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Archive for gennaio 2009

La Jornada – Sabato 31 gennaio 2009

Jaime Martínez Veloz

L’EZLN E LA POLITICA SOCIALE

Le attività realizzate dall’EZLN per commemorare i 15 anni dell’insurrezione armata sono state una verifica di quanto conquistato e di quanto ancora c’è da fare. Nello stesso tempo sono state uno spazio per aprire il dibattito su temi di portata nazionale.

Con precisione, il comandante David ha segnalato: “Il malgoverno ha tentato di convincere e comprare la coscienza delle nostre basi di appoggio promettendo loro migliori condizioni di vita per dimenticare i loro morti e le loro giuste richieste. Purtroppo ci sono fratelli indigeni che sono caduti nelle trappole del malgoverno credendo di migliorare le loro condizioni di vita senza lottare”.

La Sedeso ha risposto che “i programmi per la lotta alla povertà non fanno parte dei piani di contrainsurgencia sociale” e che “dall’anno 2000 c’è stato l’impegno del governo federale per risarcire i danni derivati dall’oblio, dall’emarginazione e dall’esclusione in cui si tenevano le comunità indigene del Chiapas”. Sono documentati decine di esempi in cui enti federali hanno realizzato azioni che non hanno risolto i problemi strutturali derivati dalla povertà, ma hanno invece contribuito alla frattura del tessuto sociale comunitario.

L’utilizzo delle risorse governative per la cooptazione ed il clientelismo è la costante della maggioranza dei governi, a tutti i livelli e di tutti i partiti. La politica sociale si è ridotta a forme selvagge di assistenzialismo grossolano e sono scarsi i programmi sociali che promuovono l’organizzazione ed il lavoro comunitario. Per questo la critica dell’EZLN ha una connotazione che trascende anche lo zapatismo, e la realtà è sotto gli occhi di tutti. Gli indici di sviluppo umano nel paese non sono sostanzialmente cambiati ed ogni giorno sono sempre di più i messicani che sprofondano nella povertà. Quello che dicono sia politica sociale, non riesce ad assistere i poveri che genera la politica economica.

Per ignoranza o per convinzione, esiste il rifiuto tra gli apparati governativi a concedere potere alle comunità. Si è optato per l’elargizione invece dell’organizzazione, la formazione, la produttività ed il lavoro comunitario. La pianificazione regionale o locale è un’entelechia. Si fa quello che sembra meglio all’autorità di turno. A volte l’azzeccano, ma più spesso si diluisce l’impatto sociale o l’efficacia del lavoro governativo.

Per questo la politica sociale intesa come la politica di Stato, deve trascendere l’ambito temporale e funzionale dell’amministrazione pubblica, coinvolgendo gli altri livelli di governo, i partiti, le organizzazioni sociali e l’insieme della società.

Davanti alla sfida della povertà, la disuguaglianza ed il deterioramento delle condizioni di vita della cittadinanza che minacciano il nostro futuro, è necessaria una politica sociale di lungo respiro.

La politica sociale può contribuire ad ottenere una nuova governabilità che sbarri il passo alla violenza come linguaggio politico; allo scetticismo come atteggiamento della società di fronte alle istituzioni; al pettegolezzo come agente corrosivo della coesione e del rispetto sociale.

Nessun sforzo in materia di politica sociale ha futuro se non è volto a modificare le tendenze attuali che assegnano ad una piccola percentuale della popolazione una grande quantità della ricchezza, mentre un’enorme massa di cittadini affronta povertà, disoccupazione, bassi salari, abitazioni inadeguate, insufficienti servizi urbani, bassi livelli di istruzione e crescenti deficienze in materia di salute ed alimentazione.

Nella misura in cui la società potrà contare sulla dovuta attenzione alle sue istanze ed i suoi bisogni saranno risolti, l’autorità avrà maggiori margini di governabilità per il compimento della sua missione.

L’intera politica sociale deve partire dal fatto tangibile che la lotta alla povertà è solo un aspetto dell’azione dello Stato, e che deve incidere sul cambiamento dell’attuale distribuzione della ricchezza e, di conseguenza, in aspetti come posti di lavoro, salario e sviluppo regionale.

A questo rispetto, maggiori livelli di partecipazione e vigilanza sociale, in un clima di piena democrazia, aiuterebbero a raggiungere una politica sociale più efficiente. Gli errori od omissioni in materia sociale, così come in politica ed economia, colpiscono i migliaia che aspettano una risposta alla loro situazione.

Trasformare la politica sociale in un compito di Stato richiede democratizzare la sua concezione ed applicazione, convocare a discutere ampie e plurali forze politiche e sociali affinché cooperino nella sua attuazione, valutazione e correzione. Quanto detto implica generare nuove forme di articolazione tra la società ed il governo, che spingano l’organizzazione e la partecipazione comunitaria e generino migliori livelli di convivenza civica.

Molto di quanto qui esposto ha a che vedere col rifiuto dello Stato messicano di rispettare quanto concordato a San Andrés, in quanto a “riconoscere le comunità come entità di interesse pubblico”, in base ai quali i cittadini smetterebbero di essere “oggetto” e si trasformerebbero in individui delle politiche pubbliche.

Per questo il comandante David, dalla trincea zapatista, ha aperto un tema che richiede un atteggiamento trattamento strutturale da parte dello Stato messicano che trascenda la congiuntura e definisca nuovi modi di relazione tra il governo e la società, includendo, ovviamente, lo zapatismo.

(Traduzione “Maribel”  Bergamo)

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Denuncia da La Garrucha.

CARACOL DE RESISTENCIA HACIA UN NUEVO AMANECER

GIUNTA DI BUON GOVERNO EL CAMINO DEL FUTURO

CHIAPAS, MESSICO

22 gennaio 2009

Ai compagni e compagne della Sesta Internazionale.

Ai compagni e compagne dell’Altra Campagna nazionale ed internazionale.

Ai compagni e compagne dei media alternativi.

Ai fratelli e sorelle del Messico e del Mondo.

Alle organizzazioni non governative dei diritti umani.

I FATTI:

La Giunta di Buon Governo denuncia all’opinione pubblica gli abusi dei tre livelli del malgoverno, federale, statale e municipale.

I fatti si stanno svolgendo nella proprietà San Antonio Toniná e El Carmen Toniná, di proprietà del compagno Alfonso, Cruz Espinosa e Benjamín Martínez Ruíz membri dell’organizzazione zapatista del Municipio Autonomo Francisco Gómez appartenente al caracol di La Garrucha.

Si tratta di un problema nella zona archeologica che si trova dentro la proprietà del compagno Alfonso.

INDAGINI DELLA GIUNTA DI BUON GOVERNO

DEL GIORNO 16 GENNAIO 2009

1. – il giorno 16 gennaio 2009 la Giunta di Buon Governo ha visto personalmente che il Personale della sicurezza non permetteva il passaggio per visitare il rancho Toniná, di  proprietà del nostro compagno Alfonso.

2. – La Giunta di Buon Governo ha inoltre notato che esiste un accampamento dentro la proprietà del compagno Alfonso. Ed il compagno Alfonso Cruz Espinosa paga le imposte relative al suo rancho ed ha le ricevute di pagamento del passaggio di proprietà dal 2008 al 2009.

3.- Il compagno sta pagando le tasse anche per il progetto delle rovine elaborato dall’archeologo Juan Yadeum.

4. – Da anni il governo federale, statale e municipale stanno approfittando delle entrate provenienti dai turisti nazionali ed internazionali che visitano la rovina. E delle tasse che paga il proprietario.

5.-Ciò che stanno facendo i tre livelli del malgoverno, CALDERON, SABINES E LEONEL SOLORZANO ARSIA è un chiaro abuso che può vedere anche un cieco.

6. – I tre livelli del malgoverno sfruttano da anni la riscossione delle imposte e la riscossione dei biglietti di ingresso alle rovine che si trovano dentro la piccola proprietà.

7.- La giunta di Buon Governo dichiara che questi tre livelli del malgoverno, CALDERON, SABINES E LEONEL SOLORZANO ARSIA, stanno invadendo la piccola proprietà del nostro compagno base di appoggio zapatista.

8.- La Giunta di buon governo esige da questi tre livelli del malgoverno che ritirino l’accampamento che si trova dentro la proprietà del compagno Alfonso Cruz.

9.- La giunta di buon governo esige che il malgoverno paghi per il terreno che occupa il basamento della zona archeologica secondo un prezzo di vendita concordato con il proprietario.

10. – Se i tre livelli del malgoverno non accettano di pagare il terreno che occupa il basamento della zona archeologica, la Giunta di buon governo si assumerà la responsabilità e l’amministrazione della rovina facendo valere il diritto stabilito dalla legge, non vogliamo invasori dentro la proprietà di una base di appoggio zapatista.

11. – Chiediamo inoltre che Juan Yadeum e la direttrice del Museo Julisa Camacho si dimettano dal loro incarico nella rovina di Toniná perchè non se ne stanno prendendo cura, ma al contrario provocano problemi senza rispettare il padrone della proprietà.

12.- I tre livelli del malgoverno hanno fatto pressioni su questo compagno per obbligarlo a firmare un accordo il giorno 14 gennaio che per dare attuazione al provvedimento No. 401-3-112 datato 9 gennaio, ma questa firma è una falsificazione come sempre fanno i malgoverni di CALDERON, SABINES E LEONEL SOLORZANO ARSIA.

Il nostro compagno Alfonso dichiara di non aver firmato nessun accordo col malgoverno.

E non accetterà nessun documento che non sia un atto di compra-vendita del terreno che occupa il basamento della rovina e si fissi un prezzo concordato.

Confermiamo che abbiamo le ricevute di pagamento prediali e di passaggio di proprietà, quindi che sia chiaro a questi malgovernanti che paghino o ce lo riprendiamo.

Distintamente

Le Autorità della Giunta di Buon Governo

SEFERINO GUZMAN SANCHEZ,PEDRO GUTIERREZ GUZMAN,FLORITA LOPEZ PEREZ

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 16 gennaio 2009

Jaime Martínez Veloz

A 15 anni dall’insurrezione zapatista

15 anni fa la nazione messicana si destò alla notizia di un sollevamento armato in diversi municipi dello stato del Chiapas. L’azione portata avanti dalle forze ribelli si caratterizzò per la sua sincronia, disciplina e l’efficacia dei suoi propositi.

Dopo i primi giorni di combattimento, la società messicana chiese la sospensione delle ostilità ed obbligò le parti in conflitto a cercare un’uscita negoziata che rispondesse ai giusti reclami che sollevava lo zapatismo. I successivi processi di negoziazione risultarono complessi, ma si realizzarono nonostante le evidenti provocazioni promosse da chi, dentro lo Stato, sono risultati essere i beneficiari degli scontri sociali. Per questi la guerra è un affare, la pace non lo sarà mai.

In questo contesto, si formò una commissione legislativa paritetica che poi sarebbe stata nota come la Commissione di Concordia e Pacificazione, di cui ho fatto parte. La decisione di parteciparvi non fu semplice: a quel tempo ero deputato federale per Tijuana ed occuparmi di un tema distante in termini geografici non risultava un compito semplice. Tuttavia, le caratteristiche e la portata nazionale delle rivendicazioni zapatiste costituiscono un avvicinamento ad uno dei temi del Messico profondo ancora irrisolto.

Questo fatto mi ha permesso da allora di conoscere da vicino una realtà complessa, inedita e rinnovata di giorno in giorno da fatti e nuove circostanze. Il Chiapas è, in sé, un’università della vita.

La costruzione di ponti tra il governo e lo zapatismo, nelle prime tappe del processo di negoziazione svolto nell’ambito della Legge per il Dialogo, la Negoziazione e la Pace Degna in Chiapas, non fu esente da atteggiamenti ostili, o quanto meno scettici, di chi, dalle istituzioni dello Stato, ha sempre rifiutato di ammettere l’esistenza di un paese che non ha concluso la sua tappa di consolidamento democratico. L’EZLN, attraverso la sua lotta, ha dimostrato che le istituzioni del nostro paese non includono ampi settori della società messicana, tra questi, ed in maniera particolare, gli indigeni messicani.

Il Chiapas di oggi è molto diverso da quello che c’era all’inizio del conflitto. Lo stato possiede un’infrastruttura stradale, portuale ed aeroportuale che può stimolare lo sviluppo e la crescita; è avvenuta una ridistribuzione del potere politico; sono finiti i tempi del partito unico. Tuttavia, i ritardi sociali, principalmente nelle comunità indigene, sono ancora presenti. La sfida è enorme.

Al margine della soluzione di fondo che richiede l’agenda nazionale presentata dallo zapatismo, la cui realizzazione dipenderà da una nuova correlazione di forze nel Congresso dell’Unione e da un rinnovato atteggiamento dell’Esecutivo di fronte a questa problematica, è indispensabile l’avvio di una serie di misure che evitino tensioni non necessarie e riducano al minimo qualsiasi azione di confronto.

La tentazione di alcuni comandi militari, attraverso un’interpretazione distorta dell’Iniziativa Mérida, firmata dal Messico col governo statunitense, per intervenire in territorio zapatista sulla base di presunte azioni contro la coltivazione di stupefacenti, deve essere respinta perché non ha la minima veridicità e perché rappresenta una grave e pericolosa provocazione.

In un paese che ha permesso che molte delle sue istituzioni siano state infiltrate dal narcotraffico, l’unica regione che ha impedito la presenza di questo flagello è il territorio dove si trova lo zapatismo.

La realizzazione del Festival della Degna Rabbia è stato luogo di incontro di molteplici voci di paesi e realtà diverse unite nello stesso proposito di cambiare le ingiuste condizioni vita di milioni di cittadini del Messico e del mondo. L’organizzazione dell’incontro è stata una nuova dimostrazione della capacità creativa dello zapatismo, della validità delle sue domande e l’espressione di un movimento che, nonostante gli anni, conserva una struttura ed una capacità che non possono essere sottovalutate.

Si può essere d’accordo o no con quanto dicono gli zapatisti, ma nessuno può negare la giustezza delle sue domande e la capacità di tenere alti i sogni, aneliti ed ideali dei membri e simpatizzanti dello zapatismo in un momento in cui la società messicana è assediata dal consumismo, dalla narco-cultura e dai nuovi stereotipi nati da un modello che vuole trasformare in merce tutto ciò che tocca. Per questo, quanto realizzato dagli zapatisti ha un grande valore in mezzo alle tante carenze economiche ed in un contesto dominato dal consumismo e dalla frivolezza.

Per questo, la capacità di sognare, di criticare, di dire la loro verità a modo loro e nel loro stile, continuerà ad essere la costante del dire e fare degli zapatisti. C’è a chi da fastidio, perfino alcuni che si presume siano di sinistra vorrebbero il silenzio permanente dello zapatismo. C’è a chi danno fastidio gli argomenti dell’EZLN, ma poco fanno per costruire un’uscita dal conflitto. Concordano con la destra nella strategia secondo cui “il conflitto finirà per usura o esaurimento dello zapatismo; pertanto, meno si fa e si dice sull’argomento, meglio è”. Niente è più lontano dalla verità. La fermezza, la capacità organizzativa, lo spirito di combattimento e la validità delle sue domande, oggi sono attuali più che mai.

Congratulazioni per i 15 anni dall’apparizione pubblica dell’EZLN ed i 25 della sua formalizzazione come organizzazione combattente.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Ecoturismo come contrainsurgencia.

La Jornada – 14 gennaio  2009

I PROGETTI “ECOTURISTICI” GENERANO CONFLITTI IN CHIAPAS

HERMANN BELLINGHAUSEN

Ocosingo, Chis., 13 gennaio. Una cascata di conflitti collegati ai cosiddetti “centri ecoturistici” si succede nel tragitto tra Ocosingo e Palenque, dove i governi federale e statale hanno grandi progetti di sviluppo turistico. La determinazione delle comunità indigene di recuperare i loro diritti territoriali sta facendo compiere passi avanti ai coloni di Agua Clara, Misol Há, Agua Azul ed altre località.

Reagiscono così ad autorità statali e gruppi locali che, appoggiati da queste autorità, sono ostili mentre monopolizzano l’usufrutto di cascate, fiumi e località di proprietà pubblica. In generale, militanti del PRI affiliati all’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) che si mimetizzano sotto altri nomi o sotto società cooperative turistiche.

D’altra parte, l’Organizzazione dei Coltivatori di Caffè di Ocosingo (Orcao) ha acuito le sue dispute con i municipi autonomi per le terre recuperate dopo l’insurrezione dell’EZLN nel 1994. Questo accade vicino ad Ocosingo, in aree dove il governo statale vuole acquisire dei poderi per il passaggio di un’eventuale autostrada San Cristobal de las Casas-Palenque, come ha denunciato la giunta di buon governo di Morelia alcuni giorni fa.

Il turismo è la panacea dove c’è qualcosa di “bello” da sfruttare, per mascherare da “sviluppo” l’esproprio e la predazione privata. È la scommessa più ambiziosa dell’amministrazione statale, e federale, per quanto possibile. Il governo di Juan Sabines Guerrero investe grandi somme per “promuovere” le virtù turistiche del Chiapas.

Gli esempi abbondano. Le troupe di attori e vedette di Televisa e Tv Azteca si alternano nelle ore di maggior ascolto, sempre a carico all’erario. Panem et circenses. A volte li portano lì a passeggio, altre ad incoronarli o a portare e distribuire giocattoli ai poveri. Si investe anche in giornalisti di lusso del mondo intero. A dicembre è venuto a farci il favore di un reportage il “viaggiatore ozioso” del The New York Times, ma il meglio sono gli inviti, come ai giornalisti della Svizzera: “Il governatore dello stato del Chiapas invita i giornalisti del Club Stampa Svizzero a visitare il paese tra il 10 ed il 22 febbraio 2009. Tutte le spese in loco (visite, trasferimenti, alloggio) saranno a carico del governo del Chiapas. Solo il biglietto aereo per il Messico, andata e ritorno, sarà a carico dei partecipanti”.

Poi si descrive il Trip to Chiapas con tutti i dovuti “luoghi comuni”, con allettanti promesse come la vita notturna di una vera little New York, perché adesso sembra che Tuxtla Guitiérrez “è meglio conosciuta come la ‘piccola New York’ per la sua vita notturna, mentre San Cristóbal de las Casas è la ‘nuova Soho’. Venite e scoprirlo”. Alla gastronomia locale si attribuisce “uno dei menù più prelibati del mondo”.

La passeggiata comprende “risorse naturali (petrolio, elettricità, settore minerario); cultura (maya, popoli indigeni, artigianato, intellettuali ed artisti); economia (investimenti stranieri diretti, come gli investimenti svizzeri nella pesca, piantagioni di cacao e nell’industria turistica); politiche di inclusione (avanzamenti democratici, migrazione) e la presenza delle Nazioni Unite (agenzie ONU che lavorano congiuntamente nell’agenda per lo sviluppo)”.

Mentre si diffonde tanta bellezza, le autorità ejidali e comitati di difesa dell’ejido San Sebastián Bachajón (Chilón), aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN nella regione autonoma San José en Rebeldía, che sono stati perseguitati dalla Opddic, il 28 dicembre scorso hanno fermato quattro assalitori di turisti e automobilisti sulla strada Palenque- Incrocio di Agua Azul-Xahanil ed Ocosingo, “nel tratto dei 7 chilometri del centro ecoturistico di Agua Azul”. I fermati avevano appena fatto una rapina di fronte alla comunità Salto de Tigre. Si tratta di un problema ricorrente di cui si dà la colpa ai contadini autonomi o indipendenti, con l’intenzione di criminalizzarli.

Sulla base di testimonianze oculari, gli ejidatari hanno fermato Gaspar Silvano López, Juan Pérez Hernández, Sebastián López Hernández e Nicolás Guzmán López. “Sul luogo del fermo sono stati trovati molti oggetti appartenenti a turisti e persone che erano state derubate”. Gli ejidatari hanno poi deciso di consegnare i fermati al Ministero di Giustizia di Palenque.

Intanto, ejidatari indipendenti di Ruiz Cortines, a Misol Há, e basi di appoggio dell’EZLN ad Agua Clara, si oppongono ai piani turistici portati avanti nonostante l’opposizione delle comunità, piani che qualificano “di sviluppo ingiusto per noi come indigeni”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Domenica 11 gennaio 2009

Appoggiati da uffici del governo “montano” provocazioni e false denunce

Priisti chiapanechi attizzano il conflitto contro i simpatizzanti dell’EZLN

HERMANN BELLINGHAUSEN

Municipio autonomo Comandanta Ramona, Chis. 10gennaio. Il luogo dove, proveniente dal fiume Agua Azul, Agua Clara dà il nome ai dintorni e ad uno stabilimento balneare che normalmente era abbandonato, alcuni mesi fa era stato occupato dagli zapatisti della comunità dando avvio ad un’esperienza turistica semplice ed innovativa. “Occupato” è un modo di dire. Tutte queste terre erano state recuperate dopo l’insurrezione armata dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN).

Lo stabilimento balneare e le terre circostanti erano di proprietà di un certo Coutiño, di Tuxtla Gutiérrez. Zapatisti ed indigeni di altre organizzazioni “recuperarono” la proprietà e la terra bastava per tutti. Erano contadini, non guide turistiche, cosicché lo stabilimento balneare rimase semi-abbandonato.

Ma non è un posto qualsiasi. È uno dei più bei luoghi nel bacino degli spettacolari fiumi Tulijá, Aga Azul e Bascán che scendono nella selva e sono loro stessi selvaggi. Agua Clara è di quegli alvei azzurro-smeraldo con tronchi sommersi che sembrano incrostazioni d’ambra, soprattutto in inverno.

I turisti hanno continuato ad arrivare. Nel sessennio foxista, la Commissione per lo Sviluppo dei Popoli Indigeni (CD), spinse la costruzione di una pensione con alcune stanze ed aggiustò strade e palapas, anche se le rive sono rimaste naturali ed intatte. Se ad Agua Azul questi investimenti così come nel lontano hotel Las Guacamayas dei Montes Azules, qui no.

Gestito da gruppi filogovernativi di Santa Clara, noti come priisti dell’Organizzazione Per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), il progetto cadde nell’abbandono e le strutture del CDI morirono.

Nel 2008 le basi zapatiste decisero di pulire lo stabilimento balneare e ristrutturarlo e, con l’accordo dei commissari della parte ejidale di Agua Clara (i priisti), rimase a carico della giunta di buon governo (JBG) di Morelia. Oggi, consigliati dal Partito Rivoluzionario Istituzionale dello stato, i primi hanno disonorato l’accordo, assumendo atteggiamenti ostili, montando provocazioni e false denunce con l’appoggio degli uffici stampa governativi e dei media filogovernativi.

In possesso di La Jornada c’è una copia dei verbali firmati da priisti e zapatisti il passato 14 ottobre nell’ejido Santa Clara, municipio Salto de Agua: “Le autorità della JBG, consigli municipali e le autorità di questo ejido riunite nella scuola primaria per redigere un verbale di accordo con gli ejidatari e consiglieri del municipio Comandanta Ramona per il fatto che nell’ejido sopraccitato si trova una struttura ecoturistica”.

Il documento, con firme e timbri in calce dei rappresentanti ejidali ed autonomi, dice: “Entrambe le autorità manifestano concordi che quell’area sarà controllata con la JBG. Si concorda inoltre che questo avverrà conformemente alle indicazioni della Legge Rivoluzionaria dell’EZLN. Successivamente saranno rese note le aree delimitate dalle organizzazioni. Sono 19 mila 215 ettari”.

Ci sono le firme di Pascual Pérez Gómez, Santiago Deara Gómez e Jacinto Hernández Moreno, commissario, consigliere di vigilanza ed agente ausiliare ejidali, rispettivamente, e tre membri del consiglio autonomo Comandanta Ramona. Ed i timbri di ognuno.

Ciò nonostante, da dicembre i priisti sono diventati ostili accusando gli zapatisti di quello che loro stessi facevano. Hanno parlato di aggressioni e del presunto arrivo di zapatisti armati. Quelli che sono arrivati sono gruppi di autonomi della regione Tzot’z choj per fare la guardia e partecipare alla ristrutturazione del luogo.

Oggi, quando esistono due “caselli” di pedaggio, uno dei priisti ed un’altro degli autonomi, il conflitto è attizzato dagli ejidatari di La Concordia (sic) che chiedono al Congresso ed al governo dello stato di “risolvere un problema di convivenza” con “presunti zapatisti”. Ed i priisti di Agua Clara, guidati da Pascual Hernández, vessano gli abitanti ed hanno inventato “sparizioni” ed aggrediscono i turisti.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Irruzione della ORCAO

La Jornada – Sabato 10 gennaio 2009

TENSIONE NEL CARACOL PER L’ARRIVO DI 220 ELEMENTI DELLA ORCAO

HERMANN BELLINGHAUSEN

Ejido Morelia, Chis. 9 gennaio. Provenienti da Sibacá (Ocosingo), alle 8 circa sono arrivate 50 persone dell’Organizzazione Regionale dei Coltivatori di Caffè di Ocosingo (Orcao) a bordo di tre camion fino ai cancelli del caracol zapatista e, colpendoli, hanno cercato di entrare con la forza. Non sono riusciti a rompere la catena ed hanno desistito. Nelle ore successive sono arrivati altri veicoli. Alle 11 erano orami 220 persone e 19 tra camion e furgoni. Tra grida e minacce, guidati dal dirigente José Pérez Gómez, chiedevano di entrare per parlare con la giunta di buon governo (JBG).

In realtà, la JBG aveva accettato di discutere con la Orcao la proprietà del podere Chijtal, terre recuperate dalle basi zapatiste nel 1994 nella regione autonoma Che Guevara del municipio Lucio Cabañas, e che reclama l’organizzazione di coltivatori di caffè, di filiazione perredista.

“Loro si sono spaccati e le terre sono rimaste nelle mani dell’EZLN. Le terre recuperate sono già state misurate ma c’è stato un accordo per aprire una discussione con i fratelli della Orcao”, ha detto la JBG a La Jornada.

La JBG aveva acconsentito a ricevere 15 rappresentanti della Orcao, ma questi insistevano per 30, adducendo che era il numero di comunità presenti, anche se quelle dichiarate sono solo 12, come risulta dal documento, completo di timbri e firme, lasciato in terra fuori del caracol. Il clima era teso. Minacciavano di irrompere nella sede autonoma. Presto sono iniziati ad arrivare veicoli con basi di appoggio zapatiste delle comunità della regione Tzot’z choj che sono entrati direttamente nel caracol, senza scontrarsi con i contadini tzeltales, che si sono dichiarati perredisti o priisti.

Col gruppo dell Orcao c’erano anche Nicolás López Gómez, Leticia Sántiz López e María Cleopatra Carrillo Cabrera, rappresentanti di Unorca e dela denominata Commissione delle Donne. Hanno accusato la JBG di “non avere buona volontà non ricevendo la commissione proposta”. Più tardi, la stessa JBG dichiarava che “la commissione proposta” era una provocazione, ma non si sono mai rifiutati di ricevere quelli della Orcao. “Li stavamo aspettando per una riunione”. In realtà, Orcao aveva mancato ad un appuntamento precedente.

Un altro problema era nell’aria, benché non in relazione con quanto si doveva discutere. Data lo scorso 26 novembre, quando Juan Urbina, dipendente di una ditta costruttrice di Macuspana (Tabasco), con un contratto del costruttore López Flores, di Yajalón (Chiapas), distrusse col suo macchinario la tubatura che porta l’acqua nella comunità Patria Nueva, vicino a Sibacá e sede della regione Primero de Enero del municipio autonome Lucio Cabañas, dove abitano zapatisti e “orcaisti”.

Il dipendente e l’impresa si erano impegnati a riparare il danno sia sulla tubatura che sulle strade del villaggio. Patria Nueva è da un mese e mezzo senza acqua. Non l’hanno fatto. Neanche “il problema non è nemmeno con la Orcao, ma con la compagnia”, ha spiegato  più tardi un membro della JBG circondato dai suoi compagni.

Dopo settimane di proteste, la mattina di ieri gli zapatisti hanno fatto venire Urbina al caracol. Non avendo risolto il problema, è stato trattenuto dalla JBG fino alla mattina di oggi, quando ha rinnovato il suo impegno di ripristinare la tubatura distrutta e se n’è poi andato a bordo della sua auto.

Da parte sua, e “approfittando del viaggio”, quelli della Orcao volevano oggi discutere con la JBG la questione di Chijtal ed altre faccende sulle quali non ci sono impegni: i diverbi per la strada Patria Nueva-San Marcos edil tratto  la parentela Corazón de María-Ojo de Agua. Inoltre, in quest’ultima località la Orcao ha bloccato il passaggio ed impedisce alle basi zapatiste di trasportare legno per costruire nuove strutture nella scuola autonoma di Primero de Enero.

Il concentramento di “orcaisti” è durato fino alle 13:30. Prima di ritirarsi hanno insultato e minacciato gli osservatori internazionali che si trovavano nel caracol, provenienti da cinque paesi.

Quelli della Orcao “gridavano insulti, come è loro abitudine”, ha raccontato la JBG. Se ne sono andati gridando “morte all’EZLN” e “che muoiano di sete”, riferendosi alla tubatura rotta a Patria Nueva).

“La provocazione è stata della Orcao”, ha dichiarato la JBG. Nel pomeriggio nel caracol c’erano diverse centinaia di indigeni zapatisti. “I compagni sono venuti a proteggere, non a scontrarsi”.

Questi fatti avvengono nel contesto di molti conflitti nella regione avvenuti nei giorni scorsi sui quali ci sono state informazioni confuse, false o contraddittorie, ma che prefigurano una situazione potenzialmente esplosiva. Dall’attacco di Orcao agli zapatisti a Bosque Bonito, il giorno 5, a seguito del quale si era detto falsamente che c’erano 14 morti, fino alle divergenze tra priisti e zapatisti nello stabilimento balneare Agua Clara, dove si era parlato di tre desaparecidos, risultato falso.

Oggi è stato comunicato, con molta imprecisione, un altro scontro tra contadini filogovernativi e presunte basi zapatiste nellejido Agua Azul, nella gola di Taniperlas (niente a che vedere con le cascate di Agua Azul a Tumbalá). Deve essere confermato. Una settimana prima, un altro scontro a Palenque era stato falsamente attribuito agli zapatisti.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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SETTE VENTI NEI CALENDARI E GEOGRAFIE IN BASSO

Quinto Vento: Una degna e femminile rabbia.

Buona sera a tutte e tutti.

Compagne e compagni dell’Altra Campagna e della Sesta Internazionale.

Fratelli e sorelle del Messico e del Mondo.

Compagni e compagne, fratelli e sorelle che siete qui a questo Primo Festival della Degna Rabbia.

A nome delle mie compagne e compagni basi di appoggio, delle e degli insurgentes e miliziani, delle e dei responsabili locali e regionali del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno, delle Giunte del Buon Governo, dei Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti, e delle e dei compagni che prestano servizio nelle diverse attività dentro ai territori Zapatisti.

A nome loro faccio uso della parola. Vi racconterò del lavoro, la partecipazione e l’organizzazione delle donne nei territori zapatisti.

Come gia sapete, da quando è nata  la nostra organizzazione zapatista si sono promosse la partecipazione e l’organizzazione delle donne. Si è fatto in modo che siano uguali agli uomini nella partecipazione a qualsiasi tipo di attività: politica, economica, sociale e militare.

Quando abbiamo dato il posto che spettava alle donne affinché potessero lavorare all’interno dell’organizzazione, all’inizio è stato difficile sia per gli uomini che per le donne, perché avevamo nel cuore e nella testa che quello non era il nostro lavoro. Il nostro lavoro di donne era solo stare a casa, badare ai figli, aspettare il marito e altre cose che a noi tocca fare.

Ma grazie a quelli che diedero inizio e vita alla nostra organizzazione, che diedero importanza alle donne, noi abbiamo iniziato a chiamarci compagne in lotta. In questo modo diedero nome, vita e volto alle donne. Ma soprattutto, per le donne indigene, perché siamo noi quelle che più subiamo lo sfruttamento, il disprezzo, l’umiliazione e l’abbandono a tutti i livelli della vita.

Per questo diciamo grazie all’organizzazione zapatista che ci ha permesso di nascere nuovamente, tanto agli uomini come alle donne. Ci hanno dato la luce, ci hanno dato speranza e ci hanno dato la vita. In maniera tale che un giorno fiorirà quello che speriamo: cioè che le donne abbiano gli stessi diritti e siano considerate in tutto e per tutto uguali.

Per questa ragione abbiamo avuto donne degne e ribelli, quelle che ci diedero la vita e il lavoro affinché la nostra organizzazione potesse crescere. Durante questi 15 anni di lotta e resistenza ci sono state donne che hanno potuto prestare la loro opera e partecipazione a tutti i livelli.

Per esempio, in politica, ci sono state donne nella dirigenza della nostra organizzazione come Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno. Come responsabili locali e regionali e anche sono state nominate compagne per essere supplenti del CCRI. Le donne ormai partecipano alle assemblee dei villaggi. Partecipano alla discussione politica o nelle assemblee generali per eleggere le proprie autorità, come per esempio: le autorità municipali, le Giunte di Buon Governo, agenti municipali, comissari ejidali e comitati di educazione. E come responsabili locali, anche per elegere i propri “comandanti” politici nelle comunità.

Inoltre, ci sono compagne che già fanno parte di queste autorità. E ci sono compagne che si sono organizzate per trovare il modo di resistere e lottare ed anche per trovare soluzioni alle proprie necessità e per questo si sono organizzate per lavorare collettivamente in settori quali: panificazione, allevamento di animali, produzione e vendita di artigianato, orti per il consumo collettivo. Questi sono i lavori che stanno provando a portare avanti nei territori zapatisti. Inoltre ci sono donne che si stanno formando come promotrici di salute e di educazione autonoma. Questo perché poi possano condividere le proprie conoscenze e prestare i propri servizi gratuitamente nei villaggi.

Ci sono donne che si stanno preparando per conoscere ed usare le piante medicinali. E le compagne si stanno preparando per essere levatrici e hueseras (che aggiustano le ossa – n.d.t.), proprio come si curavano i nostri vecchi. Per questo è importante e necessario che riscattiamo quello che ci hanno lasciato i nostri antenati.

Sia nell’ambito della salute che dell’educazione, ci sono compagne che sono riuscite ad occupare il posto di coordinatrici generali in questi due settori.

Ci sono inoltre donne che nelle comunità zapatiste fanno attività come operatrici di radio di comunicazione, annunciatrici di Radio FM, e ci sono ragazze che si stanno preparando per essere fotografe.

Oltre a tutto questo ci sono compagne che sono arrivate ad essere miliziane ed insurgentes. E sono arrivate ad essere comandanti militari nel nostro Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Tutte queste mansioni e attività che le donne svolgono nelle cinque zone zapatiste sono per esercitare i nostri diritti, il nostro dovere come zapatiste. Benché non sia stato facile per noi, stiamo facendo e faremo sforzi e sacrifici per applicare quello che prevede la Legge Rivoluzionaria delle Donne.

Ma dobbiamo ringraziare anche i compagni che hanno capito l’importanza della partecipazione delle donne. Ma, soprattutto, i compagni che ormai lasciano uscire le loro compagne per andare a lavorare. Anche se per i compagni non è facile, stanno facendo quello che chiede la nostra organizzazione. Per questo noi donne non dobbiamo farci più da parte. Dobbiamo prepararci sempre di più. Per poter continuare ad andare avanti e progredire il più possibile a tutti i livelli di lavoro.

Perché dobbiamo farlo noi donne che siamo in questo mondo, che è un mondo dove ancora le donne non hanno volto, nome né voce per i capitalisti e neoliberisti. Per questo è ora di esercitare e far valere i nostri diritti. Ma, per fare tutto questo, bisogna avere volontà, decisione, forza e ribellione. E non dobbiamo chiedere permesso a nessuno.

Quello che sto facendo e dicendo non è un’invenzione, né immaginazione. Ma è una realtà. Lo abbiamo dimostrato nel Terzo Incontro che si è svolto nel Caracol di La Garrucha, un anno fa. Lì abbiamo parlato e spiegat i nostri lavori come donne.

Ma voglio anche essere sincera e dirvi, fratelli e sorelle, compagni e compagne, che ancora in alcuni villaggi e regioni in territorio zapatista manca il’opera e la partecipazione delle donne. È che i compagni e le compagne non hanno ancora capito con chiarezza l’importanza della partecipazione delle donne. Ma lotteremo ancora per riuscire a compiere quello che è essere zapatiste e rivoluzionari.

Ma durante questi 25 anni dalla nascita dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, e 15 anni dalla nostra insurrezione armata, abbiamo fatto importanti progressi. Soprattutto, la partecipazione delle donne è a quasi tutti i livelli. È che 25 anni fa non c’erano comunità zapatiste. C’era solo ignoranza, schiavitú e oblio.

Quindici anni fa non c’era donne che nella dirigenza politica. Ma in questi 15 anni di lotta e resistenza ci siamo inserite a poco a poco nei differenti livelli di attività.

E ci siamo rese conto che possiamo pensare e decidere. Possiamo occupare incarichi come i compagni. Ma il poco che siamo riuscite a fare in questi quindici anni non è sufficiente. C’è ancora molto da fare.

Ora, i nostri popoli, la nostra patria che è il Messico, ed il nostro pianeta Terra, hanno bisogno che gli uomini, le donne, i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze, gli anziani e le anziane, si ribellino e lottino ed abbiano dignità e rabbia.

Dobbiamo avere nella nostra mente e nel nostro cuore queste due cose importanti, che sono ciò che ci fa andare avanti, fino ad ottenere quello che vogliamo.

Infine, vogliamo rivolgere un appello a tutte le donne del Messico e del mondo a che uniamo le nostre forze, la nostra voce, la nostra ribellione e la nostra rabbia. Che lottiamo per i nostri diritti, per la nostra autonomia e per costruire un mondo dove possiamo stare tutti.

Democrazia, libertà e giustizia.

Molte grazie.

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Comandante Hortencia

Chiapas, Messico, 4 gennaio 2009

(Traduzione a cura Andrea e Annamaria)

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