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Archive for maggio 2014

ESCUELITA, ACCAMPAMENTI DI PACE, INCONTRO/CONDIVISIONE E RICOSTRUZIONE.

Comunicato del Subcomandante Insurgente Moisés

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

27 Maggio 2014

 

Alle compagne e compagni della Sexta in Messico e nel Mondo:

Alle sorelle e fratelli del Congresso Nazionale Indigeno e popoli originari del nostro paese:

Compas:

Vi saluta il Subcomandante Insurgente Moisés per comunicarvi alcune cose:

Primo.- ESCUELITA. Compagn@ della Sexta del Messico e del mondo. Vi informiamo che intendiamo proseguire con la escuelita, sia per i corsi di primo grado per chi non è riuscito a frequentarli, sia per il secondo grado per chi di quelli che sono venuti sono stati ammessi e quindi possono andare avanti, perché non tutti hanno rispettato in pieno gli impegni presi come alunni. Quindi vi faremo sapere le date dei corsi di primo grado. E così per il secondo grado, ma non per tutt@.

Secondo.- ACCAMPAMENTI DI PACE. Compagne e compagni della Sexta del Messico e del Mondo. Abbiamo accolto l’idea del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas di installare un Accampamento Civile per la Pace nella comunità della Realidad, dove si è compiuto il crimine contro il nostro compagno Galeano. Abbiamo detto al Frayba che sarete i benvenuti e potrete essere testimoni e osservatori e “escucha”, perché la situazione non è affatto risolta. Perché gli assassini sono ancora liberi e la forza che li spinge a fare qualsiasi cosa è l’alcool, oltre al fatto che alcuni di loro hanno precedenti per consumo di droga. I compagni e compagne basi di appoggio zapatisti devono tornare nelle proprie case perché non potranno stare sempre nel caracol, perché devono lavorare per sostenere le famiglie. Quindi è importante l’accampamento civile per la pace. Per questo vi chiediamo di coordinarvi con il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas. Come ci hanno detto, il primo accampamento sarà installato mercoledì 4 giugno 2014.

Terzo.- INCONTRO/CONDIVISIONE. Riprenderemo anche l’incontro con le sorelle e fratelli del Congresso Nazionale Indigeno, ma comunicheremo i dettaglia a parte.

Quarto.- RICOSTRUZIONE. Come sapete, i paramilitari al servizio dei malgoverni hanno distrutto la scuola e la clinica delle basi di appoggio zapatiste. E così come abbiamo dissotterrato il compa Galeano, così dobbiamo ricostruire la scuola e la clinica. Le compagne e compagni basi di appoggio della Realidad hanno già individuato un posto dove riscostruire. Vi invitiamo quindi a sostenerci per raccogliere il materiale per la costruzione per la scuola e la clinica.

Così che i malgoverni capiscano che non importa quanto distruggano, noi ricostruiremo sempre. Così è successo quando Zedillo distrusse l’Aguascalientes a Guadalupe Tepeyac, ed allora ricostruimmo 5 Aguascalientes per uno che avevano distrutto.

Infine una precisazione riguardo a quanto è apparso sui media pagati riguardo all’evento alla Realidad. Vedo che è accaduto quanto previsto dal defunto Supmarcos: non hanno né ascoltato, né capito.

Quelli che stanno sopra non lo capiscono che noi non abbiamo perso niente, al contrario abbiamo recuperato un compagno. E non lo capiscono quelli di fuori perché non hanno più finestre per vederci e non trovano nemmeno più la porta per entrare.

Non sentono che proprio lì dove si trovano cresce il suono del dolore e della rabbia. Non lo sentono che ormai sono soli.

E riguardo ai media liberi accusati di stare dalla parte degli zapatisti e di essere pagati dagli zapatisti, sarebbe come se dire la verità sulla realtà della Realidad fosse un lavoro pagato e non un dovere. Ma dicono questo per rabbia perché loro, i media pagati, sono rimasti fuori dalla realidad.

Perché noi zapatisti se abbiamo dei soldi, costruiamo la vita, e non distruggiamo la verità. Non come i malgoverni che usano i soldi per costruire bugie e distruggere vite.

 

Dalle Montagne del Sudest Messcano.

Subcomandante Insurgente Moisés

Messico, Maggio 2014. Nell’anno 20 della guerra contro l’oblio.

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/05/28/escuelita-campamento-de-paz-comparticion-y-reconstruccion-comunicado-del-subcomandante-insurgente-moises/

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PAROLE DELLA COMANDANCIA GENERALE DELL’EZLN, NELLA VOCE DEL SUBCOMANDANTE INSURGENTE MOISÉS, NELL’OMAGGIO AL COMPAGNO GALEANO. IL GIORNO 24 MAGGIO 2014 A LA REALIDAD, CHIAPAS, MESSICO

Compagne e compagni, comandanti, compagne e compagni basi di appoggio, miliziani, insurgentes tutti.

Compagni e compagne della sexta. Buon giorno o buona sera o buona notte a tutte e tutti secondo dove stanno.

Compagne e compagni, fratelli e sorelle.

Attraverso la mia voce parla la voce dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Attraverso la mia voce parlano il dolore e la rabbia di centinaia di migliaia di indigeni, uomini, donne, bambini e anziani dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Siamo qui con le compagne e i compagni de La Realidad per appoggiarli con tutta la nostra degna rabbia.

I compagni e le compagne della Sexta devono capire qualcosa. L’EZLN non si può intromettere, così come vuole, nelle comunità e nei governi autonomi. Perché noi, come EZLN, non parliamo a vanvera di “rispetto”, questa è la nostra pratica. L’EZLN come forza del popolo entra nei problemi delle comunità zapatiste solo se le autorità autonome lo chiedono. Facciamo così perché i militari, chiunque essi siano, sempre devono rispettare e servire il popolo, i civili.

Quando ci rendemmo conto del vile e crudele assassinio del nostro compagno Galeano, sentimmo molto dolore e molta rabbia. Ma non potevamo fare come volevamo, ma dovevamo rispettare e obbedire il nostro popolo, quale cammino dovevamo percorrere e cosa dovevamo fare come EZLN che siamo.

Il rispetto di cui abbiamo parlato, come Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, lo dobbiamo al popolo e alle autorità autonome Zapatiste, così contenemmo la rabbia e il dolore che avevamo.

Questo fino a quando ce lo chiese la Giunta del Buon Governo de La Realidad che ci disse: “Fin qui siamo arrivati noi, ora la Comandancia dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale intervenga affinché si faccia giustizia contro l’attacco e l’assassinio contro di noi e contro la nostra organizzazione zapatista”. Allora abbiamo potuto venire.

Con tutta la rabbia siamo venuti ad accompagnare le compagne e i compagni, per stare con loro, per investigare su questo vile assassinio, perché queste persone contras, paramilitari antizapatisti hanno quello che hanno per essere contro di noi , e si fanno passare come se fossero zapatisti e così ottengono i loro progetti, dicendo che sono rappresentanti zapatisti. Sappiamo chi sono costoro e con chi, del mal governo, parlano. Sappiamo che sono gli sciocchi del malgoverno che ci cascano credendo che stanno parlando con noi.

Qui glielo diciamo ancora a questo fottuto malgoverno:

NON siamo mendicanti.

Non riceviamo gli avanzi della loro tavola.

Non cerchiamo, né riceviamo briciole.

Cerchiamo di governarci con il nostro popolo del Messico con Giustizia , Libertà e Democrazia.

Non sono gli zapatisti che parlano con loro.

Non parlano con il malgoverno né oggi né mai.

Non abbiamo la seppur minima fiducia di questi senza cervello.

A noi non ci importa che trattino quelli del malgoverno come stupidi e li ingannino con frottole da venduti. Perché così sono i malgoverni: gente ignorante e stupida, che non ha l’intelligenza per governare, hanno solo mani grandi per rubare. E’ così come lo dimostrano e l’hanno dimostrato i presidenti municipali, i reggenti, il Manuel Velasco, il Peña Nieto. Tutti loro, di qualunque partito appartengano, sono ignoranti che si muovono solo quando c’è da rubare e si pettinano, si fanno belli per fare la foto che andrà sulla stampa prezzolata. Così lo abbiamo vissuto da più di 71 anni del PRI, nei 12 anni del PAN e ora continuano con il PRI.  Inoltre è quello che si vede nei governi locali da dove passano gli altri partiti come il verde ecologista, quello della rivoluzione democratica, il partito del lavoro, il movimento cittadino e qualsiasi altro che hanno e che avranno dei politici professionali.

Compagne e compagni:

La rabbia che abbiamo è contro il capitalismo.

Perché quello che fecero al compagno Galeano fu per mano del capitalismo. E qualsiasi cosa fanno o assassinano a un altro compagno di questa comunità, questa viene pianificata dal mal governo contro di noi come organizzazione EZLN.

Quando vediamo il compagno Galeano, vediamo gli assassini e vediamo anche chi sta dietro questi assassini:

É Velasco e chi sta dietro Velasco è Peña Nieto e chi sta dietro il vendi patria del Peña Nieto è il gran capitale che è il vero criminale disumano del capitalismo neoliberale.

Si stanno lavando le mani o si laveranno le mani. E’ stata una mascherata il fatto che arrestarono questo o quello che sia.

Perché non lo fanno perché ci sia giustizia e perché paghino gli assassini ma per tentare di calmare la grande ondata di dolore e rabbia che si alzò in tutto il mondo. Ossia lo fanno per tranquillizzare a gente come voi, compagne e compagni della Sexta e alunni e alunne della escuelita di tutto il mondo.

Perché sono loro quelli che organizzarono tutto, per fare quello che hanno fatto con noi. Così fecero.   Una tal Florinda Santis di qui de La Realidad, antizapatista e Reggente del PAN a Las Margaritas. E’ lei e altri che li chiamarono per offrire loro denaro che viene dal mal governo. Questa tal Florinda si mette d’accordo con il tale commissario per la pace e si riunisce con gli ex governatori, presidente municipale, governo statale, deputati e senatori e il governo federale. Da tempo prima andavano pianificando insieme. Il tal malvagio Luis H. Alvares. Si riuniva con questa tal Florinda e un certo Carmelino per portare avanti il vile e crudele lavoro paramilitare con queste persone vendute de La Realidad.

Così tra gli uni e gli altri di questi parassiti prepararono il piano insieme a questa gente de La Realidad che, alla fine, divennero gli esecutori, senza rendersi conto di come venivano usati.

Perché come possono vedere questa Florinda Santis, così li orientò, gli diede le istruzioni: “Se fate in modo che gli zapatisti abbiano più problemi con voi, vi procuriamo più denaro, più progetti e vi procuriamo delle armi”. E realizzarono la provocazione fino ad arrivare alla imboscata e uccidere quelli che capitavano sotto mano.

E così fu. Visto che lei sapeva coloro già non sono zapatisti li chiama per organizzarli. E la reggente si mette d’accordo con tutti i governi li porta davanti alle autorità e al governo, li copre di denaro, di progetti e armi. Più impegno ci mettono con queste autorità e più vedono che sono appoggiati dal malgoverno.

Ora che già hanno ucciso, la stessa Florinda torna a ingannare.   I malgoverni hanno bisogno di pulire il crimine affinché non appaia che furono loro a pianificare, organizzare e finanziare tutto. Devono fare in modo che si arrestino gli assassini in modo che si sappia che non furono loro.

Ma la verità è che furono loro.   E’ come un filo o una catena, una dopo l’altra: Florinda la reggente, dirigenti della CIOAC, presidente municipale, governatore, ex governatori che erano d’accordo che si passasse il denaro ai paramilitari e stavano molto in silenzio e ora parlano ma per difendere i criminali e sicuro che questo vale anche per quello che dice di essere il Commissario di Pace che ha mandato gente a offrire denaro e appoggio a dirigenti dell’EZLN in cambio di passare informazioni se il Subcomandante Insurgente Marcos sta molto ammalato, o se già è morto. Ma già avete visto con i vostri occhi se il Sup Marcos è molto ammalato o se è morto. E cosi fanno anche deputati e senatori e il governo federale.   Tutta la forza dei malgoverni l’hanno messa in questo attacco criminale e vengono anche appoggiati, in questo piano, da gente che si dice di sinistra, progressista e democratica.

Compagni e compagne:

Il mal governo ha il piano di assassinare l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale .

Il malgoverno vuole e continua a desiderare che diventiamo come loro che sono macchiati del sangue di un compagno lottatore che non si vendette e non si arrese, non cambiò direzione.

Perché questi uomini e donne ingannati, manipolati stanno obbedendo ai mal governi dei tre livelli. Vedano loro stessi quelloche dicevano quando portarono a termine l’assassinio. Dicevano. “Venite donne, portiamo qualcosa , machete, bastoni, pietre per appoggiare i nostri uomini. Ricordiamoci che così ci ha detto il governo, per questo stiamo ricevendo il Programma di Opportunità”. Così gridavano, così dicevano.

I mal governi pensano e vogliono che ci ammazziamo tra di noi indigeni,.

Vogliono che perdiamo la nostra testa, vogliono che siamo più pazzi di loro , vogliono che siamo più assassini di come sono loro, per poter dire ai mezzi di comunicazione venduti e che hanno comprato che questo è un problema intercomunitario.

I mal governi pensano e vogliono organizzare la gente e dicono loro “Ammazzate gli zapatisti con qualsiasi pretesto così si stancano della loro lotta di liberazione nazionale” . Il piano di questi assassini era quello di assassinarci, sotterrarci, ucciderci tutti.

E continueranno a provarci una volta e un’altra volta ancora e continueranno con questo.

Perché dicono: que vanno a prendere il caracol”.   Così cercheranno di fare con tutti i caracoles.

Pensano che con l’assassinio di un compagno come Galeano, va a finire la lotta, la nostra organizzazione. Ma NON È COSÌ.

Per questo siamo qui, perché sia chiaro che la lotta zapatista NON FINISCE.

Vogliono che finisca l’esempio della nostra lotta, pensano che abbiamo paura che ci ammazzino.

Noi sappiamo che siamo disposti a morire se è necessario così come i compagni caduti nell’anno 1994 che sapevano perché andavano a morire. E continuiamo la nostra lotta come continuò a farla il nostro Compagno Galeano, perché lui segui l’esempio dei nostri compagni caduti. Così noi seguiamo l’esempio del nostro compagno Galeano.   Per loro siamo esempio in Messico e nel mondo.

Compagne e compagni:

Il nostro dovere principale come EZLN sono le comunità zapatiste, i nostri compagni e compagne base di appoggio. Se loro hanno un problema è la prima cosa che vediamo e cerchiamo di appoggiare. Noi non diciamo che venga un altro giorno o lo vediamo dopo o altro pretesto.

Per questo abbiamo sospeso la nostra partecipazione con i compagni del Congresso Nazionale Indigeno e l’omaggio al compagno Luis Villoro.

Non potevamo stare in due luoghi nello stesso tempo. Non potevamo seguire questo grave problema e nello stesso tempo occuparci di ospitare migliaia che avrebbero partecipato a questi incontri venendo da tutto il mondo. Quindi abbiamo dovuto scegliere e abbiamo scelto il nostro popolo.

Siamo venuti fino a La Realidad, il paese del compagno Galeano e della sua famiglia e dei suoi compagne e compagni, dove sta la rabbia e il dolore. Come compagni che siamo e zapatisti veri che siamo, dovevamo stare con le compagne e i compagni e sospendemmo i lavori. Non siamo andati passeggiando in altri luoghi, per esempio all’estero, facendo discorsi .

Perché la cosa più importante per noi sono le compagne e i compagni delle comunità.

Loro sono la nostra forza, nostro alimento, nostro destino.

Loro sono noi.

Compagne e compagni:

Siamo venuti a dissotterrare il nostro compagno Galeano. Tra poco potranno vedere come.

Queste persone che lo hanno assassinato sono sole, sono macchiate dal sangue pulito e puro di un lottatore. Per questo mai potranno lavarsi.   Stanno facendo il lavoro del demonio di Peña Nieto e di Velasco, del demonio del capitalismo neoliberale.

Stanno obbedendo agli ordini del supremo paramilitare che è Peña Nieto e Velasco che perseguitano il popolo, le donne e gli uomini che lottano.

Perseguitano le donne e gli uomini güeros [di pelle bianca NdT], perché ci sono compagne e compagni güeros e güeras che sono in basso e a sinistra.

Perché è chiaro quello che vogliamo, quello che cerchiamo per questo paese e forse per il mondo: quello che diciamo: “Il popolo comanda e il governo obbedisce”.

Andiamo a sotterrare poco a poco questo sistema capitalista ingiusto, fottuto, sorpassato, disuguale, che già puzza e inquina con il suo marciume tutto il mondo.

Siamo mille e mille le zapatiste e gli zapatisti. In questo momento ci sono compagne e compagni nei caracoles che stanno facendo omaggio al compagno Galeano perché non sono potuti venire fin qui.

Ci sono anche compagne e compagni che stanno manifestando e protestando in varie parti del Messico, in varie città di altri paesi. Perché vedono che quello che stiamo costruendo è una alternativa, vedono che è un altro tipo di sistema di un mondo nuovo. Si rendono conto che davvero siamo anticapitalisti.

Per questo fu così tanto crudele la forma con cui assassinarono il compagno Galeano perché così glielo ordinò, così disse loro il mal governo di Peña Nieto e Velasco. E devono obbedire perché per questo sono pagati.

La disgrazia è che c’è gente con la testa fottuta e putrida che non pensano ai loro figli e figlie, che li abbandonano per fare il lavoro per conto di questi criminali. Perché è necessario che si faccia giustizia.

Compagne e compagni:

I mal governi non ci rispettano come indigeni come noi siamo. Ci vedono come cani e pensano che siamo cani perché i cani si mordono tra di loro e si ammazzano tra di loro finché uno vince.

Noi diciamo chiaro “Non siamo cani.

Siamo una organizzazione che lotta per la Liberazione Nazionale, anticapitalista. Lottiamo per la Libertà, Giustizia e la Democrazia. Lottiamo per un mondo migliore, un mondo dove possano entrare tutti i mondi.

Non permetteremo che ci facciano cambiare strada che è quello che vogliono questi brutti stronzi, mal partoriti dei mal governi”.

Ci da dolore e tristezza quello che fecero al nostro compagno Galeano, ma NON andiamo a macchiarci con il male di fronte al male.

Perché lottiamo per la giustizia, per milioni di esseri viventi di questo paese e vogliamo e cerchiamo giustizia per i secoli dei secoli e per sempre e non come questi mal chiamati governi capitalisti che non sanno cos’è la giustizia perché essi sono gli stessi che commettono le ingiustizie.

Continueremo il lavoro che ci ha lasciato il compagno Galeano e andiamo a farlo con la giusta e degna rabbia che ci lasciò, il popolo comanda e il governo obbedisce.

Come lui lo fece, con l’esempio dei compagni caduti nell’anno 1994. Dobbiamo seguirlo. Seguiremo l’esempio delle compagne e dei compagni qualsiasi caduti, non importa se erano comandanti o non comandanti.

Abbiamo davanti molta strada per guadagnare la libertà del nostro popolo del Messico, non come dicono loro che ci sono solo due strade: le elezioni o le armi.

Abbiamo visto durante questi 20 anni che quando dialoghiamo con questi vende patria non è servito a niente. Nessuno dei tre poteri parassiti attuarono quello che avevano detto nel dialogo.

Il dialogo che ci è servito è quello con la gente che sta in basso e a sinistra e che ora sono le compagne e i compagni della Sexta, le compagne e i compagni dei mezzi di comunicazione liberi e alternativi che alcuni stanno qui e altri non poterono venire.

A questo è servito il dialogo con il popolo del Messico e del mondo: ascoltare e apprendere. E ora, questo dialogo di ascolto, è toccato a migliaia di compagne e compagni attraverso la nostra escuelita. Ossia ci stiamo dando il turno a dialogare: comandi e basi con quelli in basso e a sinistra. All’inizio toccava ai comandanti dialogare e ora alle nostre compagne e ai nostri compagni delle comunità gli tocca dialogare. Questa è la verità compagne e compagni. Ossia stiamo diventando tutti e tutte come buoni rappresentanti, come abbiano detto “Il popolo comanda e il governo obbedisce”.

Per questo noi come zapatisti non siamo per lottare al fine di prender il potere né con le elezioni, né con le armi. Ma siamo perché il popolo decida il suo cammino e lo faccia senza partiti politici che lo inganna e non lo rispetta e per difendere il nostro popolo.

Compagne e compagni:

La gente della CIOAC cosa fanno oltre al lavoro di essere paramilitari? E a chi serve questo?   Ai ricchi difendendo quelli che li sfruttano.   E di questo sono responsabili i loro lider, sia statali che nazionali che dicono di essere.

E’ certo: i lider statali e nazionali stavano nella pianificazione ed erano d’accordo con la “Crociata Nazionale contro la fame”. Perché li è dove c’è il denaro per rubare quello che è del popolo. Sono gli avanzi della ruberia quello che va al popolo. Cosi vivono, di questo vivono i lider. Non è un piano contro la fame, è un piano di controinsurrezione.

Tutti i grandi e piccoli lider è li dove apprendono a orientare male al popolo, è li dove apprendono a essere mafiosi, imbroglioni, manipolatori.

Ascoltino quello che è la CIOAC: CIOAC della comunità 20 deNoviembre attaccarono i compagni della comunità 10 de Abril del caracol di Morelia pochi mesi fa. Quelli della CIOAC erano già entrati nella terra recuperata che confina con i compagni del territorio de La Realidad con Morelia, circa una anno fa.   Quelli della CIOAC attaccarono la gente di Guadalupe Los Altos lungo il fiume Euseba con pallottole, circa un mese fa. La CIOAC attaccò sparando alla gente di San José Las Palmas vicino a Las Margaritas ancora circa un mese fa. Quelli della CIOAC, circa 15 giorni fa, si scontrarono con la gente del Ejido Miguel Hidalgo Municipio de Las Margaritas.

Quelli della CIOAC si scontrarono con la loro stessa gente nel Municipio Rayon Norte del Chiapas dove ci fu un morto.

Quelli della CIOAC il 2 di maggio attaccarono, in una imboscata, i compagni de La Realidad, li dove assassinarono, in forma crudele, il compagno Galeano.

Questo è la CIOAC: paramilitari, diretti dai lider paramilitari Los Luises, con i loro capi supremi Peña Nieto e Velasco. Perché cosi dicono i loro padroni del neoliberalismo che sono complici loro.

Allora ci domandiamo: “Che futuro insegnano ai loro figli questa gente della CIOAC? Di essere paramilitari?” O essere assassini? In cambio di denaro per uccidere quelli del proprio popolo.

Questo è quello che hanno preparato i mal governi. Vanno a continuare così in qualsiasi caracol. Sono preparati contro di noi perché si stanno rendendo conto che rimane poca vita al sistema di malgoverni. Per questo cercano di fare qualsiasi cosa , per brutale che sia, contro di noi le zapatiste e gli zapatisti.

Qui a La Realidad il mal governo pianificò e attuò per tentare di assassinare l’EZLN perché noi stiamo costruendo un altro SISTEMA DI GOVERNO, contro l’altro mal SISTEMA capitalista.

Per loro siamo il gran nemico principale ed è la verità che siano loro nemici perché ya basta!. E con il nostro ya basta! c’è il “comandare obbedendo” dove il governo non governa ma il popolo governa e quelli che sono nel governo sono servitori.

Per questo quelli del mal governo pianificano, organizzano, spendono milioni per questo, comprano gente affinché vengano ad assassinarci.

Per questo non dobbiamo sbagliarci: il nemico è quello in alto. Solo se li tiriamo giù cessano di essere il nemico.

Con gli assassini ingannati sì si farà giustizia. Di tutto questo poi lo spieghiamo meglio.

Noi non ci vendichiamo, ci vendicheremo ma contro il capitalismo.

Compagne e compagni:

In verità non sappiamo parlare bene lo spagnolo, non sappiamo scrivere bene, non sappiamo leggere bene i libri, perché ci sono libri buoni e ci sono quelli che di fatto non servono perché anziché orientare ti confondono.

Ma noi leggiamo molto bene la situazione brutta, bruttissima in cui noi messicani viviamo in questo paese e in altri paesi del mondo.

La leggiamo pensando, ascoltando la gente in basso e a sinistra. E con questa lettura andiamo pensando come deve essere una vita migliore, cioè un altro sistema migliore.

Lo spagnolo lo parliamo con molto sforzo per svegliare quelli in basso e a sinistra, per condividere la nostra idea di una costruzione di come governarci nella campagna e nella città.

Per mostrare quello che siamo e apprendere dall’esempio della lotta di altri.

Alcuni scrivono molto perché non appresero nulla nel ministero dell’educazione pubblica, ma si misero solo la penna nel taschino della camicia e solo questo impararono.

Ma noi scriviamo con l’esempio e la pratica delle nostre compagne e compagni. Chiaro, ora sanno scrivere, già costruirono le loro scuole autonome.

Per questo diciamo chiaro che non è un problema se sappiamo o non sappiamo scrivere e parlare spagnolo, se sappiamo o non sappiamo leggere in spagnolo, se sappiamo molto o poco lo spagnolo, perché si cerca e si libera il pensiero e la pratica e così si va migliorando e correggendoci.

E così che le compagne e i compagni basi di appoggio zapatista scrivono nella pratica con la loro creazione di un nuovo sistema di governo contro l’altro mal sistema. Questa è la verità compagne e compagni della Sexta.

Senza sapere dove va la virgola, gli accenti, i segni e altre cose ma sappiamo quale sistema nuovo ha bisogno questo paese. O no compagne e compagni?

Compagne e compagni della Sexta. Lottiamo, lavoriamo, parliamo tra noi che siamo in basso. Non guardiamo più verso l’alto. Li non ci sono occhi né orecchie. Li non c’è rispetto.

Guardino, è come con i mezzi di comunicazione pagati: se lì cerchi informazione su come sta il mal sistema di questo paese non trovi nulla, perché non viene fuori niente.

Questo si; tutti i giorni escono note e notizie dei mal governi, perché sono pagati con migliaia di pesos. Che il Messico sta migliorando grazie a questo governo e quando ti giri per guardare in basso per vedere se è vero quello che dicono i mezzi di comunicazione ben pagati, vedi che è totalmente il contrario.

Quindi bisogna guardare in basso.

Cioè, se vogliamo sapere come lottano altri fratelli di altri paesi bisogna andare a leggere e ascoltare i mezzi di comunicazione alternativi o liberi. “Ascoltatori” li chiamiamo noi. Perché loro ascoltano e diffondono quello che hanno ascoltato senza cambiare nulla e lo mandano per altri lati affinché altre e altri, come noi zapatisti, apprendiamo dalle altre lotte, le ascoltiamo e le appoggiamo.

Cosi che avanzino compagni dei mezzi di comunicazione liberi in basso e a sinistra.

E’ come adesso. Se vogliamo sapere come e cosa stanno facendo ora le compagne e i compagni della Sexta, lo troviamo solo nei mezzi di comunicazione alternativi. Nei mezzi pagati non c’è niente. Perché? Perché non c’è paga in queste notizie.   E così per quanto siano a sinistra e rivoluzionari, ci sono quelli che tengono una gamba da una parte e una gamba dall’altra. Però è così. La dignità è quella che a loro manca.

Nei mezzi di comunicazione alternativi è dove ci siamo resi conto delle mobilitazioni dei compagni della Sexta, dove abbracciano la famiglia del compagno Galeano, salutano e abbracciano le compagne e i compagni de La Realidad con dignità e rabbia sia del Messico come di altri paesi del mondo. Così sappiamo delle mobilitazioni in tutti gli angoli del mondo per appoggiare, abbracciare la famiglia e i compagni del compa Galeano.

In Messico abbiamo visto molte altre proteste nelle città e molte altre forme di protestare nelle pagine di internet e e di twitter, così come lo chiamano, e che in tutto il mondo si incontrano tra di loro.

Compagni tutte e tutti siamo a La Realidad per la realtà che hanno fatto i mal governi che vogliono assassinarci e distruggere quello che si sta costruendo qui ne La Realidad e diciamo al malgoverno: “Il Popolo Zapatista de la Realidad mai permetterà che la distruggano” Sarà un giorno una realtà in questo paese quello che si sta costruendo qui ne La Realidad.   Se non poterono finirci all’alba del 1° di gennaio del 1994 ancor meno ora.   Perché è nostro impegno liberare questo paese , passi quello che passa, costi quello che ci costa e venga quello che viene.

Dalle montagne del sud est messicano

Per i Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno – Comando Generale del

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Subcomandante Insurgente Moisés

Maggio 2014, La Realidad per la realtà di questo paese che un giorno sarà realtà in tutto il mondo. Oggi, anno 20 della guerra contro l’oblio.

 

Traduzione da parte di Gianfranco di Ya Basta Milano-Italia

da

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/05/26/palabras-de-la-comandancia-general-del-ezln-en-voz-del-subcomandante-insurgente-moises-en-el-homenaje-al-companero-galeano-el-dia-24-de-mayo-del-2014-en-la-realidad-chiapas-mexico/

Quando ci rendemmo conto del vile e crudele assassinio del nostro compagno Galeano, sentimmo molto dolore e molta rabbia. Ma non potevamo fare come volevamo, ma dovevamo rispettare e obbedire il nostro popolo, quale cammino dovevamo percorrere e cosa dovevamo fare come EZLN che siamo.

Il rispetto di cui abbiamo parlato, come Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, lo dobbiamo al popolo e alle autorità autonome zapatiste. Così contenemmo la rabbia e il dolore che avevamo. Questo fino a quando le autorità autonome de La Realidad ci dissero: “Fin li siamo arrivati noi, ora la Comandancia dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale intervenga affinché si faccia giustizia contro l’attacco e l’assassinio contro la nostra organizzazione zapatista”. Allora abbiamo potuto venire con tutta la rabbia siamo venuti ad accompagnare i compagni e le compagne, per stare con loro, per investigare su questo vile assassinio perché queste persone, contras, paramilitari antizapatisti hanno quello che hanno, sono contro di noi , e si fanno passare come se fossero zapatisti, e così ottengono i loro progetti, dicendo che sono rappresentanti zapatisti. Sappiamo chi sono costoro e con chi, del mal governo, parlano. Sappiamo degli sciocchi del malgoverno che ci cascano credendo che stanno parlando con noi.

Qui glielo diciamo ancora a questo fottuto malgoverno: Non siamo mendicanti, non riceviamo gli avanzi della loro tavola, non cerchiamo, né riceviamo briciole, cerchiamo di governarci con il nostro popolo del Messico con giustizia , libertà e democrazia. Non sono gli zapatisti che parlano con loro. Non parlano con il malgoverno oggi né mai. Non abbiamo la seppur minima fiducia di questi senzacervello. A noi non ci importa che questi trattino quelli del malgoverno come stupidi e li ingannino con frottole da venduti. Perché così sono i malgoverni: gente ignorante e stupida, che non ha l’intelligenza per governare, hanno solo mani grandi per rubare. E’ così come lo dimostrano e l’hanno dimostrato i presidenti municipali, i reggenti, il Manuel Velasco, il Peña Nieto. Tutti loro, di qualunque partito appartengano, sono ignoranti che si muovono solo quando c’è da rubare e si pettinano, si fanno belli per fare la foto che andrà sulla stampa prezzolata. Così lo abbiamo visto da più di 71 anni del PRI, nei 12 anni del PAN e ora continuano con il PRI.  Inoltre è quello che si vede nei governi locali da dove passano più partiti come il Verde Ecologista, quello della Rivoluzione Democratica, il Partito del Lavoro, il Movimento Cittadino e qualsiasi altro che hanno e che avranno dei politici professionali.

Compagne e compagni, la rabbia che abbiamo è contro il capitalismo perché quello che fecero al compagno Galeano fu per mano del capitalismo. E qualsiasi cosa fanno o assassinano a un altro compagno di questa comunità, questa viene pianificata dal mal governo contro di noi come organizzazione EZLN. Quando vediamo il compagno Galeano, vediamo gli assassini e vediamo anche chi sta dietro questi assassini: Velasco e chi sta dietro Velasco che è Peña Nieto e chi sta dietro il vendipatria del Peña Nieto che è il gran capitale che è il vero criminale disumano del capitalismo neoliberale. Si stanno lavando le mani o si laverranno le mani. E’ stata una mascherata il fatto che arrestarono questo o quello che sia. Ma non lo fanno perché ci sia giustizia e perché paghino gli assassini ma per tentare di calmare la grande ondata di dolore e rabbia che si alzò in tutto il mondo. Ossia lo fanno per tranquilizzare a gente come voi, compagne e compagni della Sexta e alunni e alunne della escuelita di tutto il mondo. Perché sono loro quelli che organizzaroro tutto, per fare quello che hanno fatto con noi.

E’ così è per una tal Florinda Santis di qui de La Realidad, antizapatista e reggente del PAN a Las Margaritas. E’ lei e altri che chiamarono quelli de La Realidad per offrire loro denaro che viene dal mal governo. Questa tal Florinda si mette d’accordo con il tale Commissario per la Pace e si riunisce con gli ex governatori, presidenti municipali, governo statale, deputati e senatori del governo federale. Da tempo prima andavano pianificando insieme al malvagio Luis H. Alvarez. Si riuniva con questa tal Florinda e un certo Carmelino per portare avanti il vile lavoro paramilitare di queste persone vendute de La Realidad. Così tra gli uni e gli altri di questi parassiti prepararono il piano insieme a questa gente de La Realidad che, alla fine, divennero gli esecutori. Questi non si rendono conto di come vengono usati e usate. Perché possono vedere che, questa Florinda Santis, così lo orientò, gli diede le istruzioni: “Se fanno in modo che gli zapatisti abbiano più problemi con voi, vi procuriamo più denaro, più progetti e vi procuriamo delle armi”. E realizzarono la provocazione fino ad arrivare alla imboscata e uccidere quelli che capitano sotto mano. E così fu. Visto che lei sapeva che già non sono zapatisti li chiama per organizzarli. E la reggente si mette d’accordo con tutti i governi li porta davanti alle autorità e al governo, li copre di denaro, di progetti e armi. Più impegno ci mettono con queste autorità e più vedono che sono appoggiati dal malgoverno e cioè che sono condizionati dalla merda dei progetti, che devono essere paramilitari in modo da ottenere progetti.

Ora che già hanno ucciso, la stessa Florinda torna a ingannare.   I malgoverni hanno bisogno di pulire il crimine affinché non appaia che furono loro a pianificare, organizzare e finanziare tutto. Devono fare in modo che si arrestino gli assassini in modo che si sappia che non furono loro. Ma la verità è che furono loro.   E’ come un filo o una catena, una dopo l’altra: Florinda la reggente, dirigenti della CIOAC, presidente municipale, governatore, ex governatori che erano d’accordo che si passasse il denaro ai paramilitari e stavano molto in silenzio e ora parlano ma per difendere i criminali e sicuro che questo vale anche per quello che dice di essere il Commissario di Pace che ha mandato gente a offrire denaro e appoggio a dirigenti dell’EZLN affinché passino informazioni se il subcomandante insurgente Marcos sta molto ammalato, o se già è morto. Ma già avete visto con i vostri occhi se il Sup Marcos è molto ammalato o se è morto. E cosi fanno anche deputati e senatori del governo federale.   Tutta la forza dei malgoverni l’hanno messa in questo attaco criminale e vengono anche appoggiati, in questo piano, da gente che si dice di sinistra, progressista e democratica.

Compagne e compagni il mal governo ha il piano di assassinare l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale . Il malgoverno vuole e continua a desiderare che diventiamo come loro che sono macchiati del sangue di un compagno lottatore che non si vendette e non si arrese, non cambiò direzione. Perché questi uomini e donne ingannati, manipolati e manipolate stanno obbedendo ai mal governi dei tre livelli. Vedano, loro stessi l’hanno detto quando portarono a termine l’assassinio. Dicevano. “Vengano, portiamo qualcosa , machete, bastoni, pietre per appoggiare i nostri uomini. Ricordiamoci che così ci ha detto il governo, per questo stiamo ricevendo il Programma di Opportunità” Così gridavano, così dicevano. I mal governi pensano e vogliono che ci ammazziamo tra di noi indigeni, vogliono che perdiamo la nostra testa, vogliono che siamo più pazzi di loro , vogliono che siamo più assassini di come sono loro, per poter dire ai mezzi di comunicazione venduti e che hanno comprato che questo è un problema intercomunitario.

I mal governi pensano e vogliono organizzare la gente e dicono loro “Ammazzate gli zapatisti con qualsiasi pretesto così si stancano della loro lotta di liberazione nazionale” . Il piano di questi assassini era quello di integrarci uccidendoci e continueranno a provarci una volta e un’altra volta ancora e continueranno con questo.   Perché dicono: “andiamo a prendere il caracol”.   Così cercheranno di fare in tutti i caracoles . Pensano che con l’assassinio di un compagno come Galeano, va a finire la lotta, la nostra organizzazione. Ma non è così. Per questo siamo qui, perché sia chiaro che la lotta zapatista non finisce. Vogliono che finisca l’esempio della nostra lotta, pensano che abbiamo paura che ci ammazzino. Noi sappiamo che siamo disposti e disposte a morire se è necessario così come i compagni caduti nell’anno 1994 che sapevano perché andavano a morire. E continuiamo la nostra lotta come continuò a farla il nostro compagno Galeano, perché lui segui l’esempio dei nostri compagni caduti. Così noi seguiamo l’esempio del nostro compagno Galeano. Per loro siamo esempio in Messico e nel mondo.

Compagne e compagni il nostro dovere principale come EZLN sono le comunita zapatiste, i nostri compagni e compagne base di appoggio. Se loro hanno un problema è la prima cosa che vediamo e cerchiamo di appoggiare. Noi non diciamo che venga un altro giorno o lo vediamo dopo o altro pretesto. Per questo abbiamo sospeso la nostra partecipazione con le nostre compagne e nostri compagni del Congresso Nazionale Indigeno e l’omaggio al compagno Luis Villoro. Non potevamo stare in due luoghi nello stesso tempo. Non potevamo seguire questo grave problema e nello stesso tempo occuparci di ospitare migliaia che avrebbero partecipato a questi incontri venendo da tutto il mondo. Quindi abbiamo dovuto scegliere e abbiamo scelto il nostro popolo. Siamo venuti fino a La Realidad, il paese del compagno Galeano e della sua famiglia e dei suoi compagne e compagni, dove sta la rabbia e il dolore. Come compagni che siamo e zapatisti veri che siamo dovevamo stare con le compagne e i compagni e sospendemmo i lavori. Non siamo andati passeggiando in altri luoghi come all’estero facendo discorsi perché la cosa più importante per noi sono le compagne e i compagni delle comunità, loro sono la nostra forza, nostro alimento, nostro destino. Loro sono noi.

Compagne e compagni siamo venuti a dissotterrare il nostro compagno Galeano. Tra poco potranno vedere come.

Queste persone che lo hanno assassinato sono sole, sono macchiate dal sangue pulito e puro di un lottatore. Per questo mai potranno lavarsi.   Stanno facendo il lavoro del demonio di Peña Nieto e di Velasco, del demonio del capitalismo neoliberale. Stanno obbedendo agli ordini del supremo paramilitare che è Peña Nieto e Velasco che perseguitano il popolo, le donne e gli uomini che lottano. Perseguitano le donne e gli uomini güeros [di pelle bianca NdT], perché ci sono compagne e compagni güeros che sono in basso e a sinistra. Perché è chiaro quello che vogliamo, quello che cerchiamo per questo paese e forse per il mondo: quello che diciamo: “Il popolo comanda e il governo obbedisce”. Andiamo a mettere sotto terra poco a poco questo sistema capitalista ingiusto, fottuto, sorpassato, disuguale, che già puzza e inquina con il suo marciume il mondo. Siamo mile e mille le zapatiste e gli zapatisti. In questo momento ci sono compagne e compagni nei caracoles che stanno facendo omaggio al compagno Galeano che non sono potuti venire fin qui. Ci sono compagne e compagni che stanno manifestando e protestando in varie parti del Messico, in varie città di altri paesi perché vedono che quello che stiamo costruendo è una alternativa, vedono un altro tipo di sistema di un mondo nuovo, si rendono conto che davvero siamo anticapitalisti. Per questo fu così tanto crudele la forma con cui assassinarono il compagno Galeano perché così glielo ordinò, così disse loro il mal governo di Peña Nieto e Velasco. E devono obbedire perché per questo sono pagati.   La disgrazia è che c’è gente con la testa fottuta e putrida che non pensano ai loro figli e figlie, che li lasciano a fare il lavoro per questi criminali. Perché è necessario avere giustizia.

Compagne e compagni i mal governi non ci rispettano come indigeni come noi siamo. Ci vedono come cani e pensano che siamo cani perché i cani si mordono tra di loro e si ammazzano tra di loro a seconda di chi vince. Noi diciamo chiaro “Non siamo cani. Siamo una organizzazione che lotta per la liberazione nazionale anticapitalista. Lottiamo per la Libertà, Giustizia e la Democrazia. Lottiamo per un mondo migliore, un mondo dove possano entrare tutti i mondi. Non permetteremo che ci facciano cambiare strada che è quello che vogliono questi brutti stronzi, malpartoriti dei mal governi”.   Ci da dolore e tristezza quello che fecero al nostro compagno Galeano, ma non andiamo a macchiarci con il male di fronte al male; perché lottiamo per la giustizia, per milioni di esseri viventi di questo paese e vogliamo e cerchiamo giustizia per i secoli dei secoli e per sempre e non come questi mal chiamati governi capitalisti che non sanno cos’è la giustizia perché essi sono gli stessi che commettono le ingiustizie. Continueremo il lavoro che ci ha lasciato il compagno Galeano e andiamo a farlo con la giusta e degna rabbia che ci lasciò. Il popolo comanda e il governo obbedisce. Come lui lo fece, con l’esempio dei compagni caduti nell’anno 1994. Dobbiamo seguirlo. Seguiremo l’esempio delle compagne compagni qualsiasi caduti, non importa se erano comandanti o non comandanti.

Abbiamo davanti molta strada per guadagnare la libertà del nostro popolo del Messico, non come dicono loro che ci sono solo due strade: le elezioni o le armi. Abbiamo visto durante questi 20 anni che quando dialoghiamo con questi vendepatria non è servito a niente. Nessuno dei tre poteri parassiti attuarono quello che avevano detto nel dialogo. Il dialogo che è servito è quello con la gente che sta in basso e a sinistra e ora sono le compagne e i compagni della Sexta, le compagne e i compagni dei mezzi di comunicazione liberi e alternativi che alcuni stanno qui e altri non poterono venire. A questo è servito il dialogo con il popolo del Messico e del mondo: ascoltare e apprendere. E ora, questo dialogo di ascolto, è toccato a migliaia di compagne e compagni attraverso la nostra escuelita. Ossia ci stiamo dando il turno a dialogare: comandi e basi con quelli in basso e a sinistra. All’inizio toccava ai comandanti dialogare e ora alle nostre compagne e ai nostri compagni delle comunità gli tocca dialogare.

Questa è la verità compagne e compagni. Ossia stiamo diventando tutti e tutte come buoni rappresentanti, come abbiano detto “Il popolo comanda e il governo obbedisce”. Per questo noi come zapatisti non siamo per lottarre al fine di prender il potere né con le elezioni, né con le armi ma siamo perché il popolo decida il suo cammino e lo faccia senza partiti politici che lo inganna e non lo rispetta e per difendere il nostro popolo.

Compagne e compagni la gente della CIOAC cosa fanno oltre al lavoro di essere paramilitari? E a chi serve questo?   Ai ricchi difendendo quelli che li sfruttano.   E di questo sono responsabili i loro lider, sia statali che nazionali che dicono di essere.   E’ certo: i lider statali e nazionali della CIOAC stavano nella pianificazione ed erano d’accordo con la “Crociata Nazionale contro la fame” perché li è dove c’è il denaro per rubare quello che è del popolo, sono gli avanzi quello che va al popolo. Cosi vivono, di questo vivono i lider. Non è un piano contro la fame, è un piano di controinsurrezione. Tutti i grandi e piccoli lider è li dove apprendono a orientare male al popolo, è li dove apprendono a essere mafiosi, imbroglioni, manipolatori.

Ascoltino quello che è la CIOAC:

–        CIOAC della comunità 20 Noviembre attaccarono quelli che erano il popolo della comunità 10 de Abril del caracol di Morelia pochi mesi fa. Quelli della CIOAC erano già entrati nella terra recuperata che confina con i compagni del territorio de La Realidad con Morelia, circa una anno fa.

–        quelli della CIOAC attaccarono la gente di Guadalupe Los Altos lungo il fiume Euseba con pallottole, circa un mese fa. La CIOAC attaccò sparando a lla gente di San José Las Palmas vicino a Las Margaritas.

–        quelli della CIOAC, circa 15 giorni fa, si scontrarono con la gente del Ejido Miguel Hidalgo Municipio de Las Margaritas.

–        quelli della CIOAC si scontrarono con la loro stessa gente nel Municipio Rayon Norte del Chiapas dove ci fu un morto.

–        Quelli della CIOAC il 2 di maggio attaccarono, in una imboscata, i compagni de La Realidad, li dove assassinarono, in forma crudele, il compagno Galeano.

Questo sono la CIOAC: paramilitari. Diretti dai lider paramilitari Los Luises, con i loro capi supremi Peña Nieto e Velasco. Perché cosi dicono i loro padroni del neoliberalismo che sono complici loro. Allora ci domandiamo: “Che futuro insegnano ai loro figli questa gente della CIOAC? Di essere paramilitari?” O essere assassini? In cambio di denaro per uccidere quelli del proprio popolo.   Questo è quello che hanno preparato i mal governi. Vanno a continuare così in qualsiasi caracol. Sono preparati contro di noi perché si stanno rendendo conto che rimane poca vita al sistema del malgoverno. Per questo vanno a fare qualsiasi cosa per brutale che sia contro di noi le zapatiste e gli zapatisti. Qui a La Realidad lo pianificò e lo portò avanti il mal governo per tentare di assassinare l’EZLN perché noi stiamo costruendo un altro sistema di governo, contro l’altro mal sistema capitalista. Per loro siamo il gran nemico principale ed è la verità che siano loro nemici perché ya basta!. E con questo ya basta! c’è il “comandare obbedendo” dove il governo non governa ma il popolo governa e quelli che sono nel governo sono servitori. Per questo quelli del mal governo pianificano, organizzano, spendono milioni per questo, comprano gente affinché vengano ad assassinarci. Per questo non dobbiamo sbagliarci: il nemico è quello in alto. Solo se li tiriamo giù cessano di essere il nemico. Con gli ingannati, gli assassini sì si farà giustiizia e tutto questo poi lo spieghiamo meglio. Noi non ci vendichiamo, ci vendichiamo ma contro il capitalismo.

Compagne e compagni, in verità non sappiamo parlare bene lo spagnolo, non sappiamo scrivere bene, non sappiamo leggere bene i libri, perché ci sono libri buoni e ci sono quelli che di fatto non servono perché anziché orientare ti confondono. Ma noi leggiamo molto bene la situazione brutta, bruttissima in cui noi messicani viviamo in questo paese e in altri paesi del mondo. La leggiamo pensando, ascoltando la gente in basso e a sinistra. E con questa lettura andiamo pensando come deve essere una vita migliore, cioè un altro sistema migliore. Lo spagnolo lo parliamo con molto sforzo per svegliare quelli in basso e a sinistra, per condividere la nostra idea di una costruzione di come governarci nella campagna e nella città, per mostrare quello che siamo e apprendere dall’esempio della lotta di altri. Alcuni scrivono molto perché non appresero nulla nel ministero dell’educazione pubblica, ma si misero solo la penna nel taschino della camicia e solo questo impararono. Ma noi scriviamo con l’esempio e la pratica delle nostre compagne e compagni. Chiaro, ora sanno scrivere, già costruirono le loro scuole autonome. Per questo diciamo chiaro che non è un problema se sappiamo o non sappiamo scrivere e parlare spagnolo, se sappiamo o non sappiamo leggere, se sappiamo molto o poco lo spagnolo, perché si cerca e ci si impegna con il pensiero e la pratica e così si va migliorando e correggendoci. E così che le compagne e i compagni basi di appoggio zapatista scrivono nella pratica con la loro creazione di un nuovo sistema di governo contro il mal sistema. Questa è la verità compagne e compagni della Sexta. Senza sapere dove va la virgola, gli accenti, i segni e altre cose ma sappiamo quale sistema nuovo ha bisogno questo paese. O no compagne e compagni?

(Risposta del popolo) “Si”

Così per domandare per vedere come va.

Compagne e compagni della Sexta. Lottiamo, lavoriamo, parliamo tra noi che siamo in basso. Non guardiamo più verso l’alto. Li non ci sono occhi né orecchie. Li non c’è rispetto. Guardino, è come con i mezzi di comunicazione pagati: se lì cerchi informazione su come sta il mal sistema di questo paese non trovi nulla, non viene fuori niente. Questo si; tutti i giorni escono note e notizie dei mal governi, perché sono pagati con migliaia di pesos, che il Messico sta migliorando grazie a questo governo e quando ti giri per guardare in basso per vedere se è vero quello che dicono i mezzi di comunicazione ben pagati, vedi che è totalmente il contrario.

Quindi bisogna guardare in basso. Cioè se vogliamo sapere come lottano altri fratelli di altri paesi bisogna andare a leggere e ascoltare i mezzi di comunicazione alternativi e liberi. Ascoltali, diciamo noi. Perchè loro ascoltano e diffondono quello che hanno ascoltato senza cambiare nulla e lo mandano per altri lati affinché altre e altri, come noi zapatisti, apprendiamo dalle altre lotte, le ascoltiamo e le appoggiamo. Cosi avanti! compagni dei mezzi di comunicazione liberi in basso e a sinistra E’ come ora. Se vogliamo sapere come e cosa stanno facendo le compagne e i compagni della Sexta ora lo troviamo solo nei mezzi di comunicazione alternativi. Nei mezzi pagati non c’è niente. Perché non c’è paga in queste notizie.   E così per quanto siano a sinistra e rivoluzionari hanno una gamba da una parte e una gamba dall’altra. E’ così: la dignità, è questa che a loro manca.

Nei mezzi di comunicazione alternativi è dove ci siamo resi conto delle mobilitazione delle compagne e compagni della Sexta, dove abbracciano la famiglia del compagno Galeano, salutano e abbracciano le compagne e i compagni de La Realidad con dignità e rabbia sia del Messico come di altri paesi del mondo. Così sappiamo delle mobilitazioni in tutti gli angoli del mondo per appoggiare, abbracciare la famiglia del compagno Galeano e i compagni de La Realidad.

In Messico abbiamo visto molte altre proteste nelle città e molte forme di protestare nelle pagine di internet e di twitter, così lo chiamano. Proteste che in tutto il mondo si incontrano tra di loro.

Compagni tutte e tutti siamo nella realtà de La Realidad per quello che hanno fatto i mal governi che vogliono assassinarci e distruggere quello che si sta costruendo qui ne La Realidad e diciamo al malgoverno: “Il popolo zapatista de la Realidad mai permettarà che la distruggano” Sarà un giorno una realtà in questo paese quello che si sta costruendo qui ne La Realidad.   Se non poterono finirci all’allba del 1° di gennaio del 1994 ancor meno ora.   Perché è nostro impegno liberare questo paese , passi quello che passa, costi quello che ci costa e venga quello che viene.

Dalle montagne del sud est messicano

Per i Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno

Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Subcomandante Insurgente Moises

Maggio 2014

La Realidad per la realtà di questo paese che un giorno sarà realtà in tutto il mondo

Oggi, anno 20 della guerra contro l’oblio.

Grazie compagne e compagni.

 

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Il Subcomandante Marcos annuncia la sua scomparsa

Alle 2:08 dell’alba di oggi, il Subcomandante Marcos ha annunciato che a partire da quel momento smetterà di esistere. In una conferenza stampa con i media liberi che partecipavano all’omaggio a Galeano, lo zapatista assassinato nella comunità zapatista di La Realidad, il capo militare dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), ha detto: “se posso definire Marcos, il personaggio, vi direi senza alcun dubbio che è stata una pagliacciata”.

Dopo più di 20 anni alla guida delll’organizzazione politico-militare sollevatasi in armi il primo gennaio del 1994, Marcos ha annunciato il passaggio di testimone. Ha detto che dopo i corsi della Escuelita Zapatista dell’anno scorso e dell’inizio di questo, “ci siamo resi conto che oramai c’era già una generazione che poteva guardarci, che poteva ascoltarci e parlarci senza bisogno di una guida o leadership, né pretendere sottomissione”. Allora, ha detto, “Marcos, il personaggio, non era più necessario. La nuova tappa della lotta zapatista era pronta”.

Nella comunità emblematica di La Realidad, la stessa in cui il 2 maggio scorso un gruppo di paramilitari della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica (CIOAC-H), ha assassinato la base di appoggio zapatista Galeano, il subcomandante Marcos è apparso di buon mattino di fronte ai rappresentanti dei media liberi accompagnato da sei comandantes e comandantas del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno e del Subcomandante Insurgente Moisés, al quale nel dicembre scorso aveva trasferito il comando.

“È nostra convinzione e la nostra pratica che per rivelarsi e lottare non sono necessari né leader né capi, né messia né salvatori; per lottare c’è bisogno solo di un po’ di vergogna, una certa dignità e molta organizzazione, il resto o serve al collettivo o non serve”, ha detto Marcos.

Con una benda nera col disegno di un teschio da pirata che copriva l’occhio destro, il fino ad ora portavoce zapatista ha ricordato l’alba del primo gennaio 1994, quando “un esercito di giganti, cioè, di indigeni ribelli, scese in città per scuotere il mondo. Solo qualche giorno dopo, col sangue dei nostri caduti ancora fresco per le strade, ci rendemmo conto che quelli di fuori non ci vedevano. Abituati a guardare gli indigeni dall’alto, non alzavano lo sguardo per guardarci; abituati a vederci umiliati, il loro cuore non comprendeva la nostra degna ribellione. Il loro sguardo si era fermato sull’unico meticcio che videro con un passamontagna, cioè, non vedevano. I nostri capi e cape allora dissero: ‘vedono solo la loro piccolezza, inventiamo qualcuno piccolo come loro, cosicché lo vedano e che attraverso di lui ci vedano’ “.

Così è nato Marcos, frutto di “una complessa manovra di distrazione, un trucco di magia terribile e meraviglioso, un gioco malizioso del nostro cuore indigeno; la saggezza indigena sfidava la modernità in uno dei suoi bastioni: i mezzi di comunicazione”.

La cronaca della conferenza, firmata dai “mezzi liberi, alternativi, autonomi o come si chiamino”, diffusa su diversi portali di comunicazione alternativa come Radio Pozol, Promedios e Reporting on Resistences, riproduce un clima di applausi ed evviva all’EZLN dopo l’annuncio della Comandancia.

La figura del subcomandante Marcos ha fatto il girò del mondo fin dalle prime ore del primo gennaio 1994. L’immagine di un uomo armato con cartucciere rosse ed un R-15, con indosso una divisa color caffè e nera coperto da un chuj di lana degli Altos del Chiapas, con il volto coperto da un passamontagna che fumava la pipa, era sulle prime pagine dei giornali più importanti del pianeta. Nei giorni e settimane successive arrivavano i suoi comunicati carichi di ironia ed umorismo, provocatori ed irriverenti. Qualche foglio bianco scritto a macchina da scrivere letteralmente raffazzonati per la stampa nazionale e internazionale. Venti anni e quattro mesi dopo, Marcos annuncia la fine di questa tappa.

“Difficile credere che venti anni dopo quel ´niente per noi´ no fosse uno slogan, una frase buona per striscioni e canzoni, ma una realtà, La Realidad”, ha detto Marcos. Ed ha aggiunto: “se essere coerente è un fallimento, allora l’incoerenza è la strada per il successo, per il potere. Ma noi non vogliamo prendere quella strada, non ci interessa. Su queste basi, preferiamo fallire che vincere.”

“Pensiamo”, ha deto, “che è necessario che uno di noi muoia affinché Galeano Viva. Quindi abbiamo deciso che Marcos oggi deve morire”.

“Alle 2:10 il Subcomandante Insurgente Marcos è sceso per sempre dal palco, si sono spente le luci ed è partita un’ondata di applausi degli e delle aderenti della Sexta, seguita da un’ondata ancora più grande di applausi delle basi di appoggio zapatiste, miliziani ed insurgentes“, hanno riferito dalla Realidad.

Fedele al suo stile ironico ed ai suoi tradizionali post scritti, il personaggio di Marcos ha concluso: P.S. 1 Game Over. 2. – Scaccomatto. 3. – Touché. 4. – Così Mhhh, è questo l’inferno? 5. – Cioè, senza l maschera posso andarmene in giro nudo? 6. – Qui è buio, ho bisogno di una torcia…”

Di seguito, la lettera completa di addio del Subcomandante Insurgente Marcos.

http://desinformemonos.org/2014/05/adios-al-subcomandante-marcos-nace-galeano/

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TRA LUCE ED OMBRA

La Realidad, Pianeta Terra

Maggio 2014

Compagna, compañeroa, compagno:

Buona notte, sera, giorno, qualunque sia la vostra geografia, tempo e modo.

Buone albe.

Chiedo in particolare alle compagne, compagni e compañeroas della Sexta che vengono da altre parti, ai media liberi compagni, di avere pazienza, tolleranza e comprensione per quello che dirò, perché queste saranno le mie ultime parole in pubblico prima di smettere di esistere.

Mi rivolgo a voi e a coloro che attraverso di voi ci ascoltano e ci guardano.

Forse all’inizio, o durante questo discorso, potrebbe nascere nel vostro cuore la sensazione che qualcosa sia fuori luogo, che qualcosa non quadri, come se mancassero dei tasselli per dare un senso al rompicapo che si sta delineando. Come se mancasse qualcosa.

Forse dopo giorni, settimane, mesi, anni, decenni si capirà quello che ora diciamo.

Le mie compagne e compagni dell’EZLN a tutti i livelli non mi preoccupano, perché questo è il nostro modo: camminare, lottare, sapendo che manca sempre ancora qualcosa.

Inoltre, nessuno si offenda, ma l’intelligenza delle/dei compas zapatisti è molto al di sopra della media.

Per il resto, ci inorgoglisce che sia davanti a compagne, compagni e compañeroas, sia dell’EZLN che della Sexta che si comunica pubblicamente questa decisione collettiva.

Ed è bello che sarà attraverso i media liberi, alternativi, indipendenti di questo arcipelago di dolori, rabbie e degna lotta che chiamiamo “la Sexta“, che verrete a conoscenza di quello che dirò dovunque vi troviate.

Se a qualcun altro interesserà sapere che cosa è successo in questo giorno dovrà rivolgersi ai media liberi per saperlo.

Bene dunque. Benvenute e benvenuti nella realtà zapatista.

I.- Una decisione difficile.

Quando nel 1994 con sangue e fuoco irrompemmo ed interrompemmo, per noi zapatisti non iniziava la guerra.

La guerra dell’alto, con la morte e la distruzione, la spoliazione e l’umiliazione, lo sfruttamento ed il silenzio imposti al vinto, la stavamo già subendo da secoli.

Quello che per noi inizia nel 1994 è uno dei molti momenti della guerra di quelli che stanno in basso contro quelli che stanno sopra, contro il loro mondo.

Quella guerra di resistenza che si svolge giorno per giorno per le strade di ogni angolo dei cinque continenti, nelle campagne e sulle montagne.

La nostra, come quella di molti e molte del basso, era ed è una guerra per l’umanità e contro il neoliberismo.

Contro la morte, noi chiedevamo vita.

Contro il silenzio, esigevamo la parola ed il rispetto.

Contro l’oblio, la memoria.

Contro l’umiliazione e il disprezzo, la dignità.

Contro l’oppressione, la ribellione.

Contro la schiavitù, la libertà.

Contro l’imposizione, la democrazia.

Contro il crimine, la giustizia.

Chi con un po’ di umanità nelle vene potrebbe o può contestare queste richieste?

Ed in quei momenti molti ascoltarono.

La guerra che iniziammo ci diede il privilegio di raggiungere ascolti e cuori attenti e generosi in geografie vicine e lontane.

Mancava certo qualcosa, e manca ancora, ma allora ottenemmo lo sguardo dell’altro, il suo ascolto, il suo cuore.

Allora ci vedemmo nella necessità di rispondere ad una domanda decisiva:

“Che cosa fare?”

I tetri conti della vigilia non includevano la possibilità di porci domande. Cosicché questa domanda ne portò altre:

Preparare quelli che seguiranno il cammino della morte?

Formare altri e migliori soldati?

Investire impegno nel migliorare la nostra malconcia macchina da guerra?

Fingere dialoghi e disposizione alla pace, ma continuare a preparare nuovi colpi?

Ammazzare o morire come unico destino?

O dovevamo ricostruire il cammino verso la vita, quello che avevano rotto e rompono dall’alto?

La strada non solo dei popoli originari, ma anche di lavoratori, studenti, maestri, giovani, contadini, oltre a tutte le differenze che si celebrano in alto, e sotto si perseguono e si puniscono.

Dovevamo segnare col nostro sangue il cammino che altri dirigono verso il Potere, o dovevamo rivolgere il cuore e lo sguardo verso quelli che siamo e quelli che sono quello che siamo, i popoli originari, guardiani della terra e della memoria?

Nessuno allora sentì, ma con le nostre prime incerte parole avvertimmo che il nostro dilemma non era tra negoziare o combattere, bensì tra morire o vivere.

Chi allora avesse inteso che quel precoce dilemma non era individuale, forse avrebbe capito meglio quello che è successo nella realtà zapatista negli ultimi 20 anni.

Ma vi dicevo che ci imbattemmo in quella domanda e quel dilemma.

Ed abbiamo compiuto una scelta.

Invece di formare guerriglieri, soldati e squadroni, abbiamo formato promotori di educazione, di salute, e sono state lanciate le basi dell’autonomia che oggi stupisce il mondo.

Invece di costruire quartieri militari, migliorare il nostro armamento, innalzare muri e trincee, sono state costruite scuole, ospedali e centri di salute, abbiamo migliorato le nostre condizioni di vita.

Invece di lottare per occupare un posto nel Partenone delle morti individualizzate del basso, abbiamo scelto di costruire la vita.

Tutto questo in mezzo ad una guerra che non perché sorda fosse meno letale.

Perché compas, una cosa è gridare “non siete soli”, ed un’altra affrontare solo col proprio corpo una colonna blindata di truppe federali, come successe nella zona degli Altos del Chiapas, e sperare che con un po’ di fortuna qualcuno lo venga a sapere, e sempre con un po’ di fortuna sperare che chi lo viene a sapere si indigni, e che con un altro poco più di fortuna chi si indigna faccia qualcosa.

Nel frattempo, i blindati vengono fermati dalle donne zapatiste, ed in mancanza d’altro è stato con improperi e pietre che il serpente di acciaio dovette tornare indietro.

E nella zona nord del Chiapas subire la nascita e lo sviluppo delle guardias blancas, riciclate allora come paramilitari; e nella zona Tzotz Choj le aggressioni continue di organizzazioni contadine che di “indipendente” a volte non hanno nemmeno il nome; e nella zona della Selva Tzeltal la combinazione di paramilitari e contras.

Ed una cosa è gridare “tutti siamo marcos” o “non tutti siamo marcos”, a seconda del caso o cosa, ed un’altra la persecuzione con tutto il macchinario di guerra, l’invasione dei villaggi, il “rastrellamento” delle montagne, l’uso dei cani addestrati, le pale degli elicotteri blindati che agitano le cime delle ceibe, l’ordine “vivo o morto” lanciato nei primi giorni di gennaio del 1994 e che raggiunse il suo livello più isterico nel 1995 e nel resto del sessennio dell’allora impiegato di una multinazionale, e che questa zona di Selva di Confine ha patito dal 1995 ed al quale si somma poi la stessa sequenza di aggressioni di organizzazioni contadine, l’uso di paramilitari, la militarizzazione, la persecuzione.

Se c’è un mito in tutto questo non è il passamontagna, ma la menzogna che si ripete fin da quei giorni, perfino ripresa da persone molto istruite, e cioè che la guerra contro gli zapatisti è durata solo 12 giorni.

Non farò un resoconto dettagliato. Qualcuno con un po’ di spirito critico e serietà può ricostruire la storia, e sommare e sottrarre per ottenere il risultato, e dire se sono stati e sono più i giornalisti dei poliziotti e soldati; se sono state più le lusinghe delle minacce e gli insulti, se il prezzo offerto era per vedere il passamontagna o per catturarlo “vivo o morto”.

In quelle condizioni, a volte solo con le nostre forze ed altre con l’appoggio generoso ed incondizionato di gente buona di tutto il mondo, si è andati avanti nella costruzione ancora incompiuta, certo, ma già definita di quello che siamo.

Non è dunque solo una frase, fortunata o sfortunata, a seconda se la si guardi dall’alto o dal basso, questa “siamo qui i morti di sempre, che muoiono di nuovo, ma ora per vivere“. È la realtà.

E quasi 20 anni dopo…

Il 21 dicembre del 2012, quando politica ed esoterismo coincidevano come altre volte nel predire catastrofi che cadono sempre sui soliti, quelli in basso, abbiamo replicato il colpo di mano del 1° gennaio ’94 e, senza sparare un solo colpo, senza armi, col nostro solo silenzio, abbiamo di nuovo soverchiato la superbia della città culla e nido del razzismo e del disprezzo.

Se il primo gennaio 1994 migliaia di uomini e donne senza volto attaccarono e presero le guarnigioni che proteggevano le città, il 21 dicembre 2012 sono state decine di migliaia di persone a prendere senza parole gli edifici da dove si celebrava la nostra scomparsa.

Il solo fatto inappellabile che l’EZLN non solo non si era indebolito, e tanto meno era scomparso, ma che era cresciuto quantitativamente e qualitativamente, sarebbe stato sufficiente per qualsiasi mente mediamente intelligente a rendersi conto che, in questi 20 anni, qualcosa era cambiato all’interno dell’EZLN e delle comunità.

Forse più di qualcuno penserà che sbagliammo nella scelta, che un esercito non può né deve impegnarsi per la pace.

Per molte ragioni, certo, ma la principale era ed è perché con una scelta diversa avremmo finito per sparire.

Forse è vero. Forse abbiamo sbagliato a scegliere di coltivare la vita invece di adorare la morte.

Ma noi abbiamo scelto senza ascoltare quelli di fuori. Non ascoltando quelli che chiedono ed esigono sempre la lotta fino alla morte, quando i morti però li mettono gli altri.

Abbiamo scelto guardandoci ed ascoltandoci, come il Votán collettivo che siamo.

Abbiamo scelto la ribellione, cioè, la vita.

Questo non vuol dire che non sapessimo che la guerra dell’alto avrebbe cercato e cerca di imporre di nuovo il suo dominio su di noi.

Sapevamo e sappiamo che avremmo sempre dovuto difendere ciò che siamo e come siamo.

Sapevamo e sappiamo che continuerà ad esserci la morte affinché ci sia la vita.

Sapevamo e sappiamo che per vivere, moriamo.

II.- Un fallimento?

Da quelle parti dicono che non abbiamo ottenuto niente per noi.

Non smette di sorprendere come si usi con tanta impudenza questa posizione.

Pensano che i figli e le figlie dei comandantes e comandantas dovrebbero godere di viaggi all’estero, di studi in scuole private e poi posti di rilievo in aziende o in politica. Che invece di lavorare la terra per strapparle il cibo con sudore e fatica, dovrebbero esibirsi sui social network mentre si divertono nei locali ad esibire il lusso.

Forse i subcomandanti dovrebbero procreare e passare in eredità ai loro discendenti le cariche, le prebende, le scene, come fanno i politici di ogni dove.

Forse dovremmo, come i dirigenti della CIOAC-H e di altre organizzazioni contadine, ricevere privilegi e soldi in progetti ed aiuti, tenercene la maggior parte e lasciare alle basi solo qualche briciola in cambio di eseguire gli ordini criminali che vengono dall’alto.

Ma è vero, non abbiamo ottenuto niente di tutto questo per noi.

Difficile da credere che 20 anni dopo quel “niente per noi“, adesso si scopre che non era uno slogan, una frase buona per cartelloni e canzoni, ma una realtà, la realtà.

Se l’essere conseguenti è un fallimento, dunque l’incoerenza è la strada per il successo, per il Potere.

Ma noi non vogliamo prendere quella strada.

Non ci interessa.

Su queste basi preferiamo fallire che vincere.

III.- L’avvicendamento.

In questi 20 anni nell’EZLN c’è stato un avvicendamento molteplice e complesso.

Alcuni hanno notato solo il fattore evidente: quello generazionale.

Adesso chi era piccolo o non era nemmeno nato all’inizio dell’insurrezione, lotta e guida la resistenza.

Ma alcuni studiosi non hanno notato altri avvicendamenti:

Quello di classe: dall’originale classe media istruita, all’indigeno contadino.

Quello di razza: dalla dirigenza meticcia alla dirigenza nettamente indigena.

Ed il più importante: l’avvicendamento di pensiero: dall’avanguardismo rivoluzionario al comandare ubbidendo; dalla presa del Potere dall’Alto alla creazione del potere dal basso; dalla politica professionale alla politica quotidiana; dai leader, ai popoli; dall’emarginazione di genere, alla partecipazione diretta delle donne; dallo scherno per l’altro, alla celebrazione della differenza.

Non mi dilungherò oltre, perché il corso “La Libertad según l@s zapatistas” è stata proprio l’occasione di constatare se nel territorio organizzato vale più il personale della comunità.

A livello personale non capisco perché gente pensante che afferma che la storia la fanno i popoli, si spaventi tanto di fronte all’esistenza di un governo del popolo dove non ci sono gli “esperti” del governare.

Perché li terrorizza che siano i popoli a comandare, a muovere e dirigere i propri passi?

Perché scuotono il capo con disapprovazione di fronte al comandare ubbidendo?

Il culto della personalità trova nel culto dell’avanguardismo il suo estremo più fanatico.

Ed è esattamente questo, che gli indigeni comandino e che ora un indigeno sia il portavoce e capo, ciò che li atterrisce, li allontana, ed alla fine li spinge via alla ricerca di qualcuno che abbia bisogno di avanguardie, capi e leader. Perché c’è razzismo anche nella sinistra, soprattutto in quella che si crede rivoluzionaria.

L’ezetaellenne non è di quelli. Per questo non tutti possono essere zapatisti.

IV.- Un ologramma cangiante e a modo. Quello che non sarà.

Prima dell’alba del 1994, ho trascorso 10 anni su queste montagne. Ho conosciuto ed avuto a che fare personalmente con alcuni con la cui morte siamo morti in molti. Conosco ed ho a che fare da allora con altri ed altre che oggi sono qui con noi.

Molte albe mi sono trovato io stesso a cercare di assimilare le storie che mi raccontavano, i mondi che disegnavano con silenzi, mani e sguardi, la loro insistenza nell’indicare qualcosa più in là.

Quel mondo così altro, così lontano, così alieno, era un sogno?

A volte pensavo che erano troppo avanti, che le parole che ci guidavano e guidano venivano da tempi per i quali non c’erano ancora calendari adeguati, persi com’erano in geografie imprecise: il sud degno sempre onnipresente in tutti i punti cardinali.

Poi mi sono accorto che non mi parlavano di un mondo inesatto e, pertanto, improbabile.

Quel mondo procedeva già col suo passo.

Voi non l’avete visto? Non lo vedete?

Non abbiamo ingannato nessuno del basso. Non nascondiamo che siamo un esercito, con la sua struttura piramidale, il suo centro di comando, le sue decisioni dall’alto verso il basso. Non neghiamo quello che siamo per ingraziarci i libertari o per moda.

Ma chiunque adesso può vedere se il nostro è un esercito che soppianta o impone.

E devo dire questo, ho già chiesto l’autorizzazione di farlo al compagno Subcomandante Insurgente Moisés:

Niente di quello che abbiamo fatto, nel bene o nel male, sarebbe stato possibile se un esercito armato, quello zapatista di liberazione nazionale, non si fosse sollevato contro il malgoverno esercitando il diritto alla violenza legittima. La violenza del basso di fronte alla violenza dell’alto.

Siamo guerrieri e come tali sappiamo qual’è il nostro ruolo ed il nostro momento.

All’alba del giorno primo del primo mese dell’anno 1994, un esercito di giganti, cioè, di indigeni ribelli, scese in città per scuotere il mondo al suo passaggio.

Solo pochi giorni dopo, col sangue dei nostri caduti ancora fresco per le strade cittadine, ci rendemmo conto che quelli di fuori non ci vedevano.

Abituati a guardare gli indigeni dall’alto, non alzavano lo sguardo per vederci.

Abituati a vederci umiliati, il loro cuore non comprendeva la nostra degna ribellione.

Il loro sguardo si era fermato sull’unico meticcio con addosso un passamontagna, ovvero, non guardavano.

Allora i nostri capi e cape dissero:

“Vedono solo quanto sono piccoli, creiamo qualcuno piccolo come loro affinché lo vedano ed attraverso lui vedano noi”.

Iniziò così una complessa manovra di distrazione, un trucco di magia terribile e meraviglioso, un malizioso trucco del nostro cuore indigeno, la saggezza indigena sfidava la modernità in uno dei suoi bastioni: i mezzi di comunicazione.

Incominciò allora la costruzione del personaggio chiamato “Marcos”.

Vi chiedo di seguirmi in questo ragionamento:

Supponiamo che ci sia un altro modo per neutralizzare un criminale. Per esempio, creandogli la propria arma micidiale, facendogli credere che è efficace, e sulla base della sua efficacia fargli costruire un piano, e far sì che nel momento in cui si prepara a sparare, “l’arma” torni ad essere quello che è sempre stata: un’illusione.

L’intero sistema, ma soprattutto i suoi mezzi di comunicazione, giocano a costruire notorietà per poi distruggerle se non si piegano ai loro propositi.

Il loro potere risiedeva (ora non più, per questo sono stati soppiantati dai social network) nel decidere che cosa e chi esisteva nel momento in cui sceglievano cosa dire e cosa tacere.

Infine, ma lasciamo stare, come è stato dimostrato in questi 20 anni, io non so niente di mezzi di comunicazione di massa.

Il fatto è che il SupMarcos è passato dall’essere un portavoce all’essere un elemento di distrazione.

Se la strada della guerra, cioè, della morte, ci ha preso 10 anni; quella della vita ci ha preso più tempo e richiesto più sforzi, per non parlare del sangue.

Perché, anche se non lo credete, è più facile morire che vivere.

Avevamo bisogno di tempo per essere e per trovare chi sapesse vederci per quello che siamo.

Avevamo bisogno di tempo per trovare chi ci guardasse non dall’alto, non dal basso, chi ci guardasse di fronte, chi ci guardasse con sguardo compagno.

Vi dicevo che incominciò allora la costruzione del personaggio.

Marcos un giorno aveva gli occhi azzurri, un altro li aveva verdi, o marroni, o miele, o neri, a seconda di chi scriveva l’intervista o scattava la foto. È stato riserva in qualche squadra di calcio, commesso in qualche negozio, autista, filosofo, cineasta, e gli eccetera che potete trovare sui media prezzolati di quei calendari ed in diverse geografie. C’era un Marcos per ogni occasione, cioè, per ogni intervista. E non è stato facile, credetemi, allora non c’era wikipedia e se venivano dallo Stato Spagnolo si doveva sapere se il corte inglés [la più importante catena di grandi magazzini in Spagna – n.d.t.], per esempio, era un taglio d’abito tipico dell’Inghilterra, un negozio di generi alimentari, o un supermercato.

Se posso definire il personaggio Marcos, direi senza indugio che è si è trattato di una caricatura.

Per intenderci, diciamo che Marcos era un Mezzo non Libero (attenzione: non è la stessa cosa di un media prezzolato).

Nella costruzione e mantenimento del personaggio abbiamo fatto alcuni errori.

“Errare è umano”, si dice.

Durante il primo anno esaurimmo tutto il possibile repertorio dei “Marcos“. Quindi all’inizio del 1995 eravamo in difficoltà ed il processo di autonomia dei popoli muoveva i suoi primi passi.

Dunque nel 1995 non sapevamo più cosa fare. È proprio quando Zedillo, PAN alla mano, “scopre” Marcos con lo stesso metodo scientifico con cui trova gli scheletri, cioè, per delazione esoterica.

La storia del tampiqueño ci diede un po’ di respiro, benché la frode successiva della Paca de Lozano ci fece temere che la stampa prezzolata mettesse in dubbio anche lo “smascheramento” di Marcos e scoprisse che si trattava di un’ulteriore frode. Fortunatamente non fu così. Come con questa, i media continuarono a bersi altre simili fandonie.

Qualche tempo dopo, il tampiqueño venne in queste terre. Insieme al Subcomandante Insurgente Moisés andammo a parlargli. Gli proponemmo di convocare una conferenza stampa congiunta così da potersi liberare dalla persecuzione dato che sarebbe stato evidente che lui e Marcos non erano la stessa persona. Non accettò. Venne a vivere qua. Qualche volta ha viaggiato e la sua faccia appare nelle fotografie dei funerali dei suoi genitori. Se volete potete intervistarlo. Ora vive in una comunità, a…. Ah, non vuole nemmeno che si sappia dove vive. Non diremo nient’altro fino a che non sarà lui, se un giorno lo vorrà, a raccontare la storia che ha vissuto dal 9 febbraio del 1995. Da parte nostra non ci resta che ringraziarlo di averci passato informazioni che ogni tanto abbiamo usato per alimentare la “certezza” che il SupMarcos non è quello che in realtà è, una caricatura o un ologramma, ma un professore universitario originario dell’attuale dolente Tamaulipas.

Nel frattempo continuavamo a cercare, a cercarvi, voi che adesso siete qui e chi non è qui ma c’è.

Abbiamo lanciato mille iniziative per incontrare l’altro, l’altra, l’altro compagno. Diverse iniziative per trovare lo sguardo e l’ascolto di cui necessitiamo e che meritiamo.

Nel frattempo, le nostre comunità progredivano e proseguiva l’avvicendamento di cui si è parlato molto o poco, ma che si può constatare direttamente, senza intermediari.

Nella ricerca dell’altro abbiamo spesso fallito.

Quelli che trovavamo, o ci volevano guidare o volevano che li guidassimo.

C’era chi si avvicinava e lo facevano per usarci, o per guardare indietro, sia con la nostalgia antropologica, sia con la nostalgia militante.

Così per qualcuno eravamo comunisti, per altri trotzkisti, per altri anarchici, per altri maoisti, per altri millenaristi, e tralascio altri “isti” che lascio a voi trovare.

Così è stato fino alla Sesta Dichiarazione dalla Selva Lacandona, la più audace e la più zapatista delle iniziative che abbiamo lanciato fino ad ora.

Con la Sexta finalmente abbiamo incontrato chi ci guarda di fronte e ci saluta e abbraccia, ed è così che si saluta e abbraccia.

Con la Sexta finalmente abbiamo incontrato voi.

Finalmente qualcuno che capiva che non cercavamo né pastori che ci guidassero, né greggi da condurre nella terra promessa. Né padroni né schiavi. Né capi né masse senza testa.

Ma mancava di vedere se eravate in grado di guardare ed ascoltare quello che siamo.

All’interno, i progressi delle comunità erano impressionanti.

Poi è arrivato il corso “La Libertad según l@s zapatistas”.

In 3 turni ci siamo accorti che c’era orami una generazione che poteva guardarci negli occhi, che poteva ascoltarci e parlarci senza aspettarsi guide o leadership, né pretendere sottomissione né controllo.

Marcos, il personaggio, non era più necessario.

La nuova tappa della lotta zapatista era pronta.

È successo allora quello che è successo e molte e molti di voi, compagne e compagni della Sexta, lo conoscono in maniera diretta.

Si potrà dire che la faccenda del personaggio fu oziosa. Ma uno sguardo onesto su quei giorni rivelerà quante e quanti ci hanno guardato, con piacere o fastidio, grazie alle messe in scena di una caricatura.

Quindi l’avvicendamento non è per malattia o morte, né per trasferimenti interni, purghe o epurazione.

Segue la logica dei cambiamenti interni all’interno dell’EZLN.

So che questo non quadra con i rigidi schemi dell’alto, ma questa è la pura verità.

E se questo rovina l’indolente e povera elaborazione dei rumorologi e zapatologi di Jovel, pazienza.

Non sono né sono stato mai malato, non sono né sono mai morto.

O sì, benché tante volte mi hanno ucciso, tante volte sono morto, e di nuovo sono qui.

Se abbiamo alimentato queste voci è stato perché così conveniva.

L’ultimo trucco dell’ologramma è stato simulare una malattia terminale, comprese tutte le morti sofferte.

Infatti, il commento “se la salute glielo permette” che il Subcomandante Insurgente Moisés ha usato nel comunicato annunciando l’incontro con il CNI, era l’equivalente di “se il popolo lo chiede” o “se i sondaggi mi favoriscono” o “se dio vorrà” e di altri luoghi comuni che sono stati il ritornello della classe politica negli ultimi tempi.

Se permettete un consiglio: dovreste coltivare un po’ di più il senso dell’umorismo, non solo per la salute mentale e fisica, ma anche perché senza senso dell’umorismo non capirete lo zapatismo. E chi non comprende, giudica; e chi giudica, condanna.

In realtà quella è stata la parte più semplice del personaggio. Per alimentare la diceria è stato solo necessario dire alle persone giuste: “ti svelo un segreto ma prometti di non dirlo a nessuno“.

Ovviamente l’hanno detto.

I principali collaboratori involontari delle voci sulla malattia e morte sono stati gli “esperti in zapatologia” che nella superba Jovel e nella caotica Città del Messico vantano la loro vicinanza allo zapatismo e la sua profonda conoscenza, oltre chiaramente ai poliziotti pagati come giornalisti, giornalisti pagati come poliziotti, e giornalist@ solo pagati, e male, come giornalisti.

Grazie a tutte e tutti loro. Grazie per la loro discrezione. Hanno fatto esattamente come supponevamo avrebbero fatto. L’unico lato negativo di tutto questo, è che adesso dubito che qualcuno confidi loro qualche segreto.

È nostra convinzione e nostra pratica che per ribellarsi e lottare non sono necessari né leader né capi né messia né salvatori. Per lottare c’è bisogno solo di un po’ di vergogna, un tanto di dignità e molta organizzazione.

Il resto, o serve per l’insieme collettivo o non serve.

È stato particolarmente comico quanto provocato dal culto della personalità tra i politologi ed analisti dell’alto. Ieri dicevano che il futuro di questo popolo messicano dipendeva dall’alleanza di 2 personalità. L’altro ieri dicevano che Peña Nieto si emancipava da Salinas de Gortari, senza accorgersi che se criticavano Peña Nieto passavano dalla parte di Salinas de Gortari; e che se criticavano quest’ultimo, appoggiavano Peña Nieto. Ora dicono che bisogna scegliere da che parte stare nella lotta dell’alto per il controllo delle telecomunicazioni, quindi o stai con Slim o stai con Azcárraga-Salinas. E più su, o con Obama o con Putin.

Chi aspira e guarda in alto può continuare a cercare il proprio leader; può continuare a pensare che si rispetteranno i risultati elettorali; che Slim appoggerà la sinistra; che appariranno i draghi e le battaglie di Game of Thrones; che Kirkman sarà fedele al fumetto originale della serie televisiva The Walking Dead; che gli oggetti fatti in Cina non si romperanno al primo utilizzo; che il calcio sarà uno sport e non un affare.

Sì, forse in qualche caso avranno ragione, ma non bisogna dimenticare che in tutti questi casi si tratta di meri spettatori, cioè, consumatori passivi.

Coloro che hanno amato e odiato il SupMarcos ora sanno che hanno odiato ed amato un ologramma. Il loro amore e odio sono stati quindi inutili, sterili, vacui, vuoti.

Non ci saranno dunque case-museo o targhe di metallo con su scritto qui è nato e cresciuto. Né ci sarà chi dirà di essere stato il subcomandante Marcos. Né si erediterà il suo nome o il suo incarico. Non ci saranno viaggi pagati all’estero per tenere conferenze. Non ci saranno trasferimenti né cure in ospedali di lusso. Non ci saranno vedove né eredi. Non ci saranno funerali, né onori, né statue, né musei, né premi, né niente di quello che il sistema fa per promuovere il culto della personalità e per sminuire la collettività.

Il personaggio è stato creato ed ora i suoi creatori, gli zapatisti e le zapatiste, lo distruggono.

Se qualcuno comprende la lezione delle nostre compagne e compagni, avrà compreso uno dei fondamenti dello zapatismo.

Così negli ultimi anni è successo quello che è successo.

Dunque ci siamo resi conto che la caricatura, il personaggio, l’ologramma, non erano più necessari.

Abbiamo più volte pianificato e poi più volte aspettato il momento adatto: il calendario e la geografia precisi per mostrare quello che in realtà siamo a chi in realtà è.

Poi è arrivato Galeano con la sua morte a marcare la geografia ed il calendario: “qui, a La Realidad; adesso: nel dolore e la rabbia”.

V.- Il Dolore e la Rabbia. Sussurri e grida.

Quando siamo arrivati qui nel caracol della Realidad, senza che nessuno ce lo dicesse abbiamo cominciato a parlare sussurrando.

Il nostro dolore parlava sommessamente, sommessamente la nostra rabbia.

Come se cercassimo di evitare che Galeano fosse disturbato dai rumori, dai suoni a lui estranei.

Come se le nostre voci ed i nostro passi lo chiamassero.

Aspetta compa”, diceva il nostro silenzio.

Non andartene”, sussurravano le parole.

Ma ci sono altri dolori ed altre rabbie.

In questo preciso momento, in altri angoli del Messico e del mondo, un uomo, una donna, uno/a altro/a, una bambina, un bambino, un uomo anziano, una donna anziana, una memoria, vengono picchiati crudelmente e impunemente, circondati dal crimine vorace che è il sistema, bastonati, machetati, sparati, finiti, trascinati via fra lo scherno, abbandonati, il loro corpo poi raccolto e pianto, la loro vita sepolta.

Solo qualche nome:

Alexis Benhumea, assassinato nell’Estado de México.

Francisco Javier Cortés, assassinato nell’Estado de México.

Juan Vázquez Guzmán, assassinato in Chiapas.

Juan Carlos Gómez Silvano, assassinato in Chiapas.

El compa Kuy, assassinato nel DF.

Carlo Giuliani, assassinato in Italia.

Aléxis Grigoropoulos, assassinato in Grecia.

Wajih Wajdi al-Ramahi, assassinato in un Campo profughi nella città della Cisgiordania di Ramalla. 14 anni, assassinato con un colpo a schiena sparato da un posto di osservazione dell’esercito israeliano, non c’erano marce, né proteste, non c’era nulla in strada.

Matías Valentín Catrileo Quezada, mapuche assassinato in Chile.

Teodulfo Torres Soriano, compa della Sexta desaparecido a Città del Messico.

Guadalupe Jerónimo e Urbano Macías, comuneros di Cherán, assassinato in Michoacán.

Francisco de Asís Manuel, desaparecido a Santa María Ostula

Javier Martínes Robles, desaparecido a Santa María Ostula

Gerardo Vera Orcino, desaparecido a Santa María Ostula

Enrique Domínguez Macías, desaparecido a Santa María Ostula

Martín Santos Luna, desaparecido a Santa María Ostula

Pedro Leyva Domínguez, assassinato a Santa María Ostula.

Diego Ramírez Domínguez, assassinato a Santa María Ostula.

Trinidad de la Cruz Crisóstomo, assassinato a Santa María Ostula.

Crisóforo Sánchez Reyes, assassinato a Santa María Ostula.

Teódulo Santos Girón, desaparecido a Santa María Ostula.

Longino Vicente Morales, desaparecido in Guerrero.

Víctor Ayala Tapia, desaparecido in Guerrero.

Jacinto López Díaz “El Jazi”, assassinato a Puebla.

Bernardo Vázquez Sánchez, assassinato in Oaxaca

Jorge Alexis Herrera, assassinato in Guerrero.

Gabriel Echeverría, assassinato in Guerrero.

Edmundo Reyes Amaya, desaparecido in Oaxaca.

Gabriel Alberto Cruz Sánchez, desaparecido in Oaxaca.

Juan Francisco Sicilia Ortega, assassinato in Morelos.

Ernesto Méndez Salinas, assassinato in Morelos.

Alejandro Chao Barona, assassinato in Morelos.

Sara Robledo, assassinata in Morelos.

Juventina Villa Mojica, assassinata in Guerrero.

Reynaldo Santana Villa, assassinato in Guerrero.

Catarino Torres Pereda, assassinato in Oaxaca.

Bety Cariño, assassinata in Oaxaca.

Jyri Jaakkola, assassinato in Oaxaca.

Sandra Luz Hernández, assassinata in Sinaloa.

Marisela Escobedo Ortíz, assassinata in Chihuahua.

Celedonio Monroy Prudencio, desaparecido in Jalisco.

Nepomuceno Moreno Nuñez, assassinato in Sonora.

Le/i migranti fatti sparire e probabilmente assassinati in qualche parte del territorio messicano.

I carcerati che si vogliono ammazzare in vita: Mumia Abu Jamal, Leonard Peltier, i Mapuche, Mario González, Juan Carlos Flores.

La continua sepoltura di voci che erano vive, messe a tacere dal cadere della terra su di loro e dal chiudersi delle sbarre.

E la più grande beffa è che con ogni palata di terra lanciata dallo sbirro di turno, il sistema dice: “Non conti niente, nessuno piangerà per te, nessuno si infurierà per la tua morte, nessuno seguirà le tue orme, nessuno può trattenere la tua vita“.

E con l’ultima palata sentenzia: “anche se prenderanno e puniranno quelli che ti hanno ucciso, ne troveremo sempre un altro, un’altra, altri, che tenderanno un’imboscata e ripeteranno la danza macabra che ha posto fine alla tua vita”.

E dice “La tua giustizia piccola, nana, fabbricata affinché i media pagati mentano per calmare le acque dopo il caos suscitato, non mi spaventa, non mi danneggia, non mi punisce”.

Che cosa diciamo a quel cadavere che, in ogni angolo del mondo del basso, viene sepolto dall’oblio?

Che solo il nostro dolore e rabbia contano?

Che solo la nostra indignazione significa qualcosa?

Che mentre sussurriamo la nostra storia, non sentiamo il suo pianto, il suo urlo?

Ha tanti nomi l’ingiustizia e sono tante le grida che provoca.

Ma il nostro dolore e la nostra rabbia non ci impediscono di sentire.

Ed i nostri sussurri non sono solo per piangere la caduta dei nostri morti ingiustamente.

Sono per poter ascoltare altri dolori, fare nostre altre rabbie e proseguire così nel complicato, lungo e tortuoso cammino di trasformare tutto ciò in un urlo che diventi lotta liberatrice.

E non dimenticare che, mentre qualcuno sussurra, qualcun’altro grida.

E solo l’udito attento può sentire.

Mentre ora parliamo ed ascoltiamo, qualcuno grida di dolore, di rabbia.

E così come bisogna imparare a rivolgere lo sguardo, l’ascolto deve trovare la direzione che lo renda fertile.

Perché mentre qualcuno riposa, c’è chi prosegue la salita.

Per vedere questo impegno, basta abbassare lo sguardo ed elevare il cuore.

Ce la fate?

Ce la farete?

La giustizia piccola somiglia tanto alla vendetta. La giustizia piccola è quella che distribuisce impunità, punendo uno, ne assolve altri.

Quella che vogliamo noi, per la quale lottiamo, non si esaurisce con la scoperta degli assassini del compa Galeano e forse della loro punizione (che se avverrà, nessuno si faccia trarre in inganno).

La ricerca paziente e tenace vuole la verità, non il sollievo della rassegnazione.

La giustizia grande ha che vedere col compagno Galeano sepolto.

Perché noi ci chiediamo non che cosa fare della sua morte, ma che cosa dobbiamo fare della sua vita.

Scusate se entro nel paludoso terreno dei luoghi comuni, ma quel compagno non meritava di morire, non così.

Tutto il suo impegno, il suo quotidiano sacrificio, puntuale, invisibile per chi non era noi, era per la vita.

E vi posso dire che era un essere straordinario ed inoltre, e questo è quello che stupisce, ci sono migliaia di compagne e compagni come lui nelle comunità indigene zapatiste, con la stessa dedizione, identico impegno, uguale chiarezza ed unico destino: la libertà.

E facendo conti macabri: se qualcuno merita la morte è chi non esiste né è esistito, se non nella fugacità dei mezzi di comunicazione prezzolati.

Il nostro compagno capo e portavoce dell’EZLN, il Subcomandante Insurgente Moisés, ci ha detto che assassinando Galeano, o uno chiunque degli zapatisti, quelli di sopra volevano assassinare l’EZLN.

Non come esercito, ma come ostinato ribelle che costruisce vita dove loro, quelli di sopra, desiderano la desolazione delle industrie minerarie, industrie petrolifere, turistiche, la morte della terra e di chi l’abita e lavora.

Ed ha detto che siamo venuti qui, come Comandancia Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, a dissotterrare Galeano.

Pensiamo che sia necessario che uno di noi muoia affinché Galeano viva.

E per soddisfare la morte impertinente, al posto di Galeano mettiamo un altro nome affinché Galeano viva e la morte non si porti via una vita, ma solo un nome, poche lettere prive di senso, senza storia propria, senza vita.

Quindi abbiamo deciso che Marcos da oggi smette di esistere. Lo prenderanno per mano il guerriero ombra e la piccola luce affinché non si perda lungo il cammino. Don Durito se ne andrà con lui, e così anche il Vecchio Antonio.

Non mancherà alle bambine ed ai bambini che gli si facevano intorno per ascoltare i suoi racconti, perché sono ormai grandi, hanno giudizio, lottano per la libertà, la democrazia e la giustizia, che è il compito di ogni zapatista.

Il gatto-cane, e non un cigno, intonerà il canto di addio.

Alla fine chi capirà, saprà che non se ne va chi non c’è mai stato, né muore chi non ha vissuto.

E la morte se ne andrà via ingannata da un indigeno col nome di lotta di Galeano, e sulle pietre posate sulla sua tomba tornerà a camminare ed ad insegnare, a chi lo vorrà, la base dello zapatismo, cioè, non vendersi, non arrendersi, non tentennare.

Oh morte! Come se non fosse evidente che libera quelli di sopra da ogni responsabilità al di là dell’orazione funebre, l’omaggio blando, la statua sterile, il museo controllore.

A noi? Beh, a noi la morte ci impegna alla vita che contiene.

Quindi siamo qui, a deridere la morte nella realtà.

Compas:

Detto questo, alle ore 02:08 del 25 maggio 2014 sul fronte di combattimento sudorientale dell’EZLN, dichiaro che smette di esistere il noto come Subcomandante Insurgente Marcos, l’autodenominato “subcomandante di acciaio inossidabile”.

È tutto.

Per mia voce non parlerà più la voce dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Bene. Salute e a mai più… o hasta siempre, chi ha capito sa che questo non ha più importanza, non ne ha mai avuta.

 

Dalla realtà zapatista.

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, 24 maggio 2014

 

P.S.1.- “Game is over”?

P.S.2.- Scacco Matto?

P.S.3.- Touché?

P.S. 4.- Fatevene una ragione, raza, e mandate tabacco.

P.S. 5.- Mmm… e questo sarebbe l’inferno… Quel Piporro, Pedro, José Alfredo! Come? Quei machisti? Naah, non credo, ma se io non ho mai…

P.S.-6.- Quindi, senza travestimento, adesso posso andarmene in giro nudo?

P.S. 7.- Hei, è buio qui, fatemi un po’ di luce.

(…)

(si sente una voce fuori campo)

Compagne e compagni vi auguro buone albe. Il mio nome è Galeano, Subcomandante Insurgente Galeano.

Qualcun altro si chiama Galeano?

(si alzano voci e grida)

Oh, mi avevano detto che quando sarei rinato lo avrei fatto collettivamente.

Così sia dunque.

Buon viaggio. Abbiate cura di voi, e di noi.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Subcomandante Insurgente Galeano

Messico, maggio 2014

 

Ascolta il discorso del Subcomandante Marcos che annuncia la sua scomparsa

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Testo originale 

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 21 maggio 2014

Messe in discussione dai recenti fatti a Las Margaritas le conclusioni degli accademici istituzionali che davano per morto lo zapatismo, un “mito ideologico”

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de Las Casas, Chis., 20 maggio. I ricercatori sociali istituzionali che hanno documentato da una prospettiva antizapatista le vicende nelle vallate tojolabal di Las Margaritas tra il 2001 e 2012, devono ora rivedere le loro interviste e ricerche sul campo confrontando i nomi dei loro informatori con i protagonisti centrali della recente violenza a La Realidad, soprattutto con quelli degli assassini dello zapatista Galeano.

Con informatori “disertori”, “oppositori” o falsi seguaci dello zapatismo che in diverse pubblicazioni accademiche gli studiosi hanno celebrato, perché aiutavano a “sostenere” la loro tesi con “imparzialità ed onestà”, le loro investigazioni davano per quasi morto lo zapatismo, una sorta di mito ideologico impermeabile alla verità. Oggi, crudelmente, i loro affanni di purezza sono di fronte alla cruda realtà.

La crisi delle politiche contrainsurgentes

L’aggressione contro le basi zapatiste e la giunta di buon governo che ha portato ad un omicidio premeditato e con accanimento, segna la crisi delle recenti politici contrainsurgentes rivolte alle sempre assediate comunità autonome zapatiste. All’origine solo militare (dal 1994), la lotta allo zapatismo ed alla sua influenza sociale (o “contaminazione”) è evoluta fino a situazioni molto violente nelle zone chol e tzotzil, compresi massacri e sgomberi di migliaia di famiglie ribelli o simpatizzanti con uno schema paramilitare convenzionale, benché dissimulato. Gli anni peggiori vanno dal 1996 al 1998, quando lo stesso Esercito federale partecipava ad azioni letali contro gli zapatisti (almeno a San Juan de la Libertad, El Bosque), seguendo ordini diretti del presidente Ernesto Zedillo.

Dopo i cambiamenti di governo federale e statale, a partire dal 2001 fioriscono nuove forme di contrainsurgencia. Col ritiro di alcune posizioni significative nella “zona di conflitto”, soprattutto quelle vicine ai caracol (allora chiamate Aguascalientes), l’Esercito ed il governo di Vicente Fox creano il miraggio mediatico del ritiro delle truppe nelle regioni indigene del Chiapas, che nei fatti non è mai avvenuto.

Senza mai menzionare l’occupazione militare massiccia nelle Gole e negli Altos (una costante non da poco nella vita comunitaria di centinaia di villaggi), a metà della decade scorsa si forma una corrente di ricerca a partire dal Colegio de México, con a capo il ricercatore Marco Estrada Saavedra, e da alcuni circoli accademici di San Cristóbal de Las Casas. Strettamente legata all’allora delegato federale per il Chiapas, Luis H. Álvarez, questa corrente “entra” nelle “zone zapatiste” da canali ufficiali. Il suo primo prodotto è il voluminoso libro “La comunità armata e l’EZLN” (El Colegio de México, 2006), dello stesso Estrada Saavedra, dedicato esclusivamente alle valli tojolabal della selva Lacandona, il cui epicentro ribelle è a La Realidad.

L’autore sviluppa il concetto di “comunità armata” per opporre agli zapatisti gli altri gruppi politici della regione, in maggioranza ascritti al governo (compresi gli “indipendenti”) e bersaglio continuo della contrainsurgencia educativa, economica e propagandistica. È con questi ultimi che si relazionano Estrada Saavedra ed i suoi aiutanti per il lavoro sul campo.

In un saggio recente, il sociologo e filosofo elabora il dilemma “Impegno o conoscenza?”, e giustifica il suo lavoro – che suppone imparziale, obiettivo e scientifico – nelle vallate tojolabal, squalificando “l’impegno” perché ideologico e parziale, se non fantasioso. E scrive:

“Non meritano gli altri – cioè, quelli con i quali non si è politicamente d’accordo – di essere trattati con imparzialità ed onestà? Ovviamente che lo meritano. Anche questa affermazione risulta politicamente conveniente e più che necessaria per appoggiare le lotte popolari. Occuparsi solo degli attori subordinati facendo storia, antropologia o sociologia ‘dal e con quelli del basso’, risulta unilaterale ed insufficiente tanto quanto dedicare l’attenzione esclusivamente ai gruppi dominanti. Sono le relazioni di entrambi, e non solo le loro posizioni, che spiegano la dominazione e la subordinazione. La pratica reale dei ‘ricercatori impegnati’ si ammanta di mera arroganza populista da logocentrici (sic)”. Relazione 137, El Colegio de Michoacán, inverno 2014).

È stato lungo e sinuoso il cammino del ricercatore e dei suoi colleghi per giungere a queste conclusioni, smascherate ora dagli avvenimenti in quella regione. http://www.jornada.unam.mx/2014/05/21/politica/019n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Lunedì 19 maggio 2014

Organizzazione tojolabal accusa la Cioac-H di legami con Pablo Salazar Mendiguchía

Hermann Bellinghausen. Inviato. Comitán. Chis. 18 maggio. Nel condannare le aggressioni contro le basi di appoggio zapatiste di La Realidad, l’organizzazione tojolabal Luz y Fuerza del Pueblo, con sede a Las Margaritas, afferma: Gli scontri tra comunità, la repressione e la violenza che viviamo attualmente in Chiapas nascono dalle lotte di potere scatenate dai partiti politici ed i loro dirigenti. Inoltre, collega la Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica (Cioac-H), indicata come responsabile dell’attacco agli zapatisti nel quale ha perso la vita Galeano, col gruppo politico dell’ex governatore Pablo Salazar Mendiguchía.

Da una parte, precisa l’organizzazione aderente della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, c’è il PRI, guidato da Roberto Albores Gleason, in conflitto con l’attuale governatore, Manuel Velasco Coello, del PVEM, per esautorarlo dal governatorato, e questi si difende raccogliendo forze tra i partiti, con progetti e denaro che distribuisce la Fundación Tierra Verde, facendo in modo che i militanti di PRI e del PRD si fondano o si alleino col PVEM.

Da parte sua, Salazar Mendiguchía sta costituendo il Movimiento de Organizaciones Sociales de Chiapas (Mosech), al quale aderiscono la Cioac Histórica, las Ocez, la Opez, las Arics ed altre organizzazioni che vogliono fare bella figura col padrone e così ottenere poltrone nelle strutture di governo e nelle prossime elezioni.

Luz y Fuerza del Pueblo la settimana scorsa ha realizzato il forum “La resistenza civile di fronte alle riforme strutturali e costruzione di alternative”, nell’ejido Gabino Vázquez, vicino a Las Margaritas, con la partecipazione dei maestri del blocco democratico e di educazione indigena, contadini e studenti tojolabal, comunità ecclesiali di base, cattoliche, chiese evangeliche e rappresentanti contadini di altre regioni del Chiapas. Da questo forum è uscito un documento che descrive la situazione da un punto di vista locale:

“Condanniamo l’aggressione subita dai nostri fratelli zapatisti il 2 maggio nel caracol di La Realidad da parte di persone che appartengono alla Cioac Histórica. Ci dispiace molto che essendo indigeni tojolabal la base sociale di entrambe le organizzazioni, una di esse abbia aggredito l’altra sapendo che la sola cosa ottenuta è una più profonda divisione, altro dolore, rabbia distruzione e morte, e che il vincitore è il governo, nei suoi tre livelli, ed i partiti politici. Negli scontri di questo tipo, a perdere è il popolo”.

I membri di questa organizzazione hanno vissuto sulla propria pelle le divisioni e gli scontri indotti dai partiti e dalle istituzioni: Chi resta in mezzo al fuoco incrociato sono le basi sociali delle comunità, di qualunque partito o organizzazione. Si stanno ricomponendo i gruppi paramilitari e le organizzazioni che dicono di essere di sinistra del PVEM, dove si attua la contrainsurgencia contro il progetto dell’autonomia zapatista.

Nel documento diffuso da Modesto Sánchez, Luz y Fuerza del Pueblo invita le organizzazioni social ed i loro dirigente a non fare il gioco del governo, sia federale che statale. Ed aggiunge: Cerchiamo le strade dell’unità, della riconciliazione, della pace, del dialogo e del bene comune. Costruiamo insieme strade di libertà, soluzioni pacifiche e concordate con le comunità. Non vendiamo le nostre coscienze per progetti che sono solo briciole che il potere distribuisce per mantenersi lì. Fratelli, non perdiamo di vista il nemico comune.

Gli indigeni accusano il governo federale, quello del Chiapas ed il municipale di Las Margaritas per la violenza che subiscono i nostri popoli ed in particolare questa aggressione ai fratelli zapatisti. http://www.jornada.unam.mx/2014/05/19/politica/015n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Dolore e rabbia in Chiapas

Cristina Mastrandrea

«Furono il dolore e la rabbia che ci spinsero a sfidare tutto e tutti 20 anni fa. E sono il dolore e la rabbia che ora ci fanno indossare di nuovo gli stivali, mettere l’uniforme, infilare la pistola e colprirci il volto. E rimettermi il vecchio e logoro berretto con le 3 stelle rosse a cinque punte». Dalle montagne del Sudest del Messico parla il subcomandante insurgente Marcos, pochi giorni dopo l’aggressione armata dei paramilitari allo storico Caracol zapatista de la Realidad da parte del Cioac-H (Central independiente de obreros agrícolas y campesinos independiente histórica), un gruppo paramilitare della zona della Selva Lacandona. Lo scorso marzo i paramilitari avevano sequestrato un camion della Giunta del Buon Governo a la Realidad. La sera del 2 maggio, mentre si svolgeva una riunione alla quale era presente anche il Centro per Diritti Umani Fray Bartolomè de las Casas per risolvere pacificamente il problema della camionetta, un centinaio di componenti del Cioac-H hanno attaccato il Caracol la Realidad. Un attacco con pietre, armi da fuoco e machete alla clinica pubblica e alla scuola, più il sabotaggio della rete idrica. «Si è trattato di un’aggressione premeditata, organizzata militarmente — dice il subcomandante Marcos nel suo comunicato – sono implicati anche il Partito verde ecologista (nome in pratica con il quale il Pri governa in Chiapas), il Partito di azione nazionale e il Partito rivoluzionario istituzionale, ma anche il governo dello Stato del Chiapas e in una qualche maniera anche quello federale». I paramilitari hanno poi teso un’imboscata anche a un gruppo di convogli di zapatisti che stavano recandosi a La Realidad. Dal Caracol alcuni zapatisti hanno cercato di raggiungere e soccorrere i loro compagni feriti ma sono stati attaccati nuovamente. E qui è stato ucciso il «compagno Galeano», Josè Luis Solis Lopez: con una pallottola al torace e una alla testa, dopo essere stato colpito con diversi colpi di bastone alla schiena, in testa e con un colpo di machete alla bocca — come si legge nel comunicato del Frayba (Centro per la difesa dei diritti umani Fray Bartolomè de Las Casas, che era presente in loco). «Il compagno Galeano è stato lasciato lì solo – scrive il subcomandante Marcos nel comunicato -. Il suo corpo in mezzo a quello che una volta era territorio degli “accampamentisti”, uomini e donne da tutto il mondo venuti a costruire “l’accampamento della pace” della Realidad. E sono state le compagne, le donne zapatiste della Realidad a sfidare la paura ed andare a recuperare il corpo». Nell’aggressione sono anche rimaste gravemente ferite circa 15 persone.

Cuore del popolo

Galeano era conosciuto da molti anche perché era stato maestro durante la Escuelita Zapatista dell’agosto 2013 e dicembre 2014, Un votan, come viene chiamato dai «compagni zapatisti», termine che indica un «guardiano e cuore del popolo», un riferimento, una guida all’interno della scuola per tutti, indipendentemente dall’età, genere, razza dell’alunno. A 20 anni dalla rivoluzione, la Escuelita, «la scuola della libertà», ha rappresentato il simbolo dell’apertura delle comunità zapatiste verso la solidarietà internazionale, al quale hanno partecipato attivisti da tutto il mondo. A seguito di queste violenze, la Giunta del Buon Governo ha chiesto espressamente all’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Eznl) di investigare e fare giustizia e ha annullato gli incontri internazionali di maggio e giugno previsti a Oventik. ll Congresso nazionale indigeno (Cni), che si sarebbe dovuto riunire a fine maggio in territorio zapatista, chiede la fine immediata della guerra contro le sorelle e i fratelli zapatisti e la punizione dei responsabili dell’agguato del maggio. All’incontro, organizzato per fine maggio, avrebbe dovuto partecipare anche l’Eznl, con la probabile presenza anche del subcomandante Marcos. A seguito dei fatti gravissimi accaduti a La Realidad, è stata annullata la partecipazione alla sessione pubblica, così come all’omaggio al filosofo Luis Villoro e al Seminario Etica contro il Sopruso, a San Cristóbal de las Casas, in programma la prima settimana di giugno. Moltissimi gli intellettuali che in questi giorni hanno espresso solidarietà e appoggio al popolo zapatista, un comunicato diffuso su internet porta la firma di personaggi come Noam Chomsky, Arundathi Roy, Naomi Klein, Immanuel Wallerstein, Ivon LeBot, Kristinn Hrafnsson (di WikiLeaks), Manuel Castells, Michael Hardt, Gustavo Esteva, Pierre Beaucage, di persone comuni e organizzazioni messicane ed europee.

Stato di allerta continuo

Le comunità zapatiste sono abituate a vivere in uno stato di continua allerta e in un clima di guerra. Nonostante le violenze, la militarizzazione del territorio e le continue aggressioni da parte dei paramilitari, le comunità cercano di preservare la loro autonomia. Sono organizzate in Municipi Autonomi che si autogovernano attraverso le «Giunte di Buon Governo» basate sulla rotazione degli incarichi e sulla democrazia diretta e assembleare. In questi 20 anni sono riusciti a realizzare scuole, cliniche e case di salute, piccole cooperative di produzione e commercializzazione, e continuano a chiedere l’applicazione degli Accordi di San Andrés del 1996, mai applicati, dove il governo si impegnava a riconoscere costituzionalmente l’autonomia dei popoli indigeni e garantiva il riconoscimento dei diritti politici, giurisdizionali e culturali di questi. La strategia adottata dal governo contro il popolo zapatista è stata principalmente quella di indebolire il processo di autonomia delle comunità. In primo luogo attraverso la così detta «guerra a bassa intensità», che in Chiapas ha avuto inizio dal 1994, basata sulla ricostruzione di gruppi paramilitari locali, finanziati e armati da partiti filogovernativi e addestrati per minacciare e cacciare le comunità zapatiste dalle terre riconquistate nel ’94, facendo apparire il loro sgombero come un conflitto tra indigeni. In secondo luogo, adottando una strategia meno visibile, indebolendo il movimento dall’interno, creando divisioni nella comunità. Molti zapatisti lasciano le fila del movimento perché sempre più incentivati da fondi governativi allo sviluppo e per la realizzazione di progetti per lo più turistici.

Il Manifesto 17 maggio 2014

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