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Archive for ottobre 2010

Nuova aggressione.

La Jornada – Martedì 26 ottobre 2010

Denunciata nuova aggressione con armi da fuoco contro basi di appoggio zapatisti

Hermann Bellinghausen

La giunta di buon governo (JBG) Corazón del arcoiris de la esperanza, di Morelia, Chiapas, ha denunciato un’aggressione a colpi d’arma da fuoco contro basi di appoggio zapatiste nello stabilimento balneare El Salvador, municipio autonomo Comandanta Ramona, vicino all’ejido Agua Clara (Salto de Agua). Uno degli aggressori è stato catturato, è Manuel Pérez Gómez, latitante per la giustizia autonoma accusato di precedenti aggressioni ed assalti sulla strada Ocosingo-Palenque.

I fatti sono avvenuti venerdì 22, mentre alcuni contadini zapatisti stavano svolgendo lavori di pulizia. Due persone li hanno insultati e poi “hanno brandito i machete e minacciato i compagni di morte”, dice la JBG. Gli aggrediti hanno affrontato il sopraccitato Pérez Gómez e Manuel Gómez Vázquez, e “hanno deciso di catturarli”.

Il secondo è riuscito a fuggire e da distanza ha sparato “più di 50 colpi calibro”22”. Dopo la cattura, “il pericoloso delinquente” Pérez Gómez è stato portato “in un luogo sicuro per affrontare la giustizia autonoma”. Non è la prima volta che commettono reati. “Molte volte aggrediscono la popolazione e minacciano la tranquillità dei nostri compagni”. Il 17 agosto, a circa 300 metri dal crocevia di Agua Clara, “hanno assaltato un autobus derubando i passeggeri”, ed il 20 agosto hanno assaltato un bus di turisti nello stesso tratto di strada.

Secondo la JBG, “questi delinquenti sono assistiti dall’ex militare Carlos Jiménez López, originario dell’ejido Alan Sac Jun (Chilón)”. L’ex militare, prosegue la denuncia, “vive attualmente nella capitale Tuxtla Gutiérrez, nel colonia Satélite”. Gli zapatisti riferiscono di averlo visto ad Agua Clara “parlare con i due delinquenti e a bordo di diverse auto”.

La JBG afferma di tenere sotto custodia Pérez Gómez, originario di Flor de Cacao (municipio Benemérito de las Américas). Ricorda che il 17 aprile 2009 co fu un operativo ad Agua Azul, “quando il governo di Juan Sabines Guerrero mandò 800 elementi della forza pubblica per reprimere i compagni aderenti all’Altra Campagna che esercitavano il loro diritto di manifestazione”, accusando i contadini tzeltales di essere i colpevoli degli assalti in strada, mentre “i veri colpevoli hanno goduto della libertà”.

Il 18 aprile 2009 la polizia fermò Miguel Vásquez Moreno, basi di appoggio zapatiste e sei aderenti dell’Altra Campagna. Li rinchiuse nella prigione di El Amate ma furono rilasciati per mancanza di prove. La JBG comunica che a maggio dell’anno scorso questi stessi aggressori sono stati catturati dalla giustizia autonoma, “ma mentre stavano scontando la pena per i reati commessi, sono riusciti a fuggire”.

Queste aggressioni contro le basi di appoggio e la popolazione in generale “sono sostenute dalle autorità ufficiali”.

Il comunicato aggiunge: “Si vede chiaramente che i tre livelli del malgoverno non fanno niente davanti a questi eventi che intimoriscono la popolazione. I governi bugiardi ingannano dicendo che combatteranno la delinquenza organizzata ma è proprio il contrario; loro coprono, proteggono ed organizzano ex militari, compreso giovani nelle comunità col fine di distruggere le nostre radici e seminare l’incertezza nella nostra organizzazione di popoli indigeni”.

Comunicato completo della JBG

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2010/10/25/la-junta-de-buen-gobierno-de-morelia-denuncia-nuevas-agresiones-a-bases-de-apoyo-mientras-el-malgobierno-protege-a-delincuentes/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+EnlaceZapatista+%28Enlace+Zapatista%29&utm_content=Yahoo!+Mail

 

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Cideci e resistenza.

La Jornada – Martedì 26 ottobre 2010

Cideci e la resistenza indigena

Luis Hernández Navarro

Sono arrivati arroganti e minacciosi a bordo di un veicolo con il logo della Commissione Federale di Elettricità (CFE). Si sono presentati alle porte del Centro Indigeno di Formazione Integrale Fray Bartolomé de Las Casas AC-Università della Terra Chiapas (Cideci-Unitierra Chiapas) per consegnare un documento giudiziario. Erano due uomini e una donna. Uno ha mostrato la credenziale di personale del tribunale federale del distretto di Tuxtla. Ha detto che dovevano consegnare un’ingiunzione perché il centro educativo ha un debito di molti soldi con l’ente parastatale.

Il giorno dopo, altri due furgoni della “società a livello mondiale” sono tornati. Gli occupanti dei veicoli pretendevano, con modi aggressivi, di entrare nella struttura per eseguire la lettura dei contatori.

Il fatto può sembrare insignificante, solo un altro incidente fra i tanti che si verificano quotidianamente nel paese, e sempre ancora in Chiapas, tra utenti della rete elettrica e la CFE. Tuttavia, non lo è, per due ragioni importanti. In primo luogo, perché Cideci-Uniterra da tempo non è connessa alla rete elettrica. Loro stessi generano da sé l’elettricità che consumano. Secondo, perché il centro educativo è uno dei baluardi della resistenza indigena in Chiapas, uno degli spazi nel quale la società civile internazionale si è incontrata in diverse occasioni con gli zapatisti.

Cideci-Unitierra Chiapas è sia un’istituzione educativa esemplare sia un terreno di ricostituzione indigena privilegiato. È una comunità di comunità indie, uno spazio aperto per condividere saperi, conoscenze e studi, dove si recano giovani, donne e uomini di molte comunità indigene. È nato nel 1989 sotto l’auspicio di Don Samuel Ruiz, vescovo di San Cristóbal.

Le sue installazioni nel municipio di San Juan Chamula sembrano appartenere ad un altro mondo. Aule, biblioteche, laboratori, auditorium, allevamenti, centrali elettriche, dormitori, cucina e caffetteria somigliano ad una missione. Al suo interno regnano un ordine ed una pulizia poco frequenti nei progetti di promozione popolare. La semplicità e l’eleganza della sua architettura conferiscono al centro una dignità impressionante.

Il Cideci ha instaurato accordi accademici con l’Università di Santo Tomás, a Bogotà, Colombia. Funziona come centro universitario di educazione aperta e a distanza per giovani indigeni che hanno conseguito la licenza media, benché sia aperto a tutti quegli adulti che vogliano iniziare o completare i propri studi universitari o che vogliano conseguire un altro diploma. È uno spazio di educazione interculturale informale.

I principi pedagogici che orientano la sua opera sono: “imparare a fare”, “imparare ad imparare” e, infine – quella che ritengono essere la parte formativa profonda, la considerazione “dell’altro” nella sua integralità – “imparare ad essere di più”.

Il direttore del progetto è il dottor Raymundo Sánchez Barraza, che ha svolto un ruolo centrale nella ormai sciolta Commissione Nazionale di Intermediazione. Chi l’ha conosciuto, scorge in lui un’intelligenza privilegiata ed il suo impegno totale nella causa indigena. Conoscitore profondo del mondo dei popoli originari, la sua formazione è attraversata – tra altre – da tre grandi influenze: Iván Illich, Raimón Panikar ed Immanuel Wallerstein. E’ così importante questo autore che l’istituzione ha costituito come uno dei componenti del suo sistema il Centro di Studi, Informazione e Documentazione Immanuel Wallerstein.

Intervistato da Nic Paget-Clarcke (http://www.inmotionmagazine.com/global/rsb_int_esp.html), il dottor Sánchez Barraza spiegava così la chiave del progetto che dirige: “Ci siamo detti, che cosa ha permesso ad alcuni popoli di sopravvivere? E abbiamo studiato alcune esperienze del secolo XVI qui nel nostro paese ed in altri luoghi dell’America Latina, che hanno permesso ai popoli di sopravvivere e resistere, mantenendo la loro identità. […]Abbiamo guardato all’esperienza di Vasco de Quiroga con gli ospedali della Santa Fe nei villaggi sul lago Pátzcuaro, ispirato lo stesso Vasco de Quiroga dall’utopia di Tommaso Moro. Poi abbiamo visto l’esperienza dei gesuiti in Paraguay, nel sud del Brasile, nel nord dell’Argentina, in Bolivia. Come queste iniziative dall’occidente stesso, con quella vena utopica, permisero a questi popoli, in un certo modo, di resistere, di  conservarsi, di non perdere il fulcro del riferimento identitario di base. Ci siamo detti, lì abbiamo qualcosa da imparare ed il concetto che abbiamo imparato è quello di resistere e sopravvivere”.

Bolivar Echeverría, recentemente scomparso, spiegava la ribellione degli indios in Chiapas nel 1994 come parte del non compimento della conquista dei popoli indigeni. Secondo il filosofo, la sollevazione mise in evidenza una situazione storica che è ancora il nostro presente, nella quale si vive presente un processo sia di conquista interrotta sia di meticciato interrotto. Per lui, gli stati borghesi e le repubbliche liberali di tutta l’America Latina proseguono la linea storica della corona spagnola. “Il compito di questi nuovi stati – disse – continua ad essere lo stesso: distruggere le forme di vita indigene”.

È in questo contesto che l’aggressione al Cideci (ed alle comunità in lotta in Chiapas) acquisisce senso compiuto. Non si tratta di una provocazione isolata della “impresa di livello mondiale”, ma di una cosa molto più grave: è un nuovo anello nella catena dell’offensiva che vuole usurare la resistenza indigena in una delle sue enclavi più importanti.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Assassinato Heriberti Pazos.

La Jornada – Domenica 24 ottobre 2010

ASSASSINATO HERIBERTO PAZOS, LEADER DEL MULT

Octavio Vélez Ascencio e Agustín Galo Samario. Corrispondenti. Oaxaca, Oax., 23 ottobre. Il dirigente del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui (MULT), Heriberto Pazos Ortiz, è stato assassinato la mattina di questo sabato nell’agenzia municipale di Cinco Señores, ad est di questa città, ha comunicato María de la Luz Candelaria Chiñas, titolare della Procura Generale di Giustizia dello Stato.

Alle 11:15 circa, il presidente del Consiglio Politico Comunitario del MULT viaggiava su di un veicolo Chevrolet, Colorado LT, nero, targato RV-57629 Oaxaca, nei pressi del ponte El Rosario, quando due uomini in motocicletta hanno affiancato il veicolo che aveva i finestrini aperti, ed hanno sparato alla testa di Pazos Ortiz.

L’autista, Catalino Mendoza Cortés, e Mauro Hernández Ramos, agenti dell’Agenzia Statale di Investigazione assegnati alla sicurezza del leader, così come la guardia del corpo personale Heriberto Cid Mariscal, si sono accorti dell’aggressione quando il dirigente si è accasciato sul sedile, perché sembra che gli assassini abbiano usato pistole munite di silenziatore, ha detto la procuratrice.

Gli aggressori sono fuggiti e l’autista, ha aggiunto la funzionaria, ha cercato di raggiungerli, ma a causa di lavori stradali in corso e per un tamponamento con un taxi si sono bloccati in Calle 5 de Mayo e qui si sono resi conto che Patoz Ortiz era morto. (…)

La funzionaria ritiene che Pazos potrebbe essere stato ucciso perché dirigente del MULT, perché aveva chiesto protezione al governo statale per il rischio di attentati. “Non so se sia stato minacciato di morte, perché non l’aveva denunciato al Pubblico Ministero”, ha dichiarato.

Ha detto di sperare di risolvere l’omicidio prima della fine del sessennio, il 30 novembre, ma la possibilità di trovare gli assassini “dipenderà dalla gente, dalla società, che siano disposti a testimoniare. Questo è un delitto, non importa di che colore”.

(…) http://www.jornada.unam.mx/2010/10/24/index.php?section=politica&article=009n1pol

 

Il subcomandante Marcos gli era particolarmente vicino

Octavio Vélez Ascencio e Agustín Galo Samario, corrispondenti. Oaxaca, Oax., 23 ottobre. A 65 anni compiuti il 5 ottobre, Heriberto Pazos Ortiz è stato uno dei fondatori del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui (MULT) nel 1981, nella lotta per opporsi all’accaparramento della produzione di caffè e banane che, in cambio di armi ed alcool, effettuavano i cacicchi di Putla e Juxtlahuaca.

Davanti alla nascita del MULT, i cacicchi, guidati dal priista Martín Anacleto, che è stato anche deputato locale, i funzionari del governo statale e perfino i soldati acquartierati nella base di San Juan Copala iniziarono una serie di aggressioni contro i suoi militanti, molti dei quali furono assassinati e fatti sparire.

Originario di questa città e di formazione marxista-leninista, nel 1994 il dirigente e decine di membri del MULT si recarono a San Cristóbal de las Casas, Chiapas, per appoggiare l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e col passare degli anni il subcomandante Marcos gli è stato particolarmente vicino. (…)

A novembre del 2003 fondò con altri dirigenti il Partito di Unità Popolare, a livello locale, considerato l’unico partito indigeno in America Latina con almeno 100 mila iscritti.

Su sua richiesta, anche il MULT si unì alla costituzione dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca, nel giugno del 2006, della quale si è ritirato per disaccordi interni.

Nei mesi scorsi, il Movimento di Unificazione e Lotta Triqui-indipendente (MULTI), un gruppo staccatosi dal MULT, aveva accusato Pazos Ortiz di essersi alleato con la Unità di Benessere Sociale per la Regione Triqui (Ubisort) per distruggere il municipio autonomo di San Juan Copala e di essere uno degli autori intellettuali della morte di quasi 30 indigeni.

“Non siamo arrivati a tanto”, aveva dichiarato in qualche occasione.

Il 12 ottobre scorso migliaia di membri del MULT avevano partecipato ad una marcia silenziosa chiamata “Per la pace della regione triqui”, per chiedere la pacificazione di questa zona indigena. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/24/index.php?section=politica&article=010n2pol

 

 

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Minacce da Oppdic.

La Jornada – Sabato 23 ottobre

La Opddic minaccia gli abitanti di Jotolá

Hermann Bellinghausen

Abitanti dell’ejido Jotolá (municipio di Chilón) Chiapas, aderenti all’Altra Campagna, hanno denunciato minacce da parte dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) e del dirigente priista Jerónimo Demeza Hernández (conosciuto come Boj Ch’um).

Gli ejidatarios denunciano che i membri di Opddic, organizzazione filogovernativa definita paramilitare, fanno pressioni ed accordi con le autorità dei municipi di Ocosingo e Chilón per ottenere la liberazione dei detenuti della famiglia Cruz, attualmente reclusi nel carcere di Ocosingo per azioni violente contro coloni di Jotolá, comunità dove gli aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN hanno subito costanti aggressioni, minacce di morte, furti e pestaggi da parte del sopracitato gruppo.

Gli ejidatarios tzeltales ritengono che, promuovendo azioni a favore dei “veri delinquenti”, quelli di Opddic si rendono “complici di reati accaduti in precedenza”. Inoltre, “fabbricano” accuse false contro Rosa Díaz Gómez e Candida Cruz Gómez, che già in precedenza sono stati aggrediti violentemente.

La denuncia contro di loro “si basa su una denuncia falsa”, aggiungono datata 13 aprile del corrente anno, a firma di Juan Cruz Méndez, Medardo Carmelino Cruz Méndez, Domingo Guzmán Pérez (presidente dell’organizzazione Yip Jlumaltic), Pascual Sánchez Pérez (commissari), Leandro Hernández Toledo (presidente della ARIC Unión de Uniones) e Jerónimo Moreno Hernández (consigliere della vigilanza).

Denunciano inoltre Agustín Hernández Sántiz “di essere legato a persone estranee al municipio e alla delegazione di governo di Chilón, per ottenere l’esproprio della nostra terra”. Al tentativo di esproprio partecipano anche Carmen Aguilar Gómez e Francisco Guzmán, commissario dell’ejido di Bachajón (conosciuto come El Goyito).

Queste persone “si stanno organizzando per lo sgombero della cabina di riscossione ad Agua Azul, che attualmente è gestita dai compagni dell’Altra Campagna” nel vicino ejido di San Sebastián Bachajón, i cui anche abitanti sono aderenti all’Altra Campagna. Il gruppo “di minoranza” di Opddic minaccia di chiudere “le tubature dell’acqua dei compagni”.

Gli ejidatarios annunciano che inoltre lavorano alla riparazione dei danni causati dalle piogge e dai recenti crolli. “Non vogliamo altre umiliazioni né intimidazioni da parte di questi gruppi né delle autorità”, dichiarano. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/23/index.php?section=politica&article=016n1pol

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La Jornada – Venerdì 22 ottobre 2010

Picchiano gli abitanti di Mitzitón e distruggono l’auto del Pubblico Ministero

Gli evangelici sequestrano “per errore” due soldati nella base di Rancho Nuevo, Chiapas

Hermann Bellingausen

Apparentemente “per errore”, membri del gruppo evangelico Ejército de Dios hanno sequestrato nella base militare di Rancho Nuevo, Chiapas, due soldati dell’Esercito Messicano che erano in borghese, e dopo averli portati sul monte Las Uvas, vicino alla strada San Cristóbal de las Casas-Ocosingo, li hanno torturati e minacciati di morte. Poco prima avevano aggredito l’auto del Pubblico Ministero oltre ad aver picchiato selvaggiamente quattro coloni di Mitzitón, aderenti all’Altra Campagna.

Le autorità dell’ejido di Mitzitón riferiscono che, dopo circa 40 minuti, mentre torturavano i soldati, sono arrivati due camion dell’Esercito con 24 effettivi. “Sono andati dai paramilitari che hanno consegnato i loro commilitoni”. I fatti, avvenuti martedì scorso 19 ottobre, sono il culmine di una serie di aggressioni contro la comunità di Mitzitón, i suoi abitanti e boschi, da parte di individui dell’Ejército de Dios, parte della chiesa Alas de Águila.

Dalla settimana scorsa questi individui, segnalati come paramilitari, compiono disboscamenti non autorizzati. Questo è causa frequente di arresto per gli indigeni della zona, ma nel caso di Mitzitón lo sfruttamento illegale de legno resta impunito. Ciò nonostante, gli ejidatarios hanno presentato una denuncia ed il Pubblico Ministero martedì è arrivato nella comunità per verificare questo “reato”. L’autorità ejidale riferisce che: “22 compagni l’hanno accompagnato affinché vedesse quanto successo e con l’intenzione di stimare i tronchi abbattuti”. Quattro indigeni che per strada vigilavano sull’auto del Pubblico Ministero “sono stati aggrediti da 10 paramilitari che li hanno picchiati selvaggiamente con un crick”. Inoltre, “li hanno legati con una corda al collo come per impiccarli” e derubati.

Hanno bucato le gomme dell’auto del Pubblico Ministero, “con una pietra hanno rotto i finestrini e l’hanno svaligiata”. Venti minuti dopo, una commissione di ejidatarios ha accompagnato il Pubblico Ministero fino alla periferia della zona militare di Rancho Nuevo, vicino a Mitzitón. “Lì sono arrivati i paramilitari ed hanno confuso due soldati in abiti col Pubblico Ministero”.” Li hanno picchiati, legati “ed anche a loro hanno messo una corda al collo”.

Gli ejidatarios sottolineano che: “Quello che non ci piace è che non hanno rilasciato i nostri compagni. Abbiamo sentito dire in televisione dal presidente Felipe Calderón che l’Esercito lavora per la nostra sicurezza e per combattere la criminalità organizzata. Allora perché non arrestano quei delinquenti che trafficano con le persone, disboscano, torturano, ammazzano e commettono tante aggressioni? Perché non hanno riscattato i nostri compagni il cui unico reato è quello di lottare per difendere la loro terra, il loro territorio, i loro diritti, la loro vita e la loro dignità?”

Gli aggressori identificati nella denuncia sono: Candelario Pérez Heredia, Pedro Hernández Hernández, Carmen Gómez Gómez, Andrés Jiménez Hernández (segundo), Agustín Pérez Díaz, Feliciano Pérez Heredia, Faustino Jiménez Heredia, David Hernández Hernández, Miguel Jiménez Jiménez e Tomás Díaz Gómez.

“Sono i paramilitari che si sono sempre comportati in maniera violenta e sono loro a provocare problemi nella nostra comunità. Hanno ammazzato, torturato, tentato di violentare le nostre compagne, sparano; e noi li abbiamo denunciati ma non fanno mai niente. Sono trafficanti di legname, sequestratori, torturatori, sono armati e non smettono di minacciarci”.

Gli ejidatarios accusano “di ogni aggressione, sparizione o morte che commettano” il dirigente Esdras Alonso González ed il governo, perché “sono assolutamente informati della situazione”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)



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Minacce al Cideci.

La Jornada – Giovedì 21 ottobre 2010

Personale del tribunale minaccia il Cideci per il debito con la CFE

ONG chiedono la sospensione della persecuzione contro il centro di formazione indigena in Chiapas

Hermann Bellinghausen, inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 20 ottobre. Una decina di organizzazionicivili del Chiapas e di altri stati hanno manifestato “piena solidarietà ed appoggio” al Centro Indigeno di Formazione Integrale Fray Bartolomé de Las Casas-Università della Terra Chiapas (Cideci-Unitierra) ed al suo coordinatore, Raymundo Sánchez Barraza, vessati e minacciati recentemente da personale del tribunale federale del quarto distretto di Tuxtla Gutiérrez. Gli aggressori esigevano, “con violenza verbale e senza presentare nessun documento di riconoscimento o altro, di entrare nella struttura per consegnare un documento ufficiale al coordinatore dell’organizzazione”. Il pretesto, un presunto “debito” con la Commissione Federale di Elettricità (CFE), malgrado il Cideci non sia connesso alla linea dell’ente parastatale.

Bisogna ricordare che in Chiapas sono frequenti le azioni di minaccia e perfino di aggressioni da parte di personale della CFE contro i numerosi movimenti di resistenza al pagamento delle bollette, legati ad esperienze di autonomia nella regione della costa, la zona nord, la selva di confine e gli Altos. Perfino l’ente parastatale è stato protagonista di gravi azioni repressive, come a Venustiano Carranza l’anno scorso.

Cideci-Unitierra, si legge nella dichiarazione, ” è una comunità di comunità indigene e non indigene, ed uno spazio aperto dove molte organizzazioni e individui condividono i nostri saperi, apprendistati e studi. Non è un’impresa né un esercizio commerciale a beneficio individuale, bensì uno spazio di lavoro e studio che si è dichiarato in resistenza al pagamento della luce dal 1995, a causa dei costi elevati e ingiusti del servizio”, per questo nel 2006 ha realizzato un suo proprio impianto generatore sull’ampio terreno che occupa alla periferia di questa città.

I firmatari ritengono “che la vera causa delle aggressioni” che continuano in forma di vigilanza costante delle strutture del centro, “si deve alla loro fermezza e posizione a favore della giustizia per i popoli che vivono in Chiapas”. Le azioni denunciate “non hanno fondamento legale e, piuttosto, si sommano a quelle che si stanno verificando sistematicamente contro persone, gruppi, spazi, progetti, comunità, basi di appoggio zapatiste e municipi autonomi”. Tutti loro “si sono dichiarati in resistenza e hanno optato per la costruzione di un altro mondo possibile”.

Cideci, segnalano e rivendicano, “è uno spazio autonomo che persegue questo sogno, che ognuno dei suoi studenti rende reale attraverso i progetti di sviluppo alternativo che realizzano”. Sottolineano il loro appoggio ad attività, seminari e spazi di riflessione ed analisi, “che offre in maniera solidale a molte persone ed organizzazioni sociali”.

Dopo la condanna della persecuzione e delle minacce che “nei mesi scorsi hanno scatenato le autorità allo scopo di piegare la giusta resistenza dei membri del Cideci”, i firmatari chiedono ai governi statale e federale la sospensione immediata delle aggressioni contro “questo spazio di dignità”.

Sottoscrivono il documento decine di ricercatori, attivisti e laboratorio, insieme Centro de Derechos de la Mujer de Chiapas, Enlace Urbano de Dignidad, Nodo de Derechos Humanos, Formación y Capacitación (Foca), Serapaz, Melel Xojobal, Centro de Apoyo Solidario, Documentación y Estudio, Instituto de Derechos Humanos Ignacio Ellacuría (Universidad Iberoamericana de Puebla), Centro de Investigación y Acción de la Mujer Latinoamericana (CIAM) y Ludoteka Autónoma Papalote de Papel. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/21/index.php?section=politica&article=018n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 20 ottobre 2010

Indigeni inviano una missiva a Blake Mora per denunciare le aggressioni dei paramilitari

Hermann Bellighausen. San Cristóbal de las Casas, Chis. 19 ottobre. Presentandosi come indigeni campesinos aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, gli ejidatarios di Mitzitón hanno risposto con una propria lettera a quella inviata dal dirigente evangelico Esdras Alonso González (vedere l’edizione di ieri) – “che a noi e in altri documenti si è presentato come comandante, dirigente, dottore e pastore dell’Ejército de Dios” – al segretario di Governo, José Francisco Blake Mora.

Al segretario di Governo dicono: “Vogliamo che lei sappia che nel documento da lei ricevuto si nasconde la verità dei fatti che denunciamo, le minacce, le aggressioni e i reati che questo gruppo ha commesso nella nostra comunità. Conosciamo la legge, sappiamo che l’articolo 8 ci dà il diritto di denunciare, manifestare e dire la nostra parola e che questa sia ascoltata”.

Precisano che il problema nella comunità non è per divisioni religiose. “Questo è stato solo un pretesto per chi ci aggredisce e diffama. Sappiamo che esiste il diritto di libertà di culto e lo rispettiamo. Non siamo cattolici tradizionalisti, siamo donne, uomini, bambine, bambini, anziani che lottiamo per i nostri diritti come indigeni, riconosciuti dalle leggi internazionali e dalla nostra stessa Costituzione, e che vengono costantemente violati dai tre livelli di governo”.

Per ottenere i loro diritti e “il rispetto che meritiamo come popolo”, sottolineano, “dobbiamo unirci con altri popoli ed organizzazioni che perseguono una vita degna (per noi la vita degna non è solo possedere delle cose, ma avere libertà, democrazia e giustizia), per questo ci siamo uniti all’Altra Campagna, un movimento civile e pacifico dove non si fanno provocazioni come fa L’Ejército de Dios”.

Insistono nel dire che con i loro comunicati e denunce hanno diffuso “fatti reali”, e col “nostro stesso popolo come testimone, abbiamo anche prove, e le testimonianze di osservatori nazionali ed internazionali che ci accompagnano con la loro opera umanitaria, non vengono a finanziarci, né a destabilizzare, né tanto meno ad organizzarci”.

I rappresentanti di Mitzitón segnalano che autorità e funzionari “sono a conoscenza delle minacce di morte, i sequestri, le torture, gli spari in aria, l’assassinio di Aurelio Díaz Hernández, i tentativi di violenza alle nostre compagne, le ferite per le aggressioni con armi bianche, il taglio di alberi clandestino ed il traffico di persone che hanno sporcato le mani di sangue e riempito di soldi le tasche dei paramilitari dell’Ejército de Dios”.

E confermano la loro accusa che sono “paramilitari” in considerazione della “protezione che le autorità offrono loro, e perché sono armati”. Refugio Díaz Ruiz, che firma la lettera di Alonso González, “la notte del 20 luglio 2009 ha sparato al veicolo di uno dei nostri compagni, e Francisco Jiménez Vicente (dello stesso gruppo) il giorno 21 ha ucciso Aurelio Díaz Hernández investendolo intenzionalmente e ferendo gravemente altri cinque compagni”. E’ stato in prigione solo tre mesi, aggiungono.

“Dire queste cose non è diffamare, è dichiarare la verità ed è questo che fa male ad Esdras Alonso González, a lui gli piacerebbe che nessuno in Messico né nel mondo sapesse delle aggressioni e delle azioni fuori legge”. Ricordano che qualche settimana fa, intervistato dalla radio locale, Alonso González “ha ammesso che evangelici di Alas de Águila Ejército de Dios sono presenti a Mitzitón (come) paramilitari. Ora nega le sue stesse parole. L’immagine della sua organizzazione è pregiudicata dalle aggressioni che abbiamo denunciato”. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/20/index.php?section=politica&article=021n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Grave situazione a Mitziton.

La Jornada – Martedì 19 Ottobre 2010

Si aggrava il conflitto nell’ejido chiapaneco di Mitzitón

Hermann Bellinghausen, inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 18 ottobre. Lo scontro tra i gruppi di coloni indigeni nell’ejido di Mitzitón, nella regione rurale di San Cristóbal, è entrato in una nuova fase. Gli aderenti all’Altra Campagna chiedono il ricollocamento dei cosiddetti “non cooperanti” (molti dei quali sono membri dell’Ejército de Dios, della chiesa evangeliche Alas de Águila), accusandoli di aggressioni e di altri reati. Di fronte a questo, Esdras Alonso González, dirigente di detta chiesa, il mese scorso ha inviato una missiva al segretario di Governo, José Francisco Blake Mora.

In questa chiede al governo federale di intervenire contro gli ejidatarios dell’Altra Campagna e le organizzazioni “straniere” che li appoggiano, “in primo luogo” il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC) che negli ultimi anni “si è costituito come portavoce instancabile del gruppo armato Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale”. Un settore di detto movimento, “mascherato” da Altra Campagna, non “cessa di provocare e creare destabilizzazione”.

Secondo Alonso González, il CDHFBC fomenta campagne di “discredito delle azioni” del governo per “combattere” la povertà. “È impegnato ad ostacolare l’avanzamento dei programmi di governo negli elido”. Inoltre, “costantemente manifesta che noi dell’Ejército de Dios siamo un gruppo religioso paramilitare e di scontro, che vessiamo la comunità pro-zapatista e ci siamo trasformati in un gruppo criminale”. Queste dichiarazioni “causano molta confusione nella comunità evangelica”.

Esprime “totale rispetto per le nostre autorità federali, statali, municipali e le loro istituzioni; siamo un’organizzazione civile che promuove lo sviluppo sociale; non abbiamo mai fatto ricorso a mezzi violenti”. Nega di essere un gruppo armato. Sostiene che i conflitti negli Altos “ubbidiscono alla presenza di attivisti ed organizzazioni nazionali, così come alla partecipazione di stranieri raggruppati nella rete sociale che coordina il CDHFBC”.

Cita una decina di organizzazioni solidali con le comunità, non solo zapatiste. Secondo l’ex pastore Alonso, queste “forniscono aiuti economici, consulenze, promuovono progetti nei gruppi infiltrati per portare avanti il loro progetto di autonomia, destabilizzano lo Stato messicano, dividono le comunità, non riconoscono le autorità costituite, vogliono prendere il controllo delle zone rurali e sfruttare irrazionalmente le risorse naturali”.

Un esempio, aggiunge, sono gli aderenti all’Altra Campagna che “avvalendosi del ricatto, la menzogna, l’incitamento alla violenza ed i blocchi stradali, condizionano le autorità per sfuggire all’ordine legale”. Ritiene “deplorevole che si oppongano allo sviluppo del Chiapas” rispetto “all’eccellente lavoro” del governatore Juan Sabines Guerrero, “senza distinzione di partito”.

Alonso Childe a Blake Mora di indagare sulla “la qualità migratoria degli attivisti e delle organizzazioni straniere” che stabiliscono “modelli separatisti nelle comunità indigene, come scuole e villaggi autonomi”. Anche che si “indaghi sull flusso di risorse economiche di provenienza straniera che alimenta il CDHFBC e le sue reti di organizzazioni sociali che hanno come obiettivo quello di screditare gli sforzi dell’attuale governo”.

Aggiunge che il CDHFBC “alimenta una campagna di odio” contro la chiesa Alas de Águila, “che definisce gruppo paramilitare, utilizzando la stessa strategia del caso Acteal nel 1995” (sic). Ritiene responsabile “di qualsiasi fatto violento” a Mitzitón i “suoi dirigenti, Diego Cadena ed il vescovo (di Saltillo, Coahuila) Raúl Vera López”, e chiede alla Procura Generale della Repubblica di agire penalmente “contro i destabilizzatori”. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/19/index.php?section=politica&article=018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Vecchio Antonio. Geografie.

Dove vivono i nostri morti

(La geografia secondo il Vecchio Antonio)

Settembre. Piove. Le strade principali ora sono improvvisati ruscelli. I rilievi una successione di pozzanghere precarie per milpe, girasoli ed alberi insolenti. Da lontano, si sente una voce:

Sono arrivato. Mi sistemo come posso accanto al fuoco. Anche se fradicio, sono riuscito a mettere in salvo il tabacco ed alcune foglie di mais. Sorseggio il caffè che mi passa Juanita con la sua mano piena di calendari passati e a venire. Con pazienza e impegno, come si deve, mi arrotolo una sigaretta e l’accendo con un tizzone.

Il mio nome è Antonio, ma credo che questo già lo sappiate. Il Sup mi chiama “il Vecchio Antonio”. Anche se sono ormai defunto, ogni tanto mi va di apparire per raccontare storie passate. Col Sup ci siamo conosciuti molte piogge fa e spesso viene a pormi domande alle quali rispondo con altre domande… o con delle storie.

Di solito, dopo essermi acceso la sigaretta, segue la parola. A volte il Sup tira fuori la sua pipa… ma non sempre… perché spesso il tabacco gli si bagna per il sudore… o per la pioggia… o per gli amori… o perché attraversando il guado del fiume la corrente lo travolge… e arriva alla capanna grondante d’acqua… e allora, come a me, la Juanita gli avvicina una panca vicino al fuoco e gli porge il caffè… Dunque, vi stavo dicendo che, dopo essermi acceso la sigaretta, dovrebbe seguire la parola. Non una parola dura come quelle che usate voi cittadini, ma semplice e umile… come siamo noi. Ma ora non segue la parola… sto solo a guardare come il serpente di fumo si attorciglia e si confonde col fumo del fuoco.

Così mi attardo, fumando e sorseggiando caffè. Ed è perché il fumo non porta una storia passata, ma una ancora da venire. E le storie a venire devono essere ben taciute prima di raccontarle. È così qua in basso. Invece lassù c’è molto chiasso… rumore… parole dure da capire… e vuoti.

Stavo dicendo che io sono morto. Sono morto nel ’94. Molti non si ricordano o fanno finta, ma quell’anno noi ci ribellammo contro i malgoverni. E continuo… continuiamo.

“Defunto” vuol dire morto. Benché qua i nostri morti vivano. Vivono, sì, ma non perché lo desideriamo, e lo desideriamo… non perché conserviamo la loro memoria, come sì facciamo. Vivono perché ci hanno lasciato un debito, una pendenza, un qualcosa che dobbiamo fare.

Per questo ogni tanto bisogna andare dove vivono i nostri morti per rispettare l’impegno di saldare quel debito. Ed è solo lì dove si conoscono il luogo e l’ora, il quando e il dove, o, come dite voi cittadini, il calendario e la geografia.

Non è nelle date né nei luoghi dell’alto.
È qui in basso che sta la nostra geografia.
È dove vivono i nostri morti.

Antonio, il Vecchio Antonio.
Settembre 2010
http://revistarebeldia.org/revistas/numero74/05nuestrosmuertos.pdf

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Don Durito. Calendari.

Di calendari e geografie  I

I calendari secondo Don Durito de La Lacandona

Per quell@ che stanno in alto, il calendario è fatto di passato. Per mantenerlo lì, il Potere lo riempie di statue, ricorrenze, musei, omaggi, sfilate. Tutto con l’obiettivo di esorcizzare quel passato, ovvero, di mantenerlo nello spazio di quello che fu e non sarà più.

Per quell@ che stanno in basso, il calendario è qualcosa a venire. Non è un mucchio di fogli sparsi dall’astio e la disperazione. È qualcosa per cui bisogna prepararsi.

Nel calendario dell’alto si celebra, in quello del basso si costruisce.

Nel calendario dell’alto si festeggia, in quello del basso si lotta.

Nel calendario dell’alto si manipola la storia, in quello del basso si fa.

Nel calendario dell’alto i premi comprano coscienze e parole, in quello del basso si tace.

Nel calendario dell’alto la grigia mediocrità è regina e signora, in quello del basso si dipingono tutti i colori.

Nel calendario dell’alto c’è solo disprezzo per quell@ in basso e credono di poterlo fare impunemente.

Nel calendario del basso c’è rabbia contro quell@ in alto.

Così sarà fino a che si scriverà un altro calendario come deve essere scritto, cioè, in basso.

Agosto 2010
Messico
http://revistarebeldia.org/revistas/numero73/05calendariosygeografiasI.pdf

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Aggressioni di paramilitari.

La Jornada – Lunedì 18 ottobre

Aderenti dell’Altra Campagna denunciano aggressioni da parte di paramilitari

Hermann Bellinghausen, inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 17 ottobre. L’assemblea dell’ejido Mitzitón, aderente all’Altra Campagna, ha denunciato nuove aggressioni e “atti criminali e di provocazione” che attribuisce a seguaci dell’organizzazione evangelica Ejército de Dios. Denuncia che questo “è la prova delle menzogne di Esdras Alonso González, comandante paramilitare dell’Ejército de Dios che dice che siamo noi a destabilizzare ed aggredire, mentre sono loro che vogliono saccheggiare le risorse naturali, sono loro che commettono reati gravi e sono armati”.

Il gruppo evangelico, di filiazione priista, giorni fa ha proclamato di stare dalla parte del presidente Felipe Calderón e del governatore Juan Sabines. “Se questi malgoverni continuano a proteggerli e lasciarli impuniti, vuol dire che sono complici”, aggiunge il documento.

Elencando fatti recenti, il “popolo organizzato” dice che il 28 settembre Domingo Jiménez López ed altri quattro membri del gruppo “paramilitare” (come si insiste a chiamarli nella denuncia) sono stati sorpresi a tagliare alberi a El Chivero senza il permesso della comunità. Inoltre, hanno brandito asce e machete contro gli agenti di vigilanza.

Il giorno dopo, una commissione è tornata sul posto ed è stata ricevuta a colpi d’arma da fuoco da Jiménez López. “Sono arrivati quelli dalla Procura Generale di Giustizia Indigena con la polizia settoriale” ed hanno sequestrato una grande quantità di legname. Altri membri dell’Ejército de Dios sono stati sorpresi a tagliare alberi nella riserva della comunità. Anche la procura ha sequestrato del legname.

Il 7 ottobre la commissione di vigilanza ha scoperto 40 “paramilitari” mentre tagliavano alberi con le motoseghe; questi “con modi molto aggressivi hanno minacciato i compagni di tagliarli con la motosega e sparargli”. Il giorno 8 la comunità ha chiesto l’intervento dei “funzionari del malgoverno affinché vedessero cosa stava accadendo”, e la procura ha risposto. Quel giorno, “paramilitari”, riuniti nella casa di Gregorio Gómez Jiménez, spiavano il commissario di Mitzitón “per sequestrarlo”, armati di bastoni, pietre e fionde. Il commissari, accortosi di questo, “cambiò strada”. Quella notte, un membro del gruppo denunciato ha sparato “con un arma di grosso calibro”.

Il 9 ottobre Julio Gómez Hernández tagliava alberi col suo machete. La commissione di vigilanza l’ha raggiunto per dirgli di non farlo mai più, “ma non si è riusciti a parlare con lui perché ha scagliato il suo machete quasi raggiungendo uno dei nostri compagni”. Ed ha minacciato: “Un giorno mentre sarete soli vi ammazzeremo”. Nella notte, Diego Heredia Hernández, aderente all’Altra Campagna, è stato bloccato per strada da un’automobile Pointer senza targa con i vetri oscurati. Sono scesi in tre che l’hanno afferrato per sequestrarlo. Erano quasi riusciti a caricarlo in auto ma è riuscito a scappare”. Ha riconosciuto tra gli aggressori Agustín Pérez Díaz, Carmen Gómez Gómez ed Andrés Jiménez Hernández.

I contadini tzotziles dichiarano: “Siamo stanchi di minacce e torture. Per i paramilitari abbattere un albero non è reato. Noi ce ne prendiamo cura. A loro non importa di abbatterli. Così come non rispettano la vita dell’albero, non rispettano la vita né i diritti delle persone. Cercano ogni pretesto per aggredirci e generare violenza nella nostra comunità

Più tardi hanno tentato di catturare Pascual Vicente Hernández mentre scaricava la sua merce e che è stato investito dalla Pointer a grande velocità. E’ arrivata allora un’altra auto, ma è riuscito a scappare. Quella notte si sono uditi altri spari”. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/18/index.php?section=politica&article=018n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Denuncia da Oventic.

GIUNTA DI BUON GOVERNO CORAZON CENTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE DEL MUNDO – SNAIL TZOBOMBAIL YU’UN LEKIL J’AMTELETIK TA O’LOL YO’ON ZAPATISTA TA STUK’IL SAT YELOB SJUNUL BALUMIL

13 Ottobre 2010

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2010/10/13/la-jbg-de-oventik-informa-la-situacion-de-las-bases-de-apoyo-desplazadas-y-denuncia-la-represion-del-mal-gobierno/

Oggetto. Documento di chiarimento.

ALL’OPINIONE PUBBLICA
ALLA STAMPA NAZIONALE E INTERNAZIONALE
ALLA SOCIETÀ CIVILE NAZIONALE E INTERNAZIONALE
ALLE ORGANIZZAZIONI DEI I DIRITTI UMANI
AI MEDIA ALTERNATIVI
AGLI ADERENTI DELL’ALTRA CAMPAGNA
AGLI ADERENTI DELLA SESTA INTERNAZIONALI

FRATELLI E SORELLE

Noi, Giunta di Buon Governo Corazón Céntrico de los Zapatistas delante del mundo, zona Altos del Chiapas, Messico, vogliamo portare a conoscenza di tutti che il 12 ottobre del presente anno, sono tornati nella comunità di origine i nostri compagni e compagne che erano stati sfollati il 9 settembre scorso per le minacce e le aggressioni delle persone dei partiti politici dell’Ejido San Marcos Aviles, municipio ufficiale di Chilon.

Il ritorno è stato accompagnato da una commissione di compagni e compagne di alcuni municipi vicini a San Marcos Aviles.

Ora i nostri compagni sono nella loro comunità, perché non è giusto che bambini, donne, anziani e malati soffrano ogni tipo di necessità e privazione lontano dal loro villaggio di origine, mentre gli aggressori godono della libertà e ricevano il supporto e gli aiuti dei governi municipali, Statali e federali.

I nostri compagni e compagne sono ora nelle loro umili case anche se saccheggiate ed alcune semidistrutte dagli aggressori, ma le nostre basi di appoggio saranno lì, perché i nostri compagni e compagne hanno il diritto di vivere nel proprio villaggio e lavorare nelle proprie terre; non disturbano nessuno, vogliono solo vivere nel loro villaggio e lavorare per sopravvivere perché non chiedono l’elemosina del malgoverno, i nostri compagni vivono e mangiano col loro lavoro e sudore.

I nostri compagni continuano a lavorare per costruire la loro autonomia nell’ambito della salute, dell’educazione, dei lavori collettivi e formare le proprie autorità, ma rispettando gli altri, a patto che siano rispettati i loro diritti, ma non si sottometteranno alla volontà delle autorità ufficiali o della gente dei partiti politici.

Se succederà qualcosa ai nostri compagni e compagne che ora sono nella loro comunità, i responsabili sono i governi municipali, statali e federali che danno consulenza, finanziano ed armano i paramilitari e manipolano la gente povera e misera.

Noi zapatisti non diamo fastidio a nessuno, non cacciamo i nostri fratelli dei partiti, non perseguitiamo nessuno, non rubiamo le terre dei nostri fratelli contadini, né di qualsiasi altra appartenenza, né di altri fratelli poveri, difendiamo solo quello che è nostro, quello che sono i nostri diritti; noi viviamo e mangiamo del nostro lavoro e sudore, ma vogliamo lottare per la vera democrazia, libertà e giustizia per tutti. Sono questi i reati di noi zapatisti.

Per questo i governi federale, statale e municipali addestrano i paramilitari, formano i cacicchi e comprano la povera gente per attaccare e distruggere la nostra lotta, la nostra resistenza e proseguire con le minacce, aggressioni, sgomberi e furto delle terre e beni dei nostri compagni basi di appoggio. Così come hanno fatto con i nostri compagni e compagne della comunità di El Pozo, municipio ufficiale di Cancuc, che sono stati aggrediti ed attaccati violentemente da persone dei partiti politici, solo perché i nostri compagni e compagne rivendicavano il loro diritto all’acqua e all’energia elettrica, ora hanno ingiustamente arrestato 3 dei nostri compagni con accusandoli della morte di un priista nell’aggressione che gli stessi priisti avevano provocato, quando alcuni compagni vedendo sono intervenuti per difendere i loro compagni che stavano per essere uccisi, ed hanno dovuto difendersi.

Ma quei compagni che si sono difesi ed hanno difeso i loro compagni, sono fuggiti per paura di essere catturati ed assassinati dagli aggressori, e non sappiamo ancora dove si trovino, ma non sono loro quelli che sono in carcere; in prigione ora ci sono tre nostri compagni accusati ingiustamente perché non hanno niente a che fare con la morte di quel priista. I nostri tre compagni: Miguel Hernández Pérez, Diego Martínez Santis e Miguel Méndez Santis, rinchiusi nel CERESO 5, nella comunità di Los Llanos, municipio di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, sono “innocenti”.

Ma i malgoverni, con i loro giudici e pubblico ministero non sanno fare giustizia perché non indagano bene e condannano alla prigione persone innocenti che pagano per quello che non hanno fatto.

I governi del nostro paese e le persone che li sostengono nei diversi partiti politici stanno commettendo tante ingiustizie e persecuzioni contro i nostri compagni zapatisti e contro gli attivisti sociali.

Vogliamo dire ai malgoverni ed ai loro scagnozzi che gli zapatisti non permetteranno più il ripetersi delle loro malvagità contro i nostri popoli in lotta, non permetteremo più altre aggressioni e sgomberi dei nostri compagni basi di appoggio; perché i nostri compagni e compagne non hanno nessuna colpa, ma vogliono solo esercitare il loro diritto all’educazione, alla salute e la loro autonomia.

Che lo sappia tutto il popolo del Messico, che il mondo intero sappia che in Chiapas e in Messico “è un reato esercitare il diritto all’educazione, alla salute e all’autonomia come popoli”. Perché gli unici reati per i quali i nostri compagni sono minacciati, attaccati e perseguiti è perché vogliono avere la propria educazione autonoma per i loro figli, vogliono vivere con diritti e con giustizia, vogliono essere rispettati come esseri umani.

Ma è chiaro che i malgoverni statali, federali e municipali vogliono distruggerci a qualunque costo, ci vogliono annichilire, perché noi zapatisti diciamo la verità, perché non diciamo bugie, perché diciamo chiaro che gli assassini, i provocatori, gli aggressori, gli ingiusti e i distruttori dell’umanità sono i malgovernante ed i potenti, perché sono loro che stanno saccheggiando la ricchezza del nostro paese, distruggendo la natura, massacrando i nostri popoli, assassinando e mettendo in prigione gente innocente.

Sono i malgoverni che consegnano la ricchezza del nostro paese nelle mani delle grandi imprese nazionali e straniere, sono loro che invadono ed occupano i nostri territori. Ed ora il malgoverno dice che non ci sono più terre per i contadini, che non ci sono acqua e luce per i villaggi, e quando dà un po’ di servizi, i nostri popoli devono pagare delle tariffe elevate, e se non pagano gli tagliano luce e acqua. Se i nostri compagni non pagano l’imposta rurale gli tolgono le terre e le danno ai paramilitari ed ai cacicchi.

Contro i popoli che lottano e difendono i propri diritti, i malgoverni organizzano ed utilizzano la gente indigena e povera per minacciare, aggredire e sgomberare i loro stessi fratelli in cambio di aiuti economici e sociali come abitazioni, latrine, generi alimentari e soldi. Allora, dov’è la giustizia, dove sono i diritti e l’uguaglianza che tanto declamano i malgoverni ed i partiti politici? Sì, i responsabili diretti di tutte le aggressioni, provocazioni, sgomberi, scontri tra fratelli e tutto il disordine che si vive nei nostri villaggi, sono i tre livelli di governo.

Ma che lo sappiano i potenti, che lo sappiano i malgovernanti: noi zapatisti continueremo a lottare per i nostri diritti, per la nostra libertà e per costruire la nostra autonomia nella salute, nell’educazione, nella commercializzazione, nei mezzi di comunicazione e per i nostri governi autonomi.

L’educazione autonoma è avviata in tutti i municipi autonomi e territori zapatisti. Ma per coprire la propria vergogna, il malgoverno dice che non c’è nessun problema in nessuna scuola con i maestri ufficiali, che devono solo compilare i registri inserendo i nomi dei bambini zapatisti che non vanno più nelle scuole ufficiali.

L’Autonomia dei popoli significa che non vogliono i malgoverni, perché questi vogliono tenere sotto il loro dominio i popoli originari, e a loro dà molto fastidio quando i popoli indigeni imparano ad organizzarsi e governarsi da soli, ma nessuno potrà fermare la nostra lotta.

Chiediamo a tutti i fratelli e sorelle della società civile nazionale ed internazionale e a tutti i compagni e compagne aderenti all’Altra Campagna e lala Sesta, di restare all’erta e seguire quello che potrebbe accadere ai nostri compagni e compagne che sono tornati nelle proprie comunità e che continuano ad essere minacciati.

Per ora, è tutto.

Distintamente.

Giunta di Buon Governo Céntrico de los Zapatistas delante del mundo, Zona Altos del Chiapas, Messico

REMIGIO SANTIZ LOPEZ
MARIBEL PEREZ PEREZ
SANTIAGO DIAZ HERNANDEZ
ADOLFO HERNANDEZ HERNANDEZ
ESMERALDA GOMEZ DIAS
AMELIA GOMEZ GOMEZ

 

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Attacchi al Frayba.

Los de Abajo

Attacchi al Frayba

Gloria Muñoz Ramírez

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba), che dal 1989 svolge il difficile lavoro sul campo in difesa degli abitanti delle regioni più povere e violentate del Chiapas, principalmente nelle comunità indigene, in questi giorni deve affrontare una nuova campagna di diffamazione, minacce e criminalizzazione del suo lavoro.

Con sede a San Cristóbal de las Casas, il Frayba è attaccato dall’autodenominato Ejército de Dios, organizzazione evangelica di stampo paramilitare le cui azioni offensive hanno come principale centro di operazioni la comunità di Mitzitón che si oppone alla costruzione dell’autostrada San Cristóbal-Palenque, a causa della quale spariranno le sue case, campi e coltivazioni. La strada è caldeggiata da gruppi evangelici vicini al governo di Juan José Sabines. Ma non si tratta di un conflitto religioso né intercomunitario bensì, come ha documentato il Frayba, dell’intenzione di spogliare questa comunità tsotsil del suo territorio per un progetto turistico di grande portata.

Il personale del Frayba ha documentato fedelmente le aggressioni dell’Ejército de Dios contro i coloni di Mitzitón, membri dell’Altra Campagna, motivo principale per cui ora viene aggredito da questa organizzazione che non nasconde la sua belligeranza e l’impunità con cui agisce.

Lo scorso primo ottobre, L’Ejército de Dios, capeggiato da Esdras Alonso González, ha organizzato una manifestazione di fronte al palazzo municipale di San Cristóbal de Las Casas per denunciare pubblicamente il Frayba quale “responsabile delle mobilitazioni di protesta in Chiapas”. Il volantino che distribuivano spiega tutto: “Presidente Calderón siamo con te! Ejército de Dios”.

Sugli striscioni che portavano i membri di questa organizzazione si chiedevano azioni penali contro Diego Cadena, presidente del Centro dei Diritti Umani, “mettendo a rischio l’integrità di avvocati e attivisti di questo Centro” – denuncia il Frayba in un comunicato.

Il 16 settembre scorso, Esdras Alonso González h scritto una lettera al segretario di Governo nel quale segnala che “i conflitti che si sono sviluppati nella regione degli Altos del Chiapas, in particolare nelle ejidali, sono dovuti alla presenza di attivisti e di organizzazioni nazionali, ed anche alla partecipazione di stranieri che formano la rete sociale che il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas coordina”. Alla luce di questa situazione, il Frayba ritiene responsabile Alonso González “di qualsiasi atto che attenti all’integrità di avvocati e attivisti” di questo centro. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/09/index.php?section=opinion&article=016o1pol

losylasdeabajo@yahoo.com.mxhttp://www.desinformemonos.org

(Traduzione “Maribe”” – Bergamo)

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Alluvioni in Chiapas.

La Jornada – Mercoledì 6 ottobre 2010

In Chiapas saranno ricollocati gli abitanti di quattro villaggi dove le alluvioni hanno provocato 27 morti

A. Mariscal e E. Henríquez. Tuxtla Gutiérrez, Chis., 5 ottobre. Il governo del Chiapas ricollocherà, tra le altre, le quattro comunità rurali dei municipi di Amatán, Ángel Albino Corzo, Sitalá e Chilón, dove le frane causate dalle piogge intense hanno provocato 27 morti, 12 feriti e tre desaparecidos.

Il provvedimento è necessario perché i 3.500 residenti di questi villaggi sono esposti ad altri smottamenti, data l’erosione del suolo, ha dichiarato La Protezione Civile dello Stato.

Gli sfollati dai villaggi Nueva Colombia, Reforma, Planada, Jotoaquil e da altri insediamenti a rischio nella stessa zona saranno ricollocati in una delle città rurali promosse dal governo chiapaneco, ha detto il titolare dell’ente, Luis Manuel García Moreno.

La decisione è stata presa venerdì scorso che poi è stata valutata ed accettata dai 1.500 abitanti di Nueva Colombia, dove una frana ha sepolto cinque abitazioni abitate da braccianti agricoli guatemaltechi, dei quali tre sono morti, otto sono ancora in ospedale e 50 sono tornati nel loro Paese.

Ciononostante, i coloni di Reforma, Planada ed altre comunità stanno ancora valutando il provvedimento e restano nelle proprie case, ha detto García Moreno, aggiungendo che nell’atlante di rischio dell’entità sono 40 i municipi con insediamenti a rischio di frane e 28 sono minacciati da inondazioni.

A sua volta Carlos Pedrero, delegato della Segreteria dell’Agricoltura, Sviluppo Rurale, Pesca ed Alimentazione (Sagarpa), ha comunicato che il Programma di Assistenza per gli Eventi Climatici metterà a disposizione 1.044 milioni di pesos per risarcire i contadini con piantagioni assicurate contro gli eventi catastrofici.

Anche ieri, la Segreteria di Governo ha dichiarato lo stato di emergenza nei municipi di Chalchihuitán, Chenalhó, La Trinitaria, Ocozocoautla de Espinosa, Pueblo Nuevo Solistahuacán, San Cristóbal, San Juan Cancuc e Bochil, affinché ricevano gli aiuti dal Fondo per i Disastri Naturali per risarcire i danni provocati dalle intense piogge dei giorni 25, 26 e 27 settembre.

Intanto, gli abitanti della comunità di Tzintul, municipio di Teopisca, hanno dichiarato che sono già 10 le abitazioni crollate ed una trentina quelle danneggiate da inondazioni e smottamenti verificatisi dal 31 agosto scorso e di cui si ignorano le cause.

Il rappresentante Modesto Pérez Ruiz ha detto che gran parte delle coltivazioni di caffè, mais e fagioli su una superficie di 160 ettari anche sono danneggiate, ma ancora le autorità non hanno risposto alle loro richieste di aiuto, e la paura si diffonde tra le 80 famiglie di questa comunità che dista circa 50 chilometri da San Cristobal de las Casas. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/06/index.php?section=estados&article=032n1est

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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