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Archive for luglio 2010

Spari con zapatisti.

La Jornada – Sabato 31 luglio 2010

Hanno sparato agli abitanti, abbattuto alberi e rubato attrezzi, denuncia la JBG

ELEMENTI DELLA CIOAC-I HANNO INVASO UN PODERE OCCUPATO DALLE BASI DI APPOGGIO ZAPATISTE

Nel podere lavorano i municipi autonomi Lucio Cabañas, Comandanta Ramona e 17 de Noviembre

Hermann Bellinghausen

Membri della Centrale Indipendente Operai Agricoli e Contadini, chiamata Indipendente (CIOAC-I), provenienti dalle comunità Nueva Virginia (municipio ufficiale Altamirano), Jalisco e Getsemaní (municipio Las Margaritas), tutti di filiazione perredista, hanno invaso questo giovedì il podere Campo Alegre, recuperato dalle basi di appoggio zapatiste dopo la sollevazione del 1994.

La giunta di buon governo (JBG) Corazón del arco iris de la esperanza, nel caracol di Morelia, ha denunciato che gli invasori hanno sparato contro i contadinii zapatisti, hanno abbattuto alberi, rubato attrezzi e minacciato di impossessarsi di una sorgente, “dove stiamo lavorando noi dei tre municipi autonomi: Lucio Cabañas, Comandanta Ramona e 17 de Noviembre”.

La JBG riferisce che, sul posto, le basi dell’EZLN stavano svolgendo lavoro collettivo di allevamento “quando sono venuti ad interrompere la nostra tranquillità”. Ed aggiunge: “Entrando nel terreno hanno abbattuto due pini con le motoseghe.”

Lo stesso giorno, verso le nove, “sono arrivati i nostri compagni incaricati del bestiame collettivo per vedere gli animali e sono stati colti di sorpresa sul nostro terreno recuperato da degli spari calibro 22, hanno iniziato a sparargli addosso quando erano a 100 metri”.

Più tardi, gli aggressori li hanno inseguiti “sullo stesso terreno. Una persona è sbucata dalla montagna e “da quattro metri ha sparato ai nostri compagni, per fortuna non colpendo nessuno; questa persona vive a La Virginia, lo conosciamo di faccia, ma non di nome”, dichiarano le autorità autonome.

“Queste persone si sono appostate a 50 metri, dove prendiamo l’acqua da bere e dove si abbeverano i nostri animali, ed a 20 metri da dove si trova la recinzione, ed inoltre è la strada che comunica con altre comunità. Hanno fermato un compagno di un’altra zona chiedendogli se fosse coinvolto nel problema. Il nostro compagno ha risposto di no, e così l’hanno lasciato passare; ci domandiamo, ma ci chiediamo, se è uno dei nostri, che cosa gli faranno?”

La JBG spiega che le mucche “sono spaventate per il suono delle pallottole, vogliamo riprenderle perché si sono disperse e possono perdersi, stiamo cerando di non avvicinarci per evitare problemi maggiori”. Tuttavia, “l’atteggiamento di queste persone sta peggiorando e con presunzione dicono di essere stati macellai e che non gliene importa niente hanno pena quello che stanno facendo.”

La JBG ha identificato tra gli aggressori 17 coloni di Nueva Virginia, 10 di Jalisco, e di Getsemaní ignora quanti. Denuncia che gli organizzatori “di questa provocazione” sono Mario Pérez López, Paulino López Pérez e Genaro Vázquez Hernández, leader locali della CIOAC-I, i tre di Nueva Virginia.

“Queste persone seguono le istruzioni di Luis Hernández, leader della CIOAC-I”, che a sua volta, denuncia la JBG, “obbedisce” al governatore Juan Sabines Guerrero, e questo “obbedisce a Felipe Calderón”. Avverte che “se il problema si aggrava”, questi “saranno ritenuti i responsabili diretti.

“Se non provvederanno a cacciare queste persone dal nostro terreno collettivo, sarà chiaro che vogliono peggiorare la situazione che ora stiamo subendo. Sul terreno recuperato dal 1994 stiamo sviluppando il nostro lavoro collettivo di allevamento di zona, promuovendo la nostra produzione autonoma e provocatori estranei sono venuti ad interrompere la nostra tranquillità.”

La mattina di venerdì, gli invasori hanno strappato un’insegna che indicava il “trabajadero” della zona autonoma Tzot’z Choj, e ne hanno messo un’altra che dice: “ejido Los Tres Pinos, municipio bananero (sic), gruppo CIOAC”.

La JBG dichiara: “Non abbandoneremo mai la nostra terra, la difenderemo come abbiamo sempre fatto”. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/31/index.php?section=politica&article=013n1pol

Comunicato della JBG: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2010/07/30/la-jbg-%E2%80%9Ccorazon-del-arco-iris-de-la-esperanza-de-morelia-denuncia-provocacion-de-la-cioac-independiente-del-prd/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+EnlaceZapatista+%28Enlace+Zapatista%29

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Mille rabbie, un cuore.

La Jornada – Giovedì 22 2010

Campagna per combattere la strategia di disinformazione contro l’EZLN

HERMANN BELLINGHAUSEN

Organizzazioni e collettivi aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona hanno lanciato la campagna nazionale ed internazionale “Migliaia di rabbie, un cuore: viva le comunità zapatiste”, con l’obiettivo di “combattere la strategia di disinformazione e bugie, così come il vuoto mediatico rispetto alla repressione e persecuzione contro le comunità; denunciare i responsabili, ai diversi livelli di governo, partiti, impresari, piani di ‘sviluppo’, forze repressive e gruppi paramilitari”.

Inizialmente è convocata, a partire dal prossimo giorno 24, da circa 40 organizzazioni e collettivi dell’Altra Campagna, e da organizzazioni ed individui aderenti alla Zezta Internazional in Svizzera, Stato spagnolo, Grecia, Argentina, Cile, Colombia, Italia, Brasile e Francia, che affermano:

“Dalla sollevazione armata dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), questo è stato oggetto di attacchi, persecuzioni ed aggressioni nel tentativo del malgoverno di distruggere coloro che annunciano l’esistenza di un altro mondo possibile. Tuttavia, la resistenza e la lotta delle comunità zapatiste, insieme agli uomini e alle donne del Messico e del mondo, ha fatto fallire questa offensiva ed i compagni hanno progredito nella costruzione della propria autonomia, esperienza che è stata e continua ad essere esempio per le molte lotte di quelli che stanno in basso”.

Dal processo organizzativo dell’EZLN “che ha sempre lanciato ponti”, si dice nella convocazione, nasce la sesta dichiarazione, un appello “ad organizzarsi con loro in una lotta nazionale anticapitalista”, e che il governo “vede nell’Altra Campagna una minaccia reale al suo potere ed al suo sistema”.

Con la repressione del 3 e 4 maggio 2006 ad Atenco “inizia la strategia repressiva per frenare l’avanzata dell’Altra Campagna, mentre si intensificano le aggressioni alle comunità”.

Così, negli ultimi quattro anni la repressione contro l’EZLN e l’Altra Campagna è stata costante”, sottoforma di sparizioni, prigione, persecuzione paramilitare, minacce ed omicidi. “Molti sono stati gli sforzi per denunciare, resistere e combattere la repressione” che inoltre “vuole cancellare il diritto delle persone di decidere del proprio destino”.

Sebbene la repressione “sia stata costante, questa è cresciuta a partire dal 2009”, quando inizia una nuova tappa di aggressioni alle comunità che continuano “in diversi punti del territorio zapatista” dove esistono interessi economici, “hanno il proposito di distruggere la loro lotta e la possibilità di costruire relazioni sociali diverse da quelle capitaliste”.

Di fronte alle aggressioni in atto in, i convocanti sostengono: “Ci muove qualcosa che ci hanno insegnato i compagni zapatisti con la loro pratica etico-politica: che nella lotta sono importanti la strada ed il viandante, e che la costruzione di un altro mondo inizia da come ci rapportiamo tra di noi, imparando a prenderci cura del compagno”.

I convocanti indicano come riferimento delle attività della campagna che incomincia questo sabato, il 17 novembre, anniversario della fondazione dell’EZLN, data per “una mobilitazione nazionale ed internazionale”. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/22/index.php?section=politica&article=018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Aggrediti e torturati.

La Jornada – Mercoledì 21 luglio 2010

Gli ejidatari di Mitzitón esigono il ricollocamento dell’Ejército de Dios

Aggrediti e torturati a Teopisca due aderenti all’Altra Campagna

HERMANN BELLINGHAUSEN

Due aderenti all’Altra Campagna del municipio di Teopisca, Chiapas, Gilberto Hernández Pérez e suo figlio Enrique Hernández Hernández, sono stati catturati da un gruppo di persone dell’Ejército de Dios nei pressi della comunità di Agua Escondida, dove sono stati picchiati e torturati.

Secondo le autorità ejidali di Mitzitón, municipio San Cristóbal de las Casas, “l’unico motivo dell’aggressione è perché fanno parte dell’Altra Campagna ed appoggiano gli ejidatari che difendono il proprio territorio”.

Si riferisce che: “Alle 19:30 di domenica, mentre il signor Gilberto tornava nella sua comunità dopo aver fatto visita ai parenti a Mitzitón, è stato fermato da circa 70 elementi  dell’Ejército de Dios. L’hanno trascinato fuori dal suo camioncino e l’hanno preso a calci e pugni. Poi gli hanno messo una corda al collo e la benda sugli occhi”.

Mezz’ora più tardi, suo figlio Enrique, venuto a sapere che il padre era stato catturato e picchiato, si è recato ad Agua Escondida. Lì, lo stesso gruppo “hanno aperto le portiere della sua auto trascinandolo fuori per i capelli ed hanno cominciato a picchiarlo, poi l’hanno legato ad un palo e gli hanno bendato gli occhi”, mentre continuavano a picchiarlo.

Quindi è arrivata la moglie. “A lei hanno detto che l’avrebbero violentata”. Passata la mezzanotte sono stati portati nella comunità Ricardo Flores Magón (sempre Teopisca) dove risiedono i leader del gruppo evangelico. Lì sono stati interrogati con false domande che nascondevano la vera intenzione delle loro azioni: “Perché eri in macchina? Per portare le armi a quelli di Mitzitón?”

Verso le 3:00 di lunedì sono stati liberati dopo essere stati obbligati a firmare un documento sulla velocità dei veicoli nel villaggio. Si sono quindi recati a denunciare l’aggressione alla Procura Indigena, a San Cristóbal, alle quattro del mattino, dove “sono stati fotografati, controllati per registrare le lesioni che riportavano”. Il medico legale non li ha visitati “perché aveva concluso il suo turno”.

Il funzionario stesso del Pubblico Ministero “ha visto in che condizioni erano i nostri compagni. L’abbiamo sollecitato affinché ordinasse che fossero visitati, ma ha detto che non poteva fare niente”. I feriti sono tornati alle proprie case “perché non sopportavano i dolori”. Il mattino seguente non sono riusciti nemmeno ad alzarsi dal letto. Un’infermiera ha raccomandato di eseguire degli esami per escludere lesioni interne.

Secondo le autorità di Mitzitón, coordinavano il gruppo degli aggressori – “partecipando al pestaggio”–: Juan Díaz Hernández, capo del Settore del Chiapas Solidario a Teopisca; Antonio López Hernández e Felipe Díaz Hernández (di Agua Escondida); Manuel Hernández de La Cruz e Antonio Díaz Hernández (di San Antonio Sibacá), e Francisco Gómez Díaz (di Mitzitón). Tutti dell’Ejército de Dios.

I primi giorni di luglio gli ejidatari di Mitzitón avevano bloccato la strada San Cristóbal-Palenque per chiedere “il ricollocamento” dei membri dell’Ejército de Dios che ritengono responsabili di numerosi reati e di non cooperare con la comunità. Hanno firmato un accordo con gli emissari del governo il giorno 5.

Una settimana dopo, l’ex pastore evangelico e leader politico dell’Ejército de Dios negli Altos del Chiapas, Esdras Alonso, affiliato al PRI, dichiarava alla stampa locale che gli evangelici di Mitzitón “non andranno via”, e che la richiesta degli ejidatari dell’Altra Campagna è “un’espulsione” per motivi religiosi.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Conferenza Stampa.

La Jornada – Sabato 17 luglio 2010

Confermano la strategia “ai più alti livelli” per distruggere le comunità ribelli.  Brigata Europea: Resistenza al capitalismo, scuola per la libertà zapatista. Accusano “la maggioranza dei mezzi di comunicazione” di criminalizzare il movimento

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 16 luglio. “Rinunciando ad egemonizzare ed omogeneizzare la società, gli zapatisti hanno saputo trasformare la resistenza al capitalismo nella scuola della loro libertà, attraverso la costruzione dell’autonomia che si declina in: organizzazione politica, salute, educazione, agroecologia, comunicazione, lotta per la terra e il territorio e per i diritti delle donne”.

In questo termini caratterizza l’esperienza delle comunità ribelli la Brigata Europea di Solidarietà con gli Zapatisti, che oggi conclude il suo viaggio nei cinque caracoles. Per questo, “insieme queste affrontano aggressioni talmente simili che non resta altro che confermare l’esistenza di una strategia globale, elaborata ai più alti livelli del potere politico, strettamente legati agli interessi dell’economia capitalista internazionale” per distruggere la resistenza.

Dopo aver visitato anche comunità minacciate o aggredite, la brigata ha riscontrato che “la costruzione di un sistema autonomo di salute ha permesso di ridurre la mortalità infantile e materna; si dà molta importanza al recupero della medicina tradizionale ed alla prevenzione e vaccinazione”, nelle comunità.

Nel caracol di La Realidad opera un ospedale generale equipaggiato per interventi chirurgici, ultrasuoni ed analisi di laboratorio. La clinica della donna Comandanta Ramona, a La Garrucha, dal 2008 “è un riferimento per quanto riguardai diritti delle donne”.

L’educazione, “obbligatoria fino alla vecchiaia”, rappresenta un processo di cui la scuola fa parte, così come “condividere e lavorare nella comunità per tutta la vita”. A Morelia, per esempio, quest’anno esce la prima generazione dalla secondaria tecnica “i cui studenti assumeranno incarichi nell’educazione o in altri settori, secondo la necessità della loro comunità e la loro volontà”.

Un rappresentante dello stabilimento balneare El Salvador, ad Agua Clara, ha detto ai brigatisti: “Non abbiamo vergogna perché non stiamo rubando, ma lavorando la terra. Non abbandoneremo mai la lotta”. Ha sottolineato che la terra non si vende. “Tutto quello che prendiamo dalla terra, lo dobbiamo restituire. Il contrario di quanto fa il capitalismo che esige sempre di più dalla terra senza restituirle niente”.

Così, “l’autonomia zapatista si costruisce sul principio fondamentale ed ancestrale dell’attenzione alla terra e alle risorse naturali. La sovranità alimentare dipende dai principi dell’agroecología, dal rifiuto de prodotti chimici e dalla conservazione dei semi nativi per non dipendere dalle multinazionali”.

Nel caracol di Oventic è stato spiegato alla brigata “come usare prodotti organici sostenibili e non chimici, perché provocano problemi di salute alla terra”.

E’ stato anche apprezzato il lavoro collettivo delle radio comunitarie e delle squadre di cineasti. Solo a Roberto Barrios la commissione video lavora dal 1998 ed ha pubblicato diversi documentari.

Gli osservatori europei rilevano che, in mezzo a tutto questo, “assistiamo in tutti le zone zapatiste ad uno scenario che presenta lo stesso sviluppo, dove l’azione governativa occupa un posto centrale”. Le misure istituzionali sono state “insufficienti” per dividere le comunità, “cosicché lo Stato conta su altri alleati”, come gruppi religiosi di diverse chiese.

La maggioranza dei mezzi di comunicazione, aggiungono i brigatisti nella loro relazione finale, “contribuiscono al tentativo di isolamento del movimento zapatista” attribuendogli “comportamenti criminali”, e criminalizzandolo “si cerca di isolarlo dall’appoggio popolare”. Sommando le manovre clientelari dei partiti politici, “disponiamo del quadro completo di un’azione combinata di destabilizzazione”.

Tutto ciò poggia su “minacce istituzionali”: la presenza militare massiccia con pattuglie quotidiane e “le irruzioni improvvise di poliziotti nella zona zapatista, col pretesto di cercare armi o droga o di reprimere strumentali ‘conflitti intercomunitari’ “.

Al di là di questi interventi governativi, “la parte più violenta delle pressioni è esercitata dai gruppi paramilitari che moltiplicano le azioni in completa impunità”, aggiungono gli osservatori.

Il tentativo di “ridurre” il movimento zapatista risponde “a due obiettivi essenziali del potere: il controllo della popolazione attraverso le città rurali sostenibili e concretizzare la privatizzazione della terra a beneficio di investimenti multinazionali”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Los de Abajo.

La Jornada – Sabato 17 luglio 2010

Los de Abajo

Gloria Muñoz Ramírez

Solidarietà Europea

La solidarietà si è imposta. Non deve essere stato facile per le ed i componenti della Brigata Europea di Appoggio agli Zapatisti organizzarsi, arrivare dai rispettivi paesi e percorrere le cinque grandi zone zapatiste in solo 10 giorni. Non deve essere stato facile, ma l’hanno fatto ed hanno dimostrato, un’altra volta, che la solidarietà non si lesina, che gli zapatisti non sono soli e che la loro storia continua a segnare lo spartiacque nella lotta per un mondo più giusto, libero e democratico.

In momenti in cui la solidarietà internazionale viene criminalizzata e si impongono i tempi e le agende dell’alto, un gruppo di uomini e donne che rappresentano molti diversi collettivi, organizzazioni e individui attraversano l’oceano Atlantico, vanno nel sud del Messico ed intraprendono un viaggio attraverso per la resistenza, in una zona in cui la repressione, che non è poca, non riesce a fermare la costruzione di un mondo nel quale l’educazione, la salute, la cooperazione, la comunicazione, la giustizia e la cultura hanno un’altra dimensione, quella che si raggiunge solo col lavoro collettivo che, in primo luogo, difende la terra e il territorio.

La brigata non ha mai nascosto il suo sguardo impegnato. E’ venuta, senza sotterfugi, “ad abbracciare i compagni e le compagne zapatisti, ad interessarsi della situazione in cui si trovano, a condividere la loro realtà, documentarla e diffonderla”.

Durante la maratona hanno ascoltato le autorità autonome, che hanno descritto la violenza di cui sono vittime nella comunità di El Pozo, a San Juan Cancuc. Hanno anche raccontato che a Peña Limonar, Amaitik e Arroyo Granizo il governo vuole provocare “conflitti intercomunitari” dando sostegno ai paramilitari.

Gli zapatisti li hanno inoltre informati che “il malgoverno, attraverso gruppi paramilitari (OPDDIC, ORCAO) vuole recuperare le terre per sviluppare zone turistiche e sfruttare le risorse naturali vendendole ad investitori stranieri”, come a Bolon Ajaw ed Agua Clara. La brigata ha potuto constatare la depredazione del territorio compiuta dal governo nella Riserva della Biosfera dei Montes Azules, dove vuole di “depredare le comunità e ricollocarle, perfino pagando ‘indennità’ fino a 200 mila pesos”.

Non è sfuggito ai componenti della brigata che “il ruolo giocato dalla maggioranza dei mezzi di comunicazione contribuisce al tentativo di isolamento del movimento zapatista.

“Ci unisce la volontà e la necessità di costruire, attraverso le nostre ribellioni, quel mondo che sta già crescendo nella pratica, come ci hanno fatto conoscere i più degni di questa terra”, hanno affermato nella conferenza stampa finale.

Per maggiori informazioni: http://www.europazapatista.org

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Comunicati 6 e 7.

BRIGATA EUROPEA DI SOLIDARIETA’ CON GLI ZAPATISTI

COMUNICATO STAMPA N. 6

15 luglio 2010

Nel suo viaggio per le terre autonome del Chiapas, la Brigata Europea di Solidarietà con gli  Zapatisti ha visitato il Caracol V di Roberto Barrios, “El Caracol que habla para todos“, dove è stata ricevuta cordialmente dalla Giunta di Buon Governo “Nueva Semilla que va a producir“.

Le autorità autonome hanno denunciato i gravi casi di contrainsurgencia nella zona nord del Chiapas, per esempio, le aggressioni che subiscono le basi di appoggio nella comunità Choles di Tumbalá. Il 20 maggio, 90 persone guidate da componenti dell’organizzazione Xi’Nich Ufficiale, hanno invaso le terre di questa comunità con l’obiettivo di legalizzare e privatizzare il territorio recuperato dall’EZLN nel 1994. La Giunta ha sottolineato che per gli zapatisti “la terra non è una merce” ma “la nostra madre” e che la difenderanno e preserveranno per mantenere le proprie famiglie. In questo senso gli zapatisti avevano recuperato la comunità Choles di Tumbalá in maniera pacifica.

Inoltre, la Giunta ha spiegato che il governo ed i grandi investitori internazionali vogliono impadronirsi delle terre zapatiste attraverso aggressioni fisiche, campagne di disinformazione, la fabbricazione di reati e l’introduzione di programmi assistenziali per dividere le comunità in resistenza col fine di installare progetti turistici e monocolture e potere sfruttare le abbondanti risorse naturali della zona.

I rappresentanti zapatisti rilevano che le basi di appoggio stanno subendo un “clima di paura” per la presenza delle forze di sicurezza del “malgoverno” e per le attività dei gruppi paramilitari nella zona che “rubano, assaltano e violentano”.

Nonostante la repressione e le campagne governative che ostacolano fortemente la loro libera determinazione, le comunità zapatiste proseguono con fermezza nella costruzione della propria autonomia attraverso progetti di salute, educazione, cooperative, lavoro delle donne, agroecologia e comunicazione.

Un aspetto rilevante nella zona di Roberto Barrios è il legame tra le diverse aree di conoscenza. Il Centro Culturale di Educazione e Tecnologia Autonomo Zapatista (CCETAZ) è un buon esempio di questo concetto. In questa struttura, ragazze e ragazzi più che imparare semplicemente, raccolgono differenti forme di conoscenza, per esempio nell’agroecologia o la salute. Si combina la saggezza indigena con i diversi elementi contemporanei, sempre con la preoccupazione di progredire per il bene di tutti.

La comunicazione è un altro settore importante nella zona del Caracol V. Per i problemi con i gruppi filogovernativi e paramilitari si sono dovute chiudere le radio comunitarie. Ma ci sono molte attività nel settore dei filmati; la commissione video lavora dal 1998 ed ha pubblicato molti documentari sui differenti aspetti del movimento: testimonianze, registrazioni della musica tradizionale, documentazione dei lavori collettivi e dei processi di resistenza nelle varie comunità autonome della zona di Roberto Barrios ed altre zone zapatiste. Questi filmati sono la memoria politica, culturale e sociale del movimento ed inoltre sono strumenti efficaci per diffondere la lotta zapatista in tutto il mondo attraverso le molte reti della solidarietà.

Alla fine dello scambio con la Brigata Europea, la Giunta di Roberto Barrios ha affermato che la cosa più importante sono i processi di auto-organizzazione nei villaggi zapatisti: “Quella che conta è la consapevolezza. Non vogliamo le briciole, bensì un mondo più giusto”.

BRIGATA EUROPEA DI SOLIDARIETA’ CON GLI ZAPATISTI

COMUNICATO STAMPA N. 7

15 luglio 2010

La Brigata Europea di Solidarietà col Movimento Zapatista visita il Caracol I “Madre de los caracoles del mar de nuestros sueños” nella comunità di La Realidad nella Zona Selva Fronteriza. Nell’incontro con i responsabili della Giunta di Buon Governo (JBG), nell’ambito della repressione che subiscono, parlano della depredazione del territorio nella Riserva della Biosfera dei Montes Azules, e dicono alla Brigata che li vogliono spogliare delle comunità e ricollocarli, pagando “indennità” fino a 200.000 pesos. Affermano che questi espropri di massa sono direttamente legati “alla privatizzazione ed al saccheggio delle risorse naturali” in una zona molto ricca di biodiversità, come acqua, petrolio, legno o interessi farmaceutici. “La terra è di chi la lavora e non permetteremo che ce la tolgano”, ha dichiarato la JBG. In questo contesto c’è già stato un intervento dell’Esercito Federale nella comunità del Municipio Autonomo “Tierra y Libertad” col pretesto di cercare armi nelle case dei contadini.

In quanto ai progressi dell’Autonomia gli zapatisti hanno informato la Brigata Solidale riguardo i settori di Salute, Educazione, Cultura, funzionamento del Governo autonomo nella zona, giustizia e la Banca Popolare Autonoma Zapatista.

Salute:

Nella zona sono stati realizzati un Ospedale-Scuola completo e tre cliniche municipali. Le promotrici ed i promotori di salute sono presenti in tutte le comunità. Hanno descritto l’importanza della Medicina Tradizionale che si pratica in tre ambiti: erboristeria, ostetricia e ortopedia. Hanno sottolineato l’importanza della prevenzione descritta in 47 punti, come per esempio le misure igieniche in tutti gli ambiti. Una responsabile di salute ha detto alla Brigata che a breve inizieranno nella zona le attività su Salute Sessuale e Riproduttiva. “Grazie alla strada fatta nell’ambito della sanità ribelle, la mortalità infantile e materna è decisamente diminuita”, ha affermato.

Educazione:

In questa Zona del territorio autonomo ribelle esistono 4 Livelli di Istruzione. Prenivel chiamato “Risveglio”, Primo Livello “Nuova Alba”, Secondo Livello “Nuova Creazione” e Terza Livello “Il cammino verso il futuro”. Affermano inoltre di avere opportunità per gli adulti che vogliono alfabetizzarsi. “I promotori e le promotrici non ricevono un salario, ma   aiuti per i lavori comunitari e per il vitto”, dicono.

Cultura:

“I nostri nonni possiedono molta esperienza anche se non sono andati a scuola. Sono molto preziosi per la nostra cultura”, dicono gli Zapatisti. Danno anche molta importanza alla musica come forma di espressione culturale.

Funzionamento della Giunta di Buon Governo:

“Siamo nominati dal popolo nelle assemblee senza bisogno delle urne, ma per consenso”. La JBG è formata da 24 componenti, 12 uomini e 12 donne dei quattro municipi e gli  incarichi sono a rotazione.

L’Altra Giustizia:

“Chi è nel torto svolge lavori per la collettività”. Non come fa il “malgoverno” che “mette in prigione per molti anni richiedendo un’enormità di spese”; le persone che commettono un errore devono svolgere lavori per il bene comune, commenta la JBG. Descrivono anche come agiscono nel caso della mafia del traffico di esseri umani, molto comune nella zona: fermano i “coyotes” (trafficanti di clandestini – n.d.t.) e lasciano liberi “i fratelli che cercano un lavoro”.

Ed infine descrivono alla brigata un progetto molto innovativo nel funzionamento dell’autonomia: La Banca Popolare Autonoma Zapatista (BANPAZ). Dicono che è una banca anti-capitalista e che ha un deposito fisso di denaro. Si concedono prestiti solo in casi di malattia per aiutarsi a vicenda e risolvere problemi economici causati da problemi gravi motivi di salute.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Ancora minacce di sgomberi.

La Jornada – Venerdì 16 luglio 2010

Indígeni del Chiapas denunciano di essere minacciati di sottrazione delle loro terre

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 15 luglio. “Il governo sta cercando distruggere le organizzazioni del popolo per impadronirsi delle terre”, sostengono i rappresentanti dell’ejido San Sebastián Bachajón, aderenti all’Altra Campagna. Gli ejidatari denunciano nuovamente azioni di vessazione e minacce contro comunità e coloni da parte di funzionari del governo dello stato.

In particolare, si riferiscono all’insediamento nel rancho Virgen de Dolores, occupato dagli indigeni agli inizi del gennaio scorso. Si tratta di un ex podere privato su cui reclamano il diritto da molti anni.

Lo scorso 7 luglio, alcune famiglie dell’ejido San Sebastián Bachajón, insediate nel rancho Virgen de Dolores, vicino al capoluogo municipale di Chilón, “sono state provocate da un gruppo di priisti chiamato Fundación Colosio, attualmente noti come del Partito Verde Ecologista del Messico (PVEM) e guidati da Carmen Aguilar Gómez”, che era arrivato sul posto accompagnato dal delegato di Governo a Chilón, Ledín Méndez Nucamendi, e dal sottosegretario di Operación Política della zona selva, Alejandro Constantino Pérez.

Secondo la nuova denuncia dell’ejido, queste persone “sono venuti con atteggiamenti violenti a minacciare i compagni, dicendo loro che sarebbe stato meglio che si alleassero col governo, poiché gli avrebbe pagato le terre e dato anche le case oltre a 30 mila pesos dai progetti”.

Nel caso di non avessero accettato la proposta, i priisti, oggi verdi, hanno avvertito gli indigeni: “è meglio che prepariate le valigie, perché occuperanno le terre”. Ma i coloni hanno risposto: “Noi, come organizzazione aderente all’Altra Campagna, non negoziamo con i delinquenti, tanto meno con partiti politici né col governo”.

Aguilar Gómez, oggi dirigente degli invasori, “quattro mesi fa è stato espulso dall’organizzazione per vari reati, come furto d’auto, ed attualmente è al servizio del governo”. Già in altri tempi, “quando era funzionario del municipio, aveva falsificato la firma sui buoni benzina, per questo aveva scontato un periodo di detenzione nella prigione di Yajalón, ed ora si nasconde nel Partito Verde con l’appoggio dal delegato di Governo”.

Questa persona si presenta ancora come rappresentante di San Sebastián, mentre non lo è più. Ed al governo “non importa con chi si allea”, commentano i rappresentanti ejidali. Ora, si mette con “delinquenti, per distruggere l’organizzazione che sta a difesa delle terre, e così impadronirsi dei centri turistici, come le cascate di Agua Azul” ed i suoi dintorni, ed imporre i “suoi progetti transnazionali”. Citano anche il progetto della superstrada San Cristóbal-Palenque.

Di fronte alla possibilità di “eventuali aggressioni ai compagni insediati nel rancho Virgen de Dolores”, gli ejidatari accusano “direttamente” il segretario di Governo, Noé Castañón León, “per i suoi interessi politici, poiché sta cercando di scatenare un conflitto contro l’organizzazione; come aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN vogliamo dire chiaramente al governo che difenderemo le terre a qualsiasi costo”.

Nelle dichiarazioni rese oggi, i rappresentanti di San Sebastián riterranno responsabile il governatore Juan Sabines Guerrero “di quello che potrebbe succedere”. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/16/index.php?section=politica&article=022n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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