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Archive for agosto 2012

Guerrero: Si mobilitano 800 poliziotti comunitari

http://mexico.nomads.indivia.net/2012/08/29/guerrero-si-mobilitano-800-poliziotti-comunitari/
Fonte: http://desinformemonos.org/2012/08/policia-comunitaria-2/

Messico. Il territorio in cui è presente la Coordinadora Regional de Autoridades Comunitarias -Policía Comunitaria (CRAC–PC) di Guerrero, si è dichiarato in allerta massima ed ha mobilizzato più di 800 poliziotti comunitari “per qualunque cosa possa succedere”, ha segnalato Valentín Hernández, consigliere e avvocato della CRAC, in un’intervista con Desinformémonos, dopo che le autorità ufficiali del municipio di San Luis Acatlán hanno arrestato uno dei suoi rappresentanti regionali e, di conseguenza, la assemblea ha deciso la detenzione di cinque funzionari del Comune.

La polizia ministeriale di San Luis Acatlán arrestò il 28 agosto Máximo Tranquilino Santiago, membro e coordinatore della Casa de Justicia della CRAC, accusato di aver privato illegalmente della libertà, mentre usciva da casa sua, nella comunità di Yoloxóchitl e si dirigeva a lavoro a San Luis Acatlán. Poco dopo la assemblea regionale, autorità massima dei villaggi, ordinò ai suoi poliziotti comunitari di arrestare il giudice del carcere, il Ministero Pubblico di San Luis Acatlán ed altri tre funzionari.

Una delle esperienze autonome più notabili in Messico, in quanto a sistema di amministrazione della giustizia comunitaria, la formano più di 80 comunità della Costa Chica e Montaña di Guerrero, che, da quasi 17 anni, si sono fatti carico della propria sicurezza, riuscendo a diminuire la delinquenza fino al 90%.

In questo contesto, Abel Barreda, direttore del Centro di Diritti Umani della Montaña “Tlachinollan”, avverte in un’intervista telefonica che “esiste una volontà chiara di mettere fine al lavoro realizzato dai villaggi della Montaña e tacciare gli integranti della  CRAC come persone che infrangono i diritti umani”.

In un comunicato diffuso dalla CRAC si spiega che “l’agenzia del Ministero Pubblico ed il Giudice di Prima Istanza con sede in questa città, misero in atto un indagine ed una causa penale, contro i compagni coordinatori regionali: Máximo Tranquilino, Pablo Guzmán, Asunción Ponce Ramos, Claudio Carrasco, ed i comandanti regionali Melquiades Simón Santiago, Aureliano Martínez Tomas, Andrés Panuceno Germán e Felicito Clemente Quintero, accusati di aver privato della libertà Silvino Encarnación Gabino, abitante della comunità di Yoloxóchitl, che si trova detenuto ed in processo di rieducazione del sistema comunitario, accusato di aver assassinato un vicino della comunità di Yoloxochitl. Partendo da questa denuncia, il giudice firmò degli ordini di apprensione contro i nostri compagni ed oggi la polizia ministeriale ha arrestato il nostro compagno Máximo Tranquilino Santiago”.

In risposta, la organizzazione della Montaña e Costa Chica ordinò l’arresto di Filomeno Vázquez Espinoza, José Luis Bernabé Fernández, Omar Sandoval León e Napoleón Hernández Garibo, rispettivamente: giudice misto della Prima Istanza, segretario di accordi penali del Juzgado Mixto de Primera Instancia, agente titolare del Ministero Púbblico e l’agente ausiliare del Ministero Púbblico, “per non aver rispettato gli accordi di non aggressione al nostro sistema comunitario, violando il diritto e la cultura dei villaggi e le comunità originarie dello stato di Guerrero”.

“Non esiste l’intenzione di riconoscere l’apporto profondo dei villaggi nel tema della ricerca della giustizia e dei loro sistemi normativi. Ci son sempre dietro l’angolo poliziotti ministeriali o l’esercito per disarticolare quest’esperienza”, spiega Abel Barrara, difensore dei diritti umani della Montaña.

Negli ultimi mesi si sono incentivate le aggressioni ai villaggi della CRAC, e come esempi ci sono l’arresto di Agustín Barrera Cosme, le minacce di morte contro Cirino Plácido Valerio, il non risconoscimento come assessore di Valentín Hernández Chapa; la crescita del conflitto agrario tra Tilapa e Tierra Colorada, che provocò la morte del commisario municipale di Tilapa, Crisóstomo Bruno Peñaloza; la presenza crescente di gruppi della delinquenza organizzata che seminano terrore e insicurezza in tutta la popolazione. “Tutto questo lo leggiamo come parte di una strategia del governo e le imprese minerarie di debilitare i nostri villaggi e così riuscire a consolidare il loro stanziamento nei territori comunitari ed il saccheggio e sfruttamento delle nostre risorse naturali”, si avverte nel comunicato.

Barrera racconta: “si stanno aggiungendo altri attori, come la violenza organizzata, per generare conflitti nelle comunità con il fine che la Policía Comunitaria debba affrontare tali attori armati, spalleggiati dalle autorità statali. La Comunitaria si è dovuta schierare contro il crimine organizzato, quando hanno arrestato delle persone con droga e l’hanno bruciata, negando di consegnarla all’esercito”.

Il recente arresto dell’integrante della CRAC avviene nel momento della prossima integrazione di altre sette comunità della Montaña Alta al sistema de giustizia autonomo, il 2 di settembre, e di altre trenta comunità che sollecitano il loro ingresso. In un recente comunicato la Coordinadora Regional rese pubblico che circa altre 60 comunità stanno sollecitando la entrata nell’organizzazione per quest’anno.

Per Abel Barrera, gli arresti non sono atti isolati, ma “parte di una logica del governo di Ángel Aguirre, di una strategia per cancellare le organizzazioni critiche e indipendenti che difendono i loro diritti con la protesta”.

“E’ la stessa politica del governo del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) e del Partito dela Revoluzione Democratica (PRD), vale a dire, offrono una mano tesa da un lato e un pugno con l’altra, con una salutano e con l’altra colpiscono, stabiliscono accordi che poi tradiscono. È un gioco macchiavellico di uno stile di governo” denuncia Barrera.

“Noi sappiamo che con la mobilitazione e l’appoggio solidario delle organizzazioni sociali sorelle possiamo contenere l’offensiva”, segnale da parte sua Valentín Hernández Chapa, assessore della CRAC.

Traduzione de La Pirata
http://lapirata.indivia.net/

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La Jornada – Martedì 28 agosto 2012

Inizia la quarta tappa della campagna “Abbattiamo i muri della prigione”

Hermann Bellinghausen

Questo lunedì è iniziata la quarta tappa della campagna mondiale Abbattiamo i muri della prigione che durerà nove giorni e vuole far risuonare di nuovo la diffusa richiesta di liberazione dei prigionieri politici indigeni del Chiapas, zapatisti e dell’Altra Campagna. Nei mesi scorsi le proteste hanno assediato ed irritato consolati ed ambasciate del Messico negli Stati Uniti, in Francia, Nuova Zelanda, Germania, Spagna, Regno Unito ed altri paesi, su iniziativa del Movimiento por la Justicia del Barrio e dell’Altra Campagna di New York. 

Dalla prigione, Alberto Patishtán Gómez ha salutato questa campagna internazionale il cui scopo è chiedere giustizia e libertà che sono state rubate dai governanti ingiusti che continuano ad operare contro coloro che lottano per la giustizia, ed ha affermato: “Ho sofferto molto quando hanno cercato di uccidermi con quel crudele trasferimento, ma grazie a Dio e a voi per la vostra solidarietà nel chiedere la mia libertà o il ritorno, ora sono qua e sono di nuovo con i compagni solidali della Voz del Amate, gli aderenti all’Altra Campagna ed il compagno Francisco Santiz López dell’EZLN”.

Nel nostro paese si realizzeranno eventi a San Luis Potosí, Città del Messico, Jalapa, Puebla ed in altre città. Da Bogotà, Colombia, questa domenica è giunta una nuova adesione di collettivi che annunciano una giornata informativa e di solidarietà davanti alle costanti aggressioni del malgoverno che hanno colpito la base di appoggio zapatista di San Marcos Avilés, così come la liberazione di Francisco Santiz López, base zapatista di Tenejapa, ingiustamente in prigione.

La comunità di San Marcos, segnalano i gruppi di Bogotà, “è vittima di minacce e violenza da parte di persone che il governo, sotto quello che si conosce nel contesto attuale messicano come ‘guerra di bassa intensità’, compra ed utilizza dentro la stessa comunità per dividere ed aggredire gli zapatisti che si rifiutano di partecipare ai progetti capitalisti del malgoverno perché in questo modo cadrebbe il loro progetto di autonomia che stanno costruendo da quasi 20 anni”. Le aggressioni, specificano, si manifestano con l’incendio dei raccolti di mais e caffè, i furti delle coltivazioni, la minaccia di distruggere la scuola autonoma Emiliano Zapata, tagliare la luce e cacciarli dalla loro comunità, oltre alla paramilitarizzazione dei loro territori.

Intanto, nella zona tzotzil degli Altos del Chiapas il gruppo cattolico Pueblo Creyente “realizzerà azioni durante i ‘9 giorni di azione globale’ in appoggio alla domanda globale di liberazione immediata” di Patishtán, aderente all’Altra Campagna e prigioniero politico per reati che non ha commesso. Il prossimo venerdì si svolgerà un giorno di preghiera e digiuno al quale parteciperanno fedeli di 11 parrocchie della zona. Il 4 settembre ci sarà un pellegrinaggio ed un incontro nella cattedrale di San Cristóbal. 

Nell’ambito dell’eco mondiale in appoggio agli zapatisti sono confermate azioni in India, Portogallo, Panama, Sudafrica, Ecuador, Canada, Argentina, Cile, Austria, Italia, Uruguay, Australia e Brasile. http://www.jornada.unam.mx/2012/08/28/politica/019n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 23 agosto 2012

Dirigente campesino peruviano chiede al movimento #YoSoy132 di sostenere gli zapatisti

Hermann Bellinghausen

Il dirigente campesino e direttore della pubblicazione peruviana Lucha Indígena, Hugo Blanco, dal Perú in un messaggio di sostegno alle comunità dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), denuncia lle vere ragioni e le forze che vogliono schiacciare quella che egli chiama la zona liberata dal neoliberismo, dove le persone si governano da sé stesse. Nel 1994, nel momento di massima auge del sistema neoliberale che ci opprime, si è sollevata una voce ribelle, il movimento zapatista del Chiapas.

Blanco esorta il movimento #YoSoy132 a comprendere che è fondamentale il suo compito di difendere l’isola di libertà che si trova nel suo stesso paese; sconfiggere gli zapatisti favorirebbe la sconfitta del movimento #YoSoy132. Considerando che è interesse diretto dell’umanità difendere quest’isola di libertà, Hugo Blanco invita a difendere San Marcos Avilés, condanna le numerose altre aggressioni nella zona e chiama a lottare per la libertà di Francisco Sántiz López ed Alberto Patishtán Gómez.

E ricoerda: Carlos Salinas de Gortari, allora presidente, lanciò una sanguinosa offensiva militare pensando di schiacciare rapidamente la ribellione. Non fu così, la popolazione indigena combattente resistette. Il popolo del Messico si indignò di fronte allo spargimento di sangue e pretese la sospensione dell’attacco. Il governo degli Stati Uniti si mise in allarme, perché con la quantità di messicani e chicani oppressi presenti nel suo territorio, esisteva il pericolo che la ribellione si estendesse alla sede dell’impero. Pertanto ordinò al governo messicano di fermare l’attacco, mentre i ribelli dichiaravano di ubbidire al popolo del Messico che ordinava di fermare la guerra.

Blanco rammenta: Il governo offrì il dialogo, gli zapatisti accettarono. Con lo spirito democratico che hanno sempre dimostrato, non volevano essere loro a parlare a nome degli indigeni messicani, e convocarono indigeni e indigenisti di tutto il paese affinché elaborassero le richieste da presentare. I loro argomenti furono così puntuali che la commissione governativa dovette accettare molti punti. Entrambe le parti firmarono gli Accordi di San Andrés. Siccome questi dovevano avere forma di legge per essere approvati dal parlamento, questo nominò una commissione con l’incarico di dar loro il formato corretto. La commissione svolse il suo compito e lo presentò alle parti, gli zapatisti accettarono, ma il governo no. Al posto di questo presentò un altro documento, tradendo gli accordi che aveva firmato. In Parlamento i partiti si inchinarono all’oltraggio.

Il governo di Ernesto Zedillo lanciò un attacco militare a tradimento nel tentativo di liquidare la dirigenza dell’EZLN. E fallì, sottolinea Blanco, ma, chiunque sia il presidente di turno non abbandona i propositi di distruggere quell’isola di libertà che esiste nel mondo.

Non dimentichiamo che la prima riunione internazionale degli oppressi dal sistema neoliberale che schiaccia il mondo fu convocata dagli indigeni zapatisti e si svolse nel fango del Chiapas anni prima del Forum Sociale Mondiale.

Il dirigente campesino de lPerú rileva: Ultimamente si stanno intensificando gli attacchi contro le comunità zapatiste, il principale e più forte è quello che sta subendo la comunità autonoma zapatista di San Marcos Avilés. Le giunte di buon governo Hacia la Esperanza e Corazón del Arco Iris de la Esperanza denunciano diversi attacchi. Questi, così cme il mantenimento in prigione di Sántiz López e Patishtán Gómez, costituiscono la punta di diamante per schiacciare la zona liberata dal neoliberismo, dove le persone di governano da sé stesse attraverso le giunte che sono considerate un pericoloso nemico dalle multinazionali, perché sono la dimostrazione vivente che un altro mondo è possibile, un mondo dove stanno molti mondi. http://www.jornada.unam.mx/2012/08/23/politica/018n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La JBG di Morelia denuncia un’aggressione armata della ORCAO contro basi di appoggio zapatiste

GIUNTA DI BUON GOVERNO CORAZÓN DEL ARCO IRIS DE LA
ESPERANZA, CARACOL
IV. TOVELLINO DE NUESTRAS PALABRAS
ZONA ZOTS CHOJ, MORELIA, CHIAPAS.
giovedì 9 agosto 2012

 Alla società civile nazionale e internazionale

Alle compagne e compagni dell’Altra Campagna nazionale

Alle compagne e compagni della Zezta Internacional

Ai difensori dei diritti umani

Sorelle e Fratelli:

Compagne e compagni:

Il 2 agosto 2012 nell’ejido di Moisés y Gandi regione Che Guevara municipio autonomo  ribelle Lucio Cabañas, zona zots choj, Chiapas, Messico, allee 11:00 del mattino,  20 elementi della ORCAO, tra i quali 4 erano armati, e precisamente Sebastián López Gomez con un fucile calibro 410 e Adolfo López Jimenez, Antonio Gomes López e Nicolás con armi calibro 22 sono entrati nell’ejido.

Uno della ‘ORCAO ha cominciato a spararci addosso ad una distanza di 60 metri, gridando e minacciando che la terra è loro e non vogliono allevatori, perchè i nostri compagni hanno del bestiame che a noi serve per la nostra resistenza.

Mentre i nostri compagni che stavano lavorando venivano aggrediti a colpi d’arma da fuoco, gli altri 16 della ORCAO hanno estratto le armi bianche minacciando tutti di morte.

I 59 compagni presenti all’aggressione hanno allora iniziato a ritirarsi per gli spari e vedendo che i nostri compagni si ritiravano, anche quelli della gli ORCAO a poco a poco se ne sono andati.

I giorni seguenti 3, 4 e 5 agosto 2012, i compagni basi di appoggio hanno ripreso a lavorare nel podere del Carmen non è successo nulla.

Lunedì 6 agosto 2012, alle 7 del mattino, i 59 compagni erano al lavoro per pulire il pascolo nel podere quando, alle ore 9, sono arrivati 3 gruppi di uomini della ORCAO guidati da Tomas López Santiz, capo diacono, e Pedro Velásquez Hernández ex capo della zona della chiesa di Abasolo, Manuel Santiz Hernández ministro della chiesa di Abasolo, Antonio Gómez López base della ORCAO di Abasolo, Adolfo López Jimenez, Cesar López Jimenez, Alonso López Gómez ex capo della zona della iglesia di Abasolo membro della proprietà Los Limares, Sebastián López Gómez del coro della chiesa di Abasolo e Pedro López Gómez, tutti e 9 armati.

Altri 7 uomini della ORCAO erano armati di calibro 22, e precisamente: Nicolás Hernández Velásquez, Diego López Santiz, Pedro Hernández Velásquez, Domingo Hernández santiz, Benito Jimenes Santiz, Juan Hernández Santiz, Nicolás Gómez Santiz,ed altri 4 di cui non si conoscono i nomi. In totale le persone armate erano 20.

Altre 80 persone armate di machete e coltelli hanno circondato su tre lati i nostri compagni che stavano lavorando.

Quelli della ORCAO hanno iniziato a sparare ad una distanza di 100 metri ed i compagni sono corsi ai ripari, mentre altri spargevano erbicidi sul pascolo.

Alle ore 13:00, dopo aver terminato con la fumigazione, sono tornati nel loro villaggio di San Diego che si trova su terre recuperate.

Il 7 e 8 agosto i compagni hanno ripreso il loro lavoro, nonostante la molesta e minacciosa presenza di 4 elementi della ORCAO, di cui 2, perché non hanno paura di queste minacce perché queste terre sono state recuperate nel 1994 con il sangue dei nostri compagni.

I tre livelli del malgoverno organizza gente ignorante contro di noi perché non vogliono che si sappia dei loro inganni e introdurre i loro progetti di morte nei nostri territori autonomi dove ci governiamo alla nostra maniera, come vuole il popolo.

Noi continueremo a lottare e resistere di fronte alle minacce contro le nostre terre; benché sappiamo che dietro queste intimidazioni ci sono i 3 livelli del malgoverno. Noi non lottiamo per obbligo né siamo manipolati da alcuni personaggi, come questi rappresentanti locali, regionali, consulenti della ORCAO e dei presunti governanti federali, statali e municipali che tengono sotto pressione e minaccia la povera gente ignorante, obbligandoli ad accettare miserabili progetti ed obbligandoli a fare provocazioni.

Noi lottiamo in autonomia per difendere i nostri diritti e non siamo come quelli della ORCAO che sono organizzati e manipolati dai malgoverni.

La nostra madre terra è sacra e ci nutre, per questo la preserviamo e la difenderemo come basi di appoggio dell’ EZLN. La nostra terra è maltrattata da quelli della ORCAO che la inquinano con erbicidi prodotti da industrie che uccidono la natura e protette dai cosiddetti governi…

Quelli della ORCAO sono solo gi esecutori ma i veri attori intellettuali si chiamano Felipe Calderó e Juan Sabines Guerrero, perché sono loro ad introdurre nei nostri territori i progetti di morte di guerra che costano milioni di pesos.

Questa situazione non è l’unica, lo scorso 26 luglio 2012, 60 elementi della ORCAO di Abasolo, che abitano nel villaggio di San Diego, nella regione Che Guevara,  alle 8 del mattino sono entrati nel villaggio del Camen a spargere erbicidi su 2 ettari di pascolo con l’intenzione di affamare i nostri compagni e farli così desistere dalla lotta iniziata il 1° gennaio del 1994.

Riteniamo i tre livelli di governo direttamente responsabili delle provocazioni; perchè ora non usano i soldati, né i poliziotti, usano indigeni di piccole organizzazioni affinché ci scontriamo tra indigeni.

Per anni hanno speso milioni di pesos per distruggere e regalare la nostra terra, distruggere i nostri usi e costumi, la nostra lingua, ma che tutti sappiano che noi zapatisti continueremo a lottare e resistere ad ogni costo.

Il loro obiettivo è demoralizzare gli zapatisti ma si sbagliano, e forse si burlano di noi quando non rispondiamo alle loro provocazioni; noi sappiamo che stiamo costruendo la vita e non la morte, come fanno i malgoverni.

Noi non siamo mendicanti come loro, e non c’è d’aver paura di nessun governo che non è riuscito ad eliminarci nemmeno con tutti i suoi milioni di pesosi, figuriamoci una piccola organizzazione come la ORCAO.

Noi zapatisti lottiamo con cuore umile e semplice, siamo costruttori della pace giusta, costruiamo il miglior modo di vivere nelle nostre terre messicane e non cerchiamo il benessere personale.

Noi non siamo provocatori né aggressori né bande paramilitari, né bande criminali; noi siamo gente di lavoro e di pace.

Per noi basi di appoggio zapatiste la terra recuperata nel 1994 è parte dell’organizzazione, non vogliamo che qualcuno fermi la nostra lotta perché siamo organizzati come popoli, secondo i nostri costumi ed in accordo alle decisioni dei nostri popoli.

Sappiamo governarci in autonomia senza dipendere da nessuno, per questo siamo pronti a difendere ad ogni costo quello che è nostro di diritto.

DISTINTAMENTE

LA GIUNTA DI BUON GOVERNO IN CARICA

LA DENUNCIA E’ TIMBRATA DALLA GIUNTA DI BUON GOVERNO CORAZON DEL ARCOIRIRS DE LA ESPERANZA E FIRMATA DA

MARCOS VÁZQUEZ GÓMEZ

FRANCISCA PÉREZ PECH

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2012/08/15/la-jbg-de-morelia-denuncia-ataque-de-la-orcao-con-arma-de-fuego-a-bases-de-apoyo-zapatista/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+EnlaceZapatista+%28Enlace+Zapatista%29

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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 http://www.autistici.org/nodosolidale/news_det.php?l=it&id=2199

JUNTA DE BUEN GOBIERNO HACIA LA ESPERANZA
CARACOL 1 MADRE DE LOS CARACOLES MAR DE NUESTROS SUEÑOS

La Realidad Chiapas – Messico, mercoledi’ 15 agosto del 2012

DENUNCIA PUBBLICA.

Alla società civile e internazionale
Alle compagne e compagni dell’Atra Campagna nazionale e internazionale
Alle compagne e compagni della Sesta Internazionale
Agli organismi indipendenti dei diritti umani
Ai mezzi di comunicazione alternativi
Alla stampa nazionale e internazionale
Alle sorelle e fratelli del Messico e del mondo

La Junta de Buen Gobierno Hacia la Esperanza della zona Selva Fronteriza, situata a La Realidad Trinidad municipio autónomo San Pedro de Michoacán DENUNCIAMO PUBBLICAMENTE le provocazioni che stiamo subendo dalle autorità e da un gruppo di persone di Veracruz, frazione del ejido San Carlos, municipio de Las Margaritas, Chiapas, México.

In questa località fu costruita, prima della rivolta armata del 1994, una casa di 30×14 metri come bottega di acquisto e immagazzinamento del caffè, parte della Unione di Ejidos della zona Selva; a partire dal 1° di gennaio del 1994, questa attività finisce in mano ai municipi autonomi ribelli zapatisti.

Posteriormente i quattro municipi autonomi che sono: San Pedro de Michoacán, Tierra y Libertad, Libertad de los Pueblos Mayas y General Emiliano Zapata, si organizzarono per dare vita a un progetto autonomo in queste istallazioni, dove vendevamo merce all’ingrosso e al dettaglio.

Ma un gruppo di persone che vive nelle vicinanze, spinti dalle loro autorità istituzionali, si sono organizzati per togliercela e questo gruppo non ha nessun diritto su questa costruzione: quello che stanno facendo è provocarci senza alcuna ragione, visto che noi non stiamo togliendo niente a nessuno, tanto meno a loro.

Il 3 luglio 2012, si sono presentati all’officina della Junta de Buen Gobierno i signori Rafael Méndez López, agente municipale, e Iván Méndez Domínguez suo vice, dicendoci che il loro gruppo voleva occupare la bottega, perché così saranno finanziati con due progetti dal mal governo e che per questo hanno bisogno dell’immobile; come autorità della Junta de Buen Gobierno si è detto loro che non si sarebbe permessa tale occupazione impropria e che si sbrigassero questa faccenda con chi gli darebbe i finanziamenti ma che non venissero a provocare noi zapatisti per colpa di qualche briciola che gli regala il governo.

I FATTI:

Il giorno 6 agosto, a partire dalle 7.00 del mattino, un gruppo di 45 persone, militanti del Partito Verde e del Partito della Rivoluzione Democratica, capeggiato da Rafael Méndez López, agente municipale, si è diretto alla bottega circondandola con filo spinato e impedendo così l’ingresso.

Dopodiché sono andati dai compagni base d’appoggio che lavoravano nel negozio, chiedendo loro la chiave e intimandoli di abbandonare lo stabile, con un linguaggio aggressivo; ma i nostri compagni si sono rifiutati. Visti i fatti siamo dovuti andari lì il giorno stesso ad aprire un varco affinchè la gente potesse passare senza problemi.

Come se non bastasse il giorno 11 agosto, attorno alle 15.00, un gruppo di 45 persone ha tagliato l’energia elettrica della bottega ed inoltre s’è messo senza permesso nella proprietà del nostro compagno base d’appoggio dell’EZLN Mario Santis Méndez per tagliare anche a lui l’energia elettrica.

Di fronte un agire tanto ingiusto verso noi zapatisti, il 14 agosto abbiamo rinstallato nuovamente l’energia del nostro compagno e della bottega, visto che questo compagno non ha nessun problema con queste persone, che lo stanno provocando per il semplice fatto di essere base d’appoggio zapatista, motivo per cui ci stanno provocando tutti; sappiamo perfettamente che questi fratelli non sono nostri nemici ma, disgraziatamente, per il fatto di non capire, non pensare, si mettono a provocare senza analizzare se gli può andare bene o male e le conseguenze che potrebbero esserci.

Fa male il fatto che questi fratelli si lascino ingannare e manipolare da alcune persone, a loro volta manipolate e appoggiate per i mal governi e risulta ingiusto che questi provocatori, sottomettano per mezzo di sanzioni o minacce altre persone che si rifiutano; perché sappiamo che ci sono fratelli e sorelle che sanno pensare e analizzare le cose ma che per paura si fanno sottomettere, convertendosi in complici di chi sta a capo di queste azioni.

Quello che sta succedendo è principalmente colpa dei mal governi per le briciole che dispensano, è una strategia dei governi corrotti, che sono gli autori intellettuali e la causa di questi problemi, e che finanziano progetti che hanno lo scopo di dividere la gente e creare problemi tra contadini e indigeni e intimidire i nostri compagni col fine di fermare la loro lotta. Quello che diciamo a queste autorità corrotte e a questo gruppo di provocatori, così come alle autorità dei tre livelli di governo: a Felipe de Jesús Ruiz Moreno, presidente municipale de Las Margaritas, a Juan Sabines Guerrero e a Felipe Calderón Hinojosa, che noi non permetteremo queste provocazioni e che ci difenderemo da tutti i progetti come questi che colpiscono i nostri compagni e compagne zapatiste.

Sorelle e fratelli, questi fatti li rendiamo pubblici per farvi sapere quello che stanno facendo i mal governi corrotti tanto quello municipale, quanto statale e federale, che apparentemente sono buoni ma che realmente sono i peggiori che potremmo avere. Ci hanno aggredito senza motivo alcuno, pensando che con questo ci arrenderemo o ci venderemo a queste massa di ladroni, criminali e traditori della patria; se pensano questo si stanno sbagliando, perché queste ingiustizie che subiamo, invece di intimorirci ci danno più coraggio, rabbia e indignazione.

Così che facciamo responsabili il sig. Iván Méndez Domínguez, il sig.Rafael Méndez López e tutto il gruppo che menzionammo per tutto quello che potrà succedere da qui in avanti; ed inoltre denunciamo Felipe Ruiz Moreno, Juan Sabines Guerrero e Felipe Calderón Hinojosa, che se non faranno nulla al rispetto saranno i responsabili immediati e complici di questi aggressori e di tutto quello che potrà succedere.

Ya basta di tante provocazioni ed ingiustizie contro di noi.

Vi facciamo sapere che noi non ci fermeremo e che se non smettono le provocazioni prenderemo misure più serie.

Saremo vigili su ogni cosa che potrebbe succedere.

ATENTAMENTE
JUNTA DE BUEN GOBIERNO
HACIA LA ESPERANZA
ZONA SELVA FRONTERIZA

Traduzione de La Pirata:
http://lapirata.indivia.net/

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La Jornada – 10 agosto 2012

Gli equivoci presidenziali rispetto all’EZLN

Jaime Martínez Veloz

Durante la marcia zapatista del colore della terra, realizzata nel 2001, nel Congresso dell’Unione ci fu un acceso dibattito circa la possibilità che l’EZLN utilizzasse la tribuna del Congresso dell’Unione per esporre le ragioni sulle quali si fonda il suo movimento. La posizione di chi si opponeva a questa misura era rappresentata da Felipe Calderón, coordinatore dei deputati del PAN, e basava la sua opposizione alla presenza zapatista nel Congresso, invocando, a suo modo, aspetti relazionati con la formalità parlamentare ed i rigidi criteri interpretativi del regolamento legislativo.

Chi appoggiava la presenza degli zapatisti nella tribuna parlamentare vinse per 10 voti, ma sapevamo che al di là delle formalità, la questione di fondo era se lo Stato messicano includeva o no tutti i messicani. Gli zapatisti esposero le loro argomentazioni a favore di una nuova relazione tra gli indigeni e lo Stato messicano. Quello che seguì è ormai storia: al Senato i 15 minuti di Fox non arrivarono mai e con un provvedimento legislativo, firmato dai senatori Manuel Bartlett e Diego Fernández de Cevallos, si snaturalizzò l’iniziativa di legge in materia indigena in cambio di un testo costituzionale che prometteva un paradiso che nei fatti risultò essere un inferno per le comunità indigene messicane.

Racconto questo perché lo scorso 26 luglio, in occasione della presentazione del libro Corazón indígena: lucha y esperanza de los pueblos originarios de México, di don Luis H. Álvarez, Felipe Calderón Hinojosa, ora Presidente della Repubblica, fece alcune dichiarazioni che devono essere puntualizzate a salvaguardia dell’interesse generale.

Fu ovvio che Calderón esaltasse generosamente la figura dell’autore del libro presentato, al limite di definirlo un apostolo illustrandone i valori etici che affermò di possedere don Luis H. Álvarez. Nello stesso tempo dichiarò la sua stima per le qualità letterarie del subcomandante Marcos che, come si sa, ha, onestamente, un’eccellente prosa ed un’ottima scrittura.

Le opinioni di Calderón non sembrano inserite in un piano prestabilito, con una strategia  deliberata; hanno la freschezza della sincera improvvisazione, di quell’amena ingenuità che a volte possiede chi non avverte la gravità degli eventi ai quali si riferisce. Queste ed altre opinioni espresse da Calderón durante il suo intervento corrispondono all’esercizio del suo diritto individuale di esprimersi, per quanto controversi possano risultare i suoi punti di vista. 

Il conflitto si presenta quando si considera l’investitura che ostenta Calderón; quando parla, parla il Presidente della Repubblica, ruolo del quale non può spogliarsi neppure per un istante e che lo obbliga a considerare, sempre, il peso e l’impatto che avranno le sue parole.

Durante il suo intervento, Calderón ha evidenziato che manca dell’interpretazione e della politica istituzionale necessarie per capire e risolvere, come Presidente della Repubblica, la crisi in Chiapas, dove sussiste la dichiarazione di guerra che un ampio settore di messicani lanciò contro lo Stato. Nonostante stiano per terminare le sue responsabilità presidenziali, è inquietante pensare che durante quasi sei anni il silenzio del Presidente della Repubblica sull’argomento non rispondeva a cautela, bensì ad ignoranza e superficialità.

Quanto sopra è stato confermato nella chiusura dell’intervento di Calderón, quando ha affermato: Ma, soprattutto, don Luis H. Álvarez è stato una luce che ha cambiato la realtà delle comunità zapatiste, non a partire dalle armi, come in origine, bensì a partire dalla forza dei non violenti, dalla forza dei pacifici, come dice il Vangelo, di cui fa parte questo uomo forte di pace che si chiama don Luis Álvarez e che abbiamo il privilegio di avere con noi.

Il Presidente della Repubblica sbaglia; il suo errore è grave, perché nasce dall’ignoranza di quello che è stato il conflitto chiapaneco dalla sua genesi fino ad ora. È ulteriormente grave perché magnifica i risultati quantitativi dei programmi governativi e degli investimenti  pubblici, senza riflettere sulla mancanza totale di strategia e articolazione con cui alcune importanti politiche pubbliche vengono applicate nelle comunità indigene

Il Presidente della Repubblica è stato negligente nel suo obbligo di riconciliare tutti i messicani, cosa che cerca di occultare dietro una sequela di cifre di investimenti pubblici senza strategia sociale né progetto politico in tutte le regioni indigene. 

Il merito del fatto che il conflitto non si sia aggravato non è del governo, ma delle comunità zapatiste che hanno onorato gli impegni dei loro dirigenti resistendo con lealtà e disciplina alle contrarietà ed alle congiure. 

È interesse nazionale denunciare e farla finita con l’ipotesi che è possibile e conveniente l’amministrazione del conflitto, ad perpetuam, e che il logoramento della dignità indigena finirà per sconfiggere gli insorti. 

Non si deve più tollerare l’omissione né l’esclusione dallo sviluppo sociale con democrazia; è necessario generare le condizioni sociali e politiche per la riconciliazione ed il riscatto della piena sovranità nazionale, mediante la riproposizione e restituzione dei provvedimenti costituzionali che trasformino in mandato gli Accordi di San Andrés firmati tra il Governo Federale e l’EZLN. http://www.jornada.unam.mx/2012/08/10/opinion/022a1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – martedì 7 agosto 2012

Tzeltales temono lo sgombero delle basi di appoggio nel caracol di Oventic

Hermann Bellinghausen

Secondo le informazioni della comunità tzeltal San Marcos Avilés, appartenente al caracol zapatista di Oventic, si starebbe pianificando un nuovo sgombero delle basi di appoggio zapatiste della località. Questo potrebbe avvenire nei prossimi giorni con l’intervento di elementi dei partiti politici locali appartenenti al gruppo di scontro che ha tormenta le basi ribelli di San Marcos Avilés dal 2010. Questi sono in assemblea straordinaria per discutere questi temi, aggiungono, ed hanno reso noto il piano di sgombero violento. La comunità aggredita riferisce che questi stanno tentando di reclutare persone nelle comunità di Pantelhó, Corralito e La Providencia per realizzare lo sgombero; si vantano di essere in grado di farlo poiché il candidato Leonardo Guirao Aguilar (PVEM) ha vinto le recenti elezioni nel municipio di Chilón, il suo partito le ha vinte a livello statale ed il PRI a livello federale.

Gli indigeni identificati come i promotori di queste minacce sono Lorenzo Ruiz Gómez e Manuel Díaz Ruiz (PVEM) ed i priisti Vicente Ruiz López, José Cruz Hernández, Carmelino Hernández Hernández, Ernesto López Núñez, Manuel Vázquez Gómez, Aristeo ed Alejandro Núñez Ruiz.

Oltre all’annuncio del piano di sgombero dei gruppi di scontro citati, recentemente c’è stato un aumento preoccupante di insulti, distruzione di campi e raccolti e furti nella comunità, riferiscono a loro volta le organizzazioni civili. A causa delle aggressioni, quest’anno le provviste alimentari per le famiglie zapatiste di San Marcos Avilés non saranno sufficienti. Nelle settimane scorse, minacce e aggressioni si sono intensificate tanto che si teme la ripetizione di quanto successo nell’agosto del 2010, o forse peggio; la vita delle basi di appoggio zapatiste di San Marcos Avilés è in serio pericolo. Gli indigeni in resistenza e perseguitati, circa 200 persone, comprarono il terreno 12 anni fa e possiedono i documenti di proprietà. Tuttavia, come in tutto il territorio zapatista, questo non ferma i governi che continuano a consegnare la terra ad altri in cambio dello spostamento forzato di ciò che più temono quelli che stanno sopra: il buon esempio, sottolineava giorni fa un appello alla solidarietà internazionale delle organizzazioni dell’Altra Campagna che hanno manifestato molta preoccupazione per la sorte di questa comunità. Prossimamente, una carovana civile percorrerà alcuni punti nevralgici della geografia della resistenza e della contrainsurgencia.

Negli ultimi giorni ci sono state altre nuove minacce verso le basi di appoggio dell’EZLN di San Marcos Avilés da parte del gruppo di scontro, il quale ha dichiarato che sequestrerà le autorità comunitarie zapatiste e così caccerà con la forza le basi di appoggio dall’ejido. Chi denuncia le aggressione è minacciato di arresto. Le organizzazioni allertano: Per tutto questo si teme lo sgombero forzato della comunità come avvenne nel 2010.

L’inizio della sventura di San Marcos Avilés è stata la costruzione della scuola Emiliano Zapata, parte del Sistema Autonomo Educativo Zapatista, nell’agosto di quell’anno. I filogovernativi lanciarono le ostilità e poche settimane dopo le famiglie zapatiste dovettero rifugiarsi sulle montagne per 33 giorni. Al loro ritorno, trovarono le sue case ed i campi saccheggiati e distrutti. Due anni dopo, e spronati dalla vittoria elettorale del loro correligionario Manuel Velasco Coello, i gruppi di scontro sembrano prepararsi a consumare le aggressioni ed i furti ampiamente annunciati, davanti alla passività del governo statale. http://www.jornada.unam.mx/2012/08/07/politica/018n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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