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Archive for febbraio 2014

La Jornada – Giovedì 27 febbraio 2014

Da tutti i continenti giunge la condanna per le aggressioni contro i simpatizzanti dell’EZLN

Hermann Bellinghausen

Decine di azioni e manifestazioni si sono svolte nella settimana internazionale di solidarietà Se toccano gli zapatisti, toccano tutti noi, convocata dagli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona in Messico per condannare le aggressioni contro la comunità 10 de Abril (Chiapas) a gennaio scorso. Iniziate il giorno 16, le giornate si sono chiuse questa settimana.

Nuova e significativa è stata la manifestazione solidale di 56 attivisti, giornalisti e scrittori del Medio Oriente, principalmente Siria, ma anche Palestina, Libano e Giordania: Dalla nostra terra nella regione araba e dall’esilio, esprimiamo il nostro appoggio alla lotta zapatista per libertà, dignità, giustizia e democrazia diretta, una lotta che è di ispirazione per tutti quelli che lottano per smantellare i sistemi di dominio e disumanizzazione che hanno caratterizzato il mondo per cinque secoli, e contro i quali i popoli indigeni d’America continuano a lottare.

Hanno denunciato che le “reiterate aggressioni contro gli zapatisti hanno raggiunto un nuovo apice a gennaio, quando un gruppo chiamato Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos (Cioac) Democrática ha aggredito la comunità 10 de Abril, del municipio autonomo ribelle 17 de Noviembre. Condanniamo tutti i tentativi del malgoverno di distruggere il movimento zapatista attraverso la repressione militare e paramilitare, le tattiche di intimidazione, o per mezzo di donazioni destinate a disattivare la resistenza collettiva.

In quanto coinvolti nella lotta contro il colonialismo e l’esproprio in Palestina e nella rivoluzione per la libertà e la giustizia in Siria, ci identifichiamo pienamente col progetto zapatista che non vuole cambiare il mondo, ma crearne dal basso uno completamente nuovo, dove ci stiano molti mondi, concludono.

In Spagna, la Central General de Trabajadores ha manifestato davanti all’ambasciata messicana di Madrid ed al consolato di Barcellona, e nelle città di Murcia, Valencia e Valladolid. A La Reus, località della Catalogna, la Plataforma del Camp en Defensa de la Terra i el Territori ha denunciato a livello internazionale la serie di persecuzioni contro le comunità zapatiste perché perseguono una vita degna e la propria autonomia.

Altre città in cui si sono svolte azioni ed eventi di protesta contro gli attacchi violenti contro le basi zapatiste sono Oaxaca, Mexicali, Guadalajara, Tepoztlán, Cuernavaca, Chihuahua, Toluca, Fresnillo, San Cristóbal de las Casas, Guanajuato e Città del messico nel nostro Paese, ed a Dorset, Lille, Munster, Milano, San Paulo, Río de Janeiro, Seattle, San Diego, Los Ángeles e Phoenix, oltre a Wellington, Nuova Zelanda, tra altre. Anche a Parigi la solidarietà è stata manifestata davanti all’ambasciata del Messico.

Bisogna ricordare che la Cioac nacional e l’organizzazione Vía Campesina, alla quale appartiene, si sono dissociate dalle aggressioni contro gli abitanti dell’ejido 20 de Noviembre, Las Margaritas, ed i membri della Cioac Democrática nella regione tojolabal del Chiapas.

http://www.jornada.unam.mx/2014/02/27/politica/020n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Escuelita Zapatista

25-26-27 gen 2013 

Sono molti anni che sento parlare di zapatismo e conoscere da vicino il movimento è un’opportunità che non voglio perdere. Eppure durante il tragitto notturno da Città del Messico a San Cristobal qualche dubbio mi viene. È il mio primo viaggio in Messico, sono in vacanza, non sono mai stato un attivista, non ho particolarmente voglia di sentire sermoni politici; questi pochi giorni di Chiapas potrei spenderli visitando siti archeologici Maya e farmi qualche giorno di mare. Alla fine decido di non cambiare i miei programmi, mi sono iscritto al secondo turno della Escuelita da più di un mese e dare buca agli zapatisti non mi sembra carino.

Giunto a San Cristobal raggiungo il luogo del ritrovo. Troviamo un grande viavai. Gli altri partecipanti all’escuelita sono ragazzi più o meno giovani, qualche adulto; messicani soprattutto, ma anche argentini, statunitensi, qualche spagnolo, pochissimi italiani, una coppia musulmana, un cinese. E ovviamente ci sono gli zapatisti che verificano le iscrizioni ed organizzano i minibus verso i vari caracoles. Questo primo impatto con il mondo degli zapatisti è emozionante, penso di essere nel posto giusto. Il passamontagna che tutti indossano nasconde un mondo tutto da scoprire, gli sguardi lasciano immaginare volti umili e decisi, il pensiero esatto che mi passa per la testa è ‘qui fanno davvero sul serio’.

Vengo destinato al caracol de La Realidad. Il viaggio è scomodo e sembra interminabile, siamo in 20 persone su un minibus da 12. Quando arriviamo c’è un bellissimo cielo stellato e saranno le otto e mezzo di sera anche se mi sembra già notte fonda. Veniamo accolti a La Realidad con i cori “Viva Zapata! Viva la Libertà! Viva l’EZLN!”. Tra un coro e l’altro due marimbe suonano un intermezzo musicale, una melodia allegra e ritmata che ricorda vagamente l’inno zapatista. Ci sediamo insieme agli altri alunni arrivati prima di noi, più di 200.

Ad ogni alunno della escuelita viene presentato il suo accompagnatore. È un momento abbastanza intenso, una sorta di cerimonia. Per ogni coppia chiamata al microfono c’è un applauso. Mentre aspetto di essere chiamato sono contento e penso di essere capitato in un posto unico. Dopo non molto riconosco il mio nome nonostante la pronuncia imprecisa del compas “Alumno Daniel Dawini… guardiano…. Emilio”. Sono proprio io. Mi alzo e vado a stringere la mano al ragazzo che si avvicina verso di me. Emilio mi accompagna verso l’edificio dove ci sistemiamo per passare la notte. Gli faccio un po’ di domande per conoscerlo. Emilio ha 22 anni, 2 figli, 2 anni vissuti negli Stati Uniti, tornato in Chiapas perché, mi dice, si era “stancato” di vivere là. L’escuelita si è svolta nei 3 giorni successivi. Il primo giorno viene fatta una lunga e interessante presentazione dell’autonomia politica del movimento. L’organizzazione all’interno delle singole comunità, il coordinamento tra queste, l’elezione degli organi di rappresentanza, l’organizzazione del sistema scolastico e sanitario. Una buona parte della lezione viene tenuta da donne che spiegano i diritti acquisiti all’interno delle comunità zapatiste. Nei due giorni successivi sono ospite di una famiglia della comunità di Hidalgo, a 2 ore di camion e 1 ora di barca dalla Realidad, nel bel mezzo della Selva Lancandona. In questi giorni ho condiviso la vita quotidiana dei campesinos, la pesca, il lavoro agricolo, il riposo, le discussioni politiche, il gioco con i bambini.

L’escuelita ha un titolo: “La libertà secondo gli zapatisti”. Dove stia questa libertà me lo chiedo e me lo richiedo durante quei giorni. Me lo chiedo perché non riesco a vederla nella sobria vita dei campesinos come nel funzionamento degli organi di governo autonomo. Oltre al fatto che mancano totalmente le strutture che considero necessarie per l’esercizio stesso delle mie libertà: l’accesso ai mezzi di informazione, di comunicazione e di trasporto è limitatissimo.

Cosa sia la libertà non ce l’ho così chiaro. È forse questo il problema? Il gabbiano Jonathan mi dà qualche spunto; la libertà di volare alto, dove nessuno ha mai volato. È una la libertà che ha a che fare con una sfera molto intima dell’individuo. Che comincia con il guardarsi dentro, con l’ascoltare prima di tutto se stessi. Quando penso alla libertà non posso fare a meno di pensare a me stesso. Mi sento libero se innanzi tutto mi riconosco. Gli zapatisti, che da 20 anni nascondono addirittura i loro volti con un passamontagna, sono evidentemente lontani da questa visione; altro che processo di individuazione di cui parlano tanto i nostri psicologi.

Eppure l’aria di rivoluzione si respira in maniera molto definita. Mi emoziono addirittura quando il campesino che mi ospita mi chiede di sostenere la resistenza degli zapatisti del Chiapas. Lo fa prima di salutarmi, mentre per il nono pasto consecutivo, colazioni comprese, mi offre tortillas di mais con fagioli. E lo fa con queste precise parole: “L’ultima cosa che vorrei chiederti è questa, quando tornerai al tuo paese di’ che qui in Chiapas ci sono persone che stanno resistendo”. Ecco la liberdad segun los zapatistas, così lontana dalla mia cultura che mi sono serviti 3 giorni per riconoscerla.

Rivoluzione è una parola immensa, che non si pronuncia quasi più, che fa sentire inadeguati, che attrae ma mette di fronte ai propri limiti. La rivoluzione è una cosa più grande dell’uomo. Chi l’ha fatta infatti è considerato più che un uomo: un eroe. Il merito di questo viaggio è stato riavvicinarmi al senso di questa parola, un senso al quale mi ero allontanato non reputandolo alla mia portata. Rivoluzione e libertà è una buona sintesi di quanto approfondito durante l’escuelita. La relazione tra i due termini è stata per me una scoperta. Mi è toccato apprenderlo dagli stessi che mi chiedono come mai ho preso l’aereo anziché l’autobus per arrivare in Messico. Non so proprio che dire, oltre a ringraziare pubblicamente gli zapatisti, tanto tanto di cappello!

Daniele

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Audio dell’incontro sui vent’anni dell’Insurrezione Zapatista al Barrio Campagnola di Bergamo

22 gennaio 2014

Audio dell’Incontro al Barrio Campanola

22gen2014 BG

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Ojarasca N. 202

Ojarasca N. 202

Ojarasca

 

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La Jornada – Mercoledì 12 febbraio 2014

Dal Chiapas, proclamata una settimana di solidarietà nazionale e internazionale con gli zapatisti

Hermann Bellinghausen

Di fronte alle recenti aggressioni contro basi di appoggio zapatiste in Chiapas, organizzazioni aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale hanno indetto la Settimana Nazionale ed Internazionale di Solidarietà Se Toccano gli Zapatisti, Toccano Tutti Noi, da dal 16 al 23 febbraio.

Diffondendo la convocazione, la Rete contro la Repressione e per la Solidarietà sottolinea: “Mentre i mezzi di comunicazione commerciali dettano agende di ‘discussione’, ‘riflessione’ e ‘analisi’ di una ‘realtà’ che non è altro che menzogna, dove si esalta lo sfruttamento, il disprezzo e la repressione, pilastri del capitalismo”, e mentre le politiche che nascono dai grandi centri finanziari ed organismi di potere fomentano lo scontro e la frammentazione del tessuto sociale, in basso si cominciano a tessere le fondamenta per riconoscerci nella solidarietà come compagne e compagni di lotta.

Gli organizzatori citano l’esempio delle comunità indigene zapatiste con i loro oltre 30 anni di organizzazione, ed i lavori che si svolgono all’interno della Sesta.

Non poche volte il potere ha cercato inutilmente di provocare e distruggere l’organizzazione ed il progetto zapatista: sorvoli ed incursioni militari, espropri di terre, introduzione di programmi sociali in territorio zapatista, fabbricazione di reati, furti, prigione e attacchi paramilitari.

Le recenti aggressioni denunciate dalla giunta di buon governo del caracol di Morelia destano grande preoccupazione, si dice nell’appello. La banda criminale della Central de Obreros Agrícolas y Campesinos (Cioac), insieme alla dirigenza dellaOrganización Regional de Cafeticultores de Ocosingo (Orcao) ha feriti sei compagni zapatisti. Inoltre hanno aggredito e derubato il personale dell’Ospedale San Carlos.

Nella convocazione si denunciano come responsabili attuali di questa guerra il governatore Manuel Velasco Coello ed il presidente Enrique Peña Nieto, così come i gruppi di potere locali, municipali, nazionali e stranieri, e si fa appello alla solidarietà degli aderenti alla Sexta e ad ogni organizzazione, collettivo e persona onesta del Messico e del mondo, affinché dai loro luoghi tendano la mano alla degna rabbia zapatista. Le comunità zapatiste non sono sole, conclude la convocazione. http://www.jornada.unam.mx/2014/02/12/politica/021n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Cinque presidenti del Messico hanno incontrato la resistenza delle comunità

Hermann Bellinghausen

9 febbraio 2014

San Cristóbal de las Casas, Chiapas. Le aggressioni contro l’emblematica comunità zapatista 10 de Abril alla fine di gennaio, denunciate dalla Giunta di Buon Governo Corazón del Arco Iris de la Esperanza, con tutte le sue particolarità ed aggravanti (come l’oltraggio e sequestro del personale dello stimato ospedale San Carlos di Altamirano), si collocano nel contesto dell’attuale tappa della guerra di “bassa intensità” contro le comunità in resistenza dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Questa guerra che non si chiama per nome colpisce un certo numero di ejidos e comunità che hanno diversi gradi di affinità con gli zapatisti, come Las Abejas, Xi’Nich, Pueblo Creyente, o le località indigene in Chiapas che si dichiarano aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona. Anche queste si dichiarano in resistenza benché a differenza degli autonomi, siano inserite nell’apparato istituzionale, anche qui a diversi livelli.

I fatti di violenza propriamente detta sembrerebbero sporadici se presi separatamente fino a quando toccano il punto di “crisi”: feriti, o arrestati, o sfollati, o saccheggiati; ma se si osservano nel complesso, rivelano invece una continuità, un gioco sulla mappa degli strateghi della contrainsurgencia, sia militari che civili, che non hanno mai interrotto le loro perniciose attività durante tutti i cinque governi federali e sette o otto (che importa) governi statali. Sono irrilevanti le alternanze dei partiti. (Qualcuno ha parlato di transizione democratica?). Sotto il PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale), come sotto il PAN (Partita Azione Nazionale), il PRD (Partito della Rivoluzione Democratica) & Co. o il PVEM (Partito Verde Ecologista del Messico), le comunità che si oppongono alle nuove ed aggressive politiche agrarie, ai progetti turistici, agroindustriali o estrattivi sono state violentate e represse, paramilitarizzate, divise. Per i promotori della decomposizione tutto ciò che divide è buono: religioni? concessioni di territorio ad interessi privati? campagne elettorali? trattamento diverso nell’applicazione di giustizia, distribuzione agraria, educazione, salute e questioni di soldi?

La contrainsurgencia attacca di nuovo (non ha mai smesso di farlo)

Bisogna fare due esempi di comunità sotto il “tenue” fuoco dei programmi e delle legislazioni agrarie riformate (gravemente deformate), educative, finanziarie e di utilizzo dell’energia e delle risorse naturali. Nel primo consideriamo solo le popolazioni zapatiste. In particolare, i casi recenti coinvolgono i cinque caracol dell’EZLN, si tratta di San Marcos Avilés, Comandante Abel, Che Guevara (Motozintla), Toniná, ejido Puebla, San Ramón, 10 de Abril, o autotrasportatori autonomi di Ocosingo (solo per citare i casi denunciati dalle diverse giunte di buon governo negli ultimi mesi). La loro comparsa in regioni diverse – ed in ogni caso per “un conflitto” particolare sospettosamente simile agli altri – suggerirebbe che le politiche di contrainsurgencia abbiano successo. Tuttavia, alla luce di quanto accade quotidianamente in buona parte dei municipi zapatisti, si potrebbe concludere esattamente il contrario. Per quanto riguarda le comunità autonome, la costosa contrainsurgencia fallisce. Lo hanno potuto constatare direttamente migliaia di alunni della Escuelita Zapatista a partire da agosto del 2013.

Da posizioni sempre ferme, sostenute dalle loro leggi e principi – che hanno conquistato una legittimità che nessun governo federale, statale né municipale può ignorare – gli zapatisti del Chiapas hanno fatto sforzi, come pochi, per recuperare e coltivare i livelli di convivenza e vicinanza con altre organizzazioni politiche, autorità ejidales e confessioni religiose in villaggi e intere regioni. Detto in maniera diversa, senza l’atteggiamento pacifico ma attivo ed incorruttibile delle basi zapatiste, la conflittualità dentro e tra le comunità sarebbe molto più elevata.

Ovviamente i governi statali si auto celebrano per questa diciamo “pace sociale” e con una mano la pubblicizzano mentre con l’altra sottraggono “risorse” pubbliche, private e di tipo diverso per continuare a fare il loro “lavoro”. L’inettitudine di funzionari, negoziatori, consulenti e legislatori è palese e potrebbe risultare disastrosa per le regioni indigene se non fosse per il responsabile esercizio dei governi ribelli, per il loro rispetto dei diritti collettivi e degli accordi tra simili. Rompere questi accordi è una delle pratiche preferite dalla contrainsurgencia che ha ormai compiuto 20 anni e passa. Questi sarebbero i casi di Comandante Abel e 10 de Abril.

Il secondo esempio è rappresentato dalle comunità e organizzazioni che difendono i loro territori e risorse, la loro dignità indigena, la loro libertà di credo, i loro diritti umani, di consultazione, di giustizia – che spesso condividono la lotta degli zapatisti – ed abbraccia tutte le regioni: Selva Lacandona, Altos, Zona Nord, Selva-Frontiera. In alcuni casi si oppongono ai programmi di attribuzione di titoli di proprietà delle terre, alle tariffe dell’energia elettrica, all’impatto delle imprese minerarie, ai megaprogetti di strade e turismo, alle disposizioni ambientali che prevedono espropri, all’accaparramento filogovernativo del trasporto e del commercio, all’inefficienza del sistema sanitario. Tutte difendono le proprie risorse, diritti e territori: San Sebastián Bachajón, ejido Tila, Nuevo Jerusalén, Arroyo Granizo, Nuevo Francisco Gómez, ejido Puebla, Jabaltón, Cuauhtémoc Cárdenas, Mitzitón, Las Llanos, San José El Porvenir, Lacanjá Tzeltal, ejido Nuevo Tila, Banavil. Solo per citare alcuni dei casi documentati negli ultimi mesi.

Ovviamente, ognuno ha vecchi precedenti, con episodi di aggravamento e soluzione, tradimento di accordi, falsificazioni di verbali o usurpazioni di rappresentatività. Significativo è l’assedio delle autorità agrarie per imporre il Fondo de Apoyo para Núcleos Agrarios sin Registro (FANAR), successore dell’infame Procede, entrambi il prodotto della controriforma salinista dell’Articolo 27 della Costituzione. La sua diffusione generalizzata permetterebbe la privatizzazione delle terre ejidales e comunali promossa dal Ministero per lo Sviluppo Agrario, Territoriale e Urbano (SEDATU) e dalla Procura Agraria.

Che cosa hanno in comune le diverse storie di conflitto? Hanno in comune la complicità esplicita o implicita (comunque evidente) del governo. Questo garantisce l’impunità sistematica di aggressori e delinquenti, compresi i suoi sicari a Viejo Velasco, Banavil, San Sebastián Bachajón ed i mai dimenticati né risolti massacri degli anni novanta a Chenalhó, El Bosque, Tila, Sabanilla e Chilón.

Attacco della CIOAC “Democratica” contro 10 de Abril

Fino ad arrivare al 27 e 30 gennaio 2014 nell’ejido zapatista 10 de Abril, nel municipio autonomo ribelle 17 de Noviembre, ubicato tra le città di Altamirano e Las Margaritas, in uno scenario costruito in anni nella comunità tojolabal 20 de Noviembre dalla Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesina (CIOAC), organizzazione una volta indipendente e dal 2001 filogovernativa con l’arrivo del PRD al governo statale, gruppo para-priista rimasto al potere per 12 anni che ha praticato il divisionismo profondo nelle comunità in resistenza che avevano lottato per il recupero delle terre dopo l’insurrezione dell’EZLN nel 1994, stabilendo accordi per creare o trasformare in proprietà private le comunità “recuperate” per tutti due decenni fa.

Il primo di febbraio, la Giunta di Buon Governo del caracol zapatista di Morelia ha denunciato una grave aggressione contro le basi di appoggio dell’EZLN nell’ejido 10 de Abril, perpetrata da circa 300 seguaci dei leader della CIOAC Democratica, Miguel Vázquez Hernández e Jaime Luna González. I fatti sono avvenuti giovedì 30 gennaio, benché le minacce risalgano a lunedì 27. Il pretesto, prendere le terre dell’ejido autonomo e titolarle a favore della clientela cioaquista di 20 de Noviembre che non ha ottenuto terre nella recente tornata di aggiudicazione di titoli di proprietà secondo la legge (cioè, la sinistra Legge Agraria in vigore). È facile e non è nuovo: si va sulle terre recuperate con la copertura del governo e dei partiti politici.

La JBG di Morelia riferisce: “Sono tornati ad aggredirci come avevano minacciato. Sono arrivati su 18 furgoni Nissan in circa 300 persone pronte alla violenza”. Sono scesi a 30 metri ed il furgono “di testa ha tentato di investire gli zapatisti. Gli aggressori erano pronti a colpirci con machete e pietre”.

La relazione della giunta prosegue: “I nostri compagni hanno resistito per non rispondere agli insulti ed alle provocazioni”, ed hanno “tentato di dire loro di smettere di molestarli perché la terra è recuperata dal 1994 e per questo sono lì a preservarla”. Gli aggressori della ClOAC Democratica hanno lanciato pietre, mentre altri brandivano bastoni. “Subito i nostri compagni hanno cominciato a cadere sotto i colpi in faccia, in testa e sulle gambe”, ha denunciato la giunta con laconica drammaticità.

Anche se qualche aggressore è rimasto lievemente ferito, tra gli zapatisti ci sono stati diversi geriti gravi: Sebastián, 20 anni, con frattura dello zigomo sinistro, trauma oftalmico lato sinistro, sanguinamento ed infiammazione grave della retina, fratture al cranio e base nasale; Ismaele, 22 anni, frattura aperta al naso, trauma cranico e contusione alla spalla sinistra, e Jhony, 32 anni, trauma cranico ed oculare sinistro.

Guidavano l’attacco Arnulfo González Jiménez e Jaime Luna González, che hanno sparato con armi da fuoco. A 20 de Noviembre alcuni abitanti è da tempo che cercano di appropriarsi delle terre di 10 de Abril sulle quali non hanno diritti. “Le persone portate qua sono state pagate 100 pesos ognuna per la loro giornata di violenza”.

La cosa non si è fermata lì. Gli zapatisti hanno chiesto soccorso per trasportare i feriti all’ospedale San Carlos, di Altamirano, ma uomini e donne della CIOAC hanno impedito il passaggio al personale sanitario mentre continuavano a picchiare le basi zapatiste. In questo episodio la giunta sottolinea che si è unito alla violenza Francisco Hernández Aguilar dell’Accampamento El Nanze (già membro della OPDDIC, ora leader della ORCAO e da anni aggressore delle basi zapatiste nel municipio 17 de Noviembre); è noto per portare armi di grosso calibro, AKA – 47, AR-15 e 1 M-1. L’elemento paramilitare finisce sempre per emergere.

L’ambulanza del San Carlos, insieme all’autista Filomeno Hernández García, “sono stati sequestrati e portati nel loro ejido”. Il medico, Edgar Ulises Torres, Rodríguez e Edith Garrido Lozada, religiosa, hanno subito la stessa sorte. A 20 de Noviembre i tre sono stati picchiati.

In aiuto all’ambulanza procedevano su un altro veicolo le religiose Patricia Moysén Márquez e Martha Rangel Martínez. Sono state costrette a scendere dalle donne della CIOAC che le hanno picchiate e derubate di portafoglio, documenti e auto.

Il giorno seguente il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas ha denunciato il governo del Chiapas per “omissione nell’impedire le aggressioni alle basi di appoggio dell’EZLN della comunità 10 de Abril”. E la CIOAC Democratica per “aver violato il territorio dell’EZLN”, aggredito i suoi abitanti ed i lavoratori dell’ospedale San Carlos.

Gli invasori sono stati respinti. Ma, come da copione del governo, gli aggressori sono rimasti impuniti; invece di sanzionarli, le autorità e gli “operatori politici” hanno instaurato con loro “negoziati agrari”; questi aspettano “soluzione” alla loro richiesta di terre, o un nuovo stimolo istituzionale per aggredire i vicini in resistenza.

Ad ogni giro di vite della contrainsurgencia dei governanti e dei suoi opportunisti alleati, la resistenza di questa o quella comunità ribelle intacca l’ingranaggio fino a neutralizzarlo. Ma il potere tira fuori un’altra vite, e poi un’altra. Ha sacchi pieni di viti per serrare la guerra quotidiana.


Articolo da Desinformémonos: http://desinformemonos.org

Testo originale: http://desinformemonos.org/2014/02/agresiones-a-zapatistas-10-de-abril/

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Il CNI si rafforza.

Congresso Nazionale Indigeno

RAFFORZA IL SUO SPAZIO PER COMPRENDERE E LOTTARE

Il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) ha allungato il passo a partire dalla riunione che ad agosto, a San Cristóal de las Casas, Chiapas, ha riunito rappresentanti da tutto il paese. Nella riunione sono stati analizzati i conflitti che vivono i popoli, nazioni, comunità, tribù e quartieri, come diceva don Juan Chávez Alonso. Da allora, dagli angoli più insospettati, fervono le riunioni per privilegiare quello che è sempre stato il cuore della sua proposta: rafforzare uno dei pochi spazi di dialogo libero dove la gente può riconoscersi cercando di comprendere insieme.

Fino ad ora si sono realizzate molte riunioni regionali ad Hopelchén, Campeche, il 12 ottobre; a San Lorenzo de Azqueltán, Jalisco, il 9 e 10 novembre; a San Ignacio Arareco, Chihuahua, il 14 e 15 novembre; a Villa de Ayala, Morelos, il 30 novembre; ed a Xpujil, Campeche, il 7 dicembre.

Ci saranno altre riunioni in altre regioni dove la gente possa sistematizzare quanto gli accade e promuovere legami a vari livelli, ma già si consolidano convinzioni e certezze.

Ad Hopelchén il CNI ha dichiarato: “Alziamo la voce per denunciare la sottrazione di terre ejidali in tutta la penisola (dello Yucatan) e delle nostre sementi native da parte delle grandi imprese transnazionali che ce le rubano scambiandole con prodotti transgenici che inquinano la terra ed il miele; denunciamo la discriminazione storica dei popoli maya della penisola che si traduce nella mancanza di riconoscimento dei diritti sanciti dalla Costituzione del nostro paese; denunciamo che i programmi che il governo implementa sono un insulto alla nostra memoria e dignità ed hanno come unica finalità quella di dividerci come popolo; denunciamo la persecuzione e repressione dei governi federale, statali e municipali contro chi lotta per recuperare la memoria”.

A San Lorenzo de Azqueltán il CNI ha affermato: “Denunciamo che gli interessi capitalisti che minacciano e colpiscono i nostri territori sono collusi con gruppi del crimine organizzato nazionale e internazionale insieme ai diversi ordini e livelli di governo che formano un fenomeno complesso che si dota di forme legali e illegali per spogliarci delle nostre risorse e dei nostri territori”.

A San Ignacio Arareco ha detto: “Vediamo che mettono in pratica le loro politiche di disprezzo, di sopruso, di discriminazione e distruzione. Vediamo anche che i partiti politici coi loro deputati e senatori (PAN, PRD, PRI, eccetera) approvano leggi a favore dei capitalisti, come nel caso della riforma all’articolo 27 della Costituzione nel 1992; la legge agraria riformata nel 1992 il cui fine è separare la terra dai contadini, la terra da noi indigeni. Hanno abrogato la legge federale della riforma agraria e con essa gli articoli relativi alla dotazione di terra e bosco ejidali e comunali. Hanno approvato il trattato di libero commercio, la legge del settore minerario a beneficio dei grandi consorzi nazionali e stranieri, la legge sulla biosicurezza degli organismi geneticamente modificati (Legge Monsanto), la legge per la protezione e lo stimolo dei semi migliorati e varietà native messicane (per la coltivazione di transgenici), la legge federale di accesso ed utilizzo delle risorse genetiche (per legalizzare la biopirateria), la legge sulle acque nazionali che legalizza la privatizzazione dell’acqua, la legge sulla proprietà industriale che permette il brevetto di conoscenze e saperi indigeni”.

A Villa de Ayala, Morelos, il CNI ci ha ricordato che “il seme gettato dal nostro generale e capo Emiliano Zapata continua a fiorire”. Ha commemorato il 102° anniversario della promulgazione del Plan de Ayala, “del quale siamo i eredi”, ed ha esortato le donne, bambini, giovani, nonne e nonni, gli uomini di buon cuore, “ad unire la nostra parola per continuare nella difesa della madre terra, dell’acqua, del bosco, degli animali che che la abitano”.

In ultimo a Xpujil, i rappresentanti indigeni hanno ratificato il riconoscimento degli Accordi di San Andrés “come legge suprema nel seno dei nostri popoli ed organizzazioni per vivere l’autonomia”. Ed hanno aggiunto: “Siamo solidali con tutte le lotte degne che si appellano alla vita, alla convivenza ed al rispetto delle differenze. La nostra lotta è permanente e condivideremo la nostra parola, la nostra proposta ancestrale e le nostre esperienze di lotta e resistenza per rafforzarci come popoli, fino al raggiungimento della vita degna che sappiamo essere possibile”.

Ojarasca – Gennaio 2014

Testo originale

Qui il PDF del supplemento de La Jornada: ojarasca201

Traduzione “Maribel” – Bergamo

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