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Archive for ottobre 2010

Nuova aggressione.

La Jornada – Martedì 26 ottobre 2010

Denunciata nuova aggressione con armi da fuoco contro basi di appoggio zapatisti

Hermann Bellinghausen

La giunta di buon governo (JBG) Corazón del arcoiris de la esperanza, di Morelia, Chiapas, ha denunciato un’aggressione a colpi d’arma da fuoco contro basi di appoggio zapatiste nello stabilimento balneare El Salvador, municipio autonomo Comandanta Ramona, vicino all’ejido Agua Clara (Salto de Agua). Uno degli aggressori è stato catturato, è Manuel Pérez Gómez, latitante per la giustizia autonoma accusato di precedenti aggressioni ed assalti sulla strada Ocosingo-Palenque.

I fatti sono avvenuti venerdì 22, mentre alcuni contadini zapatisti stavano svolgendo lavori di pulizia. Due persone li hanno insultati e poi “hanno brandito i machete e minacciato i compagni di morte”, dice la JBG. Gli aggrediti hanno affrontato il sopraccitato Pérez Gómez e Manuel Gómez Vázquez, e “hanno deciso di catturarli”.

Il secondo è riuscito a fuggire e da distanza ha sparato “più di 50 colpi calibro”22”. Dopo la cattura, “il pericoloso delinquente” Pérez Gómez è stato portato “in un luogo sicuro per affrontare la giustizia autonoma”. Non è la prima volta che commettono reati. “Molte volte aggrediscono la popolazione e minacciano la tranquillità dei nostri compagni”. Il 17 agosto, a circa 300 metri dal crocevia di Agua Clara, “hanno assaltato un autobus derubando i passeggeri”, ed il 20 agosto hanno assaltato un bus di turisti nello stesso tratto di strada.

Secondo la JBG, “questi delinquenti sono assistiti dall’ex militare Carlos Jiménez López, originario dell’ejido Alan Sac Jun (Chilón)”. L’ex militare, prosegue la denuncia, “vive attualmente nella capitale Tuxtla Gutiérrez, nel colonia Satélite”. Gli zapatisti riferiscono di averlo visto ad Agua Clara “parlare con i due delinquenti e a bordo di diverse auto”.

La JBG afferma di tenere sotto custodia Pérez Gómez, originario di Flor de Cacao (municipio Benemérito de las Américas). Ricorda che il 17 aprile 2009 co fu un operativo ad Agua Azul, “quando il governo di Juan Sabines Guerrero mandò 800 elementi della forza pubblica per reprimere i compagni aderenti all’Altra Campagna che esercitavano il loro diritto di manifestazione”, accusando i contadini tzeltales di essere i colpevoli degli assalti in strada, mentre “i veri colpevoli hanno goduto della libertà”.

Il 18 aprile 2009 la polizia fermò Miguel Vásquez Moreno, basi di appoggio zapatiste e sei aderenti dell’Altra Campagna. Li rinchiuse nella prigione di El Amate ma furono rilasciati per mancanza di prove. La JBG comunica che a maggio dell’anno scorso questi stessi aggressori sono stati catturati dalla giustizia autonoma, “ma mentre stavano scontando la pena per i reati commessi, sono riusciti a fuggire”.

Queste aggressioni contro le basi di appoggio e la popolazione in generale “sono sostenute dalle autorità ufficiali”.

Il comunicato aggiunge: “Si vede chiaramente che i tre livelli del malgoverno non fanno niente davanti a questi eventi che intimoriscono la popolazione. I governi bugiardi ingannano dicendo che combatteranno la delinquenza organizzata ma è proprio il contrario; loro coprono, proteggono ed organizzano ex militari, compreso giovani nelle comunità col fine di distruggere le nostre radici e seminare l’incertezza nella nostra organizzazione di popoli indigeni”.

Comunicato completo della JBG

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2010/10/25/la-junta-de-buen-gobierno-de-morelia-denuncia-nuevas-agresiones-a-bases-de-apoyo-mientras-el-malgobierno-protege-a-delincuentes/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+EnlaceZapatista+%28Enlace+Zapatista%29&utm_content=Yahoo!+Mail

 

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Cideci e resistenza.

La Jornada – Martedì 26 ottobre 2010

Cideci e la resistenza indigena

Luis Hernández Navarro

Sono arrivati arroganti e minacciosi a bordo di un veicolo con il logo della Commissione Federale di Elettricità (CFE). Si sono presentati alle porte del Centro Indigeno di Formazione Integrale Fray Bartolomé de Las Casas AC-Università della Terra Chiapas (Cideci-Unitierra Chiapas) per consegnare un documento giudiziario. Erano due uomini e una donna. Uno ha mostrato la credenziale di personale del tribunale federale del distretto di Tuxtla. Ha detto che dovevano consegnare un’ingiunzione perché il centro educativo ha un debito di molti soldi con l’ente parastatale.

Il giorno dopo, altri due furgoni della “società a livello mondiale” sono tornati. Gli occupanti dei veicoli pretendevano, con modi aggressivi, di entrare nella struttura per eseguire la lettura dei contatori.

Il fatto può sembrare insignificante, solo un altro incidente fra i tanti che si verificano quotidianamente nel paese, e sempre ancora in Chiapas, tra utenti della rete elettrica e la CFE. Tuttavia, non lo è, per due ragioni importanti. In primo luogo, perché Cideci-Uniterra da tempo non è connessa alla rete elettrica. Loro stessi generano da sé l’elettricità che consumano. Secondo, perché il centro educativo è uno dei baluardi della resistenza indigena in Chiapas, uno degli spazi nel quale la società civile internazionale si è incontrata in diverse occasioni con gli zapatisti.

Cideci-Unitierra Chiapas è sia un’istituzione educativa esemplare sia un terreno di ricostituzione indigena privilegiato. È una comunità di comunità indie, uno spazio aperto per condividere saperi, conoscenze e studi, dove si recano giovani, donne e uomini di molte comunità indigene. È nato nel 1989 sotto l’auspicio di Don Samuel Ruiz, vescovo di San Cristóbal.

Le sue installazioni nel municipio di San Juan Chamula sembrano appartenere ad un altro mondo. Aule, biblioteche, laboratori, auditorium, allevamenti, centrali elettriche, dormitori, cucina e caffetteria somigliano ad una missione. Al suo interno regnano un ordine ed una pulizia poco frequenti nei progetti di promozione popolare. La semplicità e l’eleganza della sua architettura conferiscono al centro una dignità impressionante.

Il Cideci ha instaurato accordi accademici con l’Università di Santo Tomás, a Bogotà, Colombia. Funziona come centro universitario di educazione aperta e a distanza per giovani indigeni che hanno conseguito la licenza media, benché sia aperto a tutti quegli adulti che vogliano iniziare o completare i propri studi universitari o che vogliano conseguire un altro diploma. È uno spazio di educazione interculturale informale.

I principi pedagogici che orientano la sua opera sono: “imparare a fare”, “imparare ad imparare” e, infine – quella che ritengono essere la parte formativa profonda, la considerazione “dell’altro” nella sua integralità – “imparare ad essere di più”.

Il direttore del progetto è il dottor Raymundo Sánchez Barraza, che ha svolto un ruolo centrale nella ormai sciolta Commissione Nazionale di Intermediazione. Chi l’ha conosciuto, scorge in lui un’intelligenza privilegiata ed il suo impegno totale nella causa indigena. Conoscitore profondo del mondo dei popoli originari, la sua formazione è attraversata – tra altre – da tre grandi influenze: Iván Illich, Raimón Panikar ed Immanuel Wallerstein. E’ così importante questo autore che l’istituzione ha costituito come uno dei componenti del suo sistema il Centro di Studi, Informazione e Documentazione Immanuel Wallerstein.

Intervistato da Nic Paget-Clarcke (http://www.inmotionmagazine.com/global/rsb_int_esp.html), il dottor Sánchez Barraza spiegava così la chiave del progetto che dirige: “Ci siamo detti, che cosa ha permesso ad alcuni popoli di sopravvivere? E abbiamo studiato alcune esperienze del secolo XVI qui nel nostro paese ed in altri luoghi dell’America Latina, che hanno permesso ai popoli di sopravvivere e resistere, mantenendo la loro identità. […]Abbiamo guardato all’esperienza di Vasco de Quiroga con gli ospedali della Santa Fe nei villaggi sul lago Pátzcuaro, ispirato lo stesso Vasco de Quiroga dall’utopia di Tommaso Moro. Poi abbiamo visto l’esperienza dei gesuiti in Paraguay, nel sud del Brasile, nel nord dell’Argentina, in Bolivia. Come queste iniziative dall’occidente stesso, con quella vena utopica, permisero a questi popoli, in un certo modo, di resistere, di  conservarsi, di non perdere il fulcro del riferimento identitario di base. Ci siamo detti, lì abbiamo qualcosa da imparare ed il concetto che abbiamo imparato è quello di resistere e sopravvivere”.

Bolivar Echeverría, recentemente scomparso, spiegava la ribellione degli indios in Chiapas nel 1994 come parte del non compimento della conquista dei popoli indigeni. Secondo il filosofo, la sollevazione mise in evidenza una situazione storica che è ancora il nostro presente, nella quale si vive presente un processo sia di conquista interrotta sia di meticciato interrotto. Per lui, gli stati borghesi e le repubbliche liberali di tutta l’America Latina proseguono la linea storica della corona spagnola. “Il compito di questi nuovi stati – disse – continua ad essere lo stesso: distruggere le forme di vita indigene”.

È in questo contesto che l’aggressione al Cideci (ed alle comunità in lotta in Chiapas) acquisisce senso compiuto. Non si tratta di una provocazione isolata della “impresa di livello mondiale”, ma di una cosa molto più grave: è un nuovo anello nella catena dell’offensiva che vuole usurare la resistenza indigena in una delle sue enclavi più importanti.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Assassinato Heriberti Pazos.

La Jornada – Domenica 24 ottobre 2010

ASSASSINATO HERIBERTO PAZOS, LEADER DEL MULT

Octavio Vélez Ascencio e Agustín Galo Samario. Corrispondenti. Oaxaca, Oax., 23 ottobre. Il dirigente del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui (MULT), Heriberto Pazos Ortiz, è stato assassinato la mattina di questo sabato nell’agenzia municipale di Cinco Señores, ad est di questa città, ha comunicato María de la Luz Candelaria Chiñas, titolare della Procura Generale di Giustizia dello Stato.

Alle 11:15 circa, il presidente del Consiglio Politico Comunitario del MULT viaggiava su di un veicolo Chevrolet, Colorado LT, nero, targato RV-57629 Oaxaca, nei pressi del ponte El Rosario, quando due uomini in motocicletta hanno affiancato il veicolo che aveva i finestrini aperti, ed hanno sparato alla testa di Pazos Ortiz.

L’autista, Catalino Mendoza Cortés, e Mauro Hernández Ramos, agenti dell’Agenzia Statale di Investigazione assegnati alla sicurezza del leader, così come la guardia del corpo personale Heriberto Cid Mariscal, si sono accorti dell’aggressione quando il dirigente si è accasciato sul sedile, perché sembra che gli assassini abbiano usato pistole munite di silenziatore, ha detto la procuratrice.

Gli aggressori sono fuggiti e l’autista, ha aggiunto la funzionaria, ha cercato di raggiungerli, ma a causa di lavori stradali in corso e per un tamponamento con un taxi si sono bloccati in Calle 5 de Mayo e qui si sono resi conto che Patoz Ortiz era morto. (…)

La funzionaria ritiene che Pazos potrebbe essere stato ucciso perché dirigente del MULT, perché aveva chiesto protezione al governo statale per il rischio di attentati. “Non so se sia stato minacciato di morte, perché non l’aveva denunciato al Pubblico Ministero”, ha dichiarato.

Ha detto di sperare di risolvere l’omicidio prima della fine del sessennio, il 30 novembre, ma la possibilità di trovare gli assassini “dipenderà dalla gente, dalla società, che siano disposti a testimoniare. Questo è un delitto, non importa di che colore”.

(…) http://www.jornada.unam.mx/2010/10/24/index.php?section=politica&article=009n1pol

 

Il subcomandante Marcos gli era particolarmente vicino

Octavio Vélez Ascencio e Agustín Galo Samario, corrispondenti. Oaxaca, Oax., 23 ottobre. A 65 anni compiuti il 5 ottobre, Heriberto Pazos Ortiz è stato uno dei fondatori del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui (MULT) nel 1981, nella lotta per opporsi all’accaparramento della produzione di caffè e banane che, in cambio di armi ed alcool, effettuavano i cacicchi di Putla e Juxtlahuaca.

Davanti alla nascita del MULT, i cacicchi, guidati dal priista Martín Anacleto, che è stato anche deputato locale, i funzionari del governo statale e perfino i soldati acquartierati nella base di San Juan Copala iniziarono una serie di aggressioni contro i suoi militanti, molti dei quali furono assassinati e fatti sparire.

Originario di questa città e di formazione marxista-leninista, nel 1994 il dirigente e decine di membri del MULT si recarono a San Cristóbal de las Casas, Chiapas, per appoggiare l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e col passare degli anni il subcomandante Marcos gli è stato particolarmente vicino. (…)

A novembre del 2003 fondò con altri dirigenti il Partito di Unità Popolare, a livello locale, considerato l’unico partito indigeno in America Latina con almeno 100 mila iscritti.

Su sua richiesta, anche il MULT si unì alla costituzione dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca, nel giugno del 2006, della quale si è ritirato per disaccordi interni.

Nei mesi scorsi, il Movimento di Unificazione e Lotta Triqui-indipendente (MULTI), un gruppo staccatosi dal MULT, aveva accusato Pazos Ortiz di essersi alleato con la Unità di Benessere Sociale per la Regione Triqui (Ubisort) per distruggere il municipio autonomo di San Juan Copala e di essere uno degli autori intellettuali della morte di quasi 30 indigeni.

“Non siamo arrivati a tanto”, aveva dichiarato in qualche occasione.

Il 12 ottobre scorso migliaia di membri del MULT avevano partecipato ad una marcia silenziosa chiamata “Per la pace della regione triqui”, per chiedere la pacificazione di questa zona indigena. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/24/index.php?section=politica&article=010n2pol

 

 

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Minacce da Oppdic.

La Jornada – Sabato 23 ottobre

La Opddic minaccia gli abitanti di Jotolá

Hermann Bellinghausen

Abitanti dell’ejido Jotolá (municipio di Chilón) Chiapas, aderenti all’Altra Campagna, hanno denunciato minacce da parte dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) e del dirigente priista Jerónimo Demeza Hernández (conosciuto come Boj Ch’um).

Gli ejidatarios denunciano che i membri di Opddic, organizzazione filogovernativa definita paramilitare, fanno pressioni ed accordi con le autorità dei municipi di Ocosingo e Chilón per ottenere la liberazione dei detenuti della famiglia Cruz, attualmente reclusi nel carcere di Ocosingo per azioni violente contro coloni di Jotolá, comunità dove gli aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN hanno subito costanti aggressioni, minacce di morte, furti e pestaggi da parte del sopracitato gruppo.

Gli ejidatarios tzeltales ritengono che, promuovendo azioni a favore dei “veri delinquenti”, quelli di Opddic si rendono “complici di reati accaduti in precedenza”. Inoltre, “fabbricano” accuse false contro Rosa Díaz Gómez e Candida Cruz Gómez, che già in precedenza sono stati aggrediti violentemente.

La denuncia contro di loro “si basa su una denuncia falsa”, aggiungono datata 13 aprile del corrente anno, a firma di Juan Cruz Méndez, Medardo Carmelino Cruz Méndez, Domingo Guzmán Pérez (presidente dell’organizzazione Yip Jlumaltic), Pascual Sánchez Pérez (commissari), Leandro Hernández Toledo (presidente della ARIC Unión de Uniones) e Jerónimo Moreno Hernández (consigliere della vigilanza).

Denunciano inoltre Agustín Hernández Sántiz “di essere legato a persone estranee al municipio e alla delegazione di governo di Chilón, per ottenere l’esproprio della nostra terra”. Al tentativo di esproprio partecipano anche Carmen Aguilar Gómez e Francisco Guzmán, commissario dell’ejido di Bachajón (conosciuto come El Goyito).

Queste persone “si stanno organizzando per lo sgombero della cabina di riscossione ad Agua Azul, che attualmente è gestita dai compagni dell’Altra Campagna” nel vicino ejido di San Sebastián Bachajón, i cui anche abitanti sono aderenti all’Altra Campagna. Il gruppo “di minoranza” di Opddic minaccia di chiudere “le tubature dell’acqua dei compagni”.

Gli ejidatarios annunciano che inoltre lavorano alla riparazione dei danni causati dalle piogge e dai recenti crolli. “Non vogliamo altre umiliazioni né intimidazioni da parte di questi gruppi né delle autorità”, dichiarano. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/23/index.php?section=politica&article=016n1pol

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La Jornada – Venerdì 22 ottobre 2010

Picchiano gli abitanti di Mitzitón e distruggono l’auto del Pubblico Ministero

Gli evangelici sequestrano “per errore” due soldati nella base di Rancho Nuevo, Chiapas

Hermann Bellingausen

Apparentemente “per errore”, membri del gruppo evangelico Ejército de Dios hanno sequestrato nella base militare di Rancho Nuevo, Chiapas, due soldati dell’Esercito Messicano che erano in borghese, e dopo averli portati sul monte Las Uvas, vicino alla strada San Cristóbal de las Casas-Ocosingo, li hanno torturati e minacciati di morte. Poco prima avevano aggredito l’auto del Pubblico Ministero oltre ad aver picchiato selvaggiamente quattro coloni di Mitzitón, aderenti all’Altra Campagna.

Le autorità dell’ejido di Mitzitón riferiscono che, dopo circa 40 minuti, mentre torturavano i soldati, sono arrivati due camion dell’Esercito con 24 effettivi. “Sono andati dai paramilitari che hanno consegnato i loro commilitoni”. I fatti, avvenuti martedì scorso 19 ottobre, sono il culmine di una serie di aggressioni contro la comunità di Mitzitón, i suoi abitanti e boschi, da parte di individui dell’Ejército de Dios, parte della chiesa Alas de Águila.

Dalla settimana scorsa questi individui, segnalati come paramilitari, compiono disboscamenti non autorizzati. Questo è causa frequente di arresto per gli indigeni della zona, ma nel caso di Mitzitón lo sfruttamento illegale de legno resta impunito. Ciò nonostante, gli ejidatarios hanno presentato una denuncia ed il Pubblico Ministero martedì è arrivato nella comunità per verificare questo “reato”. L’autorità ejidale riferisce che: “22 compagni l’hanno accompagnato affinché vedesse quanto successo e con l’intenzione di stimare i tronchi abbattuti”. Quattro indigeni che per strada vigilavano sull’auto del Pubblico Ministero “sono stati aggrediti da 10 paramilitari che li hanno picchiati selvaggiamente con un crick”. Inoltre, “li hanno legati con una corda al collo come per impiccarli” e derubati.

Hanno bucato le gomme dell’auto del Pubblico Ministero, “con una pietra hanno rotto i finestrini e l’hanno svaligiata”. Venti minuti dopo, una commissione di ejidatarios ha accompagnato il Pubblico Ministero fino alla periferia della zona militare di Rancho Nuevo, vicino a Mitzitón. “Lì sono arrivati i paramilitari ed hanno confuso due soldati in abiti col Pubblico Ministero”.” Li hanno picchiati, legati “ed anche a loro hanno messo una corda al collo”.

Gli ejidatarios sottolineano che: “Quello che non ci piace è che non hanno rilasciato i nostri compagni. Abbiamo sentito dire in televisione dal presidente Felipe Calderón che l’Esercito lavora per la nostra sicurezza e per combattere la criminalità organizzata. Allora perché non arrestano quei delinquenti che trafficano con le persone, disboscano, torturano, ammazzano e commettono tante aggressioni? Perché non hanno riscattato i nostri compagni il cui unico reato è quello di lottare per difendere la loro terra, il loro territorio, i loro diritti, la loro vita e la loro dignità?”

Gli aggressori identificati nella denuncia sono: Candelario Pérez Heredia, Pedro Hernández Hernández, Carmen Gómez Gómez, Andrés Jiménez Hernández (segundo), Agustín Pérez Díaz, Feliciano Pérez Heredia, Faustino Jiménez Heredia, David Hernández Hernández, Miguel Jiménez Jiménez e Tomás Díaz Gómez.

“Sono i paramilitari che si sono sempre comportati in maniera violenta e sono loro a provocare problemi nella nostra comunità. Hanno ammazzato, torturato, tentato di violentare le nostre compagne, sparano; e noi li abbiamo denunciati ma non fanno mai niente. Sono trafficanti di legname, sequestratori, torturatori, sono armati e non smettono di minacciarci”.

Gli ejidatarios accusano “di ogni aggressione, sparizione o morte che commettano” il dirigente Esdras Alonso González ed il governo, perché “sono assolutamente informati della situazione”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)



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Minacce al Cideci.

La Jornada – Giovedì 21 ottobre 2010

Personale del tribunale minaccia il Cideci per il debito con la CFE

ONG chiedono la sospensione della persecuzione contro il centro di formazione indigena in Chiapas

Hermann Bellinghausen, inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 20 ottobre. Una decina di organizzazionicivili del Chiapas e di altri stati hanno manifestato “piena solidarietà ed appoggio” al Centro Indigeno di Formazione Integrale Fray Bartolomé de Las Casas-Università della Terra Chiapas (Cideci-Unitierra) ed al suo coordinatore, Raymundo Sánchez Barraza, vessati e minacciati recentemente da personale del tribunale federale del quarto distretto di Tuxtla Gutiérrez. Gli aggressori esigevano, “con violenza verbale e senza presentare nessun documento di riconoscimento o altro, di entrare nella struttura per consegnare un documento ufficiale al coordinatore dell’organizzazione”. Il pretesto, un presunto “debito” con la Commissione Federale di Elettricità (CFE), malgrado il Cideci non sia connesso alla linea dell’ente parastatale.

Bisogna ricordare che in Chiapas sono frequenti le azioni di minaccia e perfino di aggressioni da parte di personale della CFE contro i numerosi movimenti di resistenza al pagamento delle bollette, legati ad esperienze di autonomia nella regione della costa, la zona nord, la selva di confine e gli Altos. Perfino l’ente parastatale è stato protagonista di gravi azioni repressive, come a Venustiano Carranza l’anno scorso.

Cideci-Unitierra, si legge nella dichiarazione, ” è una comunità di comunità indigene e non indigene, ed uno spazio aperto dove molte organizzazioni e individui condividono i nostri saperi, apprendistati e studi. Non è un’impresa né un esercizio commerciale a beneficio individuale, bensì uno spazio di lavoro e studio che si è dichiarato in resistenza al pagamento della luce dal 1995, a causa dei costi elevati e ingiusti del servizio”, per questo nel 2006 ha realizzato un suo proprio impianto generatore sull’ampio terreno che occupa alla periferia di questa città.

I firmatari ritengono “che la vera causa delle aggressioni” che continuano in forma di vigilanza costante delle strutture del centro, “si deve alla loro fermezza e posizione a favore della giustizia per i popoli che vivono in Chiapas”. Le azioni denunciate “non hanno fondamento legale e, piuttosto, si sommano a quelle che si stanno verificando sistematicamente contro persone, gruppi, spazi, progetti, comunità, basi di appoggio zapatiste e municipi autonomi”. Tutti loro “si sono dichiarati in resistenza e hanno optato per la costruzione di un altro mondo possibile”.

Cideci, segnalano e rivendicano, “è uno spazio autonomo che persegue questo sogno, che ognuno dei suoi studenti rende reale attraverso i progetti di sviluppo alternativo che realizzano”. Sottolineano il loro appoggio ad attività, seminari e spazi di riflessione ed analisi, “che offre in maniera solidale a molte persone ed organizzazioni sociali”.

Dopo la condanna della persecuzione e delle minacce che “nei mesi scorsi hanno scatenato le autorità allo scopo di piegare la giusta resistenza dei membri del Cideci”, i firmatari chiedono ai governi statale e federale la sospensione immediata delle aggressioni contro “questo spazio di dignità”.

Sottoscrivono il documento decine di ricercatori, attivisti e laboratorio, insieme Centro de Derechos de la Mujer de Chiapas, Enlace Urbano de Dignidad, Nodo de Derechos Humanos, Formación y Capacitación (Foca), Serapaz, Melel Xojobal, Centro de Apoyo Solidario, Documentación y Estudio, Instituto de Derechos Humanos Ignacio Ellacuría (Universidad Iberoamericana de Puebla), Centro de Investigación y Acción de la Mujer Latinoamericana (CIAM) y Ludoteka Autónoma Papalote de Papel. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/21/index.php?section=politica&article=018n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 20 ottobre 2010

Indigeni inviano una missiva a Blake Mora per denunciare le aggressioni dei paramilitari

Hermann Bellighausen. San Cristóbal de las Casas, Chis. 19 ottobre. Presentandosi come indigeni campesinos aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, gli ejidatarios di Mitzitón hanno risposto con una propria lettera a quella inviata dal dirigente evangelico Esdras Alonso González (vedere l’edizione di ieri) – “che a noi e in altri documenti si è presentato come comandante, dirigente, dottore e pastore dell’Ejército de Dios” – al segretario di Governo, José Francisco Blake Mora.

Al segretario di Governo dicono: “Vogliamo che lei sappia che nel documento da lei ricevuto si nasconde la verità dei fatti che denunciamo, le minacce, le aggressioni e i reati che questo gruppo ha commesso nella nostra comunità. Conosciamo la legge, sappiamo che l’articolo 8 ci dà il diritto di denunciare, manifestare e dire la nostra parola e che questa sia ascoltata”.

Precisano che il problema nella comunità non è per divisioni religiose. “Questo è stato solo un pretesto per chi ci aggredisce e diffama. Sappiamo che esiste il diritto di libertà di culto e lo rispettiamo. Non siamo cattolici tradizionalisti, siamo donne, uomini, bambine, bambini, anziani che lottiamo per i nostri diritti come indigeni, riconosciuti dalle leggi internazionali e dalla nostra stessa Costituzione, e che vengono costantemente violati dai tre livelli di governo”.

Per ottenere i loro diritti e “il rispetto che meritiamo come popolo”, sottolineano, “dobbiamo unirci con altri popoli ed organizzazioni che perseguono una vita degna (per noi la vita degna non è solo possedere delle cose, ma avere libertà, democrazia e giustizia), per questo ci siamo uniti all’Altra Campagna, un movimento civile e pacifico dove non si fanno provocazioni come fa L’Ejército de Dios”.

Insistono nel dire che con i loro comunicati e denunce hanno diffuso “fatti reali”, e col “nostro stesso popolo come testimone, abbiamo anche prove, e le testimonianze di osservatori nazionali ed internazionali che ci accompagnano con la loro opera umanitaria, non vengono a finanziarci, né a destabilizzare, né tanto meno ad organizzarci”.

I rappresentanti di Mitzitón segnalano che autorità e funzionari “sono a conoscenza delle minacce di morte, i sequestri, le torture, gli spari in aria, l’assassinio di Aurelio Díaz Hernández, i tentativi di violenza alle nostre compagne, le ferite per le aggressioni con armi bianche, il taglio di alberi clandestino ed il traffico di persone che hanno sporcato le mani di sangue e riempito di soldi le tasche dei paramilitari dell’Ejército de Dios”.

E confermano la loro accusa che sono “paramilitari” in considerazione della “protezione che le autorità offrono loro, e perché sono armati”. Refugio Díaz Ruiz, che firma la lettera di Alonso González, “la notte del 20 luglio 2009 ha sparato al veicolo di uno dei nostri compagni, e Francisco Jiménez Vicente (dello stesso gruppo) il giorno 21 ha ucciso Aurelio Díaz Hernández investendolo intenzionalmente e ferendo gravemente altri cinque compagni”. E’ stato in prigione solo tre mesi, aggiungono.

“Dire queste cose non è diffamare, è dichiarare la verità ed è questo che fa male ad Esdras Alonso González, a lui gli piacerebbe che nessuno in Messico né nel mondo sapesse delle aggressioni e delle azioni fuori legge”. Ricordano che qualche settimana fa, intervistato dalla radio locale, Alonso González “ha ammesso che evangelici di Alas de Águila Ejército de Dios sono presenti a Mitzitón (come) paramilitari. Ora nega le sue stesse parole. L’immagine della sua organizzazione è pregiudicata dalle aggressioni che abbiamo denunciato”. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/20/index.php?section=politica&article=021n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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