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Archive for giugno 2013

 Los de Abajo

Patishtán, causa mondiale

Gloria Muñoz Ramírez

Oggi nessuno può negare la sua innocenza. Sono state presentate tutte le prove che avallano la sua estraneità all’imboscata in cui morirono sette poliziotti e due risultarono feriti; è stato dimostrato il cumulo di irregolarità nel suo processo. Il suo caso concentra la discriminazione, l’oltraggio e l’autoritarismo della giustizia in Messico, in particolare quando si tratta di indigeni.

Si dice che il professore tzotzil Alberto Patishtán, detenuto da 13 anni a scontare una condanna a 60 anni, in queste settimane sia di fronte all’ultima opportunità di uscire libero. Ma l’ultima opportunità non è per il difensore dei diritti indigeni in Chiapas, ma per il sistema di giustizia messicano, in concreto, del tribunale di Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, istanza che ha accolto il caso dopo il rifiuto della Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN).

Originario della comunità di El Bosque, municipio di Simojovel, negli Altos del Chiapas, il professore è stato condannato per i reati di criminalità organizzata, omicidio aggravato, porto d’armi di uso esclusivo dell’Esercito e lesioni aggravate. La mancanza di traduttori durante il processo, le bugie dimostrate dei testimone, l’assenza di prove ed un’infinità di irregolarità giuridiche, hanno provocato l’indignazione internazionale. Oramai il suo caso non appartiene più al Messico, ma è una causa mondiale.

E proprio per la sua internazionalizzazione, la Confederazione Generale del Lavoro (CGT), dello Stato spagnolo, ha presentato un amicus curiae alle istanze messicane, nel quale concludono che il professor Patishtán è stato condannato ingiustamente, senza salvaguardia delle minime garanzie e diritti secondo la legislazione internazionale e nazionale, concludendo che in presenza di tutti gli elementi concomitanti non resta che stabilire che Alberto Patishtán è stato condannato senza il dovuto rispetto delle norme di applicazione per il suo caso, in violazione dei suoi diritti umani, e secondo diritto non resta che la revoca della sua condanna e la sua conseguente messa in libertà.

Il riconoscimento di innocenza è il giusto procedimento nel caso Patishtán, e di conseguenza la sua immediata liberazione. Il tribunale collegiale, senza dubbio, ha l’ultima opportunità di dimostrare che i processi servono a qualcosa in questo paese. Alberto Patishtán è innocente ed il suo caso non si vede perché dovrebbe avere una soluzione politica, cioè, l’indulto presidenziale, perché? Di che cosa lo perdonano? Non è, dunque, compito del Potere Esecutivo, bensì del Potere Giudiziale, metterlo in libertà.

http://desinformemonos.org

losylasdeabajo@yahoo.com.mx

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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I CONDISCEPOLI V.

LE/GLI STUDENT@.

Giugno 2013 

A le/gli aderenti alla Sexta in Messico e nel Mondo:

A le/gli studenti della Escuelita Zapatista: 

Compagni, compagne e compagnei: 

Vi mando qui qualche dato per darvi un’idea del tipo di plebe… err, di persone che saranno i vostri condiscepoli, o compagn@ di studio, nella Escuelita Zapatista. Ecco:

– Inviti spediti: circa 3 mila.

– Hanno accettato l’invito: circa 2500.

– Non hanno ancora risposto: circa 500.

– Hanno respinto l’invito: 1.

– Di coloro che hanno compilato il modulo di iscrizione, poco più della metà sono maschi, poco meno della metà sono femmine (cioè, gli uomini vincono – nota del Supmarcos che, come si dice, fornisce una “prospettiva di genere”-), oltre ad un numero imprecisato di altr@ che si rivendicano tali.

– Gli alunn@ che frequenteranno la scuola in comunità nelle date di agosto 2013, sono 1.500. Più della metà sono maschi (ehm, ehm), meno della metà sono femmine e 9 si rivendicano altr@.

Di quest@ 1.500 studenti, più di 60 sono bambini e bambini minori di 12 anni. Di questi oltre 60 bambini, 19 hanno meno di 4 anni. Attenzione al seguente dato: Per ogni bambina, ci sono 2 bambini: Ovvero, anche tra i minorenni vinciamo noi – nuovo commento di “prospettiva di genere” del Supmarcos -.

Degli oltre 1.400 adulti che verranno in comunità, più di 200 hanno più di 50 anni.

– Circa 200 persone, nel mese di agosto 2013, frequenteranno il corso presso il CIDECI, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas.

– Più di 200 persone parteciperanno al corso in videoconferenza.

– Più di 130 persone hanno chiesto i materiali perché non possono frequentarlo in comunità.

– Circa 500 persone hanno chiesto l’iscrizione al corso per dicembre-gennaio prossimi. Attenzione: se non vi è arrivato l’invito, è a causa dell’esaurimento dei posti, ma ve lo manderemo. Potete mandare una email alla pagina web affinché siate registrati, se ci è sfuggito, nella lista per il corso successivo.

– Ci saranno studenti dei 5 continenti. Questi, alcuni dei paesi di origine degli studenti al corso La Libertad según l@s Zapatistas: Argentina, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, Stati Uniti, Honduras, Nicaragua, Panama, Perù, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Uruguay, Venezuela, Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Slovenia, Spagna, Francia, Grecia, Olanda, Italia, Paesi Baschi, Regno Unito, Svezia, Svizzera, Corea del Sud, India, Iran, Sri Lanka, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Canarie.

Il luogo d’origine più lontano degli studenti è lo Sri Lanka, ad oltre 17 mila chilometri dal territorio zapatista. Seguono: India (più di 15 mila chilometri); Australia (più di 13 mila chilometri) e Nuova Zelanda (più di 11 mila chilometri).

– Gli studenti più grandi hanno più di 90 anni.

– Gli studenti più piccoli compiranno 11 mesi ad agosto 2013. E sono, of course, 2 maschi. I loro nomi: Brian e Eduardo.

– Tra coloro che parteciperanno come studenti, almeno 34 hanno una laurea in diversi campi: filosofia, sociologia, storia, antropologia, letteratura, scienze politiche, fisica, matematica, psicologia, economia, urbanistica, e teologia.

– Più di 50 studenti sono professori-ricercatori universitari.

– Divers@ studenti hanno vinto tornei di Mortal Kombat alle macchinette. Non diciamo i nomi né “nicknames” per proteggere gli innocenti (cioè i maschi, ed anche qui siamo in maggioranza. Amen).

– Alcune delle istituzioni di Scuola Superiore dove alcuni dei compas, adesso studenti della escuelita zapatista, studiano, hanno studiato, lavorano o sono stati professori-ricercatori:

Escuela Normal Superior.

Universidad Nacional Autónoma de México, Messico.

Facultad Latinoamericana de Ciencias Sociales, Messico.

Escuela Nacional de Antropología e Historia, Messico.

Universidad Nicolaíta de Michoacán, Messico.

Universidad Autónoma de Puebla, Messico.

Universidad de Ciencias y Artes de Chiapas, Messico.

Centro de Estudios de México y Centroamérica, Messico.

Universidad Autónoma Metropolitana, Messico.

Instituto Nacional de Antropología e Historia, Messico.

Universidad Iberoamericana, Messico.

Universidad Autónoma de Chiapas, Messico.

Instituto Tecnológico de Monterrey (TEC-Monterrey), Messico.

Universidad Autónoma de Sonora, Messico.

Universidad de Chapingo, Messico.

Universidad de la Tierra Chiapas, Messico.

Universidad de la Tierra Oaxaca, Messico.

Universidad Autónoma de la Ciudad de México (UACM), Messico.

Universidad Autónoma de Zacatecas (UAZ), Messico.

Universidad Autónoma de Aguascalientes (UAA), Messico.

Instituto Politécnico Nacional (IPN), Messico.

Escuela Superior de Guerra, Messico.

Instituto Maurer, Messico.

University of Cambridge, Inghilterra.

University of Oxford, Inghilterra.

École Nationale de Sciencie Politique, Parigi, Francia.

Università delle Nazioni Unite, dell’UNESCO.

University of California, Berkeley, USA.

Stanford University, Calfornia, USA.

University of Chicago, USA.

University of Maryland, USA.

Columbia University, New York, USA.

Yale University, USA.

National Humanity Center, Carolina del Norte, USA.

Université de Toulouse, Francia.

Universidad Nacional Mayor de San Marcos de Lima, Perù.

State University of New York at Binghamton: Fernand Braudel Centre, USA.

Centro ‘Juan Marinello’ de La Habana, Cuba.

Columbia’s Institute for Scholars at Reid Hal, Parigi. Francia.

Universidad de Antioquia, Colombia.

Claremont Graduate University, California, USA.

City University of New York, USA.

Smith University, USA.

Mount Holyoke College, USA.

University of Massachusetts Amherst, USA.

New Hampshire University, USA.

Humanities Research Institute de la Universidad de California, USA.

Drew University, USA.

Harvard University, USA.

Univerza V Ljubljana, Slovenia.

University of California Riverside, USA.

University of Utah, USA.

Universidad de La Habana, Cuba.

CIMI, Brasilia, Brasile.

University of Edimburgo, Gran Bretagna.

McGill University, Canada.

Duke University, USA.

École des Hautes Études en Sciences Sociales, Parigi, Francia.

University of New Mexico, USA.

Universidade Federal do Río de Janeiro, Brasile.

Université Paris- Sorbonne, Francia.

Universidad del País Vasco, Paesi Baschi.

Universidad de la Laguna, Canarie.

– Alcun@ di quest@ ora studenti della scuola zapatista hanno i loro scritti tradotti in: Tedesco, Catalano, Cinese, Coreano, Spagnolo, Francese, Galiziano, Greco, Inglese, Italiano, Polacco, Portoghese, Rumeno, Russo e Turco.

– Console videogiochi su cui alcuni dei nostri imbattibili compas hanno vidimato la loro supremazia con la combo “mega-super-duper-hiper fatality-machoman” (ecco!, niente angry birds e cose da bambine): Macchinette del bar del quartiere, Atari, Sega, Xbox, GameCube, GameBoy, Xbox360, PSP, PS1, PS2, PS3, PS4, PS5… eh?… non c’è la PS5?… ok, ok, ok, errore di stampa. Proseguo: PSVita. Nintendo 64, Wii, WiiU, Nintendo 3DS.

– Più di 100 studenti sono attori, attrici, direttori, musicisti, promotori, pittori, caricaturisti, fotografi, promotori culturali, scrittori, editori, politici, avvocati, sindacalisti e attivisti sociali.

– In generale, dopo un’attenta analisi con le più pre-moderne squadre di intelligence, riguardo agli studenti vi posso dire che un numero non precisato di persone che frequenteranno la scuola – bisogna vederli per contarli – sono sporche, brutte e cattive.

Indipendentemente dalla loro età, credo, colore, peso, cervello e sesso, si sono comportati per tutta la loro vita con assoluta irresponsabilità di fronte al Potere in ogni sua forma; hanno ricevuto il ripudio dei rispettivi circoli sociali per il loro ostinato anticonformismo; hanno scandalizzato le coscienze belle ed i poliziotti del comportamento; hanno reiterato la loro ribellione e la loro passione per la libertà nonostante le circostanze; ed hanno militato secondo la propria coscienza e non secondo le mode. In sintesi: non si sono venduti, non hanno claudicato, non si sono arresi.

Vi avverto perché poi non vi lamentiate che si parli male di voi perché frequentate “brutte compagnie”.

Ah, vero, l’immensa maggioranza delle persone che parteciperanno come studenti sono uomini, donne, bambini, bambine, anziani, anziane, ragazzi e ragazze, che hanno qualcosa di straordinario di cui noi, zapatisti e zapatiste, ringraziamo: sono nostr@ compas.

E non ho scritto tutte e tutti, perché non manca mai qualche infiltrata o infiltrato che viene a vedere se per caso stiamo facendo addestramento militare, invece di insegnare il nostro cuore. 

Bene. Salute e che sia benvenuto il cuore generoso che ci apre le sue finestre. 

Dalle montagne del Sudest Messicano.

SupMarcos

Messico, Giugno 2013

P.S. CHE FESTEGGIA. – Festeggiare che, per la prima volta in quasi 20 anni di vita pubblica zapatista, i maschi superano le femmine… eh?… ok, ok, ok, le superiamo solo in quantità… per adesso… Che cosa? Certo che non ho barato! Non sono capace… No, i conti li ha fatti una donna della squadra di appoggio… eh?… No, nella squadra di appoggio le donne non sono in maggioranza… o sì?… Beh, non è questo il tema, il punto o la questione.

Proseguo: per celebrare questo fatto che conferma la superi… eh?… ok, ok, ok… per celebrare che l’equità di genere ci favorisce ai punti, abbiamo istituito il premio “I PAPERI SPARANO AI FUCILI”, che può essere vinto solo dai maschietti… eh?… ok, ok, ok… da bambini e bambine minori di età cronologica (perché ho visto la lista e ce ne sono diversi di età mentale infantile). Il premio consiste in un coupon che i bambini… ok, anche le bambine,… possono scambiare con uno dei maestri… già,… o maestre della scuola. Con questo coupon potranno punire le loro mammine… cosa?… anche i papini?… ma se le punizioni te le danno sempre le mamme!, e questo è un buono, come dire?, per una rivincita, “una de cal por las que van de arena”, “tú te lo queres, tú te lo ten” [modi di dire messicani “una vendetta per ogni volta che sei stato punito”, “te la sei voluta, allora prenditi questa” – n.d.t.], ecc. Va bene, anche i papini… ma con le attenuanti… ok, ok, ok, senza attenuanti. Infine, che il maestro… o la maestra, punirà le mamme dei bambini che vincono il premio. Perché? Per essersi comportati male. Sì, anche se non si sono comportati male, perché a volte ci puniscono senza che ci siamo comportati male… e poi ci sculacciano, da innocenti. Sì, noi maschi, perché le bambine sono sempre colpevoli. Eh? Non interrompetemi perché devo finire questo comunicato per spedirlo.

Per vincere il premio, i bambini devono scegliere una delle risposte seguenti relative al video che viene dopo e che si chiama “Carlitos Lechuga y el Drama del Globito“. La domanda è:

Di chi è la colpa se Carlitos Lechuga perde il suo palloncino?

a).- Il globo, ovvero la globalizzazione neoliberale.

b).- Le donne.

c).- La televisione ed i malgoverni.

Il bambino che risponderà correttamente (senza copiare e senza chiedere aiuto a nessuno) riceverà un coupon di “I PAPERI SPARANO AI FUCILI”, valido solo in territorio zapatista e solo una volta nel periodo dal 12 al 17 agosto 2013 (autorizzazione della Giunta di Buon Governo numero 696969). Alle bambine, indipendentemente dalla loro risposta, verrà dato un ceffone… Nah, è uno scherzo, non saranno picchiate ma, invece del coupon, verrà dato loro un grafico, dimensione poster, dove si vede che i bambini sono maggioranza… sì, per aiutarle nella loro formazione, come si dice, “di genere”.

Attenzione mammine, papini e tutori: non vale barare (niente “la C mijo la C”); né scambiare il coupon con un altro che esime dal mangiare la zuppa di zucca.

Ho detto tutto.

Per equità di genere con punteggio 2-1 a beneficio di noi maschi, cioè i veri maschi.

El SupMarcos

Diploma per Corrispondenza di Pilota Aviatore e Nuoto Sincronizzato (per la Forza Aerea Zapatista), promosso con i più alti onori accademici del Machist Institute Apology Research (MIAR, la sigla in inglese), con sede nelle montagne del Sudest Messicano, ultimo bastione di resistenza contro la dominazione della donna nel mondo mondialmente mondiale. Il sopraccitato (cioè, io medesimo) attualmente insegna nel prestigioso istituto, alla facoltà: “Il problema è cominciato quando nostra madre Eva ha manipolato nostro padre Adamo…” Iscrizioni aperte, numero illimitato. Lo slogan del MIAR è “Riprenderemo il controllo, anche fosse solo quello del telecomando della televisione o Ni hablar mujer, traes puñal”. Eh? L’inno? Hai indovinato se pensi a “Che ti ha dato quella donna”, di Gilberto Parra Paz, interpretata da Pedro Infante nel film dello stesso titolo. Allora! Cantate o vi spappolo! Evvaiii!

In fede… eh?… ma sta piovendo!… ok, ok, ok,… dopo aver lavato i miei vestiti, in fede… eh eh eh, eh, non ho detto che avrei lavato la mia roba tenendola addosso, ma improvvisamente si è messo a piovere?.. mmm… è utile che mi bagni, così risparmio il sapone…

Eh? No, se vedono che mi nascondo… poi mi trovano. Haiga cosa. ¡Arriba elnorti, jijiñor!

Ora sì: in fede.

Io medesimo.

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Ascolta e guarda i video che accompagnano questo testo:

Dal miglior telegiornale al mondo, “31 Minutos”, il pezzo “Carlitos Lechuga y el Drama del Globito”. Attenzione bambini al di sotto dei 12 anni: è indispensabile guardare questo filmato per concorre al premio “I Paperi Sparano ai Fucili”. http://www.youtube.com/watch?v=iXR61NpZ2JM&feature=player_embedded

Pedro Infante e Luis Aguilar cantano, di Gilberto Parra Paz, “Che ti ha dato quella Donna”, inno del MIAR, nel film con lo stesso titolo, anno1951: http://www.youtube.com/watch?v=F382KLKKDEE&feature=player_embedded

Di Manuel Esperón “Mi Cariñito”, con Pedro Infante nel film “Dicen que soy mujeriego” (bugia, se non è parlato, non ci credono). Canzone dedicata alla nonna degli zapatisti, María Luisa Tomassini (che ha detto che viene), alle nostre stimate Nonne di Plaza de Mayo e a tutte le madri dei desaparecid@s e prigionier@ politic@. Guardate bene la Tucita quando è d’accordo a “que sufra el condenado” (Visto?, le educano male fin da piccole): http://www.youtube.com/watch?v=oAtvcN-5oSI&list=PL73DF32B5E99B0F5B&feature=player_embedded

Ok, non sono riuscito a fare la combo fatality, ma qui si vede dove sono arrivato come, of course, “Sub-Zero”: http://www.youtube.com/watch?v=daMpHPIdYCQ&feature=player_embedded

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=jXY3Y27FLEU 

Link al comunicato originale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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I CONDISCEPOLI IV.

NON CI SARANNO I NOSTRI MAESTRI.

 Giugno 2013 

A le/gli aderenti alla Sexta in Messico e nel Mondo:

A le/gli studenti della Escuelita Zapatista: 

Compagni, compagnei, compagne: 

Credo davvero che avrete come compagn@ di scuola quanto di meglio al mondo.

Ma sicuramente, quando sarete in queste terre in resistenza, mancherà la presenza di chi è stato, ed è, molto importante per noi zapatisti. Chi ci ha sempre accompagnato e guidato e insegnato col suo esempio. Chi, come molti altre ed altri in ogni angolo del mondo, non è dell’EZLN. Alcuni sono della Sexta, altri del Congresso Nazionale Indigeno, molti altri hanno costruito proprie case, tuttavia, percorrono la nostra stessa strada. Tutti loro, in un modo o nell’altro, sono compartecipi dei nostri successi, per grandi o modesti che siano.

Dei nostri errori e fallimenti, che non sono né pochi né piccoli, siamo noi i soli responsabili.

Perché forse vi domanderete chi o come ci ha insegnato a resistere, lottare, perseverare.

E, soprattutto, vi domanderete perché non sono seduti al vostro fianco come altri studenti, i popoli originari del Messico e del Mondo, in particolare dell’America Latina.

La risposta è semplice: perché loro sono stati, e sono, i nostri maestri.

Dunque, non ci saranno i primi, coloro sul cui sangue e dolore si è costruito il mondo moderno: i popoli originari.

Non saranno vostri condiscepoli i popoli indigeni né le loro organizzazioni più rappresentative.

Non li abbiamo invitati alla scuola.

Forse vi chiederete se siamo impazziti, o se è una sporca manovra, tipo politici di sopra, per soppiantare i popoli indios e presentare noi stessi come IL popolo indigeno per eccellenza.

No, non li abbiamo invitati semplicemente perché non abbiamo niente da insegnare loro.

Potremmo insegnare ai popoli indios cosa significa essere trattato da estraneo nelle terre che furono nostre, prima ancora che il mondo iniziasse l’ingannevole conto della storia di sopra, e nel nostro cielo si imponessero bandiere straniere?

Insegneremmo loro cosa si prova ad essere oggetto di scherno per l’abbigliamento, per la lingua, per la cultura?

Insegneremmo loro cosa significa essere sfruttati, spogliati, repressi, disprezzati per interi secoli?

Cosa potremmo insegnare noi ai fratelli della Tribù Yaqui e Mayo Yoreme su cosa rappresenta il furto delle risorse naturali e la necessaria resistenza di fronte al saccheggio?

Che cosa al Kumiai, al Cucapá, al Kikapú, al Pame, su cos’è vedersi perseguitato fin quasi allo sterminio e, comunque, persistere?

Che cosa al Nahua, le sue terre invase da compagnie minerarie e funzionari corrotti e, sprezzante della persecuzione e della morte, continuare la lotta per cacciare gli invasori con la bandiera del denaro?

Che cosa al Mazahua ed al Ñahñu su cosa si prova ad essere deriso per l’abbigliamento, il colore, il modo di parlare e, invece di vergognarsi, riempire il vento di suoni e colori?

Che cosa insegneremmo ai Wixaritari sulla distruzione e l’esproprio della cultura con l’alibi del “progresso”, e resistere, con la guida dei vecchi saggi?

Insegneremmo al Coca, al Me´hpaa, al Teneke a non arrendersi?

All’Amuzgo a lottare per i suoi diritti?

Ai Maya insegneremmo cos’è l’imposizione, con la forza, il furto e la criminalizzazione, di una cultura estranea che soggioga l’originale?

Al Purépecha parleremmo del valore della vita della cultura indigena?

Al Popoluca, Zapoteco, Mixteco, Cuicateco, Chinanteco, Chatino cosa rappresenta continuare a lottare avendo tutto contro?

Al Rarámuri cos’è la fame mal repressa e la dignità imbattibile?

E nella dolorosa America Latina:

Potremmo insegnare qualcosa ad uno dei nostri saggi fratelli, al popolo Mapuche, su cos’è resistere alla continua guerra di saccheggio e sterminio? A sopravvivere al lungo elenco di bugie, oltraggi e scherni, dipinti di tutti i colori politici di sopra?

E ad ognuno dei popoli originari del Messico, d’America, del Mondo, che cosa potremmo insegnare noi zapatiste e zapatisti, i più piccoli?

Che cosa imparerebbero da noi?

A resistere?

La loro sola esistenza dimostra che possono dare lezioni alla gran scuola del Mondo, non riceverle.

No, non invitiamo i popoli originari alla scuola per la semplice ragione che, nella nostra storia, siamo noi ad essere stati pessimi alunni di questi giganti.

Indubbiamente invieremo loro i materiali. Ma…

Insegneremmo loro com’è vivere in una comunità, sentire com’è avere un’altra cultura, un’altra lingua, un altro modo?

A lottare?

Ad immaginare e creare resistenze?

Nemmeno per sogno.

In ogni caso, dai popoli indios, noi zapatisti abbiamo ancora molto da imparare.

Quindi, loro verranno dopo e noi continueremo ad imparare.

E, quando verranno all’incontro speciale che faremo con loro, suoneranno le nostre migliori note, i più diversi e vividi colori adorneranno il loro passaggio, ed il nostro cuore tornerà ad aprirsi per accogliere i nostri saggi fratelli, i più grandi, i migliori.

Perché onorare chi insegna, è anche onorare la terra.

Verranno nelle nostre case, con loro condivideremo cibo e memorie.

Li eleveremo su di noi.

Eretti sulle nostre spalle, saranno ancora più in alto.

E domanderemo loro che cosa vedono.

Chiederemo loro che, coi loro occhi, ci insegnino a guardare più lontano, più in largo, più in profondità, più in alto.

Che ci arrivi la loro parola e che ne beviamo.

Che ci aiutino a crescere ed essere migliori.

Per loro c’è stato, c’è e ci sarà sempre il nostro miglior abbraccio.

Dunque, non ci saranno i nostri Maestri.

Ma non temete. È certo che questi popoli che sono riusciti a resistere fino ad oggi ad ogni tipo di attacco, sapranno essere generosi e, al momento opportuno, vi apriranno il cuore, come ora facciamo noi.

Perché loro ci hanno insegnato a non guardare i rumori che assordano e accecano.

Perché loro ci hanno insegnato a non ascoltare i colori dell’inganno e del denaro.

Perché loro ci hanno insegnato a guardarli e guardarci, ad ascoltarli e ascoltarci.

Perché loro ci hanno insegnato che essere indigeno è avere la dignità per casa e destino.

Perché loro ci hanno insegnato a non a cadere, ma a sollevarci.

Perché loro ci hanno insegnato il valore di essere il colore che siamo della terra.

Perché loro ci hanno insegnato a non avere paura.

Perché loro ci hanno insegnato che per vivere, moriamo.

 

Bene. Salute e silenzio per ascoltare il passo che viene dal più profondo dei mondi che sono e sono stati nel mondo. 

Dalle montagne del Sudest Messicano.

SupMarcos

Messico, giugno 2013 

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Ascolta e guarda i video che accompagnano questo testo. 

Sub-verso, insieme a Portavoz, con il pezzo “Quello che non dirò”, con onore e saluti.  Lunga vita al Popolo Mapuche: http://www.youtube.com/watch?v=1Lm00GF5Faw&feature=player_embedded 

In memoria di Juan Vázquez Guzmán, indigeno tzeltal membro del CNI e aderente alla Sexta, assassinato ad aprile del 2013, in Chiapas, Messico.  Ricordato qui dai suoi compagni dell’Ejido San Sebastián Bachajón, e da tutt@ noi: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=CTaGeF98GEw 

Aho Colectivo, con Venado Azúl, Rubén Albarrán (Café Tacvba), Poncho Figueroa (Santa Sabina), Roco Pachukote (Sonidero Meztizo), Lengualerta, Hector Guerra (Pachamama Crew), Moyenei Valdés (Sonidero Meztizo), Valle González-Camarena, Memo Méndez Guiu e Moi Gallo nella parte musicale, Marcoatl, el Gallo, Benjamin Ramauge, Gaby Fuchs, Damian Mendoza y Jose Matiella, dejando claro que ¡WIRIKUTA NO SE VENDE, WIRIKUTA SE DEFIENDE! http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=YQcyxH9q55c 

Link al comunicato originale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Lunedì 24 giugno 2013

Si chiede giustizia per il leader assassinato a Bachajón

Hermann Bellinghausen 

Gli ejidatarios tzeltal aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona di San Sebastián Bachajón, municipio di Chilón, Chiapas, chiedono giustizia e non impunità per l’assassinio del loro leader Juan Vázquez Guzmán, avvenuto il 24 aprile sulla porta di casa; omicidio legato direttamente col suo ruolo nell’opposizione al progetto di “megaturismo” alle cascate di Agua Azul e nella difesa della porzione di territorio di San Sebastián occupata dalla forza pubblica con interventi  illegali e la complicità delle autorità dell’ejido.

Chiedono inoltre la liberazione di tre loro compagni (Antonio Estrada, Miguel Vásquez e Miguel Demeza) in carcere con accuse ridicole che mettono a nudo lo stato della giustizia chiapaneca, in particolare dei pubblici ministeri e dei governi municipali (in questo caso, che non è l’unico, quelli di Chilón ed Ocosingo).

La Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) ha recentemente notificato agli ejidatarios che, a fronte della loro richiesta di misure cautelative inviata il 26 maggio, ha inviato al governo messicano una richiesta di informazioni sull’esproprio dell’ejido, sulle aggressioni e le minacce.

Il prossimo martedì è prevista l’udienza del ricorso 274/2011 davanti al giudice di Tuxtla Gutiérrez per decidere per la seconda volta sull’esproprio delle terre del villaggio di Bachajón, dopo che la prima sentenza è stata dichiarata illegale dal Terzo Tribunale Collegiale, con revisione 118/2013.

Questo lunedì a Cumbre Nah Choj, sede degli aderenti alla Sesta di San Sebastián, si svolgerà una cerimonia in omaggio a Vázquez Guzmán a due mesi dal suo assassinio politico. Il 25 giugno avrebbe compiuto 33 anni. Quel giorno comincerà la campagna mondiale Juan Vázquez Guzmán Vive, La Lotta di Bachajón Prosegue, convocata dal Movimento per la Giustizia del Barrio di New York e da gruppi solidali del Regno Unito, Calcutta (India), Alisal (California) e Messico, a cui si sono unite altre organizzazioni come il Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità. 

Sono previste attività solidali in Sudafrica, Filippine, Perù, Australia, Italia, Uruguay, Porto Rico, Canada, Brasile, Ecuador, Austria, Nuova Zelanda, Inghilterra, Scozia, Colombia e Germania.

Dal Perù, Hugo Blanco, direttore della rivista Lucha Indígena, ha dichiarato: Fino ad oggi non c’è stato alcun progresso nelle indagini che permetta di trovare gli autori materiali del crimine; al contrario, vessazioni e persecuzioni sono una costante. Ad alcuni giorni dall’omicidio di Vázquez Guzmán, Jorge Luis Llaven Abarca, segretario di Sicurezza e Protezione Cittadina del Chiapas, ha annunciato i corsi di formazione che il Ministero della Difesa di Israele terrà alla polizia locale. 

I tre livelli di governo, assicura, avevano interesse a fermare il lavoro del compagno. C’è un’indagine preliminare in corso ma nessun arresto. L’autore materiale è fuggito. Sono state persone che conoscono il luogo, che avevano una via di fuga ben definita e molto probabilmente la protezione dell’alto. http://www.jornada.unam.mx/2013/06/24/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Lunedì 24 giugno 2013

Las Abejas: Per il massacro di Acteal non si è fatta giustizia

Hermann Bellinghausen 

Il tavolo direttivo dell’organizzazione Las Abejas, che sostiene essere la vera organizzazione Las Abejas di Acteal, questo sabato ha dichiarato che non si è fatta realmente mai giustizia per il massacro avvenuto il 22 dicembre 1997, e l’impunità derivante continua a colpire la vita e la coesistenza comunitaria nel municipio tzotzil di Chenalhó, in Chiapas.

Las Abejas ricordano: “Dopo il massacro di Acteal e grazie all’appoggio della società civile nazionale e internazionale, il governo dovette cedere un po’ alla domanda di giustizia e mise in prigione un gruppo di 87 persone, gli autori materiali del massacro. Questo è tutto quello che ha fatto il governo, ma quelli non erano tutti i paramilitari, ce n’erano molti colpevoli di furti, incendio di case, minacce, aggressioni, che furono la causa delle migliaia di sfollati, ma che non andarono mai in prigione né furono puniti in nessun modo, perché il governo non volle indagare su quello che successe prima del 22 dicembre.

Alcuni di quei paramilitari che non andarono in prigione, sono quelli che ora provocano problemi ai cattolici della colonia Puebla e si sentono sicuri perché la Suprema Corte di Giustizia della Nazione ha liberato i loro compagni. Neanche il governo ha voluto indagare sugli autori intellettuali, ed era chiaro che non lo facesse, perché era lui stesso.

Pallottole di zucchero per chiudere la bocca

Per Las Abejas, il piano del governo è reprimere chi non è d’accordo con le sue idee di neoliberalismo, chi difende i diritti dei popoli originari, i diritti della madre terra ed i diritti del popolo del Messico.

Questo piano, aggiungono, “ha due facce: le ‘pallottole di piombo’, come quelle usate ad Acteal, Aguas Blancas, Chavajeval, Atenco, e contro tutti quelli che osano protestare, e le ‘pallottole di zucchero’ che comprano organizzazioni e leader con aiuti economici, opere pubbliche, incarichi nel governo ed altre elemosine, a condizione che chiudano la bocca”.

Ora, sostiene l’organizzazione, con Enrique Peña Nieto le pallottole di zucchero sono fornite con la Crociata Nazionale contro la Fame, appoggiata dalle stesse multinazionali che si portano via le nostre ricchezze e che sono la causa della fame nel paese. Dal 2008 si è lasciato cooptare su questa linea un gruppo di Las Abejas che si è alleato con i gruppi che assassinarono i loro familiari 16 anni fa.

Chiedono giustizia al governo federale. Ed al presidente municipale di Chenalhó, José Arias Vázquez ed alle altre autorità competenti, che non ripetano la storia del 1997, che ascoltino gli appelli dei cattolici di Puebla e compiano il proprio dovere di difendere la giustizia ed il diritto affinché la violenza non torni ad impadronirsi del nostro municipio. http://www.jornada.unam.mx/2013/06/24/politica/019n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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I CONDISCEPOLI III.

NON SONO STATI, NE SONO, NE SARANNO…

invitat@.

Giugno 2013

A le/gli aderenti alla Sexta in Messico e nel Mondo:

A le/gli studenti della Escuelita Zapatista:

Compagni, compagnei, compagne:

Non saranno vostri compagn@ di classe, perché non li invitiamo, i seguenti:

I parlamentari che formarono la Commissione di Concordia e Pacificazione (COCOPA) nel periodo 1996-1997. Anche se gli sarebbe servito per rendersi conto che non si sbagliavano con la loro iniziativa per il riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura indigeni, iniziativa tradita poi da tutti i partiti politici, dal potere legislativo, esecutivo e giudiziario.

I legislatori della COCOPA attuale. Anche se li avrebbe aiutati a conoscere dove sta la porta per la ripresa del dialogo con l’EZLN.

I segretari dei partiti politici ufficiali (PRI, PAN, PRD, PVEM, PT, MC e NA). Perché non abbiamo antiacido a sufficienza per alleviare la rabbia che gli monterebbe nell’evidenza di quello che si può fare, non solo senza i partiti politici, ma nonostante loro.

I presidenti dei tavoli direttivi delle camere legislative ed i coordinatori dei gruppi parlamentari. Anche se gli sarebbe servito constatare quello che la loro controriforma di legge indigena non è riuscita ad impedire.

Il Ministero della Difesa Nazionale, Il Ministero della Marina, il CISEN, la PGR, la Commissione Nazionale per la Sicurezza, il Ministero dello Sviluppo Sociale, la Suprema Corte di Giustizia della Nazione. Anche se avrebbero potuto confermare i loro rapporti di intelligence che dicono che sta migliorando significativamente il livello di vita delle comunità indigene zapatiste nonostante le loro attività contrainsurgentes, il loro appoggio ai gruppi paramilitari ed il trattamento poliziesco che riservano ad una lotta giusta e legittima. Inoltre, avrebbero potuto constatare, di prima mano, il persistere di quello che hanno tentato di distruggere con tanto impegno: l’autonomia indigena.

Il Dipartimento di Stato Nordamericano, la CIA, l’FBI. Anche se li avrebbe aiutati a capire i loro ripetuti fallimenti… e quelli che verranno.

Le diverse agenzie di spionaggio che languiscono di noia a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, e la cui unica occupazione è alimentare i pettegolezzi che pullulano tra le ONG coletas.

Il Capo, colui che realmente dirige tutti loro, di fronte al quale si chinano e che adulano. Anche se si sarebbe spaventato al solo vedere che l’incubo ricorrente che lo perseguita, è realtà.

Non sono stati, né sono, né saranno nostri ospiti.

Invece, sono stati, sono e saranno i nostri persecutori, quelli che cercano il modo di distruggerci, di piegarci, di comprarci, di farci arrendere.

Ci spieranno, ci controlleranno, sempre maledicendoci, come oggi, come ieri, come 10, 20, 30, 500 anni fa.

Non li invitiamo non solo perché il nostro piano di studi non include gruppi con zero preparazione, o per non incoraggiare il “bullismo” del quale sarebbero oggetto da parte degli altri studenti (già, questo sì è un vero peccato), o perché abbiamo modi migliori di perdere il tempo.

Non li invitiamo perché, così come noi non smettiamo di resistere e di lottare, loro non smettono di disprezzarci, di volerci sfruttare, di reprimerci, di cercare di spogliarci di quello che è nostro, di farci sparire.

Così come noi non impareremo mai la lingua del denaro, loro non impareranno mai a rispettare il diverso.

E, soprattutto non li invitiamo, perché loro e chi in realtà li comanda, non capiranno mai perché, invece di morire, viviamo.

-*-

Dunque, tra i vostri condiscepoli non ci saranno tali “illustri” personaggi. Pertanto, non uscirà niente sui giornali della carta stampata, in radio e televisione, né ci saranno tavole rotonde, né profonde analisi. Ovvero, come si dice, l’aria sarà pulita. E la terra, che ci ha visto nascere e ci ha alimentato fino a farci crescere, gradirà il degno passo che la percorre: il vostro.

Bene. Salute e libertà, che il passo di quell@ in basso sia il benvenuto, com’è benvenuto il vostro cuore.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

SupMarcos

Messico, Giugno 2013

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Acolta e guarda i video che accompagnano questo testo:

Oscar Chávez e los Morales che denunciano le sanguisughe che, come si sa, sono gli stessi di sempre: http://www.youtube.com/watch?v=gzzBc92Ta0o&feature=player_embedded

………………………………

Breve spiegazione della strategia contratrainsurgente del governo messicano e dell’uso dei gruppi paramilitari: http://www.youtube.com/watch?v=LVbYjJRA8to&feature=player_embedded

……………………………….

Guillermo Velázquez e Los Leones de la Sierra de Xichú, insieme ad Oscar Chávez in questa lunga “Disputa tra il peso e il dollaro”: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=etdCf4qURGU

Link al comunicato originale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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I CONDISCEPOLI II.

Mancano:

LE/I PRIGIONIER@ POLITIC@ 

Giugno 2013 

A le/gli aderenti alla Sexta in Messico e nel Mondo:

A le/gli studenti della Escuelita Zapatista: 

Compagne, compagni, compagnei: 

Oltre a@ caduti nella lotta ed a@ desaparecid@s, non ci saranno, ma ci accompagneranno nella Escuelita Zapatista, le/i prigionier@ politic@ che, con diversi inganni giuridici, si trovano nelle prigioni del mondo o in situazione di asilo politico.

Sono migliaia in tutto il mondo e la nostra piccola parola non riesce a raggiungere tutte, tutti. Anche se ci appoggiamo a@ nostr@ compagn@ della Rete Nazionale Contro la Repressione e per la Solidarietà per cercare di arrivare a quanti più possibile, ne mancheranno sempre.

Per questo abbiamo mandato l’invito, tra gli altr@, ad alcune, alcuni, che simboleggiano non solo l’assurdità di voler rinchiudere la libertà, ma anche, e soprattutto, la degna resistenza e la perseveranza di chi non è sconfitto da guardie, pareti e sbarre.

Tra loro ci sono:

Alberto Patishtán Gómez Condannato a 60 anni di prigione, questo 19 giugno sono 13 anni dietro le sbarre. Il suo crimine: essere messicano, chiapaneco, indigeno, professore e simpatizzante zapatista. Malgrado sia stata dimostrata la sua ingiusta carcerazione, le autorità giudiziarie ritardano la sua liberazione. Queste le parole di un funzionario governativo: “Se liberassimo Patishtán sarebbe doppiamente un brutto segnale: dimostreremmo che il sistema giudiziario è una merda, ed alimenteremmo la lotta per la liberazione di altri detenuti. È qualcosa che non ci conviene da nessun punto di vista. Meglio aspettare che quelli che fanno tanto chiasso per questo caso si stanchino“. Qui sappiamo bene che il sistema giudiziario in Messico è una merda, e che chi lotta per la libertà de@ prigionier@ politic@ non si stancherà… mai.

Leonard Peltier – Da 37 anni in prigione. Il suo crimine: appartenere al popolo originario Sioux Chippewa (Anishinabe-Lakota) e lottare per i diritti dei popoli originari negli Stati Uniti. È stato arrestato nel 1976 e condannato a due ergastoli consecutivi (forse perché i suoi boia volevano assicurarsi che non uscisse né vivo né morto). È stato accusato di aver ucciso due agenti del FBI. Il fatto avvenne a Pine Ridge, territorio sacro del popolo Sioux, in Dakota del Sud, USA, dove erano stati scoperti giacimenti di uranio e carbone.

È stato condannato senza prove e malgrado ci sia un fascicolo di oltre 10 mila pagine che provano la sua innocenza. L’accusa del FBI può riassumersi così: “Qualcuno deve pagare”. Robert Redford realizzò un documentario sul caso [Incidente a Oglala – 1991 – n.d.t.], che però non fu mai proiettato nei cinema nordamericani. Nel frattempo, i “ragazzi” e le “ragazze” del FBI, così ben dipinti nelle serie TV, hanno assassinato 250 indigeni Lakota. Nessun’indagine è stata aperta su questi crimini.

Questo, in un paese costruito sul saccheggio dei territori appartenenti ai popoli originari di quella zona del continente americano.

Mumia Abu Jamal – Statunitense. Prigioniero da più di 30 anni. Il suo crimine, essere un giornalista ed attivista per i diritti dei discriminati per il colore della pelle negli Stati Uniti. Inizialmente condannato alla pena di morte, ora sconta l’ergastolo. Accusato da bianchi di aver ucciso un bianco, l’ha giudicato una giuria di bianchi, l’hanno condannato i bianchi, l’avrebbero mandato a morte i bianchi, l’hanno in custodia i bianchi.

Questo, in un paese costruito sullo sfruttamento del sudore e del sangue degli schiavi portati dall’Africa… che, certo, non avevano la pelle bianca.

Edward Poindexter e Mondo We Langa Statunitensi. Il loro crimine: lottare per i diritti della popolazione afroamericana degli Stati Uniti. Vittime del Programma di Controspionaggio (CONTELPRO) del FBI, nel 1970 furono accusati della morte di un poliziotto, per l’esplosione di una valigetta riempita di dinamite. Nonostante aver ottenuto la confessione del vero assassino, l’FBI manovrò e seminò prove contro questi due militanti dell’organizzazione delle Pantere Nere. Numerose prove dimostrano l’innocenza di entrambi.

Sono ancora in prigione nel paese che si vanta della probità e imparzialità del suo sistema giuridico.

Julian Paul Assange – Originario dell’Australia e cittadino del mondo. Attualmente rifugiato politico. Il suo crimine: divulgare a livello mondiale, tra altre cose, il marciume della politica estera nordamericana.

Assange è perseguito attualmente dai governi britannico e statunitense, i due paesi presunti “paladini” della giustizia e della libertà.

Bradley Manning – Soldato scelto dell’esercito nordamericano. Il suo crimine: aver diffuso un video dove, da un elicottero dei soldati gringo ammazzano alcuni civili in Iraq. Tra gli assassinati ci sono due giornalisti. È anche accusato di avere trafugato documenti sulla barbarie nordamericana in Afghanistan e Iraq. L’accusa principale contro Bradley Manning, che potrebbe significare la pena di morte, è quella di “aiutare il nemico”, cioè, aiutare a conoscere la verità.

Questo, in un paese che si regge sulla menzogna di una costante minaccia esterna (musulmani, asiatici, latini, ecc., cioè, il mondo intero) e, secondo “l’operazione dei servizi” recentemente scoperta – in realtà si tratta di spionaggio – anche gli statunitensi sono una minaccia.

Antonio Guerrero Rodríguez, Fernando González Llort, Gerardo Hernández Nordelo, Ramón Labañino Salazar e René González Sehwerert – La patria di queste cinque persone è Cuba, primo territorio libero in America. Anche conosciuti come “i 5 cubani”. Il loro crimine: aver fornito informazioni sui piani di gruppi terroristici con base sul territorio degli Stati Uniti. Nel giugno del 1998 Cuba consegnò all’FBI nordamericana un rapporto redatto dai 5 cubani. Il rapporto comprendeva centinaia di pagine di notizie, video e audio sulle attività di gruppi terroristici negli Stati Uniti.

Invece di smantellare le cellule terroristiche, l’FBI arresta i 5 cubani che, di fatto, avevano salvato la vita a decine di persone, principalmente turisti, che sarebbero stati il bersaglio degli attacchi. Antonio è ingegnere, Fernando è diplomatico, Gerardo è caricaturista, Ramón è economista e René pilota aereo. Sono in carcere per il reato di spionaggio, in quanto, nel processo contro di loro, gli stessi accusatori attestarono che il materiale che avevano raccolto non colpiva la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e che Cuba non rappresentava una minaccia.

Tutto questo nel territorio di chi dice di combattere il terrorismo internazionale.

Maria Alyójina, Yekaterina Stanislávovna Samutsévich e NadezhdaTolokónnikova Russe, componenti del gruppo rock punk “Pussy Riot”. Il loro reato: aver denunciato l’imposizione di Vladimir Putin con la complicità dell’alto clero della Chiesa Ortodossa russa. Sono state arrestate per aver suonato musica punk in una chiesa. Nella canzona si chiedeva alla madre di dio di cacciare Putin dal governo. Sono state condannate a due anni di prigione per avere “minato l’ordine sociale”.

Questo nel paese che si vanta di essersi liberato dalla “tirannia comunista”.

Gabriel Pombo da Silva Anarchico nato ovunque e in nessun luogo. Da quasi 30 anni è stato in più di 20 diverse prigioni di Spagna e Germania. Il suo crimine: essere coerente. Ai suoi persecutori ha detto: “Non c’è niente di più deplorevole di uno schiavo contento… un individuo spogliato di memoria e dignità… è preferibile essere condotto al patibolo per essersi ribellato che vivere cento anni in ‘libertà condizionale’ e condizionata dalle paure e dalle menzogne che ci hanno venduto, indottrinato…” Riguardo alla sua condizione di prigioniero politico è stato chiaro: “Mi consta che per me (come per molti altri), non esiste la possibilità di uscire di prigione sulla base delle vostre leggi… perché la vostra legalità richiede la rinuncia alla mia identità politica… Ed ovviamente chi rinuncia alla propria identità politica non tradisce solo sé stesso, ma tutti quelli che ci hanno preceduto in questa lunga marcia per la dignità e la libertà. Non c’è niente di eroico né di ‘martire’ (di questi i cimiteri ne sono pieni) in questa considerazione. Lo credo sinceramente e con tutto il mio cuore e per questo sono pronto ad accettare di ‘pagare il tributo’ per essere coerente con me stesso per quanto penso/sento…”

(…)

Perché vi parlo di quest@ prigionier@ politic@ così simbolici e così diversi tra loro? Perché per le zapatiste, gli zapatisti, la libertà non è patrimonio di un credo, un’ideologia, una posizione politica, una razza. Nei video vedrete a che cosa ci riferiamo e vi aiuteranno ad ascoltare, che è il modo per cominciare a capire. Sono 15 minuti che aiutano ad affacciarsi ai molti mondi che sono nel mondo.

Così come loro, centinaia di prigionieri politici sono stati invitati alla Escuelita Zapatista. A tutt@ loro abbiamo mandato una lettera come quella che ora allego. Speriamo che la ricevano, così come i libri e audio e video dove raccontiamo la nostra storia. Speriamo che accettino l’invito, non perché pensiamo di potergli insegnare qualcosa, ma affinché conoscano com’è che qui si chiama la libertà.

Eccolo:

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO 

Maggio 2013 

Per: ___________________________

Da: Le donne, uomini, bambini e anziani zapatisti.

Oggetto: Invito Speciale per partecipare alla Escuelita Zapatista.

Compagn@:

   Saluti dai bambini, bambine, anziani, donne e uomini dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

   Le scriviamo perché vogliamo invitarla in particolare a partecipare alla scuola zapatista “La Libertà Secondo Gli Zapatisti”.

   Sappiamo che forse le sarà impossibile partecipare personalmente in quest’occasione. Ma sappiamo che arriverà il giorno in cui le porte delle prigioni si apriranno per chi, come lei, è tenuto prigioniero dall’ingiustizia fatta governo. E queste stesse porte resteranno aperte quanto basta affinché ci entrino i banchieri e i loro servi.

   Nel frattempo, troveremo il modo di farle arrivare il materiale. Sono testi con le parole delle nostre compagne e compagni zapatisti, prevalentemente indigeni maya, che raccontano la propria storia di lotta. Una storia, sicuramente simile alla sua, piena degli alti e bassi della lotta per la libertà, dei dolori che la colmano, della speranza di cui trabocca e della continua ostinazione, come lei, di non tentennare, non vendersi, non arrendersi.

   Forse non le arriveranno per il momento. È molto probabile che i suoi carcerieri e boia confischino il materiale, sostenendo che il pacchetto contiene materiale pericoloso. Il fatto è che la sola parola “libertà”, quando è vissuta dal basso e a sinistra, è uno dei molti orrori che popolano gli incubi di chi sta sopra a costo del dolore degli altri.

   Sia come sia, l’aspettiamo qua, presto o tardi. Perché se il nostro impegno è la libertà, uno dei nostri tratti distintivi è la pazienza.

   Bene. Salute e che la libertà sia quello che deve essere, cioè, patrimonio dell’umanità.

   A nome di tutt@ gli zapatisti dell’ EZLN. 

Subcomandante Insurgente Moisés                   Subcomandante Insurgente Marcos

                                                  Messico, maggio 2013

 

(fine della lettera-invito per le/i prigionier@ politic@s

(…)

Ora conoscete quest@ altr@ invitat@ a partecipare alla Escuelita insieme a voi.

Niente paura. Non sono loro i criminali, ma lo sono quelli che li tengono prigionieri.

Salute e che possiamo trovare la libertà nell’unico modo possibile, cioè, con tutt@ loro.

(Continua…) 

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, Giugno 2013

 ::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
Ascolta e guarda i video che accompagnano questo testo:

Il vescovo Raúl Vera, sempre dalla parte di chi sta in basso, parla del prigioniero politico Alberto Patishtán: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=HFyjuBmCUis

Il silenzio e la parola secondo il popolo originario Lakota: http://www.youtube.com/watch?v=wsN9HiGr8nM&feature=player_embedded

Il gruppo “The Last poets”, con “True Blues”, un viaggio nella storia, a ritmo di blues, attraverso l’oppressione della popolazione afroamericana: http://www.youtube.com/watch?v=o5ilSn1r7HM&feature=player_embedded

Gli attori nordamericani Danny Glover e Peter Coyote solidali con i 5 cubani prigionieri politici negli Stati Uniti: http://www.youtube.com/watch?v=avD1E2EizFA&feature=player_embedded

Il gruppo punk Pussy Riot nell’esibizione in cui contestano Vladimir Putin: http://www.youtube.com/watch?v=ALS92big4TY&feature=player_embedded

Il gruppo punk “Espina Negra” con la canzone “El primer Anarquista”: http://www.youtube.com/watch?v=MYdto1HhKLA&feature=player_embedded

 Link al comunicato originale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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I CONDISCEPOLI I.

Prima i primi:

LE/I DESAPARECID@S

Giugno 2013

A le/gli aderenti alla Sexta in Messico e nel Mondo:

A le/gli studenti della Escuelita Zapatista:

Compagnei, compagne, compagni:

Come certamente non sapete, la prima fase del primo corso “La Libertà Secondo Gli Zapatisti” si è conclusa.

I materiali di supporto ci sono; le maestre ed i maestri sono pronti; il numero degli iscritti è al completo; le famiglie indigene zapatiste che vi accoglieranno fanno il conto di quanti gliene toccheranno e preparano i locali, le stoviglie per il vitto, sistemano i posti dove dormirete; i choferólogos [da chofer=autista – n.d.t.], come li chiama il Sub Moisés, affinano i motori ed agghindano i veicoli per trasportare le/gli alunn@ nelle loro scuole; l@s insurgent@s fanno e disfano articoli artigianali; i suonatori preparano i loro pezzi migliori per allietare la festa dei 10 anni, quella di benvenuto degli studenti, quella di fine di corso; un salutare clima di isteria collettiva comincia a diffondersi tra chi aiuta con l’organizzazione; si controllano gli elenchi per vedere chi manca… o se c’è qualcuno di troppo; al CIDECI, sede della Unitierra a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, si avanza nei preparativi per la scuola e per la cattedra “Tata Juan Chávez Alonso”.

E, come c’era d’aspettarsi, i governi federale e statale riattivano i paramilitari, incoraggiano chi provoca scontri, e fanno di tutto per impedire che voi (ed altr@ attraverso di voi) constatiate il progresso nelle comunità zapatiste ed il marcato contrasto con le comunità e le organizzazioni che si riparano sotto il sottile velo dell’assistenzialismo del governo.

Tutto prevedibile. Tanto di manuale di contrainsurgencia, così inefficace, quanto inutile. La stessa cosa di 10, 20, 500 anni fa. PRI, PAN, PRD, PVEM, PT, tutti i partiti politici, con impercettibili variazioni nel discorso, che fanno la stessa cosa… e reiterano il loro fallimento.

Chi avrebbe detto che i governi di tutto lo spettro politico temessero tanto che il livello di vita degli indigeni migliorasse. Comprendiamo il loro nervosismo, il loro panico mal dissimulato, perché il messaggio che esce da questa parte è chiaro ed estremamente pericoloso nel suo doppio filo: non sono necessari… e danno fastidio.

Totale: molto movimento, dentro e fuori, da loro e da noi.

E tutto, visto dall’alto di questa ceiba, somiglia ad un ordinato disordine (stavo scrivendo “casino”, ma mi dicono che, quelli che generosamente ci aiutano nella traduzione in altre lingue, si lamentano dell’abbondanza di “localismi” impossibili da tradurre). E potrei aggiungere che tutto si muove “a caso”, soprattutto per quei ritmi di ballata-corrido-ranchera-cumbia dei suonatori, che sono la colonna sonora di tutto questo, e che hanno un suono, a dir poco, sconcertante.

Insomma, tutto gira.

Ora a me tocca parlarvi di chi saranno i vostri condiscepoli. Donne, uomini ed altr@ di tutte le età, di differenti angoli dei 5 continenti, di storie diverse.

Sono salito sulla ceiba non solo per la paura di essere aggredito da uno scarabeo impertinente, presunto cavaliere errante, o per i tristi racconti del gatto-cane… va bene, sì, anche per questo, ma soprattutto perché, per parlarvi de@ prim@ invitat@, è necessario guardarsi nel cuore, che è come noi zapatisti, zapatiste, diciamo ricordare, fare memoria.

Le prime ed i primi nella lista degli invitati erano, sono, saranno chi ci ha preceduto ed accompagnato in questo infinito cammino verso la libertà, le cadute ed i caduti e desaparecid@s nella lotta.

A tutte loro, a tutti loro, mandiamo una lettera-invito come quella che ora qui allego. Gliel’abbiamo inviata non da non molto: ieri, un mese fa, un anno fa, 10, 20, 500 anni fa.

Per comprendere la missiva non solo sarà necessario guardare ed ascoltare i video che l’accompagnano, è anche necessaria una certa dose di memoria… e di degna rabbia.

Dunque, procediamo:

 ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

A tutt@ le/i cadut@ e desaparecid@s nella lotta per la libertà:

Compagna, compagno, compagnao:

Saluti da…

Mmm…

Sì, forse hai ragione. Forse qualcosa c’entrano le lettere di Gieco, Benedetti, Heredia, Viglietti, Galeano, la tenacia delle nonne e delle madri di plaza de mayo, il coraggio dignitoso senza prezzo delle signore di Sinaloa e Chihuahua, il dolore trasformato in ostinata ricerca dei familiari di migliaia di desaparecidos in lungo e in largo di questo continente. Infine, tutta questa gente così ostinata… ed ammirevole.

Può essere. Il fatto è che pensando a chi poteva essere interessato a guardarci ed ascoltarci in questo mostrarci che chiamiamo “la scuola zapatista”, i primi a venirci in mente siete stati voi. Tutte, tutti. Perché, malgrado non conosciamo molti nomi, sapere di te, di lei, di lui, è sapere di tutti, di tutte.

Quindi, se bisogna cercare un responsabile di queste righe, questo è la memoria, quella continua e tenace impertinente che non ci lascia in pace, sempre a dar battaglia, sempre a dar fastidio.

Che bello, diciamo noi, indigeni, maya, zapatisti. Che bello che questa guerra contro l’oblio non cessi, che prosegua, che cresca, che diventi mondiale.

Sì, può essere anche perché qui tutt@ siamo un po’, o molto, come mort@, come desaparecid@s, a bussare ancora una volta alla porta della storia, a reclamare un posto, uno piccolo, come siamo noi. Chiedendo la memoria.

Ma ci sembra, dopo aver pensato e ripensato sull’argomento, che la colpevole è la memoria.

Eh?

Certo, anche l’oblio.

Perché è l’oblio che minaccia, attacca, conquista. Ed è la memoria che vigila, che difende, che resiste.

Per questo motivo, questa lettera-invito.

Dove la mandiamo? Sì, era un problema. Ci abbiamo pensato molto, non crediate.

Sì, forse per questo pensi che qualcosa c’entri León Gieco e la sua canzone “Nel paese della libertà”.

Per questo, cioè, per te, per voi, abbiamo chiamato il corso “La Libertà Secondo Gli Zapatisti”? Per avere un indirizzo al quale mandare l’invito? Beh, non ce n’eravamo accorti, ma ora che lo dici… sì, può essere. Ci eviteremmo così tutto il trambusto di cercare indirizzi, uffici postali, indirizzi di posta elettronica, blog, pagine web, nicknames, reti sociali, e tutto quello di cui la nostra ignoranza è enciclopedica.

Sai? Qui ci sono stati, e ci sono, non pochi momenti difficili. Momenti in cui tutto e tutti sembrano mettersi contro. Momenti in cui migliaia di ragioni, a volte con la mortale veste del piombo e del fuoco, e a volte vestite gentilmente dei comodi argomenti del conformismo, ci hanno attaccati su tutti i fronti per convincerci della bontà di tentennare, di venderci, di arrenderci.

E se siamo riusciti a non soccombere, non è perché fossimo potenti ed avessimo un grande arsenale (di armi e di dogmi, a seconda del caso).

È stato perché siamo abitati da voi, dalla vostra memoria.

Già sai della nostra ossessione per i calendari e le geografie, quel nostro modo tanto molto altro di capirci e capire il mondo.

Perché qui la memoria non è questione di effemeridi di un giorno che servono solo da alibi per l’oblio durante il resto dall’anno. Non è cosa di statue, monumenti, musei. È, come dirti?… qualcosa di meno chiassoso, senza pompa e circostanza. Qualcosa di più silenzioso, appena come un sussurro… ma costante, tenace, collettivo.

Perché qui, un altro modo di dire che non perdoniamo né dimentichiamo è non tentennare, non vendersi, non arrendersi. È resistere.

Sì, diciamolo che è “poco ortodosso”, ma che farci. Fa parte dei nostri modi… o “ni modos“, a seconda.

Bene, ti aspettiamo qua, vi aspettiamo.

Rimettiamo la presente al “paese della libertà”, l’unica nazione senza frontiere ma con tutte le bandiere… o nessuna (che non è la stessa cosa ma è uguale), ed alla quale è più difficile arrivare… forse perché l’unica strada per arrivarci è la memoria.

Sappiamo dell’impossibilità attuale di venire nelle nostre comunità, e che mandarti i materiali è problematico. Ma sia come sia, ora, come ieri e come domani, da noi hai un posto speciale.

Sì, forse ci incontreremo prima senza volerlo… o volendo… bussando a qualche porta o affacciandoci ad una finestra, ma sempre aprendo un cuore.

Nel frattempo, neanche tu dimentica che, quando le zapatiste e gli zapatisti dicono “siamo qui”, includiamo anche voi.

Bene. Salve e che la memoria resista, ovvero, che viva.  Perché vivi vi hanno presi e vivi vi vogliamo.

A nome di tutt@ le/gli zapatisti dell’EZLN.

Subcomandante Insurgente Moisés                         Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, maggio 2013

(Fine della lettera-invito per le/i caduti e desaparecid@s nella lotta per la libertà).

(…)

Dunque sai chi ci sarà tra i tuoi condiscepoli.

Saranno qui. No, non spaventeranno nessuno. Beh, a meno che qualcuno tema la memoria e venga a cercare l’oblio. Ma come credo non sia il tuo caso, o cosa, a seconda, non hai di che preoccuparti.

Forse, senza volerlo, ti imbatterai nella grande ceiba madre, l’albero che sostiene il mondo. Se hai la pazienza e l’immaginazione necessarie, guarda il suo tronco e fai una domanda. Forse la ceiba madre, con quest@ condiscepol@ tanto altr@ come compagnia, te risponderà dalle aride rugosità del suo tronco. Domanda quello che vuoi, ma soprattutto, chiedi la cosa più importante:

Chiedi: Con chi tutto questo?  E ti risponderanno: Con te.

Chiedi: Per chi questo lavoro?  E ti diranno: Per te.

Chiedi: Chi l’ha reso possibile?  E, forse con un leggero tremore, sentirai: Tu.

Chiedi: Perché questo cammino?

Ed allora la ceiba madre, la terra, il vento, la pioggia, il cielo che sparge luce, tutt@ i nostri caduti, i nostri desaparecid@s, ti risponderanno:

  Libertà… Libertà!… LIBERTÀ!

Ora lo sai: se, quando sarai in queste montagne del sudest messicano pioverà, soffierà vento, il cielo coprirà o scoprirà la sua luce, e la terra si inumidirà, sarà perché ai piedi della ceiba madre, la sostenitrice del mondo, qualcuno sta facendo delle domande… e, soprattutto, sta ricevendo risposte.

Cosa viene dopo?  Beh, mi sembra che questa storia dovrete raccontarla voi.

Bene. Salve e che la memoria, né cada né scompaia.

(Continua…)

Da un angolo della memoria.

SupMarcos

Messico, Giugno 2013

:::::::::::::::::::::::::::::

Ascolta e guarda i video che accompagnano questo testo.

Mario Benedetti, sempre il benvenuto, insieme a Daniel Viglietti, cantano, o meglio, gridano de@ desaparecid@s, sui desaparecid@s, con i desaparecid@s. Dedicato alle madri e nonne che non tentennano, non si arrendono, non si vendono: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=dO_JZxRRbc4

Di nuovo Mario Benedetti che sottolinea con la sua voce, l’impossibilità dell’oblio. Dedicato a chi non dimentica: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=tHEVtFim6Ws

León Gieco canta, di sua composizione, “La Memoria”, l’ostinata, implacabile, feroce memoria di chi non c’è, ma non se n’è andato, né se ne andrà… finché ci sarà qualcuno che non dimentica: http://www.youtube.com/watch?v=_bC9mqsGeJQ&feature=player_embedded

León Gieco con la sua canzone “El País de la Libertad”, indirizzo al quale si rivolge la memoria: http://www.youtube.com/watch?v=uB_b_kfnc3M&feature=player_embedded

Víctor Heredia spiega perché “Ancora cantiamo”, ovvero, perché non dimentichiamo: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=mCp47R83Lqs

Link al comunicato originale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Martedì 18 giugno 2013

A causa dell’impunità persistente potrebbe riprendere la violenza ad Acteal, denunciano Las Abejas

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 17 giugno. Per l’organizzazione Las Abejas, la liberazione di praticamente tutti i paramilitari in carcere per il massacro di Acteal (ne restano sei la cui scarcerazione è attesa entro poco), rappresenta non solo un’ingiustizia sufficiente a far perdere la fiducia nella Corte Suprema di Giustizia della Nazione (SCJN), e la conferma che gli autori intellettuali, tra i quali citano l’ex presidente Ernesto Zedillo e l’attuale ministro della Pubblica Istruzione, Emilio Chuayffet, rimarranno impuni. Rappresenta, innanzitutto, un nuovo rischio di violenza nelle loro comunità. 

L’organizzazione indigena fa menzione alla campagna di ripulitura di questi paramilitari intrapresa dai mezzi di comunicazione evangelici internazionali, mentre sulla CNN México sono stati presentati recentemente come vittime e senza terra.

Non sono nessuna delle due cose, perché nonostante le promesse dei governi federale e statale, stanno già tornando nelle proprie comunità, ed agendo. Las Abejas riferiscono che secondo la CNN México, “i paramilitari liberati dicono di non poter vedere le famiglie perché non possono tornare a Chenalhó. Questo non è vero. La maggioranza sono già qui, stanno costruendo case, seminando i campi come quelli della colonia Miguel Utrilla Los Chorros, Acteal Alto, Yibeljoj, Pechiquil, La Esperanza, C’anolal; come se quello che hanno fatto nel 1997 non fosse grave”.

Aggiungono che c’è ancora gente male informata della causa vera del massacro e citano due pagine internet di evangelici italiani (Evagelici Net) e francesi (Portes Ouvertes) che sostengono che sono innocenti, e che sono stati in prigione solo per essere evangelici e seguire Gesù. 

Per il resto, segnalano Las Abejas, “i malgoverni di Enrique Peña Nieto e Manuel Velasco, e gli autori intellettuali del massacro non vogliono ascoltare il risuonare della nostra memoria, ma è nostro dovere non dimenticare. Chi può rimanere in silenzio davanti a tanto oltraggio e menzogna? Chi può accettare un’impunità come quella seminata dai ministri della suprema corte di ‘ingiustizia’?”

Restano da scarcerare solo sei paramilitari, “forse per vergogna non li hanno ancora, o lo faranno di nascosto, come hanno fatto con un comandante dei paramilitari, Roberto Méndez Gutiérrez, uno degli assassini confessi di Acteal che ora se la spassa tranquillamente ubriacandosi a Los Chorros e Yibeljoj”.

Spiegano che nel 1997 i paramilitari  si affiliarono ai partiti politici Rivoluzionario Istituzionale (PRI) e Fronte Cardenista; appartenevano “a diverse religioni – presbiteriana, pentecostale, battista, cattolica -; se gli evangelici sono stati in prigione, è stato per la loro partecipazione al massacro, non perché evangelici”. Alcuni pastori evangelici di Chenalhó e di altre parti del mondo lo riconoscono, e si vergognano che i loro fratelli abbiano preso la strada oscura per uccidere i propri fratelli, per diventare paramilitari e partecipare alla guerra di contrainsurgencia orchestrata dallo Stato Messicano.

Las Abejas confermano che nella loro organizzazione la maggioranza sono cattolici, ma ci sono presbiteriani. I nostri fratelli non sono stati massacrati per la loro fede religiosa, ma per appartenere ad un’organizzazione pacifista che lotta per la rivendicazione dei diritti dei popoli originari e contro il sistema capitalista neoliberale, ed anche per appoggiare le istanze dell’EZLN per la libera determinazione e l’autonomia.

Ricordano che la loro organizzazione ha optato sempre per la lotta non violenta. Ora che l’ex sindaco di Chenalhó, Jacinto Arias Cruz, è uscito di prigione, ha detto alla CNN México che i sopravvissuti hanno voluto associarsi con le persone alle quali non piace vivere in pace. Prima di tutto quello noi vivevamo tranquilli. Las Abejas ricordano ad Arias Cruz, che dice di essere innocente, che esistono molti elementi che confermano la sua responsabilità nella paramilitarizzazione del municipio e nel massacro. 

Las Abejas ed i sopravvissuti di Acteal concludono: non ci fermeremo fino a quando porteremo a giudizio, e saranno condannati, Zedillo, Chuayffet e tutta la loro banda di criminali. http://www.jornada.unam.mx/2013/06/18/politica/012n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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 Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Messico

Giugno 2013 

A le/gli aderenti alla Sexta in Messico e nel Mondo:

A le/gli invitat@ alla scuola zapatista:

Da: Subcomandante Insurgente Moisés.

Compagne e compagni della Sexta ed alunn@ della scuola:

Un saluto a tutti e tutte dalle zapatiste e dagli zapatisti. Vogliamo informarvi su come sta andando la preparazione della nostra scuola.

Bene, ci sono cattive notizie e buone notizie: 

Prima le cattive notizie:

Non ci sono più posti disponibili per i corsi nelle comunità nelle date dal 12 al 16 agosto 2013. E stanno anche per esaurirsi i posti per il corso presso il CIDECI, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas.

Sono molti i compagni e le compagne che vogliono frequentare i corsi nelle nostre comunità zapatiste. Molti più di quanti ci aspettavamo. Ed ancora di più di quello che credevano le persone che dicono che gli zapatisti non sono più di moda, che le loro iniziative ormai non tirano più, e tutte quelle sciocchezze che dicono quelli che non hanno niente da fare.

Dunque, vi informiamo che è stato raggiunto il numero massimo di coloro che frequenteranno i corsi nelle comunità in agosto, tutte le aule sono piene, non ci sta più nessuno, non c’è più posto per altri alunni. Perché non si tratta solo di ricevervi, dobbiamo anche provvedere a che siate ben alloggiati e nutriti, chiaramente secondo le nostre umili possibilità.

Eravamo preparati a ricevere nelle comunità zapatiste 500 studenti. Ma si è subito raggiunto il numero. Quindi abbiamo allargato a 1000 studenti, ma non è bastato. Ora abbiamo fatto spazio per 1500 studenti e si è già riempito. E per questo turno di corsi non possiamo fare altro perché vogliamo assistervi adeguatamente e che siate contenti.

Ma non siate tristi, né scoraggiati, al contrario, perché stiamo valutando altre date, in un altro mese, per quelli che non potranno frequentare la scuola in comunità questa volta. Vi faremo sapere le nuove date. La cosa quasi certa è che potrebbe essere per dicembre-gennaio prossimi.

Ed ora le buone notizie:

Le nostre compagne zapatiste e compagni zapatisti, che saranno le maestre e i maestri, stanno finendo la loro preparazione.

Sì, stanno finendo la loro preparazione, perché tutte le comunità zapatiste parteciperanno a questa scuola. Voi avrete 3 squadre di maestre e maestri: le compagne ed i compagni delle comunità che vi accoglieranno, ospiteranno e nutriranno; le compagne ed i compagni che vi accompagneranno in ogni momento e si prenderanno cura di voi, cioè le guardiane ed i guardiani, il vostro VOTAN; e poi le vostre maestre e maestri a scuola. 

Ma di tutto questo, delle 3 squadre di maestri e maestre, e della scuola, vi spiegherà più in dettaglio il SupMarcos in altri comunicati dopo questo. Lui dice che il suo computer è quasi pronto.

Ci saranno maestre e maestri in videoconferenza, e stanno ormai finendo la registrazione della lezione su DVD.

I libri di testo sono pronti e manca solo di metterli col DVD dove si potrà vedere quello che i nostri stessi compagni e compagne dei media zapatisti hanno filmato di quello che abbiamo fatto qui in tutti gli angoli zapatisti del Chiapas. 

Ricordo che ci saranno videoconferenze o che si possono richiedere i materiali.

Stiamo anche pensando di mandare, poi, una squadra di maestri e maestre in altre parti dove ci sia gente che voglia conoscere la nostra lotta per la libertà. Chiaro, solo se sono invitat@.

In un altro scritto, il SupMarcos fornirà alcuni dati che riguardano le/gli studenti. Vi anticipo solo che in maggioranza sono giovani.

Ne approfitto per dirvi dell’invito generale a chiunque voglia venire alla festa dei 10 anni delle Giunte di Buon Governo.

Inoltre vi ricordo La Cattedra Tata Juan Chávez Alonso, che è aperta a chiunque voglia assistere, che si celebrerà nel CIDECI di San Cristobal de Las Casas, Chiapas, iniziando il giorno 17 agosto, che è quando usciranno anche tutt@ le/gli studenti dalle comunità, cosicché anche quelli che sono in comunità potranno assistere ed ascoltare la parola di altri popoli originari del Messico che lottano per i diritti e la cultura indigeni. Precisamente nel mese di luglio, ci sarà una riunione della Commissione Organizzatrice, cioè dei convocanti all’omaggio per il nostro caro compagno Don Juan Chávez Alonso. 

Per ora è tutto. Vi aspettiamo.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Subcomandante Insurgente Moisés

Messico, Giugno 2013

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Ascolta e guarda i video che accompagnano questo testo:

Canzone “El anarquista”, dei Paradoxus Luporum.  Dedicata ai compagni anarchici, il nuovo grande nemico della “sinistra” istituzionale: http://www.youtube.com/watch?v=2IMwyttjOqQ&feature=player_embedded

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Mario Benedetti, recita “Cosa resta da fare ai giovani?”, per i giovani: http://www.youtube.com/watch?v=_PzzJH1A5sg&feature=player_embedded

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Per impratichirsi con i balli per la festa dei 10 anni dei Caracoles e delle JBG: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=7T_3dZVcj-g 

Link Comunicato Originale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 13 giugno 2013

Gli zapatisti denunciano gli abusi del sistema giudiziario chiapaneco

Hermann Bellinghausen

La resistenza delle comunità zapatiste e aderenti alla Sesta dichiarazione della selva Lacandona, e le proteste di altre organizzazioni come la OCEZ, hanno mostrato il profondo arbitrio con cui il sistema giudiziario opera in Chiapas. I casi dei loro compagni in prigione non sono più isolati, ed in complesso rivelano quanto è iniqua l’applicazione della giustizia e la moltitudine di labirinti formali che devono percorrere per recuperare la libertà della quale non avrebbero mai dovuto essere privati. 

Nei prossimi giorni, Miguel Demeza Jiménez, aderente alla Sesta di San Sebastián Bachajón, affronterà l’udienza d’appello 1478/2012 davanti al giudice di Tuxtla Gutiérrez, Ricardo Alfonso Morcillo Moguel, contro l’atto di arresto dettato da un giudice di Cintalapa di Figueroa per il presunto reato di furto aggravato avvenuto il 30 settembre 2012.

Ancora una volta, come nei casi di Alberto Patishtán, Rosario Díaz Méndez (e dello zapatista Francisco Sántiz López, liberato a gennaio), si tratta della vendetta, e capro espiatorio, delle autorità locali (di El Bosque, Huitiupán e Tenejapa, in questi casi, di Ocosingo e Chilón in quello di Demeza Jiménez, detenuto a El Amate, anche lui accusato di reati che non ha commesso). 

Questo mercoledì, come ricordato a La Jornada per telefono Patishtán Gómez, sono 13 anni dall’impune massacro di poliziotti nel municipio di El Bosque, per il quale è in prigione per vendetta dell’allora sindaco priista Manuel Gómez Ruiz. La sua malattia è l’espressione degli immensi sforzi che rappresenta la lotta per la libertà di questi indigeni, vittime di numerose discriminazioni legali, culturali, politiche, e del kafkiano e tortuoso processo a carico loro, delle loro famiglie, comunità ed organizzazioni, senza ignorare la corruzione istituzionale che permette le trappole ministeriali. 

A partire dall’udienza costituzionale per Demeza Jiménez, che si svolgerà il prossimo 18 giugno, il giudice emetterà la sentenza. La difesa intende rimarcare le gravi violazioni commesse in contro di lui dalla Procura Generale di Giustizia del Chiapas.

Demeza Jiménez, 32 anni, è un contadino tzeltal, muratore e padre di famiglia. Secondo il suo avvocato Ricardo Lagunes Gasca, è stato arrestato ad Ocosingo menti mangiava in un locale in compagnia di suo cugino Jerónimo, senza mandato di cattura, il 7 ottobre 2010, sequestrato e torturato dall’Unità Speciale Antisequestro, dipendente dalla Procura Speciale Contro il Crimine Organizzato dello Stato, e successivamente portato a El Amate come probabile responsabile di furto aggravato alla Ferramenta Coxito, avvenuto il 18 settembre 2010, ed inoltre probabile responsabile del sequestro di un minorenne ad Ocosingo, lo stesso 7 ottobre. 

Il furto era avvenuto tre settimane prima. Il direttore di Coxito, Emilio Adiel Argueta Ruiz, denunciò i fatti due giorni dopo. Disse che durante la rapina si trovava in negozio con un’impiegata ed un certo signore Jorge; che non riconobbe gli assalitori, e che lo colpirono alla testa con tale forza che rimase incosciente e si risvegliò solo dopo che gli assalitori erano fuggiti. Non ricordava altro.

Il 15 ottobre, lo stesso Argueta Ruiz fu portato da elementi della Polizia davanti al pubblico ministero dell’unità antisequestro poiché il suo numero di cellulare era legato a quello del suo amico Rubén Aníbal Ramírez Monge, col quale fu operato il riscatto del sequestro di un minorenne il 7 ottobre. In questa seconda dichiarazione, Argueta Ruiz cambiò radicalmente la sua denuncia di settembre ed introdusse nuove testimoni oculari, tra essi Ramírez Monge, e dichiaro che quel giorno gli rubarono il cellulare. Nella sua prima dichiarazione non menzionò nessun cellulare, e tanto meno che il suo amico fosse presente sul posto. Tuttavia, Ramírez Monge è ora l’unica persona che dice di riconoscere l’indigeno di San Sebastián come partecipante alla rapina.

Il Pubblico Ministero mostrò al negoziante, al suo amico ed ai suoi testimoni, una fotografia di Demeza affinché l’accusassero del furto e del sequestro, cosa che fecero. Così, malgrado esistessero maggiori elementi per indagare su Argueta Ruiz e Ramírez Monge per la loro probabile partecipazione al sequestro, furono liberati ed imputarono, in maniera illegale e malintenzionata, la responsabilità a Demeza. http://www.jornada.unam.mx/2013/06/13/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Martedì 11 giugno 2013

Centro Frayba: La liberazione dei paramilitari scatena aggressioni a Chenalhó

Hermann Bellinghausen

Nella città tzotzil di Chenalhó, Chiapas, il ritorno dei paramilitari responsabili del massacro di Acteal e liberati dalla Corte Suprema di Giustizia della Nazione, sembra essere dietro i recenti attacchi contro la comunità cattolica, in particolare nella colonia Puebla, insediamento originale del gruppo aggressore. 

La liberazione dei paramilitari ha inviato il segnale a quei gruppi (mai smantellati) o ad alcuni che ne hanno fatto parte, che possono agire impunemente ed aggredire chi non si piega alla loro volontà. Questo potrebbe essere il caso della colonia Puebla, di dov’è originario uno dei paramilitari recentemente liberati e già indicato come il leader del gruppo che eseguì il massacro di Acteal, sostiene oggi il Frayba.

Nei giorni scorsi, il parroco Manuel Pérez Gómez ed il consiglio parrocchiale hanno diffuso una dettagliata denuncia dei fatti recenti che hanno allarmato la popolazione. Oggi hanno ratificato questa denuncia a San Cristóbal de las Casas.

I cattolici di San Pedro Chenalhó, attraverso proprie autorità e rappresentanti hanno denunciato il furto del terreno dove si trovano la cappella ed il materiale da costruzione, eseguito dalle autorità della colonia, di fronte al silenzio o la complicità delle autorità municipali, agrarie e dei diritti umani. Dopo essersi rivolti ripetutamente a queste per denunciare prima le minacce, e poi il compimento delle stesse, gli atti di abuso ed esproprio continuano. 

I querelanti sostengono che, “protetti dall’inazione delle autorità, nell’ultima ‘assemblea’ ejidael, il commissario Agustín Cruz Gómez, principale istigatore dell’aggressione, ha dichiarato di avere il consenso delle autorità municipali, statali ed agrarie ed ha perfino affermato  che il governo dello stato, la Commissione Nazionale dei Diritti Umani e l’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia ‘ci hanno detto che quello terreno è nostro e possiamo cominciare a lavorare'”.

L’invasione, realizzata da 140 persone con machete e motoseghe, è iniziata il 29 aprile e si è aggravata in maggio. In giugno, il gruppo invasore ha compiuto diverse aggressioni contro la minoranza cattolica di Puebla. 

La sottrazione di terre di cui siamo vittime è arbitraria e le giustificazioni che brandiscono sono solo pretesti, affermano il parroco ed il consiglio parrocchiale. Sostengono che le vittime mantengono un atteggiamento pacifico e si sono rivolte alle autorità che dovrebbero fare qualcosa per difendere i loro diritti: il presidente municipale, il giudice municipale, la Procura di Giustizia Indigena, la Procura Agraria (che sta cercando di fissare una data per affrontare il problema con le parti), le commissioni nazionale e statale dei Diritti Umani, con l’unico risultato fino ad ora che gli aggressori continuano tranquillamente a perpetrare le aggressioni.

Ed aggiungono: Sembra si stiano ripetendo i tragici avvenimenti del 1997 che culminarono col massacro di Acteal. Uno dei focolai dove cominciò tutto fu proprio la colonia Puebla. Agustín Cruz Gómez, commissario e pastore presbiteriano, è lo stesso che, nel 1997, già pastore, guidò l’aggressione contro i membri de Las Abejas, molti di loro feriti e quasi tutti sfollati. Agustín Cruz è uno del pastori tristemente celebri che benedì le armi dei paramilitari. 

L’aggressione coincide con la scarcerazione degli accusati e condannati per il massacro di Acteal. “Se in Chiapas è stato dimostrato qualcosa, è che l’impunità genera altra violenza. I fatti di Puebla sono avvenuti a pochi giorni dalla scarcerazione di Jiacinto Arias Cruz, originario di quella comunità ed ex presidente municipale, indicato a suo tempo dalla PGR come il principale promotore del gruppo armato che compì il massacro. Nell’assemblea del 29 aprile, il commissario Cruz Gómez annunciò che benché Jiacinto non fosse fisicamente presente, ‘egli è con noi, è bello che sia uscito, chiedo un applauso per lui’”.

Intanto, hanno dichiarato oggi le vittime, in altre parti di Chenalhó i paramilitare liberati stanno creando disordini e minacciano le persone che sono state testimoni contro di loro. http://www.jornada.unam.mx/2013/06/11/politica/017n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 7 giugno 2013

“Senza fondamento” condannato a 20 anni di prigione l’indigeno tzotzil della Voz del Amate

HERMANN BELLINGHAUSEN

Il detenuto tzotzil Rosario Díaz Méndez, membro della Voz del Amate e aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, già da 8 anni in prigione a San Cristóbal de las Casas, Chiapas, martedì è stato condannato a 20 anni con l’accusa di sequestro. Ingiustificatamente, secondo numerose prove che Jacqueline Ángel, giudice di prima istanza di Simojovel, non ha preso in considerazione. 

“L’ingiustizia continua”, scrive Díaz Méndez dalla sua cella. La nuova condanna, con procedimento 333/2005, è “per il reato prefabbricato di sequestro, nonostante le vittime dichiarino di non conoscermi e chiedono la mia libertà, ed i miei testimoni a discarico nemmeno vengono citati”, perché “l’autorità è cieca e sorda”. Aggiunge che l’origine della sua persecuzione giudiziaria è per aver guidato circa 300 coloni di Huitiupán contro “la cancellazione dei contatori dell’acqua potabile nel mio villaggio guidato dalla giunta di Hernal González López”. Il funzionario nel 2005 “coinvolse” delle persone che lo accusarono di sequestro. Su Rosario pesa anche un’accusa di presunto omicidio, per il quale è già stato condannato a 25 anni e la cui sentenza d’appello è prevista nelle prossime settimane.

Díaz Méndez chiede al governatore Manuel Velasco Coello di “porre fine a questa ingiusta detenzione”, e lo esorta a “rispettare quanto ha dichiarato il 18 aprile”, quando “si è impegnato a liberarci” (i detenuti della Sesta).

Intanto, la Red contra la Represión ha chiesto l’assoluzione di Díaz Méndez per l’omicidio del quale è accusato (procedimento 47/2005) ed ha invitato ad organizzare manifestazioni di protesta nei diversi paesi in cui la Sesta gode di simpatizzanti che chiedono la sua scarcerazione.

Il 24 gennaio scorso, il tribunale di Simojovel ha emesso la condanna per omicidio “nonostante le prove evidenti della sua innocenza”, sostiene la Red. Il tribunale penale di Tuxtla Gutiérrez aveva ordinato la revisione del procedimento per l’esame di prove rilevanti a favore del detenuto. In aprile si aspettava che il suo caso arrivasse al tribunale di San Cristóbal, ma “è arrivato incompleto” ed è quindi ritornato a Simojovel. “Per la giudice Ángel non è importante che si continui a perpetrare questa ingiustizia, e fa pensare che sia un modo di boicottare il compagno per coprire funzionari del municipio implicati nell’elaborazione di prove false”.

La Rete ricorda che Díaz Méndez è stato accusato di aver partecipato ad un assalto  il 4 di aprile 2005 a Huitiupan, nel quale morì Maurilio Madrigal Rodríguez, commerciante di Tabasco che, insieme ad altre quattro persone, vendeva prodotti di plastica. “Il pubblico ministero di Simojovel ha omesso in maniera negligente e deliberata lo svolgimento delle procedure che avrebbero permesso di conoscere con maggior precisione i fatti ed i responsabili”. Tre mesi dopo, il PM simula il confronto tra due altre persone che sarebbero state presenti ai fatti. L’agenzia statale di investigazione il 6 giugno di quell’anno presentò una relazione dove si assicurava di aver interrogato questi testimone. Questi deboli elementi sono la base dell’accusa e delle decisioni giudiziarie.

Al momento dell’assalto, Díaz Méndez si trovaba a Playa del Carmen, Quintana Roo, a lavorare come muratore insieme ai figli. I quattro sopravvissuti all’assalto “non hanno mai ammesso di aver visto Rosario partecipare al delitto” e quando nel 2008 hanno avuto un confronto con lui, non lo hanno riconosciuto come uno degli aggressori”. 

Il PM ha dovuto così basare la sua accusa su altri due presunti testimoni, Rogelio Gómez García e Juan Gómez Cortez, che avrebbero dichiarato di aver visto i fatti e identificato l’accusato. Ma entrambi vivevano lontano dal luogo dei fatti ed è poco probabile che fossero presenti. Il secondo era gravemente malato e sarebbe morto 12 giorni dopo la sua presunta dichiarazione. Il primo, in un confronto faccia a faccia realizzato nel 2012, ritrattò la dichiarazione nella quale accusava Díaz Méndez. “Ci troviamo di fronte ad una classica montatura giudiziaria per vendette politiche e favori personali dei quali Rosario è vittima e non carnefice”, conclude la Rete. http://www.jornada.unam.mx/2013/06/07/politica/015n1pol 

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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CATTEDRA ITINERANTE “TATA JUAN CHÁVEZ ALONSO”

Giugno 2013

“Siamo indios, siamo popoli, siamo indios. Vogliamo
continuare ad essere indios; vogliamo continuare ad
essere popoli; vogliamo continuare a parlare la nostra lingua;
vogliamo continuare a pensare come pensiamo;
vogliamo continuare a sognare i nostri sogni; vogliamo continuare
ad amare i nostri amori; vogliamo essere quello che siamo;
vogliamo il nostro posto; vogliamo la nostra storia, vogliamo
la verità
”.  Juan Chávez Alonso. Discorso al Congresso dell’Unione,
Marzo 2001. Messico.

Fratelli e sorelle:

Compagne e compagni:

Questa è la parola di un gruppo di organizzazioni indigene, popoli originari e dell’EZLN. Con essa vogliamo portare al nostro fianco la memoria di un compagno.

Ad un anno dalla sua assenza, in compagnia del suo ricordo, facciamo un altro passo nella lunga lotta per il nostro posto nel mondo.

Juan Chávez Alonso è il suo nome.

Del suo passo siamo stati e siamo il cammino.

Con esso, il purépecha si fece viandante dei popoli che diedero origine e sostengono queste terre.

Tata fu, ed è, uno dei ponti che con altri abbiamo lanciato per guardarci e riconoscerci per quello che siamo e dove siamo.

Il suo cuore fu ed è l’alto scranno da dove i popoli originari del Messico guardiamo anche se non siamo guardati, parliamo anche se non siamo ascoltati, e resistiamo, che è il modo in cui noi percorriamo la vita.

Il suo passo e la sua parola hanno sempre cercato di farsi eco e voce dei dolori e degli oltraggi del Messico del basso.

Il Congresso Nazionale Indigeno è una delle grandi case che le sue mani hanno aiutato a costruire.

La lotta per il riconoscimento dei diritti e della cultura indigeni ha in lui, nella sua memoria, ragione e motore per perseverare. 

Lungi dal cordoglio passeggero e dal veloce oblio di fronte alla sua assenza, un gruppo di organizzazioni e popoli originari hanno cercato il modo di allungare il suo passo con noi, di levare la sua voce con la nostra, di ingrandire il cuore che siamo con lui.

Noi, il collettivo colore della terra che siamo, abbiamo concordato nel nostro cuore e pensiero, di costruire, insieme al nome ed alla storia di questo fratello e compagno, uno spazio nel quale sia ascoltata, senza intermediari, la parola dei popoli originari del Messico e del Continente che chiamano “americano”.

Ed abbiamo pensato di battezzare questo spazio “Cattedra Tata Juan Chávez Alonso”, per sottolineare quanto hanno da insegnare i nostri popoli originari nei calendari di dolore che scuotono tutte le geografie del mondo. Qui potremo ascoltare le lezioni di dignità e resistenza dei popoli originari d’America.

Pensata come la continuazione del Primo Incontro dei Popoli Indigeni d’America, celebrato nel mese di Ottobre del 2007 a Vicam, Sonora, nel territorio della Tribù Yaqui, la cattedra “Tata Juan Chávez Alonso” svolgerà le sue sessioni in diversi punti dell’America originaria in tutto il continente, secondo la geografia e il calendario che decideranno i suoi organizzatori e chi vi aderirà in sua occasione.

Il suo obiettivo non è altro che erigere una tribuna dalla quale i popoli originari del continente siano ascoltati da coloro che abbiano un ascolto attento e rispettoso della loro parola, la loro storia e la loro lotta di resistenza.

Organizzazioni indigene, rappresentanti e delegati di popoli, comunità e borghi originari, saranno coloro i quali prenderanno la parola.

Ad inaugurazione di questa tribuna, si realizzerà la

PRIMA SESSIONE

DELLA CATTEDRA ITINERANTE “TATA JUAN CHÁVEZ ALONSO”

Nella quale diverse organizzazioni, comunità e popoli originari parleranno con voce propria delle loro storie, sofferenze, speranze e soprattutto della loro lotta di resistenza.

Sulle basi seguenti:

1.- La prima sessione della Cattedra “Tata Juan Chávez Alonso” si svolgerà a partire da sabato 17 e domenica 18 agosto 2013, nelle installazioni del CIDECI a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico.

2.- Le organizzazioni convocanti si costituiscono fin da ora nella Commissione Organizzatrice per invitare a partecipare altri popoli originari e per concordare tutto quanto riguarda questa prima sessione.

3.- La Commissione Organizzatrice inviterà in particolare organizzazioni, gruppi e persone che hanno accompagnato in maniera costante la lotta dei popoli originari.

4.- In questa prima sessione parteciperanno con la loro parola i convocanti e le organizzazioni e popoli originari del Messico e del continente americano invitati dalla Commissione Organizzatrice.

5.- Le sessioni sono aperte al pubblico.

6.- Ulteriori informazioni sul calendario e orari di partecipazione saranno opportunamente fornite dalla Commissione Organizzatrice.

Nella stessa cornice della Cattedra “Tata Juan Chávez Alonso” e col suo sguardo come orizzonte, le organizzazioni indigene e popoli originari partecipanti si riuniranno a parte per proporre, con una convocazione ancora più ampia, il rilancio del Congresso Nazionale Indigeno in Messico, e rivolgere un appello congiunto ai popoli originari del Continente per riannodare i nostri incontri.

Per il riconoscimento ed il rispetto dei diritti e della cultura indigeni.

CONVOCANO:
Nación Kumiai.
Autoridades Tradicionales de la Tribu Yaqui.
Tribu Mayo de Huirachaca, Sonora.
Consejo Regional Wixárika en Defensa de Wirikuta.
Comunidad Coca de Mezcala.
Radio Ñomndaa de Xochistlahuaca, (Pueblo Amuzgo), Guerrero.
Comunidad Zoque en Jalisco.
Organización de Comunidades Indígenas y Campesinas de Tuxpan (Pueblo Nahua), Jalisco.
Comunidad Nahua en Resistencia de La Yerbabuena, en Colima.
Colectivo Jornalero de Tikul (Pueblo Maya Peninsular), Yucatán
Comunidades Purépechas de Nurío, Arantepacua, Comachuén, Urapicho, Paracho, Uruapan, Caltzontzin, Ocumicho.
Comuneros Nahuas de Ostula.
Comunidad Nahua Indígena de Chimalaco, en San Luis Potosí.
La Otra indígena Xilitla (pueblo Nahua).
Comunidad Mazahua de San Antonio Pueblo Nuevo, Edomex.
Comunidad Ñahñu de San Pedro Atlapulco, Edomex.
Centro de Producción Radiofónica y Documentación Comunal de San Pedro Atlapulco (Pueblo Ñahñu), Edomex.
Comunidad Nahua de San Nicolás Coatepec, Edomex.
Ejido Nahua de San Nicolás Totolapan, DF.
Comuneros Nahuas de San Pedro Atocpan, DF.
Mujeres y Niños Nahuas de Santa Cruz Acalpixca, DF.
Mazahuas en el DF.
Centro de Derechos Humanos Rafael Ayala y Ayala (Pueblos Nahua y Popoluca), de Tehuacán, Puebla.
Asamblea Popular Juchiteca (Pueblo Zapoteco), Oaxaca.
Fuerza Indígena Chinanteca “KiaNan”.
Consejo Indígena Popular de Oaxaca-Ricardo Flores Magón, (Pueblos Zapoteco, Nahua, Mixteco, Cuicateco), Oaxaca.
Comité de Bienes Comunales de Unión Hidalgo, (Pueblo Zapoteco) Oaxaca.
Unión Campesina Indígena Autónoma de Río Grande (Pueblo Chatino y Afromestizo), Oaxaca.
La Voz de los Zapotecos Xichés en Prisión, Oaxaca.
Temazcal Tlacuache Tortuga de la comunidad de Zaachilá, (Pueblo Zapoteco), Oaxaca.
Colonia Ecológica la Minzita, (Pueblo Purépecha), Morelia, Michoacán.
Colectivo Cortamortaja de Jalapa del Marqués (Pueblo Zapoteco), Oaxaca.
Radio Comunitaria Totopo de Juchitán (Pueblo Zapoteco), Oaxaca
CIDECI-UNITIERRA, Chiapas.
CCRI-CG del Ejército Zapatista de Liberación Nacional (Pueblos Tzeltal, Tzotzil, Chol, Tojolabal, Zoque, Mame y Mestizo), Chiapas. 

Messico, 2 giugno 2013 

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Ascolta e guarda i video che accompagnano questo testo: 

In memoria di Don Juan Chávez Alonso. Realizzato dalla Cooperativa de Condimentos para la Acción Cinematográfica. http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=1MTFfyJ0D24 

Il Comandante Guillermo, presenta Don Juan Chávez Alonso al Festival della Digna Rabia, presso il CIDECI, San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico. http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=96zTk3ng5rM 

Ballo tradizionale “Los Viejitos”, interpretato dagli allievi della Casa dello Studente Lenin, di Michoacán, Messico. http://www.youtube.com/watch?v=t–pTZj8FPY&feature=player_embedded

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2013/06/02/organizaciones-indigenas-y-el-ezln-crean-la-catedra-tata-juan-chavez-alonso-en-el-primer-aniversario-de-su-ausencia/

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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