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Archive for luglio 2016

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PAROLE DELLA COMANDANCIA GENERALE DELL’EZLN, PER VOCE DEL SUBCOMANDANTE INSURGENTE MOISÉS, ALL’APERTURA DELLA PARTECIPAZIONE ZAPATISTA AL CompARTE, NEL CARACOL DI OVENTIK, CHIAPAS, MESSICO, LA MATTINA DEL 29 LUGLIO 2016.

A nome delle compagne e compagni delle basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, voglio parlarvi di come sentiamo quello che fanno a noi popoli originari del Messico, e credo che sia uguale nel mondo intero.

Vogliamo dirvi, spiegarvi, ancora una volta, delle tante sofferenze che ci ha inflitto questo marcio sistema capitalista.

NON prendete a male, compagne e compagni della sesta nazionale ed internazionale, sorelle e fratelli del mondo, quello che vi dirò, perché non si tratta di voi.

Si tratta di cosa ci fa o come ci considera il sistema capitalista, in particolare noi POPOLI ORIGINARI di questo paese che si chiama Messico.

Vi dirò di come ci sentiamo noi, zapatiste e zapatisti, di quello che hanno fatto alle nostre sorelle e fratelli indigeni di San Juan Chamula lo scorso 23 luglio di questo anno.

A noi Zapatiste e Zapatisti, fa male quanto è accaduto lì.

Quello che è accaduto realmente, non quello che hanno raccontato i mezzi di comunicazione prezzolati che si vendono per pochi centesimi.

Sappiamo che dicono che è stato ucciso il presidente municipale del Partito Verde Ecologista. E siccome è il partito del capoccia Velasco, allora i media accorrono a piangere e dolersi. E non dicono niente degli altri morti, quelli che sono morti lì intorno, o i cui corpi sono stati recuperati dai parenti ancora feriti o già defunti. Per il governo ed i giornalisti quei morti non contano. E sono decine di morti, non solo i 5 che erano autorità corrotte.

Tutti in Chamula, ed in tutti i dintorni degli Altos del Chiapas, sanno quello che è successo. Sanno che è stata la guardia del presidente corrotto dei Verdi ad iniziare la sparatoria e che ha ucciso e ferito molte delle persone che erano in piazza. E che è andata avanti fino a dopo che è arrivato l’altro gruppo armato a finire quelle autorità. Finire, sì, perché erano morte a bastonate e machete.

Il governo ed i giornalisti suoi dipendenti vogliono presentarlo come un piccolo problema, dicono che il “povero” presidente municipale contestato voleva solo risolvere il problema ma i “selvaggi” chamula, così li hanno definiti sui media, l’hanno ucciso.

È una bugia. Tutto quello che hanno detto i media prezzolati è una bugia. È una bugia a poco prezzo. Ed i media prezzolati preferiscono intervistare gli “esperti”, dicono, invece di investigare su quello che è accaduto realmente.

Noi non vi racconteremo quello che è successo nei dettagli. Questo spetta alle vere vittime di quelo giorno e di molto tempo prima. Loro sapranno quando e come lo diranno.

Ma noi sì diciamo che ci fa male, molto male, quello che è successo dopo. Come i media prezzolati hanno cominciato a raccontare sciocchezze ed insultare gli indigeni. E pure quelli che si dicono progressisti. Ci fa male per come hanno fatto passare da eroe un uomo corrotto. Per come tutti hanno mentito e si sono resi complici del vero crimine, e si sono inginocchiati per far salire Velasco sulle loro spalle e presentarlo come il salvatore.  Si vendono proprio per pochi centesimi.

A noi non importa se nel villaggio di Chamula non sono zapatisti. Sono nostri fratelli.  Sono indigeni e sono parte del nostro popolo originario, della nostra razza originaria, quelli che sono stati uccisi a San Juan Chamula. Non ci piace che si ammazzino tra indigeni, benché siano di partiti politici o di quello che sia. Non ci piace che si definiscano “selvaggi” gli indigeni mentre i veri selvaggi criminali sono i governi ed i partiti con la loro stampa prezzolata e obbediente.

A noi importa chi ha voluto questo, chi l’ha pianificato.

Sentiamo un dolore immenso, e pare incurabile, per quello che ci fanno quelli che stanno sopra.

Sappiamo bene che nessuno ce lo toglierà, ma soltanto noi stessi e dobbiamo lavorare molto e molto duramente.

Perché tutto il male che subiamo nelle nostre comunità, villaggi, colonie, È SEMPRE PERCHÈ INTERVENGONO I PARTITI POLITICI e le RELIGIONI O IL NARCOTRAFFICO.

Ci usano, noi indigeni, per fare di tutto, proprio tutto quello che hanno voglia quelli di sopra.

Ci vogliono far diventare loro servitori, come sindaci, consiglieri comunali, deputati statali, deputati federali. Per cosa? Per imparare a fare soldi senza lavorare, per imparare ad essere corrotti, mascherati da servitori del popolo.

Non so come ci vedono, perché almeno la spazzatura serve da concime. In questo caso non ci considerano nemmeno spazzatura. Per quelli e quelle che stanno sopra, siamo le loro merde.

Ci trattano come le loro merde che devono essere eliminate in qualsiasi modo.

Non posso dire che ci trattano come i loro animali domestici, perché trattano le loro bestioline come esseri umani.

A noi indigeni del mondo, ci guardano e ci dicono “ritardati mentali”, “non civilizzati”, “molesti”, ci dicono “indio zampa storta”, “schifoso” e “schifosa”, ed altri tanti insulti.

Abbiamo resistito per secoli e secoli.

Siamo carne, sangue ed ossa, come loro.

Noi, indigene ed indigeni, non stiamo facendo male a NESSUNO.

Hanno cercato di distruggerci e farci sparire, Ma non ci riusciranno mai.

Ci hanno divisi con le religioni, male educato nelle scuole, nei partiti politici. Ci hanno inculcato altre culture, la mala politica, una brutta ideologia.

Compagne e compagni della sesta nazionale ed internazionale, sorelle e fratelli del mondo:

Ve lo diciamo chiaro. Non siamo la merda di quelli di sopra. Siamo esseri umani di sangue, ossa e carne come loro. Non siamo dello stesso colore, ma siamo uguali esseri umani.

Non vogliamo essere cattivi come loro che usano gli esseri umani.

Perché oggi mostrano che noi indigeni siamo cattivi e che ci ammazziamo tra di noi, come è successo a San Juan Chamula.

Quelli che hanno voluto che accadesse, sono i partiti di sopra PRI e PVEM ed i governanti e tutti i partiti politici.

Così è successo con gli altri partiti che si chiamino di sinistra o no. Ci usano come gruppi di scontro e loro, i partiti, non sono loro i ritardati mentali, cattivi e perfidi, ma siamo sempre noi quelli che alla fine pagano il prezzo più alto.

Non dico che noi popoli originari siamo i più buoni, abbiamo i nostri problemi ma li risolviamo da noi, ma quello che è successo è per colpa dei partiti e delle autorità di quei partiti.

Questo non appare sui mezzi di comunicazione, perché non prendono soldi se tirano fuori la verità, al contrario, prendono più soldi occultando l’informazione.

I giornalisti, donna o uomo, che lavorano nella stampa devono fare quello che dicono i loro padroni, ed lo fanno per questione di soldi. Hanno perso ormai la loro dignità e così anche i leader delle religioni che sanno di ingannare, non c’è più dignità.

Ma chi ha insegnato ad essere corrotti, ladri e truffatori? Quelle e quelli che stanno sopra.

Perché il defunto presidente municipale di San Juan Chamula era dei Verdi e non voleva pagare quello che doveva a quegli indigeni come lui. Molte volte gli avevano detto “pagaci!”. Ma non aveva li aveva ascoltati. Dove ha imparato a comportarsi così il presidente municipale? Dai cattivi governanti.

Per decenni e decenni e centinaia di anni ci hanno ingannato, picchiato, usato, ed è per questo che nessuno ci prende in considerazione a noi indigeni.

È molto male l’insegnamento di quelli di sopra, perché alcuni degli indigeni che hanno accettato di essere servili con quelli di sopra e che sono diventati sindaco, consiglieri comunali, come la consigliera comunale di Las Margaritas (la Florinda del PAN) della Realidad, l’ex deputato federale della CIOAC (Antonio Hernández Cruz) tojolabal, hanno imparato a non ascoltare e non prendere in considerazione le comunità. Sono gli organizzatori dell’assassinio del compagno maestro della escuelita, il compagno Galeano. Non lo dimentichiamo.

Ci sono molti libri di cose cattive che ci hanno voluto insegnare. Un esempio: io, indigeno, sono un piccolo proprietario di terra di 10 ettari, e sono ranchero, ma un ejidatario comunero ha diritto a 20 ettari, ah, ma non è ranchero, però ha 20 ettari di terra, ma non vale, quello che vale è essere proprietario di un podere, quindi se sono ranchero, allora non sono più indigeno. Non parliamo se sono consigliere comunale o sindaco, perché allora sono della classe media. E dicono che non sanno parlare una lingua.

Perché noi indigene ed indigeni dobbiamo pagare con la vita perché altri abbiano i soldi per mangiare?

Tutti i media prezzolati competono sul prezzo delle foto dei morti di San Juan Chamula, ma non tirano fuori chi è il colpevole dei morti e tutti i governi pagano qualunque prezzo purché non vengano fuori i veri colpevoli, che sono loro.

Pubblicano solo quello che dicono i cattivi governanti. Dove sono andati i giornalisti e i fotografi invece di mostrare gli altri morti ammazzati dalle guardie del presidente? A quei giornalisti e fotografi non importa perché non ci guadagnano niente ed anche perché i morti sono indios e non importa se appartenevano a dei partiti. È così, sono indios. Questo non è razzismo? E parlano contro il razzismo

E tutti i lavoratori dei media prezzolati, si guadagnano la paga vendendo bugie, sistemando bugie, e non importa la grave situazione perfino per loro stessi. Non tirano fuori la verità, perché la verità non paga. Che vergogna, intellettuali della menzogna.

Arrivano tardi sul luogo dei fatti solo per mostrare immagini di morte e non indagano sulle ragioni di decenni di ingiustizie.

Sono invece puntuali quando accompagnano i loro capi, cioè i cattivi governanti, a mostrarsi e farsi fotografare nel luogo ormai sotto controllo dove il buon presidente e la sua squadra sono stati uccisi da “indios selvaggi”. E pubblicano tutto quello che dicono i malgoverni.

In pochi minuti mettono tutta la cattiva informazione sui media, e poi la cancellano immediatamente dal notiziario, affinché si veda e si dimentichi rapidamente per non chiedere di sapere chi sono i veri responsabili di quello che succede agli indigeni di questo paese. Questa è la funzione dei media prezzolati.

Accidenti! Sappiamo bene che i ricchi non sono ricchi perché lavorano dall’alba al tramonto, non sudano e si appestano di sudore, non si infortunano sulle macchine, non sono mutilati per questo, non si piagano nei corpi per tanto sudore, non diventano sordi per il rumore nelle orecchie per 8, 12 ore, non si ammalano per la stanchezza, non si stressano perché non hanno i soldi per le medicine, per il cibo, per l’affitto, per l’educazione dei loro figli. Niente gli manca niente, grazie a noi lavoratrici e lavoratori della campagna e della città.

Senza il nostro sfruttamento non sarebbero ricchi.

Il mondo in cui ci tengono, è inutile.

Quale è la nostra paga in questo mondo capitalista? La miseria, lo sfruttamento, il maltrattamento, l’ingiustizia.

Oggi ci trattano tutti nello stesso modo, lavoratori della campagna e della città.

Ci maltrattano i caporali che sono i presidenti municipali, ci maltrattano i maggiordomi che sono i governatori e ci maltratta il capoccia che è il governo federale, su ordine del padrone: il capitalismo neoliberale.

Ci duole molto quello che fanno agli indigeni di tutto il paese, quello che hanno fatto alle compagne e compagni del Congresso Nazionale Indigeno.

E se ci difendiamo, ah, siamo “selvaggi”, “ritardati mentali”.

Se rubiamo un sacchetto di patatine, in prigione. Ma se Juan Sabines Gutiérrezse ruba 40 mila milioni non c’è prigione, resta libero di rubare di più.

Che merda, che orrore, che razzismo. Non c’è giornale in Messico che pubblichi questo su 8 colonne.

Ingiustizia per noi popoli sfruttati. Non c’è stata MAI giustizia per i nostri trisavoli, non c’è stata giustizia prima del 1968, non c’è stata giustizia per il massacro del ’68, per il massacro di donne a Ciudad Juárez, il massacro dei bambini dell’asilo ABC, non c’è stata giustizia per Acteal, né per i 43 desaparecidos studenti di Ayotzinapa. E tante e tante ingiustizie.

Popolo del Messico: organizziamoci e lottiamo per quello che siamo, coì come noi indigeni siamo organizzati con il nostro nuovo sistema di governo.

Ma non diteci come. Ma vogliamo che condividiamo le nostre esperienze, perché non sappiamo com’è la vita delle operaie e degli operai, non sappiamo com’è la vita delle maestre e dei maestri e così di chiunque, ma sappiamo che tutti noi vogliamo Giustizia, Libertà e Democrazia, in questo non ci sono differenze.

Come ci vogliono in questo sistema è impossibile, esempio: Io sono un deputato federale del popolo originario e mi siedo nel mio scranno di fianco al deputato federale Diego Fernández de Ceballos, proprietario di terreni e case, e mi metto a discutere la legge agraria affinché la ripartizione della terra sia equa, cioè che nessuno deve possedere più terra di altri. La domanda è, posso mai arrivare ad un accordo con lui, io indigeno e lui proprietario terriero?

Questo sistema non funziona, è marcio, non c’è più rimedio, cade a pezzi e cadendo si porta dietro i morti. È meglio se ne usciamo.

Meglio organizzarci per costruire una nuova casa, cioè una nuova società.

Nessuno lotterà per noi.

Così come per noi, zapatiste e zapatisti, nessuno è venuto a lottare al posto nostro, cioè noi abbiamo dovuto dare la nostra vita per volere più bene alla nostra vita.

Cosicché popolo del magistero organizzatevi e lottate fino alla fine; popolo dei servitori della salute umana del Messico organizzatevi perché la tormenta è già su di voi. E così la tormenta colpirà ogni settore dei lavoratori.

Popolo del Messico e popolo povero del mondo, organizzatevi.

Grazie.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Subcomandante Insurgente Moisés

Oventik, Chiapas, Messico

29 luglio 2016

Traduzione “Maribel” – Bergamo

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Foto/video/cronaca del Festival CompArte por la Humanidad:

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L’EZLN conferma ed estende la sua partecipazione al CompArte

 ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

26 luglio 2016

Alle e ai partecipanti e assistenti al CompArte:

Alla Sexta Nazionale e Internazionale:

Compagni, compagne, compagnei:

Al di là di non poter rimettere i soldi per l’alimentazione e il trasporto della nostra comunità artistica, come zapatisti che in effetti siamo, abbiamo cercato il modo non soltanto per corrispondere alle e ai creativi che hanno risposto al nostro invito al CompArte, ma anche per farvi sentire in qualche modo il rispetto e l’ammirazione che ci provoca il vostro impegno artistico.

Perciò vi comunichiamo la decisione a cui siamo giunti:

Presenteremo, sebbene in diversi calendari e geografie, un po’ delle creazioni artistiche che come zapatiste e zapatisti abbiamo preparato per mostrarvele. Le presentazioni avverranno secondo quanto segue:

Caracol di Oventik: 29 luglio 2016. Dalle 10.00 alle 19.00 ora nazionale. Partecipano artiste e artisti zapatisti dei popoli originari tzotzil, zoque e tzeltal de Los Altos de Chiapas.

CIDECI, San Cristóbal de Las Casas: 30 luglio 2016. Assisterà una delegazione zapatista come escucha-vidente al CompArte.

Caracol de La Realidad: 3 agosto 2016. Dalle 9.00 del giorno 3 all’alba del 4 agosto. Partecipano artisti zapatisti dei popoli originari tojolabal, tzeltal, tzotzil, mame e meticcio della zona Selva Fronteriza.

Caracol de La Garrucha: 6 agosto 2016. Dalle 9.00 del giorno 6 all’alba del 7 agosto. Partecipano artiste e artisti dei popoli originari tzeltal e tzotzil della zona Selva Tzeltal.

Caracol di Morelia: 9 agosto 2016. Celebrazione del 13° anniversario della nascita dei caracoles e delle giunte di buon governo zapatiste. Dalle 9.00 del 9 all’alba del 10 agosto. Partecipano artiste e artisti zapatisti dei popoli originari tojolabal e tzeltal della zona Tsots Choj.

Caracol di Roberto Barrios: 12 agosto 2016. Dalle 9.00 del 12 all’alba del 13 agosto 2016. Partecipano artiste e artisti zapatisti dei popoli originari chol e tzeltal della zona Norte de Chiapas.

Per poter entrare è necessario il vostro cartellino di registrazione al CompArte nel CIDECI, e iscriversi al tavolo appositamente posto nel CIDECI a partire dal 27 luglio 2016 pomeriggio. Attenzione: tenere in considerazione che qua… be’, dappertutto, è periodo di tormente.

Sappiamo che l’immensa maggioranza non potrà assistere a tutte le presentazioni ora che il calendario e la geografia si sono espanse. Magari sì, lo sapete voi. In ogni caso, ci siate o no, ci presenteremo tenendovi presenti.

NON SARA’ CONSENTITO L’ACCESSO AI MEZZI DI COMUNICAZIONE PREZZOLATI (quand’anche pretendano di lavorare anche per media non prezzolati).

I media compagni, ovvero i media liberi, autonomi, alternativi o come si chiamino, saranno benvenuti, inclusi i Tercios Compas, perché da queste parti c’è solidarietà di categoria.

-*-

Come zapatisti che siamo e al giorno d’oggi, confermiamo il nostro appoggio alla domanda di verità e giustizia per Ayotzinapa e per tutte e tutti i desaparecidos, che continua senza venir meno per opera di madri, padri, familiari e compagni degli assenti. A tutti loro, a chi manca e a chi cerca, il nostro miglior abbraccio. Il vostro dolore è il nostro dolore, ed è nostra la vostra degna rabbia.

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Insurgente Moisés Subcomandante Insurgente Galeano

Messico, luglio 2016

Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

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EZ-22aniversario-1-copia“Ad ognuno il suo: la frivolezza di chi manca di intelligenza” L’EZLN al governo chiapaneco.

Lettera aperta sull’aggressione al movimento popolare a San Cristóbal de las Casas, Chiapas

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

21 luglio 2016

A chi sia ora il governatore in carica ed agli atri capoccia dello stato messicano sudorientale del Chiapas:

Signore (ha!) e Signori (doppio haha!):

Non vi mandiamo i nostri saluti.

Prima che vi venga in mente di inventare (come già sta facendo la PGR a Nochixtlán, Oaxaca) che la vigliacca aggressione contro l’accampamento di resistenza popolare a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, è stata orchestrato dall’ISIS, vi trasmettiamo, gratis, l’informativa che abbiamo raccolto:

Quelle che seguono sono le parole di un fratello indigeno affiliato ai partiti (PRI) di San Juan Chamula, Chiapas, Messico:

Alle 9 del mattino (del 20 luglio 2016) hanno chiamato i Verdi a casa del governatore. E lì gli hanno detto di fare come quello che avevano fatto l’altro giorno.

(NOTA: si riferisce a quando un gruppo di indigeni del Partito Verde Ecologista si sono infilati dei passamontagna e sono andati a provocare disordini al picchetto di San Cristóbal e a Tuxtla Gutiérrez, capitale del Chiapas. Quando sono stati fermati dalla sicurezza della CNTE prima hanno detto di essere zapatisti (non lo erano, né lo sono, né lo saranno mai), poi hanno ammesso di essere affiliati ai partiti).

Ma che questa volta andassero a dialogare affinché quelli del blocco lasciassero passare i camion dei chamula che fanno affari a Tuxtla. Il presidente municipale (del Partito Verde Ecologista) ci ha messo le pattuglie e l’ambulanza locali. Quello di San Cristóbal la polizia. Il governo di Tuxtla altro in più. Di sicuro hanno fatto accordi con i poliziotti, cioè avevano già un loro piano. E quindi sono arrivati come quelli che vogliono dialogare e poi un gruppo si è infilato ed hanno cominciato a rompere tutto, a rubare e a bruciare, cioè hanno attaccato su due lati. Poi, siccome avevano armi, perché normalmente i Verdi girano armati, si sono messi a sparare come ubriachi e mariguanos. I poliziotti stavano lì ad appoggiarli. Non siamo d’accordo con quello che hanno fatto i Verdi. Perché adesso i turisti hanno ora paura di venire qui (a San Juan Chamula) e questo danneggia molto gli affari. Non è il blocco, ma sono quei maledetti verdi che stanno mandando tutto in malora. Andremo a protestare a Tuxtla perché caccino quell’imbecille del presidente. E se non lo fanno, allora se la vedranno con noi.”

Per quanto riguarda la rozza manovra di incappucciare dei paramilitari per presentarli come zapatisti (oltre ad essere una minestra riscaldata già usata dal Croquetas Albores), è un totale fallimento. Alla domanda se credevano che fossero zapatisti quelli che avevano sgomberato il blocco e fatto danni, così hanno risposto due persone del popolo, senza filiazione politica nota:

Un commerciante ambulante, di circa 60 anni risponde:

“No! Quelli che ieri hanno creato disordini è gente pagata del governo, lo sappiamo bene. Non sono quelli che appoggiano i maestri. Perché la lotta dei maestri è giusta, se no finiremo per pagare noi l’istruzione. E da dove vengono i soldi per pagare i maestri? Dal popolo. Quello che manca è che per lo meno la maggioranza degli stati si decidano ad ascoltarli, perché già quattro stati sono già d’accordo, ma non sappiamo degli altri.”

Un indigeno Chamula, commerciante ambulante, risponde:

“Naaaa!!!, non sono loro, loro non si comportano così! Loro (gli zapatisti) appoggiano i maestri e quelli di ieri volevano farsi passare per loro, si sono messi i passamontagna, ma non si comportano nello stesso modo.

– e chi erano le persone di ieri

– Sono altri, pagati.

– e cosa ne pensi dei maestri?

– Be’, bisogna appoggiarli”.

-*-

Siamo sicuri che voi lo ignorate (oppure le sciocchezze che fate è per stupidità), ma il cosiddetto “conflitto magistrale” nasce dalla stolta prepotenza dal grigio aspirante poliziotto che ancora esercita presso la Segreteria di Educazione Pubblica (SEP la sigla in spagnolo, oh, di niente, prego). Dopo mobilitazioni e la risposta governativa a quelle mobilitazioni con minacce, licenziamenti, botte, prigione e morti, il magistero in resistenza è riuscito a portare il governo federale a dialogare. È dunque una questione federale. Spetta al governo federale ed al magistero in resistenza dialogare ed arrivare o non a degli accordi.

Voi simpatizzate con la chiusura del grigio poliziotto. Noi, zapatiste e zapatisti, simpatizziamo con le istanze del magistero e lo rispettiamo. E non solo la CNTE, anche e soprattutto il movimento popolare che si è sollevato intorno alle sue istanze. Come zapatisti, abbiamo resa pubblica la nostra simpatia appoggiandoli, oltre a parole, col poco cibo che siamo riusciti a raccogliere dalle nostre tavole.

Credete di poter distruggere questo movimento, ormai popolare, con sgomberi mascherati di “indignazione civica?”. No, lo avete visto. Come hanno fatto i fratelli popoli originari a Oaxaca, se li cacciate, loro ritorneranno. Così una ed un’altra volta. Perché qua sotto, non c’è stanchezza. I vostri padroni hanno calcolato che il movimento del magistero in resistenza si sarebbe sgonfiato per le ferie. Avete visto che si sono sbagliati (mmm, sono già più di 3 errori di valutazione, se si applicasse la “riforma educativa” sarebbero già stati licenziati ed in cerca di un impiego presso Iberdrola a fianco dello psicopatico).

Il movimento non fa che crescere e raccogliere simpatie, mentre voi raccogliete solo antipatie e ripudio.

Come abbiamo già segnalato da quasi due mesi, il movimento già accorpa diversi settori sociali e, chiaramente, le loro specifiche domande. Per esempio, probabilmente non lo sapete, ma chiedono le dimissioni di Cancino (presunto presidente municipale di San Cristóbal de Las Casas, città che si trova, forse voi lo ignorate, nello stato del Chiapas, Messico), e l’arresto di Narciso, capo paramilitare della ALMETRACH. Queste ed altre cose che chiedono si possono riassumere in una sola: buon governo. Quanto ci vuole perché vi rendiate conto che voi, tutt@, siete di disturbo, che non siete altro che parassiti che appestano l’intera società sopra e sotto?

Ma sembra che vi sentiate molto sicuri e mandate i vostri cani a rubare i pochi beni di quelle persone che stanno manifestando PACIFICAMENTE. Bene, allora noi, zapatiste e zapatisti, torneremo a raccogliere generi alimentari e gli attrezzi che gli avete rubato e glieli manderemo. Così una ed un’altra volta.

Invece di rilasciare ridicole dichiarazioni (come la dissociazione dal vigliacco attacco al presidio POPOLARE a San Cristóbal), potreste contribuire in qualche modo alla distensione necessaria affinché questo dialogo e negoziato seguano il corso che determinino le parti (che, vi ricordiamo, è tra il Governo Federale e il Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione), e fareste bene a legare i vostri cani (di nome Marco Antonio, Domingo e Narciso). Fategli un fischio agitando un fascio di banconote e vedrete come vi ubbidiscono.

Ed un consiglio non richiesto: non giocate col fuoco a San Juan Chamula, lo scontento e la divisione che state fomentando in questo villaggio con le vostre sciocchezze, può provocare un conflitto interno il cui terrore e distruzione non si potranno coprire né con bots nelle reti sociali, né con inserzioni a pagamento, né col poco denaro che Manuel Joffrey Velasco Baratheon-Lannister ha lasciato nella tesoreria statale.

Allora tranquilli. Pazienza e rispetto. Speriamo che il governo federale dialoghi e negozi con serietà e impegno. Non solo perché le domande magistrali sono giuste, anche perché forse questa è una delle ultime volte in cui ci sarà con chi dialogare e negoziare. È tale la decomposizione che avete provocato che, presto, non saprete più nemmeno chi calunniare. Oltre che, ovviamente, non ci sarà nessuno all’altro lato del tavolo.

Capito?

Allora, ad ognuno il suo, cioè, al Photoshop, le pagine dei social, le feste snob, gli annunci monumentali, le riviste rosa, la frivolezza di chi manca di intelligenza.

Governare? Andiamo! Questo non lo credono nemmeno i media prezzolati!

Meglio che vi fate da parte ed imparate, perché questo è il Chiapas, ed il chiapaneco è un popolo troppo grande per un governo così miserabile.

-*-

A chi di dovere:

Come zapatisti è nostra convinzione, ed agiamo di conseguenza, che si devono rispettarsi le decisioni, strategiche e tattiche, del movimento. E questo vale per tutto lo spettro politico. Non è legittimo cavalcare un movimento per cercare di portarlo da una parte al di fuori della sua logica interna. Né per frenarlo, né per accelerarlo. Altrimenti, dite chiaramente che quello che volete è usare questo movimento peri vostri fini e propositi particolari. Se lo dite, forse il movimento vi seguirà, o forse no. Ma è più sano parlare chiaro al movimento circa quello che si vuole. Come pretendete di dirigere se non rispettate le persone?

Noi, come zapatisti, non diciamo alle nostre maestre e maestri attuali (quell@ della CNTE ed i popoli, quartieri e colonie che appoggiano) che cosa fare o non fare. Questo deve essere ben chiaro a tutte quelle nobili persone che lottano: QUALSIASI AZIONE CHE COMPIA LO ZAPATISMO PER QUANTO RIGUARDA IL MOVIMENTO POPOLARE IN CORSO (o quelli che nasceranno in seguito) SARÀ RESA NOTA PUBBLICAMENTE E IN ANTICIPO e sempre rispettando i loro tempi e modi. Sia il Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione, sia i movimenti dei popoli originari, colonie e quartieri che appoggiano il magistero, devono capire che, qualunque sia la loro decisione, sia sul corso, la destinazione, i passi e la compagnia che decidano, riceverà il nostro rispetto e saluto.

“Mascherarsi” da zapatisti e gridare slogan che coinvolgano altr@, va bene per divertirsi un momento e mettere una medaglia nel vostro curriculum, ma è sempre falso e disonesto. No@ non ci siamo ribellati per distribuire cibo spazzatura rubato, ma per democrazia, libertà e giustizia per tutt@. Se credete che sia più rivoluzionario e che aiuti di più il movimento rompere vetri e rubare cibo che neppure nutre, allora che il movimento valuti e decida. Ma mettete in chiaro che non siete zapatisti. A no@ non disturba né irrita che ci dicano che non capiamo il momento congiunturale, o che non abbiamo la visione dei vantaggi elettorali, o che siamo piccolo borghesi. Ci interessa solo che quella maestra, quel maestro, quella signora, quel signore, quel ragazzo o ragazza, sentano che qua, nelle montagne del sudest messicano, c’è chi gli vuole bene, li rispetta e li ammira. Sebbene nelle grandi strategie elettorali o rivoluzionarie, questi sentimenti non entrino in gioco.

Perché il magistero in resistenza e, come è sempre di più frequente, il movimento popolare che si accorpa intorno ad esso, affronta condizioni avverse molto difficili. Non è giusto che, in mezzo a tutto questo, debba vedersela non solo con manganelli, scudi, pallottole ed ora paramilitari; ma anche con “consigli”, “orientamenti”, ed ordini “con-tutto-il-rispetto”, che indicano quello che devono fare o non fare, avanzare o retrocedere, cioè, pensare e decidere.

Noi, zapatiste e zapatisti, non manderemo cibo spazzatura a chi lotta, bensì tostadas di mais non transgenico, non rubate, ma fatte col lavoro di migliaia di uomini e donne che sanno che essere zapatisti non è occultare il viso, bensì mostrare il cuore. Perché le tostadas zapatiste riscaldate alleviano la fame ed alimentano la speranza. E questo non si compra nei discount né nei supermercati.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Subcomandante Insurgente Moisés.             Subcomandante Insurgente Galeano.

Messico, 21 luglio 2016

Testo originale

Traduzione “Maribel” – Bergamo

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La geografía? Oventik. Il calendario? 29 luglio 2016

…Vogliamo in qualche modo farvi sapere e sentire, a voi tutti, artiste e artisti che vi siete impegnati a partecipare al CompArte, non solo la nostra ammirazione e il nostro rispetto, ma anche, e soprattutto, la nostra convinzione che le ore oscure attuali, e quelle che verranno, richiedono il vostro ruolo e la vostra creatività per trovare il cammino che, come umanità, vogliamo, necessitiamo e meritiamo…

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

17 luglio 2016

Alle artiste e agli artisti partecipanti nel CompArte:

Alla Sexta Nazionale e Internazionale:

Sorelle e fratelli:

Compagne, compagni e compagnei:

Vi mandiamo i nostri saluti. Vi scriviamo per comunicarvi quanto segue:

Vogliamo in qualche modo farvi sapere e sentire, a voi tutti, artiste e artisti che vi siete impegnati a partecipare al CompArte, non solo la nostra ammirazione e il nostro rispetto, ma anche, e soprattutto, la nostra convinzione che le ore oscure attuali, e quelle che verranno, richiedono il vostro ruolo e la vostra creatività per trovare il cammino che, come umanità, vogliamo, necessitiamo e meritiamo.

E quando parliamo di oscurità, non ci riferiamo soltanto all’orrore che esplode e distrugge in ogni punto della già dolente geografia mondiale. Ma anche al mercantilismo politico ed economico che, senza tenere in maggior conto le morti e le disgrazie, si lancia sui cadaveri ancora tiepidi delle vittime, e cerca di trarne guadagno e vantaggio.

Se il sistema impone questa logica perversa in cui ogni dolore non indigna bensì impermeabilizza, forse possono essere le Arti ricordare all’umanità che la persona non soltanto distrugge e uccide, impone e sottomette, disprezza e dimentica, ma che è anche capace di creare, liberare e produrre memoria. La vita e la libertà forse non palpitano persino nelle creazioni artistiche più dolenti e strazianti?

Che bella cosa, pensiamo, sentiamo, crediamo come zapatisti che siamo, che ci siano artisti che sapranno cogliere, dal più profondo del calendario più oscuro, una luce di umanità.

Perché se non è ora, allora quando?

Non vogliamo farvi sentire di dovere qualcosa a qualcuno, né sottomissione, né accodamento, né sostegno incondizionato. Non cerchiamo i vostri voti né i vostri veti. Vogliamo soltanto dirvi che, in questo mondo che avvistiamo dalla coffa di vedetta, vi guardiamo. O meglio ancora, guardiamo le vostre creazioni.

Così pensiamo. Senza dubbio, vediamo che le nostre idee e i nostri sentimenti non riescono ad esprimersi interamente nemmeno con queste parole.

È per questo che noi zapatiste e zapatisti ci impegniamo in silenzio in un nuovo sforzo che ora vi vogliamo comunicare.

Vogliamo salutarvi e omaggiarvi per ciò che siete. Non come militanti delle cause che con differenti colori e simboli popolano il mondo. Ma come il passaggio nel quale pronostichiamo un domani più umano, più degno, migliore.

Noi zapatiste e zapatisti, non guardiamo verso l’alto.

Solo dinanzi alle scienze e alle arti solleviamo i nostri occhi, il nostro udito. E non sono il timore e l’obbedienza a elevare il nostro sguardo. È il portento della conoscenza, è la meraviglia delle arti.

Perciò ci siamo organizzati per presentarvi una versione molto ristretta di quello che è stato il nostro lavoro per il CompArte. Ciò con l’unico obiettivo di cercare di farvi sentire quanto siete grandi per noi zapatiste e zapatisti.

Sappiamo che le compagne e i compagni della Sexta e parte della comunità artistica del Chiapas, con l’impegno sempre fattivo delle compagne e dei compagni del CIDECI, hanno proseguito con l’organizzazione del CompArte nel CIDECI, da celebrarsi nella stessa sede dal 23 al 30 luglio 2016. Speriamo davvero che questa celebrazione sia tanto brillante com’è il vostro lavoro artistico e che, in questi calendari di oscura disperazione, in questo angolo del mondo si respiri un’altra aria e non sia la notte di sopra a regnare. Che, anche se nella fugacità di un pezzo musicale, un tratto di pittura, un passo di danza, un fotogramma, un rigo di dialogo, un verso, un quel che sia, venga sconfitta l’ora del poliziotto, e per un secondo almeno si respiri la possibilità di un altro mondo.

Perciò, approfittando del fatto che alcuni (non tutti, certo) staranno creando al CIDECI in quelle date, vogliamo invitarvi come partecipanti e assistenti al   di Oventik il 29 luglio 2016. Dalle ore 10 fino almeno alle 19 (ora nazionale) presenteremo teatro, balli, musica, poesia, pittura, pensieri, e forse anche indovinelli. Sebbene sarà soltanto una piccola parte di quel che era stato preparato nei villaggi per il CompArte, saranno presenti i 5 caracoles che accorpano i villaggi zapatisti tzotzil, chol, tzeltal, tojolabal, zoque, mam e meticci. Sebbene in maniera frettolosa, le compagne e i compagni zapatisti si sono preparati a celebrare, in vostro onore, la vita e la libertà.

Non sarà tutto ciò che da parte nostra è stato preparato, ma sarà qualcosa non da meno: un regalo che vogliamo farvi. Magari vi piacerà, magari no. Ma siamo sicure, sicuri, che qui troverete suoni, colori, luci ed ombre che non hanno altro desiderio che farvi ascoltare, guardare e sentire il “grazie” con cui vi abbracciamo.

Le artiste e gli artisti zapatisti fanno la loro esibizione il giorno 29 luglio e il giorno 30 rientreranno nelle loro comunità. A meno che, ovviamente, qualcuno li inviti ad esserci nell’ultimo giorno del festival CompArte presso il CIDECI. In tal caso, faranno sosta al CIDECI per imparare qualcosa da voi.

Cosicché ormai sapete:

La geografia? Il caracol di Oventik.

Il calendario? 29 luglio 2016, dalle ore 10 alle ore 19.

Forse pioverà, forse no. Forse farà freddo, forse no. Ma qui stiamo, qui staremo.

Perché questo angolo di mondo, nel quale ci tocca resistere e lottare, è solo la nostra casa temporanea.

La nostra casa grande, nel domani e nel sogno, è stata, è e sarà il mondo che, con le altre e gli altri, creeremo.

Qui vi aspettiamo.

In effetti vi aspettiamo sempre.

E se anche non potrete venire, vi mandiamo il nostro abbraccio migliore, quello che vi diamo…

 

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Insurgente Moisés             Subcomandante Insurgente Galeano

Chiapas, Messico. 17 luglio 2016

Testo originale

Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

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musici

Alla maestra, con affetto

Luglio 2016.

 

Alle maestre del magistero in resistenza:

Alla Sesta Nazionale e Internazionale:

Agli assistenti e partecipanti del CompArte in tutto il mondo:

Compagni, fratelli, eccetera:

 

Ricevete tutte, tuttie, tutti, i nostri saluti e il nostro rispetto. Ci auguriamo che stiano bene di salute e di spirito.

Scriviamo per presentare alcuni video e altri contributi che le basi di appoggio zapatiste avevano preparato per il CompArte.

Sono due video dedicati alle donne in basso e a sinistra, e in particolare alle maestre che lottano. Vediamo:

-*-

“BALLARE UN PENSIERO”

Questo primo video che vi mostriamo è del Caracol de La Garrucha. Si tratta di un ballo chiamato “I Diritti delle Donne”. Come quasi tutto da queste parti, è stato preparato collettivamente sia da uomini che da donne, giovani formati nel sistema d’istruzione autonoma zapatista. Lo hanno creato, provato e preparato le basi di appoggio zapatiste per il CompArte. La spiegazione della maestra della cerimonia dice tutto. Se finite per ripetere il ritornello, è normale. Ma vi diciamo una cosa: quando sarete in grado di, come dice la compagna maestra della cerimonia,“ballare un pensiero”, allora forse riconsidererete l’idea che le Arti vengano solo dall’alto e che in basso si trovi solo “l’artigianato”.

Il valore della danza non è solo quello che vedranno e sentiranno, ma è nella sua genealogia: la zona della Selva Tzeltal, la cui Giunta di Buon Governo si trova ne La Garrucha, è stata l’ultima a inserire le donne in incarichi organizzativi. E, così come dice la danza o la coreografia o come si chiami, cominciarono alcune (due o tre, se non ricordiamo male). Le altre compagne si sono aggiunte in tutti gli incarichi dopo, sì, ma non perché gliel’hanno detto gli uomini, o per ordine delle autorità, o per la consapevolezza che una volta hanno cercato di imporre, quando eravamo “famosi”, vari gruppi femministi. Sono state le stesse donne zapatiste a spiegare, convincere e unirsi.

Quindi questa è la sfida: ballate un pensiero e poi ne parliamo.

Il video è del mese di aprile del 2016, ed è stato prodotto da “Los Tercios Compas”. Copyleft: Giunta di Buon Governo eccetera.

/ Barzelletta di genere: un rappresentante della sezione “Sotterranea” dei “Terzi Compagni”, scese fino a dove, sottoterra, male riposava il defunto SupMarcos e gli mostrò il video. Il defunto fece solo una smorfia di dolore e disse: “lascia perdere la danza, il vero problema è la realtà”. Dopo, vedendo come ogni compagna che si unisce alla danza, spinge gli uomini indietro, e prende il suo posto davanti, scosse la testa in segno di disapprovazione e, prima di tornare al suo sogno non eterno, disse “non ci sono più i valori”… /

https://www.youtube.com/watch?v=8Ne75EaitbU&feature=youtu.be

-*-

“LAS MUSIQUERAS”

Il prossimo video non è completo. È solo una parte di meno di un minuto perché… perché… beh, a causa di problemi tecnici. Parlando tra di noi ricordiamo: nelle feste e celebrazioni di prima (diciamo più di 22 anni fa), le donne ballavano e basta. Non si vedevano suonare nessuno strumento. Inoltre, non gli veniva nemmeno in mente la possibilità che le donne potessero fare più musica che canzoni di chiesa. Quindi guardate e ascoltate la storia della lotta che c’è dietro a questa ranchera-corrido-ballata-cumbia-norteña. Non è nel video, ma quando abbiamo chiesto alle responsabili di chiamare il gruppo musicale di fare il video, si sono dette tra loro “capito, cerca le musiqueras che le vogliono fare delle foto”.

Se sono riusciti a ballare un pensiero, forse possono scoprire la genealogia che sta dietro a quei passamontagna, la storia che imbraccia il violino come se imbracciasse uno scudo, e che brandisce la tromba per quello che è: una spada.

La canzone è di un collettivo del villaggio “OSO”, MAREZ “Lucio Cabañas”, Caracol della zona Tzotz Choj, que include tzeltales, tzotziles e tojolabales, e che si chiama “Le Nostre Richieste”. Il video è del mese d’aprile del 2016 ed è stato prodotto da “Los Tercios Compas”. Copyleft o come si dice, ecco.

https://www.youtube.com/watch?v=9kRXRheLhy0&feature=youtu.be

-*-

Ecco, compagni e non. Questo è quanto per questa volta. All’improvviso, forse, può essere, chissà, magari, un altro giorno vi daremo altri esempi, con foto e video, di quel che sarebbe stata la nostra partecipazione al CompArte. E non sappiamo, magari, chissà, forse, vi diremo di qualche sorpresa imminente.

Dalle montagne del sud-est messicano.

Subcomandante Insurgente Moisés.      Subcomandante Insurgente Galeano.

Messico, luglio 2016.

DAL QUADERNO DI APPUNTI DEL GATTO-CANE:

Conversazione catturata dal sistema satellitare interstellare “Pozol’Sistems” nel mese di luglio del 2016, in coordinate cifrate, ma, sì, si sapeva che era in Chiapas, Messico, America, Pianeta Terra in via di estinzione. Audio difettoso, è impossibile determinare se è un uomo che parla, o una donna, unoa otroa, o un animale, un vegetale o un minerale:

“I maestri”, “i dirigenti”, “i capi”, sì… “I” puri. E dove stanno i “le”? Ci sono. E non sono poche. No, non conosco il numero esatto. Ti pare che stia contando? Eh? Quante circa? Se non è un concorso di popolarità, buono. Voi sempre fissati con le quantità, e finite per contare i like, i pollici in su, le visualizzazioni, i seguaci, gli abbonati, gli affiliati, le schede contrassegnate… fino a quando la realtà chiede i conti. Sì, ma è che mi incoraggia la sua logica di sincerità e correttezza. Se fosse per voi, la merda sarebbe candidata e il suo motto sarebbe “milioni di mosche non possono sbagliare”. Eh? Sì, vero, già è così. Ma, guarda, il problema non è quello che dicono, ma quello che smettono di quantificare. Beh, diciamo che, se fosse applicata la parità di genere al movimento magistrale e popolare, non sarebbe soddisfatta. Ci sono più “lei” che “lui”. E già che ci siamo, perché non si parla di lie e luei? Ci sono anche loro. Eh? Sì, popolare, cioè che non è solo dei maestri. Vada a vedere, allora, perché voi dite che sono vandali, criminali, e poco ci mancia che li chiamiate “terroristi”. Vada a vedere la signora del mercato, quella delle tortillas, la gente comune. Sì, le persone che si spaccano la schiena ogni giorno, a ogni ora, per ottenere il necessario per vivere male. Sì, non solo sostengono i maestri, anche loro chiedono giustizia, libertà, democrazia, buon governo. Eh? Zapatisti? Non so, ma sono nei loro caracoles, se vuole vada a chiedere. Io le parlo del blocco, che più che un blocco è un accampamento popolare. Cosa? Le dà fastidio la parola? Ah, sì, certo, la sua ossessione per il “populismo”. Tra l’altro, senta, che ridicolo quel che è andato a fare il suo capo lì con i gringos… Canada? Fa lo stesso, la geografia non altera il risultato. Chi è citrullo da un lato, lo è anche dall’altro. Ah, nulla contro il grande capo, preciso, quello che paga? Beh, di per sé io le sto parlando delle donne. No, non del movimento dei maestri, ma delle donne. Perché per voi servono solo a… eh? Senza oscenità? Wow, che delicato! Beh, allora, ci sono donne. Sì, alcune sono maestre, alte impiegate, altre casalinghe, o cassettolinghe, perché non mi dica che si possono chiamare “casa” quelle piccole stanze di cartone. Studentesse, sì. Professioniste? Beh, non vado in giro a chiedere il diploma, le credenziali elettorali o cose del genere. Io solo vedo, guardo, sento, ascolto, sento, imparo. Beh, le racconto delle maestre. Ci sono. Sì, anche se le picchiano, le abbattono, le rincorrono. E quante cose che le dicono. E non me l’hanno raccontato, l’ho visto. E le vede per caso arrendersi? No. Neppure svengono, questo significa che non sono abbandonate. No, non sono manipolate da forze diaboliche, né sono parte di un complotto. Sono così, normali. Giovani, quelle del giudizio, anziane. Sì, magre, grasse, medie, e di tutti i colori. Sono diverse, ma si assomigliano, perché sono in basso e sono donne. Guardi, io mi concentro sul loro sguardo. E si vede chiaramente che hanno lo sguardo così, che no, non più, solo fin qui, ora basta. Perché? Non lo so, ma credo che sia perché ormai sanno che non sono sole…

In fede.

Guau-Miau.

Testo originale

traduzione a cura di 20zln

 

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cideci

I compagni del CIDECI-Unitierra annunciano che il Festival CompArte si farà

San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico, 8 luglio 2016

A tutt@ le/gli artisti che partecipano e assistono al CompARTE:

Alla Sexta nazionale e internazionale:

Sorelle e fratelli:

Vi mandiamo un saluto fraterno da parte di tutte le persone che formano il CIDECI-Unitierra.

Nell’ambito della celebrazione del Festival CompArte convocato da@ nostr@ compagn@ dell’EZLN, ed anche noi convint@ che “le arti sono una speranza per l’umanità…, (e) che è nei momenti più difficili, quando è più forte la delusione e l’impotenza, che le Arti sono le uniche in grado di celebrare l’umanità” (Comunicato EZLN, 6/07/2016), vogliamo comunicarvi che abbiamo proseguito nei preparativi per potere celebrare questa condivisione nei giorni dal 23 al 30 luglio. La nostra comunità del CIDECI-Unitierra tiene le sue porte aperte per ricevere tutte le persone, popoli e collettivi che hanno accolto nel loro cuore l’invito a venire in queste terre a condividere esperienze di arte, lotta e speranza.

Fin dal momento della convocazione al CompArte abbiamo sentito la gioia di apportare il nostro granello di sabbia affinché questo si celebrasse. Contate su tutta la nostra volontà e capacità di accogliervi nel miglior modo possibile. Vi aspettiamo.

Coraggio!

CIDECI-Unitierra

 

P.S. (1) Le/I partecipanti ed assistenti già registrati, potranno ritirare gli accrediti presso il CIDECI-Unitierra a partire dal 18 luglio dalle ore 10:00 AM alle ore 8:00 PM.

(2) Le/Gli assistenti ancora non iscritti, potranno registrarsi direttamente sempre presso il CIDECI-Unitierra, sempre dalle ore 10:00 AM alle ore 8:00 PM.

Testo originale

Traduzione “Maribel” – Bergamo

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baile1IL FESTIVAL CompARTE E LA SOLIDARIETÀ

Come già sapete, abbiamo deciso di sospendere la nostra partecipazione al festival CompArte. Ovvio che, per chi sappia leggere con attenzione, non abbiamo detto che è sospeso il festival. Semplicemente, quel che abbiamo fatto è avvisare che noi zapatiste e zapatisti non potremo condividere attivamente…

Luglio 2016

Compañeroas della Sexta:

Artisti dei 5 continenti:

Insegnanti in Resistenza:

Come già sapete, abbiamo deciso di sospendere la nostra partecipazione al festival CompArte. Ovvio che, per chi sappia leggere con attenzione, non abbiamo detto che è sospeso il festival. Semplicemente, quel che abbiamo fatto è avvisare che noi zapatiste e zapatisti non potremo condividere attivamente. E perciò, a chi pensava a questo e la qual cosa lo porta a non partecipare, dicevamo quindi di scusarci perché lo sappiamo che ha affrontato delle spese. Nessuno deve dare ordini alle Arti. Se c’è un sinonimo di libertà, forse l’ultimo appiglio di umanità in situazioni limite, sono le arti. Noi zapatiste e zapatisti non possiamo, né dobbiamo, né ci è minimamente passato per la testa, dire alle lavoratrici e ai lavoratori dell’arte e della cultura quando debbano creare e quando no. O peggio ancora, imporre loro un tema e replicare, ora con l’alibi dei popoli originari in ribellione, “rivoluzioni culturali”, “realismi” o altre arbitrarietà che nascondono soltanto un commissario e poliziotto che determina quale sia la “buona arte” e quale no.

No, sorelle, fratelli e sorelli artisti. Per noi zapatiste e zapatisti le arti sono una speranza dell’umanità, non una cellula militante. Pensiamo invece che nei momenti più difficili, quando cresce la disillusione e l’impotenza, le Arti siano le uniche capaci di celebrare l’umanità.

Per noi zapatiste e zapatisti voi, insieme alle scienziate e scienziati, siete tanto importanti che non immaginiamo alcun domani senza la vostra opera.

Ma questo sarà il tema di una qualche lettera successiva.

Quel che ora vogliamo è assolvere a un impegno verso di voi. Perché dal 15 giugno 2016, data finale per la registrazione, avevamo preparato un resoconto per comunicarvi come sarebbe stato il Festival CompArte. Disgraziatamente, la situazione nazionale si è fatta tesa (a causa dell’irresponsabilità del bambino con la scatola di fiammiferi che sta nella SEP) e lo abbiamo posposto finché è arrivata la decisione che vi abbiamo già trasmesso.

In ogni caso, è bene che sappiate come sarebbe stato il CompArte. In forma sintetica:

Si sono registrati 1127 artisti nazionali e 318 di altri paesi.

Gli artisti nazionali sono originari di:

Aguascalientes Baja California Baja California Sur Campeche Chiapas Chihuahua Colima Coahuila Ciudad de México (Ex DF) Durango Estado de México Guanajuato Guerrero Hidalgo Jalisco Michoacán

Morelos Nayarit Nuevo León Oaxaca Puebla Querétaro Quintana Roo San Luis Potosí Sinaloa Sonora Tabasco Tamaulipas Tlaxcala Veracruz Yucatán Zacatecas

Le artiste e gli artisti di altri paesi sono originari di:

EUROPA Germania Belgio Danimarca Scozia Slovenia Stato spagnolo Finlandia Francia Grecia Olanda Inghilterra Irlanda Italia Norvegia Portogallo Russia Svizzera

AMERICA Argentina Brasile Canada Cile Colombia Costa Rica Cuba

Ecuador El Salvador Stati Uniti Guatemala Honduras Nicaragua Perú Porto Rico Trinidad e Tobago Uruguay Venezuela

ASIA Cina Iran Giappone Russia Taiwan

AFRICA Marocco Repubblica del Togo

OCEANIA Australia Nuova Zelanda

L’artista partecipante di maggiore età è un cantautore sugli 80 anni, anche se ne dimostra molti meno (di niente, Oscar), le cui canzoni che riscattano la cultura popolare e le sue parodie musicali (che sono superate soltanto dalla realtà) risuonano ancora nelle montagne zapatiste e, forse, anche nei luoghi in cui resistono gli insegnanti.

Gli artisti partecipanti di minore età sono: un bambino di 6 anni, che balla il son jarocho con il Collettivo Altepee; il Coro di bambini del Huitepec, le cui età vanno dai 3 agli 11 anni; una bambina, di dieci anni, che suona il cajón de tapeo con la Banda Mixanteña di Santa Cecilia: e una bambina, di dieci anni, che suona il piano.

ATTIVITA’ ARTISTICHE DA CONDIVIDERE:

ARTI SCENICHE:

BALLO FLAMENCO BALLO TANGO CIRCO CLOWN CANTASTORIE DANZA DANZA AEREA DANZA CONTEMPORANEA DANZA FOLCLORISTICA READING DI POESIA

LIMA-LAMA MAGIA GIOCOLERIA MARIONETTE PAGLIACCI PERFORMANCE TEATRO TEATRO D’OMBRE TEATRO SENSORIALE BURATTINI

ARTI PLASTICHE (O VISUALI):

ALEBRIJES ARCHITETTURA RICAMO CARICATURA POLITICA CARTAPESTA COLLAGE FUMETTO RACCONTO GRAFICO DISEGNO DISEGNO GRAFICO IMPAGINAZIONE SCULTURA FOTOGRAFIA FOTOGRAFIA IN 3D INCISIONE

GRAFFITI ILLUSTRAZIONE INSTALLAZIONE EFFIMERA INTERVENTO SULLO SPAZIO LIUTERIA MASCHERE PITTURA PINTURA CORPORALE PITTURA DI VASI PITTURA MURALE SERIGRAFIA STENCIL TATUAGGI

AUDIOVISIVE:

AUDIORACCONTI CINEMA DOCUMENTARIO FOTOGRAFIA DIGITALE

VIDEO VIDEO DOCUMENTARIO VIDEOCLIP VIDEOSCULTURA

MUSICA:

BANDA DI FIATI BEAT-BOX BLUES BOLERO BOSSANOVA CANZONI DI PROTESTA CHILENAS CUMBIA DUB ETNOROCK FUSION GITANA HIP-HOP JAZZ MUSICA AFRICANA MUSICA DI CONCERTO ARPA PIANO VIOLINO TUBA FLAUTO CHITARRA LIUTO MUSICA DI GAITA MUSICA DI HANG MUSICA DI HOMPAK MUSICA DI ORGANETTO MUSICA TRADIZIONALE PUNK OPERA RAP REGGAE ROCKABILLI ROCK ALTERNATIVO SKA SON CUBANO SON JAROCHO SWING TROVA

ALTRE ATTIVITA’ LABORATORI (DI QUASI TUTTO QUEL CHE SI PRESENTERA’)

Bisogna fare il CompArte? Ebbene, rispondere a questa domanda tocca a voi. E rispondere anche come, quando e gli eccetera di rito. Pensiamo che, se siete capaci di meravigliare il mondo con quel che fate, potrete ben organizzarvi per celebrare l’umanità dinanzi al sistema.

Noi zapatiste e zapatisti abbiamo sospeso (non cancellato) la nostra partecipazione. Pensiamo, crediamo, abbiamo la speranza che verranno giorni più limpidi in cui potremo farlo. Non sappiamo quando, magari per il compleanno del Congresso Nazionale Indigeno. Ma non vogliamo prendere impegni perché poi magari…

Il CompArte Zapatista

Tuttavia, approfittando che siamo in tema, vi informiamo anche su come sarebbe stata la nostra condivisione artistica. Be’, forse è meglio che vi raccontiamo questo: il Comandante Tacho ci ha detto, parola più parola meno: “C’è un compagno che ha fatto una canzone, cioè che l’ha fatta in tutto e per tutto, cioè il testo e la musica. E nel suo villaggio hanno fatto un gruppo musicale. Quando c’era la selezione nel caracol de La Realidad cioè dove vedevamo quanto fatto dai villaggi e man mano si selezionava chi sarebbe andato a Oventik, ho ascoltato la sua canzone sul tema della resistenza. Sia come sia, sup, questo compagno era appena un bebè quando ci siamo sollevati nel 1994 e spiega la resistenza meglio di me con la sua canzone. Quasi non sapevo se applaudire o prendere il quaderno degli appunti. Ora sì che affilano il rasoio”. Il Comandante Zebedeo ci racconta anche: “un compagno mi si è avvicinato e mi ha detto che la situazione è bella incasinata, che lui credeva che forse non si farà perché i maestri sono sotto forte attacco. Ma che lui è contento perché, ha detto, “io non sapevo di poter cantare, ora invece so di poter cantare e fare persino le mie canzoni in cui racconto del nostro modo di essere zapatisti. Anche se non ci sarà il festival, sono contento. E poi, magari stavolta no, però niente niente un’altra volta sì”.

E se voi, artisti, compagni della Sexta, cercate di immaginarvi come sarebbero state le partecipazioni artistiche zapatiste, allora qui vi mettiamo un video. Magari un altro giorno ne metteremo altri, o foto, perché ‘sta roba di internet ci dà del filo da torcere. Il balletto è creato da un collettivo della Zona de Los Altos, nel Caracol di Oventik. Non sappiamo se si dice balletto o coreografia, ma si chiama resistenza e la musica è un mix del pezzo di Mc Lokoter, “Esta tierra que me vio nacer”, e di un pezzo ska del gruppo spagnolo che si chiama SKA-P, “El Vals del Obrero”. Il significato del balletto lo spiega la maestra di cerimonia. Il video è stato prodotto da “Los Tercios Compas” in una delle presentazioni alla selezione di Oventik, ormai più di due mesi fa (ovvero, non abbiamo sospeso per il fatto di non essere preparati). Eccolo. Saltellare saltellare eh eh!

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ijVpIMZAr1w

baile1

Bene, mentre recuperiamo il fiato, vi diciamo, per quanto possibile in dettaglio, il sostegno materiale che, come segnale di solidarietà, rispetto e ammirazione, consegneremo agli insegnanti in resistenza in diversi punti del Chiapas, Messico.

Ma prima…

Avrebbero partecipato artisti tojolabal, zoque, mame, chol, tzetal, tzotzil e meticci dei 5 caracoles, così come escuchas e uditori delle basi d’appoggio zapatiste.

Dal Caracol di Roberto Barrios (zona nord de Chiapas): 254 artisti e 80 escuchas-videntes. Dal Caracol di La Realidad (zona Selva Fronteriza): 221 artisti e 179 escuchas-videntes. Dal Caracol di La Garrucha (zona Selva Tzeltal): 311 artisti e 99 escuchas-videntes. Dal Caracol di Morelia (zona Tzotz Choj): 276 artisti e 88 escuchas-videntes. Dal Caracol di Oventik (zona Los Altos de Chiapas): 757 artisti e 1120 escuchas-videntes. In totale: 1819 artisti e 1566 escuchas-videntes. Totale complessivo: 3385 uomini, donne, bambini e anziani basi d’appoggio zapatiste.

L’Alimentazione come arte della resistenza

I fondi per gli artisti zapatisti variavano a seconda del caracol, perché da alcune parti alcune cose si recuperano a prezzo più caro o più economico. Ma la spesa procapite per l’alimentazione era di 12,08 pesos per artista zapatista al giorno. Tutto quel che si era messo assieme per la nostra partecipazione, contando i 5 caracoles, raggiungeva la quantità di $ 290000,00 (duecentonovantamila pesos nazionali). Chiaro, prima della prossima svalutazione… ehm, sì, scusate, niente spoiler.

Da dov’è uscita la grana? Dalla registrazione all’INE? Dal programma PROSPERA? Dal crimine organizzato o disorganizzato – cioè dal malgoverno? Da qualche ONG? Da una potenza straniera interessata a fomentare le Arti per destabilizzare la “tranquillità” in Messico? No, compagni, la grana è uscita dal lavoro dei collettivi di produzione nei villaggi, regioni e zone, così come dai MAREZ e Giunte di Buon Governo. Ovvero è grana pulita, ottenuta come la ottiene l’immensia maggioranza del popolo del Messico e del mondo: dal lavoro.

E’ tanto o poco?

Be’, il consumo medio GIORNALIERO in alimentazione di un artista zapatista, per esempio di Roberto Barrios, nei sette giorni che sarebbe durata la nostra condivisione è di: 171 grammi di fagioli 50 grammi di riso 21 millilitri di olio 0,02 di sacchetto di minestra 20 grammi di zucchero 8 grammi di sale 1.17 tostada.

Ebbene, e ora che si farà di tutto cio? Cosa doneranno agli insegnanti in resistenza?

La Solidarietà Zapatista

I compagni si sono organizzati per caracol per consegnare il sostegno secondo quanto segue:

Il caracol de La Realidad consegnerà agli insegnanti in resistenza quanto segue: 570 chili di fagioli 420 chili di riso 350 chili di zucchero 15 litri di olio 21 chili di sapone 21 chili di sale 28 chili di caffè 1571 chili di mais non transgenico 840 chili di tostadas 400 chili di pinole 5 recipienti per cucinare 5 mestoli 5 contenitori 4 cassette di medicinali

Una commissione del caracol di La Realidad consegnerà tutto ciò agli insegnanti in resistenza a Comitán, Chiapas, il 9 luglio 2016 alle…be’, quanto ci staranno ad arrivare.

IL caracol di Roberto Barrios consegnerà: 400 chili di fagioli 250 chili di riso 125 chili di minestra 24 chili di sale 24 litri di olio 15 chili di caffè 10 chili di sapone 3 chili di peperoncino 10 chili di cipolle 30 chili di pomodori 50 chili di zucchero 320 chili di pinole 620 chili di tostadas 1000 chili di chayote, patate dolci, yucca e banane.

Una commissione del caracol di Roberto Barrios consegnerà tutto ciò agli insegnanti in resistenza a Playas de Catazajá, Chiapas, il giorno 8 luglio 2016. E’ già andata una commissione e si sono già messi d’accordo con i maestri di lì per la consegna.

Il caracol di La Garrucha consegnerà: 300 chili di fagioli 150 chili di riso 150 chili di zucchero 20 chili di caffè 15 chili di sale 1 cassa di sapone 60mila tostadas.

Una commissione del caracol di La Garrucha consegnerà tutto ciò agli insegnanti in resistenza a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, il giorno 9 luglio 2016.

Il caracol di Morelia consegnerà: 1044 chili di mais non transgenico 500 chili di fagioli 300 chili di riso 250 chili di zucchero 25 chili di sale 1 cassa di sapone 25 chili di caffè 1 cassa d’olio.

Il caracol di Oventik consegnerà: 114584 tostadas (circa 300 chili) 1475 chili di fagioli 672 chili di zucchero 456 sacchetti di minestra (circa 97 chili) 206,5 chili di riso 68 chili di caffè 5 chili di pinole 48,5 chili di sale 12,5 litri d’olio 21 chili di pomodori 10 chili di cipolla 165 chili di verdura 20 chili di the.

Una commissione dei caracoles di Morelia e Oventik consegnerà tutto ciò agli insegnanti in resistenza a Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, il giorno 10 luglio 2016. La tostada non sarà consegnata tutta d’un botto perché è tanta e ammuffirebbe. Meglio prima un po’ e poi un altro po’.

In totale, i 5 caracoles consegneranno circa 10 tonnellate di alimenti di valore approssimativo di 290mila pesos messicani.

-*-

Così stanno le cose, compagni della Sexta e artisti e insegnanti in resistenza.

Orbene, se ci chiedete a noi zapatiste e zapatisti che ne pensiamo di com’è se venite o non venite, chiaramente vi diciamo: venite. Il Chiapas è bello. E ora è ancora più bello con la resistenza degli insegnanti che fiorisce per i cammini, le strade, le autostrade e le comunità.

Vi chiedete se, già che siete qui, potete farvi un giro nei caracoles? Certo che si può fare. Ma all’entrata, questo sì, vi chiederanno: “siete già andati a trovare i maestri in resistenza?”

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Insurgente Moisés. Subcomandante Insurgente Galeano.

Messico, luglio 2016

Testo originale http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2016/07/07/il-festival-comparte-e-la-solidarieta/

Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

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2 sup

Una decisione difficile. Noi zapatiste e zapatisti pensiamo che è talmente importante il sostegno agli insegnanti, che abbiamo deciso… di: Sospendere la nostra partecipazione al festival CompArte, sia nel caracol di Oventik che nel CIDECI di San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, che si sarebbe celebrato tra i giorni 17 e 30 luglio 2016…. e…. Donare agli insegnanti in resistenza i soldi e gli alimenti che avevamo messo da parte e accumulato per il nostro trasferimento a Oventik e al CIDECI, per la nostra manutenzione durante il festival e per il ritorno alle nostre comunità.

Le lezioni di giugno

Luglio 2016

Compagne, compagni e compagnei della Sexta in Messico e nel mondo:
Artisti dei cinque continenti:
Insegnanti in resistenza:

Riceviate tutti, tutte, tuttei, il saluto che vi mandiamo insieme alle comunità indigene zapatiste. Vi scriviamo questa lettera per parlarvi di ciò che abbiamo visto e ascoltato nel passato mese di giugno e per comunicarvi una decisione che abbiamo preso come zapatisti che siamo. Ecco.

Le lezioni di sopra

Nel mese di giugno, in una manciata di settimane, è stata impartita una vera lezione cattedratica che ci insegna e ci educa.

Si è messo a nudo, una volta di più, il carattere dello Stato in Messico: per ciò che si riferisce alla cosiddetta “Legge 3 di 3”, non appena i capitalisti hanno schioccato le dita, tutti i poteri istituzionali sono corsi a correggere ciò che non era gradito al loro padrone. Non soddisfatti di sapere che comandano, i grandi signori del denaro hanno mostrato, a chi volesse vederlo, chi decide realmente. Dalla Colonna dell’Indipendenza (per prendersi meglio gioco di ciò che rappresenta), con giacche e cravatte di marche esclusive, un pugno di padroni ha manifestato per dare una lezione di politica moderna. “Noi comandiamo” hanno detto senza parole, “non ci piace quella legge. Non abbiamo bisogno di morti, né di fare cortei, né di subire botte, umiliazioni, carcere. Non abbiamo nemmeno bisogno di manifestare. Se ora ci mostriamo è solo per ricordare a tutti i politici qual è il loro posto, a quelli che sono al governo e a quelli che aspirano a esso. E al proletariato, be’, solo perché si renda conto di quanto disprezzo ci causa”. Poi è successo quel che è successo: la legalità del sistema (chi la fabbrica, chi la pone in atto e chi la sanziona) ha mostrato la sua ragion d’essere: in una manciata di ore, le “istituzioni” governative hanno fatto a gara per chiedere scusa e cercare di rimediare al fastidio dei grandi signori. Come capoccia lesti nel servire i padroni, i governi si sono prostrati e hanno macchinato perché la legge si adeguasse ai disegni del sistema. “Nemmeno l’abbiamo letta”, balbettavano i legislatori mentre facevano la riverenza e si discolpavano servilmente.

Ma quando invece gli insegnanti in resistenza, e le comunità, movimenti, organizzazioni e persone che li appoggiano, hanno chiesto l’abrogazione della riforma educativa (in realtà è soltanto la piattaforma per la precampagna presidenziale dell’aspirante al ruolo di informatore di polizia, Aurelio Nuño), il, governo e i suoi padroni si sono detti disposti a tutto (cioè a usare la forza) per difendere “la legalità”. Con un’aura più isterica che storica, hanno rimarcato che la legge non si negozia. E lo hanno dichiarato poche ore dopo essersi umiliati dinanzi al potere del denaro… per negoziare la modifica di una legge.

Non si sono fatti scrupolo d’insistere nell’arbitraria imposizione di una riforma educativa che nemmeno hanno letto. Sarebbe bastato che avessero dato una lettura attenta perché si rendessero conto che di educativo non ha nulla. Non cessa di essere patetico che la classe politica, e i media che la accompagnano, dicano che difendono l’istituzionalità, le leggi e la giustizia, mentre si esibiscono impudicamente.

A giugno la lezione di sopra è stata chiara e cinica: in Messico il capitale comanda, e il governo obbedisce.

Le lezioni di sotto

Dal canto loro, le maestre e i maestri aggregatisi intorno al Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione (CNTE), così come le famiglie e comunità che li appoggiano, hanno dato anche loro lezioni nei cammini, nelle strade e autostrade del Messico di sotto.

In poche settimane hanno smontato tutta la scenografia costruita dalla classe politica, dopo vari anni e con molti soldi, per mascherare, sotto il nome di “Patto per il Messico”, la nuova guerra di conquista che si sintetizza nelle cosiddette “riforme strutturali”.

Il degno movimento di resistenza degli insegnanti ha anche posto in evidenza la profonda decomposizione delle istituzioni governative federali, statali e municipali. La corruzione, l’inefficacia e la goffaggine governative non si possono più occultare dietro il maquillage che, servili, forniscono i media prezzolati e le reti sociali manipolate con la stressa imperizia con cui governano.

Per cercare di manipolare il “malumore” sociale e dirigerlo contro l’insegnamento democratico, i governi e i grandi mezzi di comunicazione prezzolati hanno montato un’impressionante (e inutile) campagna di calunnie e menzogne: i poveri non hanno benzina, birra, bevande, dolci e leccornie, pane quadrato, e il tutolo tostato che viene venduto come “farina di mais”. E la colpa è dei maestri. Ma non perché non si adeguano, ma perché non sono grandi proprietari.

Almeno qui in Chiapas, il presunto esaurimento di benzina non è stato che una sfacciata speculazione degli imprenditori del ramo, che sapevano che il prezzo sarebbe salito il venerdì e dal martedì hanno iniziato a mettere in giro voci, sulle reti sociali, di scarsità. Alle pompe di benzina, curiosamente, c’era solo il combustibile chiamato diesel, che è quello che non sarebbe aumentato di prezzo. I distributori hanno detto che c’era, ma “il padrone ha detto di razionarlo e poi di mettere i cartelli che non ce n’è. E hanno messo mano alle pompe, cosicché i litri non fossero litri ma meno. Ma questa è roba di prima, anche di quando non c’erano blocchi stradali”.

Allo stesso modo, la scarsità di alimenti e prodotti deperibili si è data soltanto nei grandi supermercati. Nei mercati popolari si continuava a offrire frutta, legumi, mais, fagioli, riso, carne, uova, senza che fossero aumentati i prezzi. Certo, sono iniziati a scarseggiare prodotti come le bibite gassose in bottiglia, le sigarette, le birre e i liquori, così come ciò che si conosce comunemente come “cibo-spazzatura”.

Gli “interessi dei terzi” a cui si riferisce il governo quando dice che sono colpiti, sono né più né meno gli interessi delle grandi imprese del capitale commerciale.

Mentre i governanti, i media e le reti sociali che li accompagnano si sgolavano a dire che il movimento degli insegnanti era soltanto negli stati più poveri, la cui arretratezza sociale è ovviamente colpa della CNTE, è successo che a Monterrey, Nuevo León, migliaia di maestre e maestri abbiano preso, non una ma varie volte, le strade di quella che in altri momenti fu la tana del grande capitale nazionale, e hanno chiesto l’abrogazione della riforma educativa.

Quando gli insegnanti in resistenza hanno deciso di aprire i blocchi ad auto singole, mezzi pubblici, autobotti e trasporti locali, ma non ai camion delle grandi imprese, i capoccia hanno ruggito furiosi, hanno minacciato esigendo che lasciassero passare le merci che alimentano il grande capitale, seppure non transitasse “la plebe”.

E nei media prezzolati: grande diffusione per gli aerei della SEDENA usati come camion distributori di Maseca (non di mais), con cui iniziava il volo la precampagna di José Antonio Meade per sostituire Aurelio Nuño come precandidato presidenziale; mentre si occultava che altri aerei Hércules trasportavano blindati antisommossa e truppe della polizia federale in Chiapas e Oaxaca… e Guerrero… e Michoacán… e Tabasco… e Nuevo León?

Ah, la ribelle geografia della ribellione!

No. A quelli di sopra non interessano né l’educazione né i bambini. Suvvia, nemmeno la presunta riforma educativa interessa loro. Né il triste poliziotto che spaccia nella Segreteria di Educazione Pubblica, né alcuno dei legislatori che hanno votato la riforma, l’ha mai letta. E quando i maestri dicono loro che il tale o talaltro articolo è lesivo, se ne vanno nervosi dai loro consiglieri e guardaspalle, non solo perché non sanno cosa dicano tali articoli, ma anche perché non sanno che significhi la parola “lesivo”. L’unica cosa che importa loro è mettersi in fila per la successione, è vedere a chi tocca la candidatura presidenziale nel PRI o nel resto dei partiti politici.

Ma nonostante le minacce, le botte, la prigione e l’indignante massacro di Nochixtlán, Oaxaca, i maestri e le maestre resistono. Ma non più soli.

Quando ci si sarebbe aspettati che, dopo una minaccia, diminuisse la presenza di persone nei blocchi e nei picchetti, quel che succede è che… arrivano più maestri… e gente dei quartieri, delle colonie, dei villaggi e delle comunità!

Così, gli insegnanti in ribellione e il popolo che li appoggia, hanno concluso la loro lezione pubblica, gratuita e laica del mese di giugno e ci hanno dato una lezione più completa: in Messico il capitale comanda e il governo obbedisce… ma il popolo si ribella.

La cosa più importante

Quando, come zapatisti che siamo, diciamo che rispettiamo un movimento, vuol dire proprio questo: che lo rispettiamo. Vuol dire che non ci immischiamo nei suoi modi e tempi, nella sua struttura organizzativa, nelle sue decisioni, strategie e tattiche, nelle sue alleanze e decisioni: tutto ciò che sta nel valutare e decidere chi lo forma.

Che votino o no, che si alleino o no con partiti politici, dialoghino o non dialoghino, negozino o non negozino, si accordino o non si accordino, siano credenti o atei, magri o grassi, alti o tarchiati, belli o brutti, meticci o indigeni. Li appoggiamo perché la loro lotta è giusta. E il nostro sostegno, anche se piuttosto limitato, è incondizionato. Ovvero, non ci aspettiamo niente in cambio.

Sfortunatamente, per nostra essenza come EZLN, la maggior parte delle volte il nostro sostegno non può andare oltre la parola, e non sono poche quelle che devono essere in silenzio. Nel caso degli insegnanti in resistenza, hanno già abbastanza accuse e pressioni, perché ora li accusino di essere “manovrati” o “infiltrati” da organizzazioni politico-militari.

Perciò lo sappia bene tutto lo spettro politico: tutto ciò che hanno ottenuto gli insegnanti in resistenza è stato, ed è, attraverso il proprio impegno, le proprie decisioni e la propria perseveranza. Sono essi, i maestri di gruppo, ad aver spiegato la loro lotta, ad aver parlato in assemblee comunitarie, in quartieri e colonie, ad aver convinto. A differenza di altre mobilitazioni, ora gli insegnanti si sono voltati a guardare verso il basso e verso di qua hanno rivolto il loro sguardo, il loro udito e la loro parola. E’ stata la loro resistenza a convocare in appoggio voci tanto distanti le une dalle altre. Be’, almeno così è stato, ed è, in Chiapas. Al posto di calunniare o dare la loro nuova versione della “teoria del complotto”, i servizi d’intelligence (seh!) governativa, così come i mezzi di comunicazione che si nutrono di essi, dovrebbero apprendere dalle lezioni delle maestre e dei maestri.

Le nostre limitazioni economiche (prodotto della nostra ribelle resistenza, non dei blocchi stradali degli insegnanti) ci impediscono, al momento,di mandare alle maestre e ai maestri, e alle comunità che li sostengono, qualcosa di sostanzioso (per esempio, mais e non maseca) che allevi le difficili condizioni nelle quali resistono a tutte le guerre contro di loro.

Tantomeno possiamo fare grandi mobilitazioni, perché non abbiamo sovvenzione economica istituzionale, e ogni movimento, seppure minimo o simbolico, dobbiamo suffragarlo con la nostra limitatissima economia.

Sì, lo sappiamo. Ora ci potete dire lo slogan che “Questo sostegno non si vede”. Ma noi zapatiste e zapatisti non vogliamo che si veda, né che votiate per noi, né che vi affiliate, né che ingrossiate la lista di sigle in cui solitamente si convertono i “fronti” e “frontelli”, né che ci “paghiate” in qualche modo. Tantomeno esigiamo o ci aspettiamo “reciprocità”.

Noi zapatisti e zapatiste vogliamo solo che le maestre e i maestri sentano che li rispettiamo, che li ammiriamo e che siamo attente e attenti, prendendo appunti sulle lezioni che stanno dando.

Pensiamo che si debba continuare a resistere. E oggi, in questa geografia e in questo calendario, la resistenza ha il volto, la decisione e la dignità degli insegnanti in ribellione.

Per dirlo più chiaramente: per noi zapatiste e zapatisti la cosa più importante ora, in questo calendario e dalla limitata geografia nella quale resistiamo e lottiamo, è la lotta dell’insegnamento democratico.

La lezione dei popoli originari

Chissà che si imponga il dialogo con rispetto e verità, e non come simulazione che nasconde i preparativi per nuove misure repressive. Chissà che si dia senza le bravate e i pugni sul tavolo cui va affetto chi crede di comandare.

Chissà che il gruppo governante, il grande capitale e i media che li accompagnano e servono smettano di giocare a gettare fiammiferi accesi nella prateria che hanno seccato con le loro politiche, corruzioni e menzogne.

Chissà che quelli che stanno sotto smettano di pensare che la tormenta spegnerà il fuoco che essi, e nessun altro, si impegnano a ravvivare. Chissà che finiranno per vedere che la tempesta finirà per affogare anche loro e che, allora, non ci sarà editorialista di stampa scritta o elettronica, né hashtag, né rete sociale, né programma televisivo o radiofonico che gli serva da salvavita.

Chissà, ma per nostra esperienza no, non sarà così.

I popoli originari, i compagni e fratelli del Congresso Nazionale Indigeno, lo hanno già stabilito chiaramente nel segnalare che parliamo dalla tempesta.

“Dalla tempesta”, queste sono state le parole scelte dalle nostre sorelle e dai nostri fratelli nel dolore, nella rabbia, nella ribellione e nella resistenza, che si chiamano in comune Congresso Nazionale Indigeno. Con quelle sole tre parole, il CNI ha dato una lezione di calendari e geografie ignorati dalle reti sociali, dai media prezzolati e liberi, e dagli intellettuali progressisti. Noi zapatiste e zapatisti abbiamo sentito che tali parole erano anche le nostre e perciò abbiamo chiesto al Congresso Nazionale Indigeno di firmare insieme.

Perché per noi popoli originari le minacce, le menzogne, le calunnie, le botte, il carcere, le sparizioni e gli omicidi sono parte della quotidianità da anni, lustri, decadi, secoli. Perché quel che ora stanno soffrendo gli insegnanti in resistenza, noi popoli originari, e i nostri quartieri, nazioni e tribù, lo stiamo soffrendo senza che nessuno, eccetto la Sexta, si volti a guardare.

Perché da tempo, dai nostri campi, valli, montagne, noi popoli originari abbiamo visto e conosciuto quel che sarebbe venuto per tutti, per tutte, per tuttei. Anche per chi ci guarda con disprezzo, o come oggetti di scherno o elemosina (è lo stesso), o come sinonimo di ignoranza e arretratezza, e anche per chi, a corto di vocabolario e d’immaginazione, riprende la parola “indio” come insulto.

A tutte, tutti, tuttei, diciamo: se prima non lo avete visto, guardatelo ora. Guardando e ascoltanto ciò che fanno contro le maestre e i maestri, pensate “dopo tocca a me”.

Perché dopo i lavoratori dell’educazione di base, toccherà ai pensionati, a quelli del settore della sanità, ai burocrati, ai piccoli e medi commercianti, ai trasportatori, agli universitari, a quelli dei mezzi di comunicazione, a tutti i lavoratori della campagna e della città, indigeni o non indigeni, rurali o urbani.

Forse questa è la conclusione a cui giungono le famiglie che, senza appartenere a organizzazioni, partiti o movimenti, appoggiano gli insegnanti. E’ perché si dicono “dopo tocca a me”, che si dà il sostegno popolare ai maestri. Non importa quanto si contorca e gesticoli Aurelio Nuño vociferando che i maestri in resistenza attentano contro tali famiglie e contro i loro figli. Queste famiglie appoggiano il movimento degli insegnanti. E continueranno a farlo, sebbene i media e la macchina prezzolata nelle reti sociali si sforzino, inutilmente, a farsi eco dei poveri argomenti che camuffano la repressione in marcia.

Come se la lezione di sotto, senza volto né sigle, fosse: “Se là sopra il tempo è finito, qua sotto quel che è finito è la paura”.

Una decisione difficile

E’ il tempo delle maestre e dei maestri in resistenza. E’ necessario e urgente stare con loro.

Durante lunghi mesi e in condizioni estremamente difficili, le basi d’appoggio zapatiste si sono preparate, hanno provato più e più volte, e hanno creato espressioni artistiche che, forse, avrebbero sorpreso più di uno, una, unoa, per il festival CompArte.

Ma noi zapatiste e zapatisti pensiamo che è talmente importante il sostegno agli insegnanti, che abbiamo deciso…

Primo. – Sospendere la nostra partecipazione al festival CompArte, sia nel caracol di Oventik che nel CIDECI di San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, che si sarebbe celebrato tra i giorni 17 e 30 luglio 2016.

Secondo. – Donare agli insegnanti in resistenza i soldi e gli alimenti che avevamo messo da parte e accumulato per il nostro trasferimento a Oventik e al CIDECI, per la nostra manutenzione durante il festival e per il ritorno alle nostre comunità.

Terzo. – Ai 1127 artisti di tutti gli angoli del Messico, e ai 318 artisti di altri paesi (tra i quali si contano provenienti da America, Europa, Asia, Africa e Oceania) registrati per il CompArte chiediamo sinceramente di scusarci e di capirci. Sappiamo che non sono poche né le spese né lo sforzo che vi sono costate, oltre ad aver dovuto adeguare le vostre agende, per venire a condividere le vostre creazioni con noi zapatiste e zapatisti. Speriamo che ciò che ora resta in sospeso possa essere celebrato più avanti. Speriamo che comprendiate che è una valutazione etica ad averci portato a questa decisione. Abbiamo analizzato tutte e ciascuna delle opzioni e siamo giunti alla conclusione, erronea o no, che questa sia una maniera di sostenere la lotta delle maestre, dei maestri e delle comunità. Perché non siamo disposti a essere crumiri o a contendere agli insegnanti un protagonismo che si sono guadagnati con dolore e rabbia.

Vi chiediamo rispettosamente che, nella misura delle vostre possibilità, modi e tempi, inalberiate la vostra arte con le maestre e i maestri in resistenza, nelle loro attività, picchetti, cortei, meeting e dove il Coordinamento Nazionale di Lavoratori dell’Educazione e il suo senso artistico giudichino pertinente.

Chiediamo anche allei compagnei della Sexta che, in base alle proprie possibilità, calendari e geografie, creino gli spazi e le condizioni affinché le Arti e la loro sfida irriverente di immaginare altri mondi, possano celebrare l’umanità, i suoi dolori, le sue gioie, le sue lotte. Perché questo, e non altro, è l’obiettivo di CompArte.

Noi zapatiste e zapatisti staremo nei nostri luoghi, attenti a quel che accade, a quel che si dice e a quel che si tace. Continueremo a guardare con speranza e rispetto tutte e ciascuna delle resistenze che sorgono dinanzi alla macchina depredatrice.

Ora metteremo da parte i nostri strumenti musicali, le nostre pitture, i nostri copioni teatrali e cinematografici, i nostri vestiti per i ballabili, la nostra poesia, le nostre divinazioni (sì, c’era uno spazio per le divinazioni), le nostre sculture e tutto ciò che, pensando a voi, avevamo preparato da condividere.

Metteremo da parte tutto questo ma, come zapatisti che siamo, non riposeremo.

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Insurgente Moisés. Subcomandante Insurgente Galeano.

Messico, Luglio 2016.

Dal quaderno di Appunti del Gatto-Cane:

Che maniera di irritare e polarizzare tutto un paese! Chi vi consiglia? Gli stessi che hanno detto che avrebbero vinto nelle elezioni statali, che non ci sarebbe stata la Brexit e che, dopo il voto, l’impatto sarebbe stato minore, e che finché la barca va lasciala andare? O gli imprenditori nascosti dietro a “Mexicanos Primero”? Be’, se quelle menti sono quelle hanno fatto la riforma educativa, ora avete una dimostrazione della loro grande capacità di “analisi”. Vi hanno detto che Oaxaca è un tipo di formaggio? Che Chiapas è il nome della tenuta dei Velasco, dei Sabines, degli Albores? Che Guerrero ha i suoi confini marcati dall’autostrada del Sole e dai resort alberghieri? Che nel Michoacán ciò di cui bisogna aver cura è la farfalla Monarca? Che nel Nuevo León non succede nulla? Che Tabasco è un eden? Che i lavoratori della Sanità sopporteranno in silenzio? Che la Nazione intera si limiterà a sfogarsi con hashtag ingegnosi? Be’, a quanto pare state ricevendo lezioni di geografia nazionale: il cognome di Oaxaca è l’”Indomita”; Chiapas è la culla dell’EZLN, è dove il secolo XXI si è avvicinato, dove si è annunciata la fine di un mondo (il vostro), ed è dove la cultura, le scienze e le arti gridano ciò che tacciono i media prezzolati; Guerrero (e il paese intero) si chiama Ayotzinapa; nel Michoacán c’è un posto che si chiama Cherán e un altro che si chiama Ostula; e in tutti i punti cardinali c’è un sotto che non si arrende, che non si vende, che non zoppica. Se non cambiate la Riforma Educativa, almeno cambiate consiglieri. Ah, e dite a quelli di “Mexicanos Primero” che la realtà li ha già valutati: sono bocciati.

In fede.

Grrr, meow.

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2016/07/04/las-lecciones-en-junio/

Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

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