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Archive for maggio 2009

Poliziotti drogati

La Jornada – Venerdì 29 maggio 2009

“Usano poliziotti drogati e fermano gli aderenti all’Altra Campagna”

Gli abitanti di Bachajón accusano il governo di rubare le loro terre

Hermann Bellinghausen – Inviato

San Cristóbal de las Casas, 28 maggio. “Quelli del governo attuano questa repressione per toglierci il nostro territorio”, sostengono le autorità di San Sebastián Bachajón (municipio di Chilón), informando che la Polizia Statale Preventiva (PEP) del Chiapas ha invaso il suo ejido da cinque settimane. Inoltre, gli agenti si ubriacano, chiedono marijuana, interrogano gli ejidatarios e, in connivenza con la minoranza dei priisti, proteggono persone note come delinquenti.

Gli ejidatarios tzeltales chiedono la liberazione di sette loro compagni, aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN, rinchiusi nella prigione di El Amate, e l’uscita immediata della polizia dal banco di ghiaia e dal posto dove stava la cabina di pedaggio per l’ingresso alle cascate di Agua Azul, distrutta ad aprile dalla PEP per installare un suo accampamento. “Di notte ne approfittano per molestare le persone. Siamo nel nostro ejido, abbiamo il diritto di camminare per strada, di andare a lavorare e andare dove vogliamo”.

I poliziotti “stanno dappertutto, sbucano da sentieri e strade e chiedono sempre se sei dell’Altra Campagna”. Passano il tempo a bere “perché non hanno altro da fare”. Al crocevia di Agua Azul, dove il governo del Chiapas ha messo un mucchio di agenti, se la spassano nel bar di Ch’opnep, di un fratello priista, che è ben felice perché con i poliziotti i suoi affari vanno a gonfie vele tanto che ha dovuto assumere quattro cameriere, mentre prima c’era solo la figlia ad aiutarlo”.

Nell’ejido di San Sebastián, nel municipio autonomo zapatista Comandanta Ramona, è proibito coltivare e consumare droghe, ma i poliziotti lo fanno “e così non svolgono il loro lavoro, ma se la passano da fumatori di marijuana”.

Dall’agosto del 2008, il presunto “commissario” ejidale filogovernativo Pedro Álvaro, “un falso”, secondo l’illuminante comunicazione degli ejidatarios, “si è messo d’accordo col malgoverno per toglierci la terra e fare affari con i ricchi, ma abbiamo detto chiaramente che la difenderemo”. Alvaro, militante priista dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), e Pascual Pérez che “si definisce” del consiglio di vigilanza, “sono d’accordo col governo che gli consegnerà le terre di Agua Azul ed il banco di ghiaia, per questo il malgoverno ha nominato di nascosto questi malandrini nel 2007”. Gli ejidatarios ricordano che a luglio del 2008 hanno ripreso il controllo del loro territorio, usurpato dal piccolo gruppo filogovernativo.

“La maggioranza degli ejidatarios sanno che stiamo distribuendo il denaro degli incassi per l’ingresso alle cascate, non come loro. Il malgoverno ha dato loro del denaro per molti mesi ed ora Pascual si sta comprando bestiame e auto; Anche Pedro Álvaro si è comprato un’auto, ed ai contadini che li seguono ciecamente non danno niente”.

Per queste “ragioni”, assicura il comunicato, hanno spedito i loro compagni “nella prigione di punizione e morte di El Amate, dove li fanno lavorare come animali e chiedono loro denaro che non abbiamo, perché noi sì siamo poveri ed il malgoverno a noi non dà quello che ruba a tutti i contadini, e quando abbiamo deciso di protestare e bloccare la strada hanno mandato gli agenti statali e federali per farci fuori”.

Accusano che “il malgoverno ci ha preso il nostro territorio e l’ha invaso con i suoi poliziotti che catturano innocenti e li torturano affinché confessino reati fabbricati”.

“La gente ci conosce”, dicono gli ejidatarios. “Quando c’è un problema in questa regione ci cercano come autorità per fermare i malviventi. C’erano molte rapine sulle strade ed i poliziotti non facevano niente e chiedevano denaro” in cambio di protezione. “Siccome non siamo come questi malviventi in uniforme”, sostengono, a novembre abbiamo organizzato una “commissione di vigilanti stradali”.

In questa commissione c’erano i sette “sequestrati a El Amate, che avevano fermati i Cruz, dei rapinatori che sono stati liberati dal consiglio di vigilanza dell’ejido priista di Agua Azul. In dicembre gli attuali detenuti avevano aiutato le autorità di San Sebastián a fermare altri quattro rapinatori che operavano a Maquincha’b, che “avevano chiaramente ammesso di essere una banda e che altri tre ancora liberi avevano le armi” per le rapine.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Annunciato Incontro Nazionale

La Jornada – Giovedì 28 maggio 2009

Ritengono che nel paese “la giustizia istituzionale non funziona e favorisce la repressione”

Ativisti annunciano la realizzazione dell’incontro nazionale contro l’impunità in Chiapas

L’esempio “più indecente” è l’atteggiamento della Corte Suprema di Giustizia della Nazione nel caso Atenco

Hermann Bellinghausen – Inviato

San Cristóbal de las Casas, 27 maggio. La Rete Nazionale Contro la Repressione e la Solidarietà, e diverse organizzazioni e collettivi dell’Altra Campagna hanno annunciato la realizzazione dell’Incontro Nazionale Contro l’Impunità e per la Giustizia Autonoma nei giorni 19 e 20 giugno prossimi all’Università della Terra, a San Cristóbal de las Casas, Chiapas. L’evento si chiuderà in concomita con l’apertura il giorno 21 dello stesso mese dell’Incontro Continentale Contro l’Impunità, nella stessa città.

Gli organizzatori ritengono che in Messico “la giustizia istituzionale non funziona, favorisce la repressione di chi protesta e l’impunità di coloro che usurpano, massacrano, rapiscono e violano i diritti più elementari del popolo”.

La giustizia, sostiene l’appello, “non sta nelle istituzioni ufficiali, qui c’è solo l’impunità per quelli che stanno in alto ed il terrore per quelli che stanno in basso”.

L’esempio “più indecente” è l’atteggiamento della Corte Suprema di Giustizia della Nazione nel caso Atenco, dove sono state accertate le gravi violazioni alle garanzie costituzionali perpetrate da poliziotti e funzionari statali, municipali e federali, come Eduardo Medina Mora ed Enrique Peña Nieto, “ma non è stata imputata loro nessuna responsabilità”.

Lo stesso senso ha avuto “dichiarare innocente Luis Echeverría per il massacro di Tlatelolco, o non giudicare Zedillo per il massacro di Acteal”, come l’impunità concessa ai governatori Ulises Ruiz, “repressore del popolo oaxaqueño e di membri della APPO”, e Mario Marín, “protettore di pederasti”, a Puebla.

Un caso riportato in partcolare nella convocazione sono “le costanti aggressioni alle comunità zapatiste da parte dell’Esercito federale, poliziotti e paramilitari del PRI e del PRD”. A questo si sommano l’assedio ai coloni di Lomas del Poleo (Ciudad Juárez), l’esproprio delle terre ai contadini da parte delle multinazionali, ed il caso delle vedove di Pasta de Conchos (Coahuila).

Si sottolineano gli omicidi “di intere famiglie e di donne incinta per mano dell’Esercito col pretesto della presunta guerra al narcotraffico, dietro la quale si nasconde una chiara politica di contrainsurgencia che ha imprigionato e fatto sparire centinaia di messicani ed ha instaurato di fatto lo stato d’emergenza”.

Gli organizzatori sottolineano che, “se i cittadini non ricevono una pronta giustizia, completa ed imparziale come dettato dall’articolo 17 della Costituzione, abbiamo tutto il diritto di cercare altre forme di fare giustizia per processare, giudicare e per quanto possibile, garantire la certezza della pena per i responsabili di queste gravi violazioni dei nostri diritti”.

Questo incontro risponde anche alla “necessità urgente” di raccogliere le denunce di episodi di repressione e le esperienze riportate nel Festival della Degna Rabbia, convocato dall’EZLN a dicembre e gennaio passati, “ed avanzare nella creazione di un tribunale autonomo e di altre forme di fare giustizia che siano efficaci e attendibili”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Ondata di aggressioni.

La Jornada – Martedì 26 maggio 2009

Ondata di aggressioni contro ejidatari del Chiapas che si oppongono alla costruzione di un’autostrada

HERMANN BELLINGHAUSEN

Denunciando i soprusi e le aggressioni compiute da presunti evangelici nella comunità tzotzil di Mitzitón, nel municipio San Cristóbal de las Casas, Chiapas, i rappresentanti ejidali e comunali hanno messo a nudo non un problema religoso (che è servito di facciata) bensì manovre governative per imporre il passaggio sulle loro terre della pluriannunciata autostrada per Palenque.

I rappresentanti ejidali denunciano le azioni di un gruppo di elementi della Chiesa denominata Alas de Águila, in complicità con il capo della residenza della Procura Agraria di San Cristóbal, Rufino Rosales Suárez. I problemi sono cominciati il 16 aprile, quando Carmen Díaz López, Pablo Díaz López e Antonio Gómez Hernández hanno invaso terreni ad uso comunale senza l’autorizzazione dell’assemblea. Díaz López non vive a Mitzitón, ma nella comunità Nuevo Jardín, municipio de Teopisca, dove è pastore. “Da molti anni sta provocando ed era stato espulso dall’ejido per illeciti commessi per traffico di clandestini”, ricordano gli ejidatari.

Più di otto anni fa erano stai notificati alle autorità i reati di queste persone, senza effetto alcuno. Ora, l’assemblea informa “al malgoverno” che ha deciso di rimuovere le recinzioni installate dagli invasori. “Chiediamo loro di smetterla di creare conflitti con gli ejidatari di Flores Magón e Mitzitón. Abbiamo deciso di seminare alberi in questa area di uso comune”.

E sottolineano: “Curiosamente, l’area che hanno invaso si trova all’interno della superficie minacciata dal passaggio dell’autostrada (La Jornada, 21 aprile). Inoltre non sono nemmeno ejidatari riconosciuti, sono solo invasori”.

Gli ejidataris denunciano che gli invasori stanno abbattendo alberi ejido, mentre Miguel e Roberto Heredia de la Cruz “sono responsabili di furto con violenza di 130 sacchi di fertilizzante biologico del centro dell’ejido”.

Compiendo la loro azione, gli invasori hanno rotto tutti i verbali di accordo: “Noi come autorità del villaggio abbiamo rispettato il dialogo, ma quelli che non lo rispettano sono il malgoverno, i pastori e la loro gente; sono loro quelli che provocano e violano gli accordi”. In un verbale di assemblea del 19 giugno 2008, “dove figuravano 42 proprietari, furono falsificate dalla Procura Agraria 116 firme; avevano firmato perfino 8 morti e 2 detenuti, inoltre non è mai stato reso noto all’assemblea il contenuto dei verbali”. Quegli accordi furono imposti “con minacce ed inganni” alle precedenti autorità della comunità.

“Abbiamo dimostrato di essere ben disposti ad arrivare ad un accordo con i nostri compagni campesinos indigeni”, dichiarano le vittime. “Il 17 maggio si sono presentati in assemblea due evangelici per chiedere la loro partecipazione nell’ejido, accettando la cooperazione col villaggio, le assemblee, i lavori comunali, e sono stati accolti come ejidatarios, registrati nel registro del villaggio”.

Gli illeciti di Díaz López risalgono al 1999, “e tuttora tiene il suo gruppo organizzato di delinquenti”. Per dieci anni le autorità non hanno prodotto nessun risultato dalle indagini su queste persone. “Eravamo disposti al dialogo, abbiamo firmato accordi, ma vediamo che non c’è rispetto verso la nostra comunità da parte dei funzionari. Non permetteremo la divisione del nostro ejido, né l’esproprio delle nostre terre, né cadremo nelle provocazioni”, rimarcano gli ejidatarios.

Infine, esigono “la liberazione immediata dei sette compagni prigionieri politici aderenti all’Altra Campagna dell’ejido San Sebastián Bachajón”, così come del maestro Alberto Patishtán Gómez, di La Voz del Amate, detenuto da otto anni e dieci mesi.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Ancora espropri agli zapatisti.

La Jornada – Domenica 24 maggio 2009

La JBG denuncia che su questi poderi costruiscono una “casa de salud” alla quale affluiscono aiuti governativi

Leader perredisti sottraggono terreni ad un contadino zapatista, denuncia la JBG

Hermann Bellinghausen – Inviato

San Cristóbal de las Casas, Chis., 23 maggio. La giunta di buon governo (JBG) Corazón céntrico de los zapatistas delante del mundo, dal caracol di Oventic, negli Altos del Chiapas, denuncia che dirigenti perredisti ed autorità ejidali hanno sottratto due terreni ad un contadino zapatista in Elambó Bajo (municipio di Zinacantán), “per ordine della Procura Agraria di San Cristóbal de Las Casas e del commissario dei beni comunali di Zinacantán”, per edificare una “casa de salud”, dove si distribuiranno i programmi governativi, come Oportunidades, in un momento di proselitismo elettorale e senza basi legali.

Il proprietario legittimo di questi terreni, Mariano López López, base di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale di Elambó Bajo, sostiene che il podere in cui vive “è l’eredità lasciata da suo padre” e che è lì da 62 anni. Ora, “le autorità ufficiali della comunità ed i leader perredisti lo accusano di essere un invasore.”.

Il problema risale all’11 di aprile, quando Juan González Pérez ed altri perredisti hanno invaso due parti del terreno, spiega la JBG. Uno nel luogo chiamato Bavó, di 13 metri per 11,50, 10 e 13. Questo terreno non “è sua eredità, ma l’ha comperato per proprio conto.”.

Lo stesso giorno hanno invaso il sito Yolonté, di fianco all’abitazione di López López, a circa cento metri dal terreno precedente. Le sue misure sono 18,90 metri, per 22,30, 10 e 17.20. Gli invasori “hanno messo tronchi e pietre per delimitare il confine, questo terreno il compagno l’ha ereditato”.

La JBG sottolinea che di fronte a questi fatti non ha agito “perché come zapatisti non vogliamo avere problemi con i nostri fratelli della comunità, decidendo di aspettare che cosa avrebbero fatto” gli invasori filogovernativi.

Il giorno 20 i perredisti guidati di nuovo da González Pérez, “hanno dato via ad una provocazione costruendo una casa sul terreno invaso”. L’edificio servirebbe “alle persone affiliate ai diversi partiti politici”.

In precedenza López López era ricorso al presidente dei beni comunali Francisco Hernández Pérez. “Si organizzò un’assemblea alla quale parteciparono 80 persone della comunità, tra loro Juan e Mariano González Pérez, che dissero che il terreno che avevano occupato non aveva padrone”, mentre i testimoni di Mariano López López affermarono che quelle terre sono di sua proprietà “come eredità lasciata da suo padre”; i testimoni, chiarisce la JBG, “sono maggiorenni”.

Il presidente de beni comunali, “per risolvere il problema ha fatto un accordo” a favore dei perredisti. I testimoni dell’indigeno zapatista “hanno cercato di spiegare nuovamente le sue ragioni ma non sono stati ascoltati”.

La JBG sottolinea che “durante tutte queste azioni di sottrazione di terre erano presenti gli agenti municipali e rappresentanti della comunità tzotzil; alcuni di loro avevano guidato l’attacco (a spari) ai nostri compagni basi di appoggio zapatiste il 10 aprile 2004, quando hanno lasciato senza acqua i nostri compagni basi di appoggio a Jechvó”.

In quell’imboscata diversi zapatisti disarmati e pacifici furono feriti dalle pallottole, alcuni anche gravemente.

La JBG denuncia che queste azioni “non sono per il bene della società, ma sono atti di distruzione e provocazione”.

Comunicato completo della JBG http://enlacezapatista.ezln.org.mx/denuncias/1735

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Ecofronteras e l’EZLN

La Jornada – Sabato 23 maggio 2009

Per 12 anni Ecosur ha eluso il tema

Ecofronteras affronta l’insurrezione dell’EZLN

Elio Henríquez – Corrispondente

San Cristóbal de Las Casas, Chis., 22 maggio. La presentazione del numero 36 della rivista Ecofronteras, organo ufficiale del Colegio de la Frontera Sur (Ecosur), ha sollevato un acceso dibattito che per la prima volta in 15 anni riguarda l’insurrezione zapatista del 1994.

Esperanza Tuñón Pablos, direttrice di Ecosur, ha dichiarato che “con questo numero vogliamo contribuire modestamente alla riflessione ed al dibattito circa la trascendenza di questo movimento che ha rappresentato lo spartiacque nella lotta contro la disuguaglianza e la povertà e nella ricerca di un modello alternativo di società”.

La pubblicazione di Ecofronteras è iniziata nel 1997 e non aveva mai affrontato lo zapatismo, ma la direttrice di Ecosur, dipendente del Consiglio Nazionale di Scienza e Tecnologia, che si è insediata alla fine dell’anno scorso, afferma: “Ci interessa segnalare che non si può rendere invisibile il tema” del movimento ribelle chiapaneco.

Tuñón Pablos è la prima donna ad occupare la direzione di Ecosur e, a differenza dei suoi predecessori, è orientata alle scienze sociali. Una delle sue prime azioni è stato non rinnovare l’interscambio con il gruppo statunitense Peace Corps, che si ritiene abbiano vincoli con la CIA.

Attratte dall’argomento, più di 100 persone hanno assistito alla presentazione della rivista la sera di giovedì nel centro culturale Tierra Adentro.

Dopo aver ascoltato alcuni articolisti della pubblicazione, molti presenti hanno applaudito alla decisione di occuparsi dello zapatismo. Altri hanno criticato che l’argomento è stato affrontato superficialmente. Tuñón Pablos ha risposto: “In questo numero abbiamo voluto presentare diversi punti di vista di colleghi ed esperti su come lo zapatismo ha impattato, influito e si è articolato, nell’ambito dell’indagine che è la nostra missione”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 22 maggio 2009

Avvenne a Corralchén dove morirono tre militari ed un ribelle

Oggi, 16 anni fa, il primo scontro tra l’Esercito e l’EZLN

ELIO HENRÍQUEZ

San Cristóbal de Las Casas, Chis., 21 maggio. Questo venerdì si compiono 16 anni dal primo scontro tra militari dell’Esercito Messicano e elementi dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) che avvenne sulla montuosa di Corralchén, nella selva Lacandona, dove fu distrutto l’accampamento ribelle Las Calabazas.

Secondo le informazioni fornite allora dall’Esercito federale, il primo scontro armato tra i suoi militari e le allora sconosciute forze zapatiste avvenne il 22 maggio 1993, mentre elementi della truppa stavano facendo addestramento militare sulla catena montuosa di Corralchén.

L’informazione fu divulgata in una lettera che il 31 maggio 1993 il tenente colonello José Guadalupe Rodríguez Olvera, capo dell’ufficio di stampa della Segreteria della Difesa Nazionale (Sedena), inviò all’allora direttore di La Jornada, Carlos Payán Velver, dopo la pubblicazione di alcune notizie che si riferivano allo scontro.

Nel documento si diceva che da 14 di maggio di quell’anno, personale del 83° Battaglione di Fanteria che stava “realizzando pratiche da addestramento sul terreno su aree disabitate del municipio di Ocosingo, veniva aggredito con armi da fuoco da un gruppo non identificato di individui che presumibilmente realizzava attività illegali”.

Precisava che nello scontro fu ucciso un ufficiale e feriti un sergente ed un capo, e “nel tentativo di respingere l’aggressione, perdeva non la vita un civile non identificato (nel 1994 si sarebbe saputo che si trattava di un ufficiale dell’EZLN) che portava un fucile mini-14 calibro 223, fatti che sono stati opportunamente messi a conoscenza dell’agente del Pubblico Ministero Federale nella città di Tuxtla Gutiérrez”.(…….)

Durante la ricerca degli “sconosciuti”, un giorno prima dell’omicidio dell’arcivescovo di Guadalajara, Juan Jesús Posadas Ocampo, il 23 maggio 1993, avvenne un secondo scontro tra soldati e zapatisti, mentre questi cercavano di uscire dalla zona.

Nel secondo scontro risultò ferito un altro ufficiale dell’Esercito Messicano. I morti furono il sottotenente José Luis Vera de Jesús e Librado Santís Gómez, elementi della truppa; i feriti, Mauro García Martínez e Lucio Hernández Xolo, oltre allo “sconosciuto”.

A causa degli scontri e della scoperta e smantellamento dell’accampamento zapatista, l’Esercito Messicano dislocò nella zona migliaia di soldati. Il centro di operazioni fu stabilito a Nazaret, dove la Petróleos Mexicanos aveva gli impianti. Le operazioni erano guidate dallo stesso titolare della Sedena, generale Antonio Riviello Bazán, ma giorni dopo le truppe furono ritirate per ordine del presidente Carlos Salinas de Gortari, poiché nel Congresso degli Stati Uniti stava per essere votato il Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord.

Questo permise all’EZLN di continuare con i preparativi e sollevarsi in armi il primo gennaio del 1994, davanti allo stupore non solo del paese ma del mondo.

In questo contesto è stato oggi presentato il numero 36 della rivista Ecofronteras, nel quale, facendo un bilancio degli oltre 15 anni del sollevamento indigeno, il Colegio de la Frontera Sur (Ecosur) afferma che la nascita e l’evoluzione del movimento zapatista “ha significato un cambiamento sostanziale nel divenire dei popoli indios del Messico”.

Per Ecosur, “sembra incredibile che lo Stato messicano, con circa trecentomila militari ben armati ed addestrati e con un grande sostegno economico, non sia riuscito a cancellare dalla mappa un esercito indigeno, quasi analfabeta, quasi senza armi, quasi senza cibo… ma con molte speranze”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Proteste per gli ultimi arresti.

La Jornada – Venerdì 22 maggio 2009

L’avvocato dei detenuti denuncia che continuano gli abusi contro i suoi assistiti

Esortano a “alzare la voce” per la liberazione dei sette tzeltales arrestati

Gruppi dei diritti umani si appellano agli aderenti nazionali ed internazionali dell’Altra Campagna

HERMANN BELLINGHAUSEN

San Cristóbal de las Casas, Chis. 21 maggio. Cresce la protesta per la liberazione dei sette contadini tzeltales di San Sebastián Bachajón, arrestati dal governo del Chiapas tra il 13 e 17 aprile con l’accusa di essere “rapinatori di strada”. Tra organizzazioni sociali e dei diritti umani aumenta anche la certezza che sono “prigionieri politici”, ostaggi del governo, perché contrastano la realizzazione dei piani di sviluppo turistico nella regione di Agua Azul.

Nonostante la liberazione di Miguel Vázquez Moreno, base di appoggio dell’EZLN, una trentina di organizzazioni e collettivi dell’Altra Campagna oggi hanno invitato la Zezta Internazional e gli aderenti di tutto il Messico ad “alzare la voce e le forze” per chiedere la liberazione di Gerónimo Gómez Saragos, Antonio Gómez Saragos, Gerónimo Moreno Deara, Miguel Demeza Jiménez, Sebastián Demeza Reara, Pedro Demeza Reara e Alfredo Gómez Moreno.

Chiedono che, secondo “proprie forme e modalità”, tutti gli aderenti dell’Altra Campagna “promuovano azioni di propaganda e diffusione su quanto succede in Chiapas, e sulla persecuzione di cui sono vittime i compagni basi di appoggio zapatiste”. Propongono che il 30 maggio si realizzi una mobilitazione nazionale ed internazionale, ed il 7 giugno un festival nel Giardino Cuitláhuac, di Iztapalapa.

Invitano i partecipanti “a realizzare nei loro luoghi conferenze, incontri e festival informativi”. All’appello della Rete Nazionale contro la Repressione e per la Solidarietà si uniscono, tra altri, lo Spazio di coordinamento dell’Altra Campagna nella Valle de México, La Otra Puebla, Colectivo Naucalpan, Coordinadora Valle de Chalco, Frente del Pueblo, Karakola Global, Los Nadies, Partido de los Comunistas, Unidad Obrera y Socialista, e Unión de Vecinos y Damnificados 19 de Septiembre.

Il presidio di Molino de Flores, Texcoco, dove si trovano 12 prigionieri politici di Atenco, ha ribadito l’impegno “di lottare per la liberzione dei nostri carcerati, dovunque siano”. I presenti al presidio hanno dichiarto che gli arresti a San Sebastián sono parte della guerra contro le comunità ribelli che difendono il loro territorio e le loro risorse naturali. “I compagni sono in carcere perchè lottano per la vita, per le loro comunità, perchè si oppongono al potere ed ai piani economici”. Esigono che “il governo ed i suoi gruppi paramilitari smettano di attaccare le comunità zapatiste”.

La Confederazione Generale del Lavoro (CGT) dello Stato Spagnolo si è unita oggi alla convocazione di mobilitazione, ed i collettivi, gruppi, aderenti e simpatizzanti dell’Altra Campagna nello stato di Morelos invitano ad incontrarsi presso il monumento di Zapata, a Cuernavaca, per manifestare il prossimo 30 maggio contro la “detenzione arbitraria di sette compagni e la falsa accusa di rapina” che pesa su di loro.

Ricardo Lagunes, difensore dei sette indigeni detenuti a El Amate, informa che “continuano a fare lavori forzatamente per ordine dei “precisos“, giorno e notte e dormono sul pavimento, cioè, proseguono le condizioni di maltrattamento e vessazione senza che le autorità facciano nulla per garantire la loro integrità”.

Dopo un incontro con loro nel parlatorio della prigione di Cintalapa, l’avvocato ha confermato che Gerónimo Moreno Deara, responsabile del Comitato contro la repressione di San Sebastián Bachajón, è ferito a una costola sinistra che sembra essere rotta. Gerónimo riferisce di essere stato portato in un posto e lasciato senza magiare e a dormire sul pavimento, e visitato da alcune persone, apparentemente medici, “che gli hanno dato qualche ricetta e due medicinali, hanno fatto raggi X, ma fino ad ora non hanno fatto niente altro”.

Interrogato al riguardo, l’incaricato dell’area giuridica di El Amate ha spiegato che avevano trasferito momentaneamente Moreno Deara “perché sul giornale era uscito che era malato e ferito”, e siccome non sapevano se questo era avvenuto dentro o fuori, l’hanno spostato momentaneamente “per proteggere la sua integrità”. Che le persone che l’hanno visitato erano periti della Procura Generale di Giustizia dello stato, inviati su istruzioni del procuratore. Contraddicendo la versione dell’indigeno, ha detto di ver dato da mangiare al detenuto, ma non ha specificato cosa. Il detenuto è già stato riportato in carcere.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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