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Delfini!

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Delfini!

Maggio 2021

Sono stati momenti drammatici. Messo alle strette, tra il cordame e il parapetto, il piccolo insetto minacciava l’equipaggio con la sua lancia, mentre con la coda dell’occhio osservava il mare agitato, dove un Kraken, della specie “kraken scarabeo” – specialista nel mangiare coleotteri – era in agguato. Quindi, l’intrepido clandestino si è fatto coraggio, ha sollevato al cielo le sue molteplici braccia e la sua voce ha ruggito, sovrastando il rumore delle onde che si infrangevano sullo scafo de La Montaña:

Ich bin der Stahlkäfer, der Größte, der Beste! Beachtung! Hör auf meine Worte! (Io sono lo scarabeo d’acciaio, il più grande, il migliore. Attenzione! Ascoltate le mie parole!)

L’equipaggio si è fermato di colpo. Non perché un insetto schizofrenico li avesse sfidati con uno stuzzicadenti e un tappo di plastica. Né perché parlava loro in tedesco. Ma perché sentendo la loro lingua madre, dopo anni a sentire solo dello spagnolo costiero tropicale, li ha trasportati nella loro terra come per un raro incantesimo.

Gabriela avrebbe poi affermato che il tedesco dell’insetto era più vicino al tedesco di un migrante iraniano che al Faust di Goethe. Il capitano ha difeso il clandestino, sostenendo che il suo tedesco era perfettamente comprensibile. E, siccome dove comanda il capitano non governa Gabriela, Ete e Karl hanno approvato, ed Edwin, sebbene avesse capito solo la parola “cumbia”, è stato d’accordo. Quindi quello che vi sto narrando è la versione dell’insetto tradotta dal tedesco:

-*-

“L’esitazione dei miei aggressori mi ha dato il tempo di rifare la mia strategia difensiva, ricomporre la mia armatura (perché una cosa è morire in un combattimento impari e un’altra è farlo in disordine) e lanciare la mia controffensiva: una storia…

Qualche luna fa, sulle montagne del Sudest Messicano. Chi lì vive e lotta ha lanciato una nuova sfida per se stesso. Ma in quei momenti vivevano nell’ansia e nello sconforto perché non disponevano di un veicolo per la loro traversata. Così è stato fino a quando io, il grande, l’ineffabile, l’eccetera, Don Durito de La Lacandona A.C. de C.V. de (i)R. (i)L. sono arrivato in quelle montagne (le sigle, come tutti sanno, significano “Cavaliere Errante di Versatile Cavalcatura di Irresponsabilità Illimitata”). Non appena si è sparsa la voce del mio arrivo, una moltitudine di giovani donne, bambini di tutte le età e persino donne anziane, sono corse, vocianti e veloci, ad acclamarmi. Ma ho resistito e non ho ceduto alla vanagloria. Poi sono andato nelle stanze della persona incaricata della sfortunata spedizione. Per un attimo sono rimasto confuso: il naso impertinente di colui che faceva e rifaceva i conti impossibili per sostenere le spese della spedizione punitiva contro l’Europa, mi ricordava quel capitano che poi sarebbe stato noto come il SupMarcos, che ho guidato per anni e che ho educato con la mia saggezza. Ma no, anche se simile, chi si fa chiamare SupGaleano ha ancora molto da imparare da me, il più grande dei cavalieri erranti.

Alla fine, non avevano un’imbarcazione. Quando ho messo la mia nave a disposizione di quegli esseri, il suddetto Sup, sarcasticamente mi ha risposto: “ma lì c’è posto solo per uno, e deve anche essere molto piccolo, ed è… una scatola di sardine!”, così riferendosi alla mia fregata, il cui nome, “Pon tus barbas a remojar” [proverbio popolare: Impara dagli errori degli altri – N.d.T.] era inciso a babordo, all’altezza della prua. Ho ignorato tanta impertinenza e, camminando tra la folla che anelava un mio sguardo, almeno una parola, mi sono diretto verso l’isola “Senza nome” scoperta da chi questo narra nel 1999. Ed ora sì, sulla sommità della sua coffa alberata, ho aspettato pazientemente l’alba.

Ho quindi maledetto l’inferno, evocato dee da tutte le latitudini chiamando la più potente tra loro: la strega scarlatta. Lei, la disprezzata dagli altri dei, dediti al machismo fanfarone e da spettacolo. Lei, scacciata dalle altre dee, dedite alla falsa bellezza di belletti e cosmetici. Lei, la strega scarlatta, la strega mayor: Oh, die scharlachrote Hexe! Oh, die ältere Hexe!

Sapendo che le possibilità per questi strani esseri, che si fanno chiamare zapatisti, di ottenere una barca dignitosa erano esigue, sapevo bene che solo il più potente dei poteri magici poteva tirarli fuori dai guai e mantenere la parola data. Ergo, ho chiamato la strega mayor, quella con le vesti purpuree, che può alterare la possibilità che qualcosa accada. Lei ha fatto conti su conti ed è arrivata alla conclusione che, in effetti, la probabilità di recuperare un’imbarcazione era quasi zero. Così ha detto:

Ma non posso fare nulla se non c’è una petizione. E non una petizione qualsiasi. Deve essere fatta da un Titano, un essere grande e magnanimo che di buon grado soccorra chi ha bisogno di un evento magico”.

E chi meglio di me?, ho ruggito sonoramente. La signora dalla veste cremisi ha sollevato la mano chiedendo il mio silenzio. “Non è tutto,” ha sussurrato. “È necessario che questo Titano rischi la sua vita, la sua fortuna e la sua reputazione nell’odissea che questi esseri intendono intraprendere. Cioè, che li accompagni con il suo incoraggiamento e bontà e, insieme a loro, sebbene non al loro fianco, affronti sfide e dolori. Questo è, sarà e non sarà”.

Ero d’accordo, perché la mia unica fortuna sono le mie imprese, rischio la mia vita solo esistendo e, beh, la mia reputazione è nota nelle cantine di tutto mondo.

Quindi la sorella strega ha fatto quello che si fa in questi casi: ha acceso il suo computer, si è collegata a un server in Germania, ha digitato non so quale incantesimo, ha modificato un grafico di probabilità e ha aumentato la percentuale da quasi zero al 99,9%, ha digitato di nuovo e un ronzio della stampante ha rivelato la carta che ne usciva. Non senza prima aver apprezzato la modernizzazione tra la corporazione delle streghe scarlatte e simili, ho preso la nota. C’era solo una sola frase:

“Se il titano è d’acciaio, trovi il suo simile, da cui dipende il mancante”.

Cosa significava? Dove avrei potuto trovare qualcosa o qualcuno, non dico simile, ma diciamo lontanamente vicino alla mia grandezza? Di Titani non ce ne sono molti. In effetti, secondo la wikipedia in basso e a sinistra, sono l’unico a prevalere. Poi “d’acciaio”. L’uomo d’acciaio?, dubito; non credo che la strega scarlatta abbia raccomandato un maschio. Quindi una femmina o una femmina d’acciaio.

Ho camminato a lungo. Ho viaggiato dalla Patagonia alla lontana Siberia. Ho incrociato le strade con il degno Mapuche, ho gridato con la Colombia insanguinata, ho attraversato la dolente ma persistente Palestina, ho attraversato i mari macchiati dal nero dolore dei migranti, e ho ripercorso i miei passi credendo erroneamente di aver fallito nella mia missione.

Ma, sbarcato nella geografia che chiamano “Messico”, qualcosa ha attirato la mia attenzione. Sulle acque turchesi una nave subiva le riparazioni e i rattoppi da parte del suo equipaggio. “Stahlratte” si leggeva sulla fiancata. Dal momento che ho incontrato la strega scarlatta nella Germania in basso, e che quella parola significa “ratto d’acciaio” nella sua lingua, ho deciso di tentare la fortuna. Ho aspettato, con saggia pazienza, che la notte e le ombre riparassero la solitudine della nave. Ho abilmente risalito la prua e, costeggiando il lato di dritta, sono arrivato dove si trova il centro di comando o di governo della nave. Qui, un uomo imprecava in lingua tedesca con maledizioni e bestemmie che avrebbero rattristato l’inferno stesso. Qualcosa diceva del dolore di lasciare i mari e le avventure. Seppi allora che la nave stava contando i suoi ultimi giorni e il suo capitano e l’equipaggio avevano incubi pensando ad una vita a terra. Le streghe scarlatte di tutto il mondo cospiravano a mio favore e per buona fortuna. Ma tutto dipendeva da me, lo scarabeo d’acciaio inossidabile, il più grande dei cavalieri erranti, ecc., per trovare “il mancante”. Ho quindi aspettato che il capitano smettesse di lamentarsi e imprecare. Quando ha smesso e solo un singhiozzo gli si è smorzato in gola, sono salito sul timone e guardandolo negli occhi ho detto: “Io Don Durito, tu chi?”. Il capitano non ha esitato a rispondere “Io capitano, tu clandestino” mentre brandendo un giornale o una rivista minacciava di sopprimere la mia bella e leggiadra figura. Allora, con voce potente mi sono presentato. Il capitano ha esitato restando in silenzio con il giornale o la rivista in mano.

Poi, sono bastate poche frasi per capire che eravamo persone di mondo, avventurieri per vocazione e scelta, esseri disposti ad affrontare qualsiasi sfida per quanto imponente e terribile potesse essere.

Ormai in confidenza, gli ho raccontato la storia di un’odissea in corso, qualcosa che avrebbe poi riempito gli annali delle storie a venire, il più pericoloso e ingrato dei compiti: la lotta per la vita.

Mi sono prodigato in dettagli, gli ho parlato di una barca costruita in mezzo alle montagne, senza altra acqua che quella della pioggia a darle vocazione e ragion d’essere. Gli ho parlato di chi aveva deciso di abbracciare tanta audacia, di leggende su una montagna che rifiuta la prigione dei suoi piedi per terra, di miti e leggende maya per voce delle loro origini.

Il capitano si è acceso una sigaretta, me ne ha offerta uno che ho dovuto rifiutare tirando fuori la mia pipa. Abbiamo così condiviso il fuoco e il fumo del tabacco.

Il capitano è rimasto in silenzio e, dopo qualche boccata, ha detto qualcosa del tipo: “Per me, sarebbe un grande onore unirmi a una causa così nobile e folle”. Ed ha aggiunto: “Adesso non ho un equipaggio, perché ci stiamo ritirando, ma sono sicuro che donne e uomini si avvicineranno solo per il fascino di questa storia. Vai dai tuoi e di’ loro di contare su ciò che siamo, esseri umani e navi”.

Terminato il mio racconto, mi sono rivolto a chi minacciava di gettarmi in mare: “Ed è così come voi, comuni mortali, vi siete imbarcati in questa avventura. Quindi lasciatemi in pace e tornate al vostro lavoro e doveri, che io devo vigilare che il Kraken lasci in pace la nostra casa e il nostro cammino. Per questo ho chiamato amici pesci che lo terranno assente”.

-*-

Ed ecco che in quel momento qualcuno sul ponte grida “Delfini!” e tutt@ sono saliti sul ponte armati di macchine fotografiche, cellulari o solo dei loro occhi stupiti.

Nella confusione, Durito, il più grande dei Titani, l’unico eroe a livello dell’arte, complice di maghi e streghe, è sgusciato via e si è arrampicato, ora sì, sulla Coffa e da lì ha intonato canzoni che, giuro, venivano replicate dai delfini che, tra onde e sargassi, hanno ballato per la vita.

-*-

Più tardi, a cena, il capitano ha confermato la storia dell’insetto. E da quel momento l’insetto ha smesso di essere “l’insetto” e viene chiamato, a partire da quell’evento, “Durito Stahlkäfer“, “Durito, lo Scarabeo d’Acciaio“.

“Una tacca in più alla cintura”, avrebbe detto il defunto SupMarcos, tre metri sottocoperta, ehm, volevo dire, sottoterra.

Ora, con cameratismo, Gabriela corregge la pronuncia tedesca di Stahlkäfer; sulla spalla di Ete, Durito sale in cima all’albero maestro; accompagna Carl quando prende il timone e lo diverte con storie terribili e meravigliose; sulla testa di Edwin lo guida nello spiegamento e nell’abbassamento delle vele; e la mattina presto condivide con il capitano Ludwig il tabacco e la parola.

E quando il mare infuria e il vento aumenta il suo lussurioso corteggiamento, il più grande esemplare della cavalleria errante, Stahlkäfer, intrattiene lo Squadrone 421 raccontando leggende incredibili. Come quella che racconta l’assurda storia di una montagna che si è fatta nave per la vita.

In fede.

SupGaleano
Pianeta Terra

Nota: Il video dei delfini chiamati da Stahlkäker è stato girato da Lupita, perché il team di supporto della Commissione Sexta, incaricato di tale missione, era impegnato… a vomitare. Sì, con pena degli altri. Ora la missione dello Squadrone 421 è supportare il team di supporto. E dobbiamo ancora attraversare l’Atlantico (sigh).

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale, video e foto: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2021/05/12/delfines/

https://vimeo.com/embed-redirect/548694843

Musica: «La Bruja», jarocho interpretat da Sones de México Ensamble, con Billy Branch.Immagini: parte della traversata de La Montaña, arrivo e sbarco a Cienfuegos, Cuba; e riunione dello Squadrone 421 per guardare la pagina di Enlace Zapatista.

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IN MARE

IN MARE

Maggio 2021

Pensando ai suoi passeggeri, come di dovere, il capitano Ludwig ha consigliato di partire il 2 nel pomeriggio. Le ondate previste per il giorno 3 avrebbero fatto soffrire i/le nuov@ velist@ più del necessario. Ecco perché il capitano ha proposto di anticipare la partenza alle ore 16:00 del secondo giorno del quinto mese.

Il subcomandante Insurgente Moisés gli ha dato ascolto ed ha acconsentito. Quindi, ora che è consuetudine usare la parola “storico” per qualsiasi cosa, è la prima volta che lo zapatismo ha fatto qualcosa di programmato prima di quando annunciato (di solito ci impicciamo e partiamo tardi). Ergo: è qualcosa di storico nello zapatismo.

Lo Squadrone 421 è quindi partito alle 16:11:30 del 2 maggio 2021. Qui presentiamo due diversi rapporti sullo stesso tratto di navigazione.

Rapporto dello Squadrone 421 all’Alto Comando Zapatista:
Itinerario della nave La Montaña. Le ore sono indicate all’ora ufficiale di Città del Messico, Messico (UTC -5).

2 maggio 2021. Alle 16:11:30 La Montaña ha iniziato il suo viaggio a una velocità di circa 4 nodi (1 nodo = 1.852 km/h). Alle 16:21:30 si è diretta a Sud-Sudest e, alle 17:23:04 La Montaña ha iniziato una leggera virata verso est. Alle 17:24:13 sono iniziate le manovre per dispiegare tutte le sue vele. L’equipaggio, con il supporto dello Squadrone 421, issava le vele. Alle 17:34 ha continuato la virata e si è diretta a Est. Ha completato la curva alle 17:41 tenendo a Nord la punta sud di Isla Mujeres. Allora si è diretta a Nordest, in direzione del Primo Territorio Libero d’America: Cuba. Con il vento a favore, La Montaña ha mantenuto velocità tra gli 8 ei 9 nodi. Alle 23:01, è entrata nel “Canale dello Yucatan”, la sua velocità era di 6 nodi.

3 maggio. Mattino presto.
Alle 01:42 con una velocità di 8 nodi, La Montaña si avvicina alla costa di Cuba. Riferimento: Cabo de San Antonio. Alle 08:18:00, poche miglia a sud del Faro Roncali, si dirige a Sudest. Velocità: 5 nodi. Alle 10:35:30 svolta in direzione Nord-Nordest. La velocità sale a 7 e 8 nodi e le raffiche di vento strapazzano le vele. A poche miglia a Sudovest di Cabo Corrientes, il Capitano decide di entrare nell’omonima baia. Alle 13:55 costeggia, a sinistra, Punta Caimán. Il 3 maggio, alle 14:25:15, il Capitano decide di gettare l’ancora davanti alla località cubana di “María la Gorda”; latitudine 21.8225; longitudine: 84,4987; per riparare le vele danneggiate e attendere che il vento si plachi.

Il 4 maggio 2021, alle 16:55:30, La Montaña riprende la sua navigazione, ora in direzione Ovest-Sudovest, con una velocità di 6 nodi. Alle 17:45:30, all’altezza di Cabo Corrientes, si dirige a Sud-Sudest. Alle 19:05:30 vira in direzione Est-Nordest.

Alle 00:16:15 del 5 maggio La Montaña naviga a 7-8 nodi. Alle 04:56:30, tenendo a Nord Cayo Real e Cayo del Perro, il motoveliero si dirige verso Sud-Sudest. Di fronte alla costa occidentale di Isla de la Juventud, disegna due “Z” successive e alle 12:07:00 naviga parallela alla costa sud dell’isola suddetta, a 5 nodi e in direzione Est. L’ultimo rapporto ricevuto è alle 23:16:45 del 5 maggio: 6-7 nodi direzione Est. Si dirige verso la città cubana e al porto di Cienfuegos, per arrivare lì il 6 maggio.

A Cienfuegos, La Montaña dovrà fare rifornimento e sostare per alcuni giorni, per poi proseguire il suo viaggio. Si riporta che lo Squadrone 421, nel suo insieme, sta bene e si sta adattando. Niente “gómitos” ma solo lieve nausea.

Per ora è tutto.

-*-

Rapporto inviato da un essere straordinariamente simile ad uno scarabeo – che viaggia clandestinamente su La Montaña -. I membri dell’equipaggio hanno provato di tutto per catturarlo. Non ci sono riusciti. Le volte in cui sono riusciti a metterlo all’angolo, il piccolo insetto li strega con storie e leggende di cose terribili e meravigliose, storie che sono successe e devono ancora accadere. Quando l’equipaggio esce dalla trance, lo scarabeo è tornato sulla Coffa della nave e, da lì, declama poesie in varie lingue, lancia minacce e maledizioni e sfida la Idra con uno stuzzicadenti a forma di lancia e un tappo di plastica di qualche bibita come scudo. Qui la narrazione:

“Più che navigare, La Montaña sembra ballare sul mare. Come in un lungo e appassionato bacio, si è staccata dal porto e si è diretta verso una meta incerta, piena di sfide, scommesse, minacce e non pochi contrattempi.

Una cumbia l’accompagna, le segna il passo e la distanza. Il sole si ferma stupito per guardare meglio i fianchi che ancheggiano a ritmo. La luna, pallida di invidia e rabbia, perde il passo con l’ultimo sensuale agitar di palme.

Un vento lascivo, satiro di nubi e raffiche, inseguiva La Montaña, ammaliato dal dondolio della poppa. La cumbia non faceva nulla per placare i desideri e le ansie, in più li incoraggiava e così crescevano e aumentavano. Goffo e frettoloso, da amante novizio, il vento arrischiò, irrequieto di lussuria, una manata. Così strappava le vele, scurite a forza di sale e acqua, con le quali la nave protegge il suo prezioso carico.

Pudica, La Montaña, cercava segretezza e discrezione per riparare i suoi abiti. E così rifletteva: “Il vento deve imparare che l’appetito e le voglie devono essere reciproci, o saranno un furto e non amore, come lo chiamano”.

Rivestita, La Montaña ha ripreso il suo corso e la sua missione, non senza prima rimproverare il vento che, rattristato, furtivo e timido, ora la segue, ma che, con ostinazione marina, la riempie di complimenti.

Che abbandoni il suo pudore, la supplica. Che le vele cadano e che si mostri nuda anche se il suo splendore gli ferisce lo sguardo, supplica. Quella nudità non pecca se è coperta da un’altra nudità, sostiene.

La Montagna, degna e altezzosa, non cede. Ferma e tenera lo respinge. “Nemmeno se riposassi in porto e in porto riprendessi le forze”, dice La Montaña. E con la prua indica e dice: “Guarda quell’altra isola che sente la nostra speranza e chiamano Cuba. È da questa Montaña che salutano quelle montagne esseri anacronistici la cui attuale sfida è solcare il mare”.

Irritata, l’imbarcazione rimprovera il vento. Che la smetta di frugare sotto le gonne, che a volte basta uno sguardo per scatenare il desiderio. Allora il vento si trattenne, ma non risparmiò sospiri che sospingevano l’andare del naviglio.

E così La Montaña naviga, il vento la segue promettendo dei domani.

A Est cresce l’attesa e, con essa, la speranza.”

Firma: Don Durito de La Lacandona, alias “Black Shield“, alias “Durito“, alias “Nabucodonosor“, alias “Scarabeo impertinente“, alias “Riparatore di Torti“, alias “il grande, che dico ‘grande’, il gigante, il meraviglioso, il superlativo, l’iper-mega-plus, il supercalifragilisticochespiralidoso, l’unico, l’incomparabile, lui. Lui, Don Durito de La Lacandona!“, alias (seguono diversi volumi dell’enciclopedia degli attributi del “più grande dei cavalieri erranti”- la maggior parte di questi, elaborati dal suddetto-).

E aggiunge un lontano post scriptum del lontano e defunto SupMarcos: “La speranza è come un biscotto: non serve a niente se non ce l’hai dentro”.

-*-

Da parte mia, mi dissocio da tutto quanto sopra. Soprattutto dal rapporto dell’insetto.

Vale. Saluti e che imbarcazione e venti si alleino alla missione.

Il SupGaleano, ritmando la musica della cumbia come se la navigasse.
Pianeta Terra.
Maggio 2021

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale e foto: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2021/05/06/sobre-el-mar/

«Viento en espiral», composizine di Jesús G. Camacho Jurado. Interpretat da PsiqueSon.

“Cumbia sobre el mar”: Parole e musica di Rafael David Mejía Romani. Canta: Quantic, Flowering Inferno.

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Nell’ottobre 2020 l’EZLN ha annunciato che una delegazione messicana composta dal CNI-CIG, dal Fronte del Popolo in Difesa della Terra e dell’Acqua di Morelos, Puebla e Tlaxcala, e dall’EZLN viaggerà in Europa per incontrare ciò che unisce popoli così lontani e diversi. Inizia così un cammino condiviso in tutto il Mondo e come collettivi europei ci stiamo organizzando per riceverla. Contribuisci con una libera donazione direttamente sul conto di LAPAZ ITALIA: Causale: “Contributo Viaggio Zapatista Italia” – IBAN:  IT89P0501801600000017030529 c/o Banca Popolare ETICA filiale 1 ag. 02 di Milano

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Luca Martinelli Pochi giorni fa in America Latina è entrato in vigore un accordo, patrocinato dalle Nazioni Unite, che dovrebbe favorire e promuovere la protezione dei difensori dell’ambiente e dei diritti umani. In #Messico in questi giorni cade l’anniversario numero 15 della violenza di Stato scesa contro le proteste degli abitanti di Atenco che non volevano il nuovo aeroporto di Città del Messico sui terreni fertilissimi dove coltivano fiori. In quei giorni ci furono 2 morti, oltre a violenze (anche sessuali) indicibili. In Messico in questi giorni altri due difensori sono stati assassinati. Erano una coppia. Lottavano contro una miniera. Gli accordi – per quanto siano storici – restano sulla carta se non cambia(mo) il sistema economico: il capitalismo estrattivista è assassino.

Assassinato un ex commissario ejidale de El Bajío, Sonora. Si opponeva alla miniera Penmont ed aveva subito minacce.

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L’Arrembaggio

Dal quaderno di appunti del Gatto-Cane:

L’Arrembaggio

La Montaña è stata abbordata il 30 aprile 2021, essendo quella l’ora. La nave era ancorata a circa 50 braccia dal porto, “lontano dal trambusto e dalla falsa società”. Ridenti gabbiani, cormorani, fregate, ibis le volteggiavano intorno e persino un colibrì candido e smarrito cercava di fare un nido sulla piattaforma di prua. Nello scafo, sotto la linea di galleggiamento, i delfini tamburellavano una cumbia, uno squalo balena teneva il ritmo con le sue pinne e la manta distendeva le sue nere ali come fianchi volteggianti.

Il gruppo dei bucanieri era guidato dal Subcomandante Insurgente Moisés, il quale, con una truppa composta da una insurgenta tercia, un autista insurgente e un meccanico, un autista base, 5 terci@s, una comandanta e due comandanti, era presente per salutare la delegazione marittima, Squadrone 421, e controllare, in situ, che l’imbarcazione avesse ciò che era necessario per l’epopea nautica. Un team di supporto della Commissione Sexta assisteva per scrivere i necrologi dei caduti in azione.

Non c’è stata resistenza da parte dell’equipaggio. Il capitano aveva infatti precedentemente ordinato di issare, come albero di trinchetto, una grande vela con l’immagine che identifica la delegazione marittima zapatista, aggiungendo così La Montaña, incluso tutto l’equipaggio, alla lotta per la vita. Con gli alberi nudi, il simbolo del delirio zapatista scintillava impetuoso.

Quindi, diciamo che è stato un arrembaggio consensuale. Nessun tentativo di aggressione da parte delle truppe zapatiste, né della marineria ospite. E si potrebbe dire che tra noi e le/i marina@ de La Montaña c’era una sorta di complicità. Anche se, al primo approccio, erano sorpres@i quanto noi.

E saremmo rimasti lì, a fissarci immobili, se non ché, avanzando da poppa, un insetto straordinariamente simile a uno scarabeo ha gridato: “All’Arrembaggio! Se sono tanti, scappiamo! Se sono pochi, ci nascondiamo! E se non c’è nessuno, avanti, che siamo nati per morire!”. Questo è quello che ha deciso tutto. L’equipaggio guardava sbalordito il piccolo insetto e noi… non sapevamo se scusarci per l’irruzione o unirci all’attacco dei pirati.

Il subcomandante Insurgente Moisés ha ritenuto che fosse il momento opportuno per le presentazioni, quindi ha detto: “Buon pomeriggio. Il mio nome è Moisés, Subcomandante Insurgente Moisés, e loro sono…” Ma quando si è voltato per presentare la truppa, il SubMoy ha visto che non c’era nessuno.

Tutti stavano girando sulla nave con mal celate dimostrazioni di giubilo ed entusiasmo: le compagne delegate, come regine del Caribe, salutavano da babordo le barche piene di turisti che le guardavano con curiosità e scandalo, forse sorpresi che, con questo caldo , le compas indossassero gonne lunghe. Soprattutto perché le turiste indossavano bikini così ridotti da non credere. Marijose è andata a prua e da lì contemplava la casa di Ixchel, pensando tra sé e sé che non avrebbe indossato i suoi iper ultra mini shorts, perché non voleva umiliare le cittadine in quanto a sensualità.

I comandanti David e Hortensia davano le ultime raccomandazioni a una Lupita con il sorriso che le debordava dalla mascherina. Il comandante Zebedeo si ripeteva: “non devo vomitare, non devo vomitare”, che è l’antiemetico consigliato dal SupGaleano.

L@s tercios (4 uomini, una compa e una insurgenta), dal canto loro, facevano foto e video di tutto. E quando dico “di tutto”, è proprio di tutto. Quindi, non stupitevi se nelle foto compaiono solo lucernari, funi, catena dell’ancora, verricello, boe, teloni, secchi per drenare l’acqua e altre cose tipiche di una nave che sta per attraversare l’Atlantico nella nobilissima missione di invadere, voglio dire, conquistare, cioè, visitare l’Europa.

Marcelino e il Monarca hanno chiesto della sala macchine e, non so da dove, hanno tirato fuori una cassetta degli attrezzi e, con pinze e cacciaviti, sono andati dove pensavano che dovesse essere il motore perché, hanno spiegato ad un capitano attonito, dal rumore si deduceva che necessitava di regolazione. Bernal e Felipe (sostituto di Darío – che è dovuto restare a terra per il passaporto dei figli -, 49 anni, originario Tzeltal; parla fluentemente tzeltal e la castilla; padre di 4: il maggiore di 23 anni e il più giovane di 13 anni; è stato miliziano, sergente, responsabile locale, consigliere autonomo nel MAREZ, giunta di buon governo, insegnante della escuelita e autista; musica preferita: romantica, rancheras, banda, cumbia, rivoluzionaria; colori preferiti: nero, blu e grigio; si è preparato per 6 mesi come delegato; volontario per viaggiare in barca se qualcuno non poteva; esperienza marittima: nulla), si sono uniti alla squadra meccanica zapatista (nel caso che, in alto mare, ci fosse bisogno di riparazioni).

L’equipaggio de La Montaña, una volta ripresosi dallo sconcerto di un arrembaggio così altro, si è strategicamente distribuito in coperta, prevedendo che l’esaltazione zapatista sarebbe sfociata con uno di noi in mare.

Se questo fosse accaduto, eravamo preparati, che vi credete. Per la composizione della delegazione, la sera prima si è discusso di come gridare se ciò fosse accaduto: “uomo in mare” o “donna in mare” o “otroa in mare” o “tercio in mare” o “autista in mare” o “scarabeo in mare”, e così via. Il problema era che, per sapere cosa gridare, il SubMoy doveva prima prendere la lista e vedere chi mancava, e poi dare l’ordine di “panico sottovento” (che la delegazione aveva simulato fino alla perfezione durante l’addestramento nel Centro di Addestramento, area Naufragi e Affondamenti) affinché tutt@ gridassero. Poiché i secondi che si sarebbero persi (nella realtà, perché nelle simulazioni erano lunghi minuti) potevano essere decisivi, si è deciso di gridare “Zapatista in mare!”. Ciò non è accaduto, cosa che ha liberato il gruppo corsaro maya (permesso in regola nelle Giunte di Buon Governo zapatiste) da burle e scherni su di loro al Bar la Mota Negra, a Copenaghen, in Danimarca.

L’equipaggio presto è stato contagiato dall’entusiasmo zapatista e, nonostante fossero marinai con anni di esperienza nelle acque dell’oceano, guardava ora, attraverso lo sguardo zapatista, un mare che, calmo, celebrava una visita così inaspettata, rassegnato come prima all’impertinenza dei turisti di tutto il mondo. Il capitano dell’imbarcazione ha portato il SubMoy nella cabina di comando e l’ha messo al timone, mentre l@s tercios scattavano foto… dell’acqua (quindi ci saranno tante e tante foto di un mare vuoto).

La delegazione marittima zapatista, lo Squadrone 421 vero e proprio, da parte sua, è passato dall’entusiasmo alla cautela e ha sommerso l’equipaggio di domande sensate: “E se cade un fulmine e la nave si rompe, cosa facciamo?”. “E se si apre un buco e tutta l’acqua sparisce, dobbiamo camminare?”. “E voi come fate a mangiare se non avete la milpa?”. “E come fa il vento a sapere che stiamo andando di là?”. “E dove dorme il mare se ha sonno?”. “E se il cuore del mare è triste, come fa a piangere?”. “Quanto è grande il suo cuore per amarlo e consolare il mare che è grandissimo?”. “E, come noi difendiamo la terra, c’è qualcuno che difende il mare?”.

L’equipaggio de La Montaña composto da: il Capitano Ludwig (Germania), Edwin (Colombia), Gabriela (Germania), Ete (Germania) e Carl (Germania), si guardava perplesso e si diceva: “In welche Schwierigkeiten bin ich geraten?” (tranne Edwin, che in spagnolo pensava: “Accidenti, in quale guaio mi sono cacciato”).

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E l’insetto? Ebbene, prevedendo che avrebbero cercato di buttarlo in mare (nonostante “avesse capeggiato l’arrembaggio con impareggiabile coraggio, grazia e bellezza” – così ha detto lui -), si è arrampicato in cima alla coffa e, da lì, ha declamato in un impeccabile galiziano:

Volverei, volverei á vida

cando rompa a luz nos cons

porque nós arrancamos todo o orgullo do mar,

non nos afundiremos nunca máis

que na túa memoria xa non hai volta atrás:

non nos humillaredes NUNCA MÁIS.” (*)

A oriente, in lontananza, le onde sulle coste della Galizia ripetevano: “nunca máis”.

In fede.

Il Gatto-Cane.

Ancora in Messico, Maggio 2021

(*) Parole della canzone “Memoria da Noite” del gruppo galiziano Luar Na Lubre.

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale, foto e video: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2021/05/01/el-abordaje/

Musica: Frammento di «Aires Bucaneros». Parole del poeta Luis Palés Matos. Musica: Roy Brown.

Musica: Memoria da Noite. Parole: Xabier Cordal. Musica: Bieito Romero. Interpreta: Luar Na Lubre, con le voci di Rosa Cedrón e il maestro Pedro Guerra.

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