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Archive for settembre 2009

La nuova Strada di Chamula.

La Jornada – Lunedì 28 settembre 2009

La nuova Strada di Chamula

Hermann Bellinghausen

La nuova Strada di San Juan Chamula (non “a”), che aspira ad essere una strada a quattro corsie, un viale con arie di grandezza (in questo caso, quella dei cacicchi del posto) verso la una volta orgogliosa Ciudad Real nella valle di Jovel, è rivelatrice dei tempi che corrono. Il popolo chamula prende il suo nome da un insulto (come per “tarasco” o “chilango”) che è diventato segno di identità. Per il padrone coloniale, questi tzotziles delle montagne erano i muli che trasportavano merci e persone. Essendo gli immediati vicini della città creola dei cashlanes (meticci, non indigeni), furono gli schiavi, la manodopera a basso costo ed accessibile. La prima vittoria culturale dei chamula è relativa a questa condizione di inferiorità. Oggi la Ciudad Real porta il nome del vescovo cattolico Bartolomé de las Casas, l’ideologo, progressista per il suo tempo, che dimostrò alla corona spagnola che gli indios erano persone, “avevano un’anima”. Ciò nonostante, i “chamulitas” continuarono ad essere peones senza diritti, sottouomini. Gli anni e la naturale malizia insegnarono loro a trasformarsi in compari del padrone urbano. Non senza guerre, come quella del Pajarito. Il “chamula”, come definizione generale di “indio” negli Altos del Chiapas, è sempre risultato essere una minaccia per i cashlanes. Il regime post-rivoluzionario, che come tutto in Chiapas fu anomalo e patriarcale, sempre nelle mani di poche famiglie, seppe associarsi a questo ineludibile popolo. Il PRI, quello dei proprietari terrieri e degli accaparratori, lo trasformò in compare. Almeno i cacicchi…   La storia moderna di San Juan Chamula è intrisa di fondamentalismi “cattolici”, tragedie dell’intransigenza, e strumentalizzazioni politiche lubrificate con posh e Coca-Cola.  Ha reso possibili fortune personali, poteri politici o con licenze celestiali. I perseguitati evangelici del passato, oggi, fuori da Chamula, aono anche potenti, e molto chamulas. Poiché l’identità è una delle risorse di questo popolo di “uomini pipistrello”. San Juan Chamula continua ad essere territorio di povertà e disuguaglianze, di terre contese, di espulsione migratoria. I potenti, gli alleati del grande potere, sono pochi. Oggi, il capoluogo municipale è sorprendente. Risaltano come templi grandi costruzioni di tre e quattro piani, la volta di un grande mercato in costruzione, spacci di bibite e di materiali da costruzione. Lì e negli abitati ai bordi  delle strade che lo circondano verso Chenalhó, e verso Tenejapa, proliferano le case fastose dei nuovi ricchi che possiamo solo supporre, sono di colori sgargianti e con splendide finiture in ferro battuto. Il potere politico, sempre priista, il monopolio del commercio, ma legale, e diverse attività illegali (traffico di clandestini, droga o armi, per esempio) hanno favorito la nascita di una casta di ricchi. Una villa di colore giallo sgargiante, di due piani e numerose stanze, con archi, grate e parcheggio per diversi veicoli, vicina al capoluogo municipale, ostenta due grandi bandiere, una messicana ed una statunitense. La sua gratitudine avrà a che fare col dollaro, perché si sa che appartiene ad un fiorente pollero (trafficante di clandestini – N.d.T.).  È anche un popolo di saggi agricoltori, iloles (medici tradizionali – N.d.T.) e guaritori ancor più saggi, maestri, professionisti, carpentieri che forniscono mobili tutte le case di San Cristóbal, ed un’impressionante ed inspiegabile massa critica di giovani poeti nella lingua di questo popolo. Senza dubbio si tratta di un popolo di lavoratori, uomini e donne con notevoli capacità artigianali. Bisogna anche riconoscere che porta una storia di smisurata violenza interna, al di sopra della media: squadroni della morte, paramilitari, gruppi di scontro con armi di grosso calibro. È tra i chamulas “espulsi” che recluta i suoi migliori soldati l’Ejército de Dios, che si dice pacifico, di ispirazione evangelica e pratiche militariformi, e che ultimamente ha fatto molto parlare di sé. Gli investimenti governativi a Chamula sono stati abbondanti e molto spesso solo di facciata. Col pretesto del “piso firme” (campagna governativa per fornire di pavimentazione solida le case con pavimento in terra battuta – N.d.T.), mito dello sviluppo e della banca mondiale, “migliora” gli indici economici per i rapporti ufficiali ed i discorsi sul palco, in anni recenti si è generata un’inondazione di cemento, ferro e mattoni che ha trasformato in maniera orribile il paesaggio rurale chamula, senza cambiare le condizioni di miseria di decine di migliaia di contadini che ora dormono sul cemento, per la gioia delle statistiche e delle imprese di costruzione (alcune di chamulas, e la maggioranza delle città cashlanes). L’affare dello “sviluppo”. Attualmente si sta costruendo il boulevard chamula, indipendentemente dal fatto che serva, che aggraverà il collo di bottiglia per arrivare a Jovel e che, nel suo trionfale tragitto, si porterà dietro decine di case e proprietà, centinaia (forse migliaia) di alberi. Ma non viene dalla città, si dirige verso essa. Questo significa abbastanza cose. I coletos (abitanti di San Cristóbal discendenti dai conquistatori – N.d.T.) hanno di che preoccuparsi. http://www.jornada.unam.mx/2009/09/28/index.php?section=opinion&article=a12a1cul

(Traduzione “Maribel” – Bergamo )

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Grave provocazione contro l’EZLN.

La Jornada – Venerdì 25 settembre 2009

A CHI INTERESSA PROVOCARE L’EZLN?

Jaime Martínez Veloz

Venerdì 18 settembre. 15.45 ora del Pacifico. Squilla il telefono di casa.

– Chi parla?

–Sono tuo nipote, quello che vive dall’altra parte. Ho qui i flaconi di efedrina, i chili di cocaina e le carabine per Marcos

E chi diavolo è questo tipo?, mi domando contrariato.

Il bandito torna a ripetere il tutto affinché rimanga ben registrato in ogni sua parte.

– Ho qui i flaconi di efedrina, i chili di cocaina e le carabine per Marcos, te li mando al tuo indirizzo – lo ripete velocemente e poi riattacca. Era evidente che stava leggendo un “copione” preparato.

Non c’è dubbio: non è uno sbaglio né uno scherzo di cattivo gusto, non stava lasciando un messaggio per qualcun altro, l’indirizzo era il mio, non c’è alcun dubbio. Improvvisamente ti ritrovi coinvolto in una provocazione grossolana e schifosa.

Il coraggio e l’indignazione non mi offuscano la mente. Scrivo tre lettere insieme ad un vecchio amico della Commissione di Concordia e Pacificazione (Cocopa): una per il governatore del Chiapas, un’altra per quello della Bassa California, ed un’altra per Los Pinos. Fornisco i dettagli: ora, luogo e telefono con la speranza che si indaghi. Mando copia di questa lettera ai miei famigliari per qualsiasi evenienza.

Luis Felipe Bravo Mena, segretario dell’Esecutivo e membro della Cocopa originale, mi manda a dire quale ente svolgerà l’indagine. Conosce a fondo la questione zapatista ed insieme a tutti i membri della Cocopa aveva affrontato la grossolana montatura di Ernesto Zedillo contro la comandancia zapatista il 9 febbraio del 1995.

Ripenso con attenzione ad ogni parola, all’atteggiamento del vigliacco personaggio che ha chiamato; vado a rivedere in internet i precedenti riguardanti estorsioni e minacce telefoniche, ma, salvo il dato del “nipote dell’altra parte”, non trovo similitudini.

I gruppi del crimine organizzato a Tijuana non avvisano, radono al suolo; non si è mai saputo che ricorrano a questo tipo di telefonate. Il loro “affare” non è la politica, non ancora.

Nella telefonata non c’erano né richieste di denaro né minacce, bensì l’intenzione che rimanesse ben inciso il vincolo efedrina-cocaina-carabine-Marcos. Lo ripete come se fosse una grazia e non un delitto. È ovvio che le informazioni che hanno dato a quel prostituito per dire quelle cose, sono completamente fuori strada. Non vedo Marcos dal 2006, quando andava per Ensenada con L’Altra Campagna. Come direbbero i vecchi imbonitori: “Ahi, figlio mio, per essere stupido, sei proprio stupido!”

Da 15 anni svolgo compiti di pacificazione in Chiapas, sono stato membro della Cocopa in quattro occasioni e svolgo i miei incarichi con discrezione e lealtà. Ho ancora nella memoria la giustificazione di Zedillo il giorno che diede l’ordine di cattura contro la dirigenza zapatista il 9 febbraio: “Ieri la Procura Generale della Repubblica ha scoperto due covi clandestini dell’EZLN, a Città del Messico e nello stato di Veracruz. In questi covi è stato fermato un gruppo di persone appartenenti proprio all’EZLN, che erano in possesso di un arsenale di armi di grosso calibro, bombe a mano, teste di mortaio ed esplosivi. Le indagini avviate indicano che l’EZLN stava per realizzare nuove azioni di violenza… Questi fatti e le prove scoperte permettono di stabilire che lungi dal prepararsi al dialogo ed al negoziato, la strategia dell’EZLN era guadagnare tempo per equipaggiarsi ed allargarsi al fine di realizzare altri atti di violenza”…

La storia ha seppellito tutte queste bugie. Non è stato l’EZLN a sparare un solo colpo, né quello che ha realizzato atti di violenza; al contrario, gli zapatisti sono stati vittime della violenza paramilitare e dell’inadempimento dei patti. Voler vincolare l’EZLN al narco è una canagliata.

Trovandomi in Bassa California, dove è avvenuto questo fatto, non escludo l’intromissione di qualche transnazionale colpita dalle mie opinioni. Nelle mie mani arrivano note, fatture, assegni e relazioni di operazioni della Sempra Energy che colpiscono la sovranità nazionale. Non hanno pudore: dalla California ingaggiano servizi di spionaggio contro istituzioni e cittadini messicani. Ho delle prove che ho fatto arrivare nelle mani di legislatori amici. Sarebbe grave che un’impresa di questa importanza si vedesse coinvolta in un’azione di provocazione antizapatista. Non posso affermare che sia stata lei, ma non lo escludo. Quello che posso dire è che ritengo responsabile Sempra Energy, i suoi lacchè e dipendenti Eugenio Elorduy e Bernardo Martínez, di qualsiasi cosa possa accadere alla mia famiglia.

Finché avrò vita e salute continuerò a lottare per il compimento degli Accordi di San Andrés e per impedire che le multinazionali continuino a trasformare la Bassa California nella sala macchine degli Stati Uniti. È responsabilità dello Stato verificare ed investigare su questo fatto e dare una spiegazione convincente. Nel frattempo, nessuno deve abbassare la guardia. http://www.jornada.unam.mx/2009/09/25/index.php?section=opinion&article=023a2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Denuncia del Frayba.

La Jornada – Giovedì 24 settembre 2009

 Denuncia la volontà dei governi del Chiapas e federale di neutralizzare la ONG

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 23 settembre. Di fronte ai fatti violenti che venerdì scorso hanno messo a rischio l’integrità fisica di uno dei suoi avvocati, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC) sostiene che l’attacco a colpi d’arma da fuoco perpetrato da elementi dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) “fa parte della strategia contrainsurgente portata avanti dal governo statale e federale nel suo tentativo di neutralizzare le organizzazioni civili che accompagnano coloro che in Chiapas difendono e rivendicano diversi diritti”.

Il CDHFBC assicura di sapere da “fonti attendibili” che lo stesso governatore Juan Sabines Guerrero “ha insultato e criminalizzato il lavoro di questo centro”. In un comunicato urgente diffuso ieri sera si afferma che questo discorso del governatore “coincide con le segnalazioni che hanno fatto alcuni mezzi di comunicazione vicini al suo progetto politico”, che “segue le linee de Plan de Campaña Chiapas 94, il cui obiettivo è che il governo dello stato, insieme ad altre autorità, applichi censura e controllo ai mezzi di comunicazione di massa”. Amnesty International aveva manifestato preoccupazione al riguardo, in particolare che “un gruppo armato attacchi i coloni di Jotolá, perché hanno ricevuto costanti minacce”. Da parte loro, le autorità ejidali di Jotolá, municipio di Chilón, denunciano che le aggressioni del “gruppo minoritario” della Opddic sono quotidiane. “Ci vogliono distruggere con la forza delle armi. Le autorità del governo sanno che il problema è di carattere agrario”, e che è stato creato da quelli della Opddic. Indicano come “capi criminali del gruppo paramilitare” Juan Medardo Carmelino, Guadalupe e Rogelio Cruz Méndez, Jerónimo Demeza Romero e Miguel Gómez Hernández, che dopo l’aggressione di venerdì “vogliono fare la ripartizione della terra senza il consenso delle autorità ejidali e dell’assemblea”. Secondo il CDHFBC, l’attacco all’avvocato Ricardo Lagunes Gasca ed ai contadini aderenti all’Altra Campagna il giorno 18 a Jotolá, “prova l’impunità con cui gruppi civili armati continuano ad agire in Chiapas, in complicità con poliziotti e militari”. Puntualizza che elementi della Polizia Statale Preventiva “ore prima si erano riuniti con gli aggressori”, e che molto vicino al luogo dei fatti “si trova una postazione di controllo” dell’Esercito. Ai molteplici fatti denunciati durante l’anno da diversi organismi, comprese le giunte di buon governo zapatiste, si somma “l’omissione” delle autorità chiapaneche che “esprime chiaramente la sua complicità con i piani contrainsurgentes nello stato”. In più di una decina di fatti documentati da febbraio ad oggi, si è andato configurando un nuovo “scenario di contrainsurgencia”. Il centro Fray Bartolomé avverte: “la mancata azione del governo statale e federale per investigare, smantellare e disarmare i gruppi civili armati di stampo paramilitare”, che si scontrano “in maniera deliberata” con attori in resistenza, “acutizza ancora di più la situazione di ‘conflitto armato interno non risolto’”. Il segretario di Governo, Noé Castañón León, “sapendo che esiste un clima di ostilità contro il centro”, ha fatto “dichiarazioni confuse e segnalazioni che contribuiscono ad acutizzare le condizioni di vessazione e persecuzione”. Il CDHFBC esige la sospensione della guerra di bassa intensità in Chiapas, l’uscita dell’Esercito dal territorio indigeno, lo smantellamento dei gruppi paramilitari che agiscono con la copertura del governo negli Altos, nella zona nord e nella selva, e che si sospenda la politica di “censura, controllo e strumentalizzazione dei media per insultare il lavoro dei difensori dei diritti umani e criminalizzare la protesta sociale”. Chiede l’azione penale contro gli autori materiali ed intellettuali dell’attacco a Jotolá contro gli ejidatarios di lì e del vicino San Sebastián Bachajón, aderenti all’Altra Campagna, e contro l’avvocato Lagunes Gasca. Il CDHFBC chiede inoltre che cessino le azioni “di polarizzazione e stigmatizzazione realizzate da funzionari” e dirette a “ostacolare o impedire” la difesa dei diritti umani.  http://www.jornada.unam.mx/2009/09/24/index.php?section=politica&article=016n1pol 

 (Traduzione “Maribel” – Bergamo )

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CCIODH lancia l’allarme.

La Jornada – Martedì 22 settembre 2009

ONG internazionale lancia l’allarme sulla situazione “molto grave” presente in Chiapas
Hermann Bellinghausen

San Cristóbal de las Casas, Chis., 21 settembre. Di fronte all’incremento delle azioni violente ed armate da parte di organizzazioni denunciate ripetutamente come paramilitari, mentre autorità e mezzi di comunicazione locali “intraprendono una campagna contro i difensori dei diritti umani”, la situazione nell’entità “si può definire molto grave”, sostiene oggi la Commissione Civile Internazionale di Osservazione per i Diritti Umani (CCIODH).
L’organizzazione che dal 1998 realizza viaggi di osservazione nello stato, segnala la proliferazione di denunce in diverse zone e la constatazione di “un uso sempre più frequente e pubblico di armi da fuoco da parte degli aggressori”.
A sua volta, La Otra Magisterial, formata da docenti aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN, denuncia “l’assoluta impunità con la quale agiscono i gruppi paramilitari protetti da coloro che proclamano lo stato di diritto”, e denuncia che, “come strategia di guerra contrainsurgente, i governi federale e statale hanno creato e protetto l’azione di questi gruppi allo scopo di reprimere chi, con la sua vita, difende il diritto all’autonomia ed alla libera determinazione sulla terra e il territorio”.
Il crescente allarme nazionale ed internazionale per i fatti di violenza contro comunità in resistenza e difensori dei diritti umani è salito di tono dopo lo scorso 18 settembre, quando Ricardo Lagunes Gasca, avvocato del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas è stato aggredito a Jotolá, Chilón, da un gruppo di persone armate dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic).
La Otra Magisterial elenca gli recenti scenari della strategia di impunità: Tila, Sabanilla ed Acteal, così come le aggressioni a Cruztón, San Sebastián Bachajón, Mitzitón, Jotolá e Casa Blanca, “solo alcuni esempi dell’azione dei gruppi contrainsurgentes”.
Per La Otra Magisterial in Chiapas, “la persecuzione e le vessazioni contro le comunità contadine che resistono ai voraci progetti neoliberisti si sono intensificate.”
L’impunità, sostiene da Barcellona la CCIODH, “provoca che aumentino le loro attività senza che ci sia nessuna risposta da parte delle autorità”. Benché le denunce identifichino chiaramente “le persone, autorità civili e di polizia che intervengono o sono presenti durante le aggressioni”, non si aprono indagini né si segnalano responsabilità. Le diverse denunce, ritiene la CCIODH, “segnalano la connivenza delle autorità, specialmente del governo del Chiapas, incoraggiando l’attività paramilitare”, con l’obiettivo di neutralizzare le istanze delle comunità “contro i progetti infrastrutturali studiati e sviluppati contro la loro volontà, e senza che rispetti il loro diritto ad essere consultati riguardo a tutto ciò che coinvolge il loro territorio.”
I tentativi delle autorità “e di alcuni media” di presentare i fatti come uno scontro tra indigeni per motivi religiosi o di possesso della terra, nascondono “i motivi veri del conflitto” che implicano di “risolvere le cause e rispondere alle domande di autonomia delle comunità indigene”. L’aggressione del giorno 18 a Jotolá “è la conseguenza di queste politiche.”
La sentenza della SCJN sul caso Acteal, con la liberazione di 20 dei condannati come autori materiali del massacro del 1997, “aggiunge un altro motivo di preoccupazione ed allerta a questa fragile situazione, in un contesto di guerra di bassa intensità.” http://www.jornada.unam.mx/2009/09/22/index.php?section=politica&article=021n1pol
(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Lunedì 21 settembre 2009

La ONG Maderas del Pueblo del Sureste stigmatizza l’attacco contro gli indigeni a Jotolá

Hermann Bellinghausen

La recente aggressione “di stampo paramilitare” a Jotolá, Chiapas, contro indigeni aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN e contro un avvocato del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas, non può essere svincolata dall’ambizione dei potenti interessi nazionali e transnazionali di impadronirsi del controllo dei territori indigeni, ricchi di risorse naturali strategiche (biodiversità, acqua, foreste, minerali, bellezze naturali), con l’intenzione di privatizzarli per il lucro miliardario di impresari e politici associati”.

Questo ha affermato a San Cristóbal de las Casas l’organizzazione ambientalista Maderas del Pueblo del Sureste, dopo che l’avvocato Ricardo Lagunes Gasca è stato “imboscato, aggredito e sequestrato” venerdì scorso da elementi della Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), già in diverse ocasión segnalata come “entità paramilitare” che opera impunemente nella selva Lacandona e nella selva nord del

Chiapas. Nell’aggressione, Carmen Aguilar Gómez, abitante di San Sebastián Bachajón, è rimasto ferito da colpi d’arma da fuoco.

Maggiore persecuzione

Maderas del Pueblo sottolinea che “dall’inizio dell’amministrazione del governatore Juan Sabines Guerrero, coincidente con l’amministrazione federale di Felipe Calderón e di quella municipale a Chilón del priista Antonio Bruno López, sono aumentate le azioni di persecuzione e provocazione da parte della Opddic contro simpatizzanti zapatisti di San Sebastián Bachajón, dentro l’Area Naturale Protetta (ANP) Cascadas de Agua Azul.. Queste aggressioni, ricorda l’ONG, hanno contato “sul surrettizio appoggio della Conanp-Semarnat”.

In questo caso, come nelle recenti aggressioni armate contro indigeni dell’ejido di Mitzitón (municipio di San Cristóbal de las Casas) che si oppongono all’apertura dell’autostrada a Palenque, Maderas del Pueblo ritiene che, “benché ufficialmente lo si neghi, il bottino in disputa sono l’acqua e le bellezze naturali di quella bella zona naturale, la stessa che travestita da un falso ‘ecoturismo’ (in realtà un turismo elitario e di avventura) è lo sfondo delle aggressioni impunite.”

L’organizzazione ripudia “l’appoggio e la copertura concesse alla Opddic dalle segreterie statali di Governo e Sviluppo Sociale, così come dei corpi di polizia del Chiapas”. http://www.jornada.unam.mx/texto/017n2pol.htm

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Lunedì 21 settembre 2009

I vescovi di San Cristóbal indignati per la sentenza della Corte sul massacro di Acteal

La decisione è ingiusta ed aumenta l’insicurezza a Chenalhó, dichiarano. In una lettera denunciano che gli accusati recentemente liberati devono scontare le pene che meritano.

Elio Henríquez

San Cristóbal de Las Casas, Chis., 20 settembre. I vescovi della diocesi di San Cristóbal, Felipe Arizmendi Esquivel ed Enrique Díaz Díaz, accompagnati da 120 agenti pastorali raggruppati nell’organizzazione Pueblo Creyente, hanno affermato che “l’ingiusta” decisione della Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) di liberare 20 indigeni accusati di aver partecipato al massacro di Acteal, “aumenta l’insicurezza nelle”comunità” del municipio di Chenalhó. 

In una lettera indirizzata alla Corte Suprema, chiedono la punizione agli autori materiali del massacro “che sappiamo bene chi sono per la testimonianza dei sopravvissuti”, e di quelli intellettuali “che tanto male hanno causato al nostro paese, indipendentemente da incarichi e funzioni che svolgono ai diversi livelli di governo, oscurando con questa decisione il sistema di applicazione della giustizia”.

Inoltre aggiungono: “lotteremo fino a che giustizia sia fatta per i nostri fratelli e sorelle di Acteal”, assassinati il 22 dicembre 1997 mentre pregavano e digiunavano per la pace in Chiapas.

Lo scorso 13 agosto sono stati liberati 20 indigeni condannati per la loro partecipazione nell’assassinio, grazie ad una risoluzione del Potere Giudiziario Federale, mentre altri 37 che rimangono in prigione hanno richiesto appello e la Corte Suprema dovrà pronunciarsi al riguardo prossimamente. http://www.jornada.unam.mx/texto/017n1pol.htm

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Aggressioni e impunità.

La Jornada – Domenica 20 settembre 2009

Denunciata l’aggressione della Opddic contro l’avvocato del centro Fray Bartolomé, a Jotolá

Elementi de gruppo priista Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), gruppo “di stampo paramilitare”, che questo venerdì hanno imboscato ed aggredito a Jotolá (municipio di Chilón) Chiapas, Ricardo Lagunes Gasca, avvocato del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC), e ferito con armi da fuoco Carmen Aguilar Gómez, hanno agito “sotto copertura dal governo dello stato”, ha dichiarato il CDHFBC, che ha accusato in particolare il sottosegretario generale di Governo, Nemesio Ponce Sánchez. Questo funzionario ha già operato con pericolosa inefficienza nel caso dei conflitti di San Sebastián Bachajón e Mitzitón, tra altri, in mal dissimulata alleanza con i priisti della Opddic e dell’Ejército de Dios. http://www.jornada.unam.mx/2009/09/20/index.php?section=politica&article=015n1pol

La Jornada – Sabato 19 settembre 2009

Elementi della Opddic aggrediscono ejidatarios aderenti all’Altra Campagna. L’attacco del gruppo priista ha provocato un ferito da arma da fuoco ed un avvocato del Frayba picchiato.

Hermann Bellinghausen

San Cristóbal de las Casas, Chis., 18 settembre. Questa mattina dopo essersi riuniti in “assemblea” con elementi della Polizia Statale Preventiva (PEP), circa venti membri dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) a Jotolá (municipio di Chilón) hanno aggredito a pugni e spari gli ejidatarios di Jotolá e San Sebastián Bachajón, aderenti all’Altra Campagna dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionae (EZLN). http://www.jornada.unam.mx/2009/09/19/index.php?section=politica&article=018n1pol

Paz y Justicia, oltre 10 anni di impunità

Ángeles Mariscal

Masojá Shucjá, Tila, Chis., 18 settembre. I famigliari di 122 indigeni morti o desaparecidos per mano del gruppo paramilitare Paz y Justicia, hanno denunciato che a più di un decennio dai crimini, lo stato non ha fatto nulla contro gli aggressori, e che nella zona nord del Chiapas c’è ancora paura di parlare e di spostarsi perché persiste il timore di subire imboscate e sequestri. http://www.jornada.unam.mx/2009/09/19/index.php?section=politica&article=018n2pol

Decretato l’arresto per due tzeltales simpatizzanti dell’EZLN

Hermann Bellinghausen

La difesa denuncia irregolarità nel processo. Il Centro Frayba respinge la decisione del giudice perché “senza elementi probatori sufficienti”. http://www.jornada.unam.mx/2009/09/19/index.php?section=politica&article=019n1pol

La Jornada – Giovedì 17 settembre 2009

Il governo di Juan Sabines usa il tzotzil come “ostaggio politico”, denuncia la ONG Voces Inocentes. Nonostante aver dimostrato la sua innocenza, Patishtán Gómez è ancora in prigione. Senza progressi il processo per trasferire il caso in ambito statale.

Hermann Bellinghausen

San Cristóbal de las Casas, Chis. 16 settembre. La liberazione del professor Alberto Patishtán Gómez è una questione ancora pendente del governo del Chiapas. E’ l’unico imputato dell’organizzazione di prigionieri politici de La Voz del Amate a restare in carcere, e non più a El Amate ma, dall’aprile scorso, nel carcere di Los Llanos, a San Cristóbal de las Casas. http://www.jornada.unam.mx/2009/09/17/index.php?section=politica&article=021n1pol

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