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Archive for dicembre 2009

Chiusi i Caracoles.

La Jornada – Giovedì 31 dicembre 2009

L’EZLN vince a dispetto della persecuzione del governo, si rileva nel seminario in memoria di Andrés Aubry.

Gli zapatisti chiudono i Caracoles al pubblico.

Hermann Bellinghausen, inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 30 dicembre. Alla vigilia del 16° anniversario della sollevazione dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), i cinque Caracoles sono stati chiusi al pubblico. Così, uno striscione posto ad Oventic, nella regione degli Altos, avvertiva oggi che non si riceveranno visitatori, nazionali o internazionali fino al 2 gennaio. A Morelia, un’insegna simile annunciava che le autorità zapatiste sono andate “in ferie”.

Intanto, e con l’anniversario zapatista come riferimento, questa sera ha avuto inizio in questa città il Seminario internazionale di analisi e riflessione. Durante la prima sessione, Gustavo Esteva ha detto: “Sono istanti di pericolo. Come bene ci diceva Andrés Aubry: siamo in un ‘pericoloso momento di oscillazione’ che risulta tragico perché si è rovinato o destabilizzato qualcosa che era essenziale affinché funzionasse il sistema”.  Seguendo il filo dell’interminabile collasso neoliberale, le recenti rivolte nel mondo (da Seattle alla Grecia) e la repressione sempre di più brutale, lo studioso di Unitierra-Oaxaca aggiunge:  “È l’ora dei miserabile, degli oppressi. Di coloro che sono stati sempre esclusi dalla politica, anche se sempre presenti nei discorsi dei politici, che oggi rivendicano un’altra politica che li converta in protagonisti centrali della vita sociale”.  Orbene, quando “vincono” i movimenti di resistenza? Per questi, vincere “è fermare quello che non vogliono” (dicono no a McDonald’s, a una diga, una strada, una politica, un governante, un regime), ma non adottano un sé comune, come i politici ed i partiti. Anche cosí, sottolina Esteva, ci sono sempre più lotte che costruiscono un’alternativa, un sé, e la portano avanti.  “Nonostante l’accerchiamento militare e l’aggressione paramilitare, sotto continuo assedio di tutti i livelli del malgoverno, e la vessazione o l’indifferenza delle classi politiche di tutto lo spettro ideologico, gli zapatisti vincono nel loro territorio recuperato, nel quale hanno creato un regime differente di vita e di governo”, ha affermato.  Ha citato gli aymaras e quechua “che in maniera silenziosa e pacifica hanno occupato un milione di ettari in Perù che ora coltivano secondo le loro pratiche tradizionali e producono il 40% degli alimenti del paese, con rendimenti molto maggiori dell’agricoltura commerciale”. Stanno “vincendo” anche un milione di famiglie del Movimento Sin Tierra del Brasile, insediate “su quello che fino a poco tempo fa era nelle mani dei latifondisti”. Esteva ha insistito che “il pericolo è reale, è stato distrutto lo stato di diritto e le classi politiche ed i loro alleati sono in piena decomposizione morale”. E da tempo “conosciamo i tratti criminali dei nostri governanti”.

Lo storico francese Jérome Baschet ha offerto una lettura sincronica della parola e della pratica dell’EZLN, sostenendo che “l’autonomia zapatista dimostra che è possibile costruire un futuro”. Ma, “che cosa succede alle comunità, e che cosa viene dopo il capitalismo?” Baschet è inoltre editore del libro Planeta tierra, movimientos antisistémicos, la cui presentazione ha dato origine a questo Seminario internazionale, nell’ambito del Primer coloquio internacional en memoria de Andrés Aubry (2007). Il presentatore della sessione, Javier Matas, ha sottolineato che il seminario “è la continuazione” di quelle riflessioni.

All’antropologa ed attivista Mercedes Olivera, che ha aperto la conferenza collettiva celebrata oggi, tale proseguimento della riflessione ha permesso un dialogo personale col suo amico distante Andrés Aubry, ed ha ricordato quando lo accolse al suo arrivo in Chiapas tre decenni fa. Ha parlato con sincerità delle differenze che avevano, ammettendo la sua “ortodossia” militante di allora. Olivera si sarebbe reincontrata con Aubry “alla convocazione dell’EZLN a partire dalla sua sollevazione”. http://www.jornada.unam.mx/2009/12/31/index.php?section=politica&article=008n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 31 dicembre 2009

Il Chiapas approva una legge sui diritti indigeni che limita usi e costumi

Ángeles Mariscal, corrispondente. Tuxtla Gutiérrez, Chis., 30 dicembre. Il Congresso locale il 29 dicembre ha approvato la Legge dei Diritti Indigeni per lo Stato del Chiapas che dice di riconoscere gli usi e costumi dei popoli indigeni, purché non contravvengano i precetti delle costituzioni statale e federale.

La giustificazione della nuova legge, promossa dal governatore Juan Sabines Guerrero, dice di plasmare i principi normativi per riconoscere il diritto alla libera determinazione e all’autonomia dei popoli indigeni, contenuti negli accordi di San Andrés Larráinzar.

Tuttavia, l’articolo primo dice che la legge approvata regolamenta l’articolo 13 della Costituzione Politica dello Stato del Chiapas che riconosce questa entità come uno stato pluriculturale basato sui popoli indigeni.

All’articolo 12 la nuova legge riconosce il diritto alla libera determinazione e all’autonomia dei popoli e comunità indigene “nella cornice della Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani ed in particolare dello stato”. All’articolo 15 aggiunge che le relazioni dei popoli indigeni chiapanechi con altri fuori dello stato dovranno attenersi a quanto disposto dalle costituzioni statale e federale.

L’articolo 28 recita: “Gli usi e costumi che si riconoscono legalmente validi e legittimi dei popoli indigeni per nessun motivo o circostanza dovranno contravvenire alla Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani, a quella dello stato, alle leggi statali vigenti, né colpire i diritti umani né di terzi”.

L’articolo 65 segnala che i popoli indigeni avranno “accesso” alle risorse delle loro terre e territori nei termini dell’articolo 27 della Costituzione federale, e che i meccanismi e programmi per lo sfruttamento di queste risorse dovranno essere studiati in coordinamento con autorità federali e statali.

Si proibisce qualsiasi tipo di ricollocamento o spostamento delle comunità indigene, salvo che avvengano per propria volontà “o siano motivati da causa di utilità pubblica legalmente accreditata e giustificata, o per la conservazione dell’ordine pubblico, in particolare per quanto si riferisce a casi di rischi, disastri, sicurezza o sanità”.

L’articolo 77 stabilisce che il governo dello stato ed i municipi promuoveranno imprese di proprietà delle comunità indigene, per “ottimizzare” l’utilizzo delle materie prime dei loro territori. http://www.jornada.unam.mx/2009/12/31/index.php?section=estados&article=021n2est

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 30 dicembre 2009

Inizia oggi in Chiapas il Seminario internazionale di riflessione e analisi che si concluderà il 2 gennaio, al quale partecipano intellettuali e studiosi di fama. L’incontro in occasione della pubblicazione del libro “Primer coloquio in memoriam Andrés Aubry”

Hermann Bellinghausen, inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 29 dicembre. Dal 30 dicembre al 2 gennaio si riuniranno alla periferia di questa città, intellettuali e studiosi di fama nel Seminario internazionale di riflessione ed analisi, che si celebra in occasione della pubblicazione del libro Primer coloquio internacional in memoriam Andrés AubryPlaneta Tierra: movimientos antisistémicos… (Edizioni Cideci Unitierra, 2009, con prefazione dello storico Jérome Baschet).

In questo nuovo incontro di discussione, a due anni da quello svolto qui con la presenza e partecipazione dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ed alcuni dei pensatori alternativi più importanti al mondo, come Immanuel Wallerstein, John Berger, Pablo González Casanova e Francois Houtart, si dà continuità a quella discussione. Dalla teoria e la pratica anticapitalista, antisistema, autonoma, in resistenza.

Questo mercoledì inizia una serie di sei sessioni o “conferenze collettive”, alle quali parteciperanno Luis Villoro, Paulina Fernández, Javier Sicilia, Walter Mignolo e lo stesso González Casanova. Così, daranno continuità al lavoro di pensiero antisistema che è nato qui grazie all’eminente antropologo Andrés Aubry, morto nel 2007 in un incidente automobilistico. Aubry è stato uno dei principali esponenti della corrente di pensiero rimasto in sintonia col movimento indigeno zapatista dal 1994, e con un dialogo continuo ha partecipato all’evoluzione politica e teorica delle pratiche autonome delle comunità ribelli di oggi.

Durante il Seminario parleranno anche Mercedes Olivera, Gustavo Esteva, Sergio Tischler, Corinne Kumar, Sergio Rodríguez Lazcano, Catherine Walsh, Silvya Marcos, Fernanda Navarro, Arturo Anguiano, Jean Robert, Bárbara Zamora e Theodor Shanin.

Da parte sua, il corposo volume raccoglie le conferenze collettive di quell’inverno del 2007, intessute con la parola zapatista attraverso le sette parti del documento “Né centro né periferia” del subcomandante Marcos, sui “calendari e geografie”.

Tutto un manifesto per “un’altra” etica e “un’altra” politica, “alle quali non si possono neppure applicare queste definizioni”, disse allora Marcos, “per il carico di passato che portano e che ci impedisce di vedere quello che non esisteva fuori ma esiste nei nostri cuori, nelle nostre ragioni, come direbbe Pascal e dicono gli zapatisti”.

Sono inoltre memorabili le conferenze di Naomí Klein (che arrivava sulla cresta dell’onda del suo “Teoria dello shock”), Jorge Alonso e Gilberto Valdés, così come le partecipazioni di Vía Campesina, il Movimento dei Sin Tierra del Brasile e del comandante David, dell’EZLN. Tutto questo raccolto nel… Planeta Tirra, movimientos antisistémicos

Nel prologo del volume, che rappresenta un rinnovato omaggio ad Andrés Aubry, Jérome Baschet afferma: “Andrés, vivi, la tua lotta, la nostra, continua”, e praticamente saluta così il seminario internazionale di questo fine d’anno nelle strutture di Cideci-Unitierra, nella colonia Nueva Maravilla di questa città. http://www.jornada.unam.mx/2009/12/30/index.php?section=politica&article=009n1pol

Per seguire il Seminario http://www.livestream.com/seminariodereflexionanalisis

(Traduzione “Maribel” – Bergamo  https://chiapasbg.wordpress.com )

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La Jornada – Giovedì 24 dicembre 2009

Luz y Fuerza del Pueblo si oppone alla privatizzazione dell’acqua alla frontiera sud

Hermann Bellinghausen. L’organizzazione Luz y Fuerza del Pueblo, della regione di confine del Chiapas, aderente alla’Altra Campagna dell’EZLN ha annunciato, “con indignazione e rabbia”, che si disporrà in resistenza civile “di fronte all’intenzione di privatizzare l’acqua” da parte del governo. “Non permetteremo che ci tolgano la risorsa più importante che ci dà vita come popolo e come umanità. Perché privatizzare l’acqua è privatizzare la vita”.

In un comunicato rivolto al presidente Felipe Calderón ed al governatore Juan Sabines Guerrero, Luz y Fuerza del Pueblo manifesta la sua decisione di “prendere nelle nostre mani le fonti d’acqua, fiumi e ruscelli che da tempi ancestrali sono serviti per irrigare la nostra produzione e avere così il nostro cibo quotidiano”.

E avverte: “A voi autorità che sia ben chiaro: lotteremo per difendere la nostra acqua come parte della vita”.

L’organizzazione riferisce: “I nostri agenti municipali e commissari ejidales ci hanno informati che attraverso la presidenza municipale di Comitán si sono svolte riunioni col presidente municipale Óscar Eduardo Ramírez Aguilar, che ha ‘ordinato ‘ alle nostre autorità che le comunità, fattorie ed ejidos del municipio inizino questo anno il processo di concessione e proprietà del sistema delle acque delle comunità, e che dobbiamo passare a registrare sorgenti, fiumi, ruscelli, pozzi profondi e falde”.

Le autorità governative dicono alle comunità che “per adesso” la procedura è gratis, ma chi non lo farà, poi dovrà pagare. “È il principio della privatizzazione del sistema delle acqua delle comunità e delle fattorie della regione di confine e del Chiapas”, sostiene l’organizzazione.

Nello stesso tempo, denuncia che chi ne beneficerà “sono le grandi imprese transnazionali presenti in maniera massiccia a Comitán, come Aurrerá, Sams’ Club, WalMart, Totis, Coca Cola, Pepsi Cola ed altre industrie dell’imbottigliamento, come parte del Proyecto Mesoamericano (già Plan Puebla Panamá), e la loro intenzione è trasformare Comitán in un polo di sviluppo come città di confine vicina al Guatemala”.

Luz y Fuerza del Pueblo aggiunge che “le campagne radiofoniche” promosse dalla presidenza municipale, “non convinceranno la nostra gente; lotteremo fino alle ultime conseguenze e non riusciranno a raggiungere il loro obiettivo”.

L’organizzazione esprime inoltre solidarietà con i funzionari di pastorali della diocesi di San Cristóbal, “perseguitati dal governo”, ed offre sostegno “ai nostri fratelli di Comalapa e Chicomuselo” che respingono i progetti minerari del Canada e difendono “la terra e la vita”. E conclude: “Siamo uniti nella difesa della stessa cosa. Per questo è necessario cercare l’unità tra tutti i fratelli di tutte le comunità”. http://www.jornada.unam.mx/2009/12/24/index.php?section=politica&article=012n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 23 dicembre 2009

Cocopa: Sono ancora vive le cause che provocarono la sollevazione armata del 1994

Roberto Garduño . La Commissione di Concordia e Pacificazione (Cocopa) è integrata nella Camera dei Deputati e sarà presieduta dal perredista José Narro Céspedes. Il gruppo di lavoro vuole far rivivere la strada del dialogo tra l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ed il governo federale, visto che in questi 15 anni il tema è stato relegato nell’oblio.

La Cocopa sarà supportata da un gruppo di specialisti nel tema che negli anni scorsi hanno già fatto parte della commissione. Tra loro ci sono Jaime Martínez Veloz, Miguel Álvarez (che fece parte della Commissione Nazionale di Intermediazione), Juan Guerra e José Murat.

I deputati e senatori membri della Cocopa appartenenti alla 61a legislatura federale sono i panisti Andrés Galván, Ovidio Cortázar e Jesús Giles; del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), Ramiro Hernández, María Elena Orantes, Sami David e Rubén Moreira; per il Partito della Rivoluzione Democratica (PRD), Salomón Jara, Rubén Velázquez, Juan Carlos López Hernández e José Narro; per il Partito del Lavoro (PT), Alejandro González Yáñez, Amadeo Espinoza e Óscar González; per Convergencia, Pedro Jiménez; del Partito Verde, Manuel Velasco ed il deputato locale Carlos Arturo Penagos.

Come rappresentante del governo del Chiapas lavorerà nella Cocopa Jaime Martínez Veloz.

La commissione avrà una presidenza a rotazione di sei mesi, ed inizialmente starà guidata dal PRD con José Narro Céspedes.

Gran parte dei membri dell’attuale commissione hanno svolto un ruolo particolare nella riforma costituzionale che raccoglieva i principali consensi concretati negli accordi di San Andrés e che nel 1996 presentarono al Congresso federale come la Legge Cocopa, per il riconoscimento costituzionale dei diritti collettivi dei popoli indio.

La commissione che riconosce che sono ancora attuali le cause che diedero origine al conflitto armato del primo gennaio 1994, e spera di contribuire a raggiungere una pace giusta e degna nello stato del Chiapas.

Uno dei primi compiti della Cocopa sarà di visitare le giunte di buon governo nei municipi autonomi, per ottenere informazioni diprima mano sullo stato attuale del conflitto. http://www.jornada.unam.mx/2009/12/23/index.php?section=politica&article=008n1pol

(Traduzione “Maribel” Bergamo)

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Acteal.

La Jornada – Mercoledì 23 dicembre 2009

“Una presa in giro”, la conclusione dei giudici del caso Acteal: Arizmendi

Elio Henríquez, corrispondente. Acteal, Chis., 22 dicembre. Durante l’omelia in ricordo dei 45 indigeni assassinati 12 anni fa da un gruppo di paramilitari in questa località, Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo di San Cristobal de las Casas, ha dichiarato: “È una presa in giro ed una vergogna che si siano liberati per cavilli legali 29 responsabili di un crimine tanto orrendo.

“Quello che è successo il 22 dicembre 1997 continua a farci male e ci indigna che, nonostante la loro colpevolezza, alcuni siano stati liberati avvalendosi di deficienze del procedimento penale”. Ribadendo che “senza giustizia non ci può essere pace stabile e duratura e si perde fiducia nelle istituzioni”.

Alberto Brunori, rappresentante dell’Alto Commissariato dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) per i Diritti Umani in Messico, ha ripetuto il suo appello allo Stato messicano a “porre fine all’impunità” nel caso Acteal e a garantire il diritto alla giustizia, alla verità ed al risarcimento. “L’oblio e l’impunità non sono la risposta che ci si aspetta da uno Stato democratico, rispettoso dei diritti umani”, ha affermato davanti a centinaia di persone.

Ha aggiunto che per il suo ufficio “il caso non è chiuso” e che se sono stati commessi errori ed omissioni nelle indagini, bisogna punire i responsabili. “Ma dopo tanti anni non ho ancora visto nessun responsabile”, ha affermato, dopo aver definito il massacro di Acteal come “il fatto più cruento nella storia recente del Messico”.

Le attività per ricordare le 21 donne, 15 bambini 9 uomini assassinati il 22 dicembre 1997 sono iniziate con un pellegrinaggio di decine di cattolici dalla comunità di Majomut ad Acteal, di circa quattro chilometri.

All’entrata di questa località l’organizzazione della società civile Las Abejas ha collocato uno striscione con la scritta: “A partire da oggi Acteal è stato designato ‘Luogo di Coscienza dell’Umanità ‘, per ispirazione di tutti quelli che lottano per la pace e la memoria incancellabile per le generazioni future”.

In una cerimonia successiva è stata fatta la dichiarazione ufficiale di Acteal come “Luogo di Coscienza”, per cui ora fa parte della Rete Latinoamericana che raggruppa 21 membri.

Alla fine del pellegrinaggio, con riti tradizionali, canti ed accompagnati da diversi sacerdoti e dai vescovi Arizmendi Esquivel ed il suo ausiliare, Enrique Díaz Díaz, gli oltre 500 partecipanti, tra i quali i rappresentanti del Sindacato Messicano degli Elettricisti e del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra di San Salvador Atenco, oltre a molti visitatori stranieri, hanno ricordato le vittime con una messa tradotta in tzotzil.

Las Abejas hanno affermato che i paramilitari “credevano che avrebbero distrutto il nostro seme, ma non solo non siamo scomparsi, ma nostro Dio padre-madre ci ha dato ali per volare in molte parti del Messico e di altri paesi per denunciare l’ingiustizia e le bugie dei governi e la pace che vogliono i popoli”.

(…) “Non vogliamo una guerra che torni a costare il sangue di milioni di fratelli. Vogliamo una nuova rivoluzione, ma non violenta, affinché abbiamo libertà, giustizia e pace e per recuperare la terra dalle mani di coloro che la stanno distruggendo e saccheggiando”, hanno aggiunto. http://www.jornada.unam.mx/2009/12/23/index.php?section=estados&article=026n2est

(Traduzione “Maribel” Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 23 dicembre 2009

Accordo firmato tra OCEZ e governo

Elio Henríquez, corrispondente. San Cristóbal de las Casas, Chis., 22 dicembre. Il governo dello stato e l’Organizzazione Campesina Emiliano Zapata (OCEZ-Regione Venustiano Carranza) hanno firmato un accordo per soddisfare le richieste in ambito agrario e sociale dell’organizzazione.

La OCEZ si è impegnata a rimuovere il presidio installato dal 26 ottobre scorso nella piazza della Cattedrale di San Cristóbal de Las Casas. http://www.jornada.unam.mx/2009/12/23/index.php?section=estados&article=026n1est

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Accordi di San Andrés.

La Jornada – Venerdì 18 dicembre 2009

 Attualità degli Accordi di San Andrés

Jaime Martínez Veloz

Gli accordi di San Andrés Larráinzar sono il risultato del processo di costruzione di accordi della più grande orizzontalità e partecipazione di cui si abbia memoria negli anni recenti della storia del Messico.    La definizione dell’agenda tra il governo federale e l’EZLN fu concordata dopo un lungo processo di incontro e scontro tra le parti. Il primo tema era Diritti e Cultura Indigeni, al quale, una volta sviluppato, seguivano: Democrazia e Giustizia, Benessere Sociale e Sviluppo; Situazione, Diritti e Cultura della Donna Indigena; Riconciliazione Sociale; Amnistia ed Accordo Finale di Pace.    Quello che oggi si conosce come gli Accordi di San Andrés Larráinzar è il risultato del processo di negoziazione del primo tema dell’agenda concordata tra le parti: Diritti e Cultura Indigeni; gli altri sono rimasti in sospeso per l’inadempimento governativo. Vale la pena ricordare che la costruzione di questi accordi è avvenuta in molti mesi di lavoro e consultazione delle comunità indigene, consulenti, ricercatori, delegazioni del governo federale e dell’EZLN, con la partecipazione della Commissione Nazionale di Intermediazione (Conai) e la partecipazione della Commissione di Concordia e Pacificazione (Cocopa), con la copertura dei media nazionali che diedero conto e furono testimoni di un processo serio e responsabile. Per questo risulta inconsistente la successiva campagna di calunnie alimentate dagli uffici del potere politico ed economico contro un processo esemplare di costruzione di accordi. Questo, che sembra facile, si è costruito in mezzo ad una realtà complessa, dove tensioni, provocazioni e scontri si presentavano puntualmente quando si facevano passi avanti nella possibilità di dialogo tra le parti.    A noi che formavamo la prima Cocopa, era ben chiaro che la pace avesse molti nemici: la pace non è un affare, la guerra sì.    L’affermazione della prima Cocopa che una riforma democratica dello Stato è impensabile senza la partecipazione degli zapatisti, è ancora attuale nonostante il tempo trascorso, le orecchie sorde e l’arroganza delle cupole di partito e della classe di governo.    L’atteggiamento di questi ultimi, basato sul breve termine e su agende costruite attorno ai temi del potere e dei soldi, ha impedito loro di vedere le questioni del Messico profondo, le quali, dalla loro visuale, possono aspettare indefinitamente.   L’appello di quella Cocopa per promuovere un dialogo nazionale per la riforma democratica dello Stato che includesse tutti gli attori nazionali, compreso lo zapatismo, fu il punto di partenza per sbloccare il processo di negoziazione a San Andrés Larráinzar che si trovava in un vicolo cieco fino a prima del pronunciamento della commissione legislativa, che all’inizio fu appoggiato dall’allora presidente Ernesto Zedillo, anche se poi il suo personale si incaricò di smentirlo. Superfluo dire che nella riforma elettorale del 1996, concordata da tutti i partiti politici, si esclusero non solo gli zapatisti, ma tutti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: nella nostra “democrazia” non vince chi presenta programmi migliori, ma chi ha a suo favore il potere e i soldi, legali e illegali.    Nel 2001, Vicente Fox con un evento mediatico inviò al Congresso dell’Unione gli Accordi di San Andrés, tramite il Senato, dove furono gettati nella spazzatura e al loro posto furono approvate modifiche alla Costituzione che snaturalizzarono il contenuto di quanto pattuito tra governo federale ed EZLN, modifiche che furono respinte da tutti i popoli indigeni.    Di fronte al rifiuto, un gruppo misto di 160 deputati, con la consulenza di distinti specialisti, tra questi Magdalena Gómez, ci aiutarono nella redazione della spiegazione dei motivi, riportata nei due ultimi articoli che precedono questo. Il 9 aprile 2002 presentammo al plenum della Camera dei Deputati l’iniziativa di legge originale sulle modifiche costituzionali in materia di diritti e cultura indigeni, elaborata dalla Cocopa, mediante accordo del governo federale e l’EZLN, il quale la accettò mentre il governo federale, con un’azione vergognosa e sleale davanti alla nazione, la respinse brandendo argomenti biechi e volgari, smentendo pubblicamente quello che la sua delegazione aveva pattuito con gli zapatisti. Questa iniziativa di legge non è stata bocciata, ma non gli si è nemmeno dato corso a causa degli interessi di chi si oppone alla costruzione di un Messico più giusto e democratico.

 Il disastro nazionale è l’espressione di tutto quello che si è opposto allo zapatismo. Quelli che accusavano l’EZLN di voler balcanizzare il paese, sono coloro che hanno complottato affinché oggi esistano frange di territorio nazionale sotto il controllo di gruppi mafiosi, alcuni dei quali creati col proposito di combattere gli zapatisti. Quelli che impedivano che le istanze indigene si esprimessero nella Costituzione, sono gli stessi che hanno permesso che si facessero emendamenti e riforme alla Magna Carta per consegnare in mani straniere porti, aeroporti, banche, produzione energetica, satelliti, ferrovie. Per questo credo che il Messico profilato negli Accordi di San Andrés trascenda il Chiapas e configuri i lineamenti di una nuova nazione. La questione non è quanti sono attualmente i membri dello zapatismo, bensì le sue cause e la portata della sua proposta, oggi più attuale che mai. http://www.jornada.unam.mx/2009/12/18/index.php?section=opinion&article=016a2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Indennizzi alla OCEZ.

La Jornada – Giovedì 17 dicembre 2009

Un vitalizio alle vedove dei militanti della OCEZ morti durante l’arresto del leader

Il governo del Chiapas offre indennizzi

Elio Henríquez, corrispondente. San Cristóbal de las Casas, Chis., 16 dicembre. Il governo del Chiapas si è impegnato a versare pagare una pensione vitalizia di 10 mila pesos al mese a due donne rimaste vedove e ad un membro dell’Organizzazione Campesina Emiliano Zapata (OCEZ) rimasto paraplegico a causa dell’incidente stradale avvenuto il 30 settembre, quando membri di questa organizzazione avevano tentato di impedire che la polizia catturasse il dirigente José Manuel Chema Hernández Martínez.  Dopo sette ore di dialogo pubblico nella piazza della cattedrale di questa città, dove decine di contadini mantengono un presidio da 50 giorni, le parti hanno inoltre concordato che le autorità statali daranno un aiuto di 4.500 pesos mensili ed assistenza medica ad altri due membri del gruppo feriti nello stesso incidente, fino a che non si rimetteranno.  http://www.jornada.unam.mx/2009/12/17/index.php?section=estados&article=029n1est

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Feminicidios in Chiapas.

La Jornada – Mercoledì 16 dicembre 2009

ONG: Il Chiapas al primo posto per feminicidios

Ángeles Mariscal, corrispondente. Tuxtla Gutiérrez, Chis., 15 dicembre. Secondo una prima lettura delle statistiche sulla violenza nello stato, il Chiapas occupa il primo posto per feminicidios (donne uccise) con 138 casi nel primo semestre del 2009. Sessanta di loro presentavano indizi riconducibili al traffico di esseri umani, ha comunicato Martha Figueroa Mier, del Collettivo Donne di San Cristóbal.

Durante la riunione dell’Osservatorio sulla Violenza Sociale e di Genere composto da organizzazioni non governative, dall’Università Autonoma del Chiapas e da rappresentanti di diversi enti statali, il governatore Juan Sabines ha ricevuto l’analisi dei dati forniti dalla Procura Generale di Giustizia dello Stato (PGJE).

Figuero Mier ha spiegato che, secondo le informazioni ricevute dalla Procura, questo anno potrebbe chiudersi con oltre 300 donne uccise, perché la tendenza indica che da agosto a dicembre l’incidenza è aumentata.

“Registriamo come feminicidios i casi in cui c’è intenzione espressa di uccidere la donna per la sua condizione di genere; molte volte si stigmatizzano questi episodi, che comprendono anche la tortura, come se le vittime fossero responsabili della propria morte. La maggioranza sono donne giovani di tra i 15 e 30 anni di età”..

Ha inoltre precisato che nello studio non sono contemplati gli omicidi “incidentali”, per esempio, le morti per fuoco incrociato o quando le vittime sono morte in un luogo dove è stato commesso un illecito che non aveva nulla a che vedere con loro.

“Una stima empirica indica che dei 138 feminicidios registrati, in più di 60 non ci sono dati sulle morti, né sulle origini o identità delle vittime. Sono apparentemente quasi sempre donne straniere, centroamericane, classificate come sconosciute la cui età oscilla tra i 15 e 30 anni e le cui morti mostrano indizi che potrebbero essere legate alla tratta di esseri umani”, ha spiegato Figueroa.

Inoltre, ha comunicato che esistono denunce di scomparsa di 18 donne, apparentemente vittime di trafficanti di esseri umani. “Il Chiapas è lo stato più insicuro per le donne. Ogni giorno se ne ammazza una. Le cifre di feminicidios in Chiapas superano quelle dello stato del Messico, con 80 casi, e Chihuahua, con 71.”

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Digiuno per la libertà.

La Jornada – Sabato 12 dicembre 2009

Gli zapatisti smentiscono il coinvolgimento nella convocazione del forum ¡Váyanse o los sacamos!

I detenuti della Voz del Amate digiunano per la libertà

Hermann Bellinghausen

I “prigionieri politici” della Voz del Amate reclusi el carcere numero 5 di San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, questo venerdì hanno iniziato un digiuno di 84 ore per chiedere la libertà, guidati dal professore tzotzil Alberto Patishtán Gómez, il “prigioniero di coscienza” più vecchio dello stato.  La protesta è “per la mancanza di risposte alle istanze presentate per i nostri arresti ingiusti, dove continuiamo ad essere gli ostaggi del sistema di governo”.  I reclusi, aderenti all’Altra Campagna, sostengono che “non smetteranno mai di resistere e chiedere la vera giustizia, ed oggi iniziano un digiuno e preghiera dall’11 al 17 dicembre, con un’astinenza dal cibo di 84 ore per 12 ore al giorno, allo scopo di continuare a chiedere la nostra liberazione incondizionata al governo di Juan Sabines Guerrero.  “Come lei saprà, siamo innocenti, come hanno sempre dimostrato i nostri avvocati del Frayba. Invitiamo tutti i compagni e compagne, fratelli e sorelle ad unirsi alle nostre giuste richieste e ad accompagnarci in questo digiuno”, hanno dichiarato.  Patishtán Gómez, in carcere da dieci anni con l’accusa (mai provata) di aver partecipato nel 1998 ad un’imboscata contro poliziotti statali nel municipio El Bosque, per telefono ha precisato a La Jornada che la sua difesa è assunta esclusivamente dal Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas, e non da altri avvocati, come Miguel Ángel de los Santos, come hanno erroneamente indicato diversi media locali. Su un altro versante, l’equipe di appoggio della Commissione Sesta dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ha esautorato “persone il cui lavoro non è avallato dalle comunità zapatiste”, in relazione ad “un’assemblea nazionale di aderenti all’Altra Campagna”, convocata a Città del Messico per il 26 dicembre. L’equipe di appoggio alla commissione ha diffuso questa dichiarazione: “Relativamente alla diffusione di un invito ad un’assemblea nazionale convocata da collettivi, organizzazioni ed individui del Forum Nazionale ¡Váyanse o los Sacamos!, nel quale si usano immagini di zapatisti e le sigle dell’EZLN, abbiamo chiesto in proposito ai compagni zapatisti”, che hanno dichiarato che il loro nome ed immagini sono stati utilizzati senza che fossero consultati, “creando la falsa impressione di appoggiare questa convocazione; non solo è indispensabile segnalare che non la si condivide, ma che non si ha niente a che vedere con questa”.  L’equipe di appoggio della commissione ricorda che, “nello stesso modo menzognero”, alcuni giorni fa sono state pubblicate “calunnie sulla presunta resa delle giunte di buon governo al governo perredista-priista-panista-petista di Juan Sabines” (La Jornada, 25 novembre).”Qualsiasi collettivo dell’Altra Campagna può convocare tutte le riunioni che vuole, ma le decisioni sono di responsabilità di chi vi partecipa e non si possono utilizzare impunemente né il nome né l’immagine dell’EZLN per creare false aspettative; tanto meno, da persone il cui lavoro non è avallato dalle comunità zapatiste”. http://www.jornada.unam.mx/texto/008n2pol.htm

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Contrainsurgencia.

La Jornada – Martedì 8 dicembre 2009

Chiapas: le vie della contrainsurgencia

Magdalena Gómez

Tredici anni fa l’interesse di ampi settori sociali nazionali e internazionali era incentrato nell’accompagnare il processo di dialogo e negoziazione tra l’EZLN e il governo federale. Dopo il sabotaggio del dialogo da parte dello Stato messicano e la catena di decisioni prese per “derogare”, nei fatti, la Legge per il Dialogo, la Negoziazione e la Pace Degna in Chiapas, ci troviamo alle prese con le vie della contrainsurgencia chiaramente tracciate. Da un lato, si è consolidata la presenza militare nella regione, le cui attività e posti di blocco non meritano alcun rapporto ufficiale; la sua presenza non vuole più solamente accerchiare e intimorire le basi zapatiste, ma è rivolta verso altri obiettivi, in relazione alla “giustificazione” che l’Esecutivo federale ha definito per tutto il paese. Da dove e con quali fini è stata alimentata la campagna di voci sulla presunta imminenza di “una sommossa” in Chiapas verso il 20 novembre?  La strategia era rivolta anche al cuore del progetto zapatista rappresentato dalle giunte di buon governo, emblematiche all’interno delle esperienze di autonomia nel nostro paese e in America Latina, e la cui base giuridica è pienamente supportata dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni e dal Trattato 169 dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro.   All’improvviso e negli stessi giorni, il 19 novembre il plenum della 63a Legislatura chiapaneca approva “la creazione della commissione speciale davanti alla realtà delle giunte di buon governo, su proposta della Giunta di Coordinamento Politico”, sulla base della “richiesta” di alcuni “rappresentanti ed abitanti delle giunte di buon governo”, la quale riporterebbe quanto segue: “davanti all’attesa e inadempimento degli accordi di San Andrés, abbiamo concordato come messicani che l’Esecutivo del Chiapas riprenda e compia i punti che gli competono di detti accordi nell’ambito delle sue attribuzioni costituzionali”.   E ancora, “l’elaborazione di regolamenti comunitari, compatibili con le legislazioni nazionale e statale”, così come “la definizione di strategie per la soddisfazione dei bisogni umani fondamentali dei popoli autonomi, mediante l’approvazione di un bilancio degno, stabilito per legge dal Congresso locale, il quale sarebbe concesso alla struttura organizzativa di ogni giunta e amministrato dalla stessa secondo i propri usi e costumi”.   Tutti gli elementi citati racchiudono l’intenzione di intervenire “legalmente” e apertamente nelle giunte, dato il fallimento della strategia governativa federale e locale du sconfiggerle e dividerle con risorse pubbliche. Non è stato facile avanzare in questo contesto e il costo è stato alto, perché in senso stretto, queste comunità indigene zapatiste, come i popoli di tutto il paese, hanno il diritto di ricevere risorse pubbliche.   Ricordiamo che questo era il senso della proposta della Cocopa, mutilata con la controriforma del 2001: riconoscere le comunità come soggetti di diritto pubblico. Tuttavia, dato il contesto di sospensione del dialogo e l’evidente proposito dello Stato di svuotare di senso l’EZLN, questo mantiene la sua distanza assoluta con i governi federale e locale, mentre costruisce la sua autonomia nei fatti.   Perciò, e con giusta ragione, le cinque giunte di buon governo zapatiste hanno smentito e smontato la presunta richiesta di “riconoscimento costituzionale” da parte di persone che non le rappresentano, ed hanno dichiarato: “non abbiamo bisogno del riconoscimento dei malgoverni che non sono del popolo; siamo già riconosciuti dai nostri popoli che ci hanno scelto e da moltissimi popoli a livello nazionale e internazionale”, ed hanno aggiunto che a suo tempo avevano chiesto “ai tre poteri del Messico di fare una legge sui nostri diritti e cultura indigeni; questi tre poteri ci hanno gettato nella spazzatura. Non sappiamo leggere né scrivere bene, ma abbiamo buona memoria” (La Jornada, 27/11/09).   L’energica risposta zapatista ha disarticolato questa iniziativa, ed anche il governatore Juan Sabines si è dissociato, anche se è poco credibile che sia estraneo alla vicenda.   Siamo lontani da che esistano le condizioni per riprendere il cammino del dialogo dell’EZLN con lo Stato messicano. Persiste l’egemonia politica di chi ha optato per la controriforma indigena nel 2001, perché raggiungere la pace al costo di concedere potere reale ai popoli indigeni era contrario al senso del progetto neoliberista accettato.   Coerentemente con questa decisione di Stato, si tiene in piedi la finzione della validità della struttura di un dialogo sospeso a tempo indefinito, mentre si applicano le vecchie ricette della contrainsurgencia. Di queste fanno parte le attuali banali politiche indigeniste per eludere il senso originale degli accordi di San Andrés sui diritti dei popoli indigeni, che richiederebbero la vera riforma dello Stato come condizione per l’autonomia. http://www.jornada.unam.mx/2009/12/08/index.php?section=opinion&article=018a1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Campagne per confondere.

La Jornada – Sabato 5 dicembre 2009

Los de Abajo

Campagne di stampa per confondere

Gloria Muñoz Ramírez

Il 25 novembre un collega tedesco mi scriveva allarmato: “È vero che gli zapatisti si sono arresi?”. La falsa informazione che l’aveva portato alla tremenda conclusione fera quella che pubblicata circa il fatto che le giunte di buon governo instaurate dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) in Chiapas, avevano chiesto il riconoscimento giuridico del Congresso locale, cosa che, in parole povere, significava, effettivamente, l’abdicazione del progetto più importante fino ad ora della lotta zapatista: l’autonomia dei suoi popoli. E questo, se fosse stato confermato, sarebbe stata una notizia da otto colonne sui media del Messico e di tutto il mondo. Ma nessuno si era preso il disturbo di domandarlo a loro.

L’informazione diffusa dal governo di Juan Sabines, che si è caratterizzato durante i suoi tre anni per la repressione, la corruzione e le bugie, ognuna di queste asseverazioni con innumerevoli esempi che le confermano, ha provocato l’immediata smentita delle giunte zapatiste, ma anche l’indignazione di settori della società nazionale ed internazionale per la divulgazione di una notizia che forniva false informazioni (avere una “fonte” non giustifica un’informazione, soprattutto se la notizia è di rilevanza tale da meritare maggiore approfondimento).

La notizia si riferiva ad un punto di accordo preso il 19 novembre scorso dal plenum della 63a Legislatura statale, mediante il quale si era approvata “la creazione della Commissione Speciale di fronte alla realtà delle giunte di buon governo, su proposta della Giunta di Coordinamento Politico”. Perché, trattandosi di un’informazione tanto importante, il governo la diffonde sei giorni dopo? E, d’altra parte, perché non è stata chiesta la versione dell’altra parte coinvolta, cioè, quella degli zapatisti? Se il governo annunciava la resa dell’EZLN, valeva forse almeno la pena di domandarglielo.

Al governo di Sabines perfino le montature vengono male. Diffonde un’informazione insostenibile paragonabile ai peggiori momenti di Roberto Albores Guillén, che a suo tempo montò ridicole sceneggiate con la “consegna di armi” da parte di elementi dell’EZLN. Il teatrino allora durò il tempo di un lampo e non andò oltre. E così succederà con questa nuova offensiva mediatica di Sabines.

A questo punto, dopo 16 anni di lotta pubblica, d’accordo o meno con i progetti politici dell’EZLN, qualcuno può immaginare gli zapatisti seduti nei loro uffici autonomi con una commissione di legislatori locali? Qualcuno se li immagina a riempire moduli per chiedere riconoscimento giuridico, coperte, polli e tetti di cartone? Questo significa non conoscerli. Ma in termini mediatici non importa, perché con questo tipo di campagne la cosa importante non è convincere, bensì confondere. http://www.jornada.unam.mx/2009/12/05/index.php?section=opinion&article=010o1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Ucciso un altro attivista.

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico
1 dicembre 2009

Comunicato No. 38

IL CENTRO DEI DIRITTI UMANI FRAY BARTOLOME DE LAS CASAS CONDANNA L’OMICIDIO DEL DIFENSORE DEI DIRITTI UMANI MARIANO ABARCA ROBLERO

Malgrado esistesse una denuncia di minacce di morte, la Procura Generale di Giustizia dello Stato non ha adottato sufficienti misure cautelari per salvaguardare la sua vita.  Le organizzazioni civili, sociali, difensori dei diritti umani che si battono contro il settore minerario sono in imminente serio rischio.

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas, A.C., condanna l’assassinio del difensore dei diritti umani Mariano Abarca Roblero e si unisce alla domanda di giustizia affinché si svolga un’indagine esaustiva, efficace ed obiettiva, punendo gli autori materiali ed intellettuali così come le autorità responsabili per omissione nell’obbligo di garantire la vita e l’integrità personale di Mariano Abarca.

Il giorno 27 novembre del presente anno alle ore 19:45 circa, nel capoluogo municipale di Chicomuselo, Chiapas, è stato assassinato Mariano Abarca Roblero, membro dell’organizzazione Dos Valles Valientes, movimento che si oppone allo sfruttamento minerario ed aderente alla Rete Messicana delle Vittime della Miniera (REMA)..

Secondo le testimonianze raccolte dal Centro dei Diritti Umani, Mariano Abarca si trovava in auto all’esterno della sua abitazione a conversare con Orlando Velásquez, quando un uomo a bordo di una motocicletta si è avvicinato al veicolo ed ha aperto il fuoco. Mariano Abarca è stato raggiunto da tre pallottole al collo ed al petto ed è morto sul colpo, mentre Orlando Velásquez è rimasto ferito. Dopo aver sparato l’uomo a bordo della motocicletta si è diretto all’angolo della strada dove un altro uomo era in attesa e i due sono fuggiti sempre sulla motocicletta.

Mariano Abarca Roblero si opponeva allo sfruttamento minerario nel municipio di Chicomuselo dove la compagnia canadese Blackfire Exploration Ltd da oltre un anno sta estraendo barite. Nei giorni scorsi Mariano Abarca aveva sporto denuncia al Pubblico Ministero per aver ricevuto minacce da parte di Ciro Roblero Pérez e Luis Antonio Flores Villatoro, il primo impiegato dell’impresa ed il secondo Direttore delle Pubbliche Relazioni della Blackfire Exploration Ltd. Le autorità della procura di giustizia non hanno garantito la protezione necessaria malgrado nella denuncia Mariano Abarca avesse specificato che le minacce erano di morte. http://www.frayba.org.mx/archivo/boletines/091201_boletin_38_asesinato_mariano_abarca.pdf

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Guerra d’inchiostro e Internet.

La Jornada – Martedì 1 dicembre 2009

Chiapas: l’altra guerra d’inchiostro e Internet

Luis Hernández Navarro

Nell’aprile del 1995 José Ángel Gurría, allora segretario agli Esteri, dichiarò che lo zapatismo era una guerra d’inchiostro e Internet. Ora, 14 anni dopo, sono i governi federale e del Chiapas ad aver lanciato un’offensiva di disinformazione contro i ribelli, i gruppi che difendono i diritti umani ed i movimenti sociali dissidenti in quello stato.  L’attuale strategia di comunicazione del governo si iscrive nell’arena della “guerra di reti” (netwar). Secondo gli analisti della RAND, Arquilla e Ronfeldt, “Netwar si riferisce al conflitto strettamente legato all’informazioni ad un alto livello tra nazioni o società. Intende tentare di disgregare o danneggiare quello che una popolazione obiettivo sa, o pensa di conoscere su sé stessa ed il mondo che la circonda. Una Netwar può concentrarsi sull’opinione pubblica o d’élite, o entrambe. Può comprendere diplomazia, propaganda e campagne psicologiche, sovversione politica e culturale, discredito o interferenza con media locali, intrusione in reti di computer e database, e attività di promozione di movimenti dissidenti o di opposizione attraverso reti di computer.”  Questo è esattamente ciò che lo Stato messicano ha fatto nelle scorse settimane nello stato meridionale. La lista delle provocazioni è molto lunga: detenzione ed assassinio di oppositori sociali, promozione di una campagna di voci che annunciano una nuova sollevazione armata, tentativo di diffamare lo zapatismo divulgando falsamente una richiesta di appoggio economico delle giunte di buon governo al Congresso locale, liberazione di paramilitari responsabili del massacro di Acteal ed incremento della presenza militare. Tutto questo montato con una campagna sui mezzi di comunicazione per occultare i fatti, nonostante le evidenze.  Col governo di Juan Sabines i gruppi di potere tradizionali si sono ricomposti. Cacicchi, finqueros, allevatori e la più marcia nomenclatura politica priista occupano posizioni chiave nell’amministrazione pubblica, nel Congresso locale e a San Lázaro. Molti partecipano ai grandi affari locali associati a personaggi dell’ambito federale.  Non importa che questo governatore abbia vinto la presidenza all’Esecutivo dello stato come candidato del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD). Lui è uno dei governatori più vicini al Presidente della Repubblica. “Siamo con il Messico ed il suo presidente Felipe Calderón“, ha detto in più di un’occasione. In Chiapas l’uomo di Los Pinos si trova più a suo agio che in molte altre entità governate dal Partito Azione Nazionale (PAN).  Juan Sabines gestisce la vita interna di questa istituzione politica a suo piacimento: toglie e mette dirigenti e candidati. In questo stato il sole azteco è diventato il partito dei paramilitari.  La strategia di comunicazione dell’amministrazione statale si muove su due fronti: uno è l’uso intensivo di radio e televisioni per “promuovere” il Chiapas; l’altro è la politica di contrainsurgencia informativa orchestrata a partire dal controllo della stampa locale e la diffusione sui media nazionali delle posizioni dell’amministrazione di Sabines su temi conflittuali presenti nell’entità.  Nella versione chiapaneca contemporaneo di “panem et circenses“, quotidianamente si filmano puntate di telenovelas, musicisti devoti registrano dischi ed artisti di successo si pasciano tra siti archeologici, monumenti storici e bellezze naturali. I visitatori famosi vengono intervistati sui mezzi di comunicazione locali.  Anche se formalmente la guerra di carta contro lo zapatismo e contro tutto quello che non vuole sottomettersi alla politica di “concertazione” statale sia condotta dall’Esecutivo locale, parte della strategia è stata tracciata dal governo federale. Diego Cadenas, direttore del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas, assicura che, secondo informazioni fidate, nelle riunioni settimanali di gabinetto del governo di Juan Sabines sono sempre presenti i militari.  Il più recente anello di questa offensiva informativa è la notizia che le giunte di buon governo abbiano chiesto il “riconoscimento” al Congresso locale ed al governo di Juan Sabines, fatto tanto insolito quanto irreale. La menzogna governativa ha un obiettivo centrale: delegittimare la lotta zapatista, togliere credibilità alla sua proposta. La manovra è una grave offesa. Nonostante la precarietà in cui le comunità in resistenza vivono da molti anni, hanno respinto sistematicamente qualsiasi tipo di aiuto governativo. La loro dignità non ha prezzo, e l’hanno dimostrato al mondo.  Non è la prima volta nella storia del conflitto che le autorità ricorrono ad una simile montatura. Tra il 1999 ed il 2000, con Roberto Albores Guillén governatore provvisorio dello stato – stretto alleato di Juan Sabines – fu montato uno show teletrasmesso nel quale si annunciava la diserzione di 15.000 zapatisti che consegnavano armi e passamontagna. I disertori erano militanti del PRI, molti di loro paramilitari. Uno dei principali organizzatori di quell’opera buffa era Noé Castañón León, allora titolare del Tribunale Supremo di Giustizia dello Stato che, curiosamente, oggi è segretario del governo chiapaneco.  La guerra d’inchiostro e Internet contrainsurgente ha creato una situazione politica molto delicata in Chiapas. Vediamo quanto i governi continueranno a scherzare col fuoco. http://www.jornada.unam.mx/2009/12/01/index.php?section=opinion&article=017a2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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