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Archive for the ‘Senza Categoria’ Category

Ayotzinapa, identificati i frammenti ossei di uno dei 43 studenti desaparecidos

di Christian Peverieri8 luglio 2020

Christian Alfonso Rodriguez Telumbre, uno dei 43 normalistas vittima di sparizione forzata la notte tra il 26 e il 27 settembre 2014, è stato identificato: appartengono a lui i frammenti ossei ritrovati nella Barranca de la Carnicería nel novembre scorso dall’equipe della Fiscalía General de la República (FGR), coadiuvata dall’Equipo Argentino de Antropología Forense (EAAF) e dai rappresentanti dei genitori del Centro Prodh e di Tlachinollan.

L’annuncio è stato dato martedì sera da Omar Gómez Trejo, giudice speciale del caso Ayotzinapa, che ha spiegato come è avvenuto il ritrovamento dei frammenti ossei e il percorso effettuato per arrivare a questa conclusione. Tra il 20 e il 28 novembre scorso, l’equipe speciale della FGR che indaga sul caso, accompagnata dalla EAAF e dai rappresentanti dei genitori, grazie a nuove informazioni ricevute, ha effettuato un nuovo sopralluogo nella Barranca de la Carnicería, un luogo isolato a soli 800 metri dalla tristemente famosa discarica di Cocula.

La Barranca de la Carnicería era già stata setacciata nel 2014 senza che fosse rinvenuto niente. A distanza di cinque anni invece sono numerosi i frammenti ossei ritrovati, addirittura un centinaio. Di questi ritrovamenti non tutti hanno potuto essere sottoposti ad analisi per il deterioramento subito. I pochi frammenti utilizzabili per le analisi, quindici, sono stati inviati poi all’Università di Innsbruck che ha provveduto a una approfondita indagine scientifica. Il risultato su uno di questi campioni (corrispondente a un osso della gamba) è risultato positivo e ha confermato che appartengono al giovane ragazzo nativo di Tixtla. Tutto il percorso, dal ritrovamento, al viaggio in Europa, alle analisi, sono state condotte con il supporto e l’accompagnamento della EAAF e dei rappresentanti dei genitori del Centro Prodh e di Tlachinollan. 

La EAAF dopo aver confermato i risultati del laboratorio austriaco, successivamente «ha formulato un’opinione genetica supplementare, con ulteriori calcoli statistici sulla probabilità di parentela e genetica della popolazione che produce un tasso di parentela superiore al 99,99%, tenendo conto delle variabili statistiche applicabili a questo caso» che di fatto danno la certezza dell’appartenenza dei frammenti ossei al normalista Christian. 

In conferenza stampa, Omar Gómez Trejo ha annunciato che nelle prossime settimane e mesi sono attesi ulteriori risultati dagli altri frammenti ossei sottoposti ad analisi e ha sottolineato, come fatto la settimana scorsa dal presidente della FGR Alejandro Gertz Moreno, che questa amministrazione ha rotto il patto di impunità che vigeva mettendo in risalto la responsabilità della precedente amministrazione di Enrique Peña Nieto. Per la FGR con questi nuovi avanzamenti nelle indagini viene ristabilito il diritto alla verità e alla giustizia. Video conferenza stampa https://youtu.be/6QtZKM6NVFU

Per i genitori di Christian e degli altri 42 ragazzi scomparsi hanno parlato, come succede abitualmente, gli avvocati del Centro Prodh: «data l’identificazione genetica di Christian Alfonso Rodriguez Telumbre, effettuata dall’Università di Innsbruck e verificata dalla EAAF, ribadiamo la nostra solidarietà e affetto per la sua famiglia e chiamiamo a rispettarla in questo momento difficile. L’identificazione conferma che la verdad histórica era una fabbricazione che violava il diritto alla verità. Di fronte a questo, riconosciamo il lavoro etico e professionale svolto da EAAF, GIEI, CIDH, ONUDH Mexico, IMU e COVAJ. Le famiglie hanno detto che accetteranno la verità tanto dolorosa fintanto che sarà stata sostenuta da prove scientifiche; questa identificazione conferma che ci sono ancora innumerevoli aspetti da chiarire. Le indagini devono continuare fino a quando non chiariamo pienamente ciò che è accaduto, punire sia i responsabili della scomparsa sia i responsabili della manipolazione. Le famiglie dei 43 ragazzi e delle migliaia di famiglie con persone scomparse hanno diritto alla verità. L’identificazione di Christian mostra l’importanza di promuovere straordinari meccanismi di identificazione forense, con accompagnamento internazionale».

L’identificazione dei frammenti ossei del giovane “ayotzinapo” lascia aperti però ancora molti interrogativi. Primo tra tutti come sia stato possibile il ritrovamento a cinque anni dai fatti in un luogo che comunque era già stato perlustrato nel 2014 senza che fosse stato trovato nulla di pertinente al caso. Sebbene sia lodevole l’impegno profuso dalle autorità per la ricerca dei ragazzi e per arrivare alla verità tuttavia le recenti novità non hanno risposto a tali dubbi lasciando aperto il campo a numerose ipotesi sul perché quei frammenti siano stati ritrovati dopo così tanto tempo.

È innegabile tuttavia che l’identificazione di Christian sia uno spartiacque fondamentale nel cammino verso la verità e la giustizia, l’ennesima prova che rompe definitivamente con la cosiddetta “verdad histórica” con la quale per anni le autorità messicane hanno cercato di occultare le proprie responsabilità nell’agguato ai normalistas e nella successiva sparizione forzata dei 43 studenti.

A tutti noi che da anni accompagniamo i genitori in questa battaglia per la dignità contro uno dei più spregevoli crimini di cui istituzioni ignobili possano rendersi complici e responsabili, non resta che stringerci silenziosamente attorno alla famiglia di Christian in questo difficile momento, con la consapevolezza che qualsiasi altra notizia d’ora in avanti sarà senza più confortante dell’oblio a cui sono stati costretti a convivere da anni i genitori e i familiari dei ragazzi scomparsi.

Chi era Christian Alfonso Rodriguez Telumbre

Il Superman ballerino (Tratto da Centro Prodh)

Di Patricia Sotelo

Christian è l’unico figlio maschio di Clemente Rodriíguez e Luz María Telumbre e ha tre sorelle che anelano il suo ritorno. È cresciuto nel quartiere di Santiago, a Tixtla, Guerrero e aveva 16 anni quando è sparito.

Alto, moro e con occhi scuri, Christian sogna di studiare per costruirsi un futuro e aiutare la sua famiglia. Ma ciò che più di tutto lo entusiasma è la danza folclorica che pratica fin da quando era bambino. Nella sala della Casa de Cultura de Tixtla dove provava, mancano i colpi di tacco degli stivali bianchi di Christian sul pavimento di legno.

Ballava nel gruppo di danza folclorica Xochiquetzal e i suoi compagni di ballo lo ricordano quando arrivava alle prove mangiando un elote e con il suo zainetto beige con gli spallacci lunghi che gli attraversavano il petto. Lì metteva i suoi stivali da ballo. Lo chiamavano Clark, soprannome guadagnato per i suoi occhiali neri con montatura grossa simili a quelli del giornalista che si trasformava in Superman, Clark Kent. 

I suoi amici della preparatoria 29 lo chiamano “Soncho” o “Sonchito” e nella scuola normal rural di Ayotzinapa lo conoscono come “Hugo” dal momento che gli piace usare la tshirt della marca Hugo Boss. Si è diplomato con una media di 8,74 e i suoi maestri lo ricordano come un alunno serio e rispettoso. 

È entrato ad Ayotzinapa perché non aveva altra scelta, visto che in realtà desiderava diventare veterinario o insegnante di sostegno ma la sua famiglia non aveva i mezzi per sostenere queste carriere. Nella sala dove Christian praticava la danza regionale ci sono ancora i suoi stivali bianchi, con i quali era solito provare. Il suo maestro li tiene per quando ritornerà a calpestare il pavimento con l’entusiasmo di un gran ballo.

** Pic Credit: Octavio Gómez

https://www.globalproject.info/it/mondi/ayotzinapa-identificati-i-frammenti-ossei-di-uno-dei-43-studenti-desaparecidos/22898

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#20ZLN

3182. Un viaggio nel Messico delle migrazioni e del primo anno di governo AMLO

3182 sono i chilometri che separano il sud dal nord del Messico. Tapachula e Tijuana sono l’inizio e la fine del sogno americano per i migranti. 3182 è un diario di viaggio del collettivo #20ZLN fatto di voci e volti che cercano di raccontare le complessità e gli squilibri tra stato, politica, economia legale e illegale. Sono chilometri di contraddizioni, oppressioni, resistenze, speranze e costruzione di qualcosa di diverso.

Grazie a Desinformémonos il 21 giugno è stata diffusa la “prima” del documentario “3182. Un viaggio nel Messico delle migrazioni e del primo anno di governo AMLO”.

Qui il link per riguardarlo

https://www.youtube.com/watch?v=bNUV-DwkEVI&t=17s&fbclid=IwAR3-QgH91q_LsiDt0FQifoL_Gzq0oYauQVHbxQ8ifsm2OvO7u9O-G0gEr-0

https://www.youtube.com/user/desinformemonos

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Frayba: Monitoraggio tra le comunità indigene dell’emergenza sanitaria da SARS-COV-2

Nelle ultime settimane diverse organizzazioni della società civile hanno unito gli sforzi realizzare un monitoraggio nelle comunità indigene ed equiparabili con le quali lavorano su diverse tematiche. Questo monitoraggio ha lo scopo di identificare le condizioni di vita durante la pandemia e le ripercussioni da fattori interni ed esterni, per coordinare azioni di appoggio e solidarietà.

Questo lavoro non ha la pretesa di essere una prova statistica della situazione nelle comunità indigene, tuttavia riteniamo che per l’importanza analitica delle informazioni raccolte, questo rapporto fornisce alcune chiavi per comprendere il contesto in cui si sta vivendo la pandemia nelle comunità indigene ed equiparabili. 

QUI la versione scaricabile in PDF Primer-informe-del-monitoreo-a-comunidades-indigenas-y-equiparables-ante-la-emergencia-sanitaria-por-el-virus-SARS-COV-21

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Le Forze Armate messicane in funzione di ordine pubblico, gestione e controllo del paese.

COOPERAZIONE REBELDE NAPOLI·- 14 maggio 2020·

Felipe Calderón, una volta usurpata la presidenza della Repubblica Messicana mediante la frode elettorale del 2006, rafforzò il suo potere utilizzando le forze armate con funzioni di polizia e di pubblica sicurezza e nella famosa “guerra al narcotraffico” diede la possibilità alle forze armate di effettuare decine di assassini indiscriminati ad uso dei cartelli di cui erano riferimento in ognuno degli stati della Federazione. Con la scusa della guerra al narcotraffico si diede la possibilità di fare decine di assassini e sparizione di attivisti sociali e oppositori delle politiche governative. Calderón contravvenne a quanto stabilito dalla Costituzione degli Stati Uniti Messicani che stabilisce che in tempi di pace i militari devono rimanere nelle loro caserme.

Peña Nieto ha continuato con questa flagrante violazione costituzionale con il suo tentativo di utilizzare le forze armate ed ha cercato di consentirne promulgando la Legge sulla Sicurezza Interna, ma la Corte Suprema di Giustizia (SCJN) la definì incostituzionale e quindi anche questo tentativo fallì.

Nei fatti, la militarizzazione è continuata ed ha provocato, in entrambi i sessenni (ogni mandato presidenziale dura sei anni), gravi e ripetute violazioni dei diritti umani da parte delle forze armate che più che risolvere ha aggravato il tema della sicurezza pubblica.

Durante questi due sessenni Andrés Manuel López Obrador, stando all’opposizione, ha ripetutamente dichiarato che le forze armate non erano predisposte per le funzioni di pubblica sicurezza ed ha sempre dichiarato che il contrasto alla criminalità doveva concentrarsi più che sull’uso della forza sul contrasto alle ragioni che la causavano: povertà, mancanza di opportunità di sviluppo, istruzione ecc.

Ancora di più durante la sua campagna elettorare del 2018 ha promesso al popolo che se fosse approdato alla presidenza, i militari sarebbero tornati nelle caserme, perché con le misure che avrebbe preso non sarebbe stato più necessaria la loro presenza nelle strade.

Uno degli slogan della campagna elettorale, in linea con la sua linea di critica alla militarizzazione degli anni passati all’opposizione fu “abrazos y no balazos” (abbracci e non pallottole). Il nuovo mantra ora è “El Ejército es bueno, porque el Ejército es pueblo” (L’Esercito è buono perchè l’Esercito è popolo).

Tutte le promesse della campagna elettorale sono state presto tradite e anzi velocemente ha provveduto alla creazione della Guardia Nazionale, una forza militare incaricata delle attività di pubblica sicurezza sostituendo in questo la Polizia Federale, più volte segnata dalla corruzione e dal malaffare ma da cui sono stati reclutati molti membri della nuova forza militare che nelle sue file conta anche moltissimi ex militari.

Come per i sessenni precedenti questa strategia di contrasto non ha funzionato e la violenza criminale continua a crescere senza controllo. Ora ancora una volta, proprio come Calderon e Peña Nieto, AMLO scommette sull’intervento dell’esercito per riempire i vuoti di potere che stanno segnando la sua incapacità come Presidente della Repubblica.

Approfittando della situazione di emergenza sanitaria che attraversa il paese e sapendo che non ci sarà una efficacia resistenza, ha emesso un decreto per utilizzare l’Esercito e la Guardia Nazionale in maniera congiunta per svolgere funzioni di polizia durante tutto il tempo del suo sessennio.

L’aumento del peso dei militari in questo periodo di presidenza di AMLO non si è limitato solo alla sicurezza. Negli ultimi due anni i militari hanno assunto incarichi che vanno dalla distribuzione di medicinali alla vigilanza di oleodotti della Pemex (la compagnia petrolifera messicana), alla lotta contro l’invasione delle alghe sulle coste o alla gestione dei soldi di alcuni “programmi sociali”. Nella stessa data di emanazione del decreto la Secretaria de Defensa (Sedena) ha iniziato la costruzione di 26 succursali del banco sociale del Governo che gestisce gli aiuti. In totale si costruiranno 1350 sedi bancarie per un investimento di circa 3000 milioni di pesos (all’incirca 60 miliardi di euro).

Ma la ciliegina sulla torta si è avuta nello scorso marzo con la conferma che la costruzione e la gestione del nuovo aeroporto di Città del Messico ricadrà in mani militari. L’Esercito non solo costruirà il terminal ma si occuperà delle operazioni civili e commerciali mediante una società la cui direzione sarà tenuta da militari. Per completare il processo di militarizzazione in atto nella società messicana l’Esercito aiuterà nella costruzione di due rami del Tren Maya, l’opera pubblica bandiera di questa presidenza insieme al nuovo aeroporto.

Ora appare più chiaro cosa intendeva quando ha detto che la pandemia del Covid-19 fasciava come un anello al dito per consolidare il suo processo della 4° Trasformazione.

Con questo continua il processo di imposizione dei progetti di spoliazione e devastazione dei territorio, anche il progressista AMLO, con le buone o con le cattive si mette al servizio del neoliberismo.

Di seguito un estratto del testo pubblicato sul Diario Ufficiale della Repubblica, la nostra Gazzetta Ufficiale, in cui Andrés Manuel López Obrador ad un anno dalla costituzione della Guardia Nazionale fa un ulteriore passo verso una completa militarizzazione per poter rispondere alla resistenza contro i mega progetti come il Tren Maya, il Corridoio Transistimico, le Miniere a cielo aperto e le coltivazioni intensive che distruggono molti territori da nord a sud del Messico.

ACCORDO

PRIMO. Si ordina alle Forze Armate di partecipare in maniera straordinaria, regolata, controllata, subordinata e complementare con la Guardia Nazionale alle funzioni di pubblica sicurezza che sono in carico di quest’ultima, durante il tempo in cui questa istituzione di polizia sviluppa la sua struttura, capacità e strutturazione territoriale, senza che tale partecipazione superi cinque anni a decorrere dall’entrata in vigore del decreto con il quale si riformano, aggiungono e abrogano diverse disposizioni della Costituzione politica degli Stati Uniti messicani, in relazione alla Guardia Nazionale, pubblicato il 26 marzo 2019 nella Gazzetta ufficiale della Federazione.

SECONDO. Le Forze Armate, nel sostegno allo svolgimento dei compiti di pubblica sicurezza di cui al presente accordo, svolgono i compiti assegnati conformemente alle attribuzioni previste dai comma I, II, IX, X, XIII, XIII, XIV, XV, XVI, XXV, XXVII, XXVIII e XXXIV dell’articolo 9 della Legge sulla Guardia Nazionale.

TERZO. Nel sostegno all’espletamento dei compiti di pubblica sicurezza, le Forze Armate sono regolate in ogni momento dalla rigorosa osservanza e rispetto dei diritti dell’uomo, nei termini dell’articolo 1 della Costituzione politica degli Stati Uniti Messicani e osserverà la Legge Nazionale sull’Uso della Forza e delle altre norme in materia.

QUARTO. Si dà incarico al Segretario della Sicurezza e della Protezione Cittadina di coordinarsi con i segretari della Difesa Nazionale e della Marina per definire il modo in cui le attività delle Forze Armate completeranno la funzione della Guardia Nazionale.

QUINTO. I compiti svolti dalle Forze Armate nell’adempimento del presente strumento sono sotto la supervisione e il controllo dell’organo interno di controllo da cui dipendono.”

foto: – Militari messicani ad una parata

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ALTRECONOMIA N. 226 – Maggio 2020
Tra le famiglie zapatiste che producono caffè in Chiapas
Dal 2016 al 2019 il conflitto tra Aldama e Santa Martha ha causato 25 morti e 14 feriti
Reportage dal municipio di Aldama, in Messico, dove i soci della cooperativa Yach’il Xojolabal ottengono i chicchi resistendo alle aggressioni dei gruppi armati. Tra chi li supporta ci sono diverse realtà del commercio equo italiano.
Testo e foto di Orsetta Bellani

Araceli ha tre anni e sa che quando sparano si deve buttare a terra. Gliel’hanno insegnato dopo che, il 22 gennaio 2019, una pioggia di pallottole ha colpito la cucina di casa sua. Quel giorno sua madre, sua zia e sua nonna stavano preparando le tortillas quando dal vicino villaggio di Santa Martha, che si trova nel Municipio di Chenalhó, nel meridionale Stato messicano del Chiapas, giunse una raffica che bucò le pareti di legno della cucina e fece a pezzi il tetto in lamiera. “Vogliamo costruire un muretto di cemento fuori dalla cucina, in modo che se sparano di nuovo le pallottole non possano penetrare”, dice suo padre Abraham.


Araceli vive nel villaggio indigeno maya tsotsil di San Pedro Cotzilnam, che si trova nel Municipio di Aldama in Chiapas. Circa la metà dei suoi abitanti sono basi d’appoggio, cioè civili, dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). La famiglia di Araceli e Abraham è una delle circa 700 famiglie zapatiste che fanno parte della cooperativa di caffè Yach’il Xojolabal, che in lingua maya tsotsil significa “nuova luce del cielo”.
La cooperativa è stata fondata nel 2001 e produce circa 62 tonnellate di caffè all’anno. Vende una quota della sua produzione a Tatawelo, Malatesta e Ya Basta – che lo distribuisce in Italia come Caffè Rebelde Zapatista-, associazioni italiane che garantiscono un prezzo equo ai produttori chiapanechi. Una parte del caffè che beviamo ogni giorno viene quindi da queste montagne che superano i duemila metri sul livello del mare, coperte di boschi, campi di mais e caffè, e in cui le sparatorie sono all’ordine del giorno.
I gruppi armati di tipo paramilitare non attaccano gli abitanti di Aldama perché sono zapatisti. Si appostano nel villaggio di Santa Martha, sulla montagna antistante San Pedro Cotzilnam, e da lassù sparano contro zapatisti e non zapatisti, contro automobili e case, di giorno e di notte.
Il conflitto è iniziato nel 2016, dopo che gli abitanti di Aldama hanno negato a quelli di Santa Martha l’utilizzo di una fonte di acqua potabile. Fu allora che iniziarono a sparare ma le tensioni esistono dagli anni 70, quando in un ufficio pubblico della capitale decisero di spostare la frontiera che divide i due municipi, causando una disputa per il possesso di 60 ettari di terra.
In un comunicato la “Giunta di Buon Governo” di Oventic, autorità autonoma zapatista che governa su questa regione chiamata Altos de Chiapas, ha denunciato che dal 2016 al 2019 il conflitto ha causato 25 morti e 14 feriti tra Aldama e Santa Martha.
Le autorità zapatiste accusano il governo municipale, quello statale e quello federale di non essere stati capaci né di risolvere i problemi di fondo né di gestire la crisi.
Nel giugno 2019, il governo del presidente Andrés Manuel López Obrador ha promosso la firma di un patto di non aggressione tra Aldama e Santa Martha. Venne definito “storico” e si disse che avrebbe segnato “l’inizio di una nuova fase di pace”, ma le sparatorie ricominciarono presto. Un mese dopo la firma, un giovane di Aldama venne ucciso durante il funerale di sua nonna con una pallottola alla testa sparata da un cecchino di Santa Martha.
Dal 2016 più di duemila abitanti di Aldama sono costantemente costretti ad abbandonare le loro case quando iniziano le sparatorie: si rifugiano nei boschi e vi tornano quando la situazione si calma. Negli ultimi due anni e mezzo nell’Altos de Chiapas più di settemila indigeni maya tzotziles sono stati sfollati a causa della violenza dei gruppi armati di tipo paramilitare, in buona parte del Municipio di Chenalhó. La Ong chiapaneca Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) non vede una connessione diretta tra i gruppi armati irregolari attuali e quelli che si sono formati negli anni 90 per reprimere l’insurrezione dell’EZLN, ma denuncia che i paramilitari detenuti per il massacro di 45 persone avvenuto nel 1997 ad Acteal, nel Municipio di Chenalhó, sono stati scarcerati. Le loro armi non sono mai state confiscate, la loro struttura non è stata disarticolata e i politici che li addestravano e finanziavano continuano ad operare nella regione. Nel gennaio 2019, Alejandro Encinas, sottosegretario ai Diritti umani del governo federale messicano, ha affermato che questi gruppi armati potrebbero avere legami con la criminalità organizzata.
“Le persone che ne fanno parte sono contadini come noi, è gente povera, ma sono addestrati militarmente e dotati di armi e pallottole. Dove trovano i soldi per comprarle?”, afferma Abraham, padre di Araceli. Il membro di Yach’il Xojolabal pensa che la violenza ad Aldama sia motivata da interessi che vanno oltre il possesso dei 60 ettari di terra e che politici e industriali interessati allo sfruttamento delle risorse naturali locali stiano finanziando il conflitto. Secondo Abraham, l’azione dei gruppi di tipo paramilitare è finalizzata a terrorizzare la popolazione per imporre la militarizzazione del territorio – già avvenuta ad Aldama con il pretesto di combattere i gruppi armati irregolari – e preparare il terreno all’ingresso di aziende interessate all’estrazione delle risorse naturali.
“È una delle teorie che si utilizzano per motivare tanta violenza”, afferma Jorge Luis Lopez, parte del Frayba. “Si parla dell’interesse a costruire una centrale idroelettrica nel fiume che divide Aldama da Chenalhó e della presenza di minerali preziosi nel sottosuolo, ma finora non abbiamo trovato nessun documento che avvalli queste tesi”. La prima cosa che fa Araceli, quando Abraham torna dal lavoro, è prendere il suo cellulare per guardare dei video. Con gli occhi incollati al telefono mangia uova, fagioli e tortillas fino a quando sua madre le toglie il cellulare perché vada a giocare con i vicini. Abraham è responsabile dell’ufficio commerciale e ha il compito di mantenere le relazioni con gli acquirenti solidali di vari Paesi del mondo. Come gli altri 283 membri della cooperativa Yach’il Xojolabal di Aldama, l’anno scorso la famiglia di Abraham ha perso circa il 50% del raccolto di caffè: le sparatorie erano troppo intense per andare a lavorare nei campi.
“I cecchini di Santa Martha ci cacciavano come fossimo animali mentre andavamo a raccogliere il caffè”, dice Juan di Yach’il Xojolabal. “Lo vedi? Era da lì che sparavano, qui non ci si poteva stare”, dice indicando un punto nella montagna, a poche centinaia di metri davanti a noi. La vegetazione, in parte mangiata dalla nebbia, ricopre completamente il pendio e il rumore della pioggia battente si perde in quello del fiume che attraversa la valle. Quando le sparatorie iniziarono, gli zapatisti s’incamminavano di notte verso i loro campi e tornavano dopo il tramonto per non essere visti. Raccoglievano e trasportavano il caffè sulle spalle in sacchi neri invece che bianchi, che si mimetizzavano nel buio. Ma dall’agosto 2018, quando un’intera famiglia (non zapatista) venne uccisa in un’imboscata mentre viaggiava in auto, molti contadini decisero di abbandonare il loro raccolto nei campi. Non si andava a lavorare e non si circolava in macchina, se non di notte e con i fari spenti; neanche i mezzi che trasportavano i feriti erano risparmiati. I bambini non andavano a scuola, la vita quotidiana venne totalmente congelata. Quest’anno le perdite nella produzione di caffè sono state minori, visto che proprio durante la raccolta – tra novembre 2019 e l’inizio di marzo 2020 – ad Aldama non ci sono state sparatorie. Ma le piante di caffè arabica hanno risentito del fatto che l’anno precedente, nel periodo delle sparatorie più intense, non hanno ricevuto le attenzioni adeguate e la produzione di Yach’il Xojolabal ad Aldama ha raggiunto solo il 60-70% del volume che ci si aspettava. “In ogni caso, la situazione di Aldama incide parzialmente sulla produzione totale della cooperativa per il 2020”, assicura Yach’il Xojolabal che è presente in altri sette Municipi del Chiapas. “Abbiamo raccolto circa l’87% della produzione stimata e non avremo problemi a rispettare i contratti firmati”. https://altreconomia.it/tra-le-famiglie-zapatiste-che-producono-caffe-in-chiapas/

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Pronunciamento congiunto per la vita

Al popolo del Chiapas

Alle Giunte del Buon Governo dell’EZLN

Alle organizzazioni indigene e contadine

Al governo federale, statale e municipale.

Alle autorità sanitarie federali, statali e distrettuali

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico, il 20 aprile 2020

Dal sud del Messico, varie organizzazioni sociali, civili e collettivi si sono riuniti per condividere informazioni, analizzare e generare strategie per affrontare congiuntamente questa pandemia COVID 19. In questo sforzo collettivo ritroviamo quelli che hanno lavorato per anni per la difesa e la promozione dei diritti umani: civile, politico, economico, sociale, culturale e ambientale nello stato del Chiapas. Abbiamo sviluppato per decenni molteplici iniziative per la giustizia e la dignità in questi territori, in particolare nell’area dei diritti delle donne, dell’infanzia e della gioventù, delle popolazioni indigene e dei migranti; difendendo, tra gli altri, il diritto alla salute, all’acqua, al territorio, all’informazione e alla libera mobilità umana. A partire da queste diverse capacità, conoscenze ed esperienze, uniamo le forze per accompagnare i popoli nella richiesta dei diritti, per informare in maniera accessibile e attendibile sulla pandemia, per creare nuovi spazi per l’aiuto reciproco e per documentare e segnalare possibili violazioni ai diritti umani che si presentano durante l’emergenza.

Partiamo dal ricordare che ci troviamo in uno stato che ha vissuto storicamente e in maniera particolare l’esclusione e l’emarginazione, e di contro una enorme capacità organizzativa frutto della sua lunga storia di lotta e resistenza. La pandemia che stiamo vivendo oggi conferma che le forme capitalistiche di produzione, in cui predominano la violenza, la disuguaglianza e l’espropriazione, rendono precari i mezzi per la riproduzione della vita e diminuiscono la possibilità di vivere una vita dignitosa.

Esiste una forte relazione tra la salute della natura e la salute umana, i virus proliferano in situazioni di devastazione ecologica legate all’espansione agroindustriale e ai suoi impianti produttivi ed i  sistemi di stoccaggio, un processo che viola i diritti umani e i diritti della terra. 

Se le condizioni rimangono le stesse, i virus continueranno ad comparire, cambiare il modello di produzione alimentare, scommettere sulla sovranità alimentare e sull’agroecologia è un mezzo per prevenire future pandemie. Per evitare che ciò accada, è necessario un cambiamento sistemico, per il quale riteniamo essenziale ascoltare le voci e le lotte delle popolazioni indigene e dei contadini che si prendono cura e difendono la Madre Terra e il suo territorio.

Questa emergenza sanitaria evidenzia lo smantellamento dei sistemi di sanità pubblica derivante dal modello capitalista e la subordinazione della salute delle persone ad un modello che serve il mercato e la scelta sviluppista come unico principio applicabile. Quindi, un cambio di paradigma dovrebbe essere quello di mettere al di sopra di tutto il diritto alla vita e ai diritti umani per tutte le persone.

Sappiamo che è una grande sfida per il governo messicano e per la società nel suo complesso affrontare questa situazione davanti ad un sistema sanitario saturo e in alcuni zone collassato, ecco perché esortiamo i livelli federale, statale e municipale ad ascoltare e tenere in conto le richieste e le considerazioni basate su una chiara analisi delle esigenze dei diversi territori in Messico. Siamo per la garanzia effettiva e completa del diritto alla salute di cui agli articoli 1, 2, 3, 7, 13, 17, 25, 26, 27, 28 Bis, 29 e 77 Bis della Costituzione degli Stati Uniti Messicani. Chiediamo:

1. di affrontare i determinanti sociali della pandemia che pone le popolazioni migranti, i bambini che lavorano e i bambini di strada, gli abitanti delle periferie urbane, i detenuti, i lavoratori precari come settori con maggiore vulnerabilità al contagio, con diagnosi tempestive ed accesso al trattamento.

2. Nel caso delle popolazioni indigene riconoscimento degli storici sistemi della salute comunitaria, rispettare pienamente l’esercizio del loro diritto all’autonomia ed i loro modelli di assistenza sanitaria nei propri territori. Nell’ambito degli Accordi di San Andrés, per il secondo articolo della Costituzione e per gli strumenti internazionali come la Convenzione 169 dell’ILO (ndt. Organizzazione Internazionale del Lavoro) e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene.

3. Diffondere ampiamente le misure statali di assistenza e accompagnamento per ragazze, ragazzi e donne che subiscono violenza all’interno della famiglia. Che l’assistenza sia facilmente accessibile e focalizzata sui diritti umani.

4. Riconoscere la complessità della mobilità umana in Chiapas in quanto è uno Stato di origine, transito, destinazione e ritorno. Pertanto, attuare efficaci misure di sorveglianza epidemiologica per le persone in fuga forzata, i migranti che sono in detenzione e coloro che ritornano obbligatoriamente nelle comunità.

a) Piano di assistenza specifico che include informazioni accessibili nelle lingue originarie della famiglia e della comunità di rientro, tempestiva diagnosi e trattamento e follow-up.

b) Affermiamo che la migrazione non è un crimine, pertanto esortiamo a sospendere la detenzione per immigrazione, evitare il sovraffollamento nei centri di detenzione, il rilascio immediato di tutte le persone e che vengano garantiti i loro diritti umani.

c) Per quanto riguarda le 9.950 vittime di sgomberi forzati, chiediamo le stesse misure di sorveglianza epidemiologica e una risposta efficace alla violenza diffusa causata dai gruppi paramilitari.

5. Garantire condizioni adeguate per gli operatori sanitari a tutti i livelli. Distribuzione di forniture, attrezzature e formazione sufficienti per rafforzare i servizi sanitari di primo livello per le cure non COVID e COVID 19, compreso il rafforzamento degli spazi di cura e la collaborazione orizzontale con gli agenti sanitari della comunità: ostetriche, promotori, dottori e stagisti.

6. Nel caso delle ostetriche lo Stato faciliti ed acceleri il riconoscimento dell’ostetrica nel registro civile ed accresca i certificati di nascita senza alcuna condizione. Che siano rispettati per poter continuare a svolgere cura e attenzioni, che sia sufficiente il riconoscimento della comunità. Nel caso in cui ne facciamo richiesta gli vengano forniti adeguati materiali e forniture necessarie per il parto.

7. Chiediamo al governo federale di prestare particolare attenzione al modo in cui la strategia sanitaria viene attuata dal governo locale in Chiapas. Riconosciamo l’impegno del lavoro e ribadiamo le esigenze espresse dalla Sezione 50 della Sindacato Nazionale dei Lavoratori della Segreteria di Salute dello Stato del Chiapas, che dicono letteralmente:

“In questo momento manca una leadership efficace nello Stato per far fronte a questa circostanza, la nostra istituzione è attualmente gestita con scopi politici e non scientifici, quindi non rappresenta gli interessi della salute pubblica del nostro Stato, per questo motivo disconosciamo questa rappresentanza ufficiale e come lavoratori ci organizzeremo, come sappiamo farlo, per affrontare la pandemia.

Chiediamo al governatore dello Stato, dott. Rutilio Escandón Cadenas, di licenziare immediatamente il politico segretario della salute, con l’immediata sostituzione di esperti in epidemiologia che ci sono in Chiapas “.

8. Informazioni rapide e trasparenti sui protocolli sanitari in Chiapas. Per offrire un’assistenza dignitosa è necessario che il personale sia adeguatamente protetto secondo i protocolli stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

9. Garantire servizi di base per le reti di approvvigionamento di acqua potabile, fognature, elettricità, strutture igieniche-sanitarie per la popolazione in generale e con particolare attenzione a ospedali, case di cura, case per anziani, centri di detenzione per migranti, carceri e asili dei bambini.

10. Garantire e regolare la fornitura di alimenti per evitare speculazioni sui prezzi degli articoli di prima necessità. Ai piccoli produttori con prodotti in eccesso fissare prezzi di garanzia e facilitare la distribuzione dei loro prodotti. Promuovere i mercati degli agricoltori per prodotti agro-ecologici o di trasformazione per la distribuzione locale. Garantire che sul totale degli acquisti dei prodotti alimentari dello Stato messicano si destini una percentuale ai piccoli produttori di eccedenze.

11. Concepire tempestivi piani economici, senza alcuna condizione, per accompagnare degnamente le famiglie che non hanno salari e posti di lavoro garantiti. Monitorare e garantire che questi sussidi non diventino oggetto di clientela e corruzione.

12. Che il processo di riconversione ospedaliera sia trasparente a livello statale e distrettuale con una chiara e precisa promozione e diffusione del percorso di assistenza urbana e di copertura rurale, senza trascurare l’assistenza ospedaliera e la consulenza ambulatoriale ai pazienti NO COVID19 .

13. Informazioni sulle strategie a sostegno di altri problemi derivati ​​dalle fasi 2 e 3 come la violenza all’interno della famiglia, la violenza femminicida, psicologica, economica, fisica e sessuale contro i bambini e le donne, la stigmatizzazione dei pazienti COVID, l’attacco agli operatori sanitari.

14. Chiediamo che in nessun caso vengano applicate misure di forza da parte della polizia e degli organi militari allo scopo di contenere la popolazione, che potrebbero generare azioni illegali e violazioni dei diritti umani delle persone.

15. Fermare la narrazione della guerra, la promozione della paura, la repressione fisica 

dello Stato e la dimostrazione di forza, che esercita simbolicamente violenza fisica, provoca paura e solitudine che impediscono la costruzione di solidarietà e legami collettivi. 

La promozione deliberata di rumors, la disinformazione e il panico rendono le persone malate, smobilita e, all’estremo, si converte in una stigmatizzazione e persecuzione dell’altro.

Riconosciamo gli sforzi che la società chiapaneca sta compiendo rimanendo a casa, così come le proposte sanitarie autonome delle comunità e dei villaggi; apprezziamo le iniziative delle piccole imprese che stanno facendo la loro parte, ricordiamo le grandi manifestazioni di solidarietà che si stanno svolgendo pertanto invitiamo le autorità ad agire in modo responsabile ed adempiere pienamente al loro mandato pubblico.

Apprezziamo e riconosciamo il lavoro, l’impegno e la dedizione dei lavoratori e lavoratrici della salute.

Continueremo a lavorare in modo coordinato ed in maniera condivisa con la società e con le persone con le quali camminiamo, continueremo con la diffusione di informazioni nelle lingue locali, promuovendo reti di solidarietà e sostegno reciproco e manteniamo anche la nostra azione di osservazione, documentazione e denuncia di azioni che violano i diritti umani delle persone in questi territori.

Firmano:

Organizaciones:

At`el Antsetik Centro Comunitario; Centro de Capacitación en Ecología y Salud para Campesinos/Defensoría del Derecho a la Salud (CCESC-DDS); Enlace, Comunicación y Capacitación, A.C.; ProMedios; Melel Xojobal, A.C.; Alianza Pediátrica Global; Comisión Para la Defensa de los Derechos Humanos, A.C.; Salud y Desarrollo Comunitario (Sadec); Casa de la Mujer Ixim Antsetic; Agua y Vida: Mujeres, Derechos y ambiente, A.C; Voces Mesoamericanas, Acción con Pueblos Migrantes, AC; Desarrollo Económico y Social de los Mexicanos Indígenas, A.C. (DESMI); Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, A.C. (Frayba); Centro de Estudios para el Cambio en el Campo Mexicano, A.C. ( CECCAM); Instituto Mexicano para el Desarrollo Comunitario (IMDEC); Una mano amiga en la lucha contra el sida AC; Formacion y Capacitación A.C.; Centro de Derechos Humanos Fray Matias de Córdoba A.C.; Apostólicas del Corazón  de Jesús (ACJ) Tapachula; Kaltsilaltik, A.C., Comitán.; Iniciativas para el Desarrollo Humano A.C.; SJM Frontera Comalapa; Centro de derechos de las víctimas de violencia Minerva Bello, Fideicomiso para la salud de los niños indígenas A.C.

Red de Resistencia y Rebeldía Ajmaq

Red por los Derechos de la Infancia y la Adolescencia en Chiapas (REDIAS)

Red Por la Paz

Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, (San Cristóbal de Las Casas); Centro de Derechos Humanos Fray Pedro Lorenzo de la Nada, (Ocosingo); Centro de Derechos Indígenas A.C. CEDIAC; Centro de derechos de la Mujer (San Cristóbal de Las Casas);  Comisión de Apoyo para la Unidad y Reconciliación Comunitaria (CORECO ) (San Cristóbal de Las Casas); Desarrollo Económico y Social de los Mexicanos Indígenas (DESMI ) (San Cristóbal de Las Casas);  Educación para la paz (EDUPAZ) (Comitán); Enlace, Capacitación y Comunicación (Ocosingo y Comitán); Servicios y Asesoría para la Paz (SERAPAZ ) (Ocosingo).

Red Nacional de Organismos Civiles de Derechos Humanos  “Todos los Derechos para Todas y Todos”

(formata da 86 organizzazioni presenti in 23 Stati della Repubblica messicana):

Academia Hidalguense de Educación y Derechos Humanos A.C. (ACADERH) (Hidalgo); Agenda LGBT (Estado de México); Alianza Sierra Madre, A.C. (Chihuahua); Aluna Acompañamiento Psicosocial, A.C.(Ciudad de México); Asistencia Legal por los Derechos Humanos, A.C. (AsiLegal) (Ciudad de México); Asociación Jalisciense de Apoyo a los Grupos Indígenas, A.C. (AJAGI) (Guadalajara, Jal.); Asociación para la Defensa de los Derechos Ciudadanos “Miguel Hidalgo” (Jacala Hgo.); Bowerasa, A.C. “Haciendo Camino” (Chihuahua, Chih.); Casa del Migrante Saltillo (Saltillo, Coah.); Católicas por el Derecho a Decidir, A.C. (Ciudad de México); Centro de Capacitación y Defensa de los Derechos Humanos e Indígenas, Asociación Civil (CECADDHI) (Chihuahua); Centro “Fray Julián Garcés” Derechos Humanos y Desarrollo Local, A. C. (Tlaxcala, Tlax.); Centro de Apoyo al Trabajador, A.C. (CAT) (Ciudad de México); Centro de Derechos de la Mujeres de Chiapas (San Cristóbal de Las Casas, Chis.); Centro de Derechos Humanos “Don Sergio” (Jiutepec, Mor.); Centro de Derechos Humanos “Fray Bartolomé de Las Casas”, A. C. (San Cristóbal de Las Casas, Chis); Centro de Derechos Humanos “Fray Francisco de Vitoria O.P.”, A. C. (Ciudad de México); Centro de Derechos Humanos “Fray Matías de Córdova”, A.C. (Tapachula, Chis.); Centro de Derechos Humanos “Juan Gerardi”, A. C. (Torreón, Coah.); Centro de Derechos Humanos “Miguel Agustín Pro Juárez”, A. C. (Ciudad de México); Centro de Derechos Humanos de la Montaña, Tlachinollan, A. C. (Tlapa, Gro.); Centro de Derechos Humanos de las Mujeres (Chihuahua); Centro de Derechos Humanos de los Pueblos del Sur de Veracruz “Bety Cariño”, A.C. (Tatahuicapan de Juárez, Ver.); Centro de Derechos Humanos Digna Ochoa, A.C (Tonalá, Chis.); Centro de Derechos Humanos Paso del Norte (Cd. Juárez, Chih.); Centro de Derechos Humanos Toaltepeyolo (Orizaba, Veracruz); Centro de Derechos Humanos Victoria Diez, A.C. (León, Gto.); Centro de Derechos Humanos Zeferino Ladrillero (CDHZL) (Estado de México); Centro de Derechos Indígenas “Flor y Canto”, A. C. (Oaxaca, Oax.); Centro de Derechos Indígenas A. C. (Bachajón, Chis.); “Centro de Estudios Sociales y Culturales Antonio de Montesinos, A.C.” (CAM) (Ciudad de México); Centro de Investigación y Capacitación Propuesta Cívica A. C. (Propuesta Cívica) (Ciudad de México); Centro de Justicia para la Paz y el Desarrollo, A. C. (CEPAD) (Guadalajara, Jal.); Centro de los Derechos del Migrante (Ciudad de México); Centro de Reflexión y Acción Laboral (CEREAL-Guadalajara) (Guadalajara, Jal.); Centro Diocesano para los Derechos Humanos “Fray Juan de Larios”, A.C. (Saltillo, Coah.); Centro Juvenil Generando Dignidad (Comalcalco, Tabasco); Centro Kalli Luz Marina (Orizaba, Ver.); Centro Mexicano de Derecho Ambiental (CEMDA) (Ciudad de México); Centro Mujeres (La Paz, BCS.); Centro Regional de Defensa de DDHH José María Morelos y Pavón, A.C. (Chilapa, Gro.); Centro Regional de Derechos Humanos “Bartolomé Carrasco”, A.C. (BARCA) (Oaxaca, Oax.); Centro Universitario por la Dignidad y la Justicia Francisco Suárez, S.J. (CUDJ)(Guadalajara, Jal.); Ciencia Social Alternativa, A.C. KOOKAY (Mérida, Yuc.); Ciudadanía Lagunera por los Derechos Humanos, A.C. (CILADHAC) (Torreón, Coah.); Colectivo contra la Tortura y la Impunidad (CCTI) (Ciudad de México); Colectivo Educación para la Paz y los Derechos Humanos, A.C. (CEPAZDH) (San Cristóbal de Las Casas, Chis.); Comisión Ciudadana de Derechos Humanos del Noroeste (Mexicali, Baja California); Comisión de Derechos Humanos y Laborales del Valle de Tehuacán, A.C. (Tehuacán, Pue.); Comisión de Solidaridad y Defensa de los Derechos Humanos, A.C. (COSYDDHAC) (Chihuahua, Chih.);  Comisión Regional de Derechos Humanos “Mahatma Gandhi”, A. C. (Tuxtepec, Oax.); Comité Cerezo (Ciudad de México); Comité Cristiano de Solidaridad Monseñor Romero (Ciudad de México); Comité de Defensa de las Libertades Indígenas (Palenque, Chis.); Comité de Defensa Integral de Derechos Humanos Gobixha A.C. (CODIGODH) (Oaxaca, Oax.); Comité de Derechos Humanos “Fr. Pedro Lorenzo de la Nada”, A. C. (Ocosingo, Chis.); Comité de Derechos Humanos “Sierra Norte de Veracruz”, A. C. (Huayacocotla, Ver.); Comité de Derechos Humanos Ajusco (Ciudad de México); Comité de Derechos Humanos de Colima No Gubernamental A. C. (Colima, Col.); Comité de Derechos Humanos de Comalcalco, A. C. (CODEHUCO) (Comalcalco, Tab); Comité de Derechos Humanos de Tabasco, A. C. (CODEHUTAB) (Villahermosa, Tab); Comité de Derechos Humanos y Orientación Miguel Hidalgo, A. C. (Dolores Hidalgo, Gto.); Comité de Familiares de Detenidos Desaparecidos “Hasta Encontrarlos”(Ciudad de México); Comité Sergio Méndez Arceo Pro Derechos Humanos de Tulancingo, Hgo A.C. (Tulancingo, Hgo.); Consultoría Técnica Comunitaria AC (CONTEC) (Chihuahua); El Caracol, A.C (Ciudad de México); Estancia del Migrante González y Martínez, A.C. (Querétaro, Qro.); Frente Cívico Sinaloense. Secretaría de Derechos Humanos (Culiacán, Sin.); Fundación para la Justicia y el Estado Democrático de Derecho (Ciudad de México); Indignación, A. C. Promoción y Defensa de los Derechos Humanos (Mérida, Yuc.); Instituto de Derechos Humanos Ignacio Ellacuria, S.J. Universidad Iberoamericana- Puebla (Puebla, Pue.); Instituto Mexicano de Derechos Humanos y Democracia (Ciudad de México); Instituto Mexicano para el Desarrollo Comunitario, A. C. (IMDEC) (Guadalajara, Jal.); Justicia, Derechos Humanos y Género, A.C. (Ciudad de México); La 72, Hogar-Refugio para Personas Migrantes (La 72) (Tenosique, Tabasco); Mujeres Indígenas por la Conservación, Investigación y Aprovechamiento de los Recursos Naturales, A. C. (CIARENA) (Oaxaca); Promoción de los Derechos Económicos, Sociales y Culturales (PRODESCAC) (Estado de México); Proyecto de Derechos Económicos, Sociales y Culturales (ProDESC) (Ciudad de México); Proyecto sobre Organización, Desarrollo, Educación e Investigación (PODER) (Ciudad de México); Red Solidaria de Derechos Humanos, A.C. (Morelia, Michoacán); Respuesta Alternativa, A. C. Servicio de Derechos Humanos y Desarrollo Comunitario (San Luis Potosí); Servicios de Inclusión Integral, A.C. (SEIINAC) (Pachuca, Hgo.); Tequio Jurídico A.C. (Oaxaca, Oax.); Uno de Siete Migrando A. C.(Chihuahua, Chih.); VIHas de Vida (Guadalajara, Jal.); Voces Mesoamericanas, Acción con Pueblos Migrantes AC (San Cristóbal de Las Casas, Chiapas).

Mesa de Coordinación Transfronteriza Migraciones y Género Capítulo Guatemala:

American Friends Service Committee, Oficina Regional de América Latina y El Caribe  (AFSC); Asociación Comunitaria Multisectorial de Monitoreo Comunitario en Salud y Apoyo a Migrantes (ACOMUMSAM); Asociación Consejería Oxlajuj Ix para Centroamérica y México (CAMEX); Asociación Coordinadora Comunitaria de Servicios para la Salud-Guatemala ACCSS; Asociación de Desarrollo Social de Ixcán (ADESI); Asociación de Familiares de Migrantes Desaparecidos de Guatemala (AFAMIDEG); Asociación Lambda, Consejo de Juventud para el Desarrollo Ixcoyense  (COJDI); Comisión de Asuntos Migratorios de Ixcán -CAMI; Comité Municipal de Migración; Equipo de Estudios Comunitarios y Acción Psicosocial (ECAP); Federación Guatemalteca de Escuelas Radiofónicas (FGER); Gobierno Ancestral Plurinacional Q’anjoba’l; Jóvenes por el Cambio; Mamá Maquin; Médicos del Mundo Francia – España; Mesa Nacional para las Migraciones en Guatemala (MENAMIG);  Molanil K´inal B´e; Pastoral Social La Libertad Cristo de Esquipulas; Pop Noj’; Red  Juvenil Ak´Molam; Sociedad Civil. Capítulo México: American Friends Service Committee, Oficina Regional para América Latina y El Caribe  (AFSC); Centro de Derechos Humanos Oralia Morales; Centro de Derechos Humanos Fray Matías de Córdova;  Coalición Indígena de Migrantes de Chiapas (CIMICH); Comité de Derechos Humano Fray Pedro Lorenzo de la Nada A.C.; Formación y Capacitación A.C. (FOCA); Iniciativas para el Desarrollo Humano A.C.; Instituto Mexicano para el Desarrollo Comunitario (IMDEC); Instituto para las Mujeres en la Migración AC (IMUMI); La 72, Hogar – Refugio para Personas Migrantes; Médicos del Mundo Francia – España, Pastoral de Migrantes; Parroquia de Frontera Comalapa; Servicio Jesuita a Migrantes  (SJM); Servicio Jesuita a Refugiados  (SJR), Servicio Pastoral a Migrantes San Martin de Porres (SEPAMI – SMP ); Una Ayuda para ti Mujer Migrante A.C.; Voces Mesoamericanas, Acción con Pueblos Migrantes, A.C.

Colectivo de Monitoreo y Observación de Derechos Humanos del Sureste Mexicano:

American Friends Service Committee  – Oficina Regional de América Latina y El Caribe (AFSC), Apostólicas del Corazón de Jesús (ACJ),  Centro de Derechos Humanos Digna Ochoa, Centro de Derechos Humanos Fray Matías de Córdova, Centro de Derechos Humanos Tepeyac, Centro de Derechos de las Víctimas de la Violencia Minerva Bello, Formación y Capacitación (FOCA), Iniciativas para el Desarrollo Humano, Kaltsilaltik, Red Jesuita con Migrantes – Centroamérica y Norteamérica, Servicio Jesuita a Migrantes – Frontera Comalapa, Servicio Jesuita a Refugiados México (JRS México), Tzome Ixuk-Mujeres Organizadas A.C., Una Mano Amiga en la Lucha contra el SIDA, Voces Mesoamericanas, Acción con Pueblos Migrantes, AC.

traduzione di Cooperazione Rebelde Napoli

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Determinazioni sociali della pandemia: uno sguardo dal Chiapas
Il 20 aprile 2020, diverse organizzazioni sociali, associazioni civili e collettivi hanno pubblicato un Pronunciamiento por la vida (al link trovate la traduzione del documento) in cui analizzano le dimensioni sociali della pandemia di COVID-19 e offrono input per generare strategie per affrontare in maniera solidale la situazione, sia a livello nazionale sia nel contesto specifico del Chiapas. Si tratta di organizzazioni e gruppi che da anni lavorano per la difesa e la promozione dei diritti umani, civili, politici, economici, sociali, culturali e ambientali in Chiapas.
In una conferenza stampa trasmessa quel giorno da Rompeviento TV, i membri di alcune organizzazioni firmatarie hanno descritto analiticamente le dimensioni sociali della pandemia nel contesto del Chiapas: Ana Valadez Ortega (ricercatrice presso la CECCAM e membro del DESMI), Deyanira Clériga Morales (collaboratrice di Voces Mesoamericanas y Acción con Pueblos Migrantes), Marcos Arana Cedeño (direttore del Centro de Capacitación Ecológica y Salud para Campesinos) e Pedro Faro Navarro (direttore del Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas).
Come ha spiegato Ana Valadez, il processo di discussione collettiva è nato da un’iniziativa di operatori sanitari che lavorano nel campo della salute collettiva da 30, 40 anni in Chiapas; molti di loro, per diversi decenni, hanno formato un gran numero di contadini ad essere promotori e promotrici di salute, a partire dalla diaspora guatemalteca e fino al processo di formazione della salute autonoma delle comunità zapatiste. È stata la consapevolezza acquisita in quegli anni di lavoro che li ha portati a esaminare i determinanti sociali della pandemia, una discussione “che è nata in seno ad un’agenda di discussione critica dei grandi pensatori della salute a livello latinoamericano”.
Marcos Arana ha analizzato le origini e le conseguenze della pandemia. Il virus SARS-CoV-2, la variante del coronavirus che causa la malattia COVID-19, sostiene Arana, non è di origine “naturale”; la sua mutazione è un prodotto del sistema di produzione alimentare agro-industriale, che ha dato origine ad altre malattie come il virus H1N1, che è emerso in Messico in una fattoria di suini nel 2009, e che molto probabilmente continuerà a dare origine a nuove malattie.
D’altra parte, Arana ha sottolineato le disparità nelle conseguenze della pandemia. Differenze nelle informazioni, sovraffollamento, cattiva alimentazione, scarso accesso al sistema sanitario, malnutrizione, prevalenza di malattie di maggiore incidenza nella povertà (come l’obesità e il diabete) … tutto ciò rende chi è in basso, i meno privilegiati, quelli che soffrono molto di più le conseguenze della pandemia.
Pedro Faro ha posto l’attenzione su due categorie di popolazione particolarmente vulnerabili, in particolare nello stato del Chiapas: le vittime di allontanamenti forzati e i prigionieri. In Chiapas vi sono quasi 10.000 sfollati, vittime di sgomberi strettamente collegati agli alti livelli di violenza da parte di gruppi paramilitari. Tra questi il caso di Aldama, dove, malgrado la presenza della Guardia Nazionale, le sparatorie e gli attacchi continuano. D’altro canto, le prigioni del Chiapas sono in condizioni di sovraffollamento senza alcun tipo di azione sanitaria, rendendo la popolazione carceraria altamente vulnerabile al contagio.
Deyanira Clériga Morales si è concentrata sulla situazione dei migranti, sia interni che esterni. Le raccomandazioni per “restare a casa” rappresentano un’ossimoro nel caso di migranti internazionali, migranti rimpatriati (espulsi dagli Stati Uniti o coloro che rientrano da altri stati del Messico dopo aver perso il lavoro), nonché per coloro che si trovano a vivere in strada. Il ritorno dei migranti interni o esterni alle loro comunità avviene senza le necessarie condizioni: misure di accoglienza e quarantena che garantiscono il benessere dei migranti stessi e la sicurezza delle comunità.
Ana Valadez ha sottolineato la divergenza tra le misure del governo (così come le istituzioni sanitarie private), le politiche incentrate sui singoli soggetti e l’organizzazione comunitaria, che si basa su una visione collettiva. Stare a casa, ad esempio, secondo quella visione collettiva, significa stare in comunità. Il problema di questa differenza, sostiene Valadez, è che rafforza un discorso nel quale apparentemente “tutto è sotto controllo” e sostiene un paradigma che non è sufficiente per risolvere la situazione, semplicemente perché non contempla la dimensione collettiva.
In questo senso, è essenziale il ruolo dei sindacati (come la Sezione 50 in Chiapas), dei tecnici e delle organizzazioni della società civile che da anni collaborano con la salute collettiva e in particolare le ostetriche. Le ostetriche e i promotori della salute sono particolarmente importanti, poiché sono loro che possono contenere il problema all’inizio e promuovere misure a livello comunitario, cioè collettivamente. La risposta delle comunità zapatiste, che hanno dichiarato un allarme rosso e hanno adottato misure molto efficaci, ne sono un esempio. Ma ci sono molte altre comunità che, a causa degli anni di guerre e politiche “a bassa intensità” volte a dividere e confrontarsi con i popoli, hanno visto la loro organizzazione comunitaria compromessa. In sintesi, è essenziale sostenere e promuovere la partecipazione degli agenti della comunità (*), con una visione della salute collettiva e non semplicemente individuale.
(*) Con il termine agenti di comunità si fa riferimento all’esperienza, risalente al 1930, quando in Perù, nella città di Puno, sul lato occidentale del lago Titicaca, il medico Manuel Núñez Butrón, mise insieme un gruppo di contadini con cui iniziò a sviluppare un lavoro sul concetto di salute quale risultato di igiene, buona alimentazione, vita all’aria aperta realizzando la missione di promuovere azioni e cambiamenti culturali, per migliorare le condizioni sanitarie ed eliminare l’analfabetismo.

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L’EZLN CHIUDE I CARACOLES A CAUSA DEL CORONAVIRUS ED INVITA A NON ABBANDONARE LE LOTTE IN ATTO

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDANCIA GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

16 MARZO 2020

AL POPOLO DEL MESSICO:
AI POPOLI DEL MONDO:
AL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO – CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO:
ALLA SEXTA NAZIONALE E INTERNAZIONALE:
ALLE RETI DI RESISTENZA E RIBELLIONE:

SORELLE, FRATELLI, HERMANOAS:
COMPAGNI, COMPAGNE, COMPAÑEROAS:

VI COMUNICHIAMO CHE:

CONSIDERANDO LA MINACCIA REALE, SCIENTIFICAMENTE COMPROVATA, PER LA VITA UMANA CHE RAPPRESENTA IL CONTAGIO DEL COVID-19, ANCHE NOTO COME “CORONAVIRUS”.

CONSIDERANDO LA FRIVOLA IRRESPONSABILITÀ E LA MANCANZA DI SERIETÀ DEI MALGOVERNI E DELLA CLASSE POLITICA NELLA SUA TOTALITÀ, CHE FANNO USO DI UN PROBLEMA UMANITARIO PER ATTACCARSI RECIPROCAMENTE INVECE DI ADOTTARE LE MISURE NECESSARIE PER AFFRONTARE QUESTO PERICOLO CHE MINACCIA LA VITA SENZA DISTINZIONE DI NAZIONALITÀ, SESSO, RAZZA, LINGUA, CREDO RELIGIOSO, MILITANZA POLITICA, CONDIZIONE SOCIALE E STORIA.

CONSIDERANDO LA MANCANZA DI INFORMAZIONE VERITIERA ED OPPORTUNA SULLA PORTATA E GRAVITÀ DEL CONTAGIO, COSÌ COME L’ASSENZA DI UN PIANO REALE PER AFFRONTARE LA MINACCIA.

CONSIDERATO IL COMPROMESSO ZAPATISTA NELLA NOSTRA LOTTA PER LA VITA.

ABBIAMO DECISO DI:

PRIMO.- DECRETARE L’ALLERTA ROSSA NEI NOSTRI VILLAGGI, COMUNITÀ E QUARTIERI ED IN TUTTE LE ISTANZE ORGANIZZATIVE ZAPATISTE.

SECONDO.- RACCOMANDARE ALLE GIUNTE DI BUON GOVERNO E MUNICIPI AUTONOMI RIBELLI ZAPATISTI, LA CHIUSURA TOTALE E IMMEDIATA DEI CARACOLES E DEI CENTRI DI RESISTENZA E DISOBBEDIENZA.

TERZO.- RACCOMANDARE ALLE BASI DI APPOGGIO E A TUTTA LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DI SEGUIRE UNA SERIE DI RACCOMANDAZIONI E MISURE DI IGIENE STRAORDINARIE CHE SARANNO TRASMESSE NELLE COMUNITÀ, VILLAGGI E QUARTIERI ZAPATISTI.

QUARTO.- DI FRONTE ALL’ASSENZA DEI MALGOVERNI, ESORTARE TUTTE, TUTTI E TODOAS, IN MESSICO E NEL MONDO, AD ADOTTARE TUTTE LE MISURE SANITARIE NECESSARIE CHE, SU BASI SCIENTIFICHE, PERMETTANO DI USCIRE, E IN VITA, DA QUESTA PANDEMIA.

QUINTO.- INVITIAMO A NON ABBANDONARE LA LOTTA CONTRO LA VIOLENZA FEMMINICIDA, A CONTINUARE LA LOTTA IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA MADRE TERRA, A MANTENERE LA LOTTA PER LE/I DESAPARECID@S, ASSASSINAT@ E CARCERAT@, E AD INNALZARE BEN ALTA LA BANDIERA DELLA LOTTA PER L’UMANITÀ.

SESTO.- INVITIAMO A NON PERDERE IL CONTATTO UMANO, BENSÌ A CAMBIARE TEMPORANEAMENTE I MODI DI SAPERCI COMPAGNE, COMPAGNI, COMPAÑEROAS, SORELLE, FRATELLI, HERMANOAS.

LA PAROLA E L’ASCOLTO, CON IL CUORE, HANNO MOLTE STRADE, MOLTI MODI, MOLTI CALENDARI E MOLTE GEOGRAFIE PER INCONTRARSI. E QUESTA LOTTA PER LA VITA PUÒ ESSERE UNA DI QUESTE.

È TUTTO.

DALLE MONTAGNE DEL SUDEST MESSICANO.
Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Subcomandante Insurgente Moisés
Messico, marzo 2020

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2020/03/16/por-coronavirus-el-ezln-cierra-caracoles-y-llama-a-no-abandonar-las-luchas-actuales/

 

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NON ABBIAMO BISOGNO DI ALCUN PERMESSO PER LOTTARE PER LA VITA. LE DONNE ZAPATISTE SI UNISCONO ALLO SCIOPERO NAZIONALE DEL 9 MARZO

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

1 marzo 2020

Alle Donne che lottano in Messico e nel Mondo.

Da: Le Donne indigene zapatiste dell’EZLN.

Compagna e sorella:

Ti salutiamo a nome delle donne indigene zapatiste di tutte le età, dalle più piccine a quelle più mature d’età. Speriamo che u stia bene e in lotta in compagnia delle tue famiglie, sorelle e compagne.

Qua abbiamo molti problemi a causa dei paramilitari che ora sono del partito Morena, e prima erano del PRI, del PAN e del Verde Ecologista.

Ma non è di questo che ti vogliamo parlare, bensì di qualcosa di più urgente e più importante. Della enorme violenza contro le donne che non cessa ma aumenta in quantità e crudeltà. Degli omicidi e sparizioni di donne; una follia che sembrava inimmaginabile. Nessuna donna, di qualunque età, classe sociale, militanza politica, colore, razza o credo religioso è in salvo. Si potrebbe pensare che le donne ricche, quelle che stanno al governo e quelle che hanno a loro protezione guardie e poliziotti siano al sicuro, ma nemmeno loro, perché molto spesso la violenza che ci fa sparire, ci sequestra e i uccide arriva da parenti, amicizie e conoscenti.

Bisogna farla finita con queste violenze, da dovunque vengano. Per questo avevamo invitato a manifestare, in quanto donne, il giorno 8 marzo 2020. Ognuno a modo suo, nel suo luogo e tempo. E invitiamo a far sì che la parola d’ordine di queste manifestazioni sia fermare la violenza contro le donne. E dire chiaro che non dimentichiamo le desaparecidas e assassinate in tutti i governi, che siano tricolori, azzurri, verdi, gialli, rossi, arancio, caffè o di qualsiasi colore, perché sono uguali. E per ricordare ai malgoverni le donne che ci mancano, proponiamo di indossare un segno di colore nero sui nostri abiti. Perché siamo in lutto per tante uccisioni di donne in tutto il mondo. E peggio ancora nemmeno le più piccine sono al sicuro.

Sorella e compagna:

Alcuni giorni fa abbiamo saputo che un gruppo di sorelle femministe di Veracruz, del collettivo “Brujas del Mar”, ha avuto una buona idea invitando ad una mobilitazione di protesta contro la violenza. La sua idea è di proclamare un giorno di assenza il 9 marzo, cioè che si veda e si senta che cosa succede senza le donne, che sia uno Sciopero delle Donne.

Che sia non andare a lavorare, non fare acquisti, non muoverci, che non ci vedano. Perché, dicono chiaro, sembra che le donne siano il nemico principale ed il sistema ci vuole liquidare, cioè annichilire.

Poi vediamo cosa succede con i maschietti e le maschiette patriarcali che ci sono nel malgoverno, nei partiti politici e nelle grandi imprese. A loro non importa la disgrazia maledetta che vivono e che muoiono le donne in Messico. Quello che interessa loro è cavalcare questo dolore e, cancellandolo, litigare su chi è più fico.

I potenti ed i loro capoccia politici da una parte fanno i sensibili ma non riescono a scrollarsi di dosso il loro modo patriarcale perché dicono che danno “permesso” alle donne di protestare perché le ammazzano. Adesso ci danno il permesso di lottare per vivere. Sono senza vergogna loro e le donne che hanno lo stesso pensiero dei maschi, anche se sono donne.

D’altro canto, c’è il governo supremo che si arrabbia perché ormai la gente non ascolta più quello che dice o vomita dalla bocca. Perché alcune donne, ancor peggio jóvenas, gli hanno tolto il microfono e gridano ciò che il malgoverno tace. È ridicolo che i cosiddetti oppositori ed oppositrici politici si comportino da persone perbene che danno il “permesso” di vivere, è più ridicolo ancora che il malgoverno ed i suoi fanatici e fanatiche accusino di essere “golpista” la lotta per la vita delle donne. Ora sì che è anche peggio, perché così comandano che nessuno può vivere o sopravvivere senza il loro permesso, e nessuno può lottare se non lo dice il malgoverno con qualche sua trovata. I maschilisti patriarcali sono così, credono che tutto il mondo giri attorno a loro. Se qualcuno lotta senza permesso, allora è contro il malgoverno. Se assassinano le donne, se le fanno sparire, se le sequestrano, se le torturano, se le sfigurano, è perché quelle donne vittime sono parte di un piano che vuole far cadere un governo. Non hanno vergogna.

E ancora gli svergognati patriarcali di governi e padroni danno i loro consigli maschilisti alle donne: di non lasciarsi manipolare, di comportarsi bene, non scagliare pietre e non rompere vetrine, vestirsi bene, non sollevare lo sguardo, non dare occasione di pettegolezzo, stare attente a ciò che dicono, scrivono e pensano. Cioè, che non facciano niente senza il loro permesso. Siamo abbastanza mature affinché ci ammazzino, ci facciano sparire ci violentino, ma non per pensare, analizzare e decidere. Sono veramente degli schifosi… e schifose, perché ci sono anche delle donne che li applaudono.

Dicono che per tutto bisogna chiedere permesso al malgoverno o al padrone, perfino per sopravvivere. Le cose stanno così, compagna e sorella, per le donne in Messico e nel mondo che stanno sopravvivendo. Cioè vivendo nella paura. E questo non è vivere, ma è solo non morire… fino a che ci ammazzano o ci fanno sparire, e tutto con violenza terroristica.

E c’è anche chi, presuntamente di sinistra, guarda divertendo come il malgoverno mostra di essere schifoso o ignorante. Come se fosse necessario guardare le stronzate dei malgoverni per sapere che sono entrambe le cose.

Queste persone inoltre calcolano se avvantaggia oppure no i malgoverni, o se avvantaggia gli oppositori. Ma non gli importa se l’iniziativa è buona o cattiva per la lotta per la vita che fanno le donne. Guardano gli omicidi, le sparizioni, le violenze e si rallegrano perché questo dimostra che il malgoverno è, oltre che cattivo, un incapace. Queste persone dovrebbero invece domandarsi se i loro valori di sinistra, come dicono di essere, fanno loro guardare le lotte come se fossero al mercato della frutta a scegliere che cosa comprare oppure solo a guardare.

Ed in tutto questo blaterare dei malgoverni, i grandi mezzi di comunicazione, i partiti politici e le grandi menti dimenticano la cosa più importante che segna i giorni 8 e 9 marzo, che non è che ci stanno ammazzando in quanto donne, ma è che lottiamo per la nostra vita con tutti i mezzi e ognuna a nostro modo, tempo e luogo.

E se a loro non importa la vita, allora non sono né di destra, né di sinistra, né di centro. Non sono umani.

La lotta per la vita è essenziale per tutta l’umanità e non ha bisogno del permesso di nessuno perché l’abbiamo nel sangue. E se qualcuno pensa che la lotta per la vita delle donne è golpista o di destra o di governo o di sinistra o antigovernativa o è di un colore, pensiero o religione, allora difende la morte. Se vengono a sapere di un’altra assassinata, prima domandano di che colore è la sua pelle, il suo partito, la sua religione: e poi sparlano di lei, non degli assassini, ma della donna vittima.

Noi non capiamo come è che il mondo è arrivato a questo punto, e poi ancora dicono che noi indigene zapatiste siamo arretrate e non conosciamo lo sviluppo e il progresso che portano i megaprogetti e il denaro e il consumo. Questo è il loro progresso: svendere la vita delle donne perché sembra che sia molto economico far sparire, sequestrare o assassinare una donna, perché non c’è punizione. Non mancherà neppure chi applaude e dica “una nemica in meno”, “un disturbo in meno”, “una peccatrice in meno”, “una radicale in meno”, “una conservatrice in meno”, “una donna in meno”.

Non capiamo perché ci sono persone così, ma capiamo che non possiamo non fare niente pensando che queste sofferenze e rabbie sono di altre e che non ci tocchino… fino a che ci toccano.

-*-

Come donne zapatiste questo è quello che pensiamo e sentiamo quando analizziamo le parole e le azioni delle sorelle streghe:

Primo.- Noi salutiamo la loro iniziativa. La consideriamo qualcosa di prezioso, buono, nobile, onesto e legittimo. E l’appoggeremo secondo i nostri modi. Perché qualunque donna, che sia una, o poche, o molte che lottano per la vita, devono sapere che non sono sole. Perché pensiamo che se le assenti, le assassinate, le desaparecidas e le imprigionate devono sapere che non sono sole, a maggior ragione lo devono sapere le vive che lottano.

Pensiamo che sia una buona idea, perché l’8 marzo vedranno e sentiranno le nostre sofferenze e le nostre rabbie. Ed il giorno 9 i maschilisti patriarcali saranno preoccupati di che cosa stiamo pensando o pianificando, non lo sapranno perché non ci guardano. E se ci organizziamo di più e meglio? Perché a volte, dal dolore e la rabbia non segue la disperazione o la rassegnazione. Può essere che segua l’organizzazione.

Secondo.- Per questo, secondo il nostro modo di indigene zapatiste, abbiamo parlato con le altre compagne zapatiste delle comunità. Abbiamo chiesto loro se fosse una buona idea lo sciopero nazionale del 9 marzo. E sì, è una buona idea, ma bisogna fare qualcosa per appoggiarci in quanto donne che lottano.

Abbiamo quindi proposto che il 9 marzo le compagne incaricate di qualche compito, che sia come autorità autonoma, di comando organizzativo o comando militare o di commissioni di educazione, salute, comunicazione e di tutti i lavori che facciamo come donne zapatiste, non si presentino sui luoghi di lavoro.

Questo sarà il nostro modo di dirvi che appoggiamo l’idea del 9 marzo senza donne, come un’iniziativa in più delle donne che lottano per la vita. E siccome le donne indigene siamo maggioranza nell’autonomia zapatista, quel giorno l’autonomia zapatista si fermerà.

Ci abbiamo pensato e ne abbiamo parlato ed è venuto fuori che le compagne delle differenti zone zapatiste siamo d’accordo di unirci allo sciopero del giorno 9 marzo 2020, convocato dalle sorelle Brujas del Mar.

Terzo.- L’8 marzo migliaia di donne zapatiste si riuniranno nei nostri caracoles e parleremo delle sofferenze e delle rabbie che abbiamo ascoltato nei due incontri che abbiamo avuto, ma parleremo anche di lotte, delle nostre e delle vostre, compagne e sorelle che ci leggete. E porteremo un segno di colore nero sui nostri abiti.

Il 9 marzo molte non torneranno nei loro villaggi, ma resteranno e all’alba di quel 9 marzo accenderemo migliaia di luci. Nei caracoles e nei villaggi zapatisti brillerà la luce delle donne.

Non solo affinché le donne che facciano di quel giorno un giorno di lotta sappiano che le guardiamo, che le ammiriamo, che le rispettiamo e che le salutiamo. Ma che non sono sole.

Anche affinché con quelle luci le sorelle assenti, quelle assassinate, le desaparecidas, quelle imprigionate, le migranti, le violentate, sappiano che qua, in queste montagne in resistenza e disobbedienza c’è chi si preoccupa per loro e per le loro famiglie, per il loro dolore e la loro rabbia. E non importa se quella sorella che lotta è bianca o nera o gialla o del colore della terra. Non importa se crede o non crede in qualche religione. Non importa se si veste bene o male. Non importa se ha o no un salario. Non importa se è di qualche partito o no. Non importa se è amica o nemica.

Ciò che importa è che sia viva e libera. Perché così, vive e libere possiamo criticare, sparlare, litigare, o dibattere, discutere, analizzare e forse stringere un accordo: lottare contro la violenza sulle donne.

Con così tante uccisioni passiamo da un lutto all’altro, da un dolore all’altro, da un’indignazione ad un’altra. Forse è questo il piano del sistema maledetto. Che ci ammazzino e facciano sparire affinché non abbiamo tempo né modo di organizzarci e lottare contro il sistema patriarcale e capitalista.

Ma, come accade nella storia del mondo, succederà che ci organizzeremo proprio per fermare questa mattanza. E già dopo ci sarà chi dirà che è finita. Ma ci saranno altre che andranno oltre, fino a distruggere la radice del nostro dolore: il sistema capitalista patriarcale, razzista, sfruttatore, repressivo, ladro e disumano.

Perché, quando finalmente conquisteremo il diritto a vivere, ci sarà chi dirà che la schiavitú è bene e la difenda come destino, mandato divino, sfortuna o perfino buona fortuna.

Ci sarà chi dirà che quello che segue è avere un buon salario. Cioè che il salario da sfruttamento sia uguale per uomini e donne.

Ci sarà chi avrà bisogno della libertà come si ha bisogno dell’aria e lotti per conquistarla.

Ci sarà chi sarà libera e lotti per difendere la propria libertà.

Ci sarà chi dirà che si può da sole, in quanto donne.

E ci sarà chi dirà che bisogna distruggere la bestia del sistema, e che per farlo si deve lottare con tutte, con tutti … e con todoas.

Ed invece di tante assassinate, tante desaparecidas, tante rapite, tante violentate, ci saranno forse tante idee, tanti pensieri, tante forme di lotta in quanto donne.

Allora si capirà forse che la differenza è buona, ma affinché esista questa differenza si deve vivere.

Quarto.- Pertanto, rivolgiamo un rispettoso appello alle sorelle e compagne del Congresso Nazionale Indigeno – Consiglio Indigeno di Governo, della Sexta Nazionale ed Internazionale, e delle Reti in Resistenza e Disobbedienza a che analizzino e discutano la proposta delle sorelle streghe o se ce ne sono altre. E se pensano che stia bene, che si uniscano senza chiedere permesso. Ma se pensano che non stia bene e che sia meglio un’altra cosa o un’altra iniziativa, che sia e senza chiedere permesso.

Così come noi non chiediamo il permesso ai comandanti e alle autorità, né a genitori, figli, fidanzati, mariti o amanti, ma lo facciamo perché non ci siamo sollevati in armi il gennaio 1994 per niente.

Non importa se ci dicono che siamo conservatrici o golpiste o di destra o di sinistra.

E quei malgoverni che dicono che la società si divide in liberale e conservatrice, e dicono di essere contro il neoliberismo, si chiamano “neoconservatori”.

Così la pensiamo e così faremo come donne indigene zapatiste.

E lo faremo SENZA CHIEDERE IL PERMESSO A NESSUN UOMO, che sia cattivo o buono, a nessuno.

È tutto.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Per le donne indigene zapatiste dell’EZLN.

Marisol, Yeny, Rosa Nery, Yojari, Lucia, Sol, Elizabet, otra Elizabet, Yolanda, Natalia, Susana, Adela, Gabriela, Anayeli, Zenaida, Cecilia, Diana, Alejandra, Carolina, Dalia, Cristina, Gabriela, Maydeli, Jimena, Diana, Kelsy, Marisol, Luvia, Laura.

Comandantas e Coordinatrici delle Donne Zapatiste dell’EZLN.

Messico, 1° marzo 2020

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2020/03/01/no-necesitamos-permiso-para-luchar-por-la-vida-las-mujeres-zapatistas-se-unen-al-paro-nacional-del-9-de-marzo/

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Immagini della mobilitazione zapatista del 20 febbraio in Difesa del Territorio e della Madre Terra, per la giustizia per le/i nostr@ mort@, nostr@ desaparecid@s, nostr@ prigionier@ e contro i megaprogetti di morte.

“SAMIR SOMOS TODAS Y TODOS”

Caracol Jacinto Canek. JBG Flor de nuestra palabra y luz de nuestros pueblos que refleja para todos. Comunidad del CIDECI-Unitierra. Municipio oficial de San Cristóbal de las Casas.

Caracol Resistencia y Rebeldía un Nuevo Horizonte. JBG La luz que resplandece al mundo. Dolores Hidalgo. Tierra recuperada.

Caracol Espiral digno tejiendo los colores de la humanidad en memoria de l@s caídos. JBG Semilla que florece con la conciencia de l@s que luchan por siempre. Tulan Ka’u, tierra recuperada.

Caracol Raíz de las Resistencias y Rebeldías por la humanidad. JBG Corazón de nuestras vidas para el nuevo futuro. Ejido Jolj’a.

Caracol Floreciendo la semilla rebelde. JBG Nuevo amanecer en resistencia y rebeldía por la vida y la humanidad. Poblado Patria Nueva, tierra recuperada.

Caracol Madre de los Caracoles de nuestros sueños. JBG Hacia la Esperanza. La Realidad.

Caracol Torbellino de Nuestras Palabras. JBG Corazón del Arcoiris de la esperanza. Morelia.

Caracol Que habla para todos. JBG Nueva Semilla que va a producir. Roberto Barrios.

Caracol Resistencia Hacia un nuevo amanecer. JBG El camino del Futuro. La Garrucha.

Caracol Resistencia y Rebeldía por la Humanidad. JBG Corazón céntrico de los zapatistas delante del mundo. Oventik.

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#SamirSomosTodasyTodos #CNI #CIG #DefensaDelTerritorio #Puebla

“A TODOS LOS COMPAÑEROS LES INFORMAMOS QUE EL COMPAÑERO MIGUEL LÓPEZ VEGA, SE ENCUENTRA LIBRE!”

*************

Comunicato di denuncia dell’arresto illegale del compagno del CNI, Miguel López Vega

Al popolo de Messico

Alle Reti di Resistenza e Ribellione

Alla Sexta Nazionale e Internazionale

Ai mezzi di comunicazione

Il Congresso Nazionale Indigeno, il Consiglio Indigeno di Governo e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, denunciamo il vile arresto del nostro compagno Miguel López Vega, delegato del Congresso Nazionale Indigeno, membro della radio comunitaria di Zacatepec e del Fronte dei Popoli in Difesa di Terra e Acqua di Puebla, Morelos e Tlaxcala, per mano di persone armate del malgoverno che senza identificarsi hanno privato della libertà Miguel sulla base di un presunto mandato di cattura.

Il sequestro del nostro compagno all’esterno della Segreteria Generale di Governo alle ore 14:30 del 24 gennaio, è la risposta di chi sostiene di governare questo paese alla determinazione dei popoli originari di impedire la distruzione e l’inquinamento industriale del fiume Metlapanapa, è la repressione nel vedere la vita dove loro vedono denaro intriso del dolore della nostra gente.

Come popoli del CNI-CIG, manifestiamo la nostra opposizione alla distruzione e privatizzazione del fiume Metlapanapa che, insieme agli altri megaprogetti di morte, vogliono gettare il nostro paese nel lutto e nella guerra.

Esigiamo l’immediata liberazione del compagno Miguel López Vega.

Distintamente.
gennaio 2020
Mai Più Un Messico Senza Di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2020/01/25/comunicado-denunciando-la-detencion-ilegal-del-companero-del-cni-miguel-lopez-vega/

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Il progetto delle Brigate Civili di Osservazione è nato 25 anni fa di fronte alle aggressioni dello Stato messicano contro le comunità indigene in resistenza. Arrivarono persone da diverse parti del mondo per frenare la violenza usando come unici strumenti la documentazione e la denuncia. Tutte queste persone, con la loro presenza e con la denuncia pubblica riuscirono a mitigare gli attacchi militari e paramilitari in diverse zone del Chiapas.

Uno degli obbiettivi dell’accompagnamento delle comunità indigene era aprire uno spazio civile per aiutare a mantenere la speranza, conservare la pace e le dinamiche comunitarie nel contesto di guerra oltre che ad essere testimoni della strategia di guerra dello Stato e denunciarne le azioni.

Conosci e condividi l’esperienza nelle Brico: https://frayba.org.mx/solidaridad/
📻 https://frayba.org.mx/notifrayba-cuando-la-solidaridad-se-hace-presente/

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L’estrattivismo che uccide in Messico

In Messico il governo aggredisce il territorio con le grandi opere mentre gli indigeni lottano e sono uccisi.

Andrea Cegna – Il Manifesto, 9 gennaio 2020

Josué Bernardo Marcial Campo era un giovane di 24 anni di Veracruz, Messico. Musicista e attivista conosciuto con il nome di TioBad. Mescolava il suono jarocho con il rap.

Il 16 dicembre del 2019 l’hanno trovato in una busta di plastica, fatto a pezzi. Negli ultimi 10 anni TíoBad ha lottato per difendere l’uso della tradizionale lingua mixe-popoluca, tipica della sua città, Sayula de Alemán, e con la sua musica ha denunciato lo sfruttamento massivo del suo territorio attraverso il fracking, le promuscuità tra economie legali, illegali e la politica, gli omicidi di giornalisti e i tentativi di cancellare le tradizioni indigene.

TIOBAD SI AGGIUNGE, solo in questo 2019, a Samir Flores Soberanes (Stato di Morelos), Julián Cortés Flores (del Guerrero), Ignacio Pérez Girón (dal Chiapas), José Lucio Bartolo Faustino, Modesto Verales Sebastián, Bartolo Hilario Morales e Isaías Xanteco Ahujote (tutti dal Guerrero), Juan Monroy y José Luis Rosales (dello stato di Jalisco), Feliciano Corona Cirino (da Michoacán) tutti uccisi, denunciano le comunità di appartenenza, perché indigeni e attivisti in difesa del territorio.

CON L’ARRIVO AL GOVERNO DI ANDRES Manuel Lopez Obrador le politiche di stampo estrattivista del governo non si sono fermate. Il «credo» di Amlo è lo stesso degli altri governi «progressisti» del continente ovvero garantire la ridistribuzione di ricchezza sfruttando le risorse naturali del territorio. Vero però che quel tipo di scelta economica ha mostrato la sua fragilità rompendo i legami sociali tra governo e comunità indigene, e spesso – si veda il caso venezuelano – legato le sorti dell’economia statale al ricatto delle multinazionali.
Non più tardi dell’agosto 2019, il centro di analisi e investigazioni Fundar, nel suo studio annuale, chiedeva con urgenza al governo di vietare il fracking, prendere in considerazione alternative sistemiche per superare il modello estrattivista e sostenere forme alternative di sviluppo capaci di proteggere l’ambiente, e così rispettare e garantire i diritti umani di chi vive alcuni territori e lotta per difenderli.

PER ISAIN MANDUJANO, giornalista della rivista Proceso, «il governo di Lopez Obrador non ha una politica ambientalista definita e di alto impatto. Non abbiamo visto, in questi primi mesi, una politica di grande apertura sul tema come peraltro necessario a causa della crisi climatica, per non parlare della situazione economica». Per il giornalista parlare di politiche ambientali significa affrontare le problematiche «delle acque reflue, delle discariche, della contaminazione dei fiumi, dell’assenza di politiche urbane sul riciclo, del disboscamento e della deforestazione».

NEGLI STESSI GIORNI DELL’OMICIDIO di TioBad il governo Lopez Obrador, invece, promuoveva la consultazione delle popolazioni di Chiapas, Tabasco, Yucatan, Camapche e Quintana Roo per dare il via libera al «Tren Maya», infrastruttura ferroviaria irreversibile pensata per collegare Palenque a Cancun e favorire il trasporto e l’accoglienza dei turisti lungo tutti i 1500 chilometri di tragitto. Secondo l’opinionista de La Jornada, Carlos Fazio, «il Tren Maya non è nuovo, non è solo un treno, e non è Maya. Questo progetto non farebbe fare al Messico alcun esodo dal neoliberismo né restituirebbe allo Stato il suo ruolo guida come motore dello sviluppo economico nazionale, poiché la maggior parte degli investimenti sono di privati». Mentre Ana Esther Cecena nel suo Grandi Opere per il mercato mondiale sostiene che tale progetto va nella direzione di «dominare la natura, disciplinarla e trasformarla in una risorsa (capitale naturale), nonché convertire la popolazione in capitale umano», poiché «sono elementi chiave nella determinazione del dominio capitalista sulle forme di vita».

OLTRE IL 90% DI CHI SI E’ PRESENTATO in uno dei 268 seggi ha dato il via libera al progetto, e Lopez Obrador ha cantato vittoria. Alcuni giorni dopo la consultazione però sono stati pubblicati i dati di partecipazione al voto e si è scoperto che solo il 2,68% degli aventi diritto si era espresso. Non solo. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Uniti per i Diritti Umani la consultazione «non ha seguito gli standard internazionali» e non può quindi essere considerata valida. Il Tren Maya non è altro che una delle grandi opere o dei progetti di estrazioni dal sottosuolo a rappresentare gli interessi del capitalismo a discapito dell’ambiente.

IL PROGETTO INTEGRALE MORELOS e «lo sviluppo» integrale dell’Istmo de Tehuantepec sono gli altri due enormi progetti di scontro tra il governo e le comunità rurali unite agli ambientalisti. Ma negli ultimi 12 anni sono stati almeno 134 progetti minerari, 70 petroliferi, 50 idroelettrici, 35 eolici e 15 gasdotti a generare 879 conflitti di natura ambientale, territoriale e lavorativa. Progetti d’estrazione e grandi opere sono così un nodo centrale nel paese. Non solo perché rappresentano il programma di sviluppo economico del governo di Lopez Obrador, non solo perché sono elemento di scontro con le popolazioni indigene e con i campesinos, soggetti ai quali Amlo aveva promesso attenzione, ma soprattutto perché attorno a tali interessi economici si muovono anche gruppi del crimine organizzato.
Spesso le aree di azione del crimine organizzato coincidono con i territori dove sono in corso conflitti per la difesa dell’ambiente e del territorio. Con la violenza, l’impunità e la convivenza di Polizia Federal ed esercito, i gruppi criminali prendono possesso delle aree interessate per poi trattare con aziende e politica il loro sfruttamento.

LE PAROLE DELL’ONU ARRIVAVANO in concomitanza con l’inzio, in Chiapas, del «Foro in difesa del territorio e della Madre Terra» organizzato dall’EZLN e dal Congresso Nazionale Indigeno. All’incontro, che si è svolto nel nuovo Caracol Jacinto Canek, a San Cristobal de Las Casas, hanno partecipato realtà indigene e campesine di 24 stati della repubblica messicana, oltre che comunità solidali di Guatemala, Ecuador, El Salvador, e Stati Uniti d’America.

Al termine della due giorni è stato scritto un lungo e duro comunicato contro il governo di Andres Manuel Lopez Obrador, diviso in quattro punti, e che come terzo sostiene: «Per avanzare nella sua guerra, il malgoverno scommette sullo smantellamento del tessuto comunitario, fomentando i conflitti interni che tingono di violenza le comunità, tra chi difende la vita e chi vuole mettergli un prezzo, anche a costo di vendere le future generazioni a beneficio milionario di pochi corrotti che si servono dei gruppi armati della criminalità organizzata».

Secondo il Centro Messicano di Diritto Ambientale, infatti, «in Messico molte delle violazioni dei diritti umani nei confronti di popolazioni e comunità indigene e rurali sono state perpetrate nell’ambito dello sviluppo delle grandi opere. Ciò è dovuto, in gran parte, all’esistenza di una politica economica e sociale che manca di qualsiasi prospettiva di sostenibilità e rilevanza bio-culturale, che causa un consumo eccessivo di risorse naturali, distruzione ecologica, deforestazione, erosione del suolo, desertificazione, sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e inquinamento dell’acqua e dell’aria». https://ilmanifesto.it/lestrattivismo-che-uccide-in-messico/?fbclid=IwAR0R4PbkF3xZVp3CdBfte0mNYanaJc30bN02rKeyKYbBVLPCbqFfiuc19tc

 

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PAROLE DELLE DONNE ZAPATISTE A CHIUSURA DEL SECONDO INCONTRO INTERNAZIONALE DELLE DONNE CHE LOTTANO

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

29 dicembre 2019.

Compagne e Sorelle,
desideriamo dire e porgere qualche parola in questa chiusura del Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano.

Abbiamo ascoltato la parola dei tavoli di lavoro e le vostre proposte. E altre proposte che si sono fatte.
Queste e altre proposte che sono uscite, quando sarete nelle vostre geografie e ci penserete e rifletterete nel vostro cuore ciò che qui abbiamo visto e ascoltato in questi giorni, vediamo di trovare un luogo perché tutte quelle che hanno assistito, e soprattutto quelle che non sono potute venire, conoscano quelle proposte e quelle idee e opinioni ed esprimano la loro parola.
Pensiamo che questo sia importante perché, se non ci ascoltiamo tra noi stesse come le donne che siamo, allora non serve che lo facciamo, perché vorrebbe dire che non siamo donne che lottano per tutte le donne, ma solo per la nostra idea o il nostro gruppo o la nostra organizzazione.
Sembra facile dire che pensiamo e riflettiamo sulle proposte, invece costa, perché per questo ci si deve organizzare.

Perciò, vi proponiamo questo primo accordo:

  1. Che tutte conveniamo e conosciamo le proposte per procedere nel nostro pensiero sul tema della violenza contro le donne. Ovvero proposte su come fare per fermare questo grave problema che abbiamo come le donne che siamo.

Siete d’accordo?

Bene, quando abbiamo preparato questo messaggio non sapevamo se avreste detto che eravate d’accordo o non eravate d’accordo.
Però se siamo d’accordo, allora abbiamo un anno, Compagna e Sorella, per procedere in questo lavoro.
Non sia che il prossimo anno ci riuniamo e continuiamo con la violenza contro le donne senza idee né proposte su come fermarla.

-*-

Un’altra cosa che desideriamo dirvi e che ascoltiamo attentamente come donne zapatiste riguarda le denunce che in questi giorni sono state fatte.

Non si riesce a credere, Compagna e Sorella, il tanto parlare di progresso, di modernità e grande sviluppo che c’è in questi mondi e nemmeno c’è qualcuno che abbia un po’ di umanità per commuoversi a quelle disgrazie, dolori e disperazioni che si sono raccontate, oltre a quelle che non sono state raccontate.
Com’è possibile che una donna con tali dolori, tali pene, tali coraggi, tali rabbie, debba venire fino a queste montagne del sudest messicano per ricevere il minimo che dobbiamo loro come donne, che è un abbraccio di sostegno e consolazione.
A volte la donna che non ha sofferto violenza pensa che questo non sia importante, però chiunque abbia un poco di cuore sa che quel abbraccio, quel consiglio, è un modo per dire, per comunicare, per gridare che non siamo sole.

E non sei sola, Compagna e Sorella.
Però non basta.
Non è solo un consiglio che necessitiamo e meritiamo.
Necessitiamo e meritiamo verità e giustizia.
Necessitiamo e meritiamo vivere.
Necessitiamo e meritiamo libertà.

E questo grande bisogno potremo conquistarlo se c’è chi ci appoggia, ci protegge e ci difende.
Questo è il messaggio le insurgentas e miliziane diedero a noi: rispondere alla chiamata della donna che chiede aiuto. Sostenerla. Proteggerla. E difenderla con ciò che abbiamo.

Perciò, chiediamo che le insurgentas e miliziane ci ripetano il loro messaggio.

————————————————————————

(si svolge l’esercizio delle miliziane e insurgentas)

————————————————————————

Grazie alle nostre Compagne insurgentas e miliziane che si sono prese cura di noi, proteggendoci e difendendoci in questi giorni dell’Incontro.

Allora, qui vi facciamo la nostra seconda proposta di accordo:

  1. se qualsiasi donna in qualunque parte del mondo, di qualsiasi età, di qualsiasi colore chiede aiuto perché attaccata con violenza, rispondiamo alla sua chiamata e cerchiamo il modo di sostenerla, di proteggerla e di difenderla.

Siete d’accordo?

Quando abbiamo scritto questo messaggio non sapevamo la vostra risposta, però si va.

Bene, Sorella e Compagna, per difenderci, proteggerci e sostenerci dobbiamo essere organizzate, questo lo sappiamo.
E sappiamo anche che ciascuna ha il suo modo di organizzarsi.
Però se ogni organizzazione o gruppo o collettivo di Donne che Lottano si muove a modo suo, non è lo stesso che muoversi in accordo e coordinamento con gli altri gruppi, collettivi e organizzazioni.
E per esserci accordi e coordinamenti bisogna rimanere in comunicazione, avvisarci tra di noi, spiegarci tra di noi, trovare accordo tra di noi.

Allora vi facciamo la nostra terza proposta di accordo:

  1. Che con tutti i gruppi, collettivi e organizzazioni di Donne che Lottano che desiderano coordinarsi per azioni congiunte ci scambiamo i modi per comunicare tra noi, sia per telefono o via internet o come volete.

Siete d’accordo?

Bene, abbiamo già sentito la vostra risposta.

Un’ultima cosa prima di terminare e chiudere questo Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano.

Riguarda il calendario.
Sappiamo che non importa il giorno, la settimana, il mese o l’anno, in qualunque posto del mondo ci sarà una donna spaventata, aggredita, desaparecida o assassinata.
Lo abbiamo già detto che non ci sarà riposo per le donne che lottano.
Quindi, vogliamo proporti qui, attraverso chi ci ascolta o ci legge o ci guarda, una proposta d’azione congiunta.
Può essere qualsiasi giorno dell’anno, perché già lo sappiamo com’è il sistema patriarcale, che non riposa per violentarci.

Ma noi proponiamo che questa azione congiunta delle Donne che Lottano sia in tutto il mondo il prossimo 8 marzo 2020.

Proponiamo che quel giorno, ogni organizzazione, gruppo o collettivo faccia ciò che crede sia la cosa migliore.
E che ciascuna porti il colore o simbolo che ci identifica, secondo il pensiero e la modalità di ciascuna.
Però che tutte portiamo un chignon nero in segno di dolore e pena per tutte le donne desaparecidas e uccise in tutto il mondo.
Per dire in questo modo, in tutti gli idiomi, in tutte le geografie e con tutti i calendari:

Che non sono sole.

Che ci mancano.

Che non le dimentichiamo.

Che le necessitiamo.

Perché siamo Donne che Lottano.
E noi non ci vendiamo, non ci arrendiamo e non tentenniamo.

-*-

Ecco la nostra parola, Sorella e Compagna.
Ti chiediamo di prenderti molta cura di te nel tuo viaggio di ritorno alla tua geografia.
Vogliamo che tu stia bene.
Ti ricordiamo di ricordare cosa fu questo Incontro.
E che ricordi sempre che qui, nelle montagne del sudest messicano, hai noi, Donne che siamo Zapatiste, e che, come te, siamo donne che lottano.

Quindi, a nome delle Donne Zapatiste di tutte le età, essendo le —-, ora zapatista, del giorno 29 dicembre 2019, dichiaro formalmente chiuso questo Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano, qui nelle montagne del sudest messicano.

 

Dal semenzaio “Huellas del Caminar de la Comandanta Ramona”, caracol “Torbellino de Nuestra Palabra”, Montagne Zapatiste in Resistenza e Ribellione.

Comandanta Yesica
Messico, 29 dicembre 2019

 

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/12/31/palabras-de-las-mujeres-zapatistas-en-la-clausura-del-segundo-encuentro-internacional-de-mujeres-que-luchan/

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Parole delle donne zapatiste all’inaugurazione del Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano

27 dicembre 2019.

Compagne e Sorelle:

Benvenute tutte in queste terre zapatiste.
Benvenute Sorelle e Compagne delle diverse geografie dei cinque continenti.
Benvenute Compagne e Sorelle del Messico e del Mondo.
Benvenute Sorelle e Compagne delle Reti di Resistenza e Ribellione.
Benvenute Compagne del Congresso Nazionale Indigeno – Consiglio Indigeno di Governo.
Benvenute Compagne della Sexta nazionale e internazionale.
Benvenute Compagne base di appoggio zapatiste.
Benvenute Compagne miliziane e insurgentas dell’EZLN.

Sorella e Compagna:

Ti informiamo che, fino ad oggi, 26 dicembre 2019, sono stati registrati per questo secondo incontro:

3, 259 DONNE
95 BAMBIN@.
26 UOMINI

Dei seguenti 49 paesi:

1. Germania
2. Algeria
3. Argentina
4. Australia
5. Austria
6. Bangladesh
7. Belgio
8. Bolivia
9. Brasile
10. Canada
11. Catalogna
12. Cile
13. Colombia
14. Costa Rica
15. Danimarca
16. Ecuador
17. El Salvador
18. Spagna
19. Stati Uniti
20. Finlandia
21. Francia
22. Grecia
23. Guatemala
24. Honduras
25. India
26. Inghilterra
27. Irlanda
28. Italia
29. Giappone
30. Kurdistan
31. Macedonia
32. Norvegia
33. Nuova Zelanda
34. Paesi Baschi
35. Paraguay
36. Perù
37. Polonia
38. Puerto Rico
39. Regno Unito
40. Repubblica Dominicana
41. Russia
42. Siberia
43. Sri Lanka
44. Svezia
45. Svizzera
46. Turchia
47. Uruguay
48. Venezuela
49. Messico

Compagna e Sorella:

Siamo molto felici che sei potuta arrivare fino alle nostre montagne.

E anche se non sei stata in grado di venire, ti salutiamo comunque perché sei in attesa di quello che succede qui, in questo Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano.

Lo sappiamo bene che hai penato per arrivare fino a qui.

Sappiamo bene che devi lasciare le tue famiglie e amicizie.

Sappiamo bene che è costato il tuo impegno e il tuo lavoro ottenere il denaro per poter fare il viaggio dalla tua geografia alla nostra.

Ma sappiamo anche bene che il tuo cuore è un po’ contento del fatto che qui incontrerai altre Donne in Lotta.

Inaspettatamente, a volte, ti aiuta nella tua lotta ascoltare e conoscere altre lotte come donne che siamo.

Sia che siamo d’accordo o non siamo d’accordo con altre lotte e i loro modi e geografie, può servire a tutte ascoltare e imparare.

Per questo non si tratta di competere per vedere qual è la lotta migliore, quanto condividere e condividerci.

Ecco perché ti chiediamo di rispettare sempre i diversi pensieri e modi.

Tutte coloro che sono qui, e molte di più quelle che non sono presenti, siamo donne in lotta.

Abbiamo diverse modalità, è vero.

Ma hai visto che il nostro pensiero, come le zapatiste che siamo, è che non serve che tutte siano uguali nel pensiero e nel modo.

Pensiamo che la differenza non sia debolezza.

Pensiamo che la differenza sia forza potente se c’è rispetto e se c’è accordo di lottare unite senza agitarci.

Quindi ti chiediamo di condividere il tuo dolore, la tua rabbia e la tua lotta con intelligenza.

E che rispetti gli altri dolori, le altre rabbie e le altre degne lotte.

Compagna e Sorella:

abbiamo fatto tutto il possibile perché tu sia contenta e sicura.

Sembra semplice da dire, ma sappiamo bene che ora ci sono molti pochi i posti del mondo dove possiamo essere felici e sicure.

Ed è per questo che siamo qui, perché ci porta il nostro dolore e la nostra rabbia per la violenza che abbiamo sofferto come donne per il crimine di essere donne.

Come potrai vedere in questi giorni, la presenza di uomini non è consentita in questo luogo.

Non importa se sono uomini buoni, o se sono uomini normali, o se sono uomini a modo, non possono stare qui in questi giorni.

Questo luogo e questi giorni sono solo per le Donne che Lottano.

Ovvero che non sia una donna.

Le Compagne Insurgentas e Miliziane sono incaricate di prendersi cura di noi e proteggerci in questi giorni e in questo posto.

Ci siamo anche sforzate affinché tu abbia dove riposarti, dove mangiare e dove lavarti.

Sia per il riposo, il cibo e l’igiene, ti chiediamo di essere sorella e compagna soprattutto delle donne che sono ‘di giudizio’, cioè anziane.

Dobbiamo rispettarle perché non sono nuove alla lotta delle donne che siamo.

La loro canutezza, i loro acciacchi, le loro rughe non le hanno ottenute vendendosi al sistema patriarcale.

Nemmeno perché si sono arrese al machismo.

Né perché hanno tentennato o cambiato il loro pensiero di lotta per i diritti come le donne che siamo.

Esse sono ciò che sono perché non si sono vendute, né arrese, né hanno esitato.

E alle donne in età, di giudizio, chiediamo altrettanto di rispettare e salutare le più giovani, che siano adulte o bambine.

Perché anche a loro toccherà questa lotta. E non manca loro né decisione né impegno.

Se non permettiamo che ci divida la geografia, nemmeno permettiamo che ci dividano i calendari.

Tutte, non importa il calendario di cui siamo cariche o dalla geografia in cui viviamo, siamo nella stessa situazione: la lotta per i nostri diritti come le donne che siamo.

Ad esempio, il nostro diritto alla vita.

E qui è dove ci sentiamo tristi e affrante perché, a oltre un anno dal Primo Incontro, non possiamo darti buone notizie.

In tutto il mondo continuano a uccidere donne, continuano a sparire, continuano a violentarle, continuano a disprezzarle.

In questo anno non si è contenuto il numero delle violentate, desaparecidas e assassinate.

Ciò che sappiamo è che è aumentato.

E noi, come zapatiste, vediamo che è molto grave.

Per questo abbiamo convocato questo Secondo Incontro con un solo tema: la violenza contro le donne.

 

Sorella e Compagna, tu che sei potuta venire e tu che non sei potuta venire:

vogliamo ascoltarti e guardarti, perché abbiamo delle domande.

Come ti sei organizzata?

Che cosa hai fatto?

Che cosa è successo?

Perché ricorda che al nostro Primo Incontro, ci siamo impegnate per organizzarci nei nostri luoghi per dire basta con le assassinate, le desaparecidas, le umiliate, le disprezzate.

Ma vediamo che sta andando molto peggio.

Dicono che c’è equità di genere perché nei malgoverni c’è lo stesso numero di uomini e di donne al comando.

Però continuano ad ammazzarci.

Dicono che ci sono più diritti salariali per le donne.

Però continuano ad ammazzarci.

Dicono che c’è un gran avanzamento delle lotte femministe.

Però continuano ad ammazzarci.

Dicono che ora le donno hanno più voce.

Però continuano ad ammazzarci.

Dicono che adesso si prendono in considerazione le donne.

Però continuano ad ammazzarci.

Dicono che ora ci sono più leggi che proteggono le donne.

Però continuano ad ammazzarci.

Dicono che adesso è molto ben visto il parlare bene delle donne e delle loro lotte.

Però continuano ad ammazzarci.

Dicono che ci sono uomini che comprendono la lotta delle donne che siamo al punto di dirsi femministi.

Però continuano ad ammazzarci.

Dicono che la donna occupa ora più spazi.

Però continuano ad ammazzarci.

Dicono che ci sono già SuperEroine nei film.

Però continuano ad ammazzarci.

Dicono che c’è più consapevolezza del rispetto per la donna.

Però continuano ad ammazzarci.

Ogni volta più assassinate.

Ogni volta con più brutalità.

Ogni volta con più violenza, coraggio, invidia e odio.

Ogni volta con più impunità.

Cioè, ogni volta con più machi che non vengono puniti, che continuano senza condanna, come se nulla fosse, come se uccidere una donna, farla sparire, sfruttarla, usarla, aggredirla, sloggiarla, fosse una cosa qualsiasi.

Continuano ad ammazzarci e ancora ci chiedono, esigono, ci ordinano di comportarci bene.

E non ci si crede, ma se un gruppo di lavoratrici o lavoratori bloccano una strada, o fanno uno sciopero, o protestano, è un grande scandalo.

Dicono che si violano i diritti delle merci, dei mezzi, delle cose.

E sui mezzi di comunicazione ci sono foto, video, reportage, analisi e commenti contro quelle proteste.

Però se violano una donna, si appone un numero in più o un numero in meno sulle statistiche.

E se le donne protestano e lanciano in alto le loro pietre, rompono i vetri in alto, gridano le loro verità a quelli di sopra, allora sì c’è grande agitazione.

Però se ci fanno sparire, se ci ammazzano, poi semplicemente mettono un altro numero: una vittima in più, una donna in meno.

Come se il potere volesse mantenere ben chiaro che ciò che gli importa è il suo guadagno, non la vita.

Contano le auto, le pietre, le vetrine, le merci.

La vita non conta.

E se è la vita di una donna, allora conta anche meno.

È per questo che noi, come le zapatiste che siamo, cioè anticapitaliste e antipatriarcali, lo pensiamo come il modo di agire del sistema.

E quindi sembra che le nostre morti violente, le nostre sparizioni, i nostri dolori, sono un guadagno per il sistema capitalista.

Perché il sistema permette soltanto ciò che gli procura proventi, ciò che gli dà guadagno.

Per questo diciamo che il sistema capitalista è patriarcale.

Ha valore e comanda il patriarcato, anche se è il ‘capoccia’ è una donna.

Quindi, è nostra convinzione che, per lottare per i nostri diritti, come il diritto alla vita, non basta che lottiamo contro il machismo, il patriarcato o come si voglia chiamare.

Dobbiamo lottare anche contro il sistema capitalista.

Sono appiccicati insieme, così diciamo noi zapatiste.

Però sappiamo che ci sono altre convinzioni e altri modi di lottare come le donne che siamo.

D’un colpo qualcosa comprendiamo.

D’un colpo qualcosa impariamo.

Perciò abbiamo invitato tutte le Donne che Lottano.

Non importa qual è il tuo pensiero o modalità.

Ciò che importa è che lottiamo per la nostra vita, che oggi più che mai è quella in pericolo in tutti i luoghi e in tutti i tempi.

Benché dicano e predichino che ci sono molti progressi per le donne, la verità è che mai prima nella storia dell’umanità è stato così mortale essere donna.

Vedi, Compagna e Sorella, dicono che questa o quella professione è la più pericolosa.

Ci si chiede se è più pericoloso essere giornalista, o essere delle forze dell’ordine, o essere giudice, o essere malgoverni.

Però tu e noi sappiamo che in questo momento la cosa più pericolosa al mondo è essere donna.

Non importa se è bambina, o giovane, o adulta, o di giudizio.

Non importa se è bianca, gialla, rossa, o del colore della terra.

Non importa se è grassa, magra, alta, bassa, carina o bruttina.

Non importa se è di classe bassa, o media o alta.

Non importano la sua lingua, la sua cultura, le sue credenze, la sua militanza.

Nell’ora della violenza, la sola cosa che importa è essere donna.

 

Sorella e Compagna:

come zapatiste sappiamo che ci daranno molti esempi di donne che sono progredite, che hanno trionfato, che hanno ottenuto premi e buoni stipendi, che ce l’hanno fatta, dicono.

Noi rispondiamo parlando delle violentate, delle desaparecidas, delle assassinate.

Poi, rispondiamo che là sopra parlano dei diritti conquistati là sopra per poche.

Quindi diciamo, spieghiamo, gridiamo che manca il più elementare dei diritti per tutte le donne, il più importante: il diritto alla vita.

E lo abbiamo già detto molte volte, Compagna e Sorella, ma oggi lo ripetiamo.

Il diritto alla vita e tutti i diritti che meritiamo e necessitiamo non ce li regalerà nessuno.

Non ce li darà l’uomo cattivo, buono, normale o a modo.

Non ce li darà il sistema capitalista, per quante leggi o promesse faccia.

Il diritto alla vita, e tutti i diritti, ce li dobbiamo conquistare.

In tutti i tempi e in tutti i luoghi.

Ossia, che per le Donne che Lottano non ci sarà riposo.

Sorella e Compagna:

ci dobbiamo difendere.

Autodifenderci come individue e come donne.

E soprattutto dobbiamo difenderci organizzate.

Appoggiarci tutte.

Proteggerci tutte.

Difenderci tutte.

E dobbiamo cominciare ora.

Le mie compagne coordinatrici dell’Incontro mi hanno incaricata di dirti queste parole perché sono mamma di una bambina che sta qui con me.

Perché il nostro dovere come donne in lotta è proteggerci e difenderci.

E ancor più se la donna è appena una bimba.

La dobbiamo proteggere e difendere con tutto quel che abbiamo.

E se non abbiamo nulla, allora con bastoni e pietre.

E se non c’è bastone né pietra, allora con il nostro corpo.

Con unghie e denti dobbiamo proteggere e difendere.

E insegnare alle bambine a proteggersi e difendersi quando sono cresciute e posseggono le proprie forze.

Così stanno le cose, Sorella e Compagna, dobbiamo vivere in difesa.

E dobbiamo insegnare alle nostre creature a crescere in difesa.

Affinché possano nascere, alimentarsi e crescere senza paura.

Come zapatiste noi pensiamo che ottenere questo è meglio essere organizzate.

Sappiamo che c’è chi pensa che sia possibile anche individualmente.

Però noi lo facciamo organizzate come le zapatiste che siamo.

Perché, sì, siamo donne in lotta però siamo donne zapatiste.

Per questo, Compagna e Sorella, ti informiamo che, in questo anno, tra le nostre compagne non c’è stata nessuna assassinata né desaparecida.

Certo, abbiamo alcuni casi, secondo l’ultima riunione che abbiamo tenuto, di violenza contro donne.

E stiamo vedendo di punire i responsabili, tutti uomini.

E non solo lo stanno trattando le autorità autonome, lo stiamo trattando anche come donne zapatiste.

E ti diciamo anche la mera verità, che a volte litighiamo tra di noi, Compagna e Sorella, litighiamo per sciocchezze su come siamo le donne che siamo.

A volte perdiamo tempo in questi sciocchi litigi perché ora siamo vive e al sicuro.

Perché c’è stato un tempo in cui vivevamo solo la morte.

E la pura verità, osservando come stanno le cose nei tuoi mondi, non ti offendere Sorella e Compagna, è che desideriamo che finalmente venga il giorno in cui discuterete e litigherete su chi è la più bella, la più giovane, la più intelligente, quella vestita meglio, la più fidanzat@ o sposat@, o perché avete gli stessi vestiti, o perché i vostri figl@ sono migliori o peggiori, o per queste cose che succedono nella vita.

Perché quel giorno, Compagna e Sorella, ci dirà che la vita non è un problema.

Allora potremo essere sfacciate uguali agli uomini e perderci in ciance e sciocchezze.

Oppure no, potremmo capire invece che, seppur vive e libere, i problemi saranno altri, altre le discussioni e altri i litigi.

Ma, finché arriva quel giorno, Sorella e Compagna, dobbiamo prenderci cura tra di noi.

Proteggerci tra noi.

E difenderci tra noi.

Perché tu lo sai bene, Compagna e Sorella, siamo in guerra.

Loro per ucciderci.

Noi per vivere, ma vivere senza paura, vivere libere.

E per questo dolore, questa rabbia che abbiamo per non poter vivere libere, desideriamo mandare un grido di rabbia a tutto il mondo.

E anche un respiro di lotta a tutte e a ciascuna delle donne che sono violentate fisicamente e in tutte le altre forme.

E, come donne zapatiste, vogliamo mandare un abbraccio speciale alle famiglie e amicizie delle donne scomparse e uccise.

Un abbraccio che vi faccia sapere che non siete sole, che a nostro modo e nel nostro luogo, accompagniamo la vostra richiesta di verità e giustizia.

Perché per questo ci riuniamo, Sorella e Compagna.

Per gridare il nostro dolore e la nostra rabbia.

Per accompagnarci e farci coraggio.

Per cercare cammini di appoggio e aiuto.

Ecco, questa è la nostra piccola parola, Sorella e Compagna.

Le insurgentas e miliziane hanno preparato una conferenza alla loro maniera che comincerà subito, e ti ricordiamo qui la piccola luce che ti abbiamo dato al Primo Incontro.

Più in là inizieremo i lavori di questa riunione, dedicando tutta la giornata di oggi alle rivendicazioni.

Abbiamo questo posto e questa giornata dedicati alla denuncia della violenza che soffriamo.

Oggi ci sarà un singolo tavolo di denuncia e qui ci sarà il microfono aperto.

Qui saremo in grado di passare e prendere la parola e lanciare la nostra rabbia, il nostro coraggio in tutto ciò che facciamo.

E tutte ascolteremo con attenzione e rispetto.

Nessun altro ascolterà ciò che diciamo.

Solo noi che siamo Donne che Lottano e che siamo qui presenti.

Affinché senza timore, Sorella e Compagna, tu lo possa dire chiaro il tuo dolore, piangere il tuo coraggio, gridare la tua rabbia.

E che sia chiaro che almeno noi, le zapatiste, ti creeremo un posto nel nostro cuore collettivo e, attraverso di noi che siamo qui, decine di migliaia di donne indigene zapatiste ti accompagneranno.

Bene, domani, andremo a condividere le idee, i lavori e le esperienze che ci portate per cercare cammini perché finisca questa notte di dolore e morte.

E l’ultimo giorno di questo Incontro lo dedicheremo alla cultura, all’arte e alla festa.

Così un giorno gridiamo il nostro dolore e coraggio.

Un altro giorno condividiamo idee ed esperienze.

E il terzo giorno gridiamo di allegria e di forza.

Perché siamo donne che soffrono.

Ma siamo anche donne che si pensano e si organizzano.

E, soprattutto, siamo Donne che Lottano.

Così sarà.

Così già lo sai, sei la benvenuta Compagna e Sorella.

Tu che arrivasti e tu che non ci sei però sei qui col cuore.

———–

Allora, a nome delle donne zapatiste di tutte le età, alle 13:57, ora zapatista, del giorno 27 dicembre 2019, dichiaro formalmente inaugurato questo Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano, qui nelle montagne del sudest messicano.

Dal semenzaio “Huellas del Caminar de la Comandanta Ramona”. Caracol “Torbellino de Nuestra Palabra”, Montagne Zapatiste in Resistenza e Ribellione.

Comandanta Amada

Messico, dicembre 2019.

 

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/12/27/palabras-de-las-mujeres-zapatistas-en-la-inauguracion-del-segundo-encuentro-internacional-de-mujeres-que-luchan/

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PAROLE DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL’EZLN, PER VOCE DEL SUBCOMANDANTE INSURGENTE MOISÉS, AL 26° ANNIVERSARIO DALL’INIZIO DELLA GUERRA CONTRO L’OBLIO

31 DICEMBRE 2019 – PRIMO GENNAIO 2020.

BUON POMERIGGIO, GIORNO, SERA E MATTINA A TUTTE, TUTTI E *TUTTEI*:

COMPAGNE E COMPAGNI BASI DI APPOGGIO ZAPATISTE:

COMPAGNI E COMPAGNE COMANDANTE E COMANDANTI ZAPATISTI:

AUTORITÀ AUTONOME ZAPATISTE:

COMPAGNE E COMPAGNI MILIZIANI, MILIZIANE, INSURGENTE E INSURGENTI:

CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO-CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO:

SEXTA NAZIONALE E INTERNAZIONALE:

RETI DI RESISTENZA E RIBELLIONE:

SORELLE E FRATELLI DEL MESSICO E DEL MONDO:

TRAMITE LA MIA VOCE PARLA LA VOCE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE
NAZIONALE.

“CANEK HA DETTO:

IN UN LIBRO HO LETTO CHE AI VECCHI TEMPI I SIGNORI VOLLERO METTERE INSIEME
GLI ESERCITI PER DIFENDERE LE TERRE CHE GOVERNAVANO.

PRIMA DI TUTTO CONVOCARONO GLI UOMINI PIÙ CRUDELI PERCHÉ SUPPONEVANO CHE
AVESSERO UNA CERTA FAMILIARITÀ CON IL SANGUE; E COSÌ FORMARONO I LORO
ESERCITI CON PERSONE PRESE DALLE PRIGIONI E DAI MERCATI.

DOPO POCO SUCCESSE CHE QUANDO QUESTE PERSONE SI RITROVARONO DI FRONTE AL
NEMICO, IMPALLIDIRONO E GETTARONO LE ARMI.

PENSARONO DUNQUE AI PIÙ FORTI: AI MURATORI E AI MINATORI.

A LORO DIEDERO ARMATURE E ARMI PESANTI.

IN QUESTO MODO FURONO SPEDITI A LOTTARE.

MA SUCCESSE CHE LA PRESENZA STESSA DELL’AVVERSARIO CONGELÒ LE LORO BRACCIA
E ADDORMENTÒ I LORO CUORI.

RICORSERO QUINDI SAGGIAMENTE A QUELLI CHE, SENZA ESSERE PARTICOLARMENTE
SANGUINARI NÉ FORTI, AVESSERO CORAGGIO E QUALCOSA DA DIFENDERE
LEGITTIMAMENTE: COME AD ESEMPIO LA TERRA CHE LAVORAVANO, LA DONNA CON CUI
DORMIVANO E I FIGLI CON CUI AVREBBERO PORTATO AVANTI LA PROPRIA DISCENDENZA.

E FU COSÌ CHE, GIUNTA L’OCCASIONE, QUESTI UOMINI LOTTARONO CON COSÌ TANTA
FURIA CHE CACCIARONO I LORO AVVERSARI E FURONO PER SEMPRE LIBERI DA MINACCE
E DISCORDIE.»

SORELLE, FRATELLI, HERMANOAS:

26 ANNI FA, UN POMERIGGIO COME QUESTO, SIAMO SCESI DALLE NOSTRE MONTAGNE
FINO ALLE GRANDI CITTÀ PER SFIDARE IL POTENTE.

NON AVEVAMO NIENT’ALTRO DA PERDERE CHE LA NOSTRA MORTE.

UNA MORTE NOBILE, PERCHÉ MORIVAMO DI MORTE E DI OBLIO.

E DOVEMMO SCEGLIERE.

SCEGLIERE TRA MORIRE COME ANIMALE O MORIRE COME ESSERE UMANI LOTTANDO PER
LA VITA.

QUANDO SORSE IL SOLE, QUEL PRIMO GENNAIO AVEVAMO IL FUOCO NELLE MANI.

IL PREPOTENTE CHE AFFRONTAMMO ALLORA È LO STESSO CHE OGGI CI DISPREZZA.

AVEVA UN ALTRO NOME E UN’ALTRA FACCIA, MA ERA ED È LO STESSO DI ADESSO.

SUCCESSE QUEL CHE SUCCESSE E SI APRÌ UNO SPAZIO PER LA PAROLA.

APRIMMO QUINDI IL NOSTRO CUORE A OGNI CUORE FRATELLO E COMPAGNO.

E LA NOSTRA VOCE TROVÒ SOSTEGNO E CONSOLAZIONE IN TUTTI I COLORI DEL MONDO
DAL BASSO.

IL PREPOTENTE MISE TRAPPOLE, USÒ ASTUZIE, MENZOGNE E SEGUÌ IL PROPRIO PIANO
PER DISTRUGGERCI.

COSÌ COME FA IL PREPOTENTE DI ADESSO.

*-*-*

MA NOI RESISTEMMO E MANTENEMMO IN ALTO LA BANDIERA DELLA NOSTRA RIBELLIONE.

CON L’AIUTO DI TUTTI I COLORI DEL MONDO INIZIAMMO A METTERE IN PIEDO UN
PROGETTO DI VITA SU QUESTE MONTAGNE, PERSEGUITATI DALLA FORZA E DALLA
FALSITÀ DEL PREPOTENTE, COME ADESSO, CI MANTENEMMO FERMI NELLA COSTRUZIONE
DI QUALCOSA DI NUOVO.

ABBIAMO COMMESSO DEGLI ERRORI, NON C’È DUBBIO.

E SICURAMENTE NE COMMETTEREMO ALTRI LUNGO IL CAMMINO.

MA NON CI SIAMO MAI ARRESI.

NON CI SIAMO MAI VENDUTI.

NON ABBIAMO MAI RINUNCIATO.

ABBIAMO CERCATO TUTTE LE VIE POSSIBILI AFFINCHÉ CI FOSSERO PAROLE, DIALOGO
E L’ACCORDO, LA STRADA PER COSTRUIRE LA PACE CON GIUSTIZIA E DIGNITÀ.

MA PRIMA COME ADESSO IL PREPOTENTE SI È TAPPATO LE ORECCHIE E SI È NASCOSTO
DIETRO ALLE MENZOGNE.

COME IL PREPOTENTE DI ADESSO, È STATO ED È IL DISPREZZO L’ARMA CHE
ACCOMPAGNA I SUOI MILITARI, LA SUA POLIZIA, LE SUE GUARDIE NAZIONALI, I
PARAMILITARI E I PROGRAMMI CONTRO GLI INSORGENTI.

TUTTI I PREPOTENTI CHE CI SONO STATI E QUELLI CHE CI SONO ORA HANNO FATTO
LE STESSE COSE.

VALE A DIRE CHE HANNO PROVATO E PROVANO A DISTRUGGERCI.

E OGNI ANNO TUTTI I PREPOTENTI SI CONFORTANO E ILLUDONO DI AVERCI ANNIENTATI

SI CONVINCONO CHE GLI ZAPATISTI NON ESISTANO PIÙ.

CHE RIMANIAMO POCHI IN RESISTENZA E RIBELLIONE.

CHE FORSE NE RIMANE UNO SOLO.

E OGNI ANNO CELEBRANO IL PROPRIO TRIONFO.

E OGNI ANNO I PREPOTENTI SI COMPLIMENTANO PER AVER MESSO FINE ALLE
RIBELLIONI INDIGENE.

CHE SIAMO STATI SCONFITTI, DICONO.

MA OGNI ANNO NOI ZAPATISTE/I CI FACCIAMO VEDERE E GRIDIAMO:

SIAMO QUI!

*-*-*

E SIAMO SEMPRE DI PIÙ.

COME POTRÀ VEDERE QUALUNQUE PERSONA CHE ABBIA UN CUORE ONESTO, ABBIAMO UN
PROGETTO DI VITA.

NELLE NOSTRE COMUNITÀ FIORISCONO LE SCUOLE E LE CLINICHE DELLA SALUTE.

E SI LAVORA LA TERRA COLLETTIVAMENTE.

E COLLETTIVAMENTE CI SOSTENIAMO.

SIAMO COMUNITÀ.

COMUNITÀ DI COMUNITÀ.

LE DONNE ZAPATISTE HANNO LA PROPRIA VOCE, IL PROPRIO CAMMINO.

E IL LORO DESTINO NON È QUELLO DELLA MORTE VIOLENTA, DELLA SPARIZIONE,
DELL’UMILIAZIONE.

I BAMBINI E I GIOVANI ZAPATISTI HANNO ACCESSO ALLA SALUTE, ALL’EDUCAZIONE E
A VARIE OPZIONI DI APPRENDIMENTO E DIVERTIMENTO.

MANTENIAMO E DIFENDIAMO LA NOSTRA LINGUA, LA NOSTRA CULTURA, I NOSTRI MODI.

E CONTINUIAMO CON FERMEZZA A COMPIERE IL NOSTRO DOVERE COME POPOLI
GUARDIANI DELLA MADRE TERRA.

TUTTO CIÒ È STATO POSSIBILE GRAZIE ALLO SFORZO, AL SACRIFICIO E ALLA
DEDIZIONE DEI POPOLI ORGANIZZATI.

E ANCHE GRAZIE AL SOSTEGNO DI INDIVIDUI, GRUPPI, COLLETTIVI E
ORGANIZZAZIONI DA TUTTO IL MONDO.

CON LORO CI SIAMO COMPROMESSI E COMPROMESSE A COSTRUIRE VITA, CON IL LORO
APPOGGIO.

POSSIAMO QUINDI DIRE SENZA DUBBIO CHE I NOSTRI PROGRESSI, I NOSTRI
SUCCESSI, I NOSTRI TRIONFI SONO DOVUTI AL LORO SOSTEGNO E AL LORO AIUTO.

GLI ERRORI, LE SBAVATURE E I FALLIMENTI SONO RESPONSABILITÀ NOSTRA.

*-*-*

MA COSÌ COME è AVANZATA ED È CRESCIUTA LA NOSTRA VITA, È CRESCIUTA ANCHE LA
FORZA DELLA BESTIA CHE VUOLE FAGOCITARE E DISTRUGGERE TUTTO.

È CRESCIUTO ANCHE QUEL MACCHINARIO DI MORTE E DISTRUZIONE CHIAMATO SISTEMA
CAPITALISTA.

E LA FAME DELLA BESTIA È SENZA FONDO.

È DISPOSTA A TUTTO PER IL PROPRIO PROFITTO.

NON LE IMPORTA DISTRUGGERE LA NATURA, POPOLI INTERI, CULTURE MILLENARIE,
INTERE CIVILIZZAZIONI.

IL PIANETA INTERO VIENE DISTRUTTO DAGLI ATTACCHI DELLA BESTIA.

MA L’IDRA CAPITALISTA, LA BESTIA DISTRUTTRICE, CERCA ALTRI NOMI PER
CELARSI, ATTACCARE E SCONFIGGERE L’ESSERE UMANO.

E UNO DEI NOMI DIETRO AI QUALI SI NASCONDE LA MORTE È «GRANDE OPERA».

«GRENDE OPERA» VUOL DIRE DISTRUGGERE UN’INTERO TERRITORIO.

TUTTO.

L’ARIA, L’ACQUA, LA TERRA, LE PERSONE.

CON LA GRANDE OPERA LA BESTIA DIVORA CON UN SOLO BOCCONE POPOLAZIONI
INTERE, MONTAGNE E VALLI, FIUMI E LAGUNE, UOMINI, DONNE, *ALTREI*, BAMBINI
E BAMBINE.

NON APPENA FINISCE DI DISTRUGGERE, LA BESTIA VA ALTROVE E RICOMINCIA DA
CAPO.

E LA BESTIA CHE SI CELA DIETRO AI MEGAPROGETTI HA LE PROPRIE ASTUZIE,
MENZOGNE E TRAPPOLE PER CONVINCERE.

È PER IL PROGRESSO DICE LA BESTIA.

DICE CHE, GRAZIE A QUESTE GRANDI OPERE, LA GENTE AVRÀ UNO STIPENDIO E I
VARI VANTAGGI DELLA MODERNITÀ.

E CON IL PROGRESSO E LA MODERNITÀ VOGLIAMO RICORDARE UN COMPAGNO DEL
CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO CHE È STATO AMMAZZATO QUEST’ANNO: IL COMPAGNO
SAMIR FLORES SOBERANES.

E LO RICORDIAMO PERCHÉ LUI SI CHIEDEVA RIPETUTAMENTE PER CHI FOSSE QUESTO
PROGRESSO DI CUI PARLANO TANTO.

IL COMPAGNO SAMIR CHIEDEVA IN CHE DIREZIONE ANDASSE LA STRADA CHE CHIAMANO
«PROGRESSO», CHE LA BESTIA DEI MEGAPROGETTI PORTA COME CARTELLO.

E LA RISPOSTA È STATA CHE QUELLA STRADA PORTA ALLA DISTRUZIONE DELLA NATURA
E ALLA MORTE DELLE COMUNITÀ ORIGINARIE.

DUNQUE DISSE CHIARAMENTE DI NON ESSERE D’ACCORDO, E SI ORGANIZZÒ CON I
PROPRI COMPAGNI E LE PROPRIE COMPAGNE E RESISTETTE, E NON EBBE PAURA. E PER
QUESTO MOTIVO IL PREPOTENTE DI ADESSO L’HA FATTO AMMAZZARE.

AD ASSASSINARLO È STATO IL CATTIVO GOVERNO PERCHÉ IL LAVORO DA CAPORALE DEL
CATTIVO GOVERNO È ASSICURARSI CHE LA BESTIA E IL PREPOTENTE ABBIANO IL LORO
PROFITTO. OSSERVATE E ASCOLTATE, IL PRIMO AD ACCOGLIERE I MEGAPROGETTI E A
DIRE CHE SONO POSITIVI È IL GRAN CAPITALE, IL GRAN PADRONE.

E IL CUORE DEL GRAN CAPITALISTA È CONTENTO PERCHÉ LE GRANDI OPERE
PORTERANNO GRANDI PROFITTI.

MA NÉ IL GRANDE CAPO NÉ IL PREPOTENTE DICONO CHIARAMENTE CHE QUESTE GRANDI
OPERE SEMINERANNO MORTE AL PROPRIO PASSAGGIO.

*-*-*

QUALCHE GIORNO FA LE NOSTRE COMPAGNE ZAPATISTE HANNO ORGANIZZATO UN
INCONTRO INTERNAZIONALE DELLE DONNE CHE LOTTANO.

CI RACCONTANO, CI PARLANO, CI INSEGNANO, CI EDUCANO GRAZIE A QUELLO CHE
HANNO POTUTO OSSERVARE E SENTIRE IN QUESTO INCONTRO. QUEL CHE CI INSEGNANO
È UN INFERNO PER LE DONNE E L’INFANZIA.

CI RACCONTANO DI MORTE, SPARIZIONI, STUPRI, DISPREZZO E VIOLENZA DIABOLICA.

E TUTTO QUESTO ORRORE ACCADE ALL’EPOCA DEL PROGRESSO E DI QUELLA CHE VIENE
CHIAMATA CIVILIZZAZIONE MODERNA.

E QUALCHE GIORNO FA ERAVAMO ANCHE INSIEME AI COMPAGNI DEL CONGRESSO
NAZIONALE INDIGENO-CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO.

E SIAMO ANCHE STATI AL FORUM PER LA DIFESA DEL TERRITORIO E DELL MADRE
TERRA.

IN QUESTI INCONTRI ABBIAMO ASCOLTATO CON PREOCCUPAZIONE QUEL CHE È STATO
RIPORTATO.

CI RACCONTANO DI PAESI DESERTI CON LA GENTE CACCIATA.

DI MASSACRI DEI DELINQUENTI, A VOLTE LEGALI A VOLTE ILLEGALI, CIOÈ CHE
SPESSO SONO I GOVERNI STESSI A PERPETRARE QUESTE BARBARIE.

DI BAMBINE E BAMBINI ABUSATI E VENDUTI COME ANIMALI.

DI GIOVANI E GIOVANE CON LA VITA DISTRUTTA DALLE DROGHE, LA DELINQUENZA E
LA PROSTITUZIONE.

DI ATTIVITÀ ESTORTE, A VOLTE DA LADRI E A VOLTE DA FUNZIONARI.

DI SORGENTI CONTAMINATE.

DI LAGHI E LAGUNE ARIDI.

DI FIUMI CHE TRASPORTANO SPAZZATURA.

DI MONTAGNE DISTRUTTE DALLE MINIERE.

DI BOSCHI ABBATTUTI.

DI SPECIE ANIMALI ESTINTE.

DI LINGUE E CULTURE ASSASSINATE.

DI CONTADINE E CONTADINI CHE PRIMA LAVORAVANO LE PROPRIE TERRE E ORA SONO
PEDINE CHE LAVORANO PER UN PADRONE.

E DELLA MADRE TERRA CHE STA MORENDO.

*-*-*

QUINDI COME ZAPATISTI AFFERMIAMO CON FERMEZZA CHE SOLO UN IMBECILLE PUÒ
CONSIDERARE POSITIVE LE GRANDI OPERE.

UN IMBECILLE O UNO MALVAGIO E SCALTRO CHE SA DI MENTIRE E NON GLI IMPORTA
CHE LA PROPRIA PAROLA NASCONDA MORTE E DISTRUZIONE. QUINDI IL GOVERNO E
TUTTI I SUOI DIFENSORI DOVREBBERO DIRE CHIARAMENTE COSA SONO: SE SONO
IMBECILLI O BUGIARDI.

*-*-*

UN ANNO FA, A DICEMBRE 2018, IL CAPORALE CHE ORA COMANDA IN QUESTA FATTORIA
CHIAMATA «MESSICO» HA SIMULATO DI CHIEDERE IL PERMESSO ALLA MADRE TERRA PER
DISTRUGGERLA.

SI È PROCURATO UN PO’ DI PERSONE TRAVESTITE DA INDIGENI E HANNO MESSO PER
TERRA UN POLLO, DA BERE E QUALCHE TORTILLA.

COSÌ SI È CONVINTO CHE LA MADRE TERRA GLI DIA IL PERMESSO DI UCCIDERLA E
COSTRUIRE UN TRENO CHE DOVREBBE CHIAMARSI COME LA FAMIGLIA DEL CAPO.

FA COSÌ PERCHÉ DISPREZZA I POPOLI ORIGINARI E PERCHÉ DISPREZZA LA MADRE
TERRA.

MA IL CAPORALE NON SI È LIMITATO A QUELLO, HA PURE SFIDATO TUTTI I POPOLI
ORIGINARI DICENDO CHE NON GLI IMPORTA COSA PENSIAMO E SENTIAMO, CHE «CI
PIACCIA O NO» A NOI INDIGENI, LUI FARÀ QUEL CHE GLI ORDINERÀ IL SUO
PADRONE, IL PREPOTENTE, VALE A DIRE IL GRAN CAPITALE.

UGUALE AI CAPI CHE C’ERANO CON PORFIRIO DÍAZ.

COSÌ HA DETTO, COSÌ DICE, PERCHÉ POCHE SETTIMANE FA HA FATTO UN’ALTRA
SIMULAZIONE DI UNA PRESUNTA CONSULTAZIONE PER LA QUALE L’UNICA INFORMAZIONE
CHE HA FORNITO È CHE I MEGAPROGETTI PORTERANNO MOLTE COSE POSITIVE, SENZA
PERÒ MENZIONARE TUTTE LE DISGRAZIE QUE NE CONSEGUONO PER LE PERSONE E PER
LA NATURA.

E COME PREVISTO SOLO POCHE PERSONE HANNO PARTECIPATO A QUESTA CONSULTAZIONE
DICENDO CHE VOGLIONO LE GRANDI OPERE.

E SE COSÌ DISPREZZA IL PENSIERO E I SENTIMENTI DELLA GENTE, DISPREZZERÀ
ALLO STESSO MODO LA NATURA E I PAESI.

E FA CPSÌ PERCHÉ AL SUO PADRONE NON IMPORTANO NÉ LE PERSONE NÉ LA NATURA,
SOLO GLI IMPORTANO I PROPRI PROFITTI.

*-*-*

“CHE GLI PIACCIA A NO”, COSÌ DICE IL GOVERNO.

QUESTO VUOL DIRE “COSÌ SIA CON VOI, VIVI O MORTI, MA LO FAREMO”.

E NOI POPOLI ZAPATISTI LA PRENDIAMO COME UNA SFIDA, COME SE STESSE DICENDO
CHE LUI HA LA FORZA E I SOLDI E VEDIAMO CHI OSA OPPORSI AI SUOI ORDINI.

STA DICENDO CHE FARÀ QUEL CHE DECIDERÀ, NON QUEL CHE DIRANNO I POPOLI E CHE
NON GLI IMPORTANO NEMMENO LE LORO RAGIONI.

QUINDI NOI POPOLI ZAPATISTI CI PRENDIAMO LA PARTE CHE CI SPETTA DI QUESTA
SFIDA.

E SAPPIAMO CHE IL CAPO ATTUALE DI POTENTI CI STA FACENDO DELLE DOMANDE.

CI STA CHIEDENDO QUESTO:

«SIETE DISPOSTI POPOLI ZAPATISTI A PERDERE TUTTO QUELLO CHE AVETE OTTENUTO
CON LA VOSTRA AUTONOMIA?»

«SIETE DISPOSTI POPOLI ZAPATISTI A SUBIRE SPARIZIONI, ARRESTI, UCCISIONI,
CALUNNIE E MENZOGNE PER DIFENDERE LA TERRA CHE CURATE E PROTEGGETE, LA
TERRA IN CUI NASCETE, CRESCETE, VIVETE E MORITE?»

E CON QUESTE DOMANDE, IL CAPORALE E LE SUE GUARDIE CI METTONO DI FRONTE
ALL’OPZIONE «VIVI O MORTI, MA BISOGNA OBBEDIRE».

VALE A DIRE CHE CI CHIEDE SE SIAMO DISPOSTI A MORIRE COME SOCIETÀ
ALTERNATIVA, COME ORGANIZZAZIONE, COME POPOLI ORIGINARI DI ORIGINE MAYA,
COME GUARDIANI DELLA MADRE TERRA, COME INDIVIDUI E INDIVIDUE ZAPATISTI.

QUINDI NOI POPOLI ZAPATISTI SEGUIAMO LE NOSTRE MODALITÀ E IL NOSTRO
CALENDARIO.

SULLE NOSTRE MONTAGNE ABBIAMO FATTO UN’OFFERTA ALLA MADRE TERRA.

INVECE DELL’ALCOL LE ABBIAMO DATO DA BERE IL SANGUE DEI NOSTRI CADUTI IN
COMBATTIMENTO.

AL POSTO DEL POLLO LE ABBIAMO OFFERTO LA NOSTRA CARNE.

INVECE DELLE TORTILLAS LE ABBIAMO OFFERTO LE NOSTRE OSSA, PERCHÉ SIAMO
FATTI DI MAIS.

LE ABBIAMO FATTO QUESTA OFFERTA NON PER CHIEDERE IL PERMESSO ALLA TERRA PER
DISTRUGGERLA, O VENDERLA, O TRADIRLA.

LE ABBIAMO FATTO QUESTA OFFERTA SOLO PER AVVISARLA CHE NOI LA DIFENDEREMO.

LA DIFENDEREMO FINO ALLA MORTE SE NECESSARIO.

-*-

E QUINDI ABBIAMO FATTO IL CONTO DI QUANTE PERSONE CI VOGLIONO PER DIFENDERE
LA TERRA.

ED È SALTATO FUORI CHE BASTA UNA PERSONA ZAPATISTA.

BASTA UNA DONNA ZAPATISTA, O UN UOMO ZAPATISTA, ANCHE ANZIANO, O GIOVANE, O
BAMBINO.

BASTA CHE UNA PERSONA ZAPATISTA SI PRENDA L’INCARICO DI DIFENDERE LA TERRA
AFFINCHÉ QUEST’ULTIMA, NOSTRA MADRE, SAPPIA DI NON ESSERE SOLA E
ABBANDONATA.

BASTA UNA PERSONA COLMA DI RESISTENZA E RIBELLIONE.

SIAMO QUINDI ANDATI A CERCARE NEL CUORE DEL NOSTRO COLLETTIVO.

ABBIAMO CERCATO UNA PERSONA CHE FOSSE ZAPATISTA E DISPOSTA A TUTTO.

A TUTTO.

E NON NE ABBIAMO TROVATA UNA SOLA, NÉ DUE, NÉ CENTO, NÉ MILLE, NÉ
DIECIMILA, NÉ CENTOMILA.

ABBIAMO TROVATO TUTTO L’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE,
DISPOSTO A TUTTO PER DIFENDERE LA TERRA.

QUINDI ABBIAMO GIÀ LA RISPOSTA ALLA DOMANDA DEL CAPO.

E LA RISPOSTA È:

«SÌ, SIAMO DISPOSTI A SPARIRE COME PROPOSTA PER UN MONDO NUOVO.»

«SÌ, SIAMO DISPOSTI A ESSERE DISTRUTTI IN QUANTO ORGANIZZAZIONE».

«SÌ, SIAMO DISPOSTI A ESSERE ANNICHILITI COME POPOLI ORIGINARI DI ORIGINE
MAYA».

«SÌ, SIAMO DISPOSTI A MORIRE COME GUARDIANI E GUARDIANE DELLA TERRA.»

«SÌ, SIAMO DISPOSTI A ESSERE COLPITI, ARRESTATI, RAPITI, AMMAZZATI COME
INDIVIDUI E INDIVIDUE ZAPATISTE».

*-*-*

ECCO, COSÌ IL CAPORALE HA LA SUA LA RISPOSTA.

MA DATE LE NOSTRE MODALITÀ IN QUANTO ZAPATISTI, LA NOSTRA RISPOSTA CONTIENE
ANCHE UNA DOMANDA CHE FACCIAMO AI CAPI:

«SIETE DISPOSTI, VOI CATTIVI GOVERNI, A PROVARE A DISTRUGGERCI *A QUALUNQUE
COSTO,* A COLPIRCI, ARRESTARCI, RAPIRCI E AMMAZZARCI?»

*-*-*

SORELLE, FRATELLI,

COMPAGNI, COMPAGNE, *COMPAGNEI*:

VI INVITIAMO A QUESTO:

CHE COME CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO-CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO…

CHE COME INDIVIDUI, GRUPPI, COLLETTIVI E ORGANIZZAZIONE DELLA SEXTA
NAZIONALE E INTERNAZIONALE…

CHE COME RETI DI RESISTENZA E RIBELLIONE…

CHE COME ESSERI UMANI…

SI CHIEDANO A COSA SIETE DISPOSTIDISPOSTE, E *DISPOSTEI* PER FERMARE LA
GUERRA IN CORSO CONTRO L’UMANITÀ, OGNUNO NELLE PROPRIE GEOGRAFIE, SECONDO
IL PROPRIO CALENDARIO E LE PROPRIE MODALITÀ.

E CHE, QUANDO AVRANNO LA RISPOSTA SECONDO IL PROPRIO PENSIERO, LA
COMUNICHINO AI PADRONI E AI CAPI.

OGNI GIORNO, OVUNQUE, LA BESTIA CHIEDE ALL’UMANITÀ LA STESSA COSA.

MANCA SOLO LA RISPOSTA.

È TUTTO.

Dalle montagne del Sudest Messicano.
A nome delle donne, degli uomini e altrei *zapatistei*.

Subcomandante Insurgente Moisés.
Messico, 31 dicembre 2019 – 1° gennaio 2020.

Traduzione 20ZLN

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/12/31/palabras-del-ccri-cg-del-ezln-en-el-26-aniversario/

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CONVOCAZIONE

ALLE GIORNATE IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA MADRE TERRA
“SAMIR SOMOS TODAS Y TODOS”

SORELLE E FRATELLI DEI POPOLI DEL MESSICO E DEL MONDO:

PRIMO – Oggi più che mai il capitalismo cresce sulla guerra e la depredazione di tutte le forme di vita. I malgoverni e le grandi imprese capitaliste, ognuna di queste con nome e cognome, vogliono rendere invisibili le nostre lotte in difesa del territorio e della madre terra, normalizzando perfino l’assassinio dei nostri fratelli che li difendono. Oggi, spezzano il nostro cuore collettivo gli omicidi di:

  • Samir Flores Soberanes del popolo nahua di Amilcingo, Morelos
  • Julián Cortés Flores, del popolo mephaa della Casa de Justicia di San Luis Acatlán, Guerrero.
  • Ignacio Pérez Girón, del popolo tzotzil del municipio di Aldama, Chiapas.
  • José Lucio Bartolo Faustino, Modesto Verales Sebastián, Bartolo Hilario Morales, e Isaías Xanteco Ahuejote del popolo nahua organizzato nel Concejo Indígena y Popular de Guerrero – Emiliano Zapata (CIPOG – EZ).
  • Juan Monroy e José Luis Rosales, del popolo nahua d Ayotitlán, Jalisco.
  • Feliciano Corona Cirino, del popolo nahua di Santa María Ostula, Michoacán.
  • Josué Bernardo Marcial Campo, noto anche come TíoBad, del popolo popoluca di Veracruz.

I nostri compagni sono stati assassinati per essersi opposti alla guerra con la quale il malgoverno vuole appropriarsi delle nostre terre, monti ed acque, per consolidare la depredazione che minaccia l’esistenza dell’umanità.

Ugualmente ci addolora la sparizione forzata di nostro fratello Sergio Rivera Hernández, nahua della Sierra Negra, Puebla, difensore del territorio e della madre terra.

SECONDO – Il capitalismo, nella sua attuale tappa neoliberale, assume forme sempre più mostruose, dichiarando la guerra contro l’umanità e contro la terra, nostra madre. L’attuale sviluppo economico basato su scala planetaria nella predominanza del capitale finanziario che domina popoli, nazioni e continenti interi, poggiato sull’industria militare ed estrattivista, che cresce mediante guerre reali o fittizie, la profusione del crimine organizzato, invasioni e colpi di Stato, nella sua insaziabile logica dell’accumulazione e consumo capitalisti, sta portando ad un cambiamento climatico irreversibile ed un limite che mette in pericolo le condizioni della vita umana sul pianeta.

TERZO – Inoltre, l’attuale sistema, con la sua organizzazione patriarcale ereditata da sistemi e civiltà precedenti ma, approfondita negli ultimi secoli, si esibisce come un violento nemico non solo dell’umanità, ma in particolare delle donne e della nostra madre terra. Cioè, lo sfruttamento e la profonda violenza strutturale verso le donne è propria del capitalismo anche se nata molto prima; la proprietà privata capitalista, base di questo sistema, non si può spiegare né comprendere se non come parte di un sistema patriarcale di dominazione sulle donne e sulla terra.

QUARTO – In Messico, l’accelerazione dell’attività mineraria e dell’estrazione e conduzione di idrocarburi, la creazione della Guardia Nazionale nella logica della Iniciativa Mérida e l’impulso, ad ogni costo, dei grandi megaprogetti (Corridoio Trans-istmico Salina Cruz-Coatzacoalcos, Treno Maya e Progetto Integrale Morelos, Nuovo aeroporto internazionale di Città del Messico) che vogliono riordinare i territori, le popolazioni e le frontiere di nord e Centroamerica in una logica di predazione e sfruttamento capitalista, rendono urgente la difesa della vita umana, la difesa dei territori dei nostri popoli e la difesa della terra in una prospettiva chiaramente anticapitalista ed antipatriarcale. È per tutto questo che:

CONVOCHIAMO I POPOLI DEL MESSICO E DEL MONDO, LE ORGANIZZAZIONI E COLLETTIVI DI LAVORATRICI E LAVORATORI DI CAMPAGNA, MARE E CITTÀ, LE DONNE, STUDENTI, BAMBINI E BAMBINE, ANZIANI ED ANZIANE, RAPPRESENTANTI DELLA DIVERSITÀ SESSUALE

ALLE GIORNATE IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA MADRE TERRA
“SAMIR SOMOS TODAS Y TODOS”

Secondo il seguente calendario:

20 febbraio 2020: Azioni diffuse in Messico e nel Mondo in Difesa del Territorio e della Madre Terra, per la giustizia per le/i nostr@ moert@, nostr@ desaparecid@s, nostr@ prigionier@ e contro i megaprogetti di morte.

21 febbraio 2020: Marcia per la Giustizia Per Nostro Fratello Samir Flores Soberanes, per le/i nostr@ mort@, nostr@ desaparecid@s, nostr@ prigionier@ e in Difesa del Territorio e della Madre Terra. Città del Messico. Punto di partenza: Uffici della Commissione Federale per l’Energia in Avenida Reforma, ore 16:00.

22 febbraio 2020: Assemblea in Difesa del Territorio e della Madre Terra, nel centro della Comunità di Amilcingo, Municipio di Temoac, Stato di Morelos, a partire dalle ore 10:00.

DISTINTAMENTE

7 gennaio 2020
Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli
Mai Più Un Messico Senza Di Noi

ASSEMBLEA DELLA RESISTENZA DI AMILCINGO
CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO/CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO
ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

GENTI, Comunità Organizzazioni, Collettivi Ed INDIVIDUI PartecipantI AL FORUM In Difesa Del Territorio E DELLa Madre Terra REALIZZATO NEI Giorni 21 E 22 Dicembre 2019 NEL CARACOL Jacinto CANEK/CIDECI-UNITIERRA, SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS, CHIAPAS.

Redes, Organizaciones y Colectivos de Resistencia y Rebeldía adheridos a la Sexta Nacional e Internacional
Tribu Yaqui del Pueblo de Bácum, Sonora
Asamblea de los Pueblos Indígenas del Istmo de Tehuantepec
Proceso de Articulación de la Sierra de Santa Martha, Veracruz
Pueblo Náyeri, Nayarit
Junta de Vecinos en Resistencia Tanque y Américas, Monterrey, Nuevo León
Comunidad de San Lorenzo Azqueltán, Jalisco
Comuneros de Cherán, Michoacán
PROFECTAR, Pueblo Rarámuri de Chihuahua
Un Salto de Vida, Jalisco
Organización de los Doce Pueblos de Tecámac, Estado de México
Coordinadora de Pueblos y Organizaciones del Oriente del Estado de México
Asamblea General de los Pueblos, Barrios, Colonias y Pedregales de Coyoacán, Ciudad de México
Comunidad Coca de Mezcala, Jalisco
Comunidad Indígena Nahua de Zacualpan, Colima
Consejo de Ejidos y Comunidades Opositoras a la Presa La Parota, Gro
Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra y el Agua de Morelos, Puebla y Tlaxcala
Ka Kuxtal Muh Meyaj A.C., Pueblo Maya Peninsular, Campeche
Otomies Residentes en la Ciudad de México
Frente Nacional por la Liberación de los Pueblos, Guerrero
Defensores del Rio Metlapanapa, Puebla
Concejo Indígena y Popular de Guerrero-Emiliano Zapata
Consejo Regional Indígena del Cauca (CRIC) Colombia
Asamblea de Defensores del Territorio Maya Muuch Ximbal, Yucatan
Comunidad Indígena de Santa María Ostula
Ejido Tila, Chiapas
Consejo Regional Indígena y Popular de Xpujil, Campeche
Comité de Defensa de los Pueblos Indígenas (CODEDI), Oaxaca
Centro comunitario Raxajal Mayab y Colectivo Autónomo de José María Morelos, Quintana Roo
Comuneros de Cuatro Venados, Oaxaca
ZODEVITE, Chiapas
Consejo Tiyat Tlali de la Sierra Norte de Puebla
Movimiento Agrario Indígena Zapatista (MAIZ), Puebla y Oaxaca
Unión de Organizaciones de la Sierra Juárez (UNOSJO) Oaxaca
Asamblea del Pueblo Chontal, Oaxaca
Comunidad Binnizá de Unión Hidalgo, Oaxaca
Comunidad de Historia Mapuche
Mujeres Mapuche
Mujeres del Pueblo Kurdo
Geocomunes
Mexicali Resiste
UCIZONI, Oaxaca
Tribu Mayo
Consejo Autónomo de la Costa de Chiapas
LA VIDA, Veracruz

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2020/01/07/convocatoria-a-las-jornadas-en-defensa-del-territorio-y-la-madre-tierra-samir-somos-todas-y-todos/

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Dichiarazione della 4a Assemblea Nazionale del CNI-CIG

Al popolo del Messico

Ai popoli del Mondo

Alla Sexta Nazionale ed Internazionale

Alle Reti di Resistenza e Ribellione

Ai mezzi di comunicazione

Fratelli, sorelle.

Nel Caracol Zapatista Jacinto Canek, nel CIDECI- UNITIERRA, a San Cristóbal de las Casas, Chiapas, i giorni 18 e 19 dicembre 2019, per celebrare la 4ª Assemblea Nazionale del Congresso Nazionale Indigeno e del Consiglio Indigeno di Governo, i popoli Afromessicani, Binizaa, Chinanteco, Chol, Chontal, Comca’ac, Hñahñu, Kumiai, Mam, Maya, Mayo, Mazahua, Me´phaa, Mixe, Mixteco, Nahua, Náyeri, Purépecha, Quiché, Rarámuri, Téenek, Tepehuano, Tohono Oódam, Tojolabal, Totonaca, Tzeltal, Tzotzil, Wixárika, Yaqui, Zoque, Chixil, Cañari e Castellano, provenienti da 24 stati della repubblica, insieme agli invitati di Guatemala, Ecuador, El Salvador e Stati Uniti, ci siamo incontrati per ascoltarci, per vedere nel compagno e nella compagna che insieme, collettivamente, siamo popoli, nazioni, tribù.

Ci troviamo per vedere e capire la guerra neoliberale che da sopra ci arriva intrisa di bugie per fingere di governare, mentre consegnano il paese nelle mani del capitale, che non gradisce la coscienza collettiva dei popoli e mette in marcia i suoi strumenti di spoliazione:

  1. Attraverso la violenza sanguinaria e terrorista contro i popoli che difendono la terra.

Il lutto e la rabbia che vivono dentro coloro che oggi incontriamo, sono per il danno alla madre terra, la spoliazione di tutte le forme di vita. E quelli che hanno deciso di distruggerla per trasformarla in denaro hanno nome e cognome, così come gli assassini dei nostri compagni. Spezza il nostro cuore collettivo l’assassinio del compagno delegato popoluca del CNI, Josué Bernardo Marcial Campo, anche noto come TíoBad, che per la sua arte, la sua musica e la sua protesta contro i megaprogetti che il malgoverno proclama di aver chiuso, come il fracking, è stato fatto sparire e poi fatto ritrovare brutalmente assassinato lo scorso lunedì 16 dicembre.

Il compagno Samir Flores Soberanes del popolo nahua di Amilcingo, Morelos.

Il compagno Julián Cortés Flores, del popolo mephaa de la Casa de Justicia di San Luis Acatlán, Guerrero.

Il compagno Ignacio Pérez Girón, del popolo tzotzil del municipio di Aldama, Chiapas.

I compagni José Lucio Bartolo Faustino, Modesto Verales Sebastián, Bartolo Hilario Morales, e Isaías Xanteco Ahuejote del popolo nahua organizzato nel Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero – Emiliano Zapata (CIPOG – EZ).

I compagni Juan Monroy e José Luis Rosales, del popolo nahua di Ayotitlán, Jalisco.

Il compagno Feliciano Corona Cirino, del popolo nahua di Santa María Ostula, Michoacán.

I nostri compagni sono stati assassinati per essersi opposti alla guerra con cui il malgoverno vuole appropriarsi delle nostre terre, monti e acque, per consolidare la spoliazione che minaccia la nostra esistenza come popoli originari.

  1. False consultazioni.

Il malgoverno federale finge di consultare la gente, soppianta la nostra volontà collettiva ignorando ed offendendo le nostre forme di organizzazione e di presa delle decisioni, come il volgare inganno della “Consulta” il cui obiettivo non è altro che imporre con la forza il cosiddetto Treno Maya, che consegna i territori indigeni al capitale industriale e turistico, o le bugie definite anche consultazioni per imporre con la violenza il Progetto Integrale Morelos, o i megaprogetti di morte che riconfigurano il nostro paese per metterlo a disposizione del capitale multinazionale, principalmente per imporre il potere terroristico degli Stati Uniti.

  1. Polarizzazione e scontro tra comunità indigene.

Per avanzare nella sua guerra, il malgoverno scommette sullo smantellamento del tessuto comunitario, fomentando i conflitti interni che tingono di violenza le comunità, tra chi difende la vita e chi vuole mettergli un prezzo, anche a costo di vendere le future generazioni a beneficio milionario di pochi corrotti che si servono dei gruppi armati della criminalità organizzata.

Per quanto sopra, dichiariamo che resistiamo e lottiamo perché siamo vivi, perché, benché temiamo di smettere di esistere per ciò che siamo, non è questa la strada che scegliamo per noi e per coloro ai quali dobbiamo rispondere.

  1. Espansione della guerra.

Mentre noi, popoli originari, subiamo con più violenza che mai la guerra del capitale, il malgoverno insieme ai suoi gruppi armati militari, polizieschi, paramilitari, guardie bianche e gruppi di scontro, in nome del denaro estende la distruzione su tutto il territorio nazionale.

In Veracruz:

Nella regione di Totonacapan e fino alla Huasteca, ci sono i gasdotti Texas-Tuxpan, Tuxpan-Atotonilco e Tuxpan-Tula. Al pari delle bugie del governo Neoliberale di AMLO, si scava e si opera la frattura idraulica per estrarre idrocarburi, si fanno travasi per prendere l’acqua dei fiumi e consegnarla in mani di privati minacciando la vita dei popoli tének, nahua, totonaco, otomí e tepehua, oltre all’aumento dei gruppi della criminalità organizzata.

In Michoacán:

Nel territorio della meseta purépecha si estende la coltivazione intensiva di avocado che spoglia il territorio delle comunità indigene, si abbattono i boschi e si stanno uccidendo i laghi di Cuitzeo, Zirahuen e Pátzcuaro.

Sulla catena montuosa costiera del popolo nahua, il saccheggio delle bande della criminalità organizzata, con lo sfacciato appoggio di tutti i livelli del malgoverno, minaccia la vita e l’integrità dei popoli originari, in particolare dei nostri fratelli della comunità indigena nahua di Santa María Ostula che si oppongono alla devastazione dei territori comunali, attraverso lo sfruttamento di minerali, legnami pregiati e lo sfruttamento turistico delle spiagge nei municipi di Aquila, Coahuayana, Chinicuila e Coalcomán, cercando di far sembrare che la guerra sia tra comunità o tra comuneros, mentre da sopra i potenti aspettano il momento di appropriarsi della vita che Ostula difende.

Nella comunità purépecha di Zirahuén che ha una lunga lotta in difesa del lago dello stesso nome, oggi con l’aiuto di gruppi armati della criminalità organizzata, gli impresari aguacateros distruggono il bosco ed inquinano l’acqua con l’uso di pesticidi tossici.

In Jalisco:

Persiste l’invasione del territorio wixárika di San Sebastián Teponahuaxtlán da parte di presunti piccoli proprietari di Huajimic, Nayarit. Egualmente, il governo consegna nelle mani di imprese minerarie straniere migliaia di ettari del territorio sacro Wirikuta, nello stato di San Luis Potosí, minacciando l’esistenza culturale e del territorio cerimoniale.

Nella comunità indigena chichimeca di San Juan Bautista de La Laguna, nel municipio di Lagos de Moreno, il malgoverno consegna in mani private il territorio ancestrale riconosciuto nei suoi titoli primordiali, imponendo inoltre un gasdotto per fornire grandi industrie, alle quali, in forma organizzata, la comunità si è opposta nonostante la repressione e criminalizzazione che i malgoverni statali e municipali esercitano contro essa.

La comunità tepehuana e wixárika di San Lorenzo de Azqueltán subisce, al pari dell’esproprio della sua terra, le minacce di morte ed i tentativi di omicidio come quello accaduto lo scorso 3 novembre, quando il cacicco Fabio Flores alias “La Polla“, insieme a persone armate ha aggredito le autorità comunali provocando gravi ferite che sono quasi costate la vita ai comuneros Ricardo de la Cruz González, Rafael Reyes Márquez e Noé Aguilar Rojas. Tutto questo con la complicità del governo municipale di Villa Guerrero, Jalisco, con l’impunità in questo vile crimine.

In Puebla:

Il malgoverno insieme al suo gruppo armato della Guardia Nazionale e gruppi polizieschi, vuole imporre un megaprogetto che sverserebbe rifiuti tossici nel fiume Metlapanapa, questo come parte del Progetto Integrale per la Costruzione del Sistema di Fognatura Sanitaria della Zona Industriale di Huejotzingo, nota come “Città Tessile”. Per difendere la vita del fiume e delle comunità che ci vivono, i nostri compagni e compagne del popolo nahua, delle comunità di San Mateo Cuanalá, San Lucas Nextetelco, San Gabriel Ometoxtla, Santa María Zacatepec e la colonia José Ángeles hanno subito aggressioni da parte di questi corpi repressivi.

Sulla Sierra Negra di Puebla, dal 23 agosto 2018 è desaparecido il nostro compagno Sergio Rivera Hernández come rappresaglia per la sua lotta contro la distruzione provocata dall’impresa mineraria Autlán, e per cui continuiamo ad esigere la sua presentazione in vita.

In Campeche:

Col pretesto dell’impropriamente chiamato “Treno Maya” si sta progettando la costruzione di 15 nuovi centri urbani che non solo implicano la distruzione dell’ambiente, ma pure l’esproprio di territori dei popoli originari.

In Morelos, Puebla e Tlaxcala:

Con la forza si impone il Progetto Integrale Morelos reprimendo chi non è d’accordo, come con l’assassinio del nostro fratello Samir Flores. Questo crimine è tuttora impunito e mentre Samir è un esempio di dignità dal basso, quelli che stanno sopra meritano solo disprezzo, perché per loro la cosa importante è costruire la centrale termoelettrica di Huexca, Morelos, il gasdotto alle falde del vulcano sacro Popocatepetl, e l’infrastruttura industriale e di comunicazioni che tutto ciò implica. Scenario nel quale si acutizza la presenza di violenti gruppi criminali.

In Chiapas:

Persiste l’intenzione di esproprio e privatizzazione del territorio Tzeltal a beneficio di imprese private attraverso la cosiddetta “Strada Culturale” che precedentemente si chiamava “Super Strada” e che attraverserebbe il territorio dell’ejido di San Sebastián Bachajón, Palenque e di altre comunità.

Egualmente nel territorio Zoque, il capitale ha identificato un corridoio petrolifero che abbraccia 9 municipi su una superficie di 84.500 ettari e che attraversa il territorio della comunità di Chapultenango.

I malgoverni di tutti i livelli, con campagne di confronto, paramilitarizzazione e sostituzione, vogliono distruggere l’organizzazione delle comunità che si organizzano in forma autonoma, come il caso dei nostri fratelli dell’ejido Tila.

Sulla costa del Chiapas abbiamo ricevuto minacce ed espropri delle nostre terre per il tentativo di costruzione della strada Pijijiapan – San Cristóbal de las Casas – Palenque. Oltre alla costruzione di un gasdotto che attraverserebbe la zona costiera di Chiapas e Guatemala.

Persiste la vessazione militare e paramilitare contro i territori zapatisti per cercare di indebolire e distruggere non solo gli spazi autonomi che si sono costruiti, ma l’eco che si espande nel paese e nel mondo.

A Città del Messico:

Mentre si negano gli spazi pubblici ai popoli originari residenti in città per svolgere il loro lavoro, questi vengono consegnati ai capitali privati per il loro arricchimento. È il caso del popolo Otomí residente a Città del Messico, attualmente sotto in minaccia di sgombero in Calle Roma numero 18 nella colonia Juárez.

Mentre si acutizza l’espropriazione degli spazi rurali e indigeni a Città del Messico, anche i compagni Gerardo Camacho e Jaime Gómez hanno ricevuto minacce di morte dal commissario ejidale della comunità di San Nicolás Totolapan.

In Guerrero:

Persiste l’oppressione contro i nostri fratelli del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero Emiliano Zapata, che costruiscono le proprie forme di sicurezza e giustizia per preservare il territorio dall’ingordigia capitalista.

Estado de México:

Nel bacino della Valle del Messico il megaprogetto neoliberale di Santa Lucía e l’imposizione della strada Tuxpan-México è stata resa possibile grazie ai paramilitari nel tratto Ecatepec-Peñón. Così come l’intubazione e privatizzazione di fiumi e sorgenti.

In Oaxaca:

Il territorio chinanteco di San Antonio de Las Palmas è minacciato dalle concessioni minerarie che abbracciano più di 15 mila ettari, e da progetti di dighe di sbarramento sul fiume Cajonos, nel bacino del Papaloapan.

In Oaxaca e Veracruz:

Nel sud di Veracruz, parte nord dell’Itsmo di Tehuantepec, vogliono imporre un corridoio interoceanico che trasformerebbe la regione in un immenso parco industriale lasciandoci senza acqua, distruggendo la natura ed il tessuto sociale delle comunità con violenza ed insicurezza, sfruttando i fiumi dei territori indigeni per l’ampliamento dei porti che collegherebbero il corridoio interoceanico accompagnato da megaprogetti minerari, di fracking, di parchi eolici industriali e della depredazione dell’acqua che nasce in territori indigeni.

Sonora:

Il Río Mayo è inquinato dalla miniera a cielo aperto Cobre del Mayo che sversa i suoi rifiuti tossici nella diga Abelardo L. Rodríguez, nota come diga del Mocuzarit, minacciando la vita collettiva del popolo Mayo.

Nayarit:

Il fiume San Pedro nel territorio Nayeri, è minacciato dal progetto idroelettrico “Las Cruces”, così come dalla mega-miniera d’oro e argento nella comunità di Jazmín del Coquito, nella fattoria Los Arroyos.

Yucatán:

Nel contesto dell’imposizione in corso del impropriamente chiamato Treno Maya, è stato minacciato di morte il nostro compagno Pedro Uc Be, dell’Assemblea in Difesa del Territorio Maya Muuch Xiinbal.

Per tutto quanto sopra dichiariamo che i nostri popoli, nazioni e tribù continueranno a preservare e difendere i semi di resistenza e disobbedienza in mezzo alla morte, costruendo una strada che perduri nel mezzo dell’oscurità; e noi, saremo lì per curare la nostra madre terra, insieme ai popoli del mondo.

Dicembre 2019

Per la Ricostituzione dei Nostri Popoli

Mai Più Un Messico Senza Di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/12/20/pronunciamiento-de-la-4-asamblea-nacional-del-cni-cig/

 

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BALLA UNA BALENA

COMMISSIONE SEXTA DELL’EZLN

MESSICO

Dicembre 2019

Al Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo:
Alle persone, gruppi, collettivi ed organizzazioni della Sexta nazionale e internazionale:
Alle Reti di Resistenza e Ribellione:
A coloro che amano la Danza:

CONSIDERATO CHE:

Primo e unico:

BALLA UNA BALENA.

La montagna illuminata. L’eco del cinema – non di un film, ma del cinema come comunità – ancora risuona tra razzi accesi, l’azzurro nostalgico del cavallo, Tulan Kaw, l’insegna lampeggiante di “bienvenid@s” e la luce provocatoria di “ZAPATISTAS”.

Hai tentato di andartene ma, per qualche ragione che non riesci a spiegare, non puoi… o non vuoi. Nella ormai notte, sempre fredda, percorri la spianata dove, ore prima, il serpente delle stazioni ti ha risvegliato ricordi di fiere paesane, lontane in calendario e geografia.

Il tuo sguardo si sofferma sui cartelli del puzzle: “II Incontro Internazionale delle Donne che Lottano”, “Forum in Difesa della Madre Terra”, “26° Anniversario”. “II Festival del Cinema Puy Ta Cuxlejaltic”, “Primo Festival di Danza Balla un Altro Mondo”.

Un colpo di vento fa tremare il grande cartellone.

Può ballare l’aria?

La danza, apparentemente tanto lontana da tutto, può tracciare un sogno solo con i movimenti?

Sì, forse stai delirando. Può essere per il freddo o per quell’irriverente stella rossa che scintilla in cima alla montagna.

In quel mentre, arrivano la bambina e la sua combriccola che ti circondano col loro chiassoso entusiasmo. “C’è il ballo!”, ti gridano saltellando. Beh, la bambina che chiamano Calamidad solleva solo un poco i talloni, ma la sua allegria è simile a quella delle altre. Il ballo non entusiasma Pedrito, lo scettico della banda, che sentenzia: “Ok, ogni tanto c’è un ballo, non vedo la ragione di tutto questo trambusto”. Defensa Zapatista introduce il suo metodo pedagogico con uno scappellotto e prosegue: “Ci sarà un ballo ma appeso ad una nuvola. Cioè, non un ballo qualsiasi”, e si produce in un impeccabile passo di ron de jambe par terre in dehors. Il gatto-cane, per non restare indietro, si unisce ovviamente con un pas de chat.

 “C’è il ballo!” ripetono le bambine, non in coro perché sono abbastanza scoordinate.

Una insurgenta (la riconosci dall’uniforme) arriva di corsa e dice: “Calamidad, vieni, che ballano la balena!”. Calamidad risale a tutta velocità – non troppa diciamo – il lieve pendio che porta nelle viscere della balena di legno che ancora riposa… o si sta riprendendo dalle ferite di arpioni, bugie e oblii. Defensa Zapatista afferra il gatto-cane e le segue.

Esperanza Zapatista resta a discutere col Pedrito che sostiene che non solo è impossibile ballare una balena, ma è pure impossibile che un cetaceo (così dice) si trovi nel bel mezzo delle montagne del sudest messicano. Non aspetti la fine della discussione, anche se forse ne conosci la conclusione – Esperanza, benché arrivi solo alla cintola di Pedrito, normalmente finisce ogni discussione con “gli uomini, non vedono oltre il loro naso… che è piatto” -.

Decidi di seguire Defensa Zapatista, il gatto-cane e Calamidad. Ti seguono Esperanza Zapatista e Pedrito che protesta perché ha fame.

Vi addentrate nelle viscere, ora quasi vuote, del gigantesco animale. Un gruppo di danzatrici provano i loro passi. Queste, questi, elloas, percorrono il palco che, contraddicendo la sua vocazione, non è più elevato della platea, ma più basso.

Ti siedi e più che guardare gli esercizi ed i passi, osservi la reazione della combriccola. Calamidad, ispirata, è salita su una delle panche ed improvvisa un echappe simple e cade sulla tavola, che si arrende (la tavola, si capisce). “Calamidad!”, le grida Defensa Zapatista. Ma Calamidad è già salita su un’altra panca e ripete il passo… e anche qui la tavola si rompe. Alla quinta panca rotta, un plotone di miliziane tenta inutilmente di bloccare Calamidad che si ostina nel suo tentativo di sfidare la legge di gravità… e della logica.

Il trambusto che segue – Calamidad che salta da una panca all’altra con un’agilità fuori dai limiti del suo corpo, le miliziane che cercano di circondarla e bloccarla, il gatto-cane che morde le miliziane, Defensa Zapatista che tenta di prendere il gatto-cane, Esperanza che tira fuori il cellulare per filmare il tumulto, Pedrito che ricorda a tutti che forse è meglio mangiare qualcosa -, non sembra affatto disturbare chi fluttua in un vento che, vista l’assenza di musica, soffia solo nel suo cuore.

Si può ballare una balena ferita?

“Ah, gli zapatisti, sempre come se stessero guardando un altro film”, pensi. Come se quando parlassero del mondo, non si riferissero a questo che si subisce. Come se su un’astronave, scegliessero di guardare non il mondo che sta dietro, ma quello che si nasconde in qualche posto dell’universo… o della loro immaginazione.

Riesci ad immaginare la colonna sonora di un mondo nuovo che, indomito, sorge dalle macerie di un altro che scricchiola impercettibilmente?

Allora capisci… o credi di capire. Con “Balla un altro mondo” lo zapatismo non sta lanciando una sfida, bensì un invito.

Nel frattempo, asserragliata nell’ultimo angolo dell’auditorium, Calamidad ha fermato l’attacco delle miliziane che attente ascoltano la bambina che spiega loro il “gioco dei popcorn” e racconta “la storia del mais palomero versione Calamidad”.

Allora, avverti un lieve tremore sotto i piedi. Sì, sembra che finalmente la balena si stia sgranchendo e si prepari a riprendere la strada sulla collina.

Come se la danza, l’arte di ballare un altro mondo, avesse alleviato le ferite e il cuore, e la incoraggiasse a seguire la sua assurda impresa.

Ma questo è impossibile. O no?

-*-

Sulla base di quanto sopra, la Commissione Sexta dell’EZLN, invita gli uomini, donne, otroas, bambini ed anziani della Sexta, del CNI e delle Reti di Resistenza e Ribellione in tutto il mondo, ed anche chi possa e voglia, al PRIMO FESTIVAL DI DANZA…

“BALLA UN ALTRO MONDO”

La cui PRIMA edizione si svolgerà nei Caracoles zapatisti di Tulan Kaw e Jacinto Canek, nelle montagne del Sudest Messicano, dal 16 al 20 dicembre 2019.

Ci saranno esibizioni di danza contemporanea, classica, neoclassica, araba, butoh, acrobazia, ballabile, circo, performance, di gruppo, aerea, africana, dark belly dance hip hop fusion, moderna, hula hula e abilità col fuoco.

Ci saranno inoltre laboratori (aperti al pubblico) di: danza contemporanea, espressione del corpo, giochi di prestigio, africana, danza araba. Oltre a incontri e mostra fotografica.

Le attività si svolgeranno nel:

.- Caracol di Tulan Kaw i giorni 16, 17 e 18 dicembre 2019, a partire dalle ore 10:00.

.- Caracol Jacinto Canek (presso il CIDECI a San Cristóbal de las Casas, Chiapas), i giorni 19 e 20 dicembre 2019.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Il SupGaleano.
Col suo corpo splendido e in buona forma (sì) dolorante per aver tentato un Temps Levé Coupe. Non scherzate, mi è venuto bene… più o meno… ok, ok, ok, non mi è riuscito.
Messico, dicembre 2019

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/12/15/baila-una-ballena/

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Messico – Secondo Festival del Cinema “Caracol de nuestra vida” organizzato dall’#EZLN

Amatenango del Valle, Chiapas. 7 dicembre 2019.

Basi di appoggio dell’EZLN, in particolare giovani ragazzi e ragazze, insieme ad partecipanti nazionali e internazionali, si sono dati appuntamento sabato all’inaugurazione della Seconda edizione del Festival del film: “Puy Ta Cuxlejaltic“, nel nuovo Caracol Zapatista Tulan Kaw, negli altopiani del Chiapas.
Dopo un duro lavoro per completare le strutture del nuovo Caracol ““Espiral digno tejiendo los colores de la humanidad en memoria de los caídos “, annunciato lo scorso agosto, oggi accoglie i partecipanti del festival.
All’ingresso del Caracol tra la trafficata strada tra San Cristóbal e Comitán, si possono vedere diversi cartelloni che ricordano le varie attività che i ribelli del Chiapas hanno programmato come “dicembre combattivo”.
Nella parte davanti al Caracol c’è anche un percorso che conduce il visitatore attraverso diverse mostre artistiche, nonché proiezioni su mega schermi e piccoli proiettori oltre a palchi per le diverse presentazioni all’aperto.
MARICHEWEU! Dieci, cento, mille volte vinceremo”, si può leggere in una delle sale di proiezione del festival in omaggio alla lotta del popolo mapuche in Cile.
In questo primo giorno sono stati proiettati le pellicole: Gran Jornada de Mujeres que Luchan del collettivo Luces Rebeldes; Escuela por la Defensa del Territorio della Sandía Digital e Witness; Corrientes del sur di Geovanni Ocampo Villanueva; Noosfera di Amelia Hernández; Santo Rimedio di Andrea Ayala Luna, Ingrid Denisse Alarcón Díaz; Sobre la hierba di José Alfredo Jiménez Milano; 3 x 10 pesos di Uzziel Ortega Sánchez e David Donner Castro; El caminar de las Pastoras di Gabriela Ruvalcaba; Videoclip & Discurso di El Gran Om; e Soles Negros di Julien Elie.
Secondo i partecipanti, le proiezioni mostrano le difficili condizioni sociali, economiche e politiche a cui sono sottoposte le comunità a livello nazionale e internazionale.
Per domenica, i film da proiettare sono: Huir da Daniel Hernández Delgadillo; Restos de viento di Jimena Montemayor; Birders di Otilia Portillo; Vaquero del mediodía di Diego Osorno; ¿Qué les pasó a las abejas? di Adriana Otero; e Poetas del Cielo di Emilio Maillé.

http://yabastanapoli.blogspot.com/2019/12/messico-secondo-festival-del-cinema.html

Tulan Ka’u, Cavallo Forte [Fotoreportage]

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COMMISSIONE SEXTA DELL’EZLN
MESSICO

Dicembre 2019

Al Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo:

Alle persone, gruppi, collettivi ed organizzazioni della Sexta nazionale e internazionale:

Alle Reti di Resistenza e Ribellione:

Ai cinefili:

CONSIDERANDO CHE:

Primo e unico:

UNA BALENA NELLE MONTAGNE DEL SUDEST MESSICANO
(Creatori, Creatrici e Creature).

Non sai come sei arrivato in questo luogo. Sì, sembra sia ormai un’abitudine … “Usi e costumi cittadini”, ricordi che così diceva il defunto SupMarcos, e ricordi anche l’irritazione che ti suscitavano quei commenti sarcastici… bene, non solo quelli. Il pomeriggio lascia ora posto alla notte. Ti sei fermato perché in lontananza hai visto una stella rossa a cinque punte sulla cima di un colle, dopo una specie di avviso monumentale con così tante scritte da non riuscire a leggere di cosa si trattava. Più in là, la sagoma azzurra di un cavallo che nitrisce ed alcune lettere grandi e luminose che laconiche sentenziano: “TULAN KAW ZAPATISTA”. All’entrata, la bambina che ti ha guidato a quel primo cinema impossibile e la sua banda di bambine e bambini, ti si avvicinano. Non sai se scappare, fingere di non conoscerli o restare in attesa. Qualunque strategia crolla perché la bambina ti prende per mano e ti rimprovera: “sempre in ritardo, eh!”.

Attraversate una spianata, in una specie di fiera di paese. In un tratto serpeggiante ci sono alcune “stazioni” con diversi meccanismi di luci e suoni travesti da… mostri, circensi, trapezisti, alcuni che insegnano arti, da lì si sente della musica, si balla e si canta. La gente si affolla nella sua “stazione” preferita e ci sono risate, grida di ammirazione e sorpresa. Inoltre, certo, molti “selfie”. Ai margini del percorso c’è un grande schermo. Stai per dire “Sembra un drive-in”, ma un cartello dice: “Ingresso libero. Stasera: Cantinflas e Manuel Medel in Águila o Sol. Domani: Piporro e Pedro Infante in Ahí viene Martín Corona”.

La bambina ti guida in questo percorso azig-zag: davanti c’è uno strano essere, somiglia ad un gatto o un cane; ai lati ci sono altre bambine e bambini che parlano tutti contemporaneamente.

Cerchi di capire quello che dicono, ma vedi un grande striscione con l’immagine di Boris Karloff(?) nei panni di Frankestein, con una tazza in una mano ed un pezzo di pane sbocconcellato nell’altra. La scritta recita una verità ancestrale: “Niente come un buon caffè ed un panino ti riportano in vita“. Più in fondo, sull’altro lato, si legge “Chirurgia Maxillofacciale. Mostra il tuo volto migliore ed un sorriso irresistibile” e l’immagine delle diverse trasformazioni della creatura delle serie di “Alien, l’ottavo passeggero“. Istintivamente ti tocchi le guance e ti scorre un brivido.

Ci sono molte luci dai colori scintillanti, un’ampia sala da pranzo (riesci a leggere “ZAPATISTAS” e “BIENVENID@S”) e stai per dire che fa freddo e che non ci starebbe male un caffè caldo e magari qualcosa  da mangiare quando, su una delle pareti della sala da pranzo, vedi un altro telone con l’immagine di Edward James Olmos che annuncia “Sushi precotto. Corsi di Origami. Eliminazione Parassiti. Cravatte. Gaff & Company”. In alto, come sospesa in cielo, l’immagine animata della geisha di Blade Runner. Ti fermi un momento per capire come quella trovata sia possibile, ma le persone dietro di te spingono.

Quasi alla fine del “viale delle stazioni” c’è un tavolo con sopra il modellino di quella che potrebbe essere una costruzione, con un cartello con scritto “Progetto di Teatro“, ed una scatola per inserire “Donazioni Anonime“. Dietro un negozio di artigianato l’immagine di un “Facehugger” [una delle creature del film Alien – N.d.T.] pubblicizza sciarpe e mascherine per dormire.

Quindi una strada lastricata di luce e la sagoma di una grande stella rossa e, tra rottami apparentemente sistemati a proposito, immagini cangianti di uno scenario distopico. Le luci tremolanti illuminano a malapena la foresta intorno a te e la montagna in alto. Sì, come se invece di un albero, gli zapatisti avessero addobbato di luci l’intera montagna e gli alberi del bosco non fossero altro che i rami di quel grande pino obeso.

Pensi che sia meglio tornare, non succede nulla di tranquillo nelle terre dello zapatismo… almeno non per te. Ogni volta che vieni resti con una sensazione di dissenso e scetticismo rispetto a te stesso. E ti servono un bel numero di bagni di quotidianità cittadina per tornare alla normalità. Quindi fai qualche passo indietro, cercando l’occasione di voltarti senza che i bambini ti vedano……

Ma ti vedono e ti blocchi.

Ti dici che hai visto già tutto, per queste cose c’è internet e la banda larga, ma quello che ora vedi è così illogico che… Bene, tiri fuori il tuo cellulare e tenia una foto panoramica, ma capisci subito che non è possibile. Ci vorrebbe un satellite per riprendere l’insieme, perché si vede che tutto è parte di un puzzle e per comporlo bisogna camminare… e chiudere gli occhi.

Ma, riaprendoli, tutto è ancora lì. Una grande costruzione. Una specie di galeone che, sfidando le leggi fisiche, si allunga fino a perdersi tra gli alberi e nella pelle umida della montagna. Una galera il cui sperone di prua è una stella rossa a cinque punte. Non ti sorprenderebbe se, sulla fiancata, si aprissero sportelli e sputassero decine, centinaia, migliaia di remi… e dentro si trovasse, “scrivendo in mare“, il monco di Lepanto [Miguel de Cervantes Saavedra, autore del Don Chiosciotte, che perse la mobilità del braccio nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 – N.d.T.]. Somiglia ad un galeone. O una baleniera… No, piuttosto una balena sperduta che nuotando ostinata controcorrente contro la corrente lungo la montagna, ora riposa tra gli alberi e la gente. Sì, gente, tanta. Di tutti i tipi. E di tutti i colori, perché anche se pare che la maggioranza abbia il volto nascosto, i loro abiti sono come se un caleidoscopio si muovesse attorno al grande cetaceo, assurdo nel suo riposare a mezza montagna, come assurdo è tutto quello che lì succede.

No, non ti è venuto in mente che questo potrebbe essere il “Pequod“, ma piuttosto la leggendaria Moby Dick, la balena ossessione di Ahab, di Gregory Peck e di Herman Melville.

“Festival del Cinema”, ricordi di aver letto su diversi cartelli. Ma non c’è nessun riferimento al film di John Houston né al romanzo di Melville. Allora ti ricordi di quello che una volta hanno detto le/gli zapatisti: “noi, parliamo per un altro tempo. La nostra parola si capirà in altri calendari e geografie”. Anche cosí sei pronto a rispondere “Chiamatemi Ismaele” se qualcuno ti chiede il nome ma, allora, guardi attentamente i 3 grandi teloni che coprono i lati e, su quello in mezzo, quello ricamato con lance e funi, si legge:

Trempülkalwe

“È lingua mapuche, o mapudungun”, senti dire da qualcuno. Un po’ più su, altre scritte segnalano: “MARICHEWEU! Dieci, cento, mille volte vinceremo”. E, come a ratificarlo, intorno pullulano dieci, cento, mille persone incappucciate, rematori di questa paradossale galera di buontemponi. Giovani, uomini, donne ed otroas zapatisti. Come a dire che ognuna delle loro esistenze, delle loro vite, fosse un trionfo di fronte ad un passato che prometteva loro morte ed oblio.

Qui, nelle montagne del Sudest Messicano, ti trovi con questo grido di resistenza e disobbedienza Mapuche. Perché lo zapatismo saluta così e qui questo popolo originario? Perché l’impegno in portare una storia ancestrale di resistenza e ribellione dal più profondo sud del continente e seminarla in questa montagna che, per giunta, si chiama “Tulan Kaw” (“cavallo forte” in tojolabal e tzeltal) e gemellare così, irrazionalmente, anacronisticamente, due resistenze e ribellioni con lo stesso obiettivo: la difesa della madre terra?

Stai cercando di decifrare questo puzzle quando la banda infantile ti spinge dentro la pancia della balena… ok, dell’auditorium. Panche di legno, molte, sistemate seguendo il profilo della montagna, un palco con tavoli e 3 schermi (la versione zapatista del 3D), altoparlanti e un mucchio di cavi come budella attorcigliate.

La bambina ti dice: “Aspettaci qui. Andiamo a prendere i popcorn”. Tu cerchi di dirle che non ha visto nessun chiosco di popcorn, ma la banda di infanti sparisce uscendo dall’interiora del cetaceo… ok, dell’auditorium. Mentre aspetti, percorri con lo sguardo l’interno della costruzione. Sulle panche, esseri di ogni tipo. Sul palco, persone che, si suppone, creano cinema. Parlano di cinema ma come rispondendo a domande che, apparentemente, nessuno ha fatto loro… almeno nessuno di visibile. O parlano per sé stessi.

Ritornano di corsa la bambina e la sua banda, tutti con sacchetti di popcorn. La bambina ti dà un sacchetto mentre chiarisce: “Non c’ho messo molta salsa perché poi magari ti viene mal di pancia”.   L’ingresso della banda di bambini funge da segnale e il resto della folla parte in massa. Le persone sul palco emettono un sospiro di sollievo. Uno confessa “Uff! Ora ricordo perché mi sono dedicato al cinema!”. Un altro: “È come un film horror mischiato con uno thriller e fantascienza, e temo che il copione non mi procurerà niente di buono”. Uno più in là: “Perché in verità non sapevo cosa risponderle, lei aveva troppe domande”. “Certo”, dice un altro, “è come essere in un tribunale ma senza avvocato difensore… e sapendo di essere colpevole”.

La bambina ti dice in un orecchio: “Se viene a cercarci il SupGaleano, tu gli dici che siamo stati qui tutto il tempo, che tu hai portato i popcorn dalla città e li hai condivisi con noi. Anche se vedi che si altera, tu niente, fermo, fai finta di niente, resistenza e disobbedienza”. Da un altoparlante si sente: “Si ringrazia per qualunque informazione su dove si trovi un gatto-cane, è ricercato per furto di materiale strategico della comandancia general. Si pensa sia accompagnato da una banda di bambine e bambini che… ok, dimenticate il dettaglio bambine e bambini, ma il gatto-cane è inconfondibile”. Il suddetto si nasconde nel grembo dalla bambina e sì, giureresti che ha un sorriso birichino.

Stai valutando la convenienza di mentire o meno ad un Subcomandante, quando le persone rientrano, tutte con profumati sacchetti di popcorn, prendono posto e sul palco qualcuno dice: “Nessuno fa una domanda frivola? Così, per tornare alla normalità e tutti credano che questo è un festival del cinema come gli altri”.

“Dai”, ti dici, “un festival del cinema dove ci si aspettano spiegazioni, ragioni, riflessioni. Come se sullo schermo apparisse un grande punto di domanda e tutte, tutti, todoas, si aspettassero che… che cosa si aspettano?”. La bambina gli confessa: “Vedi, siamo tutti contenti che queste persone che fanno il cinema siano venute qui, perché se fossero tristi o i loro cuori fossero in ansia perché non sapevano dove fossero finite queste cose? Giusto? Quindi li abbiamo invitati a venire a dirci se stanno bene o no, o dipende. Magari si metteranno anche a ballare e a mangiare popcorn e i loro cuori saranno contenti”, dice la bambina con la bocca piena e le guance macchiate di salsa.

Sembra ci sia un intervallo e tutti, te compreso, escono. Con tua sorpresa, c’è ora un chiosco di popcorn su ruote che, come una cometa luminosa, trascina una lunga fila di bambine e bambini che aspettano il loro turno. Ce n’è un altro più sotto. E se ne intravede un più lontano. Ti metti in fila e poi, con il tuo sacchetto di popcorn, ti soffermi a guardare quell’assurda sala cinematografica e la sua inclinazione ribelle che sfida la logica e la legge di gravità…

La mitica balena mapuche, Mocha Dick, che nuota su per la montagna con tutta quella gente in spalla… “e, in mezzo a tutto, un grande fantasma incappucciato, come un monte innevato nell’aria” (Moby Dick. Herman Melville, 1851).

Un cetaceo irriverente come un pezzo del puzzle.

Il cinema come qualcosa di più, molto più di un film.

Come se qui fosse parte di un puzzle più ampio: vedi un cartellone che annuncia un festival di Danza, un altro un forum in Difesa del territorio e della madre terra, un altro ancora un incontro internazionale di donne che lottano, un altro di un compleanno; e indicazioni, tante: che indicano bagni, lavandini, internet, negozi di alimentari. “Un mondo dove stiano molti mondi”, oltre a quelli di Giunta di Buon Governo, Municipio Autonomo Ribelle Zapatista, Commissione di Informazione e Vigilanza… e non ti sorprenderebbe incrociare Elías Contreras che fuma seduto fuori una capanna sopra la cui porta starebbe scritto “Commissione di Investigazione”.

Scopri che ci sono molti pezzi sparsi. Perché vedi altre persone che si differenziano dai locali solo per un distintivo che segnala “Congresso Nazionale Indigeno” e, certo, per non avere il volto coperto, oltre a “cittadini, cittadine e ciudadanoas“, che è come lo zapatismo chiama chi vive o sopravvive nelle città.

E ti sconvolge sapere che ci sono e ci saranno molti altri pezzi.

Come se lo zapatismo volesse sfidare l’umanità con enigmi… o con la sagoma di un mondo, di un altro mondo.

Come se la tua vita importasse a qualcuno che non conosci. Qualcuno per il quale forse tu hai fatto molto, poco o niente, ma che ti considera.

Come se finalmente capissi che questo “Caracol de Nuestra Vida” include te ed i tuoi… dieci, cento, mille volte.

E questo pezzo del puzzle, il cinema, come la vita, dentro una balena che, ferita ai fianchi, risale le montagne del sudest messicano…

Ma questo è impossibile… o no?

-*-

Sulla base di quanto sopra esposto, la Commissione Sexta dell’EZLN invita gli uomini, donne, otroas, bambini ed anziani della Sexta, del CNI e delle Reti di Resistenza e Ribellione in tutto il mondo e, ovviamente, le ed  i cinefili che possano e vogliano, al FESTIVAL DEL CINEMA…

“PUY TA CUXLEJALTIC”

(“Caracol de nuestra Vida”),

La cui seconda edizione si terrà nel Caracol zapatista di Tulan Kaw,
nelle montagne del Sudest Messicano dal 7 al 15 dicembre 2019.

I film che si proietteranno e le attività del festival saranno rese note a breve nella sede del Festival.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Il SupGaleano.
Che persegue la mutazione più temibile dello Xenoformo: il Gatto-Cane.
Ma come? Si è rubato i miei popcorn. Ed il cinema senza popcorn è… come dirti?… come i tacos senza salsa, come Messi senza pallone, come un asino senza corda, come un pinguino senza il frac, come Sherlock senza Watson, come Donald Trump senza twitter (o viceversa)…
eh?… ok, questo è un altro cattivo esempio.
Messico, dicembre 2019

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/12/05/una-ballena-en-las-montanas-del-sureste-mexicano-creadors-y-creaturas/

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CONVOCAZIONE ALL’INCONTRO PER LA DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA MADRE TERRA

AI POPOLI DEL MESSICO E DEL MONDO,

ALLA SEXTA NAZIONALE E INTERNAZIONALE,

ALLE RETI DI APPOGGIO AL CIG,

AI MEZZI DI COMUNICAZIONE.

Il capitalismo, fin dalla sua nascita, è un sistema economico mondiale contrario alla vita umana e contrario alla nostra madre terra, dunque, nella sua logica di accumulazione e di profitto, può riprodursi unicamente attraverso lo sfruttamento sempre più massiccio del lavoro umano e la depredazione permanente delle terre e dei territori dei popoli del mondo intero, principalmente dei popoli originari.

Il capitalismo, nella sua attuale tappa neoliberista, assume forme sempre più mostruose, che dichiarano una guerra aperta contro l’umanità e contro la terra, nostra madre. L’attuale sviluppo economico basato su scala planetaria nella predominanza del capitale finanziario che domina popoli, nazioni e continenti interi, poggiato sull’industria militare ed estrattivista, accrescendosi attraverso guerre reali o fittizie, la profusione del crimine organizzato e invasioni e colpi di stato, nella sua insaziabile logica di accumulazione e consumo capitalisti, sta portando verso un limite che mette in pericolo le condizioni della vita umana sul pianeta.

Inoltre, l’attuale sistema, con la sua organizzazione patriarcale ereditata da sistemi e civiltà precedenti ma approfondita negli ultimi secoli, si esibisce come un nemico violento non solo dell’umanità, ma in particolare delle donne e della nostra madre terra. Ovvero, lo sfruttamento e la profonda violenza strutturale verso le donne, è propria del capitalismo anche se è nata molto prima, la proprietà privato capitalista, base di questo sistema, non si può spiegare né comprendere se non come parte di un sistema patriarcale di dominazione sulle donne e sulla terra.

Il Messico e gli altri paesi del mondo sono dominati da questo che chiamiamo capitalismo e né i paesi che si definiscono con governi di sinistra o progressisti esulano da ciò, dunque, con questo sistema distruttivo, l’umanità avanza verso l’abisso. Per questo è urgente la difesa della vita umana, la difesa dei territori dei nostri popoli e la difesa della terra in una prospettiva chiaramente anticapitalista ed antipatriarcale.

E, come parte di questo immane compito:

CONVOCHIAMO

IL FORUM IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA MADRE TERRA

Che si svolgerà nei giorni 21 e 22 dicembre 2019 nel Carácol JACINTO CANEK (CIDECI di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico)

Con i seguenti argomenti di discussione:

ARGOMENTI DI DISCUSSIONE

  1. Devastazione ambientale e distruzione della madre terra nel capitalismo attuale: Diagnosi.
  2. Depredazione del territorio indigeno, contadino e urbano, spoliazione dei beni comuni, guerre di occupazione, estrattivismo e crimine organizzato: le crescenti aggressioni.
  3. Capitalismo e patriarcato: Violenza strutturale contro le donne e la madre terra.
  4. Costruzione di alternative anticapitaliste e antipatriarcali: la nostra lotta è per la vita.

DISTINTAMENTE

Novembre 2019
Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli
Mai Più Un Messico Senza Di Noi

CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO/CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO
ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/11/21/convocatoria-al-encuentro-en-defensa-del-territorio-y-la-madre-tierra/

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Dichiarazione congiunta del CNI-CIG ed EZLN sulle recenti aggressioni dei capitalisti, dei loro governi e cartelli, contro i popoli originari del Messico

 

Ai popoli del mondo

Alle Reti di Resistenza e Ribellione

Alla Sexta Nazionale e Internazionale

Ai mezzi di comunicazione

 

Noi popoli, nazioni, tribù e quartieri del Congresso Nazionale Indigeno – Consiglio Indigeno di Governo e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, condanniamo i seguenti fatti che illustriamo di seguito.

 

Repressione da parte della Guardia Nazionale delle comunità originarie del popolo nahua di Juan C. Bonilla

 

Denunciamo l’attacco alle comunità originarie del popolo nahua di San Mateo Cuanalá, San Lucas Nextetelco, San Gabriel Ometoxtla, Santa María Zacatepec e della colonia José Ángeles, del municipio di Juan C. Bonilla, del 30 ottobre scorso quando sono state represse a botte e pallottole di gomma, perfino contro bambini, donne e persone anziane dalla polizia federale, la polizia statale di Puebla e la Guardia Nazionale.

Lo spiegamento delle forze repressive contro i compagni è per consentire l’avvelenamento del fiume Metlapanapa come parte del Progetto Integrale per la Costruzione del Sistema di Fognatura Sanitario della Zona Industriale di Huejotzingo, Puebla, conosciuto come “Ciudad Textil”, che fa parte del megaprogetto di infrastruttura urbano-industriale conosciuto come Progetto Integrale Morelos, che è già costato la vita del compagno Samir Flores.

 

Ataque de la Guardia Nacional a las comunidades originarias del pueblo nahua del municipio de Juan C. Bonilla

 

Condanniamo il codardo attacco contro la comunità wixárika e tepehuana di San Lorenzo de Azqueltán, nel municipio di Villa Guerrero, Jalisco, lo scorso 3 novembre per mano dei cacicchi Fabio Ernesto Flores Sánchez (alias La Polla), Javier Guadalupe Flores Sánchez e Mario Flores, che a bordo di tre furgoncini ed accompagnati da gente armata hanno teso un’imboscata ai comuneros ed alle autorità; agendo in totale impunità hanno picchiato fino a lasciare gravemente feriti i compagni Ricardo de la Cruz González, Noé Aguilar Rojas e Rafael Reyes Márquez, che sono attualmente sotto cure mediche.

 

Questi tentativi di omicidio che rimangono sfacciatamente impuniti, sono orchestrati per fermare la degna e storica lotta per la terra a cui ambiscono coloro che, per possedere il denaro, si considerano i padroni della regione e che hanno sempre contato sulla piena complicità di istanze di governo che vogliono fare affari milionari con la terra comunale, pretendendo di cancellare dalla storia il paese tepecano.

 

Esigiamo la presentazione in vita dei compagni Carmelo Marcelino Chino e Jaime Raquel Cecilio del Frente Nacional por la Liberación de los Pueblos nello stato di Guerrero, che sono desaparecidos dallo scorso 22 ottobre, mentre erano diretti nella località di Huamuchapa, provenienti da Acapulco. Questo atto criminale si somma alla criminalizzazione, persecuzione, assassinio e sparizione di chi nello stato di Guerrero e in tutto il Messico lotta per il rispetto dei territori indigeni contro la devastazione capitalista.

 

Inoltre, denunciamo la detenzione e sparizione per varie ore del compagno Fredy García del Comitato di Difesa dei Diritti Indigeni (CODEDI) per mano di agenti della polizia di Oaxaca, dopo la partecipazione ad una presunta riunione di lavoro con funzionari di governo, accusato di reati assurdi per criminalizzare la degna lotta del CODEDI e del compagno Fredy García contro la depredazione e la repressione capitaliste. Esigiamo la libertà immediata e incondizionata del nostro compagno Fredy García!!

 

I capitalisti, i loro cartelli ed i loro governi impongono la morte con gruppi armati per spogliare i popoli indigeni, che siano del malgoverno, gruppi di scontro o criminali. Per noi popoli c’è la violenza, il terrore e l’indignazione; per loro l’impunità e la garanzia che i loro crimini si tradurranno in profitto a costo di popoli interi.

 

Distintamente

Novembre 2019

 

Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli 

Mai più Un Messico Senza di Noi

Congresso Nazionale Indigeno
Consiglio Indigeno di Governo
Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/11/08/pronunciamiento-conjunto-del-cni-cig-y-ezln-sobre-las-recientes-agresiones-de-los-capitalistas-sus-gobiernos-y-sus-carteles-en-contra-de-los-pueblos-originarios-de-mexico/

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COMMISSIONE SEXTA DELL’EZLN

Messico

Novembre 2019

 

Alle donne che lottano in tutto il mondo:

Al Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo:

Alla Sexta Nazionale e Internazionale.

Alle Reti in Resistenza e Ribellione o come si chiamino:

A chiunque si senta convocat@ alle attività:

 

Compagne, compagni, compagnei:

Sorelle, fratelli, hermanoas:

 

La Commissione Sexta dell’EZLN vi invita al:

COMBO PER LA VITA:
DICEMBRE DI RESISTENZA E RIBELLIONE.

 Con le seguenti attività:

SECONDA EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL CINEMA

PUY TA CUXLEJALTIC.

Si terrà dal 7 al 14 dicembre 2019

Sedi:

Caracol Jacinto Canek (al CIDECI di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico)

Caracol Espiral digno tejiendo los colores de la humanidad en memoria de l@s caídos. (Spirale degno tessendo i colori dell’umanità in memoria delle cadute e dei caduti, a Tulan Ka´u, sulla strada San Cristóbal de las Casas – Comitán de Domínguez, a metà strada tra queste due città – a circa 40 minuti da entrambi i lati, guidando con prudenza-).

 

La programmazione e i partecipanti saranno resi noti alla prossima occasione.

Indirizzo per iscriversi come assistenti:

segundofestivalcine@ezln.org.mx

 

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PRIMO COMPARTE DI DANZA
BALLATI UN ALTRO MONDO.

Si terrà dal 15 al 20 dicembre 2019

Sede:

Caracol Jacinto Canek (al CIDECI di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico).

Indirizzo per iscriversi come partecipanti o assistenti:

participanteprimercompartedanza@ezln.org.mx

asistenteprimercompartedanza@ezln.org.mx

 

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FORUM IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA MADRE TERRA

Si svolgerà dal 21 al 22 dicembre 2019

I dettagli saranno resi noti dal Congresso Nazionale Indigeno, entità organizzatrice, con il sostegno della Commissione Sexta dell’EZLN.

Sede:

Caracol Jacinto Canek (al CIDECI di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico).

 

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ATTENZIONE: Solo per donne che lottano:

SECONDO INCONTRO INTERNAZIONALE DELLE DONNE CHE LOTTANO.

Si terrà dal 26 al 29 dicembre 2019

Sede:

Semillero “Impronte del Cammino della Comandanta Ramona”, al Caracol Torbellino de Nuestras Palabras, della zona Tzots Choj (nella comunità di Morelia, MAREZ 17 Novembre), lo stesso posto in cui si è tenuto il Primo Incontro, nel municipio filogovernativo di Altamirano.

Indirizzo per iscriversi:

estamosaprendiendo@ezln.org.mx

Nota: al luogo dell’incontro del semillero, potranno accedere SOLO le donne che lottano (con i loro piccoli se minori di 12 anni). In questo luogo NON È CONSENTITO L’ACCESSO AGLI UOMINI, neanche per sogno. I dettagli sul programma, la strada, ecc., saranno forniti alla prima occasione dalle Coordinatrici delle Donne Zapatiste.

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CELEBRAZIONE DEL 26° ANNIVERSARIO DALL’INIZIO DELLA GUERRA CONTRO L’OBLIO

Si svolgerà dal 31 dicembre 2019 al 1° gennaio 2020

Sede:

Caracol Torbellino de Nuestras Palabras, della zona Tzots Choj (nella comunità di Morelia, MAREZ 17 Novembre).

 

Indirizzo per iscriversi:

visitante26aniversario@ezln.org.mx

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È tutto.

Dalle montagne del Sudest messicano.

Subcomandante Insurgente Moisés

Commissione Sexta dell’EZLN.

 

Traduzione a cura di 20ZLN

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Il diluvio è così forte che offusca la vista. Intervista a Raúl Zibechi sulle attuali rivolte latinoamericane

30/10/2019

Delle attuali rivolte latinoamericane, del ruolo dei popoli indigeni, dei giovani e delle donne, del ruolo degli Stati Uniti, delle elezioni in Bolivia e in Argentina, della congiuntura in Messico, dell’ultra-destra e di ciò che segue per chi cerca un mondo più degno, parla in questa intervista Raúl Zibechi, giornalista e scrittore uruguayano, conoscitore e accompagnatore di diverse lotte dell’America Latina. Un’intervista di Gloria Muñoz Ramírez.

Cosa sta succedendo in America Latina? Perché adesso le rivolte in Ecuador, Haiti e Cile?

Siamo di fronte alla fine di un periodo segnato dall’estrattivismo, fase attuale del neoliberismo o Quarta Guerra Mondiale. In questo senso credo che siamo di fronte all’autunno dell’estrattivismo perché il suo periodo d’oro è stato prima della crisi del 2008, quando i prezzi alti delle materie prime hanno permesso la crescita dei redditi dei più poveri senza toccare quelli dei più ricchi, senza riforme strutturali come l riforma agraria, urbana, fiscale e così via.

Le rivolte sono ben diverse da paese a paese. In Ecuador c’è una sollevazione – ce ne sono state una decina dal 1990 – ben organizzata e diretta dalla CONAIE (Confederación de Nacionalidades Indígenas de Ecuador), che per la prima volta ha coinvolti i poveri delle città. In Cile, in cambio, è un’esplosione, senza convocanti né direzioni ma con una crescente organizzazione territoriale attraverso le assemblee popolari. I settori più organizzati sono i Mapuche, gli studenti e le donne che stanno giocando un ruolo fondamentale.

Credo che la gente sia stanca, arrabbiata da tanta disuguaglianza e di impieghi, salute ed educazione spazzatura. Ci sono servizi pessimi per persone usa e getta. E questo è percepito soprattutto dai più colpiti, le e i giovani, che vedono di non avere futuro in questo sistema. Le persone approfittano delle crepe del sistema, come lo sciopero degli autotrasportatori in Ecuador per farsi ascoltare.

Qual è la tua lettura di ciò che sta succedendo in Bolivia, rispetto alle elezioni presidenziali nelle quali è stato rieletto Evo Morales e le successive mobilitazioni?

Un’altra frode. Evo Morales e la cricca che lo circonda, come il vicepresidente Álvaro García Linera, si aggrappano al potere che è l’unica cosa che gli interessa. Questa è una lezione importante: privi di ogni etica ai dirigenti di sinistra gli rimane solo la loro ossessione per il potere. Questa cosa merita un’analisi profonda. Come siamo arrivati a questo punto? Che cosa è successo perché l’unico interesse sia il potere e tutto ciò che lo riguarda, come il lusso e il controllo della vita degli altri? Morales non doveva presentarsi a queste elezioni perché ha convocato un referendum e ha vinto il No alla sua candidatura. Ha violentato la volontà popolare e adesso sta facendo lo stesso. È chiaro che la destra pretenda di approfittare di questa situazione ma non dimentichiamoci che la OEA, attraverso Luis Almagro, difende il regime di Morales e questo mi sembra molto sintomatico. Chi parla di colpo di stato omette che c’è un patto con la destra, i militari e la OEA, ossia gli Stati Uniti, per sostenere il governo di Morales.

Dobbiamo riflettere perché la sinistra non immagina di potersi slegare dal potere, perché non concepiscono la politica senza slegarsi dallo Stato. Tra le altre cose, perché ha abbandonato la costruzione di poteri popolari, perché non gli interessa che le persone si organizzino e fanno tutto il possibile per evitarlo, anche attraverso l’uso della repressione e del terrorismo di stato come in Nicaragua.

Che ruolo hanno i popoli indigeni nelle rivolte?

Sono il nucleo principale insieme alle donne e ai giovani. Quello che sta succedendo in Cile ha tre precedenti: la lotta del popolo Mapuche, quella degli studenti degli ultimi dieci anni e quella delle donne che l’anno scorso hanno occupato università e si sono alzate in piedi contro il patriarcato accademico. Mi fa sorridere quando dicono che il Cile si è svegliato. Quelli che si sono svegliati sono i giornalisti e accademici che stavano nel limbo. I “Los de Abano” non hanno mai dormito. L’anno scorso la risposta di tutto il Cile all’assassinio di Camilo Catrillanca è stata impressionante, con blocchi stradali durati un mese a Santiago e in altre trenta città.

I popoli originari hanno due grandi qualità. La prima è l’organizzazione territorio comunitaria che si sta approfondendo con la crescita dell’attivismo giovanile e delle donne, che hanno democratizzato le comunità. La seconda è che incarnano forme di vita potenzialmente non capitaliste, una cosa che nessun altro settore della società può offrire alla lotta. Educazione, salute e alimentazione in chiave non mercantile, al quale bisogna aggiungere la costruzione di poteri di altro tipo, non statali.

Per questo i popoli originari sono referenti per tutti coloro che lottano. Per questo i “bianchi delle città” agitano le bandiere Mapuche e le donne, studentesse e contadine ecuadoriane accettano l’orientamento degli indigeni. Mi piacerebbe dire che i popoli originari son oggi il principale referente delle rivolte, anche per i settori delle classi medie urbane. A Quito, le donne professioniste lavavano i bagni della Casa della Cultura, mentre donne e uomini originari discutevano in assemblee improvvisate. Lo hanno fatto come gesto di rispetto e di accettazione attiva della loro leadership, con un atteggiamento che dovrebbe farci riflettere dal cuore perché emoziona profondamente.

L’Uruguay ha rifiutato la Guardia nazionale, che invece, è stata approvata in Messico. Qual è l’equilibrio delle forze armate nelle strade?

Nei prossimi anni vedremo sempre più i militari nelle strade. Lula e Dilma, in Brasile, le hanno portate nelle favelas e nessuno ha alzato la voce, perché sono neri e “delinquenti”. Il tema del crimine organizzato è un pretesto perfetto, perché serve per lavare le coscienze della classe media della sinistra, che sono quelli che soffrono meno la violenza. Il futuro ministro dell’interno del Fronte Amplio in Uruguay, Guastavo Leal, sta perseguendo la vendita al dettaglio di “pasta base” (droga a basso costo simile al crack) con un accanimento speciale tanto da demolire le case degli spacciatori quando vengono arrestati. Non sono narcos, in senso stretto, sono poveri che sopravvivono nella delinquenza, ai quali applica metodi repressivi identici a quelli che Israele utilizza con i palestinesi. Tuttavia, sono stati scoperti in Europa carichi di cocaina di cinque tonnellate imbarcati nel porto di Montevideo.

L’uscita nelle strade dei militari nelle strade è inevitabile perché “los de arriba” hanno dichiarato guerra alla popolazione. E questo non ha nessuna relazione con destra o sinistra, è una questione di classe e di colore della pelle, è la politica dell’1% per rimanere in alto.

Che lettura dai al Messico in questo contesto latinoamericano?

Da molto tempo in Messico si sta incubando qualcosa di molto simile a quello che succede in Cile, una fenomenale esplosione che è stata posticipata innanzitutto dalla guerra e adesso dal governo di Andrés Manuel López Obrador. Ma la pentola sta accumulando pressione ed è inevitabile che in qualche momento succeda un’enorme insurrezione, quando la rabbia supera la paura. Non sappiamo quando ma il processo è in cammino perché la politica di implementare l’estrattivismo dell’attuale governo è una macchina di accumulazione di rabbia.

Dall’altro lato vedo in Messico un potere debole, un governo che si fa da parte di fronte ai narcos come è successo in Culiacán, ma mette pressione alle popolazioni come è successo in Morelos, quando hanno assassinato il difensore comunitario Samir Flores Soberanes. AMLO sta negoziando coi narcos passa sopra ai popoli originari, rivelando la miseria etica del suo governo. Ha detto che si è trattato di salvare vite e lo posso capire. Ma chi ha difeso la vita di Samir e di tutti gli altri assassinati in questo suo primo anno di governo?

Argentina e le elezioni. Il ritorno al progressismo è la soluzione?

Il problema è che ritorna una cosa che non è il progressismo. In Argentina non ritorna il kirchnerismo del 2003, ma un regime peronista molto repressivo, che sarà più simile al Perón del 1974 o al Menem del 1990. Il ciclo progressista è finito, anche se ci sono ancora governi che reclamano questa corrente. Il progressismo è stato un ciclo di prezzi elevati delle materie prime, che ha permesso di tramandare i ricavi delle eccedenze commerciali ai settori popolari. Ma, al di là di questo fattore economico, il ciclo è terminato per un altro fattore decisivo: è terminata la passività, il consenso tra le classi, e si sono attivati i movimenti e questo ha segnato un limite chiaro al ciclo, che è stato possibile solo per l’accettazione dal basso delle politiche dall’alto. Credo che il nuovo governo dovrà affrontare enormi difficoltà per il peso dei debiti che ha lasciato Macri, che porterà necessariamente a una politica di austerità. Il problema è l’aspettativa popolare che le cose cambino rapidamente e che porterà a un notevole miglioramento nelle attività economiche e nei salari.

Sappiamo che questo non è possibile, quindi si apre un periodo di imprevedibilità nella quale le persone non aspetteranno passivamente che gli vengano regalati dei benefici. In Argentina vedremo una potente sviluppo dell’estrattivismo, in particolare del petrolio e del gas di Vaca Muerta.

Costa Rica e Panama con rivolte studentesche. Che ruolo hanno i giovani?

I giovani sono uno dei settori più attivi. Se gli indigeni stanno per essere saccheggiati e le donne violentate e assassinate, i giovani sanno che non hanno futuro, perché una vita degna non può consistere in un lavoro di otto o dieci ore in un Oxxo, che col viaggio di andata e ritorno a casa diventa di quattordici ore sottomesso al lavoro, senza tempo né forze per fare altro che consumare con il poco che resta del salario. Quando ne hanno uno di salario. Solo una minoranza ha accesso a studi superiori, con fondi che gli garantiscono fino a oltre 40 anni una vita comoda ma che suppone un contrasto netto con i giovani dei settori popolari, con indigeni e neri. Lasciano i loro quartieri e subiscono la violenza della polizia o della droga, il che ci fa dire che vivono in una situazione di grave fragilità. Questo li porta in certi momenti ad integrarsi nella criminalità organizzata, che garantisce loro una vita più confortevole. Ma soprattutto accumulano rabbia, molta rabbia.

In Ecuador, dirigenti comunitari veterani erano sorpresi del fatto che i giovani si scontravano a mani nude con le forze armate, senza temere le conseguenze. Sono riusciti a far prigionieri centinaia di poliziotti che poi sono stati consegnati all’ONU o ad altre autorità, perché i dirigenti sono intervenuti prima che succedessero cose ben più gravi, dato che se fosse stato per loro li avrebbero liquidati all’istante, ai piedi delle barricate. Perché questa gioventù povera non ha esperienze di lotta organizzata e tende a togliersi la rabbia attaccando i suoi nemici, cosa che può provocare autentici massacri. Però sono lì, trasbordando da tutti i limiti immaginabili: dalle famiglie al quartiere, fino agli apparati repressivi e, naturalmente, dalle organizzazioni di sinistra. Qui dobbiamo lavorare duro per organizzarli.

Il ruolo dell’ultra-destra e il caso Bolsonaro in Brasile.

Dal momento in cui Bolsonaro è andato al governo, ha avuto una serie di insuccessi che ci hanno dimostrato la sua enorme incapacità di governare. Sono scoppiate crisi nel suo stesso partito, tra il presidente e i suoi alleati, con gli imprenditori e con i grandi agricoltori. La vera ultra-destra sono le forze armate, in particolare l’esercito, che ha il ruolo di stabilizzatore del governo. Credo che il grande problema del Brasile sia la tremenda insicurezza nella vita quotidiana che colpisce le classi popolari, in generale poveri e neri, che li porta a cercare rifugio nelle chiese evangeliche e pentecostali, come in figure che danno un’immagine di sicurezza, come Bolsonaro. Quello che dobbiamo chiederci è perché i settori popolari hanno abbandonato il Partito dei Lavoratori (PT) e si sono rivolti all’ultra-destra. La risposta semplice è che sono influenzati dai media. Una posizione che difendono accademici che si credono immuni ai media e che sottostimano le capacità popolari. La realtà è che la vita di chi vive nelle favelas è tremenda: precarietà lavorativa, pesante presenza della polizia militare, crimini e assassini da parte dello Stato, salute ed educazione di pessima qualità, timore per i figli, che cadono vittime dei proiettili in percentuali allucinanti. Le madri temono per i propri figli e per il loro futuro. Un clima ideale per la cattura dell’ultra-destra, in particolare nei giovani che si sentono rimpiazzati dalla forza dei loro coetanei.

In questo contesto, qual è il ruolo degli Stati Uniti?

La regione è lo scenario di una disputa per l’egemonia globale tra Stati Uniti e Cina. La penetrazione cinese si sta dimostrando addirittura peggiore di quella yankee. In Ecuador si costruiscono opere di infrastrutture, come dighe idroelettriche, con schiavi cinesi che commutano le proprie condanne lavorando in condizioni forzate, con punizioni corporali incluse. Nessuno deve credere che il capitalismo e l’imperialismo cinese siano meno aggressivi di quelli yankee. Il problema è che gli Stati Uniti hanno bisogno di riposizionarsi in America Latina per compensare la loro crescente debolezza in Africa, Asia e Medio Oriente. Una delle tendenze che vedremo nel futuro immediato è la distruzione degli Stati-Nazione, processo che è già cominciato in Messico e nei paesi del Centro America. Da questo punto di vista dobbiamo aspettarci il peggio.

Fino a dove?

La principale caratteristica di questo periodo post ciclo progressista è l’instabilità. Le destre non possono governare come dimostrano Cile e Ecuador. Ma i progressismi nemmeno, come dimostrano Bolivia e Nicaragua. Ma attenti, il problema non è questo o quel governo (il governo è sempre un problema), ma il sistema. Queste rivolte non sono contro un presidente ma contro un modello di distruzione della natura e di controllo sociale massivo, attraverso politiche sociali e militarizzazione che si complimentano per mantenere la popolazione soggiogata.

La risposta a “fino a dove”, non può essere altra che l’organizzazione popolare in ogni territorio, per resistere e costruire i mondi nuovi. Mi piace parlare di arche, perché è necessario sopravvivere collettivamente al diluvio che sta arrivando. Desinformémonos può essere considerata come un’arca dell’inter-informazione dei los de Abano, come il meccanismo per collegare le nostre condotte, come direbbe Alberto Maturana. Vale a dire, un’informazione da dentro il campo popolare o arca collettiva, che è imprescindibile per orientarci in senso emancipatori, ma soprattutto per muoverci nel mezzo di una tormenta che non fa vedere nulla, perché il diluvio è così forte che offusca la vista.

*** Tratto da Desinformemonos e tradotto da Christian Peverieri. https://www.globalproject.info/it/mondi/il-diluvio-e-cosi-forte-che-offusca-la-vista-intervista-a-raul-zibechi-sulle-attuali-rivolte-latinoamericane/22338

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Rompendo l’accerchiamento, autonomia in cammino

di Lorenzo Faccini, Andrea Mazzocco

29/10/ 2019

Come sostenitori del processo dell’autonomia zapatista, come aderenti alla Sexta o come semplici estimatori delle lotte anticapitaliste nel mondo, l’appoggio alle realtà che percorrono il cammino della rebeldía deve essere incondizionato, in tempi di calma apparente così come nei tempi dei grandi proclami. Abbiamo avuto la fortuna di vivere entrambe queste situazioni in prima persona, abbiamo potuto vedere gli zapatisti rompere l’accerchiamento dopo mesi di silenzi carichi di significati, mesi di azioni e non di parole. Muovendo dal presupposto che sia possibile ed assolutamente prioritario avviare un processo di decolonizzazione del sapere all’interno delle nostre istituzioni accademiche, crediamo che il primo importante passo sia scardinare i paradigmi culturali eurocentrici che veicolano l’interiorizzazione del modello economico neoliberista e colonialista. Questo intento ci ha condotto a San Cristóbal de Las Casas e, nel pieno del lavoro di ricerca per scrivere le nostre tesi sull’autonomia, gli zapatisti sono riusciti a sorprenderci ancora una volta.

Siamo arrivati in Chiapas il 28 luglio 2019 consci delle difficoltà intrinseche al nostro proposito accademico, nonostante le credenziali e le attestazioni di fiducia preparateci dai compagni e dalle compagne dell’associazione Ya Basta! Êdî Bese! In primo luogo, ci siamo scontrati con la legittima reticenza degli zapatisti dovuta alla lunga trafila di studiosi, intellettuali o presunti tali, che bussando alle porte dei Caracoles hanno riprodotto le note logiche estrattiviste anche in ambito culturale. Nel peggiore dei casi, nella totale disonestà intellettuale, hanno abusato della fiducia concessa per ottenere informazioni con l’unico scopo di strumentalizzare i contenuti osservati; ne è un esempio tutto nostrano Alessandro Di Battista con i suoi reportage.

Oltre a ciò, è apparsa lampante la recrudescenza della strategia della guerra di bassa intensità, o per meglio dire secondo la definizione zapatista, la guerra de desgaste. Concretamente si tratta di un’azione congiunta di pressione militare costante, come da noi osservato a più riprese, ed un’azione politica espressa attraverso progetti di sviluppo economici ed educativi atti a logorare la resistenza, con l’obiettivo di indurre le basi d’appoggio ad abbandonare l’organizzazione zapatista. I primi otto mesi di presidenza AMLO, da dicembre 2018 a luglio 2019, hanno visto esacerbarsi la tensione in Chiapas anche attraverso la creazione del nuovo corpo militare della Guardia Nazionale. In questo stesso periodo sono dieci i leader sociali indigeni assassinati in Messico, neanche sotto la presidenza di Peña Nieto si erano raggiunti questi numeri.

Nei primi giorni di permanenza abbiamo quindi ristabilito i contatti con tutte le formazioni di società civile che appoggiano la realtà zapatista, potendo renderci conto meglio della situazione: nessuno aveva più rapporti ufficiali con le Giunte di Buon Governo da diversi mesi. Le celebrazioni per l’anniversario della fondazione dei Caracoles (8-9-10 agosto), che solitamente venivano annunciate con largo anticipo e aperte alla società civile, si stavano avvicinando senza che vi fosse alcuna comunicazione. Abbiamo respirato questo clima di incertezza mista ad attesa anche nei vari incontri a cui abbiamo partecipato al CIDECI-UNITIERRA, baluardo di sapere autonomo, anticapitalista e indigeno a San Cristóbal.

Su consiglio di diversi compagni, decidiamo quindi di partire per le comunità dopo le celebrazioni. Il silenzio denso di aspettative che le aveva precedute viene finalmente sciolto proprio il 10 agosto, quando gli zapatisti, come di consueto, sorprendono il mondo con un criptico comunicato recante il video di Smells like teen spirits dei Nirvana. La degna risposta, con la tipica ironia zapatista, a chi da tempo speculava sul silenzio. Nella settimana successiva visitiamo prima di tutto La Realidad. Col senno di poi appare molto più comprensibile l’impossibilità della Giunta a riceverci immediatamente. L’ospitalità è comunque tanta, e ci permettono di accamparci al Campamiento permanente de paz per la notte. Abbiamo modo di confrontarci con alcuni compas sul periodo di tensione e sul primo comunicato che ha rotto il silenzio. Ci rechiamo poi a Morelia, dove veniamo ricevuti dalla Junta de buen gobierno. Attorno a noi fervono i lavori, ed anche se non potevamo ancora comprenderne la ragione, si percepiva un’aria densa di aspettative. Successivamente visitiamo Oventik e nuovamente Morelia. I comunicati nel frattempo proseguivano e non sembrava si dovessero fermare.

L’11 agosto un nuovo comunicato a confermare che no, gli zapatisti non sono stati inghiottiti dalla storia, e per dirla con le parole del gato-perro «l’intelligenza non muore, non si arrende. Casomai si nasconde e aspetta il momento di convertirsi in scudo e arma. Nei villaggi zapatisti, nelle montagne del sudest messicano, l’intelligenza trasformata in conoscenza la chiamano anche «dignità». Il 13 agosto altro comunicato, sembra che i lunghi mesi di silenzio, così eclatanti in un mondo che ha una necessità quotidiana di “novità”, non siano stati in fondo così improduttivi.

«I popoli zapatisti scesero dalle montagne. Nessuno capì come sopravvissero in quelle condizioni, benché si mormori che ricevettero cibo e indumenti dalle comunità del CNI. E, certo, strumenti musicali. All’arrivo nelle loro terre, gli zapatisti fecero quello che si fa sempre in questi casi: organizzarono un ballo e, con le note di marimba, tastiere, batterie, guitarrones e violini […] E così fu che i morti di sempre tornarono a morire, ma ora per vivere.Tutto questo è un mero esercizio di finzione. Non può accadere… oppure sì?» Nella mente di tutti noi che con apprensione seguivamo questa escalation di comunicati impenetrabili, si affollavano molte congetture. Era chiaro però che qualcosa di “grande” stava per avvenire. Il 15 agosto viene pubblicato un nuovo testo. Dopo la prima parte allegorica, un’analisi impietosa dell’azione socioeconomica del governo federale e un importante monito finale, «La natura è una parete elastica che moltiplica la velocità delle pietre che gli tiriamo. La morte non torna nelle stesse proporzioni, ma potenziata. C’è una guerra fra il sistema e la natura. Questo confronto non ammette sfumature né vigliaccherie. O si sta con il sistema o con la natura. O con la morte, o con la vita».

Il 17 agosto finalmente è tutto chiaro, non c’è più spazio per congetture ed interpretazioni. «Dopo anni di lavoro silenzioso, nonostante l’accerchiamento, nonostante le campagne di menzogne, nonostante le diffamazioni, nonostante i pattugliamenti militari, nonostante la Guardia Nazionale, nonostante le campagne contro insurrezionali travestite da programmi sociali, nonostante l’oblio e il disprezzo, siamo cresciuti e ci siamo fatti più forti. E abbiamo rotto l’accerchiamento». Eccole quindi le parole che si fanno azione, parole meditate, discusse, mediate democraticamente dal basso, perché la coerenza, valore ormai desueto nel linguaggio politico, richiede un’attenta riflessione prima di intraprendere un cammino, prima di muovere il primo passo. Gli zapatisti hanno la consapevolezza che il decisionismo compulsivo del nostro mondo sia un palliativo per lasciare tutto invariato. Lentamente, come loro natura, i Caracoles crescono e diventano 12, svegliando dall’assopimento chi immaginava la fine degli zapatisti.

Su questo comunicato, ci piacerebbe condividere alcune riflessioni. Prima di tutto, sentendoci coinvolti in prima persona, poniamo l’attenzione alla seconda parte del comunicato, quella in cui si esplicitano i prossimi passi del movimento. L’EZLN non ha mai nascosto l’importanza dell’appoggio internazionale alla sua causa, e in questa fase delicata chiama a raccolta la rete di appoggio invitando in primis a riallacciare i contatti diretti, per pianificare collaborazioni specifiche tramite incontri bilaterali con tutti i collettivi. Questo ha duplice valenza: l’aiuto effettivo e pratico che le associazioni possono portare in Chiapas, e la protezione implicita derivante dalla presenza di attivisti internazionali nei territori autonomi. La rete internazionale è infatti chiamata non solo a riprendere i progetti attivi in loco, ma anche a ripartire con una campagna di informazione globale, stimolando incontri e discussioni sulla lotta zapatista, in modo da far tornare il mondo a parlarne, come risposta all’oblio veicolato dallo stato federale messicano. Dal canto loro, gli zapatisti si impegnano a ripartire con gli incontri culturali organizzati nei Caracoles, programmando nuovi Ecuentros internacionales de mujeres que luchan, il festival CompArte (proponendo edizioni specifiche per le varie arti), gli incontri del ConCiencias (seminari di riflessione anticapitalista), il festival del cinema di Oventik e altri ancora.

La strategia di consolidamento appare abbastanza chiara: gli zapatisti, come portato avanti dal 2001 in poi, attuano gli accordi di San Andrés prendendosi ciò che gli spetta senza aspettarsi più niente dallo Stato, accompagnando le conquiste a una difesa attiva, riaccendendo l’attenzione mondiale sul Chiapas; monitorando la situazione prevengono possibili incursioni paramilitari e ripercussioni nei nuovi territori autonomi. L’obiettivo è chiaramente quello di evitare azioni esplicite contro di loro, anche se, intendiamoci, gli zapatisti non sono sprovveduti ed è lecito pensare che questa espansione abbia anche un risvolto di ampliamento e riorganizzazione della componente militare.

Ciò può far meglio comprendere l’importanza della prima parte del comunicato: gli zapatisti aumentano le loro aree di influenza. L’organizzazione cresce sulle adesioni autonome delle nuove famiglie che scelgono la strada della alegre rebeldía, non aumenta i territori grazie a conquiste militari. Per dirla con le parole del comunicato: «le comunità tradizionalmente affiliate ai partiti sono state colpite dal disprezzo, dal razzismo e dalla voracità dell’attuale governo, e sono passate alla ribellione aperta o nascosta. Chi pensava, con la sua politica contro insurrezionale di elemosine, di dividere lo zapatismo e di comprare la lealtà dei non-zapatisti, alimentando il confronto e lo scoramento, ha dato gli argomenti che mancavano a convincere tali fratelli e sorelle sulla necessità di difendere la terra e la natura».

Gli zapatisti ci forniscono gli strumenti per comprendere la natura di questa crescita esponenziale. In primo luogo essa è da attribuire al lavoro politico organizzativo interno, i cui principali interpreti sono le donne ed i giovani. Queste due categorie, probabilmente le più osteggiate e temute dal mondo occidentale, sono divenute nelle comunità zapatiste il principale motore per la crescita dell’autonomia. Assumendo ruoli e responsabilità civili si sono fatti interpreti delle nuove sfide imposte dal modello neoliberale garantendo la coerenza del cammino zapatista a fronte dell’importante avvicendamento generazionale che le comunità stanno vivendo. Le nuove generazioni di zapatisti sono cresciute nel contesto di autonomia, lavorando le terre recuperate, partecipando alla vita civile zapatista, usufruendo del sistema sanitario ed educativo autonomo, e proprio grazie a questo, sono consci del percorso storico de los pueblos indigena e delle ragioni che hanno portato al levantamiento e non sono disposti a fare un passo indietro.

Altro punto importante della prima parte del comunicato sta nella posizione dei nuovi Caracoles, e soprattutto di due di loro. Il CaracolColectivo el corazon de semillas rebeldes, memoria del companero Galeano” ha sede a La Union, su un lato del ejido di San Quintin, nella Selva Lacondona, posizionato vicino a una caserma dell’esercito federale, a sottolineare concretamente la volontà di rompere l’accerchiamento. Il CaracolJacinto Canèk”, invece, ha sede a San Cristóbal, proprio dove sorge il CIDECI-UNITIERRA (Centro Indigena de Capacitacion Integral). Porre un Caracol in città ha una valenza enorme, poiché presuppone la presenza di bases de apoyo zapatiste nel tessuto cittadino e il loro inquadramento nelle strutture organizzative civili zapatiste. Siamo tornati al CIDECi due giorni dopo l’uscita del comunicato, e abbiamo potuto toccare con mano le trasformazioni che stavano avvenendo in quel luogo. Compaiono i cartelli con il nome del Caracol e della Giunta di Buon Governo oltre alla palizzata di legno costruita adiacente alla recinzione per impedire la visione dell’interno; all’ingresso veniamo ricevuti dai compas con il passamontagna che verificano la nostra identità. Il CIDECI da sempre aveva ospitato gli eventi pubblici internazionali che l’EZLN organizzava in città, nella quale trovavano spazio gli interventi della Comandancia e di relatori locali ed internazionali. Non è dunque mai stato un luogo estraneo al percorso di autonomia zapatista, ma ufficialmente non sono mai stati delineati i rapporti che intercorrevano tra le due realtà. Costituiva però un polo di attrazione, un punto di riferimento e di confronto per studiosi, intellettuali, attivisti, vicini alla causa zapatista.

Fino al 17 agosto lo abbiamo dunque conosciuto come luogo nel quale venivano ospitati gratuitamente circa 200 tra ragazze e ragazzi indigeni dai 12 anni in su, la maggior parte provenienti principalmente dalle comunità della zona de Los Altos de Chiapas. Essi vi giungono per formarsi in base alle esigenze espresse dalle comunità di appartenenza o su propria iniziativa. Al CIDECI vi sono più di una quindicina di talleres (che potremmo tradurre come “corsi” o workshop) che formano i ragazzi rispetto a specifiche competenze che vanno dalla falegnameria, alla meccanica, al disegno professionale, alla tessitura, il calzaturificio, etc. I ragazzi stabiliscono autonomamente quali e quanti corsi seguire, nonché la durata della loro permanenza, che può protrarsi per molti anni, sino a quando non stabiliranno di aver conseguito le competenze necessarie per tornare ed avviare il progetto richiesto dalla comunità. Non vi sono vere e proprie modalità di valutazione o voto e molto spesso i ragazzi concludono il percorso circolare divenendo maestri o coadiuvando i talleres. Contestualmente vi è uno spazio dedicato all’alfabetizzazione in castigliano ed all’apprendimento delle lingue indigene.

Ovviamente tutto ciò avviene nel segno dell’autonomia totale, non vi sono finanziamenti statali ed anzi in più occasioni questa realtà è stata osteggiata e perseguita dalle forze di polizia.

L’autonomia e l’autosostentamento sono le prerogative principali, così, oltre agli stessi edifici, tutto il materiale presente nel CIDECI viene prodotto all’interno (ad esempio scarpe, sedie, tavoli, materiali didattici, strumenti musicali, attrezzi, vestiti…), persino i libri, intellettualmente prodotti all’interno sono anche materialmente impaginati, stampati e rilegati nel centro. Si persegue quasi completamente l’autonomia alimentare grazie ad una piccola zona adibita a coltivo ed allevamento.

Oltre alla portata rivoluzionaria di questa struttura, il valore aggiunto è rappresentato dal ruolo dell’Universidad de la Tierra, che offre spazi di riflessione condivisa tramite seminari e incontri settimanali aperti a tutti. Questi incontri problematizzano le tematiche sociali, culturali ed economiche declinate su scala locale, nazionale ed internazionale, creando occasioni di confronto aperte ai ragazzi ospitati nel centro ma anche a studiosi e attivisti internazionali.

Questi seminari mirano ad aumentare la consapevolezza della realtà quotidiana, delle dinamiche sottese ai provvedimenti politici ed economici presi in Chiapas e nel mondo, comprendendo i modelli che stanno alla base di essi.

Risultava piuttosto chiaro, già da prima del comunicato che annunciava la trasformazione del CIDECI nel Caracol 7, che vi fosse un’unità di visione ed intenti con il cammino delle comunità zapatiste. Sia il CIDECI che il sistema educativo autonomo zapatista infatti, muovono dal presupposto che l’aggressione socioeconomica venga veicolata in primo luogo attraverso il modello culturale e che l’autonomia educativa sia l’unico mezzo per consolidare una cultura in grado di declinare coerentemente la componente indigenista e la lotta contro il neoliberismo.

In questo senso gli zapatisti sono consapevoli che il percorso di autonomia dipenda necessariamente dall’opposizione al modello neoliberista. Questo, infatti, mira ad erodere le basi sociali ed economiche delle comunità attraverso un’azione culturale volta a diffondere i semi dell’individualismo, aprendo crepe nell’ancestrale base sociale e culturale comunitaria, che per secoli ha costituito la miglior arma difensiva per queste popolazioni. Gli zapatisti sono consci che l’individualismo sia la testa d’ariete per veicolare le logiche capitalistiche ed egoistiche necessarie ad imporre un modello sociale ed economico a loro alieno. Per questo è di fondamentale importanza, dopo secoli di educazione eurocentrica che spinge ad interiorizzare un sistema valoriale e culturale estraneo ed omologante, decolonizzare il pensiero. L’obiettivo è piuttosto arduo perché significa affrontare secoli di stigmatizzazione del retaggio indigeno che hanno indotto una parte de los pueblos indigenas a rinnegare le proprie origini a causa del diffuso razzismo presente in Messico.

Gli zapatisti da tempo hanno affrontato questo nodo come una priorità del percorso di autonomia, sviluppando un sistema educativo che mira a recuperare il patrimonio orale e scritto delle numerose lingue presenti in Chiapas, ad affrontare lo studio della storia al di fuori dei paradigmi eurocentrici recuperando così consapevolezza del proprio ruolo e le ragioni del levantamiento. I contenuti infatti non vengono solo appresi ma si stimolano gli studenti ad analizzare i processi e le cause dei fenomeni. Sin dalla giovane età si giunge dunque alla consapevolezza che la strenua difesa del proprio patrimonio culturale e sociale, nonché del modello produttivo collettivo tradizionale, siano l’unica arma per resistere alla pressione del modello imperante che prevedrebbe il loro asservimento al sistema, presentandolo come integrazione.

In questa logica, l’annessione del CIdeCI ai territori autonomi zapatisti pone nuove sfide, e fa sorgere diversi interrogativi sul ruolo che questa struttura assumerà all’interno del sistema educativo autonomo.

Ciò di cui possiamo essere certi è che il processo di resistenza culturale necessario per proseguire la battaglia al modello economico continuerà a crescere, la consapevolezza delle nuove generazioni non si può arrestare, è un fiume in piena che necessariamente scorre verso il mare. Per dirla con le parole del Sup Moises «voi non siete che uno sputo nel mare della storia. Noi siamo il mare dei nostri sogni. Voi siete solo polvere nel vento. Ik O’ tik (noi siamo vento)». https://www.globalproject.info/it/mondi/rompendo-laccerchiamento-autonomia-in-cammino/22334?fbclid=IwAR2mFYGUes5gd6Ky8pDBb_jZP23LvWWuC2vSnH7JZveZlkium8B2fLjIG4w

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ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

CONVOCAZIONE DEL
SECONDO INCONTRO INTERNAZIONALE DELLE DONNE CHE LOTTANO

Settembre 2019

Alle donne che lottano in tutto il mondo:

Sorella, compagna, donna che lotta:

Ti salutiamo da donne, indigene e zapatiste, quali siamo.

Forse ricordi che nel Primo Incontro ci eravamo dette che dovevamo restare vive. Ma vediamo che la mattanza e la sparizione di donne continuano. Di tutte le età e di tutte le condizioni sociali. Ci uccidono e ci fanno sparire perché siamo donne. Inoltre, ancora ci dicono che è colpa nostra per come ci vestiamo, perché andiamo dove andiamo, perché a quell’ora e in quel posto. E poi, tra i malgoverni non manca chi, uomo o donna, se ne esce con la stupidaggine di dire che allora non dobbiamo uscire di casa. Secondo questo pensiero, le donne devono restare rinchiuse nelle proprie case, non devono uscire, non devono studiare, non devono lavorare, non devono divertirsi, non devono essere libere.

È evidente che il sistema capitalista e patriarcale è come un giudice che ha detto che siamo colpevoli di essere nate donne e pertanto la nostra punizione per questo crimine è la violenza, la morte o la sparizione.

Costa molto, sorella e compagna, metterlo in parole, perché è una malvagità enorme a cui non può essere dato un nome. E se ora si dice “femminicidio” o come la chiamino, non cambia nulla. Le morti e le sparizioni continuano.

E poi le nostre famiglie, le nostre amicizie, i nostri conoscenti devono lottare perché non ci ammazzino o ci facciano sparire un’altra volta, quando lasciano impuniti i colpevoli o dicono che siamo state sfortunate o, peggio ancora, dicono che ce la siamo cercata.

Scusa, sorella e compagna, ma questa è una grande stupidaggine. Dobbiamo ancora lottare contro la discriminazione in casa, per strada, a scuola, sui luoghi di lavoro, sui mezzi pubblici, con conoscenti e con sconosciuti, e poi dicono che cerchiamo la morte. No, ma ci violentano, ci uccidono, ci squartano, ci fanno sparire.

Quelli che parlano così sono maschilisti o donne con la mentalità maschilista.

-*-

Dunque, compagna, sorella, siccome l’accordo che abbiamo fatto nel Primo Incontro era restare vive, ora dobbiamo rendere conto di che cosa abbiamo fatto o non abbiamo fatto per rispettare questo accordo.

Per questo convochiamo questo Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano con un solo tema: la violenza contro le donne.

E questo tema diviso in due parti: Una di denuncia ed un’altra su che cosa facciamo per fermare questo massacro contro di noi.

Quindi, ti invitiamo, sorella e compagna, a riunirci e tirare fuori tutta la nostra rabbia e dire chiaramente tutto quello che stanno facendo ovunque.

Quello che vediamo è come spezzettano il nostro dolore: una violentata in un posto, una percossa in un altro, una desaparecida lì, una assassinata più là.

Fanno così perché noi pensiamo che sia un problema che riguarda un’altra donna in un’altra parte del mondo, che non ci riguarda, che non è così grave, che i malgoverni lo risolveranno.

Ma non è così, invece ci tocca da vicino, è grave, molto grave, e i malgoverni non fanno niente, fanno solo vuote dichiarazioni che perseguiranno non gli assassini, i violentatori, i sequestratori, ma le donne che con rabbia hanno rotto le vetrine o imbrattato una pietra.

Questo è il sistema capitalista patriarcale, sorella e compagna. Le cose stanno così, vale più un vetro o una parete imbrattata che la vita di una donna.

Questo non può continuare, davvero.

Senti, anni fa, prima della nostra sollevazione e l’inizio della guerra contro l’oblio, qua nelle proprietà valeva più un pollo che la vita di un indigeno. Non si può credere? Sì, così dicevano i padroni. Ora a noi donne dicono di peggio, perché piagnucolano e si scandalizzano per un vetro rotto ed una scritta sul muro che dice la verità.

La verità è che non solo ci violentano, assassinano e ci fanno sparire. Sì, anche questo, ma non dobbiamo comportarci come se non succedesse niente, ben educate e obbedienti.

Ci attaccano talmente tanto che sembra che sia un affare del sistema. Se ci sono più donne assassinate o scomparse o violentate, ci sono più profitti. Forse è per questo che la guerra contro le donne non si arresta. Perché, è incredibile che ogni giorno ci siano donne sparite o assassinate ovunque, mentre il sistema va avanti tranquillamente, felice, preoccupato solo dei soldi.

Può essere che se continuiamo a restare vive, a non essere violentate, gli affari crollino. Bisognerebbe analizzare se mentre sale il numero di donne violentate nel mondo, salgono anche i profitti dei capitalisti. Tante picchiate, tante scomparse, tante assassinate, uguale a tanti milioni di dollari o di euro o della moneta che sia.

Perché sappiamo bene che il sistema risponde solo a ciò che colpisce il suo profitto. E sappiamo bene anche che il sistema fa profitti dalle distruzioni e dalle guerre. Pensiamo che le violenze che subiamo, le nostre morti, siano un guadagno per il capitalista. E le nostre vite, le nostre libertà, la nostra tranquillità, siano una perdita di denaro per il sistema.

Allora vogliamo che tu venga e che faccia la tua denuncia. Non perché l’ascolti un giudice o un poliziotto o un giornalista, ma perché ti ascolti un’altra donna, altre donne, molte donne che lottano. E così, compagna e sorella, il tuo dolore non sia solo, ma si unisca con altri dolori. E da tanti dolori che si uniscono non esce solo un dolore molto grande, ma esce anche una rabbia che è come un seme. E se questo seme cresce in organizzazione, allora il dolore e la rabbia si fanno resistenza e ribellione, come diciamo qua, e la smettiamo di sperare che a noi non tocchi la disgrazia, ma ci mettiamo a fare qualcosa, primo per fermare questa violenza contro di noi, poi per conquistare la nostra libertà in quanto donne.

Questa è la nostra esperienza nella nostra storia come donne, come contadine, come indigene e come zapatiste.

Nessuno ci darà la pace, la libertà, la giustizia. Dobbiamo lottare, sorella e compagna, lottare e fregare il Prepotente.

L’invito a discutere della Violenza contro le Donne non è solo per denunciare, ma anche per dire che cosa si fa o che cosa si è fatto o che cosa si può fare per fermare questi crimini.

Sappiamo, perché l’abbiamo sentito e visto negli interventi del Primo Incontro, che ci sono molte forme o modi di lottare delle donne. Sappiamo che alcune dicono che è meglio il loro modo piuttosto che la maniera di altre. Sta bene che si discuta anche senza essere pienamente d’accordo.

Ma il problema che vediamo noi zapatiste, è che per poter discutere e litigare tra noi su chi è più femminista, per prima cosa dobbiamo essere vive. E ci stanno ammazzando e facendo sparire.

Quindi l’invito a questo incontro è su un solo tema: Violenza contro le donne, diviso in due parti: denuncia e proposte su come fare per fermare questa guerra.

Non è che dobbiamo concordare di lottare tutte nello stesso modo, perché ognuno ha i suoi modi, le sue geografie ed i suoi tempi. Ma dobbiamo ascoltare i diversi modi, perché ci daranno idee su come fare, su cosa è utile o no.

Il sistema vuole che gridiamo solo di dolore, di disperazione, di angoscia, di impotenza.

Ora si tratta di gridare insieme ma di rabbia, di coraggio, di indignazione. Ma non ognuna per conto suo, spezzettate come quando ci violentano, ammazzano e fanno sparire, ma unite, benché ognuna nel suo tempo, il suo luogo ed il suo modo.

E chissà, compagna e sorella, che impariamo non solo a gridare di rabbia, ma trovare anche il modo, il luogo ed il tempo per gridare un mondo nuovo.

Sorella e compagna, per come stanno le cose, per poter essere vive, dobbiamo costruire un altro mondo. Il sistema è arrivato fino a questo: possiamo vivere solo se lo ammazziamo. Non sistemarlo un poco, o fare buon viso, chiedergli di comportarsi bene, che non sia così cattivo. No. Distruggerlo, ammazzarlo, farlo sparire, che non rimanga niente, nemmeno la cenere. Così la vediamo noi, compagna e sorella, o il sistema o noi. Così lo vuole il sistema, non noi in quanto donne.

Ti invitiamo dunque il 26 dicembre 2019 come giorno di arrivo. I giorni 27, 28 e 29 dicembre 2019, sono i giorni degli incontri, per parlarci ed ascoltarci. Il 29 dicembre 2019 sarà il giorno di chiusura.

Il luogo è il Semillero che ora si chiama “Huellas del Caminar de la Comandanta Ramona”, del Caracol Torbellino de Nuestras Palabras, della zona Tzots Choj (nella comunità di Morelia, MAREZ 17 de Noviembre), lo stesso luogo del Primo Incontro.

L’arrivo è nel caracol dove saranno consegnati i cartellini di riconoscimento ed il programma e da dove le compagne choferas ti porteranno al Semillero dove non sarà permesso l’ingresso agli uomini, che siano buoni o regolari, nessuno. Cioè, gli uomini non potranno neppure sbirciare da lontano la nostra riunione perché il Semillero è protetto dalle montagne.

Gli uomini possono restare nel caracol ad aspettare mentre ci riuniamo noi donne, ma solo se sono accompagnati da una donna che si renda responsabile che non facciano stronzate. Questo posto lo chiameremo “misto”, cioè potranno restarci uomini e donne che lo vorranno.

In questo luogo, dove possono stare gli uomini, forse potrebbe presentarsi una commissione di donne zapatiste proveniente dal luogo dell’incontro per raccontare loro quello che si sta denunciando nel Semillero, perché si sappia ovunque. E che provino un po’ di vergogna perché lo raccontino ad altri uomini, e dicano loro la cosa principale, cioè che non ci aspettiamo che capiscano, o che si comportino bene, e la smettano con le stronzate, ma che in primo luogo ci organizziamo per difenderci, e poi per cambiare tutto, Tutto, TUTTO.

Vi diciamo un’altra cosa, compagne sorelle, stiamo rivedendo quello che non abbiamo fatto bene nel Primo Incontro. Per questo vogliamo farlo nello stesso luogo, per vedere se possiamo correggere i nostri errori.

Un’altra cosa di cui ci siamo rese conto del Primo Incontro è che nel processo di registrazione e programmazione c’è stato un certo favoritismo nei confronti delle osservazioni che erano più in linea con il pensiero di coloro che hanno collaborato con la registrazione e la programmazione, e che alcune donne e attività erano state escluse. Ciò è accaduto perché chi collaborava alla registrazione e alla programmazione ha dato priorità alle attività di quelle che la pensavano allo stesso modo e quindi non c’era tempo o spazio per le altre.

Quindi, perché non accada che alcune donne valgano più di altre, faremo tutto noi donne indigene zapatiste, dall’inizio alla fine, cioè dalla registrazione alla programmazione.

Non l’abbiamo mai fatto, ma non siamo mai state nemmeno choferas e lo abbiamo imparato. Forse verrà male ed il programma non sarà perfetto, ma è perché stiamo imparando e non perché alcune donne ci stanno simpatiche perché la pensano come noi, mentre altre ci piacciono meno.

Quindi, ci stiamo organizzando e suddividendo i compiti affinché tutto sia completamente organizzato da noi. Così, quando tu manderai la tua mail (ti diremo poi l’indirizzo di posta elettronica e quando cominceranno le iscrizioni), saprai che sarà una di noi, donne indigene zapatiste, che aprirà la tua mail e riporterà il tuo nome e la tua organizzazione, gruppo o collettivo se ne hai, o solo individuale; e ti risponderemo affinché tu sappia che il tuo nome sarà nella lista. E se nella tua mail dirai che farai qualcosa, lo metteremo nel programma. Per questo ti chiediamo che quando ti registrerai, lo farai in lingua spagnola, perché la nostra lingua è di radice maya e sappiamo un po’ di spagnolo, ma di altre lingue del mondo non ne sappiamo niente. E se ci sbagliassimo e non registrassimo il tuo nome, non c’è problema, perché ti potrai registrare al tuo arrivo e ti daremo il tuo cartellino del Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano.

Dunque, ora conosci luogo e data. Così ti puoi già organizzare per venire o mandare qualcuno o incaricare qualcuno che ti racconti quello di cui abbiamo parlato. Così, benché sei lontano, saprai che il nostro dovere di donne che lottano è che non si spenga la luce che ti abbiamo dato. Perché non è solo per illuminare, ma può servire anche per bruciare il maledetto sistema capitalista patriarcale.

Per ora è tutto, sorella e compagna. Presto ti daremo l’indirizzo di posta elettronica e ti diremo quando comincerà la registrazione. Ma sai già la cosa più importante: i giorni 26, 27, 28 e 29 dicembre 2019, nello stesso luogo del Primo Incontro, che è da dove ti scriviamo queste parole e da dove ti mandiamo un abbraccio, cioè…

Dalle montagne del sudest messicano.

Coordinamento delle Donne Zapatiste per il
Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano:

Zona Selva-Fronteriza:

Marisol
Yeni
Mirella
Neri
Yojari
Arlen
Erica
Mariana
Mayder
Cleyde
Evelin
Alejandra
Nayeli

Zona Altos de Chiapas:

Yessica
Zenaida
Lucía
Teresa
Fabiola
Flor
Gabriela
Lidia
Fernanda
Carla
Ofelia

Zona Selva Tzeltal:

Dalia
Rosalinda
Marina
Carolina
Alejandra
Laura
Ana
Cecilia
Julia
Estefanía
Olga
Eloisa

Zona Tsots Choj:

Gabriela
Elizabeth I

Maydelí I

Elizabeth II

Guadalupe
Leydi
Lauriana
Aliz
Ángeles
Maydelí II

Karina
Jhanilet
Fabiola
Mariela
Daniela
Yadira
Yolanda
Marbella
Elena
Elissa

Zona Norte de Chiapas:

Diana
Ximena
Kelsy
Jessica
Ana María

Marina
Valentina
Yadira
Elizabeth

Messico, Settembre 2019

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/09/19/convocatoria-al-segundo-encuentro-internacional-de-mujeres-que-luchan/

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Dal quaderno di appunti del Gatto-Cane:

Verso il Puy Ta Cuxlejaltic, il CompArte di Danza ed il Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano.

Nel 1993, 26 anni fa, le donne zapatiste elaborarono la “Legge Rivoluzionaria delle Donne”. In uno dei suoi comma, segnalavano il loro diritto a studiare… “e perfino essere choferas” [autiste – N.d.T.], come narrò il defunto SupMarcos in una lettera pubblica ricordando, 25 anni fa, la nascita di quella legge ed il ruolo che ebbero nella sua creazione la scomparsa Comandanta Ramona e la Comandanta Susana. Forse in un’altra occasione si racconterà il perché di questa aspirazione delle donne indigene zapatiste. Adesso, in esclusiva, la Commissione Sexta dell’EZLN vi presenta alcuni spezzoni o cortometraggi o trailer di uno dei documentari che L@s Terci@s Compas mostreranno, in Prima assoluta, in data indefinita. Procediamo, dunque.

“…E PERFINO ESSERE CHOFERAS

Documentario girato, in tutti i sensi, completamente nelle montagne del Sudest Messicano nell’anno 2019. Realizzato, diretto e prodotto dalle donne zapatiste, questo documentario raccoglie alcune scene della preparazione delle compagne choferas zapatiste. Durata indefinita. Formato non so. Classificazione Z (come deve essere). Non si vedrà su Netflix, né su Amazon Prime, né Tv Apple, né su HBO, né su Fox, né … su quali altre?… Beh, quelle. Nemmeno nei cinema. Solo nei Caracol Zapatisti… Anche nel Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano? Metto così?… ok, ma non metto la data né il posto?… Oh, dunque… È che protesteranno perché lasciamo la suspense… Almeno diamo una pista… no, non nel senso di guida, ma di un’idea. Dicembre?… di questo anno?… Pronto?… Pronto?… Pronto?… Tristi@?… Se ne sono andate, ma vi dirò che non sembravano tristi… avevano qualcosa nello sguardo, una specie di sfida, di scommessa, di ribellione, di zapatismo. Nota: Nessun maschio è stato maltrattato nella realizzazione di questo documentario…, beh, sì, ma è stato colpito solo il suo ego… Ah, ed alcuni sono caduti mentre fuggivano da una compagna che si era arrabbiata per qualcosa che le stavano dicendo… No, io no, io guardavo da lontano, non mi ha raggiunto nessuna randellata… ahia...

Sinopsi versione Apocalittica: Un virus creato nei laboratori degli Iluminatti si è diffuso nelle montagne del Sudest Messicano. Per qualche strana ragione, colpisce solo le trasgreditrici della legge degli autoproclamati zapatisti. Il virus le induce a fare cose fuori da ogni ragione e logica, si ribellano, si oppongono e vogliono ricoprire incarichi e lavori che dovrebbero essere esclusivi degli uomini. In questo documentario si raccolgono le prove di questa indisciplina e si vede fino a che punto le zapatiste vogliono essere libere e, da non credere, perfino essere choferas, ma vi pare? Non ci si capisce più.

Sinopsi versione “Nessun lieto fine”: Un gruppo di donne indigene zapatiste si dicono e proclamano “basta!” e si ribellano e vogliono essere libere e perfino essere choferas. Un gruppo di intrepidi e valorosi uomini dei partiti politici decidono di sfidarle burlandosene e minacciandole di ricacciarle in cucina e a fare bambini. Le trasgreditrici delle leggi patriarcali (e stradali) li affrontano. I maschi perdono, le donne vincono. Sì, è così, per questo dico che non c’è nessun lieto fine.

Sinopsi versione “Hanno continuato” (da un’intervista inedita con un chofer maestro di choferología): Bene, i maestri hanno detto che avrebbero insegnato a guidare solo i veicoli che chiamano “estaquitas” [pick-up – N.d.T.] perché sono quelli più usati nei villaggi, ma le compagne hanno detto no, che volevano conoscere anche la meccanica. Non c’è stato modo, quindi anche la meccanica. E fin qui tutto ok. Ma lo scandalo è stato quando hanno voluto anche il Guardián e la Guardiana, che sono due camion di 6 tonnellate. “Camionzote”, li chiamano le compagne. E con questo, Roma brucia! come diceva il defunto, perché 6 tonnellate non sono per tutti. Perfino i choferes uomini evitano di guidare veicoli di più di 3 tonnellate, perché non sono mica giocattoli. Bene, abbiamo pensato, sarà sufficiente se imparano ad avviarlo. Ma niente da fare, hanno proseguito fino alla manutenzione dei camion. No, non si sono accontentate. Ora vogliono imparare a guidare camion a rimorchio, di quelli che portano i tronchi di alberi. Ma dove lo andiamo a prendere un camion a rimorchio? Nemmeno per sogno. E se poi vogliono imparare a guidare furgoni o TIR? (…) Ah, sì servirebbero perché dobbiamo trasportare materiali per i caracoles. Dicono che faranno il festival del cinema e le compagne faranno il loro incontro con le altre donne. E dicono un CompArte speciale di danza e quelle cose lì. No, io so solo ballare quella del moño colorado, ma non è cosa mia saltare come un cervo o indossare tutù di tulle. E poi ti raccontano una storia ma solo attraverso la danza. Non so neppure zompettare, o sì, ma solo nel fango quando il cerchione si impantana e non puoi fare altro che saltare e prenderlo a calci. Sì, ecco Las Tercias che girano un film sulle choferas e dicono che vogliono che sia allegro, con battute spiritose, perché altrimenti il film viene molto triste mentre la ribellione è allegria, dicono. Allora bisogna fare qualcosa come degli scontri. Ehi? No, quello della compagna che viene addosso a noi uomini con l’auto non era previsto, credo che la compagna pensasse ad uno scherzo e si è lanciata contro di noi. Siamo scappati ma non per l’auto, ma perché abbiamo visto lo sguardo della compagna chofera e si vedeva che era arrabbiata, ma la cosa strana è che sorrideva. Le compagne sono molto “altre”.

Sinopsi versione “fottuti uomini”: Bene, risulta che in questo secondo corso, le compagne ci hanno detto che nei loro villaggi, quando fanno pratica con l’auto della comunità, a volte quelli dei partiti gridano loro parolacce. Allora ci hanno detto a noi e ai maestri di choferólogias di fare come quelli dei partiti, di gridargli contro parolacce. Sì, per allenarsi anche a questo. Cioè, dovevamo recitare, così ci hanno spiegato la Teresa ed il Cochiloco.

(Nota: lo speaker si riferisce all’attrice Dolores Heredia e all’attore Joaquín Cosío, nei loro ruoli in Capadocia y El Infierno, rispettivamente. Le/gli zapatisti si riferiscono a chi interpreta dei personaggi al cinema non con i propri nomi veri. Nel primo festival del cinema, a novembre del 2018, la Teresa e il Cochiloco hanno avuto tempo e modo di parlare in privato con le insurgentas e gli insurgentes mentre si ingozzavano di tamales de tuluc. Hanno risposto a tutte le domande. Quello di cui hanno parlato con la Teresa sulle donne, solo loro lo sanno. La cosa certa è che si sono finiti tutti i tamales, non me ne hanno lasciato nemmeno uno. Fine della nota.)

Allora ci hanno parlato di come si recita, cioè che non è reale quello che si fa, ma è come se lo fosse. E così abbiamo fatto. Alcuni compas hanno fatto perfino gli ubriachi, ma era una recita. Già, ma quando la compagna scende col bastone, che sia recita o no, via e scappare, perché metti che la compagna si dimentica che non è reale e che siamo compagni. Io ho detto di usare un cartone o una rivista piegata, ma hanno preso un tubo di ferro. E questo fa male Eh? Io ho visto che erano contente di poterlo fare. Non più in teoria, ma lo hanno dimostrato nella pratica. Ora il problema è nei loro villaggi. Immaginate che la merce arriva su un camion guidato da una donna. Quelli dei partiti restano zitti e le compagne gli gridano “fottuti uomini!”. Eh? No, noi siamo compagni, gli altri sono i fottuti uomini. Non è lo stesso.

Sinopsi versione “Filtrazione”: Senti, non scriverlo, ma noi compagni maestri eravamo nei guai perché si è presentato il caso di dover cambiare il filtro. Ed una compagna, tutta bella nel suo nagua [costume tradizionale – N.d.T.] l’ha fatto in un minuto. Allora siamo andati a cambiare il filtro ad un camion della Giunta. Porca miseria, eravamo in 6 e dopo mezz’ora non ci siamo riusciti. Siamo andati a chiedere aiuto alle compagne. Per fortuna che ce l’abbiamo fatta, ma che pena. E peggio sarebbe se questo uscisse nel film che stanno facendo Las Tercias.

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https://youtu.be/ZtYorn_F7mA

https://youtu.be/QavRzZun_Vw

https://youtu.be/_grEQZKLTZI

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Qualche recensione sulla stampa specializzata:

“Niente da fare, noi maschietti abbiamo perso, again. Ma torneremo, anche se ogni volta saremo di meno. Se ieri eravamo migliaia, oggi siamo un piccolo contingente che cerca di impedire l’inevitabile”. Il SupMarcos (da 3 metri sotto terra), nella sezione cultura della rivista inedita “El Pozol Agrio”.

Non tutto è perduto. Nutriamo ancora la speranza che le compagne Tercias non finiscano di montare il documentario in tempo per il secondo festival Puy Ta Cuxlejaltic. Cosa direbbero Pedro Infante e José Alfredo Jiménez?! Per non parlare del defunto SupMarcos. Che peccato”. Il SupGaleano nella sezione “Palomeros del Mundo, Uníos!” dell’esclusiva rivista specializzata in cinema, “Questo film l’ho già visto”.

In fede.

Il Gatto-Cane al volante… qual’è il freno e l’aceleratore?… Ops!… Via!

Tempo dopo…

La insurgenta Erika: “Compagno Subcomandante Insurgente Moisés, dalla Giunta avvertono che si sono scontrati il Guardián e la Guardiana, e che non si sa chi li ha fatti sbattere uno con l’altro, la Guardiana ha sbattuto contro il Guardián e l’ha ammaccato”.

Il SupMoy: “Dov’è il SupGaleano?”

La Erika: “È corso via col Gatto-Cane. Io credo che sono stati loro perché li ho visti, avevano lo sguardo colpevole”.

Nel frattempo, in cima alla Ceiba…

Il SupGaleano al Gatto-Cane: “Te l’avevo detto prima di mettere in folle. Adesso ci manca solo che si metta a piovere”.

Il Gatto-Cane al SupGaleano: “Guau, miau, grrrr”.

E cominciò a piovere, forte, come se le nubi gridassero alla terra:

Sveglia!

Sono le montagne del Sudest Messicano, è Chiapas, è Messico, è Latinoamerica, è il mondo, è settembre 2019 e, sì, piove.

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/09/11/del-cuaderno-de-apuntes-del-gato-perro-rumbo-al-puy-ta-cuxlejaltic-el-comparte-de-danza-y-el-segundo-encuentro-internacional-de-mujeres-que-luchan/

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IMMAGINI DELLA ROTTURA DELL’ACCERCHIAMENTO II (e ultimo)

DEL 17 AGOSTO 2019

Settembre 2019

 https://youtu.be/ZaAGt2XSoKw

 https://youtu.be/wE5RHfl8zOc

 https://youtu.be/Jc2jHoy-RrM

Nota del SupGaleano: Qui devono esserci una serie di foto dei diversi CRAREZ creati con la rottura dell’accerchiamento del 17 agosto di 2019. È probabile che questo video venga eliminato dal sig. YouTube che esige che si inseriscano annunci per la pubblicazione perché è musicalizzato con una canzone di Ana Tijoux (cilena-francese) e Shadia Mansour (palestinese), dal titolo “Somos Sur”, e dice che bisogna pagare “diritti d’autore” o accettare annunci commerciali. Ovviamente non inseriamo annunci commerciali e, se non abbiamo i soldi per i serbatoi d’acqua nel nuovo caracol Tulan Kaw, tanto meno ne abbiamo per pagare diritti d’autore. La Commissione Sexta non “monetizza” i suoi video (inoltre, certo, il “traffico” sul nostro canale è come quello della Settimana Santa nel DF), quindi non credo che il sig. YouTube diventi meno ricco, né che Ana Tijoux e Shadia Mansour perdano qualità artistiche e “followers” se accompagniamo la loro disubbidienza con la nostra.

Forse sarebbe meglio che il sig. YouTube invece di “abbattere” i video di che la banda musicalizza e carica con qualsiasi tema perché, come non disse Zapata; “la musica è di chi la canta-balla-canticchia-fischietta-grida-protesta” (a suo modo, lo dice Shadia Mansour nel rap che, in arabo, intona in questa strofa: “la musica è la lingua materna del mondo”), dovrebbe lavorare meglio al suo maledetto algoritmo (ah!, “le regole tortuose di YouTube”) perché, per esempio, uno comincia a cercare i video dei botellos de jerez per salutare la memoria di Armando Vega Gil, o ska dei Los de Abajo, o di Salón Victoria, o brani di Jijos del Mais, o Van T, o Mexican Sound, o LenguaAlerta, o Lirica, o Ely Guerra, o Keny Arkana, o le Batallones Femeninos, o i maestri Óscar Chávez e Guillermo Velázquez e Los Leones de la Sierra de Xichú, e, all’improvviso, si ritrova video di jaripeos, o di combattimenti di galli, o di Maluma che dà lezione di rispetto per la donna, o di trucco (“ora mostriamo come si esegue un trucco per farsi un selfie ´senza trucco´”).

E non è che uno sia schizzinoso, dopo tutto, come disse Inodoro Pereyra [popolare fumetto argentino – N.d.T.] (o era Mendieta?): “il mondo è grande e alieno” [titolo di un romanzo indigenista di Ciro Alegría – N.d.T.]; è perché qua, la grandezza della banda è come il QI di Trump, cioè, una miseria.

Detto questo, dichiariamo: se YouTube “butta via” il video (come già ci buttò via quello della Principessa Mononoke perché, dice, gli studi Ghibli preferiscono mettersi dalla parte del sistema nella loro lotta contro la natura) per la musica inserita, allora qui mettiamo le stesse immagini, ma senza musica, e lì voi mettete l’audio che vi va. In ogni caso, qui allego la traduzione dall’arabo allo spagnolo della parte che Shadia Mansour rappa (basata sul contributo dell’utente qmqz nel video ufficiale di questa canzone):

“(Dammi il microfono) La musica è la lingua madre del mondo. Sostiene la nostra esistenza. Protegge le nostre radici. Ci unisce dalla grande Siria, Africa fino all’America Latina. Sono qui con Anita Tijoux. Io sto con coloro che soffrono, e non con coloro che ti hanno venduto. Io sto con la resistenza culturale. Dal principio, e fino alla vittoria sempre. Sto con quelli che sono contro, con coloro che non sono qui con noi. Tempo fa, ho calcolato, cosicché decisi di investire in Banksy dopo che Ban-Ki cadde (nota del Supgaleano: forse si riferisce a Ban-Ki Moon che, come segretario generale dell’ONU all’uscita di questa canzone, “cadde” e non condannò le azioni terroristiche del governo israeliano contro il popolo palestinese). Come dice il detto “la situazione deve essere bilanciata ma in realtà la situazione si deve fermare”. Per ogni prigioniero politico libero, una colonia israeliana si ingrandisce. Per ogni saluto, demoliscono mille case. Loro usano la stampa per avvantaggiarsene. Ma nonostante la mia pena, la realtà si impone”.

Sapete una cosa? Con o senza YouTube, con o senza annunci, il popolo Palestinese ed il paese Mapuche saranno liberi. Vinceranno dieci, cento, mille volte.

E se il sig. YouTube come parte della campagna “fuck the zapatistas now” ci rimuove completamente l’account, torneremo ai vecchi tempi del Sistema Zapatista di Televisione Intergalattica, “l’unica televisione che si legge” (Autorizzazione numero 69 in corso nelle Giunte di Buon Governo – è stata richiesta nel 1996 ma il caracol procede leeentooo -).

 https://youtu.be/Rb_UvZsD9xg

 

Dalle montagne del Sudest Messicano

Los Tercios Compas
Commissione Sexta dell’EZLN
Settembre 2019

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/09/01/imagenes-de-la-ruptura-del-cerco-ii-y-ultimo-del-17-de-agosto-del-2019/

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IMMAGINI DELLA ROTTURA DELL’ACCERCHIAMENTO I

AGOSTO 2019

https://youtu.be/vUDCojwX6u0

https://youtu.be/6BNPXbfup_E

 https://youtu.be/cVCZJka9sXM

 

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Los Tercios Compas

Commissione Sexta dell’EZLN

Agosto 2019

 

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/08/31/imagenes-de-la-ruptura-del-cerco-i/

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La sconfitta della contrainsurgencia sociale

Raúl Zibechi

Nella misura in cui le politiche o i programmi sociali suonano come il volto buono degli stati della nostra regione, indipendentemente da chi li amministrino, è necessario ricordare le loro origini ed obiettivi dichiarati. Non basta dire che si propongono di ridurre la povertà o che vogliono indebolire i movimenti antisistemici. La storia risale alla guerra del Vietnam e ad un personaggio chiamato Robert McNamara, uno dei quadri più astuti che abbia mai avuto il capitalismo.

Nel 1960 McNamara fu il primo presidente della Ford a non appartenere alla famiglia, carica che abbandonò quando fu nominato segretario alla Difesa tra il 1961 e 1968, durante la guerra del Vietnam. Passò quindi alla presidenza della Banca Mondiale fino al 1981. Durante la Seconda Guerra Mondiale era entrato nell’Aeronautica Militare dove applicò l’arte della gestione aziendale appresa ad Harvard all’efficienza dei bombardieri statunitensi, cosa che gli valse la Legione al Merito come tenente colonello.

Durante il conflitto in Vietnam comprese che le armi, per quanto siano sofisticate, non vincono le guerre. Diresse la Banca Mondiale con l’obiettivo di ribaltare la sconfitta militare e preparare il terreno affinché questa situazione non si ripresentasse. Comprese che l’ingiustizia sociale e la povertà potevano mettere in pericolo la stabilità del sistema capitalista e, per rimediare, concepì la politica della lotta alla povertà.

Si capisce che per McNamara la povertà è un problema del momento, e solo momentaneamente può destabilizzare il dominio. È una questione strumentale, non etica. Sotto la sua gestione la Banca Mondiale si è trasformata nel centro di pensiero (think tank) più citato dalle accademie andando a definire le politiche dei paesi in via di sviluppo. Come ha sottolineato uno dei suoi collaboratori, Hollis Chenery, si tratta di distribuire un pezzo della crescita della ricchezza e non la ricchezza(*).

La lotta alla povertà ebbe altri due effetti. Riuscì a rimuovere la ricchezza dalla centralità dello scenario politico, come era stato fino al decennio degli anni ’70. Benché oggi sembri incredibile per chi non ha vissuto la rivoluzione mondiale del 1968, la sinistra credeva che il vero problema sociale fosse la ricchezza, per questo tutti i programmi di governo andavano rivolti alla riappropriazione dei mezzi di produzione e di cambiamento, come la riforma agraria, tra molti altri.

La seconda è che si propose, riuscendovi, di influenzare i movimenti antisistemici in una forma molto sottile; attraverso una politica che definirono rafforzamento organizzativo (si ricordi il Pronasol), si scelsero movimenti di lotta per trasformarli – con l’appoggio della Banca Mondiale – in organizzazioni burocratizzate che, d’ora in poi, si specializzeranno nel fare da tramite con le agenzie di sviluppo. La banca smise di gestire i prestiti e si limitò ad accompagnare, formare, fornire consulenza e controllo finanziario.

Per tutto quanto sopra, è importante che le basi di appoggio dell’EZLN siano riuscite a sconfiggere questa contrainsurgencia sociale. Non è usuale. Nel mio paese, l’Uruguay, il progressismo è riuscito ad ammortizzare il conflitto sociale con una serie di politiche sociali che vanno dalla promozione di cooperative dirette dall’alto, fino alla creazione di organizzazioni sociali che hanno l’apparenza di movimenti legittimi. Altri progressismi sono stati più sottili, clonando interi movimenti.

Il comunicato dal titolo Ed abbiamo rotto l’accerchiamento, firmato dal subcomandante Moisés, ci mostra tre aspetti della sconfitta dei programmi sociali.

Il primo è che le basi di appoggio sono uscite dalle proprie comunità per incontrarsi con altri abajos, con chi ci si intende come solo ci si capisce tra chi condivide non solo il dolore, ma anche la storia, l’indignazione, la rabbia.

La seconda è il ruolo importante giocato dai giovani e dalle donne nel compito di rompere l’accerchiamento. La terza è che le donne zapatiste non solo hanno marcato la guida, ma sono state anche ai bordi affinché non deviassimo, e dietro affinché non ritardassimo.

È stato un incontro tra abajos, tra uguali, ben oltre le opzioni politiche congiunturali di ognuno. È stato un incontro di dignità: quella zapatista e quella delle comunità filo-partitiche che si sono ribellate contro il disprezzo, il razzismo e la voracità dell’attuale governo che dà loro elemosine per dividerle.

Mi interessa sottolineare non solo il fatto che hanno rotto l’accerchiamento, ma soprattutto come l’hanno fatto. È una lezione politica ed etica di cui abbiamo bisogno in questa parte del mondo, dove i programmi sociali ispirati dalla Banca Mondiale e realizzati dai progressismi, hanno distrutto l’indipendenza del settore popolare ed incuneato la dominazione, con il beneplacito delle grandi multinazionali.

Potere popolare e programmi sociali sono due forze che si respingono. Quando una vince, l’altra perde.

(*)Citato da Eric Toussaint, Banco Mundial. El golpe de Estado permanente, Abya Yala, Quito, 2007, p. 155.

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/08/30/opinion/019a2pol

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Sonata per violino in sol minore: DENARO.

“… l’astuzia più perfetta del diavolo è persuaderci che egli non esiste!”

Charles Baudelaire in «Le joueur généreux».

 

I.- L’OTTAVO PASSEGGERO.

Da nessuna parte, e dappertutto. Un treno assonnato è cullato dalle sue stesse fusa. Non viene né va da nessuna parte. O non importa. A bordo, una popolazione di grigi individui, vivi di tante morti, dorme. Nell’ultimo vagone, 7 passeggeri solitari, dalle vite e dai miserabili abiti, si annoiano e si disperano seduti ai loro posti.

Uno dice: “Darei qualsiasi cosa per cambiare la mia sorte”. La frase è una specie di linguaggio universale e gli altri 6 annuiscono in silenzio. Il lungo treno malandato entra quindi in un tunnel, che uccide i grigi ed espande le ombre. La porta si apre ed entra un ottavo passeggero, con gli abiti che gridano “non sono di qui”, e si siede senza dire una parola. Il tunnel estende l’oscurità.

Qualcosa di simile a un tuono, un ramo secco che si spezza senza che la tempesta lo abbatta. Occhi fiammeggianti appaiono nel buio. Lo sguardo di fuoco parla: “Non penso di aver bisogno di presentarmi. Ognuno di voi mi ha invocato con o senza parole e rispondo alla vostra chiamata. La vostra anima in cambio di un desiderio. Fate voi il prezzo.

Uno sceglie la salute, sceglie di non ammalarsi mai. Satana risponde: “concesso“, raccoglie l’anima del sano e la mette in tasca.

Un altro opta per la saggezza, per sapere tutto. Il diavolo sussurra: “concesso“, prende l’anima del saggio e la mette in tasca.

Il terzo sceglie la bellezza, sceglie di essere ammirato. Il re dell’inferno dice: “garantito“. E l’anima del bello è ospitata nella bisaccia.

Il quarto preferisce il potere, sceglie di comandare e di essere obbedito. Lucifero sospira: “concesso“. E l’anima del capo si unisce alle altre nella sua giacca.

Il quinto dice: “i piaceri”, suscitare passione con la sola volontà. Il demonio sorride compiaciuto: “concesso“. E l’anima dell’edonista si unisce alle altre nel cappotto scuro.

Il sesto sceglie la fama, essere riconosciuto e acclamato da tutti. Satana non fa alcun gesto quando dichiara: “concesso“. E l’anima del famoso è un’altra tra le altre prigioniere.

Il settimo quasi canta quando dice “l’amore”. Il Malevolo fa una risata mentre scrive “c-o-n-c-e-s-s-o“. e l’anima dell’amante finisce in fondo al sacco.

L’angelo caduto guarda impazientemente l’ottavo passeggero che non dice nulla e scarabocchia su un quaderno.

Lucifero addolcisce la voce e chiede: “E qual è il tuo desiderio? Qualunque esso sia ti sarà concesso solo in cambio della tua anima passeggera.”

L’ottavo passeggero si alza e sussurra: “Io sono il Denaro, compro le 7 anime degli infelici che ti hanno creduto e compro anche te per servirmi ed obbedirmi“.

E “il grande drago, l’antico serpente chiamato diavolo e Satana, che inganna il mondo intero” (Ap 12, 9), sorride furtivo e sancisce, prima di mettersi lui stesso nella borsa delle anime vendute:

Così sia, signor Denaro. Ma la tua rovina è nella tua stessa essenza e la tua fortuna oggi, sarà la tua disgrazia domani”.

Il Denaro prese la borsa, uscì dall’ultimo vagone e il treno dal tunnel.

Dietro di loro l’oscurità si espandeva per conquistare il giorno…

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II.- LA CRISI E LE RESPONSABILITÀ.

Quando c’è una crisi, compra a buon mercato e aspetta che passi per rivendere a caro prezzo. Se non c’è crisi, provocala con una guerra. Per uscire dalla crisi, fai un’altra guerra. La guerra, come non ha detto Clausewitz, è l’autostrada per entrare e uscire dalle crisi con altri mezzi, compresi quelli nucleari.

Don Durito de La Lacandona. Scarabeo e Dottore in Economia Selvaggia.

Se la più grande astuzia del diavolo è persuadere che non esiste, una delle basi del sistema capitalista è convincere che il denaro può fare tutto. E il denaro è il padrone e il signore dei governi. Sul denaro basano il loro progetto di passare alla storia come grandi trasformatori. Ma…

Beh, volevo cercare di spiegarvi che sta arrivando una crisi economica mondiale, ma, oltre a non sapere molto di economia politica, sembra che la realtà lo stia facendo e lo farà con argomenti migliori e in modo più pedagogico. Tuttavia, dobbiamo tenere conto del fatto che manca ciò che manca.

Inoltre, va notato che ciò che sta arrivando non è colpa di questo governo, né di quelli passati. Quello che è noto come governo messicano ha come unica responsabilità quella di credere e far credere alle persone di avere un modo, non dico di fermarla, né di alleviarla.

Le “cattive decisioni” che un settore della destra dis-illuminata attribuisce al governo della 4T (la cantilena della cancellazione dell’aeroporto di Texcoco è la costante), non hanno nulla a che fare con ciò che sta arrivando. Lo slogan di fondo di quel frammento della destra realmente esistente, che si sente ignorato e ingannato, sarebbe: “staremmo meglio senza López Obrador”, e suona, oltre che poco originale, falso.

Chiunque ci fosse stato (Meade, Anaya, el Bronco o Miss Xerox) avrebbe dovuto affrontare questo clima mondiale sfavorevole (così dicono i Think Tank del grande capitale) ed essere sconfitto cercando i colpevoli. E tutti avrebbero fatto e starebbero facendo quello che fa il governo attuale: mentire e occultare.

Certo, parlo da e dei popoli originari. Anche se sono sicuro che altri settori saranno in grado di dire se hanno beneficiato o meno della politica economica del supremo. Per non parlare della sua politica sociale e del fallimento negato della lotta contro il crimine.

È necessario capire che il dispiacere manifestato da quella parte della destra è ampiamente compensato dal settore restante (che è la maggioranza). Per non parlare del grande capitale, che è più che felice e soddisfatto delle misure che alimenteranno l’esplosione e la crescita della prossima crisi.

Immagino che questo li infastidirà ancor di più se facciamo notare che sono la stessa cosa, ma il bilancio finora è che sarebbe stato uguale che ci fosse stato l’uno o l’altro:

Avrebbero iniziato a congratulare se stessi; avrebbero dichiarato solennemente che era iniziato un nuovo ciclo di speranza, lavoro e benessere per il territorio a sud del Rio Grande e ad ovest del Guatemala e del Belize, avrebbero distribuito le stesse elemosine anche se con un altro nome; si sarebbero disfati di non poche cose che avevano promesso in campagna elettorale; avrebbero attribuito al risentimento e all’invidia le critiche a loro rivolte; avrebbero fatto appello all’unità e allo sciovinismo, si sarebbero prostrati allo stesso modo di fronte ai progetti, alla spavalderia e agli insulti del capoccia che sbava dal nord travagliato e brutale; e avrebbero attribuito i propri errori “al clima internazionale avverso”.

Tutti, come l’attuale supremo, avrebbero basato il proprio piano di governo sul denaro. Le loro discrepanze sono che il supremo pensa che la finta “lotta alla corruzione” basti ed avanzi persino per attribuirsi le medaglie di altri, altre, otroas. “Ma la 4T non ruba”, affermano. Ma anche lì, per tutti gli amanti delle sfumature, ci sono diversi livelli, come leggerete più avanti, in un altro testo… se verrà pubblicato.

Indicherò alcuni fatti sui quali queste “sfumature” non sono possibili. Fatti che richiedono una posizione chiara. Non faccio ricorso alle reti e alle loro “fake news“, né alle colonne pro e contro (sempre sgradevoli) sulla stampa; né alla stampa etichettata “fifí” (ho dovuto eliminare come fonte il settimanale Processo in cui, da un rutto del supremo, è stata cancellata una storia di lavoro e giornalismo d’indagine difficili da uguagliare da parte di un altro media). Quindi mi sono limitato alle dichiarazioni e ai fatti riportati nelle pagine elettroniche del governo (incluse quelle mattutine) e a quanto riportato dalla stampa “che supporta”.

Inoltre, ovviamente, l’indagine “in situ”, nella terra in cui ci muoviamo: il Chiapas rurale. Potete diffidare, giustamente, di quello a cui si fa riferimento. Può darsi che tutto non sia altro che un’invenzione per sabotare il supremo. Dubitate, sì. E se volete dissipare i dubbi potete ricorrere a due cose: indagare se ciò che diciamo è vero o aspettare e vedere cosa accadrà. Lo svantaggio della prima opzione è che il giornalismo che indaga sulla veridicità o sulla falsità di ciò che leggerete poi, entrerà tra le fila dei conservatori (anche se fornisce “sfumature” e non riflette la brutale realtà di ciò che sta accadendo qui). La seconda opzione è aspettare che sia il tempo a darci ragione o a smentirci; beh, guardate, detto tra noi, la verità è che il “tempo” è una delle cose che non hanno lassù. Ma alla fine, sentitevi liberi di diffidare della realtà di qui, ma diffidare della realtà che vivete e subite, non trovate che sia suicida?

I fatti:

– Il tono festoso del supremo durante le sue riunioni con i rappresentanti del potere economico del Messico e del mondo. E il tono irritato e intollerante quando riceve lamentele o richieste da parte della gente comune, specialmente quando è gente di campagna. Ok, una sfumatura… ma la realtà lo contraddice ogni giorno. Nel caso dei signori del denaro, è un corteggiamento che rasenta l’osceno e che non si traduce nel reale sostegno cercato. Nel caso dei beni comuni, resta inteso che il supremo “non paga per essere colpito”.

– L’imposizione delle filie e delle fobie proprie di un tiranno. Sentite, capisco, ognuno ha i propri desideri e le proprie avversioni, ma nulla dà diritto a nessuno di imporli agli altri. E quando il supremo dice che tizio e caio sono tali e quali, beh la cosa è irritante, come suole dire, e, come ha dimostrato il legislativo e l’omicidio di Samir Flores, il desiderio di compiacere il supremo, porta a crimini e sfregi. Solo i tiranni cercano repliche nei loro governati, funziona così da queste parti.

– Il trattamento dei migranti. Guardate, potete vederlo come volete: “Che orrore! In che razza di paese accadono queste cose?” E qui succede, in questo paese chiamato “Repubblica Messicana”. E ciò che emerge dai media “che sostengono”, non è nemmeno una frazione dell’incubo che è stato imposto ai centroamericani al confine meridionale. Sì, anche ad africani, caraibici, asiatici… e messicani. Ditemi, come si fa a distinguere una persona chiapaneca da una guatemalteca, una honduregna o salvadoregna? Dal fatto che non hanno documenti? Dai, chiedete all’INEGI o all’INE quanti messicani non hanno documenti nel sud-est del Messico. Il fatto che cantino l’inno nazionale? Gli agenti della migrazione non lo conoscono e, sembra, neppure il supremo, per questo fa lo zerbino di Trump. L’altro che vuole intrufolarsi alla grande nel 2024, Marcelo Ebrard, afferma che viene applicata la legge, ma nessuna legge afferma che “tutte le persone che sono basse, di carnagione scura, non parlino spagnolo o lo parlino con un accento, saranno arrestate o che gli sarà richiesto di presentare documenti comprovanti la loro cittadinanza messicana; Le detenzioni possono essere eseguite da militari, polizia (compresa la polizia stradale) o agenti della polizia migratoria e non sono necessari traduzioni, difesa dei diritti umani o altro ostacolo che impedisca al supremo di rispettare la quota di detenzioni concordate con l’amico Donald Trump“. Ok, non credete alla cattiva televisione, controllate la stampa “impegnata nella causa della 4T”. Ok? Ora provate a “sfumare” l’incubo.

– I modi e i toni servili e striscianti di fronte al governo degli Stati Uniti. Questo sarà discusso più avanti, ma, scusate, non ricordo un governo federale che si sia comportato pubblicamente in modo così indegno con un governo straniero. Il supremo ha l’approvazione di una consultazione per alzata di mano in un luogo in cui ha distribuito aiuti? Beh, se questo è il suo argomento per “spiegare”, buona fortuna.

– La sconfitta del secolarismo. Dal momento in cui il Salinas cattivo, Carlos Salinas de Gortari, d’accordo con l’alto clero cattolico, aprì le porte alla religione per muovere i suoi primi passi negli affari dello Stato, diventando lo zerbino di Zedillo, le genuflessioni di Vicente Fox, il servo di Felipe Calderón e l’uso mediatico di Peña Nieto, la militanza religiosa dell’attuale supremo è indifendibile. Ed è qualcosa che quel che resta della Nazione dovrà pagare caro… e non in comode rate come nei magazzini Elektra.

– L’impulso e l’accelerazione dei megaprogetti e la distruzione dei territori dei popoli originari. L’argomento secondo cui sono opere già iniziate non ha retto per Texcoco. La denuncia e il discredito da parte del supremo dell’opposizione alla centrale termoelettrica di Morelos, è costata la vita al nostro compagno Samir Flores Soberanes. In termini di cronaca nera o “poliziesca” sulla stampa, questo si chiama “indicare la vittima”. Non importa cosa dicono e come vogliono giustificarsi, la sua morte ricade su di loro. Beh, sfumatura: il supremo non ha premuto il grilletto. Sì, neanche Trump.

– L’incoraggiamento dell’individualismo e il confronto con la comunità. Con l’argomento della “lotta alla corruzione” si intende che il sostegno (denaro, insomma) agli individui è più efficace. In primo luogo, se vi è corruzione nelle organizzazioni contadine, non governative, ecc., come minimo dovrebbero segnalare quale, quanta e dove. L’omissione è complicità (altrimenti chiedete alla Robles). Se non provano imbarazzo nell’accusa dal loro palco i media e i giornalisti “di non saper tenere un segreto”, allora devono dire chiaramente, per esempio, “la CIOAC all’indirizzo… – devono chiarire quale di tutte le CIOAC, quella degli assassini o le altre-, si sta intascando questi soldi. Basta, finita, che si tengano quel che si sono intascati, cancelliamo tutto e rifacciamo i conti”; o “nella scuola materna tal dei tali che si trova nel tal posto, mangiano i cornflakes e bevono i Lalas che erano per i marmocchi“; o “in quell’altra scuola materna ammettono bambini che sono il risultato del peccato carnale e della lussuria, e il Signore ha detto che non giacerai senza firmare un patto di non aggressione e di sensata freddezza (“matrimonio”, penso lo chiamino)”.

Nel caso del campo il problema non è solo che l’auto venga individualizzato. Ok, se i membri del gabinetto di campagna e gli assessori che li accompagnano non hanno immaginazione e possono solo scegliere tra la consegna a organizzazioni di gestione o all’individuo, è comprensibile, stanno al governo per qualcosa. Ma scegliere una banca come veicolo delle benedizioni della 4T! Il problema è che la forma scelta ha come beneficiario diretto il “coyote“, l’intermediario: Banco Azteca, del Gruppo Elektra, nel caso del programma “Sembrando Vida”.

Il supremo dichiara che 5.000,00 (cinquemila pesos messicani) saranno dati ai contadini che entreranno nel programma. Falso. All’agricoltore viene concesso un massimo di 4.500,00 (e in alcuni casi solo 4.000,00).

Il motivo, si dice, per cui vengono dati solo 4.500,00 pesos è che gli altri 500 vanno a un fondo di risparmio. Il destino di questo fondo di risparmio è incerto. Ai beneficiari viene detto che sono “per i vecchi”; o che sono per commercializzare legname e frutta. Vediamo: per il cedro e il mogano ci vogliono 30 anni perché diventino “commerciabili”, quindi vale la pena tagliarli e venderli, ma il sessennio termina entro 5 anni. Se l’aritmetica non mi tradisce, sono necessari altri 4 sessenni in modo che ciò che sarà seminato il prossimo anno (ora sono nella fase dei vivai), possa essere commerciabile. Si presume che nei prossimi 29 anni i beneficiari riceveranno quattromilacinquecento pesos al mese. Così, o viene data la garanzia che la tripliceo Bolsonaro-Macri-Moreno già in agguato per rilevare l’amministrazione della tempesta, si impegnerà a mantenere il programma; oppure è un programma transexenal che lega il sostegno ai contadini a un partito politico.

Il problema è che con questo movimento di denaro, la banca si tiene 500 pesos (e in alcuni casi anche mille pesos, con la scusa che l’agricoltore deve risparmiare) per ogni “seminatore di vita“. L’incaricata dal supremo di questo programma, parla di ben 230 mila “beneficiari”. Sarebbero 115 milioni di pesos al mese a disposizione della banca. Potete andare dal vostro commercialista a chiedergli cosa fanno le banche con i risparmi dei titolari del conto.

Ora, in alcuni settori di quest’istituzione “disinteressata” e “filantropica” che è il Banco Azteca, agli agricoltori viene detto che gli daranno solo 4.000,00 pesos, “così imparano a risparmiare”. Ammesso che tutti i beneficiari abbiano l’istinto al risparmio (così apprezzato nella cultura del denaro), sarebbero quindi 230 milioni di pesos al mese, per 12 mesi per 5 anni a partire da ottobre. Ma diciamo di no e che siano solo 115 milioni al mese (1.380 milioni di pesos all’anno, 6.900 milioni di pesos nel resto del sessennio che non sono sei anni). Se alla fine del sessennio e nelle elezioni presidenziali e legislative del 2024, dio non voglia, non dovesse esserci lo stesso supremo o un equivalente del partito ufficiale, il “beneficiario” diventerà un “danneggiato”: avrà 2 ettari e mezzo di terra inutili perché non avrà più i soldi per rimediare al fatto di aver perso i suoi animali (si deve usare pascolo), o la sua milpa (se in cambio di questa si seminano alberi di acahuales).

Inoltre, il supremo (con la benedizione dei suoi consiglieri “sfumati”) sta portando avanti una nuova “riforma agraria”, basata su quella avviata da Salinas el malo (CSG). La condizione, in una comunità di ejidos, affinché sia introdotto il progetto “Sembrando Lata” [storpiatura del progetto “Sembrando Vida” Seminando Vita, in Seminando Soldi – N.d.T.], è che gli “aventi diritto” (gli ejidatari con diritti agrari) cedano ai “richiedenti” due ettari ai quali hanno diritto. Ciò significa che la “nuova” riforma agraria 4T consiste nel togliere la terra a coloro che ne hanno meno e nel “distribuirla”. Naturalmente, oltre ad aver permesso una nuova forma di corruzione, ha diviso le comunità filo-partitiche fino ad arrivare alle famiglie, mettendo in conflitto i figli (“richiedenti”) con i propri genitori (“aventi diritto”), litigi che si intensificano raggiungendo persino minacce di morte.

Ne Los Altos del Chiapas, dove ci sono diversi siti e non si misurano gli ettari ma le “tareas”, la situazione sarebbe comica se non fosse tragica. Il contadino in quelle terre usa lo stesso appezzamento (“tarea”) per seminare mais, poi fagioli e anche le verdure. Inoltre, quasi nessuno utilizza tutti i 2 ettari, se seminassero quello che l’ideota del supremo vorrebbe, il loro piccolo pezzo di terra non sarebbe in grado di sopravvivere per 20 o 30 anni. Naturalmente, ciò che conta sono i soldi che l’agricoltore riceve mensilmente.

Ci sono altre storie a cui sicuramente non crederete perché avrete informazioni migliori. Per ora vi dirò solo: l’equazione che afferma “tanti soldi = tanti ettari seminati” è una bugia. I filo-partitici simulano la preparazione della terra, o “prestano” ettari quando arriva il delegato del supremo, o “pagano” il responsabile: “tu scrivi che sto facendo il vivaio e che ho i 2 ettari, io ti darò una parte dei 4.500 pesos”.

Eppure, centinaia di comunità rifiutano il programma perché, dicono testualmente, “non lavoreremo come pedine del governo. La terra è nostra e non del governo che si autoprocla proprietario terriero”. Beh, è certo che il supremo ha altri dati e noi stiamo solo in una piccola parte di un piccolo stato della repubblica, quindi seguiamo i soldi:

Secondo il sito web del Gruppo Elektra, in ogni magazzino c’è una filiale del Banco Azteca. In poche parole, il contadino va in banca a ritirare le sue elemosine, che non sono elemosine. Proprio lì una persona con una maglietta con il logo della banca e il governo della 4T, gli raccomanda forme di risparmio e assicurazioni: “Non si sa mai cosa può succedere. Ad esempio, potrebbero rubarle la moto… Come?! Non ha una moto? Non si preoccupi, è fortunato, ho sempre detto che le persone fortunate a volte non si rendono conto di ciò che hanno. Guardi, qui ne abbiamo una potente da 125 centimetri cubi, marca Italika (filiale del Gruppo Elektra), che può portarsi a casa anche subito. Sì, proprio adesso. E solo perché è lei, le regalo il casco. È single? Sì? Che strano, uno di bella presenza come lei… Beh, guardi, su questa moto un’altra persona ci sta molto comodamente. Vedrà che tutte le ragazze vorranno che le porti a fare una passeggiata. Guardi, è meglio comprare tutto il pacchetto, capisce? Evita gli imprevisti. Quindi, le consiglio di aprire il suo conto qui in banca, prendere l’assicurazione che le offrono (è obbligatoria per aprire il conto), acquistare la motocicletta a rate e assicurarla, nel caso venga rubata o si rovini. Così tornerà al villaggio in moto e con tutto e pure il casco“.

Tutto questo è reale. Un compagno zapatista ha accompagnato il cognato filo partitico ed ha verificato tutta la storia. Naturalmente, i nomi sono stati omessi per proteggere l’impunità… scusate, la presunzione di innocenza del governo supremo. E la moto? Bene, questo non lo sappiamo, perché il compa èa dovuto tornare con i mezzi pubblici, suo cognato ha speso ciò che gli restava della moto e dell’assicurazione in lattine di birra. Non ci stavano entrambi. O le lattine di birra o il compa. Hanno vinto le lattine. Il compagno zapatista è ritornato arrabbiato: “Altro che single, è sposato con mia sorella e stanno per avere il quarto figlio, ah, ma lascia che mia sorella lo scopra, allora sì che mio cognato avrà bisogno di un’assicurazione.”

I principali azionisti del gruppo Elektra sono: Hugo Salinas Price, Esther Pliego de Salinas e Ricardo B. Salinas Pliego (i primi due sono i genitori del terzo).

Il signor Hugo Salinas Pliego era un evasore fiscale confesso, anti-sciopero confesso e sponsor dichiarato di iniziative di estrema destra (come il MURO, braccio paramilitare di El Yunque), secondo il libro che ha scritto “I miei anni in Elektra” (editoriale Diana, 2000).

Nel libro si legge: “Drammaticamente, quando sussistono le migliori condizioni di vita, le persone hanno tempo e risorse per pensare di partecipare a rivolte e tumulti. Quando le cose si fanno difficili, alla gente importa di più mantenere ciò che hanno che fare casino.

Questo gruppo Elektra è stato scelto dal supremo per gestire le tessere della “politica sociale” del governo della 4T. Per di più, potete consultare l’articolo al riguardo di Álvaro Delgado apparso sulla rivista Proceso, edizione 2208, del 24 febbraio 2019. Ops! Avevo detto che non avrei fatto riferimento a quel settimanale eretico e demoniaco. Ok, ma potete fare come me, prendere il libro, credetemi, leggerlo fa venire i brividi. O parlare con Álvaro Delgado… ma fate attenzione che il supremo non lo scopra.

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Una crisi complessa è in fase di gestazione. Quella che nei bunker del grande capitale si chiama “la tempesta perfetta”. La nave che chiamiamo “pianeta terra” viene praticamente smantellata e rimane a galla grazie alla stessa cosa che la devasta. Questo stupido circolo mortale di distruzione per ricostruire quanto distrutto, si nasconde dietro la falsa evidenza che si è insinuata nel senso comune. La credenza fondamentale nel potere individuale, nata da quando la storia ha riscritto il cammino dell’essere umano e ha costruito il mito dell’individuo capace di tutto.

Il “ma” che si nasconde dietro al mito dell’individualità esonera il sistema dalla sua responsabilità mortale. Gli umani, le civiltà, le lingue, le culture, le arti e le scienze muoiono digerite nello stomaco della macchina. Ma la responsabilità sistemica viene trasferita all’individuo. È l’individuo o l’individua ad essere vittima e contemporaneamente carnefice. La donna assassinata è responsabile dei colpi subiti, delle violazioni subite, della propria scomparsa e persino della propria morte. È una criminale per essere stata vittima di un crimine ed è criminale per aver protestato contro quel crimine. Lo stesso vale per i bambini, gli anziani, la differenza di genere, la cultura, la lingua, il colore, la razza.

Ma non fateci caso, meglio che chiediate consiglio al vostro economista preferito (se lavora per il governo, assicurategli che tutto sarà “off the record“): forse vi dirà che l’economia politica è una scienza, che risponde alle leggi, a cause ed effetti, che non dipende da volontarismi, dalle sclerate o dagli strilli dal pulpito. L’economia politica non partecipa ai sondaggi, non guarda le conferenze stampa mattutine. L’economia politica indica: se ci sono determinate condizioni (cause), si verificheranno determinati fenomeni (effetti). Dopo esservi annoiati con numeri e formule, chiedetevi: sta arrivando una crisi? Se l’economista tira fuori un ombrello – anche se siete in casa – e si scusa – l’economista, ovviamente – con un “non c’erano blindati”, allora avete diverse opzioni: o dichiarate solennemente che è una fake news, che è la mafia del potere, che sono gli Illuminati, che l’economista è conservatore, ecc.; o chiedete dove ha comprato l’ombrello e se c’è di colore lilla (ognuno ha i propri gusti); o abbracciate la religione più a portata di mano:

Oppure gli chiedete se ci sono soluzioni, vie d’uscita, rimedi.

L’economista vi risponderà con un sacco di formule e di cifre. Aspettate pazientemente che finisca e, invece di dirgli che non ha capito nulla, chiedetegli di riassumere la risposta, probabilmente vi risponderà “è molto difficile, si dovrebbe… (nuova valanga di formule e cifre)”.

O forse vi dirà semplicemente: “no, non in questo sistema”.

(continua… eh? o no? …ma se mi sono appena scaldato… davvero niente? vabbè… allora solo qualche appunto del gatto-cane e basta)

 

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Il SupGaleano che infila qualche frase del gatto-cane.

Messico, agosto 2019

 

Dal quaderno di appunti del Gatto-Cane:

– Il problema dei soldi è che… finiscono.

– Quando il diverso si incontra con l’ugualmente diverso ma in modo distinto, il diverso lo abbraccia e festeggia. Il diverso non vuole uno specchio, ma qualcosa di più complesso e umano: il rispetto.

– La natura è una parete elastica che moltiplica la velocità delle pietre che gli tiriamo. La morte non torna nelle stesse proporzioni, ma potenziata. C’è una guerra tra il sistema e la natura. Questo confronto non ammette sfumature né vigliaccherie. O si sta con il sistema o con la natura. O con la morte, o con la vita.

Miau-Guau.

Il Gatto-Cane, cambiando tattica, fa gli occhi languidi a una luna che non gli dà retta, la maledetta.

 

Traduzione a cura di 20ZLN

Testo originale: https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/08/15/sonata-para-violin-en-sol-menor-dinero/

 

Video:

 

https://youtu.be/2g2U9noUk_w

https://youtu.be/OU0LWxTs-0k

 

https://youtu.be/HMxJtMoTnx8

 

https://youtu.be/5d7_mBvCxJo

 

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Zapatismo, un sogno che abbracci il mondo

Luis Hernández Navarro

Uno dopo l’altro, sia negli Altos che nella Zona Nord del Chiapas, si susseguono numerosi cartelloni con scritte colorate a mano fissati su assi di legno o sui tetti di lamiera corrosa dalla patina, alcuni di questi che raffigurano donne indigene con il paliacate sul volto, avvertono: Siete in territorio zapatista in ribellione. Qui comanda il Popolo ed il Governo obbedisce. Sono firmati dalle giunte di buon governo.

I cartelloni, in molti sensi simili a quelli impiegati sulle strade per dare il benvenuto ai viaggiatori in un’entità federativa, segnano i confini del territorio autogovernato dalle comunità zapatiste e la loro giurisdizione di fatto.

Come ha ricordato Raúl Romero nelle pagine di questo giornale (https://bit.ly/2NcJqgy), la loro origine risale a due momenti diversi. La formazione dei municipi autonomi ribelli zapatisti (Marez), nell’ambito dell’offensiva ribelle del dicembre 1994 contro la frode elettorale di Eduardo Robledo. E la fondazione nel 2003 delle prime cinque giunte di buon governo (caracoles) per esercitare nei fatti l’autonomia senza chiederne il permesso.

La novità in questo processo, come ha reso noto il subcomandante Moisés (https://chiapasbg.com/2019/08/19/ezln-16-caracoles/), è che in Chiapas si sono stabilite nuove linee di confine e nomenclature. I ribelli hanno appena annunciato di aver creato, a margine delle autorità governative, 11 nuovi centri di resistenza autonoma e ribellione zapatista (Crarez): sette di questi caracoles e quattro municipi autonomi. Dunque, in totale oggi esistono 43 centri zapatisti.

Parte di queste istanze di autogoverno in un primo tempo si sono insediate sulle migliaia di ettari occupati a partire dal 1994 e redistribuiti per la coltivazione a beneficio collettivo. Le loro competenze si differenziano per la complessità delle problematiche che ognuna di esse deve risolvere. Due libri decrivono questo processo. Quello di Paulina Fernández Christlieb, Justicia autónoma zapatista: zona selva tzeltal, (https://bit.ly/2Z9n8mp). E Luchas muy otras, de Bruno Baronnet, Mariana Mora e Richard Stahler-Sholk (https://bit.ly/2vGmGdu).

L’espansione dell’autonomia zapatista su nuovi territori smentisce le voci della presunta diserzione delle sue basi sociali come risultato dei programmi assistenziali quali Sembrando Vida o Jóvenes Construyendo el Futuro. Ovviamente, in un processo così controcorrente come questo, che loro portano avanti da 25 anni, ci sono simpatizzanti che si fanno da parte. Ma, il punto centrale per stimarlo è l’impulso e la tendenza generale che prosegue. La recente fondazione di altri 11 Crarez evidenzia che il magma insurrezionale non solo sopravvive, ma cresce in maniera esponenziale, mentre costruisce strade inedite di autonomia.

L’EZLN ha chiamato la sua nuova campagna Samir Flores Vive. Samir era il fabbro nahua, conduttore di Radio Amiltzinko e dirigente dell’Assemblea Permanente dei Popoli di Morelos, che si opponeva alla costruzione della centrale termoelettrica di Huexca. È stato assassinato il 20 febbraio scorso. Questo crimine non è ancora stato risolto.

La nuova campagna zapatista presenta grandi similitudini con le offensive precedenti. È stata processata e concordata (come fatto con la sollevazione armata) in molteplici assemblee comunitarie. Ha rotto l’accerchiamento del governo dispiegandosi come forza politico-sociale attraverso mobilitazioni pacifiche sui generis che hanno cambiato il terreno di confronto con lo Stato, portandolo sul terreno in cui le comunità sono più forti: quello della produzione e riproduzione della loro esistenza.

Invece di chiedere la solidarietà di alleati, amici e collettivi di lotta, invita a costruire con loro una nuova iniziativa politica. Al Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo propone di intraprendere un foro in Difesa del Territorio e della Madre Terra, capace di articolare una risposta ai megaprogetti e alla spoliazione, aperto a tutti coloro che lottano per la vita.

Esorta l’arcipelago filozapatista urbano a formare una Rete Internazionale di Resistenza e Ribellione non centralizzata, che lavori alla diffusione delle storie del basso e a sinistra. Annuncia riunioni bilaterali con gruppi, collettivi ed organizzazioni che operano nei loro luoghi. Propone ad intellettuali ed artisti di partecipare a festival, incontri, semenzai e feste.

Limitandosi ad essere anfitrioni, suggerisce ai genitori dei desaparecidos e dei carcerati, ed alle organizzazioni che lavorano con loro, a chi lotta per la diversità sessuale ed ai difensori dei diritti umani, di riunirsi nelle terre zapatiste per condividere incubi, dolori ed orizzonti. E, già in marcia, annuncia che le donne zapatiste convocheranno un nuovo incontro di donne che lottano, solo per le donne.

Come spiega il subcomandante Moisés, la creazione di spazi di autogoverno dei popoli zapatisti è il risultata del lavoro politico, principalmente di donne e giovani. Ma, anche, da quanto appreso da incontri e semenzai che, organizzati con la loro immaginazione, creatività e conoscenza, sono stati più universali, cioè, più umani. Hanno appreso, secondo le sue parole, che un sogno che non abbracci il mondo è un piccolo sogno.

Twitter: @lhan55

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/08/20/opinion/017a1pol

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COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE MESSICO. E abbiamo rotto l’accerchiamento.

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

17 AGOSTO 2019

AL POPOLO DEL MESSICO:

AI POPOLI DEL MONDO:

AL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO-CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO:

ALLE RETI D’APPOGGIO E RESISTENZA E RIBELLIONE:

FRATELLI, SORELLE E FRATELLEI:

COMPAGNE, COMPAGNI E COMPAGNEI:

 

Siamo a portarvi la nostra parola che è la stessa di prima, di oggi e di domani, perché è di resistenza e ribellione.

Nell’ottobre 2016, quasi tre anni fa, nel loro ventesimo anniversario i popoli fratelli organizzati nel Congresso Nazionale Indigeno, insieme all’EZLN, si sono impegnati a passare all’offensiva in difesa del territorio e della madre terra. Perseguiti dalle forze del malgoverno, da cacicchi, imprese straniere, criminali e leggi; contando morti, offese e prese in giro, noi popoli originari, noi guardiani della terra ci siamo accordati per passare all’offensiva ed estendere la parola e l’azione di resistenza e ribellione.

Con la formazione del Consiglio Indigeno di Governo e la designazione della sua portavoce, Marichuy, il Congresso Nazionale Indigeno si è dato il compito di portare a fratelli e sorelle della campagna e della città la parola di allerta e di organizzazione. Anche l’EZLN è passato all’offensiva nella sua lotta di parola, idea e organizzazione.

Ora è arrivato il momento di rendere conto al CNI-CIG e alla sua portavoce. I suoi popoli diranno se abbiamo mantenuto la parola. Ma non solo con loro, dobbiamo rendere conto alle organizzazioni, gruppi, collettivi e persone a livello individuale (specialmente della Sexta e delle Reti, ma non solo), che, in Messico e nel mondo, si preoccupano dei popoli zapatisti e, a loro tempo, geografia e modo, senza che conti la loro distanza in chilometri, senza che importino muri e frontiere, né i recinti che ci pongono, continuano con il cuore che palpita insieme al nostro. L’arrivo di un nuovo governo non ci ha ingannato. Sappiamo che il Potere non ha altra patria che il denaro, e comanda nel mondo e nella maggior parte delle tenute che chiamano «paesi».

Sappiamo anche che la ribellione è proibita, come sono proibite la dignità e la rabbia. Ma in tutto il mondo, nei suoi angoli più dimenticati e disprezzati, ci sono esseri umani che oppongono resistenza all’essere divorati dal sistema e non si arrendono, non si vendono e non zoppicano. Hanno molti colori, molte sono le loro bandiere, molte le lingue che li vestono, e gigantesche sono la sua resistenza e la sua ribellione.

Il Potere e i suoi capoccia hanno costruito muri, frontiere e recinti per cercare di contenere ciò che chiamano il cattivo esempio. Ma non ci riescono, perché la dignità, il coraggio, la rabbia, la ribellione non si possono fermare né rinchiudere. Sebbene si nascondano dietro ai loro muri, alle loro frontiere, ai loro recinti, ai loro eserciti e polizie, alle loro leggi e decreti, questa ribellione prima o poi chiederà loro il conto. E non ci sarà né perdono né oblio.

Sapevamo e sappiamo che la nostra libertà sarà soltanto opera di noi stessi, popoli originari. Col nuovo capoccia in Messico sono continuate anche la persecuzione e la morte: in appena pochi mesi, una decina di compagni militanti del Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo sono stati assassinati. Tra essi, un fratello molto rispettato dai popoli zapatisti: Samir Flores Soberanes, freddato dopo essere stato segnalato dal capoccia che, peraltro, procede con i megaprogetti neoliberali che fanno scomparire popoli interi, distruggono la natura, e convertono il sangue dei popoli originari in guadagno per i grandi capitali.

Perciò, in onore delle sorelle e fratelli che sono morti, sono perseguitati, e sono scomparsi o in carcere, abbiamo deciso di nominare «SAMIR FLORES VIVE» la campagna zapatista che oggi culmina e rendiamo pubblica.

Dopo anni di lavoro silenzioso, nonostante l’accerchiamento, nonostante le campagne di menzogne, nonostante le diffamazioni, nonostante i pattugliamenti militari, nonostante la Guardia Nazionale, nonostante le campagne controinsurrezionali travestite da programmi sociali, nonostante l’oblio e il disprezzo, siamo cresciuti e ci siamo fatti più forti.

E abbiamo rotto l’accerchiamento.

Siamo usciti senza chiedere permesso e ora siamo di nuovo con voi, sorelle e fratelli e sorellei, compagni, compagne e compagnei. L’accerchiamento governativo è rimasto indietro, non è servito e non servirà mai. Seguiamo cammini e rotte che non esistono nelle mappe né nei satelliti, e che si trovano solo nel pensiero dei nostri avi.

Con noi zapatiste e zapatisti, nei nostri cuori ha camminato anche la parola, la storia e l’esempio dei nostri popoli, dei nostri bambini, anziani, uomini e donne. Fuori abbiamo trovato casa, alimento, udito e parola. Ci intendiamo come solo si intendono tra sé coloro che condividono non solo il dolore, ma anche la storia, l’indignazione, la rabbia.

Comprendiamo, così, non soltanto che i recinti e i muri servono soltanto a dare morte, ma anche che la compravendita di coscienze dei governi è sempre più inutile. Non ingannano più, non convincono più: ormai si ossidano, si rompono, falliscono.

E così siamo usciti. Il Potere è rimasto indietro, pensando che il suo accerchiamento ci mantenesse accerchiati. Da lontano abbiamo visto le sue spalle: Guardie Nazionali, soldati, poliziotti, progetti, aiuti e menzogne. Siamo andati e tornati, siamo entrati e usciti, 10, 100, 1000 volte lo abbiamo fatto e il Potere vigilava senza vederci, confidando nella paura che infondeva la sua stessa paura.

Gli assedianti sono rimasti come una macchia di sporco, accerchiati essi stessi in un territorio ora più esteso, un territorio che contagia nella ribellione.

Fratelli e sorelle, compagne e compagni:

Ci presentiamo a voi con nuovi Caracoles e ulteriori municipi autonomi ribelli zapatisti in nuove zone del sudest messicano.

Ora avremo anche dei Centri di Resistenza Autonoma e Ribellione Zapatista. Nella maggior parte dei casi, questi centri saranno anche sede di caracoles, Giunte di Buon Governo e Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti (Marez).

Sebbene lentamente, com’è giusto che sia in base al loro nome, i 5 caracoles originali si sono riprodotti dopo 15 anni di lavoro politico e organizzativo, e i MAREZ e le loro Giunte di Buon Governo hanno dovuto anch’essi figliare e far crescere i figli. Ora saranno 12 caracoles con le loro Giunte di Buon Governo.

Questa crescita esponenziale, che oggi ci permette di uscire nuovamente dall’accerchiamento, si deve fondamentalmente a due cose:

Una, e la più importante, è il lavoro politico organizzativo e l’esempio di donne, uomini, bambini e anziani basi d’appoggio zapatiste. In maniera eminente, le donne e i giovani zapatisti. Compagne di tutte le età si sono mobilitate per parlare con altre sorelle con o senza organizzazione. I giovani zapatisti, senza abbandonare i propri gusti e i propri aneliti, hanno appreso dalle scienze e dalle arti, e così hanno contagiato sempre più giovani. La maggior parte di questa gioventù, principalmente donne, assumono incarichi e li impregnano della loro creatività, del loro ingegno e della loro intelligenza. Cosicché, possiamo dire senza pena e con orgoglio che le donne zapatiste non vanno soltanto avanti per segnalarci il cammino e non farci perdere come l’uccello Pujuy* (*Il succiacapre, insettivoro notturno che compare in una leggenda maya come antagonista del pavone, e che ha l’abitudine di posarsi sulla strada, N.d.T.): ma anche ai lati perché non deragliamo, e dietro affinché non retrocediamo.

L’altra è la politica governativa che distrugge la comunità e la natura, in particolare quella dell’attuale governo autodenominato «Quarta Trasformazione». Le comunità tradizionalmente affiliate ai partiti sono state colpite dal disprezzo, dal razzismo e dalla voracità dell’attuale governo, e sono passate alla ribellione aperta o nascosta. Chi pensava, con la sua politica controinsurrezionale di elemosine, di dividere lo zapatismo e di comprare la lealtà dei non-zapatisti, alimentando il confronto e lo scoramento, ha dato gli argomenti che mancavano a convincere tali fratelli e sorelle sulla necessità di difendere la terra e la natura.

Il malgoverno pensava e pensa che ciò che la gente attende e di cui necessita sono elemosine monetarie.

Ora, i popoli zapatisti e molti popoli non zapatisti, così come i popoli fratelli del CNI nel sudest messicano e in tutto il paese, gli rispondono e dimostrano che è in errore.

Comprendiamo che l’attuale capoccia si è formato nel PRI e nella concezione «indigenista» secondo cui gli originari aspirano a vendere la propria dignità e smettere d’essere ciò che sono, e che l’indigeno è un articolo da museo, artigianato multicolore affinché il potente occulti il grigio del proprio cuore. Da cui la sua preoccupazione che i suoi muri-treni (quello dell’Istmo e l’erroneamente chiamato «Maya») incorporino al paesaggio le rovine di una civiltà, per il diletto del turista.

Ma noi originari siamo vivi e ribelli e stiamo resistendo; e il capoccia ora pretende di riproporre uno dei suoi caporali, un avvocato che in qualche tempo fu indigeno, e che ora, come per tutta la storia mondiale, si dedica a dividere, perseguitare e manipolare chi in qualche tempo è stato un suo simile. Il titolare dell’INPI si ripulisce la coscienza tutte le mattine con la pietra pomice, per eliminare ogni traccia di dignità. Egli pensa che così gli si sbianchi la pelle, e il suo ragionare è quello di chi lo comanda. Il capoccia si congratula con lui e con se stesso: non c’è niente di meglio, per cercare di controllare i ribelli, di un pentito convertito, per soldi, in burattino dell’oppressore.

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Durante questi 25 e più anni abbiamo imparato.

Al posto di fare la scalata degli incarichi di malgoverno o di convertirci in una brutta copia di chi ci umilia e opprime, la nostra intelligenza e il nostro sapere si sono dedicati alla nostra stessa crescita e forza.

Grazie alle sorelle, fratelli e fratellei del Messico e del mondo che hanno partecipato agli incontri e semenzai che abbiamo convocato nel tempo, la nostra immaginazione e creatività, così come la nostra conoscenza, si sono aperte e si sono fatte più universali, cioè più umane. Abbiamo appreso a guardare, ascoltare e parlare con l’altro senza prenderci gioco, senza condannare, senza etichette. Abbiamo appreso che un sogno che non abbracci il mondo intero è un sogno piccolo.

Ciò che si rende noto ora ed è pubblico, è stato un lungo processo di riflessione e ricerca. Migliaia di assemblee comunitarie zapatiste, nelle montagne del sudest messicano, hanno pensato e ricercato strade, modi, tempi. Sfidando il disprezzo del potente, che ci taccia d’ignoranti e tonti, abbiamo usato l’intelligenza, la conoscenza e l’immaginazione.

Nominiamo qui i nuovi Centri di Resistenza Autonoma e Ribellione Zapatista (CRAREZ). Sono 11 Centri nuovi, più i cinque caracoles originari: 16. Oltre ai municipi autonomi originari, che sono 27, in totale i centri zapatisti sono 43.

Nome e ubicazione dei nuovi Caracoles e Marez:

 

1.-Nuovo Caracol, il suo nome: Colectivo el corazón de semillas rebeldes, memoria del Compañero Galeano. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Pasos de la historia, por la vida de la humanidad. La sua sede è La Unión. Terra recuperata. A fianco dell’ejido San Quintín, dove c’è la guarnigione dell’esercito del malgoverno. Municipio ufficiale Ocosingo.

2.-Nuovo Municipio Autonomo, si chiama: Esperanza de la Humanidad; la sua sede è nell’ejido Santa María. Municipio ufficiale di Chicomuselo.

3.-Altro Nuovo Municipio Autonomo, si chiama: Ernesto Che Guevara. La sua sede è a El Belén. Municipio ufficiale di Motozintla.

4.-Nuovo Caracol, il suo nome: Espiral digno tejiendo los colores de la humanidad en memoria de l@s caídos. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Semilla que florece con la conciencia de l@s que luchan por siempre.  La sua sede è a Tulan Ka’u, terra recuperata. Municipio ufficiale di Amatenango del Valle.

5.-Altro Caracol Nuovo. Il suo nome è: Floreciendo la semilla rebelde. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Nuevo amanecer en resistencia y rebeldía por la vida y la humanidad. La sua sede è nel Poblado Patria Nueva, terra recuperata. Municipio ufficiale di Ocosingo.

6.-Nuovo Municipio Autonomo, si chiama: Sembrando conciencia para cosechar revoluciones por la vida. La sua sede è a Tulan Ka’u. Terra recuperata. Municipio ufficiale di Amatenango del Valle.

7.-Nuovo Caracol. Il suo nome è: En Honor a la memoria del Compañero Manuel. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: El pensamiento rebelde de los pueblos originarios. La sua sede è a Dolores Hidalgo. Terra recuperata. Municipio ufficiale di Ocosingo.

8.-Altro Nuovo Caracol. Il suo nome è: Resistencia y Rebeldía un Nuevo Horizonte. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: La luz que resplandece al mundo. La sua sede è nel Poblado Nuevo Jerusalén. Terra recuperata. Municipio ufficiale di Ocosingo.

9.-Nuovo Caracol, si chiama: Raíz de las Resistencias y Rebeldías por la humanidad. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Corazón de nuestras vidas para el nuevo futuro. La sua sede è nell’ejido Jolj’a. Municipio ufficiale di Tila.

10.-Nuovo Municipio Autónomo, si chiama: 21 de Diciembre. La sua sede è alla Ranchería K’anal Hulub. Municipio ufficiale di Chilón.

11.-Nuovo Caracol, si chiama: Jacinto Canek. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Flor de nuestra palabra y luz de nuestros pueblos que refleja para todos. La sua sede è nella Comunidad del CIDECI-Unitierra. Municipio ufficiale di San Cristóbal de las Casas.

 

Approfittiamo per invitare la Sexta, le Reti, il CNI e le persone oneste affinché vengano e, insieme ai popoli zapatisti, partecipino alla costruzione dei CRAREZ, sia ottenendo materiali e sostegno economico, sia martellando, tagliando, caricando, orientando e convivendo con noi. O nella forma e nel modo che parrà loro conveniente. Nei prossimi giorni renderemo pubblico uno scritto in cui spieghiamo come, quando e dove si possono registrare per partecipare.

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Fratelli e sorelle, compagne e compagni:

Convochiamo il CNI-CIG per incontrarci e conoscere il lavoro su cui ci siamo impegnati, condividere i problemi, le difficoltà, gli affanni, gli scoramenti, ma anche i semi che servano a raccogliere il meglio della lotta, e i semi che invece non danno buoni frutti, e che ci portano da tutt’altra parte, affinché lo evitiamo. Incontrarci con coloro che realmente ci stanno dando dentro nell’organizzare la lotta: incontriamoci per discutere dei buoni frutti e anche dei cattivi. In concreto vi proponiamo la realizzazione congiunta, in uno dei Caracoles, di ciò che potrebbe chiamarsi FORO IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA MADRE TERRA, o come vi potrà sembrare meglio, aperto a tutte le persone, i gruppi, i collettivi e le organizzazioni che si impegnano in questa lotta per la vita. La data che vi proponiamo è nel mese di ottobre 2019, nei giorni che ritenete più convenienti. Allo stesso tempo, vi offriamo uno dei Caracoles per fare la riunione o assemblea del CNI-CIG, nella data che vi risulti più idonea.

Convochiamo LA SEXTA E LE RETI a iniziare già l’analisi e la discussione per la formazione di una Rete Internazionale di Resistenza e Ribellione, Polo, Nucleo, Federazione, Confederazione o quel che è, basata sull’indipendenza e autonomia di chi ne faccia parte, rinunciando esplicitamente a egemonizzare e omogeneizzare, nella quale la solidarietà e il mutuo sostegno siano incondizionati, si condividano le esperienze positive e negative della lotta di ciascuno, e si lavori alla diffusione delle storie in basso e a sinistra.

A tal fine, come zapatisti che siamo, convocheremo riunioni bilaterali con i gruppi, collettivi e organizzazioni che stanno lavorando nelle proprie geografie. Non faremo grandi riunioni. Nei prossimi giorni renderemo noto come, quando e dove si terranno queste riunioni bilaterali che vi proponiamo. Chiaro, a chi accetterà di farle, e tenendo in considerazione i vostri calendari e geografie.

Inviteremo CHI FA DELL’ARTE, LA SCIENZA E IL PENSIERO CRITICO LA PROPRIA VOCAZIONE E VITA a festival, incontri, semenzai, feste, scambi, o quel che saranno queste condivisioni. Faremo sapere come, quando e dove si potrebbero fare. Ciò include il CompArte e il Festival di Cinema “Puy ta Cuxlejaltic”, ma non solo. Pensiamo di fare CompArtes speciali per ciascuna Arte. Per esempio: Teatro, Danza, Arti Plastiche, Letteratura, Musica, eccetera. Si farà un’altra edizione del ConCiencias, magari iniziando dalle Scienze Sociali. Si realizzeranno semenzai di Pensiero Critico, magari cominciando col tema della Tormenta.

E, SPECIALMENTE, CHI CAMMINA CON DOLORE E RABBIA, CON RESISTENZA E RIBELLIONE, ED È PERSEGUITATOA:

Convocheremo incontri di familiari di assassinatei, scomparsei e incarceratei, così come organizzazioni, gruppi e collettivi che accompagnano il loro dolore, la loro rabbia e la loro ricerca di verità e giustizia. Avrà come unico obiettivo la conoscenza reciproca e lo scambio non solo dei dolori, ma anche e soprattutto delle loro esperienze in questa ricerca. Come popoli zapatisti ci limiteremo a essere anfitrioni.

Le compagne zapatiste convocheranno un nuovo Incontro di Donne che lottano, nei tempi, luoghi e modalità che decideranno, e vi faranno sapere quando e attraverso il mezzo di loro scelta. Vi avvisiamo fin da subito che sarà solo per donne, perciò non si possono rendere noti altri dati finché esse non lo diranno.

Vedremo se c’è il modo di realizzare una riunione di altrei, con l’obiettivo di condividere, oltre ai loro dolori, le ingiustizie, persecuzioni e altre fregature che subiscono, le loro forme di lotta e la loro forza. Come popoli zapatisti ci limiteremo a essere anfitrioni.

Vedremo se è possibile un incontro di gruppi, collettivi e organizzazioni in difesa dei Diritti Umani, nella forma e modalità che decideranno. Come popoli zapatisti ci limiteremo a essere anfitrioni.

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Compagni e compagne, sorelle e fratelli

Qui stiamo, siamo zapatisti. Affinché ci vedessero, ci siamo coperti il volto; affinché ci nominassero, abbiamo negato il nostro nome; scommettiamo il presente per avere futuro, e per vivere, moriamo. Siamo zapatisti, in maggioranza indigeni di stirpe maya, e non ci vendiamo, non ci arrendiamo e non zoppichiamo.

Siamo ribellione e resistenza. Siamo una delle tante mazze che romperanno i muri, uno dei tanti venti che spazzeranno la terra, e uno dei tanti semi dai quali nasceranno altri mondi.

Siamo l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Dalle montagne del Sudest Messicano
A nome degli uomini, delle donne, dei bambini e degli anziani basi d’appoggio zapatiste e del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Subcomandante Insurgente Moisés
Messico, Agosto 2019

 

Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/08/17/comunicado-del-ccri-cg-del-ezln-y-rompimos-el-cerco-subcomandante-insurgente-moises/

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Ouverture:
La realtà come nemica

“Se la nostra epoca pensa così’», sembra dirsi a volte il mondo, «chi mai può spingerci in direzione contraria? Chi sono i politici, che ci devono obbedire? Chi i giudici, i cui errori sono obbligati a corrisponderci e compiacerci? Chi i giornalisti ed articolisti, le cui opinioni devono modellarsi sulle nostre? Chi i pensatori (…) che non ci servono? Chi i legislatori, che devono stabilire le leggi secondo i nostri dettami?»

Javier Marías. “Quando la società è il tiranno”. In “El País Semanal”, 13 maggio 2018 (*)

(*)(*) Non so se citare Javier Marías (i cui romanzi «Cuore così bianco» e «Domani nella battaglia pensa a me» diedero sollievo, a loro modo, all’insonnia della buonanima del SupMarcos nelle notti posteriori al tradimento del febbraio 1995), mi ponga dalla parte della «mafia del potere», dei conservatori e neoliberali. Dico questo, perché Javier Marías ha collaborato col giornale spagnolo “El País” e con la rivista messicana “Letras Libres”, perché è solito porre questioni con acutezza sulle evidenze che altri digeriscono senza neppure un gesto, e perché è intelligente e non può (né credo voglia) nasconderlo. Inoltre, ovvio, è monarchico perché è re, Xavier I, del Regno di Redonda, e membro della Reale Accademia Spagnola. Tutte queste sono ragioni sufficienti per etichettarlo come conservatore-neoliberale-nemico-del-popolo-e-della-sua-avanguardia-che-marcia-imperturbabile-alla-consumazione-della-storia, da parte dei nuovi commissari del pensiero di cui si soffre da queste parti.

(*)(*) Voi già sapete che a me frega tanto del «cosa diranno» e ho una reputazione da mantenere, così che l’ho pensato, profondamente e intensamente, durante una frazione di secondo. Con velocità vertiginosa, di fronte ai miei begli occhi sono passati hashtag, trending topic, like e dislike, dita medie, whatsappate, instagrammi, feisbuccacce, conferenze della mattina, colonne di giornale, articoli d’opinione, fritti e rifritti di etichette e condanne.

(*)(*) Ho pensato di aggiungere, a mia difesa, che ai libri di Javier Marías che la buonanima del SupMarcos portava in quei giorni fatidici facevano compagnia quelli di Manuel Vázquez Montalbán, e il “Perito en Lunas” di Miguel Hernández. Che Javier Marías tiene per (o teneva – il tifo per una squadra di calcio è come l’amore: è eterno… finché dura-) per il Real Madrid, Manuel Vázquez Montalbán al Barcellona, Benedetti al Nacional di Montevideo, Almudena Grandes al Atletico Madrid, Juan Villoro al Necaxa e io, con quello sciovinismo provinciale tanto di moda, tengo per Los Jaguares de Chiapas.
Già vedete: al posto di usare come riferimento il beisbol, ora sport ufficiale e ufficialista, opto per il calcio. Quindi aggiungete peccati alla mia condanna.

(*)Immagino che, al caricarsi nello zaino tali «armi» – si rumoreggia che includeva un’edizione bilingue dei Sonetti di Shakespeare, i due volumi de L’ingegnoso Idalgo Don Chisciotte della Mancia» e un assurdo dizionario francese-spagnolo-francese-, il defunto deve aver invidiato Guy Montag per aver trovato una libreria con testi foderati coi cervelli dei proscritti di Fahrenheit 451(Ray Bradbury, 1953). Dev’essere stato un sogno umido: al posto della truppa, comandare una biblioteca umana («Attenzione! Questo è l’ordine di battaglia: Eraclito, Joyce e Beckett seminano lo sconcerto nelle file nemiche; Saramago, Neruda e Gelman fiancheggiano dal lato sinistro, Vargas Llosa, Paz e Solženicyn dal destro, García Lorca, Wilde, Suor Juana e Woolf cambiano di posizione. Gli altri, a fare numero. Già sapete: se sono tanti, corriamo; se sono pochi, ci nascondiamo; e se non c’è davanti nessuno, avanti, che siamo nati per morire! Dubbi, domande, angustie, disaccordi, insulti o altro? No, Dylan, tu al tamburino.»)

(*)Qualche volta chiesi alla buonanima se realmente leggeva tutto ciò che si caricava. Mi rispose di no, che era perché, se lo avessero ammazzato, i suoi carnefici avrebbero avuto qualcosa con cui intrattenersi mentre agonizzava. Sì, lo so, quello humor nero del defunto non era ben visto… be’, non solo quello humor.

(*)Alla fine, vi dicevo che ero in dubbio se citare o no Javier Marías, al posto di Lenin, i Marx (Karl e Groucho), Malatesta, Trotsky, Mao, o, perso per perso, il Manuale di Materialismo Storico (il Poliestere*) (*Cfr.: comunicato del 24 maggio 1995, in cui si dice che Don Durito ha studiato materialismo dialettico sul manuale di poliestere, N.d.T.). E soppesavo i pro e i contro del farlo. Siccome non ho incontrato alcun pro, ma molti contro, mi sono deciso per citarlo, per ripagare così la mia popolarità tra gli intellettuali della IV T* (*Quarta trasformazione, N.d.T.). Devo chiarire che Javier Marías è innocente per questo attentato al politicamente corretto, perché non l’ho consultato. Spero che lui, se lo viene a sapere, saprà trovare la bontà per, come dicono da quelle parti, «non curarsi di me» con lo stesso gesto col quale si allontana un insetto inopportuno -che avrebbe ben potuto essere uno scarafaggio-.

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Se la modernità consiste nel fatto che, invece di prendere a pietrate quel che non si capisce (e, pertanto, è «differente»), ora si usano i tweet e i dislike: il mondo avanza. Dalla lapidazione al rogo, dal rogo alla forca, poi al muro, seguito dall’esilio e dai pogrom, poi i campi di concentramento, i villaggi strategici*(*Es.: i villaggi fortificati antiguerriglia in Vietnam, N.d.T.). Più recentemente i muri, la polizia migratoria, votre papiers, s´il vous plait.

Le reti sociali non bastano a «depurare» la nuova razza ariana assisa sul trono: l’ignoranza. Il sistema continua ad aver bisogno della violenza delle istituzioni statali per «completare» le razzie. Non so se l’avversione per il diverso fosse già nel DNA del Big Bang fondativo dell’universo, ma l’ignoranza ha sempre perseguitato e attaccato la conoscenza e la sua possibilità: l’intelligenza.

Se prima l’oscurantismo si trascinava alla velocità di carretti e galeoni, oggi naviga a yottabytes (un yottabyte = un 1 seguito da 24 zeri di bytes), e alla velocità della luce.

Si potrebbe dire che le reti hanno i governi che si meritano. Però perfino lì c’è resistenza e ribellione. Non manca chi non segue il pifferaio del trending topic e sceglie la riflessione, l’analisi, il dubbio, la messa in questione. Una minoranza messa all’angolo e oscurata da influencers e altrei cretinei che scoprono che anche la stupidità fa guadagnare fama e riconoscimento sociale. Ma il potenziale delle reti sociali è anche il loro limite: la fugacità toglie dalla visuale i punti focali d’attenzione e non è possibile fermarsi, se si vuole restare al passo. Il peggior nemico dello scandalo è lo scandalo che lo segue quasi immediatamente.

I mezzi di comunicazione tradizionale sono trascinati dall’ubriacatura virtuale. Quasi la totalità della stampa scritta non fa che riciclare ciò che è moda nelle reti, ma per quanto si sforzi continua a starle in scia. Continua a mancare una stampa che indaghi, provochi la riflessione, alimenti l’intelligenza e dia animo alla conoscenza.

A modo suo, e con potente tecnologia, il sistema combatte la realtà nel miglior modo: creandone una alternativa e attraendo verso di lei l’attenzione e l’energia della ggente. Si guardano e giudicano positivamente o negativamente i governi per la loro popolarità virtuale, non per le loro decisioni, né per le loro azioni, né per il modo col quale affrontano gli imprevisti. Così, i malgoverni trionfano nelle «benedette reti», sebbene la realtà vera si ostini a marciare verso l’abisso. La realtà virtuale copre con pudore il re nudo, e il tiranno si presenta come democratico, il reazionario come trasformatore, l’imbecille come intelligente e l’ignorante come saggio.

Ma non solo. Il sistema ha riscoperto che la persecuzione dei diversi ha seguaci. E motti e sentenze di personaggi come Trump, Bolsonaro, Macri, Moreno, López Obrador, Ortega, Piñera, Putin, Macron, Merkel, Tsipras, Johnson y ____ (mettere il nome di sua scelta) provocano ululati d’approvazione nelle reti sociali. Così si dettano sentenze e condanne che scandalizzerebbero chiunque con un minimo di decenza, e che non rimangono allo stadio di dichiarazioni. La polizia migratoria, i minutemen* nordamericani (*miliziani delle prime Colonie, N.d.T.) e la guardia nazionale messicana compiono la condanna dettata contro i migranti, e «i radicali di sinistra che, per me, non sono altro che conservatori» (amlo dixit), sono avvertiti dai sicari che spararono a Samir Flores Soberanes. E poi verrà la lavata di mani: Trump condannerà il massacro di El Paso, Texas, e López Obrador dirà, mentre discorre con gli imprenditori, che si indagherà sull’assassinio di Samir.

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No, non vi offenderemo dicendovi che ve l’avevamo detto (ma… ve l’avevamo detto).
Il serpente, libero dalla sua vecchia pelle, si stiracchia e si rallegra, si celebra e applaude sé stesso. E, poco a tanto, inizia l’abbraccio costrittore del pensiero unico. Che nessuno si opponga al potente. Che nessuno sfidi la sua onnipotenza sui media, le reti, l’accademia, il suo disprezzo per le arti e le scienze, il suo abile maneggio dei soldi, le sue benedizioni e maledizioni dal pulpito innalzato con la malta della menzogna, la simulazione, le minacce mantenute, gli attacchi virtuali e reali delle camicie-marroni-che-sparano-a-ossido. Che nessuno osi riconoscere la realtà come referente, – e non i seccati e seccanti sermoni e diatribe di chi si trova solo e soltanto sul palco-.

Oh, lo sappiamo. Confusione. Là sopra dichiarano che tutto va bene, e qua sotto che tutto va male, e che andrà anche peggio. Anche se ora qualsiasi pensiero critico, qualsiasi analisi scientifica, qualsiasi arte che rivela e ribella, ha dinanzi non la realtà, bensì l’etichetta di «destra», «conservatore», «reazionario», «fifì», o la possibilità che arrivi alle labbra dell’inquisitore o capoccia che, nella tenuta in cui soffriamo, distribuisce colpe e condanne.

E avete ragione: le comiche scenate di un Calderón, un Fox, di un PAN rancido, di un PRI che corrompe il medico forense perché posticipi l’atto di morte, un PRD che in qualche modo deve dimostrare d’esistere, e i pensatori che li accompagnano, sembrano ordite più che altro dal partito ufficiale, perché ottengono due cose.

Una è che danno materiale di facile confutazione a qualcuno che nemmeno sa dove stia al mondo. L’altra è che questo annulla qualsiasi critica, rilievo, osservazione che abbia a sostegno un’analisi rigorosa o documentata. Oltre al fatto, chiaramente, che ogni critica che venga non diciamo da sinistra, ma da settori progressisti e democratico-liberali, suoni come una nota in più nella falsa sinfonia del complotto e del «golpe blando» (il racconto di moda per fregare i fessi) dietro il quale si rifugia il supremo.

E voi vi aspettereste un po’ di serenità, più analisi e meno slogan da una parte e dall’altra. Ma non c’è e non ci sarà. Le destre che sono in lizza oggi, e che hanno lasciato spettatori la sinistra e il progressismo, sono in guerra. Gli uni per mantenersi al potere, gli altri per tornare al luogo privilegiato, al pulpito da cui si regna.

A chi credere?
Avete ragione: a nessuno.
Nemmeno alla realtà?
Guardate, ascoltate sentite, odorate, doletevi della vostra realtà.

Perché sì, lo sappiamo, piove dappertutto e sopra tutti. Almeno qua sotto. Forse qualcuno, qualcuna, qualcunoa, appena inizia a sentire le gocce fredde che gli pungono il corpo; ma per altrei, e non solo per i popoli originari, piove sul bagnato: saccheggi, ruberie, minacce, persecuzioni, carcere, sparizioni, stupri, colpi, morte… e, sì, a volte elemosine.

Una lista? E’ difficile, ma così su due piedi potrebbe essere:

.- Familiari di prigionierei, assassinatei, desaparecid@s, in cerca di verità e giustizia. E la domanda che sempre resterà senza risposta è perché? La grande assurdità del caos che distribuisce assenze, perché sì, per statistica, per tombola. Se la morte può essere terribile, il non sapere che è successo e perché, è fuori da ogni logica umana. E’ di una crudeltà che potrebbe essere macchinata solo da una mente umana.

.- Otroas, alla fine in stato di uguaglianza con donne di tutte le età, bambini, anziani, uomini, assassinatei e desaparecid@s – la morte e il limbo crudele della sparizione, uguagliando alla fine generi, razze, colori-.

.- Donne, sempre donne, colpite, violentate, scomparse, assassinate.

.- Popoli invasi con megaprogetti uno più stupido dell’altro, umiliati dalle elemosine che sono le stesse di prima, anche se sotto altro nome, e con identiche richieste: abbassa la testa, obbedisci, inginocchiati, umiliati, arrenditi, scompari. E l’arma del sicario «progressista» che uccide Samir Flores, pensando che così avrebbe ammazzato lui e la sua causa.

.- Giornalisti censurati con la minaccia, la corruzione, la gogna viruale e reale, la scomparsa, il carcere, l’omicidio.

.- Lavoratori e lavoratrici della campagna e della città, impiegatei che fino a ieri avevano un lavoro e oggi, o un altro giorno, sono senza impiego e coi debiti.

.- Medici e infermieri che chiedono al malatoa di portarsi da casa il gas, la siringa, la benda, la medicina, «perché non c’è e io posso solo dirle che morirà, cosa che in questi tempi è un vantaggio, vedrà. Ma guardi, le do una copia delle promesse governative. Sì, io le raccomanderei di ammalarsi l’anno che viene, magari».

.- Organizzazioni, gruppi, collettivi politici e sociali di sinistra dinanzi all’opzione: resa o persecuzione.

.- Gente qualsiasi, assaltata, vittima di estorsioni e sequestri, scomparsa, assassinata, spoliata di quel che ha guadagnato col suo lavoro, della sua libertà, della sua vita.

.- Scienziati senza fondi; Artisti e creativei senza luogo; Intellettuali che commettono il peccato di pensare -non esagerare caro, non è peccato pensare, bensì esprimerlo-. Tutto è neoliberista e fifì fino a che la loro affiliazione al Potere non venga accreditata nel modo dovuto. Il matinée* (*AMLO ha convocato decine di conferenze stampa alla mattina, N.d.T.) ammazza colonne, analisi, reportage, inchieste, conoscenze, intelligenza.

.- Migranti che cercano sogni americani e trovano incubi messicani che, con il sigillo della «Guardia Nazionale» cerca la turpe legittimazione del fatto che anche la crudeltà contro il diverso ha cittadinanza, col marchio dell’aquila che divora un serpente.

Se non appartenete a nessuna categoria di questa lista, né avete parenti, amicizie, conoscenze che rientrassero nelle suddette, allora non capisco che ci stia a fare a leggere questo… Ah! Ci è arrivato attraverso Google? Oh, Google e Youtube! «quanto insondabili sono i suoi giudizi e imperscrutabili le sue vie!» (Romani, capitolo 11, versetto 33, – sì, l’ho cercato su google… scusate, non ho potuto evitare la tentazione e, inoltre, oggi è di moda citare la Bibbia a piacere-).
(…)

Ancora qui? Va bene, affari suoi. Ma l’avverto che dovrà leggere.

E leggere, caroa mioa, è come fare l’amore: ci sono molte posizioni e molti modi, calendari e geografie, tecniche e tecnologie. Ma anche così, mancherà sempre un kamasutra della lettura.
Prontoa? Un caffè? Una soda? Acqua? Tabacco? Qualche sostanza lecita o no?
Via.

Ma prima, un po’ di immaginazione: un abbozzo di una realtà possibile. Dopo tutto, per le scienze (oggi sostituite dalla frivolezza delle pseudoscienze e dall’esoterismo «colto», il new age e il suo codazzo olistico come memorandum – il mio laboratorio per sala da yoga! -, il «like» come criterio di verità), sappiamo che la finzione non è che una realtà possibile.

Ora ditemi: E’ dura la pioggia che cadrà? Avete visto cadere la pioggia in un giorno di sole?

(Continua…)

Dalle montagne del Sudest Messicano

Il Sup Galeano

Che fa pratica col suo Ohmmmm per richiedere una borsa di studio al Conacyt* (*Consiglio Nazionale di Scienze e Tecnologie, N.d.T.).

Messico, agosto del 2019

Dal quaderno di appunti del Gatto-Cane:

.-Il tiranno aborre l’intelligenza. Non solo perché lo questiona e lo sfida, ma anche e soprattutto perché ne è privo e, essendogli inarrivabile, la proscrive e perseguita. Temete il Capo abile e scaltro, ma temete due volte l’ignorante, perché l’ignoranza rende disumani per consenso e schiavizza. E non sono poche le volte in cui la speranza ingenua non è che il camuffamento dell’ignoranza.

.- L’ignoranza avrà sempre più seguaci dell’intelligenza e della conoscenza. Non solo perché è più facile, ma anche perché l’ignoranza non passerà mai di moda e sarà sempre popolare e attraente.

.- L’ignoranza è più reperibile dell’intelligenza e della conoscenza, e più a buon mercato.

.- Il tiranno semina e coltiva l’ignoranza. L’ignorante avrà sempre bisogno di un pastore che lo guidi. Il tiranno, di un gregge che lo segua.

.- L’intelligenza è frutto quando ingrandisce con la conoscenza. E mai si sazia, nemmeno quando si abbevera nelle altre.

.- Con la conoscenza, l’intelligenza scopre che il tiranno non solo non è necessario, ma anche che è perituro. La sua data di scadenza è la stessa di quella della pazienza dello schiavo.

.- L’intelligenza non muore, non si arrende. Casomai si nasconde e aspetta il momento di convertirsi in scudo e arma. Nei villaggi zapatisti, nelle montagne del sudest messicano, l’intelligenza trasformata in conoscenza la chiamano anche «dignità».

In fede

Il Gatto-Cane senza documenti

Bau-Miao (o era al contrario?)

Messico, agosto 2019, comincia a piovere.

Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

https://youtu.be/oGuHw931JpA

https://youtu.be/d6DmPQJRpns

https://youtu.be/ow2DKVYEP3s

https://youtu.be/LgRqr2XMEZs

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Adagio-Molto Allegro in mi minore: Una possibile realtà.
(dal Quaderno di Appunti del Gatto-Cane)

La pazzia è come la gravità, sai? basta una piccola spinta

El Guasón nel ruolo di Heath Ledger (o era il contrario?).

 

Nessuno sa scientificamente come tutto è iniziato. Compresi i Tercios Compas che si erano assunti il compito di ricostruire i fatti non sono stati in grado di determinare il momento e l’evento esatti in cui è cominciato ciò che ora vi racconterò.

 

Secondo una versione, fu il SupGaleano ha provocare tutto. Secondo altre, il SupGaleano lo ha solo iniziato ed è stato il Subcomandante Insurgente Moisés a proseguire e poi completare il tutto.

 

Il fatto è che il SupGaleano, in uno dei suoi testi, aveva fatto riferimento al fatto che nel febbraio del 2011 la giornalista Carmen Aristegui, in una puntata del suo programma, aveva chiesto se l’allora capo dell’esecutivo, Felipe Calderón Hinojosa, soffrisse di alcolismo, aggiungendo che la Nazione avrebbe dovuto essere informata sullo stato di salute del presidente. Per rappresaglia, la giornalista fu licenziata. Fino a qui, nessun problema. Così è stato e questo fatto è verificabile sulla stampa.

 

La disapprovazione è sorta dal fatto che il SupGaleano aggiunse qualcosa come: “La pazzia, come disse un incompreso conoscitore dell’animo umano, è come la gravità: hai bisogno solo di una spinta. Esercitare il Potere è quell’irresistibile spinta a cui là sopra tutti anelano e comincia con 3 semplici parole “qui comando io”. Se ti aspetti che qualcuno dei mezzi di comunicazione metta in discussione se l’attuale capo del governo federale sia in possesso delle sue facoltà mentali (come può accadere a chiunque, non ha detto “è pazzo”), siediti comod; perché nessuno oserà farlo”.

 

Il giorno dopo, in quel fascio di luce quasi divina che sono le conferenze mattutine del probabile demente, una persona della stampa osò domandargli che cosa pensasse di questo. L’interpellato rimase in silenzio, l’espressione facciale mostrava la sua collera e interruppe la conferenza stampa senza aver finito di spiegare perché obbedire ai mandati di Donald Trump avesse portato grandi benefici al paese. Non chiarì mai a quale paese si riferisse.

 

Secondo l’addetto alla Comunicazione Sociale della Presidenza, il capo (così disse) era indisposto a causa di una probabile congestione addominale dovuta a del cibo in cattivo stato.

 

Il mattino seguente, già rimessosi, il capo supremo (così lo annunciò l’addetto alla Comunicazione Sociale), disse che, per lui, coloro che si presentavano come di sinistra radicale non erano altro che radicali di destra che si nascondevano dietro un passamontagna e che mantenevano il loro movimento solo in 4 municipi dello stato messicano sudorientale del Chiapas, e questo grazie al sostegno economico che ricevevano dagli Illuminati; e che “il Marcos” (così disse) in realtà se ne stava in Francia. A Parigi, per l’esattezza, secondo le informazioni in suo possesso.

 

Il SupGaleano rispose con uno scritto dove descriveva Place Pigalle con una minuziosità che nemmeno la guida Michelin, segnalando il paradosso che il peccato originale stesse così vicino al Sacré-Coeur che incorona Montmartre, e si scusava di non fornire più dettagli poiché si stava dedicando al “mestiere più antico del mondo” (così disse) e doveva soddisfare la clientela. Alcuni dicono che il Sup allegava una foto in cui risaltavano le sue belle e ben tornite gambe. Nelle reti sociali della 4T si diceva che fossero fotoshoppate e che non fosse nemmeno coì bello “il faccia di calzino” (così dissero) – benché più di una, unoa, scaricò l’immagine nella cartella “non aprire in caso di mia morte” -.

 

Il mattino seguente, il leader massimo fece una leggera autocritica. Chiarì che non si trovava a Parigi (il Sup si capisce), bensì in Grecia, secondo i suoi dati. Sull’Isola di Lesbo per essere più precisi. Il SupGaleano rispose con un altro testo che descriveva le condizioni in cui i migranti illegali cercavano di entrare in Europa… fuggendo dalle guerre scatenate dai governi europei.

 

Un giorno ed una correzione in più nella conferenza stampa mattutina: “il subcommediante” (così disse il leader) in realtà stava, secondo i suoi dati, in Australia. A Sidney, sulla spiaggia Lady Bay Beach, per essere precisi.

 

Il Sup rispose con un poema ridicolo, presumibilmente di sua paternità, che in una parte recitava: l’ombra che si scioglie in mare / come se nella luce morisse / lontani e umidi i risvegli / presente la speranza asciutta… e con una foto che la decenza e le buone maniere mi impediscono di descrivere. Posso solo dire che il Sup indossava il passamontagna, il suo berretto e la pipa (non so se mi capite).

 

Il supremo, quella stessa sera, esplose e tuittò che la pazienza era colma (del Supremo, si capisce) e che aveva tutto il necessario per mettere ordine in “Chapas” (così scrisse) e farla finita con “le fandonie della faccia di gomitolo” (così disse). Su NOTIMEX corressero “in Chiapas”, e nelle reti sociali qualcuno tuittò timidamente: “Ma, non stava in Francia-Grecia-Australia?”.

 

In mattinata, l’illuminato se ne andò via: disse che lui, l’autentico, aveva la sacra missione di preservare il passo incontenibile della 4T e che “nel mio necessaire ho tutte le opzioni per riuscirci”. Su NOTIMEX corressero e nella trascrizione misero “sulla mia scrivania”.

 

Qui è dove dicono che intervenne il Subcomandante Insurgente Moisés che scrisse un breve comunicato che diceva solo: “Voi siete solo un mattone in più nel muro. Noi uno di moltissimi”.

 

Il capo supremo, leader massimo, che noi altri attendavamo (così disse il presentatore della conferenza stampa, anche se su NOTIMEX aggiunsero “e noi altre”), dichiarò che a lui non tremava il polso per mettere ordine nella sua repubblica (NOTIMEX corresse “nella nostra repubblica”).

 

Il Subcomandante Insurgente Moisés rispose con “Voi non siete che uno sputo nel mare della storia. Noi siamo il mare dei nostri sogni. Voi siete solo polvere nel vento. Ik O´tik (noi siamo vento)”.

 

Tutti concordano che questo fece esplodere tutto. Il supremo poteva essere più o meno tollerante, ma che si mettesse in discussione il suo ruolo nella Storia (maiuscolo) del mondo mondiale, era andare troppo oltre…

 

La Legge LEI.

 

Il Congresso, a stragrande maggioranza della 4T – alla quale si erano uniti con fervore patriottico il PVEM, il PAN, il PRI ed altri mini-partiti – approvò allora, in via urgente, la Legge di Esistenza Indesiderata (“LEI” la sigla). Benché l’esecutivo federale avesse inviato il progetto solo qualche minuto prima, i legislatori avevano subito capito che la legge LEI era un portento giuridico, una luce nell’oscurità, una guida che avrebbe portato il paese (non chiarirono mai a quale paese si riferissero) verso un futuro luminoso. Ergo, l’approvarono per acclamazione.

 

In uno dei suoi commi, e come conseguenza logica della legge che proibiva che qualcuno guadagnasse più del capo dello stato, si proibiva espressamente di essere più intelligente del supremo. Tutto quello che avesse un coefficiente intellettuale superiore a quello dell’amato leader, sarebbe stato confinato in una prigione o esiliato dal paese (non si è mai chiarito a quale paese si riferisse la legge LEI). Si dichiarò allora l’obbligo per tutta la popolazione di presentare un test di intelligenza per scoprire così i trasgressori. Il “coefficiente intellettuale” non doveva superare quello dell’amato, ammirato e mai ben considerato leader, per cui il 99,999 percento della popolazione sarebbe rimasto a livello di “esistenza indesiderata” a meno che…

 

La banda è banda e il quartiere è quartiere. Cosicché, su internet e tra le bancarelle degli ambulanti si poteva comprare una pillola che inibiva i processi cognitivi. “Non rischiare, vai sul sicuro. Bara, bara, tutto legale mio caro”, si leggeva o si sentiva nelle pubblicità. Non mancava chi rivendeva le copie del test, magari con un sovraprezzo per aggiungere le risposte sbagliate che assicurassero il proprio patrimonio. Si offrivano anche corsi propedeutici per presentare l’esame, dove si imparava come ottenere un giudizio basso.

 

Salvo una bambina di 6 anni che vomitò la pastiglia, tutti dimostrarono di non essere più intelligenti del supremo. La bambina fu confinata con la sua famiglia perché non si dicesse che il supremo separava i genitori dai figli. NOTIMEX aggiunse “e dalle figlie”.

 

In un altro comma, si proibiva l’ateismo, e l’agnosticismo si tollerava solo se non si manifestava “in pensieri, parole ed opere”. La popolazione atea dovette passare alla clandestinità, ma non per molto: qualcuno disse che l’ateismo può essere fanatico come qualunque religione. Cosicché l’Istituto delle Religioni Permesse (PRI la sigla in inglese) incorporò l’ateismo come un’altra religione. Benché molto sotto altre religioni (come la Luce del Mondo, etc.) ed ovviamente lontana dall’Amloísmo, questo fortunato sincretismo tra varie religioni ed Alfonso Reyes, che non era stato dichiarato “religione ufficiale” solo per sacro pudore e verginale cautela.

 

Quello che ha scatenato tutto, secondo alcuni, è stato il comma della legge LEI che si riferiva specificamente alla popolazione che apparteneva agli autodefiniti popoli originari, ma che erano conosciuti comunemente come “indigeni”, “indios”, “la indiada“, etc.

 

La legge obbligava i parlanti lingue strane (così diceva) a registrarsi e recarsi in un campo di concentramento in modo che non offendessero con la loro vista il resto della società, e facilitare così la consegna delle elemosine governative. Nel campo di concentramento, con previsione lodevole, erano state collocate succursali dei magazzini Elektra con incluse casse della Banca Azteca, in modo che il “cliente” riceveva “l’aiuto” e lì poteva spenderlo. Il supremo avrebbe così compiuto una delle sue promesse fondative: produrre consumatori degli articoli che, generosamente, Salinas Pliego offriva ai poveri. Le male lingue dicevano che queste attività non erano altro che la versione 4T delle tiendas de raya [negozi a credito di generi di base ubicati vicino alle fabbriche o ai campi dove operai o contadini erano obbligati a fare i loro acquisti – N.d.T.]

 

Com’era prevedibile, i popoli zapatisti si rifiutarono e si ostinarono ad offendere il rispettabile. Secondo alcune versioni, è qui dove il Subcomandante Insurgente Moisés rispose con una citazione del Jacinto Canek, di Ermilo Abreu Gómez:

 

“Ora si compiono le profezie di Nahua Pech, uno dei cinque profeti del tempo antico. I bianchi non si accontenteranno di quello che hanno, né di quanto vinto in guerra.

Vorranno anche la miseria del nostro cibo e la miseria della nostra casa.

Scateneranno il loro odio contro di noi

e ci obbligheranno a rifugiarci sui monti e nei luoghi nascosti.

Allora, come le formiche, strisceremo dietro i vermi e mangeremo cose cattive: radici, carogne, corvi, topi e cavallette.

Ed il marciume di questo cibo riempirà di rancore i nostri cuori

e verrà la guerra.”

 

Un intellettuale organico alla 4T ha scritto un lungo saggio nel supplemento che dirige per denunciare che l’opposizione zapatista ai disegni divini altro non era che calcoli strategici del “SupMarcos” (ha messo così), che pensava che il suo timing avrebbe colpito la marcia inesorabile, trionfante e dominatrice della 4T; e che l’ezetaellenne perdeva una grande opportunità perché, per la prima volta, si sarebbero riunite in un solo luogo tutte “le etnie ed i loro dialetti” (così scrisse). Laura Bozzo nella sua colonna scrisse che la risposta del Subcomandante Insurgente Moisés era l’ulteriore dimostrazione del settarismo dell’EZLN, che lo zapatismo faceva male ad isolarsi dai “poveri della terra” (così disse) e che il CNI ed il CIG dovevano, come mossa tattica, accettare la generosa offerta del governo ed approfittarne per studiare lì i suoi articoli… ed obbedire a quello che in essi si ordinava.

 

Nelle reti sociali pro 4T crearono l’hashtag #pinchesindioshijosdesalinas, anche se non è mai stato chiaro se si riferivano al Salinas cattivo (Salinas de Gortari, che non si nascondeva più dietro le gonne Chanel di Rosario Robles ed era in fuga sicura) o al Salinas buono (Salinas Pliego, che si arricchiva di banconote con le tessere di “Sembrando Vida”).

 

Il caso, o cosa, secondo, è che è arrivata la Guardia Nazionale “ad installare l’ordine ed il progresso che erano stati sfidati dai trasgressori della legge”. NOTIMEX aggiunse “e dalle trasgreditrici della legge”.

 

Nelle reti sociali, gli utenti seguaci della 4T si convocarono tra loro per unirsi alla campagna patriottica. Con l’ingegnoso hashtag #fuerazapatistademivista (si presume ideato da un influencer che produce telenovelas) invitavano a salire su ogni tipo di veicolo per dirigersi in Chiapas ed arruolarsi temporaneamente nella sempre gloriosa, eroica e potente Guardia Nazionale. Non è arrivato nessuno perché, come si lesse in un altro influencer: “una cosa è dover uscire in strada per caricare il cellulare, ed un’altra molto diversa è andare così lontano. ALV”. Il messaggio ha avuto 3 milioni di likes.

 

Brandendo le rilucenti armi donate dall’esercito nordamericano (il comandante del Comando Centrale dell’Operativo si era lamentato presso l’ambasciata perché erano obsolete. L’ambasciatore gli ha risposto: “Ma, se andate a combattere contro quattro fottuti indios”), la fiammante Guardia Nazionale – che fino ad allora si era dedicata solo ad estorcere migranti e scortare i camion di Sabritas, Bimbo e latte LALA – ha fatto la sua entrata trionfale nei “bastioni zapatisti”. NOTIMEX ha corretto: “nei covi dei peccatori”; e poi ha di nuovo corretto: “e delle peccatrici”.

 

Nel suo avanzare, la Guardia Nazionale trovava solo fumo. I popoli zapatisti erano ripiegati nelle montagne dopo aver dato fuoco alle loro capanne ed ai raccolti.

 

Il anche noto come “il Bambino Canún degli ecologisti”, famoso per il suo articolo “Il Tramonto della decenza accademica e lo splendore della ruffianeria” – che gli valse la sua entrata al gabinetto -, scrisse un articolo denunciando l’attentato contro l’ambiente provocato dalla stupidità zapatista. “È intollerabile”, ha scritto, “che le nostre gagliarde guardie debbano respirare quel fumo che, inoltre, macchia di fuliggine le loro fiammanti armi ed uniformi”.

 

Il Supremo fece congelare tutti i conti bancari delle ONG´s patrocinatrici dei diritti umani e promotrici di progetti perché, disse, “in realtà sono teste di ponte degli Illuminati“.

 

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas non chiuse le sue porte. Dalle comunità lontante giunsero uomini, donne e bambini, perfino di organizzazioni e villaggi rivali tra loro, portando galline, tortillas, mais, fagioli, verdure, frutta e perfino del posh nascosto tra il pellame di un agnello, oltre a coperte, bluse, naguas e pantaloni con così tanti colori da ubriacare la vista. “Los fraybas“, come li chiamano nelle comunità del Chiapas, non soffrirono né fame né freddo e perfino condivisero con altre ONG´s. Questo sì, tutt@ sono ingrassati.

 

La Sexta e le Reti non sono stati senza far niente. Si sono formate brigate, comandi e battaglioni per andare a combattere insieme agli zapatisti. Ma, siccome continuavano a fermarsi con i loro scalcinati veicoli, venivano continuamente fermati e portati in un campo di concentramento approntato in fretta e furia nello stadio di calcio “Víctor Manuel Reyna”, nella capitale chiapaneca.

 

Come ai vecchi tempi, si ritrovarono lì, insieme, comunisti ed anarchici e chi non era né l’uno né l’altro. Ci sono state frizioni e scambio di insulti e la cosa sarebbe passata al peggio se non fosse stato per loas otroas che calmarono gli animi. Come atto di disobbedienza, si organizzò un campionato di calcio (malgrado questo gioco del demonio fosse stato proscritto e solo il baseball era permesso). La coppa (che in realtà era un bicchiere di polistirolo con residui di caffè e decorato con i colori in tutte le lingue) fu vinta dalla squadra de loas otroas (cosa che avrebbe fatto molto piacere al defunto ed il defunto in procinto di esserlo). Le Guardie Nazionali che vigilavano ai margini li schernivano: “Uh, hanno vinto i femminucci e le maschiacce”. Le/i suddette/i sfidarono allora le Guardie ad una partita. Le Guardie accettarono subito. Nessuno sa come, ma, all’inizio dell’incontro, non c’erano le porte, erano state smantellate (supponiamo dagli altri prigionieri) e “i femminucci e le maschiacce” si allinearono ognunoa con in mano un pezzo di tubo. L’arbitro fuggì seguito dalle guardie che dimenticarono di chiudere il portone. Tutti, tutte e todoas uscirono. Ancora li stanno cercando.

 

A causa della globalizzazione, il fatto i propagò ad altre parti del pianeta. Cominciarono ad apparire zapatisti di tutti i colori, di tutti i generi e di tutte le lingue. Le onorevoli ambasciate della 4T in varie parti del mondo furono assediate e dovettero intervenire le forze di polizia dei diversi paesi nell’operazione internazionale chiamata “Fuck the zapatistas now”…

 

-*-

 

69 volte 3 e 69 volte 6.

 

Il giorno dopo l’epica avanzata della Guardia Nazionale, apparve la notizia: “Il Subcomandante Moisés ed il SupGaleano sono stati abbattuti” (NOTIMEX corresse “ed il SupMarcos-Galeano”) e si mostrava la foto del cappello del Moisés ed il berretto e la pipa del suddetto Marcos-Galeano in una pozzanghera di quello che si supponeva fosse sangue.

 

Il sistema è il sistema, cosicché subito apparvero offerte per accaparrarsi il cappello, il berretto e la pipa e farsi un selfie con questi nel proprio giardino o nel parco più vicino, anche se qualche vaso di fiori poteva soddisfare l’obiettivo. Il kit Premium includeva una bottiglia di un liquido spesso di colore rosso. “Sembra sangue vero!” si pubblicizzava.

 

Il fatto è che tutti reclamavano di aver “comprato quei pezzi” (così dicevano) e nei luoghi più disparati. Lo stesso si diceva alla Realidad zapatista, alla Garrucha, ad Oventik, a Roberto Barrios, a Morelia. Ma questo solo all’inizio. Presto apparve chi rivendicava di aver abbattuto i due zapatisti in altre città. Alcune ore dopo, in altre parti del mondo. Perfino Donald Trump tuittò di averli eliminati personalmente mentre tentavano di attraversare la frontiera a El Paso, Texas. Putin non rimase indietro e rivendicava la stessa cosa ma in Chechenia. Daniel Ortega dichiarò che era stato nel quartiere di Monimbó e che “Chayito” (così disse) gli aveva dato il colpo di grazia.

 

Un giornalista della stampa fufa (un termine ideato dall’ingegnosità del supremo che si riferiva così alla stampa che non gli era del tutto favorevole, cioè né pro né contro, – i giornalisti della stampa fifí o erano in esilio, o in prigione al cimitero -), disse ad un altro: “Ho contato le morti “provate” di Marcos e Moisés e, oltre ai luoghi distanti chilometri uno dall’altro e che sono avvenute simultaneamente, c’è qualcosa di strano”. “Cosa c’è di strano?”, chiese l’altro. “Perché sono 69”, rispose il primo. “E?”, insistette l’altro. E il primo: “Perché questo numero lo usava il marchino come gioco di parole nei suoi comunicati. Mi sa che quei due devono essere morti, sì, ma dalle risate”. “Taci”, gli disse l’altro, “non dire niente perché potresti perdere qualcosa di più che il posto di lavoro”.

 

A Città del Messico, capitale della 4T, uno storico concludeva il suo ultimo libro con queste parole: “La prova che la Quarta Trasformazione avanza è che, come le sue 3 precedenti si costruisce sulla sconfitta degli indigeni”. Ed in un lampo di spontaneo genio aggiunse: “me canso ganso” [frase coniata dal comico messicano Germán Valdés, noto come Tin Tan, ed utilizzata dai messicani per dire di essere sicuri di qualcosa e sicuri di ottenere qualcosa. Espressione usata da Andrés Manuel López Obrador nel suo discorso di insediamento riferendosi alla questione energetica – N.d.T.]. Pazzo di gioia, corse dal suo amico, un burocrate progressista che lavorava nella casa editrice ufficiale e filogovernativa, per vedere se avrebbe pubblicato il suo libro. Il funzionario gli disse che non avrebbe dovuto nemmeno passare dalla revisione ma sarebbe andato direttamente in stampa, altrimenti a che servono gli amici? Ed aggiunse: “Senti, tu che te ne intendi, potresti raccomandarmi uno psichiatra? È che ricevo chiamate da un certo Elías Contreras, parla in un linguaggio strano e capisco solo una parola che ripete continuamente: culero“. L’insigne storico ufficiale della 4T gli disse di non preoccuparsi, che sicuramente si trattava di un bot, che al Governo avevano scoperto che i conservatori avevano “call centers” clandestini che operavano da satelliti degli Illuminati, e che così tentavano di mettere in difficoltà il funzionamento impeccabile dell’impeccabile macchina dell’impeccabile 4T.

 

Nel frattempo, in una zona residenziale della città di Palenque, Chiapas, il Gran Leader e Massimo Dirigente della Nazione, Visionario Condottiero del Veicolo della Storia, Amato Camerata, Illustre Guida, Paladino Conquistatore dei Cavalieri dello Zodiaco, Padre di Rhaegal, Protagonista delle Sette Storie, Spezza Catene, Re dei Primi Uomini, Signore dei 7 Regni e Protettore della Nazione (nessuno osava più chiamarlo col suo nome), mentre si ricaricava di energia cosmica, ricevette la notizia dalla bocca dell’addetto alla comunicazione sociale della presidenza: “hanno ammazzarono i due, il territorio che era nelle mani dei trasgressori della legge LEI, è stato conquistato”. Il leader supremo e gigante storico afferrò subito il suo cellulare modello dullphone (un dispositivo tecnologico costruito in particolare per non offendere il livello intellettuale del possessore) e, dopo un sguardo ispirato al cielo, tuittò: “le armi gloriose si sono coperte di Nazione“.

 

Nelle reti sociali ci fu un momento di sconcerto. All’agenzia di notizie governativa, NOTIMEX, il tuit originale fu “migliorato” e si rituittava “le armi nazionali si sono coperte di gloria” [frase scritta dal Generale Ignacio Zaragoza nel telegramma inviato al Presidente Benito Juárez il 5 maggio 1862 quando i soldati messicani, vestiti di stracci e male armati, sconfissero il potente esercito invasore francese N.d.T.]; ma le schermate sono una creazione dei nemici del vero cambiamento, cosicché qualcuna delle menti privilegiate e fortunate che si abbeverano delle virtù del supremo, elaborò questa logica: il meraviglioso ed insuperabile genio del portentoso dirigente era riuscito a trasformare anche la storia ed il linguaggio. Il tuit originale del gran pastore non era un errore, bensì un’illuminazione che dava alla semantica tradizionale qualcosa di fuori dal comune e la rivoluzionava. Le reti sociali esplosero all’unisono in canti e salmi.

 

Anche se non durò molto: l’hashtag #másvalepájaroenmanoquesientobonito rimpiazzò il patriottico #selasmetimosdobladapincheszapatistas come trending topic nazionale, e la vita proseguì, benché non così rapidamente quanto la distruzione e la morte.

 

Il Supremo usava trascorrere le vacanze nella sua proprietà a Palenque. Lì, lui e la sua famiglia usavano il treno che fece costruire e gli permetteva di andare nella sua terra nativa o in spiaggia, mentre dai finestrini distribuiva benedizioni e carte della Banca Azteca. Nelle reti, gli influencers della 4T chiarirono a suo tempo che questo non era male, che, per esempio, anche a Homero Adams e Sheldon Cooper piaceva giocare con i treni.

 

Nessuno più usava quel treno. I vicini al circolo vicino (astenersi dall’eco) dicevano che era per la sicurezza del grande dirigente. Le male lingue dicevano, invece, che quel treno era stato un fallimento dalla sua sola enunciazione.

 

Ancora fresca la notizia della sconfitta zapatista che si diffuse a catena nazionale, Alfonso Romo chiese parlare col Supremo. Gli espose un grave problema: IL PARTITO (tutto maiuscolo) correva il rischio di fratturarsi in vista delle prossime elezioni presidenziali. Era diviso perché Claudia e Ricardo volevano essere gli eletti, oltre ad altri che minacciavano di accodarsi. La situazione era così grave che richiedeva una mossa audace. Il supremo aspettò impazientemente il seguito. Alfonso Romo, accecato dalla luce che sprigionava dal Supremo, socchiuse gli occhi ed osò: “la rielezione”. “Nemmeno per sogno”, rispose il supremo, “questo sarebbe violare la costituzione”. Romo si prostrò e si scusò: “era solo un’idea”. Il supremo rimase in meditazione e disse: “anche se si riformasse la costituzione, il mio obbligo è rispettare la legge”. Un sorriso illuminò il viso di Romo che disse: “Certo, capo, lo faccio io”. “Ma con attenzione”, lo interruppe il supremo, “prima prova con un interinato o un periodo intermedio. Qualcosa come ‘suffragio effettivo, non rielezione immediata’. Se vedi che questo passa senza problemi, allora prova con qualcosa come “suffragio effettivo, non rielezione per più di 7 mandati consecutivi”.

 

La realtà, che non aveva studiato il Manuale Morale di Alfonso Reyes né assisteva alle conferenze stampa mattutine, continuò a presentare il conto. La tormenta crebbe.

 

Nel molto altro “territorio zapatista”, le cose non andarono bene per le forze di occupazione. In pochi giorni cominciarono le voci, le leggende macabre. Si diceva che nelle notti apparisse Xpakinté, una donna con un lungo e trasparente abito bianco, di pelle ed occhi chiari, che incantava le guardie e faceva che si uccidessero a vicenda (l’ultimo si era sparato al petto). Esseri indefiniti, vestiti solo di un grande cappello, facevano esplodere le macchine rendendole inservibili. Nelle albe una voce lontana ma intelligibile ripeteva “arriva, arriva, chi arriva?, arriva” con un ritmo che somigliava troppo alla canzone “La Carencia” dei musicisti pantheon, cosa che faceva impazzire nelle postazioni della Guardia Nazionale e tra gli ingegneri incaricati di progettare la ricostruzione di quello che avevano distrutto.

 

I quartieri e gli accampamenti della Guardia Nazionale, come gli uffici dei grandi consorzi edilizi, si svuotavano senza che nessuno tenesse il conto. Non si seppe mai quanti furono le diserzioni, un nuovo scandalo scosse la realtà di reti sociali e conferenze stampa mattutine e tutti, nel mondo di fuori, si dimenticarono delle mitiche montagne del sudest messicano.

 

Quello che seguì è stato documentato dai media liberi, alternativi, autonomi o come si chiamino: Prima isolati, poi riempendo i muri e le facciate dei quartieri marginali nelle città, e sugli edifici di legno delle comunità rurali, apparvero a lettere multicolori graffiti anonimi che recitavano: “Perché così seri?”.

 

Così fu la terza morte del Subcomandante Insurgente Moisés, e la sesta di chi fu il SupMarcos o SupGaleano o come si chiami. Quella volta morirono 69 volte.

 

I popoli zapatisti scesero dalle montagne. Nessuno capì come sopravvissero in quelle condizioni, benché si mormori che ricevettero cibo e indumenti dalle comunità del CNI. E, certo, strumenti musicali. All’arrivo nelle loro terre, gli zapatisti fecero quello che si fa sempre in questi casi: organizzarono un ballo e, con le note di marimba, tastiere, batterie, guitarrones e violini, le Xpakinté ed i Sombrerones ballarono “la del moño colorado”, ma con un nuovo ritornello, come un messaggio da un nuovo mondo all’altro che, lentamente e quasi senza far rumore, là sopra moriva.

 

E fu così che i morti di sempre tornarono a morire, ma ora per vivere.

-*-

Tutto questo è un mero esercizio di fantasia. Non può accadere… oppure sì?

 

(Continua…)

 

Da un angolo delle montagne del Sudest Messicano.

 

Guau-miau

Il Gatto-Cane che tira unghiate alla luna (qualcuno dovrebbe dirgli che così non la convincerà… oppure sì?).

Messico, Agosto 2019.

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/08/13/adagio-allegro-molto-en-mi-menor-una-realidad-posible-tomado-del-cuaderno-de-apuntes-del-gato-perro/

Video:

https://youtu.be/fJ6svVjBaho

https://youtu.be/pc95OmIEhfM

https://youtu.be/y4CxfgMdGNE

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Entra in scena la spalla

 

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

Agosto 2019

Buono, buono…

Sì… sì… prova…

Prova, uno, due, sì… prova…

“¿Hola, hola, hola, molto depresso?”

 

  Dalle… Un momento! il Sup sta citando i Nirvana in “smells like teen spirit”? Con questo, interpella una generazione? O si rivolge a chi lamenta di aver sostenuto quello che ora subisce? O vuole segnalare che è la versione di Kurt Cobain del “perché così seri?” di El Guasón? È una autocritica per quella cosa di “sono il peggiore in ciò che faccio meglio”? Un messaggio subliminale per il CompArte?

  Mmm… Forse da lì viene lo SKA. Eh? Non ancora ska? Rock and Roll ruspante?!! El Piporro con il classico della filmografia interstellare: “La nave dei mostri”! … Mmm… Adesso un riferimento incosciente al Puy Ta Cuxlejaltic? O si tratta di un saluto che sfidi il muro che, nell’Istmo messicano, il governo supremo vuole innalzare per separarci dalle genti del nord?

Naah, sicuramente è un’altra cosa. Sì, certo, il mago Alakazam:

Guardate, signore e signori e otroas.
Niente qui, niente là
… e, improvvisamente… zac:

(ri) appaiono i popoli zapatisti…

(Continua…)

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Il SupGaleano,
che fa da spalla al Subcomandante Insurgente Moisés mentre guida (il SupGaleano, s’intende), fast and furious, sull’autostrada per l’inferno, e “per questo dono mi sento benedetto”
Messico, Agosto 2019

Video:

https://youtu.be/hTWKbfoikeg

https://youtu.be/PTrdjzFpJRM

https://youtu.be/Dd68Iyq0UIU

Traduzione “Maribel” -Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/08/10/enter-el-telonero/

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AZIONE URGENTE – CENTRO DEI DIRITTI UMANI FRAY BARTOLOME DE LAS CASAS

Privazione Arbitraria della Vita di Filiberto Pérez Pérez durante un attacco armato.

Persiste il rischio di vita nelle comunità tsotsil degli Altos del Chiapas

28 luglio 2019. Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) esprime la sua preoccupazione per il rischio di vita in cui si trova la popolazione del popolo tsotsil delle comunità della zona di confine di Aldama-Chenalhó, Chiapas, Messico.

Il 27 luglio 2019 alle ore 13:00 circa, sono iniziati gli spari verso le comunità di Tabak, Coco’, San Pedro Cotzilnam, Baletik e Xuxchen del municipio di Aldama. Secondo le testimonianze l’aggressione proveniva dalla comunità da Santa Martha, Chenalhó.

Nell’attacco armato, Filiberto Pérez Pérez originario di Tabak, di 23 anni, ferito mentre svolgeva le onoranze funebri di un defunto, è poi deceduto alle ore 16:00.

Il 19 luglio, questo Centro dei Diritti Umani aveva informato il presidente della Repubblica messicano Andrés Manuel López Obrador del persistere della situazione di violenza nella regione, con l’obiettivo di prevenire atti irreparabili: “Il 17 luglio del presente anno si sono uditi colpi di arma da fuoco nella località nota come Aktik Il (due) ad Aldama nelle terre relative ai 60 ettari in disputa, questi spari provenivano da persone armate del municipio di Chenalhó”.

Di fronte ai molteplici fatti di violenza il Frayba ribadisce allo Stato messicano l’urgenza di far cessare la violenza nella regione degli Altos del Chiapas, per cui sollecitiamo:

Implementare misure necessarie, urgenti ed efficaci per proteggere la vita, la sicurezza e l’integrità personale dalla popolazione nelle comunità tsotsil che si trovano sul confine dei municipi di Aldama e Chenalhó, Chiapas.

Indagare, sanzionare, disarmare e disarticolare i gruppi armati di taglio paramilitare di Santa Martha, Manuel Utrilla, Chenalhó, responsabili diretti degli attacchi armati che dal 2016 provocano sfollamenti forzati di massa.

Indagare sulle azioni ed omissioni dei funzionari che sono stati complici ed hanno favorito la violenza generalizzata nella regione degli Altos del Chiapas.

Non lasciare nell’impunità la Privazione Arbitraria della Vita di Filiberto Pérez Pérez e le altre violazioni dei diritti umani provocate dall’inettitudine del governo del Chiapas.

Chiediamo alla solidarietà nazionale ed internazionale di firmare l’appello urgente alla pagina web del Frayba: https://bit.ly/2K0qYWG

https://frayba.org.mx/persiste-riesgo-a-la-vida-en-comunidades-tsotsiles-de-los-altos-de-chiapas/

 

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AMLO a Guadalupe Tepeyac

Luis Hernández Navarro

La comunità tojolabal di Guadalupe Tepeyac in Chiapas è emblematica. Non è casuale che sabato scorso il presidente Andrés Manuel López Obrador abbia inviato da lì un messaggio agli zapatisti. Davanti a circa 300 contadini, il mandatario ha espresso il suo rispetto ai ribelli e richiamato all’unità.

L’appello del Presidente avviene nel contesto di un incremento della militarizzazione nei territori zapatisti. Inoltre, l’arrivo del Presidente a Guadalupe Tepeyac era stato preceduto dall’arrivo di militari nella comunità. Già tre giorni prima erano aumentati i pattugliamenti per quantità e frequenza. I soldati erano entrati nell’ospedale a parlare con i lavoratori della struttura.

Secondo il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas, dalla fine del 2018 è raddoppiato il numero delle incursioni dell’Esercito nella sede del Caracol della Realidad, inclusi i sorvoli sulla comunità (https://chiapasbg.com/2019/05/03/aumenta-militarizzazione/https://bit.ly/2GTfvp3). Sono anche aumentate le azioni di gruppi paramilitari che uccidono e cacciano dai loro villaggi la popolazione (https://chiapasbg.com/2019/06/05/navarro-demoni-chiapanechi/https://bit.ly/2xz1Oas). Il Presidente nega che la denuncia del Bartolomé de las Casas sia certa.

Per comprendere il simbolismo di Guadalupe Tepeyac è necessario fare un po’ di storia. L’ejido rappresentava la speranza nella trasformazione pacifica e profonda del paese. Ma, in seguito, è diventato l’emblema del tradimento e della repressione del governo.

Dopo l’insurrezione dell’EZLN la comunità fu la capitale informale dei ribelli, simbolo della rivolta globale contro il neoliberismo. Era una specie di Mecca libertaria in cui arrivavano figure politiche per incontrare il comando ribelle. Come ha ricordato il Presidente, egli stesso andò lì anni fa per parlare col defunto subcomandante Marcos, oggi Galeano.

Situato nel municipio di Las Margaritas, l’ejido Guadalupe Tepeyac è stato fondato nel 1957. Quattro mesi prima dell’insurrezione del 1994, l’allora presidente Carlos Salinas, circondato senza saperlo da centinaia di zapatisti senza uniforme, inaugurò lì un ospedale per tentare di frenare, inutilmente, la sollevazione armata.

I suoi abitanti, emigrati che colonizzarono la selva, si presentarono al mondo durante la consegna del generale Absalón Castellanos Domínguez, il 16 febbraio 1994. A dicembre di quell’anno, l’EZLN lo ribattezzò San Pedro Michoacán.

A luglio del 1994 su quelle terre fu costruita una nave dipinta coi colori della speranza: il primo Aguascalientes. Circa 6 mila delegati di quasi tutto il paese nell’agosto di quell’anno tennero lì la Convenzione Nazionale Democratica (CND) convocata dagli zapatisti, una scommessa per transitare alla democrazia ed aprire sentieri alla pace.

La nave della CND tentò di navigare nelle acque della transizione pacifica. Tuttavia, naufragò il 9 febbraio 1995. Quel giorno, l’EZLN aspettava l’arrivo dell’allora segretario di Governo (oggi Ministro dell’Istruzione della 4T), Esteban Moctezuma, per proseguire con il processo di pace. A tradimento, invece del funzionario arrivarono migliaia di soldati per arrestare il subcomandante Marcos. Una delle richieste dei ribelli era di rifare le elezioni in Tabasco per riparare alla frode elettorale perpetrata contro Andrés Manuel López Obrador.

Il giorno dopo, l’Esercito entrò nell’ejido. Quindici minuti prima delle 10 del mattino i primi elicotteri militari sorvolavano Guadalupe Tepeyac. Prima quattro, poi venti. Molti degli uomini del villaggio erano fuggiti nella selva la notte precedente. L’ordine era di ripiegare.

Poco dopo arrivarono 2.500 soldati su circa 100 veicoli blindati e d’artiglieria appoggiati da elicotteri ed aerei. Due ore più tardi giunse il generale Ramón Arrieta Hurtado, capo della Sezione Paracadutisti e responsabile dell’operazione. Trovò un villaggio deserto con parte dei suoi abitanti rifugiati nell’ospedale.

Il 23 e 24 febbraio 1995 decine di militari sotto il comando del generale Guillermo Martínez Nolasco distrussero l’Aguascalientes. Nello stesso luogo fu eretto un quartiere militare rimasto in funzione fino al 20 aprile 2001. Guadalupe Tepeyac divenne allora l’incarnazione dell’ignominia. In risposta, gli zapatisti edificarono cinque Aguascalientes in altre regioni dello stato.

Da quale delle due Guadalupe Tepeyac il Presidente López Obrador ha inviato il suo messaggio all’EZLN? Dal simbolo della lotta emancipatrice o dall’emblema del tradimento governativo? Immaginiamo come sarebbe interpretato se Donald Trump lanciasse un messaggio di amicizia al Messico da Fort Alamo.

Nel suo discorso, il Presidente ha parlato delle due strade per trasformare il paese: quella pacifica-elettorale e quella armata, ed ha indicato l’EZLN come esempio della seconda. Certo, gli zapatisti si sono sollevati in armi e grazie a questo il paese ha rivolto la sua attenzione ai popoli indigeni. Tuttavia, da quando è stata dichiarata la tregua, benché i ribelli conservino le armi, non le hanno usate. Invece, si sono dedicati a costruire un’esperienza esemplare ed inedita di autogestione ed autonomia indigena. La determinazione non è artificio.

È importante che il Presidente parli direttamente all’EZLN. Ma non sembra sufficiente. Per distendere la relazione, si devono fare altri passi sostanziali nella corretta direzione.

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/07/09/opinion/017a1pol#

Twitter: @lhan55

Traduzione “Maribel” – Bergamo

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OBRADOR, UN ANNO DOPO

di Andrea Cegna

8 luglio 2019

Messico: un bilancio del governo che ha vinto con l’idea di cambiare tutto

Cosa sarà del governo di Andrés Manuel López Obrador in Messico sarà il tempo a dirlo. Ad un anno dal suo trionfo elettorale, il 1° luglio 2018, quando 30 milioni di persone l’hanno scelto come presidente, un pezzo del suo lavoro è realtà, non speculazione.

Non è una rivoluzione come in tanti speravano. La quarta trasformazione arranca tra promesse di uscita dal neoliberismo, la violenza che non si placa, e le pressioni di Trump da nord. Ma López Obrador resta uno dei presidenti più popolari della storia del paese, i suoi metodi di comunicazione e di “vicinanza” alla popolazione per ora pagano.

Il 1° luglio scorso, López Obrador è tornato alla Zócalo di Città del Messico. La piazza era gremita come il giorno del suo arrivo al potere, ma la composizione della piazza è cambiata. Non c’erano folte delegazioni indigene, ma c’era Carlos Slim. Un passaggio non da poco, e non solo a livello simbolico. I più poveri si allontanano e si avvicina uno degli uomini più ricchi del mondo. Una traiettoria netta che marca i primi mesi di AMLO (acronimo popolare di Andrés Manuel López Obrador) molto più delle parole, delle promesse e dei risultati.

Nel suo discorso dal palco il presidente ha ammesso senza mezzi termini che la violenza non è stata sconfitta, ma subito dopo ha promesso che entro dicembre (ovvero la conclusione del primo anno di governo) sarà la corruzione ad essere battuta.

Il passaggio mostra l’abilità comunicativa di AMLO e allo stesso tempo come alcuni dei punti cardine del suo mandato siano in grossa difficoltà.

Dal 1° dicembre 2018 sono già otto i giornalisti uccisi e il presidente non è stato in grado di dire nulla. Oltre a loro sono tanti e tante le attiviste sociali, soprattutto indigeni e contadini, a morire per mani misteriose o essere arrestati per le loro lotte, esattamente come succedeva prima di AMLO.

L’unico passaggio fatto per affrontare la violenza è stato stressare la costituzione e formare un nuovo gruppo armato, la Guardia Nazionale: corpo governato dall’esercito e sotto il diretto controllo dello stesso presidente.

Questo corpo armato dovrebbe sostituire la Polizia Federale per azioni contro i gruppi criminali, considerata troppo corrotta dallo stesso AMLO. Ma a chiedere di entrare in questo nuovo corpo sono stati per lo più ex membri della stessa federale. Se non bastasse, i primi compiti attributi alla Guardia Nazionale sono stati di controllo delle frontiere a sud. Ovvero al confine con il Guatemala.

Di fatto López Obrador davanti alle pressioni di Trump e alla minaccia di vedere il ritorno di dazi del 5% sull’esportazione dei prodotti Made in Mexico verso gli USA, ha deciso di reprimere fortemente i flussi migratori provenienti dal Centro America, e di accettare di trasformare il Messico in un grosso imbuto che permetta agli USA di controllare i flussi d’ingresso, di persone e beni.

In tutto questo il Messico prosegue nei suoi progetti di estrazione di materie prime e di grandi opere invasive. L’unica grande opera ad essere stoppata è stata la costruzione dell’aeroporto internazionale di Città del Messico. Sembra sempre più sicuro che non si farà nei territori resistenti di San Salvador Atenco, ma su un possedimento militare. Mentre la commissione governativa per la scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa si è fermata subito dopo la sua istituzione ad inizio del mandato di López Obrador.

Per ora il Messico prosegue seguendo la linea degli ultimi anni. Se al governo, ora, c’è una persona che gode dei favori dei sondaggi e di una storia che lo rende lontano da una storia di governi corrotti e collusi con le ambiguità delle compromissioni tra stato ed economie legali e illegali, però non si vedono ancora scarti significativi nella linea del potere, come avevano predetto le donne e gli uomini dell’EZLN, e delle comunità autonome zapatiste. https://www.qcodemag.it/indice/interventi/obrador-un-anno-dopo/

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Messico un anno dopo: dov’è il “cambiamento”?

Bilancio di un anno di presidenza di Andrés Manuel López Obrador

di Christian Peverieri, Camilla Camilli

2 luglio 2019

Un anno fa il trionfo della speranza: al terzo tentativo Andres Manuel Lopez Obrador diventava presidente del Messico. Un’elezione storica per il paese, infatti, per la prima volta un candidato di sinistra metteva alla porta i due partiti tradizionali che finora si erano spartiti il potere, il vecchio partito-stato PRI e il suo braccio destro – in tutti i sensi – PAN. Oltre che storica, una vittoria schiacciante, con 30 milioni di messicani che, scegliendo AMLO, come è comunemente chiamato, sceglievano di porre fine al regime di terrore instaurato dai due predecessori, Felipe Calderón Hinojosa (PAN) ed Enrique Peña Nieto (PRI). Con lui, il paese sceglieva la speranza di un cambiamento: troppi 12 anni di guerra civile mascherata da guerra al narco, troppi 250 mila morti, troppi 40 mila desaparecidos, troppi 300 mila sfollati interni, troppa corruzione, troppa la violenza. Ma un anno dopo questa importante svolta, il Messico di AMLO rappresenta ancora la speranza di cambiamento?

Forse è troppo presto per dirlo (è passato solo un anno dalla vittoria elettorale e solo sette mesi dall’entrata ufficiale in carica), ma alcuni segnali di questi ultimi mesi sono allarmanti. Di seguito proveremo ad affrontare alcuni di questi segnali che negli ultimi mesi hanno fatto parlare del Messico anche oltre oceano.

La nuova militarizzazione dei territori per combattere la violenza

Come detto, i dodici anni di guerra civile hanno portato il paese al collasso e sono stati, molto probabilmente, uno dei motivi fondamentali per i quali i cittadini messicani hanno scelto Andres Manuel Lopez Obrador come presidente. Purtroppo, le notizie di questi mesi non hanno mostrato un paese che ha cambiato marcia, tutt’altro. E sono i dati a parlare: nel primo quadrimestre del 2019 sono avvenuti 11221 omicidi, il quadrimestre più violento degli ultimi 20 anni [1]. Non solo, nei primi sei mesi sono già 8 i giornalisti assassinati, uno in meno rispetto all’intero anno precedente. Sono 13 invece i leader comunitari o sociali caduti con violenza per la loro lotta a difesa dei territori [2]. La risposta del nuovo governo è stata quella di investire su una nuova militarizzazione dei territori con la creazione della Guardia Nacional, un corpo ibrido metà polizia e metà militare che secondo molti ha cambiato solo forma ma non la sostanza. L’obiettivo della riforma era costituire questo nuovo corpo di polizia che avesse delle basi più civili che militari dato che lo stesso AMLO in una dichiarazione di qualche mese fa considerava la Policia Federal come il peggior corpo di polizia del paese in quanto a violenza procurata e corruzione. La realtà tuttavia è ben altra cosa rispetto alle intenzioni (dichiarate) del presidente: i membri del nuovo corpo di polizia saranno gli stessi uomini della polizia federale, obbligati a cambiare uniforme pena il licenziamento [3]. Anche gli zapatisti, naturalmente, si sono opposti alla nuova Guardia Nacional, intravvedendo subito i potenziali problemi per le loro comunità: e infatti almeno tre caserme saranno posizionate proprio nei pressi dei territori ribelli e liberati dagli indigeni zapatisti (territori che hanno tra gli indici di violenza più bassi dell’intero paese ma che sono in prossimità dei confini e interessati da alcuni mega progetti), come hanno denunciato in recenti comunicati e come ribadito durante la “giornata per la vita e contro nuova militarizzazione dei territori autonomi” [4]. Resta quindi il paradosso per l’amministrazione López Obrador, di voler combattere la violenza facendo rimanere inalterate le possibili cause di questa violenza, una scommessa che difficilmente avrà un esito positivo.

Mega progetti e resistenza indigena

In campagna elettorale AMLO si è speso molto a fianco delle organizzazioni ambientaliste e indigene di difesa dei territori, tanto da assicurare che, una volta presidente, avrebbe fatto in modo di far terminare le politiche estrattiviste. E i presupposti erano anche buoni: già ad ottobre scorso AMLO ha assicurato che avrebbe proibito il fracking, ma proprio negli ultimi giorni si è diffusa la notizia di una nuova concessione data alla PEMEX per utilizzare la fratturazione idraulica per estrarre il petrolio [5]. AMLO ha ribadito che il Messico non utilizzerà più il fracking e ha anche “sospeso” tale concessione, ma al momento, a parte le parole del presidente, non esiste una legislazione che ne vieti l’utilizzo.

Il problema tuttavia non è solo il fracking. Sono infatti numerosi i mega progetti fatti approvare attraverso il ricorso alle consulte popolari (strumenti che favoriscono l’avvallo delle popolazioni ai mega progetti e allo stesso tempo a disinnescare la protesta e a criminalizzare chi contesta) tra i quali dobbiamo citare il Tren Maya, il Proyecto Integral Morelos e il corridoio nell’Istmo di Tehuantepec. Molti di questi progetti erano stati bloccati dalle precedenti amministrazioni per la forte opposizione locale incontrata ma ora, proprio grazie all’utilizzo delle consulte, hanno ricevuto l’approvazione popolare. Ciò che tiene uniti tutti questi progetti è una parola che forse dovremmo imparare a leggerla in termini negativi: sviluppo. Sviluppo del turismo per Yucatan e Chiapas con il Tren Maya, sviluppo dei commerci per il corridoio nell’Istmo di Tehuantepec (pensato per velocizzare la circolazione di materie prime tra gli oceani Atlantico e Pacifico e competere con il canale di Panama), sviluppo del Paese con la costruzione di due centrali termiche in Morelos nell’ambito del PIM (Proyecto Integral Morelos). Uno sviluppo che però porta con sé controindicazioni nefaste per l’ambiente e le popolazioni, quasi sempre indigene, che abitano i territori sede di questi mega progetti. In questi mesi AMLO ha usato spesso la retorica del trionfo, di un paese intero che lo segue e che appoggia le sue decisioni: in questa ottica dobbiamo vedere quindi la consegna del “bastón de mando” donatogli da alcune etnie indigene durante la cerimonia di inaugurazione del suo “sessennio”, come simbolo dell’appoggio del mondo indigeno al suo operato. In realtà non tutto il mondo indigeno appoggia il presidente e a trainare l’opposizione è il Congreso Nacional Indigena, di cui fa parte anche l’EZLN, che fin dal primo momento hanno dichiarato ferma opposizione ai mega progetti del presidente, in particolare del Tren Maya che attraversa alcuni territori autonomi zapatisti. Per gli indigeni quelli portati avanti dal presidente sono progetti di morte che andranno a incidere negativamente sulla vita delle popolazioni che abitano i territori, avvelenando le acque e distruggendo terreni agricoli fondamentali alla sussistenza di molte popolazioni indigene, sfruttando la popolazione con l’impiego di lavoratori a basso costo e in molti casi, costringendo le popolazioni a spostarsi per i danni provocati da progetti ed estrazioni. In Morelos, l’opposizione al PIM è costata la vita all’attivista Samir Flores alcuni mesi fa, ucciso a colpi di arma da fuoco davanti alla porta di casa. AMLO in campagna elettorale aveva promesso la ferma opposizione al progetto per poi ritrattare una volta salito in carica. Analizzando tutti questi progetti [6] pare evidente che con questo nuovo governo non ci sarà la fine del neoliberismo come annunciato pomposamente qualche mese fa. Tutto fa credere che la logica predatoria del sistema estrattivista continuerà anche con AMLO e che le opposizioni saranno duramente represse.

La crisi migratoria e l’ingerenza statunitense

21.500. È il numero delle forze federali distribuite lungo la frontiera meridionale e settentrionale del Messico: un primo gruppo di 6.000 agenti della Guardia Nazionale sono stati inviati al confine con il Guatemala; altri 2 mila nelle zone di Chetumal, Quintana Roo, Tapachula e Chiapas oltre a 4.500 nell’Istmo di Tehuantepec. Mentre al confine nord sono stati inviati altri 15 mila agenti [7].

Numeri che rappresentano il compromesso che il “nuovo” Messico di AMLO ha preso con gli Stati Uniti. Un accordo arrivato dopo un periodo di tensione in cui Trump ha più volte minacciato di imporre dazi sui prodotti esportati dallo stato messicano verso i vicini del nord – mossa che avrebbe indebolito la già fragile economia messicana – se non fosse riuscito ad arginare l’avanzata delle migliaia di centroamericani che in questi ultimi mesi si sono messi in cammino. Di fronte ad una crisi migratoria senza precedenti, con un sistema di accoglienza ormai al collasso, la soluzione adottata dal governo di AMLO è stata la militarizzazione del territorio, la caccia al migrante e la criminalizzazione degli attivisti, come successo a Cristóbal Sánchez e Irineo Mujica (attivista per i diritti dei migranti il primo e direttore della ONG Pueblo Sin Fronteras il secondo), arrestati con l’accusa di traffico di persona e successivamente rilasciati. Tale soluzione prevede di accogliere i migranti centroamericani mentre questi aspettano la risposta alla loro richiesta di asilo rivolta però agli Stati Uniti. Un piano per l’immigrazione che al suo interno prevede la garanzia all’accesso ai servizi educativi, sanitari e legali, oltre al rispetto e alla tutela dei diritti dei migranti. Ma la realtà sfortunatamente è un’altra: il clima di odio e discriminazione, già ben presente tra i cittadini messicani, è ulteriormente alimentato dalla diffusione di notizie false, mentre numerosi sono stati i casi di aggressioni da parte delle autorità messicane. Purtroppo si sono registrate anche alcune morti. Ultime, in ordine di tempo, quella del giovane padre morto insieme alla figlia di due anni nel tentativo di guadare il Rio Bravo e quella di una donna e dei suoi tre figli nello stato di Veracruz.

Una situazione, quindi, che rischia solo di portare ad un aumento degli abusi da parte delle autorità e da parte di coloro che vorrebbero trarre profitto da una situazione simile, mantenendo i migranti in una condizione di vulnerabilità e precarietà per il loro futuro. Dall’altra parte, fortunatamente, è costantemente attivo il sistema di accoglienza portato avanti dal basso dalle centinaia di attivisti e volontari che si sono mobilitati affinché queste carovane si potessero muovere in sicurezza e raggiungere il loro obiettivo. Un sistema che viene continuamente attaccato e criminalizzato, ma che il governo messicano dovrebbe imparare a coinvolgere nella stesura dei piani riguardanti l’immigrazione essendo l’unica pratica in campo che funziona.

Rivoluzione, quarta trasformazione o continuità?

Come si evince dai temi trattati l’amministrazione López Obrador presenta molteplici aspetti di continuità con le precedenti amministrazioni. I pur lodevoli richiami del presidente a tutte le istituzioni (in particolare a Guardia Nacional, polizia ed esercito) di rispettare i diritti umani, di favorire una crescita quanto più eguale, di rispettare e di valorizzare l’indigenismo e la salvaguardia dei territori, il continuo utilizzo della retorica della “quarta trasformazione”, la vendita dell’aereo presidenziale e l’apertura al pubblico del palazzo di Los Pinos (ex residenza presidenziale), come simbolo della fine dell’era della corruzione e della depravazione, come si è visto stonano con una realtà dei fatti che sembra andare controcorrente e promuovere invece violazioni dei diritti umani, sfruttamento dell’ambiente e degli indigeni (spesso i più poveri), continuando a favorire, in due parole, estrattivismo e violenza. Quello che spaventa è anche il dopo: abbiamo visto in Italia ma anche in molte esperienze progressiste in tutto il continente latinoamericano quanto i governi cosiddetti progressisti che hanno optato per politiche moderate, non solo abbiano pagato in termini di consenso ma hanno pure favorito la crescita di una “ultradestra” fascista e molto pericolosa che, una volta preso il sopravvento, non ha nessuna remora a schiacciare con ogni mezzo, legale o illegale (vedi il caso Lula in Brasile) ogni oppositore politico. Come dice lo scrittore Pino Cacucci [8] quella di Lopez Obrador non è una rivoluzione ma il tentativo di trasformare culturalmente il paese: «AMLO è stato eletto con un processo elettorale e sappiamo benissimo che non potrà mai fare una rivoluzione, ovviamente si procederà a piccoli passi senza sfidare troppo i poteri forti». Ma qual è il senso di questa strategia? Nel mentre AMLO si adopera per trasformare culturalmente il paese, alle frontiere i migranti vengono uccisi, torturati, fatti sparire e cacciati come animali; allo stesso tempo si permette che la logica estrattivista continui a produrre macerie. Il Messico è un paese dai mille volti e dalle mille possibilità che ci ha abituato nel corso della sua storia a sorprendenti novità, dire a cosa lascerà spazio la speranza che un anno fa ha trionfato è ancora presto e sebbene con molte nubi all’orizzonte è bene concedere ancora una possibilità, con molti dubbi e una certezza: per la rivoluzione guardiamo altrove. https://www.globalproject.info/it/mondi/messico-un-anno-dopo-dove-il-cambiamento/22097

 

[1] https://www.jornada.com.mx/2019/05/21/politica/007n3pol

[2] https://www.grieta.org.mx/index.php/2019/05/16/al-menos-20-asesinatos-de-lideres-comunitarios-desde-mayo-del-ano-pasado-a-este-11-de-estos-ocurrieron-en-el-2019/

[3] https://www.proceso.com.mx/589437/entre-condiciones-precarias-policias-federales-son-forzados-a-conformar-la-guardia-nacional

[4] https://www.globalproject.info/it/mondi/ezln-una-giornata-per-la-vita-contro-la-nuova-militarizzazione-dei-territori-autonomi/22049

[5] https://piedepagina.mx/otra-asignacion-con-fracking-para-pemex/

[6] https://roarmag.org/essays/amlo-in-office-from-megaprojects-to-militarization/

[7] http://www.laizquierdadiario.mx/Lopez-Obrador-despliega-21500-militares-contra-los-migrantes-en-las-fronteras

[8] https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/26/messico-amlo-obrador-libro-pino-cacucci/42659/

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Convocazione del CNI-CIG ed EZLN alla CAMPAGNA PER LA VITA, LA PACE E LA GIUSTIZIA NELLE MONTAGNE DI GUERRERO

Noi popoli, comunità, nazioni, collettivi, quartieri e tribù originarie che siamo il Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo, e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, invitiamo ad intraprendere le azioni necessarie per smantellare la guerra dei potenti contro la vita dell’umanità e dell’intero pianeta, in particolare l’accerchiamento paramilitare e la struttura che sostiene la violenza contro le nostre genti che, con dignità, siamo decisi a frenare e smantellare.

Per cui:

Considerando

  1. Che la guerra narco-paramilitare capitalista contro popoli e comunità membri del Congresso Nazionale Indigeno, con la complicità dei malgoverni e delle bande criminali, si espande su molte geografie di questo paese, pretendendo di imporre con il terrore lo sterminio della vita e la pace che noi difendiamo, per concretizzare i loro violenti progetti neoliberali.
  2. Che continua l’impunità del vile assassinio del nostro fratello Samir Flores Soberanes della comunità indigena nahua di Amilcingo, Morelos, così come le intenzioni dei ricchi padroni di realizzare la centrale termoelettrica criminale a Huexca, Morelos.
  3. Che il Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero – Emiliano Zapata, membri del CNI-CIG, invitano a rompere l’accerchiamento narco-paramilitare che organizzazioni criminali impongono nella regione della bassa montagna.
  4. Che questa aggressione permanente contro i nostri compagni sta generando una crisi umanitaria per le difficoltà di far entrare cibo e medicinali nella regione, la paura di coltivare la terra per il rischio di essere assassinati nei campi, e il non poter tenere aperte le scuole per timore di un possibile attacco contro le nostre figlie e figli.

INVITIAMO

Le reti di appoggio del Consiglio Indigeno di Governo, le reti di resistenza e disubbidienza, la Sexta Nazionale e Internazionale, le organizzazioni e reti dei diritti umani, la società civile cosciente e solidale, a partecipare alla

CAMPAGNA PER LA VITA, LA PACE E LA GIUSTIZIA NELLE MONTAGNE DI GUERRERO

che partirà dalla comunità indigena nahua di Amilcingo, Morelos, il 12 luglio 2019 per essere i giorni 13 e 14 luglio nella comunità di Acahuehuetlan, municipio di Chilapa, Guerrero.

Con questa iniziativa invitiamo a realizzare azioni parallele e simultanee negli spazi organizzati di tutte e tutti secondo le nostre capacità collettive per fermare la guerra capitalista contro i popoli di Guerrero, con i quali insieme romperemo l’accerchiamento imposto da gruppi criminali che, alleati coi malgoverni, vogliono distruggere il potere dal basso col terrore e la violenza, perché sanno che è lì dove saranno sconfitti.

Invitiamo a contribuire alla RACCOLTA DI GENERI ALIMENTARI, MEDICINALI E RISORSE ECONOMICHE CHE SI TIENE IN CALLE DR. CARMONA Y VALLE NO. 32, COLONIA DOCTORES, CITTÀ DEL MESSICO, DALLE ORE 10:00 ALLE ORE 17:00.

Nello stesso tempo invitiamo a fare donazioni sul conto corrente del Congresso Nazionale Indigeno INTESTATO A ALICIA CASTELLANOS GUERRERO, BBVA BANCOMER, NO. DI CONTO: 0471079107, CLAVE BANCARIA: 012540004710791072, SWIFT BCMRMXMM, ABA: 021000128, INVIANDO COPIA DEL VERSAMENTO CON NOME,TELEFONO O INDIRIZZO AL SEGUENTE INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA: aliciac.2145@gmail.com indicando chiaramente che la donazione va indirizzata alle comunità del Concejo Indígena y Popular de Guerrero–Emiliano Zapata (CIPOG- EZ).

L’intero ricavato delle donazioni sarà gestito direttamente dal Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero-Emiliano Zapata (CIPOG – EZ) e distribuito secondo i suoi accordi collettivi.

Perciò, l’appello è per difendere la nostra vita ed esistenza collettiva, perché non solo resisteremo fino alla morte, ma ricostruiremo il mondo antico, quello presente e quello futuro che sconfiggerà questa offensiva contro la nostra esistenza, perché la vita del mondo, della nostra madre terra, di noi popoli indigeni non è negoziabile.

Distintamente

Per la ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli

Mai più un Messico senza di noi

 

Giugno 2019

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/06/12/convocatoria-del-cni-cig-y-el-ezln-a-la-campana-por-la-vida-la-paz-y-la-justicia-en-la-montana-de-guerrero/

 

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Intellettuali, organizzazioni e gruppi solidali nel mondo preoccupati per la crescente attività militare nelle comunità zapatiste.

18 giugno 2019. Intellettuali ed accademici del Messico e di altri paesi del mondo, insieme ad organizzazioni e gruppi solidali, firmano una lettera per chiedere al Governo del presidente Andrés Manuel López Obrador la sospensione della militarizzazione nei territori dove stanziano le comunità dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Nella missiva firmata, tra gli altri, da Noam Chomsky, dal sociologo Boaventura de Sousa Santos, da Juan Villoro, Eduardo Matos Moctezuma, Javier Sicilia, esprimono la loro preoccupazione per lo spiegamento militare nelle zone di influenza zapatista.

 

Lettera contro la militarizzazione delle zone indigene dell’EZLN

A coloro che ancora vogliono ascoltare.

Questo è un messaggio di preoccupazione per la vita, per la dignità. Noi, firmatari di questa lettera siamo preoccupati per quello che sta accadendo, di nuovo, in quell’angolo dimenticato del sudest messicano che è diventato il cuore della speranza e della ribellione, il Chiapas.

Questo non è un manifesto ideologico né una presa di posizione di fronte ai cambiamenti politici in atto in Messico, è un messaggio di genuina preoccupazione per quello che si avverte che si sta avvicinando in quel ‘sotto’ che dopo 25 anni, di 500 anni, continua a resistere allo sterminio e all’oblio. Ci preoccupiamo per quelli che per un quarto di secolo hanno lottato per la loro autonomia, che hanno posto la dignità al di sopra del pragmatismo politico, che sono stati un esempio di libertà in un mondo incatenato dalla paura, ci preoccupiamo per gli Zapatisti.

Ci preoccupa sapere della crescente attività militare nei territori delle comunità Zapatiste. Vediamo che in mezzo alla complessa situazione di sicurezza che si vive in Messico, la strada verso la militarizzazione del paese sta prendendo sempre più forza. È un segnale di allarme che, anche attraverso la strategia della molto discussa Guardia Nazionale, questa sia come è successo tante volte una forza di “sicurezza” che non distingue tra crimine e resistenza, tra crudeltà e degna disobbedienza. È contraddittorio che proprio quando i dati dello stesso Governo del Messico indicano che la zona Zapatista è di quelle con il più basso indice di criminalità, la strategia di sicurezza sia rivolta in maniera minacciosa a quelle zone che sono uno dei pochi santuari di libertà e sicurezza per il Messico del basso. Questa più che una strategia di sicurezza sembra una strategia di guerra.

Benché noi firmatari siamo un insieme di persone diverse che guardiamo l’amministrazione di Andrés Manuel López Obrador con speranza o scetticismo, tutti siamo persone che sogniamo un Mondo diverso, migliore. Noi che ci uniamo in queste parole, crediamo che un cambiamento in Messico non può avvenire sotto l’ombra del pragmatismo politico, cedendo alle pressioni che portano all’autoritarismo, all’abuso ed alla violenza a beneficio dell’1%, né con la denigrazione delle voci critiche che con la loro autenticità e concretezza si sono guadagnate il rispetto del mondo.

Vediamo un processo crescente di ostilità verso resistenze autentiche, storiche e legittime che si oppongono a progetti come il Treno Maya, il Corridoio Trans-Istmico ed il Plan Integral Morelos, tra gli altri. Ci preoccupano i recenti omicidi di componenti del Congresso Nazionale Indigeno e del Consiglio Indigeno di Governo. Ci preoccupa la possibilità che questa nuova amministrazione, come i suoi predecessori, liberali o conservatori, di nuovo porti i popoli indigeni sull’orlo dello sterminio.

Il mondo sta guardando con gli occhi e con il cuore quello che sta accadendo in Messico e in Chiapas.

Stop alla guerra contro gli Zapatisti ed i Popoli Indigeni del Messico!

FIRMATARI INTERNAZIONALI

Noam Chomsky, Arundhati Roy, Boaventura De Souza Santos, Raúl Zibechi, Yvon Le Bot, Michael Hardt, Oscar Olivera, Hugo Blanco Galdós, Jasmin Hristov, Joe Foweraker, Eric Toussaint, Michael Löwy, Carlos Taibo, Pedro Brieger, Manuel Rozental, Mauricio Acosta, Vilma Almendra, Nicolás Falcoff, Guillermina Acosta, Iosu Perales, Philippe Corcuff (profesor de ciencia politica, Lyon, Francia), Enzo Traverso (Susan and Barton Winokur Professor in the Humanities, Cornell University), Mikel Noval (Eusko Langileen Alkartasuna-Solidaridad de los Trabajadores Vascos – ELA), Manuel Gari Ramos (miembro de la Coordinadora Confederal de Anticapitalistas), Francisco Louçã (Economista, miembro del Consejo de Estado, Portugal), Leo Gabriel (Miembro del Consejo Internacional del Foro Social Mundial), Pierre Galand (Senador honorario, ex-secrétario general de Oxfam Belgica), Alberto Acosta (Ex-presidente de la Asamblea Constituyente, Ecuador), Miguel Urbán (eurodiputado), Raúl Camargo (ex diputado de la Asamblea de la Comunidad de Madrid), José María González “Kichi” (Alcalde de la ciudad de Cádiz), José Luis Cano (diputado del Parlamento de Andalucía), Marco Bersani (porta voz de ATTAC ITALIA), Tomas Astelarra (periodista, Argentina), Derly Constanza Cuetia Dagua (Indígena Nasa, Pueblos en Camino), Antonio Moscato (Universidad del Salento Lecce -Italia), Jaime Pastor (editor de Viento Sur), Aldo Zanchetta (periodista free lance Lucca -Italia), Miren Odriozola Uzcudun (País Vasco), Kepa Bilbao Ariztimuño (profesor), Rogério Haesbaert (geógrafo y profesor universidades Federal Fluminense y de Buenos Aires), Gilbert Achcar (Profesor en la SOAS, Universidad de Londres), Antonio Moscato (Italia), Virginia Vargas Valente (Perú), Rommy Arce (ex concejala del Ayuntamiento de Madrid), Josu Egireun (Redacción Viento Sur), Mariana Sanchez (sindicalista, Francia), Jorge Costa (diputado del Bloco de Esquerda en el parlamento de Portugal), Franck Gaudichaud (Catedrático, Universidad Toulouse Jean Jaurés, Francia / Miembro del colectivo editorial de Rebelion.org), Arturo Escobar (Prof de antropologia emerito, U de Carolina del Norte, Chapel Hill), Olga Luisa Salanueva (Directora Maestría en Sociología Jurídica UNLP, Argentina), José Murillo Mateos, Hilda Imas, Jorge Ignacio Smokvina, Hernan Parra Castro Presidente Comité Ejecutivo Nacional FENASIBANCOL, William Gaviria Ocampo Fiscal Comité Ejecutivo NACIONAL FENASIBANCOL, César Augusto Cárdenas Ávila Secretario General C.E.N. FENASIBANCOL, Detlef R. Kehrmann, Camille Chalmers (PAPDA – Haïti), José Angel Quintero Weir (Organización Wainjirawa para la Educación Propia-Venezuela), Vanda Ianowski (Docente Universidad Nacional del Comahue, Río Negro Argentina), Maria Adele Cozzi – camminardomandando (Italia), Luis Martínez Andrade (chercheur post-doctoral Collège d’études mondiales/Fondation Maison des Sciences de l’homme), Roberto Bugliani (Italia), Juanca Giles Macedo (Perú),

 

FIRMATARI MESSICO

Juan Villoro, Ely Guerra, Oscar Chávez, Francisco Barrios “El Mastuerzo”, Márgara Millán, Juan Carlos Rulfo, Jean Robert, Javier Sicilia, Luis de Tavira, Gilberto López y Rivas, Jorge Alonso, Paulina Fernández Christlieb, Eduardo Matos Moctezuma, Isolda Osorio, Raúl Delgado Wise, Alicia Castellanos Guerrero, Sylvia Marcos, Carolina Coppel, Mercedes Olivera (CESMECA-UNICACH), Carlos López Beltrán, Magdalena Gómez, Rosalva Aída Hernández, Bárbara Zamora, Beatriz Aurora, Néstor Quiñones, Fernanda Navarro, Alejando Varas, Raúl Romero (Sociólogo, UNAM), Marta De Cea, Servando Gajá, Rosa Albina Garavito Elías, Eduardo Almeida Acosta, Ma. Eugenia Sánchez Díaz de Rivera, Ana Lidya Flores Marín, John Holloway, Sergio Tischler, Fernando Matamoros, Gustavo Esteva, José Luis San Miguel, Lucía Linsalatta, Paulino Alvarado, Peter Joseph Winkel Ninteman, Isis Samaniego, Mayra I Terrones Medina (Posgrado en Desarrollo Rural, Profesora investigadora, UAM Xochimilco), Carolina Concepción González González (profesora-investigadora de la Universidad Autónoma de Baja California Sur), José Javier Contreras Vizcaino (Estudiante Doctorado en Sociología ICSyH-BUAP), Mayleth Alejandra Zamora Echegollen (Estudiante Doctorado en Sociología ICSyH-BUAP), Mayleth Echegollen Guzmán.- PROFRA-INVEST.- BUAP., Rene Olvera Salinas (profesor de la UPN y UAQ ,Querétaro, México)., Rogelio Regalado Mújica (Instituto de Ciencias Jurídicas de Puebla), Edgard Sánchez (miembro de la dirección del Partido Revolucionario de los Trabajadores), Karla Sánchez Félix (filósofa), Estefania Avalos Palacios (antropóloga), Francisco Javier Gómez Carpinteiro, Ana María Verá Smith, Rodolfo Suáres Molnar (UAM- Cuajimalpa), Álvaro J. Peláez Cedrés (UAM-Cuajimalpa), Mara Muñoz Galván (Observatorio de Justicia y Derechos Humanos de Mujeres y Niñas), Aline Zárate Santiago (Colectivo Liberación Ixtepecana), Alejandra Ramìrez Gaytán (Desempleada y en ocupación alternativa), Ita del Cielo (socióloga), Gabriela Di Lauro, David Rodríguez Altamirano, Byron Eduardo Lechuga Arriaga, Carolina Martínez de la Peña, María del Pilar Muñoz Lozano, Juan Jerónimo Lemus, Cecilia Zeledón, Ana Laura Suárez Lima, Lilia García Torres, Iliana Vázquez López, Silvia Coca, Katia Rodríguez, Pilar Salazar, Miguel López Girón, Rogelio Mascorro, Alexia Dosal, Edith González, Priscila Tercero, David Hernández, Roberto Giordano Longoni Martínez, Renata Carvajal Bretón, Beleguí Rasgado Malo, Mario Hernández Pedroza, Monserrat Rueda Becerril, Erika Sánchez Cruz, Jannú Ricardo Casanova Moreno, Marisol Delgado, Alejandro Gracida Rodríguez, Ariadna Flores Hernández, Tamara San Miguel y Eduardo Almeida Sánchez.

 

ORGANIZZAZIONI

Red Europa Zapatista, Confederación General del Trabajo (Estado Español), Unión syndicale Solidaires, Francia, TxiapasEKIN (Euskal Herria – País Vasco), Centro de Documentación sobre Zapatismo (CEDOZ) (Estado Español), Asamblea de Solidaridad con México (País Valencia, Estado Español), Humanrights – Chiapas (Zurich, Suiza), Comitato Chiapas “Maribel” (Bergamo, Italia), Y Retiemble! Espacio de apoyo al Congreso Nacional Indígena desde Madrid (Estado Español), Mutz vitz 13 (Marsella, Francia), Associació solidaria Cafè Rebeldía-Infoespai (Barcelona-Catalunya), Adherentes a la sexta (Barcelona, Catalunya), Ya Basta! Moltitudia Roma” (Italia), Cooperazione Rebelde (Napoli, Italia), Espoir Chiapas – Esperanza Chiapas (Francia), Manchester Zapatista Collective (Reino Unido), ASSI (Acción Social Sindical Internacionalista), Pueblos en Camino (Colombia), La Insurgencia del Caracol (Argentina), FM La Tribu (Buenos Aires, Argentina), Radio El grito (Córdoba, Argentina), Red de Solidaridad con Chiapas de Buenos Aires (Argentina), Federación Nacional de Sindicatos Bancarios Colombianos “FENASIBANCOL” (Colombia), Red Contra la Represión y por la Solidaridad (México), Unidad Obrera y Socialista – ¡UNÍOS! (México), Unión de Vecinos y Damnificados “19 de septiembre” (México), Editorial Redez (México), Desarrollo y Aprendizaje Solidario (México), Colectivo Detonacción Puebla (México), Editorial En cortito que´s pa´largo (Querétaro, México), Unitierra Puebla (México), Universidad de la Tierra en Oaxaca (México), Centro de Encuentros y Diálogos Interculturales (México), Tianguis Alternativo de Puebla (México), Comisión Takachiualis de Derechos Humanos (México), y Nodo de Derechos Humanos (México)

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Luis Hernández Navarro: I demoni chiapanechi

Il corpo senza vita di Ignacio Pérez Girón è comparso a lato della strada Tuxtla Gutiérrez-San Cristóbal. Presentava segni di tortura. Due giorni prima, il 4 maggio scorso, la sua famiglia ne aveva denunciato la scomparsa.

Pérez Girón era sindaco del municipio indigeno di Aldama, negli Altos del Chiapas. Aveva 45 anni. Mesi prima, a gennaio 2019, aveva denunciato l’attacco armato alla comunità da parte di paramilitari.

Da febbraio 2018, i coloni di Aldama vivono un’autentica crisi umanitaria. Diverse comunità del municipio sono vittime costanti di attacchi armati da parte di gruppi paramilitari. Sono state assassinate 25 persone e ferite varie decine. Inoltre, più di 2 mila sono stati sfollate violentemente dalle proprie case e villaggi. Chi esce dalla sua proprietà per andare a lavorare, corre il pericolo di essere assassinato. Gli aggressori provengono dai villaggi di Santa Martha e Saklum, nel vicino municipio di Chenalhó.

In cinque diverse occasioni, Pérez Girón aveva chiesto al governo statale di installare tavoli di dialogo per disattivare il conflitto. Prima dell’assassinio, il giornalista di Rompeviento Tv, Ernesto Ledesma, in tre occasioni aveva interpellato il presidente Andrés Manuel López Obrador circa le aggressioni in questa regione. Dopo il crimine di Pérez Girón, è tornato a farlo. Dal luogo dei fatti ha realizzato di prima mano quattro reportage con molte testimonianze (https://bit.ly/2wesaOn). Né la presenza della polizia né militare hanno fermato gli attacchi. Chi è in possesso di armi ad uso esclusivo dell’Esercito si muove liberamente.

Il conflitto risale al 1977, quando il governo consegnò a Santa Martha 60 ettari di terra di proprietà di Aldama. Secondo la giunta di buon governo del caracol di Oventik, i tre livelli di governo passati e presenti sono responsabili della divisione, scontro, paura e rottura della vita comunitaria. Perché imbastirono accordi mai realizzati mettendolo ancora più legna sul fuoco per dividere le comunità.

La violenza in Aldama e Chalchihuitán è conseguenza della liberazione degli assassini materiali di Acteal. Il 22 dicembre 1997, ad Acteal, Chenalhó, furono giustiziati selvaggiamente dai paramilitari 45 tra uomini, donne e bambini mentre pregavano per la pace in una cappella (https://bit.ly/2ELb9A8). Malgrado fossero stati pienamente identificati dai parenti delle vittime, la Suprema Corte di Giustizia della Nazione liberò gli omicidi a partire dal 2009, adducendo che non c’era stato un giusto processo. I criminali non hanno mai consegnato le armi con le quali perpetrarono il massacro.

Il principale promotore della campagna per liberare gli assassini di Acteal è stato Hugo Eric Flores, legato alla teologia della prosperità neo-pentecostale, molto vicino agli inizi della sua corsa politica ad Ernesto Zedillo, presidente del Messico quando fu compiuto il massacro. Dirigente del partito Encuentro Social, attualmente è il superdelegato della Quarta Trasformazione nello stato di Morelos.

I paramilitari di Chenalhó che nell’ultimo anno hanno attaccato i coloni di Aldama sono gli stessi che hanno ucciso i membri di Las Abejas ad Acteal quasi 22 anni fa, o sono parenti dagli assassini. Rosa Pérez, l’ex presidentessa municipale di Chenalhó, figura chiave nella ripresa dei gruppi di civili armati, è parente di chi ha perpetrato il massacro. Abraham Cruz, fino a poco tempo fa tesoriere municipale, è figlio del pastore che benedisse le armi degli assassini.

Come hanno dichiarato gli sfollati di Aldama, Rosa Pérez ed Abraham Cruz, attuale sindaco di Chenalhó, hanno riorganizzato il gruppo paramilitare presente da anni in quel municipio, creato dall’Esercito (https://bit.ly/2Xle8q7).

Quanto successo a Chenalhó, Chalchiuitán ed Aldama non è un fatto isolato. Praticamente in tutti gli angoli della geografia chiapaneca vecchi e nuovi cacicchi (indigeni e meticci), si disputano il controllo del territorio per mezzo della violenza. Membri della comunità chol di San José El Bascán, nel municipio di Salto de Agua, sono a rischio di attacco armato e sgombero forzato.

Invece di servire a mettere in ordine ne demoni del paramilitarismo, la presenza dell’Esercito nello stato sembra essere concentrata nell’accerchiare e vessare i territori zapatisti. Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas ha rilevato che dalla fine del 2018 è raddoppiato il numero di incursioni dell’Esercito Messicano nella sede della giunta di buon governo, nel caracol della Realidad.

Lungi dall’affrontare i gruppi di potere locali, il governo statale guidato dal morenista Rutilio Escandón, li protegge. I figli e i nipoti della vecchia oligarchia finquera occupano ora posizioni chiave nell’amministrazione della Quarta Trasformazione chiapaneca. Il mandatario statale ed i suoi funzionari sono parte del problema, non della soluzione.

Il fantasma di Acteal si aggira nel territorio chiapaneco. I demoni sono liberi. Da sopra gli hanno aperto la porta.

Twitter: @lhan55

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/06/04/opinion/016a2pol#

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COMUNICATO DEL CNI-CIG E DELL’EZLN SULLA VIOLENZA SCATENATA CONTRO I POPOLI ORIGINARI

Ai popoli del mondo

Alle reti di appoggio al CIG

Alla Sexta nazionale ed internazionale

Ai mezzi di Comunicazione

 

Il passaggio del capitalismo neoliberale sta segnando i suoi passi col sangue dei nostri popoli, dove la guerra cresce perché non cediamo la nostra terra, la nostra cultura, la nostra pace ed organizzazione collettiva; perché non cediamo nella nostra resistenza né ci rassegniamo a morire.

Denunciamo il vile attacco perpetrato lo scorso 31 maggio contro la comunità indigena nahua di Zacualpan, a membri del Congresso Nazionale Indigeno nel municipio di Comala, Colima, nella quale un narco-paramilitare ha sparato con armi di grosso calibro contro un gruppo di giovani uccidendone uno e ferendone gravemente altri tre.

Di questi gravi fatti riteniamo responsabili i tre livelli del malgoverno che permettono a questi gruppi narco-paramilitari di agire nella regione, in particolare il direttore di pubblica sicurezza Javier Montes García. Esigiamo il pieno rispetto degli usi e costumi della comunità indigena nahua di Zacualpan.

Condanniamo l’aggressione e la distruzione avvenute all’alba del 31 maggio nelle località di Rebollero e Río Minas, appartenenti alla comunità binizza di San Pablo Cuatro Venados, nel municipio di Zachila, Oaxaca, per mano di un gruppo armato che con uso di violenza ha distrutto le case di decine di famiglie.

Un numeroso gruppo di persone è entrato nelle località sparando con armi di grosso calibro e, dopo aver sparato a lungo, con macchinario pesante ha abbattuto le case, costringendo le compagne ed i compagni, tra i quali molti minorenni, a fuggire e rifugiarsi in montagna.

Hanno abbattuto 24 abitazioni, bruciato mais ed altri cereali immagazzinati come sementi per la semina, hanno bruciato i beni personali della comunità come abiti e scarpe. Inoltre, hanno rubato bestiame, impianti di generazione di energia e serbatoi d’acqua.

Condanniamo la repressione ed i soprusi commessi contro i nostri compagni e compagne della comunità indigena otomí residente a Città del Messico che in maniera violenta sono stati sgomberati da gruppi di scontro al servizio del malgoverno e delle imprese immobiliari, insieme a centinaia di granaderos al servizio di Néstor Núñez, sindaco del Comune di Cuauhtémoc, lo scorso 30 maggio alle ore 11:00 dall’accampamento di via Londres No. 7, Col. Juárez, dove la comunità otomí vive in strutture provvisorie dal terremoto del 19 settembre 2017.

Condanniamo l’assedio narco-paramilitare che gruppi criminali, finanziati ed appoggiati dai tre livelli del malgoverno e da tutti i partiti politici, stringono intorno alle comunità del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero – Emiliano Zapata (CIPOG-EZ) nel municipio di Chilapa e José Joaquín de Herrera, che in autonomia e con la loro lotta costruiscono la pace.

Rivolgiamo un appello ai popoli del Messico e del mondo a vigilare ed essere solidali con la lotta delle genti di Guerrero, a rompere il cerchio che impone la violenza per l’appropriazione capitalista dei territori indigeni che limita l’ingresso di generi alimentari e medicine. Esortiamo a sostenere la raccolta di viveri da destinare alle comunità colpite, come mais, riso, fagioli, peperoncini in scatola, zucchero, sardine, tonno, carta da bagno, pannolini e medicine, nella sede di UNIOS, in via Dr. Carmona y Valle No. 32, colonia Doctores, a Città del Messico.

Ribadiamo che la nostra madre terra non è in vendita né al capitale né a nessuno, la nostra esistenza non si negozia e pertanto neppure la resistenza dei nostri popoli.

Distintamente
Giugno 2019
Per la ricostituzione integrale dei nostri popoli

Mai più un Messico senza di noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/06/04/comunicado-del-cni-cig-y-el-ezln-ante-la-violencia-desatada-contra-los-pueblos-originarios/

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Per la vita e contro la guerra nelle comunità zapatiste

Gilberto López y Rivas – La Jornada 31 maggio 2019

Oggi sul territorio nazionale, ed in altri paesi del mondo solidale (tra cui Francia, Spagna, Grecia e Stati Uniti), si svolge una giornata contro la militarizzazione dei territori e delle comunità zapatiste che è stata denunciata dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) e metodicamente analizzata dal Centro de Derechos humanos Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba).

Il Frayba, attraverso la documentazione fornita dalle Brigate Civili di Osservazione (BriCO), registra un aumento del 100% del numero di incursioni dell’Esercito Messicano, dei pattugliamenti terrestri e sorvoli di elicotteri a partire dal dicembre 2018 e conclude, con fondate ragioni, che questi atti di intimidazione e vessazione sono un’aggressione al loro diritto all’autonomia e rappresentano un rischio per la vita, l’integrità e la sicurezza di tutta la popolazione. Si è rilevato che i veicoli militari molte volte attraversano ad alta velocità le comunità senza preoccuparsi di persone, bambine e bambini, animali durante il passaggio. Inoltre, il Frayba ha registrato atti di spionaggio nell’accampamento di osservazione internazionale della Realidad che, ugualmente, minano l’integrità e la sicurezza di chi svolge il monitoraggio.

Questo processo di militarizzazione sta avvenendo anche attraverso l’aumento dell’attività dei gruppi paramilitari, come la Sedena, in una reinterpretazione della vecchia metafora di togliere l’acqua ai pesci rivoluzionari (isolarli dal popolo), contempla nei suoi manuali di contro-insurrezione, poiché nell’azione controrivoluzionaria dà migliori risultati introdurre pesci più arditi sul teatro di guerra. Ricordiamo il crimine di Stato di Acteal, o il lavoro che svolgono i sicari nei territori in resistenza per comprendere questo contributo metaforico dell’esercito messicano alla controinsurrezione mondiale.

L’EZLN nel comunicato [https://chiapasbg.com/2019/04/11/ezln-100-anni-emiliano-zapata/] che denuncia l’offensiva militare, segnala: “Pattugliamenti e sorvoli non seguono le rotte del narcotraffico, né quelle delle lente carovane delle sorelle e fratelli migranti che fuggono da una guerra che ci si rifiuta di chiamare col suo nome… per raggiungerne un’altra che si nasconde dietro un governo federale tutto chiacchiere e cialtroneria. No, questa minaccia di morte percorre per aria e terra le comunità indigene che vogliono mantenersi in resistenza e ribellione per difendere la terra, perché in lei sta la vita. Ora, inoltre, membri dell’Esercito Federale e dell’Aeronautica si addentrano nelle montagne e compaiono nelle comunità dicendo che sta arrivando la guerra e che stanno solo aspettando ordini ‘dall’alto’”. A questo punto la domanda d’obbligo è: “Chi sta dando gli ordini?”.

Nel resto del paese, la militarizzazione (e paramilitarizzazione) si concretizza da una parte, nell’avvio della Guardia Nazionale che costituisce la consegna, così legalizzata, della pubblica sicurezza ai soldati e, dall’altra, nel ruolo assegnato alla criminalità negli omicidi di dirigenti indigeni difensori del territorio e della Madre Terra e consiglieri del CNI-CIG, molti di loro comunicatori di radio comunitarie, come Samir Flores Soberanes, giustiziato 10 giorni dopo l’annuncio del proseguimento del Progetto Integrale Morelos.

Questo processo di militarizzazione e paramilitarizzazione dei territori zapatisti, o in resistenza anticapitalista, avviene senza che gli intellettuali organici alla Quarta Trasformazione si agitino, occupati come sono a scrivere epistole di sostegno incondizionato all’Esecutivo federale, o accettare portafogli chiave del gabinetto per l’eventuale conferimento dei permessi necessari per continuare con i megaprogetti di morte.

L’attuale crisi di civiltà globale scatena la radicale distruzione delle basi della vita. Tra le sue principali forme ci sono l’etnocidio, l’ecocidio o il capitalismo necropolitico. (Si veda l’eccezionale libro di Luis Arizmendi/Jorge Beinstein, Tiempos de Peligro: Estado de excepción y guerra mundial. UAZ-Plaza y Valdés Editori, Messico, 2018). Il pensiero critico contemporaneo si sta approfondendo nella denuncia delle nuove forme di distruzione che implica, necessariamente, riferire l’accumulazione per appropriazione di beni pubblici, di beni comuni e di beni generici (come i codici genetici o l’acqua) (Arizmendi, ibidem p. 20), fino ad arrivare alla politica di morte come fondamento di un’accelerata accumulazione basata sull’economia criminale.

Il processo di militarizzazione in Chiapas apre il pericolo di un nuovo Acteal. La smilitarizzazione, lo smantellamento dei gruppi paramilitari ed il rispetto delle comunità zapatiste, dei loro territori e dei loro processi di autonomia devono essere messi in pratica immediatamente. L’EZLN non è solo!

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/05/31/opinion/021a2pol

Foto: Daliri Oropeza

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Contralínea

La Guardia Nazionale e i territori zapatisti

di Zósimo Camacho

26 maggio 2019

Il dispiegamento militare in corso è il più grande nella storia del paese. Per il nuovo governo è assolutamente necessario. E non solo per il nuovo governo: per tutta l’oligarchia e la cosiddetta “classe politica” di tutti i colori dello spettro elettorale. La nuova Forza Armata è stata instaurata con la “storica” approvazione unanime di tutte le parti politiche rappresentate nel Parlamento federale. Anche le Camere dei 32 stati della Repubblica hanno dato il loro immediato avallo e così il presidente della Repubblica, Andrés Manuel López Obrador, lo scorso 26 marzo ha decretato la creazione della Guardia Nazionale.

Giovedì scorso, di nuovo e in maniera unanime, i legislatori federali (senatori e deputati) hanno concluso l’approvazione delle leggi che regolano la stessa Guardia Nazionale. Cioè, “c’è consenso” tra chi governa e chi contende il potere di dispiegare in tutto il territorio nazionale gli effettivi militari. E c’è consenso tra i poteri di fatto: le camere imprenditoriali, i consorzi mediatici, i gruppi finanziari e, tra gli altri, la gerarchia ecclesiastica hanno celebrato l’instaurazione della nuova Forza auspicando che, per il bene della nazione, abbia successo nella lotta al crimine e nell’instaurazione della pace.

Come abbiamo già detto in questo spazio, il confronto reale del governo di López Obrador non è con i suoi avversari panisti, priisti, perredisti, industriali, finanziari o ministri, magistrati e giudici del Potere Giudiziario. Esiste, ma sui fondamenti sapranno giungere ad accordi, come con il dispiegamento militare in tutta la Repubblica.

Bisogna riconoscere che la lotta alla corruzione non è da meno: genererà importanti frizioni tra alcuni gruppi che avevano abusato oscenamente delle risorse pubbliche. Solo un esempio: come ha rivelato Contralínea nella colonna Oficio de Papel, Televisa nella precedente legislatura ha ricevuto ufficialmente più di 9mila milioni di pesos per pubblicità governativa. A ciò bisogna sommare quanto incassato per altri “servizi” offerti al governo di Enrique Peña Nieto e, il colmo, la devoluzione milionaria – documentata da Reforma – di imposte all’impresa stessa ed altre del suo stesso gruppo, come la tv satelitare Sky ed il club di calcio professionista Águilas del América.

Certo è importante la lotta alla corruzione ma da sola non cambierà il rapporto tra sfruttatori e sfruttati. La Struttura che genera le disuguaglianze economiche sociali rimarrà intatta.

Per la creazione della Guardia Nazionale si è dovuto intervenire su 12 articoli della Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani. In sintesi, questa legge prevede che le persone si armino con il pretesto di preservare la propria sicurezza. L’Articolo 10 della Magna Carta messicana ora dice: “Gli abitanti degli Stati Uniti Messicani hanno diritto a possedere armi nel proprio domicilio, per la loro sicurezza e legittima difesa […].

Nella Costituzione e nei decreti attuativi si insiste che il nuovo corpo è di carattere poliziesco e civile. Ma negli articoli si stabilisce che queste truppe svolgeranno principalmente compliti di Polizia Militare e Polizia Navale. In misura minore, di quello che resta di Polizia Federale. Cioè, ieri erano militari ed oggi, ascritti alla Guardia Nazionale, sono civili. Come se un cambio di uniforme bastasse a trasformare un militare in un poliziotto. Inoltre, la norma autorizza il presidente della Repubblica a disporre dell’Esercito Messicano, dell’Armata del Messico e della Forza Aerea Messicana per svolgere compiti di pubblica sicurezza.

Stiamo parlando di un dispiegamento che è iniziato con 50mila effettivi e che arriverà a 110mila. E, come ha rimarcato Alfonso Durazo Montaño, segretario della Sicurezza e Protezione Civile, in questo compito, gli elementi non torneranno nei loro battaglioni dopo aver compiuto operativi. Rimarranno lì, nelle piazze, “a recuperare” il territorio nazionale.

Il comandante della Guardia è il generale di brigata Luis Rodríguez Bucio, esperto in intelligence e lotta al narcotraffico. Lo stato maggiore della nuova Forza si completa con un rappresentante dell’Esercito (il generale di brigata Xicoténcatl de Azolohua Núñez Márquez), una dell’Armata (il contrammiraglio di fanteria di marina, Gabriel García Chávez) ed uno della Polizia Federale (la commissaria generale Patricia Rosalinda Trujillo Mariel).

Il reporter José Réyez ha rivelato su Contralínea lo spiegamento che la Guardia Nazionale raggiungerà in 3 anni attraverso 266 distaccamenti in cui la nuova Forza ha suddiviso il paese. Di questi, 216 saranno a carico di militari della Segreteria della Difesa Nazionale (Sedena) e 34 della Segreteria della Marina (Semar). E solo 16 della Polizia Federale.

Tra i 266 distaccamenti dove si stanzierà la Guardia Nazionale si contemplano le comunità dei municipi autonomi zapatisti. Questa nuova Forza, per lo meno sulla carta, prevede di instaurarsi nel cuore del movimento zapatista e dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Inoltre, dall’informazione si possono distinguere quali saranno i distaccamenti della Guardia Nazionale. Si tratta della “entità Chiapas 1” con quattro distaccamenti regionali. I quartieri saranno a San Cristóbal de Las Casas, dove il “coordinatore militare” è il colonello di fanteria Vicente Dimayuga Canales; Comitán de Domínguez, col colonello di cavalleria Carlos Alberto Rojas Martínez; Huehuetán, col generale di brigata Jaime Contreras Chávez, e Las Margaritas, a carico del colonello di fanteria Arturo Carrizales Huerta.

Anche la “entità Chiapas 2” conterà su quattro distaccamenti i cui “coordinatori militari” sono il colonello di fanteria Avigail Vargas Tirado, il tenente colonnello di fanteria Edilberto Jasso Godoy, il colonnello di fanteria Rodolfo Díaz Navarro ed il colonnello di Artiglieria Isaac Guzmán Rojas. I quartieri saranno ad Ocosingo, Palenque, Pichucalco e Bochil, rispettivamente.

L’accerchiamento militare intorno agli zapatisti si stringerà.

È stata creata anche la “entità Chiapas 3” nel Sud dello stato dove non ci sono comunità autonome zapatiste.

Nella regione ad influenza zapatista ci saranno più quartieri che in altre regioni con alti indici di violenza, malgrado nel documento stesso si dica che gli indici criminali nei territori autonomi sono tra i più bassi del paese.

López Obrador ha insistito che, come governante, non è né di sinistra né di destra, bensì “liberale”. La sua lotta è contro i “conservatori”, come nel XIX° secolo, quando le due grandi fazioni si disputavano il territorio. Al trionfo dei liberali si instaurò un governo forte che “recuperò” allo Stato liberale tutte le regioni.

Probabilmente, nella visione di López Obrador si devono “recuperare” tutti i territori. E non solo quelli che sono nelle mani della criminalità, ma quelli con le comunità antistemiche, lontane da quello che ritengono essere uno Stato borghese. Sembra proprio che la guerra in Chiapas non è finita.

Testo originale:https://www.contralinea.com.mx/archivo-revista/2019/05/26/la-guardia-nacional-y-los-territorios-zapatistas/

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STOP ALLA GUERRA NARCOPARAMILITARE CONTRO IL CIPOG-EZ

Comunicato urgente del CNI-CIG ed EZLN

Oggi, con indignazione e dolore denunciamo un nuovo e vile crimine contro i nostri compagni del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero – Emiliano Zapata (CIPOG-EZ).

Intorno alle 13:30 del 23 maggio, nelle vicinanze di Chilapa, Guerrero, i nostri compagni Bartolo Hilario Morales ed Isaías Xanteco Ahuejote, entrambi della Polizia Comunitaria nelle comunità nahua di Tula e Xicotlán, sono stati privati della libertà, il primo di loro era comandante, promotore del CIPOG-EZ ed entrambi membri del Congresso Nazionale Indigeno, e ieri 24 maggio sono stati ritrovati senza vita e squartati.

Questo crimine si somma al recente assassinio dei compagni Lucio Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, consigliere e delegato del CNI-CIG, per cui denunciamo la politica di terrore che i gruppi narco-paramilitari, con l’appoggio sfacciato dei tre livelli del malgoverno, stanno implementando contro i fratelli del CIPOG-EZ e in tutti i territori indigeni del Messico. Nel presente caso il colpevole di questo terribile crimine è il Gruppo Paz y Justicia, legato agli Ardillos, che gode della complicità dell’Esercito Federale.

I popoli, nazioni, tribù e comunità indigeni si oppongono non solo ai megaprogetti con i quali i padroni si appropriano della natura e della terra, ma anche contro la morte, la paura e la desolazione che i loro gruppi armati impongono in tutto il paese. Sia che vestano la camicia dei Rojos, degli Ardillos o delle forze repressive del malgoverno, il potere del denaro e la sete di profitto basati sulla sofferenza della gente li rende un tutt’uno. Costruire la pace e l’autonomia per le comunità di Chilapa e la regione è l’orizzonte per il quale lottavano i nostri fratelli assassinati dal capitalismo neoliberale.

Per questo i nostri compagni continuano a lottare, perché il loro seme germini nella determinazione dei popoli che, insieme alla nostra madre terra, non si arrendono, non si vendono né cedono nella battaglia per non sparire dalla storia tra la distruzione totale. La loro lotta, la loro parola e determinazione le faremo crescere nella coscienza collettiva di coloro che sognano e lottano per un mondo nuovo.

Esigiamo che cessi la repressione contro il CIPOG-EZ, giustizia per i nostri fratelli Bartolo Hilario Moraes, Isaías Xanteco Ahuejote, Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, giustizia per i popoli degni di Guerrero.

Distintamente

Maggio 2019

Per la ricostituzione integrale dei nostri popoli

Mai Più Un Messico senza Di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/05/25/alto-a-la-guerra-narcoparamilitar-contra-el-cipog-ez-comunicado-urgente-del-cni-cig-y-el-ezln/

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 1994, la serie

@lhan55 Luis Hernández Navarro

I loro sogni divennero un incubo. Si addormentarono anelando di appartenere al primo mondo e si svegliarono come parte del terzo. Il 31 dicembre 1993 stapparono bottiglie di champagne per celebrare l’entrata del Messico, per mano del libero commercio, in una nuova era. Tuttavia, il 1º gennaio 1994 si svegliarono con i terribili postumi della sbornia: una ribellione indigena nel sudest messicano gli ricordò che il loro paese immaginario esisteva solo nelle loro fantasie.

La sollevazione armata dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) bucò il palloncino dell’euforia in cui svolazzavano le élite economiche e politiche per l’avvio del trattato di libero commercio tra Messico, Stati Uniti e Canada. Il coraggio degli indigeni ribelli del sudest fece deragliare il treno del progetto di modernizzazione del presidente Carlos Salinas de Gortari che, fino a quel momento, sembrava imbattibile.

Inaspettatamente, centinaia di migliaia di cittadini uscirono per le strade ad esprimere la loro solidarietà con gli insorti e chiedere un’uscita pacifica dal conflitto. Le molte ingiurie provocate dall’esclusione e dall’autoritarismo trovarono il modo di rendersi visibili e tentare di articolarsi avvicinandosi ai ribelli chiapanechi.

A partire da quel momento, per il salinismo tutto si complicò. Luis Donaldo Colosio, il suo candidato alla Presidenza della Repubblica, fu assassinato. Mesi dopo, José Francisco Ruiz Massieu, segretario generale del PRI, fu giustiziato. Gli spilli dai quali pendeva il falso miracolo economico messicano, crollarono. Il pesos si svalutò e nella sua caduta trascinò alla bancarotta centinaia di migliaia di famiglie. Ernesto Zedillo, il candidato emergente che raccolse il testimone di Colosio, ucciso a Lomas Taurinas, tradì il processo di pace in Chiapas e lanciò un’offensiva poliziesco-militare contro gli zapatisti che sfociò in un fallimento. E, con l’aiuto del PAN, ruppe con Salinas e fece arrestare suo fratello.

Nonostante il tempo trascorso, continuiamo a subire gli effetti di quanto accadde allora. Con una precisa spiegazione della trascendenza della data, lo storico Francisco Pérez Arce battezzò il 1994 come l’anno che ci perseguita.

Oggi, a cinque lustri dalla effemeride, il giornalista Diego Osorno torna al 1994 per comporre un puzzle storico incompiuto. Lo fa con un documentario di cinque puntate di circa 50 minuti ognuna, distribuito da Netflix.

Scalzando la televisione ed il cinema, in Messico (ed in molte parti del mondo) Netflix si è trasformata in un architetto dell’immaginario delle classi medie, in formidabile dispositivo di elaborazione e diffusione di massa di racconti politici, storici e culturali. La piattaforma ha confezionato la narrazione dominante di temi molto diversi, come la biografia di Luis Miguel o la genealogia del narcotraffico in Colombia, Spagna e Messico. 1994 è la constatazione di questa tendenza.

Ma questo non significa che il documentario si adatti all’algoritmo di Netflix. In buona parte dei video che trasmette, la piattaforma segue un insieme prestabilito di istruzioni o regole ben definite e ordinate che permettono di portare a termine un’attività mediante passi successivi che non generino dubbi in chi debba fare detta attività. Nella stragrande maggioranza delle sue serie combina, praticamente come una formula, elementi di dramma, intrattenimento e suspense. Non è il caso di 1994. Il lavoro rompe con queste regole e vola sulle sue corde e con i suoi ritmi.

Osorno fissa l’assassinio di Luis Donaldo Colosio come l’asse centrale del suo racconto. Prescinde da una voce esterna. Elabora la sua narrazione come se fosse una tragedia greca, dove ci sono tre o quattro personaggi centrali che parlano tra sé, ed un grande coro che li accompagna. Benché queste figure non dialoghino faccia a faccia, dibattono a partire da ognuna delle caratteristiche specifiche di ciascuno.

Questi personaggi centrali sono, da campi contrapposti, l’ex presidente Salinas de Gortari ed il subcomandante Galeano (già Marcos). La voce di Colosio è ricostruita dalle testimonianze di tre suoi stretti collaboratori: Federico Arreola, Alfonso Durazo ed Agustín Basave. Siccome l’ex presidente Zedillo elude le telecamere, la sua versione dei fatti si sente a partire dalle interviste con José Luis Barros, Mario Luis Fuentes e Luis Téllez.

Questa sinfonia corale è accompagnata da un’enorme varietà di materiali video inediti o molto poco noti. La diversità e la ricchezza delle immagini sono una delizia cinematografica.

Lungi dal fare l’agiografia di Colosio, ora di moda a 25 anni dal suo assassinio, il documentario vuole presentare una visione ponderata dei suoi meriti come dirigente politico. “Colosio era un boy scout. E la classe politica non avrebbe permesso ad un boy scout di governare”, dice il subcomandante Galeano nell’intervista, dopo essersi scagliato contro Salinas.

L’uso del passato è un elemento chiave nella disputa per il presente. 1994, di Diego Osorno, apre una breccia nel discorso storico dominante che una parte del potere vuole costruire. Ci mostra che il passato non è più quello che era, e neppure ciò che qualcuno vuole che sia.

Twitter: @lhan55

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/05/21/opinion/014a2pol#

Traduzione “Maribel” – Bergamo

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#EZLN   #JornadasPorLaVidaEZLNyCNI     #NosotrxsConElEZLN     #NosotrxsConElCNI 

1994: Carlos Salinas de Gortari invia tre quarti dell’esercito federale in Chiapas, bombarda indiscriminatamente le comunità indigene ed uccide civili ed insorti con il colpo di grazia.
1995: Ernesto Zedillo Ponce de León finge il dialogo mentre tenta di assassinare la Comandancia Generale dell’EZLN e crea gruppi paramilitari responsabili di massacri e sfollamenti.
2001: Vicente Fox Quesada, simula il ritiro di postazioni militari mentre ne rinforza altre.
2008: Felipe Calderón Hinojosa tenta di montare una provocazione con l’incursione dell’esercito federale nel Caracol della Garrucha.
2012: Durante il mandato de Enrique Peña Nieto le Giunte di Buon Governo diffondono centinaia di denunce di vessazioni, espropri e repressioni. In questo contesto, il 2 maggio 2014 il Maestro Galeano viene assassinato dai paramilitari.
2019: Con l’arrivo di Andrés Manuel López Obrador al governo federale, si incrementano pattugliamenti, sorvoli e la presenza militare.

Ogni sei anni la guerra contro le comunità indigene zapatiste ha avuto diversi nomi e volti, la classe politica ed i gruppi di potere passano, la resistenza e la ribellione perdura e fiorisce. Il lopezobradorismo sbaglia se pensa che le compagne ed i compagni zapatisti siano soli. I progetti capitalisti e neoliberali, come il Treno Maya, non passeranno.

#JornadasPorLaVidaEZLNyCNI #NosotrxsConElEZLN #NosotrxsConElCNI

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@lhan55 La morte interminabile

Luis Hernández Navarro

Tra il 2 e il 4 maggio sono stati assassinati tre attivisti indigeni. Il primo era Telésforo Santiago Enríquez, zapoteco di San Agustín Loxicha. Gli altri due, José Lucio Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, erano nahua di Guerrero. Sono gli ultimi di un macabro corollario di corpi senza vita di decine di attivisti sociali poveri, ambientalisti, educatori popolari e comunicatori legati a radio comunitarie.

Telésforo Santiago era maestro in pensione. Faceva parte della Coalizione dei Maestri e Promotori Indigeni di Oaxaca (Cmpio), un’associazione esemplare di insegnanti indigeni, in maggioranza di livello prescolare e primaria, che lavora nell’applicazione di progetti di formazione docente e programmi bilingue. Apparteneva alla delegazione sindacale D-I-211, della sezione 22 del Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione (CNTE). Era Supervisore del Piano Pilota Miahuatlán. Dal 1987 sono stati assassinati otto professori della Cmpio.

Telésforo è stato un perseguitato politico del governatore Diódoro Carrasco. La regione dei Loxicha ha subito pesanti repressioni tra il 1996 e 1997. Più di 150 abitanti erano stati arrestati (molti torturati) accusati di appartenere all’EPR.

Il maestro Santiago Enríquez ha vissuto per qualche mese negli Stati Uniti. Probabilmente è lì che ha familiarizzato con le radio comunitarie. Nel suo paese natale San Agustín Loxicha ne aveva fondato una, Estéreo Cafetal La Voz Zapoteca, da cui si trasmettevano musiche della regione, canzoni di protesta, il ¡Venceremos! della Unidad Popular, o Celso Piña che interpretava Macondo, mentre parlava della devastazione ambientale, della politica energetica, della gastronomia locale, della difesa della terra e della lingua e del movimento magistrale. Competeva con un’altra stazione radio, La Tejonera, che trasmetteva musica arrecha della Costa e narcocorridos.

Nel 2008 gli abitanti di Loxicha sono riusciti a nominare le proprie autorità secondo i propri usi e costumi. Il 5 aprile 2016 a San Pedro Pochutla è stato ucciso il professor Baldomero Enríquez Santiago, ex prigioniero politico, attivista e candidato comunale. E, a novembre del 2017, la squadra alla quale apparteneva Telésforo ha vinto le elezioni comunali contro il cacicazgo di Óscar Valencia Ramírez, signore di forca e coltello.

Il maestro Telésforo avrebbe fatto parte del consiglio comunale che si eleggerà a San Agustín tra settembre e novembre prossimi. Lo scorso 2 maggio è stato ucciso con colpi d’arma da fuoco in faccia e nel collo. È uno dei tre professori assassinati in meno di 60 giorni nel distretto di Miahutlán.

Due giorni dopo, a Chilapa, Guerrero, a 775 chilometri da dove hanno ucciso Telésforo, hanno tolto la vita a José Lucio Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, promotori del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero Emiliano Zapata (Cipog-EZ). I due erano difensori dei loro territori e cultura, e costruttori dell’autonomia nelle proprie comunità. Nel Congresso Nazionale Indigeno (CNI) avevano partecipato alla formazione del Consiglio Indigeno di Governo (CIG) ed avevano coordinato la raccolta firme per Marichuy nella loro regione.

Il giorno del loro omicidio avevano partecipato ad una riunione a Chilpancingo, allo scopo di coordinare le mobilitazioni per chiedere ai diversi enti statali e federali la soluzione alle loro istanze sociali e politiche. Sulla strada di ritorno alla loro comunità sono stati intercettati da gruppi armati che li hanno inseguiti ed assassinati a Chilapa.

La Cipog-EZ si oppone ai gruppi narco-paramilitari Los Ardillos e Los Rojos che, con l’appoggio di autorità governative, poliziotti ed Esercito, fanno pressioni sulle comunità perché seminino mais rosso, come nella regione si chiama il papavero. Benché da anni denuncino queste vessazioni, le autorità fanno orecchie da mercante.

La Cipog-EZ è stata fondato nel 2008, molto vicina al Coordinamento Regionale delle Autorità Comunitarie dei Popoli Fondatori del Sistema Comunitario di Sicurezza e Giustizia. Le sue origini risalgono alla lotta dei popoli na savi, me’pháá, nahua e ñamnkué, che dal 1992 lottano per il diritto all’autonomia ed alla libera determinazione ed hanno creato il Consiglio Guerrerense 500 anni di Resistenza.

La Cipog-EZ promuove Radio Zapata 94.1 FM, spazio di riflessione in lingue indigene che trasmette musica della regione. Promuove inoltre la creazione di centri di conoscenza per la formazione politica, tecnica e culturale di promotori che fomentino il pensiero comunitario. Vuole essere un facilitatore dell’organizzazione e l’esercizio del diritto collettivo.

I centri di conoscenza sono una proposta educativa per risolvere collettivamente e in forma autogestita le loro istanze e necessità: sicurezza e giustizia, difesa del territorio, alimentazione, produzione e mercato interno, informazione, educazione e salute comunitaria. Per riscattare la loro cultura, la loro memoria e l’esperienza delle proprie comunità.

Purtroppo, questi crimini contro attivisti indigeni non sono gli unici commessi negli ultimi mesi nel paese. A Morelos è ancora oscuro l’omicidio dell’ambientalista e radiofonico Samir Flores. E, a Oaxaca, non ci sono progressi nei casi dei cinque omicidi contro integranti della Codedi e nelle tre esecuzioni di membri della Oidho, Ucio-EZ e Apiidtt.

Twitter: @lhan55

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/05/07/opinion/014a2pol#

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COMUNICATO DEL CNI-CIG E DELL’EZLN SUL VILE SEQUESTRO E SULL’UCCISIONE DEI COMPAGNI DEL CONSIGLIO INDIGENO E POPOLARE DI GUERRERO – EMILIANO ZAPATA.

Il Congresso Nazionale Indigeno, il Consiglio Indigeno di Governo e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, con dolore e indignazione condannano il sequestro e l’uccisione del compagno consigliere nahua del Consiglio Indigeno di Governo José Lucio Bartolo Faustino e del delegato del Congresso Nazionale Indigeno Modesto Verales Sebastián, rispettivamente delle comunità indigene nahua di Xicotlán e Buenavista, entrambi promotori del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero-Emiliano Zapata, organizzazione del CNI-CIG. Si tratta di un crimine commesso per mano di gruppi narco-paramilitari che operano nel municipio di Chilapa de Álvarez e che dispongono della protezione sfacciata dell’Esercito Federale Messicano, delle polizie statali e municipali.

Ieri, 4 maggio, verso le 15.00, i nostri compagni hanno partecipato a una riunione con altri membri del CIPOG-EZ nella città di Chilpancingo, Guerrero. Sulla strada di ritorno alle loro comunità sono stati sequestrati e assassinati da gruppi narco-paramilitari che operano nella regione con la complicità e la protezione dei tre livelli di mal governo che, con disprezzo e menzogne fingono di rispondere alle richieste di sicurezza e di giustizia delle comunità indigene che resistono e che hanno denunciato ripetutamente al governo federale l’impunità con cui il criminale Celso Ortega alimenta la violenza nelle comunità. È importante segnalare che i nostri compagni uccisi e le loro comunità organizzano da anni la propria Polizia Comunitaria per resistere alla violenza, all’estorsione e all’imposizione della semina di papavero da parte dei gruppi criminali, Los Ardillos e Los Rojos, che controllano le presidenze municipali della regione, con la complicità dell’Esercito Messicano e delle Polizie statali e municipali riuscendo persino ad imporre uno dei loro leader come presidente del Congresso dello stato di Guerrero.

Per questo vile crimine responsabilizziamo i tre livelli del mal governo, per essere complici della repressione nei confronti dell’organizzazione dei popoli in difesa dei propri territori; li responsabilizziamo anche per la sicurezza e la salvaguardia dei nostri fratelli del CIPOG-EZ.

Ai familiari e ai compagni di José Lucio Bartolo Faustino e di Modesto Verales Sebastián mandiamo l’abbraccio solidale del Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo e dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, come pure la nostra convinzione nel perseguire la via dell’autonomia e della dignità che loro, i nostri compagni che oggi vengono a mancare, ci indicano con la loro luce e il loro esempio.

Denunciamo l’incremento della repressione neoliberista contro i popoli, le nazioni e le tribù originarie che si oppongono ai progetti di morte nello stato di Guerrero e in tutto il Messico, denunciamo la violenza di cui si servono per imporli, per reprimere, sequestrare, far sparire e ammazzare chi di noi decide di seminare un mondo nuovo a partire dalle nostre geografie indigene.

Chiediamo verità e giustizia per i nostri compagni.

In fede

Maggio 2019

Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli

Mai più un Messico senza di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione a cura di 20ZLN

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/05/05/comunicado-del-cni-cig-y-el-ezln-ante-el-cobarde-secuestro-y-asesinato-de-los-companeros-del-concejo-indigena-y-popular-de-guerrero-emiliano-zapata/

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Declaración final del encuentro de la Red Europazapatista.

Madrid, 30 de marzo del 2019

Después de volver de la celebración del 25 aniversario del inicio de la guerra contra el olvido y el Encuentro Internacional de Redes de Resistencia y Rebeldías y de apoyo al CIG celebrado en Chiapas, volvimos a ver la urgente necesidad de organizarnos y actuar aquí, en la Europa de abajo y a la izquierda. Es por ello que la Red Europa Zapatista nos convocamos los 30 y 31 de marzo para seguir tejiendo las redes de rebeldía y resistencia.

Como ya definieron las compas en La Sexta “el capitalismo de la globalización neoliberal se basa en la explotación, el despojo, el desprecio y la represión a los que no se dejan. O sea, igual que antes, pero ahora globalizado, mundial”.

Luchamos por un mundo sin fronteras, contra el capitalismo y el patriarcado.

Nos hemos organizado para trabajar en los siguientes frentes: BriCos, Acciones, Salud, Comunicación, Megaproyectos y Presas.

Desde aquí, podemos ver y decir que aún necesitamos organizarnos, compartir nuestras experiencias y actuar mejor. Y para comenzar, nos CONCENTRAMOS el sábado 30 de marzo de 2019, Madrid, Estado Español frente a la Embajada de México.

¡¡Ante el llamado de solidaridad de las y los zapatistas les decimos hoy que NO ESTÁN SOLAS!!

Hemos venido desde nuestros territorios, trayendo la voz de nuestras luchas y nuestras organizaciones, a acompañar la lucha por la vida y contra el despojo de nuestras compañeras y compañeros zapatistas.

Desde aquí, denunciamos que la autodenominada “Cuarta Transformación” del nuevo gobierno inició en 1982 con la llegada de Miguel de la Madrid y su proyecto de privatizaciones, se profundizó con Carlos Salinas de Gortari y la firma del Tratado Libre Comercio de América del Norte. Siguió su guerra de conquista con Ernesto Zedillo, Vicente Fox, Felipe Calderón y Enrique Peña Nieto; y ahora continúa con el proyecto transexenal.

El gobierno neoliberal que encabeza Andrés Manuel López Obrador tiene la vista puesta en los territorios de los pueblos originarios, donde con el Instituto Nacional de Pueblos Indígenas se tiende una red de cooptación y desorganización que abre el camino a una guerra que tiene nombre industrial, echa de proyectos y violencias que, con el crimen organizado, expanden una oscura telaraña en los pueblos originarios del país.

Reiteramos nuestra firme oposición a las políticas neoliberales de los viejos y los nuevos gobiernos, nuestra oposición a las consultas amañadas que no tienen otro fin más que el despojo de los territorios. Nuestra oposición a la minería, al represamiento de los ríos, a la construcción de autopistas, a la acelerada especulación inmobiliaria de las tierras, es decir, al modelo desarrollista centrado en los megaproyectos neoliberales de muerte como el Corredor Transísmico o el Tren Maya. También, el Proyecto Integral Morelos que consta de 2 termoeléctricas, gasoductos y acueductos que buscan despojar a los pueblos indígenas nahuas de los estados de Morelos, Puebla y Tlaxcala, de la tierra, el agua, la salud, la identidad y la vida campesina.

La fuerza del Estado mexicano y de las empresas Elecnor, Enagas, Abengoa, Bonatti, CFE, Nissan, Burlington, Saint Gobain, Continental, Bridgestone y muchas más, han impuesto este proyecto por medio de la violencia pública estatal, federal y el ejército. Infundiendo terror en los pueblos a través de la tortura, la amenaza, el encarcelamiento, la persecución judicial, el cierre de radios comunitarias, y ahora el asesinato de nuestro hermano Samir Flores en Amalcingo, Morelos.

Denunciamos la creación de la Guardia Nacional, organismo que profundiza la militarización del país.

Denunciamos también la guerra abierta en contra de la digna lucha de la comunidad indígena nahua de Santa María Ostula, Michoacán.

Exigimos:

– El respeto pleno a la autonomía del ejido Tila, en el estado de Chiapas.

– La cancelación del proyecto hidroeléctrico Coyolapa-Atzala y de la explotación minera en la Sierra Negra.

– La cancelación de las concesiones mineras que implican la destrucción de la Sierra Sur, en el Estado de Oaxaca.  En el territorio chontal por parte de la empresa Salamera, en la región de los Chimalapas, en el desierto de Wirikuta, San Luis Potosí y en todo el país.

– La cancelación del proyecto parque eólico conocido como Gunaa Sicarú, de la empresa francesa EDF, en más de 4 mil hectáreas pertenecientes a los terrenos comunales de la comunidad binnizá de Unión Hidalgo y rechazamos la consulta que el gobierno pretende realizar para obtener el “consentimiento” a la misma.

-La cancelación inmediata de los estudios de prospección que realizan los espeleólogos pertenecientes al PESH (Espeleológico Sistema Huautla) en cuevas y cavernas del pueblo mazateco de Huautla sin autorización del mismo.

– La presentación con vida de los 43 estudiantes de Ayotzinapa y justicia para los compañeros asesinados.

– La presentación con vida del compañero Sergio Rivera Hernández quien fue desaparecido desde el pasado 23 de agosto de 2018 por su lucha en contra de la minera Autlán en la Sierra Negra de Puebla.

Recordamos que el año 2018 fue el más sangriento para las mujeres mexicanas, 3,568 asesinadas en un año por el solo hecho de ser mujeres, por lo que exigimos un compromiso político del Estado con el combate a los feminicidios, así como la aplicación de la alerta de género en los 32 estados del país.

Compañeras zapatistas, nosotras, mujeres de la Red Europa Zapatista, desde nuestros colectivos y espacios en toda la otra Europa, estamos luchando en contra del sistema capitalista patriarcal y sus malos gobiernos.

Seguiremos luchando para que como bien lo escribieron “ni una sola mujer en cualquier rincón del mundo tenga miedo de ser mujer”.

Seguimos llevamos la pequeña luz que nos regalaron el 8 de marzo del 2018 y la convertimos en rabia, en coraje, en decisión. Esta luz, la seguimos llevando a las desaparecidas, a las asesinadas, a las presas, a las violadas, a las golpeadas, a las acosadas, a las violentadas de todas la formas, a la migrantes, a las explotadas, a las muertas, y les diremos a todas y cada una de ellas que no están solas, y que vamos a luchar por ellas, que vamos a luchar por la verdad y la justicia que merece su dolor y que nunca se vuelva a repetir. Estamos pendientes de lo que pueda ocurrir en sus tierras zapatistas. Y no dejaremos que se apague su luz tampoco.

Juntas acabaremos con el sistema capitalista patriarcal. Esto es un compromiso compañeras, lo vamos a lograr juntas y vamos a empezar a construir el mundo que merecemos y necesitamos.

Finalmente, queremos hacer una especial mención de solidaridad y apoyo a los Presos en lucha y en huelga de hambre en el Estado de Chiapas. Ayer, Miguel Peralta, otro compañero preso en Cuicatlán, Oaxaca, hizo una jornada de ayuno y solidaridad con los compañeros en lucha y huelga de hambre. Igualmente, los compañeros presos de Comitán han decidido coserse la boca como forma de denuncia a quienes les quieren robar la voz y la decisión.

Por la inmediata libertad de los presos en lucha, hasta que caigan los muros de las prisiones.

¡SAMIR VIVE, VIVE, LA LUCHA SIGUE, SIGUE!

Al Ejercito Zapatista de Liberación Nacional

Al Congreso Nacional Indígena

Al Concejo Indígena de Gobierno,

¡No están sol@s!

La Europa Zapatista, abajo y a la izquierda.

20ZLN, Italia

Adherentes a la Sexta Barcelona, Barcelona, Catalunya,Estado Español

Adhesiva, Barcelona, Catalunya

Asamblea de Solidaridad con México, País Valencià

Asamblea Libertaria Autoorganizada Paliacate Zapatista, Grecia

ASSI, Zaragoza

Centro de Documentación Zapatista (CEDOZ), Madrid, Estado Español.

Chiapasgruppa, Noruega

Colectivo Espiral de solidaridad Semilla de resistencia

Cooperazione Rebelde Napoli, Italia

Colectivo Espiral de Solidaridad – Semilla de Resistencia, Grecia

Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo, Italia

London Mexico Solidarity, Reino Unido

Gruppe B.A.S.T.A. Münster, Alemania

Red Ya-Basta-Netz, Alemania

Mut Vitz13, Marseille, Francia

Mut Vitz34, Montpellier, Francia

Solidarity group, Escocia,

TxiapasEkin, Euskal Herria

Union syndicale Solidaires / Fédération SUD éducation, Francia

¡Ya basta! Milano, Padova, Italia

Y Retiemble, Madrid, Estado Español

Confederación General del Trabajo, Estado Español

La Pirata

– Nodo Solidale Mexico

– Nodo Solidale Roma, Italia

– Collettivo Zapatista Lugano, Suiza

– Adherentxs Individuales

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Frayba

Chiapas: lo Stato Messicano incrementa la militarizzazione nei territori zapatisti

A 5 mesi del governo di Andrés Manuel López Obrador si intensifica la strategia contrainsurgente contro le Basi di Appoggio dell’EZLN.

A 5 anni dall’esecuzione extragiudiziale tuttora impunita di José Luis Solís López(1), maestro Galeano, durante un’aggressione al progetto autonomo zapatista nella comunità di La Realidad, lo Stato messicano riafferma la sua opzione per la guerra in una regione dove i Popoli Originari costruiscono la Vita Degna.

Da dicembre del 2018 lo Stato messicano ha incrementato la militarizzazione nei territori dei Popoli Originari Basi di Appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (BAEZLN) in particolare nella regione della Selva Lacandona(2) a continuazione della strategia contrainsurgente per erodere i progetti di autonomia in Chiapas, Messico.

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba), attraverso la documentazione fornita dalle Brigate Civili di Osservazione (BriCO) ha registrato che dalla fine del 2018 è raddoppiato il numero delle incursioni dell’Esercito messicano nella sede della Giunta di Buon Governo (JBG) Hacia la Esperanza, nel Caracol di La Realidad (Municipio ufficiale di Las Margaritas). Le BriCo hanno riferito di 19 pattugliamenti terrestri, (con soldati armati di mitra) e 5 sorvoli di elicotteri da gennaio ad aprile 2019. È preoccupante la regolarità dei sorvoli sulle comunità e l’aumento dei movimenti militari nell’ultimo mese(3).

Le incursioni militari costituiscono atti intimidatori e di minaccia contro i Popoli Originari zapatisti in resistenza, sono un’aggressione al loro diritto all’autonomia e rappresentano un rischio per la vita, l’integrità e la sicurezza di tutta la popolazione: “I veicoli militari molte volte passano ad alta velocità per le comunità, senza preoccuparsi delle persone, bambine e bambini o animali durante il loro passaggio”.

Inoltre, dall’inizio dell’anno ad oggi, il Frayba ha registrato due fatti di spionaggio contro le BriCo nell’accampamento di osservazione internazionale della Realidad. Questa azione colpisce l’integrità e la sicurezza personale di chi monitora le violazioni dei diritti umani nella regione ed il cui lavoro si basa sulla Dichiarazione Sul Diritto ed il Dovere degli Individui, i Gruppi e le Istituzioni di Promuovere e Proteggere Universalmente i Diritti Umani e le Libertà Fondamentali Universalmente Riconosciute, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Il Frayba, con i dati raccolti dalle BriCo, conferma la denuncia pubblicata dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) nel comunicato del 10 aprile scorso: “Nelle nostre montagne e valli è aumentata la presenza militare, poliziesca, paramilitare e di spie, orecchie ed informatori. Sono riapparsi i sorvoli di aeroplani ed elicotteri militari ed il passaggio di veicoli blindati(4)“.

La militarizzazione che persiste con i nuovi governi federale di Andrés Manuel López Obrador e statale di Rutilio Escandón Cadenas, attenta contro la vita delle comunità dei Popoli Originari che in Chiapas difendono il loro diritto all’autonomia, all’autodeterminazione ed al territorio.

Bisogna ricordare che il 2 maggio 2014, durante la stessa azione in cui fu assassinato José Luis Solís López(5), membri della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos-Histórica distrussero la scuola e la clinica autonoma e minacciarono di smantellare il Caracol Madre de los Caracoles del Mar de Nuestros Sueños. Il fatto fu un pretesto affinché la Segreteria della Difesa Nazionale intensificasse la militarizzazione, cosa che il Frayba segnalò come un atto di intimidazione(6), invece di perseguire la giustizia e trovare le misure per risolvere il conflitto in maniera civile e pacifica.

Per quanto sopra, rivolgiamo un appello alla solidarietà nazionale ed internazionale per rafforzare il cammino verso la pace ed il rispetto dei diritti umani di fronte al rischio di una nuova offensiva militare nei territori zapatisti.

 

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico.

2 maggio 2019

Bollettino No. 7 https://frayba.org.mx/estado-mexicano-incrementa-militarizacion-a-territorios-zapatistas/

  1. Gli autori materiali del crimine sono stati liberati dopo un anno di carcere e quindi l’assassinio continua a restare impunito cinque anni dopo. Relazione: La Realidad, contexto e guerra, mayo 2015.
  2. Allegato 1: Presenza militare a La Realidad. Aprile 2018-aprile 2019. Documentación y archivo Frayba.
  3. Allegato 1: Incursioni militari a La Realidad. Aprile 2018-aprile 2019. Documentación y archivo Frayba.
  4. Messaggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale a 100 anni dall’assassinio del generale Emiliano Zapata. 10 aprile 2019.
  5. Gli autori materiali del crimine sono stati liberati dopo un anno di carcere e quindi l’assassinio continua a restare impunito cinque anni dopo. Relazione: La Realidad, contexto e guerra, mayo 2015.
  6. L’Esercito messicano minaccia la Giunta di Buon Governo Zapatista de La Realidad, 10 marzo 2015.

 

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La (impossibile) geometria del potere in Messico – 18 giugno 2005

Se Carlos Salinas de Gortari fu il governante esemplare esecutore della distruzione neoliberista in Messico, López Obrador vuole essere il paradigma dell’esecutore del riordinamento neoliberista. (…) Questo è il suo progetto. (…) La sua proposta è riempire DALL’ALTO E PER QUELLI IN ALTO il vuoto provocato dall’ecatombe neoliberista.

 

La (impossibile) Geometria? del Potere in Messico.

O geografia? No, la geografia è quella cosa del nord, sud, oriente e ponente. O sarà la geologia? No, questa si occupa delle pietre (tipo “che bel sassolino per inciamparci”). La geometria è quella cosa che ha a che vedere con area, volume, lunghezza e non-siate-malizios@. Mmh… sto già facendo lo spiritoso. Forse perché a molt@ non piacerà quello che diremo. Perché faremo riferimento alla presunta differenza tra la destra, il centro e la sinistra nella politica in alto. E poi ci sono le complicazioni: estrema destra, destra moderata, destra confessionale” sinistra “leale alle istituzioni”, estrema sinistra o radicale, sinistra moderata, centro, centro-sinistra, centro-destra, centro-centro, difesa centrale e centro attaccante. Ma in alto tutti dicono di essere una o l’altra cosa, secondo quanto dice il nuovo indice, cioè, il “rating”. Cosicché, quelli che vediamo un giorno in un posto, l’altro giorno sono all’opposto. Viene perfino mal di testa a guardare come saltano da una parte all’altra. Una baruffa. O una geometria impossibile.

Per cercare di capire questa geometria, secondo la nostra opinione, bisogna considerare che il capitalismo nella globalizzazione neoliberista sta realizzando una vera guerra mondiale, in ogni luogo e in tutti i modi. Questa guerra non solo distrugge, tra altre cose, le relazioni sociali. Cerca anche di riordinarle secondo la logica del vincitore. Tra le macerie prodotte da questa guerra di riconquista, giacciono le basi materiali, economiche, dello Stato-Nazione tradizionale. Ma non solo, sono distrutti, o hanno subito gravi danni, anche gli apparati e le forme di dominazione tradizionali (le relazioni dominante/dominato, dominante-dominante, e dominato-dominato). Pertanto, la distruzione riguarda anche la classe politica tradizionale, la sua costituzione, le sue relazioni interne, le sue relazioni col resto della società (non solo con i dominati) e le sue relazioni con le classi politiche di altre nazioni (le cosiddette relazioni internazionali). Così facendo, la guerra neoliberista ha sfigurato la politica tradizionale e la fa marciare al ritmo di uno spot pubblicitario, e la distruzione provocata dalla bomba neoliberista nella politica messicana, è stata così efficace che, anche secondo il nostro modesto punto di vista, là in alto non c’è niente da fare. Caso mai, programmi comici. Si suppone che là in alto, per esempio, ci siano centro, sinistra e destra. Ma in periodi elettorali tutti si ammucchiano al centro. Cioè, come se la geometria si contraesse e tutti si ammucchiassero al centro gridando: “SONO IO” …

“Sono io”, dice il Partito di Azione Nazionale.

Il PAN, il partito della nostalgia per la lotta democratica, Gómez Morín e “l’umanesimo politico”. La nostalgia per l’OPUS DEI, il MURO, la ACJM e Canoa. La nostalgia per la guerra dei cristeros, la sacra sindone ed il Cerro del Cubilete. La nostalgia per le buone coscienze, le buone abitudini, la gente perbene. La nostalgia per il trionfo culturale e la sezione degli affari sociali sui giornali (quando era diversa dalla sezione di cronaca poliziesca). La nostalgia per Massimiliano, Carlotta, Elton John e i tempi quando eravamo un Impero. La nostalgia per l’aspirina domenicale somministrata dal pulpito del pederasta, il “ring side” nella visita dell’o al Papa ed i ritiri spirituali di “salviamo il mondo dal diavolo comunista, siamo soldati di dio”. La nostalgia per i pomeriggi del bridge, il tè-canasta, i Cavalieri di Colombo. La nostalgia per l’incendio delle schede elettorali del 1988 e del co-governo con il PRI. La nostalgia per un calendario in cui non ci furono. La nostalgia per “la Patria, mio bene, è la storia reclusa in un convento”.

Così come l’attuale governo federale, il PAN oggi è guidato dall’organizzazione di estrema destra “El Yunque”. Sotto il suo peso giace il PAN storico e la sua nostalgia per le famiglie avvolte nei mantelli azzurri. Ed è “El Yunque” quello che (chi l’avrebbe detto) cerca di convincerci che il PAN adesso è un’organizzazione politica di centro. E ci presenta come possibili candidati presidenziali, una costellazione di mediocri, dove, rendiamo merito, primeggia il grigio “coupier” Santiago Creel Mirando (mi sembra, non sono sicuro, che fu segretario di governo nell’intinerato di Fox-Sahagún – oggi lo si può incontrare mentre piange sulla spalla della Coyote Fernández de Cevallos -). Una lista di precandidati nella quale non compare l’unica con reali possibilità di competere …. non ancora. Ma lei già sta muovendo i pezzi che El Yunque le fornisce per accodarsi.

Primo, per ottenere un posto che le assicuri l’impunità (quella già promessa da AMLO senza che nessuno glielo chiedesse – beh, almeno non pubblicamente -), poi, quando si sarà sgonfiato il fugace pallone Creel, accedere al clamore che nelle catacombe della destra le chiede, la implora, la supplica, le impone di essere candidata alla presidenza del Messico. Candidata di centro, ovviamente.

“Sono io”, dice il PRI, il Partito Rivoluzionario Istituzionale.

Il PRI, il partito dello “sviluppo stabilizzatore”. Il creatore del Sistema del Partito di Stato, messo a nudo a suo tempo dalle analisi di José Revueltas, Adolfo Gilly, Daniel Cosío Villegas, Pablo González Casanova. Quello di “Mister Amigou”. Quello della repressione dei medici, dei ferrovieri, degli elettricisti. Quello dei massacri del 2 ottobre del ’68 e del 10 giugno del 1971. Quello della guerra sporca negli anni ’70 e ’80. Quello delle svalutazioni. Quello delle frodi elettorali. Quello dei “ratones locos”, le “casillas zapato”, la “operación tamal”, la democrazia elettorale sintetizzata nello slogan “fischietti e berretti, bibite e panini”. Quello del furto, il saccheggio, la frode, l’assassinio di operai, contadini, studenti, insegnanti, impiegati. Quello di Fidel Velásquez, Rodríguez Alcaine, Jonguitud, Elba Esther Gordillo. Quello della Colina del Perro. Quello di Absalón Castellanos. Quello della frode elettorale dell’88. Quello del Clan Salinas de Gortari. Quello della controriforma all’articolo 27 della Costituzione. Quello della mancata entrata nel Primo Mondo. Quello del massacro nel mercato di Ocosingo. Quello del solitario Aburto e dell’ancor più solitario Colosio. Quello del tradimento del febbraio del ’95. Quello dell’IVA. Quello di Acteal, El Charco e Aguas Blancas. Quello dell’inizio dell’incubo a Ciudad Juárez. Quello del “firmo un accordo e non lo rispetto”. Quello di “non ho contanti”. Quello dell’interruzione violenta dello sciopero studentesco della UNAM, nel 1999. Quello della storia come propaganda elettorale. Quello dell’imposizione delle politiche neoliberiste che hanno distrutto le fondamenta del Messico. Quello della privatizzazione delle imprese statali e parastatali. Quello del voto per l’esautoramento. Quello del crimine organizzato in partito politico. Quello di “la-patria-mio-bene-è-una-prostituta-che-governa-il-più-abominevole-ovvero-proprio-io”.

Sul PRI non c’è molto da aggiungere a quanto detto e subito da lui. Il PRI, sorto dalla rivoluzione messicana del 1910 è, attualmente, il partito con le più altre probabilità di provocare una nuova rivoluzione in tutto il paese. Il PRI non ha legami con il crimine organizzato, esso è nella direzione dei cartelli del narcotraffico, dei sequestri, della prostituzione, del traffico di persone. Il cinismo col quale i suoi dirigenti scacciano la memoria, li porta a parlare ed agire come se non fossero 70 anni che stanno abusando del potere e lucrando nel suo esercizio. Le precampagne e campagne del PRI sono il miglior veicolo per provocare l’indignazione della gente… e la sua ribellione.

Qualche esempio? Enrique Jackson finanzia la sua campagna elettorale con denaro del crimine organizzato, cioè, il narcotraffico, la prostituzione ed i sequestri. Quello usato per pubblicità televisiva, l’ottiene dai riscatti del sequestro di membri delle famiglie benestanti alle quali ora promette “ordine” in prima serata. Da parte sua, Roberto Madrazo, un gangster senza scrupoli, trama l’eliminazione dei suoi avversari e provvede alla sua sicurezza per non essere assassinato (benché il portare come cagnolino da compagnia il “Croquetas” Albores non lo protegge affatto). Da parte loro, Montiel, Yarrington e Martínez, nel frattempo, passano la lista ai loro pistoleri, e la Paredes sospira, cioè, spia. Nella migliore tradizione priista, la candidatura si risolverà nelle cloache del potere politico (cioè che Elba Esther deciderà). La violenza criminale che affligge il paese non è altro che la lotta tra i cartelli per la candidatura presidenziale del PRI. Quelli che perderanno se ne andranno, insieme ai loro capi priisti, non in prigione,… ma nel PRD. Chi rimarrà ci dirà che è di centro.

“Sono io”, dice il PRD, il Partito della Rivoluzione Democratica.

Il PRD, il partito degli “errori tattici”. L’errore tattico, con i suoi patti elettorali, di fomentare gli affari di famiglie mascherate da partiti. L’errore tattico di allearsi con il PAN in alcuni stati e con il PRI in altri. L’errore tattico della controriforma indigena e dei paramilitari di Zinacantán. L’errore tattico di Rosario Robles ed i video scandalo. L’errore tattico di perseguire e reprimere il movimento studentesco della UNAM nel 1999. L’errore tattico della “legge Ebrard” e la “legge Monsanto”. L’errore tattico di cedere lo Zocalo di Città del Messico ai monopoli dello spettacolo. L’errore tattico di fare squadra con i salmisti. L’errore tattico della importata “tolleranza zero” e di perseguire giovani, omosessuali e lesbiche per il “crimine” di essere diversi. L’errore tattico di tradire la memoria dei suoi morti, candidare i loro assassini e riciclare gli espulsi dalle candidature priiste. L’errore tattico di trasformare movimenti popolari in burocrazie di partito e di governo. L’errore tattico di strumentalizzare le morti di Digna Ochoa e Pável González per lusingare la destra. L’errore tattico di non dichiararsi rispetto ai movimenti di resistenza e liberazione di altri paesi, di abbassare la testa davanti al potere nordamericano e di cercare di ingraziarsi i potenti. L’errore tattico delle sue lotte intestine e delle frodi nelle elezioni interne. L’errore tattico dell’alleanza con il narcotraffico nel DF. L’errore tattico di chiedere denaro alla gente mentendo e dicendole che è per aiutare, “sotto sotto”, gli zapatisti. L’errore tattico del vergognoso corteggiamento dei settori più reazionari del clero. L’errore tattico di usare i morti nella lotta come certificato di impunità per rubare, saccheggiare, corrompere, reprimere. L’errore tattico di correre al centro, pazzo di gioia, col suo carico di errori tattici. L’errore tattico di “la Patria, mio ben, non è altro che un bilancio in discussione”.

E nel centro del PRD… -“Sono io, dice AMLO, Andrés Manuel López Obrador.

Contro AMLO si era lanciata la (a volte felice) coppia presidenziale, sfoderando la PGR in una mano, la Suprema Corte di Giustizia nell’altra, il Congresso dell’Unione in gabbia, ed i mezzi di comunicazione per compensare la perdita di “rating” del suo “reality show” e della sua striscia comica. Il processo di esautoramento è stato, oltre ad una commedia dai risvolti tragici, un indicatore dello scontento popolare (no mio caro, non ci si può più prendere gioco della gente come prima) e, soprattutto, un’insuperabile spinta elettorale… per l’esautorato.

Contro AMLO si lancia Cárdenas Solórzano accusandolo di dichiararsi da subito di centro e di non seguire la sua tradizione di cominciare dichiarandosi di sinistra… e correre poi al centro man mano che procede la campagna elettorale. Criticandolo di mantenere il controllo del PRD e farne un uso discrezionale… dopo che Cárdenas ha fatto la stessa cosa per tanti anni. Gli rinfaccia le alleanze strette, dimenticando che a quelle fatte da Cárdenas si deve l’arricchimento di famiglie (come il Partito della Società Nazionalista, dei Riojas) e la lega del PRD con il sinarquismo [setta francomassonica -n.d.t.] – la stessa che incappucciò la statua di Juárez (il Partito di Azione Sociale), quando accettò la candidatura da quei due partiti nel 2000. López Obrador. AMLO proiettato ai vertici della democrazia “moderna” (cioè, le inchieste) dall’assurda e ridicola campagna della coppia presidenziale. Colui che ha trasformato la mobilitazione cittadina contro l’autoritarismo dell’esautoramento in un atto di promozione personale e di lancio elettorale. Colui che, nella mobilitazione contro l’esautoramento, non ha pronunciato la frase che avrebbe forse dovuto dire, “nessun dirigente ha il diritto di guidare un movimento intorno ad una causa giusta, per poi, alle spalle della maggioranza, sottometterlo al suo progetto personale di ricerca del Potere e negoziarlo per questo”. Colui che convoca una marcia del silenzio e, invece di rispettarlo, la usa per parlare al Potere, imponendo a tutti la parola di uno solo. Quello dell’alchimia che trasforma unmilione seicento mila silenzi nella voce di Don Porfirio che, nonostante i fischi (quelli sì “storici”), è stata ascoltata dall’interlocutore di quella marcia: il Potere. Colui che ha mutato (e svalutato) il trionfo popolare della marcia del 24 aprile e lo ha trasformato in un successo personale nella sua corsa presidenziale. L’ex esautorato. Colui che ha accusato il Potere di arbitrio e poi ha scambiato con esso mutue scuse. Colui che denunciava “complotti” che poi elogia come “statisti” coloro accusati di ordirli. Colui che vanta, come suoi primi “comitati di appoggio” indigeni in Chiapas, i caciques e paramilitari di Zinacantán, gli stessi che aggredirono la marcia zapatista il 10 aprile del 2004. Colui che si vede già avvolto nella fascia presidenziale. Colui che, tra le sue prime promesse di governo, garantiva l’impunità a chi ha assassinato e fatto sparire gli attivisti sociali, chi ha gettato il Messico nella miseria e si è arricchito sul dolore di tutti. Colui che, con le sue azioni, dice alla gente “vi disprezzo smisuratamente”. [“desaforadamente” – in spagnolo, gioco di parole con il termine “desafuero” – n.d.t.].

López Obrador. Colui che ha paragonato se stesso a Francisco I. Madero… dimenticando che la similitudine con Madero non finisce con il democratico imprigionato da Porfirio Díaz, ma continua con il Madero che formò la sua squadra di governo con gli stessi porfiristi (e che fu tradito da uno di loro). Con il Madero che, voltando le spalle alle richieste dei diseredati, si dedicò a mantenere la stessa struttura economica di sfruttamento, saccheggio e razzismo costruita dal regime porfirista. AMLO e gli uccelletti che gli volteggiano intorno “hanno dimenticato” questi dettagli.

E, soprattutto, “hanno dimenticato” che, di fronte a Madero, gli zapatisti impugnarono il Piano di Ayala. Quel piano a proposito del quale Madero disse, parola più, parola meno, “pubblicatelo, che tutti sappiano che quel Zapata è pazzo”. Ma, basta storia passata e confronti. Siamo agli inizi del XXI° secolo non del XX° secolo, in una successione anticipata dalla sfacciata ambizione di una donna.

Per sapere qual è il progetto di chi aspira al Potere, non bisogna ascoltare quello che dice rivolgendosi in basso, ma quello che dice rivolgendosi in alto (per esempio, nelle interviste ai quotidiani nordamericani New York Times e Financial Times). Bisogna ascoltare quello che promette a chi in realtà comanda.

La promessa centrale del programma presidenziale di AMLO non è vivere nel Palazzo Nazionale e trasformare Los Pinos nella nuova sezione del Bosco di Chapultepec. È “stabilità macroeconomica”, cioè, “guadagni crescenti per i ricchi, miseria e privazioni crescenti per i diseredati, ed un ordine che controlli lo scontento di questi ultimi.”

Quando si critica il progetto di AMLO non si tratta di criticare un progetto di sinistra, perché non lo è, così ha dichiarato e promesso López Obrador al Potere là in alto. Egli è stato chiaro e non lo vede solo chi non vuole vedere (o non gli conviene vedere) e continua a sforzarsi di vederlo e presentarlo come un uomo di sinistra. Quello di AMLO è un progetto, come lui stesso lo ha definito, di centro.

Ed il centro non è altro che una destra moderata, la porta della clinica di chirurgia plastica che trasforma gli attivisti sociali in despoti e cinici, una macroeconomia stabilizzata dei secondi piani e conferenze stampa mattutine.

Noi abbiamo visto ed analizzato da vicino il governo di AMLO nel DF. Non sulla stampa, nei circoli esclusivi o ai secondi piani, ma dal basso, per strada. Crediamo che lì si annidi il germe di un autoritarismo ed un progetto personale ultrasessennale. L’immagine di Carlos Salinas de Gortari costruita da AMLO è, in realtà, un specchio. Per questo la formazione della sua squadra. Per questo il suo programma è così vicino a quello del “liberalismo sociale” del salinismo. Ho detto “vicino”? Piuttosto, la continuazione di quel programma. Questo è ancora nascosto dalla servile stupidità dell’ultradestra (che sembra un caprone in una cristalleria) e dallo stesso caos ideologico che regna nella classe politica messicana, ma non tarderà a rendersi evidente. Forse a causa di questo occultamento, alcun@ intellettuali, oltre a distint@ attivist@ sociali, forniranno il loro caldo alito all’uovo del serpente che oggi si annida nel governo di Città del Messico.

Davanti a López Obrador non ci troviamo di fronte ad un leader nostalgico del passato nazionalista rivoluzionario, ma a qualcuno con un progetto molto chiaro di presente… e di futuro. AMLO non sta pensando di realizzare il suo progetto in un solo sessennio (per questo la sua squadra è la stessa di quel celebre che disse “governeremo per molti anni”). E, contrariamente a quanto pensa qualcuno, López Obrador non promette di ritornare al passato populista che tanto atterrisce il potere economico. No, AMLO promuove una mediazione ed un’amministrazione “moderne” (cioè, finire quanto lasciato in sospeso da Salinas de Gortari). Ed ancora: offre di creare le basi di un Stato “moderno”, per questo si sforza di differenziarsi da Lula, Chávez, Castro e Tabaré. E l’offerta non la fa a quelli che stanno in basso o a quello che rimane della Nazione messicana, ma a chi comanda in realtà: il potere finanziario internazionale. La sua non sarà un’amministrazione neoliberista con la mano sinistra (Lula in Brasile, Tabaré in Uruguay, Kirchner in Argentina), né un governo socialista (Castro a Cuba), né un nazionalismo popolare (Chávez in Venezuela), ma IL NUOVO MODELLO DI STATO NON-NAZIONALE (l’embrione della guerra neoliberista) in America Latina.

Se Carlos Salinas de Gortari fu il governante esemplare esecutore della distruzione neoliberista in Messico, López Obrador vuole essere il paradigma dell’esecutore del riordinamento neoliberista. Questo è il suo progetto. Sempre che gli sarà permesso farlo.

Non ci dedicheremo a criticare AMLO (di questo si occuperà, con insuperabile efficienza, il PRD – soprattutto nella lotta per la candidatura al governo del DF -), ma riteniamo nostro dovere avvertire, definire e definirci. È necessario perché, nel gattopardismo dell’alto, una definizione non chiara diventa un appoggio esplicito: “se non sei contro di noi, allora sei con noi”. La definizione davanti (e non di fianco) a quello che rappresenta AMLO è imprescindibile. La sua proposta (ed in questo non c’è nessuna differenza con quella di Cárdenas nel PRD, né con quella di qualunque precandidato di qualsiasi partito nel sovrappopolato “centro” politico del Messico di metà 2005) è riempire DALL’ALTO E PER QUELLI IN ALTO il vuoto provocato dall’ecatombe neoliberista.

In sintesi, in alto regnano l’indecenza, la sfacciataggine, il cinismo, la sfrontatezza.

Questo è quello che pensiamo della geometria politica del Messico di sopra. Dire un’altra cosa sarebbe mentire e cercare di ingannare chi non abbiamo mai ingannato: in primo luogo noi stessi, ma anche la gente in generale. Ci fa rabbia e indignazione vedere quello che vediamo e lotteremo per impedire che questi svergognati l’abbiano vinta.

Perché è l’ora di incominciare a lottare affinché tutti quelli che dall’alto disprezzano la storia e ci disprezzano, rendano conto, e paghino.

Bene. Salute e attenzione, che in basso l’orologio segna l’ora sesta.

Dalle montagne del Sudest Messicano
Subcomandante Insurgente Marcos
Messico, nel Sesto mese dell’anno 2005

P.S. SUL CHIAPAS – Se in precedenza le Giunte di Buon Governo hanno comunicato di avere qualche rapporto con il governo statale, adesso informano che, da dicembre dell’anno scorso, queste si sono interrotte per l’inadempimento del governo nei pochi impegni presi. Non ha risarcito, né regolarizzato, né fatto giustizia nei pochi casi per cui era stato interpellato. Non ha adempiuto perché in fondo è razzista come chiunque. E’ assorbito dall’autoritarismo e dalla superbia, la giustizia locale è dedita all’affare del traffico di persone, i bilanci spesi in signorine che si offrono dagli annunci sui giornali locali o che lavorano nella zona Galáctica, il denaro dissipato in campagne mediatiche, ridicole e svergognate, di discredito degli avversari (come quella intrapresa contro il movimento degli insegnanti di alcune settimane fa) e di promozione del culto della personalità. Ni modos.

(traduzione del Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo) 18 giugno 2005 http://chiapas.meravigliao.it/2005/200605co.htm

 

 

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Il secolo di Zapata

di Gustavo Esteva – 28 Aprile 2019

Quando entra trionfante a Città del Messico, insieme a Pancho Villa, ad Emiliano Zapata viene offerta la poltrona presidenziale. Emiliano Zapata rifiuta: “Non combatto per questo, combatto per le terre, perché le restituiscano”, spiega. Poi torna nello Stato di Morelos, dove insieme ai contadini, dà vita alla Comuna, una straordinaria esperienza di auto-governo fondata su un potere municipale e su una sperimentazione di democrazia diretta che attua la riforma agraria attraverso l’esproprio dei latifondi e apre scuole popolari. Zapata fa ancora paura e per questo viene ucciso su mandato dell’élite nazionale e di Venustiano Carranza, il primo presidente del Messico post-rivoluzionario. Cento anni dopo, soprattutto grazie agli indigeni col passamontagna del Chiapas, la sua lotta per la terra e la libertà, è più viva che mai, in Messico e altrove. Il mondo nuovo che sognava Zapata vive nell’affermazione della dignità di chi si batte per un’esistenza non asservita al potere del denaro e dei suoi strumenti più fedeli: i mercati internazionali e gli Stati.

 

La storia inizia con un regolamento di conti. Gli storici registrano il tradimento di Madero e addebitano il crimine a Carranza. Però il tradimento, il crimine e il compito ancor più grave di assassinare la memoria di Zapata devono essere attribuiti ai rivoluzionari del 1910, ai governi della Rivoluzione fino a quello di José López Portillo e a tutti i suoi successori, fino ad oggi, come pure alle élite di cui sono stati a servizio.

Una maniera semplice di cominciare il regolamento dei conti è farlo con l’ejido [N.d.t. – Proprietà rurale di uso collettivo, diffusa soprattutto nelle comunità indigene]. Lo zapatismo cercava di recuperare gli spazi in cui le comunità esercitavano i loro modi di vivere e di governarsi. Nella ‘comuna’ di Morelos (così si chiamò quella notevole esperienza), le varie comunità ricevettero pieno riconoscimento, e per l’eternità, delle loro terre e acque, dei loro ejidos. Le leggi che Zapata fece valere nel 1916 e 1917 garantivano loro autonomia e forme di governo proprie. Lo Stato si formava passo dopo passo come comunità di comunità locali, di natura anticapitalista.

A partire da quello di Carranza (che governò il Messico attorno al 1915, ndt), i governi invece hanno solo cercato di realizzare e amministrare secondo le forme politiche della civiltà capitalista, per la sua espansione, adattandosi alle mode e alle esigenze degli ultimi 100 anni. A questo scopo dovevano assassinare Zapata e liquidare o corrompere lo zapatismo. Scesero a compromessi  con molte e svariate fazioni. Nessun  compromesso fu possibile con lo zapatismo. Era una cosa che non rientrava in quel progetto.

Per quanto la Costituzione del 1917 rappresentasse una formula di compromesso, in essa restò una ingannevole formula  antizapatista. Oltre a rivendicare che la terra è della nazione, si afferma che essa può divenire proprietà privata con il trasferimento del suo possesso a privati. Si afferma inoltre che coloro che non hanno terra a sufficienza hanno il diritto di esserne dotati, e che quanti ancora vivessero secondo il sistema dell’uso comunale della terra hanno il diritto di sfruttare in comune le loro terre, però il tutto è assoggettato alla legge del 6 gennaio 1915, di Carranza. In quella legge si affermò espressamente che non si trattava di rivitalizzare le antiche comunità, né di crearne altre simili, ma unicamente di concedere terre alla popolazione più misera che ne era priva. In questo modo lo spirito antizapatista restò impresso nella Costituzione e passò in tutte le leggi agrarie formulate da allora in poi.

Poiché la nazione acquista esistenza reale solo nel governo, tutto ciò che riguarda le terre e le acque in questi 100 anni è rimasto nelle mani di un gruppo sempre più incompetente e corrotto, costantemente al servizio del capitale. Per un secolo le popolazioni hanno dovuto subire ogni sorta di soprusi e affrontare ogni sorta di ostacoli per difendere i loro diritti originari, quelli che possedevano molto prima che la nazione acquistasse una forma di esistenza legale, diritti che lo zapatismo aveva pienamente riconosciuto.

La rivendicazione attuale non significa ritornare al 1992, allorché venne liquidato il regime agrario della Rivoluzione e si pose fine all’anomalia, in una società capitalista, di una parte della terra che restava al di fuori del mercato e della proprietà privata. La riforma liberò l’ejido carranzista dal ferreo controllo statale, però solo per sottometterlo a quello del mercato. Ciò di cui oggi c’è necessità è smontare il delirio antizapatista che dura da 100 anni e che, subordinando i popoli allo Stato o al mercato, subordina tutto al capitale. Il punto di riferimento non è il 1917 o il 1992, né gli anni precedenti alla riforma salinista (quella del 1992, ndt). È lo zapatismo di Zapata, la Comuna del Morelos.

Questo è ciò che lo zapatismo di oggi reclama e che sarebbe stato concordato a San Andrés (nelle trattative fra gli insorti neozapatisti e il Governo, ndt). Nell’identico modo in cui consultazioni manipolate (il riferimento è all’ampio uso che ne sta facendo il governo di AMLO, ndt) pretendono di essere compatibili con norme nazionali e internazionali, oggi si prepara l’attuazione di quegli accordi. È un infame inganno. Invece di rispettare la piena autonomia delle popolazioni e la loro decisione di seguire il proprio cammino, l’amministrazione attuale si è proposta di sottometterli. I suoi progetti stellari, il treno Maya [ndt: il progetto di linea ferroviaria di interesse turistico e commerciale, da Cancun a Palenque] e il Corredor Transistmico [ndt: un corridoio multimodale fra il Pacifico e l’Atlantico, nella regione dell’Istmo di Tehuantepec], hanno una caratteristica precisa:  intendono subordinare la vita della gente del sudest a una logica che le è completamente estranea … Per il suo bene!

Si parla di ecoturismo o di imprese turistiche comunitarie come pretesto. Ormai le grandi imprese turistiche non investono più in hotel, treni o linee aeree: sono le padrone dei turisti e li muovono da un territorio all’altro in funzione degli accordi che impongono alle agenzie locali. Il Corredor vuole sottoporre una delle più ricche zone del paese a una logica del commercio internazionale sulla quale le popolazioni e il governo messicano non avranno più alcun potere di dire o di fare qualcosa.

La tradizione di Emiliano Zapata, che l’EZLN ha attualizzato e rinnovato, guarda oggi a forme di esistenza sociale che rappresentano una innovazione radicale. Circolano per il mondo come baluardi di fronte all’orrore e come possibilità reali di un mondo nuovo. Questo deve essere il secolo di Zapata, quello in cui la gente costruirà la propria vita senza subordinarsi allo Stato o al mercato, cioè al capitale. https://comune-info.net/2019/04/il-secolo-di-zapata/

Fonte: La Jornada – https://www.jornada.com.mx/2019/04/22/opinion/014a1pol

traduzione a cura di Camminar domandando https://camminardomandando.wordpress.com/

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De Zapata a Zapata

@lhan55 Luis Hernández Navarro

L’indigena Teresa Castellanos ha dedicato gli ultimi sei anni della sua vita a difendere la terra della sua gente. È portavoce dell’Assemblea Permanente dei Popoli di Morelos (APPM). Coordina il comitato Huexca in resistenza che difende le vittime del Progetto Integrale Morelos (PIM) e della centrale termoelettrica.

In riconoscimento al suo lavoro le è stato conferito questo anno il premio di diritti umani Sergio Méndez Arceo. Nel 2018, insieme ad Aurora Valdepeña, ha ottenuto il premio alla Creatività 2018 della Donna della Fondazione dal Forum Mondiale delle Donne. Nel 2015 è stata finalista per il Premio Internazionale dei Diritti Umani Front Line Defenders. A causa delle minacce subite, lei e le sue due figlie sono state incluse nel Meccanismo di Protezione per Giornalisti e Difensori de Diritti Umani.

La sua lotta poggia sulla tradizione zapatista ed il movimento jaramillista, profondamente radicati nell’immaginario popolare di questa regione. Da un Emiliano Zapata che poco ha a che vedere con le cerimonie ufficiali in suo onore o con la narrazione di storiografi accademici. Si tratta di uon zapatismo che ha resistito sia alla strumentalizzazione dell’agrarismo delle centrali sindacali campesine, sia ai tentativi dei diversi governi di presentarsi come la sua incarnazione.

Teresa è l’espressione dello zapatismo in carne ed ossa, lontano da quello di carta dei biglietti della Lotteria Nazionale. Intervistata dalla giornalista Daliri Oropeza, ha spiegato le radici e le ragioni della sua lotta. È l’ideale che ci si porta dentro. L’essere nata in terra zapatista è un orgoglio. Ma non solo per avere sangue zapatista, ma per portarne gli ideali. Sapere che ci sono state tante persone che hanno lottato per il bene delle comunità, come il generale Zapata, per terra, acqua, monti, per la libertà. A 100 anni dal suo assassinio, il suo ideale quanè ancora vivo. Continuiamo a resistere. Si è resistito per tutti questi 100 anni, ha detto. Ed ha aggiunto: Ho ammirato moltissimo il generale Emiliano Zapata. Per tutta la mia vita, da quando andavo alle medie, ho ricordato e letto del generale Emiliano Zapata (https://bit.ly/2IfIRAU).

È questo lascito quello che ha fatto dire a Teresa nell’evento di Chinameca, il 10 aprile scorso, dove centinaia di contadini e indigeni hanno commemorato, al margine del governo federale, il 100° anniversario luttuoso dell’assassinio di Emiliano Zapata: Siamo contro AMLO perché lui è contro di noi. Volevamo parlare con lui. Lui si è rifiutato.

La durezza delle sue parole (condivise dai partecipanti all’evento) ha una storia dietro. A maggio del 2014, a Yecapixtla, Morelos, López Obrador durante un incontro disse: Non vogliamo la costruzione del gasdotto o della centrale termoelettrica o le miniere, perché distruggono il territorio ed inquinano le acque. Ed aggiunse: Il Messico non è territorio di conquista, né perché vengono gli stranieri ad appropriarsi di tutto. Pensate che vogliono costruire una centrale termoelettrica ad Anenecuilco, la terra dove è nato il migliore dirigente sociale che ci sia mai stato nella storia del Messico, Emiliano Zapata. È come se andassero a Gerusalemme e costruissero una discarica di rifiuti tossici o una centrale nucleare.

Tuttavia, le parole di López Obrador sono svanite quando è entrato nel Palazzo Nazionale. Il 10 febbraio a Cuautla, il Presidente ha ritrattato la sua parola. Gli oppositori al PIM gli hanno risposto gridando: “Agua sì, termos no!”. López Obrador si è rivolto a loro dicendo: Sentite, radicali di sinistra, per me non sono altro che conservatori, ed ha annunciato la realizzazione di una consultazione, impugnata dalle comunità indigene.

Dieci giorni dopo, l’attivista Samir Flores, figura chiave nella lotta contro la termoelettrica e nell’organizzazione delle comunità di Morelos, viene assassinato a colpi d’arma da fuoco sulla porta di casa. Il mandatario, invece di sospendere la consultazione, è andato avanti.

“L’assassinio del generale fu molto doloroso per tutti, come lo è ora l’omicidio del compagno Samir Flores – ha detto Teresa a Daliri Oropeza -; non so se sia un caso, ma a 100 anni dall’assassinio del generale Emiliano Zapata uccidono un compagno che aveva lo stesso ideale. Anche se non aveva il sangue del generale, né fosse suo parente, egli portava avanti lo stesso ideale e pensava e parlava come lui, e lottava per la libertà dei popoli, e perché questo cambiasse”.

L’11 febbraio, un giorno dopo averli accusati di essere conservatori, la APPM ha inviato una lettera al Presidente in cui gli ha detto: Lei ci ha offeso, ha dedicato gran parte del suo discorso democratico a lanciarci epiteti senza conoscerci o conoscendoci, non sappiamo. Ed ha dichiarato: se non si cancella la centrale termoelettrica a Morelos, non ci saranno omaggi ufficiali a Zapata da parte del governo.

Da Zapata a Zapata. Quasi due mesi dopo la missiva, le cronache giornalistiche riferivano che, a Chinameca, mentre centinaia di contadini ricordavano il generalessimo protestando contro il PIM, il palco ufficiale dell’evento per i 100 anni dal suo crimine era vuoto. Andrés Manuel López Obrador ha dovuto realizzare l’evento a Cuernavaca, a 86 chilometri di distanza da dove fu assassinato il Caudillo del Sud.

Twitter:@lhan55

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/04/16/opinion/018a2pol

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I malgoverni verranno e se ne andranno, ma il colore della terra persisterà e con esso tutti i colori di quanti nel mondo si negano alla rassegnazione ed al cinismo, che non dimenticano e non perdonano, che presentano il conto di offese, reclusioni, sparizioni, morti, oblio.

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

Aprile 2019

Ai famigliari ed amici di Samir Flores Soberanes:

All’Assemblea della Resistenza di Amilcingo:

Al Fronte dei Popoli in Difesa della Terra e dell’Acqua Morelos-Puebla-Tlaxcala:

Al Congresso Nazionale Indigeno:

Al Consiglio Indigeno di Governo:

Alla Sexta nazionale e internazionale:

Alle Reti di Appoggio al CIG e Reti in Resistenza e Disobbedienza:

A chi lotta contro il sistema capitalista:

Sorelle e fratelli:

Compagni e compagne:

Vi scrive il Subcomandante Insurgente Moisés a nome delle donne, degli uomini, dei bambini e degli anziani zapatisti. La parola che vi mandiamo è collettiva e spetta a me scriverla come portavoce dell’EZLN.

Dalle montagne del sudest messicano arriva oggi alle degne terre di Emiliano Zapata e dei suoi successori – come lo era ed è Samir Flores Soberanes, nostro fratello e compagno di lotta in difesa della vita – l’abbraccio che non è solo mio ma di tutti i popoli zapatisti tzotzil, chol, tojolab, zoque, mam, meticci e tzeltal.

Sorelle e fratelli, noi zapatiste e zapatisti dell’EZLN vi mandiamo questo abbraccio perché vi rispettiamo ed ammiriamo.

Non abbiamo potuto essere presenti lì con voi come avremmo voluto. La ragione è molto semplice ed ha la bandiera del malgoverno. Perché nelle nostre montagne e valli è aumentata la presenza militare, poliziesca, paramilitare, di spie ed informatori. Sono riapparsi i sorvoli di aeroplani ed elicotteri militari ed il passaggio di veicoli blindati, come ai tempi di Carlos Salinas de Gortari, di Ernesto Zedillo Ponce de León, tutore politico dell’attuale titolare dell’Esecutivo, di Vicente Fox Quesada dopo il tradimento degli Accordi di San Andrés, dello psicopatico Felipe Calderón Hinojosa e del ladro in doppio petto Enrique Peña Nieto. La stessa cosa, ma ora con più frequenza e maggiore aggressività.

Pattugliamenti e sorvoli non seguono le rotte del narcotraffico, né quelle delle lente carovane delle sorelle e fratelli migranti che fuggono da una guerra che ci si rifiuta di chiamare col suo nome… per raggiungerne un’altra che si nasconde dietro un governo federale tutto chiacchiere e cialtroneria. No, questa minaccia di morte percorre per aria e terra le comunità indigene che vogliono mantenersi in resistenza e ribellione per difendere la terra, perché in lei sta la vita.

Ora, inoltre, membri dell’Esercito Federale e dell’Aeronautica si addentrano nelle montagne e compaiono nelle comunità dicendo che sta arrivando la guerra e che stanno solo aspettando ordini “dall’alto”. E qualcuno si fa passare per quello che non è e né sarà mai, perché dice di conoscere i presunti “piani militari” dell’EZLN. Forse ignorando che l’EZLN dice quello che fa e fa quello che dice… o forse perché il piano è montare una provocazione e poi incolpare l’EZLN. Lo stesso metodo di Ernesto Zedillo Ponce de León e del suo lacchè Esteban Moctezuma Barragán, oggi incaricato di aggredire il magistero democratico.

Nei fatti, in tutto questo, il malgoverno attuale è come i suoi predecessori. Ma adesso cambia la giustificazione: oggi la persecuzione, le minacce e l’attacco alle nostre comunità è “per il bene di tutti” e si fa sotto la bandiera della cosiddetta “IV Trasformazione”.

Ma non è di questo che vogliamo parlarvi. Dopo tutto, qualunque denuncia viene screditata perché, secondo il Potere Esecutivo Federale, la realtà rientra nella categoria “radicale di sinistra conservatrice” che vuol dire che chiunque non sia prezzolato ed osi criticare il governo supremo (…), sarà impallinato dalle sue milizie sui social network che sono “moderni” solo perché il loro fanatismo è digitale, ma utilizzano gli stessi argomenti di chi applaudiva ed applaude gli eccessi delle varie tirannie nel mondo, ed ai quali si potrebbero ripetere le parole di Emiliano Zapata Salazar: “L’ignoranza e l’oscurantismo in tutti i tempi non hanno prodotto altro che greggi di schiavi per la tirannia”.

Quello che sta succedendo in queste terre chiapaneche, è quello che stiamo subendo da  oltre 25 anni. E ripetiamo quello che abbiamo già detto: là in alto sono la stessa cosa… e sono gli stessi. E la realtà toglie loro il trucco con cui vogliono simulare il cambiamento.

Sorelle e fratelli:

Compagni e compagne:

Quello che vogliamo dirvi, rimarcare, è quanto sia grande la vostra resistenza.

Non solo per innalzarla a simbolo quando quelli di sopra celebrano un tradimento: l’assassinio di una persona di nome Emiliano Zapata Salazar, e che fallì nel tentativo di fermare una causa, quella che oggi vive in molte sigle in tutto il territorio di questo che ancora chiamiamo Messico: lo zapatismo.

Questa causa è di ispirazione per ogni persona onesta nel mondo, perché la lotta è per la vita. Non è una scommessa per denaro, poltrone, regali. È per le generazioni che non verranno se trionferà la superbia del Prepotente e le comunità saranno distrutte.

Per questo la vostra lotta non solo merita di essere salutata ed appoggiata, dovrebbe anche essere replicata in tutti gli angoli del pianeta dove, sotto la bandiera del cosiddetto “ordine e progresso”, si distrugge la natura ed i suoi abitanti.

Ci sono volte in cui le cause si concretizzano in una persona, uomo, donna o otroa. Ed allora questa causa prende nome, cognome, luogo di nascita, famiglia, comunità, storia. Come per Emiliano Zapata Salazar, è il caso anche del fratello e compagno Samir Flores Soberanes che hanno cercato di comprare, farlo arrendere, convincerlo ad abbandonare i suoi ideali. Lui non ha ceduto, per questo l’hanno assassinato. Perché non si è venduto, perché non si è arreso e perché non ha ceduto.

Chi si è sentito sollevato dal suo assassinio e poi ha realizzato una “consultazione” per burlarsi così della tragedia, pensava che tutto sarebbe finito lì; che la resistenza contro il megaprogetto, criminale come tutti i megaprogetti, si sarebbe spenta insieme alle lacrime che l’assenza dal fratello e compagno ha strappato.

Si sono sbagliati, come si sbagliarono Carranza e Guajardo quando credettero che Zapata finiva a Chinameca.

L’attuale governo federale si sbaglia di grosso quando, ostentando la sua ignoranza della storia e della cultura del paese che dice di “comandare” (il suo libro di testo non è “Chi governa” ma “Chi comanda”), pretende di accostare Francisco I. Madero ad Emiliano Zapata Salazar. Perché, così come Madero volle comprare Zapata, il malgoverno voleva comprare Samir e le comunità che resistono, con aiuti, progetti ed altre menzogne.

Le comunità e Samir hanno risposto con il loro lavoro di resistenza, cosa di cui Emiliano Zapata sarebbe orgoglioso, il quale diceva che non lo si comprava con l’oro e che qui (nelle terre di Morelos) c’erano ancora e ci sono uomini – noi aggiungiamo “e donne ed otroas” – con dignità.

Non sono nuove nemmeno l’ignoranza e la superbia che caratterizzano l’attuale capo del malgoverno. Come non è nuovo che abbia una corte di adulatori. Un gruppo di svergognati che adattano la storia al piacere del tiranno e lo presentano come il meglio di tutti tempi. Lo applaudono e, con ossequio senza riserve, ripetono tutte le sciocchezze che gli escono di bocca. Lui ha decretato la fine del neoliberismo e la sua corte sistema numeri, fatti, progetti per nasconderli dietro lo scenario della cosiddetta “Quarta Trasformazione” che altro non è che la continuazione e acutizzazione della tappa più brutale e sanguinaria del sistema capitalista.

In aggiunta, il gruppo di adulatori che il tiranno attira a sé, si completa con lacchè di ogni tipo e condizione che si prodigano, ed ammazzano, per soddisfare i desideri manifesti o presunti del boss di turno.

Per questo il titolare dell’esecutivo non deve ordinare di uccidere, far sparire, denigrare, calunniare, imprigionare, licenziare, confinare chi non gli mostra adorazione.

Basta che sul palcoscenico o sui mezzi di comunicazione o sui social network eserciti quello che egli chiama “diritto di replica”, perché i lacchè trovino il modo di soddisfare i desideri del loro padrone e signore.

Ma tutti i tiranni tremano quando si innalza una causa che, come la vostra – che è la nostra – è giusta e umana.

Pensano che assassinando leader e volti noti, le cause muoiano con loro.

Non sappiamo chi ha ucciso il compagno Samir. Sappiamo chi lo ha segnalato. Chi, con voce stridula e isterica lo ha indicato affinché poi sicari, ansiosi di piacere al capo delle forze armate federali, compissero la sentenza data dal palcoscenico trasformato in tribunale.

Non c’è stato “diritto di replica” per Samir Flores Soberanes, né c’è per i popoli che si oppongono al progetto di morte chiamato “Proyecto Integral Morelos”, megaprogetto che significherà solo profitti per i grandi capitalisti le cui sedi stanno in Italia e in Spagna a cui si domanda di chiedere perdono per la conquista iniziata 500 anni fa e che ora il malgoverno continua a portare avanti.

Ma questo già lo sapete, sorelle, fratelli, compagni, compagne. Ma lo ripetiamo per la rabbia che ci fa l’assassinio di Samir e la superbia di chi là in alto crede di comandare quando neppure governa.

Ci fa arrabbiare che per quelli di sotto ci sia solo il disprezzo delle elemosine mascherate da programmi assistenziali o le minacce per non piegarsi, e che per quelli di sopra, che sono quelli che poi tradiranno chi oggi accarezzano, ci siano sorrisi, brindisi e dichiarazioni rassicuranti.

Compagni e compagne:

Sorelle e fratelli:

Sappiamo anche che questo, come i precedenti malgoverni, vuole sequestrare l’immagine di Emiliano Zapata Salazar affinché, con la sua morte, muoia anche la difesa della terra che come noi, i popoli originari, invita alla vita.

E sappiamo la cosa più importante, ciò che in realtà conta: noi popoli originari andremo avanti con la ribellione e la resistenza.

Non importa che ci chiamino “conservatori” o, come 100 anni fa gli zapatisti dell’Esercito Liberatore del Sud, “banditi”.

Come i precedenti, il malgoverno attuale ed i suoi “moderni” lacchè possono dirci tutto quello che vogliono.

La nostra parola e silenzio sono più grandi delle sue grida isteriche.

La lotta zapatista continuerà a vivere, i popoli originari continueranno a vivere.

Nelle città e nelle campagne di tutto il pianeta si solleva la lotta anche di gruppi, collettivi ed organizzazioni di donne, coloni, artisti, giovani, scienziati, lavoratori, impiegati, insegnanti, studenti, otroas.

Non importa la sua dimensione, ma la sua fermezza. Con tutti loro, elloas, con rispetto e solidarietà, si solleverà una rete mondiale di disobbedienza e resistenza contro la guerra che, se il capitalismo vincerà, significherà la distruzione del pianeta.

I malgoverni verranno e se ne andranno, ma il colore della terra persisterà e con esso tutti i colori di quanti nel mondo si negano alla rassegnazione ed al cinismo, che non dimenticano e non perdonano, che presentano il conto di offese, reclusioni, sparizioni, morti, oblio.

In questo pensiero e cuore collettivi, rinascerà il mondo oggi agonizzante.

I tiranni di tutti i colori crolleranno insieme al sistema a cui sono asserviti.

E per il mondo ci sarà finalmente vita, come deve essere la vita, cioè, libera.

In attesa di quel momento, non smetteremo di portare in ognuno dei nostri giorni, la vita di lotta di Emiliano Zapata Salazar e di Samir Flores Soberanes.

E nella nostra lotta quotidiana, si farà verità il grido che oggi è la nostra bandiera: Zapata e Samir vivono, e la lotta continua per…

TERRA E LIBERTÀ!

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Subcomandante Insurgente Moisés.

Messico, aprile 2019

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/04/10/comunicado-del-ejercito-zapatista-de-liberacion-nacional-2/

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100 anni di Viva Zapata!

Andrea Cegna – Il Manifesto 10 aprile 2019

 Il 10 aprile 1919 veniva ucciso in Messico il generale rivoluzionario che molto tempo dopo ispirerà l’insurrezione dell’Ezln e le lotte dei movimenti sociali contro lo sfruttamento.

Cent’anni fa, il 10 aprile 1919, a Chinameca, nello stato del Morelos, Jesús Guajardo su mandato del primo presidente del Messico post rivoluzionario, Venustiano Carranza, uccide Emiliano Zapata. Contadino, di umile estrazione, leader dell’Esercito di liberazione del Sud e volto noto, oltre che nobile, della Rivoluzione messicana del 1910. Assieme a Pancho Villa, fu espressione dell’ala più radicale del movimento che ha cacciato Porfirio Díaz e portato alla “democrazia” odierna.

MOLTE SONO LE STORIE legate alla figura di Zapata. Penultimo di dieci figli di una famiglia resa povera dalle politiche del dittatore Díaz, parlava spagnolo e nahuatl. Nel 1909 era sindaco di Anenecuilco e appoggiò Patricio Leyva come governatore dello stato. Leyva perse a discapito di Pablo Escandón. Scoppiarono rivolte contro la continua espropriazione di terre da parte dei latifondisti. E fu così che nel 1910 Zapata cominciò a occupare terre, a combattere i latifondisti e a praticare l’autoridistribuzione.
Dopo aver disconosciuto Díaz con il Plan di Ayala (1911) la Rivoluzione messicana, dove a combattere sono diversi eserciti, sconfigge velocemente il dittatore. Da lì in poi è un susseguirsi di avvicendamenti al governo. Fino al 1914, quando i diversi eserciti rivoluzionari, non trovando una sintesi, si uniscono ad Aguascalientes nel centro del Messico e scrivono una convenzione. Ma la fazione costituzionalista rappresentata da Venustiano Carranza e dal generale Álvaro Obregón ruppe gli accordi.

DOPO LA ROTTURA con Carranza, vicino alla borghesia agraria del nord, in dicembre gli eserciti di Villa e Zapata entrano trionfanti a Città del Messico. Emiliano Zapata si rifiuta di sedere sulla poltrona presidenziale e dichiara «non combatto per questo. Combatto per le terre, perché le restituiscano».

Zapata tornò nello stato di Morelos, dove assieme a contadini, intellettuali e studenti sperimentò una forma di democrazia diretta, la comune di Morelos, basata sulla ridistribuzione di terre e sulla diffusione di diritti sociali. La comune di Morelos è una delle esperienze più interessanti del processo rivoluzionario. La figura di Zapata faceva paura. Proprio per la sua pulsione rivoluzionaria e non riducibile al dialogo Emiliano Zapata venne ucciso. Il suo omicidio viene ben raccontato nel film del 1952 Viva Zapata! del regista statunitense Elia Kazan. E come nelle ultime immagini del film muore a testa alta.

IL VOLTO DI ZAPATA ha illuminato le lotte, le notti, gli striscioni e le iconografie dei movimenti sociali, indigeni e campesinos. Zapata è tornato a battere il tempo delle rivoluzioni il 1° gennaio del 1994 con l’inizio dell’insurrezione dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale. L’Ezln che qualche anno fa, nel 1997, dedicò un lungo testo proprio a Zapata, di fatto spiegando il perché a lui si ispirassero. Quello che si faceva chiamare subcomandante Marcos scriveva: «Come ai suoi tempi, Don Emiliano, i governi hanno tentato d’ingannarci. Parlano e parlano e non mantengono nulla, a parte i massacri di contadini. Firmano e firmano carte e niente diviene realtà, a parte gli sgomberi e la persecuzione di indigeni. Ci hanno anche tradito, mio Generale, i Guajardo e le Chinameche non sono mancati, ma risulta che noi non ci siamo fatti ammazzare molto. Come abbiamo appreso, Don Emiliano, stiamo ancora apprendendo. Ma non voglio annoiarla, mio Generale, perché stanno così le cose come già lei sa, perché di per sé noi siamo lei. E vede, i contadini continuano senza terra, i ricchi continuano a ingrassare, e questo sì, continuano le ribellioni contadine. E continueranno, mio Generale, perché senza terra e libertà non c’è pace».

100 ANNI DOPO LA SUA MORTE l’Ezln e i movimenti indigeni hanno convocato due giorni di mobilitazione «ricordando che la lotta guidata dal Generale Emiliano Zapata Salazar e dall’Esercito Libertador del Sur y Centro hanno rappresentato e continuano a rappresentare gli interessi e le aspirazioni dei nostri popoli e di milioni di sfruttati e sfruttate in Messico e nel mondo» e per ricordare Samir Flores Soberanes, indigeno in lotta contro un gasdotto ammazzato per la sua attività politica un mese fa.

E COSÌ, IERI 9 APRILE, si è svolta un’affollata assemblea generale ad Amilcingo, municipio di Temoac, stato del Morelos. Oggi, proprio dove fu ucciso 100 anni fa Zapata è convocata una mobilitazione nazionale ed internazionale. E come riecheggia nelle manifestazioni da cent’anni, e come riecheggerà tra qualche ora nel Moreles, «la lotta continua e Zapata Vive». Andrea Cegna – Il Manifesto 10 aprile 2019

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COMUNICATO DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO E CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO E DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE SULLA NUOVA SIMULAZIONE DI CONSULTAZIONE PER IMPORRE MEGA PROGETTI NELL’ISTMO DI TEHUANTEPEC

Al popolo del Messico

Ai popoli del mondo

Alle Reti di Appoggio al CIG

Alle Reti di Resistenza e Disobbedienza

Alla Sexta Nazionale edInternazionale

Ai mezzi di comunicazione

 

Di fronte all’agenda di spoliazione e distruzione dei malgoverni per imporre quello che in alto chiamano “Programma di Sviluppo dell’Istmo di Tehuantepec”, e che per noi popoli originari è l’annuncio della tragedia che vogliono diffondere nei territori dei popoli in tutta la regione dell’Istmo

Noi del CNI-CIG respingiamo e non riconosciamo qualunque simulazione che si proponga l’imposizione dei megaprogetti di morte, come la presunta consultazione che i malgoverni vogliono tenere in diverse comunità dell’Istmo di Tehuantepec nei giorni 30 e 31 marzo.

Denunciamo le pratiche corrotte che i malgoverni realizzano attraverso l’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni per cercare dividere, ingannare ed intimidire le nostre comunità, dove offrono programmi e progetti in cambio del sì alle loro presunte consultazioni, come se quello che è in gioco non fossero il territorio e le risorse naturali. 

Noi popoli originari Binizzá, Ikoot, Chontal, Zoque, Nahua e Popoluca che viviamo nell’Istmo di Tehuantepec, negli stati di Oaxaca e Veracruz abbiamo già detto NO ai megaprogetti di morte, respingiamo la distruzione che vogliono portare nei nostri territori e che sta uccidendo la nostra madre terra.

Respingiamo l’invasione delle imprese minerarie che vogliono distruggere i monti, le sorgenti dei fiumi e l’aria, delle imprese eoliche che sottraggono le nostre terre e negoziano col vento. Non vogliamo i loro treni che trasporteranno la morte, né la violenza repressiva militare o paramilitare che aleggia sui nostri territori.

Ribadiamo che la nostra lotta per proteggere la madre terra, le comunità e i territori indigeni non si fermerà per quante simulazioni che il malgoverno capitalista neoliberale voglia fare per imporre, con la guerra, i progetti che puntano sul denaro a costo della morte della natura e dei popoli originari. Al contrario, continueremo ad organizzarci in resistenza e disobbedienza con quelle e quelli in basso.

Di conseguenza, invitiamo i collettivi e le organizzazioni oneste, le reti di appoggio al Consiglio Indigeno di Governo e la Sexta Nazionale e Internazionale a restare vigili e solidali di fronte a questo nuovo tentativo di imposizione e spoliazione.

Distintamente

Marzo 2019

Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli 

Mai Più Un Messico Senza Di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/03/29/comunicado-del-cni-cig-y-el-ezln-ante-nueva-situacion-de-consulta-para-imponer-mega-proyectos-en-el-istmo-de-tehuantepec/

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Centro di Volontari Junax

 video: https://bit.ly/2HrL3F4 

Il Centro di Volontari Junax (in tseltal, Insieme Lavoriamo per la Verità) è un gruppo messicano non governativo con l’obiettivo di appoggiare le comunità indigene del Chiapas attraverso i progetti stabiliti con le organizzazioni gemellate. Lavoriamo su un progetto permanente di vincolare, organizzare ed appoggiare persone messicane ed internazionali che vogliono mettersi al servizio come volontari in detti progetti nelle comunità indigene, in zone rurali e/o urbane emarginate del Chiapas, Messico.

Stimando il nostro contesto e la situazione negli anni, vediamo i nostri progressi nella ripresa dei progetti produttivi nelle comunità in resistenza, nel tessere una rete di solidarietà internazionale affinché Junax possa avere un spazio propio ed appoggiare volontari con borse di studio perché possano venire a fare servizio volontario senza che il fattore economico sia un impedimento.

Alleghiamo un dossier esplicativo di come Junax ha mantenuto il suo impegno con tutte le organizzazioni e comunità con i quali lavora.Support Networks JUNAX

Abbiamo cominciato una campagna di raccolta fondi per dare continuità alla solidarietà con le comunità nella loro lotta contro l’oblio.

Grazie per condividere questa causa che è anche vostra anche attraverso questo link: https://goto.gg/38730

Un abrazo solidario desde Chiapas:

Por Junax, Patricia Borrego Iván Ramírez

Coordinación Junax

Para estar al tanto de todas las actividades de Junax acompáñanos en nuestras redes.

Facebook: https://bit.ly/2CeetT5

Instagram: https://bit.ly/2F4NFGy

Twitter: https://bit.ly/2HdVwUw

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CONVOCAZIONE

ALLE GIORNATE DI LOTTA

“ZAPATA VIVE, SAMIR VIVE, LA LOTTA CONTINUA”

A 100 ANNI DALL’ASSASSINIO DEL GENERALE EMILIANO ZAPATA SALAZAR

Considerato che nostro fratello Samir Flores Soberanes è stato ucciso dal regime neoliberale; non sappiamo se il governo, gli imprenditori, i loro cartelli criminali o se i tre insieme;

Visto che la cosiddetta “Quarta Trasformazione” iniziata con Miguel de la Madrid Hurtado, approfonditasi con Carlos Salinas de Gortari, proseguita nella sua guerra di conquista con Ernesto Zedillo Ponce de León, Vicente Fox Quezada, Felipe Calderón Hinojosa ed Enrique Peña Nieto, ed ora continua con il progetto trans-sessennale di Andrés Manuel López Obrador e il Partido Movimiento de Regeneración Nacional, e che per i popoli originari l’unico “vero cambiamento” è l’aumento delle menzogne, degli inganni, delle persecuzioni, delle minacce, degli arresti, della sopraffazione, degli omicidi, delle umiliazioni e del disprezzo, dello sfruttamento umano e della distruzione della natura; insomma: l’annichilimento della nostra vita collettiva;

Accertato che il governo neoliberale guidato da Andrés Manuel López Obrador ha gli occhi puntati sui nostri villaggi e territori dove, con l’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni, si estende una rete di cooptazione e disgregazione che apre la strada alla guerra industriale, fatta di progetti e violenze che, poggiata sulle corporazioni militari e sulla prossima Guardia Nazionale tesse un’oscura ragnatela di morte e distruzione tra i popoli originari del paese;

Ribadendo la nostra decisa opposizione alle politiche neoliberali di vecchi e nuovi governi, la nostra opposizione alle consultazioni, o come si vogliano chiamare, che non hanno altro fine che la sottrazione dei nostri territori; la nostra opposizione al settore minerario, al contenimento dei nostri fiumi, alla costruzione di autostrade, all’accelerata speculazione immobiliare sulle nostre terre, ai megaprogetti neoliberali di morte come il Proyecto Integral Morelos, il Corridoio Transistmico o il Treno Maya;

Ricordando che la lotta guidata dal Generale EMILIANO ZAPATA SALAZAR e dall’Esercito Libertador del Sur y Centro hanno rappresentato e continuano a rappresentare gli interessi e le aspirazioni dei nostri popoli e di milioni di sfruttati e sfruttate in Messico e nel mondo; e che il prossimo 10 aprile saranno 100 ANNI DAL VILE ASSASSINIO DEL GENERALE EMILIANO ZAPATA SALAZAR per mano del regime politico che, nonostante le sue “trasformazioni”, ci governa tuttora:

CONVOCHIAMO

L’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI POPOLI INDIGENI DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO/CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO E ADERENTI ALLA SEXTA, RETI DI APPOGGIO AL CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO E COLLETTIVI ED ORGANIZZAZIONI CHE LOTTANO E SI ORGANIZZANO CONTRO IL CAPITALISMO

Da tenersi il 9 aprile del corrente anno nella comunità indigena di Amilcingo, municipio di Temoac, Morelos, dalle 10:00 del mattino alle 18:00.

Così come alla:

Mobilitazione Nazionale Ed Internazionale A 100 Anni Dall’Assassinio Del Generale EMILIANO Zapata SALAZAR, Il cui Epicentro Sarà In CHINAMECA, MORELOS, Il 10 Aprile 2019, A partire daLLE ORE 09:00 DEL MATTINO.

Il programma sarà reso noto prossimamente.

 

DISTINTAMENTE

marzo 2019

Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli

Mai Più Un Messico Senza Di Noi

ASAMBLEA DE LA RESISTENCIA DE AMILCINGO

FRENTE DE PUEBLOS EN DEFENSA DE LA TIERRA Y EL AGUA MORELOS-PUEBLA-TLAXCALA

CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO/CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

 

Per accordo dell’Assemblea Emergente Nazionale di fronte alla Violenza dello Stato e l’Autodeterminazione dei Popoli, realizzata nella comunità di Amilcingo, Morelos in data 9 marzo del corrente anno, si lancia la presente convocazione insieme alle seguenti organizzazioni:

Huexca en Resistencia, Asamblea Permanente de los Pueblos de Morelos, Red de apoyo al CIG-Morelos, Organización Popular Francisco Villa de Izquierda Independiente, Trabajadores de Morelos, UPCI, Cholultecas Unidos en Resistencia-CHUR, Nodorolidente, MOPIM-CNPA-MN, Instituto Cultural Autónomo Rubén Jaramillo, UPVA 28 de octubre, Red contra la Represión, Red Coyoacan, Praxis en América Latina, CNI Tepoztlan, CNI Puebla, Colectivo Resistrenzas, Red de Resistencia y Rebeldía Cineteca, Red de Rebeldías y Resistencias, UPCD, EPM, Colectivo Obrero, JEN, Comunidad de Huazulco, Zapatistas del sur de Morelos, UCIZONI, MAIZ, Integrantes UAM-Azcapozalco, Solidaka, Unión por la Soberanía Popular, Escuela Normal Rural Popular Mactumactzá, Ejido Tenextepango, Ruacig, Rebelión, Hecho en Tlalpan, Colectivo El Zurdo, Mov. por la libertad de los defensores del agua Tlanixco Edo. Mex., San Miguel Cajono Oaxaca, Universidad de Chapingo, Libertad bajo Palabra, Flor de la Palabra, Organización Nacional del Poder Popular.

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/03/16/convocatoria-a-las-jornadas-de-lucha-zapata-vive-samir-vive-la-lucha-sigue-a-100-anos-del-asesinato-del-general-emiliano-zapata-salazar/

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SAMIR VIVE, LA LOTTA CONTINUA!

PRONUNCIAMENTO DELLA TERZA ASSEMBLEA NAZIONALE DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO, CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO ED EZLN.

 

Ai popoli del mondo

Alle organizzazioni e collettivi in resistenza e ribelli

Alle reti di resistenza e ribellione

Alla sexta nazionale e internazionale

Ai mezzi di comunicazione

 

A quasi 100 anni dall’assassinio del generale Emiliano Zapata, i popoli ayuuk, binizza, chinanteco, chol, chontal, guarijío, maya, mayo, mazahua, mazateco, mixteco, nahua, nayeri, otomí, popoluca, purépecha, raramuri, tepehuano, tlapaneco, tojolabal, totonaco, tzeltal, tsotsil, wixárika, yaqui, zoque e quichua (Ecuador) siamo qui riuniti per celebrare la Terza Assemblea Nazionale del Congresso Nazionale Indigeno e Consiglio Indigeno di Governo, nel dolore e nella rabbia per la guerra contro i nostri popoli e per l’assassinio del compagno Samir morto per difendere la terra ed il suo popolo. Dalla nostra assemblea nazionale mandiamo un abbraccio solidale e di lotta alla sua famiglia ed alla comunità di Amilcingo, Morelos. Il CNI-CIG e l’EZLN mandano un abbraccio solidale, e per noi il compagno sarà sempre una candela accesa.

Samir è stato ucciso dal regime neoliberale; non sappiamo se è stato il governo, gli impresari, se i loro cartelli criminali o se i tre insieme. Le offerte fatte da AMLO non a chi sta sotto, ma ai padroni del denaro e del potere e le velate minacce contro chi difende la vita, hanno gettato le basi per il vile omicidio. Questo, nel caso del nuovo titolare dell’Esecutivo federale, è la promessa di consegnare alle grandi imprese ed alle cupole militari quello che non sono riusciti a sottrarci il capitalismo neoliberale ed i suoi malgoverni che vanno e vengono. Agli impresari offre di mettere a loro disposizione la terra con la presunta nuova Legge di Sviluppo Agrario, per smantellare definitivamente la proprietà e l’organizzazione collettiva, chiamando “sviluppo” il furto sfacciato e la distruzione, minacciando militarmente le nostre comunità con la sua Guardia Nazionale e riconfigurando il nostro paese.

Quello che sopra chiamano “trasformazione” per la nostra gente ha sempre significato che noi ci mettiamo i morti in funzione degli interessi delle oligarchie e di chi detiene il potere, che sono sempre più pochi ma grandi, e che non smettono di vivere dell’oppressione, dello sfruttamento e della distruzione degli stessi di sempre.

La cosiddetta “Quarta Trasformazione” segue lo stesso percorso delle 3 precedenti, e se possibile anche con più brutalità e cinismo.

Nella guerra di Indipendenza furono gli sfruttatori locali, figli degli invasori europei coloro i quali presero il potere e si spartirono le nostre terre, cercando di rendere invisibile l’esistenza dei nostri popoli sulla base del discorso liberale che è il discorso del Potere proseguito fino ad oggi.

Con la Riforma le nostre terre comunali, per noi sacre, furono proscritte per consegnarle agli stessi saccheggiatori, le leggi di Riforma e le successive leggi sui terreni incolti e di colonizzazione favorirono la crescita delle grandi tenute sotto il regime di Porfirio Díaz.

Durante la Rivoluzione Messicana, mentre sopra si spartivano il potere politico, sotto, col nostro sangue, difendevamo ed irrigavamo la terra. Mentre Madero e Carranza tradivano ed assassinavano Zapata, i nostri popoli chiedevano un radicale e profonda trasformazione sociale ed agraria che non è mai arrivata.

Così, in ogni “trasformazione” sono cresciuti ed acuiti lo sfruttamento, la sottrazione, la discriminazione ed il disprezzo contro i nostri popoli.

Non abbiamo dubbi che questa nuova tappa di governo approfondisca il neoliberismo e l’integrazione forzata del nostro paese nell’orbita imperiale degli Stati Uniti, perché si è impegnato fedelmente a dare continuità alle politiche macroeconomiche dei governi precedenti, stabilendo un’austerità e restrizioni fiscali che non si vedevano dal governo di Miguel de la Madrid; garantendo l’autonomia della Banca del Messico, il rispetto degli investimenti stranieri e l’impulso del libero commercio. Va contro noi ed i nostri territori, è per lo sterminio dai nostri popoli ovunque ed a questo scopo lancia una guerra che oggi subiamo con lutto e rabbia. Da questa assemblea generale e nell’insieme dalle nostre sofferenze vediamo che è una guerra fatta di molte guerre che operano in maniera integrale, come se fosse una sola.

Francisco I. Madero, colui che tradì Zapata, oggi è il principale ispiratore del discorso del nuovo Esecutivo federale, ammiratore delle politiche di sviluppo liberiste che stanno sterminando i nostri popoli.

In realtà, la cosiddetta “Quarta Trasformazione” è iniziata con Miguel de la Madrid Hurtado, si è approfondita con Carlos Salinas de Gortari, ha proseguito la sua guerra di conquista con Ernesto Zedillo Ponce de León, Vicente Fox Quezada, Felipe Calderón Hinojosa ed Enrique Peña Nieto; ed ora continua col progetto ultra-sessennale di Andrés Manuel López Obrador e del Partido Movimiento de Regeneración Nacional. Per i popoli originari l’unico “vero cambiamento” è l’aumento delle menzogne, degli inganni, delle persecuzioni, delle minacce, degli arresti, dei soprusi, degli omicidi, del disprezzo, dello sfruttamento umano e della distruzione dell’ambiente; insomma: l’annichilimento della vita collettiva quale siamo.

Quello di cui hanno bisogno quelli che orchestrano la distruzione del mondo ce l’abbiamo noi, e lo difenderemo dalla sua trasformazione capitalista con la nostra resistenza e disobbedienza, benché, come vediamo, dobbiamo affrontare la trama militare di dominazione e repressione che sono lo stendardo del capitale che ricorre a corpi di polizia, militari, gruppi di scontro, cartelli della droga e paramilitari.

Il malgoverno federale poggia sulle stragi provocate da decenni di neoliberismo, approfondendo il disprezzo ed il razzismo per poter spogliare i popoli originari. Cerca l’indifferenza e ad essa si rivolge per domandargli se è d’accordo o no sulla distruzione che riveste di “progresso”. Ovvero, le sue presunte consultazioni non sono altro che il raccolto dell’odio e della paura lasciati dal capitalismo neoliberale. Questo raccolto viene chiamato “democracia”.

Di fronte a tutti i progetti preposti alla sottrazione ed alla distruzione dei nostri territori e culture, dichiariamo che le consultazioni popolari, e quelle organizzate anche in base al Trattato 169 dell’OIL, hanno lo scopo di convalidare i megaprogetti e rivestirli di una falsa legittimità. Denunciamo che le consultazioni che l’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni organizza attualmente intorno al Plan Nacional de Desarrollo 2018-2024, al Treno Maya o all Corridoio Transismico sono una simulazione per la loro convalida. I nostri popoli, nell’esercizio dei loro diritti fondamentali all’autonomia e territoriali dicono NO alle politiche ed ai megaprogetti di sottrazione, morte e distruzione, così come alle consultazioni organizzate dai malgoverni per ottenere il consenso dei nostri popoli a queste politiche e megaprogetti.

Il governo neoliberale guidato da Andrés Manuel López Obrador ha gli occhi puntati sulle nostre comunità e territori, dove, con l’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni, si tende una rete di cooptazione e disgregazione che apre la strada ad una guerra industriale, fatta di progetti e violenze che, insieme alle altre guerre e reti di guerra, stende un’oscura ragnatela di morte sui popoli originari del paese.

Il Proyecto Integral Morelos, per esempio, consta di 2 centrali termoelettriche, gasdotti ed acquedotti che vogliono spogliare della terra, acqua, sicurezza, salute, identità e vita rurale i popoli indigeni nahua del vulcano Popocatépetl degli stati di Morelos, Puebla e Tlaxcala. La forza dello Stato e delle imprese Elecnor, Enagas, Abengoa, Bonatti, CFE, Nissan, Burlington, Saint Gobain, Continental, Bridgestone e molte altre, ha imposto questo progetto attraverso la violenza pubblica statale, federale e l’esercito, seminando terrore tra le comunità con la tortura, le minacce, l’arresto, la persecuzione giudiziaria, la chiusura di radio comunitarie ed ora con l’assassinio del nostro fratello Samir Flores Soberanes.

I neoliberisti, prima con i criminali Felipe Calderón ed Enrique Peña Nieto ed ora con Andrés Manuel López Obrador, vogliono distruggere la resistenza dei popoli che dicono NO al Proyecto Integral Morelos. Tuttavia, il razzismo seminato dal disprezzo capitalista, dalla disinformazione e dalla smemoratezza, tornano a criminalizzarci. Nel 2014 e nel 2018 AMLO disse che sarebbe stato dalla parte dei popoli indigeni contro la centrale termoelettrica a Huexca. Oggi ci chiama radicali di sinistra e conservatori, dicendo che è il denaro investito nel progetto la ragione principale per non fermare la morte che esso annuncia, senza che importino le sofferenze e la rabbia dei nostri popoli.

Oggi, ingannevolmente è definita “democrazia” la menzogna che chiamano “consultazione”, realizzata nel clima di violenza, disinformazione e diffamazione, senza nemmeno considerare i rischi che il Gasdotto Morelos comporta in una zona pericolosa come quella del vulcano sacro Popocatépetl, senza che si curino che si esaurisca l’acqua per l’irrigazione degli ejidos di Ayala e si inquini il Fiume Cuautla. Cioè, la vita non vale quando si parla del grande capitale.

Nei villaggi maya degli stati di Chiapas, Tabasco, Campeche, Yucatan e Quintana Roo, i luoghi sacri vengono strappati violentemente alle comunità per accrescere i guadagni di imprese turistiche transnazionali; si scatena una guerra in cui lo stesso treno che trasporterà i frutti dell’industria alimentare transgenica, trasporterà la carne dei mega allevamenti suini che distruggono le acque sacre dei cenote; lo stesso che servirà per collegare le zone economiche speciali di Puerto Progreso e Campeche nella penisola, dove inoltre impongono parchi eolici. Ugualmente, nei territori indigeni di Tabasco e Chiapas, dove, inoltre, questa guerra si mette in rete con i gruppi repressivi militari e paramilitari. Poi, diventa una sola guerra dei megaprogetti dispiegati sul territorio dei popoli originari dell’Istmo di Tehuantepec.

Mentre orchestrano la trasformazione capitalista contro i popoli maya, la terra viene rubata alle comunità, comprata per pochi pesos e distrutta dallo sfruttamento e dalla contaminazione transgenica in tutta la regione, fortemente colpita dalle sostanze chimiche usate in agricoltura.

Nei villaggi dei popoli originari che vivono nell’Istmo di Tehuantepec, il malgoverno capitalista annuncia l’imposizione del progetto voluto dai grandi capitali internazionali per il transito delle loro merci ed il saccheggio dei beni naturali e culturali del sud-sudest dove vivono un gran numero di popoli originari e dove si trovano le principali selve, boschi, fiumi e la zona a maggiore biodiversità del paese.

Il malgoverno capitalista usa le forme di imposizione dei governi precedenti per imporre questo megaprogetto di morte con cui si vogliono riattivare i porti di Salina Cruz e Coatzacoalcos collegandoli tra loro con un treno ad alta velocità per il trasporto di merci dei grandi capitali che controllano il mondo. È il neo porfirismo “trasformato” nei panni di “progressista”.

Vuole trasformare l’Istmo in un muro di contenimento della migrazione centroamericana e nazionale verso gli Stati Uniti, utilizzando i migranti in lavori precari e mal pagati nelle industrie maquiladoras, nelle fabbriche di automazione, nello sfruttamento forestale, i megaprogetti energetici, come i corridoi eolici, idroelettrici, così come nello sfruttamento di idrocarburi con metodi convenzionali e fracking, lo sfruttamento minerario e il trasporto di merci in tutta la frangia transistmica.

Questo progetto non è a beneficio delle comunità, né del paese, né trasporterà i nostri prodotti locali, ma è la consegna dei nostri territori e della nostra vita al capitalismo internazionale guidato dagli Stati Uniti, da dove partono reti di guerre per le quali non ci sono muri né contenimenti.

La versione “Quarta Trasformazione” del muro di Trump, non è altro che la moltiplicazione di muri costruiti dalla frontiera con Guatemala e Belize fino all’Istmo messicano. Queste muraglie si costruiscono con i materiali prodotto della distruzione della natura e dei popoli originari, ed il loro “collante” è il saccheggio, lo sfruttamento, il disprezzo e la repressione.

Nel centro del paese, l’espansione selvaggia di Città del Messico è accompagnata da sviluppo industriale e speculazione agraria ed immobiliare che sta portando alla distruzione di un’ampia zona. Con i lavori a Texcoco per il NAICM sono stati distrutti più di 100 colline per estrarre materiali con cui uccidere il lago, provocando la contaminazione delle fonti di acqua di tutta la regione. L’alternativa del nuovo governo, l’aeroporto nella base militare di Santa Lucía, è accompagnata dallo stesso saccheggio dei villaggi della zona che si vogliono gettare nella disgrazia che il capitale getta su tutti noi.

Con preoccupazione osserviamo, da una parte, che l’impresa PINFRA continua le opere dell’autostrada México Tuxpan-Peñón Texcoco, sui terreni dell’ejido di Nexquipayac, mentre diverse imprese vogliono continuare diverse opere del NAICM a Texcoco ed attualmente realizzano lavori che non sono debitamente giustificati; d’altra parte, il governo federale promette ai militari la gestione ed i profitti del nuovo aeroporto a Santa Lucía. È la tariffa in cambio della protezione del potere contro noi popoli che ci organizziamo per fermare la guerra in ogni angolo del paese, mettendoci sempre la vita. È per questo che il CNI-CIG continuerà a lottare per la cancellazione del progetto del NAICM sia che vogliano continuarlo a Texcoco o a Santa Lucía, come è la decisione dell’Esecutivo federale.

In questo senso e nell’esercizio dei nostri diritti territoriali ed all’autonomia, diciamo che questi megaprogetti cozzeranno contro la volontà dei nostri popoli.

Il malgoverno capitalista di López Obrador acuisce la guerra contro le donne del nostro paese, dunque, con il suo doppio appoggio ai potenti, porta all’aumento di femminicidi, tratta delle donne, tortura e sfruttamento. Per questo noi del Congresso Nazionale Indigeno e Consiglio Indigeno di Governo ed EZLN, pensiamo che se noi donne che lottiamo nei nostri villaggi in campagna ed in città ci organizziamo, riusciremo a minare, fino a farla cadere, questa guerra del capitale.

In basso, in tutte le geografie dei popoli originari, continuiamo a seminare l’autonomia, costruiamo ed esercitiamo il potere del basso in quello che sono anche reti di reti, ma di resistenza e disobbedienza, che sono anche lo specchio non solo di noi popoli del CNI – CIG ed EZLN, ma di molti altri ed altre che seminano la speranza e delle quali è specchio questa nostra terza assemblea nazionale.

Di conseguenza, da qui, denunciamo la guerra aperta contro la degna lotta della comunità indigeno nahua di Santa María Ostula, Michoacán, che utilizza la forza repressiva del malgoverno ai suoi tre livelli, così come i gruppi della criminalità organizzata, la stessa che viene dispiegata anche in tutto il territorio del paese come strumento di morte contro i nostri popoli e come giustificazione per la militarizzazione e la creazione della Guardia Nazionale.

Ci dichiariamo per il rispetto pieno all’autonomia dell’ejido Tila, nello stato del Chiapas e condanniamo le minacce di esproprio e repressione fatte dall’illegittimo commissario ejidale con l’appoggio dei malgoverni per la formazione di gruppi di scontro contro i nostri compagni che hanno dato esempio di dignità ed organizzazione.

Ugualmente, su accordo della nostra assemblea nazionale, continuiamo ad esigere la presentazione in vita del nostro compagno Sergio Rivera Hernández che è stato desaparecido dal 23 agosto 2018 per la sua lotta contro la miniera Autlán nella Sierra Negra di Puebla. Esigiamo la cancellazione del progetto idroelettrico Coyolapa-Atzala e dello sfruttamento minerario nella Sierra Negra.

Esigiamo la presentazione in vita dei 43 studenti di Ayotzinapa e giustizia per i compagni assassinati.

Esigiamo la cancellazione delle concessioni minerarie su tutto il territorio nazionale, che implicano la distruzione nello stato di Oaxaca, Sierra Sur, nel territorio chontal da parte dell’impresa Salamera, nella regione dei Chimalapas, dove la stessa impresa canadese attualmente vuole ampliare le sue concessioni, nel deserto di Wirikuta, San Luis Potosí ed in tutto il paese.

Rivolgiamo un appello per raddoppiare gli sforzi per la libertà del nostro compagno Fidencio Aldama Pérez, del popolo yaqui di Loma de Bácum, Sonora; e dei nostri compagni Pedro Sánchez Berriozábal, Rómulo Arias Mireles e Teófilo Pérez González della comunità nahua di San Pedro Tlanixco, nello Stato del Messico, e di tutti i prigionieri politici del Messico.

Vogliamo che cessino la persecuzione e le minacce contro i nostri fratelli e sorelle della comunità di Amilcingo, Morelos, da dove brilla la luce del nostro fratello Samir, da parte dei tre livelli del malgoverno che vogliono imporre ad ogni costo il Proyecto Integral Morelos.

Vogliamo la cancellazione del parco eolico conosciuto come Gunaa Sicarú, dell’impresa francese EDF, progettato su più di 4mila ettari appartenenti ai terreni comunali della comunità binnizá di Unión Hidalgo e respingiamo la consultazione che il governo vuole realizzare per ottenere il “consenso” allo stesso. Ugualmente vogliamo la cancellazione immediata degli studi di prospezione che stanno svolgendo gli speleologi appartenenti al PESH (Espeleológico Sistema Huautla) nelle grotte e nelle caverne della comunità mazateca di Huautla senza l’autorizzazione della stessa.

Invitiamo i popoli originari, le reti e le organizzazioni che hanno appoggiato il CIG-CNI, così come i collettivi e le organizzazioni di lavoratori, di studenti, di donne, di contadini e di giovani che lottano contro il capitalismo neoliberale, a far crescere le nostre resistenze e ribellioni e a partecipare all’Assemblea Nazionale dei popoli del Congresso Nazionale Indigeno e le organizzazioni, reti e collettivi che in Messico e nel mondo lottano e si organizzano, all’evento a motivo del centenario dell’assassinio del Generale Emiliano Zapata Salazar, i giorni 9 e 10 aprile del presente anno nello stato di Morelos, dove ancora una volta diremo con chiarezza:

SAMIR VIVE, VIVE, LA LOTTA CONTINUA, CONTINUA!

 

Distintamente

Dalla Terza Assemblea Nazionale del Congresso Nazionale Indigeno e Consiglio Indigeno di Governo.

Marzo 2019

Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli

Mai Più Un Messico Senza Di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/03/06/samir-vive-la-lucha-sigue-pronunciamiento-de-la-tercera-asamblea-nacional-del-congreso-nacional-indigena-el-concejo-indigena-de-gobierno-y-el-ezln/

 

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La vita non si negozia, la morte non si consulta

Gilberto López y Rivas

La Jornada, 21 febbraio 2019. Un fantasma percorre lo stato di Morelos ad un secolo dell’assassinio del generale Emiliano Zapata a Chinameca. Le comunità indigene-campesine morelensi che continuano a resistere per terra, acqua e vita, si sentono tradite da Andrés Manuel López Obrador (AMLO) che con il governo della Quarta Trasformazione, come i governi neoliberali precedenti, vuole imporre il Proyecto Integral Morelos (PIM), e mettere in funzione la centrale termoelettrica di Huexca.

A viva voce e attraverso La Voz de Huexca en Resistencia, un modesto giornale di coloro che in questo villaggio lottano contro la centrale termoelettrica costruita sul loro territorio senza consultazione né autorizzazione dei suoi abitanti, esprimono con tristezza e rabbia le contraddizioni programmatiche tra l’allora candidato e ora Presidente, mostrando un video del 2014 in cui AMLO enunciava: Qui vi voglio dire che noi difenderemo con tutto quanto  in nostro potere le comunità che non vogliamo questa centrale, e non vogliamo neanche le miniere che inquinano le acque. Immaginate cosa significa questo, in questa terra dove, ad Anenecuilco, è nato Emiliano Zapata, il miglior dirigente nella storia del Messico, proprio qui vogliono realizzare una centrale termoelettrica.

Da quando è stato presentato il PIM e l’avvio dei lavori, il movimento di opposizione nei tre stati non si è mai fermato, e così la repressione. La lotta è organizzata fondamentalmente nel Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra y Agua, Morelos, Puebla e Tlaxcala e nella Asamblea Permanente de los Pueblos de Morelos, attivi contro i progetti di sviluppo che per le comunità significano morte, sottrazione di terre e devastazione dell’ambiente. In Morelos la lotta contro il PIM è iniziata nel 2013. Huexca, Amilcingo, Jantetelco ed Ayala sono centri distaccati di opposizione al progetto.

Queste organizzazioni dimostrano che gli abitanti dei tre stati, 24 città e centinaia di comunità si vedranno colpiti in diverse maniere. Il gasdotto di 76 centimetri di diametro percorrerà 170 chilometri trasportando ogni giorno 9mila metri cubi di gas naturale, con tutti i pericoli che questo implica, e considerando che il percorso è zona sismica di rischio mezzo alto per la vicinanza del vulcano Popocatépetl. Ugualmente per la condotta d’acqua, lunga 12 chilometri e quasi un metro di diametro con cui si saccheggerà l’acqua che alimenta la vita agricola della regione indigena-campesina di Morelos.

Il 9 febbraio di questo anno, i membri dell’Accampamento Zapatista in Difesa dell’Acqua del Fiume Cuautla, a San Pedro Apatlaco, municipio di Ayala, Morelos, hanno diffuso una lettera aperta al Presidente Andrés Manuel López Obrador, nella quale si oppongono alla controversa consultazione di questo fine settimana, informano sui loro due anni e mezzo di presidio per impedire il saccheggio dell’acqua del fiume Cuautla per la centrale termoelettrica di Huexca da parte della Commissione Federale di Elettricità, e sottolineano i ricorsi vinti per la sospensione definitiva del progetto.

Il 19 febbraio è stata ratificata una denuncia davanti alla Commissione Nazionale dei Diritti Umani in cui si chiede allo Stato messicano l’annullamento della consultazione che viola i diritti umani e i diritti dei popoli originari, secondo il Trattato 169 dell’OIL. Nello stesso tempo, si sollecitano misure cautelative, federali e statali, che proteggano il diritto di manifestare delle e dei cittadini contro il PIM e, in particolare, dei membri dei popoli originari organizzati che si oppongono a questo progetto.

All’alba di ieri, un gruppo armato ha assassinato Samir Flores Soberanes, un noto membro del FPDTA-MPT, nella sua casa di Amilcingo. L’organizzazione ha dichiarato che: “Già lo scorso 11 febbraio il FPDTA, con una lettera pubblica indirizzata a López Obrador, aveva avvertito che le sue dichiarazioni a sostegno della centrale e le diffamazioni e parole di odio pronunciate a Cuautla contro i difensori della terra e dell’acqua, annunciando la consultazione pubblica sul PIM, avrebbero potuto generare violenza… Oggi si vedono i risultati delle orecchie sorde di Obrador… Questo è un crimine politico a causa della difesa dei diritti umani che Samir ed il FPDTA portano avanti contro il Proyecto Integral Morelos e per l’autonomia ed autodeterminazione dei popoli”.

Così, con consultazioni fasulle di un presidenzialismo che vanta 30 milioni di voti, si cercherà di imporre il PIM, mentre AMLO accusa di conservatorismo l’estrema sinistra per le proteste a Cuautla, dove su alcuni striscioni si legge: Sig. presidente, lei avrà la sua centrale termoelettrica, e noi in cambio la morte, La vita non si negozia, la morte non si consulta.

A Samir Flores Soberanes, luchador por la vida.

 

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/02/21/opinion/016a1pol#

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Comunicato del #CNI #CIG #EZLN sull’omicidio del compagno Samir Flores Soberanes

20 febbraio 2019

Al popolo del Messico ed ai popoli del mondo

Alle reti di appoggio al CIG

Alle reti di resistenza e ribellione

Alla Sexta Nazionale ed Internazionale

Ai mezzi di comunicazione

Denunciamo con dolore e rabbia il vile assassinio del nostro compagno Samir Flores Soberanes, dirigente nella comunità di Amilcingo, Morelos; uno dei principali oppositori al Proyecto Integral Morelos e da molti anni delegato del Congresso Nazionale Indigeno.

Alle 5:40 circa del mattino di oggi 20 febbraio, delle persone armate arrivate a bordo di due veicoli hanno bussato alla sua porta e quando Samir è uscito gli hanno sparato quattro colpi, due dei quali in testa che dopo pochi minuti gli hanno tolto la vita.

Ieri, Samir aveva esposto i motivi dei popoli di Morelos per opporsi al Plan Integral Morelos, in un evento organizzato dal delegato del malgoverno federale Hugo Erick Flores, che si era presentato nel municipio di Jonacatepec per organizzare il forum relativo alla presunta “consultazione” con la quale vogliono imporre la centrale termoelettrica di Huexca, Morelos, e le opere complementari che distruggono il territorio e minacciano la vita di tutta la regione.

Di questo crimine riteniamo responsabile il malgoverno ed i suoi padroni che sono le imprese ed i loro gruppi armati legali ed illegali, che vogliono così derubarci, portarci alla morte e spegnere le luci di speranza, come quella del compagno Samir.

Distintamente
Febbraio 2019

Per la Ricostruzione Integrale dei Nostri Popoli
Mai Più Un Messico Senza Di Noi

Congresso Nazionale Indigeno
Consiglio Indigeno di Governo
Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/02/20/pronunciamiento-del-cni-cig-ezln-ante-el-asesinato-del-companero-samir-flores-soberanes/

 

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A: le donne che lottano in tutto il mondo. Da: le donne zapatiste.

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE. MESSICO.

Febbraio 2019

Sorella, compagna:

Ti mandiamo un saluto come le donne in lotta che siamo, a nome delle donne zapatiste.

Quello che vogliamo dire o informare è un po’ triste perché ti diciamo che non saremo in grado di fare il II° Incontro Internazionale delle Donne che Lottano, qui nelle nostre terre zapatiste, questo marzo 2019.

Le ragioni per cui non possiamo, può essere che forse le conosci già, e se no allora ti raccontiamo un po’.

Bene, si scopre che i nuovi cattivi governi hanno già detto chiaramente che stanno per fare i megaprogetti dei grandi capitalisti. Dal loro Treno Maya, al loro piano per l’Istmo di Tehuantepec, al loro piantare alberi per i mercati di legname e frutta. Hanno anche detto che entreranno le compagnie minerarie e le grandi aziende alimentari. E hanno anche un piano agrario che porta a compimento l’idea di distruggerci come popoli originari, in modo da convertire le nostre terre in merci, che quindi vogliono completare ciò che Carlos Salinas de Gortari ha lasciato in sospeso perché non poteva, perché lo fermammo con la nostra rivolta.

Questi progetti sono di distruzione. Non importa quanto vogliono coprirli con le loro bugie. Non importa quante volte moltiplichi i tuoi 30 milioni di appoggi. La verità è che vanno del tutto contro i popoli originari, le loro comunità, le loro terre, le loro montagne, i loro fiumi, i loro animali, le loro piante e persino le loro pietre.

Quindi non vanno solo contro di noi, le zapatiste, ma contro tutte le donne che dicono di essere indigene. E poi anche contro gli uomini, ma in questo momento stiamo parlando come le donne siamo.

Vogliono che le nostre terre non siano più per noi, ma affinché i turisti vengano a fare una passeggiata e abbiano i loro grandi hotel e i loro ottimi ristoranti, e le attività che sono necessarie ai turisti per avere quei lussi.

Vogliono che le nostre terre diventino fattorie che producono legni pregiati, frutta e acqua; diventino miniere per estrarre l’oro, l’argento, l’uranio e tutti i minerali che ci sono e che i capitalisti vogliono.

Vogliono che diventiamo le loro operaie, le loro serve, che vendiamo la nostra dignità per poche monete al mese.

Perché quei capitalisti, e coloro che li obbediscono nei nuovi cattivi governi, pensano che ciò che vogliamo sia il salario.

Non possono capire che vogliamo la libertà, non capiscono che il poco che abbiamo raggiunto è stato combattendo senza che nessuno ci chieda il conto, senza foto, senza interviste, senza libri, senza consultazioni, senza sondaggi, senza votazioni, senza musei e senza bugie.

Non capiscono che ciò che chiamano “progresso” è una menzogna, che non possono nemmeno prendersi cura della sicurezza delle donne che continuano a essere picchiate, violentate e assassinate nel loro mondo progressista o reazionario.

Quante donne sono state uccise in questi mondi progressisti o reazionari mentre leggi queste parole, compagna, sorella?

Forse lo sai, ma naturalmente ti diciamo che qui, nel territorio zapatista, non una sola donna è stata uccisa in molti anni. Ma sì, dicono che siamo quelle arretrate, quelle ignoranti, la pochezza.

Forse non sappiamo qual è il miglior femminismo, forse non sappiamo dire “corpa” oppure, a seconda, come cambiare le parole, o ciò che è l’equità di genere o di quelle cose che hanno così tante lettere che non si riescono a pronunciare. E non è neppure giusto quella che chiamano “parità di genere”, perché parla solo di parità tra donne e uomini, e invece noi, che ci dicono ignoranti e arretrate, sappiamo bene che ci sono coloro che non sono né uomini né le donne e che noi chiamiamo “otroas“, ma queste persone si chiamano a loro piacimento, e non è stato loro facile conquistare il diritto di essere ciò che sono senza nascondersi, perché le deridono, le perseguitano, le violano, le uccidono. E le stiamo ancora costringendo a essere o uomini o donne e che devono stare da una parte o dall’altra? Se quelle persone non vogliono farlo, allora è male che non vengano rispettate. Perché allora, come possiamo lamentarci che non ci rispettano come le donne che siamo, se non rispettiamo queste persone? Ma vabbè, forse è perché parliamo di ciò che abbiamo guardato da altri mondi e non abbiamo molta conoscenza di queste cose.

Quello che invece sappiamo è che lottiamo per la nostra libertà e che ora dobbiamo lottare per difenderla, in modo che la storia di dolore delle nostre nonne non sia sopportata dalle nostre figlie e dalle nostre nipoti.

Dobbiamo lottare perché la storia non si ripeta tornando al mondo in cui preparavamo solo da mangiare e davamo alla luce bambini, per vederli in seguito crescere nell’umiliazione, nel disprezzo e nella morte.

No, non ci sollevammo in armi per tornare allo stesso punto.

Non resistiamo da 25 anni per passare ora al servizio dei turisti, dei capi, dei capisquadra.

Non smetteremo di essere promotori di educazione, salute, cultura, mediatori, autorità, controllori, per diventare impiegati in alberghi e ristoranti, servendo estranei per pochi pesos. Non importa se ci sono molti o pochi pesos, ciò che conta è che la nostra dignità non ha prezzo.

Perché è quello che vogliono, compagna, sorella, che nella nostra terra diventiamo schiavi che ricevono elemosine per aver lasciato che distruggano la comunità.

Compagna, sorella:

Quando sei arrivata in queste montagne per l’incontro del 2018 vedemmo che ci guardavi con rispetto, e talvolta con ammirazione. Anche se non tutte quelle che sono venute lo hanno fatto in questo modo, perché sappiamo che ci sono persone che vengono a criticarci e ci guardano male. Ma questo non importa, perché sappiamo che il mondo è grande e ci sono molti pensieri e alcune persone capiscono che non tutte possono fare le stesse cose, mentre altre non lo capiscono. Questo perché ti rispettiamo, compagna e sorella, perché quello non era il fine dell’incontro. Cioè, non era per vedere chi ci dà buoni voti o brutti voti, ma per trovarci e sapere che lottiamo come le donne che siamo.

E poi non vogliamo che tu ora ci guardi con dispiacere o pietà, come serve a cui vengono dati ordini in modo buono o cattivo; o come quelle con cui contrattare per il prezzo del loro prodotto, che sia artigianato, che sia frutta o verdura, che sia qualunque cosa, come fanno le donne capitaliste. Che però, quando fanno shopping nei loro centri commerciali lì non contrattano, ma pagano quello che dicono i capitalisti e addirittura sono contente.

No compagna, sorella. Combatteremo con tutto e con tutte le nostre forze contro questi megaprogetti. Se conquistano queste terre, sarà sul nostro sangue, quello delle zapatiste.

Questo è quello che abbiamo pensato e che faremo.

Improvvisamente questi nuovi cattivi governi pensano o credono che, poiché siamo donne, abbasseremo rapidamente la testa, obbedienti al capo e ai suoi nuovi capisquadra, perché quello che stiamo cercando è un buon datore di lavoro e una buona paga.

Invece no, quello che vogliamo è la libertà che nessuno ci ha regalato, che abbiamo conquistato combattendo anche con il nostro sangue.

Pensate che quando arriveranno le forze dei nuovi cattivi governi, i loro paramilitari, le loro guardie nazionali, li riceveremo con onore, con gratitudine, con gioia?

No, succederà che li riceveremo combattendo e vedremo se imparano cosa sono le donne zapatiste che non si vendono, non si arrendono e non zoppicano.

Noi, quando c’è stato l’Incontro delle Donne che Lottano l’anno scorso, ci siamo sforzate perché fossi felice e contenta e al sicuro, compagna e sorella. E lì abbiamo raccolto il buono come la critica che ci hai lasciato: che era molto duro il tavolato, che il cibo non ti piaceva, che era molto costoso, del perché di questo e del perché di quello. Ti informiamo di come abbiamo già lavorato e delle critiche che abbiamo ricevuto.

E anche se con lamentele e critiche, forse qui eri al sicuro, senza che uomini buoni o cattivi ti guardassero e giudicassero. Eravamo donne pure, lo sai.

E ora non è più sicuro, perché sappiamo che il capitalismo arriva dappertutto e dove vuole, non importa a quale costo. E lo faranno perché sentono che molte persone li sostengono e che possono fare atrocità e spettacoli e li stanno ancora applaudendo. E ci attaccheranno e controlleranno i loro sondaggi per vedere se hanno buoni risultati e così via fino a quando non ci finiranno.

E mentre scriviamo questa lettera, gli attacchi dei loro paramilitari sono già iniziati. Sono gli stessi di prima del PRI, poi il PAN, poi il PRD, poi il PVEM e ora sono di MORENA.

Quindi, ti diciamo, compagna e sorella, che non faremo qui l’Incontro, ma lo facciamo nelle tue terre, secondo i tuoi modi e i tuoi tempi.

Anche se non parteciperemo, volgiamo pensarvi.

Compagna, sorella:

Non smettere di combattere. Anche se quei maledetti capitalisti e i loro nuovi cattivi governi se la cavano e ci annientano, allora devi continuare a combattere nel tuo mondo.

Perché abbiamo concordato nell’Incontro che stiamo andando a combattere in modo che nessuna donna in nessun angolo del mondo abbia paura di essere una donna.

E poi il tuo angolo è il tuo angolo, compagna e sorella, e lì ti tocca, come a noi tocca qui nelle terre zapatiste.

Questi nuovi cattivi governi pensano che ci sconfiggeranno facilmente, che siamo poche e che nessuno ci sostiene in altri mondi.

Ma sia quel che sia, compagna e sorella, anche se rimarrà solo una di noi, forse quella sola combatterà per difendere la nostra libertà.

E non abbiamo paura, compagna e sorella.

Se non abbiamo avuto paura più di 25 anni fa, quando nessuno ci guardava, beh ancor meno ora che ci hai guardate tu, bene o male, ma ci hai guardate.

Compagna, sorella:

Bene, prenditi cura della piccola luce che ti abbiamo regalato.

Non lasciare che si spenga.

Anche se la nostra si estingue qui col nostro sangue, e anche se si spegne in altri posti, tu prenditi cura della tua perché, anche se i tempi sono ormai difficili, dobbiamo rimanere ciò che siamo, e che siamo donne che lottano.

E’ tutto compagna e sorella. La sintesi è che non faremo l’Incontro o, meglio, che noi non parteciperemo.

E se fanno l’Incontro nel tuo mondo e ti chiedono dove sono le zapatiste, perché non vengono, bene tu dì la verità, dì loro che le zapatiste stanno combattendo nel loro angolo per la loro libertà in quanto donne siamo.

È tutto, prenditi cura di te compagna e sorella.

Improvvisamente non ci guardiamo più.

Forse ti dicono di non pensare alle zapatiste perché sono già finite, che ormai non ci sono più zapatiste, ti diranno.

Ma quando pensi che non ancora, che ancora non ci hanno sconfitto, proprio lì senza preavviso, vedi che ti guardiamo e una di noi si avvicina e ti chiede all’orecchio in modo che solo tu possa sentire: “Dov’è la piccola luce che ti abbiamo dato? ”

Dalle montagne del sudest messicano.

Le donne zapatiste

Febbraio 2019.

 

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/02/11/carta-de-las-zapatistas-a-las-mujeres-que-luchan-en-el-mundo/?fbclid=IwAR1QZ34AQ4-CjUVqv-wNAhspJghXf4WxMOa-Gwvnx0U1xXD9zSpRco1aLHo

 Traduzione Rebecca Rovoletto https://www.facebook.com/notes/rebecca-rovoletto/a-las-mujeres-que-luchan-en-todo-el-mundo-de-las-mujeres-zapatistas/10212952193511038/

 

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La Giunta di Buon Governo Corazón Centrico de los Zapatistas delante del Mundo, con sede in Oventik, Chiapas, ha diffuso un rapporto con le prove di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione appartenente ai popoli originari delle città di Aldama e Chenalhó. Nella relazione si riportano 25 persone assassinate e più di 14 feriti. La Giunta di Buon Governo Zapatista ritiene il governo responsabile del conflicto tra Aldama e Chenalhó.

31 Gennaio 2019

JUNTA DI BUON GOVERNO, CORAZON CENTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE DEL MUNDO, OVENTIK, CARACOL II, RESISTENCIA Y REBELDIA POR LA HUMANIDAD – ZONA ALTOS DEL CHIAPAS, MESSICO

RELAZIONE DEI FATTI ACCADUTI NEL MUNICIPIO AUTONOMO MAGDALENA DE LA PAZ (ALDAMA) E NELLA COMUNITÀ SANTA MARTHA, MUNICIPIO DI CHENALHO, CHIAPAS, MESSICO.

Al fine di conoscere quello che stanno vivendo e subendo le popolazioni delle comunità di Santa Martha e di Magdalena (Aldama), entrambe appartenenti al MAREZ Magdalena de la Paz, di seguito presentiamo la relazione e valutazione di quanto realmente accade:

Il problema non è nuovo; negli anni ’70 alla comunità di Santa Martha (Manuel Utrilla), con un decreto presidenziale di José Portillo, furono consegnati 60 ettari di terra che appartenevano al municipio di Santa María Magdalena (Aldama). In seguito, si riconobbe che i proprietari erano gli abitanti di Aldama e con l’accordo del 1977 si concordò di rispettare il diritto di possesso di Aldama e che i contributi fossero versati ad Aldama. Ma gli accordi non furono rispettati e nel 1997 Santa Martha chiese la restituzione di 30 ettari.

Prima Aldama era una comunità appartenente al municipio di Chenalhó. Con la rimunicipalizzazione del 1998 diventa Municipio ufficiale. Questo nel quadro del piano di controinsurrezione del malgoverno di Zedillo e del croketa Albores, come risposta alla creazione dei Municipi Autonomi dei popoli zapatisti nel dicembre deò 1994. Santa Martha rimase appartenente al municipio di Chenalhó.

Durante il malgoverno di Fox e Pablo Salazar nel 2000, Santa Martha ottiene il suo obiettivo attraverso il progetto PROCEDE tenendosi i terreni in disputa dentro il suo territorio. Nel 2008 Santa Martha chiede legalmente la restituzione di 30 ettari in possesso di Aldama (causa Juan 54/2008 davanti al T.U.A) e nel 2009 nel sessennio di Juan Sabines e Felipe Calderón e dei presidenti municipali Enrique Ruíz Ruíz di Chenalhó e Lorenzo Gómez Gómez di Aldama, il tribunale unitario agrario decreta il possesso a beneficio di 115 comuneros di Aldama, provenienti dalle località vicine di San Pedro Cotzilnam, Xuxchen, Tselej potobtik, Yeton e Capoluogo Municipale. Per tentare di placare il conflitto, il governo offre denaro con l’assegno numero 2649 di 1 milione 300 mila pesos della banca Scotianbank a nome di Antonio López Álvarez presidente del comissariato per i beni comunali di Santa Martha, e l’assegno numero 2650 di 80 mila pesos della Scotianbank a nome di Mariano della Cruz Gómez Presidente del Comissariato dei Beni Comunali di Aldama e 1000 piantine di caffè. Secondo il governo il problema è risolto. Ma non è vero. Il conflitto è cresciuto perché il malgoverno non ha eseguito correttamente i lavori di delimitazione dei terreni, né ha spostato i cippi, e così ha causato altre provocazioni.

Come si può vedere, la risoluzione presidenziale degli anni settanta e la risoluzione del Tribunale Unitario Agrario del 2009 sono contrarie. Poi Santa Martha comincia a realizzare opere idriche, elettriche e strade e malgrado ci fosse un accordo secondo cui i coloni di Aldama non avrebbero dovuto fornire servizi, cooperazioni, né soldi a Santa Martha, le autorità dei partiti politici pretendevano il loro contributo per i lavori nella comunità. Con queste azioni il conflitto per la terra peggiora.

La riforma dell’articolo 3° della Costituzione ha parto le porte al PROCEDE ed ha accresciuto i conflitti per le terre. Santa Martha e Aldama sono la dimostrazione di quello che questo programma ha provocato. Il malgoverno sapeva bene come stavano le cose e le sue intenzioni erano di creare divisioni e permettere che i contadini fossero liberi, ma liberi di vendere le proprie terre. Si sa anche che in queste terre ci sono bellezze naturali e centri cerimoniali dove vogliono creare riserve o centri turistici privati. Per questo con la sua politica ne approfitta per dividere e creare scontri tra le comunità per vedere se cadiamo nelle sue trappole, e quando ci caschiamo e ci scontriamo ci accusa di ammazzarci tra noi fratelli e dicono che c’è un conflitto intercomunitario, ma non dice chi lo ha creato. Così si giustifica la militarizzazione dopo che loro stessi hanno cr