Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Senza Categoria’ Category

 1994, la serie

@lhan55 Luis Hernández Navarro

I loro sogni divennero un incubo. Si addormentarono anelando di appartenere al primo mondo e si svegliarono come parte del terzo. Il 31 dicembre 1993 stapparono bottiglie di champagne per celebrare l’entrata del Messico, per mano del libero commercio, in una nuova era. Tuttavia, il 1º gennaio 1994 si svegliarono con i terribili postumi della sbornia: una ribellione indigena nel sudest messicano gli ricordò che il loro paese immaginario esisteva solo nelle loro fantasie.

La sollevazione armata dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) bucò il palloncino dell’euforia in cui svolazzavano le élite economiche e politiche per l’avvio del trattato di libero commercio tra Messico, Stati Uniti e Canada. Il coraggio degli indigeni ribelli del sudest fece deragliare il treno del progetto di modernizzazione del presidente Carlos Salinas de Gortari che, fino a quel momento, sembrava imbattibile.

Inaspettatamente, centinaia di migliaia di cittadini uscirono per le strade ad esprimere la loro solidarietà con gli insorti e chiedere un’uscita pacifica dal conflitto. Le molte ingiurie provocate dall’esclusione e dall’autoritarismo trovarono il modo di rendersi visibili e tentare di articolarsi avvicinandosi ai ribelli chiapanechi.

A partire da quel momento, per il salinismo tutto si complicò. Luis Donaldo Colosio, il suo candidato alla Presidenza della Repubblica, fu assassinato. Mesi dopo, José Francisco Ruiz Massieu, segretario generale del PRI, fu giustiziato. Gli spilli dai quali pendeva il falso miracolo economico messicano, crollarono. Il pesos si svalutò e nella sua caduta trascinò alla bancarotta centinaia di migliaia di famiglie. Ernesto Zedillo, il candidato emergente che raccolse il testimone di Colosio, ucciso a Lomas Taurinas, tradì il processo di pace in Chiapas e lanciò un’offensiva poliziesco-militare contro gli zapatisti che sfociò in un fallimento. E, con l’aiuto del PAN, ruppe con Salinas e fece arrestare suo fratello.

Nonostante il tempo trascorso, continuiamo a subire gli effetti di quanto accadde allora. Con una precisa spiegazione della trascendenza della data, lo storico Francisco Pérez Arce battezzò il 1994 come l’anno che ci perseguita.

Oggi, a cinque lustri dalla effemeride, il giornalista Diego Osorno torna al 1994 per comporre un puzzle storico incompiuto. Lo fa con un documentario di cinque puntate di circa 50 minuti ognuna, distribuito da Netflix.

Scalzando la televisione ed il cinema, in Messico (ed in molte parti del mondo) Netflix si è trasformata in un architetto dell’immaginario delle classi medie, in formidabile dispositivo di elaborazione e diffusione di massa di racconti politici, storici e culturali. La piattaforma ha confezionato la narrazione dominante di temi molto diversi, come la biografia di Luis Miguel o la genealogia del narcotraffico in Colombia, Spagna e Messico. 1994 è la constatazione di questa tendenza.

Ma questo non significa che il documentario si adatti all’algoritmo di Netflix. In buona parte dei video che trasmette, la piattaforma segue un insieme prestabilito di istruzioni o regole ben definite e ordinate che permettono di portare a termine un’attività mediante passi successivi che non generino dubbi in chi debba fare detta attività. Nella stragrande maggioranza delle sue serie combina, praticamente come una formula, elementi di dramma, intrattenimento e suspense. Non è il caso di 1994. Il lavoro rompe con queste regole e vola sulle sue corde e con i suoi ritmi.

Osorno fissa l’assassinio di Luis Donaldo Colosio come l’asse centrale del suo racconto. Prescinde da una voce esterna. Elabora la sua narrazione come se fosse una tragedia greca, dove ci sono tre o quattro personaggi centrali che parlano tra sé, ed un grande coro che li accompagna. Benché queste figure non dialoghino faccia a faccia, dibattono a partire da ognuna delle caratteristiche specifiche di ciascuno.

Questi personaggi centrali sono, da campi contrapposti, l’ex presidente Salinas de Gortari ed il subcomandante Galeano (già Marcos). La voce di Colosio è ricostruita dalle testimonianze di tre suoi stretti collaboratori: Federico Arreola, Alfonso Durazo ed Agustín Basave. Siccome l’ex presidente Zedillo elude le telecamere, la sua versione dei fatti si sente a partire dalle interviste con José Luis Barros, Mario Luis Fuentes e Luis Téllez.

Questa sinfonia corale è accompagnata da un’enorme varietà di materiali video inediti o molto poco noti. La diversità e la ricchezza delle immagini sono una delizia cinematografica.

Lungi dal fare l’agiografia di Colosio, ora di moda a 25 anni dal suo assassinio, il documentario vuole presentare una visione ponderata dei suoi meriti come dirigente politico. “Colosio era un boy scout. E la classe politica non avrebbe permesso ad un boy scout di governare”, dice il subcomandante Galeano nell’intervista, dopo essersi scagliato contro Salinas.

L’uso del passato è un elemento chiave nella disputa per il presente. 1994, di Diego Osorno, apre una breccia nel discorso storico dominante che una parte del potere vuole costruire. Ci mostra che il passato non è più quello che era, e neppure ciò che qualcuno vuole che sia.

Twitter: @lhan55

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/05/21/opinion/014a2pol#

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Read Full Post »

#EZLN   #JornadasPorLaVidaEZLNyCNI     #NosotrxsConElEZLN     #NosotrxsConElCNI 

1994: Carlos Salinas de Gortari invia tre quarti dell’esercito federale in Chiapas, bombarda indiscriminatamente le comunità indigene ed uccide civili ed insorti con il colpo di grazia.
1995: Ernesto Zedillo Ponce de León finge il dialogo mentre tenta di assassinare la Comandancia Generale dell’EZLN e crea gruppi paramilitari responsabili di massacri e sfollamenti.
2001: Vicente Fox Quesada, simula il ritiro di postazioni militari mentre ne rinforza altre.
2008: Felipe Calderón Hinojosa tenta di montare una provocazione con l’incursione dell’esercito federale nel Caracol della Garrucha.
2012: Durante il mandato de Enrique Peña Nieto le Giunte di Buon Governo diffondono centinaia di denunce di vessazioni, espropri e repressioni. In questo contesto, il 2 maggio 2014 il Maestro Galeano viene assassinato dai paramilitari.
2019: Con l’arrivo di Andrés Manuel López Obrador al governo federale, si incrementano pattugliamenti, sorvoli e la presenza militare.

Ogni sei anni la guerra contro le comunità indigene zapatiste ha avuto diversi nomi e volti, la classe politica ed i gruppi di potere passano, la resistenza e la ribellione perdura e fiorisce. Il lopezobradorismo sbaglia se pensa che le compagne ed i compagni zapatisti siano soli. I progetti capitalisti e neoliberali, come il Treno Maya, non passeranno.

#JornadasPorLaVidaEZLNyCNI #NosotrxsConElEZLN #NosotrxsConElCNI

Read Full Post »

@lhan55 La morte interminabile

Luis Hernández Navarro

Tra il 2 e il 4 maggio sono stati assassinati tre attivisti indigeni. Il primo era Telésforo Santiago Enríquez, zapoteco di San Agustín Loxicha. Gli altri due, José Lucio Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, erano nahua di Guerrero. Sono gli ultimi di un macabro corollario di corpi senza vita di decine di attivisti sociali poveri, ambientalisti, educatori popolari e comunicatori legati a radio comunitarie.

Telésforo Santiago era maestro in pensione. Faceva parte della Coalizione dei Maestri e Promotori Indigeni di Oaxaca (Cmpio), un’associazione esemplare di insegnanti indigeni, in maggioranza di livello prescolare e primaria, che lavora nell’applicazione di progetti di formazione docente e programmi bilingue. Apparteneva alla delegazione sindacale D-I-211, della sezione 22 del Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione (CNTE). Era Supervisore del Piano Pilota Miahuatlán. Dal 1987 sono stati assassinati otto professori della Cmpio.

Telésforo è stato un perseguitato politico del governatore Diódoro Carrasco. La regione dei Loxicha ha subito pesanti repressioni tra il 1996 e 1997. Più di 150 abitanti erano stati arrestati (molti torturati) accusati di appartenere all’EPR.

Il maestro Santiago Enríquez ha vissuto per qualche mese negli Stati Uniti. Probabilmente è lì che ha familiarizzato con le radio comunitarie. Nel suo paese natale San Agustín Loxicha ne aveva fondato una, Estéreo Cafetal La Voz Zapoteca, da cui si trasmettevano musiche della regione, canzoni di protesta, il ¡Venceremos! della Unidad Popular, o Celso Piña che interpretava Macondo, mentre parlava della devastazione ambientale, della politica energetica, della gastronomia locale, della difesa della terra e della lingua e del movimento magistrale. Competeva con un’altra stazione radio, La Tejonera, che trasmetteva musica arrecha della Costa e narcocorridos.

Nel 2008 gli abitanti di Loxicha sono riusciti a nominare le proprie autorità secondo i propri usi e costumi. Il 5 aprile 2016 a San Pedro Pochutla è stato ucciso il professor Baldomero Enríquez Santiago, ex prigioniero politico, attivista e candidato comunale. E, a novembre del 2017, la squadra alla quale apparteneva Telésforo ha vinto le elezioni comunali contro il cacicazgo di Óscar Valencia Ramírez, signore di forca e coltello.

Il maestro Telésforo avrebbe fatto parte del consiglio comunale che si eleggerà a San Agustín tra settembre e novembre prossimi. Lo scorso 2 maggio è stato ucciso con colpi d’arma da fuoco in faccia e nel collo. È uno dei tre professori assassinati in meno di 60 giorni nel distretto di Miahutlán.

Due giorni dopo, a Chilapa, Guerrero, a 775 chilometri da dove hanno ucciso Telésforo, hanno tolto la vita a José Lucio Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, promotori del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero Emiliano Zapata (Cipog-EZ). I due erano difensori dei loro territori e cultura, e costruttori dell’autonomia nelle proprie comunità. Nel Congresso Nazionale Indigeno (CNI) avevano partecipato alla formazione del Consiglio Indigeno di Governo (CIG) ed avevano coordinato la raccolta firme per Marichuy nella loro regione.

Il giorno del loro omicidio avevano partecipato ad una riunione a Chilpancingo, allo scopo di coordinare le mobilitazioni per chiedere ai diversi enti statali e federali la soluzione alle loro istanze sociali e politiche. Sulla strada di ritorno alla loro comunità sono stati intercettati da gruppi armati che li hanno inseguiti ed assassinati a Chilapa.

La Cipog-EZ si oppone ai gruppi narco-paramilitari Los Ardillos e Los Rojos che, con l’appoggio di autorità governative, poliziotti ed Esercito, fanno pressioni sulle comunità perché seminino mais rosso, come nella regione si chiama il papavero. Benché da anni denuncino queste vessazioni, le autorità fanno orecchie da mercante.

La Cipog-EZ è stata fondato nel 2008, molto vicina al Coordinamento Regionale delle Autorità Comunitarie dei Popoli Fondatori del Sistema Comunitario di Sicurezza e Giustizia. Le sue origini risalgono alla lotta dei popoli na savi, me’pháá, nahua e ñamnkué, che dal 1992 lottano per il diritto all’autonomia ed alla libera determinazione ed hanno creato il Consiglio Guerrerense 500 anni di Resistenza.

La Cipog-EZ promuove Radio Zapata 94.1 FM, spazio di riflessione in lingue indigene che trasmette musica della regione. Promuove inoltre la creazione di centri di conoscenza per la formazione politica, tecnica e culturale di promotori che fomentino il pensiero comunitario. Vuole essere un facilitatore dell’organizzazione e l’esercizio del diritto collettivo.

I centri di conoscenza sono una proposta educativa per risolvere collettivamente e in forma autogestita le loro istanze e necessità: sicurezza e giustizia, difesa del territorio, alimentazione, produzione e mercato interno, informazione, educazione e salute comunitaria. Per riscattare la loro cultura, la loro memoria e l’esperienza delle proprie comunità.

Purtroppo, questi crimini contro attivisti indigeni non sono gli unici commessi negli ultimi mesi nel paese. A Morelos è ancora oscuro l’omicidio dell’ambientalista e radiofonico Samir Flores. E, a Oaxaca, non ci sono progressi nei casi dei cinque omicidi contro integranti della Codedi e nelle tre esecuzioni di membri della Oidho, Ucio-EZ e Apiidtt.

Twitter: @lhan55

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/05/07/opinion/014a2pol#

Read Full Post »

COMUNICATO DEL CNI-CIG E DELL’EZLN SUL VILE SEQUESTRO E SULL’UCCISIONE DEI COMPAGNI DEL CONSIGLIO INDIGENO E POPOLARE DI GUERRERO – EMILIANO ZAPATA.

Il Congresso Nazionale Indigeno, il Consiglio Indigeno di Governo e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, con dolore e indignazione condannano il sequestro e l’uccisione del compagno consigliere nahua del Consiglio Indigeno di Governo José Lucio Bartolo Faustino e del delegato del Congresso Nazionale Indigeno Modesto Verales Sebastián, rispettivamente delle comunità indigene nahua di Xicotlán e Buenavista, entrambi promotori del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero-Emiliano Zapata, organizzazione del CNI-CIG. Si tratta di un crimine commesso per mano di gruppi narco-paramilitari che operano nel municipio di Chilapa de Álvarez e che dispongono della protezione sfacciata dell’Esercito Federale Messicano, delle polizie statali e municipali.

Ieri, 4 maggio, verso le 15.00, i nostri compagni hanno partecipato a una riunione con altri membri del CIPOG-EZ nella città di Chilpancingo, Guerrero. Sulla strada di ritorno alle loro comunità sono stati sequestrati e assassinati da gruppi narco-paramilitari che operano nella regione con la complicità e la protezione dei tre livelli di mal governo che, con disprezzo e menzogne fingono di rispondere alle richieste di sicurezza e di giustizia delle comunità indigene che resistono e che hanno denunciato ripetutamente al governo federale l’impunità con cui il criminale Celso Ortega alimenta la violenza nelle comunità. È importante segnalare che i nostri compagni uccisi e le loro comunità organizzano da anni la propria Polizia Comunitaria per resistere alla violenza, all’estorsione e all’imposizione della semina di papavero da parte dei gruppi criminali, Los Ardillos e Los Rojos, che controllano le presidenze municipali della regione, con la complicità dell’Esercito Messicano e delle Polizie statali e municipali riuscendo persino ad imporre uno dei loro leader come presidente del Congresso dello stato di Guerrero.

Per questo vile crimine responsabilizziamo i tre livelli del mal governo, per essere complici della repressione nei confronti dell’organizzazione dei popoli in difesa dei propri territori; li responsabilizziamo anche per la sicurezza e la salvaguardia dei nostri fratelli del CIPOG-EZ.

Ai familiari e ai compagni di José Lucio Bartolo Faustino e di Modesto Verales Sebastián mandiamo l’abbraccio solidale del Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo e dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, come pure la nostra convinzione nel perseguire la via dell’autonomia e della dignità che loro, i nostri compagni che oggi vengono a mancare, ci indicano con la loro luce e il loro esempio.

Denunciamo l’incremento della repressione neoliberista contro i popoli, le nazioni e le tribù originarie che si oppongono ai progetti di morte nello stato di Guerrero e in tutto il Messico, denunciamo la violenza di cui si servono per imporli, per reprimere, sequestrare, far sparire e ammazzare chi di noi decide di seminare un mondo nuovo a partire dalle nostre geografie indigene.

Chiediamo verità e giustizia per i nostri compagni.

In fede

Maggio 2019

Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli

Mai più un Messico senza di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione a cura di 20ZLN

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/05/05/comunicado-del-cni-cig-y-el-ezln-ante-el-cobarde-secuestro-y-asesinato-de-los-companeros-del-concejo-indigena-y-popular-de-guerrero-emiliano-zapata/

Read Full Post »

Declaración final del encuentro de la Red Europazapatista.

Madrid, 30 de marzo del 2019

Después de volver de la celebración del 25 aniversario del inicio de la guerra contra el olvido y el Encuentro Internacional de Redes de Resistencia y Rebeldías y de apoyo al CIG celebrado en Chiapas, volvimos a ver la urgente necesidad de organizarnos y actuar aquí, en la Europa de abajo y a la izquierda. Es por ello que la Red Europa Zapatista nos convocamos los 30 y 31 de marzo para seguir tejiendo las redes de rebeldía y resistencia.

Como ya definieron las compas en La Sexta “el capitalismo de la globalización neoliberal se basa en la explotación, el despojo, el desprecio y la represión a los que no se dejan. O sea, igual que antes, pero ahora globalizado, mundial”.

Luchamos por un mundo sin fronteras, contra el capitalismo y el patriarcado.

Nos hemos organizado para trabajar en los siguientes frentes: BriCos, Acciones, Salud, Comunicación, Megaproyectos y Presas.

Desde aquí, podemos ver y decir que aún necesitamos organizarnos, compartir nuestras experiencias y actuar mejor. Y para comenzar, nos CONCENTRAMOS el sábado 30 de marzo de 2019, Madrid, Estado Español frente a la Embajada de México.

¡¡Ante el llamado de solidaridad de las y los zapatistas les decimos hoy que NO ESTÁN SOLAS!!

Hemos venido desde nuestros territorios, trayendo la voz de nuestras luchas y nuestras organizaciones, a acompañar la lucha por la vida y contra el despojo de nuestras compañeras y compañeros zapatistas.

Desde aquí, denunciamos que la autodenominada “Cuarta Transformación” del nuevo gobierno inició en 1982 con la llegada de Miguel de la Madrid y su proyecto de privatizaciones, se profundizó con Carlos Salinas de Gortari y la firma del Tratado Libre Comercio de América del Norte. Siguió su guerra de conquista con Ernesto Zedillo, Vicente Fox, Felipe Calderón y Enrique Peña Nieto; y ahora continúa con el proyecto transexenal.

El gobierno neoliberal que encabeza Andrés Manuel López Obrador tiene la vista puesta en los territorios de los pueblos originarios, donde con el Instituto Nacional de Pueblos Indígenas se tiende una red de cooptación y desorganización que abre el camino a una guerra que tiene nombre industrial, echa de proyectos y violencias que, con el crimen organizado, expanden una oscura telaraña en los pueblos originarios del país.

Reiteramos nuestra firme oposición a las políticas neoliberales de los viejos y los nuevos gobiernos, nuestra oposición a las consultas amañadas que no tienen otro fin más que el despojo de los territorios. Nuestra oposición a la minería, al represamiento de los ríos, a la construcción de autopistas, a la acelerada especulación inmobiliaria de las tierras, es decir, al modelo desarrollista centrado en los megaproyectos neoliberales de muerte como el Corredor Transísmico o el Tren Maya. También, el Proyecto Integral Morelos que consta de 2 termoeléctricas, gasoductos y acueductos que buscan despojar a los pueblos indígenas nahuas de los estados de Morelos, Puebla y Tlaxcala, de la tierra, el agua, la salud, la identidad y la vida campesina.

La fuerza del Estado mexicano y de las empresas Elecnor, Enagas, Abengoa, Bonatti, CFE, Nissan, Burlington, Saint Gobain, Continental, Bridgestone y muchas más, han impuesto este proyecto por medio de la violencia pública estatal, federal y el ejército. Infundiendo terror en los pueblos a través de la tortura, la amenaza, el encarcelamiento, la persecución judicial, el cierre de radios comunitarias, y ahora el asesinato de nuestro hermano Samir Flores en Amalcingo, Morelos.

Denunciamos la creación de la Guardia Nacional, organismo que profundiza la militarización del país.

Denunciamos también la guerra abierta en contra de la digna lucha de la comunidad indígena nahua de Santa María Ostula, Michoacán.

Exigimos:

– El respeto pleno a la autonomía del ejido Tila, en el estado de Chiapas.

– La cancelación del proyecto hidroeléctrico Coyolapa-Atzala y de la explotación minera en la Sierra Negra.

– La cancelación de las concesiones mineras que implican la destrucción de la Sierra Sur, en el Estado de Oaxaca.  En el territorio chontal por parte de la empresa Salamera, en la región de los Chimalapas, en el desierto de Wirikuta, San Luis Potosí y en todo el país.

– La cancelación del proyecto parque eólico conocido como Gunaa Sicarú, de la empresa francesa EDF, en más de 4 mil hectáreas pertenecientes a los terrenos comunales de la comunidad binnizá de Unión Hidalgo y rechazamos la consulta que el gobierno pretende realizar para obtener el “consentimiento” a la misma.

-La cancelación inmediata de los estudios de prospección que realizan los espeleólogos pertenecientes al PESH (Espeleológico Sistema Huautla) en cuevas y cavernas del pueblo mazateco de Huautla sin autorización del mismo.

– La presentación con vida de los 43 estudiantes de Ayotzinapa y justicia para los compañeros asesinados.

– La presentación con vida del compañero Sergio Rivera Hernández quien fue desaparecido desde el pasado 23 de agosto de 2018 por su lucha en contra de la minera Autlán en la Sierra Negra de Puebla.

Recordamos que el año 2018 fue el más sangriento para las mujeres mexicanas, 3,568 asesinadas en un año por el solo hecho de ser mujeres, por lo que exigimos un compromiso político del Estado con el combate a los feminicidios, así como la aplicación de la alerta de género en los 32 estados del país.

Compañeras zapatistas, nosotras, mujeres de la Red Europa Zapatista, desde nuestros colectivos y espacios en toda la otra Europa, estamos luchando en contra del sistema capitalista patriarcal y sus malos gobiernos.

Seguiremos luchando para que como bien lo escribieron “ni una sola mujer en cualquier rincón del mundo tenga miedo de ser mujer”.

Seguimos llevamos la pequeña luz que nos regalaron el 8 de marzo del 2018 y la convertimos en rabia, en coraje, en decisión. Esta luz, la seguimos llevando a las desaparecidas, a las asesinadas, a las presas, a las violadas, a las golpeadas, a las acosadas, a las violentadas de todas la formas, a la migrantes, a las explotadas, a las muertas, y les diremos a todas y cada una de ellas que no están solas, y que vamos a luchar por ellas, que vamos a luchar por la verdad y la justicia que merece su dolor y que nunca se vuelva a repetir. Estamos pendientes de lo que pueda ocurrir en sus tierras zapatistas. Y no dejaremos que se apague su luz tampoco.

Juntas acabaremos con el sistema capitalista patriarcal. Esto es un compromiso compañeras, lo vamos a lograr juntas y vamos a empezar a construir el mundo que merecemos y necesitamos.

Finalmente, queremos hacer una especial mención de solidaridad y apoyo a los Presos en lucha y en huelga de hambre en el Estado de Chiapas. Ayer, Miguel Peralta, otro compañero preso en Cuicatlán, Oaxaca, hizo una jornada de ayuno y solidaridad con los compañeros en lucha y huelga de hambre. Igualmente, los compañeros presos de Comitán han decidido coserse la boca como forma de denuncia a quienes les quieren robar la voz y la decisión.

Por la inmediata libertad de los presos en lucha, hasta que caigan los muros de las prisiones.

¡SAMIR VIVE, VIVE, LA LUCHA SIGUE, SIGUE!

Al Ejercito Zapatista de Liberación Nacional

Al Congreso Nacional Indígena

Al Concejo Indígena de Gobierno,

¡No están sol@s!

La Europa Zapatista, abajo y a la izquierda.

20ZLN, Italia

Adherentes a la Sexta Barcelona, Barcelona, Catalunya,Estado Español

Adhesiva, Barcelona, Catalunya

Asamblea de Solidaridad con México, País Valencià

Asamblea Libertaria Autoorganizada Paliacate Zapatista, Grecia

ASSI, Zaragoza

Centro de Documentación Zapatista (CEDOZ), Madrid, Estado Español.

Chiapasgruppa, Noruega

Colectivo Espiral de solidaridad Semilla de resistencia

Cooperazione Rebelde Napoli, Italia

Colectivo Espiral de Solidaridad – Semilla de Resistencia, Grecia

Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo, Italia

London Mexico Solidarity, Reino Unido

Gruppe B.A.S.T.A. Münster, Alemania

Red Ya-Basta-Netz, Alemania

Mut Vitz13, Marseille, Francia

Mut Vitz34, Montpellier, Francia

Solidarity group, Escocia,

TxiapasEkin, Euskal Herria

Union syndicale Solidaires / Fédération SUD éducation, Francia

¡Ya basta! Milano, Padova, Italia

Y Retiemble, Madrid, Estado Español

Confederación General del Trabajo, Estado Español

La Pirata

– Nodo Solidale Mexico

– Nodo Solidale Roma, Italia

– Collettivo Zapatista Lugano, Suiza

– Adherentxs Individuales

Read Full Post »

Frayba

Chiapas: lo Stato Messicano incrementa la militarizzazione nei territori zapatisti

A 5 mesi del governo di Andrés Manuel López Obrador si intensifica la strategia contrainsurgente contro le Basi di Appoggio dell’EZLN.

A 5 anni dall’esecuzione extragiudiziale tuttora impunita di José Luis Solís López(1), maestro Galeano, durante un’aggressione al progetto autonomo zapatista nella comunità di La Realidad, lo Stato messicano riafferma la sua opzione per la guerra in una regione dove i Popoli Originari costruiscono la Vita Degna.

Da dicembre del 2018 lo Stato messicano ha incrementato la militarizzazione nei territori dei Popoli Originari Basi di Appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (BAEZLN) in particolare nella regione della Selva Lacandona(2) a continuazione della strategia contrainsurgente per erodere i progetti di autonomia in Chiapas, Messico.

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba), attraverso la documentazione fornita dalle Brigate Civili di Osservazione (BriCO) ha registrato che dalla fine del 2018 è raddoppiato il numero delle incursioni dell’Esercito messicano nella sede della Giunta di Buon Governo (JBG) Hacia la Esperanza, nel Caracol di La Realidad (Municipio ufficiale di Las Margaritas). Le BriCo hanno riferito di 19 pattugliamenti terrestri, (con soldati armati di mitra) e 5 sorvoli di elicotteri da gennaio ad aprile 2019. È preoccupante la regolarità dei sorvoli sulle comunità e l’aumento dei movimenti militari nell’ultimo mese(3).

Le incursioni militari costituiscono atti intimidatori e di minaccia contro i Popoli Originari zapatisti in resistenza, sono un’aggressione al loro diritto all’autonomia e rappresentano un rischio per la vita, l’integrità e la sicurezza di tutta la popolazione: “I veicoli militari molte volte passano ad alta velocità per le comunità, senza preoccuparsi delle persone, bambine e bambini o animali durante il loro passaggio”.

Inoltre, dall’inizio dell’anno ad oggi, il Frayba ha registrato due fatti di spionaggio contro le BriCo nell’accampamento di osservazione internazionale della Realidad. Questa azione colpisce l’integrità e la sicurezza personale di chi monitora le violazioni dei diritti umani nella regione ed il cui lavoro si basa sulla Dichiarazione Sul Diritto ed il Dovere degli Individui, i Gruppi e le Istituzioni di Promuovere e Proteggere Universalmente i Diritti Umani e le Libertà Fondamentali Universalmente Riconosciute, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Il Frayba, con i dati raccolti dalle BriCo, conferma la denuncia pubblicata dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) nel comunicato del 10 aprile scorso: “Nelle nostre montagne e valli è aumentata la presenza militare, poliziesca, paramilitare e di spie, orecchie ed informatori. Sono riapparsi i sorvoli di aeroplani ed elicotteri militari ed il passaggio di veicoli blindati(4)“.

La militarizzazione che persiste con i nuovi governi federale di Andrés Manuel López Obrador e statale di Rutilio Escandón Cadenas, attenta contro la vita delle comunità dei Popoli Originari che in Chiapas difendono il loro diritto all’autonomia, all’autodeterminazione ed al territorio.

Bisogna ricordare che il 2 maggio 2014, durante la stessa azione in cui fu assassinato José Luis Solís López(5), membri della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos-Histórica distrussero la scuola e la clinica autonoma e minacciarono di smantellare il Caracol Madre de los Caracoles del Mar de Nuestros Sueños. Il fatto fu un pretesto affinché la Segreteria della Difesa Nazionale intensificasse la militarizzazione, cosa che il Frayba segnalò come un atto di intimidazione(6), invece di perseguire la giustizia e trovare le misure per risolvere il conflitto in maniera civile e pacifica.

Per quanto sopra, rivolgiamo un appello alla solidarietà nazionale ed internazionale per rafforzare il cammino verso la pace ed il rispetto dei diritti umani di fronte al rischio di una nuova offensiva militare nei territori zapatisti.

 

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico.

2 maggio 2019

Bollettino No. 7 https://frayba.org.mx/estado-mexicano-incrementa-militarizacion-a-territorios-zapatistas/

  1. Gli autori materiali del crimine sono stati liberati dopo un anno di carcere e quindi l’assassinio continua a restare impunito cinque anni dopo. Relazione: La Realidad, contexto e guerra, mayo 2015.
  2. Allegato 1: Presenza militare a La Realidad. Aprile 2018-aprile 2019. Documentación y archivo Frayba.
  3. Allegato 1: Incursioni militari a La Realidad. Aprile 2018-aprile 2019. Documentación y archivo Frayba.
  4. Messaggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale a 100 anni dall’assassinio del generale Emiliano Zapata. 10 aprile 2019.
  5. Gli autori materiali del crimine sono stati liberati dopo un anno di carcere e quindi l’assassinio continua a restare impunito cinque anni dopo. Relazione: La Realidad, contexto e guerra, mayo 2015.
  6. L’Esercito messicano minaccia la Giunta di Buon Governo Zapatista de La Realidad, 10 marzo 2015.

 

Read Full Post »

La (impossibile) geometria del potere in Messico – 18 giugno 2005

Se Carlos Salinas de Gortari fu il governante esemplare esecutore della distruzione neoliberista in Messico, López Obrador vuole essere il paradigma dell’esecutore del riordinamento neoliberista. (…) Questo è il suo progetto. (…) La sua proposta è riempire DALL’ALTO E PER QUELLI IN ALTO il vuoto provocato dall’ecatombe neoliberista.

 

La (impossibile) Geometria? del Potere in Messico.

O geografia? No, la geografia è quella cosa del nord, sud, oriente e ponente. O sarà la geologia? No, questa si occupa delle pietre (tipo “che bel sassolino per inciamparci”). La geometria è quella cosa che ha a che vedere con area, volume, lunghezza e non-siate-malizios@. Mmh… sto già facendo lo spiritoso. Forse perché a molt@ non piacerà quello che diremo. Perché faremo riferimento alla presunta differenza tra la destra, il centro e la sinistra nella politica in alto. E poi ci sono le complicazioni: estrema destra, destra moderata, destra confessionale” sinistra “leale alle istituzioni”, estrema sinistra o radicale, sinistra moderata, centro, centro-sinistra, centro-destra, centro-centro, difesa centrale e centro attaccante. Ma in alto tutti dicono di essere una o l’altra cosa, secondo quanto dice il nuovo indice, cioè, il “rating”. Cosicché, quelli che vediamo un giorno in un posto, l’altro giorno sono all’opposto. Viene perfino mal di testa a guardare come saltano da una parte all’altra. Una baruffa. O una geometria impossibile.

Per cercare di capire questa geometria, secondo la nostra opinione, bisogna considerare che il capitalismo nella globalizzazione neoliberista sta realizzando una vera guerra mondiale, in ogni luogo e in tutti i modi. Questa guerra non solo distrugge, tra altre cose, le relazioni sociali. Cerca anche di riordinarle secondo la logica del vincitore. Tra le macerie prodotte da questa guerra di riconquista, giacciono le basi materiali, economiche, dello Stato-Nazione tradizionale. Ma non solo, sono distrutti, o hanno subito gravi danni, anche gli apparati e le forme di dominazione tradizionali (le relazioni dominante/dominato, dominante-dominante, e dominato-dominato). Pertanto, la distruzione riguarda anche la classe politica tradizionale, la sua costituzione, le sue relazioni interne, le sue relazioni col resto della società (non solo con i dominati) e le sue relazioni con le classi politiche di altre nazioni (le cosiddette relazioni internazionali). Così facendo, la guerra neoliberista ha sfigurato la politica tradizionale e la fa marciare al ritmo di uno spot pubblicitario, e la distruzione provocata dalla bomba neoliberista nella politica messicana, è stata così efficace che, anche secondo il nostro modesto punto di vista, là in alto non c’è niente da fare. Caso mai, programmi comici. Si suppone che là in alto, per esempio, ci siano centro, sinistra e destra. Ma in periodi elettorali tutti si ammucchiano al centro. Cioè, come se la geometria si contraesse e tutti si ammucchiassero al centro gridando: “SONO IO” …

“Sono io”, dice il Partito di Azione Nazionale.

Il PAN, il partito della nostalgia per la lotta democratica, Gómez Morín e “l’umanesimo politico”. La nostalgia per l’OPUS DEI, il MURO, la ACJM e Canoa. La nostalgia per la guerra dei cristeros, la sacra sindone ed il Cerro del Cubilete. La nostalgia per le buone coscienze, le buone abitudini, la gente perbene. La nostalgia per il trionfo culturale e la sezione degli affari sociali sui giornali (quando era diversa dalla sezione di cronaca poliziesca). La nostalgia per Massimiliano, Carlotta, Elton John e i tempi quando eravamo un Impero. La nostalgia per l’aspirina domenicale somministrata dal pulpito del pederasta, il “ring side” nella visita dell’o al Papa ed i ritiri spirituali di “salviamo il mondo dal diavolo comunista, siamo soldati di dio”. La nostalgia per i pomeriggi del bridge, il tè-canasta, i Cavalieri di Colombo. La nostalgia per l’incendio delle schede elettorali del 1988 e del co-governo con il PRI. La nostalgia per un calendario in cui non ci furono. La nostalgia per “la Patria, mio bene, è la storia reclusa in un convento”.

Così come l’attuale governo federale, il PAN oggi è guidato dall’organizzazione di estrema destra “El Yunque”. Sotto il suo peso giace il PAN storico e la sua nostalgia per le famiglie avvolte nei mantelli azzurri. Ed è “El Yunque” quello che (chi l’avrebbe detto) cerca di convincerci che il PAN adesso è un’organizzazione politica di centro. E ci presenta come possibili candidati presidenziali, una costellazione di mediocri, dove, rendiamo merito, primeggia il grigio “coupier” Santiago Creel Mirando (mi sembra, non sono sicuro, che fu segretario di governo nell’intinerato di Fox-Sahagún – oggi lo si può incontrare mentre piange sulla spalla della Coyote Fernández de Cevallos -). Una lista di precandidati nella quale non compare l’unica con reali possibilità di competere …. non ancora. Ma lei già sta muovendo i pezzi che El Yunque le fornisce per accodarsi.

Primo, per ottenere un posto che le assicuri l’impunità (quella già promessa da AMLO senza che nessuno glielo chiedesse – beh, almeno non pubblicamente -), poi, quando si sarà sgonfiato il fugace pallone Creel, accedere al clamore che nelle catacombe della destra le chiede, la implora, la supplica, le impone di essere candidata alla presidenza del Messico. Candidata di centro, ovviamente.

“Sono io”, dice il PRI, il Partito Rivoluzionario Istituzionale.

Il PRI, il partito dello “sviluppo stabilizzatore”. Il creatore del Sistema del Partito di Stato, messo a nudo a suo tempo dalle analisi di José Revueltas, Adolfo Gilly, Daniel Cosío Villegas, Pablo González Casanova. Quello di “Mister Amigou”. Quello della repressione dei medici, dei ferrovieri, degli elettricisti. Quello dei massacri del 2 ottobre del ’68 e del 10 giugno del 1971. Quello della guerra sporca negli anni ’70 e ’80. Quello delle svalutazioni. Quello delle frodi elettorali. Quello dei “ratones locos”, le “casillas zapato”, la “operación tamal”, la democrazia elettorale sintetizzata nello slogan “fischietti e berretti, bibite e panini”. Quello del furto, il saccheggio, la frode, l’assassinio di operai, contadini, studenti, insegnanti, impiegati. Quello di Fidel Velásquez, Rodríguez Alcaine, Jonguitud, Elba Esther Gordillo. Quello della Colina del Perro. Quello di Absalón Castellanos. Quello della frode elettorale dell’88. Quello del Clan Salinas de Gortari. Quello della controriforma all’articolo 27 della Costituzione. Quello della mancata entrata nel Primo Mondo. Quello del massacro nel mercato di Ocosingo. Quello del solitario Aburto e dell’ancor più solitario Colosio. Quello del tradimento del febbraio del ’95. Quello dell’IVA. Quello di Acteal, El Charco e Aguas Blancas. Quello dell’inizio dell’incubo a Ciudad Juárez. Quello del “firmo un accordo e non lo rispetto”. Quello di “non ho contanti”. Quello dell’interruzione violenta dello sciopero studentesco della UNAM, nel 1999. Quello della storia come propaganda elettorale. Quello dell’imposizione delle politiche neoliberiste che hanno distrutto le fondamenta del Messico. Quello della privatizzazione delle imprese statali e parastatali. Quello del voto per l’esautoramento. Quello del crimine organizzato in partito politico. Quello di “la-patria-mio-bene-è-una-prostituta-che-governa-il-più-abominevole-ovvero-proprio-io”.

Sul PRI non c’è molto da aggiungere a quanto detto e subito da lui. Il PRI, sorto dalla rivoluzione messicana del 1910 è, attualmente, il partito con le più altre probabilità di provocare una nuova rivoluzione in tutto il paese. Il PRI non ha legami con il crimine organizzato, esso è nella direzione dei cartelli del narcotraffico, dei sequestri, della prostituzione, del traffico di persone. Il cinismo col quale i suoi dirigenti scacciano la memoria, li porta a parlare ed agire come se non fossero 70 anni che stanno abusando del potere e lucrando nel suo esercizio. Le precampagne e campagne del PRI sono il miglior veicolo per provocare l’indignazione della gente… e la sua ribellione.

Qualche esempio? Enrique Jackson finanzia la sua campagna elettorale con denaro del crimine organizzato, cioè, il narcotraffico, la prostituzione ed i sequestri. Quello usato per pubblicità televisiva, l’ottiene dai riscatti del sequestro di membri delle famiglie benestanti alle quali ora promette “ordine” in prima serata. Da parte sua, Roberto Madrazo, un gangster senza scrupoli, trama l’eliminazione dei suoi avversari e provvede alla sua sicurezza per non essere assassinato (benché il portare come cagnolino da compagnia il “Croquetas” Albores non lo protegge affatto). Da parte loro, Montiel, Yarrington e Martínez, nel frattempo, passano la lista ai loro pistoleri, e la Paredes sospira, cioè, spia. Nella migliore tradizione priista, la candidatura si risolverà nelle cloache del potere politico (cioè che Elba Esther deciderà). La violenza criminale che affligge il paese non è altro che la lotta tra i cartelli per la candidatura presidenziale del PRI. Quelli che perderanno se ne andranno, insieme ai loro capi priisti, non in prigione,… ma nel PRD. Chi rimarrà ci dirà che è di centro.

“Sono io”, dice il PRD, il Partito della Rivoluzione Democratica.

Il PRD, il partito degli “errori tattici”. L’errore tattico, con i suoi patti elettorali, di fomentare gli affari di famiglie mascherate da partiti. L’errore tattico di allearsi con il PAN in alcuni stati e con il PRI in altri. L’errore tattico della controriforma indigena e dei paramilitari di Zinacantán. L’errore tattico di Rosario Robles ed i video scandalo. L’errore tattico di perseguire e reprimere il movimento studentesco della UNAM nel 1999. L’errore tattico della “legge Ebrard” e la “legge Monsanto”. L’errore tattico di cedere lo Zocalo di Città del Messico ai monopoli dello spettacolo. L’errore tattico di fare squadra con i salmisti. L’errore tattico della importata “tolleranza zero” e di perseguire giovani, omosessuali e lesbiche per il “crimine” di essere diversi. L’errore tattico di tradire la memoria dei suoi morti, candidare i loro assassini e riciclare gli espulsi dalle candidature priiste. L’errore tattico di trasformare movimenti popolari in burocrazie di partito e di governo. L’errore tattico di strumentalizzare le morti di Digna Ochoa e Pável González per lusingare la destra. L’errore tattico di non dichiararsi rispetto ai movimenti di resistenza e liberazione di altri paesi, di abbassare la testa davanti al potere nordamericano e di cercare di ingraziarsi i potenti. L’errore tattico delle sue lotte intestine e delle frodi nelle elezioni interne. L’errore tattico dell’alleanza con il narcotraffico nel DF. L’errore tattico di chiedere denaro alla gente mentendo e dicendole che è per aiutare, “sotto sotto”, gli zapatisti. L’errore tattico del vergognoso corteggiamento dei settori più reazionari del clero. L’errore tattico di usare i morti nella lotta come certificato di impunità per rubare, saccheggiare, corrompere, reprimere. L’errore tattico di correre al centro, pazzo di gioia, col suo carico di errori tattici. L’errore tattico di “la Patria, mio ben, non è altro che un bilancio in discussione”.

E nel centro del PRD… -“Sono io, dice AMLO, Andrés Manuel López Obrador.

Contro AMLO si era lanciata la (a volte felice) coppia presidenziale, sfoderando la PGR in una mano, la Suprema Corte di Giustizia nell’altra, il Congresso dell’Unione in gabbia, ed i mezzi di comunicazione per compensare la perdita di “rating” del suo “reality show” e della sua striscia comica. Il processo di esautoramento è stato, oltre ad una commedia dai risvolti tragici, un indicatore dello scontento popolare (no mio caro, non ci si può più prendere gioco della gente come prima) e, soprattutto, un’insuperabile spinta elettorale… per l’esautorato.

Contro AMLO si lancia Cárdenas Solórzano accusandolo di dichiararsi da subito di centro e di non seguire la sua tradizione di cominciare dichiarandosi di sinistra… e correre poi al centro man mano che procede la campagna elettorale. Criticandolo di mantenere il controllo del PRD e farne un uso discrezionale… dopo che Cárdenas ha fatto la stessa cosa per tanti anni. Gli rinfaccia le alleanze strette, dimenticando che a quelle fatte da Cárdenas si deve l’arricchimento di famiglie (come il Partito della Società Nazionalista, dei Riojas) e la lega del PRD con il sinarquismo [setta francomassonica -n.d.t.] – la stessa che incappucciò la statua di Juárez (il Partito di Azione Sociale), quando accettò la candidatura da quei due partiti nel 2000. López Obrador. AMLO proiettato ai vertici della democrazia “moderna” (cioè, le inchieste) dall’assurda e ridicola campagna della coppia presidenziale. Colui che ha trasformato la mobilitazione cittadina contro l’autoritarismo dell’esautoramento in un atto di promozione personale e di lancio elettorale. Colui che, nella mobilitazione contro l’esautoramento, non ha pronunciato la frase che avrebbe forse dovuto dire, “nessun dirigente ha il diritto di guidare un movimento intorno ad una causa giusta, per poi, alle spalle della maggioranza, sottometterlo al suo progetto personale di ricerca del Potere e negoziarlo per questo”. Colui che convoca una marcia del silenzio e, invece di rispettarlo, la usa per parlare al Potere, imponendo a tutti la parola di uno solo. Quello dell’alchimia che trasforma unmilione seicento mila silenzi nella voce di Don Porfirio che, nonostante i fischi (quelli sì “storici”), è stata ascoltata dall’interlocutore di quella marcia: il Potere. Colui che ha mutato (e svalutato) il trionfo popolare della marcia del 24 aprile e lo ha trasformato in un successo personale nella sua corsa presidenziale. L’ex esautorato. Colui che ha accusato il Potere di arbitrio e poi ha scambiato con esso mutue scuse. Colui che denunciava “complotti” che poi elogia come “statisti” coloro accusati di ordirli. Colui che vanta, come suoi primi “comitati di appoggio” indigeni in Chiapas, i caciques e paramilitari di Zinacantán, gli stessi che aggredirono la marcia zapatista il 10 aprile del 2004. Colui che si vede già avvolto nella fascia presidenziale. Colui che, tra le sue prime promesse di governo, garantiva l’impunità a chi ha assassinato e fatto sparire gli attivisti sociali, chi ha gettato il Messico nella miseria e si è arricchito sul dolore di tutti. Colui che, con le sue azioni, dice alla gente “vi disprezzo smisuratamente”. [“desaforadamente” – in spagnolo, gioco di parole con il termine “desafuero” – n.d.t.].

López Obrador. Colui che ha paragonato se stesso a Francisco I. Madero… dimenticando che la similitudine con Madero non finisce con il democratico imprigionato da Porfirio Díaz, ma continua con il Madero che formò la sua squadra di governo con gli stessi porfiristi (e che fu tradito da uno di loro). Con il Madero che, voltando le spalle alle richieste dei diseredati, si dedicò a mantenere la stessa struttura economica di sfruttamento, saccheggio e razzismo costruita dal regime porfirista. AMLO e gli uccelletti che gli volteggiano intorno “hanno dimenticato” questi dettagli.

E, soprattutto, “hanno dimenticato” che, di fronte a Madero, gli zapatisti impugnarono il Piano di Ayala. Quel piano a proposito del quale Madero disse, parola più, parola meno, “pubblicatelo, che tutti sappiano che quel Zapata è pazzo”. Ma, basta storia passata e confronti. Siamo agli inizi del XXI° secolo non del XX° secolo, in una successione anticipata dalla sfacciata ambizione di una donna.

Per sapere qual è il progetto di chi aspira al Potere, non bisogna ascoltare quello che dice rivolgendosi in basso, ma quello che dice rivolgendosi in alto (per esempio, nelle interviste ai quotidiani nordamericani New York Times e Financial Times). Bisogna ascoltare quello che promette a chi in realtà comanda.

La promessa centrale del programma presidenziale di AMLO non è vivere nel Palazzo Nazionale e trasformare Los Pinos nella nuova sezione del Bosco di Chapultepec. È “stabilità macroeconomica”, cioè, “guadagni crescenti per i ricchi, miseria e privazioni crescenti per i diseredati, ed un ordine che controlli lo scontento di questi ultimi.”

Quando si critica il progetto di AMLO non si tratta di criticare un progetto di sinistra, perché non lo è, così ha dichiarato e promesso López Obrador al Potere là in alto. Egli è stato chiaro e non lo vede solo chi non vuole vedere (o non gli conviene vedere) e continua a sforzarsi di vederlo e presentarlo come un uomo di sinistra. Quello di AMLO è un progetto, come lui stesso lo ha definito, di centro.

Ed il centro non è altro che una destra moderata, la porta della clinica di chirurgia plastica che trasforma gli attivisti sociali in despoti e cinici, una macroeconomia stabilizzata dei secondi piani e conferenze stampa mattutine.

Noi abbiamo visto ed analizzato da vicino il governo di AMLO nel DF. Non sulla stampa, nei circoli esclusivi o ai secondi piani, ma dal basso, per strada. Crediamo che lì si annidi il germe di un autoritarismo ed un progetto personale ultrasessennale. L’immagine di Carlos Salinas de Gortari costruita da AMLO è, in realtà, un specchio. Per questo la formazione della sua squadra. Per questo il suo programma è così vicino a quello del “liberalismo sociale” del salinismo. Ho detto “vicino”? Piuttosto, la continuazione di quel programma. Questo è ancora nascosto dalla servile stupidità dell’ultradestra (che sembra un caprone in una cristalleria) e dallo stesso caos ideologico che regna nella classe politica messicana, ma non tarderà a rendersi evidente. Forse a causa di questo occultamento, alcun@ intellettuali, oltre a distint@ attivist@ sociali, forniranno il loro caldo alito all’uovo del serpente che oggi si annida nel governo di Città del Messico.

Davanti a López Obrador non ci troviamo di fronte ad un leader nostalgico del passato nazionalista rivoluzionario, ma a qualcuno con un progetto molto chiaro di presente… e di futuro. AMLO non sta pensando di realizzare il suo progetto in un solo sessennio (per questo la sua squadra è la stessa di quel celebre che disse “governeremo per molti anni”). E, contrariamente a quanto pensa qualcuno, López Obrador non promette di ritornare al passato populista che tanto atterrisce il potere economico. No, AMLO promuove una mediazione ed un’amministrazione “moderne” (cioè, finire quanto lasciato in sospeso da Salinas de Gortari). Ed ancora: offre di creare le basi di un Stato “moderno”, per questo si sforza di differenziarsi da Lula, Chávez, Castro e Tabaré. E l’offerta non la fa a quelli che stanno in basso o a quello che rimane della Nazione messicana, ma a chi comanda in realtà: il potere finanziario internazionale. La sua non sarà un’amministrazione neoliberista con la mano sinistra (Lula in Brasile, Tabaré in Uruguay, Kirchner in Argentina), né un governo socialista (Castro a Cuba), né un nazionalismo popolare (Chávez in Venezuela), ma IL NUOVO MODELLO DI STATO NON-NAZIONALE (l’embrione della guerra neoliberista) in America Latina.

Se Carlos Salinas de Gortari fu il governante esemplare esecutore della distruzione neoliberista in Messico, López Obrador vuole essere il paradigma dell’esecutore del riordinamento neoliberista. Questo è il suo progetto. Sempre che gli sarà permesso farlo.

Non ci dedicheremo a criticare AMLO (di questo si occuperà, con insuperabile efficienza, il PRD – soprattutto nella lotta per la candidatura al governo del DF -), ma riteniamo nostro dovere avvertire, definire e definirci. È necessario perché, nel gattopardismo dell’alto, una definizione non chiara diventa un appoggio esplicito: “se non sei contro di noi, allora sei con noi”. La definizione davanti (e non di fianco) a quello che rappresenta AMLO è imprescindibile. La sua proposta (ed in questo non c’è nessuna differenza con quella di Cárdenas nel PRD, né con quella di qualunque precandidato di qualsiasi partito nel sovrappopolato “centro” politico del Messico di metà 2005) è riempire DALL’ALTO E PER QUELLI IN ALTO il vuoto provocato dall’ecatombe neoliberista.

In sintesi, in alto regnano l’indecenza, la sfacciataggine, il cinismo, la sfrontatezza.

Questo è quello che pensiamo della geometria politica del Messico di sopra. Dire un’altra cosa sarebbe mentire e cercare di ingannare chi non abbiamo mai ingannato: in primo luogo noi stessi, ma anche la gente in generale. Ci fa rabbia e indignazione vedere quello che vediamo e lotteremo per impedire che questi svergognati l’abbiano vinta.

Perché è l’ora di incominciare a lottare affinché tutti quelli che dall’alto disprezzano la storia e ci disprezzano, rendano conto, e paghino.

Bene. Salute e attenzione, che in basso l’orologio segna l’ora sesta.

Dalle montagne del Sudest Messicano
Subcomandante Insurgente Marcos
Messico, nel Sesto mese dell’anno 2005

P.S. SUL CHIAPAS – Se in precedenza le Giunte di Buon Governo hanno comunicato di avere qualche rapporto con il governo statale, adesso informano che, da dicembre dell’anno scorso, queste si sono interrotte per l’inadempimento del governo nei pochi impegni presi. Non ha risarcito, né regolarizzato, né fatto giustizia nei pochi casi per cui era stato interpellato. Non ha adempiuto perché in fondo è razzista come chiunque. E’ assorbito dall’autoritarismo e dalla superbia, la giustizia locale è dedita all’affare del traffico di persone, i bilanci spesi in signorine che si offrono dagli annunci sui giornali locali o che lavorano nella zona Galáctica, il denaro dissipato in campagne mediatiche, ridicole e svergognate, di discredito degli avversari (come quella intrapresa contro il movimento degli insegnanti di alcune settimane fa) e di promozione del culto della personalità. Ni modos.

(traduzione del Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo) 18 giugno 2005 http://chiapas.meravigliao.it/2005/200605co.htm

 

 

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: