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Archive for Mag 2019

Contralínea

La Guardia Nazionale e i territori zapatisti

di Zósimo Camacho

26 maggio 2019

Il dispiegamento militare in corso è il più grande nella storia del paese. Per il nuovo governo è assolutamente necessario. E non solo per il nuovo governo: per tutta l’oligarchia e la cosiddetta “classe politica” di tutti i colori dello spettro elettorale. La nuova Forza Armata è stata instaurata con la “storica” approvazione unanime di tutte le parti politiche rappresentate nel Parlamento federale. Anche le Camere dei 32 stati della Repubblica hanno dato il loro immediato avallo e così il presidente della Repubblica, Andrés Manuel López Obrador, lo scorso 26 marzo ha decretato la creazione della Guardia Nazionale.

Giovedì scorso, di nuovo e in maniera unanime, i legislatori federali (senatori e deputati) hanno concluso l’approvazione delle leggi che regolano la stessa Guardia Nazionale. Cioè, “c’è consenso” tra chi governa e chi contende il potere di dispiegare in tutto il territorio nazionale gli effettivi militari. E c’è consenso tra i poteri di fatto: le camere imprenditoriali, i consorzi mediatici, i gruppi finanziari e, tra gli altri, la gerarchia ecclesiastica hanno celebrato l’instaurazione della nuova Forza auspicando che, per il bene della nazione, abbia successo nella lotta al crimine e nell’instaurazione della pace.

Come abbiamo già detto in questo spazio, il confronto reale del governo di López Obrador non è con i suoi avversari panisti, priisti, perredisti, industriali, finanziari o ministri, magistrati e giudici del Potere Giudiziario. Esiste, ma sui fondamenti sapranno giungere ad accordi, come con il dispiegamento militare in tutta la Repubblica.

Bisogna riconoscere che la lotta alla corruzione non è da meno: genererà importanti frizioni tra alcuni gruppi che avevano abusato oscenamente delle risorse pubbliche. Solo un esempio: come ha rivelato Contralínea nella colonna Oficio de Papel, Televisa nella precedente legislatura ha ricevuto ufficialmente più di 9mila milioni di pesos per pubblicità governativa. A ciò bisogna sommare quanto incassato per altri “servizi” offerti al governo di Enrique Peña Nieto e, il colmo, la devoluzione milionaria – documentata da Reforma – di imposte all’impresa stessa ed altre del suo stesso gruppo, come la tv satelitare Sky ed il club di calcio professionista Águilas del América.

Certo è importante la lotta alla corruzione ma da sola non cambierà il rapporto tra sfruttatori e sfruttati. La Struttura che genera le disuguaglianze economiche sociali rimarrà intatta.

Per la creazione della Guardia Nazionale si è dovuto intervenire su 12 articoli della Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani. In sintesi, questa legge prevede che le persone si armino con il pretesto di preservare la propria sicurezza. L’Articolo 10 della Magna Carta messicana ora dice: “Gli abitanti degli Stati Uniti Messicani hanno diritto a possedere armi nel proprio domicilio, per la loro sicurezza e legittima difesa […].

Nella Costituzione e nei decreti attuativi si insiste che il nuovo corpo è di carattere poliziesco e civile. Ma negli articoli si stabilisce che queste truppe svolgeranno principalmente compliti di Polizia Militare e Polizia Navale. In misura minore, di quello che resta di Polizia Federale. Cioè, ieri erano militari ed oggi, ascritti alla Guardia Nazionale, sono civili. Come se un cambio di uniforme bastasse a trasformare un militare in un poliziotto. Inoltre, la norma autorizza il presidente della Repubblica a disporre dell’Esercito Messicano, dell’Armata del Messico e della Forza Aerea Messicana per svolgere compiti di pubblica sicurezza.

Stiamo parlando di un dispiegamento che è iniziato con 50mila effettivi e che arriverà a 110mila. E, come ha rimarcato Alfonso Durazo Montaño, segretario della Sicurezza e Protezione Civile, in questo compito, gli elementi non torneranno nei loro battaglioni dopo aver compiuto operativi. Rimarranno lì, nelle piazze, “a recuperare” il territorio nazionale.

Il comandante della Guardia è il generale di brigata Luis Rodríguez Bucio, esperto in intelligence e lotta al narcotraffico. Lo stato maggiore della nuova Forza si completa con un rappresentante dell’Esercito (il generale di brigata Xicoténcatl de Azolohua Núñez Márquez), una dell’Armata (il contrammiraglio di fanteria di marina, Gabriel García Chávez) ed uno della Polizia Federale (la commissaria generale Patricia Rosalinda Trujillo Mariel).

Il reporter José Réyez ha rivelato su Contralínea lo spiegamento che la Guardia Nazionale raggiungerà in 3 anni attraverso 266 distaccamenti in cui la nuova Forza ha suddiviso il paese. Di questi, 216 saranno a carico di militari della Segreteria della Difesa Nazionale (Sedena) e 34 della Segreteria della Marina (Semar). E solo 16 della Polizia Federale.

Tra i 266 distaccamenti dove si stanzierà la Guardia Nazionale si contemplano le comunità dei municipi autonomi zapatisti. Questa nuova Forza, per lo meno sulla carta, prevede di instaurarsi nel cuore del movimento zapatista e dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Inoltre, dall’informazione si possono distinguere quali saranno i distaccamenti della Guardia Nazionale. Si tratta della “entità Chiapas 1” con quattro distaccamenti regionali. I quartieri saranno a San Cristóbal de Las Casas, dove il “coordinatore militare” è il colonello di fanteria Vicente Dimayuga Canales; Comitán de Domínguez, col colonello di cavalleria Carlos Alberto Rojas Martínez; Huehuetán, col generale di brigata Jaime Contreras Chávez, e Las Margaritas, a carico del colonello di fanteria Arturo Carrizales Huerta.

Anche la “entità Chiapas 2” conterà su quattro distaccamenti i cui “coordinatori militari” sono il colonello di fanteria Avigail Vargas Tirado, il tenente colonnello di fanteria Edilberto Jasso Godoy, il colonnello di fanteria Rodolfo Díaz Navarro ed il colonnello di Artiglieria Isaac Guzmán Rojas. I quartieri saranno ad Ocosingo, Palenque, Pichucalco e Bochil, rispettivamente.

L’accerchiamento militare intorno agli zapatisti si stringerà.

È stata creata anche la “entità Chiapas 3” nel Sud dello stato dove non ci sono comunità autonome zapatiste.

Nella regione ad influenza zapatista ci saranno più quartieri che in altre regioni con alti indici di violenza, malgrado nel documento stesso si dica che gli indici criminali nei territori autonomi sono tra i più bassi del paese.

López Obrador ha insistito che, come governante, non è né di sinistra né di destra, bensì “liberale”. La sua lotta è contro i “conservatori”, come nel XIX° secolo, quando le due grandi fazioni si disputavano il territorio. Al trionfo dei liberali si instaurò un governo forte che “recuperò” allo Stato liberale tutte le regioni.

Probabilmente, nella visione di López Obrador si devono “recuperare” tutti i territori. E non solo quelli che sono nelle mani della criminalità, ma quelli con le comunità antistemiche, lontane da quello che ritengono essere uno Stato borghese. Sembra proprio che la guerra in Chiapas non è finita.

Testo originale:https://www.contralinea.com.mx/archivo-revista/2019/05/26/la-guardia-nacional-y-los-territorios-zapatistas/

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STOP ALLA GUERRA NARCOPARAMILITARE CONTRO IL CIPOG-EZ

Comunicato urgente del CNI-CIG ed EZLN

Oggi, con indignazione e dolore denunciamo un nuovo e vile crimine contro i nostri compagni del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero – Emiliano Zapata (CIPOG-EZ).

Intorno alle 13:30 del 23 maggio, nelle vicinanze di Chilapa, Guerrero, i nostri compagni Bartolo Hilario Morales ed Isaías Xanteco Ahuejote, entrambi della Polizia Comunitaria nelle comunità nahua di Tula e Xicotlán, sono stati privati della libertà, il primo di loro era comandante, promotore del CIPOG-EZ ed entrambi membri del Congresso Nazionale Indigeno, e ieri 24 maggio sono stati ritrovati senza vita e squartati.

Questo crimine si somma al recente assassinio dei compagni Lucio Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, consigliere e delegato del CNI-CIG, per cui denunciamo la politica di terrore che i gruppi narco-paramilitari, con l’appoggio sfacciato dei tre livelli del malgoverno, stanno implementando contro i fratelli del CIPOG-EZ e in tutti i territori indigeni del Messico. Nel presente caso il colpevole di questo terribile crimine è il Gruppo Paz y Justicia, legato agli Ardillos, che gode della complicità dell’Esercito Federale.

I popoli, nazioni, tribù e comunità indigeni si oppongono non solo ai megaprogetti con i quali i padroni si appropriano della natura e della terra, ma anche contro la morte, la paura e la desolazione che i loro gruppi armati impongono in tutto il paese. Sia che vestano la camicia dei Rojos, degli Ardillos o delle forze repressive del malgoverno, il potere del denaro e la sete di profitto basati sulla sofferenza della gente li rende un tutt’uno. Costruire la pace e l’autonomia per le comunità di Chilapa e la regione è l’orizzonte per il quale lottavano i nostri fratelli assassinati dal capitalismo neoliberale.

Per questo i nostri compagni continuano a lottare, perché il loro seme germini nella determinazione dei popoli che, insieme alla nostra madre terra, non si arrendono, non si vendono né cedono nella battaglia per non sparire dalla storia tra la distruzione totale. La loro lotta, la loro parola e determinazione le faremo crescere nella coscienza collettiva di coloro che sognano e lottano per un mondo nuovo.

Esigiamo che cessi la repressione contro il CIPOG-EZ, giustizia per i nostri fratelli Bartolo Hilario Moraes, Isaías Xanteco Ahuejote, Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, giustizia per i popoli degni di Guerrero.

Distintamente

Maggio 2019

Per la ricostituzione integrale dei nostri popoli

Mai Più Un Messico senza Di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

 

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/05/25/alto-a-la-guerra-narcoparamilitar-contra-el-cipog-ez-comunicado-urgente-del-cni-cig-y-el-ezln/

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 1994, la serie

@lhan55 Luis Hernández Navarro

I loro sogni divennero un incubo. Si addormentarono anelando di appartenere al primo mondo e si svegliarono come parte del terzo. Il 31 dicembre 1993 stapparono bottiglie di champagne per celebrare l’entrata del Messico, per mano del libero commercio, in una nuova era. Tuttavia, il 1º gennaio 1994 si svegliarono con i terribili postumi della sbornia: una ribellione indigena nel sudest messicano gli ricordò che il loro paese immaginario esisteva solo nelle loro fantasie.

La sollevazione armata dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) bucò il palloncino dell’euforia in cui svolazzavano le élite economiche e politiche per l’avvio del trattato di libero commercio tra Messico, Stati Uniti e Canada. Il coraggio degli indigeni ribelli del sudest fece deragliare il treno del progetto di modernizzazione del presidente Carlos Salinas de Gortari che, fino a quel momento, sembrava imbattibile.

Inaspettatamente, centinaia di migliaia di cittadini uscirono per le strade ad esprimere la loro solidarietà con gli insorti e chiedere un’uscita pacifica dal conflitto. Le molte ingiurie provocate dall’esclusione e dall’autoritarismo trovarono il modo di rendersi visibili e tentare di articolarsi avvicinandosi ai ribelli chiapanechi.

A partire da quel momento, per il salinismo tutto si complicò. Luis Donaldo Colosio, il suo candidato alla Presidenza della Repubblica, fu assassinato. Mesi dopo, José Francisco Ruiz Massieu, segretario generale del PRI, fu giustiziato. Gli spilli dai quali pendeva il falso miracolo economico messicano, crollarono. Il pesos si svalutò e nella sua caduta trascinò alla bancarotta centinaia di migliaia di famiglie. Ernesto Zedillo, il candidato emergente che raccolse il testimone di Colosio, ucciso a Lomas Taurinas, tradì il processo di pace in Chiapas e lanciò un’offensiva poliziesco-militare contro gli zapatisti che sfociò in un fallimento. E, con l’aiuto del PAN, ruppe con Salinas e fece arrestare suo fratello.

Nonostante il tempo trascorso, continuiamo a subire gli effetti di quanto accadde allora. Con una precisa spiegazione della trascendenza della data, lo storico Francisco Pérez Arce battezzò il 1994 come l’anno che ci perseguita.

Oggi, a cinque lustri dalla effemeride, il giornalista Diego Osorno torna al 1994 per comporre un puzzle storico incompiuto. Lo fa con un documentario di cinque puntate di circa 50 minuti ognuna, distribuito da Netflix.

Scalzando la televisione ed il cinema, in Messico (ed in molte parti del mondo) Netflix si è trasformata in un architetto dell’immaginario delle classi medie, in formidabile dispositivo di elaborazione e diffusione di massa di racconti politici, storici e culturali. La piattaforma ha confezionato la narrazione dominante di temi molto diversi, come la biografia di Luis Miguel o la genealogia del narcotraffico in Colombia, Spagna e Messico. 1994 è la constatazione di questa tendenza.

Ma questo non significa che il documentario si adatti all’algoritmo di Netflix. In buona parte dei video che trasmette, la piattaforma segue un insieme prestabilito di istruzioni o regole ben definite e ordinate che permettono di portare a termine un’attività mediante passi successivi che non generino dubbi in chi debba fare detta attività. Nella stragrande maggioranza delle sue serie combina, praticamente come una formula, elementi di dramma, intrattenimento e suspense. Non è il caso di 1994. Il lavoro rompe con queste regole e vola sulle sue corde e con i suoi ritmi.

Osorno fissa l’assassinio di Luis Donaldo Colosio come l’asse centrale del suo racconto. Prescinde da una voce esterna. Elabora la sua narrazione come se fosse una tragedia greca, dove ci sono tre o quattro personaggi centrali che parlano tra sé, ed un grande coro che li accompagna. Benché queste figure non dialoghino faccia a faccia, dibattono a partire da ognuna delle caratteristiche specifiche di ciascuno.

Questi personaggi centrali sono, da campi contrapposti, l’ex presidente Salinas de Gortari ed il subcomandante Galeano (già Marcos). La voce di Colosio è ricostruita dalle testimonianze di tre suoi stretti collaboratori: Federico Arreola, Alfonso Durazo ed Agustín Basave. Siccome l’ex presidente Zedillo elude le telecamere, la sua versione dei fatti si sente a partire dalle interviste con José Luis Barros, Mario Luis Fuentes e Luis Téllez.

Questa sinfonia corale è accompagnata da un’enorme varietà di materiali video inediti o molto poco noti. La diversità e la ricchezza delle immagini sono una delizia cinematografica.

Lungi dal fare l’agiografia di Colosio, ora di moda a 25 anni dal suo assassinio, il documentario vuole presentare una visione ponderata dei suoi meriti come dirigente politico. “Colosio era un boy scout. E la classe politica non avrebbe permesso ad un boy scout di governare”, dice il subcomandante Galeano nell’intervista, dopo essersi scagliato contro Salinas.

L’uso del passato è un elemento chiave nella disputa per il presente. 1994, di Diego Osorno, apre una breccia nel discorso storico dominante che una parte del potere vuole costruire. Ci mostra che il passato non è più quello che era, e neppure ciò che qualcuno vuole che sia.

Twitter: @lhan55

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/05/21/opinion/014a2pol#

Traduzione “Maribel” – Bergamo

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#EZLN   #JornadasPorLaVidaEZLNyCNI     #NosotrxsConElEZLN     #NosotrxsConElCNI 

1994: Carlos Salinas de Gortari invia tre quarti dell’esercito federale in Chiapas, bombarda indiscriminatamente le comunità indigene ed uccide civili ed insorti con il colpo di grazia.
1995: Ernesto Zedillo Ponce de León finge il dialogo mentre tenta di assassinare la Comandancia Generale dell’EZLN e crea gruppi paramilitari responsabili di massacri e sfollamenti.
2001: Vicente Fox Quesada, simula il ritiro di postazioni militari mentre ne rinforza altre.
2008: Felipe Calderón Hinojosa tenta di montare una provocazione con l’incursione dell’esercito federale nel Caracol della Garrucha.
2012: Durante il mandato de Enrique Peña Nieto le Giunte di Buon Governo diffondono centinaia di denunce di vessazioni, espropri e repressioni. In questo contesto, il 2 maggio 2014 il Maestro Galeano viene assassinato dai paramilitari.
2019: Con l’arrivo di Andrés Manuel López Obrador al governo federale, si incrementano pattugliamenti, sorvoli e la presenza militare.

Ogni sei anni la guerra contro le comunità indigene zapatiste ha avuto diversi nomi e volti, la classe politica ed i gruppi di potere passano, la resistenza e la ribellione perdura e fiorisce. Il lopezobradorismo sbaglia se pensa che le compagne ed i compagni zapatisti siano soli. I progetti capitalisti e neoliberali, come il Treno Maya, non passeranno.

#JornadasPorLaVidaEZLNyCNI #NosotrxsConElEZLN #NosotrxsConElCNI

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@lhan55 La morte interminabile

Luis Hernández Navarro

Tra il 2 e il 4 maggio sono stati assassinati tre attivisti indigeni. Il primo era Telésforo Santiago Enríquez, zapoteco di San Agustín Loxicha. Gli altri due, José Lucio Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, erano nahua di Guerrero. Sono gli ultimi di un macabro corollario di corpi senza vita di decine di attivisti sociali poveri, ambientalisti, educatori popolari e comunicatori legati a radio comunitarie.

Telésforo Santiago era maestro in pensione. Faceva parte della Coalizione dei Maestri e Promotori Indigeni di Oaxaca (Cmpio), un’associazione esemplare di insegnanti indigeni, in maggioranza di livello prescolare e primaria, che lavora nell’applicazione di progetti di formazione docente e programmi bilingue. Apparteneva alla delegazione sindacale D-I-211, della sezione 22 del Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione (CNTE). Era Supervisore del Piano Pilota Miahuatlán. Dal 1987 sono stati assassinati otto professori della Cmpio.

Telésforo è stato un perseguitato politico del governatore Diódoro Carrasco. La regione dei Loxicha ha subito pesanti repressioni tra il 1996 e 1997. Più di 150 abitanti erano stati arrestati (molti torturati) accusati di appartenere all’EPR.

Il maestro Santiago Enríquez ha vissuto per qualche mese negli Stati Uniti. Probabilmente è lì che ha familiarizzato con le radio comunitarie. Nel suo paese natale San Agustín Loxicha ne aveva fondato una, Estéreo Cafetal La Voz Zapoteca, da cui si trasmettevano musiche della regione, canzoni di protesta, il ¡Venceremos! della Unidad Popular, o Celso Piña che interpretava Macondo, mentre parlava della devastazione ambientale, della politica energetica, della gastronomia locale, della difesa della terra e della lingua e del movimento magistrale. Competeva con un’altra stazione radio, La Tejonera, che trasmetteva musica arrecha della Costa e narcocorridos.

Nel 2008 gli abitanti di Loxicha sono riusciti a nominare le proprie autorità secondo i propri usi e costumi. Il 5 aprile 2016 a San Pedro Pochutla è stato ucciso il professor Baldomero Enríquez Santiago, ex prigioniero politico, attivista e candidato comunale. E, a novembre del 2017, la squadra alla quale apparteneva Telésforo ha vinto le elezioni comunali contro il cacicazgo di Óscar Valencia Ramírez, signore di forca e coltello.

Il maestro Telésforo avrebbe fatto parte del consiglio comunale che si eleggerà a San Agustín tra settembre e novembre prossimi. Lo scorso 2 maggio è stato ucciso con colpi d’arma da fuoco in faccia e nel collo. È uno dei tre professori assassinati in meno di 60 giorni nel distretto di Miahutlán.

Due giorni dopo, a Chilapa, Guerrero, a 775 chilometri da dove hanno ucciso Telésforo, hanno tolto la vita a José Lucio Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, promotori del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero Emiliano Zapata (Cipog-EZ). I due erano difensori dei loro territori e cultura, e costruttori dell’autonomia nelle proprie comunità. Nel Congresso Nazionale Indigeno (CNI) avevano partecipato alla formazione del Consiglio Indigeno di Governo (CIG) ed avevano coordinato la raccolta firme per Marichuy nella loro regione.

Il giorno del loro omicidio avevano partecipato ad una riunione a Chilpancingo, allo scopo di coordinare le mobilitazioni per chiedere ai diversi enti statali e federali la soluzione alle loro istanze sociali e politiche. Sulla strada di ritorno alla loro comunità sono stati intercettati da gruppi armati che li hanno inseguiti ed assassinati a Chilapa.

La Cipog-EZ si oppone ai gruppi narco-paramilitari Los Ardillos e Los Rojos che, con l’appoggio di autorità governative, poliziotti ed Esercito, fanno pressioni sulle comunità perché seminino mais rosso, come nella regione si chiama il papavero. Benché da anni denuncino queste vessazioni, le autorità fanno orecchie da mercante.

La Cipog-EZ è stata fondato nel 2008, molto vicina al Coordinamento Regionale delle Autorità Comunitarie dei Popoli Fondatori del Sistema Comunitario di Sicurezza e Giustizia. Le sue origini risalgono alla lotta dei popoli na savi, me’pháá, nahua e ñamnkué, che dal 1992 lottano per il diritto all’autonomia ed alla libera determinazione ed hanno creato il Consiglio Guerrerense 500 anni di Resistenza.

La Cipog-EZ promuove Radio Zapata 94.1 FM, spazio di riflessione in lingue indigene che trasmette musica della regione. Promuove inoltre la creazione di centri di conoscenza per la formazione politica, tecnica e culturale di promotori che fomentino il pensiero comunitario. Vuole essere un facilitatore dell’organizzazione e l’esercizio del diritto collettivo.

I centri di conoscenza sono una proposta educativa per risolvere collettivamente e in forma autogestita le loro istanze e necessità: sicurezza e giustizia, difesa del territorio, alimentazione, produzione e mercato interno, informazione, educazione e salute comunitaria. Per riscattare la loro cultura, la loro memoria e l’esperienza delle proprie comunità.

Purtroppo, questi crimini contro attivisti indigeni non sono gli unici commessi negli ultimi mesi nel paese. A Morelos è ancora oscuro l’omicidio dell’ambientalista e radiofonico Samir Flores. E, a Oaxaca, non ci sono progressi nei casi dei cinque omicidi contro integranti della Codedi e nelle tre esecuzioni di membri della Oidho, Ucio-EZ e Apiidtt.

Twitter: @lhan55

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/05/07/opinion/014a2pol#

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COMUNICATO DEL CNI-CIG E DELL’EZLN SUL VILE SEQUESTRO E SULL’UCCISIONE DEI COMPAGNI DEL CONSIGLIO INDIGENO E POPOLARE DI GUERRERO – EMILIANO ZAPATA.

Il Congresso Nazionale Indigeno, il Consiglio Indigeno di Governo e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, con dolore e indignazione condannano il sequestro e l’uccisione del compagno consigliere nahua del Consiglio Indigeno di Governo José Lucio Bartolo Faustino e del delegato del Congresso Nazionale Indigeno Modesto Verales Sebastián, rispettivamente delle comunità indigene nahua di Xicotlán e Buenavista, entrambi promotori del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero-Emiliano Zapata, organizzazione del CNI-CIG. Si tratta di un crimine commesso per mano di gruppi narco-paramilitari che operano nel municipio di Chilapa de Álvarez e che dispongono della protezione sfacciata dell’Esercito Federale Messicano, delle polizie statali e municipali.

Ieri, 4 maggio, verso le 15.00, i nostri compagni hanno partecipato a una riunione con altri membri del CIPOG-EZ nella città di Chilpancingo, Guerrero. Sulla strada di ritorno alle loro comunità sono stati sequestrati e assassinati da gruppi narco-paramilitari che operano nella regione con la complicità e la protezione dei tre livelli di mal governo che, con disprezzo e menzogne fingono di rispondere alle richieste di sicurezza e di giustizia delle comunità indigene che resistono e che hanno denunciato ripetutamente al governo federale l’impunità con cui il criminale Celso Ortega alimenta la violenza nelle comunità. È importante segnalare che i nostri compagni uccisi e le loro comunità organizzano da anni la propria Polizia Comunitaria per resistere alla violenza, all’estorsione e all’imposizione della semina di papavero da parte dei gruppi criminali, Los Ardillos e Los Rojos, che controllano le presidenze municipali della regione, con la complicità dell’Esercito Messicano e delle Polizie statali e municipali riuscendo persino ad imporre uno dei loro leader come presidente del Congresso dello stato di Guerrero.

Per questo vile crimine responsabilizziamo i tre livelli del mal governo, per essere complici della repressione nei confronti dell’organizzazione dei popoli in difesa dei propri territori; li responsabilizziamo anche per la sicurezza e la salvaguardia dei nostri fratelli del CIPOG-EZ.

Ai familiari e ai compagni di José Lucio Bartolo Faustino e di Modesto Verales Sebastián mandiamo l’abbraccio solidale del Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo e dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, come pure la nostra convinzione nel perseguire la via dell’autonomia e della dignità che loro, i nostri compagni che oggi vengono a mancare, ci indicano con la loro luce e il loro esempio.

Denunciamo l’incremento della repressione neoliberista contro i popoli, le nazioni e le tribù originarie che si oppongono ai progetti di morte nello stato di Guerrero e in tutto il Messico, denunciamo la violenza di cui si servono per imporli, per reprimere, sequestrare, far sparire e ammazzare chi di noi decide di seminare un mondo nuovo a partire dalle nostre geografie indigene.

Chiediamo verità e giustizia per i nostri compagni.

In fede

Maggio 2019

Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli

Mai più un Messico senza di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione a cura di 20ZLN

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/05/05/comunicado-del-cni-cig-y-el-ezln-ante-el-cobarde-secuestro-y-asesinato-de-los-companeros-del-concejo-indigena-y-popular-de-guerrero-emiliano-zapata/

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Declaración final del encuentro de la Red Europazapatista.

Madrid, 30 de marzo del 2019

Después de volver de la celebración del 25 aniversario del inicio de la guerra contra el olvido y el Encuentro Internacional de Redes de Resistencia y Rebeldías y de apoyo al CIG celebrado en Chiapas, volvimos a ver la urgente necesidad de organizarnos y actuar aquí, en la Europa de abajo y a la izquierda. Es por ello que la Red Europa Zapatista nos convocamos los 30 y 31 de marzo para seguir tejiendo las redes de rebeldía y resistencia.

Como ya definieron las compas en La Sexta “el capitalismo de la globalización neoliberal se basa en la explotación, el despojo, el desprecio y la represión a los que no se dejan. O sea, igual que antes, pero ahora globalizado, mundial”.

Luchamos por un mundo sin fronteras, contra el capitalismo y el patriarcado.

Nos hemos organizado para trabajar en los siguientes frentes: BriCos, Acciones, Salud, Comunicación, Megaproyectos y Presas.

Desde aquí, podemos ver y decir que aún necesitamos organizarnos, compartir nuestras experiencias y actuar mejor. Y para comenzar, nos CONCENTRAMOS el sábado 30 de marzo de 2019, Madrid, Estado Español frente a la Embajada de México.

¡¡Ante el llamado de solidaridad de las y los zapatistas les decimos hoy que NO ESTÁN SOLAS!!

Hemos venido desde nuestros territorios, trayendo la voz de nuestras luchas y nuestras organizaciones, a acompañar la lucha por la vida y contra el despojo de nuestras compañeras y compañeros zapatistas.

Desde aquí, denunciamos que la autodenominada “Cuarta Transformación” del nuevo gobierno inició en 1982 con la llegada de Miguel de la Madrid y su proyecto de privatizaciones, se profundizó con Carlos Salinas de Gortari y la firma del Tratado Libre Comercio de América del Norte. Siguió su guerra de conquista con Ernesto Zedillo, Vicente Fox, Felipe Calderón y Enrique Peña Nieto; y ahora continúa con el proyecto transexenal.

El gobierno neoliberal que encabeza Andrés Manuel López Obrador tiene la vista puesta en los territorios de los pueblos originarios, donde con el Instituto Nacional de Pueblos Indígenas se tiende una red de cooptación y desorganización que abre el camino a una guerra que tiene nombre industrial, echa de proyectos y violencias que, con el crimen organizado, expanden una oscura telaraña en los pueblos originarios del país.

Reiteramos nuestra firme oposición a las políticas neoliberales de los viejos y los nuevos gobiernos, nuestra oposición a las consultas amañadas que no tienen otro fin más que el despojo de los territorios. Nuestra oposición a la minería, al represamiento de los ríos, a la construcción de autopistas, a la acelerada especulación inmobiliaria de las tierras, es decir, al modelo desarrollista centrado en los megaproyectos neoliberales de muerte como el Corredor Transísmico o el Tren Maya. También, el Proyecto Integral Morelos que consta de 2 termoeléctricas, gasoductos y acueductos que buscan despojar a los pueblos indígenas nahuas de los estados de Morelos, Puebla y Tlaxcala, de la tierra, el agua, la salud, la identidad y la vida campesina.

La fuerza del Estado mexicano y de las empresas Elecnor, Enagas, Abengoa, Bonatti, CFE, Nissan, Burlington, Saint Gobain, Continental, Bridgestone y muchas más, han impuesto este proyecto por medio de la violencia pública estatal, federal y el ejército. Infundiendo terror en los pueblos a través de la tortura, la amenaza, el encarcelamiento, la persecución judicial, el cierre de radios comunitarias, y ahora el asesinato de nuestro hermano Samir Flores en Amalcingo, Morelos.

Denunciamos la creación de la Guardia Nacional, organismo que profundiza la militarización del país.

Denunciamos también la guerra abierta en contra de la digna lucha de la comunidad indígena nahua de Santa María Ostula, Michoacán.

Exigimos:

– El respeto pleno a la autonomía del ejido Tila, en el estado de Chiapas.

– La cancelación del proyecto hidroeléctrico Coyolapa-Atzala y de la explotación minera en la Sierra Negra.

– La cancelación de las concesiones mineras que implican la destrucción de la Sierra Sur, en el Estado de Oaxaca.  En el territorio chontal por parte de la empresa Salamera, en la región de los Chimalapas, en el desierto de Wirikuta, San Luis Potosí y en todo el país.

– La cancelación del proyecto parque eólico conocido como Gunaa Sicarú, de la empresa francesa EDF, en más de 4 mil hectáreas pertenecientes a los terrenos comunales de la comunidad binnizá de Unión Hidalgo y rechazamos la consulta que el gobierno pretende realizar para obtener el “consentimiento” a la misma.

-La cancelación inmediata de los estudios de prospección que realizan los espeleólogos pertenecientes al PESH (Espeleológico Sistema Huautla) en cuevas y cavernas del pueblo mazateco de Huautla sin autorización del mismo.

– La presentación con vida de los 43 estudiantes de Ayotzinapa y justicia para los compañeros asesinados.

– La presentación con vida del compañero Sergio Rivera Hernández quien fue desaparecido desde el pasado 23 de agosto de 2018 por su lucha en contra de la minera Autlán en la Sierra Negra de Puebla.

Recordamos que el año 2018 fue el más sangriento para las mujeres mexicanas, 3,568 asesinadas en un año por el solo hecho de ser mujeres, por lo que exigimos un compromiso político del Estado con el combate a los feminicidios, así como la aplicación de la alerta de género en los 32 estados del país.

Compañeras zapatistas, nosotras, mujeres de la Red Europa Zapatista, desde nuestros colectivos y espacios en toda la otra Europa, estamos luchando en contra del sistema capitalista patriarcal y sus malos gobiernos.

Seguiremos luchando para que como bien lo escribieron “ni una sola mujer en cualquier rincón del mundo tenga miedo de ser mujer”.

Seguimos llevamos la pequeña luz que nos regalaron el 8 de marzo del 2018 y la convertimos en rabia, en coraje, en decisión. Esta luz, la seguimos llevando a las desaparecidas, a las asesinadas, a las presas, a las violadas, a las golpeadas, a las acosadas, a las violentadas de todas la formas, a la migrantes, a las explotadas, a las muertas, y les diremos a todas y cada una de ellas que no están solas, y que vamos a luchar por ellas, que vamos a luchar por la verdad y la justicia que merece su dolor y que nunca se vuelva a repetir. Estamos pendientes de lo que pueda ocurrir en sus tierras zapatistas. Y no dejaremos que se apague su luz tampoco.

Juntas acabaremos con el sistema capitalista patriarcal. Esto es un compromiso compañeras, lo vamos a lograr juntas y vamos a empezar a construir el mundo que merecemos y necesitamos.

Finalmente, queremos hacer una especial mención de solidaridad y apoyo a los Presos en lucha y en huelga de hambre en el Estado de Chiapas. Ayer, Miguel Peralta, otro compañero preso en Cuicatlán, Oaxaca, hizo una jornada de ayuno y solidaridad con los compañeros en lucha y huelga de hambre. Igualmente, los compañeros presos de Comitán han decidido coserse la boca como forma de denuncia a quienes les quieren robar la voz y la decisión.

Por la inmediata libertad de los presos en lucha, hasta que caigan los muros de las prisiones.

¡SAMIR VIVE, VIVE, LA LUCHA SIGUE, SIGUE!

Al Ejercito Zapatista de Liberación Nacional

Al Congreso Nacional Indígena

Al Concejo Indígena de Gobierno,

¡No están sol@s!

La Europa Zapatista, abajo y a la izquierda.

20ZLN, Italia

Adherentes a la Sexta Barcelona, Barcelona, Catalunya,Estado Español

Adhesiva, Barcelona, Catalunya

Asamblea de Solidaridad con México, País Valencià

Asamblea Libertaria Autoorganizada Paliacate Zapatista, Grecia

ASSI, Zaragoza

Centro de Documentación Zapatista (CEDOZ), Madrid, Estado Español.

Chiapasgruppa, Noruega

Colectivo Espiral de solidaridad Semilla de resistencia

Cooperazione Rebelde Napoli, Italia

Colectivo Espiral de Solidaridad – Semilla de Resistencia, Grecia

Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo, Italia

London Mexico Solidarity, Reino Unido

Gruppe B.A.S.T.A. Münster, Alemania

Red Ya-Basta-Netz, Alemania

Mut Vitz13, Marseille, Francia

Mut Vitz34, Montpellier, Francia

Solidarity group, Escocia,

TxiapasEkin, Euskal Herria

Union syndicale Solidaires / Fédération SUD éducation, Francia

¡Ya basta! Milano, Padova, Italia

Y Retiemble, Madrid, Estado Español

Confederación General del Trabajo, Estado Español

La Pirata

– Nodo Solidale Mexico

– Nodo Solidale Roma, Italia

– Collettivo Zapatista Lugano, Suiza

– Adherentxs Individuales

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