Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Senza Categoria’ Category

Dal quaderno di appunti del Gatto-Cane:

Verso il Puy Ta Cuxlejaltic, il CompArte di Danza ed il Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano.

Nel 1993, 26 anni fa, le donne zapatiste elaborarono la “Legge Rivoluzionaria delle Donne”. In uno dei suoi comma, segnalavano il loro diritto a studiare… “e perfino essere choferas” [autiste – N.d.T.], come narrò il defunto SupMarcos in una lettera pubblica ricordando, 25 anni fa, la nascita di quella legge ed il ruolo che ebbero nella sua creazione la scomparsa Comandanta Ramona e la Comandanta Susana. Forse in un’altra occasione si racconterà il perché di questa aspirazione delle donne indigene zapatiste. Adesso, in esclusiva, la Commissione Sexta dell’EZLN vi presenta alcuni spezzoni o cortometraggi o trailer di uno dei documentari che L@s Terci@s Compas mostreranno, in Prima assoluta, in data indefinita. Procediamo, dunque.

“…E PERFINO ESSERE CHOFERAS

Documentario girato, in tutti i sensi, completamente nelle montagne del Sudest Messicano nell’anno 2019. Realizzato, diretto e prodotto dalle donne zapatiste, questo documentario raccoglie alcune scene della preparazione delle compagne choferas zapatiste. Durata indefinita. Formato non so. Classificazione Z (come deve essere). Non si vedrà su Netflix, né su Amazon Prime, né Tv Apple, né su HBO, né su Fox, né … su quali altre?… Beh, quelle. Nemmeno nei cinema. Solo nei Caracol Zapatisti… Anche nel Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano? Metto così?… ok, ma non metto la data né il posto?… Oh, dunque… È che protesteranno perché lasciamo la suspense… Almeno diamo una pista… no, non nel senso di guida, ma di un’idea. Dicembre?… di questo anno?… Pronto?… Pronto?… Pronto?… Tristi@?… Se ne sono andate, ma vi dirò che non sembravano tristi… avevano qualcosa nello sguardo, una specie di sfida, di scommessa, di ribellione, di zapatismo. Nota: Nessun maschio è stato maltrattato nella realizzazione di questo documentario…, beh, sì, ma è stato colpito solo il suo ego… Ah, ed alcuni sono caduti mentre fuggivano da una compagna che si era arrabbiata per qualcosa che le stavano dicendo… No, io no, io guardavo da lontano, non mi ha raggiunto nessuna randellata… ahia...

Sinopsi versione Apocalittica: Un virus creato nei laboratori degli Iluminatti si è diffuso nelle montagne del Sudest Messicano. Per qualche strana ragione, colpisce solo le trasgreditrici della legge degli autoproclamati zapatisti. Il virus le induce a fare cose fuori da ogni ragione e logica, si ribellano, si oppongono e vogliono ricoprire incarichi e lavori che dovrebbero essere esclusivi degli uomini. In questo documentario si raccolgono le prove di questa indisciplina e si vede fino a che punto le zapatiste vogliono essere libere e, da non credere, perfino essere choferas, ma vi pare? Non ci si capisce più.

Sinopsi versione “Nessun lieto fine”: Un gruppo di donne indigene zapatiste si dicono e proclamano “basta!” e si ribellano e vogliono essere libere e perfino essere choferas. Un gruppo di intrepidi e valorosi uomini dei partiti politici decidono di sfidarle burlandosene e minacciandole di ricacciarle in cucina e a fare bambini. Le trasgreditrici delle leggi patriarcali (e stradali) li affrontano. I maschi perdono, le donne vincono. Sì, è così, per questo dico che non c’è nessun lieto fine.

Sinopsi versione “Hanno continuato” (da un’intervista inedita con un chofer maestro di choferología): Bene, i maestri hanno detto che avrebbero insegnato a guidare solo i veicoli che chiamano “estaquitas” [pick-up – N.d.T.] perché sono quelli più usati nei villaggi, ma le compagne hanno detto no, che volevano conoscere anche la meccanica. Non c’è stato modo, quindi anche la meccanica. E fin qui tutto ok. Ma lo scandalo è stato quando hanno voluto anche il Guardián e la Guardiana, che sono due camion di 6 tonnellate. “Camionzote”, li chiamano le compagne. E con questo, Roma brucia! come diceva il defunto, perché 6 tonnellate non sono per tutti. Perfino i choferes uomini evitano di guidare veicoli di più di 3 tonnellate, perché non sono mica giocattoli. Bene, abbiamo pensato, sarà sufficiente se imparano ad avviarlo. Ma niente da fare, hanno proseguito fino alla manutenzione dei camion. No, non si sono accontentate. Ora vogliono imparare a guidare camion a rimorchio, di quelli che portano i tronchi di alberi. Ma dove lo andiamo a prendere un camion a rimorchio? Nemmeno per sogno. E se poi vogliono imparare a guidare furgoni o TIR? (…) Ah, sì servirebbero perché dobbiamo trasportare materiali per i caracoles. Dicono che faranno il festival del cinema e le compagne faranno il loro incontro con le altre donne. E dicono un CompArte speciale di danza e quelle cose lì. No, io so solo ballare quella del moño colorado, ma non è cosa mia saltare come un cervo o indossare tutù di tulle. E poi ti raccontano una storia ma solo attraverso la danza. Non so neppure zompettare, o sì, ma solo nel fango quando il cerchione si impantana e non puoi fare altro che saltare e prenderlo a calci. Sì, ecco Las Tercias che girano un film sulle choferas e dicono che vogliono che sia allegro, con battute spiritose, perché altrimenti il film viene molto triste mentre la ribellione è allegria, dicono. Allora bisogna fare qualcosa come degli scontri. Ehi? No, quello della compagna che viene addosso a noi uomini con l’auto non era previsto, credo che la compagna pensasse ad uno scherzo e si è lanciata contro di noi. Siamo scappati ma non per l’auto, ma perché abbiamo visto lo sguardo della compagna chofera e si vedeva che era arrabbiata, ma la cosa strana è che sorrideva. Le compagne sono molto “altre”.

Sinopsi versione “fottuti uomini”: Bene, risulta che in questo secondo corso, le compagne ci hanno detto che nei loro villaggi, quando fanno pratica con l’auto della comunità, a volte quelli dei partiti gridano loro parolacce. Allora ci hanno detto a noi e ai maestri di choferólogias di fare come quelli dei partiti, di gridargli contro parolacce. Sì, per allenarsi anche a questo. Cioè, dovevamo recitare, così ci hanno spiegato la Teresa ed il Cochiloco.

(Nota: lo speaker si riferisce all’attrice Dolores Heredia e all’attore Joaquín Cosío, nei loro ruoli in Capadocia y El Infierno, rispettivamente. Le/gli zapatisti si riferiscono a chi interpreta dei personaggi al cinema non con i propri nomi veri. Nel primo festival del cinema, a novembre del 2018, la Teresa e il Cochiloco hanno avuto tempo e modo di parlare in privato con le insurgentas e gli insurgentes mentre si ingozzavano di tamales de tuluc. Hanno risposto a tutte le domande. Quello di cui hanno parlato con la Teresa sulle donne, solo loro lo sanno. La cosa certa è che si sono finiti tutti i tamales, non me ne hanno lasciato nemmeno uno. Fine della nota.)

Allora ci hanno parlato di come si recita, cioè che non è reale quello che si fa, ma è come se lo fosse. E così abbiamo fatto. Alcuni compas hanno fatto perfino gli ubriachi, ma era una recita. Già, ma quando la compagna scende col bastone, che sia recita o no, via e scappare, perché metti che la compagna si dimentica che non è reale e che siamo compagni. Io ho detto di usare un cartone o una rivista piegata, ma hanno preso un tubo di ferro. E questo fa male Eh? Io ho visto che erano contente di poterlo fare. Non più in teoria, ma lo hanno dimostrato nella pratica. Ora il problema è nei loro villaggi. Immaginate che la merce arriva su un camion guidato da una donna. Quelli dei partiti restano zitti e le compagne gli gridano “fottuti uomini!”. Eh? No, noi siamo compagni, gli altri sono i fottuti uomini. Non è lo stesso.

Sinopsi versione “Filtrazione”: Senti, non scriverlo, ma noi compagni maestri eravamo nei guai perché si è presentato il caso di dover cambiare il filtro. Ed una compagna, tutta bella nel suo nagua [costume tradizionale – N.d.T.] l’ha fatto in un minuto. Allora siamo andati a cambiare il filtro ad un camion della Giunta. Porca miseria, eravamo in 6 e dopo mezz’ora non ci siamo riusciti. Siamo andati a chiedere aiuto alle compagne. Per fortuna che ce l’abbiamo fatta, ma che pena. E peggio sarebbe se questo uscisse nel film che stanno facendo Las Tercias.

-*-

https://youtu.be/ZtYorn_F7mA

https://youtu.be/QavRzZun_Vw

https://youtu.be/_grEQZKLTZI

-*-

Qualche recensione sulla stampa specializzata:

“Niente da fare, noi maschietti abbiamo perso, again. Ma torneremo, anche se ogni volta saremo di meno. Se ieri eravamo migliaia, oggi siamo un piccolo contingente che cerca di impedire l’inevitabile”. Il SupMarcos (da 3 metri sotto terra), nella sezione cultura della rivista inedita “El Pozol Agrio”.

Non tutto è perduto. Nutriamo ancora la speranza che le compagne Tercias non finiscano di montare il documentario in tempo per il secondo festival Puy Ta Cuxlejaltic. Cosa direbbero Pedro Infante e José Alfredo Jiménez?! Per non parlare del defunto SupMarcos. Che peccato”. Il SupGaleano nella sezione “Palomeros del Mundo, Uníos!” dell’esclusiva rivista specializzata in cinema, “Questo film l’ho già visto”.

In fede.

Il Gatto-Cane al volante… qual’è il freno e l’aceleratore?… Ops!… Via!

Tempo dopo…

La insurgenta Erika: “Compagno Subcomandante Insurgente Moisés, dalla Giunta avvertono che si sono scontrati il Guardián e la Guardiana, e che non si sa chi li ha fatti sbattere uno con l’altro, la Guardiana ha sbattuto contro il Guardián e l’ha ammaccato”.

Il SupMoy: “Dov’è il SupGaleano?”

La Erika: “È corso via col Gatto-Cane. Io credo che sono stati loro perché li ho visti, avevano lo sguardo colpevole”.

Nel frattempo, in cima alla Ceiba…

Il SupGaleano al Gatto-Cane: “Te l’avevo detto prima di mettere in folle. Adesso ci manca solo che si metta a piovere”.

Il Gatto-Cane al SupGaleano: “Guau, miau, grrrr”.

E cominciò a piovere, forte, come se le nubi gridassero alla terra:

Sveglia!

Sono le montagne del Sudest Messicano, è Chiapas, è Messico, è Latinoamerica, è il mondo, è settembre 2019 e, sì, piove.

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/09/11/del-cuaderno-de-apuntes-del-gato-perro-rumbo-al-puy-ta-cuxlejaltic-el-comparte-de-danza-y-el-segundo-encuentro-internacional-de-mujeres-que-luchan/

Read Full Post »

IMMAGINI DELLA ROTTURA DELL’ACCERCHIAMENTO II (e ultimo)

DEL 17 AGOSTO 2019

Settembre 2019

 https://youtu.be/ZaAGt2XSoKw

 https://youtu.be/wE5RHfl8zOc

 https://youtu.be/Jc2jHoy-RrM

Nota del SupGaleano: Qui devono esserci una serie di foto dei diversi CRAREZ creati con la rottura dell’accerchiamento del 17 agosto di 2019. È probabile che questo video venga eliminato dal sig. YouTube che esige che si inseriscano annunci per la pubblicazione perché è musicalizzato con una canzone di Ana Tijoux (cilena-francese) e Shadia Mansour (palestinese), dal titolo “Somos Sur”, e dice che bisogna pagare “diritti d’autore” o accettare annunci commerciali. Ovviamente non inseriamo annunci commerciali e, se non abbiamo i soldi per i serbatoi d’acqua nel nuovo caracol Tulan Kaw, tanto meno ne abbiamo per pagare diritti d’autore. La Commissione Sexta non “monetizza” i suoi video (inoltre, certo, il “traffico” sul nostro canale è come quello della Settimana Santa nel DF), quindi non credo che il sig. YouTube diventi meno ricco, né che Ana Tijoux e Shadia Mansour perdano qualità artistiche e “followers” se accompagniamo la loro disubbidienza con la nostra.

Forse sarebbe meglio che il sig. YouTube invece di “abbattere” i video di che la banda musicalizza e carica con qualsiasi tema perché, come non disse Zapata; “la musica è di chi la canta-balla-canticchia-fischietta-grida-protesta” (a suo modo, lo dice Shadia Mansour nel rap che, in arabo, intona in questa strofa: “la musica è la lingua materna del mondo”), dovrebbe lavorare meglio al suo maledetto algoritmo (ah!, “le regole tortuose di YouTube”) perché, per esempio, uno comincia a cercare i video dei botellos de jerez per salutare la memoria di Armando Vega Gil, o ska dei Los de Abajo, o di Salón Victoria, o brani di Jijos del Mais, o Van T, o Mexican Sound, o LenguaAlerta, o Lirica, o Ely Guerra, o Keny Arkana, o le Batallones Femeninos, o i maestri Óscar Chávez e Guillermo Velázquez e Los Leones de la Sierra de Xichú, e, all’improvviso, si ritrova video di jaripeos, o di combattimenti di galli, o di Maluma che dà lezione di rispetto per la donna, o di trucco (“ora mostriamo come si esegue un trucco per farsi un selfie ´senza trucco´”).

E non è che uno sia schizzinoso, dopo tutto, come disse Inodoro Pereyra [popolare fumetto argentino – N.d.T.] (o era Mendieta?): “il mondo è grande e alieno” [titolo di un romanzo indigenista di Ciro Alegría – N.d.T.]; è perché qua, la grandezza della banda è come il QI di Trump, cioè, una miseria.

Detto questo, dichiariamo: se YouTube “butta via” il video (come già ci buttò via quello della Principessa Mononoke perché, dice, gli studi Ghibli preferiscono mettersi dalla parte del sistema nella loro lotta contro la natura) per la musica inserita, allora qui mettiamo le stesse immagini, ma senza musica, e lì voi mettete l’audio che vi va. In ogni caso, qui allego la traduzione dall’arabo allo spagnolo della parte che Shadia Mansour rappa (basata sul contributo dell’utente qmqz nel video ufficiale di questa canzone):

“(Dammi il microfono) La musica è la lingua madre del mondo. Sostiene la nostra esistenza. Protegge le nostre radici. Ci unisce dalla grande Siria, Africa fino all’America Latina. Sono qui con Anita Tijoux. Io sto con coloro che soffrono, e non con coloro che ti hanno venduto. Io sto con la resistenza culturale. Dal principio, e fino alla vittoria sempre. Sto con quelli che sono contro, con coloro che non sono qui con noi. Tempo fa, ho calcolato, cosicché decisi di investire in Banksy dopo che Ban-Ki cadde (nota del Supgaleano: forse si riferisce a Ban-Ki Moon che, come segretario generale dell’ONU all’uscita di questa canzone, “cadde” e non condannò le azioni terroristiche del governo israeliano contro il popolo palestinese). Come dice il detto “la situazione deve essere bilanciata ma in realtà la situazione si deve fermare”. Per ogni prigioniero politico libero, una colonia israeliana si ingrandisce. Per ogni saluto, demoliscono mille case. Loro usano la stampa per avvantaggiarsene. Ma nonostante la mia pena, la realtà si impone”.

Sapete una cosa? Con o senza YouTube, con o senza annunci, il popolo Palestinese ed il paese Mapuche saranno liberi. Vinceranno dieci, cento, mille volte.

E se il sig. YouTube come parte della campagna “fuck the zapatistas now” ci rimuove completamente l’account, torneremo ai vecchi tempi del Sistema Zapatista di Televisione Intergalattica, “l’unica televisione che si legge” (Autorizzazione numero 69 in corso nelle Giunte di Buon Governo – è stata richiesta nel 1996 ma il caracol procede leeentooo -).

 https://youtu.be/Rb_UvZsD9xg

 

Dalle montagne del Sudest Messicano

Los Tercios Compas
Commissione Sexta dell’EZLN
Settembre 2019

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/09/01/imagenes-de-la-ruptura-del-cerco-ii-y-ultimo-del-17-de-agosto-del-2019/

Read Full Post »

IMMAGINI DELLA ROTTURA DELL’ACCERCHIAMENTO I

AGOSTO 2019

https://youtu.be/vUDCojwX6u0

https://youtu.be/6BNPXbfup_E

 https://youtu.be/cVCZJka9sXM

 

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Los Tercios Compas

Commissione Sexta dell’EZLN

Agosto 2019

 

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/08/31/imagenes-de-la-ruptura-del-cerco-i/

Read Full Post »

La sconfitta della contrainsurgencia sociale

Raúl Zibechi

Nella misura in cui le politiche o i programmi sociali suonano come il volto buono degli stati della nostra regione, indipendentemente da chi li amministrino, è necessario ricordare le loro origini ed obiettivi dichiarati. Non basta dire che si propongono di ridurre la povertà o che vogliono indebolire i movimenti antisistemici. La storia risale alla guerra del Vietnam e ad un personaggio chiamato Robert McNamara, uno dei quadri più astuti che abbia mai avuto il capitalismo.

Nel 1960 McNamara fu il primo presidente della Ford a non appartenere alla famiglia, carica che abbandonò quando fu nominato segretario alla Difesa tra il 1961 e 1968, durante la guerra del Vietnam. Passò quindi alla presidenza della Banca Mondiale fino al 1981. Durante la Seconda Guerra Mondiale era entrato nell’Aeronautica Militare dove applicò l’arte della gestione aziendale appresa ad Harvard all’efficienza dei bombardieri statunitensi, cosa che gli valse la Legione al Merito come tenente colonello.

Durante il conflitto in Vietnam comprese che le armi, per quanto siano sofisticate, non vincono le guerre. Diresse la Banca Mondiale con l’obiettivo di ribaltare la sconfitta militare e preparare il terreno affinché questa situazione non si ripresentasse. Comprese che l’ingiustizia sociale e la povertà potevano mettere in pericolo la stabilità del sistema capitalista e, per rimediare, concepì la politica della lotta alla povertà.

Si capisce che per McNamara la povertà è un problema del momento, e solo momentaneamente può destabilizzare il dominio. È una questione strumentale, non etica. Sotto la sua gestione la Banca Mondiale si è trasformata nel centro di pensiero (think tank) più citato dalle accademie andando a definire le politiche dei paesi in via di sviluppo. Come ha sottolineato uno dei suoi collaboratori, Hollis Chenery, si tratta di distribuire un pezzo della crescita della ricchezza e non la ricchezza(*).

La lotta alla povertà ebbe altri due effetti. Riuscì a rimuovere la ricchezza dalla centralità dello scenario politico, come era stato fino al decennio degli anni ’70. Benché oggi sembri incredibile per chi non ha vissuto la rivoluzione mondiale del 1968, la sinistra credeva che il vero problema sociale fosse la ricchezza, per questo tutti i programmi di governo andavano rivolti alla riappropriazione dei mezzi di produzione e di cambiamento, come la riforma agraria, tra molti altri.

La seconda è che si propose, riuscendovi, di influenzare i movimenti antisistemici in una forma molto sottile; attraverso una politica che definirono rafforzamento organizzativo (si ricordi il Pronasol), si scelsero movimenti di lotta per trasformarli – con l’appoggio della Banca Mondiale – in organizzazioni burocratizzate che, d’ora in poi, si specializzeranno nel fare da tramite con le agenzie di sviluppo. La banca smise di gestire i prestiti e si limitò ad accompagnare, formare, fornire consulenza e controllo finanziario.

Per tutto quanto sopra, è importante che le basi di appoggio dell’EZLN siano riuscite a sconfiggere questa contrainsurgencia sociale. Non è usuale. Nel mio paese, l’Uruguay, il progressismo è riuscito ad ammortizzare il conflitto sociale con una serie di politiche sociali che vanno dalla promozione di cooperative dirette dall’alto, fino alla creazione di organizzazioni sociali che hanno l’apparenza di movimenti legittimi. Altri progressismi sono stati più sottili, clonando interi movimenti.

Il comunicato dal titolo Ed abbiamo rotto l’accerchiamento, firmato dal subcomandante Moisés, ci mostra tre aspetti della sconfitta dei programmi sociali.

Il primo è che le basi di appoggio sono uscite dalle proprie comunità per incontrarsi con altri abajos, con chi ci si intende come solo ci si capisce tra chi condivide non solo il dolore, ma anche la storia, l’indignazione, la rabbia.

La seconda è il ruolo importante giocato dai giovani e dalle donne nel compito di rompere l’accerchiamento. La terza è che le donne zapatiste non solo hanno marcato la guida, ma sono state anche ai bordi affinché non deviassimo, e dietro affinché non ritardassimo.

È stato un incontro tra abajos, tra uguali, ben oltre le opzioni politiche congiunturali di ognuno. È stato un incontro di dignità: quella zapatista e quella delle comunità filo-partitiche che si sono ribellate contro il disprezzo, il razzismo e la voracità dell’attuale governo che dà loro elemosine per dividerle.

Mi interessa sottolineare non solo il fatto che hanno rotto l’accerchiamento, ma soprattutto come l’hanno fatto. È una lezione politica ed etica di cui abbiamo bisogno in questa parte del mondo, dove i programmi sociali ispirati dalla Banca Mondiale e realizzati dai progressismi, hanno distrutto l’indipendenza del settore popolare ed incuneato la dominazione, con il beneplacito delle grandi multinazionali.

Potere popolare e programmi sociali sono due forze che si respingono. Quando una vince, l’altra perde.

(*)Citato da Eric Toussaint, Banco Mundial. El golpe de Estado permanente, Abya Yala, Quito, 2007, p. 155.

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/08/30/opinion/019a2pol

Read Full Post »

Sonata per violino in sol minore: DENARO.

“… l’astuzia più perfetta del diavolo è persuaderci che egli non esiste!”

Charles Baudelaire in «Le joueur généreux».

 

I.- L’OTTAVO PASSEGGERO.

Da nessuna parte, e dappertutto. Un treno assonnato è cullato dalle sue stesse fusa. Non viene né va da nessuna parte. O non importa. A bordo, una popolazione di grigi individui, vivi di tante morti, dorme. Nell’ultimo vagone, 7 passeggeri solitari, dalle vite e dai miserabili abiti, si annoiano e si disperano seduti ai loro posti.

Uno dice: “Darei qualsiasi cosa per cambiare la mia sorte”. La frase è una specie di linguaggio universale e gli altri 6 annuiscono in silenzio. Il lungo treno malandato entra quindi in un tunnel, che uccide i grigi ed espande le ombre. La porta si apre ed entra un ottavo passeggero, con gli abiti che gridano “non sono di qui”, e si siede senza dire una parola. Il tunnel estende l’oscurità.

Qualcosa di simile a un tuono, un ramo secco che si spezza senza che la tempesta lo abbatta. Occhi fiammeggianti appaiono nel buio. Lo sguardo di fuoco parla: “Non penso di aver bisogno di presentarmi. Ognuno di voi mi ha invocato con o senza parole e rispondo alla vostra chiamata. La vostra anima in cambio di un desiderio. Fate voi il prezzo.

Uno sceglie la salute, sceglie di non ammalarsi mai. Satana risponde: “concesso“, raccoglie l’anima del sano e la mette in tasca.

Un altro opta per la saggezza, per sapere tutto. Il diavolo sussurra: “concesso“, prende l’anima del saggio e la mette in tasca.

Il terzo sceglie la bellezza, sceglie di essere ammirato. Il re dell’inferno dice: “garantito“. E l’anima del bello è ospitata nella bisaccia.

Il quarto preferisce il potere, sceglie di comandare e di essere obbedito. Lucifero sospira: “concesso“. E l’anima del capo si unisce alle altre nella sua giacca.

Il quinto dice: “i piaceri”, suscitare passione con la sola volontà. Il demonio sorride compiaciuto: “concesso“. E l’anima dell’edonista si unisce alle altre nel cappotto scuro.

Il sesto sceglie la fama, essere riconosciuto e acclamato da tutti. Satana non fa alcun gesto quando dichiara: “concesso“. E l’anima del famoso è un’altra tra le altre prigioniere.

Il settimo quasi canta quando dice “l’amore”. Il Malevolo fa una risata mentre scrive “c-o-n-c-e-s-s-o“. e l’anima dell’amante finisce in fondo al sacco.

L’angelo caduto guarda impazientemente l’ottavo passeggero che non dice nulla e scarabocchia su un quaderno.

Lucifero addolcisce la voce e chiede: “E qual è il tuo desiderio? Qualunque esso sia ti sarà concesso solo in cambio della tua anima passeggera.”

L’ottavo passeggero si alza e sussurra: “Io sono il Denaro, compro le 7 anime degli infelici che ti hanno creduto e compro anche te per servirmi ed obbedirmi“.

E “il grande drago, l’antico serpente chiamato diavolo e Satana, che inganna il mondo intero” (Ap 12, 9), sorride furtivo e sancisce, prima di mettersi lui stesso nella borsa delle anime vendute:

Così sia, signor Denaro. Ma la tua rovina è nella tua stessa essenza e la tua fortuna oggi, sarà la tua disgrazia domani”.

Il Denaro prese la borsa, uscì dall’ultimo vagone e il treno dal tunnel.

Dietro di loro l’oscurità si espandeva per conquistare il giorno…

-*-

II.- LA CRISI E LE RESPONSABILITÀ.

Quando c’è una crisi, compra a buon mercato e aspetta che passi per rivendere a caro prezzo. Se non c’è crisi, provocala con una guerra. Per uscire dalla crisi, fai un’altra guerra. La guerra, come non ha detto Clausewitz, è l’autostrada per entrare e uscire dalle crisi con altri mezzi, compresi quelli nucleari.

Don Durito de La Lacandona. Scarabeo e Dottore in Economia Selvaggia.

Se la più grande astuzia del diavolo è persuadere che non esiste, una delle basi del sistema capitalista è convincere che il denaro può fare tutto. E il denaro è il padrone e il signore dei governi. Sul denaro basano il loro progetto di passare alla storia come grandi trasformatori. Ma…

Beh, volevo cercare di spiegarvi che sta arrivando una crisi economica mondiale, ma, oltre a non sapere molto di economia politica, sembra che la realtà lo stia facendo e lo farà con argomenti migliori e in modo più pedagogico. Tuttavia, dobbiamo tenere conto del fatto che manca ciò che manca.

Inoltre, va notato che ciò che sta arrivando non è colpa di questo governo, né di quelli passati. Quello che è noto come governo messicano ha come unica responsabilità quella di credere e far credere alle persone di avere un modo, non dico di fermarla, né di alleviarla.

Le “cattive decisioni” che un settore della destra dis-illuminata attribuisce al governo della 4T (la cantilena della cancellazione dell’aeroporto di Texcoco è la costante), non hanno nulla a che fare con ciò che sta arrivando. Lo slogan di fondo di quel frammento della destra realmente esistente, che si sente ignorato e ingannato, sarebbe: “staremmo meglio senza López Obrador”, e suona, oltre che poco originale, falso.

Chiunque ci fosse stato (Meade, Anaya, el Bronco o Miss Xerox) avrebbe dovuto affrontare questo clima mondiale sfavorevole (così dicono i Think Tank del grande capitale) ed essere sconfitto cercando i colpevoli. E tutti avrebbero fatto e starebbero facendo quello che fa il governo attuale: mentire e occultare.

Certo, parlo da e dei popoli originari. Anche se sono sicuro che altri settori saranno in grado di dire se hanno beneficiato o meno della politica economica del supremo. Per non parlare della sua politica sociale e del fallimento negato della lotta contro il crimine.

È necessario capire che il dispiacere manifestato da quella parte della destra è ampiamente compensato dal settore restante (che è la maggioranza). Per non parlare del grande capitale, che è più che felice e soddisfatto delle misure che alimenteranno l’esplosione e la crescita della prossima crisi.

Immagino che questo li infastidirà ancor di più se facciamo notare che sono la stessa cosa, ma il bilancio finora è che sarebbe stato uguale che ci fosse stato l’uno o l’altro:

Avrebbero iniziato a congratulare se stessi; avrebbero dichiarato solennemente che era iniziato un nuovo ciclo di speranza, lavoro e benessere per il territorio a sud del Rio Grande e ad ovest del Guatemala e del Belize, avrebbero distribuito le stesse elemosine anche se con un altro nome; si sarebbero disfati di non poche cose che avevano promesso in campagna elettorale; avrebbero attribuito al risentimento e all’invidia le critiche a loro rivolte; avrebbero fatto appello all’unità e allo sciovinismo, si sarebbero prostrati allo stesso modo di fronte ai progetti, alla spavalderia e agli insulti del capoccia che sbava dal nord travagliato e brutale; e avrebbero attribuito i propri errori “al clima internazionale avverso”.

Tutti, come l’attuale supremo, avrebbero basato il proprio piano di governo sul denaro. Le loro discrepanze sono che il supremo pensa che la finta “lotta alla corruzione” basti ed avanzi persino per attribuirsi le medaglie di altri, altre, otroas. “Ma la 4T non ruba”, affermano. Ma anche lì, per tutti gli amanti delle sfumature, ci sono diversi livelli, come leggerete più avanti, in un altro testo… se verrà pubblicato.

Indicherò alcuni fatti sui quali queste “sfumature” non sono possibili. Fatti che richiedono una posizione chiara. Non faccio ricorso alle reti e alle loro “fake news“, né alle colonne pro e contro (sempre sgradevoli) sulla stampa; né alla stampa etichettata “fifí” (ho dovuto eliminare come fonte il settimanale Processo in cui, da un rutto del supremo, è stata cancellata una storia di lavoro e giornalismo d’indagine difficili da uguagliare da parte di un altro media). Quindi mi sono limitato alle dichiarazioni e ai fatti riportati nelle pagine elettroniche del governo (incluse quelle mattutine) e a quanto riportato dalla stampa “che supporta”.

Inoltre, ovviamente, l’indagine “in situ”, nella terra in cui ci muoviamo: il Chiapas rurale. Potete diffidare, giustamente, di quello a cui si fa riferimento. Può darsi che tutto non sia altro che un’invenzione per sabotare il supremo. Dubitate, sì. E se volete dissipare i dubbi potete ricorrere a due cose: indagare se ciò che diciamo è vero o aspettare e vedere cosa accadrà. Lo svantaggio della prima opzione è che il giornalismo che indaga sulla veridicità o sulla falsità di ciò che leggerete poi, entrerà tra le fila dei conservatori (anche se fornisce “sfumature” e non riflette la brutale realtà di ciò che sta accadendo qui). La seconda opzione è aspettare che sia il tempo a darci ragione o a smentirci; beh, guardate, detto tra noi, la verità è che il “tempo” è una delle cose che non hanno lassù. Ma alla fine, sentitevi liberi di diffidare della realtà di qui, ma diffidare della realtà che vivete e subite, non trovate che sia suicida?

I fatti:

– Il tono festoso del supremo durante le sue riunioni con i rappresentanti del potere economico del Messico e del mondo. E il tono irritato e intollerante quando riceve lamentele o richieste da parte della gente comune, specialmente quando è gente di campagna. Ok, una sfumatura… ma la realtà lo contraddice ogni giorno. Nel caso dei signori del denaro, è un corteggiamento che rasenta l’osceno e che non si traduce nel reale sostegno cercato. Nel caso dei beni comuni, resta inteso che il supremo “non paga per essere colpito”.

– L’imposizione delle filie e delle fobie proprie di un tiranno. Sentite, capisco, ognuno ha i propri desideri e le proprie avversioni, ma nulla dà diritto a nessuno di imporli agli altri. E quando il supremo dice che tizio e caio sono tali e quali, beh la cosa è irritante, come suole dire, e, come ha dimostrato il legislativo e l’omicidio di Samir Flores, il desiderio di compiacere il supremo, porta a crimini e sfregi. Solo i tiranni cercano repliche nei loro governati, funziona così da queste parti.

– Il trattamento dei migranti. Guardate, potete vederlo come volete: “Che orrore! In che razza di paese accadono queste cose?” E qui succede, in questo paese chiamato “Repubblica Messicana”. E ciò che emerge dai media “che sostengono”, non è nemmeno una frazione dell’incubo che è stato imposto ai centroamericani al confine meridionale. Sì, anche ad africani, caraibici, asiatici… e messicani. Ditemi, come si fa a distinguere una persona chiapaneca da una guatemalteca, una honduregna o salvadoregna? Dal fatto che non hanno documenti? Dai, chiedete all’INEGI o all’INE quanti messicani non hanno documenti nel sud-est del Messico. Il fatto che cantino l’inno nazionale? Gli agenti della migrazione non lo conoscono e, sembra, neppure il supremo, per questo fa lo zerbino di Trump. L’altro che vuole intrufolarsi alla grande nel 2024, Marcelo Ebrard, afferma che viene applicata la legge, ma nessuna legge afferma che “tutte le persone che sono basse, di carnagione scura, non parlino spagnolo o lo parlino con un accento, saranno arrestate o che gli sarà richiesto di presentare documenti comprovanti la loro cittadinanza messicana; Le detenzioni possono essere eseguite da militari, polizia (compresa la polizia stradale) o agenti della polizia migratoria e non sono necessari traduzioni, difesa dei diritti umani o altro ostacolo che impedisca al supremo di rispettare la quota di detenzioni concordate con l’amico Donald Trump“. Ok, non credete alla cattiva televisione, controllate la stampa “impegnata nella causa della 4T”. Ok? Ora provate a “sfumare” l’incubo.

– I modi e i toni servili e striscianti di fronte al governo degli Stati Uniti. Questo sarà discusso più avanti, ma, scusate, non ricordo un governo federale che si sia comportato pubblicamente in modo così indegno con un governo straniero. Il supremo ha l’approvazione di una consultazione per alzata di mano in un luogo in cui ha distribuito aiuti? Beh, se questo è il suo argomento per “spiegare”, buona fortuna.

– La sconfitta del secolarismo. Dal momento in cui il Salinas cattivo, Carlos Salinas de Gortari, d’accordo con l’alto clero cattolico, aprì le porte alla religione per muovere i suoi primi passi negli affari dello Stato, diventando lo zerbino di Zedillo, le genuflessioni di Vicente Fox, il servo di Felipe Calderón e l’uso mediatico di Peña Nieto, la militanza religiosa dell’attuale supremo è indifendibile. Ed è qualcosa che quel che resta della Nazione dovrà pagare caro… e non in comode rate come nei magazzini Elektra.

– L’impulso e l’accelerazione dei megaprogetti e la distruzione dei territori dei popoli originari. L’argomento secondo cui sono opere già iniziate non ha retto per Texcoco. La denuncia e il discredito da parte del supremo dell’opposizione alla centrale termoelettrica di Morelos, è costata la vita al nostro compagno Samir Flores Soberanes. In termini di cronaca nera o “poliziesca” sulla stampa, questo si chiama “indicare la vittima”. Non importa cosa dicono e come vogliono giustificarsi, la sua morte ricade su di loro. Beh, sfumatura: il supremo non ha premuto il grilletto. Sì, neanche Trump.

– L’incoraggiamento dell’individualismo e il confronto con la comunità. Con l’argomento della “lotta alla corruzione” si intende che il sostegno (denaro, insomma) agli individui è più efficace. In primo luogo, se vi è corruzione nelle organizzazioni contadine, non governative, ecc., come minimo dovrebbero segnalare quale, quanta e dove. L’omissione è complicità (altrimenti chiedete alla Robles). Se non provano imbarazzo nell’accusa dal loro palco i media e i giornalisti “di non saper tenere un segreto”, allora devono dire chiaramente, per esempio, “la CIOAC all’indirizzo… – devono chiarire quale di tutte le CIOAC, quella degli assassini o le altre-, si sta intascando questi soldi. Basta, finita, che si tengano quel che si sono intascati, cancelliamo tutto e rifacciamo i conti”; o “nella scuola materna tal dei tali che si trova nel tal posto, mangiano i cornflakes e bevono i Lalas che erano per i marmocchi“; o “in quell’altra scuola materna ammettono bambini che sono il risultato del peccato carnale e della lussuria, e il Signore ha detto che non giacerai senza firmare un patto di non aggressione e di sensata freddezza (“matrimonio”, penso lo chiamino)”.

Nel caso del campo il problema non è solo che l’auto venga individualizzato. Ok, se i membri del gabinetto di campagna e gli assessori che li accompagnano non hanno immaginazione e possono solo scegliere tra la consegna a organizzazioni di gestione o all’individuo, è comprensibile, stanno al governo per qualcosa. Ma scegliere una banca come veicolo delle benedizioni della 4T! Il problema è che la forma scelta ha come beneficiario diretto il “coyote“, l’intermediario: Banco Azteca, del Gruppo Elektra, nel caso del programma “Sembrando Vida”.

Il supremo dichiara che 5.000,00 (cinquemila pesos messicani) saranno dati ai contadini che entreranno nel programma. Falso. All’agricoltore viene concesso un massimo di 4.500,00 (e in alcuni casi solo 4.000,00).

Il motivo, si dice, per cui vengono dati solo 4.500,00 pesos è che gli altri 500 vanno a un fondo di risparmio. Il destino di questo fondo di risparmio è incerto. Ai beneficiari viene detto che sono “per i vecchi”; o che sono per commercializzare legname e frutta. Vediamo: per il cedro e il mogano ci vogliono 30 anni perché diventino “commerciabili”, quindi vale la pena tagliarli e venderli, ma il sessennio termina entro 5 anni. Se l’aritmetica non mi tradisce, sono necessari altri 4 sessenni in modo che ciò che sarà seminato il prossimo anno (ora sono nella fase dei vivai), possa essere commerciabile. Si presume che nei prossimi 29 anni i beneficiari riceveranno quattromilacinquecento pesos al mese. Così, o viene data la garanzia che la tripliceo Bolsonaro-Macri-Moreno già in agguato per rilevare l’amministrazione della tempesta, si impegnerà a mantenere il programma; oppure è un programma transexenal che lega il sostegno ai contadini a un partito politico.

Il problema è che con questo movimento di denaro, la banca si tiene 500 pesos (e in alcuni casi anche mille pesos, con la scusa che l’agricoltore deve risparmiare) per ogni “seminatore di vita“. L’incaricata dal supremo di questo programma, parla di ben 230 mila “beneficiari”. Sarebbero 115 milioni di pesos al mese a disposizione della banca. Potete andare dal vostro commercialista a chiedergli cosa fanno le banche con i risparmi dei titolari del conto.

Ora, in alcuni settori di quest’istituzione “disinteressata” e “filantropica” che è il Banco Azteca, agli agricoltori viene detto che gli daranno solo 4.000,00 pesos, “così imparano a risparmiare”. Ammesso che tutti i beneficiari abbiano l’istinto al risparmio (così apprezzato nella cultura del denaro), sarebbero quindi 230 milioni di pesos al mese, per 12 mesi per 5 anni a partire da ottobre. Ma diciamo di no e che siano solo 115 milioni al mese (1.380 milioni di pesos all’anno, 6.900 milioni di pesos nel resto del sessennio che non sono sei anni). Se alla fine del sessennio e nelle elezioni presidenziali e legislative del 2024, dio non voglia, non dovesse esserci lo stesso supremo o un equivalente del partito ufficiale, il “beneficiario” diventerà un “danneggiato”: avrà 2 ettari e mezzo di terra inutili perché non avrà più i soldi per rimediare al fatto di aver perso i suoi animali (si deve usare pascolo), o la sua milpa (se in cambio di questa si seminano alberi di acahuales).

Inoltre, il supremo (con la benedizione dei suoi consiglieri “sfumati”) sta portando avanti una nuova “riforma agraria”, basata su quella avviata da Salinas el malo (CSG). La condizione, in una comunità di ejidos, affinché sia introdotto il progetto “Sembrando Lata” [storpiatura del progetto “Sembrando Vida” Seminando Vita, in Seminando Soldi – N.d.T.], è che gli “aventi diritto” (gli ejidatari con diritti agrari) cedano ai “richiedenti” due ettari ai quali hanno diritto. Ciò significa che la “nuova” riforma agraria 4T consiste nel togliere la terra a coloro che ne hanno meno e nel “distribuirla”. Naturalmente, oltre ad aver permesso una nuova forma di corruzione, ha diviso le comunità filo-partitiche fino ad arrivare alle famiglie, mettendo in conflitto i figli (“richiedenti”) con i propri genitori (“aventi diritto”), litigi che si intensificano raggiungendo persino minacce di morte.

Ne Los Altos del Chiapas, dove ci sono diversi siti e non si misurano gli ettari ma le “tareas”, la situazione sarebbe comica se non fosse tragica. Il contadino in quelle terre usa lo stesso appezzamento (“tarea”) per seminare mais, poi fagioli e anche le verdure. Inoltre, quasi nessuno utilizza tutti i 2 ettari, se seminassero quello che l’ideota del supremo vorrebbe, il loro piccolo pezzo di terra non sarebbe in grado di sopravvivere per 20 o 30 anni. Naturalmente, ciò che conta sono i soldi che l’agricoltore riceve mensilmente.

Ci sono altre storie a cui sicuramente non crederete perché avrete informazioni migliori. Per ora vi dirò solo: l’equazione che afferma “tanti soldi = tanti ettari seminati” è una bugia. I filo-partitici simulano la preparazione della terra, o “prestano” ettari quando arriva il delegato del supremo, o “pagano” il responsabile: “tu scrivi che sto facendo il vivaio e che ho i 2 ettari, io ti darò una parte dei 4.500 pesos”.

Eppure, centinaia di comunità rifiutano il programma perché, dicono testualmente, “non lavoreremo come pedine del governo. La terra è nostra e non del governo che si autoprocla proprietario terriero”. Beh, è certo che il supremo ha altri dati e noi stiamo solo in una piccola parte di un piccolo stato della repubblica, quindi seguiamo i soldi:

Secondo il sito web del Gruppo Elektra, in ogni magazzino c’è una filiale del Banco Azteca. In poche parole, il contadino va in banca a ritirare le sue elemosine, che non sono elemosine. Proprio lì una persona con una maglietta con il logo della banca e il governo della 4T, gli raccomanda forme di risparmio e assicurazioni: “Non si sa mai cosa può succedere. Ad esempio, potrebbero rubarle la moto… Come?! Non ha una moto? Non si preoccupi, è fortunato, ho sempre detto che le persone fortunate a volte non si rendono conto di ciò che hanno. Guardi, qui ne abbiamo una potente da 125 centimetri cubi, marca Italika (filiale del Gruppo Elektra), che può portarsi a casa anche subito. Sì, proprio adesso. E solo perché è lei, le regalo il casco. È single? Sì? Che strano, uno di bella presenza come lei… Beh, guardi, su questa moto un’altra persona ci sta molto comodamente. Vedrà che tutte le ragazze vorranno che le porti a fare una passeggiata. Guardi, è meglio comprare tutto il pacchetto, capisce? Evita gli imprevisti. Quindi, le consiglio di aprire il suo conto qui in banca, prendere l’assicurazione che le offrono (è obbligatoria per aprire il conto), acquistare la motocicletta a rate e assicurarla, nel caso venga rubata o si rovini. Così tornerà al villaggio in moto e con tutto e pure il casco“.

Tutto questo è reale. Un compagno zapatista ha accompagnato il cognato filo partitico ed ha verificato tutta la storia. Naturalmente, i nomi sono stati omessi per proteggere l’impunità… scusate, la presunzione di innocenza del governo supremo. E la moto? Bene, questo non lo sappiamo, perché il compa èa dovuto tornare con i mezzi pubblici, suo cognato ha speso ciò che gli restava della moto e dell’assicurazione in lattine di birra. Non ci stavano entrambi. O le lattine di birra o il compa. Hanno vinto le lattine. Il compagno zapatista è ritornato arrabbiato: “Altro che single, è sposato con mia sorella e stanno per avere il quarto figlio, ah, ma lascia che mia sorella lo scopra, allora sì che mio cognato avrà bisogno di un’assicurazione.”

I principali azionisti del gruppo Elektra sono: Hugo Salinas Price, Esther Pliego de Salinas e Ricardo B. Salinas Pliego (i primi due sono i genitori del terzo).

Il signor Hugo Salinas Pliego era un evasore fiscale confesso, anti-sciopero confesso e sponsor dichiarato di iniziative di estrema destra (come il MURO, braccio paramilitare di El Yunque), secondo il libro che ha scritto “I miei anni in Elektra” (editoriale Diana, 2000).

Nel libro si legge: “Drammaticamente, quando sussistono le migliori condizioni di vita, le persone hanno tempo e risorse per pensare di partecipare a rivolte e tumulti. Quando le cose si fanno difficili, alla gente importa di più mantenere ciò che hanno che fare casino.

Questo gruppo Elektra è stato scelto dal supremo per gestire le tessere della “politica sociale” del governo della 4T. Per di più, potete consultare l’articolo al riguardo di Álvaro Delgado apparso sulla rivista Proceso, edizione 2208, del 24 febbraio 2019. Ops! Avevo detto che non avrei fatto riferimento a quel settimanale eretico e demoniaco. Ok, ma potete fare come me, prendere il libro, credetemi, leggerlo fa venire i brividi. O parlare con Álvaro Delgado… ma fate attenzione che il supremo non lo scopra.

-*-

Una crisi complessa è in fase di gestazione. Quella che nei bunker del grande capitale si chiama “la tempesta perfetta”. La nave che chiamiamo “pianeta terra” viene praticamente smantellata e rimane a galla grazie alla stessa cosa che la devasta. Questo stupido circolo mortale di distruzione per ricostruire quanto distrutto, si nasconde dietro la falsa evidenza che si è insinuata nel senso comune. La credenza fondamentale nel potere individuale, nata da quando la storia ha riscritto il cammino dell’essere umano e ha costruito il mito dell’individuo capace di tutto.

Il “ma” che si nasconde dietro al mito dell’individualità esonera il sistema dalla sua responsabilità mortale. Gli umani, le civiltà, le lingue, le culture, le arti e le scienze muoiono digerite nello stomaco della macchina. Ma la responsabilità sistemica viene trasferita all’individuo. È l’individuo o l’individua ad essere vittima e contemporaneamente carnefice. La donna assassinata è responsabile dei colpi subiti, delle violazioni subite, della propria scomparsa e persino della propria morte. È una criminale per essere stata vittima di un crimine ed è criminale per aver protestato contro quel crimine. Lo stesso vale per i bambini, gli anziani, la differenza di genere, la cultura, la lingua, il colore, la razza.

Ma non fateci caso, meglio che chiediate consiglio al vostro economista preferito (se lavora per il governo, assicurategli che tutto sarà “off the record“): forse vi dirà che l’economia politica è una scienza, che risponde alle leggi, a cause ed effetti, che non dipende da volontarismi, dalle sclerate o dagli strilli dal pulpito. L’economia politica non partecipa ai sondaggi, non guarda le conferenze stampa mattutine. L’economia politica indica: se ci sono determinate condizioni (cause), si verificheranno determinati fenomeni (effetti). Dopo esservi annoiati con numeri e formule, chiedetevi: sta arrivando una crisi? Se l’economista tira fuori un ombrello – anche se siete in casa – e si scusa – l’economista, ovviamente – con un “non c’erano blindati”, allora avete diverse opzioni: o dichiarate solennemente che è una fake news, che è la mafia del potere, che sono gli Illuminati, che l’economista è conservatore, ecc.; o chiedete dove ha comprato l’ombrello e se c’è di colore lilla (ognuno ha i propri gusti); o abbracciate la religione più a portata di mano:

Oppure gli chiedete se ci sono soluzioni, vie d’uscita, rimedi.

L’economista vi risponderà con un sacco di formule e di cifre. Aspettate pazientemente che finisca e, invece di dirgli che non ha capito nulla, chiedetegli di riassumere la risposta, probabilmente vi risponderà “è molto difficile, si dovrebbe… (nuova valanga di formule e cifre)”.

O forse vi dirà semplicemente: “no, non in questo sistema”.

(continua… eh? o no? …ma se mi sono appena scaldato… davvero niente? vabbè… allora solo qualche appunto del gatto-cane e basta)

 

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Il SupGaleano che infila qualche frase del gatto-cane.

Messico, agosto 2019

 

Dal quaderno di appunti del Gatto-Cane:

– Il problema dei soldi è che… finiscono.

– Quando il diverso si incontra con l’ugualmente diverso ma in modo distinto, il diverso lo abbraccia e festeggia. Il diverso non vuole uno specchio, ma qualcosa di più complesso e umano: il rispetto.

– La natura è una parete elastica che moltiplica la velocità delle pietre che gli tiriamo. La morte non torna nelle stesse proporzioni, ma potenziata. C’è una guerra tra il sistema e la natura. Questo confronto non ammette sfumature né vigliaccherie. O si sta con il sistema o con la natura. O con la morte, o con la vita.

Miau-Guau.

Il Gatto-Cane, cambiando tattica, fa gli occhi languidi a una luna che non gli dà retta, la maledetta.

 

Traduzione a cura di 20ZLN

Testo originale: https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/08/15/sonata-para-violin-en-sol-menor-dinero/

 

Video:

 

https://youtu.be/2g2U9noUk_w

https://youtu.be/OU0LWxTs-0k

 

https://youtu.be/HMxJtMoTnx8

 

https://youtu.be/5d7_mBvCxJo

 

Read Full Post »

Zapatismo, un sogno che abbracci il mondo

Luis Hernández Navarro

Uno dopo l’altro, sia negli Altos che nella Zona Nord del Chiapas, si susseguono numerosi cartelloni con scritte colorate a mano fissati su assi di legno o sui tetti di lamiera corrosa dalla patina, alcuni di questi che raffigurano donne indigene con il paliacate sul volto, avvertono: Siete in territorio zapatista in ribellione. Qui comanda il Popolo ed il Governo obbedisce. Sono firmati dalle giunte di buon governo.

I cartelloni, in molti sensi simili a quelli impiegati sulle strade per dare il benvenuto ai viaggiatori in un’entità federativa, segnano i confini del territorio autogovernato dalle comunità zapatiste e la loro giurisdizione di fatto.

Come ha ricordato Raúl Romero nelle pagine di questo giornale (https://bit.ly/2NcJqgy), la loro origine risale a due momenti diversi. La formazione dei municipi autonomi ribelli zapatisti (Marez), nell’ambito dell’offensiva ribelle del dicembre 1994 contro la frode elettorale di Eduardo Robledo. E la fondazione nel 2003 delle prime cinque giunte di buon governo (caracoles) per esercitare nei fatti l’autonomia senza chiederne il permesso.

La novità in questo processo, come ha reso noto il subcomandante Moisés (https://chiapasbg.com/2019/08/19/ezln-16-caracoles/), è che in Chiapas si sono stabilite nuove linee di confine e nomenclature. I ribelli hanno appena annunciato di aver creato, a margine delle autorità governative, 11 nuovi centri di resistenza autonoma e ribellione zapatista (Crarez): sette di questi caracoles e quattro municipi autonomi. Dunque, in totale oggi esistono 43 centri zapatisti.

Parte di queste istanze di autogoverno in un primo tempo si sono insediate sulle migliaia di ettari occupati a partire dal 1994 e redistribuiti per la coltivazione a beneficio collettivo. Le loro competenze si differenziano per la complessità delle problematiche che ognuna di esse deve risolvere. Due libri decrivono questo processo. Quello di Paulina Fernández Christlieb, Justicia autónoma zapatista: zona selva tzeltal, (https://bit.ly/2Z9n8mp). E Luchas muy otras, de Bruno Baronnet, Mariana Mora e Richard Stahler-Sholk (https://bit.ly/2vGmGdu).

L’espansione dell’autonomia zapatista su nuovi territori smentisce le voci della presunta diserzione delle sue basi sociali come risultato dei programmi assistenziali quali Sembrando Vida o Jóvenes Construyendo el Futuro. Ovviamente, in un processo così controcorrente come questo, che loro portano avanti da 25 anni, ci sono simpatizzanti che si fanno da parte. Ma, il punto centrale per stimarlo è l’impulso e la tendenza generale che prosegue. La recente fondazione di altri 11 Crarez evidenzia che il magma insurrezionale non solo sopravvive, ma cresce in maniera esponenziale, mentre costruisce strade inedite di autonomia.

L’EZLN ha chiamato la sua nuova campagna Samir Flores Vive. Samir era il fabbro nahua, conduttore di Radio Amiltzinko e dirigente dell’Assemblea Permanente dei Popoli di Morelos, che si opponeva alla costruzione della centrale termoelettrica di Huexca. È stato assassinato il 20 febbraio scorso. Questo crimine non è ancora stato risolto.

La nuova campagna zapatista presenta grandi similitudini con le offensive precedenti. È stata processata e concordata (come fatto con la sollevazione armata) in molteplici assemblee comunitarie. Ha rotto l’accerchiamento del governo dispiegandosi come forza politico-sociale attraverso mobilitazioni pacifiche sui generis che hanno cambiato il terreno di confronto con lo Stato, portandolo sul terreno in cui le comunità sono più forti: quello della produzione e riproduzione della loro esistenza.

Invece di chiedere la solidarietà di alleati, amici e collettivi di lotta, invita a costruire con loro una nuova iniziativa politica. Al Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo propone di intraprendere un foro in Difesa del Territorio e della Madre Terra, capace di articolare una risposta ai megaprogetti e alla spoliazione, aperto a tutti coloro che lottano per la vita.

Esorta l’arcipelago filozapatista urbano a formare una Rete Internazionale di Resistenza e Ribellione non centralizzata, che lavori alla diffusione delle storie del basso e a sinistra. Annuncia riunioni bilaterali con gruppi, collettivi ed organizzazioni che operano nei loro luoghi. Propone ad intellettuali ed artisti di partecipare a festival, incontri, semenzai e feste.

Limitandosi ad essere anfitrioni, suggerisce ai genitori dei desaparecidos e dei carcerati, ed alle organizzazioni che lavorano con loro, a chi lotta per la diversità sessuale ed ai difensori dei diritti umani, di riunirsi nelle terre zapatiste per condividere incubi, dolori ed orizzonti. E, già in marcia, annuncia che le donne zapatiste convocheranno un nuovo incontro di donne che lottano, solo per le donne.

Come spiega il subcomandante Moisés, la creazione di spazi di autogoverno dei popoli zapatisti è il risultata del lavoro politico, principalmente di donne e giovani. Ma, anche, da quanto appreso da incontri e semenzai che, organizzati con la loro immaginazione, creatività e conoscenza, sono stati più universali, cioè, più umani. Hanno appreso, secondo le sue parole, che un sogno che non abbracci il mondo è un piccolo sogno.

Twitter: @lhan55

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/08/20/opinion/017a1pol

Read Full Post »

 

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE MESSICO. E abbiamo rotto l’accerchiamento.

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

17 AGOSTO 2019

AL POPOLO DEL MESSICO:

AI POPOLI DEL MONDO:

AL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO-CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO:

ALLE RETI D’APPOGGIO E RESISTENZA E RIBELLIONE:

FRATELLI, SORELLE E FRATELLEI:

COMPAGNE, COMPAGNI E COMPAGNEI:

 

Siamo a portarvi la nostra parola che è la stessa di prima, di oggi e di domani, perché è di resistenza e ribellione.

Nell’ottobre 2016, quasi tre anni fa, nel loro ventesimo anniversario i popoli fratelli organizzati nel Congresso Nazionale Indigeno, insieme all’EZLN, si sono impegnati a passare all’offensiva in difesa del territorio e della madre terra. Perseguiti dalle forze del malgoverno, da cacicchi, imprese straniere, criminali e leggi; contando morti, offese e prese in giro, noi popoli originari, noi guardiani della terra ci siamo accordati per passare all’offensiva ed estendere la parola e l’azione di resistenza e ribellione.

Con la formazione del Consiglio Indigeno di Governo e la designazione della sua portavoce, Marichuy, il Congresso Nazionale Indigeno si è dato il compito di portare a fratelli e sorelle della campagna e della città la parola di allerta e di organizzazione. Anche l’EZLN è passato all’offensiva nella sua lotta di parola, idea e organizzazione.

Ora è arrivato il momento di rendere conto al CNI-CIG e alla sua portavoce. I suoi popoli diranno se abbiamo mantenuto la parola. Ma non solo con loro, dobbiamo rendere conto alle organizzazioni, gruppi, collettivi e persone a livello individuale (specialmente della Sexta e delle Reti, ma non solo), che, in Messico e nel mondo, si preoccupano dei popoli zapatisti e, a loro tempo, geografia e modo, senza che conti la loro distanza in chilometri, senza che importino muri e frontiere, né i recinti che ci pongono, continuano con il cuore che palpita insieme al nostro. L’arrivo di un nuovo governo non ci ha ingannato. Sappiamo che il Potere non ha altra patria che il denaro, e comanda nel mondo e nella maggior parte delle tenute che chiamano «paesi».

Sappiamo anche che la ribellione è proibita, come sono proibite la dignità e la rabbia. Ma in tutto il mondo, nei suoi angoli più dimenticati e disprezzati, ci sono esseri umani che oppongono resistenza all’essere divorati dal sistema e non si arrendono, non si vendono e non zoppicano. Hanno molti colori, molte sono le loro bandiere, molte le lingue che li vestono, e gigantesche sono la sua resistenza e la sua ribellione.

Il Potere e i suoi capoccia hanno costruito muri, frontiere e recinti per cercare di contenere ciò che chiamano il cattivo esempio. Ma non ci riescono, perché la dignità, il coraggio, la rabbia, la ribellione non si possono fermare né rinchiudere. Sebbene si nascondano dietro ai loro muri, alle loro frontiere, ai loro recinti, ai loro eserciti e polizie, alle loro leggi e decreti, questa ribellione prima o poi chiederà loro il conto. E non ci sarà né perdono né oblio.

Sapevamo e sappiamo che la nostra libertà sarà soltanto opera di noi stessi, popoli originari. Col nuovo capoccia in Messico sono continuate anche la persecuzione e la morte: in appena pochi mesi, una decina di compagni militanti del Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo sono stati assassinati. Tra essi, un fratello molto rispettato dai popoli zapatisti: Samir Flores Soberanes, freddato dopo essere stato segnalato dal capoccia che, peraltro, procede con i megaprogetti neoliberali che fanno scomparire popoli interi, distruggono la natura, e convertono il sangue dei popoli originari in guadagno per i grandi capitali.

Perciò, in onore delle sorelle e fratelli che sono morti, sono perseguitati, e sono scomparsi o in carcere, abbiamo deciso di nominare «SAMIR FLORES VIVE» la campagna zapatista che oggi culmina e rendiamo pubblica.

Dopo anni di lavoro silenzioso, nonostante l’accerchiamento, nonostante le campagne di menzogne, nonostante le diffamazioni, nonostante i pattugliamenti militari, nonostante la Guardia Nazionale, nonostante le campagne controinsurrezionali travestite da programmi sociali, nonostante l’oblio e il disprezzo, siamo cresciuti e ci siamo fatti più forti.

E abbiamo rotto l’accerchiamento.

Siamo usciti senza chiedere permesso e ora siamo di nuovo con voi, sorelle e fratelli e sorellei, compagni, compagne e compagnei. L’accerchiamento governativo è rimasto indietro, non è servito e non servirà mai. Seguiamo cammini e rotte che non esistono nelle mappe né nei satelliti, e che si trovano solo nel pensiero dei nostri avi.

Con noi zapatiste e zapatisti, nei nostri cuori ha camminato anche la parola, la storia e l’esempio dei nostri popoli, dei nostri bambini, anziani, uomini e donne. Fuori abbiamo trovato casa, alimento, udito e parola. Ci intendiamo come solo si intendono tra sé coloro che condividono non solo il dolore, ma anche la storia, l’indignazione, la rabbia.

Comprendiamo, così, non soltanto che i recinti e i muri servono soltanto a dare morte, ma anche che la compravendita di coscienze dei governi è sempre più inutile. Non ingannano più, non convincono più: ormai si ossidano, si rompono, falliscono.

E così siamo usciti. Il Potere è rimasto indietro, pensando che il suo accerchiamento ci mantenesse accerchiati. Da lontano abbiamo visto le sue spalle: Guardie Nazionali, soldati, poliziotti, progetti, aiuti e menzogne. Siamo andati e tornati, siamo entrati e usciti, 10, 100, 1000 volte lo abbiamo fatto e il Potere vigilava senza vederci, confidando nella paura che infondeva la sua stessa paura.

Gli assedianti sono rimasti come una macchia di sporco, accerchiati essi stessi in un territorio ora più esteso, un territorio che contagia nella ribellione.

Fratelli e sorelle, compagne e compagni:

Ci presentiamo a voi con nuovi Caracoles e ulteriori municipi autonomi ribelli zapatisti in nuove zone del sudest messicano.

Ora avremo anche dei Centri di Resistenza Autonoma e Ribellione Zapatista. Nella maggior parte dei casi, questi centri saranno anche sede di caracoles, Giunte di Buon Governo e Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti (Marez).

Sebbene lentamente, com’è giusto che sia in base al loro nome, i 5 caracoles originali si sono riprodotti dopo 15 anni di lavoro politico e organizzativo, e i MAREZ e le loro Giunte di Buon Governo hanno dovuto anch’essi figliare e far crescere i figli. Ora saranno 12 caracoles con le loro Giunte di Buon Governo.

Questa crescita esponenziale, che oggi ci permette di uscire nuovamente dall’accerchiamento, si deve fondamentalmente a due cose:

Una, e la più importante, è il lavoro politico organizzativo e l’esempio di donne, uomini, bambini e anziani basi d’appoggio zapatiste. In maniera eminente, le donne e i giovani zapatisti. Compagne di tutte le età si sono mobilitate per parlare con altre sorelle con o senza organizzazione. I giovani zapatisti, senza abbandonare i propri gusti e i propri aneliti, hanno appreso dalle scienze e dalle arti, e così hanno contagiato sempre più giovani. La maggior parte di questa gioventù, principalmente donne, assumono incarichi e li impregnano della loro creatività, del loro ingegno e della loro intelligenza. Cosicché, possiamo dire senza pena e con orgoglio che le donne zapatiste non vanno soltanto avanti per segnalarci il cammino e non farci perdere come l’uccello Pujuy* (*Il succiacapre, insettivoro notturno che compare in una leggenda maya come antagonista del pavone, e che ha l’abitudine di posarsi sulla strada, N.d.T.): ma anche ai lati perché non deragliamo, e dietro affinché non retrocediamo.

L’altra è la politica governativa che distrugge la comunità e la natura, in particolare quella dell’attuale governo autodenominato «Quarta Trasformazione». Le comunità tradizionalmente affiliate ai partiti sono state colpite dal disprezzo, dal razzismo e dalla voracità dell’attuale governo, e sono passate alla ribellione aperta o nascosta. Chi pensava, con la sua politica controinsurrezionale di elemosine, di dividere lo zapatismo e di comprare la lealtà dei non-zapatisti, alimentando il confronto e lo scoramento, ha dato gli argomenti che mancavano a convincere tali fratelli e sorelle sulla necessità di difendere la terra e la natura.

Il malgoverno pensava e pensa che ciò che la gente attende e di cui necessita sono elemosine monetarie.

Ora, i popoli zapatisti e molti popoli non zapatisti, così come i popoli fratelli del CNI nel sudest messicano e in tutto il paese, gli rispondono e dimostrano che è in errore.

Comprendiamo che l’attuale capoccia si è formato nel PRI e nella concezione «indigenista» secondo cui gli originari aspirano a vendere la propria dignità e smettere d’essere ciò che sono, e che l’indigeno è un articolo da museo, artigianato multicolore affinché il potente occulti il grigio del proprio cuore. Da cui la sua preoccupazione che i suoi muri-treni (quello dell’Istmo e l’erroneamente chiamato «Maya») incorporino al paesaggio le rovine di una civiltà, per il diletto del turista.

Ma noi originari siamo vivi e ribelli e stiamo resistendo; e il capoccia ora pretende di riproporre uno dei suoi caporali, un avvocato che in qualche tempo fu indigeno, e che ora, come per tutta la storia mondiale, si dedica a dividere, perseguitare e manipolare chi in qualche tempo è stato un suo simile. Il titolare dell’INPI si ripulisce la coscienza tutte le mattine con la pietra pomice, per eliminare ogni traccia di dignità. Egli pensa che così gli si sbianchi la pelle, e il suo ragionare è quello di chi lo comanda. Il capoccia si congratula con lui e con se stesso: non c’è niente di meglio, per cercare di controllare i ribelli, di un pentito convertito, per soldi, in burattino dell’oppressore.

-*-

Durante questi 25 e più anni abbiamo imparato.

Al posto di fare la scalata degli incarichi di malgoverno o di convertirci in una brutta copia di chi ci umilia e opprime, la nostra intelligenza e il nostro sapere si sono dedicati alla nostra stessa crescita e forza.

Grazie alle sorelle, fratelli e fratellei del Messico e del mondo che hanno partecipato agli incontri e semenzai che abbiamo convocato nel tempo, la nostra immaginazione e creatività, così come la nostra conoscenza, si sono aperte e si sono fatte più universali, cioè più umane. Abbiamo appreso a guardare, ascoltare e parlare con l’altro senza prenderci gioco, senza condannare, senza etichette. Abbiamo appreso che un sogno che non abbracci il mondo intero è un sogno piccolo.

Ciò che si rende noto ora ed è pubblico, è stato un lungo processo di riflessione e ricerca. Migliaia di assemblee comunitarie zapatiste, nelle montagne del sudest messicano, hanno pensato e ricercato strade, modi, tempi. Sfidando il disprezzo del potente, che ci taccia d’ignoranti e tonti, abbiamo usato l’intelligenza, la conoscenza e l’immaginazione.

Nominiamo qui i nuovi Centri di Resistenza Autonoma e Ribellione Zapatista (CRAREZ). Sono 11 Centri nuovi, più i cinque caracoles originari: 16. Oltre ai municipi autonomi originari, che sono 27, in totale i centri zapatisti sono 43.

Nome e ubicazione dei nuovi Caracoles e Marez:

 

1.-Nuovo Caracol, il suo nome: Colectivo el corazón de semillas rebeldes, memoria del Compañero Galeano. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Pasos de la historia, por la vida de la humanidad. La sua sede è La Unión. Terra recuperata. A fianco dell’ejido San Quintín, dove c’è la guarnigione dell’esercito del malgoverno. Municipio ufficiale Ocosingo.

2.-Nuovo Municipio Autonomo, si chiama: Esperanza de la Humanidad; la sua sede è nell’ejido Santa María. Municipio ufficiale di Chicomuselo.

3.-Altro Nuovo Municipio Autonomo, si chiama: Ernesto Che Guevara. La sua sede è a El Belén. Municipio ufficiale di Motozintla.

4.-Nuovo Caracol, il suo nome: Espiral digno tejiendo los colores de la humanidad en memoria de l@s caídos. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Semilla que florece con la conciencia de l@s que luchan por siempre.  La sua sede è a Tulan Ka’u, terra recuperata. Municipio ufficiale di Amatenango del Valle.

5.-Altro Caracol Nuovo. Il suo nome è: Floreciendo la semilla rebelde. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Nuevo amanecer en resistencia y rebeldía por la vida y la humanidad. La sua sede è nel Poblado Patria Nueva, terra recuperata. Municipio ufficiale di Ocosingo.

6.-Nuovo Municipio Autonomo, si chiama: Sembrando conciencia para cosechar revoluciones por la vida. La sua sede è a Tulan Ka’u. Terra recuperata. Municipio ufficiale di Amatenango del Valle.

7.-Nuovo Caracol. Il suo nome è: En Honor a la memoria del Compañero Manuel. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: El pensamiento rebelde de los pueblos originarios. La sua sede è a Dolores Hidalgo. Terra recuperata. Municipio ufficiale di Ocosingo.

8.-Altro Nuovo Caracol. Il suo nome è: Resistencia y Rebeldía un Nuevo Horizonte. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: La luz que resplandece al mundo. La sua sede è nel Poblado Nuevo Jerusalén. Terra recuperata. Municipio ufficiale di Ocosingo.

9.-Nuovo Caracol, si chiama: Raíz de las Resistencias y Rebeldías por la humanidad. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Corazón de nuestras vidas para el nuevo futuro. La sua sede è nell’ejido Jolj’a. Municipio ufficiale di Tila.

10.-Nuovo Municipio Autónomo, si chiama: 21 de Diciembre. La sua sede è alla Ranchería K’anal Hulub. Municipio ufficiale di Chilón.

11.-Nuovo Caracol, si chiama: Jacinto Canek. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Flor de nuestra palabra y luz de nuestros pueblos que refleja para todos. La sua sede è nella Comunidad del CIDECI-Unitierra. Municipio ufficiale di San Cristóbal de las Casas.

 

Approfittiamo per invitare la Sexta, le Reti, il CNI e le persone oneste affinché vengano e, insieme ai popoli zapatisti, partecipino alla costruzione dei CRAREZ, sia ottenendo materiali e sostegno economico, sia martellando, tagliando, caricando, orientando e convivendo con noi. O nella forma e nel modo che parrà loro conveniente. Nei prossimi giorni renderemo pubblico uno scritto in cui spieghiamo come, quando e dove si possono registrare per partecipare.

-*-

Fratelli e sorelle, compagne e compagni:

Convochiamo il CNI-CIG per incontrarci e conoscere il lavoro su cui ci siamo impegnati, condividere i problemi, le difficoltà, gli affanni, gli scoramenti, ma anche i semi che servano a raccogliere il meglio della lotta, e i semi che invece non danno buoni frutti, e che ci portano da tutt’altra parte, affinché lo evitiamo. Incontrarci con coloro che realmente ci stanno dando dentro nell’organizzare la lotta: incontriamoci per discutere dei buoni frutti e anche dei cattivi. In concreto vi proponiamo la realizzazione congiunta, in uno dei Caracoles, di ciò che potrebbe chiamarsi FORO IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA MADRE TERRA, o come vi potrà sembrare meglio, aperto a tutte le persone, i gruppi, i collettivi e le organizzazioni che si impegnano in questa lotta per la vita. La data che vi proponiamo è nel mese di ottobre 2019, nei giorni che ritenete più convenienti. Allo stesso tempo, vi offriamo uno dei Caracoles per fare la riunione o assemblea del CNI-CIG, nella data che vi risulti più idonea.

Convochiamo LA SEXTA E LE RETI a iniziare già l’analisi e la discussione per la formazione di una Rete Internazionale di Resistenza e Ribellione, Polo, Nucleo, Federazione, Confederazione o quel che è, basata sull’indipendenza e autonomia di chi ne faccia parte, rinunciando esplicitamente a egemonizzare e omogeneizzare, nella quale la solidarietà e il mutuo sostegno siano incondizionati, si condividano le esperienze positive e negative della lotta di ciascuno, e si lavori alla diffusione delle storie in basso e a sinistra.

A tal fine, come zapatisti che siamo, convocheremo riunioni bilaterali con i gruppi, collettivi e organizzazioni che stanno lavorando nelle proprie geografie. Non faremo grandi riunioni. Nei prossimi giorni renderemo noto come, quando e dove si terranno queste riunioni bilaterali che vi proponiamo. Chiaro, a chi accetterà di farle, e tenendo in considerazione i vostri calendari e geografie.

Inviteremo CHI FA DELL’ARTE, LA SCIENZA E IL PENSIERO CRITICO LA PROPRIA VOCAZIONE E VITA a festival, incontri, semenzai, feste, scambi, o quel che saranno queste condivisioni. Faremo sapere come, quando e dove si potrebbero fare. Ciò include il CompArte e il Festival di Cinema “Puy ta Cuxlejaltic”, ma non solo. Pensiamo di fare CompArtes speciali per ciascuna Arte. Per esempio: Teatro, Danza, Arti Plastiche, Letteratura, Musica, eccetera. Si farà un’altra edizione del ConCiencias, magari iniziando dalle Scienze Sociali. Si realizzeranno semenzai di Pensiero Critico, magari cominciando col tema della Tormenta.

E, SPECIALMENTE, CHI CAMMINA CON DOLORE E RABBIA, CON RESISTENZA E RIBELLIONE, ED È PERSEGUITATOA:

Convocheremo incontri di familiari di assassinatei, scomparsei e incarceratei, così come organizzazioni, gruppi e collettivi che accompagnano il loro dolore, la loro rabbia e la loro ricerca di verità e giustizia. Avrà come unico obiettivo la conoscenza reciproca e lo scambio non solo dei dolori, ma anche e soprattutto delle loro esperienze in questa ricerca. Come popoli zapatisti ci limiteremo a essere anfitrioni.

Le compagne zapatiste convocheranno un nuovo Incontro di Donne che lottano, nei tempi, luoghi e modalità che decideranno, e vi faranno sapere quando e attraverso il mezzo di loro scelta. Vi avvisiamo fin da subito che sarà solo per donne, perciò non si possono rendere noti altri dati finché esse non lo diranno.

Vedremo se c’è il modo di realizzare una riunione di altrei, con l’obiettivo di condividere, oltre ai loro dolori, le ingiustizie, persecuzioni e altre fregature che subiscono, le loro forme di lotta e la loro forza. Come popoli zapatisti ci limiteremo a essere anfitrioni.

Vedremo se è possibile un incontro di gruppi, collettivi e organizzazioni in difesa dei Diritti Umani, nella forma e modalità che decideranno. Come popoli zapatisti ci limiteremo a essere anfitrioni.

-*-

Compagni e compagne, sorelle e fratelli

Qui stiamo, siamo zapatisti. Affinché ci vedessero, ci siamo coperti il volto; affinché ci nominassero, abbiamo negato il nostro nome; scommettiamo il presente per avere futuro, e per vivere, moriamo. Siamo zapatisti, in maggioranza indigeni di stirpe maya, e non ci vendiamo, non ci arrendiamo e non zoppichiamo.

Siamo ribellione e resistenza. Siamo una delle tante mazze che romperanno i muri, uno dei tanti venti che spazzeranno la terra, e uno dei tanti semi dai quali nasceranno altri mondi.

Siamo l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Dalle montagne del Sudest Messicano
A nome degli uomini, delle donne, dei bambini e degli anziani basi d’appoggio zapatiste e del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Subcomandante Insurgente Moisés
Messico, Agosto 2019

 

Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/08/17/comunicado-del-ccri-cg-del-ezln-y-rompimos-el-cerco-subcomandante-insurgente-moises/

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: