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Archive for giugno 2011

La Jornada – Mercoledì 29 giugno 2011

Il Centro Fray Bartolomé de las Casas denuncia la responsabilità dello Stato per omissione, e lancia l’allarme sul rischio di sgombero forzato nel municipio chiapaneco di Chilón

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 28 giugno. Le minacce di espulsione e di morte contro le basi di appoggio dell’EZLN nella comunità San Marcos Avilés, municipio di Chilón, denunciate lunedì, raggiungono proporzioni allarmanti per la seconda volta in meno di un anno. Il 9 settembre 2010, le famiglie zapatiste sono state sfollate per più di un mese dagli ejidatarios affiliati ai partiti politici PRI, PRD e PVEM. Gli stessi sono responsabili delle nuove aggressioni.

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba) denuncia “la responsabilità dello Stato per omissione” in queste aggressioni, “poiché le autorità non hanno agito per garantire l’integrità e la sicurezza delle basi zapatiste e l’accesso alla terra”. Questo, nonostante le denunce della giunta di buon governo (JBG) di Oventik ed i molti interventi inviati dallo stesso Frayba al governo del Chiapas.

L’organismo presieduto dal vescovo Raúl Vera, chiede la sospensione delle minacce di morte, della persecuzione e dei soprusi contro le basi di appoggio dell’EZLN da parte di elementi dei partiti politici dell’ejido, così come di proteggere e garantire la loro vita e sicurezza, “nel rispetto del loro processo autonomistico che da anni stanno costruendo nell’ambito del diritto alla libera determinazione dei popoli”, sancito dalla OIL, dall’ONU e firmato dallo Stato messicano.

Le 170 persone sfollate da San Marcos Avilés lo scorso settembre, hanno fatto ritorno il 12 ottobre. In quell’occasione, la JBG di Oventik accusò il governo statale di essere responsabile di qualsiasi nuova aggressione contro i loro compagni che erano, e sono, perseguitati perché praticano l’autonomia in maniera pacifica. Bisogna ricordare che le prime aggressioni sono avvenute nell’agosto scorso, quando gli zapatisti hanno costruito una scuola del sistema educativo ribelle autonomo zapatista.

Il 9 settembre, 30 persone dell’ejido, membri dei partiti citati, capeggiati dar Lorenzo Ruiz Gómez e Vicente Ruiz López, hanno fatto irruzione violentemente, con bastoni, machete ed armi, nelle case degli zapatisti, dove hanno tentato di violentare due donne che sono riuscite a fuggire. Per non rispondere all’aggressione, le basi zapatiste si erano rifugiate in montagna. Dopo 33 giorni di sfollamento forzato, senza cibo e protezioni, hanno fatto ritorno nelle proprie case.

Il Frayba documentò allora che le abitazioni degli sfollati erano state saccheggiate di tutti i loro beni, compresi i raccolti di mais e fagioli. Le coltivazioni e piantagioni di caffè ed alberi da frutta erano stati distrutti e gli animali da cortile rubati.

Da allora, il centro ha informato “molte volte” le autorità sulla situazione in San Marcos Avilés, “al fine di sollecitare il compimento del loro obbligo di garantire l’integrità e la sicurezza degli abitanti, e cercare una soluzione al conflitto”. Ciò nonostante, dal governo “non c’è mai stata risposta”.

Il 6 aprile di quest’anno nell’ejido è stato installato un accampamento civile per la pace i cui osservatori civili sono stati minacciati, cosa senza precedenti che illustra l’escalation delle aggressioni contro le basi zapatiste.

Non sono fatti isolati. Simili situazioni di vessazione da parte di gruppi di partito avvengono di continuo nei municipi autonomi zapatisti Lucio Cabañas e Comandanta Ramona, ed in ejidos di aderenti dell’Altra Campagna, come Jotolá e San Sebastián Bachajón, tutto questo nel municipio ufficiale di Chilón. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/29/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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COMITATO PER I DIRITTI UMANI DI BASE DEL CHIAPAS DIGNA OCHOA

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas. 28 giugno 2011

AZIONE URGENTE: Vessazione, persecuzione e criminalizzazione da parte del Governo del Chiapas nei confronti dei giornalisti Ángeles Mariscal ed Isain Mandujano.

Sollecitiamo lo Stato Messicano a garantire il loro diritto alla libertà di stampa e di espressione, così come alla loro vita, integrità e sicurezza personale.

Il Comitato dei Diritti Umani del Chiapas Digna Ochoa è venuto a conoscenza attraverso una lettera pubblica firmata dai giornalisti Angeles Mariscal ed Isain Mandujano, delle minacce, persecuzioni, calunnie e pedinamenti di cui sono stati oggetto da parte di diverse autorità del governo del Chiapas.

Segnaliamo che questo clima di minaccia e criminalizzazione verso l’esercizio giornalistico e la difesa dei diritti umani è una costante nei quattro anni e mezzo dell’attuale Governo del Chiapas. Questo Comitato per i Diritti Umani esprime la sua preoccupazione per l’attuale clima di persecuzione poiché circolano voci secondo le quali il governo del Chiapas, attraverso la Procura, stia eseguendo decine di indagini per emettere mandati di cattura contro giornalisti e difensori dei diritti umani in Chiapas.

Per cui chiediamo di inviare lettere ed appelli ai seguenti indirizzi di posta elettronica, per chiedere quanto segue:

Che il governo del Chiapas operi nel rispetto del diritto alla Libertà di Espressione e del Diritto all’Informazione, sanciti dagli articoli 6 e 7 della Costituzione Politica Messicana; dagli Articoli 18 e 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani; dagli Articoli 18 e 19 del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici; e dall’Articolo 13 della Convenzione Interamericana sui Diritti Umani.

La sospensione immediata di ogni azione di criminalizzazione, persecuzione, minacce e pressione esercitata contro giornalisti e comunicatori in Chiapas, così come contro tutti i difensori dei diritti umani. 

Che lo stato messicano adotti le misure pertinenti per garantire la vita, l’integrità e la sicurezza personale dei giornalisti Ángeles Mariscal, Isain Mandujano e dei loro familiari ed amici.

COMITATO PER I DIRITTI UMANI DI BASE DEL CHIAPAS DIGNA OCHOA

*****************************************************************

Testo proposto:

Indirizzi a cui inviare la mail:

felipe.calderon@presidencia.gob.mx, secretario@segob.gob.mx, upddh@segob.gob.mx,juansabines@chiapas.gob.mx, correo@cndh.org.mx , secretario@segob.gob.mx, ddhh.chiapas@gmail.com, isainmandujano@gmail.com

Felipe de Jesús Calderón Hinojosa, Presidente della Repubblica

Francisco Blake Mora, Segretario di Governo

Juan José Sabines Guerrero, Governatore dello Stato del Chiapas

Raúl Plascencia Villanueva, Presidente della CNDH

Navanethem Pillay, Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umania

Sr. Ambeyi Ligabo, Relatore Speciale dell’ONU della Commissione per i Diritti Umani sulla promozione e protezione del Diritto alla Libertà di Opinione e di Espressione

Margaret Sekaggya, Relatore Particolare dell’ONU sui Difensori dei Diritti Umani

Santiago A. Cantón, Segretario Esecutivo della CIDH

Souhayr Belhassen, Presidente della FIDH

Ana Hurt, Programma Regionale per l’America, Segretariato Internazionale di Amnesty International

 

Paese, ……….   Data, ……………..

Solicitamos que el Estado Mexicano garantice el derecho a la libertad de prensa y de expresión, así como de la vida, integridad y seguridad personal a los periodistas Ángeles Mariscal e Isain Mandujano.

Que el gobierno de Chiapas se conduzca bajo el respeto al derecho a la Libertad de Expresión y del Derecho a la Información, consagrados tanto en los artículos 6º y 7º de nuestra Constitución Política; en los Arts. 18º y 19º de la Declaración Universal de los Derechos Humanos; como en los Arts. 18º y 19º del Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos; y en el Art. 13º de la Convención Interamericana sobre Derechos Humanos.

Cese inmediato de toda acción de criminalización, hostigamiento, amenazas y presión, ejercida contra periodistas y comunicadores  en Chiapas, así como a todos los defensores de derechos humanos.

Que el estado mexicano tome las medidas pertinentes para garantizar la vida, la integridad y seguridad personal de los periodistas Ángeles Mariscal, Isain Mandujano, así como de sus familiares y amigos.

Firma

……………

I FATTI

I citati giornalisti denunciano: “contro di noi è stata lanciata una campagna mediatica, attraverso la radio pubblica governativa, sui media stampati e online, su web, blog e social network”.

“Amici che lavorano nell’apparato di governo in Chiapas, ci hanno detto che è stato ingaggiato un gruppo di giovani esperti in sistemi informatici la cui missione è smentire ed attaccare nelle questioni politiche, l’ex governatore predecessore di Sabines, giornalisti come il sottoscritto ed organizzazioni come il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas, attraverso le reti sociali di internet”. Questo gruppo di esperti è stato condotto in Chiapas “con un contratto confidenziale e sotto la minaccia di gravi conseguenze se qualcuno dei suoi membri renderà pubblico il suo lavoro”

Raccontano che recentemente “Nella notte tra sabato 18 e domenica 19, è stato aggredito Fausto Jacobo Elnecavé Luttman in un esclusivo bar della città, che non ho mai conosciuto in vita mia”.

Isaín Mandujano denuncia che “Vogliono coinvolgermi in questa aggressione lasciando intendere che sarei l’autore intellettuale, perché segnala la Procura, gli aggressori avrebbero agito a mio nome. Ritengo questo una grossolana nuova azione per spaventarmi non avendo fino ad ora nessun altro elemento per censurare il mio lavoro. Mi dissocio da qualsiasi atto violento”.

“Come ho documentato personalmente, in Chiapas si abusa del potere, della forza pubblica, si piegano i giudici e si distorcono le leggi e ritengo che non esistoao le condizioni per svolgere un giornalismo dove sia garantita la mia sicurezza e principalmente quella della mia famiglia esposta ad elevato rischio di aggressioni.”

” Il mio blog e la mia presenza nei social network disturbano i promotori della “bella immagine” del governo del Chiapas. Per cui non escludiamo che vogliano implicarci in altre denunce o false accuse. Sappiamo che in Chiapas dall’apparato pubblico si cospira contro quello che ritengono attenti contro i loro interessi.”

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La Jornada – Martedì 28 giugno 2011

Minacciate basi di appoggio dell’EZLN

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 27 giugno. Nell’ejido San Marcos Avilés, municipio di Chilón, le basi di appoggio dell’EZLN sono minacciate di morte, perseguitate ed a rischio di sgombero forzato, ha comunicato questa notte il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba). Gli aggressori sono abitanti dello stesso ejido affiliati a PRI, PRD e PVEM.

Il Frayba ha allertato “sull’imminente rischio della vita, integrità e sicurezza personale che subiscono le basi zapatiste di San Marcos Avilés, poiché le minacce di morte sono aumentate”, oltre all’occupazione ed esproprio di terre.

Hanno ricevuto minacce anche i membri dell’Accampamento Civile per la Pace installato nella comunità lo scorso aprile. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/28/politica/015n3pol

Link: Azione Urgente del Frayba

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Lunedì 27 giugno 2011

Comunità in Chiapas si oppongono alla riforma dei Licei Interculturali

Hermann Bellinghausen. Inviato.San Cristóbal de las Casas, Chis., 26 giugno. Autorità comunitarie e comitati di genitori dei Licei Interculturali della zona Nord respingono il progetto della Segreteria della Pubblica Istruzioni (SEP) di trasformare le loro scuole in parte del sistema di Istruzione Media Superiore a Distanza (Emsad). L’imposizione di questa misura è vista dalle comunità “come una forma di discriminazione e mancanza di rispetto delle garanzie costituzionali”.

Le autorità educative dello stato, aggiungono gli indigeni, “fanno pressione sugli insegnati, sul personale amministrativo e sui genitori affinché accettino la riforma”. Le comunità non sono d’accordo, “perché è molto positivo” il lavoro svolto da questi centri di studio. “Qui si sono formati, nei passati cinque anni, un gran numero di giovani che attualmente frequentano l’università e che rivendicano la propria identità, elaborano progetti comunitari per uno sviluppo sostenibile, rispettano la loro forma di organizzazione e la percezione del mondo”.

In altre entità “i governi statali si sono fatti carico dell’operato di questi licei e ne stanno aprendo di nuovi”.

I Lice Interculturali rappresentano un’esperienza fortunata nelle comunità, principalmente tzeltales, di Chilón e Yajalón. Dal 2005 in Chiapas ci sono quattro licei interculturali: tre a Chilón (San Jerónimo Tuliljá, Nuevo Progreso e Jol Sac Hun) ed uno ad Amado Nervo, municipio di Yajalón.

Questi istituti sono amministrati dal Collegio Liceale del Chiapas ed operavano in base ad un accordo tra la SEP ed il governo statale. Ora, la SEP ha deciso di revocare l’accordo e, secondo le comunità,  “il governo del Chiapas, col pretesto che non riceve più finanziamenti federali, vuole cancellare l’opera di questi istituti e trasformarli in Emsad”.

Una quinta scuola interculturale, a Guaquitepec (Chilón), più antica e con caratteristiche più autonome, nei mesi recenti ha visto minacciata la sua sopravvivenza dai cacicchi filogovernativi e da presunti problemi agrari (La Jornada, 15 e 16 aprile).

Gli indigeni invocano l’articolo 2 della Costituzione, che stabilisce che lo Stato deve “garantire ed incrementare i livelli di scolarità, favorendo l’educazione bilingue e interculturale, l’alfabetizzazione, la conclusione dell’educazione base, la formazione e l’istruzione media superiore e superiore”, e segnalano che il Trattato 169 dell’OIL, sottoscritto dal governo messicano, “riconosce il diritto alla libera determinazione dei popoli indigeni”.

I comitati dei genitori dei Licei Interculturali chiedono al governo di Juan Sabines Guerrero “le risorse necessarie per far funzionare questi licei, e che si adeguino gli stipendi del personale docente ed amministrativo”, che ha ricevuto un trattamento salariale discriminatorio. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/27/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico
27 giugno 2011
Azione Urgente No. 3
Minacce di morte, persecuzione e rischio di sgombero forzato a San Marcos Avilés
Secondo informazioni raccolte da questo Centro dei Diritti Umani (Frayba), nell’ejido San Marcos Avilés, municipio di Chilón, esistono minacce di morte, persecuzione, abuso e rischio di sgombero forzato delle Basi di Appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (BAEZLN) da parte di abitanti dello stesso ejido) affiliati al Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) e Partito Verde Ecologista del Messico (PVEM).
Di fronte a questa situazione il Frayba manifesta la sua preoccupazione per l’imminente rischio della vita, integrità e sicurezza personale che subiscono le BAEZLN, abitanti dell’ejido San Marcos Avilés, poiché dette minacce di morte sono proseguite ed anzi aumentate nel corso degli ultimi giorni; inoltre l’occupazione ed esproprio di terre impedisce di lavorare nei campi e di raccoglierne i prodotti di base per la comunità e questo provoca la mancanza di cibo con conseguente gravi danni per la salute di bambini, bambine, donne, uomini, anziane ed anziani.
Per questo, le famiglie BAEZLN temono di essere nuovamente sgomberate, ragione per cui questo Centro dei Diritti Umani denuncia:

La responsabilità dello Stato per omissione poiché le autorità governative non hanno agito per garantire l’integrità ela sicurezza fisica delle BAEZLN e l’accesso alla terra nonostante i vari interventi inviati da questo Centro dei Diritti Umani;

e chiede:
• La sospensione delle minacce di morte, persecuzione e sgombero contro le BAEZLN da parte dei membri dei partiti politici dell’ejido San Marcos Avilés;
• Di proteggere e garantire la vita, l’integrità e la sicurezza personale delle BAEZLN nel rispetto del loro processo autonomistico che stanno costruendo da anni nell’ambito del diritto alla libera determinazione dei popoli, stabilito dal Trattato 169 sui popoli indigeni e tribali in paesi indipendenti e dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni.

Precedenti:
IL 9 settembre 2010 questo Centro dei Diritti Umani ricevette la denuncia della Giunta di Buon Governo Corazón Céntrico de los Zapatistas Delante del Mundo, del Caracol 2 Resistencia y Rebeldía por la Humanidad con sede ad Oventic, San Andrés Sakamch´en de Los Pobres, Chiapas, in relazione alle minacce di sgombero forzato contro 170 persone, tra uomini, donne, bambini BAEZLN, dell’ejido San Marcos Avilés del municipio de Chilón, Chiapas; dopo che nel mese di agosto 2010 le BAEZLN avevano costruito la prima scuola autonoma nell’ejido per l’avvio delle attività previste dal Sistema Educativo Ribelle Autonomo Zapatista.
Quel giorno, 30 persone dell’ejido San Marcos Avilés affiliate ai partiti PRI, PRD e PVEM, guidati da Lorenzo Ruiz Gómez e Vicente Ruiz López, entrarono in maniera violenta, con bastoni, machete ed armi nelle case di Basi dell’EZLN, tentando di violentare due donne che riuscirono a scappare. Per non rispondere all’aggressione, le BAEZLN abbandonarono le proprie case rifugiandosi in montagna. Dopo 33 giorni di allontanamento forzato senza cibo e senza alcuna protezione, il 12 ottobre 2010 famiglie BAEZLN, 50 donne, 47 uomini e 77 bambini; in totale 170 persone fecero ritorno in comunità.
Sulla base di quanto documentato da questo Centro dei Diritti Umani, le case degli sfollati sono state saccheggiate e derubate di tutti i loro beni, mais e fagioli; le loro coltivazioni di caffè ed alberi da frutta sono stati distrutti; sono spariti anche gli animali che ogni famiglia possedeva.
Da quando il Frayba è a conoscenza dei problemi dell’ejido San Marcos Avilés, ha informato in diverse occasioni le autorità governative della situazione, al fine di sollecitare il compimento del loro obbligo di garantire l’integrità e la sicurezza personale degli abitanti e cercare una soluzione al conflitto. Nonostante questo, non c’è stata risposta.
Tuttavia, anche quando la popolazione sfollata ha fatto ritorno nella comunità di origine, abbiamo ricevuto e documenato minacce persistenti e quotidiane nella comunità, per cui esiste il rischio di sgombero forzato. Il giorno 6 aprile 2011, nell’ejido è stato installato un Accampamento Civile per la Pace, composto da osservatori civili per dissuadere possibili azioni violente, tuttavia anche loro stessi sono oggetto di minacce.
*-*
MANDATE LA VOSTRA PROTESTA AGLI INDIRIZZI RIPORTATI IN FONDO AL TESTO CHE PROPONGO, METTENDO SEMPRE IN COPIA IL FRAYBA:

Nos unimos a la solicitación del Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas para señalar la situación de amenazas de muerte, hostigamiento, despojo y riesgo de desplazamiento forzado a Bases de Apoyo del ejercito Zapatista de Liberación Nacional (BAEZLN) por parte de habitantes del mismo ejido, afiliados al Partido Revolucionario Institucional (PRI), Partido de la Revolución Democrática (PRD) y Partido Verde Ecologista de México (PVEM) en el ejido San Marcos Avilés, municipio de Chilón, Chiapas, y exigimos:
• El cese a las amenazas de muerte, hostigamiento y despojo en contra de las BAEZLN por parte de los integrantes de los partidos políticos del ejido San Marcos Avilés;
• Proteger y garantizar la vida, la integridad y seguridad personal de las BAEZLN respetando su proceso autónomo que vienen construyendo desde años en el marco del derecho a la libre determinación de los pueblos, establecido en el Convenio (No. 169) sobre pueblos indígenas y tribales en países independientes y la Declaración de las Naciones Unidas sobre los Derechos de los Pueblos indígenas.

Inviare a:

Lic. Felipe de Jesús Calderón Hinojosa
Presidente de la República
Residencia Oficial de los Pinos
Casa Miguel Alemán
Col. San Miguel Chapultepec,
C.P. 11850, México DF
Tel: (52.55) 2789.1100 Fax: (52.55) 5277.2376 Correo: felipe.calderon@presidencia.gob.mx

Lic. José Francisco Blake Mora
Secretario de Gobernación
Bucareli 99, 1er. Piso, Col. Juárez,
Del. Cuauhtémoc,
C.P. 06600 México D.F.
Fax: (52.55) 50933414;
secretario@segob.gob.mx, contacto@segob.gob.mx

Lic. Juan José Sabines Guerrero
Gobernador Constitucional del Estado de Chiapas
Palacio de Gobierno del Estado de Chiapas, 1er Piso
Av. Central y Primera Oriente, Colonia Centro, C.P. 29009
Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, México
Fax: +52 961 61 88088 – + 52 961 6188056
Extensión 21120. 21122; Correo: secparticular@chiapas.gob.mx

Dr. Noé Castañón León
Secretario General de Gobierno del Estado de Chiapas
Palacio de Gobierno del Estado de Chiapas, 2do Piso
Av. Central y Primera Oriente, Colonia Centro, C.P. 29009
Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, México
Conmutador: + 52 (961) 61 2-90-47, 61 8-74-60
Extensión: 20003; Correo: secretario@secgobierno.chiapas.gob.mx

Lic. Raciel López Salazar
Procuraduría General de Justicia de Chiapas
Libramiento Norte Y Rosa Del Oriente, No. 2010, Col. El Bosque
C.P. 29049 Tuxtla Gutiérrez, Chiapas
Conmutador: 01 (961) 6-17-23-00. Teléfono: + 52 (961) 61 6-53-74, 61 6-53-76, 61 6-57-24,
61 6-34-50
raciel.lopez@pgje.chiapas.gob.mx

Dr. Santiago Canton
Comisión Interamericana de Derechos Humanos
1889 F Street, NW
Washington, D.C. 20006
USA
Fax 1-202-458-3992

INVIARE COPIA DELLA VOSTRA PROTESTA A:
Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, A.C.
Calle Brasil 14, Barrio Méxicanos,
29240 San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México
Tel: 967 6787395, 967 6787396, Fax: 967 6783548: accionurgente@frayba.org.mx

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La Jornada – Domenica 26 giugno 2011

Liberati i due indigeni basi di appoggio dell’EZLN; sono stati torturati e feriti

Hermann Bellinghausen. Inviato. Ocosingo, Chis., 25 giugno. Torturati, feriti e crudelmente vessati, i due indigeni basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), del municipio autonome Lucio Cabañas, sono stati liberati giovedì dai loro sequestratori dell’Organizzazione Regionale dei Coltivatori di Caffè di Ocosingo (Orcao) che li trattenevano dal giorno 20. La situazione continua ad essere tesa nella regione Primero de Enero, vicina a questa città, e le basi zapatiste stanno di guardia nella sede autonoma.

La giunta di buon governo (JBG) Corazón del arco iris de la esperanza, nel caracol Torbellino de nuestras palabras, nell’ejido Morelia, ha comunicato che Alberto e Pablo, come si sono identificate le vittime, sono feriti. Il giorno 23 si sono ammalati “e non hanno mai ricevuto un trattamento umano”. Sono stati sequestrati per ottenere la loro “resa”.

Alberto presenta “un taglio da bastonata dietro la testa e continua a sanguinare per i colpi subiti, perde sangue da bocca e naso ed ha abrasioni e lividi su tutto il corpo”. E Pablo “è nelle stesse condizioni, perde sangue dalle orecchie, ha il viso tumefatto, le labbra rotte, ha perso un dente e non può parlare né camminare per i colpi subiti alle gambe”.

Il 21 giugno, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba) aveva cercato di vederli nel villaggio Patria Nueva, ma i loro sequestratori l’hanno impedito. Con questi ostaggi, la Orcao pretendeva “fare pressione sulla JBG per dialogare con i suoi leader”. La giunta si domanda: “Di che cosa vogliono che parliamo? La terra è recuperata dal 1994, la stiamo coltivando da 16 anni in tutta tranquillità”.

I dirigenti della Orcao, Antonio Suárez Cruz e Cristóbal López Gómez, “El Sadam“, leader di Sibak já, “tentano di nascondere i loro reati dicendo che il terreno dove lavorano i nostri compagni sono stati concessi in amministrazione fiduciaria dal malgoverno”, un programma che risale al periodo di Roberto Albores Guillén (chiamato El Croquetas dagli zapatisti). “Ricorderete la ferocia nel suo governo per smantellare i municipi autonomi e distruggere i popoli zapatisti. Sulle ceneri create da Albores Guillén arde il fuoco che oggi divampa”.

Allora, aggiunge la JBG, “subimmo provocazioni, intimidazioni, vessazioni… affinché la nostra lotta sembrasse una lotta tra indigeni”. Ora, con la presunta “legalizzazione” governativa della terra, “sotto la farsa della legge che loro si sono inventati” vogliono far passare gli zapatisti come “provocatori”.

Gli zapatisti accusano di “riattivare la persecuzione” attraverso la Orcao, i governi federale, statale e municipale, rispettivamente, Felipe Calderón Hinojosa, Juan Sabines Guerrero ed Arturo Zúñiga Urbina (di estrazione panista), che formano “una squadra di sobillatori, incominciando dagli scagnozzi locali e regionali della Orcao chiaramente noti che obbediscono a quello che dicono gli scagnozzi più in alto, attentatori dei nostri diritti perché non condividiamo gli inganni che stanno facendo nel nostro paese”.

La mattina del giorno 23 giugno, davanti ai loro rapitori della Orcao, gli ostaggi hanno raccontato di essere stati picchiati e derubati di mais, fagioli, canna da zucchero, rotoli di filo spinato, materiali per il lavoro nei campi, coperte, zaini e la loro casa è stata bruciata”. Ciò nonostante, “il nostro compagno si è reso conto che molti che militano nella Orcao vengono ingannati”sui motivi dello scontro”. Pablo ed Alberto “di giorno erano rinchiusi nella prigione della comunità e di notte li portavano in una sala della scuola, lontano dalla comunità, sorvegliati da 30 persone. Verso le 3 del mattino ritornavano in prigione. Non hanno mai ricevuto acqua, coperte ed hanno sofferto le punture di zanzare e la fame”.

Alla fine, quelli della Orcao hanno obbligato gli ostaggi a firmare un documento sotto la minaccia di essere nuovamente picchiati; poi li hanno lasciati andare.

In altro ordine, il Comitato dei Diritti umani Oralia Morales, il Frayba ed il Movimento per la Giustizia del Barrio hanno reso nota la liberazione senza accuse, lo scorso 6 giugno, di Patricio Domínguez Vázquez, base di appoggio zapatista dell’ejido Monte Redondo, chi si trovava in carcere senza motivo a Motozintla dal 14 aprile, come aveva denunciato allora la JBG di La Realidad. Le organizzazioni civili manifestano preoccupazione per l’integrità e la sicurezza di Bersaín Palacios de León, anch’egli contadino di Monte Redondo (Frontera Comalapa) che ancora si trova in prigione. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/26/politica/019n1pol

Comunicato completo della JBG di Morelia

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Sabato 25 giugno 2011

Si propone un complesso alberghiero senza alcuna garanzia per la comunità chiapaneca dei Montes Azules

Hermann Bellinghausen. Inviato. Ocosingo, Chis., 24 giugno. Tutto sembrava pronto per la costruzione di un complesso alberghiero nella laguna di Miramar, nei Montes Azules, e la Segreteria del Turismo (Sectur) parlava di finire l’opera questo stesso anno. Nel frattempo, la comunità Emiliano Zapata, dove verrebbe realizzata l’opera, è divisa e senza consenso. Secondo coloro che ancora si oppongono, i promotori del progetto sono le precedenti autorità ejidales che rappresentano una minoranza. Inoltre, si teme che tali autorità abbiano ricevuto “ricompense per far passare la proposta”. Per adesso, il progetto è stato sospeso per mancanza di accordo.

Secondo il progetto ufficiale, l’uso di terre e lo sfruttamento turistico della laguna di Miramar seguirà tre fasi. Per i primi dieci anni gli impresari turistici gestiranno direttamente il complesso; la Società di Ecoturismo degli Ejidatarios potrà far parte dell’amministrazione e riceverà il 10% dei guadagni (al netto delle spese dell’hotel che, secondo le ultime notizie della Sectur, non sarebbe un complesso di capanne, non più). Successivamente, gli ejidatarios potranno scegliere se gestire il complesso, “a patto che” si siano qualificati per farlo. In caso contrario, l’amministrazione del complesso rimarrà nelle mani degli stessi impresari, o di altri, per i successivi 10 anni. Nel 2031 si aprirà nuovamente la possibilità di cambiare gestione, prima dell’ultimo periodo di possesso contemplato nell’accordo, nel 2042.

Su questa proposta gli ejidatarios hanno svolto varie assemblee. Il timore principale di molti era perdere il controllo delle proprie terre, che gli impresari “si sentano padroni” e loro diventino “i loro manovali”, restando al margine dei veri guadagni. In una riunione con la Sectur, l’anno scorso, respinsero il progetto. Secondo la testimonianza degli ejidatarios, “la dott.ssa Monica (funzionaria incaricata del negoziato), prima di salire sull’elicottero che la portava sempre qui, ci disse, infastidita: ‘sta bene, se non volete essere ragionevoli, allora il progetto si farà nella comunità di Benito Juárez’ “. La funzionaria assicurò che lì gli ejidatarios avrebbero accettato la proposta, perché chiedevano progetti simili. Anche Benito Juárez, considerato “irregolare” dalla Segreteria dell’Ambiente e Risorse Naturali (Semarnat), possiede terreni nella laguna. Secondo quelli di Zapata, lì la strada progettata sarebbe più lunga.

La funzionaria diede un ultimatum e l’assemblea si riunì nuovamente. Il gruppo favorevole al progetto ottenne l’approvazione, dopo una discussione che descrivono “aspra”, per maggioranza di voti dell’assemblea (che esclude donne e giovani senza terra). Allo scadere dell’ultimatum, gli ejidatarios comunicarono telefonicamente alla Sectur l’approvazione del progetto. La funzionaria ritornò “piena di giubilo” ed all’inizio del 2011 è stato firmato l’accordo tra le autorità ejidales, Sectur ed impresari.

Semarnat ha dichiarato in documenti pubblici che la riserva dei Montes Azules è un caso di conservazione “di successo”, per la generazione di progetti di sviluppo che vincolano la popolazione locale alla preservazione dell’ambiente. Allora, si domandano gli ejidatarios, “perché ci hanno sempre bocciato la proposta delle capanne ed ora portano un macroprogetto che trasforma noi padroni di queste terre in impiegati di un’impresa che si installa nell’ejido?”.

Secondo i suoi critici, il progetto della Sectur, approvato da Semarnat, non si propone di generare meccanismi per uno sviluppo sostenibile e duraturo della popolazione, bensì obbedisce a progetti di lungo termine che assicurino il controllo imprenditoriale di spazi strategici. Il complesso che si vuole costruire non garantisce fonti di reddito “sicure e degne” per i contadini, né assicura loro il controllo sui loro territori. Invece, riproduce un modello che divide chi amministra i beni e conserva il 90% dei guadagni, e chi svolge lavori precari e si spartiscono il resto.

Non sembra neppure pesare la considerazione che le famiglie abbiano almeno uno dei propri membri come “illegale” negli Stati Uniti. Secondo il rapporto di un ricercatore dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia, che ha chiesto l’anonimato (La Jornada 22/06/11), “le enormi carenze della popolazione che si trova nelle zone a grande biodiversità sono parte degli elementi che permettono alle autorità di fare pressione sugli abitanti per far accettare posizioni subordinate nelle loro terre e nei progetti che loro stessi hanno gestito”. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/25/politica/017n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 24 giugno 2011

La Semarnat ha concesso alla Sectur il permesso che per anni ha negato agli indigeni. Gli ejidatarios dei Montes Azules avevano ideato un progetto che preserva l’ambiente. Avevano costruito capanne e sentieri per guidare i visitatori; il progetto federale però è bloccato.

HERMANN BELLINGHAUSEN

Ocosingo, Chis., 23 giugno. L’espansione di infrastrutture turistiche in comunità indigene ed aree naturali è sempre più attiva. Governo e investitori privati considerano prevalentemente l’aspetto funzionale dei progetti e l’attrazione di valuta, senza considerare la praticabilità stessa presso le comunità sotto questo nuovo regime economico e lavorativo, così come la contraddizione che lo sfruttamento turistico incrementa il rischio per le ricchezze naturali che, se ancora esistono, lo si deve al fatto che si trovano lontano dalle rotte turistiche.

Oggi non si parla più di ecoturismo. Il nuovo concetto è “geoturismo”. Come nei giorni scorsi spiegava la sottosegretaria della Segreteria del Turismo del Chiapas, Mónica Véjar Corona, “per sviluppare il nuovo (il geoturismo ed il turismo di avventura) dobbiamo creare strategie per distribuire e promuovere le linee di azione che sono l’integrazione di prodotti turistici, la loro commercializzazione e la professionalità degli operatori turistici”.

Si tratta, dunque, di “prodotti”. Nello stesso modo, trasformare in cameriere o parcheggiatore un contadino è “creare posti di lavoro”. Lo scorso giorno 15, la funzionerebbe definiva il geoturismo “un nuovo modo di viaggiare attraverso cui si genera un marchio territoriale”, e lo stato “conta su geografia, cultura, artigianato, gastronomia, tradizioni e stile di vita che sono i principali punti che devono unirsi per essere presenti su scala internazionale”. Ha dichiarato inoltre alla stampa locale che si sta elaborando una “mappa turistica” che sarà avallato dal National Geographic.

Un caso emblematico dei nuovi progetti del governo federale, applicati poi dal governo statale, è quello dell’ejido Emiliano Zapata (Ocosingo), ai bordi dei Montes Azules, dove il fiume Perlas si unisce allo Jataté, e la laguna di Miramar è accessibile dall’esterno della riserva della biosfera che comincia proprio lì. Nel 1999 gli ejidatarios construirono sei capanne nella sede dell’ejido, a cinque kilometri da Miramar, e fondarono la Società di Ecoturismo di Zapata Laguna Miramar, oggi con 125 soci.

La società ha un presidente, un segretario e un tesoriere; il resto dei soci si alterna nei lavori di “vigilanza” e “guide turistiche”. Accompagnano piccoli gruppi di visitatori su sentieri stabiliti. Un aspetto positivo della vigilanza permanente della laguna è che evita la distruzione e la caccia di frodo.

L’esperienza ha dimostrato che i turisti preferiscono accamparsi nella laguna. Per questo, dopo l’inaugurazione delle capanne nel 2002, gli indigeni chiesero alla Commissione per lo Sviluppo dei Popoli Indigeni (CDI) ed alla Segreteria dell’Ambiente (Semarnat) di poter installare altre capanne nelle vicinanze della laguna. Gli ejidatarios riferiscono che l’autorizzazione fu ripetutamente negata dalla Semarnat, “con il pretesto dell’importanza della laguna per la conservazione ambientale”. Da parte loro, gli abitanti di Zapata chiesero una strada per accedere ai propri appezzamenti e coltivazioni e per l’ingresso dei turisti attraversando il fiume Perlas. Richiesta anche questa respinta dalla Semarnat con gli stessi argomenti.

Il rifiuto si è ripetuto per anni. All’improvviso, a detta degli ejidatarios, nel 2010 “è arrivata la risposta”. La Sectur li informò che il progetto era fattibile, ma non con le modeste caratteristiche che loro proponevano, né che sarebbe stato gestito dagli ejidatarios. Il progetto autorizzato si riferiva alla costruzione di un grande complesso alberghiero su un’area di 40 mila metri quadrati, dati in concessione agli ejidatarios per un periodo di 30 anni, a poco più di un chilometro da Miramar, con un investimento iniziale – pubblico e privato – di 22 milioni di pesos, come si disse agli indigeni.

La Sectur offriva di creare posti di lavoro, asfaltare le strade del villaggio, realizzare la richiesta, sistemare le fognature e le case per “meglio presentarle” ai turisti e, “col tempo”, rifare la scuola primaria e la secondaria. Nello stesso tempo, annunciava che i turisti sarebbero arrivati in grandi gruppi con pacchetti “tutto compreso”.

Tuttavia, per le divisioni in seno alla comunità (più precisamente, per le posizioni contrarie), gli ejidatarios dicono di aver incontrato “complicazioni con le persone della Sectur”, ed il progetto è rimasto in sospeso, non si sa per quanto tempo. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/24/politica/020n1pol


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La Jornada – Giovedì 23 giugno 2011

Sequestrati e torturati due zapatisti ad Ocosingo

HERMANN BELLINGHAUSEN

Ocosingo, Chis., 22 giugno. La giunta di buon governo (JBG) del caracol di Morelia ha denunciato aggressioni e tentativi di espulsione e esproprio contro basi di appoggio dell’EZLN da parte di membri dell’Organizzazione Regionale dei Coltivatori di Caffè di Ocosingo (Orcao), che tengono sotto sequestro e tortura due zapatisti nell’ejido Patria Nueva.

Da anni, dice la giunta, “queste persone ripetono le loro provocazioni per problemi legati alla terra che abbiamo recuperato dopo il gennaio del 1994 e che ci vogliono togliere con la forza”.

I nuovi fatti risalgono al giorno 10 nella comunità Mártires, municipio autonomo Lucio Cabañas, quando gente della Orcao che vive nell’ejido Patwitz (Chilón) è arrivata a casa di Antonio Pérez López ad intimargli di abbandonare l’EZLN e passare alla Orcao. L’hanno interrogato – denuncia la JBG – con “tono minaccioso e dalla sua risposta negativa hanno agito secondo i loro piani”.

Hanno tagliato la piantagione di chile e la milpa di Pérez López. Hanno raccolto un ettaro di caffè dal campo collettivo. Il giorno 11 “sono continuati i danneggiamenti con la distruzione del recinto e si sono ‘presi le misure’ del terreno per per ognuno della Orcao; praticamente ci stavano dicendo che volevano espellerci”.

Il giorno 15 sono tornati “per lavorare il terreno che presumevano spettasse loro; avevano machete, zappe e pompe per fumigare ed inquinare le nostre terre”. Inoltre, hanno rubato l’acqua della famiglia che vive sul posto rimuovendo il recipiente per estrarre l’acqua dal pozzo; “di questo modo hanno avvelenato l’acqua e si sono portati via due rotoli di filo spinato”.

Il giorno 17 “hanno rimosso il recinto di filo di ferro ed i pali” trasformandoli in legna, e si è  persa una mucca. Il giorno 20, le basi zapatiste si sono organizzate “per ripristinare il recinto”. Quelli di Patwitz hanno bloccato la strada che porta a questo terreno. “I nostri compagni sono entrati passando da un’altra parte e quando quelli della Orcao l’hanno saputo sono andati sul posto dove stavamo lavorando”, aggiunge la JBG.

“Hanno cercato dei bastoni per picchiare i compagni, mentre altri si sono diretti verso la loro casa per distruggerla”. Prima di incendiarla, l’hanno saccheggiata ed hanno bruciato gli zaini di quelli che stavano lavorando lì. Due zapatisti, Pablo e Alberto, sono stati catturati e condotti a Patwitz, “li hanno fatti salire in macchina e li hanno picchiati”.

Cristóbal López Gómez (El Sadam) ed i rappresentanti locali della Orcao “hanno convocato una riunione per discutere che cosa fare della casa grande, dove si riuniscono i nostri compagni della regione Primero de Enero, e dei due catturati”. Il 21, hanno raccolto circa 125 persone di diverse comunità per portare i fermati nell’ejido Patria Nueva, vicino ad Ocosingo. Mentre li trasferivano continuavano a picchiarli. Dice la JBG che, fino ad ora, “continuano a minacciare di bruciarli vivi e di distruggere la casa dove facciamo le riunioni”.

La giunta zapatista denuncia che gli aggressori sono guidati da López Gómez (di Patria Nueva) e dai leader della Orcao di Sibak’já  e  El Sacrificio La Esperanza. “Prima non credevamo che fossero paramilitari, ora, con questi fatti, la cosa è chiara”.

La JBG denuncia anche aggressioni e furti di membri di Orcao ad Abasolo contro il nuovo villaggio zapatista di San Diego. Le autorità ribelli segnalano infine che il 20 giugno, “mentre Juan Sabines benediceva mentendo le sue opere ingannevoli nei municipi ufficiali di Sitalá, Pantelhó ed Altamirano, si è visto il buon samaritano regalare zaini a persone manipolate ed alcune banconote per tranquillizzarle”. Questi “attacchi economici ed ideologici contro i nostri popoli” sono accaduti “mentre i suoi complici della Orcao, nello stesso giorno, picchiavano i compagni per la nostra resistenza e per lavorare e difendere le nostre terre”.

Da parte sua, il dirigente della Orcao, Antonio Juárez Cruz, ha ammesso che militanti della sua organizzazione da questo lunedì trattengono due zapatisti a Patwitz, per la presunta disputa di 32 ettari. Afferna che il problema è iniziato quando circa 100 zapatisti si sono impadroniti della proprietà San Antonio Chivaljá, “acquisito dalla Orcao con una fideiussione” col governo. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/23/politica/020n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 22 giugno 2011

La Segreteria del Turismo (Sectur) autorizza la costruzione di un complesso alberghiero nella riserva dei Montes Azules

Hermann Bellinghausen. Inviato. Ocosingo, Chis., 21 giugno. Nella laguna di Miramar, nella Riserva Integrale della Biosfera Montes Azules (RIBMA), considerata dalle autorità ambientali prioritaria per la conservazione su scala nazionale, sta per iniziare la costruzione di un grande complesso alberghiero. Questo starebbe avvenendo “senza il consenso degli abitanti e senza perseguire un vero sviluppo sostenibile per gli abitanti della regione”, secondo il rapporto confidenziale di un esperto dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH), che ha chiesto l’anonimato, e che è confermato dalle testimonianze degli abitanti tzotziles e choles dell’area.

Nel 2010 funzionari federali della Segreteria del Turismo (Sectur) ed impresari hanno negoziato con i coloni dell’ejido Emiliano Zapata, le cui terre confinano con la bellissima laguna Miramar, “la concessione di quattro ettari per la costruzione di questo complesso, così come il diritto di sfruttamento turistico della laguna per i prossimi 30 anni”.

Analisti, giornalisti ed organizzazioni indigene ed ambientaliste presenti nella selva Lacandona hanno ripetutamente denunciato che le misure di ricollocamento e sgombero di popolazioni insediate nei Montes Azules successivamente al decreto che creò la “riserva della biosfera”, nel 1978, vogliono espellere gli indigeni per sfruttare la zona turisticamente e commercialmente. Questo si rivolge a località considerate “irregolari” in prossimità delle lagune Suspiro, Ocotal e Ojos Azules, principalmente 6 de Octubre e Nuevo San Pedro, a nord dei Montes Azules. Le altre comunità prese di mira sono Nuevo San Gregorio, Nuevo Salvador Allende, Benito Juárez e Ranchería Corozal.

La costruzione, a quanto pare imminente, del complesso turistico a Miramar conferma i piani governativi ed industriali per privatizzare e subordinare le comunità. Secondo il rapporto, in possesso de La Jornada, le autorità “che hanno avallato la costruzione del presente complesso e progetti simili, non vogliono coinvolgere le popolazioni locali nei benefici e nelle responsabilità della conservazione, ma, con le loro azioni di fatto, risultano corresponsabili dall’appropriazione di zone strategiche della selva Lacandona”. In questa concezione di sviluppo si iscrivono i centri di turismo ambientale nelle mani di privati e la riconversione di ampie zone alla monocoltura di palma africana e pinoli per produrre biocombustibili.

Una parte dei coloni coinvolti racconta i precedenti della costruzione del complesso alberghiero. Non stupisce che, come in tanti altri casi, risulti chiave la divisione delle comunità per disattivare qualunque resistenza. Un dato significativo è che la base militare di San Quintín si trova a poco più di un chilometro da Emiliano Zapata, ejido fondato a metà del secolo XX e che ha ottenuto il riconoscimento presidenziale nel 1969.

Così, il decreto della RIBMA, che comprende parte dell’ejido, risulta successivo. Le terre della comunità possiedono caratteristiche “relativamente adeguate” per la produzione agraria e l’ecoturismo: terre pianeggianti, acqua abbondante ed attrazioni turistiche. Vi abitano circa 850 choles e tzotziles. In questa regione, la maggioranza di indigeni tzeltal sono agricoltori “milperos” che producono per autoconsumo. L’unica produzione commerciale è quella del bestiame.

A completamento del complesso alberghiero ci sarà una strada che faciliterà l’affluenza dei turisti. In relazione agli studi di impatto ambientale e all’autorizzazione del progetto da parte della Segreteria dell’Ambiente e Risorse Naturali, la Segreteria del Turismo disse agli ejidatarios “che non dovevano preoccuparsi al riguardo”. Con loro sorpresa, riferiscono gli ejidatarios, seppero che le autorità ambientali “avevano già effettuato gli studi” per autorizzare il progetto, mentre altri loro progetti, più modesti, erano stati respinti per presunte incompatibilità ambientali. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/22/politica/025n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Martedì 21 giugno 2011

Nel corso dell’attuale amministrazione sono almeno 42 i giornalisti assassinati

Dalla Redazione. Nel corso dell’amministrazione di Felipe Calderón sono almeno 42 i giornalisti assassinati in 16 stati, 10 sono scomparsi dopo essere stati prelevati da presunti criminali e molti altri sono stati vittime di aggressioni come rappresaglia per il loro lavoro. Sulla maggioranza dei casi le autorità non hanno fatto chiarezza.

Guida la lista lo stato di Guerrero, con nove giornalisti uccisi e la sparizione di Marco Antonio López, capo informazione del periodico Novedades de Acapulco, che solo il 7 giugno scorso è stato privato illegalmente della libertà da degli sconosciuti.

Tra gli informatori assassinati figurano Jorge Ochoa, direttore dei settimanali El Oportuno e El Sol de la Costa; Juan Rodríguez, corrispondente di El Sol de Acapulco, e sua moglie María Hernández, direttrice del settimanale Nueva Línea, così come Evaristo Pacheco, di Visión Informativa.

Inoltre, Juan Martínez, del Grupo Radiorama Acapulco; Juan Hernández, editore del settimanale El Quijote de Taxco; Jean Ibarra, del giornale El Correo, di Iguala; Amado Ramírez, corrispondente di Televisa, e Misael Tamayo, direttore di El Despertar de la Costa.

Segue Chihuahua, con sei comunicatori assassinati: Luis Carlos Santiago, fotografo di El Diario de Juárez; María Isabella Cordero, incaricata delle pubbliche relazioni della Camera di Commercio; Norberto Miranda, direttore di digital Radio Visión.

Sono stati uccisi anche Ernesto Montañez, editore della rivista Enfoque; José Armando Rodríguez, di El Diario de Juárez; David García, editorialista di El Diario de Chihuahua, e Gerardo Guevara, del settimanale Siglo XXI.

Nello stato di Veracruz, con l’omicidio dell’opinionista Miguel Ángel López Velasco, del quotidiano Notiver, perpetrato ieri, sono cinque i giornalisti privati della vita ed altri quattro sono desaparecidos, anche se di questi ultimi si conosce solo il caso di Evaristo Ortega, direttore dei periodici Espacio e Diario de Misantla.

Gli altri quattro decessi si riferiscono a Hugo Barragán, collaboratore del periodico La Crónica de la Cuenca; Roberto Marcos, della rivista Testimonio; Adolfo Sánchez, corrispondente di Televisa Veracruz; Luis Méndez, conduttore della radio La Poderosa en Tuxpan, e Noel López Olguín, reporter di La Verdad del Sureste.

In Michoacán sono morti quattro giornalisti: Israel García, del periodico La Opinión de Uruapan; Miguel Ángel Villagómez, direttore del quotidiano La Noticia, di Lázaro Cárdenas; Martín Miranda, direttore di Panorama del Oriente, di Zitácuaro, e Hugo Olivera, corrispondente di La Voz de Michoacán, ad Apatzingán.

Altri tre risultano desaparecidos: Mauricio Estrada, reporter di La Opinión de Apatzingán; María Esther Aguilar, corrispondente di Cambio de Michoacán en Zamora, e Ramón Ángeles Zalpa, corrispondente di Cambio de Michoacán nella regione della meseta purépecha.

In Durango nel 2009 sono stati uccisi quattro comunicatori: Carlos Melo, corrispondente del periodico Tiempo de Durango; Eliseo Barrón, reporter di La Opinión; il cameraman Gerardo Esparza, e Bladimir Antuna, reporter del Tiempo de Durango.

In Sonora tre giornalisti sono morti per mano di presunti sicari: Pablo Aurelio Ruelas, che ha lavorato per il periodico Diario del Yaqui; Saúl Noé Martínez, del Diario de Agua Prieta, e Gustavo Alonso Acosta, del giornale Interdiario.

In Coahuila, sconosciuti hanno ucciso due giornalisti: Eliseo Barrón, reporter del periodico La Opinión Milenio, e Valentín Valdés, reporter del giornale Zócalo de Saltillo.

Dei restanti 10 omicidi, due sono stati commessi in Sinaloa: Óscar Rivera, portavoce del settore sicurezza del governo statale, e José Luis Romero, del notiziario radio Línea Directa. Due in Tabasco: Rodolfo Rincón e Alejandro Zenón. Uno in Nuevo León: Luis Emanuel Ruiz, fotografo del periodico La Prensa.

In Quintana Roo, José Velázquez, della rivista Expresiones de Tulum. In Baja California, il fotografo Gerardo Martínez, di El Sol de Tijuana.

In Tamaulipas, Carlos Guajardo, del quotidiano Expreso de Matamoros. In Jalisco, il direttore di Radio Universidad de Guadalajara a Ciudad Guzmán, José Galindo.

In Yucatán risultano desaparecidos due giornalisti. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/21/politica/010n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Martedì 21 giugno 2011

“Pericoloso” difendere i diritti umani in Messico, denuncia il Centro Digna Ochoa

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 20 giugno. La difesa dei diritti umani nel nostro paese oggi è “un lavoro pericoloso”, sostiene il Centro dei Diritti Umani Digna Ochoa (CDHDO). “Coloro che si occupano di questioni che riguardano l’ambiente, i diritti delle donne, contadini, giornalisti, migranti e indigeni,  ricevono quotidianamente minacce all’integrità fisica e psicologica loro e delle loro famiglie”. La situazione “è in continuo peggioramento”.

Il centro che opera nella città di Tonalá, ha annunciato oggi una “campagna nazionale ed internazionale contro la persecuzione giudiziaria e la criminalizzazione di avvocati ed attivisti sociali in Messico”, che inizierà il prossimo giovedì 23. Chiede inoltre la sospensione della persecuzione contro il suo direttore, Nataniel Hernández Núñez, dovuta principalmente all’accompagnamento dell’organizzazione alle proteste del Consiglio Regionale Autonomo della Zona Costa, aderente all’Altra Campagna.

In Messico – aggiunge il CDHDO – “c’è la guerra”, non solo quella “disastrosa” contro il crimine organizzato, bensì una “contro la gente e le sue lotte per una vita degna; gente che non vuole più essere continuamente calpestata e trattata come merce o delinquente”. Si ripetono, dunque, le storie di ingiustizia ed impunità. “La persecuzione e la repressione sono il modo in cui il governo di qualunque livello affronta i popoli che si organizzano per difendere le proprie terre e risorse”.

Ed aggiunge: “C’è la lotta per vendere e possedere le risorse. Quello che disturba i piani del potere e del denaro sono i popoli che difendono il loro stile di vita ed il loro lavoro, che vivono e preservano risorse, terre, acqua”.

In Chiapas c’è il caso, “tra molti altri”, di Nataniel Hernández, direttore del centro che ha accompagnato “i lavori e la lotta del Consiglio Autonomo Regionale della Zona Costa”. E’ stato fermato in due occasioni, “una con accuse di ordine statale e la seconda per reati federali”. Ciò rivela “la strategia di persecuzione contro il compagno e la repressione contro la gente che si organizza e lotta”. Hernández Núñez affronta “più di cinque processi penali assolutamente costruiti e viziati, l’ulteriore dimostrazione che in Messico la giustizia non esiste, prevale l’impunità”.

Per dimostrare che “non è solo, come nessuno altro che a difesa del suo popolo e dei suoi diritti alza la voce e si organizza”, insieme a “compagni e compagne nel paese e nel mondo”, il centro annuncia la sua campagna nazionale ed internazionale.

Questa chiederà “la cancellazione della minaccia giuridica contro gli attivisti sociali ed i difensori comunitari dei diritti umani”, in particolare la cancellazione dei processi “del governo messicano contro il compagno Nataniel, che sono parte di una strategia per fermare il lavoro di osservazione ed accompagnamento del CDHDO”. Nello stesso tempo, si pronuncerà per il rispetto delle garanzie individuali e collettive in Messico. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/21/politica/020n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Sabato 18 giugno 2011

Minacciate le basi zapatiste di San Sebastián; la procura rifiuta di riceverle

Hermann Bellinghausen

Gli aderenti all’Altra Campagna dell’ejido San Sebastián Bachajón (municipio di Chilón, Chiapas) hanno denunciato di aver ricevuto minacce di morte e intimidazioni nella comunità K’anakil, dello stesso ejido, oltre alla mancanza di assistenza, compresi gli insulti del funzionario del Pubblico Ministero del municipio.

I rappresentanti di San Sebastián affermano che il 15 giugno un gruppo di donne aderenti all’Altra Campagna si era recato a Chilón per presentare una denuncia per minacce contro Nicolás Aguilar Mejía, originario di Reforma K’anakil e membro della nota banda criminale Los Aguilares, che insieme al gruppo paramilitare Los Chinculines nel decennio scorso imperversava nella regione.

Denunciano che il funzionario del Pubblico Ministero, José Manuel Pérez Gómez, “non le ha volute ricevere. Sarà perché ancora non avevano un buco nel petto o una mazzetta, ma sono come ogni altra persona che vuole giustizia ed a cui si nega questo diritto”.

Il giorno 12 è stato fermato Aguilar Mejía accusato di abigeato. La Polizia Giudiziaria lo ha trasferito nel carcere numero 12 di Yajalón. Gli ejidatarios temono che sia rilasciato: “In precedenza abitanti delle comunità vicine non hanno voluto denunciarlo per paura di essere sequestrati, picchiati o assassinati. È conosciuto come l’ultimo membro dei Los Aguilares, sequestratori, violentatori, ladri ed assassini”.

Tuttavia, aggiungono gli indigeni dell’Altra Campagna, “Il PM non ha voluto accogliere la denuncia dei cittadini”. Ritengono responsabile l’autorità “dell’integrità fisica degli abitanti di Reforma K’anakil se il delinquente sarà liberato”. Gli abitanti della comunità “sono molto spaventati che i membri della banda criminale possano vendicarsi per l’arresto del loro leader”.

Chiedono alle autorità “le misure necessarie per applicare la legge a quel delinquente, e nel caso fosse rilasciato saranno responsabili di qualunque fatto deplorevole che possa accadere agli abitanti di Reforma K’anakil ed alle comunità vicine”.

In una seconda denuncia, gli stessi ejidatarios accusano Melchorio Pérez Moreno e Francisco Guzmán Jiménez, del consiglio di vigilanza e commissario ufficiale dell’ejido, rispettivamente, i quali “per mancanza di capacità hanno generato la violenza nelle comunità ed imprigionando degli innocenti in complicità con agenti ausiliari e del PM”. Accusano anche i funzionari del Pubblico Ministero di Bachajón, Eduardo Hernández Guzmán, ed il suo segretario “specializzato in ingiustizia indigena”.

Tutto è iniziato il 4 giugno, rivelano, “quando Jerónimo Guzmán Monterrosa (secondo), originario della comunità Ba’pus, centro Alan Sac’un, è venuto a lamentarsi all’agenzia ausiliaria di quella comunità, perché l’autorità ufficiale stava recintando un terreno con l’intenzione di espropriarlo”. Invece di punire l’aggressore “hanno arrestato chi protestava perché sarebbe stato espropriato. E’ stato quindi trasferito a Bachajon dal PM, dove forzatamente gli hanno fatto firmare un verbale e pagare una multa di 1.500 pesos, anche se è l’offeso, un’altra vittima delle autorità filogovernative”.

Aggiungono altri casi di impunità, come quello di San José Pulemal, centro Ch’ich, dello stesso San Sebastián, dove il 2 giugno quattro persone sono rimaste ferite da armi da fuoco mentre altri sono stati arrestati per lo stesso problema agrario, “con violenza, abusi e prigione, la sola cosa che sanno fare”.

I tzeltales concludono: “Riteniamo responsabili le autorità di qualunque aggressione fisica, poiché si stanno immischiando in questioni già risolte dall”Altra Campagna. Vogliamo che si faccia giustizia con questi agitatori della società. Non permetteremo altri abusi”. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/18/politica/019n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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PROCESO – 14 GIUGNO 2011

 Si chiede di far luce sulla morte del giornalista Matteo Dean

Homero Campa

MÉXICO, D.F. (apro).- Il giornalista Matteo Dean è morto sabato 11 in un incidente automobilistico avvenuto al casello di La Venta, sull’autostrada México Toluca.

Dean – 36 anni, collaboratore di Proceso e dell’agenzia Apro – è stato investito da un camion Kenworth – targato 0659 – mentre sulla sua motocicletta aspettava di pagare il  pedaggio, come ha riferito la polizia della capitale.

L’autista del camion che si è identificato come Jorge Alberto Martínez Espinoza, di 24 anni, ha dichiarato che il suo veicolo era senza freni.

“La sua morte è stata classificata come omicidio colposo, ma noi, suoi amici e parenti, chiediamo che si apra un’indagine per chiarire l’accaduto”, ha chiesto la moglie di Dean, Sol Patricia Rojo Borrego.

In una breve conversazione, Sol Patricia ha affermato che esistono circostanze strane sulla morte di Dean, come il fatto che il camion non ha suonato il clacson né ha lanciato segnali sul fatto che era senza freni, e non ha fatto alcun tentativo di evitare l’impatto contro Dean il cui corpo è stato trascinato per 30 metri.

Sol Patricia ha detto che fino alla notte di lunedì 13 il Pubblico Ministero non aveva raccolto la deposizione dell’autista del veicolo e mancavano i risultati della perizia per determinare la verità sul presunto difetto meccanico. Non si avevano neppure le immagini dell’incidente riprese dalla videocamera installata al casello.

Collaboratore di diversi media messicani ed europei, Dean era nato a Trieste, Italia. Era arrivato in Messico negli anni ’90 ed era impegnato con diverse organizzazioni che lottano per i diritti civili. In Messico ha incontrato la sua compagna, Sol Patricia Rojo.

Dal Messico viaggiava in diverse parti del mondo per conoscere di prima mano i temi che lo appassionavano: i movimenti civili, i fenomeni migratori, la lotta per i diritti dei lavoratori.

Ha esercitato il giornalismo con la convinzione che questo era essenziale nella ricerca della giustizia, cosa che ha sempre guidato le sue azioni.

“Ti abbiamo voluto bene perché hai fatto di questa parte del mondo la tua dimora senza rinunciare al tuo spirito planetario, alla tua vocazione di un mondo senza barriere né confini”, ha scritto il suo amico David Suárez in un commento alla notizia della sua morte pubblicata dal quotidiano La Jornada, di cui era collaboratore.

La moglie Sol Patricia ha informato che il corpo di Matteo Dean sarà trasferito in Italia. http://www.proceso.com.mx/?p=272505

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Fratello, Amico, Compagno, Addio

México D.F. La notte di sabato 11 giugno è deceduto il nostro compagno Matteo Dean in conseguenza di un incidente automobilistico. Matteo era un collaboratore attivo della nostra rivista. Da più di dieci anni Matteo viveva in Messico, dove, attraverso le sue interviste, articoli e inchieste lanciava ponti per conoscere e capire le realtà sociali dell’America Latina e d’Europa.

Il suo impegno sociale per fare di questo mondo un posto degno e libero l’ha portato a compromettersi sempre dl basso con i movimenti sociali ed uno dei suoi fronti di lotta è stato il giornalismo. Come giornalista indipendente ha collaborato con giornali e riviste come La Jornada, Proceso, Diagonal, Il Manifesto, Global Project, RaiNews24, L’Espresso. Oltre a mantenere attivo il suo stesso blog.

Con la morte di Matteo perdiamo, innanzitutto, un compagno, un fratello, “carnale” direbbe lui stesso. Da Desinformémonos ci uniamo a tutte e tutti i compagni che Matteo ha incontrato nel mondo. http://desinformemonos.org/2011/06/hermano-amigo-companero-adios/

 

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La Jornada – Giovedì 9 giugno 2011

I “prigionieri politici” della Voz del Amate denunciano furti e abusi della polizia

Hermann Bellinghausen

I “prigionieri politici” della Voz del Amate, aderenti all’Altra Campagna reclusi nel Centro Statale di Reinserimento Sociale (CERSS) numero 5,a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, denunciano un operativo a sorpresa ingiustificato del gruppo chiamato Lobo, che è entrato nelle loro celle rubando oggetti e denaro.

I fatti, denunciati oggi, sono avvenuti lo scorso 25 maggio. Il gruppo di agenti specializzati ha effettuato una “perquisizione a sorpresa” ed ha sequestrato tutti gli elettrodomestici di proprietà dei reclusi. Il direttore della prigione, David Montero Moreno, ha dichiarato che gli utensili, principalmente radio e riproduttori di musica, sono stati consegnati al sottosegretario Gustavo Ferreira Jiménez che li restituirà ai proprietari a condizione che gli mostrino lo scontrino di acquisto.

“Questo è impossibile”, sostengono i detenuti, perché “molti di questi elettrodomestici sono stati comperati all’interno del carcere” da persone che ora non sono più in carcere. Oltre ad essere i legittimi proprietari degli oggetti, dichiarano, “questi ci servono per ascoltare riflessioni di crescita personale e per il nostro reinserimento”.

La Voz del Amate denuncia questi “abusi delle autorità incompetenti”, esige la restituzione dei loro oggetti e rivolge un appello al governatore Juan Sabines Guerrero affinché “dia istruzioni affinché si restituiscano televisori, registratori, riproduttori di dvd”, e tutti gli oggetti di loro appartenenza.

Esta clase de abusos y hostigamientos no son aislados: “En todos los centros penitenciarios del estado la población tiene mucho qué decir, lo cruel y triste que vivimos bajo las amenazas de los que se hacen llamar autoridades”, dicen finalmente los presos que, por lo demás, llevan varios años deman- dando su libertad, dado que sostienen que su encarcelamiento es injusto, pues son inocentes de los cargos por los cuales fueron procesados: es el caso del profesor tzotzil Alberto Patishtán Gómez, quien ha purgado condena durante más de una década por delitos que se sabe no cometió. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/09/politica/025n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

 

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La Jornada – Mercoledì 8 giugno 2011

Il Frayba chiede la liberazione di otto campesinos in carcere in Chiapas

Hermann Bellinghausen

Gli otto chiapanechi abitanti della città rurale Nuevo Juan de Grijalva (municipio deiOsatuacán) ed in carcere da marzo insieme al loro avvocato a Pichucalco, Chiapas, sono vittime di un’ingiustizia ed inoltre non hanno goduto delle garanzie processuali a cui hanno diritto, secondo il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba), il quale chiede la loro immediata liberazione e la sospensione delle vessazioni della polizia contro altri loro compagni e familiari.

Il Frayba ricapitola: il 17 marzo, durante una manifestazione pacifica nell’ejidoeJuan del Grijalva sono stati catturati “in maniera arbitraria e con l’inganno” Marcelo Díaz Castellanos, Ceferino Hernández Castro, Fidencio Altunar Cabos, José Francisco López Díaz e Teodoro Sánchez Morales, da poliziotti ministeriali, la Procura del Distretto Nord, il cui responsabile è José Luis Gómez Santaella, e dall’agente del Pubblico Ministero di Ostuacán, con l’appoggio della Polizia Statale Preventiva.

I detenuti sono accusati “di associazione a delinquere, attentato alle vie di comunicazione ed opposizione alla realizzazione di un’opera pubblica”, e durante la sua deposizione erano stati assegnati degli avocati d’ufficio “che si sono limitati a firmare le carte” senza offrire assistenza né difesa adeguate. I primi cinque arrestati hanno firmato documenti di cui ignoravano il contenuto ed il 18 marzo sono stati trasferiti a Quinto Pitiquitos, a Chiapa de Corzo. Dopo 28 giorni, il 14 aprile sono stati messi a disposizione de giudice di prima istanza nel Centro Statale di Reinserimento Sociale numero 10 a Pichucalco.

Il 15 aprile, dopo aver fatto visita in prigione ai cinque campesinos, sono stati arrestati Pascacio López Álvarez ed Andrés Díaz Bouchot, così come Juan José Narváez Bautista, avvocato difensore, che si trovava sul posto per assistere i detenuti. Il 25 maggio,a Ostuacán, è stato arrestato Héctor Díaz Castellanos.

“La privazione arbitraria della libertà di queste nove persone avviene in un contesto di criminalizzazione della protesta sociale contro gli ejidatarios di Juan de Grijalva che chiedono il rispetto di un verbale di accordo firmato dal governo dello stato”, sottolinea il Frayba.

L’8 marzo, a Juan del Grijalva, abitanti di quell’ejido, della comunità Loma Bonita e degli ejidos Cuauhtémoc e Playa Larga terza sezione, che vivono nella città rurale, hanno iniziato un blocco ed una manifestazione pacifica sulla strada ejidale che conduce agli uffici del Grupo il México ed alla costruzione dei tunnel sotto il fiume Grijalva.

I manifestanti chiedevano il rispetto dei verbali di accordo firmati a luglio del 2010, nei quali il governo del Chiapas si impegnava a pagare le terre colpite dal disastro naturale del 2007, oltre che a pagare per i lavori che la Commissione Federale di Elettricità (CFE) sta realizzando sulle loro terre attraverso il Grupo México.

Le altre persone che partecipavano alla manifestazione e che oggi risiedono nella città rurale “hanno paura di essere arrestate”, sottolinea il Frayba. Si sa di alcuni che “sono fuggiti in montagna”.

Il Frayba ritiene che il governo del Chiapas eserciti “azioni di repressione contro i coloni dell’ejido”. Solo pochi mesi fa erano i preferiti dalla propaganda governativa.

Il 4 novembre 2007, a Juan del Grijalva c’è stata una grande inondazione. I sopravvissuti sono stati ricollocati nella città rurale Nuevo Juan del Grijalva ed il governo si era impegnato a pagare le loro terre. Attualmente nella zona nota come El Tapón del Grijalva, la CFE sta costruendo due opere pubbliche, una appaltata al Grupo México, una delle principali imprese transnazionali produttrici di rame. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/08/politica/023n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Lettera del Subcomandante Insurgente Marcos al Movimiento Ciudadano por la Justicia 5 de Junio

 

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Messico, Giugno 2011

“El dolor nos recuerda
Que podemos ser buenos,
Que alguien mejor nos habita,
Que corre en noble sentido el río de las lágrimas.
 
Dolor llamamos al envés de la hoja de la risa,
A la tiniebla que queda al otro lado de la estrella
Que en tu frente tenía apacible nombre
Y orientaba nuestros pasos día a día.
 
Dolor es el combustible con que arde
La llama de recuerdos que ilumina
Una noche del olvido derrotado
Por el rayo de tu risa al revolar.
 
Dolor se llama el duelo

De vivir por tu memoria.”

 Frammento di “49 Globos”.Juan Carlos Mijangos Noh.

Al: MOVIMIENTO CIUDADANO POR LA JUSTICIA 5 DE JUNIO, ai familiari dei bambini e delle bambine morti e feriti all’Asilo ABC il 5 giugno del 2009, ed a tutti coloro solidali con la loro lotta.

Hermosillo, Sonora, Messico.

Da: Subcomandante Insurgente Marcos.

Chiapas, Messico.

Scrivo a nome delle donne, uomini, anziani e bambini dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, per salutarvi ed esprimere il nostro rispetto ed ammirazione per la vostra degna lotta.

Non è facile tirar fuori parole dal dolore, noi lo sappiamo.

E dalla rabbia?

Dal sapere che i malgoverni ignorano di proposito il reclamo di giustizia?

Dal vedere come si manipola il calendario per simulare giustizia e per calcolare che la dimenticanza coprirà la morte? La morte assurda di 49 piccoli e le decine di feriti, bimbi senza altra colpa se non quella di essere nati in un paese dove il governo ha unito il nepotismo alla corruzione e all’impunità.

Poco o niente possiamo aggiungere a quello che le vostre degne parole hanno denunciato su quanto accaduto: la disgrazia che si abbatte su chi né l’aspettava né la meritava; l’irresponsabilità che l’ha favorita; la complicità di governi, legislatori e giudici; il continuo rimandare l’indagine approfondita. Ed i nomi e le immagini delle bambine e dei bambini, le azioni e le mobilitazioni per onorarli nel modo migliore, cioè, chiedendo la punizione dei responsabili, la giustizia per le vittime e l’adozione di misure che impediscano che la tragedia si ripeta.

Abbiamo saputo di tutto questo e di altro dalla vostra pagina internet (http://www.movimiento5dejunio.org ) e dal libro “Siamo noi i colpevoli” di Diego Enrique Osorno, che ricostruisce il rompicapo della tragedia.

La morte di una bambina, di un bambino, è sempre sproporzionata. Investe e distrugge tutto quanto le sta intorno. Ma quando questa morte è seminata e coltivata dalla negligenza e dall’irresponsabilità di governi che hanno trasformato l’inettitudine in affare, qualcosa di molto profondo scuote il cuore collettivo che in basso fa girare la pesante ruota della storia.

Dunque le domande crescono: perché? chi sono i responsabili? che cosa si fa affinché mai più si ripeta questa tragedia?

Ed è stato lil vostro impegno ciò che ci ha dato le risposte. Perché dall’alto abbiamo visto solo disprezzo, scherno, simulazioni e bugie.

La bugia è sempre un oltraggio, ma quando dal Potere si trama per nascondere a familiari ed amici, è una vergogna.

Là in alto non si sono pentiti. Non lo faranno. Invece di onorare i bimbi morti nell’unico modo che sarebbe loro permesso, cioè, attraverso la giustizia, continuano nei loro giochi di guerra dove loro vincono e tutti perdono.

Perché non è rassegnazione davanti alla morte quello che si predica da lassù. Quello che vogliono è il conformismo di fronte all’irresponsabilità che ha bruciato e ferito quelle vite.

Lontani come siamo, per calendario e geografia, non mandiamo parole di conformismo né di rassegnazione. Non solo perché né l’uno né l’altro possono far fronte alle conseguenze di questo crimine che ora compie 2 anni. Ma anche, e soprattutto, perché la vostra lotta ci suscita rispetto ed ammirazione per la vostra causa, per il vostro agire ed il vostro impegno.

Là in alto dovrebbero sapere che unisce non solo il dolore, ma anche l’esempio di lotta tenace che si muove in quel dolore.

Perché voi, uomini e donne portati dalla disgrazia in questa lotta, siete esseri straordinari che risvegliano la speranza in molti angoli del nostro paese e del pianeta.

Come sono straordinari quegli uomini e quelle donne che di nuovo, nella Carovana per la Pace con Giustizia e Dignità, ricordano a chi malgoverna, ai criminali ed al paese intero, che è una vergogna non fare niente quando la guerra si impossessa di tutto.

Da uno di questi angoli, dalle terre indigene del Chiapas, le zapatiste, gli zapatisti, vi guardiamo dal basso, sapendo che il dolore ingigantisce anche i passi se sono degni.

E queste righe che ora vi scriviamo, sono animate solo dal desiderio di dirvi una cosa:

Benedetto il sangue che ha dato la vita a queste bambine e bambini, e maledetto il sangue di chi gliel’ha tolta.

E dirvi di contare su di noi che, benché lontani e piccoli, riconosciamo la grandezza di chi sa che la giustizia si ottiene solo con la memoria e mai con la rassegnazione.

Forse un giorno verrete in queste terre. Qua troverete un cuore scuro che vi abbraccerà, orecchie attente per ascoltare, ed una storia pronta ad imparare da voi.

Perché le grandi lezioni, quelle che cambiano il cammino della storia, vengono esattamente dalle persone che, come voi e coloro che ora marciano, fanno della memoria la strada per crescere.

Con voi, e con chi ora marcia, potremo allora, insieme, voi, loro, noi, pronunciare parole dove il dolore sia una cicatrice che ci ricordi e ci impegni a che mai più si ripeta la disgrazia, e che finalmente termini il sanguinoso carnevale con cui in alto festeggiano l’impunità e la vergogna.

Mentre tutto questo accade, da qua continueremo ad ascoltarvi e ad imparare da voi.

Vale. Salute e che finalmente la giustizia avanzi in basso.

Dalle montagne del Sudeste Messicano.

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, Giugno 2011

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2011/06/06/6-de-junio-sci-marcos-carta-al-movimiento-ciudadano-por-la-justicia-5-de-junio/

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 2 giugno 2011

Gli abitanti di Juan de Grijalva, in Chiapas, denunciano persecuzioni

Hermann Bellinghausen

Un gruppo di famiglie della comunità Juan de Grijalva, Chiapas, in maggioranza donne, residenti della cosiddetta “prima città rurale sostenibile del mondo”, ejido Nuevo Juan de Grijalva, municipio di Ostuacán, denunciano persecuzioni e vessazioni da parte della polizia per aver manifestato pacificamente per chiedere al governo il rispetto dei suoi impegni, molto reclamizzati mesi fa. Otto membri della comunità ed il loro avvocato si trovano in carcere dal 13 aprile scorso.

“Oggi la famosa città rurale non ha niente di sostenibile, come afferma il governatore Juan Sabines Guerrero, la cosa vera è che è stato tutto un fallimento”. Nel chiedere la liberazione dei loro famigliari e l’intervento della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), queste famiglie contadine descrivono un panorama eloquente:

“Vogliamo far sapere della nostra disperazione, la nostra impotenza, la nostra indignazione. La comunità intera è in attesa di altri gravi eventi, l’arresto di molte altre persone, tra queste donne e ragazzi minorenni. La zona sud della città rurale è sola, la maggioranza delle persone hanno dovuto rifugiarsi in posti sicuri per paura delle minacce e della persecuzione”.

Arresto con l’inganno

Nel Centro di Rieducazione Sociale (Cereso) di Pichucalco sono rinchiusi l’avvocato Juan Narváez ed i contadini Teodoro Sánchez Mórales, Marcelo Díaz Castellanos, Héctor Díaz Castellanos, Ceferino Hernández Castro, Fidencio Altunar Cobos, José Francisco López Díaz, Pascasio López Álvarez e Andrés Díaz Bouchot. “Solo per aver fatto una manifestazione affinché il governo e la Commissione Federale dell’Elettricità (CFE) li ascoltassero per negoziare e pagassero per i danni provocati sulle loro terre”. Oggi sono accusati di “associazione a delinquere e sommossa”.

Questo il risultato di una “manifestazione pacifica in una degli appezzamenti dell’ejido” il 17 marzo scorso: “Mentre parte della comunità era raccolta”, raccontano, hanno fatto irruzione 200 o 300 poliziotti “tra loro anche ministeriali”. Gli agenti, “in maniera arbitraria li hanno portati via con l’inganno, con la scusa che li portavano a negoziare il pagamento delle terre e le diverse somme”. In realtà si è trattato di un arresto su ordine, denunciano le famiglie, del pubblico ministero della Procura Generale di Giustizia dello Stato del municipio di Pichucalco, José Luis Gómez Santaella, e del Pubblico Ministero di Ostuacán, Esgar Benjamín Estrada Cervantes.

Ricordano l’origine del loro nuovissimo villaggio, dopo un terribile disastro naturale, la frana di una collina. Era il novembre del 2007, “in un posto attualmente conosciuto come ‘el Tapon’, sulle rive del fiume Grijalva”, al confine con Tabasco.

Il disastro “non solo provocò l’ostruzione del fiume, ma anche la distruzione del nostro villaggio e la morte di molti nostri famigliari, e tutte le case distrutte. Oggi dicono che il loro “lutto è senza fine”.

A causa di questi eventi, “i governi federale e statale diedero risorse ed aiuti ai disastrati”, ma “solo ne momento del disastro”.

Così è stata creata “la prima città rurale sostenibile del mondo”, Nuevo Juan de Grijalva. “Si credeva di cambiare lo stile di vita degli sfollati; in questo non hanno sbagliato, è stato così, ma non per il bene di questa comunità”. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/02/politica/020n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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