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Archive for maggio 2012

La Jornada – Domenica 27 maggio 2012

Le comunità indigene si oppongono al progetto di turismo d’avventura in Chiapas

Hermann Bellinghausen. Inviato. Laguna Miramar, Chis., 26 maggio. La bella e grande laguna che segna il confine con i Montes Azules è la nuova meta degli investitori turistici. Approvato dal Ministero dell’Ambiente e Risorse Naturali e dalla Commissione per l’Ambiente, Risorse Naturali e Pesca del Senato, il progetto Estancias Vivas Natura Miramar contempla la costruzione di alloggi turistici nelle acque della laguna, un hotel che le autorità definiscono turismo alternativo.

Nel progetto ufficiale viene considerato solo l’ejido Emiliano Zapata; sulle sue terre si costruirebbero 11 alloggi doppi e quattro suite, ristorante, bar, uffici, lavanderia e alloggi dei dipendenti. Non tutti sono d’accordo; molti non sono stati nemmeno consultati. Da anni qui esiste un flusso turistico regolare, mai affollato, che non sembra alterare la vita del villaggio. Un maggiore impatto qui, e peggio nel vicino ejido San Quintín, è rappresentato dalla grande base militare, a pochi chilometri dalla laguna.

Emiliano Zapata, Benito Juárez, Nueva Galilea e Tierra y Libertad sono i villaggi intorno a Miramar, anche se solo il primo è legale; i suoi abitanti si considerano i guardiani della laguna, benché anche altri lo siano, come a loro modo gli zapatisti di Nueva Galilea che la difendono senza aiuti del governo né investimenti turistici sempre più numerosi e sempre di più privati.

In una località di isolotti all’interno della laguna, un cartellone esprime la loro opposizione: “Non vogliamo turismo d’avventura. Il governo sta creando turismo d’avventura per l’inferno. Questo progetto è pieno di ladri e sorci. È una campagna di contrainsurgencia e guerra di bassa intensità. Qui vogliamo giustizia, libertà e democrazia. Qui il popolo comanda ed il governo obbedisce. EZLN”.

In un angolo della laguna vivono basi di appoggio zapatiste e dicono di prendersi cura dell’ultimo confine, l’attuale frontiera tra la selva dell’uomo e quella che prescinde dall’umanità nell’alternanza dei secoli. Visto da qui, rappresenta l’ultimo avamposto del Deserto della Solitudine, come lo chiamavano i primi conquistatori; oggi riserva integrale della biosfera o colloquialmente biosfera dei Montes Azules, sia che siano monti, e che siano azzurri. Nel periodo classico maya ci furono città e comunità di agricoltori nel cuore di questa selva oggi riserva, come Tzendales (notevole vestigia archeologica inesplorata, vicino al río Negro), Miramar e, chiaramente, Bonampak all’estremo nord.

Gli investitori promettono agli indigeni il sole, la luna e le stelle sotto forma di infrastruttura per turismo nella natura. Qui dove già ci sono il sole, la luna e le stelle, l’acqua migliore ed il cielo più grande della selva Lacandona, che altro possono offrire albergatori, ristoratori, costruttori, appaltatori, funzionari ambientali ed agrari del settore turistico, senatori, governatori, candidati, televisioni, imbottigliatori, banche? Che cosa meglio di questo?

Alcune comunità sono – e tutte dovrebbero esserlo – guardiane della selva, l’acqua, il territorio e quello che questa contiene ed alimenta, quello che ricevono ogni mattina dalla terra, chiamata Madre nelle quattro lingue maya che sfociano in questa sommità delle valli, convergenza anche delle strade che verso Las Margaritas ed Ocosingo riescono a sembrare carrozzabili. È dove il vivace fiume Perla si unisce al maestoso e calmo, infine navigabile, fiume Jataté, un corso d’acqua imponente che diventa il Lacantún e poi Usumacinta, lontano da quelle giovani cascate incuneate tra Corralito, negli Altos, tra Oxchuc ed Ocosingo.

Emiliano Zapata, sebbene a maggioranza chol, è una delle poche comunità della selva dove vivono anche tzeltales, tojolabales e tzotziles. Una delle più cosmopolite. Gli ejidatarios (non tutti lo sono a Zapata) tendono a criticare i vicini villaggi che non hanno titoli di proprietà, ed in particolare accusano quelli di Benito Juárez di distruggere i boschi ed inquinare il lago. L’imbarcazione di Benito Juárez, una terribile lancia, normalmente usava il motore, ma ora non gli è più permesso. Ora devono remare per raggiungere Zapata, che è la via d’uscita per gli abitanti della riva. O lo era, perché la strada che viene da Amatitlán, a valle di Lacantún, ha già raggiuntoChuncerro, dentro i Montes Azules.

Secondo Cesare, un giovane chol che guida gli inviati di La Jornada per la laguna, l’attuale gestione dei visitatori è razionale, sufficiente e fino ad un certo punto autosufficiente, non ha bisogno di un hotel privato. Chi vuole venire a Miramar, da qualunque parte provenga, viene. Solo alcuni giorni fa sono arrivati 20 visitatori da Comitán e Tuxtla Gutiérrez. Famiglie. Sono arrivati con dei furgoncini e si sono accampati per tre giorni, belli tranquilli. Gringo e francesi arrivano a ondate. Nel periodo delle vacanze si accampano fino a 50 persone o appendono le amache sulla spiaggia. Un turismo modesto, presumibilmente ecologico (più di quello di un hotel), sufficiente per una comunità che mangia della terra e vive circondata dall’acqua, tra due grandi fiumi ed una laguna portentosa.

http://www.jornada.unam.mx/2012/05/27/politica/015n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Sabato 26 maggio 2012

La CIDH concede misure cautelari al detenuto Patishtán

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 25 maggio. La Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) ha annunciato il conferimento di misure cautelari urgenti (MC 77/12) in favore del prigioniero di coscienza Alberto Patishtán Gómez, per il grave pericolo che corrono la sua vita e la sua salute a causa del peggioramento di un glaucoma non curato. Questo, mentre aumentano le umiliazioni ed i maltrattamenti contro il professore tzotzil che ora riferisce di essere stato rapato nella prigione di Guasave, Sinaloa, dove si trova da ottobre.

La CIDH ha sollecitato il governo del Messico ad istruire le autorità competenti per realizzare gli esami medici che permettano di valutare la salute del detenuto ed offrirgli il trattamento adeguato.

Da parte sua, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba) ricorda che nonostante le riforme all’articolo primo della Costituzione, il governo non rispetta l’obbligo di rispettare, proteggere e garantire i diritti umani riconosciuti dalla Costituzione e dagli strumenti internazionali che ha firmato e ratificato.

Patishtán, aderente dell’Altra Campagna, riferisce in una lettera: Con profondo dispiacere, quando mi tocco la testa rapata, mi rendo conto che le autorità che parlano del rispetto dei diritti umani non fanno altro che demagogia politica per ingannare. Le autorità del carcere di Guasave hanno agito non solo contro la mia volontà ed attentando contro la mia dignità di indigeno ed essere umano, ma anche contro i miei usi e costumi perché da secoli, come indigeni, portiamo i capelli di lunghezza normale per proteggerci durante il lavoro nei campi, ed oggi guardandomi riflesso in un pezzo di lamiera che funge da specchio non ho potuto evitare di versare una lacrima, pensando che la mia famiglia mi vedrà totalmente senza capelli, questo è un ulteriore scherno al quale mi trovo sottoposto come rappresaglia per la lotta che sto sostenendo per la mia libertà. Ancora per quanto, signori governanti, dovremo sopportare queste vessazioni? Non è la giustizia che ho chiesto. Esigo ancora una volta l’immediata liberazione di noi de La Voz del Amate e Solidarios de la Voz del Amate ed il rispetto dei nostri usi e costumi.

Di fronte a questo, il Frayba ha condannato le recenti azioni del governo federale che violano l’accesso alla giustizia e alla difesa del detenuto. Dopo aver dimostrato il suo ingiustificato trasferimento dal Chiapas a Sinaloa ordinato dal segretario di Governo, Noé Castañón León, il Centro ha presentato un ricorso che è stato accolto favorevolmente con l’ordine del suo ritorno immediato nella prigione di San Cristóbal.

Ciò nonostante, il governo federale ha continuato ad ostacolare il ritorno e la liberazione presentato un nuovo ricorso che è stato rimesso al tribunale collegiale di Cancun, Quintana Roo, ‘affinché in aiuto ai lavori di questo tribunale, detto organo giurisdizionale pronunci la sentenza corrispondente’ “. Questo, secondo il Frayba, è un palese impedimento all’accesso alla giustizia del governo federale, in complicità con quello del Chiapas, a danno di Patishtán, che a giugno compirà 12 anni di reclusione.

http://www.jornada.unam.mx/2012/05/26/politica/015n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Sabato 26 maggio 2012

Secondo il Consiglio Regionale è falso che il governo proteggerà Wirikuta

Ariane Díaz

Il Consiglio Regionale Wixárika per la Difesa di Wirikuta ha dichiarato che la cessione del lotto minerario di 761 ettari dell’impresa mineraria canadese First Majestic Silver (corrispondente alla concessione di Minera Real Bonanza) al governo federale non rappresenta una soluzione, perché non preserva il territorio sacro huichol, mentre in realtà il progetto di sfruttamento dell’impresa resta intatto nello schema governativo.

In una conferenza stampa ha definito una farsa e una menzogna l’annuncio fatto giovedì scorso dalle autorità federali riguardo la protezione delle terre sacre di questa regione con la cancellazione dello sfruttamento minerario ed il decreto che dichiara riserva mineraria nazionale 45 mila ettari di questo territorio, perché non si cancella il settore minerario nella totalità del territorio sacro di Wirikuta.

L’annuncio, incompleto e pieno di dati falsi che distorcono la realtà del luogo sacro, è solo una strategia per approfittare della copertura mediatica del Wirikuta Fest (concerto che si svolgerà questo sabato presso il Foro Sol, con la partecipazione di numerose band per raccogliere fondi per la difesa legale di questa terra) e dare un’immagine distorta della sua presunta responsabilità sociale.

Inoltre, denuncia che l’identificazione geografica degli altari sacri realizzata dal governo non ha ricevuto il consenso del popolo wixárika né si sono svolte consultazioni con tutte le assemblee e le autorità, motivo per cui hanno respinto i risultati presentati giovedì a solo due dei 27 rappresentanti le autorità del popolo huichol.

Nonostante la grande preoccupazione delle autorità wixárikas per l’annuncio del governo, queste hanno riconfermato l’intenzione di dialogo e di stabilire accordi con lo Stato messicano per la difesa integrale della zona.

Ha spiegato che il lotto minerario ceduto al governo federale, non al popolo wixárika né gli abitanti di Wirikuta, era già stato già offerto dalla compagnia mineraria a gennaio del 2011 ed il popolo non aveva accettato ritenendo che Wirikuta non è composta solo dal il colle Quemado, ma è costituita da almeno 140 mila 212 ettari.

Questa area, dichiara Santos de la Cruz, membro del consiglio, rappresenta solo lo 0,5% della superficie totale del territorio sacro.

Inoltre, il lotto di Real Bonanza è zona sterile senza mineralizzazione economica e parte di una regione che non era nei piani di sfruttamento minerario di questa compagnia. Il progetto di La Luz de First Majestic e Minera Real Bonanza prosegue il suo corso, sottolineano.

Restituire concessioni prive di interesse minerario né economico è la dimostrazione che First Majestic vuole ingannare la società messicana, afferma Rurik Hernández, del Frente en Defensa de Wirikuta. Aggiunge che una delle omissioni dell’annuncio governativo è che il progetto Universo, di Revolution Resources, è ancora vigente.

Attualmente, informano, le imprese minerarie sono attive nella regione in 79 concessioni che abbracciano un’estensione di quasi il 70% del territorio sacro di Wirikuta, che rappresenta circa 97 mila ettari di concessioni, di quali 59 mila corrispondono al progetto Universo.

I rappresentanti del popolo huichol e gli attivisti per la difesa di questo territorio ricordano che l’attività mineraria non si riduce solo allo sfruttamento, ma comprende anche le attività di esplorazione, per cui l’affermazione del governo secondo cui non esistono danni alla riserva è falsa. Sembra ignorare le esplorazioni di molte imprese minerarie, testimoniate e fotografate, e la devastazione delle industrie agricole che il popolo Wixárika denuncia da un anno.

Sulla riserva mineraria nazionale, rilevano che non sono state rilasciate concessioni minerarie; tuttavia, non è una garanzia definitiva che non ci saranno miniere attive in questi 45 mila ettari, segnala Tunuary Chávez, del Fronte.

Mentre le organizzazioni nell’incontro con i media denunciavano l’intenzione del  governo di migliorare la sua immagine, la Segreteria per lo Sviluppo Sociale ha emesso un comunicato sugli aiuti sociali concessi agli abitanti di quest zona.

http://www.jornada.unam.mx/2012/05/26/sociedad/033n1soc

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Ancora Cherán.

Los de abajo

 Ancora Cherán

Gloria Muñoz Ramírez

 Nella comunità purépecha di Cherán, Michoacán, non si smette di trovare i morti. La sua lotta in difesa dei boschi iniziata nell’aprile del 2011, è costata la vita ai comuneros che vogliono difendersi. I falò e le barricate posizionate alle entrate del villaggio continuano ad essere più che necessarie, perché i governi non hanno fatto niente per fermare la criminalità organizzata, dichiarano i membri del Consejo Mayor.

La settimana scorsa la comunità aveva riferito della scomparsa di Jesús Sebastián Ortiz, di 70 anni, uscito di casa per andare nei campi a lavorare e non più tornato. Questo 24 maggio il suo corpo è stato trovato senza vita in località Las Arenas, a nord di Cherán, molto vicino al rancho El Pueclito, villaggio segnalato come uno dei più pericolosi per la presenza dei talamontes.

Anche senza conoscere le cause ufficiali della sua morte, in quanto il corpo in stato di decomposizione è stato consegnato al Pubblico Ministero, le autorità di Cherán anticipano che questo fa parte di una nuova minaccia di azioni violente da parte di gruppi di talamontes e del crimine organizzato. “Quando vedono persone sole non si inteneriscono. Vogliono accrescere la paura affinché interrompiamo le azioni di difesa. Si tratta di un’azione vigliacca di gente cattiva e proprio nel luogo dove è stato trovato Jesús sono caduti altri nostri compagni.”

Nell’aprile del 2011 la comunità di Cherán si armò di pietre e bastoni per frenare il saccheggio dei suoi boschi. Nel febbraio scorso il Concejo Mayor si è insediato ed è diventato il primo governo autonomo riconosciuto dallo Stato di Michoacán.

Solo qualche settimane fa – pochi giorni dopo la festa nella comunità per l’anniversario della sollevazione – in un’imboscata sono stati assassinati altri due comuneros: Santiago Ceja Alonso e David Campos Macías, mentre svolgevano lavori di pulizia e rimboschimento. Nell’imboscata sono rimasti feriti anche Salvador Olivares Sixtos e Santiago Charicata Servín.

La situazione a Cherán esige una soluzione. Se lo Stato messicano ed i governi federale e statale avessero preso in considerazione quello che denunciamo da più di un anno, le condizioni di sicurezza sarebbero molto diverse. Oltre ad occasionali pattugliamenti di corpi misti (convogli di soldati dell’Esercito e di poliziotti federali, statali, municipali e forestali), nessun altro compromesso ha compiuto il governo non ha mantenuto nessun altro impegno e le minacce contro di noi continuano ad essere le stesse, denunciano i comuneros.

losylasdeabajo@yahoo.com.mxhttp://desinformemonos.org

http://www.jornada.unam.mx/2012/05/26/opinion/016o1pol

 (Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 25 maggio 2012

Il Frayba denuncia i reiterati ostacoli del governo alla liberazione di Alberto Patishtán

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de Las Casas, Chis., 24 maggio. Dalla prigione federale di Guasave, Sinaloa, il professore tzotzil Alberto Patishtán Gómez ha fatto avere un breve manoscritto in cui denuncia aggressioni alla sua dignità da parte dei suoi carcerieri, che sono arrivati a livelli estremi di umiliazione e maltrattamento che sono davvero troppo perfino per un indigeno rinchiuso da 12 anni in tre prigioni del Chiapas, incatenato per mesi al letto di un ospedale ed ora in punizione in un penitenziario di massima sicurezza a 2 mila chilometri dal suo luogo di origine.

Privato ingiustamente della mia libertà da più di dieci anni, ho cercato di conservare sempre la mia essenza indigena, cosa che non è stata facile. Attualmente, sembra impossibile stante i maltrattamenti che denigrano non solo la mia dignità di essere umano, ma attentano alla mia salute a causa di un tipo di alimentazione che rompe le abitudini che la mia etnia ha cercato di mantenere per secoli, afferma Patishtán.

Il regime alimentare al quale mi costringe l’autorità federale penitenziaria contro la mia volontà, diventa un ulteriore al quale sono sottoposto come conseguenza dell’ingiustizia che riguarda la mia situazione legale. 

Ancora una volta chiede al presidente della Repubblica Felipe Calderón Hinojosa il rispetto dei suoi diritti e chiede la liberazione immediata a nome dei suoi compagni carcerati della Voz del Amate, Solidarios de la Voz del Amate e Voces Inocentes.

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba) a sua volta denuncia che il governo è tornato ad impedire la liberazione di Patishtán. Ha ricordato che il 29 febbraio a Tuxtla Gutiérrez, il giudice competente aveva accolto il ricorso presentato dai suoi avvocati per essere ritrasferito in Chiapas. Tuttavia Felipe Calderón, attraverso la Segreteria di Pubblica Sicurezza Pubblica Federale, il 3 aprile ha presentato appello per ritardare o annullare il trasferimento.

Insegnante di una scuola primaria pubblica nel municipio El Bosque, nel 2000 “fu coinvolto nell’omicidio di sette poliziotti con un membro delle basi di appoggio dell’EZLN”, ricorda il Frayba. Inspiegabilmente fu condannato malgrado si fosse dimostrato che l’accusatore, il figlio minorenne del presidente municipale, aveva chiaramente mentito, e per questo il giudice assolse il coimputato, ma non Patishtán. 

“Per più di 11 anni di immeritata condanna, Alberto è stato un modello di attivista sociale a favore della causa dei più dimenticati, generalmente poveri ed indigeni. La sua incessante lotta ha permesso la liberazione di centinaia di persone accusate di reati inesistenti o non commessi da loro, ma tutto questo non è bastato ad ottenere la scarcerazione di un uomo innocente, un attivista sociale, un prigioniero politico per il quale Tatic Samuel chiese la liberazione, ed il governatore Juan Sabines Guerrero ha riconosciuto la sua innocenza”, riferisce l’organizzazione civile.

Nel 2010 gli è stato diagnosticato un glaucoma (malattia irreversibile che fa perdere lentamente la vista). La sua situazione di salute si è aggravata per l’assoluta mancanza di assistenza medica all’interno delle carceri in Chiapas. Come punizione per la sua lotta per la sua libertà e la difesa dei diritti umani, il 20 ottobre del 2011, mentre era in sciopero della fame con i Solidarios de La Voz del Amate, è stato trasferito nel carcere di Guasave, su richiesta del segretario di Governo Noé Castañón León, come ha documentato lo stesso Frayba settimane fa. http://www.jornada.unam.mx/2012/05/25/politica/020n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Martedì 22 maggio 2012

Critiche al progetto di riduzione delle emissioni. E’ un ecocidio che implica lo sgombero forzato e la distruzione di intere comunità

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 21 maggio. Nessun paese in cui è stato introdotto il programma di Riduzione delle Emissioni per la Deforestazione e Degrado delle Foreste (REDD) è stato esente da critiche. In Chiapas si è appena cominciato e popoli indigeni, organizzazioni sociali, alcuni centri di ricerca ed ONG indipendenti si sono riunite per discutere del progetto e della sua gestione, perché questo può distruggere le comunità che vivono dentro la selva, togliere loro il diritto di essere ascoltate e partecipare alle decisioni sul loro territorio, sostiene Ingrid Fadnes, dell’organizzazione norvegese Latinamérika Gruppene (LAG), presente da molti anni in Chiapas, in una ricerca svolta per gli Studi Latinoamericani della UNAM.

Dal 2007 le Nazioni Unite hanno intensificato i programmi per affrontare il cambiamento climatico. REDD è il risultato di questi sforzi. Da quando è stato avviato in paesi in via di sviluppo, secondo diversi rapporti serve solo a far sì che i paesi industrializzati possano comperare “lavarsi la coscienza” e continuare ad inquinare nei rispettivi paesi. Sono indulgenze, ironizza Fadnes.

A dicembre del 2010, il Messico ha aderto al REDD. In Chiapas, uno dei polmoni del pianeta, un milione e 300 mia ettari sono protetti in 48 riserve o Aree Naturali Protette. Circa la metà nei Montes Azules. Ma dentro la selva vive “quello che il governatore chiama anche ‘il nemico del bosco: l’uomo’ che qui sarebbero i popoli indigeni”. Il saccheggio è stato una forma storica per rimuovere gli ostacoli nella selva dichiarata riserva. Oggi, gli unici abitanti legali sono i lacandoni, benché vi vivano anche altri popoli maya. Quando il governatore dice che le future generazioni ringraziano perché potranno vivere della conservazione del bosco, dell’ecoturismo e della produzione di gomma e palma da olio, parla per il suo governo e per i pochi indigeni che beneficiano del progetto, non delle comunità che lottano per mantenere la loro cultura ed il loro territorio, e per seminare le piante native come mais e fagioli.

Sia il Quadro Intergovernativo dei Cambiamenti Climatici (IPCC) sia il documento del governo messicano che prevede il REDD come strategia nazionale, riconoscono la necessità della partecipazione dei popoli indigeni e che siano ascoltati quando si compiono azioni nel loro territorio, ma non è stato così. Ci sono voci molto critiche a livello internazionale. In Messico e Chiapas ci sono organizzazioni e comunità che si oppongono al progetto, mentre alcune comunità indigene hanno accettato di partecipare, cita Fadnes. Tra i primi si trovano i firmatari, nel 2010, della Dichiarazione del Forum dei Montes Azules (30 organizzazioni indipendenti contadine e indigene, università e collettivi); tra i secondi, quasi esclusivamente si trova la cosiddetta comunità lacandona.

Ai concetti governativi secondo i quali il progetto è la soluzione ai cambiamenti climatici, allo sradicamento della povertà in Chiapas e all’incremento dello sviluppo economico dei popoli indigeni, la ricercatrice Ingrid Fadnes contrappone, tra gli altri, le critiche dell’organizzazione Maderas del Pueblo del Sureste, per la quale REDD è un ecocidio, implica lo spostamento forzato e la distruzione dei popoli originari; conviene solo ai paesi ricchi.

L’origine di queste soluzioni si rifà alla rivoluzione verde pubblicizzata come un successo ma che nel tempo ha generato una forte opposizione a causa della distruzione della biodiversità e all’avvelenamento di suoli e acqua attraverso le monocolture e i pesticidi. Sulla stessa linea, all’interno di REDD si programmano piantagioni di alberi della gomma, palma da olio ed eucalipto, monocolture che richiedono grandi quantità di pesticidi e danneggiano i suoli. La rivoluzione verde aveva cercato di rispondere alla domanda di cibo ed ha finito col cercare di controllare la natura, senza considerare le conseguenze per l’ecosistema, la biodiversità, la salute umana ed il lavoro contadino. http://www.jornada.unam.mx/2012/05/22/politica/016n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Lunedì 21 maggio 2012

La mercificazione delle foreste è alla base della cacciata delle comunità che vivono nelle foreste in Chiapas

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 20 maggio. Tra i principali motivi economici per ritirare le comunità che vivono nelle foreste c’è la vendita dei bonus per le emissioni di carbonio, sostengono organizzazioni civili appartenenti alla Rete per la Pace Chiapas (Sipaz, Desmi, Frayba ed altre). Nella COP 16 (Conference of the Parties) di Cancun, a dicembre 2010, il Messico era entrato nel programma Riduzione delle Emissioni Prodotto della Deforestazione e del Degrado Ambientale (REDD Plus) la cui idea base è che i paesi pronti o che possono ridurre le emissioni di carbonio che provengono dalla deforestazione devono essere compensati finanziariamente.

In una relazione di 122 pagine, critica nei riguardi del progetto di città rurali e delle politiche ambientali in Chiapas, diffuso questa settimana, gli organismi civili ricordano che  il governatore firmò un accordo con i suoi pari di allora di California, Arnold Schwarzenegger, ed Acre, Brasile, Arnobio Márques de Almeida, e iniziò un mercato di compra-vendita di bonus per le emissioni di carbonio che fa parte del progetto REDD Plus.

Nel 2009 era stato avviato il Programma di Azione Di Fronte al Cambiamento Climatico in Chiapas (PACCCH) con l’appoggio dell’ambasciata britannica, di Conservation International, ONG conservazioniste (che fanno da intermediarie con le comunità) ed istituzioni accademiche come La Scuola della Frontiera Sud, che ha collaborato per implementare il progetto REDD Plus con la Commissione Nazionale Forestale; sebbene recentemente abbia cercato di dissociarsi pubblicamente, non l’ha fatto con sufficiente chiarezza.

Il governatore del Chiapas, sottolinea la relazione, “è convinto che aderire al ‘pagamento per i servizi ambientali’ è un progetto di vita”, e cita il mandatario: I suoi figli e nipoti lo ringrazieranno perché vivranno grazie a questo, riceveranno denaro per prendersi cura dell’ambiente, scommettiamo su di loro che sono piccoli, affinché voi abbiate la certezza di dare da vivere ai vostri figli in futuro, vivranno della conservazione delle riserve, del turismo e della produzione di gomma o palma da olio.

Gli interessi ecologici dei piani di sviluppo implicano la mercificazione delle foreste, per cui le autorità ritengono necessario che le comunità che vivono all’interno delle riserve siano ricollocate o non utilizzino le terre per attività agricole, come succede a El Triunfo, riserva con la quale il governo chiapaneco è entrato nel mercato dei bonus delle emissioni di carbonio. Ma il gioiello di questo mercato, come si vedrà nelle prossime informazioni, sarebbe la riserva dei Montes Azules, nella selva Lacandona.

La relazione della missione della Rete per la Pace rileva: Come è noto, per i popoli indigeni il mais che si coltiva nelle terre chiapaneche da migliaia di anni, ha una grande importanza alimentare e culturale. Tuttavia, uno degli argomenti del governo per conservare la biodiversità è quello di smettere di seminare mais. Il mandatario ha detto che fa molto male al pianeta, mentre la riserva, la grande ricchezza che hanno i suoi abitanti, si esaurirebbe.

REDD Plus promuove la riconversione produttiva affinché i contadini smettano di produrre i propri alimenti, come mais, e coltivino prodotti per combustibili o materiali da costruzione (gomma, palma africana). La vendita di carbonio alle multinazionali che si vuole fare nelle foreste e boschi del Chiapas implica anche lo spostamento delle comunità per portare a termine un altro progetto del governo: le città rurali sostenibili. http://www.jornada.unam.mx/2012/05/21/politica/014n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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