Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for aprile 2011

Della riflessione critica, individui e collettivi

Risposta di Luis Villoro alla seconda lettera del Sup Marcos nello scambio epistolare su Etica e Politica

Aprile 2011

Salve!

Partiamo dal tema della ricostituzione del paese, della ricostruzione del tessuto sociale, preoccupazione che condividiamo e che si riflette nelle sue due prime missive così come nella convocazione di Javier Sicilia, la quale apre uno spiraglio di speranza alle grida di dolore e indignazione che percorrono oggi il nostro territorio, devastato dall’irrazionalità e dalla violenza.

Per iniziare, credo che uno dei punti da prendere un considerazione per andare oltre la mobilitazione – senza dubbio necessaria, all’inizio – sarebbe quello di elaborare una proposta molto Altra, molto nostra, che passi dalla resistenza all’azione, mirando ad una vera organizzazione. Un’organizzazione che riunisse tutti i popoli e settori sociali colpiti dal mancato rispetto dei propri diritti. Sarebbe un’organizzazione dal basso e a sinistra.

Questa proposta dovrebbe considerare il riscatto dell’etica, tanto ignorata oggi nell’agire politico; perché bisogna distinguere, naturalmente, tra etica e morale sociale. L’etica è la promulgazione di principi universali, mentre la morale sociale parla della loro realizzazione, nei fatti, in una determinata società. È quest’ultima che farebbe ricorso alla riserva morale presente nella cittadinanza, in senso generale: grandi e piccoli gruppi, individui, collettivi ed organizzazioni della sinistra indipendente.

Per questo è importante che il movimento che Sicilia con grande dignità ha suscitato in tutto il Messico, non oltrepassi i limiti della cittadinanza, che si mantenga al suo interno, cosa che implica il non permettere l’ingresso di nessun partito politico, nessun funzionario pubblico, pena la sua contaminazione. In questo senso, concordando sugli avvoltoi che lei cita, mi permetta di rifarmi ad alcune righe del mio testo “Il Potere ed il valore” in cui faccio riferimento al politico progressista che vuole usare il potere oppressivo per porvi limite prendendovi parte… Non è il crociato che lotta in campo aperto contro il male, è l’apostolo mascherato in terra di infedeli che riconosce il male del potere ma è pronto ad entrare nel ventre della balena per cambiarlo. A volte, giustifica la sua partecipazione al potere perché “si può cambiarlo solo dall’interno”. (p. 89)

Oggi è evidente che l’unico atteggiamento in grado di ottenere la trasformazione che perseguiamo è il rifiuto assoluto della situazione esistente, dire NO ad ogni forma di dominio incarnata nel potere.

Un atteggiamento distruttivo verso la dominazione che implica una posizione morale sociale, come lei segnala quando dice: “Noi non vogliamo cambiare tiranni, padroni o salvatori supremi, bensì non avere nessuno”.

Ora, concentriamoci sul tema di questa sua seconda missiva: la relazione individuo-collettivo, estendendola alla società stessa… prendendo in considerazione la diversità che la compone (cioè, i gruppi umani e le loro differenze sul piano economico, ideologico, culturale) nonostante l’appartenenza ad una storia comune.

L’individuo esprime i propri diritti nelle scelte personali. Ma, nell’attuale situazione del Messico, dove predomina la “partitocrazia”, l’individuo si limita a scegliere tra uno dei partiti politici esistenti, poiché nel nostro paese non è contemplata la figura del candidato civico indipendente. È indispensabile, pertanto, una riforma radicale secondo la quale ogni cittadino, col suo voto, possa esprimere la propria volontà, la propria preferenza o il rifiuto di un partito politico. Questa è la vera democrazia che darebbe luogo alla reale libertà di espressione delle persone e dei gruppi sociali al di là della “partitocrazia”. Questa sarebbe una riforma veramente necessaria.

Orbene, con l’obiettivo di costruire un cammino più includente, come disse il poeta Machado, la caratteristica comune necessaria per abbracciare questa diversità, io credo sia la seguente: una stessa morale sociale per tutti, con principi eticamente validi, cioè, universali… come quelli che lei menziona a pagina 12, come fondamentali per ogni essere umano: vita, libertà e verità.

Alla sua domanda se l’individuo possa raggiungere appieno queste aspirazioni in maniera collettiva, concordo con lei affermativamente; perché nella solitudine dell’individualismo egocentrico neoliberista non hanno senso né posto, perché il confronto o l’ambiente reale diventano inesistenti.

E tornando al nostro compito o impegno, per porre fine alla violenza, all’impunità ed alla confusione imperante; per fermare la guerra, è necessaria la collettività del “noi” solidale che ha tanto enfatizzato Carlos Lenkersdorf durante tutta la sua vita e nella sua opera.

Rispetto all’individualismo egoista sarebbe necessaria la possibilità di accettare diritti sociali, collettivi, di un “noi”. Una riforma possibile – io penso – sarebbe aprire una discussione sulla differenza tra diritti individuali come vuole la tradizione liberale, e diritti collettivi provenienti da un’altra tradizione: quella del “socialismo” o del cosiddetto “populismo”.

Un altro punto che condivido con Sicilia e lo zapatismo, è la domanda di giustizia. Poche parole più pronunciate che praticate dalla demagogia della classe politica. La democrazia è un altro esempio. E nessuna ha senso fuori dal collettivo, dalla comunità. Non si può essere democratico individualmente, con chi o rispetto a chi?

Come affermo in “Le Sfide della Società Futura” (Los Retos para la sociedad por venir, 2007): “Le teorie più in voga per fondare la giustizia, normalmente partono dall’idea di un consenso razionale tra individui uguali, che si relazionano tra loro, in termini che riproducono le caratteristiche di una democrazia ben ordinata… ma, in società come la nostra, dove la democrazia non è ancora salda, dove regna una disuguaglianza inconcepibile per paesi sviluppati… nella nostra realtà sociale dove non sono comuni i comportamenti concordati che abbiano come norma principi di giustizia che includano tutti gli individui: è palese la loro assenza. Quello che più colpisce è l’emarginazione e l’ingiustizia… cosa che ci obbliga a partire dalla percezione dell’ingiustizia reale per proiettare quello che potrebbe porvi rimedio”.

Così arriviamo al rapporto dell’ingiustizia col potere. Il potere è dominazione sul mondo che ci circonda, sia naturale che sociale, per raggiungere quanto desiderato… Ciò che sfugge alla smania di potere sono le azioni contrarie al suo perseguimento. “Se una città fosse governata da uomini perbene – notava Socrate – farebbero di tutto per scappare dal potere ,come ora si fa per ottenerlo” (Platone, La Repubblica).

Qui potremmo aprire una parentesi che ci porterebbe nell’attualità collocandoci nei principi e originalità dei postulati dello zapatismo, esperienza ancora ignorata e incompresa dalla maggioranza degli “specialisti tradizionali” della Filosofia Politica.

Il punto centrale, dunque, è il potere, incluso il concetto di contropotere che alla fine si perverte in un’ulteriore forma di potere impositivo; un anello in più nella catena ininterrotta del potere e della violenza. E, come scrivo nel libro sopra menzionato, “c’è solo una strada per fuggire da questo ingranaggio… rinunciare alla smania di potere per sé stesso. È ciò che compresero Gandhi e Luther King; è quello che hanno compreso anche gli indigeni zapatisti del Chiapas quando hanno deciso di non perseguire il potere per se stesso. Si sono ribellati nel 1994 contro le condizioni di estrema emarginazione e ingiustizia ed hanno dovuto usare le armi per farsi ascoltare, ma il loro comportamento è stato radicalmente diverso da quello dei vecchi movimenti guerriglieri. Hanno chiesto democrazia, pace con giustizia e dignità. Coscienti che la responsabile dell’ingiustizia è, in ultima analisi, la smania di potere, hanno proclamato che il loro obiettivo non era la presa del potere, bensì il risveglio dei cittadini contro il potere. Facendolo, hanno aperto una nuova via, mostrando che la volontà dei popoli organizzati va oltre le elezioni. Non è questa la strada dello zapatismo? E mi sembra che oggi, con l’appello di Sicilia, si tratta proprio di questo. Ora, da noi, come società, dipenderà la risposta: oppure l’apatia, la paralisi che accetta la barbarie o l’impegno di creare le condizioni affinché nasca una terra su cui non imperino l’ingiustizia e la violenza. http://revistarebeldia.org/revistas/numero78/05villoro.pdf

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Read Full Post »

La Jornada – Sabato 30 aprile 2011

A livello mondiali 63 manifestazioni in 22 Paesi per chiedere la liberazione dei 5 “prigionieri politici” di Bachajón

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 29 aprile. La richiesta di liberare i cinque prigionieri politici di San Sebastián Bachajón, aderenti all’Altra Campagna, in carcere da 85 giorni, questa settimana ha avuto ripercussioni a livello statale, nazionale ed internazionale, ignorata dai mezzi di comunicazione, ma non per questo meno diffusa.

In maniera significativa, tutti questi ambiti sono confluiti nella la convocazione alla Marcia Nazionale per la Giustizia e Contro l’Impunità – convocata dal poeta Javier Sicilia – e nell’annuncio della comandancia dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) che le proprie basi di appoggio – nella prima mobilitazione pubblica degli ultimi anni – si uniranno all’Altra Campagna in tutto il paese e con la Zezta Internazionale.

A livello statale si sono espressi chiaramente Las Abejas, di Acteal; gli ejidatarios choles che difendono le loro terre nell’ejido di Tila ed il Coniglio Regionale Autonomo della Zona Costa, per chiedere, come dice quest’ultimo, “al governo repressore di Juan Sabines e Felipe Calderón la liberazione immediata ed incondizionata di Juan Aguilar Guzmán, Jerónimo Guzmán Méndez, Domingo Pérez Álvaro, Domingo García Gómez e Mariano Demeza Silvano”, perseguiti “perché lottano e difendono la loro terra e territorio”.

Le proteste e le mobilitazioni si sono estese rapidamente. Iniziate il 24 e concluse questo giovedì 28, hanno visto 63 manifestazioni in 22 Paesi. E’ stato commemorato anche l’anniversario dell’assassinio di Bety Cariño Trujillo e Jyri Jakkola, mentre partecipavano ad una carovana umanitaria a San Juan Copala, Oaxaca. Ma se il giorno 27 i collettivi di Parigi, Dorset o Barcellona realizzavano azioni separate davanti al consolato messicani con la richiesta di liberare i tzeltales di Bachajón, il giorno dopo convergevano in un nuovo appello per dire “stop alla guerra di Felipe Calderón”, firmato da 16 collettivi ed organizzazioni di Francia, Italia, Svizzera, Germania, Austria, Grecia e Stato Spagnolo. (…) Le organizzazioni europee chiedono la liberazione dei “prigionieri politici” di la Voz del Amate, San Sebastián Bachajón, Mitzitón e Jotolá (Chiapas), così pure di Loxichas e Xanica (Oaxaca) e Guerrero. (…). Las azioni si sono estese a Sudafrica, Nuova Zelanda, Slovenia, India e Filippine (…).

Il Movimento per la Giustizia del Barrio ha realizzato azioni a New York e divulgato un messaggio di organizzazioni egiziane a favore della liberazione dei cinque di Bachajón, in risposta ad un videomessaggio e ad una lettera di appoggio. Il nuovo messaggio include un video (www.youtube.com/watch?v=h3uIWkjKOlU). I mittenti egiziani spiegano di “aver scritto la canzone nei giorni in cui è caduto il potere e la dittatura, e raccoglie quello che dicevano i cartelli nelle piazze”.

Infine, 23 organizzazioni dell’Altra Campagna in diversi stati, hanno annunciato oggi di aver iniziato “un processo di articolazione nazionale contro il malgoverno ed il mercato, a favore della vita, la madre terra e in difesa dei beni naturali, per condividere la costruzione delle autonomie”. E che rispondendo alla convocazione di Javier Sicilia e dell’EZLN si mobiliteranno dal 5 al 8 maggio in Bassa California, Chiapas, Coahuila, Jalisco, Guanajuato, Gueriero, Nuevo León, Nayarit, Puebla e Città del Messico, per chiedere lo “stop alla violenza contro il popolo del Messico”. http://www.jornada.unam.mx/2011/04/30/index.php?section=politica&article=019n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Read Full Post »

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE 

MESSICO

“L’abitante di Los Pinos contempla un atroce crimine, 

Se ne lava le mani per un anno, 

Cambia posto ai mobili che  

Giocano a ministri e funzionari 

E si rifugia nel colpevole silenzio, 

L’ingrato, nel suo affanno di conservare 

La poltrona.

Che cosa gli daremo?

Ed il nostro bambino medico di anime prescrive: 

Un busto di dignità che gli raddrizzi la schiena, 

Gocce di verità per gli occhi, 

Pillole di onestà (ma che non se le metta in tasca), 

Iniezioni di dignità che non si compra con denaro 

Ed il riposo assoluto delle sue corrotte abitudini.

Isolatelo, la sua malattia è contagiosa”.

Juan Carlos Mijangos Noh.
(Frammento di “49 Globos”,

 in memoria dei 49 bambini e bambine morti nell’Asilo ABC di Hermosillo, Sonora).

AL POPOLO DEL MESSICO:

AI POPOLI DEL MONDO:

AGLI ADERENTI ALLA SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA

E ALL’ALTRA CAMPAGNA IN MESSICO:

AGLI ADERENTI ALLA ZEZTA INTERNAZIONALE:

SORELLE E FRATELLI:
COMPAGNE E COMPAGNI:

LA CAMPAGNA MILITARE PSICOTICA DI FELIPE CALDERÓN HINOJOSA, CHE HA TRASFORMATO LA LOTTA CONTRO IL CRIMINE IN UN ARGOMENTO TOTALITARIO PER, PREMEDITATAMENTE, GENERALIZZARE LA PAURA IN TUTTO IL PAESE, AFFRONTA ORA LE VOCI DEGNE ED ORGANIZZATE DEI FAMILIARI DELLE VITTIME DI QUESTA GUERRA.

QUESTE VOCI CHE SORGONO DAI DIVERSI ANGOLI DEL NOSTRO PAESE CI INVITANO A MOBILITARCI E MANIFESTARE PER FERMARE LA FOLLIA ORGANIZZATA E DISORGANIZZATA CHE STA MIETENDO VITE INNOCENTI, CHE VENGONO UCCISE UN’ALTRA VOLTA NELL’ESSERE DEFINITE, DALLA SEMPLICIONERIA GOVERNATIVA, SICARI O VITTIME COLLATERALI.

RISPONDENDO ALL’APPELLO CHE NASCE, TRA ALTRI, DAL DOLORE DEL COMPAGNO POETA JAVIER SICILIA, L’EZLN COMUNICA:

PRIMO – LE BASI DI APPOGGIO DELL’EZLN MARCERANNO IN SILENZIO NELLA CITTA’ DI SAN CRISTOBAL DE LAS CASA, CHIAPAS, IL GIORNO 7 MAGGIO 2011, PER SALUTARE ED APPOGGIARE LA DEGNA VOCE CHE RECLAMA GIUSTIZIA. IL CONTINGENTE ZAPATISTA PARTIRÀ, NEL POMERIGGIO, DALLA STRADA DI FRONTE AL CIDECI, A SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS, ED ANDRÀ FINO A PLAZA DE LA PAZ, DAVANTI ALLA CATTEDRALE. NELLA PIAZZA VERRA’LETTO UN MESSAGGIO DELL’EZLN E POI LE E GLI ZAPATISTI TORNERANNO NELLE PROPRIE COMUNITA’.

SECONDO. – SEGUENDO LA CONVOCAZIONE DELLA MARCIA NAZIONALE PER LA GIUSTIZIA E CONTRO L’IMPUNITA’, INVITIAMO I/LE NOSTRI@ COMPAGN@ DELL’ALTRA CAMPAGNA IN MESSICO E NEL MONDO, LE E GLI INDIVIDUI, GRUPPI. COLLETTIVI, ORGANIZZAZIONI, MOVIMENTI E POPOLI ORIGINARI ADERENTI ALLA SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA, PER QUANTO LORO POSSIBILE, AD UNIRSI ALLE GIUSTE RIVENDICAZIONI DI QUESTA MARCIA NAZIONALE, SIA ACCOMPAGNANDO LA MARCIA ALLA PARTENZA DALLA CITTA’ DI CUERNAVACA, MORELOS, IL GIORNO 5 MAGGIO 2011, A CITTA’ DEL MESSICO IL GIORNO 8 MAGGIO 2011, O TRA I GIORNI 5 E 8 MAGGIO 2011 NELLE PROPRIE LOCALITA’ CON MARCE SILENZIOSE CON STRISCIONI E CARTELLI, MEETING, EVENTI CULTURALI, ETC., CON LE SEGUENTI PAROLE D’ORDINE:

STOP ALLA GUERRA DI CALDERÓN!

BASTA SANGUE!

NE ABBIAMO ABBASTANZA DI…!
(ognuno completi la frase con le proprie richieste).

TERZO.- RIVOLGIAMO UN APPELLO PARTICOLARE A@ NOSTR@ COMPAGN@ DELL’ALTRA IN CHIAPAS PERCHE’ MANIFESTINO IN SILENZIO, VICINO A NOI, IL GIORNO 7 MAGGIO 2011 E CHE SI RITROVINO AL CIDECI, A SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS, CHIAPAS, A MEZZOGIORNO, PER RAGGIUNGERE DA LI’ PLAZA DE LA PAZ.

QUARTO.- INVITIAMO I/LE NOSTR@ COMPAGN@ DELLA ZEZTA INTERNAZIONALE, NELLE RISPETTIVE GEOGRAFIE E CALENDARI, AD APPOGGIARE LA RICHIESTA DI FERMARE IL BAGNO DI SANGUE CHE AVVIENE NELLE TERRE MESSICANE E SI FACCIA GIUSTIZIA PER LE VITTIME.

QUINTO.- INVITIAMO INOLTRE I POPOLI ORIGINARI DEL MESSICO, RAGGRUPPATI NEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO, AD APPOGGIARE QUESTA LOTTA PER PORRE FINE ALL’INCUBO DI SANGUE CHE AVVOLGE I NOSTRI SUOLI.

SESTO.- RISPONDENDO ALLA RICHIESTA DI NOMINARE LE VITTIME DI QUESTA GUERRA, NOMINIAMO LE VITTIME UCCISE DA UN GRUPPO CRIMINALE A VILLAS DE SALVÁRCAR, CIUDAD JUÁREZ, CHIHUAHUA, ALLA FINE DI GENNAIO DEL 2010, E CHE ASPETTANO GIUSTIZIA:

Marcos Piña Dávila
José Luis Piña Dávila
Rodrigo Cadena Dávila
Juan Carlos Medrano
Horacio Alberto Soto Camargo
José Luis Aguilar Camargo
Yomira Aurora Delgado
Brenda Ivonne Escamilla
José Adrian Encino Hernández
Edgar Martínez Díaz
Jesús Enríquez
Jesús Armando Segovia Ortiz
Carlos Lucio Moreno
Eduardo Becerra.
Jaime Rosales

NON SIETE SOLI!

DEMOCRAZIA!
LIBERTÀ!
GIUSTIZIA!

 Dalle montagne del Sudest Messicano.

PER IL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Subcomandante Insurgente Marcos.
Messico, Aprile 2011

 http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2011/04/28/comunicado-del-ccri-cg-del-ezln-convocatoria-a-sumarse-a-la-marcha-nacional-por-la-justicia-y-contra-la-impunidad/

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Read Full Post »

Lettera del Subcomandante Insurgente Marcos a Don Javier Sicilia

 ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE. MESSICO.

“E a voi, cittadini, quarantanove bambini  fanno sapere:  

Che in Messico la giustizia ha recuperato la vista,
Ma guarda solo con l’occhio destro e strabico. 
 
Che in questo paese la tal signora è monca come la Venere di Milo,
Non è bella ma è grottesca. 
 
Che in ragione dei difetti suddetti,
La bilancia che sosteneva la tizia rotola nel fango. 
 
Che i sentimenti che videro nascere la nazione messicana
Non vivono più sotto la toga di questa signora giustizia
Scritta qui con intenzionale minuscola. 
 
Per questo, messicani, questo alato squadrone vi convoca:
 
A costruire il palazzo della Giustizia con le proprie mani,
Col proprio amore e con la verità indefettibile.
 
A rompere i muri che i satrapi erigono
Per troncare i nostri occhi, cuore e bocche. 
 
A lottare fino all’ultimo respiro
Che diventi il primo di un paese
Che sia il degno paesaggio della pace che meritiamo”.
Juan Carlos Mijangos Noh
(Frammento di “49 Globos”,
 in memoria dei 49 bambini e bambine
 morti nell’Asilo ABC di Hermosillo, Sonora).

Per: Javier Sicilia.

Da: SupMarcos.

Fratello e compagno:

Le mando i saluti degli uomini, donne, bambini ed anziani indigeni dell’EZLN. Le compagne e compagni basi di appoggio zapatisti mi incaricano di dirle quanto segue:

In questi momenti particolarmente dolorosi per il nostro paese, ci sentiamo convocati dal clamore sintetizzato nelle sue coraggiose parole, suscitate dal dolore del vile assassinio di Juan Francisco Sicilia Ortega, Luis Antonio Romero Jaime, Julio César Romero Jaime e Gabriel Alejo Escalera, e dall’appello per la Marcia Nazionale per la Giustizia e contro l’Impunità, che partirà il 5 maggio 2011 dalla città di Cuernavaca, Morelos, ed arriverà nello Zócalo di Città del Messico domenica 8 maggio di questo anno.

Benché sia nostro sincero desiderio marciare al suo fianco nella domanda di giustizia per le vittime di questa guerra, non ci è possibile ora raggiungere Cuernavaca o Città del Messico.

Ma, con le nostre modeste capacità, e nella cornice della giornata nazionale alla quale ci convocano, noi indigene e indigeni zapatisti marceremo in silenzio nella città di San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, nell’esercizio dei nostri diritti costituzionali, il giorno 7 maggio 2011. Dopo la marcia silenziosa, diremo la nostra parola in spagnolo e nelle nostre lingue originarie, e poi torneremo nelle nostre comunità, villaggi e siti.

Nella nostra marcia silenziosa porteremo striscioni e cartelli con messaggi come: “Stop alla Guerra di Calderón”, “Non più sangue” e “Ne abbiamo abbastanza”.

Le chiediamo per favore di trasmettere queste parole ai famigliari dei 49 bambini e bambine morti ed ai 70 feriti nella tragedia dell’Asilo ABC di Hermosillo, Sonora; alle degne Madri di Ciudad Juárez; alle famiglie Le Baron e Reyes Salazar, di Chihuahua; ai famigliari ed amici delle vittime di questa guerra arrogante; ai difensori dei diritti umani di nazionali ed emigranti; e a tutti i promotori alla Marcia Nazionale per la Giustizia e contro l’Impunità.

Rispondendo al suo invito di nominare le vittime innocenti, oggi nominiamo le bambine e i bambini morti nell’Asilo ABC di Hermosillo, Sonora, che ancora aspettano giustizia:

María Magdalena Millán García Andrea Nicole Figueroa Emilia Fraijo Navarro Valeria Muñoz Ramos Sofía Martínez Robles Fátima Sofía Moreno Escalante Dafne Yesenia Blanco Losoya Ruth Nahomi Madrid Pacheco Denisse Alejandra Figueroa Ortiz Lucía Guadalupe Carrillo Campos Jazmín Pamela Tapia Ruiz Camila Fuentes Cervera Ana Paula Acosta Jiménez Monserrat Granados Pérez Pauleth Daniela Coronado Padilla Ariadna Aragón Valenzuela María Fernanda Miranda Hugues Yoselín Valentina Tamayo Trujillo Marian Ximena Hugues Mendoza Nayeli Estefania González Daniel Ximena Yanes Madrid Yeseli Nahomi Baceli Meza Ian Isaac Martínez Valle Santiago Corona Carranza Axel Abraham Angulo Cázares Javier Ángel Merancio Valdez Andrés Alonso García Duarte Carlos Alán Santos Martínez Martín Raymundo de la Cruz Armenta Julio César Márquez Báez Jesús Julián Valdez Rivera Santiago de Jesús Zavala Lemas Daniel Alberto Gayzueta Cabanillas Xiunelth Emmanuel Rodríguez García Aquiles Dreneth Hernández Márquez Daniel Rafael Navarro Valenzuela Juan Carlos Rodríguez Othón Germán Paúl León Vázquez Bryan Alexander Méndez García Jesús Antonio Chambert López Luis Denzel Durazo López Daré Omar Valenzuela Contreras Jonathan Jesús de los Reyes Luna Emily Guadalupe Cevallos Badilla Juan Israel Fernández Lara Jorge Sebastián Carrillo González Ximena Álvarez Cota Daniela Guadalupe Reyes Carretas Juan Carlos Rascón Holguín

Per loro chiediamo giustizia.

Perché noi sappiamo bene che nominare i morti è un modo per non abbandonarli, per non abbandonarci.

Don Javier:

Sappia che rivolgeremo anche un appello a@ nostri@ compagn@ dell’Altra in Messico e a chi sta in altri paesi affinché si uniscano alla mobilitazione che avete convocato.

Faremo il possibile per dare il nostro appoggio, nelle nostre possibilità.

Bene. Salute e non dimenticate che non siete sol@.

Dalle montagne del Sudest Messicano.
Subcomandante Insurgente Marcos
Messico, Aprile 2011

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2011/04/28/carta-a-don-javier-sicilia-de-subcomandante-insurgente-marcos/

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Read Full Post »

La Jornada – Giovedì 28 aprile 2011

Create due basi militari alla frontiera con il Guatemala con 1200 effettivi

HERMANN BELLINGHAUSEN

Il comandante della settima Regione Militare nell’entità, Salvador Cienfuegos Zepeda, che ha imposto una nuova politica di comunicazione con la stampa locale, più “vicina”, questo martedì, in Chiapas, ha detto che la strategia fa parte di una nuova tappa di combattimento al narcotraffico, che ha mostrato di essere presente e attivo nella zona, “con tutto ciò che questo comporta”.

La base castrense a Nuevo Chiapas, Jiquipilas, sarà composta da truppe proveniente da Oaxaca, mentre quella di Chicomuselo (secondo altre voci sarà a Frontera Comalapa) potrebbe essere composta da militari già residenti in Chiapas. Il generale Cienfuegos ha rivelato di aver proposto di trasferirli dalla base militare di San Quintín, nella selva Lacandona, anche se altre fonti assicurano che il nuovo distaccamento di confine conterà su truppe attualmente impiegate a Marqués de Comillas, sul confine della selva e del fiume Usumacinta.

In maniera inusuale, il comando militare ha fornito il numero dei militari che sarebbero dispiegati nello stato (informazione che è sempre stata nebulosa e contraddittoria, quando inaccessibile). Sostiene che ci sono attualmente 14 mila effettivi, e che in anni precedenti, dopo la sollevazione dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), sarebbero arrivati a 40 mila. Bisogna segnalare che non si è mai registrato, né è mai stato annunciato alcun ritiro di truppe.

Non cercheranno gruppi civili armati, dicono.

Le minacce alla frontiera, aggiunge, derivano da “bande del crimine organizzato” e nega l’esistenza di “gruppi di civili armati”, o almeno, che questi siano “pericolosi”.

“Stiamo muovendo truppe per tutto lo stato, specialmente nella zona di confine. Analizziamo col governo dello stato la fattibilità di muovere più truppe permanenti verso questo lato. Ha già dato il suo assenso la Segreteria della Difesa”, segnala Cienfuegos Zepeda.

Poche settimane fa, l’agenzia antidroga degli Stati Uniti (DEA) “raccomandò” al governo messicano la militarizzazione della frontiera sud, come fatto alla frontiera nord, nonostante in questa regione i fatti violenti siano molto inferiori rispetto a quelli che accadono nell’estremo nord del paese. Sebbene esistono passaggi di droga ed armi, traffico di persone, occasionali sequestri e tracce della presenza di organizzazioni criminali su entrambi i lati della frontiera con il Guatemala, non raggiungono neppure lontanamente le proporzioni né la violenza che presentano in altre regioni.

Durante un “rogo” di droga nella sede del 20 Battaglione di Fanteria, il delegato della Procura Generale della Repubblica, Jordán Orantes, ha rivelato che i gruppi ai quali è stata confiscata la maggiore quantità di sostanze illecite sono Los Zetas ed il cartello del Golfo. Il nome del cartello di Sinaloa “è apparso in alcune indagini preliminari”, ma la sua presenza in Chiapas è meno “nota”, ha detto. http://www.jornada.unam.mx/2011/04/28/index.php?section=politica&article=012n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Read Full Post »

La Jornada – Mercoledì 27 aprile 2011

Contadini di Candelaria El Alto, membri dell’Altra Campagna, denunciano l’invasione delle proprie terre da parte di elementi della OCEZ-RC

Hermann Bellinghausen

Contadini della comunità Candelaria El Alto (municipio di Venustiano Carranza) Chiapas, aderenti all’Altra Campagna, denunciano aggressioni e l’invasione delle terre da parte di elementi dell’Organizzazione Campesina Emiliano Zapata-Regione Carranza (OCEZ-RC) chi contano sulla complicità delle autorità, almeno per omissione.

Il 6 aprile, circa 50 persone “armate ed incappucciate” di San José La Grandeza hanno invaso le terre di Candelaria, con il sostegno di elementi della OCEZ delle comunità El Puerto ed El Paraíso, che sono tuttora nella proprietà.

Il conflitto è in relazione con le origini stesse del villaggio: I “nostri genitori e nonni erano manovali nelle fattorie dei ricchi (Ixtapilla, Tepeyac, Hierba Santa, El Desengaño). Hanno vissuto lì molti anni lavorando duramente, maltrattati e malpagati”. Tra il 1950 ed il 1956 comprano un piccolo terreno, “unicamente per vivere”, a El Desengaño, di proprietà di Magín Orantes Zebadúa. Così è nata la comunità di Candelaria, conosciuta anche come La Pastoría.

Per anni hanno affittato la terra come peones acasillados. Magín Orantes Tovilla, erede del proprietario, vendette la terra “ai suoi lavoratori, i nostri nonni”, nel 1989. I contadini sostengono che il possesso “è legittimo e legale”, sostenuto da scritture pubbliche del 1992 e 1997, perché “a poco a poco abbiamo raccolto i soldi per pagare le pratiche in cui sono coinvolte 30 persone”.

Nel 1996, il gruppo denominato “terzo ampliamento della colonia San José la Grandeza Río Blanco” della OCEZ-RC invase queste terre. “Con violenza, armati ed incappucciati, distrussero la casa della proprietà e la cappella, ferirono un compagno e rubarono le nostre cose”. Sequestrarono diversi coloni e ripetutamente hanno ucciso le vacche, “i responsabili erano i rappresentanti di San José la Grandeza, Melitón Cansino e Mariano Ramírez, appoggiati dal leader José Manuel Hernández Martínez (El Chema), Ricardo Magdaleno Velasco ed Uberlaín Aguilar”. Le autorità municipali e statali “non sono mai intervenute” e questii fatti sono rimasti impuniti.

“Dopo anni di aggressioni e minacce, e sotto pressione, abbiamo ceduto 95 ettari per risolvere i problemi.” Nel 2004 c’è stato un verbale di accordo tra il governo di Pablo Salazar Mendiguchía, la colonia San José la Grandeza terzo ampliamento ed i comproprietari, in cui lo stato si impegnava a pagare la nostra terra, ma non l’ha mai fatto”.

Nel 2005 la OCEZ-RC “rompe gli accordi ed invade 185 ettari con le solite aggressioni e minacce per rubare i nostri beni ed ammazzare le vacche”. Le autorità municipali e statali hanno di nuovo ignorato le denunce. Di fronte al saccheggio, “le aggressioni e vivere minacciati”, i contadini proprietari di Candelaria El Alto nel 2009 hanno aderito all’Altra Campagna dell’EZLN.

A luglio del 2010 la OCEZ-RC ha catturato due contadini, provocato danni e fumigato la canna in coltura. Il 12 agosto, “i nostri compagni hanno subito un’imboscata da parte di 10 individui armati e incappucciati di San José La Grandeza”. Lo scorso 3 gennaio, 18 contadini dell’Altra Campagna sono stati aggrediti da circa 30 persone. Julio e Artemio de la Cruz sono rimasti feriti. Mentre li portavano in salvo, i contadini di Candelaria sono stati aggrediti “con armi di grosso calibro”.

Dopoo l’ultima invasione, il giorno 6, gli elementi della OCEZ “hanno incendiato le stoppie di mais, i depositi dove conserviamo il nostro legno, i pascoli e due ettari di canna da zucchero”, si sono portati via tubi di PVC e condotte e pali di legno “in presenza della Polizia Statale Preventiva”. Le denunce sono risultate infruttuose: “lo stato li sostiene ed è complice” degli invasori; “sono passate due settimane e ancora non possiamo andare a lavorare la nostra terra”. http://www.jornada.unam.mx/2011/04/27/index.php?section=politica&article=017n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Read Full Post »

La Jornada – Martedì 26 aprile 2011

Incendiate le case delle donne a Pikote, denuncia la JBG. Erano centri comunitari. In Chiapas, inusitata violenza contro le basi dell’EZLN

Hermann Bellinghausen

La giunta di buon governo (JBG) Corazón Céntrico de los Zapatistas delante del Mundo, dal caracol di Oventik, negli Altos del Chiapas, chiede aiuto ad organizzazioni e collettivi solidali e dell’Altra Campagna per tre donne, basi di appoggio dell’EZLN nella comunità Pikote, municipio ufficiale di Sitalá che sono state vittime di un grave incendio lo scorso 18 aprile.

Intorno alla mezzanotte, riferisce la giunta, a Pikote sono state bruciate tre abitazioni, una delle quali era la casa di cura autonoma; sono andati distrutti medicinali ed attrezzature per la somministrazione dei vaccini. Un’altra costruzione serviva da cucina, e l’altra era un piccolo negozio di generi alimentari, andato completamente distrutto. “Era l’unica fonte di sostentamento delle compagne che vivono sole, e sole cercano il modo di sopravvivere e proseguire nella nostra lotta zapatista”.

Le tre costruzioni erano di legno e lamiera. “Le compagne sono riuscite solo a salvarsi ma non hanno potuto fare nulla per salvare i propri beni.” La JBG valuta le perdite in 580.500 pesos, la maggior parte in merci del negozio.

“Noi come giunta di buon governo non abbiamo la possibilità di aiutarle economicamente né materialmente, perché non abbiamo risorse economiche, perché siamo governi autonomi e siamo in resistenza. Non dipendiamo dal malgoverno”. Per tale ragione, la giunta si rivolge alla società civile “per vedere se c’è la possibilità e la volontà di aiutarci con risorse economiche o materiali”.

Noi zapatisti, aggiunge la JBG, “sappiamo che nel nostro stato e nel nostro paese ci sono persone sincere ed oneste che comprendono le giuste cause della nostra lotta e che sono disposti ad aiutarci”. E dichiara: “Malgrado i molti ostacoli, proseguiamo nella nostra lotta e nella costruzione della nostra autonomia”. Infine, si invitano le organizzazioni che vogliono dare aiuto a recarsi negli uffici della JBG ad Oventik.

Su un altro fronte, le organizzazioni dell’Altra Campagna chiedono la liberazione immediata di Patricio Domínguez Vázquez, contadino base di appoggio dell’EZLN dell’ejido Monte Redondo, arrestato nei giorni scorsi come atto di rappresaglia del governo municipale di Frontera Comalapa e del Pubblico Ministero, sulla base di accuse prive di fondamento. Questo è già stato denunciato dalla JBG della zona selva di confine, con sede nel caracol di La Realidad.

Le organizzazioni della Rete Contro la Repressione e per la Solidarietà denunciano: “La scalata di violenza e stoltezza che i personaggi della classe politica hanno scatenato in lungo e in largo nella nostra nazione, viene applicata con inusitata forza contro i compagni chiapanechi, basi di appoggio dell’EZLN ed aderenti all’Altra Campagna. A Monte Redondo, militanti di PRD, PVEM e PAN, capeggiati dal commissario ejidale, dal Pubblico Ministero e dal presidente municipale David Escobar, hanno attaccato, incendiato, spogliato delle terre e beni gli zapatisti di questa comunità”.

Domínguez Vázquez “ha subito una violenta aggressione fisica, la distruzione e l’incendio della sua casa ed inoltre è privato della libertà in maniera assurda; si applica il vecchio concetto del priismo di gridare, ‘al ladro, al ladro’, quando sono loro stessi ad aggredire, picchiare, vessare e derubare i degni contadini basi di appoggio dell’EZLN”.

Nel chiedere che “si fermi questo orrore che la destra inserita nei tre livelli di governo ha scatenato contro il popolo di questa nazione, e l’immediata liberazione del nostro compagno rinchiuso nella prigione di Motozintla”, la Rete si pronuncia per la sospensione delle aggressioni contro le comunità e popoli zapatisti. http://www.jornada.unam.mx/2011/04/26/index.php?section=politica&article=015n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Read Full Post »

Older Posts »