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Centro di Volontari Junax

 video: https://bit.ly/2HrL3F4 

Il Centro di Volontari Junax (in tseltal, Insieme Lavoriamo per la Verità) è un gruppo messicano non governativo con l’obiettivo di appoggiare le comunità indigene del Chiapas attraverso i progetti stabiliti con le organizzazioni gemellate. Lavoriamo su un progetto permanente di vincolare, organizzare ed appoggiare persone messicane ed internazionali che vogliono mettersi al servizio come volontari in detti progetti nelle comunità indigene, in zone rurali e/o urbane emarginate del Chiapas, Messico.

Stimando il nostro contesto e la situazione negli anni, vediamo i nostri progressi nella ripresa dei progetti produttivi nelle comunità in resistenza, nel tessere una rete di solidarietà internazionale affinché Junax possa avere un spazio propio ed appoggiare volontari con borse di studio perché possano venire a fare servizio volontario senza che il fattore economico sia un impedimento.

Alleghiamo un dossier esplicativo di come Junax ha mantenuto il suo impegno con tutte le organizzazioni e comunità con i quali lavora.Support Networks JUNAX

Abbiamo cominciato una campagna di raccolta fondi per dare continuità alla solidarietà con le comunità nella loro lotta contro l’oblio.

Grazie per condividere questa causa che è anche vostra anche attraverso questo link: https://goto.gg/38730

Un abrazo solidario desde Chiapas:

Por Junax, Patricia Borrego Iván Ramírez

Coordinación Junax

Para estar al tanto de todas las actividades de Junax acompáñanos en nuestras redes.

Facebook: https://bit.ly/2CeetT5

Instagram: https://bit.ly/2F4NFGy

Twitter: https://bit.ly/2HdVwUw

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CONVOCAZIONE

ALLE GIORNATE DI LOTTA

“ZAPATA VIVE, SAMIR VIVE, LA LOTTA CONTINUA”

A 100 ANNI DALL’ASSASSINIO DEL GENERALE EMILIANO ZAPATA SALAZAR

Considerato che nostro fratello Samir Flores Soberanes è stato ucciso dal regime neoliberale; non sappiamo se il governo, gli imprenditori, i loro cartelli criminali o se i tre insieme;

Visto che la cosiddetta “Quarta Trasformazione” iniziata con Miguel de la Madrid Hurtado, approfonditasi con Carlos Salinas de Gortari, proseguita nella sua guerra di conquista con Ernesto Zedillo Ponce de León, Vicente Fox Quezada, Felipe Calderón Hinojosa ed Enrique Peña Nieto, ed ora continua con il progetto trans-sessennale di Andrés Manuel López Obrador e il Partido Movimiento de Regeneración Nacional, e che per i popoli originari l’unico “vero cambiamento” è l’aumento delle menzogne, degli inganni, delle persecuzioni, delle minacce, degli arresti, della sopraffazione, degli omicidi, delle umiliazioni e del disprezzo, dello sfruttamento umano e della distruzione della natura; insomma: l’annichilimento della nostra vita collettiva;

Accertato che il governo neoliberale guidato da Andrés Manuel López Obrador ha gli occhi puntati sui nostri villaggi e territori dove, con l’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni, si estende una rete di cooptazione e disgregazione che apre la strada alla guerra industriale, fatta di progetti e violenze che, poggiata sulle corporazioni militari e sulla prossima Guardia Nazionale tesse un’oscura ragnatela di morte e distruzione tra i popoli originari del paese;

Ribadendo la nostra decisa opposizione alle politiche neoliberali di vecchi e nuovi governi, la nostra opposizione alle consultazioni, o come si vogliano chiamare, che non hanno altro fine che la sottrazione dei nostri territori; la nostra opposizione al settore minerario, al contenimento dei nostri fiumi, alla costruzione di autostrade, all’accelerata speculazione immobiliare sulle nostre terre, ai megaprogetti neoliberali di morte come il Proyecto Integral Morelos, il Corridoio Transistmico o il Treno Maya;

Ricordando che la lotta guidata dal Generale EMILIANO ZAPATA SALAZAR e dall’Esercito Libertador del Sur y Centro hanno rappresentato e continuano a rappresentare gli interessi e le aspirazioni dei nostri popoli e di milioni di sfruttati e sfruttate in Messico e nel mondo; e che il prossimo 10 aprile saranno 100 ANNI DAL VILE ASSASSINIO DEL GENERALE EMILIANO ZAPATA SALAZAR per mano del regime politico che, nonostante le sue “trasformazioni”, ci governa tuttora:

CONVOCHIAMO

L’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI POPOLI INDIGENI DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO/CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO E ADERENTI ALLA SEXTA, RETI DI APPOGGIO AL CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO E COLLETTIVI ED ORGANIZZAZIONI CHE LOTTANO E SI ORGANIZZANO CONTRO IL CAPITALISMO

Da tenersi il 9 aprile del corrente anno nella comunità indigena di Amilcingo, municipio di Temoac, Morelos, dalle 10:00 del mattino alle 18:00.

Così come alla:

Mobilitazione Nazionale Ed Internazionale A 100 Anni Dall’Assassinio Del Generale EMILIANO Zapata SALAZAR, Il cui Epicentro Sarà In CHINAMECA, MORELOS, Il 10 Aprile 2019, A partire daLLE ORE 09:00 DEL MATTINO.

Il programma sarà reso noto prossimamente.

 

DISTINTAMENTE

marzo 2019

Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli

Mai Più Un Messico Senza Di Noi

ASAMBLEA DE LA RESISTENCIA DE AMILCINGO

FRENTE DE PUEBLOS EN DEFENSA DE LA TIERRA Y EL AGUA MORELOS-PUEBLA-TLAXCALA

CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO/CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

 

Per accordo dell’Assemblea Emergente Nazionale di fronte alla Violenza dello Stato e l’Autodeterminazione dei Popoli, realizzata nella comunità di Amilcingo, Morelos in data 9 marzo del corrente anno, si lancia la presente convocazione insieme alle seguenti organizzazioni:

Huexca en Resistencia, Asamblea Permanente de los Pueblos de Morelos, Red de apoyo al CIG-Morelos, Organización Popular Francisco Villa de Izquierda Independiente, Trabajadores de Morelos, UPCI, Cholultecas Unidos en Resistencia-CHUR, Nodorolidente, MOPIM-CNPA-MN, Instituto Cultural Autónomo Rubén Jaramillo, UPVA 28 de octubre, Red contra la Represión, Red Coyoacan, Praxis en América Latina, CNI Tepoztlan, CNI Puebla, Colectivo Resistrenzas, Red de Resistencia y Rebeldía Cineteca, Red de Rebeldías y Resistencias, UPCD, EPM, Colectivo Obrero, JEN, Comunidad de Huazulco, Zapatistas del sur de Morelos, UCIZONI, MAIZ, Integrantes UAM-Azcapozalco, Solidaka, Unión por la Soberanía Popular, Escuela Normal Rural Popular Mactumactzá, Ejido Tenextepango, Ruacig, Rebelión, Hecho en Tlalpan, Colectivo El Zurdo, Mov. por la libertad de los defensores del agua Tlanixco Edo. Mex., San Miguel Cajono Oaxaca, Universidad de Chapingo, Libertad bajo Palabra, Flor de la Palabra, Organización Nacional del Poder Popular.

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/03/16/convocatoria-a-las-jornadas-de-lucha-zapata-vive-samir-vive-la-lucha-sigue-a-100-anos-del-asesinato-del-general-emiliano-zapata-salazar/

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SAMIR VIVE, LA LOTTA CONTINUA!

PRONUNCIAMENTO DELLA TERZA ASSEMBLEA NAZIONALE DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO, CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO ED EZLN.

 

Ai popoli del mondo

Alle organizzazioni e collettivi in resistenza e ribelli

Alle reti di resistenza e ribellione

Alla sexta nazionale e internazionale

Ai mezzi di comunicazione

 

A quasi 100 anni dall’assassinio del generale Emiliano Zapata, i popoli ayuuk, binizza, chinanteco, chol, chontal, guarijío, maya, mayo, mazahua, mazateco, mixteco, nahua, nayeri, otomí, popoluca, purépecha, raramuri, tepehuano, tlapaneco, tojolabal, totonaco, tzeltal, tsotsil, wixárika, yaqui, zoque e quichua (Ecuador) siamo qui riuniti per celebrare la Terza Assemblea Nazionale del Congresso Nazionale Indigeno e Consiglio Indigeno di Governo, nel dolore e nella rabbia per la guerra contro i nostri popoli e per l’assassinio del compagno Samir morto per difendere la terra ed il suo popolo. Dalla nostra assemblea nazionale mandiamo un abbraccio solidale e di lotta alla sua famiglia ed alla comunità di Amilcingo, Morelos. Il CNI-CIG e l’EZLN mandano un abbraccio solidale, e per noi il compagno sarà sempre una candela accesa.

Samir è stato ucciso dal regime neoliberale; non sappiamo se è stato il governo, gli impresari, se i loro cartelli criminali o se i tre insieme. Le offerte fatte da AMLO non a chi sta sotto, ma ai padroni del denaro e del potere e le velate minacce contro chi difende la vita, hanno gettato le basi per il vile omicidio. Questo, nel caso del nuovo titolare dell’Esecutivo federale, è la promessa di consegnare alle grandi imprese ed alle cupole militari quello che non sono riusciti a sottrarci il capitalismo neoliberale ed i suoi malgoverni che vanno e vengono. Agli impresari offre di mettere a loro disposizione la terra con la presunta nuova Legge di Sviluppo Agrario, per smantellare definitivamente la proprietà e l’organizzazione collettiva, chiamando “sviluppo” il furto sfacciato e la distruzione, minacciando militarmente le nostre comunità con la sua Guardia Nazionale e riconfigurando il nostro paese.

Quello che sopra chiamano “trasformazione” per la nostra gente ha sempre significato che noi ci mettiamo i morti in funzione degli interessi delle oligarchie e di chi detiene il potere, che sono sempre più pochi ma grandi, e che non smettono di vivere dell’oppressione, dello sfruttamento e della distruzione degli stessi di sempre.

La cosiddetta “Quarta Trasformazione” segue lo stesso percorso delle 3 precedenti, e se possibile anche con più brutalità e cinismo.

Nella guerra di Indipendenza furono gli sfruttatori locali, figli degli invasori europei coloro i quali presero il potere e si spartirono le nostre terre, cercando di rendere invisibile l’esistenza dei nostri popoli sulla base del discorso liberale che è il discorso del Potere proseguito fino ad oggi.

Con la Riforma le nostre terre comunali, per noi sacre, furono proscritte per consegnarle agli stessi saccheggiatori, le leggi di Riforma e le successive leggi sui terreni incolti e di colonizzazione favorirono la crescita delle grandi tenute sotto il regime di Porfirio Díaz.

Durante la Rivoluzione Messicana, mentre sopra si spartivano il potere politico, sotto, col nostro sangue, difendevamo ed irrigavamo la terra. Mentre Madero e Carranza tradivano ed assassinavano Zapata, i nostri popoli chiedevano un radicale e profonda trasformazione sociale ed agraria che non è mai arrivata.

Così, in ogni “trasformazione” sono cresciuti ed acuiti lo sfruttamento, la sottrazione, la discriminazione ed il disprezzo contro i nostri popoli.

Non abbiamo dubbi che questa nuova tappa di governo approfondisca il neoliberismo e l’integrazione forzata del nostro paese nell’orbita imperiale degli Stati Uniti, perché si è impegnato fedelmente a dare continuità alle politiche macroeconomiche dei governi precedenti, stabilendo un’austerità e restrizioni fiscali che non si vedevano dal governo di Miguel de la Madrid; garantendo l’autonomia della Banca del Messico, il rispetto degli investimenti stranieri e l’impulso del libero commercio. Va contro noi ed i nostri territori, è per lo sterminio dai nostri popoli ovunque ed a questo scopo lancia una guerra che oggi subiamo con lutto e rabbia. Da questa assemblea generale e nell’insieme dalle nostre sofferenze vediamo che è una guerra fatta di molte guerre che operano in maniera integrale, come se fosse una sola.

Francisco I. Madero, colui che tradì Zapata, oggi è il principale ispiratore del discorso del nuovo Esecutivo federale, ammiratore delle politiche di sviluppo liberiste che stanno sterminando i nostri popoli.

In realtà, la cosiddetta “Quarta Trasformazione” è iniziata con Miguel de la Madrid Hurtado, si è approfondita con Carlos Salinas de Gortari, ha proseguito la sua guerra di conquista con Ernesto Zedillo Ponce de León, Vicente Fox Quezada, Felipe Calderón Hinojosa ed Enrique Peña Nieto; ed ora continua col progetto ultra-sessennale di Andrés Manuel López Obrador e del Partido Movimiento de Regeneración Nacional. Per i popoli originari l’unico “vero cambiamento” è l’aumento delle menzogne, degli inganni, delle persecuzioni, delle minacce, degli arresti, dei soprusi, degli omicidi, del disprezzo, dello sfruttamento umano e della distruzione dell’ambiente; insomma: l’annichilimento della vita collettiva quale siamo.

Quello di cui hanno bisogno quelli che orchestrano la distruzione del mondo ce l’abbiamo noi, e lo difenderemo dalla sua trasformazione capitalista con la nostra resistenza e disobbedienza, benché, come vediamo, dobbiamo affrontare la trama militare di dominazione e repressione che sono lo stendardo del capitale che ricorre a corpi di polizia, militari, gruppi di scontro, cartelli della droga e paramilitari.

Il malgoverno federale poggia sulle stragi provocate da decenni di neoliberismo, approfondendo il disprezzo ed il razzismo per poter spogliare i popoli originari. Cerca l’indifferenza e ad essa si rivolge per domandargli se è d’accordo o no sulla distruzione che riveste di “progresso”. Ovvero, le sue presunte consultazioni non sono altro che il raccolto dell’odio e della paura lasciati dal capitalismo neoliberale. Questo raccolto viene chiamato “democracia”.

Di fronte a tutti i progetti preposti alla sottrazione ed alla distruzione dei nostri territori e culture, dichiariamo che le consultazioni popolari, e quelle organizzate anche in base al Trattato 169 dell’OIL, hanno lo scopo di convalidare i megaprogetti e rivestirli di una falsa legittimità. Denunciamo che le consultazioni che l’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni organizza attualmente intorno al Plan Nacional de Desarrollo 2018-2024, al Treno Maya o all Corridoio Transismico sono una simulazione per la loro convalida. I nostri popoli, nell’esercizio dei loro diritti fondamentali all’autonomia e territoriali dicono NO alle politiche ed ai megaprogetti di sottrazione, morte e distruzione, così come alle consultazioni organizzate dai malgoverni per ottenere il consenso dei nostri popoli a queste politiche e megaprogetti.

Il governo neoliberale guidato da Andrés Manuel López Obrador ha gli occhi puntati sulle nostre comunità e territori, dove, con l’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni, si tende una rete di cooptazione e disgregazione che apre la strada ad una guerra industriale, fatta di progetti e violenze che, insieme alle altre guerre e reti di guerra, stende un’oscura ragnatela di morte sui popoli originari del paese.

Il Proyecto Integral Morelos, per esempio, consta di 2 centrali termoelettriche, gasdotti ed acquedotti che vogliono spogliare della terra, acqua, sicurezza, salute, identità e vita rurale i popoli indigeni nahua del vulcano Popocatépetl degli stati di Morelos, Puebla e Tlaxcala. La forza dello Stato e delle imprese Elecnor, Enagas, Abengoa, Bonatti, CFE, Nissan, Burlington, Saint Gobain, Continental, Bridgestone e molte altre, ha imposto questo progetto attraverso la violenza pubblica statale, federale e l’esercito, seminando terrore tra le comunità con la tortura, le minacce, l’arresto, la persecuzione giudiziaria, la chiusura di radio comunitarie ed ora con l’assassinio del nostro fratello Samir Flores Soberanes.

I neoliberisti, prima con i criminali Felipe Calderón ed Enrique Peña Nieto ed ora con Andrés Manuel López Obrador, vogliono distruggere la resistenza dei popoli che dicono NO al Proyecto Integral Morelos. Tuttavia, il razzismo seminato dal disprezzo capitalista, dalla disinformazione e dalla smemoratezza, tornano a criminalizzarci. Nel 2014 e nel 2018 AMLO disse che sarebbe stato dalla parte dei popoli indigeni contro la centrale termoelettrica a Huexca. Oggi ci chiama radicali di sinistra e conservatori, dicendo che è il denaro investito nel progetto la ragione principale per non fermare la morte che esso annuncia, senza che importino le sofferenze e la rabbia dei nostri popoli.

Oggi, ingannevolmente è definita “democrazia” la menzogna che chiamano “consultazione”, realizzata nel clima di violenza, disinformazione e diffamazione, senza nemmeno considerare i rischi che il Gasdotto Morelos comporta in una zona pericolosa come quella del vulcano sacro Popocatépetl, senza che si curino che si esaurisca l’acqua per l’irrigazione degli ejidos di Ayala e si inquini il Fiume Cuautla. Cioè, la vita non vale quando si parla del grande capitale.

Nei villaggi maya degli stati di Chiapas, Tabasco, Campeche, Yucatan e Quintana Roo, i luoghi sacri vengono strappati violentemente alle comunità per accrescere i guadagni di imprese turistiche transnazionali; si scatena una guerra in cui lo stesso treno che trasporterà i frutti dell’industria alimentare transgenica, trasporterà la carne dei mega allevamenti suini che distruggono le acque sacre dei cenote; lo stesso che servirà per collegare le zone economiche speciali di Puerto Progreso e Campeche nella penisola, dove inoltre impongono parchi eolici. Ugualmente, nei territori indigeni di Tabasco e Chiapas, dove, inoltre, questa guerra si mette in rete con i gruppi repressivi militari e paramilitari. Poi, diventa una sola guerra dei megaprogetti dispiegati sul territorio dei popoli originari dell’Istmo di Tehuantepec.

Mentre orchestrano la trasformazione capitalista contro i popoli maya, la terra viene rubata alle comunità, comprata per pochi pesos e distrutta dallo sfruttamento e dalla contaminazione transgenica in tutta la regione, fortemente colpita dalle sostanze chimiche usate in agricoltura.

Nei villaggi dei popoli originari che vivono nell’Istmo di Tehuantepec, il malgoverno capitalista annuncia l’imposizione del progetto voluto dai grandi capitali internazionali per il transito delle loro merci ed il saccheggio dei beni naturali e culturali del sud-sudest dove vivono un gran numero di popoli originari e dove si trovano le principali selve, boschi, fiumi e la zona a maggiore biodiversità del paese.

Il malgoverno capitalista usa le forme di imposizione dei governi precedenti per imporre questo megaprogetto di morte con cui si vogliono riattivare i porti di Salina Cruz e Coatzacoalcos collegandoli tra loro con un treno ad alta velocità per il trasporto di merci dei grandi capitali che controllano il mondo. È il neo porfirismo “trasformato” nei panni di “progressista”.

Vuole trasformare l’Istmo in un muro di contenimento della migrazione centroamericana e nazionale verso gli Stati Uniti, utilizzando i migranti in lavori precari e mal pagati nelle industrie maquiladoras, nelle fabbriche di automazione, nello sfruttamento forestale, i megaprogetti energetici, come i corridoi eolici, idroelettrici, così come nello sfruttamento di idrocarburi con metodi convenzionali e fracking, lo sfruttamento minerario e il trasporto di merci in tutta la frangia transistmica.

Questo progetto non è a beneficio delle comunità, né del paese, né trasporterà i nostri prodotti locali, ma è la consegna dei nostri territori e della nostra vita al capitalismo internazionale guidato dagli Stati Uniti, da dove partono reti di guerre per le quali non ci sono muri né contenimenti.

La versione “Quarta Trasformazione” del muro di Trump, non è altro che la moltiplicazione di muri costruiti dalla frontiera con Guatemala e Belize fino all’Istmo messicano. Queste muraglie si costruiscono con i materiali prodotto della distruzione della natura e dei popoli originari, ed il loro “collante” è il saccheggio, lo sfruttamento, il disprezzo e la repressione.

Nel centro del paese, l’espansione selvaggia di Città del Messico è accompagnata da sviluppo industriale e speculazione agraria ed immobiliare che sta portando alla distruzione di un’ampia zona. Con i lavori a Texcoco per il NAICM sono stati distrutti più di 100 colline per estrarre materiali con cui uccidere il lago, provocando la contaminazione delle fonti di acqua di tutta la regione. L’alternativa del nuovo governo, l’aeroporto nella base militare di Santa Lucía, è accompagnata dallo stesso saccheggio dei villaggi della zona che si vogliono gettare nella disgrazia che il capitale getta su tutti noi.

Con preoccupazione osserviamo, da una parte, che l’impresa PINFRA continua le opere dell’autostrada México Tuxpan-Peñón Texcoco, sui terreni dell’ejido di Nexquipayac, mentre diverse imprese vogliono continuare diverse opere del NAICM a Texcoco ed attualmente realizzano lavori che non sono debitamente giustificati; d’altra parte, il governo federale promette ai militari la gestione ed i profitti del nuovo aeroporto a Santa Lucía. È la tariffa in cambio della protezione del potere contro noi popoli che ci organizziamo per fermare la guerra in ogni angolo del paese, mettendoci sempre la vita. È per questo che il CNI-CIG continuerà a lottare per la cancellazione del progetto del NAICM sia che vogliano continuarlo a Texcoco o a Santa Lucía, come è la decisione dell’Esecutivo federale.

In questo senso e nell’esercizio dei nostri diritti territoriali ed all’autonomia, diciamo che questi megaprogetti cozzeranno contro la volontà dei nostri popoli.

Il malgoverno capitalista di López Obrador acuisce la guerra contro le donne del nostro paese, dunque, con il suo doppio appoggio ai potenti, porta all’aumento di femminicidi, tratta delle donne, tortura e sfruttamento. Per questo noi del Congresso Nazionale Indigeno e Consiglio Indigeno di Governo ed EZLN, pensiamo che se noi donne che lottiamo nei nostri villaggi in campagna ed in città ci organizziamo, riusciremo a minare, fino a farla cadere, questa guerra del capitale.

In basso, in tutte le geografie dei popoli originari, continuiamo a seminare l’autonomia, costruiamo ed esercitiamo il potere del basso in quello che sono anche reti di reti, ma di resistenza e disobbedienza, che sono anche lo specchio non solo di noi popoli del CNI – CIG ed EZLN, ma di molti altri ed altre che seminano la speranza e delle quali è specchio questa nostra terza assemblea nazionale.

Di conseguenza, da qui, denunciamo la guerra aperta contro la degna lotta della comunità indigeno nahua di Santa María Ostula, Michoacán, che utilizza la forza repressiva del malgoverno ai suoi tre livelli, così come i gruppi della criminalità organizzata, la stessa che viene dispiegata anche in tutto il territorio del paese come strumento di morte contro i nostri popoli e come giustificazione per la militarizzazione e la creazione della Guardia Nazionale.

Ci dichiariamo per il rispetto pieno all’autonomia dell’ejido Tila, nello stato del Chiapas e condanniamo le minacce di esproprio e repressione fatte dall’illegittimo commissario ejidale con l’appoggio dei malgoverni per la formazione di gruppi di scontro contro i nostri compagni che hanno dato esempio di dignità ed organizzazione.

Ugualmente, su accordo della nostra assemblea nazionale, continuiamo ad esigere la presentazione in vita del nostro compagno Sergio Rivera Hernández che è stato desaparecido dal 23 agosto 2018 per la sua lotta contro la miniera Autlán nella Sierra Negra di Puebla. Esigiamo la cancellazione del progetto idroelettrico Coyolapa-Atzala e dello sfruttamento minerario nella Sierra Negra.

Esigiamo la presentazione in vita dei 43 studenti di Ayotzinapa e giustizia per i compagni assassinati.

Esigiamo la cancellazione delle concessioni minerarie su tutto il territorio nazionale, che implicano la distruzione nello stato di Oaxaca, Sierra Sur, nel territorio chontal da parte dell’impresa Salamera, nella regione dei Chimalapas, dove la stessa impresa canadese attualmente vuole ampliare le sue concessioni, nel deserto di Wirikuta, San Luis Potosí ed in tutto il paese.

Rivolgiamo un appello per raddoppiare gli sforzi per la libertà del nostro compagno Fidencio Aldama Pérez, del popolo yaqui di Loma de Bácum, Sonora; e dei nostri compagni Pedro Sánchez Berriozábal, Rómulo Arias Mireles e Teófilo Pérez González della comunità nahua di San Pedro Tlanixco, nello Stato del Messico, e di tutti i prigionieri politici del Messico.

Vogliamo che cessino la persecuzione e le minacce contro i nostri fratelli e sorelle della comunità di Amilcingo, Morelos, da dove brilla la luce del nostro fratello Samir, da parte dei tre livelli del malgoverno che vogliono imporre ad ogni costo il Proyecto Integral Morelos.

Vogliamo la cancellazione del parco eolico conosciuto come Gunaa Sicarú, dell’impresa francese EDF, progettato su più di 4mila ettari appartenenti ai terreni comunali della comunità binnizá di Unión Hidalgo e respingiamo la consultazione che il governo vuole realizzare per ottenere il “consenso” allo stesso. Ugualmente vogliamo la cancellazione immediata degli studi di prospezione che stanno svolgendo gli speleologi appartenenti al PESH (Espeleológico Sistema Huautla) nelle grotte e nelle caverne della comunità mazateca di Huautla senza l’autorizzazione della stessa.

Invitiamo i popoli originari, le reti e le organizzazioni che hanno appoggiato il CIG-CNI, così come i collettivi e le organizzazioni di lavoratori, di studenti, di donne, di contadini e di giovani che lottano contro il capitalismo neoliberale, a far crescere le nostre resistenze e ribellioni e a partecipare all’Assemblea Nazionale dei popoli del Congresso Nazionale Indigeno e le organizzazioni, reti e collettivi che in Messico e nel mondo lottano e si organizzano, all’evento a motivo del centenario dell’assassinio del Generale Emiliano Zapata Salazar, i giorni 9 e 10 aprile del presente anno nello stato di Morelos, dove ancora una volta diremo con chiarezza:

SAMIR VIVE, VIVE, LA LOTTA CONTINUA, CONTINUA!

 

Distintamente

Dalla Terza Assemblea Nazionale del Congresso Nazionale Indigeno e Consiglio Indigeno di Governo.

Marzo 2019

Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli

Mai Più Un Messico Senza Di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/03/06/samir-vive-la-lucha-sigue-pronunciamiento-de-la-tercera-asamblea-nacional-del-congreso-nacional-indigena-el-concejo-indigena-de-gobierno-y-el-ezln/

 

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La vita non si negozia, la morte non si consulta

Gilberto López y Rivas

La Jornada, 21 febbraio 2019. Un fantasma percorre lo stato di Morelos ad un secolo dell’assassinio del generale Emiliano Zapata a Chinameca. Le comunità indigene-campesine morelensi che continuano a resistere per terra, acqua e vita, si sentono tradite da Andrés Manuel López Obrador (AMLO) che con il governo della Quarta Trasformazione, come i governi neoliberali precedenti, vuole imporre il Proyecto Integral Morelos (PIM), e mettere in funzione la centrale termoelettrica di Huexca.

A viva voce e attraverso La Voz de Huexca en Resistencia, un modesto giornale di coloro che in questo villaggio lottano contro la centrale termoelettrica costruita sul loro territorio senza consultazione né autorizzazione dei suoi abitanti, esprimono con tristezza e rabbia le contraddizioni programmatiche tra l’allora candidato e ora Presidente, mostrando un video del 2014 in cui AMLO enunciava: Qui vi voglio dire che noi difenderemo con tutto quanto  in nostro potere le comunità che non vogliamo questa centrale, e non vogliamo neanche le miniere che inquinano le acque. Immaginate cosa significa questo, in questa terra dove, ad Anenecuilco, è nato Emiliano Zapata, il miglior dirigente nella storia del Messico, proprio qui vogliono realizzare una centrale termoelettrica.

Da quando è stato presentato il PIM e l’avvio dei lavori, il movimento di opposizione nei tre stati non si è mai fermato, e così la repressione. La lotta è organizzata fondamentalmente nel Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra y Agua, Morelos, Puebla e Tlaxcala e nella Asamblea Permanente de los Pueblos de Morelos, attivi contro i progetti di sviluppo che per le comunità significano morte, sottrazione di terre e devastazione dell’ambiente. In Morelos la lotta contro il PIM è iniziata nel 2013. Huexca, Amilcingo, Jantetelco ed Ayala sono centri distaccati di opposizione al progetto.

Queste organizzazioni dimostrano che gli abitanti dei tre stati, 24 città e centinaia di comunità si vedranno colpiti in diverse maniere. Il gasdotto di 76 centimetri di diametro percorrerà 170 chilometri trasportando ogni giorno 9mila metri cubi di gas naturale, con tutti i pericoli che questo implica, e considerando che il percorso è zona sismica di rischio mezzo alto per la vicinanza del vulcano Popocatépetl. Ugualmente per la condotta d’acqua, lunga 12 chilometri e quasi un metro di diametro con cui si saccheggerà l’acqua che alimenta la vita agricola della regione indigena-campesina di Morelos.

Il 9 febbraio di questo anno, i membri dell’Accampamento Zapatista in Difesa dell’Acqua del Fiume Cuautla, a San Pedro Apatlaco, municipio di Ayala, Morelos, hanno diffuso una lettera aperta al Presidente Andrés Manuel López Obrador, nella quale si oppongono alla controversa consultazione di questo fine settimana, informano sui loro due anni e mezzo di presidio per impedire il saccheggio dell’acqua del fiume Cuautla per la centrale termoelettrica di Huexca da parte della Commissione Federale di Elettricità, e sottolineano i ricorsi vinti per la sospensione definitiva del progetto.

Il 19 febbraio è stata ratificata una denuncia davanti alla Commissione Nazionale dei Diritti Umani in cui si chiede allo Stato messicano l’annullamento della consultazione che viola i diritti umani e i diritti dei popoli originari, secondo il Trattato 169 dell’OIL. Nello stesso tempo, si sollecitano misure cautelative, federali e statali, che proteggano il diritto di manifestare delle e dei cittadini contro il PIM e, in particolare, dei membri dei popoli originari organizzati che si oppongono a questo progetto.

All’alba di ieri, un gruppo armato ha assassinato Samir Flores Soberanes, un noto membro del FPDTA-MPT, nella sua casa di Amilcingo. L’organizzazione ha dichiarato che: “Già lo scorso 11 febbraio il FPDTA, con una lettera pubblica indirizzata a López Obrador, aveva avvertito che le sue dichiarazioni a sostegno della centrale e le diffamazioni e parole di odio pronunciate a Cuautla contro i difensori della terra e dell’acqua, annunciando la consultazione pubblica sul PIM, avrebbero potuto generare violenza… Oggi si vedono i risultati delle orecchie sorde di Obrador… Questo è un crimine politico a causa della difesa dei diritti umani che Samir ed il FPDTA portano avanti contro il Proyecto Integral Morelos e per l’autonomia ed autodeterminazione dei popoli”.

Così, con consultazioni fasulle di un presidenzialismo che vanta 30 milioni di voti, si cercherà di imporre il PIM, mentre AMLO accusa di conservatorismo l’estrema sinistra per le proteste a Cuautla, dove su alcuni striscioni si legge: Sig. presidente, lei avrà la sua centrale termoelettrica, e noi in cambio la morte, La vita non si negozia, la morte non si consulta.

A Samir Flores Soberanes, luchador por la vida.

 

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/02/21/opinion/016a1pol#

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Comunicato del #CNI #CIG #EZLN sull’omicidio del compagno Samir Flores Soberanes

20 febbraio 2019

Al popolo del Messico ed ai popoli del mondo

Alle reti di appoggio al CIG

Alle reti di resistenza e ribellione

Alla Sexta Nazionale ed Internazionale

Ai mezzi di comunicazione

Denunciamo con dolore e rabbia il vile assassinio del nostro compagno Samir Flores Soberanes, dirigente nella comunità di Amilcingo, Morelos; uno dei principali oppositori al Proyecto Integral Morelos e da molti anni delegato del Congresso Nazionale Indigeno.

Alle 5:40 circa del mattino di oggi 20 febbraio, delle persone armate arrivate a bordo di due veicoli hanno bussato alla sua porta e quando Samir è uscito gli hanno sparato quattro colpi, due dei quali in testa che dopo pochi minuti gli hanno tolto la vita.

Ieri, Samir aveva esposto i motivi dei popoli di Morelos per opporsi al Plan Integral Morelos, in un evento organizzato dal delegato del malgoverno federale Hugo Erick Flores, che si era presentato nel municipio di Jonacatepec per organizzare il forum relativo alla presunta “consultazione” con la quale vogliono imporre la centrale termoelettrica di Huexca, Morelos, e le opere complementari che distruggono il territorio e minacciano la vita di tutta la regione.

Di questo crimine riteniamo responsabile il malgoverno ed i suoi padroni che sono le imprese ed i loro gruppi armati legali ed illegali, che vogliono così derubarci, portarci alla morte e spegnere le luci di speranza, come quella del compagno Samir.

Distintamente
Febbraio 2019

Per la Ricostruzione Integrale dei Nostri Popoli
Mai Più Un Messico Senza Di Noi

Congresso Nazionale Indigeno
Consiglio Indigeno di Governo
Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/02/20/pronunciamiento-del-cni-cig-ezln-ante-el-asesinato-del-companero-samir-flores-soberanes/

 

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A: le donne che lottano in tutto il mondo. Da: le donne zapatiste.

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE. MESSICO.

Febbraio 2019

Sorella, compagna:

Ti mandiamo un saluto come le donne in lotta che siamo, a nome delle donne zapatiste.

Quello che vogliamo dire o informare è un po’ triste perché ti diciamo che non saremo in grado di fare il II° Incontro Internazionale delle Donne che Lottano, qui nelle nostre terre zapatiste, questo marzo 2019.

Le ragioni per cui non possiamo, può essere che forse le conosci già, e se no allora ti raccontiamo un po’.

Bene, si scopre che i nuovi cattivi governi hanno già detto chiaramente che stanno per fare i megaprogetti dei grandi capitalisti. Dal loro Treno Maya, al loro piano per l’Istmo di Tehuantepec, al loro piantare alberi per i mercati di legname e frutta. Hanno anche detto che entreranno le compagnie minerarie e le grandi aziende alimentari. E hanno anche un piano agrario che porta a compimento l’idea di distruggerci come popoli originari, in modo da convertire le nostre terre in merci, che quindi vogliono completare ciò che Carlos Salinas de Gortari ha lasciato in sospeso perché non poteva, perché lo fermammo con la nostra rivolta.

Questi progetti sono di distruzione. Non importa quanto vogliono coprirli con le loro bugie. Non importa quante volte moltiplichi i tuoi 30 milioni di appoggi. La verità è che vanno del tutto contro i popoli originari, le loro comunità, le loro terre, le loro montagne, i loro fiumi, i loro animali, le loro piante e persino le loro pietre.

Quindi non vanno solo contro di noi, le zapatiste, ma contro tutte le donne che dicono di essere indigene. E poi anche contro gli uomini, ma in questo momento stiamo parlando come le donne siamo.

Vogliono che le nostre terre non siano più per noi, ma affinché i turisti vengano a fare una passeggiata e abbiano i loro grandi hotel e i loro ottimi ristoranti, e le attività che sono necessarie ai turisti per avere quei lussi.

Vogliono che le nostre terre diventino fattorie che producono legni pregiati, frutta e acqua; diventino miniere per estrarre l’oro, l’argento, l’uranio e tutti i minerali che ci sono e che i capitalisti vogliono.

Vogliono che diventiamo le loro operaie, le loro serve, che vendiamo la nostra dignità per poche monete al mese.

Perché quei capitalisti, e coloro che li obbediscono nei nuovi cattivi governi, pensano che ciò che vogliamo sia il salario.

Non possono capire che vogliamo la libertà, non capiscono che il poco che abbiamo raggiunto è stato combattendo senza che nessuno ci chieda il conto, senza foto, senza interviste, senza libri, senza consultazioni, senza sondaggi, senza votazioni, senza musei e senza bugie.

Non capiscono che ciò che chiamano “progresso” è una menzogna, che non possono nemmeno prendersi cura della sicurezza delle donne che continuano a essere picchiate, violentate e assassinate nel loro mondo progressista o reazionario.

Quante donne sono state uccise in questi mondi progressisti o reazionari mentre leggi queste parole, compagna, sorella?

Forse lo sai, ma naturalmente ti diciamo che qui, nel territorio zapatista, non una sola donna è stata uccisa in molti anni. Ma sì, dicono che siamo quelle arretrate, quelle ignoranti, la pochezza.

Forse non sappiamo qual è il miglior femminismo, forse non sappiamo dire “corpa” oppure, a seconda, come cambiare le parole, o ciò che è l’equità di genere o di quelle cose che hanno così tante lettere che non si riescono a pronunciare. E non è neppure giusto quella che chiamano “parità di genere”, perché parla solo di parità tra donne e uomini, e invece noi, che ci dicono ignoranti e arretrate, sappiamo bene che ci sono coloro che non sono né uomini né le donne e che noi chiamiamo “otroas“, ma queste persone si chiamano a loro piacimento, e non è stato loro facile conquistare il diritto di essere ciò che sono senza nascondersi, perché le deridono, le perseguitano, le violano, le uccidono. E le stiamo ancora costringendo a essere o uomini o donne e che devono stare da una parte o dall’altra? Se quelle persone non vogliono farlo, allora è male che non vengano rispettate. Perché allora, come possiamo lamentarci che non ci rispettano come le donne che siamo, se non rispettiamo queste persone? Ma vabbè, forse è perché parliamo di ciò che abbiamo guardato da altri mondi e non abbiamo molta conoscenza di queste cose.

Quello che invece sappiamo è che lottiamo per la nostra libertà e che ora dobbiamo lottare per difenderla, in modo che la storia di dolore delle nostre nonne non sia sopportata dalle nostre figlie e dalle nostre nipoti.

Dobbiamo lottare perché la storia non si ripeta tornando al mondo in cui preparavamo solo da mangiare e davamo alla luce bambini, per vederli in seguito crescere nell’umiliazione, nel disprezzo e nella morte.

No, non ci sollevammo in armi per tornare allo stesso punto.

Non resistiamo da 25 anni per passare ora al servizio dei turisti, dei capi, dei capisquadra.

Non smetteremo di essere promotori di educazione, salute, cultura, mediatori, autorità, controllori, per diventare impiegati in alberghi e ristoranti, servendo estranei per pochi pesos. Non importa se ci sono molti o pochi pesos, ciò che conta è che la nostra dignità non ha prezzo.

Perché è quello che vogliono, compagna, sorella, che nella nostra terra diventiamo schiavi che ricevono elemosine per aver lasciato che distruggano la comunità.

Compagna, sorella:

Quando sei arrivata in queste montagne per l’incontro del 2018 vedemmo che ci guardavi con rispetto, e talvolta con ammirazione. Anche se non tutte quelle che sono venute lo hanno fatto in questo modo, perché sappiamo che ci sono persone che vengono a criticarci e ci guardano male. Ma questo non importa, perché sappiamo che il mondo è grande e ci sono molti pensieri e alcune persone capiscono che non tutte possono fare le stesse cose, mentre altre non lo capiscono. Questo perché ti rispettiamo, compagna e sorella, perché quello non era il fine dell’incontro. Cioè, non era per vedere chi ci dà buoni voti o brutti voti, ma per trovarci e sapere che lottiamo come le donne che siamo.

E poi non vogliamo che tu ora ci guardi con dispiacere o pietà, come serve a cui vengono dati ordini in modo buono o cattivo; o come quelle con cui contrattare per il prezzo del loro prodotto, che sia artigianato, che sia frutta o verdura, che sia qualunque cosa, come fanno le donne capitaliste. Che però, quando fanno shopping nei loro centri commerciali lì non contrattano, ma pagano quello che dicono i capitalisti e addirittura sono contente.

No compagna, sorella. Combatteremo con tutto e con tutte le nostre forze contro questi megaprogetti. Se conquistano queste terre, sarà sul nostro sangue, quello delle zapatiste.

Questo è quello che abbiamo pensato e che faremo.

Improvvisamente questi nuovi cattivi governi pensano o credono che, poiché siamo donne, abbasseremo rapidamente la testa, obbedienti al capo e ai suoi nuovi capisquadra, perché quello che stiamo cercando è un buon datore di lavoro e una buona paga.

Invece no, quello che vogliamo è la libertà che nessuno ci ha regalato, che abbiamo conquistato combattendo anche con il nostro sangue.

Pensate che quando arriveranno le forze dei nuovi cattivi governi, i loro paramilitari, le loro guardie nazionali, li riceveremo con onore, con gratitudine, con gioia?

No, succederà che li riceveremo combattendo e vedremo se imparano cosa sono le donne zapatiste che non si vendono, non si arrendono e non zoppicano.

Noi, quando c’è stato l’Incontro delle Donne che Lottano l’anno scorso, ci siamo sforzate perché fossi felice e contenta e al sicuro, compagna e sorella. E lì abbiamo raccolto il buono come la critica che ci hai lasciato: che era molto duro il tavolato, che il cibo non ti piaceva, che era molto costoso, del perché di questo e del perché di quello. Ti informiamo di come abbiamo già lavorato e delle critiche che abbiamo ricevuto.

E anche se con lamentele e critiche, forse qui eri al sicuro, senza che uomini buoni o cattivi ti guardassero e giudicassero. Eravamo donne pure, lo sai.

E ora non è più sicuro, perché sappiamo che il capitalismo arriva dappertutto e dove vuole, non importa a quale costo. E lo faranno perché sentono che molte persone li sostengono e che possono fare atrocità e spettacoli e li stanno ancora applaudendo. E ci attaccheranno e controlleranno i loro sondaggi per vedere se hanno buoni risultati e così via fino a quando non ci finiranno.

E mentre scriviamo questa lettera, gli attacchi dei loro paramilitari sono già iniziati. Sono gli stessi di prima del PRI, poi il PAN, poi il PRD, poi il PVEM e ora sono di MORENA.

Quindi, ti diciamo, compagna e sorella, che non faremo qui l’Incontro, ma lo facciamo nelle tue terre, secondo i tuoi modi e i tuoi tempi.

Anche se non parteciperemo, volgiamo pensarvi.

Compagna, sorella:

Non smettere di combattere. Anche se quei maledetti capitalisti e i loro nuovi cattivi governi se la cavano e ci annientano, allora devi continuare a combattere nel tuo mondo.

Perché abbiamo concordato nell’Incontro che stiamo andando a combattere in modo che nessuna donna in nessun angolo del mondo abbia paura di essere una donna.

E poi il tuo angolo è il tuo angolo, compagna e sorella, e lì ti tocca, come a noi tocca qui nelle terre zapatiste.

Questi nuovi cattivi governi pensano che ci sconfiggeranno facilmente, che siamo poche e che nessuno ci sostiene in altri mondi.

Ma sia quel che sia, compagna e sorella, anche se rimarrà solo una di noi, forse quella sola combatterà per difendere la nostra libertà.

E non abbiamo paura, compagna e sorella.

Se non abbiamo avuto paura più di 25 anni fa, quando nessuno ci guardava, beh ancor meno ora che ci hai guardate tu, bene o male, ma ci hai guardate.

Compagna, sorella:

Bene, prenditi cura della piccola luce che ti abbiamo regalato.

Non lasciare che si spenga.

Anche se la nostra si estingue qui col nostro sangue, e anche se si spegne in altri posti, tu prenditi cura della tua perché, anche se i tempi sono ormai difficili, dobbiamo rimanere ciò che siamo, e che siamo donne che lottano.

E’ tutto compagna e sorella. La sintesi è che non faremo l’Incontro o, meglio, che noi non parteciperemo.

E se fanno l’Incontro nel tuo mondo e ti chiedono dove sono le zapatiste, perché non vengono, bene tu dì la verità, dì loro che le zapatiste stanno combattendo nel loro angolo per la loro libertà in quanto donne siamo.

È tutto, prenditi cura di te compagna e sorella.

Improvvisamente non ci guardiamo più.

Forse ti dicono di non pensare alle zapatiste perché sono già finite, che ormai non ci sono più zapatiste, ti diranno.

Ma quando pensi che non ancora, che ancora non ci hanno sconfitto, proprio lì senza preavviso, vedi che ti guardiamo e una di noi si avvicina e ti chiede all’orecchio in modo che solo tu possa sentire: “Dov’è la piccola luce che ti abbiamo dato? ”

Dalle montagne del sudest messicano.

Le donne zapatiste

Febbraio 2019.

 

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/02/11/carta-de-las-zapatistas-a-las-mujeres-que-luchan-en-el-mundo/?fbclid=IwAR1QZ34AQ4-CjUVqv-wNAhspJghXf4WxMOa-Gwvnx0U1xXD9zSpRco1aLHo

 Traduzione Rebecca Rovoletto https://www.facebook.com/notes/rebecca-rovoletto/a-las-mujeres-que-luchan-en-todo-el-mundo-de-las-mujeres-zapatistas/10212952193511038/

 

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La Giunta di Buon Governo Corazón Centrico de los Zapatistas delante del Mundo, con sede in Oventik, Chiapas, ha diffuso un rapporto con le prove di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione appartenente ai popoli originari delle città di Aldama e Chenalhó. Nella relazione si riportano 25 persone assassinate e più di 14 feriti. La Giunta di Buon Governo Zapatista ritiene il governo responsabile del conflicto tra Aldama e Chenalhó.

31 Gennaio 2019

JUNTA DI BUON GOVERNO, CORAZON CENTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE DEL MUNDO, OVENTIK, CARACOL II, RESISTENCIA Y REBELDIA POR LA HUMANIDAD – ZONA ALTOS DEL CHIAPAS, MESSICO

RELAZIONE DEI FATTI ACCADUTI NEL MUNICIPIO AUTONOMO MAGDALENA DE LA PAZ (ALDAMA) E NELLA COMUNITÀ SANTA MARTHA, MUNICIPIO DI CHENALHO, CHIAPAS, MESSICO.

Al fine di conoscere quello che stanno vivendo e subendo le popolazioni delle comunità di Santa Martha e di Magdalena (Aldama), entrambe appartenenti al MAREZ Magdalena de la Paz, di seguito presentiamo la relazione e valutazione di quanto realmente accade:

Il problema non è nuovo; negli anni ’70 alla comunità di Santa Martha (Manuel Utrilla), con un decreto presidenziale di José Portillo, furono consegnati 60 ettari di terra che appartenevano al municipio di Santa María Magdalena (Aldama). In seguito, si riconobbe che i proprietari erano gli abitanti di Aldama e con l’accordo del 1977 si concordò di rispettare il diritto di possesso di Aldama e che i contributi fossero versati ad Aldama. Ma gli accordi non furono rispettati e nel 1997 Santa Martha chiese la restituzione di 30 ettari.

Prima Aldama era una comunità appartenente al municipio di Chenalhó. Con la rimunicipalizzazione del 1998 diventa Municipio ufficiale. Questo nel quadro del piano di controinsurrezione del malgoverno di Zedillo e del croketa Albores, come risposta alla creazione dei Municipi Autonomi dei popoli zapatisti nel dicembre deò 1994. Santa Martha rimase appartenente al municipio di Chenalhó.

Durante il malgoverno di Fox e Pablo Salazar nel 2000, Santa Martha ottiene il suo obiettivo attraverso il progetto PROCEDE tenendosi i terreni in disputa dentro il suo territorio. Nel 2008 Santa Martha chiede legalmente la restituzione di 30 ettari in possesso di Aldama (causa Juan 54/2008 davanti al T.U.A) e nel 2009 nel sessennio di Juan Sabines e Felipe Calderón e dei presidenti municipali Enrique Ruíz Ruíz di Chenalhó e Lorenzo Gómez Gómez di Aldama, il tribunale unitario agrario decreta il possesso a beneficio di 115 comuneros di Aldama, provenienti dalle località vicine di San Pedro Cotzilnam, Xuxchen, Tselej potobtik, Yeton e Capoluogo Municipale. Per tentare di placare il conflitto, il governo offre denaro con l’assegno numero 2649 di 1 milione 300 mila pesos della banca Scotianbank a nome di Antonio López Álvarez presidente del comissariato per i beni comunali di Santa Martha, e l’assegno numero 2650 di 80 mila pesos della Scotianbank a nome di Mariano della Cruz Gómez Presidente del Comissariato dei Beni Comunali di Aldama e 1000 piantine di caffè. Secondo il governo il problema è risolto. Ma non è vero. Il conflitto è cresciuto perché il malgoverno non ha eseguito correttamente i lavori di delimitazione dei terreni, né ha spostato i cippi, e così ha causato altre provocazioni.

Come si può vedere, la risoluzione presidenziale degli anni settanta e la risoluzione del Tribunale Unitario Agrario del 2009 sono contrarie. Poi Santa Martha comincia a realizzare opere idriche, elettriche e strade e malgrado ci fosse un accordo secondo cui i coloni di Aldama non avrebbero dovuto fornire servizi, cooperazioni, né soldi a Santa Martha, le autorità dei partiti politici pretendevano il loro contributo per i lavori nella comunità. Con queste azioni il conflitto per la terra peggiora.

La riforma dell’articolo 3° della Costituzione ha parto le porte al PROCEDE ed ha accresciuto i conflitti per le terre. Santa Martha e Aldama sono la dimostrazione di quello che questo programma ha provocato. Il malgoverno sapeva bene come stavano le cose e le sue intenzioni erano di creare divisioni e permettere che i contadini fossero liberi, ma liberi di vendere le proprie terre. Si sa anche che in queste terre ci sono bellezze naturali e centri cerimoniali dove vogliono creare riserve o centri turistici privati. Per questo con la sua politica ne approfitta per dividere e creare scontri tra le comunità per vedere se cadiamo nelle sue trappole, e quando ci caschiamo e ci scontriamo ci accusa di ammazzarci tra noi fratelli e dicono che c’è un conflitto intercomunitario, ma non dice chi lo ha creato. Così si giustifica la militarizzazione dopo che loro stessi hanno creato i problemi in territorio zapatista e noi vi diciamo che ci stanno provocando e obbligando a difenderci.

A febbraio del 2014, quando Aldama non autorizzò Santa Martha Chenalhó ad usare la sorgente d’acqua ubicata dentro i 60 ettari, i comuneros di Santa Martha cacciarono con la forza le famiglie che vivevano sulle terre contese. Questo precedente ha aggravato il conflitto ed ora non è più solo un problema di terra e acqua, ma è ormai un problema sociale. Di seguito, informiamo dei risultati delle strategie dei malgoverni.

Durante i malgoverni di Enrique Peña Nieto e Manuel Velasco Coello e dei presidenti municipale Rosa Pérez Pérez di Chenalhó e Marcelino Patishtan de La Cruz di Aldama, il conflitto è cresciuto.

Le aggressioni sopra riportate sono state contro tutte le persone senza distinzione di sesso ed età. Hanno lasciato vedove, vedovi, orfani ed orfane, case e scuole autonome distrutte, animali domestici morti e sfollati; perdita di mais, caffè, banane, campi di canna da zucchero incendiati e danni all’apicoltura. È chiaro che le vittime del conflitto sono di entrambe le parti. Non si può più spostarsi in auto durante il giorno, ma solo di notte e con le luci spente. E se si devono trasportare malati, sparano all’auto. Sono compromesse l’unità, l’armonia, le buone abitudini, gli incontri culturali e religiosi. Sono molte le comunità colpite direttamente e indirettamente perché non possono più spostarsi, lavorare, né vivere liberamente.

Di seguito riportiamo i dati rilevati nel periodo di López Obrador, Rutilio Escandón e dei presidenti municipali ufficiali Abraham Cruz Gómez di Chenalhó ed Ignacio Girón di Aldama.

Gli scontri più gravi nell’era di López Obrador sono quelli del 21 e 22 gennaio 2019. Le raffiche di mitra si sentivano su tutta la riva del fiume che divide i due paesi.

Come soluzione, il governo di Obrador ed Escandón ed i presidenti municipali di Chenalhó Abraham Cruz Gómez e di Aldama Ignacio Pérez Girón, il 23 gennaio hanno inviato camion di soldati e poliziotti per installare una base di operazioni miste nella comunità di Cocó, Municipio di Aldama. Il malgoverno ha detto agli affiliati ai partiti che se non accettavano la sua guardia nazionale gli avrebbe tolto i sussidi economici.

È abitudine dei malgoverni preparare il terreno affinché si ripetano le stesse stronzate e porcherie. In Aldama e Santa Martha i tre livelli di governo passati e presenti sono responsabili della divisione, scontri, paura e rottura della vita comunitaria. Non si sono mai preoccupati di risolvere i problemi, hanno solo favorito accordi che non sono mai stati rispettati mettendo benzina sul fuoco, perché il vero obiettivo è dividere le comunità per favorire l’ingresso delle grandi imprese nei territori originari e saccheggiare le nostre ricchezze.

Una volta creata la tensione, fa sì che le autorità delle comunità manipolate affiliate ai partiti e pressate, sollecitino la presenza militare, affinché la popolazione si abitui alla militarizzazione. Noi abbiamo sempre detto che la soluzione non è la militarizzazione dei villaggi.

Questi conflitti per ambigui problemi: agrari, di acqua, di luce, di strade, di scuole ed altri, stanno accadendo in molte parti e sono sempre più in aumento.

Le parole di López Obrador sembrano convincere molti quando parla di quarta trasformazione. Sarebbe la quarta trasformazione quando molte famiglie basi di appoggio colpite a fuoco e gente dei villaggi muoiono per gli scontri? Come abbiamo detto il 5 luglio del 2018: è fuori dalla realtà. Noi viviamo nella realtà e così continuerà.

È questo il governo della speranza e della quarta trasformazione che per noi zapatisti è la quarta conquista, perché ancora un’altra volta ripete le sue intenzioni di sterminio e distruzione di noi popoli originari, come facevano i vecchi conquistadores, ma ora si mascherano diversamente e lo dimostrano con la loro pioggia di pallottole di calibro diversi. Un povero contadino da dove tira fuori tanto denaro per comprare tutte queste pallottole?

E chi è o chi sono i veri responsabili? Chi si avvantaggia dello scontro tra fratelli? Come Giunta di Buon Governo riteniamo responsabili i tre livelli del malgoverno: federale, statale e municipale, perché allora ed ora non hanno risolto a fondo le necessità e i problemi. La sua politica è distribuire denaro e briciole, creare conflitti e militarizzare le comunità indigene. Educano molto male dando denaro per calmare la gente. E questo, non è corruzione?

Noi sappiamo che non è più un problema agrario. Ora è un conflitto sociale dove si affrontano fratelli indigeni e le principali vittime sono le bambine, i bambini, donne, anziane e anziani. Gli abitanti affiliati ai partiti e le nostre basi di appoggio zapatiste vivono terrorizzate senza poter andare a lavorare per provvedere alla loro sopravvivenza. Se la situazione continua così, la salute e la vita saranno sempre di più in pericolo.

Quasta è la relazione e valutazione che presentiamo come Giunta di Buon Governo Corazón Céntrico de los Zapatistas Delante del Mundo, con sede in Oventik, Caracol II, Resistencia y Rebeldía por la Humanidad – Zona Altos del Chiapas, Messico.

 

Fonti consultate:

  1. Informes y escritos de las autoridades autónomas y oficiales.
  2. Información recopilada por el CDH Fray Bartolomé de las Casas A,C.
  3. Testimonios orales de testigos presenciales
  4. Fotografías
  5. Archivo documental de la Junta de Buen Gobierno
  6. Documentos de instancia del mal gobiernos

 

DISTINTAMENTE

LA GIUNTA DI BUON GOVERNO – ZONA ALTOS

Traduzione “Maribel” – Bergamo

 

VIDEO DELLA DENUNCIA:

https://youtu.be/aV6uiE8sLOQ

https://youtu.be/aQA_3-a_EKQ

https://youtu.be/pnHd32EVNKQ

https://youtu.be/JTTJm6ecsPw

http://chiapasdenuncia.blogspot.com/2019/02/junta-de-buen-gobierno-zapatista.html

https://frayba.org.mx/informe-de-violaciones-a-derechos-humanos-a-pueblos-originarios-en-aldama-chenalho-junta-de-buen-gobierno-zapatista-de-oventik/

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