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Archive for novembre 2010

La Jornada – Domenica 28 novembre 2010

MINACCIATA DI MORTE UN’ATTIVISTA IN CHIAPAS

La scorta scompare durante i fatti

Hermann Bellinhausen

L’attivista per i diritti umani Margarita Martínez Martínez è stata nuovamente minacciata di morte lo scorso mercoledì 24 a San Cristóbal de las Casas, Chiapas. Le minacce si intendono al Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC).

Mentre Martínez Martínez, membro di Enlace y Comunicación, con sede a Comitán, usciva da un incontro con funzionari dell’ufficio in Messico dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, è stata minacciata da due sconosciuti a bordo un veicolo Ranger, bianco, senza targa. Secondo la sua testimonianza, uno degli uomini le si è avvicinato di modo intimidatoria dicendo: “Cammina e non fare stronzate e ascoltami bene”. Poi le ha indicato di dirigersi verso la chiesa di San Cristobalito, dove l’aspettavano gli stessi individui che poi “l’hanno mandata” al cimitero comunale.

“Vai a trovare i tuoi morti perché molto presto starai con loro”, le ha detto lo stesso uomo consegnandole un foglio con scritto: “Porta questo al Frayba e di a Diego (Cadenas, il direttore) che sappiamo che lavora con gruppi sovversivi e che conosciamo bene quelli del Frayba e li elimineremo uno per uno perché sono solo degli stronzi che vogliono destabilizzare lo stato e giustificano le loro spese con la scusa che sono a beneficio dei più bisognosi”.

L’individuo le ha consegnato un messaggio fatto con ritagli di giornale: “Diego la vita della tua famiglia è nelle tue mani. Sarà colpa tua”.

Javier Hernández Valencia, rappresentante in Messico dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha condannato in maniera energica l’aggressione: “È allarmante che sia successo nonostante ci fosse la scorta della polizia, dopo che Margarita si era incontrata con noi, a due giorni dall’aver visto i delegati di Acción de Cristianos para la Abolición de la Tortura (ACAT), e quasi nel preciso momento in cui l’ufficio, insieme alla CNDH ed alla CIDH rendevamo pubblica la nostra preoccupazione per la situazione critica che affrontano i difensori dei diritti umani in Messico”.

Bisogna ricordare che a causa delle precedenti aggressioni, Margarita Martínez e la sua famiglia godono di misure di protezione richieste dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) per questo hanno una scorta della polizia. Al momento dei fatti la guardia del corpo è inspiegabilmente “sparita”. Gli agenti assegnati a Margarita ed alla sua famiglia non hanno rispettato le misure di protezione”, dice il CDHFBC. La notte prima, “stranamente si è interrotta l’energia elettrica a casa di Margarita, e le telecamere di sicurezza non hanno funzionato”.

Il Centro Fray Bartolomé, rappresentante legale di Margarita e della sua famiglia, lamenta la “negligenza” governativa, poiché “lo stato del Chiapas non rispetta le misure di protezione imposte dalla CIDH”.

La famiglia Ordaz Martínez subì la perquisizione della propria casa da parte della polizia a Comitán, l’8 novembre 2009, ed oltre ad aver denunciato gli agenti ministeriali e municipali, accusarono José Luis Gómez Santaella, l’allora responsabile del distretto Confine-Sierra.

La Procura Generale di Giustizia dello Stato del Chiapas il 20 novembre scorso ha emesso azione penale (istruttoria AP0004/FEPONGDDH-M1/2009) contro funzionari pubblici per diversi reati penali in relazione con l’aggressione.

Il 25 febbraio scorso Margarita era stata sequestrata, picchiata e minacciata di morte “se non avesse ritirato la denuncia”. Per questo dal 3 marzo 2010 le sono state concesse misure cautelari. http://www.jornada.unam.mx/2010/11/28/index.php?section=politica&article=025n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)



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Ancora minacce.

CENTRO DEI DIRITTI UMANI FRAY BARTOLOME DE LAS CASAS

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas
24 novembre 2010

Nota informativa/URGENTE

A rischio la vita e l’integrità dei difensori dei Diritti Umani in Chiapas, Margarita Martínez e componenti del Frayba

Oggi, 24 novembre 2010, questo Centro dei Diritti Umani è venuto a conoscenza di due fatti avvenuti nella città di San Cristóbal de Las Casas, che mettono a rischio la vita e l’integrità dell’avvocatessa Margarita Guadalupe Martínez Martínez e di membri del Frayba.

Sostanzialmente Margarita Martínez riferisce quanto segue: “oggi, dopo avere sostenuto un’intervista con un funzionario dell’Ufficio in Messico dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, mi sono diretta in un bar nella zona centro di questa città per prendere qualcosa; uscendo dal caffè ho cercato la persona che mi è stata assegnata di scorta (Margarita è sottoposta a misure precauzionali raccomandate dalla CIDH) ma non c’era, quindi ho percorso un isolato e lì sono stata bloccata da due persone, una a bordo di un’auto Ranger bianca senza targa e l’altra a piedi, quest’ultima mi ha intimato di proseguire per altri due isolati dove avrei incontrato una persona che mi avrebbe dato indicazioni”.

Margarita prosegue: “Ho proseguito fino al luogo, perché mi avevano minacciato di morte se non l’avessi fatto, e giunta a destinazione una persona mi ha consegnato un foglio, con lettere ritagliate da un giornale, che dice: “Diego en tus/ manos esta la vida / de esta familia / enfrentarás cargos / Avvocati del cazzo”. Poi mi ha detto di portarlo al Frayba che sono dei pezzi di merda che vogliono destabilizzare lo Stato, secondo loro spendono soldi per i più deboli a favore della giustizia, giustizia un cazzo”.

Dopo altre minacce ai membri del Frayba, le hanno intimato di percorrere un paio di isolati e prendere un taxi per andare al cimitero municipale “per parlare con i tuoi morti che presto incontrerai”, e riprendere un taxi per andare al mercato “senza fare stronzate altrimenti sei morta”.

Margarita è stata seguita dall’auto che controllava che facesse il percorso indicato, e una volta in centro città, a causa del traffico, perdere di vista i suoi aggressori e riesce a raggiungere questo Centro dei Diritti Umani.

Il poliziotto responsabile della sua sicurezza, ha dichiarato di non essersi mai allontanto dal bar dove si trovava Margarita, e sostiene di aver sempre controllato le porte del locale e che non ha visto uscire Margarita.

Contesto e precedenti

Ieri, stranamente in casa di Margarita si è interrotta la corrente elettrica e le telecamere di sicurezza non hanno funzionato.

Margarita Martínez e la sua famiglia sono sottoposte a misure cautelari dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani, per questo contano su misure di sicurezza di polizia da parte del governo dello Stato del Chiapas.

Comunicación Social
Área de Sistematización e Incidencia / Comunicación
Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas A.C.
Calle Brasil #14, Barrio Mexicanos,
San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México
Código Postal: 29240
Tel +52 (967) 6787395, 6787396, 6783548
Fax +52 (967) 6783551
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http://www.frayba.org.mx
Facebook: Frayba Derechos Humanos
Twitter: chiapasdenuncia

Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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CNI: Dichiarazione di Vícam.

La Jornada – Martedì 23 novembre 2010

Il Congresso Nazionale Indigeno respinge il processo di appropriazione di fiumi e lagune

Il Pronunciamiento de Vícam rivendica il diritto all’autodeterminazione

Il progetto di un acquedotto in Sonora rappresenta lo sterminio della tribù yaqui

Hermann Bellinghausen. Inviato. Vícam, Sonora, 22 novembre. “Esprimiamo il nostro diritto storico alla libera determinazione come popoli, nazioni e tribù originari, nel rispetto delle diverse forme che per l’esercizio di questo diritto decidano i nostri popoli, secondo la loro origine, storia ed aspirazioni”, dichiara il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) nel suo Pronunciamiento de Vícam, letto ieri sera da Tomás Rojas Valencia, rappresentante della tribù yaqui anfitrione dell’evento, a conclusione del Forum Nazionale “in difesa dell’acqua, della terra e dell’autonomia dei popoli originari” che si è svolto qui

Rispetto al centenario dell’inizio della Rivoluzione, il CNI dichiara nettamente: “Quella lotta storica, così come le gesta precedenti, sono costate molto sangue ai nostri popoli e poco o niente abbiamo ottenuto in cambio del sacrificio fatto dai nostri nonni per costruire e liberare la patria di tutti i messicani, perché le successive Costituzioni del 1824, 1857 e 1917 nemmeno riconoscono la nostra esistenza”.

Il CNI enfatizza la sua opposizione al crescente esproprio e appropriazione privata di acqua, fiumi, ruscelli, sorgenti, acque profonde, ruscelli, lagune, estuari, coste, mari, spiagge “e tutto ciò che compone i territori dei nostri popoli”, così come la costruzione di acquedotti e dighe per accaparrare e vendere l’acqua. Si oppongono “nettamente” al fatto che la risorsa, “fondamento della vita”, cada nelle mani di interessi privati, così come alle leggi, regolamenti e politiche “tendenti” alla privatizzazione dell’acqua.

In questione, il CNI si unisce alla protesta delle tribù yaqui contro la costruzione di un acquedotto per bonificare la diga El Novillo “da parte dei governi federale, statale e dell’impresario Carlos Slim”. L’opera vuole portare “la quasi la totalità delle acque del fiume Yaqui al municipio di Hermosillo per favorire gli interessi immobiliari, turistici ed agroindustriali del capitale”.

L’esecuzione di questo progetto spoglierebbe delle sue acque, senza consultazione previa, la tribù yaqui, “annullando la sua autonomia ed il suo diritto storico sul bacino del fiume, provocando la distruzione del suo territorio e lo sterminio definitivo della tribù, e la compromissione profonda dell’equilibrio ecologico nel sud di Sonora e la rovina degli agricoltori della Valle dello Yaqui”.

I delegati indigeni riuniti questo fine settimana, respingono “la repressione governativa e paramilitare scatenata contro i nostri popoli”. In particolare, i triqui di Oaxaca; le comunità, caracoles e giunte di buon governo zapatiste del Chiapas; la comunità nahua di Santa María Ostula, Michoacán, e la comunità tzotzil di Mitzitón, Chiapas.

San Juan Copala, ed in generale il doloroso conflitto tra le organizzazioni triqui, sono stati molto presenti nel forum. Il CNI afferma: “Ci opponiamo allo sgombero forzato di chi forma il municipio autonomo di San Juan Copala ed alla militarizzazione della regione triqui”.

Di conseguenza, esorta “donne, uomini, bambini, bambine ed anziani che compongono il popolo triqui a ricostruire la propria unità, senza distinguo di organizzazioni e senza l’intromissione degli interessi esterni che provocano il conflitto”.

Il CNI invita a sostenere l’autonomia dei popoli “difendendo la terra, il territorio, le montagne, le acque, gli esseri spirituali e naturali, così come la propria cultura e rafforzando i nostri governi, assemblee, autorità tradizionali ed agrarie, sotto il principio del comandare ubbidendo”. http://www.jornada.unam.mx/2010/11/23/index.php?section=politica&article=019n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Gloria Muñoz Ramírez: Riassunto.

Los de Abajo – 20 novembre 2010

Riassunto

Gloria Muñoz Ramírez

Novembre. Il 16, Saramago, premio Nobel per la Letteratura 1998, avrebbe compiuto 88 anni e Lisbona si è riempita delle sue parole. La biblioteca del Palazzo delle Galveias, la stessa nella quale il giovane José scoprì la letteratura ed i suoi misteri, gli rende tributo mettendo il suo nome ad una sala, mentre Fernando Gómez Aguilera presenta l’ultimo libro dello scrittore lusitano: un compendio delle sue dichiarazioni di principio rilasciate in diverse interviste. Nessuno dimentica che nella sua visita in Chiapas nel 1998, poco dopo il massacro di Acteal, dichiarò che in quello stato meridionale “solo per chi non vuole vedere né capire le cose, si nasconde il fatto che l’Esercito ed i paramilitari sono un’unica cosa”, frase che oggi si potrebbe ripetere senza ambiguità alcuna.

Novembre. Un 17 di 27 ani fa l’EZLN nacque sulle montagne dal sudest messicano. I suoi popoli arrivano a questa data assediati dall’Esercito e dai paramilitari che, come direbbe José, sono la stessa cosa. L’autonomia, tuttavia, non si ferma. Queste comunità sono forse l’unica esperienza autonomista che prosegue ancora oggi avendo contro tutto e tutti. Mentre in altre regioni la difesa del territorio è la priorità ed il lavoro organizzativo ritarda a causa all’assedio, qui il processo è irreversibile e continua ad essere la pietra miliare di una lotta sempre in costruzione.

Novembre. L’8, Il Marocco distrugge l’accampamento El Aaiún, nel Sahara occupato, e reprime la popolazione. Ci sono decine di morti, torturati e scomparsi. Attualmente la tensione continua, sotto il controllo delle forze di sicurezza marocchine. Un anno prima, sempre in novembre, Saramago scrive all’attivista saharaui Aminatu Haidar: “Se il potere del Marocco finisce per piegare i saharauis, questo paese, ammirevole per altre cose, avrà ottenuto la più triste vittoria, una vittoria senza onore, ottenuta sulla vita ed i sogni di tanta gente che voleva vivere in pace nella sua terra e con i suoi vicini per fare del continente, tutti insieme, un luogo più abitabile”. Alla morte del Nobel, Haidar scrisse: “La perdita di Saramago non è un fatto che riguarda solo una cerchia ristretta di persone, ma è un evento universale che, in qualche modo, ha colpito il pianeta”.

Novembre. Il 20, 100 anni dall’inizio della Rivoluzione Messicana. Qualcuno di quelli che stanno in alto ha qualcosa da festeggiare? Lontano dal potere, e insieme ai popoli indigeni del paese, questo fine settimana la tribù yaqui di Vicam, Sonora, celebra il primo Forum in Difesa dell’Acqua, sotto il principio che “la terra, il vento, l’acqua e il fuoco, elementi della nostra origine, non si vendono e si difendono con la vita”.

losylasdeabajo@yahoo.com.mx

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Minacce a Bachajón.

La Jornada – Giovedì 18 novembre 2010

Ejidatarios di Bachajón, Chiapas, denunciano la recrudescenza delle aggressioni della Opddic

Hermann Bellinghausen

Gli ejidatarios di San Sebastián Bachajón (municipio di Chilón, Chiapas), aderenti all’Altra Campagna, denunciano lna crescente strategia “di calunnie, ingiustizie e provocazioni delle autorità del malgoverno da cinque mesi”, così come la recrudescenza di aggressioni e vessazioni da parte di membri dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), considerata paramilitare dagli stessi ejidatarios.

Quelli della Opddic, gruppo filo-governativo, “vogliono disintegrare la società e l’organizzazione minacciando di impossessarsi della cabina di riscossione e del banco di ghiaia”, recuperato recentemente dagli ejidatarios stessi. “Ora sorgono nuove minacce con lo stesso interesse del neoliberismo e dei progetti transnazionali”. Di fronte a ciò, la società civile “si sta organizzando sempre di più per resistere e difendere le risorse naturali dei nostri ejidos”.

I contadini tzeltales, insediati vicino allo stabilimento balneare di Agua Azul, segnalano che il commissario ejidale filogovernativo “non è riuscito a guadagnarsi la fiducia della gente né ha idea della politica che sta facendo”. Ritengono responsabile di ciò il delegato di Governo a Chilón, Ledín Méndez; la deputata Yari del Carmen Gebrardt Garduza, e gli indigeni Carmen Aguilar Gómez e suo figlio, congiuntamente a Francisco Guzmán Jiménez. “Tutte queste persone si sono incontrate a Chilón, Ocosingo ed in altre parti con i dirigenti della Opddic, sembra per sottrarre la cabina di riscossione ed il banco di ghiaia”.

Gli ejidatarios assicurano che “questi ambiziosi si sono guadagnati la fiducia del segretario di Governo, Noé Castañón”, che li ha ricevuti lo scorso 8 novembre, “a braccia aperte ed un menù speciale, idei e progetti transnazionali e come distruggere la nostra organizzazione”. Sostengono che “è chiaro l’interesse di scatenare un conflitto in diverse comunità dell’ejido organizzando gruppi paramilitari per intimorire la società”.

Gli ejidatarios avvertono: “Difenderemo le nostre risorse naturali fino alle ultime conseguenze, dimostreremo al governo che non siamo soli. Di qualsiasi aggressione ai nostri compagni riteniamo responsabili direttamente il governo di Juan Sabines Guerrero, il delegato di Governo, la deputata Gebrardt Garduza (con sede ia Palenque) e la dirigenza della Opddic”.

Annunciano che a partire da questa data “non ci sarà dialogo né alcun avvicinamento con nessuna autorità ufficiale, poiché non negoziamo né facciamo accordi col malgoverno, perché è chiaro il suo interesse nel toglierci le nostre terre ed impadronirsi delle nostre risorse”. http://www.jornada.unam.mx/2010/11/18/index.php?section=politica&article=020n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Altra Campagna a convegno.

La Jornada – Domenica 14 novembre 2010

Zapatisti: Il paese è in grave pericolo a causa del sistema capitalista

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Salvador Atenco, Méx., 13 novembre. Durante l’Incontro Nazionale di Organizzazioni e Lotte dell’Altra Campagna, “i ribelli che sono qui e lottano per la dignità e contro il sistema capitalista ed il malgoverno dei partiti politici si riuniscono per dare voce alla loro presenza, la loro rabbia, la loro lotta ed i loro sogni”, dichiarano nel loro pronunciamento le organizzazioni convocanti, il Movimento per la Giustizia del Barrio dell’Altra New York ed il Fronte dei Popoli in Difesa della Terra (FPDT).

Inoltre hanno affermato che “qui non ci sono tutti quelli che fanno parte dell’Altra Campagna. Sappiamo che le proposte e le risoluzioni di questo incontro non rappresentano la voce di tutti. Pensiamo che quello che uscirà da qui sarà un ulteriore contributo alla costruzione, dal basso e a sinistra, dell’Altra Campagna”.

Sostengono che oggi, il paese ed il mondo “sono in grave pericolo a causa del sistema capitalista e dei suoi servi del malgoverno che in Messico è composto dai partiti politici PRI, PAN e PRD”. I padroni del potere e del denaro hanno deciso di devastare il poco che ci rimane a qualsiasi costo e non permettono a nessuno di intromettersi nei loro piani di distruzione e morte che loro chiamano progresso e modernità; hanno scatenato una guerra contro i nostri popoli per spogliarci del nostro territorio e delle risorse naturali”.

Molta gente, aggiungono, “è stata cacciata dalle proprie comunità o ha dovuto emigrare in un altro paese per la repressione o l’estrema povertà nelle nostre comunità”. Quelli che sono andati negli Stati Uniti “si scontrano con razzismo, sfruttamento, emarginazione quotidiana ed un’altra forma di sgombero nei loro quartieri e comunità”. L’Altra Campagna, dicono, “è l’unica speranza che abbiamo noi popolo”.

Si è poi svolta un’attività di testimonianza in cui i presenti hanno raccontato la loro esperienza di lotta, e successivamente un forum aperto sulle politiche di emarginazione contro donne, popoli indigeni, lesbiche, omosessuali e transessuali.

Durante l’inaugurazione di venerdì, Trinidad Ramírez, del FPDT, aveva detto agli aderenti dell’Altra Campagna accorsi in questa comunità ed agli stessi abitanti di Atenco: “Non perdoniamo quello che ha fatto il governo al nostro popolo, ed organizzarci è un modo per dire che non perdoniamo”.

Ciò nonostante, ha segnalato, “ai nostri bambini non possiamo inculcare l’odio, ma certamente che sappiano chi è che reprime”. Questo è il senso della ribellione atenquense. “Dobbiamo trovare il modo di andare avanti, con le nostre differenze, unirci come popolo messicano. Siano dell’Altra Campagna, del FPDT; dobbiamo unirci tutti e cercare alternative per risolvere i nostri problemi”.

Alla presenza di gruppi indigeni dello stato del Messico, Oaxaca e del Distretto Federale, l’incontro ha incentrato i suoi lavori sulla discussione riguardo la costruzione delle autonomie, così come sulla repressione ed il paramilitarismo dello Stato messicano. Si è discusso del piano nazionale di lotta degli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, dell’EZLN e della lotta per la liberazione dei prigionieri politici.

Ha sottolineato la presenza delle donne triquis del municipio autonomo di San Juan Copala che hanno subito una serie di aggressioni mortali e l’attacco contro la loro esperienza autonomista. “Il nostro municipio deve esistere, non importa dove”, hanno detto. A loro volta, i comuneros otomíes di Santa Cruz Ayotuxco (Huixquilucan, stato del Messico) hanno raccontato la loro resistenza contro l’ostilità del governo di Enrique Peña Nieto per spogliarli delle loro terre ed imporre l’autostrada Naucalpan-Toluca, nonostante la sospensione riconosciuta ai comuneros da un giudice federale.

I dibattiti che si concluderanno domenica, si incentrano sull’educazione autonoma, la difesa dell’acqua e la sovranità alimentare, ed i movimenti di difesa degli operai e dei lavoratori. http://www.jornada.unam.mx/2010/11/14/index.php?section=politica&article=010n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Torturati due zapatisti.

La Jornada – Domenica 7 novembre 2010

Dopo l’aggressione li hanno consegnati alla polizia, denunciano gli aderenti all’Altra Campagna

Paramilitari sequestrano e torturano due zapatisti a San Cristóbal de las Casas

Hermann Bellinghausen

Circa 50 elementi del gruppo evangelico Ejército de Dios hanno sequestrato, torturato e “consegnato” alla polizia due ejidatarios dell’Altra Campagna, aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, nell’ejido Mitzitón, municipio San Cristóbal de las Casas, Chiapas.

Hanno inoltre aggredito i loro famigliari e minacciato di violentare le donne. Due giorni dopo, i contadini tzotziles sono stati obbligati a pagare una cauzione senza alcuna spiegazione. I torturatori non hanno ricevuto nessuna sanzione, piuttosto sembravano “lavorare” insieme alla polizia dello stato del Chiapas.

L’aggressione è avvenuta la notte del 2 novembre scorso, quando persone identificate come appartenenti all’Ejército de Dios hanno aggredito Pedro Díaz Gómez mentre stava rincasando. I paramilitari “l’hanno colpito” e Luis Rey Pérez Heredia “l’ha afferrato per il collo e voleva ucciderlo”. Díaz Gómez riusciva a scappare. I suoi aggressori l’hanno raggiunto a casa sua ed hanno sfondato, l’hanno trascinato fuori ed hanno continuato a picchiarlo, così come hanno fatto con sua moglie María de Lourdes Jiménez ed un’altra donna. Hanno portato Díaz Gómez nella casa del “dirigente paramilitare Gregorio Gómez Jiménez, dove lo hanno legato e torturato”.

Salvador Hernández Jiménez, vedendo cosa stava succedendo al suo compagno, è accorso a difenderlo. “Hanno picchiato che lui e lo hanno portato nella casa del dirigente paramilitare. Lì hanno continuato a picchiare i compagni e rovesciato addosso secchiate d’acqua. A Pedro hanno maciullato le dita con un bastone”.

Verso le 22 si è presentata Mitzitón la Polizia Statale Preventiva. “Senza rispettare le autorità della comunità, si sono recati direttamente nella casa di Gómez Jiménez e di Francisco Gómez Díaz, dove erano sequestrati i due compagni e se li sono portati via. Sappiamo che la polizia settoriale è complice dei paramilitari e per questo hanno portato via solo i nostri compagni”, denunciano.

Chiesta la cauzione

L’autorità ejidale si è rivolta alla procura indigena che li ha informati che i contadini erano stati trasferiti a Tuxtla Gutiérrez, senza spiegarne la ragione. L’agente della comunità ha potuto contattare telefonicamente i detenuti all’alba del giorno 3: “Pedro mi ha detto di essere ferito, di avere una costola rotta e le dita tagliate. Mi ha raccontato che gli hanno fatto mettere le mani su una superficie e gli hanno garrotato le mani, che aveva le ossa fratturate”.

Alle 13:30 dello stesso giorno una commissione di ejidatarios e l’agente municipale si sono recati presso la Procura Generale dello Stato. Il giorno 4 i due “detenuti” sono stati rilasciati dopo il pagamento di 12.357 pesos di cauzione.

Nella sua testimonianza la moglie di Pedro riferisce: “Quelli dell’Ejército de Dios sono arrivati sparando in aria Mi hanno spintonato per farsi largo ed hanno preso a calci mio figlio Ramón. Hanno sbattuto mio marito su un furgone e sono andati via. Erano a viso scoperto, per questo sappiamo chi sono. Io gridavo e domandava ‘perché ci fate questo se siamo vicini’, e mi dicevano ‘tu taci donna zapatista, voi siete amici degli zapatisti’. Poi siamo andati tutti nella casa ejidale. Sono arrivati i poliziotti che hanno detto che  andavano a riprendere Pedro”.

Secondo gli altri famigliari della vittima, quelli dell’Ejército de Dios hanno scavalcato lo steccato della casa, “sparato due colpi” e minacciato di violentare le donne. Tra gli aggressori sono stati riconosciuti: Celestino Pérez Hernández, David Hernández Hernández, Miguel Jiménez Jiménez, Carmen Gómez Gómez, Julio Gómez Hernández, Ciro Hernández Díaz, Agustín Pérez Díaz, Agustín Gómez Gómez, Julio Hernández Hernández, Juan Pérez Gómez, Pedro Hernández Hernández, Andrés Jiménez Hernández (secondo), Domingo Jiménez Gómez e Jesús Jiménez Heredia. Viaggiavano su tre auto e dicevano: “Vogliamo il sangue”. http://www.jornada.unam.mx/2010/11/07/index.php?section=politica&article=011n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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