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Archive for dicembre 2014

Natale in Messico e #Ayotzinapa

di Fabrizio Lorusso

 Pubblicato: 23/12/2014 12:39 CET Aggiornato: 23/12/2014 12:40 CET

MEXICO-CHIAPAS-SOCIETY-COMMEMORATIONIl Messico riceve oltre 24 milioni di turisti ogni anno, una vera potenza. In queste vacanze natalizie, tra Città del Messico, Oaxaca e soprattutto lo Yucatan, ne arriveranno almeno 500 mila in pochi giorni. Molti di loro pernotteranno e passeranno le giornate in un hotel all inclusive della famosa riviera maya, ottima maniera per rilassarsi e non pensare a niente. Ma il Messico vero, là fuori, non smette di protestare e di mostrare al mondo la vera faccia del paese, il “paese reale”. Quello degli oltre 130 mila morti in 8 anni quello della guerra alle droghe e ai narcos che s’è trasformata in una specie di guerra civile sanguinaria e in un conflitto contro la stessa società, quello dei 27 mila desaparecidos che ormai supererano le cifre delle sparizioni forzate dell’ultima dittatura argentina.

Il periodo di letargo per Natale quest’anno durerà di meno, perché la società pare essersi risvegliata e non c’è giornata che passi senza che venga promossa e realizzata un’iniziativa per i 43 studenti desaparecidos di Ayotzinapa, un caso che ha fatto e continua a fare il giro del mondo per la sua crudeltà ed efferatezza, rese ancor più drammatiche dalla certezza che si tratti di un crimine di stato e non di un conflitto tra bande o un problema “politico” di indole locale e circoscritta.

I problemi della violenza e della corruzione in Messico sono strutturali, il tasso di omicidi s’è triplicato in 5 anni, la connivenza del mondo politico e degli apparati di polizia coi narcos e, anzi, il coinvolgimento delle istituzioni (sindaci, funzionari pubblici, esercito, marina, polizia a tutti i livelli, governatori, parlamentari…) nei massacri e nelle desapariciones è evidente: che si tratti di omissioni e coperture o di azioni dirette poco importa.

Il 22 dicembre il National security archive degli Stati Uniti ha reso pubblici dei documenti della procura messicana secondo i quali almeno 17 poliziotti sarebbero stati coinvolti in una delle peggiori mattanze degli ultimi anni, quella di 193 migranti centroamericani a San Fernando, nello stato orientale del Tamaulipas, avvenuta probabilmente nel marzo 2011. Già nell’agosto 2010 altri 72 migranti furono uccisi nella stessa località, in quella che è tristemente nota come la “prima” mattanza di San Fernando. In entrambi i casi la colpa della strage venne attribuita ai membri del cartello degli Zetas, i narcos che dominano le regioni centro-orientali del paese e la zona del Golfo del Messico. Oggi la versione ufficiale viene messa in discussione ed emergono indizi sul coinvolgimento della polizia, come a Iguala il settembre scorso.

La notte del 26 settembre scorso la polizia di Iguala, nello stato meridionale del Guerrero, ha ucciso sei persone. Tre di queste erano studenti della scuola normale rurale di Ayotzinapa che erano lì per fare una colletta e poter così partecipare alla manifestazione nazionale del 2 ottobre nella capitale. La polizia locale ha sparato contro di loro, l’esercito e la polizia federale si sono tappati gli occhi (e stanno emergendo prove di un loro possibile intervento diretto) e infine la polizia di Iguala, aiutata da quella della vicina cittadina di Cocula, ha consegnato 43 studenti ai narcotrafficanti del cartello locale dei Guerreros Unidos. Secondo la procura e tre detenuti, presunti membri del gruppo criminale, nella notte gli studenti sarebbero stati condotti alla discarica di Cocula e bruciati. I loro resti sarebbero stati dispersi nella discarica e nel fiume sottostante. Le ceneri e alcuni resti ossei sono in Austria per dei complessi studi del DNA e, per ora, solo uno studente è stato identificato: si chiamava Alexander Mora.

Ciò non significa che le responsabilità siano state chiarite, anzi. La versione ufficiale fa acqua da tutte le parti. I periti argentini indipendenti che lavorano sul caso per conto dei familiari delle vittime e della società civile, che non si fida delle autoritò, sostengono che l’identificazione di Alexander è corretta, ma che non c’è nessuna certezza del fatto che i resti siano stati trovati effettivamente nella discarica e che non siano stati portati lì in un secondo momento. Aumentano i sospetti sull’esercito, l’istituzione che storicamente nello stato del Guerrero s’è resa protagonista della guerra sporca (la “Guerra sucia”) contro i gruppi dissidenti, i sindacati, i contadini, gli indigeni, le guerriglie e gli studenti, in particolare quelli legati alla scuola di Ayotzinapa.

Ad ogni modo alcune certezze ci sono. Lo stato messicano ha delle chiare responsabilità nella strage, vista la partecipazione diretta della polizia nell’uccisione di tre studenti e di altre tre persone, oltre che nel sequestro dei 43 normalisti che sono tuttora desaparecidos. Le autorità, la procura e il governo, sapevano della situazione “tesa” a Iguala da mesi, se non da anni. Sapevano del narco-sindaco di Iguala, José Luis Abarca, che avrebbe dato l’ordine di catturare gli studenti e ora è in prigione accusato dell’omicidio di un oppositore politico nel 2013. L’ondata di proteste globali e nazionali per quest’ennessima strage, in un Messico che non vede la luce alla fine del tunnel della violenza, rappresenta un punto di svolta, la rottura dei piani riformatori del governo e il risveglio della società civile, dei movimenti sociali e delle coscienze.

In questo dicembre, per le “vacanze” di Natale, l’ombra di Ayotzinapa aleggerà sulla classe politica e dirigente messicana, in attesa di capire se nel 2015 si privilegeranno le soluzioni fast track autoritarie con “mano dura” e i tentativi di chiudere il caso e superarlo rapidamente, come successo finora, o le opzioni di riforma profonda del sistema e di cambiamento che propongono la società, raccolta intorno ai familiari delle vittime, e i movimenti. Dal Chiapas gli zapatisti hanno organizzato un Festival Mondiale delle Resistenze e delle Ribellioni e hanno deciso di cedere ai genitori di Ayotzinapa i loro spazi durante l’evento che è itinerante e dura dal 21 dicembre al 3 gennaio. Ecco la video-notizia dell’innaugurazione del Festival nei dintorni di Città del Messico.

http://www.huffingtonpost.it/fabrizio-lorusso/natale-in-messico_b_6367064.html

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PROCESO-1990-192x250Una serie di articoli della rivista Proceso sulla notte di Iguala, collusioni, complicità, insabbiamenti:  Link agli articoli

 

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manta-entradaEJIDO SAN SEBASTIAN BACHAJON ADERENTE A LA SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA. CHIAPAS. MESSICO. 21 DICEMBRE 2014

Alle Giunte di Buon Governo

All’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Al Congresso Nazionale Indigeno

Al Festival Mondiale delle Resistenze

AI compagn@ aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona

Ai mezzi di comunicazione di massa ed alternativi

Alla Rete contro la Repressione e per la Solidarietà

Al Movimento di Justicia por el Barrio di New York

Ai difensori dei diritti umani nazionali ed internazionali

Al popolo del Messico e del mondo

Compagni e compagne, il nostro popolo lotta contro la depredazione e la repressione del malgoverno che ad ogni costo vuole strapparci il nostro territorio, le nostre risorse naturali e la dignità di popolo, ma in tutto questo tempo il nostro popolo si è organizzato per difendersi e far sì che la lotta sia più grande e così il malgoverno non riesce a distruggere questa lotta ed è per questo che ci attacca ed ha assassinato Juan Vázquez Guzmán il 24 aprile 2013, ed al compa Juan Carlos Gómez Silvano il 21 marzo 2014, ci sono anche tre compagni carcerati a Yajalón, Chiapas, Juan Antonio Gómez Silvano, Mario Aguilar Silvano e Roberto Gómez Hernández , che sono stati torturati dalla Polizia Municipale di Chilón e dal Pubblico Ministero Indigeno di Ocosingo, Rodolfo Gómez Gutiérrez, che ha puntato la pistola alla testa del compagno Mario Aguilar Silvano oltre ad un sacchetto di plastica.

Per tutte queste ingiustizie del malgoverno che vuole vederci morti o in prigione, vivere nella miseria e nell’emarginazione perché ci sottrae la nostra terra per darla alle grandi imprese ed ai politici corrotti affinché si arricchiscano, mentre le nostre comunità muoiono di fame, senza ospedali né scuole. Vengono qua solo in campagna elettorale a lasciare le loro briciole per ingannare la gente ed approfittare dei loro bisogni. Respingiamo questa mala politica che sfrutta il popolo, per questo oggi, noi come organizzazione, con le nostre comunità, in assemblea abbiamo deciso di recuperare le terre che ci erano state sottratte dal malgoverno il 2 febbraio 2011, con la complicità del commissario ejidale di allora di San Sebastián Bachajón, Francisco Guzmán Jiménez, alias el goyito ed ora del suo fedele discepolo Alejandro Moreno Gomez ed l suo consigliere Samuel Díaz, che sono al serizio del malgoverno e non del popolo.

Riteniamo responsabili i tre livelli del malgoverno rappresentati dai leader paramilitari Enrique Peña Nieto, Manuel Velasco Coello e Leonardo Guirao Aguilar, di ogni aggressione contro i nostri compagni e compagne che proteggeranno le terre recuperate e che legalmente e legittimamente appartengono al popolo tzeltal di San Sebastián Bachajón e non al malgoverno, che diffidiamo dall’avvicinarsi con i suoi poliziotti o paramilitari.

Chiediamo la liberazione dei nostri prigionieri a Yajalón JUAN ANTONIO GOMEZ SILVANO, MARIO AGUILAR SILVANO e ROBERTO GOMEZ HERNANDEZ; di SANTIAGO MORENO PEREZ, EMILIO JIMENEZ GOMEZ detenuti a Playas de Catazajá; di ESTEBAN GOMEZ JIMENEZ detenuto a El Amate.

Chiediamo a tutti i compagni e compagne, organizzazioni, popoli e comunità del Messico e del mondo di vigilare e di dare la loro solidarietà alla nostra lotta perché insieme possiamo vincere i soprusi e la repressione del malgoverno.

Esprimiamo il nostro totale rifiuto dei megaprogetti di sfruttamento contro i popoli del Chiapas e di tutto il paese, per questo manifestiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni e compagne dell’ejido Tila, Los Llanos, Candelaria, San Francisco Xochicuautla, la Tribù Yaqui, compagni e compagne di Puebla, Morelos, Tlaxcala, Oaxaca ed a tutti i popoli che combattono contro la prigione, la morte e la repressione del malgoverno e diciamo loro che continuino a lottare perché non sono soli.

Dalla zona nord dello stato del Chiapas, le donne e gli uomini di San Sebastián Bachajón mandano combattivi saluti.

Nunca más un México sin nosotros.

Atentamente

¡Tierra y libertad! ¡Zapata Vive!

¡Hasta la victoria siempre!

Presos políticos ¡Libertad!

¡Juan Vázquez Guzmán Vive, la Lucha de Bachajón sigue!

¡Juan Carlos Gómez Silvano Vive, la Lucha de Bachajón sigue!

¡No al despojo de los territorios indígenas!

¡Presentación inmediata de los compañeros desaparecidos de Ayotzinapa!

¡JUSTICIA PARA AYOTZINAPA, ACTEAL, ABC, ATENCO!

Testo originale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

 

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festivalLa Vigilia del Festival

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

19 dicembre 2014

Al Congresso Nazionale Indigeno:
Alla Sexta Nazionale e Internazionale:

Compas:

Vi mandiamo i nostri saluti. Vi scriviamo per informarvi di come sta andando l’iscrizione dei partecipanti al Primo Festival Mondiale delle Resistenze e delle Ribellioni contro il Capitalismo: “Dove quelli di sopra distruggono, quelli di sotto ricostruiscono”.

1.- Popoli Originari del Messico.- Hanno confermato la loro partecipazione rappresentanti di organizzazioni, autorità tradizionali e persone dei seguenti popoli originari:

Yaqui.
Yoreme-mayo.
Guarijío.
Tohono Odham (pápago).
Wixárika (huichol).
Náyeri (cora).
Nahua.
Coca.
Zoque.
Purhépecha.
Ñahñú (otomí).
Totonaco.
Popoluca.
Migrantes en ciudad (purhépecha, mazahua, mayo, tojolabal, nahua).
Ñahtó (otomí).
Mazahua.
Mephá (tlapaneco).
Na savi (mixteco).
Nancue ñomndaa (amuzgo).
Tojolabal.
Tzeltal.
Tzotzil.
Chol.
Maya peninsular.
Zoque (ampeng).
Binnizá (zapoteco).
Chinanteco.
Ñu savi (mixteco).
Afromestizo.
Triqui.
Cuicateco,
Mazateco,
Chatino.
Mixe.
Ikoot.

2.- Della Sexta in Messico: singole/i, collettivi, gruppi, organizzazioni dei 32 stati della federazione.

3.- Della Sexta Internazionale: singole/i, collettivi, gruppi, organizzazioni dei seguenti paesi:

Messico.
Germania.
Argentina.
Australia.
Belgio.
Brasile.
Canada.
Cile.
Colombia.
Corea del Sud.
Danimarca.
Ecuador.
Spagna.
Stati Uniti.
Francia.
Grecia.
Guatemala.
Honduras.
Inghilterra.
Iran.
Italia.
Norvegia.
Paesi Baschi.
Russia.
Svizzera.
Tunisia.

4.- Vi ricordiamo che la grande inaugurazione si terrà domenica 21 dicembre 2014 nella comunità Ñathó, San Francisco Xochicuautla, municipio di Lerma, Stato del Messico, Messico, alle ore 14:00.

Le condivisioni avranno luogo a San Francisco Xochicuautla ed a Amilcingo, municipio di Temoac, Morelos, nei giorni 22 e 23 dicembre 2014.

I giorni 24, 25 e 26 dicembre a Città del Messico si terrà un Grande Festival Culturale a el Lienzo Charro, a Cabeza de Juárez, Avenida Guelatao #50, Colonia Álvaro Obregón, Delegación Iztapalapa, Messico D.F.

Le condivisioni proseguiranno i giorni 28 e 29 dicembre 2014 a Monclova, municipio di Candelaria, Campeche, Messico.

I giorni 31 dicembre 2014 e 1° gennaio 2015 si svolgerà la Festa della Ribellione e della Resistenza Anticapitalista nel caracol di Oventik, Chiapas, dove avremo l’onore di ricevere todoas, tutte e tutti.

I giorni 2 e 3 gennaio 2015 si terrà la plenaria dele conclusioni, accordi e pronunciamenti presso il CIDECI, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico.

Il giorno 3 gennaio 2015 ci sarà la chiusura del Festival presso il CIDECI, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico.

Per l’iscrizione su invito l’indirizzo di posta elettronica è catedratatajuan@gmail.com. Per partecipare al festival culturale l’indirizzo di iscrizione è comparticioncultural@gmail.com.

5.- Gli ospiti d’onore, i famigliari e compagni degli studenti di Ayotzinapa, che mancano a tutt@ noi, hanno confermato la loro partecipazione. Cosicché tutt@ avremo l’opportunità di ascoltarli.

6.- Infine vi informiamo che i nostr@ delegat@ sono pronti a partecipare con ascolto attento e rispettoso. Saremo a volto scoperto per non essere riconosciuti. O meglio, per essere riconosciuti come alcun@ tra i tanti nostri compagni, compagne e compañeroas della Sexta.

È tutto.

Dalle montagne del Sudest Messicano.
Subcomandante Insurgente Moisés

Messico, Dicembre 2014. Nell’anno 20 dell’inizio della guerra contro l’oblio.

Testo originale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Video delle testimonianze dei sopravvissuti subito dopo il massacro di Acteal

http://regeneracion.mx/causas-justas/matanza-de-acteal-crimen-de-estado-video-inedito/

Regeneración, 18 dicembre 2014. -Il 22 dicembre 1997, ad Acteal, municipio di Chenalhó, Chiapas, paramilitari del PRI, armati ed addestrati dai soldati, assassinarono 45 indigeni, in maggioranza donne e bambini, che stavano pregando in una cappella. Militari e poliziotti restarono a 200 metri da luogo senza intervenire. Le autorità statali e federali furono informate dei fatti ma anche loro non fecero nulla.

Era un mssacro annunciato e indotto dal governo di Zedillo nell’ambito dell’offensiva militare contro le comunità zapatiste e la dirigenza dell’EZLN.

Dopo 17 anni questo crimine di Stato è ancora impunito. I rei confessi del crimine sono stati liberati e sugli autori intellettuali, come Emilio Chuayfett ed Ernesto Zedillo, nessuno indaga.

I sopravvissuti raccontano, il giorno dopo il massacro, come sono andati i fatti e come le autorità sono state complici del crimine.

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Minacce di sgombero ed aggressioni da parte della CIOAC-H contro famiglie tojolabal simpatizzanti dell’EZLN

Frayba Acción Urgente No. 4

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico 17 dicembre 2014

 

Questo Centro dei Diritti Umani ha ricevuto informazioni documentate ed accertate relative a minacce di sgombero ed aggressioni contro famiglie originarie della comunità Primero de Agosto simpatizzanti dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), azione perpetrata da membri della Central Independiente Obrera Agrícola Campesina Histórica (CIOAC-H), che sono protetti dal governo municipale di Las Margaritas.

Secondo le informazioni raccolte, oggi 17 dicembre 2014, intorno alle ore 6:00, sono entrate nella comunità Primero de Agosto, 50 persone membri della CIOAC-H provenienti dall’ejido Miguel Hidalgo, tutte armate di bastoni, machete e qualcuno con armi da fuoco.

La situazione di violenza è critica poiché un gruppo di persone della CIOAC-H sta aggredendo le famiglie simpatizzanti dell’EZLN, distruggendo i recinti degli animali e distruggendo le case.

Questo Centro dei Diritti Umani chiede in maniera Urgente ai governi federale e statale:

Primo: Si protegga in maniera urgente la vita e l’integrità fisica delle famiglie simpatizzanti dell’EZLN della comunità Primero de Agosto

Secondo: Si impedisca lo sgombero forzato delle famiglie simpatizzanti dell’EZLN, rispettando e garantendo i diritti sanciti nelle dichiarazioni ed accordi internazionali in relazione all’autonomia ed alla libera determinazione dei popoli indigeni.

Terzo: Si puniscano i membri della CIOAC-H che stanno distruggendo i beni ed aggredendo le famiglie della comunità Primero de Agosto.

Precedenti:

17 famiglie tojolabal, spinte dalla necessità di lavorare ed avere accesso alla terra, si sono impossessate di un terreno incolto chiamato “predio el Roble”, terreno che non era occupato da nessuno, né appartiene all’ejido Miguel Hidalgo. Queste terre sono state recuperate nell’anno 1994 dall’EZLN.

Le famiglie di Primero de Agosto hanno subito aggressioni e minacce da parte di ejidatarios di Miguel Hidalgo, da quando questi si sono impossessati delle terre nel 2013.

Questo Centro dei Diritti Umani si è già rivolto alle autorità del municipio di Las Margaritas fin dal principio del conflitto, con fascicolo 052-004-13/EAI-115/2013. Ciò nonostante la situazione di violenza nella zona è aumentata al punto che il giorno 9 maggio del 2014, Arturo Pérez López era stato ferito gravemente al collo con un colpo di machete da Aureliano Méndez Jiménez, Segretario del Consiglio di Vigilanza di Miguel Hidalgo e membro della CIOAC-H, senza che le autorità abbiano mai agito al riguardo.

Infine chiediamo la solidarietà della società civile nazionale ed internazionale nella diffusione dei fatti denunciati, firmando ed inviando questa azione urgente alle autorità in elenco.

Grazie per inviare gli appelli a:

Lic. Raul Plascencia Villanueva Presidente de la Comisión Nacional de los Derechos Humanos Periférico Sur 3469, Col. San jerónimo Lidice, Delegación Magdalena Contreras, C.P. 10200, México D.F. Teléfonos: (55) 56 81 81 25 y (55) 54 90 74 00

Inviare con copia a: Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, A.C. Calle Brasil 14, Barrio Méxicanos, CP: 29240 San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México Tel: 967 6787395, 967 6787396, Fax: 967 6783548 Correo: accionesurgentes@frayba.org.mx

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Info-cdhbcasas mailing list

Info-cdhbcasas@lists.laneta.apc.org

http://lists.laneta.apc.org/listinfo/info-cdhbcasas

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ostula

Denuncia di attacco paramilitare contro comuneros di Santa María Ostula

AI POPOLI DEL MESSICO ED AI POPOLI DEL MONDO

ALLA RETE CONTRO LA REPRESSIONE E PER LA SOLIDARIETÀ

AL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO

ALLA SEXTA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE

Oggi, 16 dicembre 2014, intorno alle tre del pomeriggio un gruppo di 5 persone armate ha teso un’imboscata ad alcuni comuneros di Santa María Ostula, Municipio di Áquila Michoacán, sulla strada costiera numero 200 Manzanillo-Lázaro Cárdenas. Il gruppo di narco-paramilitari voleva uccidere Cemeí Verdía; Comandante ella Polizia Comunitaria di Ostula e Coordinatore Generale delle Autodifese della Costa di Michoacán.

Qualche minuto prima dell’aggressione, Cemeí Verdía insieme ad un gruppo di comuneros di Ostula era arrivato nel villaggio di La Placita, proveniente dal municipio di Coahuayana, dove si erano fermati pochi minuti prima di riprendere la strada costiera 200 in direzione della comunità di Ostula, uno dei camioncini su cui viaggiavano i comuneros è partito per primo e vicino alla località La Peña e stato attaccato dagli uomini armati. In questo attacco sono stati gravemente feriti José Mora Mendoza (24 anni), Félix Mejía Valdovinos (24 anni), Salvatore Mejía Valdovinos (28 anni) ed il bambino Miguel Mejía Mora (5 anni). Tutti sono familiari di José Mora funzionario di Xayakalan, fondata il 29 giugno 2009 sulle terre che la comunità ha recuperato dalle mani di narcotrafficanti e piccoli proprietari del villaggio di La Placita. I comuneros feriti sono stati trasportati d’urgenza nell’ospedale di Tecomán, Colima.

Istanti dopo l’aggressione, la Polizia Comunitaria di Ostula è partita alla caccia degli aggressori riuscendo a fermare Jonathan Aguilar Juan, alias “La changa”, il quale ha confessato che il gruppo armato era formato da cinque persone e guidato da Luis N., alias “el Caracol” che ha partecipato anche alla tortura e successivo assassinio di Trinidad de la Cruz, Don Trino, il 6 dicembre 2011, crimine rimasto impunito. L’aggressore catturato ha detto che la loro intenzione era assassinare Cemeí Verdía, ma hanno sbagliato a colpire l’auto sulla quale viaggiava, e che l’ordine di eseguire l’attacco è stato dato da Federico González, alias “Lico”, capo del cartello dei cavalieri Templari nel municipio di Aquila, e da Mario Álvarez, ex presidente municipale di Aquila ed ex-deputato del PRI.

Bisogna segnalare che Federico González, alias “Lico”, e Mario Álvarez sono i responsabili dei 32 omicidi e 4 sparizioni di comuneros di Ostula tra il 2009 ed il 2012.

La violenza e le aggressioni contro i membri della comunità continuano sotto gli occhi complici dei governi federale, statale e locale.

Chiediamo alla società civile nazionale ed internazionale, così come alle organizzazioni sociali e dei diritti umani solidali, di vigilare su quello che succede nella regione e non permettere un nuovo assassinio, un nuovo sequestro, un nuovo sopruso contro la comunità di Santa María Ostula.

Equipo de Apoyo y Solidaridad con la Comunidad Indígena de Santa María de Ostula.

Messico, 16 dicembre 2014

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/12/18/denuncia-de-ataque-paramilitar-contra-comuneros-de-santa-maria-ostula/

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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