Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for giugno 2014

Marcos desaparecido

uno-ezlnA distanza di un mese dall’annuncio della propria scomparsa, Marcos è più che mai presente nelle lotte chiapaneche e messicane.

di Raúl Zibechi 27 / 6 / 2014

Marcos ha annunciato la sua pubblica scomparsa, occupava un posto troppo grande, tale da oscurare a volte, la tenace militanza di migliaia di zappatisti capace, questa, di far vivere giorno dopo giorno il percorso di liberazione partito dalla Selva Lacandona.

Marcos ritorna nell’ombra della foresta dove ha lavorato, prima di apparire, per oltre 10 anni. Marcos sicuramente ha letto Manuel Scorza e ha apprezzato la metafora letteraria di Garabombo, l’indio inca che compare là dove la lotta si esprime e da lì ha potuto trarre ispirazione, sottraendosi alla petulante curiosità del sistema di comunicazione, anche di quella ‘sinistra’ che senza una icona delle lotte, presto tralascia le lotte degli zapatisti.

Quello che segue è un testo di Ràul Zibecchi scritto per l’editorial argentino ‘La vaca’, pubblicato da ‘comune-info’.

Il subcomandante insurgente Marcos è stato una creazione delle comunità zapatiste, le stesse che hanno creato l’Ejército Zapatista de Liberación Nacional (Ezln), gli oltre trenta municipi autonomi e i cinque Caracoles dove funzionano le giunte del Buen Gobierno. Anche la recente “morte” del personaggio Marcos è una decisione collettiva del movimento autonomo che, in questo modo, passa a una tappa differente del suo lungo cammino.

Tutto questo è una ovvietà necessaria, perché i media commerciali hanno capovolto la realtà, come sono soliti fare per gli avvenimenti di cui si occupano: Marcos sarebbe, a loro avviso, il creatore dello zapatismo e non il prodotto del movimento. La cultura occidentale non può concepire l’esistenza di soggetti collettivi, meno ancora se indigeni, e attribuisce un ruolo quasi soprannaturale ai dirigenti, soprattutto se non sono indigeni, sebbene essi si affannino a chiarire che sono solo dei portavoce di un ampio insieme di volontà. La cultura politica egemonica non crede che la gente comune sia capace di fare altro che andare a votare ogni quattro o cinque anni, limitandosi ad agire come consumatori per il resto della propria vita.

In questi venti anni le comunità sono state capaci di creare un’impressionante rete di poteri autonomi nelle terre recuperate ai proprietari terrieri (i quali, a loro volta, le avevano rubate ai contadini e agli indigeni spingendoli a sopravvivere con difficoltà nelle terre peggiori). Si calcola che siano stati recuperati più o meno mezzo milione di ettari nei quali le famiglie organizzate in comunità hanno stabilito le loro colture, familiari e collettive, le scuole, i centri di salute, le cooperative di produzione di donne e diverse imprese nelle aree di agricoltura familiare, salute, educazione, cultura, sport e abitazioni.

Qualcosa di simile hanno fatto, a scala municipale e regionale, con la formazione di una vasta trama di creazioni autonome la cui manifestazione più visibile sono i Caracoles, complessi di costruzioni che includono ospedali, centri di educazione secondaria, laboratori di produzione artigianale e di lavorazione della produzione agricola e del bestiame, e sedi dei diversi livelli del poter autonomo, in particolare le Giunte del Buon Governo che amministrano tutta una regione della quale fanno parte diversi municipi e centinaia di comunità. In ogni Caracol ci sono di solito una radio comunitaria, servizi di Internet, alimentazione e trasporti per la regione, e poi c’è l’infrastruttura sufficiente a ospitare le basi d’appoggio, compresi negozi collettivi che vendono i prodotti che non sono fatti dalle comunità.

L’autonomia zapatista è stata costruita dal basso in alto e il suo nucleo forte sono le comunità. È un’autonomia completa, integrale, perché le comunità sono autosufficienti e non dipendono dal mondo del capitale. Dall’alimentazione all’amministrazione della giustizia, tutto si risolve nella trama autonoma creata dallo zapatismo.

Che senso ha la “morte” del subcomandante Marcos? Nell’immediato, è una risposta al vile omicidio del maestro José Luis Solís López, “Galeano” nell’organizzazione zapatista, che il 2 maggio alla Realidad è stato assassinato in un’imboscata compiuta contro decine di zapatisti da membri dell’organizzazione contadina filo-governativa Cioac-h (Centrale indipendente di operai agricoli e contadini-storica). Il maestro Galeano, che era stato Votán (guida) nella scuoletta zapatista, è stato ucciso in modo crudele e vigliacco: gli hanno sparato tre colpi, lo hanno fatto a pezzi col machete e hanno trascinato il suo corpo.

La Coiac-h è una delle tante organizzazioni nate alcuni decenni fa nel campo popolare e poi cooptate dalle “politiche sociali” dello Stato comprando i dirigenti con i fondi pubblici e la base con l’alcol e piccole donazioni, dal cibo ai materiali per costruire le case. Nel quadro della politica controinsurgente della guerra asimmetrica, le forze armate utilizzano queste organizzazioni per dare fastidio agli zapatisti, distruggere quel che costruiscono e promuovere lo scontro dei poveri contro altri poveri, in modo che il conflitto si possa spacciare per una lotta tra comunità dove l’esercito è costretto a intervenire per “pacificare”. Alla Realidad, membri del Cioac-h hanno tagliato la somministrazione dell’acqua alla popolazione che simpatizza con l’Ezln e hanno rubato un veicolo di trasporto.

La “morte” di Marcos, che rinasce come subcomandante insurgente Galeano, è un omaggio al compagno assassinato, un modo di “dissotterrarlo” per mantenere viva la sua lotta. L’Ezln ha considerato l’attacco parte di un piano che vuole distruggere il Caracol de La Realidad, il luogo più simbolico dello zapatismo.

La seconda ragione di quella decisione, legata al ricambio del portavoce dell’Ezln che diventa il subcomandante insurgente Moisés, viene spiegata nell’ultimo comunicato di Marcos del 25 maggio. Nel testo si spiega che nei venti anni trascorsi dall’apparizione pubblica dello zapatismo, “c’è stato un ricambio molteplice e complesso nell’Ezln”.

Il comunicato, letto davanti a migliaia di persone alla Realidad, sottolinea i diversi cambiamenti: il più visibile è quello generazionale, dal momento che “adesso stanno facendo la lotta e dirigendo la resistenza coloro che erano piccoli o non erano ancor nati all’inizio della sollevazione”. Poi il comunicato chiarisce che “alcuni studiosi non si sono accorti di altri avvicendamenti” importanti quanto quello che si riassume nel fatto che la metà degli zapatisti ha meno di venti anni.

Più avanti Marcos indica gli altri avvicendamenti: “Quello di classe: dalla classe media istruita degli inizi al contadino indigeno. Quello delle origini: dalla direzione meticcia alla direzione nettamente indigena. E il più importante: il cambiamento di pensiero: dall’avanguardia rivoluzionaria al comandare obbedendo; dalla presa del Potere in Alto alla creazione del potere in basso: dalla politica come professione alla vita quotidiana: dai leader ai popoli; dall’emarginazione di genere alla partecipazione diretta delle donne; dalla derisione dell’altro alla celebrazione della differenza”.

Tutti questi cambiamenti li abbiamo potuti verificare direttamente, senza la presenza di Marcos, senza i discorsi, ma condividendo la vita quotidiana e il lavoro, con quelli che hanno partecipato alla scuoletta “La libertà secondo l@s zapatist@s”. Come segnala lo stesso Marcos, chi continua a rimanere aggrappato a una concezione avanguardista, focalizzata sui caudillos e i leader, non può credere “che adesso un indigeno sia il portavoce e il capo”.

Con questa decisione l’Ezln approfondisce i suoi tratti d’identità, si fa più indigeno, più in basso, a immagine e somiglianza dei popoli che lo hanno formato e lo sostengono. Si apre un tempo nuovo, nel quale coloro che continueranno a simpatizzare con il movimento, quelli che terranno viva la propria solidarietà, non avranno più una icona meticcia come riferimento ma indigeni che non parlano “correttamente” il castigliano, né si esprimono con i modi degli accademici e dei politici.

Questa nuova tappa metterà alla prova i mezzi di comunicazione e le diverse sinistre, tanto quelle del nord come quelle del sud, come anche quelle più radicali. “Perché c’è razzismo anche nella sinistra, soprattutto in quella che pretende di essere rivoluzionaria”, ha detto il subcomandante Marcos nella notte del suo addio.

http://www.globalproject.info/it/mondi/marcos-desparecido/17434

Read Full Post »

sub-galeano-02-216x300

Radio Zapatista: La morte del SupMarcos. Un colpo alla superbia rivoluzionaria

 L’addio illuminante del Subcomandante Marcos

di Raúl Zibechi

 

 

Il comunicato di addio del subcomandante insurgente Marcos, letto all’alba del 25 maggio nel caracol della Realidad davanti a migliaia di basi di appoggio e di sostenitori di tutto il mondo, che annunciava la sua morte e reincarnazione (desentierro nelle parole dell’EZLN) è uno dei testi più solidi e potenti emessi in venti anni dalla sua apparizione pubblica il 1° gennaio del 1994.

L’assassinio del maestro Galeano, avvenuto il 2 maggio alla Ralidad per mano di membri della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica (CIOAC-H), un’organizzazione divenuta gruppo paramilitare per opera e grazie alle politiche sociali contrainsurgentes che comprano persone ed intere collettività, ha fatto precipitare il processo di cambiamento in corso da tempo. La massiccia marcia silenziosa delle 40.000 basi di appoggio zapatiste il 21 dicembre 2012 nelle principali città del Chiapas, e la successiva escuelita ‘La Libertad según l@s zapatistas’, sono stati alcuni degli assi di questo cambiamento che abbiamo potuto apprezzare.

La terza parte del comunicato del 25 maggio, intitolato L’Avvicendamento, descrive molto brevemente quattro cambiamenti interni avvenuti in questi due decenni. Il primo è generazionale, il più visibile dato che la metà degli zapatisti ha meno di 20 anni ed “erano piccoli o non erano nati al momento dell’insurrezione”.

Il secondo è di classe: “Dall’originale classe media istruita, all’indigeno contadino”. Ed il terzo è di razza: “Dalla dirigenza meticcia alla dirigenza nettamente indigena”. Questi due aspetti si manifestano da tempo con la costante e crescente apparizione dei comandanti e delle comandanti nelle diverse apparizioni pubbliche dell’EZLN. Ma la comparsa del subcomandante inurgente Moisés, con lo stesso grado militare di Marcos, ha segnato senza dubbio un punto di svolta che ora si completa con Moisés come portavoce del movimento.

Il comunicato di addio di Marcos rivela che il più importante dei cambiamenti è stato quello di pensiero: “Dall’avanguardismo rivoluzionario al comandare ubbidendo; dalla presa del Potere dell’Alto alla creazione del potere del basso; dalla politica professionista alla politica quotidiana; dai leader, ai popoli”.

Infine, sottolinea la questione di genere, poiché le donne sono passate dall’emarginazione alla partecipazione diretta, e l’insieme del movimento è passato “dal rifiuto dell’altro, alla celebrazione della differenza”.

Come si può vedere, l’anti-avanguardismo va di pari passo all’insieme dei cambiamenti che si possono riassumere così: le basi del movimento comandano e la comandancia ubbidisce. Non ci sono più dubbi su chi siano i soggetti. In qualche modo, da fuori questi avvicendamenti diventano visibili nel ruolo preponderante che ora gioca Moisés, la cui figura già risaltava nei suoi comunicati sulla escuelita, ma ora acquisisce tutta la sua rilevanza.

In questo modo – in una congiuntura complessa nella quale il governo nazionale messicano e quello dello Stato del Chiapas lanciano una forte offensiva contro i caracol e l’insieme dello zapatismo, nella cornice del recupero di potere da parte dello Stato di fronte ai gruppi di autodifesa di Michoacán ed alla Polizia Comunitaria di Guerrero – l’EZLN completo la svolta plebea, di lungo respiro, di enorme profondità strategica, che mostra ciò di cui sono capaci quelli che stanno in basso.

Scompare la figura mediatica di Marcos, simpatica alle classi medie ed ai mezzi di comunicazione di massa, la personalità in grado di dialogare con intellettuali di tutto il mondo e di farlo da pari a pari, sostituita da indigeni e contadini, gente comune e ribelle. È una sfida politica ed etica di enorme portata che mette con le spalle al muro gli analisti, le vecchie sinistre e gli accademici. D’ora in poi non ci saranno interlocutori colti, ma indigeni e contadini.

“Personalmente – scrive Marcos – non capisco perché gente pensante che afferma che la storia la fanno i popoli si spaventa tanto di fronte all’esistenza di un governo del popolo dove non ci sono gli ‘specialisti’ nel governare”. La risposta la fornisce lui stesso: “Perché c’è razzismo anche nella sinistra, soprattutto in quella che si pretende rivoluzionaria”.

Molto forte. Molto azzeccato e molto necessario. Lo zapatismo non dialoga coi politici del sistema, né con quelli di destra né con quelli di sinistra. Si rivolge a chi vuole cambiare il mondo, a chi aspira a costruire un mondo nuovo e, pertanto, decide di non percorre la strada delle istituzioni ma lavorare in basso, con chi sta in basso. E trova che una delle maggiori difficoltà incontrate è la superbia, l’individualismo che definisce come perfettamente compatibili con l’avanguardismo.

Con questo passaggio lo zapatismo colloca l’asticella molto alta, così in alto come non aveva mai fatto nessuna forza politica. Infine, l’individualismo e l’avanguardismo sono due espressioni centrali della cultura occidentale; modi di fare imparentati con il colonialismo ed il patriarcato, dai quali ci costa tanto staccarci nella vita quotidiana e nella politica.

Testo originale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Read Full Post »

Radio Zapatista: La morte del SupMarcos. Un colpo alla superbia rivoluzionaria

 L’addio illuminante del Subcomandante Marcos

di Raúl Zibechi

Il comunicato di addio del subcomandante insurgente Marcos, letto all’alba del 25 maggio nel caracol della Realidad davanti a migliaia di basi di appoggio e di sostenitori di tutto il mondo, che annunciava la sua morte e reincarnazione (desentierro nelle parole dell’EZLN) è uno dei testi più solidi e potenti emessi in venti anni dalla sua apparizione pubblica il 1° gennaio del 1994.

L’assassinio del maestro Galeano, avvenuto il 2 maggio alla Ralidad per mano di membri della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica (CIOAC-H), un’organizzazione divenuta gruppo paramilitare per opera e grazie alle politiche sociali contrainsurgentes che comprano persone ed intere collettività, ha fatto precipitare il processo di cambiamento in corso da tempo. La massiccia marcia silenziosa delle 40.000 basi di appoggio zapatiste il 21 dicembre 2012 nelle principali città del Chiapas, e la successiva escuelita ‘La Libertad según l@s zapatistas’, sono stati alcuni degli assi di questo cambiamento che abbiamo potuto apprezzare.

La terza parte del comunicato del 25 maggio, intitolato L’Avvicendamento, descrive molto brevemente quattro cambiamenti interni avvenuti in questi due decenni. Il primo è generazionale, il più visibile dato che la metà degli zapatisti ha meno di 20 anni ed “erano piccoli o non erano nati al momento dell’insurrezione”.

Il secondo è di classe: “Dall’originale classe media istruita, all’indigeno contadino”. Ed il terzo è di razza: “Dalla dirigenza meticcia alla dirigenza nettamente indigena”. Questi due aspetti si manifestano da tempo con la costante e crescente apparizione dei comandanti e delle comandanti nelle diverse apparizioni pubbliche dell’EZLN. Ma la comparsa del subcomandante inurgente Moisés, con lo stesso grado militare di Marcos, ha segnato senza dubbio un punto di svolta che ora si completa con Moisés come portavoce del movimento.

Il comunicato di addio di Marcos rivela che il più importante dei cambiamenti è stato quello di pensiero: “Dall’avanguardismo rivoluzionario al comandare ubbidendo; dalla presa del Potere dell’Alto alla creazione del potere del basso; dalla politica professionista alla politica quotidiana; dai leader, ai popoli”.

Infine, sottolinea la questione di genere, poiché le donne sono passate dall’emarginazione alla partecipazione diretta, e l’insieme del movimento è passato “dal rifiuto dell’altro, alla celebrazione della differenza”.

Come si può vedere, l’anti-avanguardismo va di pari passo all’insieme dei cambiamenti che si possono riassumere così: le basi del movimento comandano e la comandancia ubbidisce. Non ci sono più dubbi su chi siano i soggetti. In qualche modo, da fuori questi avvicendamenti diventano visibili nel ruolo preponderante che ora gioca Moisés, la cui figura già risaltava nei suoi comunicati sulla escuelita, ma ora acquisisce tutta la sua rilevanza.

In questo modo – in una congiuntura complessa nella quale il governo nazionale messicano e quello dello Stato del Chiapas lanciano una forte offensiva contro i caracol e l’insieme dello zapatismo, nella cornice del recupero di potere da parte dello Stato di fronte ai gruppi di autodifesa di Michoacán ed alla Polizia Comunitaria di Guerrero – l’EZLN completo la svolta plebea, di lungo respiro, di enorme profondità strategica, che mostra ciò di cui sono capaci quelli che stanno in basso.

Scompare la figura mediatica di Marcos, simpatica alle classi medie ed ai mezzi di comunicazione di massa, la personalità in grado di dialogare con intellettuali di tutto il mondo e di farlo da pari a pari, sostituita da indigeni e contadini, gente comune e ribelle. È una sfida politica ed etica di enorme portata che mette con le spalle al muro gli analisti, le vecchie sinistre e gli accademici. D’ora in poi non ci saranno interlocutori colti, ma indigeni e contadini.

“Personalmente – scrive Marcos – non capisco perché gente pensante che afferma che la storia la fanno i popoli si spaventa tanto di fronte all’esistenza di un governo del popolo dove non ci sono gli ‘specialisti’ nel governare”. La risposta la fornisce lui stesso: “Perché c’è razzismo anche nella sinistra, soprattutto in quella che si pretende rivoluzionaria”.

Molto forte. Molto azzeccato e molto necessario. Lo zapatismo non dialoga coi politici del sistema, né con quelli di destra né con quelli di sinistra. Si rivolge a chi vuole cambiare il mondo, a chi aspira a costruire un mondo nuovo e, pertanto, decide di non percorre la strada delle istituzioni ma lavorare in basso, con chi sta in basso. E trova che una delle maggiori difficoltà incontrate è la superbia, l’individualismo che definisce come perfettamente compatibili con l’avanguardismo.

Con questo passaggio lo zapatismo colloca l’asticella molto alta, così in alto come non aveva mai fatto nessuna forza politica. Infine, l’individualismo e l’avanguardismo sono due espressioni centrali della cultura occidentale; modi di fare imparentati con il colonialismo ed il patriarcato, dai quali ci costa tanto staccarci nella vita quotidiana e nella politica.

Testo originale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Read Full Post »

La breccia, Galeano e la degna rabbia

Carlos Fazio

Dall’insurrezione contadino-indigena dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) nel 1994, la Segreteria della Difesa Nazionale (SEDENA) ed il suo principale ideologo, socio e patrocinatore, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, sono andati modificando ed adattando le loro concezioni riguardo al nemico interno e le modalità della guerra. Dalle politiche di contrainsurgencia contenute nel Plan de Campaña Chiapas 94 della SEDENA, 20 anni dopo assistiamo a nuove variabili della guerra irregolare o asimmetrica.

Con specificità ed adattamenti regionali (Valle di Juárez, Tamaulipas, Michoacán, Chiapas), la guerra non convenzionale nel Messico attuale si svolge nella cornice di una strategia di occupazione a completo spettro (full spectrum) che comprende la politica territoriale-spaziale combinata, dove l’ambito militare, economico, mediatico e culturale hanno obiettivi comuni. In questo contesto, e date le sue particolari caratteristiche, il Chiapas occupa un posto centrale sulla mappa del Pentagono. La geografia chiapaneca fa parte della breccia (the gap) in cui si trovano le zone di pericolo sulle quali il soggetto egemone del sistema capitalista mondiale deve avere una politica aggressiva di prevenzione, dissuasione, controllo ed imposizione di norme di funzionamento affini agli interessi corporativi con casa madre negli Stati Uniti, ma anche di persecuzione, disarticolazione ed eliminazione di dissidenti o insorti, considerati nemici.

Il capitalismo non si può capire e spiegare senza il concetto di guerra. La guerra è la forma essenziale di riproduzione dell’attuale sistema di dominio; la guerra è consustanziale all’attuale fase di riconquista neocoloniale di territori e spazi sociali. Ma è anche un affare; un modo di imporre la produzione di nuove merci ed aprire mercati con la finalità del profitto. La breccia chiapaneca è collocata in un’area ricca di biodiversità (compresa la Riserva della Biosfera dei Montes Azules) dove sono presenti anche grandi risorse idriche, petrolio e minerali di uso strategico, tutto quello che dà senso pratico redditizio alla loro appropriazione in termini di territorio e spazio.

Inoltre, il Chiapas, ed in particolare l’area dove sono collocate le autonomie zapatiste, è una zona creativa e di resistenza civile pacifica al progetto neoliberale. Cioè, all’imperialismo del saccheggio. Un’area dove si stanno sviluppando nuove forme di emancipazione, di costruzione di libertà in senso collettivo da parte di diversi soggetti sociali e movimenti antisistemici che esprimono un pensiero critico, etico, anticapitalista, antiegemonico. Forze che agiscono al margine dalle regole imposte dal sistema plutocratico messicano – e dagli usi e costumi dei suoi amministratori di turno e dalla classe politica parlamentare, segnati dalla corruzione e dall’impunità – e che danno battaglia in campo culturale, dove radicano la memoria storica, le cosmovisioni e le utopie. Si tratta di un nuovo soggetto storico che non crede più nelle toppe né nelle riforme del sistema e che alieno alle vecchie e nuove forme di assimilazione e cooptazione, prova un altro modo di fare politica e costruire un potere alternativo dal basso. Un vero potere popolare, autogestito, plurale, di vera democrazia partecipativa con le sue giunte di buon governo, i suoi municipi autonomi e le sue autorità comunitarie.

Per tutto questo l’EZLN, le sue basi di appoggio ed alleati congiunturali rappresentano un pericolo reale; una sfida strategica per Washington e le corporazioni dei settori militare, petrolifero, minerario, biotecnologico, agroalimentare, farmaceutico, alberghiero, dell’imbottigliamento e del falso ecoturismo. Da qui che la guerra asimmetrica sia l’asse portante di una strategia di pulizia e controllo territoriale che vuole sgomberare la popolazione per facilitare l’appropriazione e mercificazione della terra e delle risorse naturali da parte dei grandi capitali. Chi si trova negli spazi e nei territori dove ci sono acqua, boschi, conoscenze ancestrali, codici genetici ed altre merci, è, che lo voglia o no, nemico del capitale. Per questo assistiamo ad un’offensiva conservatrice che nella forma di una guerra integrale occultata, irregolare, prolungata e di usura vuole disciplinare, piegare e/o eliminare la resistenza dei contadini indigeni ribelli per portare a termine una ristrutturazione del territorio secondo gli interessi e le richieste monopolistiche classiste.

Si tratta di una guerra privatizzatrice, di pulizia territoriale e depredazione sociale che utilizza la militarizzazione e la paramilitarizzazione per tentare di scomporre un prolungato conflitto armato irrisolto, che comprende il contenimento dei movimenti sociali e la criminalizzazione della protesta con ulteriori misure eccezionali. Per esempio, il codice per l’uso legittimo della forza (ley bala) approvato dal Congresso chiapaneco, che ha l’obiettivo di favorire il libero accumulo delle multinazionali.

Nel dicembre del 2007 di fronte all’offensiva che preparava Felipe Calderón, il subcomandante Marcos avvertì della ripresa delle aggressioni militari e paramilitari nella zona di influenza zapatista. Disse: Chi ha fatto la guerra sa riconoscere le strade sulle quali si prepara ed avvicina. I segni di guerra all’orizzonte sono chiari. La guerra, la paura, hanno un odore. Ed ora nelle nostre terre si comincia a respirare il suo fetido odore. Non si sbagliava. L’episodio più recente è il vile assassinio del votán-maestro José Luis Solís (compagno Galeano) per mano del gruppo paramilitare Los Luises, il 2 maggio. La provocazione-trappola alla Realidad, luogo emblematico della resistenza pacifica zapatista, è avvenuta sotto lo scudo della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica (Cioac-H), che ha agito come strumento della contrainsurgencia. Il paramilitarismo risponde ad una logica di Stato, nella cornice della guerra asimmetrica della SEDENA.

La Jornada 27/05/2014 http://www.jornada.unam.mx/2014/05/26/opinion/017a1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Read Full Post »

Contralínea

Chiapas: militarizzazione e saccheggio minacciano gli indigeni

Nancy Flores

17 giugno 2014

ejercito-armada-300Con la “guerra” al narcotraffico il Chiapas è stato di nuovo militarizzato. Le tensioni tra l’EZLN, le basi di appoggio, la società civile in generale ed il governo sono aumentate al pari della criminalizzazione della protesta pacifica. Nell’intervista, Víctor Hugo López – direttore del Centro dei Diritti Umani Frayba – segnala che con la militarizzazione è aumentato il saccheggio delle risorse naturali, minerali, energetiche

Durante il governo di Felipe Calderón Hinojosa, strade rurali e comunità indigene del Chiapas, poco alla volta sono state occupate da elementi dell’Esercito Messicano e dell’Armata del Messico. Oggi, ancora col pretesto di combattere il narcotraffico, i militari tengono sotto il loro controllo zone che erano state liberate durante la gestione di Vicente Fox Quesada come dimostrazione della “volontà governativa” di pacificare la regione.

Così, il massimo risultato della “guerra” calderonista in questa entità del Sudest messicano non è stato lo sterminio del crimine organizzato, ma il riposizionamento dei militari al punto che la situazione attuale è equiparabile a quella di 20 anni fa, quando l’Esercito Zapatista da Liberazione Nazionale (EZLN) si sollevò in armi.

Nell’intervista con Contralínea, il direttore del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba), Víctor Hugo López, spiega che, sebbenin Chiapas non si siano viste “scene spettacolari di violenza” e di scontri per le strade, la strategia della “guerra” al narcotraffico ha avuto serie ripercussioni nelle comunità. In principio, perché ha ottenuto il riposizionamento dell’Esercito Messicano e dell’Armata nei diversi territori indigeni ed in tutti i punti di confine dell’entità, caratterizzata da miseria ed emarginazione.

Il giovane difensore dei diritti umani ricorda che una delle condizioni che l’amministrazione foxista mise in campo per mantenere il dialogo con l’EZLN fu la smilitarizzazione: furono eliminate alcune delle zone militari più importanti, dice. Tuttavia, “questa situazione si è persa con la strategia di Calderón: mentre elementi dell’Esercito pattugliano e montano blocchi in tutto il territorio, quelli dell’Armata presidiano i punti di confine, compreso quello con il Guatemala”.

Attualmente, spiega, elementi dell’Esercito Messicano sono presenti in molte comunità e strade rurali dove prima non si erano mai visti. “Realizzano ronde e perfino operativi di sequesto di armi. Discreti [operativi], dicono, ma proprio sulla frontiera o la linea di fuoco qui in Chiapas. Questo è grave, perché sembra che non stiano per nulla valutando la possibilità che si registrare nuovamente uno scontro [armato]”.

Víctor Hugo López osserva che la strategia antidroga ha avuto altre gravi ripercussioni in Chiapas. Una di queste si riferisce alla politica di sicurezza dello stato, perché ora i poliziotti civili sono sotto il comando dei militari.

Riferisce inoltre dell’aumentò della criminalizzazione della società nel suo insieme. E fa l’esempio degli operativi delle unità miste (militari accompagnati da poliziotti municipali e statali). Questi, indica, sono quelli che commettono il maggior numero di detenzioni arbitrarie di giovani (uomini e donne) per le strade solo per il loro modo di essere; commettono anche abusi e torture.

In questo senso sono state rafforzate le leggi e sono state legalizzate forme di violenza e meccanismi di violazione dei diritti umani: “Per esempio, sebbene sia stato eliminato il fermo in Chiapas e questo sia stato pubblicizzato come un successo del governo statale precedente, sono aumentate le case [di sicurezza] della Procura dove si fanno sparire le persone, vengono torturate e fermate in maniera illegale”.

E malgrado sia gli operativi poliziesco-militari sia le riforme legali siano state giustificate come una strategia contro il narcotraffico, il difensore dei diritti umani osserva che la vendita ed il consumo di alcool e di ogni tipo di droga non sono stati affatto sconfitti.

“Contraddicendo il discorso della lotta al narcotraffico ed alla criminalità organizzata, abbiamo visto che, in diverse comunità ed in maniera esponenziale, viene autorizzata e perfino promossa, perché in alcuni casi i padroni sono i sindaci, la proliferazione di locali dove avviene un consumo indiscriminato di droghe, ed ovviamente perfino la tratta delle persone”.

Víctor Hugo López avverte che si stanno creando le condizioni per mantenere lo stato di insicurezza. Esempio di ciò è l’alleanza tra i governi del Messico, Stati Uniti e Guatemala: “il pretesto è che i gruppi della criminalità organizzata ed il narcotraffico non operino tra Chiapas e Guatemala; ma queste politiche hanno indurito non le misure contro la delinquenza, ma contro la popolazione”. In particolare, segnala, dei migranti.

“Per noi, la blindatura della frontiera, il rafforzamento della sicurezza e la lotta alla criminalità organizzata hanno provocato un maggior controllo sociale e maggiore indice di repressione contro la popolazione nel suo insieme. E questo ha colpito in maniera apparentemente invisibile, ma reale. Lo vediamo di continuo qui nei casi che riceviamo ogni di detenzioni arbitrarie.

“Al Frayba riceviamo attualmente una media di tra 900 e 1000 casi in generale; ma 3 anni fa ne ricevevamo da 400 a 500 casi. Ora, di questi 900/1000 casi, circa 400, cioè, il 40%, hanno a che vedere con la criminalizzazione, l’accesso alla giustizia, la detenzione arbitraria, la privazione arbitraria della vita, tortura e processi. Nella nostra analisi vediamo che sono effetti della strategia della guerra contro il narcotraffico e la criminalità organizzata: potremmo dire che un 40% di questi casi è il risultato di questa strategia”.

 

Megaprogetti, l’altra minaccia

Nonostante le prove raccolte dal Frayba relative all’aumento delle violazioni dei diritti umani, i governi federale e statale assicurano che in Chiapas questi diritti sono rispettati. Questi discorsi non solo vorrebbero nascondere la situazione nelle comunità, ma promuovere inoltre gli investimenti stranieri nella regione.

Víctor Hugo López spiega che “lo Stato messicano ha lavorato fatto un lavoro di convincimento impressionante a livello internazionale per dimostrarsi garante, promotore e rispettoso dei diritti umani in Messico, e concretamente in Chiapas, tra le popolazioni indigene; per questo ha ratificato, firmato e proposto ogni tipo di legge, regolamento, convenzione, protocollo che possa essere a sostegno di ciò. Il Messico è promotore della Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli Indigeni e si è cominciato a dire di nuovo che gli Accordi di San Andrés si dovevano legiferare ed approvare; in Chiapas abbiamo leggi locali come la legge indigena, una legge per la protezione delle donne, eccetera. Hanno creato tutta l’impalcatura giuridico-legale per sostenere di fronte ai governi del mondo ed alle agenzie straniere che il Messico garantisce condizioni di rispetto, promozione e protezione dei diritti umani e che, pertanto, i livelli di vita, previdenza sociale, tranquillità e la pace sono garantiti nel nostro stato”.

Aggiunge che recentemente 12 parlamentari europei hanno visitato il Chiapas per conoscere la situazione dei diritti umani, ma, soprattutto, per accertarsi delle condizioni di sicurezza che offre la zona per gli investimenti.

“Quello che stanno dicendo è che il governo messicano sta spingendo o ri-promuovendo progetti di investimento, ecoturistici, minerari, petroliferi, dicendo che in Chiapas esistono tutti gli strumenti per il rispetto e la promozione dei diritti umani che garantiscono sicurezza per i loro investimenti”.

Il direttore del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas dice che nell’entità si va delineando una mappa di conflittualità sociale provocata dai megaprogetti di investimento privato. Uno di questi conflitti, spiega, è quello nella zona di Agua Azul. Nell’area delle cascate i contadini si oppongono alla proposta governativa di creare un centro ecoturistico.

“Noi vediamo che si sta incoraggiando la repressione delle comunità che difendono i propri territori perché sono decisi ad imporre i progetti per cui si sono impegnati. E l’abbiamo potuto constatare perché c’è un binomio sicurezza-investimento-diritti umano che si sta vendendo all’estero. I rappresentanti stranieri stanno venendo a vedere se quello che il governo del Messico sta vendendo all’estero è reale. Quindi, da questo momento in poi ci aspettiamo processi di tensione on quelle comunità che si opporranno all’imposizione di quei megaprogetti.

In questo contesto, Víctor Hugo López avverte che nella lotta territoriale c’è un altro attore: la Crociata Nazionale Contro la Fame. Questa, assicura, ha operato come meccanismo di contrainsurgencia: l’unico obiettivo della Crociata è dividere le comunità, generare maggiore dipendenza ed aumentare le condizioni di povertà estrema nell’entità”.

 

Frayba: 25 anni a difesa dei diritti umani

Lo scorso 18 marzo, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas ha compiuto 25 anni. Fondato dallo scomparso Samuel Ruiz García – allora vescovo della Diocesi di San Cristóbal de las Casas, Chiapas –, attualmente è considerato una delle organizzazioni messicane più importanti nella difesa delle garanzie individuali e collettive.

Rispetto a questi 25 anni di lavoro, il suo attuale direttore, Víctor Hugo López, riflette: “Il Centro esiste da 25 anni, ma da oltre 500 anni è influenzato dai popoli indigeni che hanno continuamente generato proposte ed alternative alla crisi di Stato e del sistema”.

Nel Centro Frayba, sostiene, si apprezza molto che esistano cinque regioni autonome, cinque Giunte di Buon Governo, dove esiste il minor indice di violazione dei diritti umani. “Sono popolazioni che sono riuscite a far fronte a tutto questo sistema di violenza strutturale ed alle sue conseguenze. E’ in questo contesto che arriviamo a 25 anni: riconosciamo che il Frayba da sé non sarebbe riuscito ad essere ciò che è se non grazie all’influenza di questi attori politici e del soggetto che è il popolo indigeno”.

Aggiunge che chi ha conosciuto il progetto e vi collabora è fortunato anche per essere in territorio chiapaneco. “È una terra dove sono presenti contrasti significativi e molto visibili: la ricchezza innegabile delle risorse energetiche, naturali, ma anche la ricchezza culturale e di proposta politica che vediamo nascere in questa terra, e che ha la sua origine non solo a partire dal 1994, ma da oltre 500 anni fa, con un attore fondamentale che sono i popoli indigeni.

Ci sentiamo fortunati del fatto che la nostra culla sia fondamentalmente indigena. Proprio tra le popolazioni indigene del Messico si raggiungono livelli impressionanti di violenza e violazione dei diritti umani. Cioè, se molti di noi messicani affrontiamo il tema della corruzione, discriminazione, ingiustizia, per i popoli indigeni questo tipo di violenza si manifesta nella loro condizione di povertà, per essere indigeni e contadini”.

Víctor Hugo López riferisce che la violenza in Chiapas ha molti fronti: benché il più visibile sia il territorio occupato militarmente, c’è un territorio occupato e circondato da progetti di “sviluppo” che stanno dividendo le comunità e che coinvolgono direttamente interi territori per dividerli e creare conflitti.

Tuttavia, dice, queste condizioni e queste tensioni naturali del sistema stesso generano proposte ed alternative. Per questo, sebbene da 15 anni nell’entità si viva quello che definisce una guerra contro la popolazione, si sono create alternative, molte di queste autonome, di proposta di un’altra giustizia, di ricostruzione del tessuto comunitario che, senza alcun dubbio, possono essere una guida o elementi di esperienza che potrebbero essere utili nel Messico attuale.

In Chiapas, esemplifica, sono avvenute situazioni violente che hanno successivamente hanno riprodotto la loro strategia o i loro effetti a livello nazionale, come il massacro di Acteal, nel 1997, che colpì a livello mondiale: 45 persone più quattro ancora non nati furono massacrati in una comunità. Oggi, nel paese ci sono stati simili massacri in diversi contesti e territori, come Michoacán, Tamaulipas ed in tutti gli stati che stanno affrontando la strategia della lotta alla criminalità organizzata.

 

In Messico è a rischio il 20% della biodiversità

Il Chiapas posiede il 20% di tutta la biodiversità ed occupa il secondo posto nazionale in questo settore, dicono dati del governo statale guidato da Manuel Velasco Coello, del Partito Verde Ecologista del Messico.

Secondo le informazioni ufficiali, alcune delle risorse naturali più importanti sono: 10 bacini idrici e due dei fiumi più abbondanti del paese: Grijalva ed Usumacinta; 266 chilometri di litorale, due canion (sul fiume La Venta e sul Sumidero); possiede sette dei nove ecosistemi più rappresentativi del paese e 46 aree naturali protette (tra queste, la Biósfera di Montes Azules, El Triunfo, La Encrucijada, La Sepultura, El Ocote e le Lagune di Montebello).

Attualmente, l’amministrazione locale prevede di sfruttare queste risorse attraverso i progetti “ecoturistici”. Annunciando che il Chiapas sarà la sede della Fiera de Turismo di Avventura 2014, il 12 maggio scorso è stato reso noto che l’amministrazione statale “sta preparando un piano integrale di sviluppo turistico nella regione Nord e Selva partendo dalla città di Palenque e dalla sua zona archeologica. Questo piano prevede investimenti in infrastrutture, segnaletica, formazione e promozione, che permetterà di consolidare le rotte turistiche della Selva e di altre regioni dello stato”.

Quattro giorni dopo, i governi federale e statale hanno segnalato come “necessità prioritaria” quella di eseguire un ordinamento territoriale della Selva Lacandona, Riserva della Biosfera dei Montes Azules e di aree naturali protette:

“Il governo della Repubblica e del Chiapas esprimono la loro convinzione che è prioritario l’ordinamento territoriale per garantire le condizioni necessarie al pieno sviluppo della comunità lacandona e degli ejidos adiacenti per migliorare la qualità di vita dei loro abitanti nel rispetto dell’ambito giuridico, privilegiando il consolidamento delle aree naturali protette e lo sviluppo sostenibile di queste zone. Inoltre, in conformità con quanto stabilito dalla Legge Generale sull’Equilibrio Naturale e la Protezione dell’Ambiente, articolo 46, che dice ‘nelle aree naturali protette non si potrà autorizzare la fondazione di nuovi centri abitati’, non si potranno regolarizzare gli insediamenti irregolari esistenti dentro la Riserva della Biósfera Montes Azules, né in quelli che si insedieranno in futuro, così come in nessun’altra area naturale protetta. Pertanto non potrà esserci alcuna procedura di indennizzo, perché non c’è, né ci sarà, alcun programma né risorse destinati a questo scopo”. http://contralinea.info/archivo-revista/index.php/2014/06/17/chiapas-militarizacion-saqueo-amenazan-indigenas/

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Read Full Post »

Raccolta Fondi.

CAMPAGNA MONDIALE PER LA RICOSTRUZIONE DELLA SCUOLA E DELLA CLINICA ALLA REALIDAD, CHIAPAS, MESSICO

 Informiamo i compagni e le compagne in Messico e nel mondo che abbiamo aperto un conto corrente bancario intestato alla nostra cara compagna Fernanda Navarro, dove poter inviare aiuti per la campagna di ricostruzione della scuola e della clinica alla Realidad, che sono state distrutte dalla belva al servizio del capitale.

Queste le coordinate:

Numero di CONTO:     0237595986

CLAVE:                      072180002375959868

Intestato a:         FERNANDA SILVIA NAVARRO Y SOLARES

Banca:                      BANORTE

 

Fraternamente,

¡Contra el despojo y la represión, la Solidaridad!

RED CONTRA LA REPRESIÓN Y POR LA SOLIDARIDAD (RvsR)

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/06/08/circular-informativa-campana-mundial-para-la-recoconstruccion-de-la-escuela-y-clinica-de-la-realidad-chiapas-mexico/

Read Full Post »

Riunione alla Realidad zapatista pochi giorni fa. Subcomandante Insurgente Moisés

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE.

MESSICO.

Giugno 2014

Per: La Sexta in Messico e nel Mondo.

Compagne e compagni della Sexta del Messico e del mondo. Sorelle e fratelli del Messico e del mondo.

Vi racconto di una riunione che si è tenuta alla Realidad zapatista pochi giorni fa:

Dicono le compagne e compagni zapatisti della Realidad, che i 3 livelli di governo capitalisti che hanno distrutto la loro scuola autonoma e la loro clinica autonoma ed il loro impianto di erogazione dell’acqua, volevano distruggere la lotta zapatista.

Le compagne ed i compagni non dimenticano che distrussero il primo Aguascalientes, e le zapatiste e gli zapatisti ne ricostruirono altri cinque.

E non dimenticano quando distrussero le umili case delle autorità autonome dei MAREZ, Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti, nel 1998, di Tierra y Libertad, per mano del “croquetas” Roberto Albores, che distrusse la casa autonoma del MAREZ di Ricardo Flores Magón, del caracol di La Garrucha, quando era governatore del povero Chiapas, povero per colpa dei malgoverni.

Ma che i MAREZ proseguono sulla loro strada ed ora sono più forti.

Non si dimentichi quello che hanno detto le e gli zapatisti: con la legge o fuori dalla legge realizzeremo l’autonomia, che è un diritto e fa parte della cultura indigena.

Tutti i partiti politici del potere legislativo e del potere esecutivo e del potere giudiziario ci hanno detto di andare al diavolo credendo che così il seme non avrebbe germinato. Al contrario, ha preso forza ed è nei fatti e nella pratica dei popoli zapatisti. Il popolo comanda, il governo ubbidisce.

I compagni basi di appoggio dell’EZLN della Realidad dicono che ricostruiranno la loro scuola e la loro clinica col materiale che dà la natura.

Allora io ho detto ai compagni della Realidad, fatemi scrivere ai compas della Sexta del Messico e del mondo.

E per farmi intentendere dai compagni ho detto loro: e se ci accusassero di distruggere la natura perché abbattiamo alberi e palme per costruire il tetto? Mentre i governi capitalisti dicono che loro li proteggono.

Poi ho pensato: – Ma perché ho detto questo.

E parte l’elenco della distruzione degli alberi da parte dei commercianti di legname che hanno il permesso dei governi capitalisti del Chiapas e del Messico.

Trafficanti, dicono i compas, legali per i governi, perché sono loro stessi.

Comprano a pezzi, dice un certo Salomón di Las Margaritas. Comprano in tavole, in lastre, rulli. Quelli che vendono sono dell’ejido Momón, San Francisco, Vicente Guerrero, La Victoria, Pachán, Ejido Tabasco, tutti del municipio di Las Margaritas. E così a San Miguel, municipio di Ocosingo, Carmen Pataté, come a Ocosingo e in tutto il Chiapas.

Per placare la discussione provocata dal mio commento “che i governi capitalisti ci accusano di distruggere la natura”, dico alle ed ai compagni che questo non succederà se scrivo ai compas della Sexta del Messico e del mondo per chiedere di organizzarsi per mettere insieme dei soldi per comprare i materiali.

E le basi di appoggio mi rispondono, bene, non sarà certo la fine dei problemi: sta bene compagno, scrivi e speriamo di ricevere qualcosa dai compagni.

E dico loro:

– Di quanto c’è bisogno per la ricostruzione?

Híjole!, non lo sappiamo.

Un altro dice:

– Dai, portate una calcolatrice che facciamo i conti.

Arriva la calcolatrice. Cominiciano i calcoli ed il compa dice:

Vaaaleeeee! Ma questa porcheria non ha le pile!

E sento un vecchietto che a vocebassa dice:

– Un quarto e qualcosa -, e conta con le dita delle mani.

E subito mi guarda:

– Fatto compa – mi dice.

– Come!? – dico io.

– Sì, ecco i conti: Per una casa di 2 piani di 19 metri per 7 di largnezza, cioè 19×7, c’è bisogno di: 2000 blocchi di cemento, 50 barre di metallo, 400 aste metalliche di tre-ottavi, 60 sacchi di calce, 520 sacchi di cemento, 100 chili di filo di ormeggio, 400 chili di filo di ferro e 84 fogli di lamiera zincata di 3 metri di lunghezza .

Un’altrocompa interrompe e dice, “Perché non gli diciamo solo il costo totale per questi edifici di due piani?”

“D’accordo”, dice un altro.

E poi in coro, “D’accordo!”

In totale sono $ 200,209. Duecentomiladuecentonove pesos.

Il pianterreno è per la scuola di bambine e bambini, e quello di sopra per clinica.

Per sfruttare il terreno.

È solo l’edificio, mancano gloi strumenti sanitari, termometri, etc. etc. e mancano le medicine.

La riunione si chiude.

Questo è quanto, compas della Sexta. Vedete un po’ cosa si può raccogliere.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Subcomandante Insurgente Moisés.
Messico, Giugno 2014.
Nell’anno 20 della guerra contro l’oblio.

Comunicato originale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Read Full Post »

Older Posts »