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Archive for aprile 2019

De Zapata a Zapata

@lhan55 Luis Hernández Navarro

L’indigena Teresa Castellanos ha dedicato gli ultimi sei anni della sua vita a difendere la terra della sua gente. È portavoce dell’Assemblea Permanente dei Popoli di Morelos (APPM). Coordina il comitato Huexca in resistenza che difende le vittime del Progetto Integrale Morelos (PIM) e della centrale termoelettrica.

In riconoscimento al suo lavoro le è stato conferito questo anno il premio di diritti umani Sergio Méndez Arceo. Nel 2018, insieme ad Aurora Valdepeña, ha ottenuto il premio alla Creatività 2018 della Donna della Fondazione dal Forum Mondiale delle Donne. Nel 2015 è stata finalista per il Premio Internazionale dei Diritti Umani Front Line Defenders. A causa delle minacce subite, lei e le sue due figlie sono state incluse nel Meccanismo di Protezione per Giornalisti e Difensori de Diritti Umani.

La sua lotta poggia sulla tradizione zapatista ed il movimento jaramillista, profondamente radicati nell’immaginario popolare di questa regione. Da un Emiliano Zapata che poco ha a che vedere con le cerimonie ufficiali in suo onore o con la narrazione di storiografi accademici. Si tratta di uon zapatismo che ha resistito sia alla strumentalizzazione dell’agrarismo delle centrali sindacali campesine, sia ai tentativi dei diversi governi di presentarsi come la sua incarnazione.

Teresa è l’espressione dello zapatismo in carne ed ossa, lontano da quello di carta dei biglietti della Lotteria Nazionale. Intervistata dalla giornalista Daliri Oropeza, ha spiegato le radici e le ragioni della sua lotta. È l’ideale che ci si porta dentro. L’essere nata in terra zapatista è un orgoglio. Ma non solo per avere sangue zapatista, ma per portarne gli ideali. Sapere che ci sono state tante persone che hanno lottato per il bene delle comunità, come il generale Zapata, per terra, acqua, monti, per la libertà. A 100 anni dal suo assassinio, il suo ideale quanè ancora vivo. Continuiamo a resistere. Si è resistito per tutti questi 100 anni, ha detto. Ed ha aggiunto: Ho ammirato moltissimo il generale Emiliano Zapata. Per tutta la mia vita, da quando andavo alle medie, ho ricordato e letto del generale Emiliano Zapata (https://bit.ly/2IfIRAU).

È questo lascito quello che ha fatto dire a Teresa nell’evento di Chinameca, il 10 aprile scorso, dove centinaia di contadini e indigeni hanno commemorato, al margine del governo federale, il 100° anniversario luttuoso dell’assassinio di Emiliano Zapata: Siamo contro AMLO perché lui è contro di noi. Volevamo parlare con lui. Lui si è rifiutato.

La durezza delle sue parole (condivise dai partecipanti all’evento) ha una storia dietro. A maggio del 2014, a Yecapixtla, Morelos, López Obrador durante un incontro disse: Non vogliamo la costruzione del gasdotto o della centrale termoelettrica o le miniere, perché distruggono il territorio ed inquinano le acque. Ed aggiunse: Il Messico non è territorio di conquista, né perché vengono gli stranieri ad appropriarsi di tutto. Pensate che vogliono costruire una centrale termoelettrica ad Anenecuilco, la terra dove è nato il migliore dirigente sociale che ci sia mai stato nella storia del Messico, Emiliano Zapata. È come se andassero a Gerusalemme e costruissero una discarica di rifiuti tossici o una centrale nucleare.

Tuttavia, le parole di López Obrador sono svanite quando è entrato nel Palazzo Nazionale. Il 10 febbraio a Cuautla, il Presidente ha ritrattato la sua parola. Gli oppositori al PIM gli hanno risposto gridando: “Agua sì, termos no!”. López Obrador si è rivolto a loro dicendo: Sentite, radicali di sinistra, per me non sono altro che conservatori, ed ha annunciato la realizzazione di una consultazione, impugnata dalle comunità indigene.

Dieci giorni dopo, l’attivista Samir Flores, figura chiave nella lotta contro la termoelettrica e nell’organizzazione delle comunità di Morelos, viene assassinato a colpi d’arma da fuoco sulla porta di casa. Il mandatario, invece di sospendere la consultazione, è andato avanti.

“L’assassinio del generale fu molto doloroso per tutti, come lo è ora l’omicidio del compagno Samir Flores – ha detto Teresa a Daliri Oropeza -; non so se sia un caso, ma a 100 anni dall’assassinio del generale Emiliano Zapata uccidono un compagno che aveva lo stesso ideale. Anche se non aveva il sangue del generale, né fosse suo parente, egli portava avanti lo stesso ideale e pensava e parlava come lui, e lottava per la libertà dei popoli, e perché questo cambiasse”.

L’11 febbraio, un giorno dopo averli accusati di essere conservatori, la APPM ha inviato una lettera al Presidente in cui gli ha detto: Lei ci ha offeso, ha dedicato gran parte del suo discorso democratico a lanciarci epiteti senza conoscerci o conoscendoci, non sappiamo. Ed ha dichiarato: se non si cancella la centrale termoelettrica a Morelos, non ci saranno omaggi ufficiali a Zapata da parte del governo.

Da Zapata a Zapata. Quasi due mesi dopo la missiva, le cronache giornalistiche riferivano che, a Chinameca, mentre centinaia di contadini ricordavano il generalessimo protestando contro il PIM, il palco ufficiale dell’evento per i 100 anni dal suo crimine era vuoto. Andrés Manuel López Obrador ha dovuto realizzare l’evento a Cuernavaca, a 86 chilometri di distanza da dove fu assassinato il Caudillo del Sud.

Twitter:@lhan55

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/04/16/opinion/018a2pol

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I malgoverni verranno e se ne andranno, ma il colore della terra persisterà e con esso tutti i colori di quanti nel mondo si negano alla rassegnazione ed al cinismo, che non dimenticano e non perdonano, che presentano il conto di offese, reclusioni, sparizioni, morti, oblio.

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

Aprile 2019

Ai famigliari ed amici di Samir Flores Soberanes:

All’Assemblea della Resistenza di Amilcingo:

Al Fronte dei Popoli in Difesa della Terra e dell’Acqua Morelos-Puebla-Tlaxcala:

Al Congresso Nazionale Indigeno:

Al Consiglio Indigeno di Governo:

Alla Sexta nazionale e internazionale:

Alle Reti di Appoggio al CIG e Reti in Resistenza e Disobbedienza:

A chi lotta contro il sistema capitalista:

Sorelle e fratelli:

Compagni e compagne:

Vi scrive il Subcomandante Insurgente Moisés a nome delle donne, degli uomini, dei bambini e degli anziani zapatisti. La parola che vi mandiamo è collettiva e spetta a me scriverla come portavoce dell’EZLN.

Dalle montagne del sudest messicano arriva oggi alle degne terre di Emiliano Zapata e dei suoi successori – come lo era ed è Samir Flores Soberanes, nostro fratello e compagno di lotta in difesa della vita – l’abbraccio che non è solo mio ma di tutti i popoli zapatisti tzotzil, chol, tojolab, zoque, mam, meticci e tzeltal.

Sorelle e fratelli, noi zapatiste e zapatisti dell’EZLN vi mandiamo questo abbraccio perché vi rispettiamo ed ammiriamo.

Non abbiamo potuto essere presenti lì con voi come avremmo voluto. La ragione è molto semplice ed ha la bandiera del malgoverno. Perché nelle nostre montagne e valli è aumentata la presenza militare, poliziesca, paramilitare, di spie ed informatori. Sono riapparsi i sorvoli di aeroplani ed elicotteri militari ed il passaggio di veicoli blindati, come ai tempi di Carlos Salinas de Gortari, di Ernesto Zedillo Ponce de León, tutore politico dell’attuale titolare dell’Esecutivo, di Vicente Fox Quesada dopo il tradimento degli Accordi di San Andrés, dello psicopatico Felipe Calderón Hinojosa e del ladro in doppio petto Enrique Peña Nieto. La stessa cosa, ma ora con più frequenza e maggiore aggressività.

Pattugliamenti e sorvoli non seguono le rotte del narcotraffico, né quelle delle lente carovane delle sorelle e fratelli migranti che fuggono da una guerra che ci si rifiuta di chiamare col suo nome… per raggiungerne un’altra che si nasconde dietro un governo federale tutto chiacchiere e cialtroneria. No, questa minaccia di morte percorre per aria e terra le comunità indigene che vogliono mantenersi in resistenza e ribellione per difendere la terra, perché in lei sta la vita.

Ora, inoltre, membri dell’Esercito Federale e dell’Aeronautica si addentrano nelle montagne e compaiono nelle comunità dicendo che sta arrivando la guerra e che stanno solo aspettando ordini “dall’alto”. E qualcuno si fa passare per quello che non è e né sarà mai, perché dice di conoscere i presunti “piani militari” dell’EZLN. Forse ignorando che l’EZLN dice quello che fa e fa quello che dice… o forse perché il piano è montare una provocazione e poi incolpare l’EZLN. Lo stesso metodo di Ernesto Zedillo Ponce de León e del suo lacchè Esteban Moctezuma Barragán, oggi incaricato di aggredire il magistero democratico.

Nei fatti, in tutto questo, il malgoverno attuale è come i suoi predecessori. Ma adesso cambia la giustificazione: oggi la persecuzione, le minacce e l’attacco alle nostre comunità è “per il bene di tutti” e si fa sotto la bandiera della cosiddetta “IV Trasformazione”.

Ma non è di questo che vogliamo parlarvi. Dopo tutto, qualunque denuncia viene screditata perché, secondo il Potere Esecutivo Federale, la realtà rientra nella categoria “radicale di sinistra conservatrice” che vuol dire che chiunque non sia prezzolato ed osi criticare il governo supremo (…), sarà impallinato dalle sue milizie sui social network che sono “moderni” solo perché il loro fanatismo è digitale, ma utilizzano gli stessi argomenti di chi applaudiva ed applaude gli eccessi delle varie tirannie nel mondo, ed ai quali si potrebbero ripetere le parole di Emiliano Zapata Salazar: “L’ignoranza e l’oscurantismo in tutti i tempi non hanno prodotto altro che greggi di schiavi per la tirannia”.

Quello che sta succedendo in queste terre chiapaneche, è quello che stiamo subendo da  oltre 25 anni. E ripetiamo quello che abbiamo già detto: là in alto sono la stessa cosa… e sono gli stessi. E la realtà toglie loro il trucco con cui vogliono simulare il cambiamento.

Sorelle e fratelli:

Compagni e compagne:

Quello che vogliamo dirvi, rimarcare, è quanto sia grande la vostra resistenza.

Non solo per innalzarla a simbolo quando quelli di sopra celebrano un tradimento: l’assassinio di una persona di nome Emiliano Zapata Salazar, e che fallì nel tentativo di fermare una causa, quella che oggi vive in molte sigle in tutto il territorio di questo che ancora chiamiamo Messico: lo zapatismo.

Questa causa è di ispirazione per ogni persona onesta nel mondo, perché la lotta è per la vita. Non è una scommessa per denaro, poltrone, regali. È per le generazioni che non verranno se trionferà la superbia del Prepotente e le comunità saranno distrutte.

Per questo la vostra lotta non solo merita di essere salutata ed appoggiata, dovrebbe anche essere replicata in tutti gli angoli del pianeta dove, sotto la bandiera del cosiddetto “ordine e progresso”, si distrugge la natura ed i suoi abitanti.

Ci sono volte in cui le cause si concretizzano in una persona, uomo, donna o otroa. Ed allora questa causa prende nome, cognome, luogo di nascita, famiglia, comunità, storia. Come per Emiliano Zapata Salazar, è il caso anche del fratello e compagno Samir Flores Soberanes che hanno cercato di comprare, farlo arrendere, convincerlo ad abbandonare i suoi ideali. Lui non ha ceduto, per questo l’hanno assassinato. Perché non si è venduto, perché non si è arreso e perché non ha ceduto.

Chi si è sentito sollevato dal suo assassinio e poi ha realizzato una “consultazione” per burlarsi così della tragedia, pensava che tutto sarebbe finito lì; che la resistenza contro il megaprogetto, criminale come tutti i megaprogetti, si sarebbe spenta insieme alle lacrime che l’assenza dal fratello e compagno ha strappato.

Si sono sbagliati, come si sbagliarono Carranza e Guajardo quando credettero che Zapata finiva a Chinameca.

L’attuale governo federale si sbaglia di grosso quando, ostentando la sua ignoranza della storia e della cultura del paese che dice di “comandare” (il suo libro di testo non è “Chi governa” ma “Chi comanda”), pretende di accostare Francisco I. Madero ad Emiliano Zapata Salazar. Perché, così come Madero volle comprare Zapata, il malgoverno voleva comprare Samir e le comunità che resistono, con aiuti, progetti ed altre menzogne.

Le comunità e Samir hanno risposto con il loro lavoro di resistenza, cosa di cui Emiliano Zapata sarebbe orgoglioso, il quale diceva che non lo si comprava con l’oro e che qui (nelle terre di Morelos) c’erano ancora e ci sono uomini – noi aggiungiamo “e donne ed otroas” – con dignità.

Non sono nuove nemmeno l’ignoranza e la superbia che caratterizzano l’attuale capo del malgoverno. Come non è nuovo che abbia una corte di adulatori. Un gruppo di svergognati che adattano la storia al piacere del tiranno e lo presentano come il meglio di tutti tempi. Lo applaudono e, con ossequio senza riserve, ripetono tutte le sciocchezze che gli escono di bocca. Lui ha decretato la fine del neoliberismo e la sua corte sistema numeri, fatti, progetti per nasconderli dietro lo scenario della cosiddetta “Quarta Trasformazione” che altro non è che la continuazione e acutizzazione della tappa più brutale e sanguinaria del sistema capitalista.

In aggiunta, il gruppo di adulatori che il tiranno attira a sé, si completa con lacchè di ogni tipo e condizione che si prodigano, ed ammazzano, per soddisfare i desideri manifesti o presunti del boss di turno.

Per questo il titolare dell’esecutivo non deve ordinare di uccidere, far sparire, denigrare, calunniare, imprigionare, licenziare, confinare chi non gli mostra adorazione.

Basta che sul palcoscenico o sui mezzi di comunicazione o sui social network eserciti quello che egli chiama “diritto di replica”, perché i lacchè trovino il modo di soddisfare i desideri del loro padrone e signore.

Ma tutti i tiranni tremano quando si innalza una causa che, come la vostra – che è la nostra – è giusta e umana.

Pensano che assassinando leader e volti noti, le cause muoiano con loro.

Non sappiamo chi ha ucciso il compagno Samir. Sappiamo chi lo ha segnalato. Chi, con voce stridula e isterica lo ha indicato affinché poi sicari, ansiosi di piacere al capo delle forze armate federali, compissero la sentenza data dal palcoscenico trasformato in tribunale.

Non c’è stato “diritto di replica” per Samir Flores Soberanes, né c’è per i popoli che si oppongono al progetto di morte chiamato “Proyecto Integral Morelos”, megaprogetto che significherà solo profitti per i grandi capitalisti le cui sedi stanno in Italia e in Spagna a cui si domanda di chiedere perdono per la conquista iniziata 500 anni fa e che ora il malgoverno continua a portare avanti.

Ma questo già lo sapete, sorelle, fratelli, compagni, compagne. Ma lo ripetiamo per la rabbia che ci fa l’assassinio di Samir e la superbia di chi là in alto crede di comandare quando neppure governa.

Ci fa arrabbiare che per quelli di sotto ci sia solo il disprezzo delle elemosine mascherate da programmi assistenziali o le minacce per non piegarsi, e che per quelli di sopra, che sono quelli che poi tradiranno chi oggi accarezzano, ci siano sorrisi, brindisi e dichiarazioni rassicuranti.

Compagni e compagne:

Sorelle e fratelli:

Sappiamo anche che questo, come i precedenti malgoverni, vuole sequestrare l’immagine di Emiliano Zapata Salazar affinché, con la sua morte, muoia anche la difesa della terra che come noi, i popoli originari, invita alla vita.

E sappiamo la cosa più importante, ciò che in realtà conta: noi popoli originari andremo avanti con la ribellione e la resistenza.

Non importa che ci chiamino “conservatori” o, come 100 anni fa gli zapatisti dell’Esercito Liberatore del Sud, “banditi”.

Come i precedenti, il malgoverno attuale ed i suoi “moderni” lacchè possono dirci tutto quello che vogliono.

La nostra parola e silenzio sono più grandi delle sue grida isteriche.

La lotta zapatista continuerà a vivere, i popoli originari continueranno a vivere.

Nelle città e nelle campagne di tutto il pianeta si solleva la lotta anche di gruppi, collettivi ed organizzazioni di donne, coloni, artisti, giovani, scienziati, lavoratori, impiegati, insegnanti, studenti, otroas.

Non importa la sua dimensione, ma la sua fermezza. Con tutti loro, elloas, con rispetto e solidarietà, si solleverà una rete mondiale di disobbedienza e resistenza contro la guerra che, se il capitalismo vincerà, significherà la distruzione del pianeta.

I malgoverni verranno e se ne andranno, ma il colore della terra persisterà e con esso tutti i colori di quanti nel mondo si negano alla rassegnazione ed al cinismo, che non dimenticano e non perdonano, che presentano il conto di offese, reclusioni, sparizioni, morti, oblio.

In questo pensiero e cuore collettivi, rinascerà il mondo oggi agonizzante.

I tiranni di tutti i colori crolleranno insieme al sistema a cui sono asserviti.

E per il mondo ci sarà finalmente vita, come deve essere la vita, cioè, libera.

In attesa di quel momento, non smetteremo di portare in ognuno dei nostri giorni, la vita di lotta di Emiliano Zapata Salazar e di Samir Flores Soberanes.

E nella nostra lotta quotidiana, si farà verità il grido che oggi è la nostra bandiera: Zapata e Samir vivono, e la lotta continua per…

TERRA E LIBERTÀ!

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Subcomandante Insurgente Moisés.

Messico, aprile 2019

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/04/10/comunicado-del-ejercito-zapatista-de-liberacion-nacional-2/

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100 anni di Viva Zapata!

Andrea Cegna – Il Manifesto 10 aprile 2019

 Il 10 aprile 1919 veniva ucciso in Messico il generale rivoluzionario che molto tempo dopo ispirerà l’insurrezione dell’Ezln e le lotte dei movimenti sociali contro lo sfruttamento.

Cent’anni fa, il 10 aprile 1919, a Chinameca, nello stato del Morelos, Jesús Guajardo su mandato del primo presidente del Messico post rivoluzionario, Venustiano Carranza, uccide Emiliano Zapata. Contadino, di umile estrazione, leader dell’Esercito di liberazione del Sud e volto noto, oltre che nobile, della Rivoluzione messicana del 1910. Assieme a Pancho Villa, fu espressione dell’ala più radicale del movimento che ha cacciato Porfirio Díaz e portato alla “democrazia” odierna.

MOLTE SONO LE STORIE legate alla figura di Zapata. Penultimo di dieci figli di una famiglia resa povera dalle politiche del dittatore Díaz, parlava spagnolo e nahuatl. Nel 1909 era sindaco di Anenecuilco e appoggiò Patricio Leyva come governatore dello stato. Leyva perse a discapito di Pablo Escandón. Scoppiarono rivolte contro la continua espropriazione di terre da parte dei latifondisti. E fu così che nel 1910 Zapata cominciò a occupare terre, a combattere i latifondisti e a praticare l’autoridistribuzione.
Dopo aver disconosciuto Díaz con il Plan di Ayala (1911) la Rivoluzione messicana, dove a combattere sono diversi eserciti, sconfigge velocemente il dittatore. Da lì in poi è un susseguirsi di avvicendamenti al governo. Fino al 1914, quando i diversi eserciti rivoluzionari, non trovando una sintesi, si uniscono ad Aguascalientes nel centro del Messico e scrivono una convenzione. Ma la fazione costituzionalista rappresentata da Venustiano Carranza e dal generale Álvaro Obregón ruppe gli accordi.

DOPO LA ROTTURA con Carranza, vicino alla borghesia agraria del nord, in dicembre gli eserciti di Villa e Zapata entrano trionfanti a Città del Messico. Emiliano Zapata si rifiuta di sedere sulla poltrona presidenziale e dichiara «non combatto per questo. Combatto per le terre, perché le restituiscano».

Zapata tornò nello stato di Morelos, dove assieme a contadini, intellettuali e studenti sperimentò una forma di democrazia diretta, la comune di Morelos, basata sulla ridistribuzione di terre e sulla diffusione di diritti sociali. La comune di Morelos è una delle esperienze più interessanti del processo rivoluzionario. La figura di Zapata faceva paura. Proprio per la sua pulsione rivoluzionaria e non riducibile al dialogo Emiliano Zapata venne ucciso. Il suo omicidio viene ben raccontato nel film del 1952 Viva Zapata! del regista statunitense Elia Kazan. E come nelle ultime immagini del film muore a testa alta.

IL VOLTO DI ZAPATA ha illuminato le lotte, le notti, gli striscioni e le iconografie dei movimenti sociali, indigeni e campesinos. Zapata è tornato a battere il tempo delle rivoluzioni il 1° gennaio del 1994 con l’inizio dell’insurrezione dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale. L’Ezln che qualche anno fa, nel 1997, dedicò un lungo testo proprio a Zapata, di fatto spiegando il perché a lui si ispirassero. Quello che si faceva chiamare subcomandante Marcos scriveva: «Come ai suoi tempi, Don Emiliano, i governi hanno tentato d’ingannarci. Parlano e parlano e non mantengono nulla, a parte i massacri di contadini. Firmano e firmano carte e niente diviene realtà, a parte gli sgomberi e la persecuzione di indigeni. Ci hanno anche tradito, mio Generale, i Guajardo e le Chinameche non sono mancati, ma risulta che noi non ci siamo fatti ammazzare molto. Come abbiamo appreso, Don Emiliano, stiamo ancora apprendendo. Ma non voglio annoiarla, mio Generale, perché stanno così le cose come già lei sa, perché di per sé noi siamo lei. E vede, i contadini continuano senza terra, i ricchi continuano a ingrassare, e questo sì, continuano le ribellioni contadine. E continueranno, mio Generale, perché senza terra e libertà non c’è pace».

100 ANNI DOPO LA SUA MORTE l’Ezln e i movimenti indigeni hanno convocato due giorni di mobilitazione «ricordando che la lotta guidata dal Generale Emiliano Zapata Salazar e dall’Esercito Libertador del Sur y Centro hanno rappresentato e continuano a rappresentare gli interessi e le aspirazioni dei nostri popoli e di milioni di sfruttati e sfruttate in Messico e nel mondo» e per ricordare Samir Flores Soberanes, indigeno in lotta contro un gasdotto ammazzato per la sua attività politica un mese fa.

E COSÌ, IERI 9 APRILE, si è svolta un’affollata assemblea generale ad Amilcingo, municipio di Temoac, stato del Morelos. Oggi, proprio dove fu ucciso 100 anni fa Zapata è convocata una mobilitazione nazionale ed internazionale. E come riecheggia nelle manifestazioni da cent’anni, e come riecheggerà tra qualche ora nel Moreles, «la lotta continua e Zapata Vive». Andrea Cegna – Il Manifesto 10 aprile 2019

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COMUNICATO DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO E CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO E DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE SULLA NUOVA SIMULAZIONE DI CONSULTAZIONE PER IMPORRE MEGA PROGETTI NELL’ISTMO DI TEHUANTEPEC

Al popolo del Messico

Ai popoli del mondo

Alle Reti di Appoggio al CIG

Alle Reti di Resistenza e Disobbedienza

Alla Sexta Nazionale edInternazionale

Ai mezzi di comunicazione

 

Di fronte all’agenda di spoliazione e distruzione dei malgoverni per imporre quello che in alto chiamano “Programma di Sviluppo dell’Istmo di Tehuantepec”, e che per noi popoli originari è l’annuncio della tragedia che vogliono diffondere nei territori dei popoli in tutta la regione dell’Istmo

Noi del CNI-CIG respingiamo e non riconosciamo qualunque simulazione che si proponga l’imposizione dei megaprogetti di morte, come la presunta consultazione che i malgoverni vogliono tenere in diverse comunità dell’Istmo di Tehuantepec nei giorni 30 e 31 marzo.

Denunciamo le pratiche corrotte che i malgoverni realizzano attraverso l’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni per cercare dividere, ingannare ed intimidire le nostre comunità, dove offrono programmi e progetti in cambio del sì alle loro presunte consultazioni, come se quello che è in gioco non fossero il territorio e le risorse naturali. 

Noi popoli originari Binizzá, Ikoot, Chontal, Zoque, Nahua e Popoluca che viviamo nell’Istmo di Tehuantepec, negli stati di Oaxaca e Veracruz abbiamo già detto NO ai megaprogetti di morte, respingiamo la distruzione che vogliono portare nei nostri territori e che sta uccidendo la nostra madre terra.

Respingiamo l’invasione delle imprese minerarie che vogliono distruggere i monti, le sorgenti dei fiumi e l’aria, delle imprese eoliche che sottraggono le nostre terre e negoziano col vento. Non vogliamo i loro treni che trasporteranno la morte, né la violenza repressiva militare o paramilitare che aleggia sui nostri territori.

Ribadiamo che la nostra lotta per proteggere la madre terra, le comunità e i territori indigeni non si fermerà per quante simulazioni che il malgoverno capitalista neoliberale voglia fare per imporre, con la guerra, i progetti che puntano sul denaro a costo della morte della natura e dei popoli originari. Al contrario, continueremo ad organizzarci in resistenza e disobbedienza con quelle e quelli in basso.

Di conseguenza, invitiamo i collettivi e le organizzazioni oneste, le reti di appoggio al Consiglio Indigeno di Governo e la Sexta Nazionale e Internazionale a restare vigili e solidali di fronte a questo nuovo tentativo di imposizione e spoliazione.

Distintamente

Marzo 2019

Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli 

Mai Più Un Messico Senza Di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/03/29/comunicado-del-cni-cig-y-el-ezln-ante-nueva-situacion-de-consulta-para-imponer-mega-proyectos-en-el-istmo-de-tehuantepec/

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