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Archive for aprile 2010

La Jornada – 30 aprile 2010

 ONG diffonderanno su scala mondiale la condanna dell’attacco contro gli osservatori

Alma Muños

Organizzazioni civili in Messico, rappresentanti di ambasciate europee – come quella della Spagna – ed istanze per la difesa delle garanzie civili hanno deciso di diffondere su scala internazionale la condanna per l’attacco subito dalla missione di osservatori dei diritti umani a Oaxaca mentre si stava dirigendo a San Juan Copala, col proposito di fare pressione sul presidente Felipe Calderón per risolvere il caso ed adottare adeguati provvedimenti nell’entità.

La Commissione Nazionale dei Diritti Umani (CNDH) ha chiesto al governo di Oaxaca che applichi misure cautelari affinché giornalisti ed attivisti possano svolgere il loro lavoro.

“Per la CNDH lo Stato messicano non può rinunciare al suo ruolo di garante dello stato di diritto, deve investigare in maniera efficace sui fatti di violenza e punire i responsabili”, ha dichiarato in un comunicato.

Decine di accademici di diverse istituzioni universitarie (UNAM, Flacso, Uia, CIDE, INAH, UAM, ITAM, CIESAS) hanno manifestato la loro “netta condanna” dei fatti avvenuti martedì scorso perché “sono intollerabili in uno stato di diritto.

“Manifestiamo la nostra massima preoccupazione per il clima crescente di violenza che predomina nella regione dovuto alla proliferazione di gruppi civili armati, ed esigiamo che le autorità responsabili garantiscano integrità piena a familiari, difensori dei diritti umani e società civile che si trovano nella zona.”

Chiedono che si indaghi a fondo e si puniscano i responsabili e si adottino misure per fermare la violenza incluso il disarmo dei gruppi armati, e che si aprano canali di dialogo per diminuire la tensione nell’area, rispettando i diritti all’autonomia e alla libera determinazione di popoli e comunità indigene.

Rappresentanti di gruppi sociali, ambasciate ed istanze come l’ufficio in Messico dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ed Amnesty International, si sono riuniti ieri per decidere un piano per dare seguito alla condanna di quanto accaduto e chiedere giustizia. 

Hanno annunciato che questo venerdì a mezzogiorno si svolgerà una mobilitazione davanti alla rappresentanza del governo di Oaxaca a Città del Messico e si è deciso che le organizzazioni si uniscano per elaborare una strategia comune. 

Amnesty International si è impegnata a trattare l’attacco contro la carovana con le autorità federali.

Sani e salvi gli europei della carovana

Georgina Saldierna

La Segreteria degli Affari Esteri (SRE) ha comunicato che gli europei presenti nella carovana aggredita nelle vicinanze di San Juan Copala, Oaxaca, sono sani e salvi ed hanno preso contatto con le rispettive ambasciate.

In un comunicato ha aggiunto che si è formato un gruppo di lavoro al quale partecipano enti federali e rappresentanti delle missioni  diplomatiche di Germania, Belgio, Finlandia, Italia e Spagna, col proposito di localizzare gli stranieri.

La SRE ha confermato la morte della messicana Beatriz Alberta Cariño e del finlandese Jyri Jaakkola durante i fatti avvenuti a San Juan Copala il 27 aprile ed ha dichiarato che, insieme al governo di Oaxaca, fornirà tutto il supporto peri l recupero ed il trasferimenti del Corpo del giovane finlandese. (…)

El consigliere dell’ambasciata Della Germania in Messico, Hans Günther Walter Mattern, ha detto che una volta che si avrà conferma che gli europei sono liberi, coopereranno nelle investigazioni del caso.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Recuperati i giornalisti.

Contralínea

Venerdì 30 aprile 2010

 I giornalisti Erika Ramirez e David Cilia sono stati recuperati ed ora sono in ospedale. Si aspetta il rapporto medico.

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Ancora provocazioni a Mitzitón.

La Jornada – Venerdì 30 aprile 2010

L’Ejército de Dios vuole recintare dei terreni ad uso collettivo a Mitzitón

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 29 aprile. L’assemblea comunitaria di Mitzitón ha dichiarato di temere un nuovo attacco di elementi del gruppo evangelico Ejército de Dios, segnalati come paramilitari. Questi minacciano di recintare nuovamente i terreni ejidales ad uso collettivo sui quali si presume passerebbe l’autostrada San Cristóbal-Palenque, promossa dal governo e decisamente respinta dagli abitanti.

Il giorno 26, riferiscono gli ejidatarios, “abbiamo saputo che i paramilitari ed il gruppo di Francisco Gómez Díaz vogliono mettere un’altra volta il filo spinato”, e riteniamo responsabile di questo il “comandante paramilitare” Esdras Alonso González ed il suo subalterno Carmen Díaz López, che sono “quelli che danno gli ordini per provocarci”.

Gli indigeni, aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN, sostengono: “Le nostre terre non si vendono; si preservano e si proteggono”, e ricordano che a luglio del 2009 lo stesso gruppo aggressore aveva recintato le proprietà. Il giorno 19 di quel mese gli ejidatarios avevano rimosso la recinzione collocata da “persone al servizio di Carmen Díaz, dirigente del gruppo evangelico”.

Il 21 luglio, aggiunge l’assemblea, “quando mandammo 20 ‘incaricati’ a vedere quegli appezzamenti, il gruppo di delinquenti era già pronto per aggredire i nostri compagni; è lì dove hanno ucciso Aurelio Díaz Hernández e ferito altri cinque compagni”. Uno di loro soffre ancora delle conseguenze dell’investimento criminale di cui è stato oggetto, mentre i responsabili “sono ancora impuniti perché il malgoverno li protegge”.

Il podere che Díaz López ed i suoi seguaci vogliono recintare ora “è lo stesso dell’anno scorso”, con lo stesso scopo perché “non vivono più nella comunità, vengono solo a provocare; questa volta dicono che sono ancora più protetti dal governo e che ci saranno altri morti”.

L’assemblea di Mitzitón chiede al governo il suo intervento per evitare nuovi fatti di violenza e denuncia come “i principali provocatori” il citato Carmen Díaz López, Pablo Díaz López e Santo Jiménez Díaz (già denunciati come trafficanti di clandestini), così come Francisco Gómez Díaz, Gregorio Gómez Jiménez e Celestino Pérez Hernández.

Questi fatto si sommano ad altri successi e già denunciati nel mese di aprile. Il giorno 18 ci sono stati due tentativi di violenza. Nel primo, cinque donne stavano pascolando i loro agnelli quando un gruppo di uomini vestiti di nero ed incappucciati hanno tentato di aggredirle. Le donne sono riuscite a fuggire. Giorni prima, nello stesso prato, le donne avevano identificato sei membri dell’Ejército de Dios che facevano pratica di tiro.

Quello stesso giorno 18, una giovane di 21 anni è stata aggredita a Tzimtikalbhó da Roberto Jiménez Heredia che l’ha picchiata “tentando di violentarla; la ragazza ha gridato e si è difesa, per questo lui l’ha picchiata ancora di più lasciandola con ferite e lividi, ma lei è riuscita a scappare”, raccontano le autorità comunitarie. L’aggressore “è conosciuto come elemento dell’Ejército de Dios, trafficante di fratelli migranti e provocatore nella comunità”.

Il 3 aprile, Carmen Díaz Jiménez (padre di Aurelio Díaz, il giovane assassinato nel luglio scorso) ha trovato la sua casa in fiamme. Grazie ai vicini è riuscito a spegnere il fuoco, “ma ormai tutte le sue cose erano bruciate: letto, coperte, vestiti”. Giorni dopo, Carmen Jiménez Jiménez e Jesús Jiménez Heredia si vantavano di essere i responsabili del sinistro.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Localizzati i giornalisti.

PROCESO – 29 aprile

 Localizzati gli attivisti e giornalisti victime dell’imboscata a Oaxaca

Gloria Leticia Díaz

MÉXICO, DF, 29 aprile (apro).- I giornalisti della rivista Contralínea, David Cilia e Érika Ramírez, scomparsi da martedì scorso quando i paramilitari hanno imboscato la carovana umanitaria che si stava dirigendo a San Juan Copala, Oaxaca, sono stati localizzati in vita e non in pericolo di morte. 

Così hanno confermato l’attivista David Venegas e Noé Bautista chi facevano parte della carovana ed erano nascosti insieme ai giornalisti. 

David e Noé sono riusciti a fuggire dall’assedio dei paramilitari e raggiungere la città di Juxtlahuaca ed hanno mostrato un video nel quale i giornalisti testimoniano il loro stato e chiedono aiuto per il loro riscatto.

Qui il video con la testimonianza dei giornalisti:  http://contralinea.info/archivo-revista/index.php/2010/04/27/grupo-armado-ataca-caravana-de-paz-en-oaxaca/#pruebadevida

 Gli attivisti dei diritti umani avvertono che “se moriranno sarà di fame o sete, perché le autorità del governo di Oaxaca non hanno cacciato i paramilitari”. 

Hanno raccontato che Érika Ramírez non è ferita, mentre David Cilia presenta una ferita di pallottola nel piede sinistro ed un’altra di striscio all’altezza della vita. 

Miguel Badillo, direttore di Contralínea, ha anticipato che questo venerdì cercheranno di compiere incursioni via aerea nella zona per cercare i giornalisti:

“Ci troviamo a Huajuapan de León con altri sei giornalisti più ed il padre di uno dei desaparecidos, ma non andremo tutti, solo alcuni”, ha precisato Badillo.

Da parte sua Il Ministero degli Esterni dell’Italia ha informato che l’internazionalista italiano David Casinori, anche lui dato per disperso a Oaxaca, è stato localizzato sano e salvo.

L’italiano ha confermato che il convoglio umanitario cui partecipava è stato attaccato martedì da individui armati nelle vicinanze della località indigena di San Juan Copala. 

Ha riferito che gli incappucciati hanno cominciato a sparare e che i partecipanti alla Carovana della Pace sono fuggiti nella selva.

Nella sparatoria sono morti Beatriz Cariño, del Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos (CACTUS), ed il cittadino finlandese Jyri Antero Jaakkola, membro della Zezta. 

Condanna internazionale

Intanto organizzazioni dei diritti umani della Germania hanno condannato energicamente l’aggressione armata perpetrata contro la Carovana di Appoggio al municipio autonomo di San Juan Copala.    In un documento le organizzazioni Initiative Mexiko, di Amburgo; Ufficio Ecumenico per la Pace e la Giustizia, di Monaco, ed il Gruppe B.A.S.T.A, di Münster, denunciano che “questa aggressione armata è il prodotto delle condizioni di violenza istituzionale ed impunità della quale godono i gruppi paramilitari in quella regione dello stato di Oaxaca”.   Nello stesso tempo ritengono che questo fatto è frutto della “violenza istituzionale contro le diverse espressioni della lotta sociale a Oaxaca e, in particolare, contro la costruzione dei processi di autonomia”.   Inoltre, deplorano l’atteggiamento del governo di Oaxaca che nega le sue responsabilità in questi fatti, dopo che il conflitto nella regione triqui avviene con la copertura dei governi federale e statali poiché poco hanno fatto per risolvere la problematica; al contrario, “la sua strategia è stata quella di alimentare i rancori e così approfittarsi della situazione di instabilità”.    Respingono anche il tentativo del segretario generale di Governo di Oaxaca, Evencio Nicolás Martínez Ramírez, di declinare le proprie responsabilità per la sicurezza dei membri della carovana.    Ricordano che il governo statale è responsabile di garantire l’integrità di tutte le persone che abitano e transitano nel suo territorio.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 29 aprile 2010

Centro Las Casas: Responsabile dell’aggressione è lo Stato messicano

Hermann Bellinghausen

Condannando l’imboscata subita martedì dai membri della Carovana di Appoggio e Solidarietà col Municipio Autonomo di San Juan la Copala, a Oaxaca, nella quale hanno perso la vita due aderenti all’Altra Campagna dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (CDHFBC) ha dichiarato che l’attacco “è responsabilità dello Stato messicano, per non compiere i suoi obblighi di prevenire e proteggere il diritto alla vita non offrendo protezione adeguata e non creando le condizioni per sradicare le aggressioni da parte di agenti statali o di privati contro i difensori dei diritti umani”.

Il Centro Las Casas esige “un’investigazione esaustiva, efficace ed imparziale, la punizione delle autorità responsabili per azione o omissione in questi atti”, così come degli autori materiali dell’attentato, identificati come membri del gruppo priista “di stampo paramilitare” Unión de Bienestar Social para la Región Triqui (Ubisort).

Prima dell’imboscata, che è l’attacco paramilitare più grave dal massacro di Acteal nel 1997, il dirigente di Ubisort, Rufino Juárez, aveva annunciato in conferenza stampa e con dichiarazioni ad una radio commerciale che le sue milizie avrebbero impedito il transito della carovana. Nessuna autorità ha evitato l’attacco. Questo mercoledì, tuttavia, Ubisort ha negato la sua responsabilità chiedendo la presenza dell’Esercito federale ed ha dichiarato che sarebbe stato un “autoattentato” delllo stesso municipio autonomo i cui membri “hanno voluto fare i martiri per richiamare l’attenzione della società”. Simile argomento avevano usato le autorità oaxaqueñas tre anni fa per distorcere l’assassinio del giornalista statunitense Brad Will.

Il CDHFBC denuncia che, secondo la Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), “il rispetto per i diritti umani in uno Stato democratico dipende in gran parte dalle garanzie di cui godono i difensori nel libero svolgimento delle loro attività”, e che è opportuno “prestare speciale attenzione alle azioni che limitino od ostacolino” il loro lavoro.

A sua volta, Enlace Zapatista, il portale che diffonde le informazioni del movimento dell’EZLN del Chiapas e dell’Altra Campagna, ha rivendicato i due attivisti caduti come aderenti alla Sesta Dichiarazione Della Selva Lacandona. Si tratta di Beatriz Alberta Cariño Trujillo, del Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos (Cactus), e di Tyri Antero Jaakkola, originario della Finlandia, aderente della Zezta Internacional e collaboratore da tre mesi del collettivo VOCAL (Voces Oaxaqueñas Construyendo Autonomía y Libertad), anch’esso dell’Altra Campagna nazionale.

Il CDHFBC sottolinea che “la carovana si stava dirigendo a San Juan Copala per dare copertura ai maestri che tornavano a fare lezione, portare generi alimentari alla popolazione accerchiata dal gruppo paramilitare Ubisort, e documentare le violazioni dei diritti umani che subiscono le comunità”.

Chiede al governo del Messico di “garantire misure precauzionali per proteggere la vita, l’integrità e la sicurezza” dei membri della carovana; chiede “azioni urgenti per ritrovare le persone ferite o scomparse” e porre fine “all’accerchiamento armato che vive il municipio”. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/29/index.php?section=politica&article=007n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Reazioni all’imboscata.

La Jornada Giovedì 29 aprile 2010

 Senatori del PRD, accademici e ONG chiedono di far luce sull’aggressione a Oaxaca. I legislatori affermano che manca la volontà del governo di risolvere il problema ancestrale a San Juan Copala

David Cilia, padre del fotografo desaparecido della rivista Contralínea, con lo stesso nome, ha raccontato di aver visto ieri a Santiago Juxtlahuaca  le grù Della polizia statale che trasportavano i quattro veicoli colpiti dagli spari, una Suburban bianca con il logo del Frente Nacional Indígena y Campesino, “aveva molto sangue al suo interno”.  Ha raccontato che i numeri di telefono che gli avevano fornito per avere informazioni corrispondevano alla delegazione della Procura Generale della Repubblica in Tabasco, e quando poi è riuscito a mettersi in contatto con la delegazione della PGR d Oaxaca gli hanno risposto che ignoravano i fatti. “A 40 minuti da La Sabana, dove è avvenuta l’aggressione, c’è un quartiere dell’Esercito e non hanno fatto niente per fermare gli aggressori. La polizia statale passeggia per le strade di Juxtlahuaca come se non fosse successo niente. Si vede che gli assassini hanno agito nell’impunità e questo dimostra che lo stato ammette che il territorio è dei paramilitari”. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/29/index.php?section=politica&article=008n1pol

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Reazione di Amnesty Internacional e dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani in Messico.  Condanna internazionale dell’imboscata alla missione di osservazione nella zona triqui.  http://www.jornada.unam.mx/2010/04/29/index.php?section=politica&article=007n1pol

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 Ulises Ruiz dice che è strana la partecipazione di stranieri in una zona dove esistono problemi

Agustín Galo Samario. Oaxaca, Oax., 28 aprile. Il governatore Ulises Ruiz Ortiz ha respinto qualsiasi responsabilità del governo statale nell’attacco di martedì scorso contro una carovana di osservatori internazionali che si dirigeva al municipio autonomo di San Juan Copala, nella mixteca, nel quale sono state uccise due persone, un’altra ferita ed un numero indeterminato di desaparecidos.   Per Ruiz Ortiz si è trattato di “uno scontro” col gruppo di attivisti i cui membri non “sappiamo chi sono realmente; sappiamo che ci sono stranieri, ma, non so se siano turisti, se sono di passaggio o se svolgono un lavoro di attivismo”. 

Il mandatario ha aggiunto che le indagini della Procura Generale di Giustizia dello Stato (PGJE) sicuramente stabiliranno “che tipo di qualifica migratoria hanno questi stranieri che partecipano ad un evento dove si è verificato uno scontro”.

Sebbene ammetta che tra i partecipanti c’erano membri di organizzazioni oaxaqueñas, ha deplorato che “una carovana con gente straniera” abbia deciso unilaterlamente di andare” in quella località ed ha insistito: “Non so in qualità di cosa stanno qua a Oaxaca. Mi è molto strano, non sono accreditati, non sapevamo che degli stranieri stavano andando in una comunità dove ci sono problemi”. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/29/index.php?section=politica&article=005n2pol

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Ancora desaparecidos a Copala.

La Jornada – Giovedì 29 aprile 2010

Ancora disperse diverse vittime dell’imboscata a Copala. Il gruppo aggressore impedisce le operazioni della polizia nella zona

Octavio Vélez Ascencio. Oaxaca, Oax., 28 aprile. L’Agenzia Statale di Investigazioni (AEI) ha raccolto i cadaveri del finlandese Tyri Antero Jaakkola e della messicana Beatriz Alberta Cariño Trujillo, membri della carovana civile internazionale che si dirigeva a San Juan Copala che è stata aggredita a colpi d’arma da fuoco da un gruppo di paramilitari appartenenti all’organizzazione priista Unión de Bienestar Social para la Región Triqui (Ubisort). Tuttavia, la polizia non è ancora riuscita a localizzare diverse persone scomparse, tra queste alcuni europei – si pensa si siano rifugiati sulla montagna per sfuggire agli spari – perché il gruppo paramilitare che controlla la zona ha permesso loro l’accesso solo per poche ore.   I poliziotti hanno riferito a Miguel Badillo, direttore della rivista Contralínea – chi si trova nelle vicinanze di San Juan Copala per cercare i due giornalisti di questa pubblicazione che sono scomparsi – che il gruppo paramilitare ha minacciato di “attaccarli” se non si ritiravano dal posto. Hanno promesso che questo giovedì, “con la luce del giorno”, riprenderanno le incursioni in montagna, previo accordo di tregua col gruppo armato. Badillo ha chiesto l’intervento della Segreteria di Governo affinché le autorità riprendano il controllo della zona e si possano cercare i dispersi.    Alla carovana partecipavano 25 persone, tra attivisti e giornalisti. Solo cinque dei dispersi sono stati identificati: Érika Ramírez e David Cilia, giornalista e fotografo di Contralínea; Noé Bautista Jiménez e David Venegas Reyes, attivisti dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO), e Martín Sautan, un osservatore tedesco. I veicoli sono stati recuperati oggi dalla polizia statale. Il Dodge azzurro chiaro, con targa 4761 TMD dello stato di Quintana Roo su cui viaggiavano i reporter presenta 25 fori di pallottola. Anche una Suburban ed il resto delle auto sono danneggiati da decine di colpi d’arma da fuoco.   In un comunicato, il governo statale ha informato che il pubblico ministero di Santiago Juxtlahuaca, appoggiato da periti e poliziotti preventivi e della AEI, si sono recati nella località Los Pinos dove hanno trovato i cadaveri di due persone in un’auto bianca con l’insegna del Frente Nacional Indígena y Campesino AC, e presentavano ferite prodotte da proiettile di arma da fuoco.   Le persone uccise sono state identificate come Tyri Antero Jaakkola, finlandese membro dell’organizzazione Uusi Tuuli Ry, e Beatriz Alberta Cariño Trujillo, moglie di Omar Esparza Zárate, coordinatore del Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos. I corpi sono stati trasferiti a Huajuapan de León per l’autopsia di legge.   Mónica Citlalli Santiago Ortiz, studentesse Della Facoltà di Diritto e Scienze Sociali dell’Università Autonoma Benito Juárez de Oaxaca, è ricoverata presso l’Ospedale dell’IMSS di Santiago Juxtlahuaca, e le sue condizioni sono stabili.   La Ubisort si è dissociata dai fatti ed ha attribuito la sparatoria ad un “autoattentato”. Ha precisato che “quelli del MULTI (Movimiento de Unificación y Lucha Triqui Independiente) hanno cercato il modo di passare per martiri per richiamare l’attenzione della società; loro uccidono e poi accusano noi”.   Alberto Quezadas Jiménez, commissario di Pubblica Sicurezza dello stato, ha riferito alla stampa che la polizia non è entrata nella zona a ristabilire l’ordine perché non ci sono le condizioni favorevoli. “Non posso entrare ed affrontarli perché ci sarebbero molti morti”, ha affermato.   Da parte sua, Gabriela Jiménez Rodríguez, consigliere della APPO e sopravvissuto all’attacco, ha detto che la carovana è stata attaccata martedì scorso intorno alle 14:50 da uomini incappucciati provvisti di armi lunghe nelle vicinanze di Los Pinos, a circa 10 chilometri da La Sabana, villaggio vicino a San Juan Copala.  “Uscendo da una curva – ha raccontato – abbiamo trovato la strada bloccata da alcuni massi; allora l’autista del furgone ha deciso di tornare indietro e in quel momento i paramilitari hanno iniziato a spararci addosso. In qualche modo siamo scesi dalle auto ed alcuni sono corsi verso la montagna, ma sfortunatamente due compagni sono stati raggiunti dalle pallottole. Le due vittime sono state colpite alla testa.”   Ha spiegato che insieme ad altre persone è salito sulla montagna e poco dopo sono stati intercettati dagli uomini incappucciati che si sono identificati come membri dell’Ubisort, legata al PRI, e del MULT, base sociale del Partito Unità Popolare, partito locale, che li hanno riportati sul luogo dell’aggressione.     “Ci hanno detto che lì non succedeva niente, che era il loro territorio; uno ci ha perfino detto che ci avrebbero ammazzato ma un altro ci ha detto che ci lasciava in vita e che potevamo andarcene. Durante il tragitto un uomo ci ha portato fino a Santiago Juxtlahuaca”.   Carlos Beas Torres, coordinatore della Unión de Comunidades Indígenas de la Zona Norte del Istmo, ha detto che Noé, l’autista del furgone su cui sono morti l’attivista finlandese e Cariño Trujillo, è arrivato all’alba a Santiago Juxtlahuaca ed ha confermato di aver visto i cadaveri di altri attivisti. Ha affermato che altri sopravvissuti arrivati a Juxtlahuaca hanno raccontato la stessa cosa e ritiene che forse i corpi siano stati fatti sparire dai paramilitari per la gravità dei fatti.

Ha precisato che i desaparecidos della APPO, David Venegas Reyes e Noé Bautista Jiménez, hanno comunicato via radio a Santiago Juxtlahuaca ma poi non si è più saputo niente. Alla carovana partecipavano attivisti di Italia, Belgio e Germania chi sono fuggiti sulla montagna e “fino ad ora” non abbiamo loro notizie, ha detto.    Azael Santiago Chepi, segretario generale della sezione 22 del SNTE, ha accusato dell’attacco il governatore Ulises Ruiz per la sua “indifferenza” per fermare la violenza e per il “supporto” della sua amministrazione all’Ubisort.    In serata diplomatici di Finlandia, Germania, Belgio e Italia si sono recati al palazzo di governo dello stato per raccogliere informazioni sui loro connazionali. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/29/index.php?section=politica&article=005n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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