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Archive for settembre 2012

La Jornada – Venerdì 28 settembre 2012

Riscontrato tumore cerebrale a Patishtán; l’accusa è di negligenza cronica nel suo caso

 Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 27 settembre. Questa settimana è stata confermata la diagnosi di un tumore cerebrale per Alberto Patishtán Gómez, come ha comunicato egli stesso. La negligenza cronica con la quale le autorità statali e federali hanno trattato il suo caso, oltre a dimostrare come si rispettano in Chiapas i diritti dei reclusi, potrebbe significare che la malattia che gli ha danneggiato severamente la vista può costargli la vita.

“In 12 anni di carcere ingiusto per il cattivo sistema di giustizia, mi hanno causato solo disgrazie, la perdita di beni immobili e sofferenza per le nostre famiglie. All’ospedale di Tuxtla Gutiérrez, nel marzo del 2010, mi diagnosticarono un glaucoma. “A maggio del 2011 – continua – mi hanno fatto una TAC, ma non mi hanno mai dato i risultati”. Nel 2011 è stato trasferito nella prigione di Guasave, Sinaloa, dove gli specialisti scartarono il glaucoma e mi diedero delle cure per un’altra malattia (neuropatia ischemica, secondo i medici).

Dopo proteste e pressioni in Messico ed in altri paesi, è stato riportato nel Centro Statale di Reinserimento Sociale numero 5, in questa città, dove la sua salute è peggiorata celermente. Martedì scorso è stato ricoverato nell’ospedale di Tuxtla Gutiérrez. Gli specialisti hanno diagnosticato un tumore cerebrale in stato avanzato. “È per questo che denuncio gli oltraggi e le violazioni dei diritti umani ed i medici che hanno giocato con la mia vita; nelle loro mani ho subito imperizia, negligenza e ritardi.

Sembrerebbe trattarsi di un tumore benigno, ma ha già raggiunto quattro centimetri di diametro, spiega il professore tzotzil.

Insiste inoltre nel chiedere la libertà immediata degli indigeni imprigionati ingiustamente; lui ed i suoi compagni carcerati, uno di loro (Francisco Santiz López) base di appoggio dell’EZLN, e gli altri, aderenti dell’Altra Campagna. La sua difesa e la comunità di El Bosque sono riuscite a dimostrare l’innocenza di Patishtán, oltre alla fabbricazione di reati gravi e di false testimonianze (non era sul luogo dei fatti), e la conferma che la condannato a 60 anni di prigione è dovuta a motivi politicil.

Questo episodio del suo calvario giudiziario coincide più con la liberazione di un paramilitare (reo confesso) che parteciò al massacro di Acteal. Questo a causa di irregolarità nel processo e violazioni delle garanzie individuali di Manuel Santiz, originario di Chenalhó, secondo il giudizio della Suprema Corte di Giustizia della Nazione, che però ancora non si pronuncia su Patishtán; neanche ha deciso se rivedrà il caso.

Da parte sua, i carcerati del gruppo Solidarios de La Voz del Amate, da San Cristóbal de Las Casas chiedono che il loro compagno sia curato a Città del Messico, non nell’ospedale di Tuxtla. Tanto Patishtán che la sua difesa chiedono che sia ricoverato nell’Istituto Nazionale di Neurologia Manuel Velasco Suárez, e non a Villahermosa, Tabasco, come è intenzione delle autorità. http://www.jornada.unam.mx/2012/09/28/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La controinsurrezione in Chiapas, decine di famiglie zapatiste sfollate

 Noi che abbiamo combattuto sappiamo riconoscere il passo di ciò che si sta preparando e avvicinando. I segnali di guerra all’orizzonte sono chiari:  la guerra, come la paura, ha odore. E già ora si comincia a respirare il suo fetido odore nelle nostre terre. (Subcomandante Insurgente Marcos, dicembre 2007)

 Nell’anno in corso, il 2012, si continua a respirare giorno per giorno l’odore della guerra che, lo stato messicano, ha scatenato contro le comunità zapatiste.

La politica di controinsurrezione elaborata con l’aiuto del governo USA, dopo l’insurrezione armata dell’EZLN nel 1994 e precisata nel documento denominato “Piano per la Campagna Chiapas 94”, ha fornito la struttura per una nuova forma di guerra contro le popolazioni indigene ribelli.

Negli ultimi mesi, le Giunte del Buon Governo di Morelia e La Realidad hanno denunciato le aggresioni subite dalle Basi di Appoggio del EZLN da parte della ORCAO (Organización Regional Cafeticultores Altamirano Ocosingo) nell’ejido[1] Moises Gandhi e da parte di gruppi affiliati al PRI, al PRD e al PVEM (Partido Verde Ecologista Mexicano). Queste provocazioni si aggiungono a quelle ben note in tutto il territorio zapatista, come nel caso di San Marcos Avilés, assediata dai paramilitari e per questo al centro di una campagna di solidarietà internazionale.

Lo stato messicano è in guerra contro un nemico interno: l’EZLN, contro le comunità zapatiste in resistenza e soprattutto contro l’autonomia, la cultura e la vita dei popoli indigeni che non accettano di essere assimilati al modello di sviluppo capitalista.   Il messaggio che le Giunte del Buon Governo hanno lasciato nelle varie denunce è chiaro: il governo, attraverso menzogne, promesse di terra e finanziamenti, sta rianimando i gruppi paramilitari e armando altre organizzazioni, affinché questi alimentino l’ostilità e le aggressioni contro coloro che si oppongono all’omologazione neoliberista.  La strategia del governo contro la resistenza si sviluppa su due fronti: da una parte la “guerra di bassa intensità” impiegando le formazioni paramilitari così da evitare le ripercussioni internazionali che si avrebbero con l’impiego diretto dell’esercito e dall’altra, la cosiddetta linea morbida, con l’impiego massiccio di progetti assistenzialisti per calmare la fame, creare dipendenza e logorare la resistenza, concentrando i progetti nelle zone dove è più forte la lotta contro il governo.

L’8 settembre la Giunta del Buon Governo Nueva Semilla Que Va a Producir del Caracol V di Roberto Barrios ha denunciato la nuova invasione paramilitare nelle terre del nuovo villaggio Comandante Abel, del Municipio Autonomo La Dignidad, Municipio ufficiale di Sabanilla.   Il 12 settembre una nuova denuncia della stessa Giunta sottolineava la gravità della situazione: 70 donne e bambini sfollati dal nuovo Villaggio Comandante Abel e 14 persone scomparse nella vicina comunità di Union Hidalgo. 

 Gli antefatti

Il nuovo villaggio Comandante Abel si trova in zona oindigena di lingua ch’ol, nelle terre recuperate dall’EZLN nel 1994.

Fino a maggio di quest’anno la popolazione si trovava nella comunità di San Patricio che fin dagli anni 90 ha vissuto resistendo ai persistenti attacchi paramilitari.

Esattamente un anno fa, il 6 settembre 2011, quelle terre furone invase dai paramilitari provenienti dalla vicina comunità di Ostilucum, causando lo sfollamento della popolazione, fame e malattie.   La comunità riuscì a tornare ma ormai si trovava derubata dei raccolti che i paramilitari si erano portati via e per questo dovette dipendere dagli aiuti alimentari organizzati dalla Giunta del Buon Governo della Zona Nord.    Nel frattempo sono continuate le  minacce di una nuova invasione e di un massacro, così che, nel mese di maggio, le famiglie base di appoggio del EZLN hanno preso la decisione di ricostruire la comunità nel vicino predio “La Lampara”, mostrando nei fatti la volontà degli zapatisti di cercare forme pacifiche di risolvere conflitti, con coloro che essi definiscono fratelli ingannati dal  malgoverno.    Nonostante questa, ovviamente sofferta, decisione le minacce sono continuate e il 6 di settembre i paramilitari della località di Union Hidalgo hanno invaso le terre del nuovo villaggio Comandante Abel, sparando contro gli zapatisti e provocando la fuga forzata, verso la montagna, dei bambini e della maggioranza delle donne che non riuscivano a sopportare la situazione, mentre gli uomini e alcune donne rimanevano sul luogo, per difendere la comunità.

Una carovana di Solidarietà e Documentazione

Per rompere l’accerchiamento, mostrare solidarietà e documentare le violazioni ai diritti umani si è organizzata una carovana di Solidarietà e Documentazione a Comandante Abel.    La carovana, organizzata da Organismi dei Diritti Umani, osservatori internazionali, da compagni impegnati nel movimento e nella comunicazione indipendente, è partita da San Cristobal de Las Casas, Chiapas il 18 settembre del 2012. Ha visitato tre comunità: quella assediata – Comandante Abel -, la comunità autonoma di San Marcos e la comunità Zaquitel Ojo de Agua.    Nelle ultime due comunità i partecipanti alla carovana hanno potuto intervistare le donne sfollate di Comandante Abel e gli sfollati di Union Hidalgo.

Testimonianza delle donne sfollate nella Comunità San Marcos

Alla fine della lunga valle che da Sabanilla si estende verso lo stato di Tabasco, si trova la comunità di San Marcos.   La comunità si trova in posizione gradevole, a fianco del fiume Sabanilla che si attraversa passando per un ponte sospeso.   La comunità, ha dimostrato la sua solidarietà nei confronti degli sfollati di Comandante Abel, ospitandoli nella scuola del villaggio e condividendo il loro scarso mais e il cibo.

Le donne e le autorità della comunità hanno ricevuto i carovanieri e quattro donne e due membri della Giunta del Buon Governo hanno dato la loro testimonianza.   Lucia ed Elvira hanno raccontato di quell’8 settembre quando, per la paura e la percezione di non essere in grado di proteggere la vita dei propri bambini, sono fuggite per la montagna, passando per precipizi, dormendo sotto le liane, correndo verso San Marcos, l’unico luogo che sentivano sicuro, in una zona percorsa dai paramilitari di Paz y Justicia già dagli anni 90, da soldati e elementi corrotti della Pubblica Sicurezza.

Nello stato di timore e confusione in cui si trovavano, alcune si sono perdute.  “Arrivate qui eravamo intorpidite dalla paura e non sentivamo i nostri corpi, sentivo che una tigre mi seguiva.  Ci siamo perdute, eravamo spaventate, mi sembrava di non essere più in questo mondo” racconta Lucia.

Un compagno della Giunta spiega: “Le compagne non sopportavano più le sofferenze.   Ma gli zapatisti non piangono.  Torneremo a lavorare per resistere e vivere”.

Quando le donne sono arrivate a San Marcos ne mancavano due con i loro piccoli.   Subito si sono organizzate le ricerche con il timore che fossero state sequestrate dai paramilitari.  Il giorno 11, quattro giorni dopo la fuga dal villaggio, i compagni e le compagne che cercavano gli scomparsi, hanno sentito il pianto di un bambino scoprendo così il loro nascondiglio.  Erano tremanti di freddo e all’estremo per la fame e la stanchezza.   “Abbiamo dato loro pozòl[2], caricati sulle spalle i bambini e siamo ritornati tutti a San Marcos”.

Carmen e Jessica sono i nomi delle due donne che si erano perdute:  “Avevamo molta paura quando siamo fuggite.  Abbiamo faticato ad attraversare il fiume, siamo rimaste indietro e non siamo state in grado di seguire il percorso delle altre.   Abbiamo proseguito ma per la paura di incontrare i paramilitari, ci siamo nascoste sotto una pietra, una specie di caverna.   Lì ci siamo nascoste la prima notte. I giorni seguenti ci siamo fatte largo nel monte cercando di orientarci ma ci siamo perdute.  Abbiamo mangiato erba momo e arance per calmare la fame.   Per la paura di essere individuate dai paramilitari scendevamo al fiume per gettare le bucce”.    Jessica guarda intensamente il suo piccolo che piange perché respinge il seno della mamma.   “La paura mi ha asciugato il seno” – dice – “Mia figlia ha la febbre e non le passa”.

Gli sfollati di Union Hidalgo

Il giorno seguente la carovana ha visitato la Comunità Zaquitel Ojo de Agua, accessibile solo camminando per 3 ore verso la cima del monte che abbraccia la valle Sabanilla.   Si trova in una bella posizione tra monti, grandi alberi chiamati “ceibas” e torrenti.   Come a San Marcos, tra le famiglie di Zaquitel Ojo de Agua, c’è una grande solidarietà.   Da Union Hidalgo si sapeva che c’erano 10 scomparsi e si temeva per la loro vita e, come a San Marcos, gli scomparsi sono stati ritrovati dopo 3 notti, dopo aver affrontato le forti piogge stagionali d’alta montagna.  

Jaime e Auxiliadora raccontano delle minacce subite dai paramilitari di Union Hidalgo.   “Giorno e notte, con altoparlanti ci gridavano che avrebbero mangiato le nostre  carni.  Dicevano che siamo fuori dalla legge e che non abbiamo diritti e non possiamo ricorrere alla giustizia.   Ci trattano  come animali”.   Il racconto è la dimostrazione della strategia psicologica del governo, ancora in vigore in Chiapas, di disumanizzare gli oppositori e legittimare gli attacchi nei loro confronti.

Narrano che le minacce sono cominciate nell’anno 2000, quando le famiglie zapatiste rifiutavano, come tuttora,  i programmi assistenzialistici.  Le minacce venivano dai dirigenti del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) della comunità, collegato con il gruppo paramilitare Paz y Justicia.   Nel 2003 hanno saccheggiato il negozietto collettivo delle donne zapatiste.   Armati di bastoni, machete e pietre colpirono una nostra compagna alla testa con una pietra.   Quella volta ci rubarono tutta la merce, le tavole e la lamina del negozietto e  anche 1800 chili di mais”.    Lo sguardo di Auxiliadora mostra indignazione e fermezza.   “Un anno fa le minacce sono peggiorate” racconta.  “Con gli altoparlanti ci dicevano che, se non fossero riusciti a impossessarsi delle terre di Comandante Abel, avremmo subìto noi le conseguenze e ci avrebbero massacrato”.   Jaime e Auxiliadora raccontano che hanno temuto per la loro vita e, insieme ad altre, hanno lasciato il villaggio, lasciando 10 compagni nella comunità, a difendere semenze, animali e casa che sono garanzia di sopravvivienza. “Ci siamo incamminate per la montagna senza una meta precisa – spiegano – finché al terzo giorno abbiamo incontrato le famiglie di Zaquitel Ojo de Agua.   Non sapevamo dove andare.   Abbiamo raccontato loro delle minacce e ci hanno accolto”.   Ora sono alloggiati nella scuola della comunità ma alcuni bambini si sono ammalati per la pioggia e il freddo.

La resistenza nel Nuovo Villaggio Comandante Abel

Nel nuovo villaggio Comandante Abel, 22 compagni e 5 compagne, rimasti a difendere il villaggio, ricevono la carovana in una casa che mostra i segni delle pallottole.  I fori dei proiettili sono la testimonianza della furiosa sparatoria dell’8 settembre, quando, 150 aggressori, guidati da leader paramilitari, hanno tentato di fare un strage tra le famiglie zapatiste del villaggio.    I paramilitari hanno occupato la terra recuperata che si trova dall’altra parte del fiume, prendendosi quella già seminata.  Stanno costruendo case e, nella notte, si avvertono i loro movimenti con armi.   A neanche 400 metri dal villaggio, alcuni elementi della Pubblica Sicurezza, dal 16 settembre, hanno occupato quella che era la scuola autonoma zapatista.  Raccontano che il 18 settembre, da quella postazione di polizia, sono partiti due spari in direzione degli zapatisti.

I viveri stanno per esaurirsi e non è possibile né seminare, né raccogliere legna per il forte rischio di essere attaccati.

Gli aggressori sono ben conosciuti dai compagni.   Sono dirigenti politici del malgoverno di Union Hidalgo. Questi ultimi non agiscono autonomamente. I compagni zapatisti raccontano: “Il 4 settembre sono venuti qui il segretario del governo del Chiapas Noé Castañon accompagnato da due alti funzionari del malgoverno e da membri della pubblica sicurezza statale.  Si sono riuniti con i paramilitari per dir loro che quelle terre erano loro”.   Due giorni dopo si è scatenato l’attacco contro le basi di appoggio del EZLN.

Le Basi di Appoggio Zapatiste non si arrendono

Nonostante le sofferenze provocate da questo attacco del malgoverno nella regione, le donne e gli uomini zapatisti che parlano ai partecipanti alla carovana, danno mostra di essere  più convinti che mai nella loro lotta e resistenza. La richiesta è l’immediato ritiro dei paramilitari. 

Non ci sono dubbi sul far ricadere tutta la responsabilità sul governo messicano. “Non vogliamo scontrarci con coloro che appartengono alla nostra stessa razza indigena anche se appartengono ad altri partiti e si sono venduti al mal governo” spiegano i compagni che resistono nel nuovo villaggio Comandante Abel.

Le donne sfollate a San Marcos dicono a voce alta: “Non ci arrendiamo, non ci lasceremo convincere da progetti  come Oportunidades o Procampo[3]  con i quali il malgoverno cerca di tappare i nostri occhi e comprare le nostre coscienze”.   “Il denaro lo produciamo con il niostro sudore e anche se dobbiamo curare i nostri bambini piccoli sappiamo allevare polli e oche, sappiamo lavorare il mais come gli uomini.   Per quanto non mangiamo come mangiano quelli del governo, chiediamo di poter vivere nelle nostre case e che il governo ritiri i suoi paramilitari”.  Un’altra compagna dichiara ”Resisteremo finché dio ci conserva in vita.  Vogliamo insegnare ai nostri figli come si deve vivere”.

Le BAEZLN di Comandante Abel ricevono la caravana in  una casa e danno la loro testimonianza.

 Parte del terreno invaso dai paramilitari in Comandante Abel

 In questa scuola stanno  dormendo le 73 persone sfollate dal nuovo villaggio Comandante Abel

 Le donne ribelli zapatiste sfollate da Union Hidalgo

  Gli sfollati di Unión Hidalgo danno la loro testimonianza nella stessa scuola dove sono alloggiati


[1] L’ejido è una forma di proprietà comunitaria della terra, tuttora riconosciuta dalla Costrituzione messicana, dai tempi della rivoluzione di Zapata e Villa, nei primi anni del secolo scorso.  La terra viene pure lavorata collettivamente.

[2] Pozòl: bevanda, a base di mais spesso fermentata,  in uso in tutto il Messico.

[3] Oportunidades, Procampo fanno parte della strategia del governo per ridurre l’appoggio indigeno all’EZLN.  Il governo offre appoggi in denaro e prestiti ai campesinos indigeni a condizione che non appoggino l’EZLN ed entrino nelle organizzazioni politiche governative

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La Jornada – Mercoledì 26 settembre 2012

Decine di indigeni chiapanechi in fuga dalle aggressioni paramilitari

A colpi d’arma da fuoco hanno obbligato simpatizzanti dell’EZLN a rifugiarsi in altri villaggi

Hermann Bellinghausen

 Circa un centinaio di indigeni, basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) delle comunità Comandante Abel ed Unión Hidalgo, municipio autonomo La Dignidad, in Chiapas, si sono rifugiati in altri villaggi. La situazione è giudicata grave dal Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba).

Come denunciato dalla giunta di buon governo (JBG) di Roberto Barrios, lo scorso 8 settembre, 73 persone di Comandante Abel sono state cacciate a colpi d’arma da fuoco da un gruppo paramilitare, legato a quello che si conosceva come Desarrollo, Paz y Justicia e col PRI. Dal 6 al 19 settembre, gli aggressori da 55 sono diventati 150 ed hanno costruito un accampamento a 500 metri dalla comunità. Altre famiglie zapatiste sono state costrette ad abbandonare Unión Hidalgo, a Sabanilla. 

Una brigata di osservazione, formata da organizzazioni civili e collettivi dell’Altra Campagna, ha visitato la zona per incontrare gli sfollati ed ha diffuso un approfondito rapporto. Sono stati rilevati diversi colpi di pallottola contro la scuola autonoma ed i negozi cooperativi, e la realizzazione di trincee a 200 metri dal villaggio. Secondo gli stessi profughi, con armi AR-15 gli aggressori dalla trincea puntavano le armi contro il villaggio.

Due giorni prima di iniziare gli attacchi, i paramilitari si erano riuniti a San Patricio con i funzionari Eduardo Montoya, Maximiliano Narváez e Noé Castañón León, quest’ultimo segretario di Governo, ed agenti di Pubblica Sicurezza, si indicane nel rapporto. Poi sarebbero arrivati individui armati e con divise militari. Nella comunità restano meno di 30 abitanti. La metà dei 147 ettari del villaggio è occupata dagli invasori. Alcune donne sono scappate verso il fiume. I bambini sono corsi nella montagna senza sapere come uscirne; gli spari erano molto vicini e ci sfioravano, colpivano i muri della casa, hanno raccontato le donne. Una donna racconta: ero in negozio quando improvvisamente si sono sentiti gli spari e le compagne sono scappate dal negozio. Tre giorni senza mangiare né bere. Un’altra racconta: le compagne si sono nascoste sotto i massi e sotto i tronchi; due compagne erano scomparse ma tre giorni dopo si sono presentate a San Marcos.

Dal giorno 16, all’entrata si trova un posto di controllo della Pubblica Sicurezza Statale che sembra proprio proteggere gli invasori. Il giorno 18, i poliziotti hanno sparato. 

I paramilitari hanno occupato la clinica autonoma. Vogliono cacciare le basi di appoggio; molti campi di mais sono invasi. Gli animali si stanno disperdendo, i paramilitari tagliano i recinti e distruggono i raccolti. Accusano il governo: È la sua maniera di fare la guerra e logorarci per farci arrendere. Non abbandoniamo la nostra lotta e non ci arrendiamo.

Nella comunità autonoma San Marcos, gli osservatori hanno trovato gli sfollati di Comandante Abel in condizioni precarie. Quattro donne sono incinta e c’è il timore di aborti spontanei. Una delle donne scomparse dopo l’attacco, riferisce: le pallottole ci inseguivano e quando siamo arrivate qui stavamo davvero male. Non abbiamo preso il sentiero, ma siamo passate per il burrone. Dietro di me ho avvertito la presenza di un animale, ho avuto paura e mi sono persa, pensavo di morire. Ora sono assistite dai promotori di salute e dalle levatrici di San Marcos.

A Zaquitel Ojo de Agua sono sfollate altre 12 persone di Unión Hidalgo, dove rimangono alcuni ragazzi per prendersi cura di polli, maiali e tacchini, senza poter uscire. Sono minacciati da elementi del PRI chi si nascondono per sparargli addosso. Attraverso un megafono i paramilitari annunciano, “giorno e notte, che ci ‘mangeranno’, perché siamo su un’altra linea, fuori dalla giustizia e dalle leggi”, hanno raccontato. Se i paramilitari non riusciranno a prendere la comunità Comandante Abel, dicono che ci massacreranno. Membri della JBG a loro volta hanno dichiarato: Il governo compra le persone, poi li convince di toglierci la terra. http://www.jornada.unam.mx/2012/09/26/politica/023n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Sabato 22 settembre 2012

Alberto Patishtán è quasi cieco per la mancanza di cure mediche

Hermann Bellinghausen

Mentre il governo federale tiene nel limbo la liberazione del professore tzotzil Alberto Patishtán Gómez in carcere a San Cristóbal de las Casas, il governo del Chiapas continua ad eludere l’obbligo di fornire assistenza medica a questo importante prigioniero di coscienza che a causa di questa mancanza sta perdendo la vista.

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba) ha spresso indignazione per l’inefficienza dello Stato messicano nei confronti del prigioniero politico (dopo 12 anni di prigione, la difesa ha dimostrato la sua innocenza, come ha ammesso il governatore Juan Sabines Guerrero un paio di anni fa) che in innumerevoli occasioni ha denunciato le sue condizioni di salute. Lo Stato ha impedito l’assistenza medica adeguata, denuncia l’organizzazione.

Nei giorni scorsi, un oftalmologo di fiducia del docente, attivista dei diritti umani ed aderente all’Altra Campagna, lo ha visitato ed ha riscontrato la perdita progressiva della capacità visiva, poiché ha perso il 90% della funzione. Lo specialista ha dichiarato che la patologia non è oftalmologica, ma ormai è un problema che deve essere risolto urgentemente da un neurochirurgo.

Patishtán non può più svolgere le attività quotidiane. In una testimonianza dice: Dal 6 settembre non solo ho avvertito la perdita della visione laterale, ma sento come se le luci si stessero fondendo. La settimana precedente, aggiunge, “non potevo più leggere la Bibbia né vedere la tastiera con la quale accompagno i canti durante la messa (in carcere é ministro Eucaristico). Non riesco più nemmeno a scrivere”.

Il Frayba sottolinea che nel 2010, dopo una visita superficiale, un medico dell’istituto gli aveva erroneamente diagnosticato un glaucoma. Quello stesso anno fu ricoverato per sei mesi nell’ospedale Vida Mejor, di Tuxtla Gutiérrez ma senza essere stato curato in maniera professionale né efficace. In realtà si era trattato di una misura propagandistica del governo del Chiapas per dimostrare che adempiva ai suoi obblighi.

A maggio del 2011, le autorità vennero a conoscenza che la perdita della vista era dovuta più ad un’atrofia ottica discendente che al glaucoma. Gli fu praticata una TAC il cui esito fu nascosto al medico che lo curava. Poi, a causa del suo trasferimento forzato ed arbitrario nel carcere di Sinaloa, non fu più seguita la cura medica iniziata. Dopo altre denunce di Patishtán, furono eseguiti nuovi esami e gli fu diagnosticato, erroneamente un’altra volta, una neuropatia ottica ischemica.

Il Frayba chiede al governo di applicare senza ulteriori ritardi le misure cautelari concesse quest’anno dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH).

Intanto, nell’ambito della quarta tappa della campagna mondiale per la liberazione di Patishtán e di Francisco Santiz López, base di appoggio dell’EZLN, è stata diffusa una lettera indirizzata alla Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) per chiedere la sua libertà immediata. Le organizzazioni dei diritti umani nazionali ed internazionali che sottoscrivono la petizione affermano che relativamente alla condanna a 60 anni di prigione del professore indigeno, chiedono al massimo tribunale di ammettere il ricorso per il  riconoscimento di innocenza presentato dalla difesa.

I firmatari ritengono che per l’interesse suscitato da questo caso su scala nazionale e internazionale, si possono fissare nuovi criteri a partire dalle recenti interpretazioni sulla portata delle garanzie contemplate dalla Magna Carta e dai trattati internazionali ratificati dallo Stato messicano, che il Potere Giudiziario ha sviluppato alla luce della riforma costituzionale in materia di diritti umani. http://www.jornada.unam.mx/2012/09/22/politica/016n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Los de Abajo

La riattivazione di Paz y Justicia

Gloria Muñoz Ramírez

losylasdeabajo@yahoo.com.mxhttp://desinformemonos.org

15/09/2012

Il recente attacco armato contro la comunità Comandante Abel, formata da basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) nella zona nord del Chiapas, è parte della ripresa flagrante del gruppo paramilitare Paz y Justicia, sostenuto dal 1995 dai governi di turno, tanto statali come federali, quando fu riconfigurata la mappa della militarizzazione e paramilitarizzazione dello stato, allo scopo di annichilire la resistenza e l’autonomia dei popoli zapatisti.

È importante segnalare che frange importanti di questo gruppo, nato con la copertura, finanziamenti e addestramento del PRI, dell’esercito e dei governi, e che ha cambiato nome o inventato nuove sigle per la sua visibilità, fanno ora parte del Partito Verde Ecologista che fa parte dell’alleanza politica con la quale assumerà il potere il prossimo governatore, Manuel Velasco Coello.

Nonostante le numerose prove della violenza estrema perpetrata da Paz y Justicia, questo gruppo è sempre esistito ed i suoi membri non sono mai stati disarmati, benché alcuni dei suoi leader abbiano varcato i cancelli della prigione agli inizi dello scorso decennio (e non come paramilitari, ma per reati comuni).

Paz y Justicia è nato nella zona nord del Chiapas, nella regione ch’ol, e tra il 1995 ed il 2000, secondo un rapporto del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba), la sua attività violenta, appoggiata dall’esercito e dalla polizia, ha provocato migliaia di profughi e decine di desaparecidos, torturati e giustiziati.

Presente nei municipi di Tila, Tumbalá, Sabanilla, Yajalón e Salto de Agua, Paz y Justicia per qualche anno ha mantenuto un relativo basso profilo, ma non è mai stato disattivato. In questo contesto si iscrivono le aggressioni alla comunità zapatista di San Patricio, fondata nel 1995 dentro il municipio autonomo La Dignidad, caracol di Roberto Barrios, su terre recuperate con la sollevazione del 1994.

A causa delle costanti aggressioni, la resistenza zapatista, nel maggio scorso, ha trasferito le basi di appoggio in un’altra proprietà vicina, chiamando il nuovo villaggio Comandante Abel, e la persecuzione armata di Paz y Justicia è arrivata anche lì.

Considerando che si continua a resistere e parallelamente si sta costruendo uno spazio di dignità e ribelle da parte delle basi di appoggio zapatiste, si è aperta una campagna di raccolta di cibo e fondi a San Cristóbal de las Casas. Le persone o le organizzazioni che vivono in altre geografie e vogliono dare il proprio aiuto possono scrivere alla casella di posta elettronica: elcor.chiapas@gmail.com.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 14 settembre 2012

Continuano le aggressioni dei paramilitari contro la comunità zapatista Comandante Abel

Donne, vecchi e bambini sono fuggiti in montagna; ci sono quattro desaparecidos

La situazione delle basi di appoggio è grave, denuncia la JBG Nueva semilla que va a producir

Hermann Bellinghausen

Proseguono le aggressioni dei paramilitari del gruppo Paz y Justicia, sotto la sigla della UCIAF, contro la comunità zapatista Comandante Abel, i cui abitanti hanno dovuto fuggire in montagna per proteggersi dagli spari. La giunta di buon governo (JBG) Nueva semilla que va a producir, del caracol di Roberto Barrios, nella zona nord, definisce grave la situazione delle basi di appoggio di questa comunità e di Unión Hidalgo, nel municipio autonomo La Dignidad.

L’invasione violenta del villaggio è iniziata lo scorso 6 settembre e nonostante le denunce, le autorità non sono intervenute per fermare gli attacchi. Il giorno 8 sono proseguiti gli spari con armi di grosso calibro in direzione della comunità. Bambini, donne ed anziani si sono nascosti tra gli alberi e sono fuggiti in montagna per la paura di essere raggiunti dalle pallottole. Hanno trascorso due giorni e due notti sotto la pioggia e al freddo, poi si è saputo che sono riusciti a raggiungere altre comunità.

La JBG riferisce di due donne scomparse e due bambini malati di febbre, vomito, diarrea e tosse. Sono 70 tra uomini, donne, bambini ed anziani. Alcuni sono rimasti a difendere la terra. Gli invasori hanno costruito due trincee e tre case, mentre anche le basi zapatiste della vicina Unión Hidalgo si sono spostate a causa delle pesanti minacce di essere massacrati dai paramilitari della comunità stessa. Per tre giorni le famiglie si sono rifugiate in montagna. Gli sfollati sono 10 ed un neonato; sono rimasti solo i giovani per difendere le case ed i beni.

Il 9 settembre gli aggressori hanno ampliato il luogo che hanno occupato e dal pomeriggio hanno iniziato a sparare. Nella notte sono arrivati rinforzi armati provenienti da Saquijá, municipio di Sabanilla. Il giorno 11 hanno costruito cinque abitazioni.

La JBG accusa l’ex candidato priista Carlos Cleber González Cabello di finanziare l’acquisto di armi degli invasori. Di tutto quello che sta accadendo e di quello che succederà, la JBG ritiene responsabili i tre livelli del malgoverno quali autori intellettuali che organizzano, finanziano, addestrano, armano e comandano questi gruppi paramilitari e delinquenti attraverso le proprie istituzioni armate. Vedendo che le basi zapatiste non cadono nell’inganno delle elemosine, loro proseguono il loro piano di impadronirsi delle ricchezze del nostro paese. Quindi, mandano ad ammazzare, sgomberare e distruggere le nostre terre. Il governo parla di pace, di difendere le garanzie, di giustizia in Messico, e chiede l’aiuto economico dell’ONU per combattere la povertà, ma quel denaro viene usato solo per finanziare i gruppi armati.

La giunta zapatista chiede: È pace organizzare dei gruppi per ammazzare il proprio fratello? Qual’è il grave crimine che hanno commesso questi compagni: possedere un pezzo di terra per vivere e mantenere la famiglia? Il governo è una vergogna davanti al mondo, dice combattere la criminalità mentre in realtà protegge gruppi e dirigenti che agiscono pubblicamente contro i popoli in resistenza; il malgoverno sa chi sono, dove vivono, ma non fa niente perché è lui il loro capo e li protegge.

La JBG dichiara: Non siamo contro quelli che non sono d’accordo con noi; al contrario, al gruppo filogovernativo che vive a San Patricio abbiamo dato una parte della nostra terra perché anche loro hanno diritto alla vita, e per questo le nostre basi si sono trasferite nel podere di La Lámpara per costruire la loro nuova comunità in onore al nostro compagno scomparso Comandante Abel. http://www.jornada.unam.mx/2012/09/14/politica/026n1pol

Comunicado íntegro de la JBG Nueva semilla que va a producir

Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La JBG Nueva Semilla Que Va a Producir denuncia l’attacco armato dei paramilitari nella comunità autonoma Comandante Abel

 Caracol V Que habla para todos, Roberto Barrios, Chiapas Messico

7 Settembre 2012

 Alla società civile nazionale e internazionale. 

Agli aderenti dell’Altra Campagna. 

Alla Sesta Internazionale. 

Ai media alternativi. 

Agli organismi indipendenti dei diritti umani. 

Alla stampa nazionale e internazionale. 

Compagni e fratelli, 

Denunciamo la situazione che si sta vivendo nella nuova comunità Comandante Abel, già San Patricio, Municipio Autonomo Ribelle Zapatista La Dignidad, Chiapas, Municipio ufficiale di de Sabanilla. 

1.- Il giorno 6 settembre 2012 alle ore 7 del mattino un gruppo di 55 persone armarte sono arrivate a circa 200 metri dalla nuova comunità con l’intento di impossessarsi del terreno dei nostri compagni basi di appoggio.
– Il gruppo proviene dalla comunità Union Hidalgo ed i priisti da San Patricio del municipio ufficiale di Sabanilla. Questo gruppo è venuto con l’obiettivo di invadere e cacciare i nostri compagni dalle loro terre e beni. 

Quando sono arrivati hanno costruito una tettoia e issato una bandiera rossa, ed alle 11 della mattina stessa hanno cominciato a rubare il mais verde dei compagni. 

– Alle ore 12 hanno sparato con armi calibri 22.
-Alle 3 del pomeriggio sono arrivati tre funzionari del malgoverno nel luogo occupato dagli invasori accompagnati da bambini e bambine figli dei priisti della comunità di San Patricio; poi se ne sono andati. Successivamente sono arrivati altri paramilitari fino a raggiungere il numero di 70 invasori. 

– Alle 8 di sera i paramilitari si sono mossi in varie direzioni sparando numerosi colpi (26 spari). 

– A mezzanotte si sono uditi altri due spari di calibro 22 e sono arrivati altri rinforzi dei paramilitari. 

2.- All’alba del 7 settembre i paramilitari erano 150 ed hanno iniziato a distruggere i campi di girasoli e le recinzioni dei pascoli del collettivo dei nostri compagni basi di appoggio. 

– Alle 10:10 del mattino, un compagno è uscito di casa per vedere cosa stava succedendo e 3 elementi del gruppo invasore che indossavano divise militari e passamontagna hanno sparato 30 colpi con armi di grosso calibro (pistole 9 millimetri, AR-15) ed uno dei proiettili ha colpito la casa del compagno. 

– Alle 10:30 del mattino hanno circondato la comunità a circa 150 metri di distanza, tutti con armi di diverso calibro; si sono contate 19 armi.

3.- I dirigenti paramilitari del gruppo armato Paz y Justicia che guidano questa operazione di sgombero, minacce, aggressioni e furti contro i nostri compagni sono: Pedro Ramírez Guzmán judicial segreto dell’ejido Unión Hidalgo municipio ufficiale di Sabanilla, Jesús Ramírez Guzmán commmissario ejidale, Ramiro Encino Gómez consiglio di vigilanza della stessa comunità, Ignacio Gómez Guzmán, Luis Gómez Encino, Oscar Gómez Ramírez, Miguel Encino Gómez, Hipólito Ramírez Martínez, Carlos Clever Gonzales Cabello ex candidato del PRI dirigenti di Paz y Justicia, Rolando Gómez Guzmán ex soldado, Manuel Cruz Guzmán commissario di San Patricio, Gerónimo Ramírez Martínez judicial segreto della stessa comunità di San Patricio, Conrado Gómez Guzmán agente municipale dell’ejido Unión Hidalgo, Javier Guzmán Encino ex funzionario del governo del municipio ufficiale di Sabanilla sono coloro che dirigono queste azioni contro il nostro popolo, su indicasioni dei loro capi del malgoverno. 

4.- Tutto questo fa parte della guerra di contrainsurgencia messa in atto dal malgoverno dei ricco contro la nostra organizzazione ed i nostri popoli in resistenza. Il governo vuole spargimento di sangue e morte, mentre i nostri popoli in resistenza costruiscono le proprie vite con le risorse che madre terra mette a disposizione dove viviamo, per questo non permetteremo che il malgoverno, attraverso i suoi gruppi paramilitari ci tolga le terre recuperate nel 1994 con la vita ed il sangue dei nostri combattenti, perché la terra è nostra, era dei nostri nonni e bisnonni ai quali è stata tolta dai maledetti invasori spagnoli che li hanno uccisi ed hanno sparso il sangue di milioni di originari di queste terre. Per questo diciamo che la terra è nostra e la difenderemo a qualunque costo, perché il governo non ha cuore ma la cosa più triste è vedere che il malgoverno non si scontra direttamente con il popolo, ma strumentalizza e usa il povero della stessa razza per raggiungere il suo obiettivo di rubare, ammazzare e impadronirsi delle ricchezze.

 Di tutti i crimini citati e di tutto quello che può accadere ai nostri compagni, uomini, donne, vecchi e bambini che si trovano in grave pericolo di vita, riteniamo responsabili il governo federale di Felipe Calderón Hinojosa, il governo dello stato di Juan Sabines Guerrero, il presidente municipale di Sabanilla Genaro Vázquez Pérez e la presidentessa municipale di Tila Sandra Cruz Espinisa.  

Chiediamo ai fratelli ed alle sorelle di buona volontà di vigilare sulla situazione dei nostri compagni basi di appoggio.

 Distintamente

Mandar obedeciendo
Junta de buen gobierno

LA CARTA VIENE CON EL SELLO DE LA JUNTA DE BUEN GOBIERNO SEMILLA QUE VA A PRODUCIR Y FIRMADA POR LOS INTEGRANTES DE LA JUNTA

Enrique Cruz Hernández
Alex Gómez Pérez
Efraín Gómez Pérez
Estrella Sánchez Sanchez

Comunicato originale

 (Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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