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Archive for ottobre 2012

La Jornada – Mercoledì 31 ottobre 2012

La Corte riceve la missiva di Amnesty International in favore di Patishtán

Hermann Bellinghausen

Secondo una nota della prima sezione della Corte Suprema di Giustizia della Nazione, si dà per “protocollata” una lettera di Amnesty International (AI) in favore di Alberto Patishtán Gómez, che fino ad ora non è stata diffusa pubblicamente, ha comunicato Leonel Rivero, avvocato del professore tzotzil condannato a 60 anni di prigione per crimini mai commessi, dei quali ne ha scontati 12.

Patishtán Gómez, membro della Voz del Amate nel carcere di San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, è convalescente in un ospedale di Tuxtla Guitérrez dal 18 ottobre scorso, dopo un intervento chirurgico eseguito a Città del Messico per un tumore cranico. “L’operazione gli ha permesso di recuperare la vista. Come ha detto lui stesso, “E’ tornata la luce, non completamente, ma al 70%; posso leggere e scrivere’ “, informa il collettivo Ik, che segue il caso. 

Tuttavia, Alberto non dovrebbe essere più ricoverato, perché ha ricevuto il foglio di dimissioni dal suo medico nell’Istituto Nazionale di Neurologia e Neurochirurgia (INNN), e così il neurologo dell’ospedale Isstech-Vida Mejor nella capitale chiapanecaa.

I gruppi solidali con Patishtán sostengono che la prigione non è un luogo adeguato per il suo recupero. “Sono necessarie persone di sua fiducia che lo curino; egli stesso ha chiesto alle autorità carcerarie di portarlo ‘dai miei amici a San Cristóbal, poiché sono loro che mi hanno curato’ “. il Suo prossimo appuntamento all’INNN è alla fine di novembre. 

Da parte sua, Rosario Díaz Méndez, membro della Voz del Amate ed aderente all’Altra Campagna dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), recluso nella prigione di San Cristóbal, ha denunciato che la soluzione del suo caso è stata nuovamente rimandata dal tribunale di Simojovel, che doveva risolverlo la settimana scorsa.

Riferisce che il giudice Isabella Álvarez Ramos, del tribunale misto di Simojovel de Allende, ha cambiato un’altra volta la data dell’udienza al 7 novembre. Ignoro le loro intenzioni, perché le autorità sanno perfettamente che non ho commesso omicidio; io stesso ho provato la mia innocenza, perché la persona presuntamente offesa, Rogelio Gómez García, ha chiesto la mia libertà. Anche i testimoni a carico hanno segnalato che sono innocente dell’assalto e omicidio a Huitiupán, nel 2005.

Chiede al giudice di dettare la sentenza in favore della sua libertà immediata, ed al governo di Juan Sabines Guerrero che dia istruzioni affinché si compia il suo diritto alla giustizia. 

Nel frattempo, collettivi solidali con le comunità zapatiste in India, Colombia e Inghilterra hanno chiesto ai governi di Felipe Calderón e Juan Sabines Guerrero la liberazione di Francisco Sántiz López, base di appoggio dell’EZLN ed originario di Tenejapa.

Dallo scorso 4 dicembre, Sántiz López è ingiustamente imprigionato con accuse false di avere diretto uno scontro a Banavil, Tenejapa. Benché vari testimoni abbiano dichiarato a favore della sua innocenza, le autorità incaricate di applicare la giustizia si rifiutano di prendere in considerazione queste testimonianze chiave. I testimone confermano che l’accusato non era presente sul luogo dei fatti. La giunta di buon governo del caracol di Oventic ed il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas hanno denunciato l’impunità di cui godono i veri responsabili dell’assassinio e delle aggressioni successe aBanavil. http://www.jornada.unam.mx/2012/10/31/politica/016n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo

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Aggressione a Jechvó.

La Jornada – Giovedì 18 ottobre 2012

Ritorna la minaccia priista contro le basi di appoggio zapatiste a Jechvó: come nel 2004, con la violenza si nega l’accesso all’acqua

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 17 ottobre. Gruppi priisti del municipio di Zinacantán che fino a non molto tempo fa erano perredisti, sono tornati a minacciare la comunità zapatista di Jechvó, negando l’accesso all’acqua con azioni violente, come fecero nel 2004, ed imprigionando un rappresentante autonomo. La Giunta di Buon Governo (JBG) Corazón céntrico de los zapatistas delante del mundo, del caracol di Oventic, denuncia: Sono le stesse persone che il 10 aprile del 2004 attaccarono i nostri compagni e compagne, basi di appoggio, mentre andavano a portare acqua ai nostri compagni della comunità di Jechvó, che era stata privata del diritto all’acqua dalle persone dei partiti politici.

Ricordano l’imboscata che quel pomeriggio quasi costò la vita a molti indigeni: In quell’attacco molti compagni furono feriti da razzi, pietre, bastoni ed armi da fuoco per l’unico crimine di andare a portare acqua ai nostri compagni. Le diverse autorità non fecero nulla al riguardo. L’acqua non manca e non c’è ragione per quello che stanno facendo queste persone, aggiunge la JBG. 

Mariano Gómez Pérez, base zapatista della comunità, ha chiesto l’intervento del giudice autonomo e della JBG dopo che i filogovernativi avevano minacciato di tagliargli l’acqua il 30 settembre scorso. Il giudice autonomo ha mandato una lettera di invito all’agente priista e ad alcuni ex zapatisti per trattare il tema il 7 di ottobre. Il giorno 5 la lettera è stata recapitata a mano al priista, ma invece di accogliere l’invito, l’agente e la sua comunità hanno catturato un compagno per provocazione.

Gómez è stato in prigione un giorno intero come rappresaglia alla sua notificazione al giudice autonomo, poi è stato portato davanti alle autorità in un’assemblea di più di 100 persone dove è stato accusarono di vari crimini fabbricati allo scopo. L’hanno portato dal giudice municipale di Zinacantán, e questo ha consigliato ai priisti di non accettare l’invito del giudice zapatista, e li ha apertamente favoriti. 

Davanti a tante ingiustizie, violazione dei diritti umani ed atteggiamenti inumani delle autorità comunitarie e municipali e dei malgoverni statale e federale, la JBG avverte: Non resteremo in silenzio né con le mani in mano, ma difenderemo quello che è nostro, quello che ci appartiene, le nostre risorse ed i nostri territori.

Ed ancora: Quello che è chiaro è l’incubo in cui vivono il cosiddetto governatore Juan Sabines Guerrero ed il cosiddetto presidente della Repubblica, Felipe Calderón Hinojosa, per avere  le mani macchiate del sangue di molti compagni innocenti e portarsi dentro gli orrori che hanno commesso. Sabines Guerrero e Calderón Hinojosa sono nomi che infangano la storia della nostra patria, come molti altri vecchi nomi.

Ricordano come dal 2003 le basi zapatiste sono private del diritto all’acqua a Jechvó, Elambó Bajo, Elambó Alto, San Isidro Chaktoj, Jechch’entik ed altre comunità, dalle persone affiliate al Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) con l’obiettivo di farli arrendere. La stessa JBG della zona ha costruito una fonte ed un serbatoio che ora la gente dei partiti, appoggiata dalle autorità ufficiali, vuole sottrarre. Gli aggressori sono le stesse persone, ma ora sono entrate a far parte del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI). 

“Con la propaganda ufficiale tentano di nascondere le loro azioni ingiuste, sui media  pubblicano che il governo è a favore della giustizia, la democrazia, il rispetto e lo sviluppo, e che ‘sono fatti e non parole’, ma nei nostri villaggi si vivono le aggressioni, minacce, sgomberi, detenzioni ingiuste, violazione dei diritti e persecuzioni, e questo sì nei fatti e non a parole” denuncia la giunta zapatista. Per quanto si nasconda, la carne marcia continua a puzzare. Per quanto sia preziosa la carta che l’avvolge, questa non impedirà la sua decomposizione. La JBG conclude esigendo che siano rispettati i diritti delle basi zapatiste. http://www.jornada.unam.mx/2012/10/18/politica/020n1pol

Comunicato completo

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Lo Stato e il Professore (in appoggio al compagno Alberto Patishtán)
Mumia Abu-Jamal

Negli Stati Uniti gli insegnanti e le insegnanti vengono molto criticati, insultati e, a volte, minacciati con la riduzione degli stipendi.

Già questo è negativo, ma in Messico, un insegnante della scuola primaria, che è anche stato organizzatore della comunità di El Bosque, Chiapas, è stato falsamente incriminato per la morte di 8 poliziotti e deve scontare 60 anni di carcere!

Si chiama Alberto Patishtán, affettuosamente chiamato Il Profe nella sua comunità. Nonostante questa tragedia giuridica, è un professore e leader spirituale ampiamente rispettato e profondamente amato; inoltre è conosciuto per essere un formidabile organizzatore all’interno delle carceri.

Patishtán è incarcerato nonostante i dossier della polizia siano contraddittori e ci siano le dichiariazioni sotto giuramento di 10 testimoni che lo videro in un’altra comunità al momento dell’imboscata.

È in prigione da 12 anni e a causa della pessima assistenza medica ricevuta, incluso una diagnosi errata di “glaucoma”, ha perso quasi del tutto la vista e di recente ha saputo di aver un tumore cerebrale.

La sua famiglia, i suoi amici e compagni tzotziles lottano per la sua libertà – una lotta più cruciale che mai a causa dei suo gravi problemi di salute.

Il Profe Alberto ha un blog: http://albertopatishtan.blogspot.mx/ e può ricevere lettere al seguente indirizzo:

Señor Alberto Patishtán Gómez
CERSS No. 5
Carretera San Cristóbal – Ocosingo, km 20
San Cristobal de las Casas
Chiapas CP 29240 México

Dalla nazione incarcerata, Mumia Abu-Jamal.

©’12 MAJ
Escrito el 2 de octubre de 2012
Audio grabado por Noelle Hanrahan: www.prisonradio.org
Texto circulado por Fatirah Litestar01@aol.com
Traducción Amig@s de Mumia, México

http://amigosdemumiamx.wordpress.com/2012/10/15/el-estado-y-el-profesor/

(traduzione dalla spagnolo a cura di rebeldefc@autistici.org)

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La Jornada – Domenica 14 ottobre 2012

Parte una nuova tappa mondiale della campagna d’appoggio agli zapatisti in Chiapas. A Londra consegnata la richiesta di liberazione di Francisco Santiz López

Hermann Bellinghausen. Inviato. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 13 ottobre. Nell’ambito elle commemorazioni del giorno della resistenza indigena (o come er abitudine chiamarlo Giorno della Razza o la scoperta dell’America, termini oggi in disuso), un gran numero di città del mondo hanno dato inizio ad una nuova tappa delle azioni in appoggio e in difesa delle comunità zapatiste aggredite dai paramilitari e dai militanti dei partiti politici nelle regioni indigene del Chiapas.

A Londra, gli attivisti hanno consegnato all’ambasciata messicana un pronunciamento firmato da decine di collettivi e organizzazioni sociali di Germania, Argentina, Canada, Stato Spagnolo (Catalogna) Castiglia, Paesi Baschi, Gran Bretagna, Cile, Stati Uniti, Francia, Grecia, Italia, Guatemala, Nuova Zelanda e dal segretariato internazionale del Tribunale dei Popoli in Movimento.

Nelle settimane scorse, sono nati comitati solidali con le comunità zapatiste e dei loro prigionieri politici e dell’Altra Campagna in luoghi simbolo Colombia, India (Calcutta), Brasile (Río Grnde do Sul), Sudafrica (Johannesburg), Regno Unito (Dorset, Bristol, Londra, Edimburgo), Stati Uniti (Portland e New York). Si sono aggiunti anche gruppi di #YoSoy132 di Chihuahua, Puebla, Distrito Federal ed altre entità del paese.

A New York, il Movimento per la Giustizia del Barrio ha diffuso una dichiarazione di sostegno alle comunità zapatiste aggredite Comandante Abel, San Marcos Avilés, Guadalupe Loas Altos, Moisés Gandhi ed Unión Hidalgo.

La dichiarazione consegnata a Londra, e che lo sarà anche in ambasciate del Messico in altri paesi, chiede la libertà immediata di Francisco Santiz López, base di appoggio zapatista a Tenejapa, esprime preoccupazione e chiede la fine delle aggressioni ed intimidazione e degli abusi contro i diritti umani compiuti contro le basi di appoggio zapatiste della comunità San Marcos Avilés (Chilón)..…) http://www.jornada.unam.mx/2012/10/14/politica/017n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas  informa che Alberto Patishtán, dopo l’intervento chirurgico presso ‘Istituto Nazionale di Neurologia “Manuel Velasco Suárez” di Città del Messico dove si trova attualmente ricoverato, è debole ma sta ricevendo le cure necessarie per un buon recupero.  
   
La sua famiglia schiede che rimaga in questo ospedale, poiché temono che in Chiapas non possa ricevere l’assistenza medica adeguata per il suo recupero post-operatorio. 
 
I suoi figli, Héctor e Gaby Patishtán, ringrazino per le azioni di solidarietà, appoggio e dimostrazioni di affetto verso il loro padre in questi momenti difficili. 
 
Questo Centro dei Diritti Umani ritiene che per la sua totale riabilitazione e per senso di giustizia, Alberto deve essere messo in libertà, poiché per oltre 12 anni è stato ingiustamente in carcere ed ha vsto violati i suoi diritti umani.
San Cristóbal de Las Casas, Chiapas
12 de octubre de 2012
Nota informativa.

Este Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas recibió información sobre la situación de salud de Alberto Patishtán, después de la intervención quirúrgica en el Instituto Nacional de Neurología “Manuel Velasco Suárez” en la ciudad de México, en donde se encuentra actualmente hospitalizado.
Acompañado por su familia, sabemos que Alberto sigue delicado de salud pero tiene todos los cuidados médicos necesarios y con un pronostico de recuperación positivo; que esta consciente, y al parecer con una mejoría visual.
Si bien los médicos dijeron que no se puede saber con exactitud cuando inició el crecimiento del tumor, informaron que éste puede tener años; un indicador fue que en 2010, Alberto comenzó con dificultades visuales.
Es importante mencionar que su familia solicita que se le siga atendiendo en el hospital, ya que temen que en Chiapas no reciba la atención médica para su recuperación post-operatoria; así también, solicitan que se les proporcione el informe médico por escrito que incluya recomendaciones médicas para tener el criterio que les permita conocer que tipo de seguimiento y rehabilitación médica necesita Alberto, como se ha hecho hasta ahora en el Instituto Nacional de Neurología.
Sus hijos, Hector y Gaby Patishtán tienen altas expectativas de que Alberto se recupera satisfactoriamente, así también manifiestan: “agradecemos todas las acciones de solidaridad, de apoyo, las oraciones y muestras de cariño de todas y todos para con nosotros y sobre todo para mi papá en estos momentos difíciles.”
Este Centro de Derechos Humanos, considera que para su total rehabilitación y en estricto sentido de justicia, Alberto debe de ser puesto en libertad, ya que con más de 12 años preso de forma injusta el Estado esta violando sus derechos humanos.

Comunicate con nosotros vía Skype: medios.frayba
Gubidcha Matus Lerma
Comunicación Social
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La Jornada – Sabato 13 ottobre 2012

La JBG Hacia la esperanza esige la liberazione di sei basi di appoggio zapatiste arrestate a Las Margaritas

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 12 ottobre. La Giunta di Buon Governo (JBG) Hacia la esperanza della selva di frontiera, con sede a La Realidad, ha denunciato che sei basi di appoggio zapatiste della comunità tojolabal Guadalupe Los Altos (Las Margaritas) sono in arresto da 12 giorni solo per il fatto di essere zapatisti e le loro famiglie sono minacciate di espulsione. Il governo autonomo accusa di questa aggressione i dirigenti della CIOAC Histórica: gli ex deputati perredisti Luis Hernández Cruz e José Antonio Vásquez Hernández.

Sono ripetute le provocazioni contro le basi di appoggio dell’EZLN da parte delle autorità e degli abitanti dell’ejido Guadalupe Loas Altos, che militano nei partiti PRD e PAN, segnala la giunta. Le basi zapatiste sono minacciate da anni, ed alcuni sono stati arrestati già un paio di volte. La prima nell’aprile del 2000, e la seconda nell’aprile del 2010. In entrambi i casi, per essersi rifiutati di partecipare ad azioni che non giudicavano corrette o non coinvolgevano l’ejido.

Il 20 dicembre 2011, i filogovernativi si sono impossessati dei poderi di due ejidatarios. Su uno di questi terreni la comunità stabilì una scuola ufficiale. Gli zapatisti non erano d’accordo perché non volevano avere niente a che fare col malgoverno, inoltre hanno la propria scuola autonoma. Il giorno dell’invasione del terreno catturarono e legarono ad un albero il fratello del proprietario ed il giorno 23 catturarono altri tre zapatisti.

(…) Il 30 settembre scorso sono stati imprigionati cinque zapatisti, ed il 4 ottobre un altro. Autorità e membri della CIOC hanno privato della libertà César Aguilar Jiménez, Armando, Genaro e Delmar Aguilar Santis, Misael e Hipólito Aguilar Vásquez.

La giunta di La Realidad puntualizza che i compagni non sono contrari a cooperazioni per il beneficio della comunità, ma non per progetti del malgoverno. Sostiene che i suoi compagni non hanno commesso nessun reato, ma è solo perchè sono zapatisti in resistenza.

(…)  La JBG esprime preoccupazione per la salute dei detenuti. Date le condizioni insalubri della loro reclusione, quattro di loro si sono ammalati.

Le autorità ejidales coinvole sono Ranulfo Hernández Aguilar, Ruperto Vásquez Santis, Gerardo Aguilar Jiménez, Ciro Vásquez Rodríguez, Margarito Aguilar López, Lucio Vásquez Aguilar, Carmelino Rodríguez Aguilar ed Alejandro Vásquez López, che organizzano queste aggressioni.

La JBG esige l’immediata liberazione dei suoi compagni affinché non non siano costretti a prendere misure più serie, perché difenderanno i loro compagni ad ogni costo. http://www.jornada.unam.mx/2012/10/13/politica/016n1pol

Comunicato originale della JBG

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 10 ottobre 2012 

Rosa, Alfredo, Juan, Enrique e Rosario, storie di ingiustizia e tortura 

Hermann Bellinghausen. Inviato San Cristóbal de las Casas, Chis., 9 ottobre. Il gruppo di detenuti Solidarios de la Voz del Amate è nato nell’ambito della Voz del Amate che dal 2006 diffonde pubblicamente le domande di giustizia dentro le prigioni del Chiapas, e di libertà per quelli che si sentono ingiustamente condannati. Nella sua storia c’è tortura poliziesca, spesso atroce. Fabbricazione grossolana di prove. Vendette private che  corrompono con i soldi poliziotti e pubblici ministeri per catturare, estorcere confessioni sotto tortura ed arrestare innocenti. E le vittime hanno perso più della loro libertà. 

Nel Centro Statale di Reinserimento Sociale dei Condannati (CERSS) numero 5, gli aderenti all’Altra Campagna Solidarios della Voz del Amate sono: Pedro López Jiménez, Rosa López Díaz, Alfredo López Jiménez, Juan Collazo Jiménez, Alejandro Díaz Santis e Juan Díaz López. Inoltre, Enrique Gómez Hernández si trova nel CERSS 14. Dell’organizzazione originaria restano Alberto Patishtán Gómez (acttalmente ricoverato in un ospedale di Città del Messico) e Rosario Díaz Méndez. 

Quattro di loro (Rosa, Alfredo, Juan Collazo ed Enrique) condividono la stessa condanna penale e la loro storia dimostra come in Chiapas la giustizia ha un prezzo, e non molto alto. Sono in prigione per presunto sequestro aggravato (a scopo di riscatto), criminalità organizzata e violenza su una minorenne. La storia la racconta quello che paga, in questo caso il cacicco priista di Mitontic, e fallito candidato a sindaco, Rafael Guzmán Sántiz, padre della giovane Claudia Estefani, che nella primavera del 2009 fuggì col suo fidanzato Juan Collazo, come è frequente nelle comunità indigene quando la famiglia della fidanzata non approva il fidanzato e per evitare la dote, un’abitudine onerosa per molti.

La storia bisogna raccontarla in chiave urbana, anche se si tratta di indigeni. I quattro vivevano a San Cristóbal de las Casas. Rosa e Alfredo, tzotziles originari di questo municipio, erano amici di Collazo e Claudia Estefani, e quando decisero di fuggire (lui l’ha rubata, si dice colloquialmente) i loro amici gli prestarono la casa. Enrique era l’amico del compagno. Sono giovani, ed allora lo erano di più, ragazzi di città o di periferia, come ce ne sono tanti nella valle di Jovel, che per il puro fatto di emigrare in città sfidano i costumi comunitari. In questo caso del municipio tzotzil di Mitontic, uno dei più isolati e poveri degli Altos.

L’indignazione del padre della fidanzata, il signor Guzmán Sántiz, in questo caso ha avuto conseguenze penali non solo eccessive, ma soprattutto è il prodotto della corruzione, la tortura e l’impunità. All’epoca, Rosa era incinta. Fu torturata con ferocia e diede alla luce in prigione un bambino che nacque seriamente malato ed handicappato che sopravvisse pochi anni. Le autorità della prigione accusarono Rosa delle condizioni del figlio. 

Domenica scorsa, durante un incontro de La Jornada con i detenuti organizzati del CERSS N. 5, Rosa era accompagnata dalla documentarista chiapaneca Concepción Suárez, che sta lanciando il documentario su Rosa e l’esperienza dei quattro giovani indigeni coinvolti in questa storia. Alfredo, suo marito, è vivace, come Collazo, e rivela che in prigione hanno completato gli studi. Non perdo tempo. Mi preparo per la libertà.

Guzmán Sántiz, il suocero offeso, raccolse circa 30 mia pesos come prova del riscatto pagato per sua figlia. E il Pubblico Ministero accettò la sua parte per dare seguito alle sue accuse. “Videro che Claudia non era vergine e così ‘provarono’ la violenza. Che cosa si aspettavano? Perché sarebbe fuggita col fidanzato se non proprio per questo?”, dice Alfredo, guardando Juan con ironia. Tutti hanno subito gravi torture che hanno ripetutamente descritto e denunciato. Ora, il loro caso è allo studio sul tavolo del governo per la sua revisione.

Un’altra storia di tortura è quella di Rosario Díaz Méndez (La Jornada 9/10/12) arrestato il 23 agosto 2005 a Huitiupan dalla polizia municipale. I poliziotti non si identificarono e non mostrarono nessun mandato di cattura. Non gli fu nemmeno comunicato il motivo del suo arresto. Lo portarono presso la Procura Indigena nel municipio, e da lì alla procura statale di Tuxtla Gutiérrez. Dopo essere stato picchiato sulle orecchie, una borsa di plastica in testa e spray al peperoncino per asfissiarlo, legato mani e piedi, confessò quello che gli ordinarono di dire i suoi aguzzini. http://www.jornada.unam.mx/2012/10/10/politica/023n1pol 

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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