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Archive for giugno 2011

La Jornada – Mercoledì 29 giugno 2011

Il Centro Fray Bartolomé de las Casas denuncia la responsabilità dello Stato per omissione, e lancia l’allarme sul rischio di sgombero forzato nel municipio chiapaneco di Chilón

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 28 giugno. Le minacce di espulsione e di morte contro le basi di appoggio dell’EZLN nella comunità San Marcos Avilés, municipio di Chilón, denunciate lunedì, raggiungono proporzioni allarmanti per la seconda volta in meno di un anno. Il 9 settembre 2010, le famiglie zapatiste sono state sfollate per più di un mese dagli ejidatarios affiliati ai partiti politici PRI, PRD e PVEM. Gli stessi sono responsabili delle nuove aggressioni.

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba) denuncia “la responsabilità dello Stato per omissione” in queste aggressioni, “poiché le autorità non hanno agito per garantire l’integrità e la sicurezza delle basi zapatiste e l’accesso alla terra”. Questo, nonostante le denunce della giunta di buon governo (JBG) di Oventik ed i molti interventi inviati dallo stesso Frayba al governo del Chiapas.

L’organismo presieduto dal vescovo Raúl Vera, chiede la sospensione delle minacce di morte, della persecuzione e dei soprusi contro le basi di appoggio dell’EZLN da parte di elementi dei partiti politici dell’ejido, così come di proteggere e garantire la loro vita e sicurezza, “nel rispetto del loro processo autonomistico che da anni stanno costruendo nell’ambito del diritto alla libera determinazione dei popoli”, sancito dalla OIL, dall’ONU e firmato dallo Stato messicano.

Le 170 persone sfollate da San Marcos Avilés lo scorso settembre, hanno fatto ritorno il 12 ottobre. In quell’occasione, la JBG di Oventik accusò il governo statale di essere responsabile di qualsiasi nuova aggressione contro i loro compagni che erano, e sono, perseguitati perché praticano l’autonomia in maniera pacifica. Bisogna ricordare che le prime aggressioni sono avvenute nell’agosto scorso, quando gli zapatisti hanno costruito una scuola del sistema educativo ribelle autonomo zapatista.

Il 9 settembre, 30 persone dell’ejido, membri dei partiti citati, capeggiati dar Lorenzo Ruiz Gómez e Vicente Ruiz López, hanno fatto irruzione violentemente, con bastoni, machete ed armi, nelle case degli zapatisti, dove hanno tentato di violentare due donne che sono riuscite a fuggire. Per non rispondere all’aggressione, le basi zapatiste si erano rifugiate in montagna. Dopo 33 giorni di sfollamento forzato, senza cibo e protezioni, hanno fatto ritorno nelle proprie case.

Il Frayba documentò allora che le abitazioni degli sfollati erano state saccheggiate di tutti i loro beni, compresi i raccolti di mais e fagioli. Le coltivazioni e piantagioni di caffè ed alberi da frutta erano stati distrutti e gli animali da cortile rubati.

Da allora, il centro ha informato “molte volte” le autorità sulla situazione in San Marcos Avilés, “al fine di sollecitare il compimento del loro obbligo di garantire l’integrità e la sicurezza degli abitanti, e cercare una soluzione al conflitto”. Ciò nonostante, dal governo “non c’è mai stata risposta”.

Il 6 aprile di quest’anno nell’ejido è stato installato un accampamento civile per la pace i cui osservatori civili sono stati minacciati, cosa senza precedenti che illustra l’escalation delle aggressioni contro le basi zapatiste.

Non sono fatti isolati. Simili situazioni di vessazione da parte di gruppi di partito avvengono di continuo nei municipi autonomi zapatisti Lucio Cabañas e Comandanta Ramona, ed in ejidos di aderenti dell’Altra Campagna, come Jotolá e San Sebastián Bachajón, tutto questo nel municipio ufficiale di Chilón. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/29/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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COMITATO PER I DIRITTI UMANI DI BASE DEL CHIAPAS DIGNA OCHOA

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas. 28 giugno 2011

AZIONE URGENTE: Vessazione, persecuzione e criminalizzazione da parte del Governo del Chiapas nei confronti dei giornalisti Ángeles Mariscal ed Isain Mandujano.

Sollecitiamo lo Stato Messicano a garantire il loro diritto alla libertà di stampa e di espressione, così come alla loro vita, integrità e sicurezza personale.

Il Comitato dei Diritti Umani del Chiapas Digna Ochoa è venuto a conoscenza attraverso una lettera pubblica firmata dai giornalisti Angeles Mariscal ed Isain Mandujano, delle minacce, persecuzioni, calunnie e pedinamenti di cui sono stati oggetto da parte di diverse autorità del governo del Chiapas.

Segnaliamo che questo clima di minaccia e criminalizzazione verso l’esercizio giornalistico e la difesa dei diritti umani è una costante nei quattro anni e mezzo dell’attuale Governo del Chiapas. Questo Comitato per i Diritti Umani esprime la sua preoccupazione per l’attuale clima di persecuzione poiché circolano voci secondo le quali il governo del Chiapas, attraverso la Procura, stia eseguendo decine di indagini per emettere mandati di cattura contro giornalisti e difensori dei diritti umani in Chiapas.

Per cui chiediamo di inviare lettere ed appelli ai seguenti indirizzi di posta elettronica, per chiedere quanto segue:

Che il governo del Chiapas operi nel rispetto del diritto alla Libertà di Espressione e del Diritto all’Informazione, sanciti dagli articoli 6 e 7 della Costituzione Politica Messicana; dagli Articoli 18 e 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani; dagli Articoli 18 e 19 del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici; e dall’Articolo 13 della Convenzione Interamericana sui Diritti Umani.

La sospensione immediata di ogni azione di criminalizzazione, persecuzione, minacce e pressione esercitata contro giornalisti e comunicatori in Chiapas, così come contro tutti i difensori dei diritti umani. 

Che lo stato messicano adotti le misure pertinenti per garantire la vita, l’integrità e la sicurezza personale dei giornalisti Ángeles Mariscal, Isain Mandujano e dei loro familiari ed amici.

COMITATO PER I DIRITTI UMANI DI BASE DEL CHIAPAS DIGNA OCHOA

*****************************************************************

Testo proposto:

Indirizzi a cui inviare la mail:

felipe.calderon@presidencia.gob.mx, secretario@segob.gob.mx, upddh@segob.gob.mx,juansabines@chiapas.gob.mx, correo@cndh.org.mx , secretario@segob.gob.mx, ddhh.chiapas@gmail.com, isainmandujano@gmail.com

Felipe de Jesús Calderón Hinojosa, Presidente della Repubblica

Francisco Blake Mora, Segretario di Governo

Juan José Sabines Guerrero, Governatore dello Stato del Chiapas

Raúl Plascencia Villanueva, Presidente della CNDH

Navanethem Pillay, Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umania

Sr. Ambeyi Ligabo, Relatore Speciale dell’ONU della Commissione per i Diritti Umani sulla promozione e protezione del Diritto alla Libertà di Opinione e di Espressione

Margaret Sekaggya, Relatore Particolare dell’ONU sui Difensori dei Diritti Umani

Santiago A. Cantón, Segretario Esecutivo della CIDH

Souhayr Belhassen, Presidente della FIDH

Ana Hurt, Programma Regionale per l’America, Segretariato Internazionale di Amnesty International

 

Paese, ……….   Data, ……………..

Solicitamos que el Estado Mexicano garantice el derecho a la libertad de prensa y de expresión, así como de la vida, integridad y seguridad personal a los periodistas Ángeles Mariscal e Isain Mandujano.

Que el gobierno de Chiapas se conduzca bajo el respeto al derecho a la Libertad de Expresión y del Derecho a la Información, consagrados tanto en los artículos 6º y 7º de nuestra Constitución Política; en los Arts. 18º y 19º de la Declaración Universal de los Derechos Humanos; como en los Arts. 18º y 19º del Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos; y en el Art. 13º de la Convención Interamericana sobre Derechos Humanos.

Cese inmediato de toda acción de criminalización, hostigamiento, amenazas y presión, ejercida contra periodistas y comunicadores  en Chiapas, así como a todos los defensores de derechos humanos.

Que el estado mexicano tome las medidas pertinentes para garantizar la vida, la integridad y seguridad personal de los periodistas Ángeles Mariscal, Isain Mandujano, así como de sus familiares y amigos.

Firma

……………

I FATTI

I citati giornalisti denunciano: “contro di noi è stata lanciata una campagna mediatica, attraverso la radio pubblica governativa, sui media stampati e online, su web, blog e social network”.

“Amici che lavorano nell’apparato di governo in Chiapas, ci hanno detto che è stato ingaggiato un gruppo di giovani esperti in sistemi informatici la cui missione è smentire ed attaccare nelle questioni politiche, l’ex governatore predecessore di Sabines, giornalisti come il sottoscritto ed organizzazioni come il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas, attraverso le reti sociali di internet”. Questo gruppo di esperti è stato condotto in Chiapas “con un contratto confidenziale e sotto la minaccia di gravi conseguenze se qualcuno dei suoi membri renderà pubblico il suo lavoro”

Raccontano che recentemente “Nella notte tra sabato 18 e domenica 19, è stato aggredito Fausto Jacobo Elnecavé Luttman in un esclusivo bar della città, che non ho mai conosciuto in vita mia”.

Isaín Mandujano denuncia che “Vogliono coinvolgermi in questa aggressione lasciando intendere che sarei l’autore intellettuale, perché segnala la Procura, gli aggressori avrebbero agito a mio nome. Ritengo questo una grossolana nuova azione per spaventarmi non avendo fino ad ora nessun altro elemento per censurare il mio lavoro. Mi dissocio da qualsiasi atto violento”.

“Come ho documentato personalmente, in Chiapas si abusa del potere, della forza pubblica, si piegano i giudici e si distorcono le leggi e ritengo che non esistoao le condizioni per svolgere un giornalismo dove sia garantita la mia sicurezza e principalmente quella della mia famiglia esposta ad elevato rischio di aggressioni.”

” Il mio blog e la mia presenza nei social network disturbano i promotori della “bella immagine” del governo del Chiapas. Per cui non escludiamo che vogliano implicarci in altre denunce o false accuse. Sappiamo che in Chiapas dall’apparato pubblico si cospira contro quello che ritengono attenti contro i loro interessi.”

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La Jornada – Martedì 28 giugno 2011

Minacciate basi di appoggio dell’EZLN

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 27 giugno. Nell’ejido San Marcos Avilés, municipio di Chilón, le basi di appoggio dell’EZLN sono minacciate di morte, perseguitate ed a rischio di sgombero forzato, ha comunicato questa notte il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba). Gli aggressori sono abitanti dello stesso ejido affiliati a PRI, PRD e PVEM.

Il Frayba ha allertato “sull’imminente rischio della vita, integrità e sicurezza personale che subiscono le basi zapatiste di San Marcos Avilés, poiché le minacce di morte sono aumentate”, oltre all’occupazione ed esproprio di terre.

Hanno ricevuto minacce anche i membri dell’Accampamento Civile per la Pace installato nella comunità lo scorso aprile. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/28/politica/015n3pol

Link: Azione Urgente del Frayba

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Lunedì 27 giugno 2011

Comunità in Chiapas si oppongono alla riforma dei Licei Interculturali

Hermann Bellinghausen. Inviato.San Cristóbal de las Casas, Chis., 26 giugno. Autorità comunitarie e comitati di genitori dei Licei Interculturali della zona Nord respingono il progetto della Segreteria della Pubblica Istruzioni (SEP) di trasformare le loro scuole in parte del sistema di Istruzione Media Superiore a Distanza (Emsad). L’imposizione di questa misura è vista dalle comunità “come una forma di discriminazione e mancanza di rispetto delle garanzie costituzionali”.

Le autorità educative dello stato, aggiungono gli indigeni, “fanno pressione sugli insegnati, sul personale amministrativo e sui genitori affinché accettino la riforma”. Le comunità non sono d’accordo, “perché è molto positivo” il lavoro svolto da questi centri di studio. “Qui si sono formati, nei passati cinque anni, un gran numero di giovani che attualmente frequentano l’università e che rivendicano la propria identità, elaborano progetti comunitari per uno sviluppo sostenibile, rispettano la loro forma di organizzazione e la percezione del mondo”.

In altre entità “i governi statali si sono fatti carico dell’operato di questi licei e ne stanno aprendo di nuovi”.

I Lice Interculturali rappresentano un’esperienza fortunata nelle comunità, principalmente tzeltales, di Chilón e Yajalón. Dal 2005 in Chiapas ci sono quattro licei interculturali: tre a Chilón (San Jerónimo Tuliljá, Nuevo Progreso e Jol Sac Hun) ed uno ad Amado Nervo, municipio di Yajalón.

Questi istituti sono amministrati dal Collegio Liceale del Chiapas ed operavano in base ad un accordo tra la SEP ed il governo statale. Ora, la SEP ha deciso di revocare l’accordo e, secondo le comunità,  “il governo del Chiapas, col pretesto che non riceve più finanziamenti federali, vuole cancellare l’opera di questi istituti e trasformarli in Emsad”.

Una quinta scuola interculturale, a Guaquitepec (Chilón), più antica e con caratteristiche più autonome, nei mesi recenti ha visto minacciata la sua sopravvivenza dai cacicchi filogovernativi e da presunti problemi agrari (La Jornada, 15 e 16 aprile).

Gli indigeni invocano l’articolo 2 della Costituzione, che stabilisce che lo Stato deve “garantire ed incrementare i livelli di scolarità, favorendo l’educazione bilingue e interculturale, l’alfabetizzazione, la conclusione dell’educazione base, la formazione e l’istruzione media superiore e superiore”, e segnalano che il Trattato 169 dell’OIL, sottoscritto dal governo messicano, “riconosce il diritto alla libera determinazione dei popoli indigeni”.

I comitati dei genitori dei Licei Interculturali chiedono al governo di Juan Sabines Guerrero “le risorse necessarie per far funzionare questi licei, e che si adeguino gli stipendi del personale docente ed amministrativo”, che ha ricevuto un trattamento salariale discriminatorio. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/27/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico
27 giugno 2011
Azione Urgente No. 3
Minacce di morte, persecuzione e rischio di sgombero forzato a San Marcos Avilés
Secondo informazioni raccolte da questo Centro dei Diritti Umani (Frayba), nell’ejido San Marcos Avilés, municipio di Chilón, esistono minacce di morte, persecuzione, abuso e rischio di sgombero forzato delle Basi di Appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (BAEZLN) da parte di abitanti dello stesso ejido) affiliati al Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) e Partito Verde Ecologista del Messico (PVEM).
Di fronte a questa situazione il Frayba manifesta la sua preoccupazione per l’imminente rischio della vita, integrità e sicurezza personale che subiscono le BAEZLN, abitanti dell’ejido San Marcos Avilés, poiché dette minacce di morte sono proseguite ed anzi aumentate nel corso degli ultimi giorni; inoltre l’occupazione ed esproprio di terre impedisce di lavorare nei campi e di raccoglierne i prodotti di base per la comunità e questo provoca la mancanza di cibo con conseguente gravi danni per la salute di bambini, bambine, donne, uomini, anziane ed anziani.
Per questo, le famiglie BAEZLN temono di essere nuovamente sgomberate, ragione per cui questo Centro dei Diritti Umani denuncia:

La responsabilità dello Stato per omissione poiché le autorità governative non hanno agito per garantire l’integrità ela sicurezza fisica delle BAEZLN e l’accesso alla terra nonostante i vari interventi inviati da questo Centro dei Diritti Umani;

e chiede:
• La sospensione delle minacce di morte, persecuzione e sgombero contro le BAEZLN da parte dei membri dei partiti politici dell’ejido San Marcos Avilés;
• Di proteggere e garantire la vita, l’integrità e la sicurezza personale delle BAEZLN nel rispetto del loro processo autonomistico che stanno costruendo da anni nell’ambito del diritto alla libera determinazione dei popoli, stabilito dal Trattato 169 sui popoli indigeni e tribali in paesi indipendenti e dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni.

Precedenti:
IL 9 settembre 2010 questo Centro dei Diritti Umani ricevette la denuncia della Giunta di Buon Governo Corazón Céntrico de los Zapatistas Delante del Mundo, del Caracol 2 Resistencia y Rebeldía por la Humanidad con sede ad Oventic, San Andrés Sakamch´en de Los Pobres, Chiapas, in relazione alle minacce di sgombero forzato contro 170 persone, tra uomini, donne, bambini BAEZLN, dell’ejido San Marcos Avilés del municipio de Chilón, Chiapas; dopo che nel mese di agosto 2010 le BAEZLN avevano costruito la prima scuola autonoma nell’ejido per l’avvio delle attività previste dal Sistema Educativo Ribelle Autonomo Zapatista.
Quel giorno, 30 persone dell’ejido San Marcos Avilés affiliate ai partiti PRI, PRD e PVEM, guidati da Lorenzo Ruiz Gómez e Vicente Ruiz López, entrarono in maniera violenta, con bastoni, machete ed armi nelle case di Basi dell’EZLN, tentando di violentare due donne che riuscirono a scappare. Per non rispondere all’aggressione, le BAEZLN abbandonarono le proprie case rifugiandosi in montagna. Dopo 33 giorni di allontanamento forzato senza cibo e senza alcuna protezione, il 12 ottobre 2010 famiglie BAEZLN, 50 donne, 47 uomini e 77 bambini; in totale 170 persone fecero ritorno in comunità.
Sulla base di quanto documentato da questo Centro dei Diritti Umani, le case degli sfollati sono state saccheggiate e derubate di tutti i loro beni, mais e fagioli; le loro coltivazioni di caffè ed alberi da frutta sono stati distrutti; sono spariti anche gli animali che ogni famiglia possedeva.
Da quando il Frayba è a conoscenza dei problemi dell’ejido San Marcos Avilés, ha informato in diverse occasioni le autorità governative della situazione, al fine di sollecitare il compimento del loro obbligo di garantire l’integrità e la sicurezza personale degli abitanti e cercare una soluzione al conflitto. Nonostante questo, non c’è stata risposta.
Tuttavia, anche quando la popolazione sfollata ha fatto ritorno nella comunità di origine, abbiamo ricevuto e documenato minacce persistenti e quotidiane nella comunità, per cui esiste il rischio di sgombero forzato. Il giorno 6 aprile 2011, nell’ejido è stato installato un Accampamento Civile per la Pace, composto da osservatori civili per dissuadere possibili azioni violente, tuttavia anche loro stessi sono oggetto di minacce.
*-*
MANDATE LA VOSTRA PROTESTA AGLI INDIRIZZI RIPORTATI IN FONDO AL TESTO CHE PROPONGO, METTENDO SEMPRE IN COPIA IL FRAYBA:

Nos unimos a la solicitación del Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas para señalar la situación de amenazas de muerte, hostigamiento, despojo y riesgo de desplazamiento forzado a Bases de Apoyo del ejercito Zapatista de Liberación Nacional (BAEZLN) por parte de habitantes del mismo ejido, afiliados al Partido Revolucionario Institucional (PRI), Partido de la Revolución Democrática (PRD) y Partido Verde Ecologista de México (PVEM) en el ejido San Marcos Avilés, municipio de Chilón, Chiapas, y exigimos:
• El cese a las amenazas de muerte, hostigamiento y despojo en contra de las BAEZLN por parte de los integrantes de los partidos políticos del ejido San Marcos Avilés;
• Proteger y garantizar la vida, la integridad y seguridad personal de las BAEZLN respetando su proceso autónomo que vienen construyendo desde años en el marco del derecho a la libre determinación de los pueblos, establecido en el Convenio (No. 169) sobre pueblos indígenas y tribales en países independientes y la Declaración de las Naciones Unidas sobre los Derechos de los Pueblos indígenas.

Inviare a:

Lic. Felipe de Jesús Calderón Hinojosa
Presidente de la República
Residencia Oficial de los Pinos
Casa Miguel Alemán
Col. San Miguel Chapultepec,
C.P. 11850, México DF
Tel: (52.55) 2789.1100 Fax: (52.55) 5277.2376 Correo: felipe.calderon@presidencia.gob.mx

Lic. José Francisco Blake Mora
Secretario de Gobernación
Bucareli 99, 1er. Piso, Col. Juárez,
Del. Cuauhtémoc,
C.P. 06600 México D.F.
Fax: (52.55) 50933414;
secretario@segob.gob.mx, contacto@segob.gob.mx

Lic. Juan José Sabines Guerrero
Gobernador Constitucional del Estado de Chiapas
Palacio de Gobierno del Estado de Chiapas, 1er Piso
Av. Central y Primera Oriente, Colonia Centro, C.P. 29009
Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, México
Fax: +52 961 61 88088 – + 52 961 6188056
Extensión 21120. 21122; Correo: secparticular@chiapas.gob.mx

Dr. Noé Castañón León
Secretario General de Gobierno del Estado de Chiapas
Palacio de Gobierno del Estado de Chiapas, 2do Piso
Av. Central y Primera Oriente, Colonia Centro, C.P. 29009
Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, México
Conmutador: + 52 (961) 61 2-90-47, 61 8-74-60
Extensión: 20003; Correo: secretario@secgobierno.chiapas.gob.mx

Lic. Raciel López Salazar
Procuraduría General de Justicia de Chiapas
Libramiento Norte Y Rosa Del Oriente, No. 2010, Col. El Bosque
C.P. 29049 Tuxtla Gutiérrez, Chiapas
Conmutador: 01 (961) 6-17-23-00. Teléfono: + 52 (961) 61 6-53-74, 61 6-53-76, 61 6-57-24,
61 6-34-50
raciel.lopez@pgje.chiapas.gob.mx

Dr. Santiago Canton
Comisión Interamericana de Derechos Humanos
1889 F Street, NW
Washington, D.C. 20006
USA
Fax 1-202-458-3992

INVIARE COPIA DELLA VOSTRA PROTESTA A:
Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, A.C.
Calle Brasil 14, Barrio Méxicanos,
29240 San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México
Tel: 967 6787395, 967 6787396, Fax: 967 6783548: accionurgente@frayba.org.mx

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La Jornada – Domenica 26 giugno 2011

Liberati i due indigeni basi di appoggio dell’EZLN; sono stati torturati e feriti

Hermann Bellinghausen. Inviato. Ocosingo, Chis., 25 giugno. Torturati, feriti e crudelmente vessati, i due indigeni basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), del municipio autonome Lucio Cabañas, sono stati liberati giovedì dai loro sequestratori dell’Organizzazione Regionale dei Coltivatori di Caffè di Ocosingo (Orcao) che li trattenevano dal giorno 20. La situazione continua ad essere tesa nella regione Primero de Enero, vicina a questa città, e le basi zapatiste stanno di guardia nella sede autonoma.

La giunta di buon governo (JBG) Corazón del arco iris de la esperanza, nel caracol Torbellino de nuestras palabras, nell’ejido Morelia, ha comunicato che Alberto e Pablo, come si sono identificate le vittime, sono feriti. Il giorno 23 si sono ammalati “e non hanno mai ricevuto un trattamento umano”. Sono stati sequestrati per ottenere la loro “resa”.

Alberto presenta “un taglio da bastonata dietro la testa e continua a sanguinare per i colpi subiti, perde sangue da bocca e naso ed ha abrasioni e lividi su tutto il corpo”. E Pablo “è nelle stesse condizioni, perde sangue dalle orecchie, ha il viso tumefatto, le labbra rotte, ha perso un dente e non può parlare né camminare per i colpi subiti alle gambe”.

Il 21 giugno, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba) aveva cercato di vederli nel villaggio Patria Nueva, ma i loro sequestratori l’hanno impedito. Con questi ostaggi, la Orcao pretendeva “fare pressione sulla JBG per dialogare con i suoi leader”. La giunta si domanda: “Di che cosa vogliono che parliamo? La terra è recuperata dal 1994, la stiamo coltivando da 16 anni in tutta tranquillità”.

I dirigenti della Orcao, Antonio Suárez Cruz e Cristóbal López Gómez, “El Sadam“, leader di Sibak já, “tentano di nascondere i loro reati dicendo che il terreno dove lavorano i nostri compagni sono stati concessi in amministrazione fiduciaria dal malgoverno”, un programma che risale al periodo di Roberto Albores Guillén (chiamato El Croquetas dagli zapatisti). “Ricorderete la ferocia nel suo governo per smantellare i municipi autonomi e distruggere i popoli zapatisti. Sulle ceneri create da Albores Guillén arde il fuoco che oggi divampa”.

Allora, aggiunge la JBG, “subimmo provocazioni, intimidazioni, vessazioni… affinché la nostra lotta sembrasse una lotta tra indigeni”. Ora, con la presunta “legalizzazione” governativa della terra, “sotto la farsa della legge che loro si sono inventati” vogliono far passare gli zapatisti come “provocatori”.

Gli zapatisti accusano di “riattivare la persecuzione” attraverso la Orcao, i governi federale, statale e municipale, rispettivamente, Felipe Calderón Hinojosa, Juan Sabines Guerrero ed Arturo Zúñiga Urbina (di estrazione panista), che formano “una squadra di sobillatori, incominciando dagli scagnozzi locali e regionali della Orcao chiaramente noti che obbediscono a quello che dicono gli scagnozzi più in alto, attentatori dei nostri diritti perché non condividiamo gli inganni che stanno facendo nel nostro paese”.

La mattina del giorno 23 giugno, davanti ai loro rapitori della Orcao, gli ostaggi hanno raccontato di essere stati picchiati e derubati di mais, fagioli, canna da zucchero, rotoli di filo spinato, materiali per il lavoro nei campi, coperte, zaini e la loro casa è stata bruciata”. Ciò nonostante, “il nostro compagno si è reso conto che molti che militano nella Orcao vengono ingannati”sui motivi dello scontro”. Pablo ed Alberto “di giorno erano rinchiusi nella prigione della comunità e di notte li portavano in una sala della scuola, lontano dalla comunità, sorvegliati da 30 persone. Verso le 3 del mattino ritornavano in prigione. Non hanno mai ricevuto acqua, coperte ed hanno sofferto le punture di zanzare e la fame”.

Alla fine, quelli della Orcao hanno obbligato gli ostaggi a firmare un documento sotto la minaccia di essere nuovamente picchiati; poi li hanno lasciati andare.

In altro ordine, il Comitato dei Diritti umani Oralia Morales, il Frayba ed il Movimento per la Giustizia del Barrio hanno reso nota la liberazione senza accuse, lo scorso 6 giugno, di Patricio Domínguez Vázquez, base di appoggio zapatista dell’ejido Monte Redondo, chi si trovava in carcere senza motivo a Motozintla dal 14 aprile, come aveva denunciato allora la JBG di La Realidad. Le organizzazioni civili manifestano preoccupazione per l’integrità e la sicurezza di Bersaín Palacios de León, anch’egli contadino di Monte Redondo (Frontera Comalapa) che ancora si trova in prigione. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/26/politica/019n1pol

Comunicato completo della JBG di Morelia

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Sabato 25 giugno 2011

Si propone un complesso alberghiero senza alcuna garanzia per la comunità chiapaneca dei Montes Azules

Hermann Bellinghausen. Inviato. Ocosingo, Chis., 24 giugno. Tutto sembrava pronto per la costruzione di un complesso alberghiero nella laguna di Miramar, nei Montes Azules, e la Segreteria del Turismo (Sectur) parlava di finire l’opera questo stesso anno. Nel frattempo, la comunità Emiliano Zapata, dove verrebbe realizzata l’opera, è divisa e senza consenso. Secondo coloro che ancora si oppongono, i promotori del progetto sono le precedenti autorità ejidales che rappresentano una minoranza. Inoltre, si teme che tali autorità abbiano ricevuto “ricompense per far passare la proposta”. Per adesso, il progetto è stato sospeso per mancanza di accordo.

Secondo il progetto ufficiale, l’uso di terre e lo sfruttamento turistico della laguna di Miramar seguirà tre fasi. Per i primi dieci anni gli impresari turistici gestiranno direttamente il complesso; la Società di Ecoturismo degli Ejidatarios potrà far parte dell’amministrazione e riceverà il 10% dei guadagni (al netto delle spese dell’hotel che, secondo le ultime notizie della Sectur, non sarebbe un complesso di capanne, non più). Successivamente, gli ejidatarios potranno scegliere se gestire il complesso, “a patto che” si siano qualificati per farlo. In caso contrario, l’amministrazione del complesso rimarrà nelle mani degli stessi impresari, o di altri, per i successivi 10 anni. Nel 2031 si aprirà nuovamente la possibilità di cambiare gestione, prima dell’ultimo periodo di possesso contemplato nell’accordo, nel 2042.

Su questa proposta gli ejidatarios hanno svolto varie assemblee. Il timore principale di molti era perdere il controllo delle proprie terre, che gli impresari “si sentano padroni” e loro diventino “i loro manovali”, restando al margine dei veri guadagni. In una riunione con la Sectur, l’anno scorso, respinsero il progetto. Secondo la testimonianza degli ejidatarios, “la dott.ssa Monica (funzionaria incaricata del negoziato), prima di salire sull’elicottero che la portava sempre qui, ci disse, infastidita: ‘sta bene, se non volete essere ragionevoli, allora il progetto si farà nella comunità di Benito Juárez’ “. La funzionaria assicurò che lì gli ejidatarios avrebbero accettato la proposta, perché chiedevano progetti simili. Anche Benito Juárez, considerato “irregolare” dalla Segreteria dell’Ambiente e Risorse Naturali (Semarnat), possiede terreni nella laguna. Secondo quelli di Zapata, lì la strada progettata sarebbe più lunga.

La funzionaria diede un ultimatum e l’assemblea si riunì nuovamente. Il gruppo favorevole al progetto ottenne l’approvazione, dopo una discussione che descrivono “aspra”, per maggioranza di voti dell’assemblea (che esclude donne e giovani senza terra). Allo scadere dell’ultimatum, gli ejidatarios comunicarono telefonicamente alla Sectur l’approvazione del progetto. La funzionaria ritornò “piena di giubilo” ed all’inizio del 2011 è stato firmato l’accordo tra le autorità ejidales, Sectur ed impresari.

Semarnat ha dichiarato in documenti pubblici che la riserva dei Montes Azules è un caso di conservazione “di successo”, per la generazione di progetti di sviluppo che vincolano la popolazione locale alla preservazione dell’ambiente. Allora, si domandano gli ejidatarios, “perché ci hanno sempre bocciato la proposta delle capanne ed ora portano un macroprogetto che trasforma noi padroni di queste terre in impiegati di un’impresa che si installa nell’ejido?”.

Secondo i suoi critici, il progetto della Sectur, approvato da Semarnat, non si propone di generare meccanismi per uno sviluppo sostenibile e duraturo della popolazione, bensì obbedisce a progetti di lungo termine che assicurino il controllo imprenditoriale di spazi strategici. Il complesso che si vuole costruire non garantisce fonti di reddito “sicure e degne” per i contadini, né assicura loro il controllo sui loro territori. Invece, riproduce un modello che divide chi amministra i beni e conserva il 90% dei guadagni, e chi svolge lavori precari e si spartiscono il resto.

Non sembra neppure pesare la considerazione che le famiglie abbiano almeno uno dei propri membri come “illegale” negli Stati Uniti. Secondo il rapporto di un ricercatore dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia, che ha chiesto l’anonimato (La Jornada 22/06/11), “le enormi carenze della popolazione che si trova nelle zone a grande biodiversità sono parte degli elementi che permettono alle autorità di fare pressione sugli abitanti per far accettare posizioni subordinate nelle loro terre e nei progetti che loro stessi hanno gestito”. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/25/politica/017n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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