Mendez, Estados Unidos
Hankyung Kim, Estados Unidos
Saydee Villarruel, Estados Unidos
Ralph Torres, Estados Unidos
Alexander Dwinell, Estados Unidos
Yuri Rojas, Estados Unidos
Ainsley B. Story, Estados Unidos
Jonathan Fox, Estados Unidos
Birdie Gutierrez, Estados Unidos
Aleida Lomeli, Estados Unidos
Piera Segre, Estados Unidos
Grace de la Cruz, Estados Unidos
Kate Savkovich, Estados Unidos
Jill Dowling, Estados Unidos
Jennifer Sullivan, Estados Unidos
Amarela Varela, Mexico
Dorinda Moreno, Mexico
Alejandra Vargas, Mexico
Guillermo Schneider H., México
Graciela Najera Allende, Mexico 
Pedro Guzmán, Mexico
Xilonen Pérez Bautista, Mexico
Cristina Coronado Flores, Mexico
Juan Carlos Martíez Prado, Mexico
Rodrigo Gutiérrez, México.
Jorge Peláez, México
Mylai Burgos, México
Yacotzin Bravo, México
Aline Rivera, México
Liliana López, México
Lena García Feijoo, Mexico
Laura Castellanos, Mexico
Eva Luz leal Castro, Mexico
Cynthia Ramírez Ríos, Mexico
Luisa Elena Yannini Mejenes, Mexico
Isabel Lozano Maurer, Mexico
Cecilia Zeledon, Mexico
Maria Rodriguez, Mexico
Ana Rodriguez, Mexico
Lucia Rodriguez, Mexico
Francisco Rodriguez, Mexico
Ana Lidia Flores, Mexico
Maria Luisa Maurer, Mexico
Adriana Maurer, Mexico
Sebastian Mantelli, Mexico
Sofia Lozano, Mexico
Daniel Lozano, Mexico
Pamela Walls, Mexico
Marina Rojo, Mexico
Cuauhtemoc Padilla M., Mexico
Sergio Pliego, Mexico
Maria Luisa Rios, Mexico
Alejandra de la Mora, Mexico
Diego de la Mora, Mexico
Judith Flores Carmona, Mexico
Luis Deloya, Mexico
Carlos Mc Brigthe, Mexico
Marina Kaplan, Mexico
Juan Anzaldo Meneses, Mexico
Esperanza Estrada L., Mexico
Sandra Luz Garcia, Mexico
Ramon Menza, Mexico
Jesus Guevara, Mexico
Oscar Hernandez López, Mexico
Maria Armendra Hernandez López, Mexico
Maria Asuncion Hernández López, Mexico
Esperanza Marina Hernández López, Mexico
Geronimo Alberto Hernández López, Mexico
Ana Maria Hernández López, Mexico
Roberto Valentina Hernández López, Mexico
Xochitl Guevara, Mexico
Huixil Guevara, Mexico
Ixchel  Guevara, Mexico
Esperanza López Espada, Mexico
Jovita Patricia Gómez Cruz, Mexico
MA. Esther Piña Soria Calderon, Mexico
Ricardo Antonio Sanchez Piña Soria, Mexico
Hector Ricardo Sanchez Coronado, Mexico
María Consuelo Niembro Domínguez, Mexico
Ines Segivia Camelo, Mexico
Adriana Chávez Tejeda, Mexico
Héctor Vicario Montiel, Mexico
Adriana Vicario Chávez, Mexico
Dr.Raùl Pàramo Ortega, Mexico
Carmen Huerta, Mexico
Susana Karina Navarrete Guerrero, Mexico
Cristina Coronado Flores, Mexico
Claudia Ytuarte Núñez, Mexico
Rodrigo Servín Camacho, Mexico
Esther Pérez Aboytes, Mexico
Julio Cesar Rincon, Mexico
Albert Moliner Fernandez, Catalunya
Iñaki García García, Catalunya
Lola de Querol Duran, Catalunya
Francesc Laporta, Catalunya
José L. Humanes Bautista, Estado Español

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La Jornada – Giovedì 12 maggio 2011

I “prigionieri politici” della Voz del Amate e i “prigionieri solidali” chiedono di essere scarcerati

Herman Bellinghausen

I “prigionieri politici” della Voz del Amate, aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN, ed il gruppo di “prigionieri solidali” con loro, rinchiusi tutti nel penale numero cinque di San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, chiedono di essere liberati immediatamente, perché il loro arresto è ingiustificato.

Alberto Patishtán Gómez e Rosario Díaz Gómez hanno inoltre dichiarato che “la soluzione dei molti problemi che angosciano il Messico non è aumentare le retribuzioni del personale dell’Esercito federale e poi militarizzare tutto il paese, tanto meno far sparire ed assassinare civili innocenti ed opprimere la povera gente”.

“Non vale nemmeno arrestare gente innocente”. Così facendo, il presidente Felipe Calderón “che vuole dare l’immagine di un paese stabile e di pace”, fa il contrario. “Qui si vedono solo i diritti umani violati e l’impunità in molti casi”.

Comunicano di essersi uniti come La Voz del Amate “alla marcia silenziosa convocata dall’EZLN il 7 maggio”, con un digiuno e preghiera di 12 ore, “in solidarietà con la Marcia Nazionale per la Giustizia e contro l’Impunità, per l’omicidio dei ragazzi e della famiglia del compagno Javier Sicilia che sono Juan Sicilia Ortega, Luis Antonio Romero Jaime, Julio César Romero Jaime e Gabriel Alejo Escalera”.

Dicono “basta alla guerra di Calderón, non più sangue”, e sostengono: “Ne abbiamo abbastanza delle ingiustizie e degli arresti per reati fabbricati. Chiediamo a tutto il Messico di fermare questa guerra di morti e odi, e chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici del paese”.

Il professore tzotzil Alberto Patishtán, in prigione da più di dieci anni, non desiste dal chiedere la sua libertà. Il governo di Juan Sabines Guerrero ha promesso di intercedere per lui presso le autorità giudiziarie della Federazione, ma a tre anni dallo sciopero della fame con cui si ottenne la liberazione di decine di “prigionieri politici”, il suo caso non è ancora risolto.

Ora, inoltre, c’è un nuovo “prigionieri politico” zapatista, Patrizio Domínguez Vázquez, contadino base di appoggio dell’EZLN del municipio autonomo Tierra y Libertad, originario della comunità Monte Redondo, ingiustificatamente in prigione dal 12 aprile a Motozintla, dopo che la sua casa era stata bruciata da gruppi filogovernativi appoggiati dal presidente municipale di Frontera Comalapa, David Escobar.

Altri detenuti dell’Altra Campagna, i cosiddetti “5 di Bachajón”, sono dietro le sbarre dal 3 febbraio senza che le autorità chiapaneche diano segno di liberarli. Si tratta di Jerónimo Guzmán Méndez, Domingo Pérez Álvaro, Juan Aguilar Guzmán e Domingo García Gómez, nel Centro Statale di Reinserimento Sociale numero 17, a Playas de Catazajá, e Mariano Demeza Silvano nel Carcere Minorile di Villa Crisol, municipio di Berriozábal.

La loro difesa ha dimostrato che sono tenuti imprigionati come “ostaggi politici”, nonostante non siano responsabili dei reati che imputano loro. http://www.jornada.unam.mx/2011/05/12/index.php?section=politica&article=018n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 11 maggio 2011

Elementi dell’Ejército de Dios sparano contro basi dell’EZLN

Hermann Bellinghausen

Il popolo organizzato di Mitzitón, aderente all’Altra Campagna, ha denunciato aggressioni e spari da parte di elementi del cosiddetto Ejército de Dios durante e dopo la marcia delle basi di appoggio dell’EZLN e dell’Altra Campagna nel centro di San Cristóbal de las Casas, Chiapas,sabato scorso.

Di fronte alla massiccio mobilitazione zapatista e dell’Altra Campagna, sostengono gli indigeni, “il governo risponde subito alla nostra dimostrazione di organizzazione civile e pacifica dell’unica maniera che conosce: con la violenza, oggi per mano dei suoi paramilitari, domani con la sua polizia”.

Gli ejidatarios riferiscono che quel giorno si sono uniti alla Marcia Nazionale per la Giustizia e contro l’Impunità, “vicino ai nostri compagni basi di appoggio zapatisti dei cinque caracoles aderenti all’Altra Campagna; 120 uomini e donne siamo andati a San Cristóbal, il resto delle famiglie sono rimaste in comunità a svolgere le loro attività quotidiane”.

Intorno alle 13 “alcune compagne stavano pascolando le pecore su terreni che confinano con la 31 Zona Militare di Rancho Nuevo”, quando hanno iniziato a sparare contro di loro. “Sono riuscite a vedere due paramilitari aggressori, ma hanno riconosciuto solo il figlio di Roberto Vicente Pérez, noto paramilitare padrone dell’autoveicolo utilizzato nell’attacco che abbiamo subito il 13 febbraio, e che grazie all’impunità e complicità del malgoverno è libero anche se ci sono molte prove dell’attacco armato ed un compagno è stato gravemente ferito”.

Passate le 19 di sabato, “stavamo rientrando dalla marcia quando abbiamo sentito quattro detonazioni”. Un’ora dopo, “i paramilitari hanno esploso altri spari”. I poliziotti appostati nella comunità “dicevano di aver riferito della situazione al loro comandante, ma a noi dicevano che erano petardi”. Due aggressori sono stati riconosciuti: Andrés Jiménez Hernández Segundo e Pascual Zainé Díaz Jiménez. Ce n’era un altro, “ma non sappiamo se ce n’erano altri”.

Alle 21, aggiungono, “Gregorio Gómez Jiménez, leader dei paramilitari dell’Ejército de Dios, col suo camioncino da casa sua percorreva la strada internazionale e la strada sterrata, come se cercasse qualcuno di noi. Ancora adesso continuano la tensione e le minacce”.

Ricordano che il 3 maggio la stampa locale ha pubblicato la dichiarazione del delegato della Segreteria di Comunicazioni e Trasporti, Ernesto Jáuregui Asomoza, che diceva che il progetto dell’autostrada San Cristóbal-Palenque “non è morto e che sarà realizzato come è stato tracciato”.

Denunciano: “Deve essere per questo e perché vedono che siamo organizzati e non siamo soli, ci vogliono provocare, torturare, reprimere ed assassinare affinché smettiamo di difendere il nostro territorio. Il malgoverno di Juan Sabines e di Felipe Calderón deve pensare che in questo modo noi siamo presi solo dalla paura e da difenderci dai paramilitari, ma non dimentichiamo i motivi della nostra lotta, i notri diritti di popoli indigeni, la difesa della nostra terra e territorio e la costruzione della nostra autonomia”. http://www.jornada.unam.mx/2011/05/11/index.php?section=politica&article=017n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Martedì 10 maggio 2011

Le donne indigene sostengono che i governi uccidono non solo con le armi, ma con la povertà e la fame

Hermann Bellinghausen

“Non è più tempo di essere vigliacchi. Quando c’è violenza nel nostro paese proviamo tristezza per la gente, la nostra famiglia e la nostra comunità, ed a volte perfino piangiamo quando sappiamo di quelle brutte notizie. Proviamo rabbia perché ci violentano e ci uccidono, ed i governi non fanno niente, invece mettono in prigione gli innocenti e non i colpevoli”.

In un comunicato rivolto alle donne del Messico ed all’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionali, alcuni collettivi di donne delle comunità Aguacatenango, La Grandeza, Napité, Corostik, Coquiteel, Sulupwitz, Frontera Comalapa, Santa Rosa de Cobán, Yaluma, Chihuahua, e Bella Vista del Norte, delle regioni nord, Altos e sierra di confine, tutti nello stato del Chiapas, sostengono: “La terra è con noi”.

Ed aggiungono: “I governi non ammazzano solo con le armi, ma anche con la povertà, la fame che usano per ingannarci con progetti che ci tolgono il tempo e la fermezza, ci inculcano le loro idee, fanno sì che ci dividiamo e non ci organizziamo. Siamo indigene, contadine, attiviste e lavoratrici, coltiviamo la madre terra, la seminiamo e la curiamo, è nostra e la rispettiamo. I governi ed i grandi paesi vengono a togliercela, ma diciamo loro che la terra non si vende, è nostra madre, di lei viviamo e ci alimentiamo e lottiamo per lei”.

Elencano le loro richieste che includono in maniera significativa il diritto delle donne a possedere e coltivare la terra: “Non vogliamo che la nostra terra, né l’acqua siano privatizzate da grandi imprese come la Coca Cola. Non vogliamo più agenti chimici né transgenici perché portano malattie. Nemmeno progetti per coltivare la palma africana e pinoli, perché esauriscono la forza della terra, danneggiano la nostra salute e non ci fanno produrre più cibo per l’alimentazione, ma ci fanno produrre carburante per le auto e quindi moriremo di fame”.

Respingono le miniere, i programmi governativi quali il Programa de Certificación de Derechos Ejidales y Titulación de Solares Urbanos (Procede), il Programa de Certificación de Bienes Comunales (Procecom) ed il Fondo de Apoyo para los Núcleos Agrarios sin Regularizar (Fanar) “perché sottraggono la madre terra e dividono le nostre comunità”. Nel loro ampio ripudio, le donne indigene organizzate comprendono l’alcool e la droga nelle proprie comunità, “perché provoca violenza”.

“Vogliamo dire ai governi che è bugia che non ci sia più povertà. Non vogliamo militari, poliziotti né posti di blocco, ci controllano sempre e ci fanno violenza. Stanno vicino alle nostre comunità, ci fanno paura, è una bugia che gli eserciti aiutano il popolo, ci violentano e ci uccidono”.

Contadini e contadine “non abbiamo terra, perché i malgoverni la privatizzano, consumata da agenti chimici e monocolture, comprano a basso prezzo i nostri prodotti, il nostro cuore soffre, cerchiamo altri lavori e lasciamo la nostra terra perché i nostri figli hanno fame.”

Chiedono giustizia, non più violenza, che si riconosca il diritto delle donne alla proprietà, alla semina e alla presa di decisioni. “Che rispettino le nostre lingue e cultura e non ci discriminino”.

Dicono agli uomini e alle donne del Messico: “Non cedete, lottate per la terra ed il vostro territorio. È nostra, coltivatela, non vendetela, difendetela”. Invitano ad organizzarsi “perché solo insieme abbiamo la forza per combattere la violenza ed i malgoverni”. Infine, “ai compagni zapatisti diciamo che grazie alla loro lotta abbiamo potuto vedere la realtà in cui viviamo e per questo diciamo loro di prendere in considerazione le donne perché siamo con loro, lottiamo per la stessa cosa ed uniremo le forze”. http://www.jornada.unam.mx/2011/05/10/index.php?section=politica&article=013n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Domenica 8 maggio 2011

Migliaia di indigeni con i passamontagna provenienti dalle cinque regioni sotto l’influenza dell’EZLN hanno percorso le strade di San Cristóbal

Speciale di Gloria Muñoz Ramírez. San Cristóbal de las Casas, Chiapas. 7 maggio. Nel più sorprendente ed assoluto silenzio, più di 15 mila basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), secondo calcoli prudenti, oggi hanno inondato le strade di questa città nella riapparizione pubblica delle comunità in ribellione e dello stato maggiore del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comandancia Generale dell’EZLN dopo più di cinque anni senza manifestare fuori dal proprio territorio.

Nel discorso principale, davanti ad una piazza colma di zapatisti e di organizzazioni e collettivi dell’Altra Campagna in Chiapas, il Comandante David ha espresso con chiarezza la posizione dell’EZLN rispetto alla guerra ed alle diverse correnti: “Non si tratta di vedere chi vince tra cattolici, evangelici, mormoni, presbiteriani o di qualunque religione o non credenti. Non si tratta di vedere chi è indigeno e chi no. Non si tratta di vedere chi è più ricco o più povero. Non si tratta di chi è di sinistra, di centro o di destra. Non si tratta se sono migliori i panisti o i priisti o i perredisti o come si chiamino o se sono tutti ugualmente cattivi. Non si tratta di chi è zapatista o non lo è. Non si tratta di stare col crimine organizzato o col crimine disorganizzato che è il malgoverno. No. Si tratta che per essere quello che ognuno sceglie di essere, per credere o non credere, per scegliere un’ideologica, politica o religiosa, per discutere, concordare o essere in disaccordo, sono necessarie la pace, la libertà, la giustizia”.

Migliaia di indigeni con i passamontagna provenienti dalle cinque regioni sotto l’influenza dell’EZLN (La Realidad, La Garrucha, Morelia, Roberto Barrios e Oventic) sono arrivati in camion dalle prime ore della mattina. Con i volti coperti e con la disciplina che li caratterizza, sono partiti in fila dal Centro Indigeno di Formazione Integrale (Cideci), alla periferia di questa città, fino alla Piazza della Pace, dove sono arrivati dopo oltre quattro ore, e quando la testa del corteo è arrivata nella piazza, la strada per San Juan Chamula, il quartiere di San Ramón, il Puente Blanco e alle Diego de Mazariegos erano piene di zapatisti.

Quasi al termine del suo discorso, il Comandante David ha ripetuto per sette volte un messaggio rivolto a tutte le vittime e familiari della guerra di Calderón: “Non siete soli”, una consegna che li accompagna da oltre 17 anni e che in quest’occasione hanno espresso in un solo grido, col pugno sinistro alzato, in uno dei momenti più emozionanti della manifestazione.

Gli zapatisti hanno segnalato chiaramente che con la loro adesione alla mobilitazione nazionale, ed in particolare con la loro presenza silenziosa a San Cristóbal de las Casas, non intendono indicare strade né rispondere alla domanda su che cosa succederà. Inoltre hanno detto, “non siamo qui per parlare dei nostri dolori, delle nostre lotte, dei nostri sogni, delle nostre vite e morti… Oggi siamo qui per rappresentare decine di migliaia di indigeni zapatisti, molto più di che oggi si vedono, per dire a questo dignitoso passo silenzioso che nella sua domanda di giustizia, che nel suo lottare per la vita, che nel suo anelito di pace, che nella sua esigenza di libertà, noi li comprendiamo e li appoggiamo. Oggi siamo qui per rispondere all’appello di chi lotta per la vita, al quale il malgoverno risponde con la morte”.

Più di 30 Comandanti dell’EZLN, tra loro Tacho, Zebedeo, Bulmaro, Guglielmo, Miriam ed Ester, hanno occupato il palco davanti alla Cattedrale della Pace. Da lì, il Comandante David ha spiegato che l’appello alla marcia nazionale nasce da persone che “non ci stanno chiamando o convincendo ad abbracciare una religione, un’idea, un pensiero politico o una posizione sociale. Non ci stanno chiamando a cacciare un governo per metterne un altro. Non ci stanno diiendo che bisogna votare per uno o per un altro. Queste persone ci stanno convocando a lottare per la vita. E può esserci vita solo se ci sono libertà, giustizia e pace. Per questo questa è una lotta tra chi vuole la vita e chi vuole la morte”.

In incredibile silenzio e con migliaia di piccoli cartoncini con le parole “Non più sangue”, “Ne abbiamo abbastanza” e “Stop alla guerra di Calderón”, gli zapatisti tzotziles, tzeltales, tojolabales, choles, zoques e mames hanno sfilato con enormi striscioni con i seguenti messaggi: “fratelli e sorelle, proviamo dolore per la perdita dei vostri cari, per questa guerra crudele di Calderón” e “Viva la vita, la libertà, la giustizia e la pace”.

Alla fine, dopo di più di 5 ore di mobilitazione, senza contare le ore impiegate per raggiungere questa città, la maestra di cerimonia ha detto: “Abbiamo detto quello che dovevamo dire. Anche se siamo stanchi, ma questa  la lotta”. E sulle traduzioni in tzotzil, tzeltal, tojolabal e chol ha detto con humor zapatista, “sappiamo che non avete capito niente, ma ci avete sopportat. Grazie per la vostra pazienza”. Poi ha salutato, “come siamo venuti, ora ce ne andiamo”. http://www.jornada.unam.mx/2011/05/08/index.php?section=politica&article=003n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Messico, il reclamo di pace con giustizia e dignità

di Matteo Dean

Quando l’insensatezza occupa la vita pubblica,
la poesia ha la ragione.
Dunque, facciamo parlare la poesia
perché tacciano gli insensati.

Un silenzio assordante. È così che si può riassumere la lunga marcia “per la pace con giustizia e dignità” che iniziata lo scorso 5 maggio a Cuernavaca (cento chilometri a sud di Città del Messico) si è conclusa questa domenica nella piazza centrale della capitale messicana. Silenzio, spiega Javier Sicilia, premio nazionale di poesia, giornalista e padre di Juan Francisco, assassinato dai sicari del narcotraffico il 28 marzo scorso; silenzio perché “il nostro dolore è così grande e così profondo, che non vi sono più parole per nominarlo”. Il giorno dopo la straordinaria manifestazione zapatista a San Cristobal de Las Casas in Chiapas, sono Città del Messico ed almeno altre venti città le protagoniste di questa giornata convocata da Javier Sicilia. Cominciata con la partecipazione di meno di mille persone, la marcia è terminata con l’arrivo di almeno 200 mila persone nello zocalo di Città del Messico. Una moltitudine che ha compreso padri e madri, figli e parenti delle oltre 40 mila vittime che la “guerra al narcotraffico” lanciata dall’attuale amministrazione federale messicana di Felipe Calderon; ma anche migliaia tra militanti delle più diverse organizzazioni sociali messicane, giovani, studenti, artisti, migranti, indigeni e molti altri.

Una manifestazione moltitudinaria nel vero senso del termine. Poche volte vi è occasione di vedere i contadini di Atenco, assieme ai migranti della carovana migrante (che ha risalito il Messico dalla frontiera sud “riappropriandosi” del treno merci che ogni giorno trasporta centinaia di migranti privi di documenti esponendoli ad ogni genere di violenza), assieme agli studenti riuniti nell’Assemblea dei Giovani in Emergenza Nazionale, assieme agli indigeni del Municipio Autonomo di San Juan Copala, assieme ai membri della Polizia Comunitaria della Montagna di Guerrero, assieme ai genitori del Movimento 5 Giugno , assieme alle famiglie di Ciudad Juarez, assieme ai parenti delle vittime del feminicidio, assieme ad artisti ed intellettuali di diversa provenienza, assieme alle anime democratiche della Chiesa cattolica, assieme e migliaia di persone non organizzate che però oggi – domenica, quando scriviamo – in piazza ci son volute andare. Le ragioni di questa manifestazione sono molte ed articolate. Ma forse è possibile riassumerle semplicemente raccontando quel silenzio degno che ha accompagnato per oltre quattro giorni la carovana. Un silenzio che si è rotto solo nelle piazze raggiunte dalla carovana. Un silenzio che ha ceduto la parola ai padri ed alle madri delle vittime. O che, in altre occasioni, è stato rotto dall’impossibilità di contenere rabbia e dolore.

Difficile raccogliere tutte queste storie, raccontare tanto vissuto. Eppure, il movimento che oggi è sceso in piazza si è dato pure quest’obiettivo, perché troppe volte assassinati, sequestrati, scomparsi, o le centinaia di corpi che in queste settimane affiorano nelle sempre più numerose fossi comuni diventano numeri. Numeri per riempire le tabelle che il governo offre in pasto alla stampa. Ma che in realtà nascondono vite e speranza stroncate. Sarebbero 40 mila i morti sinora (dal dicembre 2006) di questa “guerra al narcotraffico”. A questa cifra, si aggiungono almeno 10 mila orfani di guerra (secondo altre fonti, questi sarebbero 30 mila), 10 mila migranti sequestrati solo lo scorso anno,  e quasi mezzo milione di sfollati, ovvero gente che è scappata dal proprio quartiere, dalla propria città, dal proprio stato, dal Messico. Numeri che fanno orrore, ma che appunto non servono a descrivere la realtà, anche se il governo si ostina a chiamarli “vittime collaterali”.

Quel che è certo – e forse possiamo permetterci di segnalare come una prima vittoria del movimento – è il fatto che finalmente il tema della violenza e, soprattutto, dell’insicurezza è stato per il momento sottratto alla destra conservatrice che detiene il potere nel paese. E non parliamo solo della destra al potere. Parliamo soprattutto dei settori benestanti di questa ed altre città, che non si fanno mai vedere, che scompaiono ogni giorno dietro gli alti muri dei loro quartieri-bunker ma che davanti i casi più tragici hanno a volte alzato la voce. Sono loro, quegli stessi settori che oggi negli anni scorsi si sono arricchiti pure chiudendo un occhio davanti agli affari del narcotraffico, che oggi accusano Javier Sicilia ed il movimento che oggi è in piazza di voler “far cadere il governo”. Forte di questo sostegno minoritario sul piano dei numeri, ma strategico sul piano del potere economico e politico, Calderon avverte i manifestanti: “Non dovete dire a noi di smettere con la violenza, ma ai delinquenti”. Rispondono i manifestanti: “Siete voi, classe politica, che avete la responsabilità di frenare la violenza”. È la classe politica messicana, “corrotta e collusa con la criminalità organizzata, che militarizza il tema della pubblica sicurezza, che ha trasformato il Messico in un campo di battaglia, che ha reso i cittadini ostaggi della violenza, che umiliate le istituzioni repubblicane”.

Ma per fortuna, il reclamo della moltitudine che oggi è scesa in piazza non si rivolge solo alla classe politica. E neanche ai narcos che insanguinano il paese con “la complicità dei tre livelli di governo”. La società civile messicana s’interroga e si domanda dove e quando si è cominciata a perdere la dignità. E la risposta se la da sola, guardandosi in faccia, dialogando e lanciando una proposta articolata in sei punti, complessi e che dimostrano il mungo sforzo di mediazione “tra più di cento organizzazioni sociali”. La proposta si traduce in un documento che il movimento chiama Patto Nazionale. Un documento che – si comprende al leggerlo – riunisce anche le diverse anime di questo movimento. La proposta chiama in causa prima la società civile stessa, convocata a restituire la memoria a quei 40 mila morti e a fare uno sforzo di pressione perché quel 98 per cento di casi ancora irrisolti siano finalmente chiariti dalle autorità competenti. Si esige poi un cambiamento di visione della “pubblica sicurezza”, ovvero che questa non riceva più un punto di vista “militare” ma piuttosto cittadino. In questo senso, quando si parla di militarizzazione della pubblica sicurezza, è importante dire che non si tratta solo dei 90 mila soldati – e marines – dispiegati nelle strade messicane, ma anche il fatto che oltre 500 militari attualmente hanno la licenza di assumere ruoli di comando all’interno delle diverse polizie locali del paese.

Su questo punto, il movimento insiste che la nuova proposta di Legge di Sicurezza Nazionale – che, tra l’altro, darebbe facoltà al presidente di imporre lo stato d’eccezione e di utilizzare l’esercito contro ogni movimento che metta in pericolo la stabilità dello Stato – non deve essere approvata così com’è stata proposta, ma deve essere oggetto di una discussione plurale. In questo senso, il movimento sta convocando ad un incontro nazionale tra tutte le esperienze di “giustizia autonoma” perché vi sia un confronto ed una proposta “dal basso”. Il Patto Nazionale propone poi di combattere a fondo la corruzione diffusa in seno ai partiti ed al sistema politico, restituendo autonomia al potere giudiziario – in Messico, esiste la figura del Procuratore Generale nominato dal presidente della repubblica – ed esige al Congresso nazionale di eliminare l’immunità parlamentare entro i prossimi sei mesi. Nel documento vi è anche l’esigenza di attaccare realmente la florida economia del narcotraffico e di stabilire politiche precise e verificabili in favore dei giovani che attualmente, in Messico, “hanno solo due prospettive di vita: entrare nelle file dell’esercito o fare il narco”. Infine. Il documento esige che si approvino le riforme necessarie che rendano “la democrazia messicana” una democrazia partecipativa, introducendo la figura delle candidature indipendenti, del referendum popolare – tuttora inesistente nel sistema politico messicano -, la revoca del mandato popolare per i governanti, tra le altre proposte. Il movimento, però, non si ferma alla proposta. Avverte il governo ed il Congresso federale: “Se non ci ascoltate, se farete di testa vostra, avremo solo un modo per obbligarvi: resistenza civile e pacifica”.

8 maggio 2011

Scarica qui il discorso completo di Javier Sicilia in formato .pdf

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PAROLE DELL’EZLN ALLA MANIFESTAZIONE DI APPOGGIO ALLA MARCIA NAZIONALEPER LA PACE

7 MAGGIO 2011

 Madri, padri, familiari ed amici delle vittime della guerra in Messico:

Compagne e compagni basi di appoggio zapatiste delle differenti zone, regioni, villaggi e municipi autonomi ribelli zapatisti:

Compagne e compagni dell’Altra Campagna ed aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona in Messico e nel mondo:

Compagne e compagni della Zezta Internazionale:

Sorelle e fratelli delle differenti organizzazioni sociali:

Sorelle e fratelli delle organizzazioni non governative e che difendono i diritti umani:

Popolo del Messico e popoli del mondo:

Sorelle e fratelli:

Compagne e compagni:

Oggi siamo qui in migliaia di uomini, donne, bambini ed anziani dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale per dire la nostra piccola parola.

Oggi siamo qui perché persone dal cuore nobile e dignità ferma ci hanno convocati a manifestare per fermare la guerra che ha riempito di tristezza, dolore e indignazione i suoli del Messico.

Perché ci siamo sentiti chiamati dal reclamo di giustizia di madri e padri di bambini e bambine che sono stati assassinati dalla pallottola e dall’arroganza e scempiaggine dei malgoverni.

Perché ci sentiamo chiamati dalla degna rabbia delle madri e dei padri dei giovani assassinati dalle bande criminali e dal cinismo governativo.

Perché ci sentiamo convocati dai familiari di morti, feriti, mutilati, scomparsi, rapiti e imprigionati senza avere colpa o reato alcuno.

E questo è quello che ci dicono le loro parole ed i loro silenzi:

Che la storia del Messico è tornata a macchiarsi di sangue innocente.

Che decine di migliaia di persone sono morte in questa guerra assurda che non porta da nessuna parte.

Che la pace e la giustizia non trovano più posto in nessun angolo del nostro paese.

Che l’unica colpa di queste vittime è essere nate o vivere in un paese mal governato da gruppi legali e illegali assetati di guerra, di morte e di distruzione.

Che questa guerra ha avuto come principale bersaglio militare esseri umani innocenti, di tutte le classi sociali, che non hanno niente a che cosa vedere né col narcotraffico né con le forze governative.

Che i malgoverni, tutti, federale, statali e municipali, hanno trasformato le strade in zone di guerra senza che chi le percorre e lavora fosse d’accordo e ci fosse modi di proteggersi.

Che i malgoverni hanno trasformato in zone di guerra le scuole e le università pubbliche e private, ed i bambini ed i giovani non vanno a lezione ma in imboscate di una o dell’altra banda.

Che i luoghi di incontro e divertimento ora sono obiettivi militari.

Che andando al lavoro si cammina con l’angoscia di non sapere che cosa succederà, di non sapere se una pallottola, dei delinquenti o del governo, verserà il sangue proprio o quello di un familiare o di un amico.

Che i malgoverni hanno creato il problema e non solo non l’hanno risolto, ma l’hanno esteso e diffuso in tutto il Messico.

Che c’è molto dolore e pena per tante morti insensate.

Stop alla guerra.

Non più sangue.

Ne abbiamo abbastanza.

Ora basta.

Le parole ed i silenzi di queste belle persone non rappresentano i malgoverni.

Non rappresentano i criminali che rubano, saccheggiano, sequestrano ed assassinano.

Non rappresentano nemmeno chi, nella classe politica, vuole guadagnarci da questa disgrazia nazionale.

I silenzi e le parole di queste persone sono quelle di gente semplice, lavoratrice, onesta.

Queste persone non vogliono un beneficio personale.

Vogliono solo giustizia e che il dolore che hanno provato e provano non arrivi al cuore di altre madri, altri padri, altri familiari, altri amici, di bambini, bambine, giovani, adulti e anziani che non fanno altro che tentare di vivere, di apprendere, di lavorare e di andare avanti con dignità.

Le parole, i silenzi e le azioni di queste belle persone chiedono qualcosa di molto semplice: una vita con pace, giustizia e dignità.

E che cosa risponde loro il governo?

I padri e le madri di alcuni bambini e bambine molto piccoli che sono morti e sono rimasti feriti in un incendio per colpa dei malgoverni, chiedono che si faccia giustizia, cioè che si puniscano i colpevoli, anche se sono vicini o amici del governo, e che quel crimine non si ripeta, affinché altri padri e madri non muoiano un po’ anche loro con la morte delle proprie figlie e dei propri figli.

Ed il governo risponde loro con dichiarazioni e promesse bugiarde, cercando di stancarli e di fargli dimenticare e di far dimenticare la loro disgrazia.

I familiari e gli amici di alcuni studenti che sono stati assassinati all’interno di un’università privata chiedono che si conosca che cosa è successo e si faccia giustizia e non si ripeta il crimine di trasformare i centri di studio in campi di battaglia affinché altri familiari, amici, maestri e compagni di studio non muoiano un po’ anche loro con la morte degli studenti.

Ed il governo risponde loro con dichiarazioni e promesse bugiarde, cercando di stancarli e di fargli dimenticare e di far dimenticare la loro disgrazia.

Gli abitanti di una comunità onesta e lavoratrice, creata secondo il proprio pensiero, si organizzano per costruire e difendere la pace di cui necessitano, per combattere il crimine che il governo protegge. Per questo uno dei suoi abitanti è stato sequestrato ed assassinato. I suoi familiari e compagni chiedono giustizia e che non si ripeta il crimine di uccidere il lavoro e l’onestà, affinché altri familiari e compagni non muoiano un po’ anche loro con la morte di chi lotta per la collettività.

Ed il governo risponde loro con dichiarazioni e promesse bugiarde, cercando di stancarli e di fargli dimenticare e di far dimenticare la loro disgrazia.

Alcuni ragazzi, buoni studenti e buoni sportivi, si incontrano per divertirsi o escono a passeggio o per una sana conversazione, un gruppo criminale arriva sul posto e li uccide. Ed il governo li uccide un’altra volta dichiarando che quei ragazzi erano criminali aggrediti da altri criminali. Le madri ed i padri chiedono giustizia e che non si ripetano i reati di non proteggere i ragazzi ed accusarli ingiustamente di essere delinquenti, affinché altre madri e padri non muoiano un po’ anche loro nel vedere morire due volte il sangue fatto nascere per essere vivo.

Ed il governo risponde loro con dichiarazioni e promesse bugiarde, cercando di stancarli e di fargli dimenticare e di far dimenticare la loro disgrazia.

Compagni e compagne:

fratelli e sorelle:

Qualche giorno fa è iniziato in silenzio il passo di un padre che è un poeta, di alcune madri, di alcuni padri, di alcuni parenti, di alcuni fratelli, di alcuni amici, di alcuni conoscenti, di esseri umani.

Ieri erano le loro degne parole, oggi è il loro silenzio degno.

Le loro parole ed i loro silenzi dicono lo stesso: vogliamo pace e giustizia, cioè una vita degna.

Queste persone oneste chiedono, esigendo dal governo un piano che abbia come principali obiettivi la vita, la libertà, la giustizia e la pace.

Ed il governo risponde loro che proseguirà col suo piano che ha come principale obiettivo la morte e l’impunità.

Queste persone non vogliono essere governo, ma vogliono che il governo provveda e si preoccupi della vita, la libertà, la giustizia e la pace dei governati.

La loro lotta non nasce dall’interesse personale.

Nasce dal dolore di perdere qualcuno che si ama come si ama la vita.

I governi ed i suoi politici dicono che criticare o non essere d’accordo con quello che stanno facendo vuol dire essere d’accordo e favorire i criminali.

I governi dicono che l’unica strategia buona è quella che insanguina le strade ed i campi del Messico, e distrugge famiglie, comunità, il paese intero.

Ma, chi sostiene di avere dalla propria parte la legge e la forza, lo fa solo per imporre la sua ragione individuale appoggiandosi su quelle forze e quelle leggi.

E non è la ragione propria, di individuo o di gruppo, quella che deve imporsi, ma la ragione collettiva di tutta la società.

E la ragione di una società si costruisce con legittimità, con argomenti, con ragionamenti, con capacità di convocazione, con accordi.

Perché chi impone la sua ragione, solo divide e confronta. Ed è così incapace di ragione collettiva da doversi rifugiare nella legge e la forza.

Una legge che serve solo a garantire impunità a parenti e amici.

Una forza che da tempo è corrotta.

Legge e forza che servono per spogliare da un lavoro degno, per coprire inettitudini, calunniare, perseguire, imprigionare ed ammazzare chi critica e si oppone a quella ragione, a quella legge e quella forza.

Avere paura della parola della gente e vedere in ogni critica, dubbio, domanda o richiamo un tentativo di rovesciamento, è proprio di dittatori e tiranni.

Vedere in ogni dignitoso dolore una minaccia, è da malati di potere e avarizia.

E male fa il comandante che dice ai suoi soldati e poliziotti che ascoltare la gente nobile e buona è un fallimento.

Che fermare un massacro è una sconfitta.

Che correggere un errore è arrendersi.

Che pensare e cercare strade migliori per servire meglio la gente è abbandonare con vergogna una lotta.

Perché saper ascoltare con umiltà e attenzione quello che dice la gente è la virtù di un buon governo.

Perché sapere ascoltare e soddisfare quello che la gente tace è la virtù delle persone sagge e oneste.

Compagni e compagne:

fratelli e sorelle:

Oggi non siamo qui per parlare dei nostri dolori, delle nostre lotte, dei nostri sogni, delle nostre vite e morti.

Oggi non siamo qui per indicare strade, né per dire che cosa fare, né per rispondere alla domanda su che cosa succederà.

Oggi siamo qui per rappresentare decine di migliaia di indigeni zapatisti, molti più di quelli che oggi si vedono, per dire a questo dignitoso passo silenzioso:

Che nella sua domanda di giustizia…

Che nella sua lotta per la vita…

Che nel suo anelito di pace…

Che nella sua esigenza di libertà…

Noi, le zapatiste, gli zapatisti, li comprendiamo e li appoggiamo.

Oggi siamo qui per rispondere all’appello di chi lotta per la vita.

Al quale il malgoverno risponde con la morte.

Perché di questo si tratta, compagne e compagni.

Di una lotta per la vita e contro la morte.

Non si tratta di vedere chi vince tra cattolici, evangelici, mormoni, presbiteriani o di qualunque religione o non credenti.

Non si tratta di vedere chi è indigeno e chi no.

Non si tratta di vedere chi è più ricco o più povero.

Non si tratta di chi è di sinistra, di centro o di destra.

Non si tratta se sono migliori i panisti o i priisti o i perredisti o come si chiamino o se sono tutti ugualmente cattivi.

Non si tratta di chi è zapatista o non lo è.

Non si tratta di stare col crimine organizzato o col crimine disorganizzato che è il malgoverno.

No.

Si tratta che per essere quello che ognuno sceglie di essere, per credere o non credere, per scegliere un’ideologica, politica o religiosa, per discutere, concordare o essere in disaccordo, sono necessarie la pace, la libertà, la giustizia e la vita.

Compagni e compagne:

fratelli e sorelle:

Queste nobili persone non ci stanno chiamando o convincendo ad abbracciare una religione, un’idea, un pensiero politico o una posizione sociale.

Non ci stanno chiamando a cacciare un governo per metterne un altro.

Non ci stanno dicendo che bisogna votare per uno o per un altro.

Queste persone ci stanno convocando a lottare per la vita.

E può esserci vita solo se ci sono libertà, giustizia e pace.

Per questo questa è una lotta tra chi vuole la vita e chi vuole la morte.

E noi, le zapatiste, gli zapatisti, scegliamo di lottare per la vita, cioè, per la giustizia, la libertà e la pace.

Per questo…

Oggi siamo qui per dire semplicemente a queste belle persone che camminano in silenzio, che non sono soli.

Che sentiamo il dolore del loro silenzio, come prima la degna rabbia delle loro parole.

Che nel loro stop alla guerra….

Che nel loro non più sangue…

Che nel loro ne abbiamo abbastanza…

Non sono soli!

Compagni e compagne:

fratelli e sorelle:

Viva la vita, la libertà, la giustizia e la pace!

Muoia la morte!

Per tutti tutto, per noi niente!

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno. Comandancia Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Subcomandante Insurgente Marcos

Mesico, 7 maggio 2011

 http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2011/05/07/palabras-del-ezln-en-la-movilizacion-de-apoyo-a-la-marcha-nacional-por-la-paz/

Audio del messaggio letto dal Comandante David http://desinformemonos.org/2011/05/audio-del-mensaje-del-ezln-en-voz-del-comandante-david/

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Los de Abajo

 Marcia Nazionale per la Giustizia

Gloria Muñoz Ramírez

Tutto è pronto per accogliere e marciare accanto alle basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) chi si mobiliteranno oggi provenienti dalla Selva, dal Nord e dagli Alots del Chiapas fino alla città di San Cristóbal de las Casas, dovesi esprimeranno in relazione all’appello lanciato dal poeta e giornalista Javier Sicilia, nel contesto della Marcia Nazionale per la Giustizia e contro l’Impunità.

A Jovel cresce l’aspettativa per la riapparizione pubblica degli zapatisti per le strade. Dal febbraio scorso hanno rotto il silenzio con l’inizio di uno scambio epistolare col filosofo Luis Villoro, nel quale hanno definito la loro posizione rispetto alla cosiddetta guerra di Calderón: “Questa guerra (persa dal governo fin dal suo concepimento, non come la soluzione ad un problema di insicurezza, bensì ad un problema di legittimità contestata), sta distruggendo l’ultima risorsa che rimane ad una nazione: il tessuto sociale”, ha denunciato allora il Subcomandante Marcos, capo militare e portavoce zapatista.

Dopo oltre cinque anni gli zapatisti tornano per le strade di San Cristóbal. L’ultima volta che manifestarono in Chiapas fu durante i blocchi che realizzarono in appoggio all’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO) a metà del 2006. Mesi prima, il primo di gennaio di quell’anno, migliaia delle loro basi di appoggio e simpatizzanti riempirono la città durante l’inizio dell’Altra Campagna.

La situazione del paese è un’altra. Oggi la mobilitazione sarà per unire la loro voce (o il loro silenzio, in questo caso) alla grande protesta nazionale contro la guerra imposta da Felipe Calderón, che “ha trasformato la lotta contro il crimine organizzato in un argomento totalitario per, premeditatamente, generalizzare la paura in tutto il paese”, e che ora “affronta le voci degne ed organizzate di familiari e vittime di questa guerra”.

Gli zapatisti si mobiliteranno in silenzio per la prima volta in oltre 17 anni. E lo faranno così “contro la follia organizzata e disorganizzata che sta mietendo vite innocenti, che sono nuovamente assassinate all’essere qualificate, dalla semplicioneria governativa, come sicari o vittime collaterali”.

Per il momento, mentre la marcia nazionale partita da Cuernavaca è già alle porte di Città del Messico, in Chiapas, fin da molto presto, si concentreranno nella valle di Jovel  organizzazioni e collettivi dell’Altra Campagna, provenienti dalle comunità di Mitzitón, Cruztón e Bachajón, così come organizzazioni e singole persone di Tuxtla Gutiérrez e membri del Consiglio Autonomo Regionale della Zona Costa, tra altre organizzazioni che si uniscono a questa storica e silenziosa mobilitazione. http://www.jornada.unam.mx/2011/05/07/index.php?section=opinion&article=014o1pol

losylasdeabajo@yahoo.com.mxhttp://www.desinformemonos.org

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 5 maggio 2011

L’EZLN e L’Altra Campagna parteciperanno alle mobilitazioni convocate dal poeta Javier Sicilia

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis. 4 maggio. L’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) e diverse organizzazioni dell’Altra Campagna nel Distretto Federale, stato di Messico, Puebla e Tlaxcala, hanno invitato gli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona a mobilitarsi i prossimi 7 e 8 maggio, insieme alla Marcia per la Pace con Giustizia e Dignità che inizia questo giovedì a Cuernavaca, Morelos.

“Non possiamo permettere che i nostri ragazzi continuino ad essere uccisi”, si sostiene nella convocazione. “Non possiamo permettere che si stabilisca lo Stato di emergenza in Messico, né che Felipe Calderón continui a seminare lutti nelle case di migliaia di messicani, di molti dei quali non sappiamo nemmeno il nome. Non possiamo permettere che si continui a distruggere il tessuto sociale di popoli, comunità, quartieri, scuole, famiglie, tutti questi obiettivi centrali di questa guerra. Non possiamo permettere che si distrugga la nazione”.

A causa del “vigliacco assassinio” di Juan Francisco Sicilia Ortega, María del Socorro Estrada Hernández, Jaime Gabriel Alejo Cadena, Álvaro Jaimes Avelar, i fratelli Julio César e Luis Antonio Romero Jaimes e Jesús Chávez Vázquez, “un’ondata di rabbia e indignazione si è sollevata contro chi si presume debba provvedere alla sicurezza della popolazione: lo Stato messicano”.

A quattro anni da quando Felipe Calderón ha dichiarato “guerra” al crimine organizzato, “il panorama che si scorge nel nostro paese è di desolazione, morte e paura”, aggiungono. “Questa guerra, fatta per ottenere la legittimità che non ha mai avuto, ha significato già 40 mila messicani morti, molti battezzati con l’infame nome di ‘effetti collaterali’. Non solo non si sono raggiunti gli obiettivi di questa guerra, ma il paesaggio che disegna è quello di un paese raso al suolo”.

Le organizzazioni convocano tutti i membri dell’Altra Campagna a trovarsi a Città del Messico, davanti all’Emiciclo a Benito Juárez, sabato 7 alle ore12. I promotori organizzeranno un incontro e poi formeranno delle brigate per distribuire volantini, quindi inviteranno ad unirsi alla marcia di domenica, dal Monumento alla Rivoluzione, “alla grande marcia che partirà dalla da Città Universitaria”.

Organizzazioni e collettivi si fanno eco dell’annuncio dello stesso EZLN, emesso nei giorni scorsi, che le sue basi di appoggio manifesteranno per le strade di San Cristobal de las Casas sabato, anche come parte della marcia nazionale convocata dal poeta Javier Sicilia.

Insieme all’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, firmano anche: Unidad Obrera y Socialista; Red contra la Represión y por la Solidaridad; Red Mexicana de Trabajo Sexual; Brigada Callejera de Apoyo a la Mujer “Elisa Martínez”; Colectivo Autónomo Magonista; Campaña contra la Represión Política y la Tortura Sexual. Inoltre: Derechos Humanos y Enlace Urbano de Dignidad (Puebla); Central Nacional Urbano-Campesina (Tlaxcala) e la squadra di appoggio della Commissione Sesta dell’EZLN.

Dalla città di Los Angeles, California, il Fronte Indigeno delle Organizzazioni Binazionali ed il Fronte Unito de Popoli Americani annunciano che, “in risposta all’appello dell’EZLN di mobilitarci contro la narcoviolenza in Messico, in solidarietà col movimento civile guidato da Javier Sicilia, e per denunciare il modo in cui gli emigrati sono colpiti dai signori del narco e la complicità governativa, domenica faremo una manifestazione di protesta di fronte al consolato del Messico” in questa città.

Azioni simili si svolgeranno a New York ed in altre città degli Stati Uniti; in Germania, sono confermate mobilitazioni a Berlino, Amburgo e Francoforte. http://www.jornada.unam.mx/2011/05/05/index.php?section=politica&article=012n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 4 maggio 2011

Raúl Zibechi: Difendere la propria terra, è il solo crimine degli ejidatari di Bachajón arrestati

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 3 maggio. “L’unico crimine compiuto dagli ejidatari di San Sebastián Bachajón è stato voler vivere sulle proprie terre, le terre dei loro nonni, dei loro più remoti antenati, delle quali ora si vogliono appropriare le multinazionali del denaro e della morte. I cinque ejidatari in carcere dal 3 febbraio, e Patricio Domínguez Vázquez,arrestato a metà di aprile nell’ejido di Monte Redondo del municipio di Frontera Comalapa, sono vittime della classe politica che lavora per le multinazionali”.

E’ questo quanto dichiarato dall’analista politico Raúl Zibechi in un messaggio inviato da Montevideo, Uruguay, col quale si unisce alla domanda internazionale di liberare i cinque detenuti di Bachajón, aderenti all’Altra Campagna, e di Domínguez Vázquez, base di appoggio zapatista del municipio autonomo Tierra y Libertad, che nei giorni scorsi è stata espressa in 33 città, solo in Francia, ed in una ventina in altri paesi.

“Oggi la guerra è per la terra, per appropriarsi della vita che accoglie e riproduce, e per questo gli indigeni e i contadini sono solo un fastidio di cui è necessario disfarsi. Da quando il capitale ha deciso che tutto è merce, non c’è più spazio né angolo del pianeta che possa sottrarsi a quest’ambizione.  “Per appropriarsi della terra, hanno scatenato quella che gli zapatisti chiamano la quarta guerra mondiale che, in America Latina, espelle milioni di persone da oltre 100 milioni di ettari di terre. I grandi progetti del settore minerario a cielo aperto, le monocolture di canna da zucchero, mais e soia per produrre benzina, e le piantagioni di alberi per fabbricare la cellulosa, stanno uccidendo la vita e la gente da sud a nord”.

In alcuni casi, segnala, “come successo a Patricio, non solo vengono imprigionati, ma danno fuoco alle loro case, perché in realtà vogliono che abbandonino la loro terra”. Questa guerra “dura da sessant’anni in Colombia”, dove ha permesso che più di quattro milioni di ettari “passassero dai contadini ai paramilitari, poiché questi si offrono come sicurezza dalle multinazionali”. Una guerra che vuole di espellere i contadini, “più di tre milioni negli ultimi 20 anni”, e sgombrare i territori per la speculazione del capitale.

“In Colombia, i territori della guerra coincidono esattamente con quelli che ambiscono le società minerarie ed i megaprogetti infrastrutturali”.

La stessa cosa succede ora nel resto del continente, aggiunge lo scrittore uruguaiano: “il governo del Brasile sta trasformando i fiumi amazzonici in fonti di energia economica per le grandi imprese”, con gigantesche dighe “alla cui costruzione lavorano 10, 15 e fino a 20 mila operai mal pagati e peggio trattati, nuovi schiavi al servizio di governi sottomessi al capitale, e quando si ribellano, come successo a Jirau (stato di Roraima) nel mese di marzo, sono accusati di essere banditi.

“Quello che più duole, e quello che più insegna, è come la classe politica che una volta ha detto di essere di sinistra, si unisce alla classe politica che è sempre stata di destra per espellere ed imprigionare contadini e indigeni, dimostrando che sono tutti uguali quando si vuole attaccare quelli che stanno in basso per fare affari per quelli che stanno in alto. Ed usano l’argomento ‘ecologico’, scuse politicamente corrette per camuffare il saccheggio.

Rivolgendosi al Movimento per la Giustizia del Barrio, di New York, “da questo angolo del continente”, Zibechi si unisce alla campagna “per la libertà dei cinque di Bachajón e per Patricio”, e sostiene che “la solidarietà e la fraternità tra i popoli non conosce frontiere, né può aspettarsi niente da chi sta in alto né dalle istituzioni. Dipendiamo solo da noi stessi”.http://www.jornada.unam.mx/2011/05/04/index.php?section=politica&article=016n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Domenica 1° Maggio 2011

Interessi economici alimentano la repressione in Chiapas, accusano gli ejidatarios di Bachajón che chiedono la liberazione dei 5 indigeni arrestati

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 30 aprile. Ribadendo la richiesta della liberazione immediata dei loro cinque compagni, rinchiusi da febbraio nella prigione di Playas de Catazajá, l’assemblea degli ejidatarios dell’Altra Campagna di San Sebastián Bachajón, municipio di Chilón, denuncia: “Il governo ha mostrato l’altra faccia della violenza e repressione contro i nostri compagni militarizzando la zona, intimorendo la gente con la presenza dell’Esercito e della Marina come se fosse una zona di guerra, tutto questo per gli interessi che si nutrono sulle nostre risorse naturali e la grande ricchezza del nostro ejido. Grazie al patrocinio di Felipe Calderón Hinojosa e Juan Sabines Guerrero e dei loro ambiziosi alleati”. Gli indigeni denunciano anche che il governo statale “ha creato una pagina Internet per organizzare gruppi di partito e quelli di Opddic, Cenpi, Orcao, Partito Verde Ecologista e Fondazione Colosio, che si spacciano per ‘la otra civil’, mentre in realtà sono paramilitari camuffati, creati da questo malgoverno per manipolare la verità e distruggere i nostri costumi di uomini e donne degni di difendere queste terre che i nostri antenati ci hanno lasciato”. (…)

Bisogna segnalare che il governo del Chiapas, “consegnando” il botteghino di accesso alle Cascate di Agua Azul alla Commissione Nazionale per le Aree Protette, spiana la strada all’esproprio forzato di una parte del territorio indigeno di San Sebastián Bachajón, malgrado gli ejidatarios respingano la misura. Esistono voci secondo le quali a breve l’area potrebbe essere decretata area naturale protetta, a beneficio dello sfruttamento turistico delle cascate che si trovano in un altro ejido (Agua Azul) ed un altro municipio (Tumbalá). Benché la strada di quattro chilometri che attraversa San Sebastián, dall’incrocio Ocosingo-Palenque alle cascate sia costruita su terre ejidali, dalle autorità è stato presentato come presumibilmente federale, ma non lo è mai stato.

L’interesse “protezionistico” delle autorità per un territorio tradizionalmente agricolo coincide col fatto che ancora adesso, prima di avviare il progetto turistico progettato per la zona, questo accesso alle cascate possiede un alto valore economico. Solo nel periodo vacanziero che si sta per concludere, le cascate di Tumbalá hanno accolto più di 51 mila visitatori su 12 mila veicoli, in ragione di 35 pesos ognuno, secondo la tariffa fissata dal governo dopo aver strappato la stazione di pedaggio agli ejidatarios di San Sebastián nel febbraio scorso. Questi ultimi facevano pagare 10 pesos. Ed altrettanti i coloni di Agua Azul, che da molti anni è uno dei municipi indigeni più prosperi del paese e si distingue per essere fortemente filo-governativo. http://www.jornada.unam.mx/2011/05/01/index.php?section=politica&article=015n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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