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Archive for aprile 2009

Aggressione armata.

La Jornada – Mercoledì 29 aprile 2009

Da domenica hanno sparato diverse volte contro le case

AGGRESSIONE ARMATA CONTRO GLI ZAPATISTI DI AGUA AZUL

“E’una messinscena contro di noi per creare un pretesto per arrestarci”

Hermann Bellinghausen – Inviato

San Cristóbal de las Casas, Chis. 28 aprile. La giunta di buon governo (JBG) di Morelia ha denunciato che da domenica gli zapatisti di Agua Azul e di Betel Yochip sono aggrediti dagli spari dei poliziotti settoriali e paramilitari mentre un elicottero sorvola le località. Casualmente, lo stesso giorno il segretario di Governo, Noé Castañón León, ha visiato il villaggio Alan Sacjún. Secondo la JBG, “per parlare col commisaario priista Pedro Álvaro” e concordare con i priisti “di trasferire la cabina di riscossione, che i compagni dell’Altra Campagna stavano gestendo, nelle manie dei poliziotti e di installare un accampamento al crocevia di Agua Azul”.

In quello che sembrerebbe lo scenario per un’aggressione più grande, questo lunedì i poliziotti sono tornati ad Agua Clara ed insieme ai priisti hanno bloccato l’accesso allo stabilimento balneare El Salvador, gestito dalle basi di appoggio dell’EZLN. “I nostri compagni del municipio autonomo Comandante Ramona sono continuamente vessati dalla polizia di settore, di pubblica sicurezza, dai pattugliamenti costanti dell’Esercito federale e dai paramilitari”, denuncia la JBG che ha anche identificato alcuni dei veri rapinatori della zona.

Domenica 26, verso le 5:30, “a 300 metri dalla casa dove vive un compagno”, i poliziotti hanno sparato cinque colpi contro la casa, sono avanzati ed hanno sparato ancora due volte. “D’avanguardia c’erano cinque indigeni che vivono a Betel Yochip; dopo gli spari della polizia, anche gli indigeni hanno sparato 60 colpi calibro 22 a circa 20 metri dalla casa”.

Le persone di Betel Yochip che guidavano i poliziotti, secondo la JBG, sono leader priisti, “paramilitari dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic)”. I numeri delle pattuglie “che stanno sparando contro i nostri compagni” sono 088, 077 e 092.

“L’intimidazione e persecuzione a colpi di pallottole” che hanno subito le basi dell’EZLN “è durata quattro ore e mezza”. A mezzogiorno “è iniziato il sorvolo radente di un elicottero della Pubblica Sicurezza, molto vicino ai tetti delle case dei nostri compagni di Agua Azul e Agua Clara”.

La JBG precisa alle 11 della notte, ad Agua Clara si sono risentiti colpi di spari calibro 22 “nella montagna e la polizia ha risposto sparando”. Questo atto “è solo un piano di provocazione per incolparci. E’ una messinscena contro di noi per creare il pretesto di arrestarci”. Il 27 aprile, alle 6 di mattina, la polizia “è tornata sul luogo degli spari, secondo loro, per investigare, e si sono addentrati nella montagna ‘per seguire le orme di chi aveva sparato il giorno 26’. Fino al momento non sappiamo che direzione abbiano preso, sappiamo solo che ora sono in montagna”.

All’ingresso dello stabilimento balneare El Salvador, su una sponda di Agua Clara, “dove stanno facendo i turni le basi di appoggio zapatiste, i priisti hanno bloccato gli accessi con pietre e grossi pali di legno, “appoggiati dalla polizia”. “Sospettiamo che stiano tendendo un’imboscata ai nostri compagni che fanno turni”.

La JBG denuncia: “Juan Sabines ed i suoi complici José Luis Cortés Solís (commissario di Pubblica Sicurezza), Antonio Gamboa López, segretario particolare di Sabines, e suo fratello Alejandro Gamboa López, dirigente statale del PRD, vanno dicendo che la JBG avrebbe ricevuto il 30% (degli incassi della cabina di riscossione di San Sebastián Bachajón, da aderenti dell’Altra Campagna), e questo è totalmente falso”.

Inoltre, la JBG revela di aver trovato in montagna “un sacco di abiti, sei documenti di identità con nomi stranieri, un libro, tre pantaloni che sembrano uniformi di colore blu, tre tee-shirt di colore nero, una spazzola con incise le lettere ‘MP’, chevogliono dire Manuel Pérez, abbiamo scoperto questo nome dopo le nostre indagini, ed è originario di Flor de Cacao”. Gli zapatisti hanno scoperto che di giorno questo gruppo “ruba mais nelle milpas e galline, e nella notte assalta le auto di passaggio”.

Nel municipio autonomo Lucio Cabañas, le basi zapatiste “subiscono minacce di morte da quelli della Orcao” che hanno provocato tre incendi su un totale di 60 ettari; l’ultimo, questo lunedì. Tagliano e vendono illegalmente legname, “protetti e complici del malgoverno nel saccheggio delle nostre risorse naturali”.

Comunicato completo della JBG: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/denuncias/1615

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Lunedì 27 aprile 2009

Hermann Bellinghausen

Tortura e menzogna in Chiapas

Con brutalità giudiziaria e mediatica, come non si vedeva dalla dittatura militare virtuale stabilita in Chiapas con i governi di Ernesto Zedillo e Roberto Albores Guillén, l’attuale governo ha fatto un salto nel vuoto inventando accuse contro attivisti sociali, aderenti all’Altra Campagna e basi di appoggio dell’EZLN, diffondendole a livello di massa senza il minimo pudore e sostenendo una politica di tortura e terrore senza sentire la necessità di offrire spiegazioni, per non parlare di scuse.

Non solo Ulises Ruiz Ortiz ed Enrique Peña Nieto sono governatori che confondono impunemente ordine e crimine. Anche Juan Sabines Guerrero ed il suo segretario di Governo, Noé Castañón (resuscitato dell’alborismo dal suo protettore, il segretario di Governo calderonista, Fernando Gómez Mont), appartengono a quella casta di mandatari che con il sorriso sulle labbra torturano ed imprigionano cittadini innocenti. Bisogna spianare la strada ad un’autostrada che i contadini che vivono sul suo tragitto respingono.

Gli ejidatari di San Sebastián Bachajón, municipio di Chilón, il 24 aprile hanno nuovamente smentito le accuse del governo contro otto indigeni, “fermati, accusati di essere delinquenti, assalitori e narcotrafficanti” in maniera gratuita. Piuttosto hanno partecipato ad azioni per controllare gli assalti ed i furti a danno dei turisti nei pressi delle cascate di Agua Azul. Invece, i poliziotti di settore “non servono a niente, perché loro usano tutto questo come un affare, quando fermano qualche rapinatore e poi lo lasciano in libertà”.

I delegati dell’ejido accusano il governo di invadere “il territorio dei popoli indigeni con i suoi cattivi progetti, autostrade e hotel”. Denunciano inoltre l’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) di delinquere al riparo delle autorità statali e federali. Ricordano che il 17 aprile 800 poliziotti sono entrati nella regione autonoma San José en Rebeldía per sgomberare gli indigeni che bloccavano la strada per chiedere la liberazione dei detenuti.

Quel giorno gli agenti, “guidati da membri di Opddic”, hanno abbattuto la cabina di riscossione rubando la radio di comunicazione (mostrata sulla stampa come “prova” contro gli arrestati), archivi e 115 mila pesos in contanti. I poliziotti che hanno partecipato allo sgombero hanno tentato di violentare due donne a Crucero Agua Azul; rubato merci da un negozio, di proprietà di Juana Silvano García, minacciando di violentarla e rubandole 20 mila pesos.

Il giorno 19 membri di Opddic e poliziotti settoriali hanno occupato la cava di ghiaia dell’ejido, nella ranchería Jol Huk’um. Il 23 ejidatari di Opddic del municipio Sitalá hanno tentato di cacciare gli indigeni della ranchería Mojón Tzuy, “perchè aderenti all’Altra Campagna”. In entrambe le occasioni erano guidati da Pedro Álvaro Hernández.

Gli ejidatari dell’Altra Campagna chiedono il ritiro immediato dei poliziotti da Agua Azul e Xanil. Gli agenti “servono solo a creare conflitti tra indigeni”.

L’Organizzazione Mondiale Contro la Tortura (OMCT) ha espresso “seria preoccupazione” per la detenzione arbitraria, i maltrattamenti, tortura, violazioni delle garanzie giudiziarie ed il fermo di otto persone delle comunità tzeltales San Sebastián Bachajón, Xanil e Crucero Agua Azul. Il giorno prima l’ha fatto Amnesty International.

L’azione repressiva è stata accompagnata da un’intensa campagna mediatica del governo del Chiapas che criminalizza senza fondamento degli indigeni che pubblicamente si era impegnato a rispettare. Ora, la stampa locale dà per “risolto” un presunto “conflitto di due anni” tra indigeni del luogo, che, come per magia, avrebbe permesso di “riannodare” il flusso di turisti alle cascate di Agua Azul (che non si è mai interrotto), “grazie” alla presenza massiccia dei poliziotti.

Gli indigeni, dice la OMCT, “sono stati obbligati dagli agenti a dichiarare di essere rapinatori di strada”. Con maltrattamenti e torture li hanno costretti ad apporre le loro impronte digitali “su alcuni fogli senza conoscere il loro contenuto”.

I detenuti si trovano in regime di fermo nella sinistra Quinto Pitiquitos, a Chiapa de Corzo, su mandato della Procura Specializzata Contro la Delinquenza Organizzata della Procura Generale di Giustizia dello Stato. La OMCT ha chiesto alle autorità di garantire la sicurezza e l’integrità personale, così come la liberazione immediata dei fermati, se non si possono attribuire loro i reati di cui sono accusati; investigare sulle violazioni commesse ed indennizzare e riabilitare i “fermati”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – 25 aprile 2009

AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE ALLO STATO DI GARANTIRE L’INTEGRITA’ DI 11 ARRESTATI DURANTE I RECENTI OPERATIVI IN CHIAPAS

Hermann Bellinghausen

Dalla sua sede a Ginevra, Svizzera, Amnesty International (AI) ha espresso preoccupazione per gli undici uomini catturati in due diverse operazioni di polizia realizzate a Tuxtla Gutiérrez ed Ocosingo, stato del Chiapas, che sono reclusi in un centro di detenzione non ufficiale senza capi d’acusa depositati. Tutti con possibilità ristrette di incontrare avvocati e familiari. Questi ultimi e le organizzazioni dei diritti umani sostengono che sono stati sottoposti a torture e minacce.

L’organizzazione chiede al governo messicano di garantire l’integrità e la libertà di tutti loro. Menziona cinque membri del Mocri-CNPS-MN e sei aderenti dell’Altra Campagna, benché ora si presume che ci siano altri due arrestati, uno dei quali è base di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) e l’altro parente di qualcuno degli altri detenuti.

Nel suo appello Amnesty riassume: “Il 7 aprile cinque uomini sono stati fermati a Tuxtla Gutiérrez dopo aver organizzato una protesta davanti alla prigione locale dove si trovano reclusi alcuni dei loro familiari. Protestavano perché ritengono che i loro familiari, che appartengono ad un’organizzazione di contadini nota come Mocri-CNPA-MN, siano reclusi sulla base di false accuse. La polizia, inoltre, ha perquisito gli uffici dell’organizzazione e si è portata via computer, archivi elettronici e su carta, materiale d’ufficio e denaro.

“Dopo il fermo i cinque uomini sono rimasti isolati per due giorni e portati in un hotel in disuso del municipio di Chiapa de Corzo chiamato ‘Quinta Pitiquito’ che la Procura Generale di Giustizia dello Stato utilizza come centro di detenzione”.

Erick Bautista Gómez, uno dei detenuti, ha denunciato che “mentre erano sotto custodia l’hanno ripetutamente preso a pugni nello stomaco, schiaffeggiato e percosso. Quando hanno permesso a sua sorella di vederlo, a lui hanno detto che se avesse detto qualcosa a lei sarebbe successo ‘qualcosa di spiacevole’ “.

Poi, il 14 aprile – spiega Amnesty – sei uomini di San Sebastián Bachajón, municipio di Chilón, sono stati fermati ad Ocosingo e reclusi nel Quinto Pitiquitos: appartengono ad una comunità indigena simpatizzante dell’EZLN, gruppo armato di opposizione militarmente inattivo da più di dieci anni e che porta avanti un movimento sociale e di governi locali indipendenti nelle comunità indigene del Chiapas.

Denuncia che gli avvocati che hanno visitato i reclusi affermano che gli indigeni sono stati torturati dai poliziotti del Chiapas ed avevano segni visibili delle percosse sui corpi. Inoltre, una volta catturati sono stati obbligati a firmare deposizioni che non comprendevano. Non c’era un traduttore della loro lingua.

Vari stati messicani – aggiunge Amnesty – utilizzano la detenzione preventiva (fermo di polizia) per recludere sospetti mentre si svolge un’indagine. Non vengono accusati fino a che un giudice ordina la loro custodia su istanza del pubblico ministero. Possono rimanere in fermo per 80 giorni senza che il pubblico ministero li accusi o li rimetta in libertà. Bisogna ricordare che in Chiapas il provvedimento del fermo di polizia è stato creato dall’oggi screditatissimo ex procuratore Mariano Herrán Salvatti, ma l’attuale governo l’ha mantenuto facendone un uso intensivo, nonostante la dubbia legalità e provenienza dal pessimo governo precedente (di Pablo Salazar Mendiguchía).

Secondo l’ONU il fermo è una misura arbitraria

Amnesty ed altre organizzazioni hanno documentato come questa forma di detenzione può dare luogo a tortura; frequentemente ai sospetti è negato l’accesso ad un avvocato di loro scelta, alla famiglia o assistenza medica. E cita il gruppo di lavoro dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) sulla detenzione arbitraria, che nel 2002 dichiarò che il fermo costituisce una forma di detenzione arbitraria e crea un clima che dà luogo all’uso della coazione.

L’organizzazione sollecita le autorità messicane a garantire che gli 11 (in realtà 13) reclusi in Chiapas non siano sottoposti a tortura o maltrattamenti né obbligati con altri mezzi a rendere deposizioni contro la loro volontà.

A San Cristóbal de las Casas le autorità ejidali di San Sebastián Bachajón hanno di nuovo smentito le imputazioni contro gli ejidatari aderenti all’Altra Campagna, che dichiarano di essere oggetto di persecuzione e criminalizzazione per le loro azioni in difesa delle risorse naturali e del loro territorio di fronte ai progetti neoliberali.

(Traduzione “Maribel”  – Bergamo)

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Tensione per presenza militare.

La Jornada – Mercoledì 22 aprile 2009

La presenza dei militari a San Quintín causa tensioni sociali

La JBG annuncia che ripristinerà il servizio di erogazione dell’acqua alle basi di appoggio zapatiste di Espíritu Santo

HERMANN BELLINGHAUSEN

La Realidad, Chis., 21 aprile. La giunta di buon governo (JBG) di La Realidad ha annunciato che “prossimamente” ripristinerà il servizio di erogazione dell’acqua alle basi zapatiste di Espíritu Santo, alla periferia di Las Margaritas, che sono state private dello stesso da mesi dagli ejidatari del PRD e della CIOAC.

Intervistati nel caracol zapatista Madre de los caracoles del mar de nuestros sueños, i membri della JBG hanno dichiarato: “È la nostra decisione, ripristineremo l’erogazione dell’acqua al compagno José Domingo López López e ad altre cinque famiglie zapatiste di quel luogo, perché è una necessità basilare ed i compagni ne hanno diritto”.

Segnalano che l’aggressione contro gli zapatisti era stata promossa dal sig. Juan García “che guida le provocazioni”. Per il resto, questi “si dedica alla compravendita di terreni e vuole usurpare i nostri compagni. È priista, ma ha convinto i vicini, che sono perredisti, ad abbattere la recinzione di Domingo, togliergli l’acqua e sottrargli il terreno, approfittando di una sua assenza ed abusando di suo papà malato”.

La JBG assicura: “Non permetteremo che i compagni soffrano. Loro cooperano nei lavori della comunità, ma il signor García gli ha messo contro tutti gli altri”.

Passata la Quaresima, le bruciature dei campi per la semina rendono l’aria grigia e pesante. Non piove. I ruscelli e gli stagni sono asciutti. I fiumi, ridotti e trasparenti, si riducono al minimo. Siccità in montagna, nella selva e nelle valli, in colonie come Espíritu Santo dove in aggiunta c’è una “siccità” indotta; simile a quella che dal 2002 subiscono gli zapatisti di Sok’on, Zinacantán, dove i perredisti del posto li hanno privati del servizio di ergoazione dell’acqua e della loro sorgente.

“La JBG si è recata sul posto, a Espíritui Santo, cercando alternative al problema, tentando di risolvere, non di aggravare. Ma è chiara la strategia delle autorità e del proprietario Juan García”, raccontano i due portavoce della giunta, un uomo ed una donna (una terza, molto giovane e nel costume tradizionale dei tojolabales, prende nota nel computer). “Quello che vogliono è togliere terre e acqua ai nostri compagni, senza alcun motivo”.

Il governo municipale perredista di Las Margaritas “non ha fatto niente”. Come gli aggressori “è gente del presidente Rafael Guillén Domínguez, della CIOAC e del PRD, quello preferisce non intervenire né fare giustizia. Ed è ancora più complice il governo dello stato, che è dello stesso partito”.

Interrogati al riguardo, i portavoce della JBG confermano le voci secondo cui nella comunità priista di San Quintín è cresciuto lo scontento della popolazione tzeltal per la presenza della truppa. L’Esercito ha una base di grandi proporzioni ed una considerevole quantità distaccata di effettivi. Dal 1995 la “convivenza”, accettata o imposta, fa parte della quotidianità.

San Quintín, che non dista molto da La Realidad, sull’altra sponda del fiume Jataté, ha deciso di proibire l’ingresso dei soldati nel villaggio. “Come abbiamo saputo, non è permesso loro di andare nei negozi e se hanno bisogno di acquistare qualcosa, i soldati devono incaricare qualcuno”.

Settimane fa, a San Quintín, un gruppo di militari in stato di ebbrezza ha dato scandalo e sparato. Per gli indigeni è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le storie di molestie sessuali e prostituzione erano abituali in questa comunità ben servita dal governo già da prima dell’insurrezione zapatista e virtualmente occupata dai soldati delle forze armate più di 14 anni fa.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Altri arresti.

La Jornada – Lunedì 20 aprile 2009

Il CDHFBC critica lo sgombero degli indigeni che chiedevano la liberazione dei sei compagni arrestati

La polizia arresta un altro zapatista ad Agua Azul, anche lui con l’accusa di rapina

Si ignora dove si trovi Miguel Vázquez Moreno che era stato segnalato dalla Opddic

Hermann Bellinghausen, Inviato

San Cristóbal de las Casas, Chis., 19 aprile. Agenti della Polizia Statale Preventiva (PEP) sabato notte hanno arrestato un indigeno, base di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) all’incrocio di Agua Azul mentre transitava su un’auto con altre due persone. Miguel Vázquez Moreno, abitante della regione autonoma San José en Rebeldía, sarebbe stato accusato di “rapina” dagli agenti, secondo la versione dei suoi compagni rimasti in stato di fermo fino all’alba di oggi.

Si ignora ancora dove si trovi e la situazione giuridica di Vázquez Moreno, commerciante del luogo, che era stato segnalato da membri dell’organizzazione paramilitare Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) che lunedì 13 sono serviti da informatori della polizia per catturare, torturare e arrestare sei indigeni aderenti all’Altra Campagna, un parente di questi – della comunità confinante di Xanil – ed ora uno zapatista.

Le autorità ejidali di San Sebastián Bachajón, municipio di Chilón, hanno denunciato che questo sabato Francisca Silvano Gómez e Julia Silvano sono stati inseguiti nella montagna e “hanno subito un tentativo di violenza da parte dei poliziotti”.

Nello stesso tempo hanno ricordato l’aggressione di circa 800 agenti dell’Agenzia Federale di Investigazione (AFI) e poliziotti settoriali, PEP e Federale Preventiva, due ambulanze ed una pattuglia della Protezione Civile, il pomeriggio di venerdì 17, durante lo sgombero del blocco che gli ejidatari mantenevano per chiedere la liberazione dei detenuti. “Sono arrivati aggredendoci a calci. Poi si sono diretti alla cabina per il pagamento dell’ingressp dove hanno preso le radio, colpito la casa e poi sono arrivati i pick up della polizia con cui hanno abbattuto la casa che inoltre era piena di alimentiari. Si sono portati via zaini con vestiti, denaro ed altri oggetti”.

L’autorità ejidale assicura che con queste azioni, “il governo vuole distruggere la nostra organizzazione che porta avanti una lotta degna e giusta, perché difendiamo il nostro territorio dai suoi piani neoliberali ed i nostri diritti come popoli indigeni”.

Il blocco è stato installato mercoledì 15, perchè il 13 erano stati arrestati Jerónimo Gómez Saragos, Antonio Gómez Saragos, Miguel Demeza Jiménez, Sebastián Demeza Deara, Pedro Demeza Deara e Gerónimo Moreno Deara, aderenti all’Altra Campagna che si ono distinti per aver difeso i loro diritti territoriali. Il giorno 16 si erano raggruppati altri aderenti “per esigere la liberazione dei compagni, distribuire volantini ed esporre striscioni”.

Da parte sua il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC) oggi comunica che “su informazione pubblica del governo dello stato si sa che l’operativo del giorno 17 era per sgomberare il blocco. Tuttavia, in maniera arbitraria sono entrati nell’ejido, hanno smantellato la cabina di controllo di entrata alle cascate di Agua Azul che gli ejidatari gestivano da vari mesi e l’hanno distrutta”.

Personale del CDHFBC ha interpellato due responsabili dell’operativo: il vicedirettore della delegazione della PGR in Chiapas ed un agente del Pubblico Ministero Federale che hanno dichiarato che esiste un’indagine preliminare “per attacco alle vie di comunicazione”. Gli avvocati hanno chiesto di ritirare l’indagine, poiché il blocco era stato rimosso. Per tutto sabato distaccamenti della PEP sono rimasti all’incrocio di Agua Azul, Xanil e Agua Clara, e ci sono stati sorvoli di elicottero.

Lo stesso giorno è stato fermato Alfredo Gómez Moreno, su segnalazione di Juan Carlos Jiménez Hernández, membro di Opddic che accompagnava gli agenti di polizia. Il CDHFBC sottolinea che “la relazione tra membri di Opddic, funzionari di pubblica sicurezza ed autorità di investigazione è un modello reiterato nella zona per accusare aderenti dell’Altra Campagna e membri dell’EZLN”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Aggressione poliziesca.

La Jornada – Domenica 19 aprile 2009

Il Centro Per i Diritti Umani chiede “Un’azione urgente” rispetto all’aggressione della polizia contro un villaggio zapatista

I governi federale e del Chiapas reprimono la protesta sociale, denuncia la ONG

La procura statale “viola i diritti” pubblicando le foto dei sei presuenti delinquenti

Hermann Bellinghausen, Inviato

San Cristóbal de las Casas, Chis., 18 aprile. “I governi federale e dello stato del Chiapas usano le forze di polizia per reprimere la protesta sociale”, denuncia il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC) e chiede un’azione urgente dopo l’aggressione della polizia contro l’ejido San Sebastián Bachajón, municipio di Chilón, i cui abitanti sono aderenti all’Altra Campagna.

Le forze di polizia hanno anche aggredito o coperto attacchi a basi di appoggio zapatiste del vicino villaggio San José en Rebeldía, all’incrocio delle cascate di Agua Azul, e ad Agua Clara, entrambi nel municipio autonomo Comandanta Ramona.

Il CDHFBC sottolinea che “la Procura Generale di Giustizia dello Stato (PGJE), in un’inserzione a pagamento su La Jornada e Cuarto Poder (17 aprile), ha pubblicato le foto di sei detenuti, accusati di essere assalitori, in chiara violazione della loro dignità, dato che a livello giudiziale non hanno potuto dimostrarloro i reati imputati loro. Li stigmatizza come delinquenti davanti alla società, in chiara violazione del diritto di presunzione di innocenza”.

Bisogna dire che con l’enfasi data a questa informazione del governo, è sembrato perfino che avessero catturato importanti narcos o qualche ex procuratore di pessima fama; invece no. Si tratta solo dell’esibizione di una presunta “banda di assalitori”. Anche se ,o fossero, meriterebbero intere pagine su tutta la stampa statale e nazionale, come in questo caso?

Il ritorno degli alboristas riporta alle tattiche pubblicitarie dell’ultimo governo priista (1998-2000).

Il CDHFBC denuncia che “la PGJE stigmatizza i detenuti”. Il giorno 15 truppe federali hanno sparato contro i manifestanti all’incrocio di Agua Azul, mentre chiedevano la liberazione di sei compagni accusati di essere assalitori.

Prima e durante l’operativo i poliziotti si sono riuniti con membri dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) denunciati come paramilitari legati agli assalti a turisti a Xanil, Agua Azul ed Agua Clara. Contemporaneamente, la polizia vuole “restituire” ad Opddic la cava di sabbia che illegalmente avevano sfruttato alcuni dei suoi membri, fino a che mesi fa è stata recuperata dall’ejido di San Sebastián.

La polizia ha anticipato alla stampa statale che “avrebbe sgomberato” gli zapatisti che vivono ad Agua Clara e “restituito” lo stabilimento balneare ai priisti delle vicinanze, così come le installazioni che questo gruppo ha lasciato nell’abbandono fin dal sessennio precedente.

Secondo fonti ufficiali, l’operativo è federale, in conseguenza di una denuncia penale per il reato di attacchi alle vie federali di comunicazione.

Inoltre, le azioni di intimidazione, vessazione e provocazione di un convoglio della polizia nella regione autonoma ribelle zapatista San José en Rebeldía, “hanno fatto sì che i priisti della zona diventasse aggressivi contro le basi dell’EZLN”.

Ad Agua Clara, dove i priisti si sono ripetutamente incontrati con gli agenti segnalando la casa di Eliseo Silvano, zapatista già torturato dalla polizia un anno fa, gli agenti hanno minacciato di entrare nella proprietà, ma fino al momento non l’hanno fatto.

L’organizzazione civile ritiene che “questi eventi sono la dimostrazione della criminalizzazione della protesta sociale; il governo del Chiapas usa la procura di giustizia ed i mezzi di comunicazione come strumenti di repressione, come ha fatto con altre organizzazioni in giorni recenti”.

Tutto avviene nel contesto della costruzione imminente dell’autostrada San Cristobal-Palenque che comprendere come punto chiave dei progetti ecoturistici le cascate di Agua Azul, dove si trovano diversi villaggi in resistenza, zapatisti o dell’Altra Campagna.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Los de Abajo

La Jornada – Sabato 18 aprile 2009

Los de Abajo

PERSECUZIONE CONTRO LA POPOLAZIONE

Gloria Muñoz Ramírez

I sentieri nella selva Lacandona sono asciutti. I contadini hanno cominciato a bruciare la montagna per prepararla alla semina. Altri aspettano le prime piogge per avviare il ciclo e così impedire che gli incendi si espandano con le alte temperature. L’asfalto guadagna terreno nelle vallate. Da Las Margaritas la strada arriva ormai fino al villaggio zapatista di San José del Río, la comunità anfitrione del film Corazón del Tiempo. E si aspetta che arrivi fino alla comunità priista di San Quintín che ospita il quartiere militare più grande della zona. I camion strapieni di soldati continuano ad essere la costante dal 9 febbraio del 1995, quando il governo federale optò per la militarizzazione e paramilitarizzazione per eliminare gli zapatisti.

Dall’inizio della guerra, nel gennaio del 1994, in Chiapas sono passati sette governatori. Tutti, senza eccezione di colore o filiazione, hanno affrontato l’EZLN con le armi e senza, hanno tentando di tutto per minare le sue basi e senza alcuna originalità di tanto in tanto annunciano la morte del movimento. L’esistenza di centinaia di comunità in resistenza afferma il contrario.

Il governo di Jaime Sabines persegue la stessa politica di persecuzione e solamente in una settimana sono avvenute due aggressioni che provano che il Chiapas continua ad essere una polveriera nella quale operano in complicità tutti i livelli di governo.

Al grido di “Berremo sangue! Ammazziamo questi stronzi zapatisti! “, i membri del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) di Zinacantán hanno aggredito le basi di appoggio di Sok’on, villaggio spogliato della sua sorgente d’acqua da nove anni proprio da questo stesso gruppo. E’ successo il 12 aprile scorso, quando 26 persone provenienti da Nachij, guidate dalle autorità perrediste municipali, hanno minacciato con picconi e bastoni la popolazione zapatista. “C’è un limite a tutto”, avverte la giunta di buon governo con sede ad Oventic. In questa occasione, segnalano, “non è successo niente solo perché noi zapatisti non cadiamo nelle provocazioni (né) ci scontriamo contro i nostri fratelli indigeni, anche se sono usati dal malgoverno sabinista”.

D’altra parte, nella zona nord dello stato l’Esercito federale ha sparato in sei occasioni per rompere il blocco che i coloni dell’ejido San Sebastián Bachajón avevano organizzato all’altezza delle cascate di Agua Azul per chiedere la liberazione di sei tzeltales catturati e torturati dallo scorso 14 aprile. Al presidio, oltre all’Esercito, erano arrivati elementi della Polizia Federale Preventiva (PFP) e della polizia statale che sono riusciti a rimuovere il blocco, anche se questo è stato reinstallato qualche ora dopo e fino al momento è sotto minaccia.

losylasdeabajo@yahoo.com.mx.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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