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Posts Tagged ‘militarizzazione’

Intellettuali, organizzazioni e gruppi solidali nel mondo preoccupati per la crescente attività militare nelle comunità zapatiste.

18 giugno 2019. Intellettuali ed accademici del Messico e di altri paesi del mondo, insieme ad organizzazioni e gruppi solidali, firmano una lettera per chiedere al Governo del presidente Andrés Manuel López Obrador la sospensione della militarizzazione nei territori dove stanziano le comunità dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Nella missiva firmata, tra gli altri, da Noam Chomsky, dal sociologo Boaventura de Sousa Santos, da Juan Villoro, Eduardo Matos Moctezuma, Javier Sicilia, esprimono la loro preoccupazione per lo spiegamento militare nelle zone di influenza zapatista.

 

Lettera contro la militarizzazione delle zone indigene dell’EZLN

A coloro che ancora vogliono ascoltare.

Questo è un messaggio di preoccupazione per la vita, per la dignità. Noi, firmatari di questa lettera siamo preoccupati per quello che sta accadendo, di nuovo, in quell’angolo dimenticato del sudest messicano che è diventato il cuore della speranza e della ribellione, il Chiapas.

Questo non è un manifesto ideologico né una presa di posizione di fronte ai cambiamenti politici in atto in Messico, è un messaggio di genuina preoccupazione per quello che si avverte che si sta avvicinando in quel ‘sotto’ che dopo 25 anni, di 500 anni, continua a resistere allo sterminio e all’oblio. Ci preoccupiamo per quelli che per un quarto di secolo hanno lottato per la loro autonomia, che hanno posto la dignità al di sopra del pragmatismo politico, che sono stati un esempio di libertà in un mondo incatenato dalla paura, ci preoccupiamo per gli Zapatisti.

Ci preoccupa sapere della crescente attività militare nei territori delle comunità Zapatiste. Vediamo che in mezzo alla complessa situazione di sicurezza che si vive in Messico, la strada verso la militarizzazione del paese sta prendendo sempre più forza. È un segnale di allarme che, anche attraverso la strategia della molto discussa Guardia Nazionale, questa sia come è successo tante volte una forza di “sicurezza” che non distingue tra crimine e resistenza, tra crudeltà e degna disobbedienza. È contraddittorio che proprio quando i dati dello stesso Governo del Messico indicano che la zona Zapatista è di quelle con il più basso indice di criminalità, la strategia di sicurezza sia rivolta in maniera minacciosa a quelle zone che sono uno dei pochi santuari di libertà e sicurezza per il Messico del basso. Questa più che una strategia di sicurezza sembra una strategia di guerra.

Benché noi firmatari siamo un insieme di persone diverse che guardiamo l’amministrazione di Andrés Manuel López Obrador con speranza o scetticismo, tutti siamo persone che sogniamo un Mondo diverso, migliore. Noi che ci uniamo in queste parole, crediamo che un cambiamento in Messico non può avvenire sotto l’ombra del pragmatismo politico, cedendo alle pressioni che portano all’autoritarismo, all’abuso ed alla violenza a beneficio dell’1%, né con la denigrazione delle voci critiche che con la loro autenticità e concretezza si sono guadagnate il rispetto del mondo.

Vediamo un processo crescente di ostilità verso resistenze autentiche, storiche e legittime che si oppongono a progetti come il Treno Maya, il Corridoio Trans-Istmico ed il Plan Integral Morelos, tra gli altri. Ci preoccupano i recenti omicidi di componenti del Congresso Nazionale Indigeno e del Consiglio Indigeno di Governo. Ci preoccupa la possibilità che questa nuova amministrazione, come i suoi predecessori, liberali o conservatori, di nuovo porti i popoli indigeni sull’orlo dello sterminio.

Il mondo sta guardando con gli occhi e con il cuore quello che sta accadendo in Messico e in Chiapas.

Stop alla guerra contro gli Zapatisti ed i Popoli Indigeni del Messico!

FIRMATARI INTERNAZIONALI

Noam Chomsky, Arundhati Roy, Boaventura De Souza Santos, Raúl Zibechi, Yvon Le Bot, Michael Hardt, Oscar Olivera, Hugo Blanco Galdós, Jasmin Hristov, Joe Foweraker, Eric Toussaint, Michael Löwy, Carlos Taibo, Pedro Brieger, Manuel Rozental, Mauricio Acosta, Vilma Almendra, Nicolás Falcoff, Guillermina Acosta, Iosu Perales, Philippe Corcuff (profesor de ciencia politica, Lyon, Francia), Enzo Traverso (Susan and Barton Winokur Professor in the Humanities, Cornell University), Mikel Noval (Eusko Langileen Alkartasuna-Solidaridad de los Trabajadores Vascos – ELA), Manuel Gari Ramos (miembro de la Coordinadora Confederal de Anticapitalistas), Francisco Louçã (Economista, miembro del Consejo de Estado, Portugal), Leo Gabriel (Miembro del Consejo Internacional del Foro Social Mundial), Pierre Galand (Senador honorario, ex-secrétario general de Oxfam Belgica), Alberto Acosta (Ex-presidente de la Asamblea Constituyente, Ecuador), Miguel Urbán (eurodiputado), Raúl Camargo (ex diputado de la Asamblea de la Comunidad de Madrid), José María González “Kichi” (Alcalde de la ciudad de Cádiz), José Luis Cano (diputado del Parlamento de Andalucía), Marco Bersani (porta voz de ATTAC ITALIA), Tomas Astelarra (periodista, Argentina), Derly Constanza Cuetia Dagua (Indígena Nasa, Pueblos en Camino), Antonio Moscato (Universidad del Salento Lecce -Italia), Jaime Pastor (editor de Viento Sur), Aldo Zanchetta (periodista free lance Lucca -Italia), Miren Odriozola Uzcudun (País Vasco), Kepa Bilbao Ariztimuño (profesor), Rogério Haesbaert (geógrafo y profesor universidades Federal Fluminense y de Buenos Aires), Gilbert Achcar (Profesor en la SOAS, Universidad de Londres), Antonio Moscato (Italia), Virginia Vargas Valente (Perú), Rommy Arce (ex concejala del Ayuntamiento de Madrid), Josu Egireun (Redacción Viento Sur), Mariana Sanchez (sindicalista, Francia), Jorge Costa (diputado del Bloco de Esquerda en el parlamento de Portugal), Franck Gaudichaud (Catedrático, Universidad Toulouse Jean Jaurés, Francia / Miembro del colectivo editorial de Rebelion.org), Arturo Escobar (Prof de antropologia emerito, U de Carolina del Norte, Chapel Hill), Olga Luisa Salanueva (Directora Maestría en Sociología Jurídica UNLP, Argentina), José Murillo Mateos, Hilda Imas, Jorge Ignacio Smokvina, Hernan Parra Castro Presidente Comité Ejecutivo Nacional FENASIBANCOL, William Gaviria Ocampo Fiscal Comité Ejecutivo NACIONAL FENASIBANCOL, César Augusto Cárdenas Ávila Secretario General C.E.N. FENASIBANCOL, Detlef R. Kehrmann, Camille Chalmers (PAPDA – Haïti), José Angel Quintero Weir (Organización Wainjirawa para la Educación Propia-Venezuela), Vanda Ianowski (Docente Universidad Nacional del Comahue, Río Negro Argentina), Maria Adele Cozzi – camminardomandando (Italia), Luis Martínez Andrade (chercheur post-doctoral Collège d’études mondiales/Fondation Maison des Sciences de l’homme), Roberto Bugliani (Italia), Juanca Giles Macedo (Perú),

 

FIRMATARI MESSICO

Juan Villoro, Ely Guerra, Oscar Chávez, Francisco Barrios “El Mastuerzo”, Márgara Millán, Juan Carlos Rulfo, Jean Robert, Javier Sicilia, Luis de Tavira, Gilberto López y Rivas, Jorge Alonso, Paulina Fernández Christlieb, Eduardo Matos Moctezuma, Isolda Osorio, Raúl Delgado Wise, Alicia Castellanos Guerrero, Sylvia Marcos, Carolina Coppel, Mercedes Olivera (CESMECA-UNICACH), Carlos López Beltrán, Magdalena Gómez, Rosalva Aída Hernández, Bárbara Zamora, Beatriz Aurora, Néstor Quiñones, Fernanda Navarro, Alejando Varas, Raúl Romero (Sociólogo, UNAM), Marta De Cea, Servando Gajá, Rosa Albina Garavito Elías, Eduardo Almeida Acosta, Ma. Eugenia Sánchez Díaz de Rivera, Ana Lidya Flores Marín, John Holloway, Sergio Tischler, Fernando Matamoros, Gustavo Esteva, José Luis San Miguel, Lucía Linsalatta, Paulino Alvarado, Peter Joseph Winkel Ninteman, Isis Samaniego, Mayra I Terrones Medina (Posgrado en Desarrollo Rural, Profesora investigadora, UAM Xochimilco), Carolina Concepción González González (profesora-investigadora de la Universidad Autónoma de Baja California Sur), José Javier Contreras Vizcaino (Estudiante Doctorado en Sociología ICSyH-BUAP), Mayleth Alejandra Zamora Echegollen (Estudiante Doctorado en Sociología ICSyH-BUAP), Mayleth Echegollen Guzmán.- PROFRA-INVEST.- BUAP., Rene Olvera Salinas (profesor de la UPN y UAQ ,Querétaro, México)., Rogelio Regalado Mújica (Instituto de Ciencias Jurídicas de Puebla), Edgard Sánchez (miembro de la dirección del Partido Revolucionario de los Trabajadores), Karla Sánchez Félix (filósofa), Estefania Avalos Palacios (antropóloga), Francisco Javier Gómez Carpinteiro, Ana María Verá Smith, Rodolfo Suáres Molnar (UAM- Cuajimalpa), Álvaro J. Peláez Cedrés (UAM-Cuajimalpa), Mara Muñoz Galván (Observatorio de Justicia y Derechos Humanos de Mujeres y Niñas), Aline Zárate Santiago (Colectivo Liberación Ixtepecana), Alejandra Ramìrez Gaytán (Desempleada y en ocupación alternativa), Ita del Cielo (socióloga), Gabriela Di Lauro, David Rodríguez Altamirano, Byron Eduardo Lechuga Arriaga, Carolina Martínez de la Peña, María del Pilar Muñoz Lozano, Juan Jerónimo Lemus, Cecilia Zeledón, Ana Laura Suárez Lima, Lilia García Torres, Iliana Vázquez López, Silvia Coca, Katia Rodríguez, Pilar Salazar, Miguel López Girón, Rogelio Mascorro, Alexia Dosal, Edith González, Priscila Tercero, David Hernández, Roberto Giordano Longoni Martínez, Renata Carvajal Bretón, Beleguí Rasgado Malo, Mario Hernández Pedroza, Monserrat Rueda Becerril, Erika Sánchez Cruz, Jannú Ricardo Casanova Moreno, Marisol Delgado, Alejandro Gracida Rodríguez, Ariadna Flores Hernández, Tamara San Miguel y Eduardo Almeida Sánchez.

 

ORGANIZZAZIONI

Red Europa Zapatista, Confederación General del Trabajo (Estado Español), Unión syndicale Solidaires, Francia, TxiapasEKIN (Euskal Herria – País Vasco), Centro de Documentación sobre Zapatismo (CEDOZ) (Estado Español), Asamblea de Solidaridad con México (País Valencia, Estado Español), Humanrights – Chiapas (Zurich, Suiza), Comitato Chiapas “Maribel” (Bergamo, Italia), Y Retiemble! Espacio de apoyo al Congreso Nacional Indígena desde Madrid (Estado Español), Mutz vitz 13 (Marsella, Francia), Associació solidaria Cafè Rebeldía-Infoespai (Barcelona-Catalunya), Adherentes a la sexta (Barcelona, Catalunya), Ya Basta! Moltitudia Roma” (Italia), Cooperazione Rebelde (Napoli, Italia), Espoir Chiapas – Esperanza Chiapas (Francia), Manchester Zapatista Collective (Reino Unido), ASSI (Acción Social Sindical Internacionalista), Pueblos en Camino (Colombia), La Insurgencia del Caracol (Argentina), FM La Tribu (Buenos Aires, Argentina), Radio El grito (Córdoba, Argentina), Red de Solidaridad con Chiapas de Buenos Aires (Argentina), Federación Nacional de Sindicatos Bancarios Colombianos “FENASIBANCOL” (Colombia), Red Contra la Represión y por la Solidaridad (México), Unidad Obrera y Socialista – ¡UNÍOS! (México), Unión de Vecinos y Damnificados “19 de septiembre” (México), Editorial Redez (México), Desarrollo y Aprendizaje Solidario (México), Colectivo Detonacción Puebla (México), Editorial En cortito que´s pa´largo (Querétaro, México), Unitierra Puebla (México), Universidad de la Tierra en Oaxaca (México), Centro de Encuentros y Diálogos Interculturales (México), Tianguis Alternativo de Puebla (México), Comisión Takachiualis de Derechos Humanos (México), y Nodo de Derechos Humanos (México)

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Contralínea

Chiapas: militarizzazione e saccheggio minacciano gli indigeni

Nancy Flores

17 giugno 2014

ejercito-armada-300Con la “guerra” al narcotraffico il Chiapas è stato di nuovo militarizzato. Le tensioni tra l’EZLN, le basi di appoggio, la società civile in generale ed il governo sono aumentate al pari della criminalizzazione della protesta pacifica. Nell’intervista, Víctor Hugo López – direttore del Centro dei Diritti Umani Frayba – segnala che con la militarizzazione è aumentato il saccheggio delle risorse naturali, minerali, energetiche

Durante il governo di Felipe Calderón Hinojosa, strade rurali e comunità indigene del Chiapas, poco alla volta sono state occupate da elementi dell’Esercito Messicano e dell’Armata del Messico. Oggi, ancora col pretesto di combattere il narcotraffico, i militari tengono sotto il loro controllo zone che erano state liberate durante la gestione di Vicente Fox Quesada come dimostrazione della “volontà governativa” di pacificare la regione.

Così, il massimo risultato della “guerra” calderonista in questa entità del Sudest messicano non è stato lo sterminio del crimine organizzato, ma il riposizionamento dei militari al punto che la situazione attuale è equiparabile a quella di 20 anni fa, quando l’Esercito Zapatista da Liberazione Nazionale (EZLN) si sollevò in armi.

Nell’intervista con Contralínea, il direttore del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba), Víctor Hugo López, spiega che, sebbenin Chiapas non si siano viste “scene spettacolari di violenza” e di scontri per le strade, la strategia della “guerra” al narcotraffico ha avuto serie ripercussioni nelle comunità. In principio, perché ha ottenuto il riposizionamento dell’Esercito Messicano e dell’Armata nei diversi territori indigeni ed in tutti i punti di confine dell’entità, caratterizzata da miseria ed emarginazione.

Il giovane difensore dei diritti umani ricorda che una delle condizioni che l’amministrazione foxista mise in campo per mantenere il dialogo con l’EZLN fu la smilitarizzazione: furono eliminate alcune delle zone militari più importanti, dice. Tuttavia, “questa situazione si è persa con la strategia di Calderón: mentre elementi dell’Esercito pattugliano e montano blocchi in tutto il territorio, quelli dell’Armata presidiano i punti di confine, compreso quello con il Guatemala”.

Attualmente, spiega, elementi dell’Esercito Messicano sono presenti in molte comunità e strade rurali dove prima non si erano mai visti. “Realizzano ronde e perfino operativi di sequesto di armi. Discreti [operativi], dicono, ma proprio sulla frontiera o la linea di fuoco qui in Chiapas. Questo è grave, perché sembra che non stiano per nulla valutando la possibilità che si registrare nuovamente uno scontro [armato]”.

Víctor Hugo López osserva che la strategia antidroga ha avuto altre gravi ripercussioni in Chiapas. Una di queste si riferisce alla politica di sicurezza dello stato, perché ora i poliziotti civili sono sotto il comando dei militari.

Riferisce inoltre dell’aumentò della criminalizzazione della società nel suo insieme. E fa l’esempio degli operativi delle unità miste (militari accompagnati da poliziotti municipali e statali). Questi, indica, sono quelli che commettono il maggior numero di detenzioni arbitrarie di giovani (uomini e donne) per le strade solo per il loro modo di essere; commettono anche abusi e torture.

In questo senso sono state rafforzate le leggi e sono state legalizzate forme di violenza e meccanismi di violazione dei diritti umani: “Per esempio, sebbene sia stato eliminato il fermo in Chiapas e questo sia stato pubblicizzato come un successo del governo statale precedente, sono aumentate le case [di sicurezza] della Procura dove si fanno sparire le persone, vengono torturate e fermate in maniera illegale”.

E malgrado sia gli operativi poliziesco-militari sia le riforme legali siano state giustificate come una strategia contro il narcotraffico, il difensore dei diritti umani osserva che la vendita ed il consumo di alcool e di ogni tipo di droga non sono stati affatto sconfitti.

“Contraddicendo il discorso della lotta al narcotraffico ed alla criminalità organizzata, abbiamo visto che, in diverse comunità ed in maniera esponenziale, viene autorizzata e perfino promossa, perché in alcuni casi i padroni sono i sindaci, la proliferazione di locali dove avviene un consumo indiscriminato di droghe, ed ovviamente perfino la tratta delle persone”.

Víctor Hugo López avverte che si stanno creando le condizioni per mantenere lo stato di insicurezza. Esempio di ciò è l’alleanza tra i governi del Messico, Stati Uniti e Guatemala: “il pretesto è che i gruppi della criminalità organizzata ed il narcotraffico non operino tra Chiapas e Guatemala; ma queste politiche hanno indurito non le misure contro la delinquenza, ma contro la popolazione”. In particolare, segnala, dei migranti.

“Per noi, la blindatura della frontiera, il rafforzamento della sicurezza e la lotta alla criminalità organizzata hanno provocato un maggior controllo sociale e maggiore indice di repressione contro la popolazione nel suo insieme. E questo ha colpito in maniera apparentemente invisibile, ma reale. Lo vediamo di continuo qui nei casi che riceviamo ogni di detenzioni arbitrarie.

“Al Frayba riceviamo attualmente una media di tra 900 e 1000 casi in generale; ma 3 anni fa ne ricevevamo da 400 a 500 casi. Ora, di questi 900/1000 casi, circa 400, cioè, il 40%, hanno a che vedere con la criminalizzazione, l’accesso alla giustizia, la detenzione arbitraria, la privazione arbitraria della vita, tortura e processi. Nella nostra analisi vediamo che sono effetti della strategia della guerra contro il narcotraffico e la criminalità organizzata: potremmo dire che un 40% di questi casi è il risultato di questa strategia”.

 

Megaprogetti, l’altra minaccia

Nonostante le prove raccolte dal Frayba relative all’aumento delle violazioni dei diritti umani, i governi federale e statale assicurano che in Chiapas questi diritti sono rispettati. Questi discorsi non solo vorrebbero nascondere la situazione nelle comunità, ma promuovere inoltre gli investimenti stranieri nella regione.

Víctor Hugo López spiega che “lo Stato messicano ha lavorato fatto un lavoro di convincimento impressionante a livello internazionale per dimostrarsi garante, promotore e rispettoso dei diritti umani in Messico, e concretamente in Chiapas, tra le popolazioni indigene; per questo ha ratificato, firmato e proposto ogni tipo di legge, regolamento, convenzione, protocollo che possa essere a sostegno di ciò. Il Messico è promotore della Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli Indigeni e si è cominciato a dire di nuovo che gli Accordi di San Andrés si dovevano legiferare ed approvare; in Chiapas abbiamo leggi locali come la legge indigena, una legge per la protezione delle donne, eccetera. Hanno creato tutta l’impalcatura giuridico-legale per sostenere di fronte ai governi del mondo ed alle agenzie straniere che il Messico garantisce condizioni di rispetto, promozione e protezione dei diritti umani e che, pertanto, i livelli di vita, previdenza sociale, tranquillità e la pace sono garantiti nel nostro stato”.

Aggiunge che recentemente 12 parlamentari europei hanno visitato il Chiapas per conoscere la situazione dei diritti umani, ma, soprattutto, per accertarsi delle condizioni di sicurezza che offre la zona per gli investimenti.

“Quello che stanno dicendo è che il governo messicano sta spingendo o ri-promuovendo progetti di investimento, ecoturistici, minerari, petroliferi, dicendo che in Chiapas esistono tutti gli strumenti per il rispetto e la promozione dei diritti umani che garantiscono sicurezza per i loro investimenti”.

Il direttore del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas dice che nell’entità si va delineando una mappa di conflittualità sociale provocata dai megaprogetti di investimento privato. Uno di questi conflitti, spiega, è quello nella zona di Agua Azul. Nell’area delle cascate i contadini si oppongono alla proposta governativa di creare un centro ecoturistico.

“Noi vediamo che si sta incoraggiando la repressione delle comunità che difendono i propri territori perché sono decisi ad imporre i progetti per cui si sono impegnati. E l’abbiamo potuto constatare perché c’è un binomio sicurezza-investimento-diritti umano che si sta vendendo all’estero. I rappresentanti stranieri stanno venendo a vedere se quello che il governo del Messico sta vendendo all’estero è reale. Quindi, da questo momento in poi ci aspettiamo processi di tensione on quelle comunità che si opporranno all’imposizione di quei megaprogetti.

In questo contesto, Víctor Hugo López avverte che nella lotta territoriale c’è un altro attore: la Crociata Nazionale Contro la Fame. Questa, assicura, ha operato come meccanismo di contrainsurgencia: l’unico obiettivo della Crociata è dividere le comunità, generare maggiore dipendenza ed aumentare le condizioni di povertà estrema nell’entità”.

 

Frayba: 25 anni a difesa dei diritti umani

Lo scorso 18 marzo, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas ha compiuto 25 anni. Fondato dallo scomparso Samuel Ruiz García – allora vescovo della Diocesi di San Cristóbal de las Casas, Chiapas –, attualmente è considerato una delle organizzazioni messicane più importanti nella difesa delle garanzie individuali e collettive.

Rispetto a questi 25 anni di lavoro, il suo attuale direttore, Víctor Hugo López, riflette: “Il Centro esiste da 25 anni, ma da oltre 500 anni è influenzato dai popoli indigeni che hanno continuamente generato proposte ed alternative alla crisi di Stato e del sistema”.

Nel Centro Frayba, sostiene, si apprezza molto che esistano cinque regioni autonome, cinque Giunte di Buon Governo, dove esiste il minor indice di violazione dei diritti umani. “Sono popolazioni che sono riuscite a far fronte a tutto questo sistema di violenza strutturale ed alle sue conseguenze. E’ in questo contesto che arriviamo a 25 anni: riconosciamo che il Frayba da sé non sarebbe riuscito ad essere ciò che è se non grazie all’influenza di questi attori politici e del soggetto che è il popolo indigeno”.

Aggiunge che chi ha conosciuto il progetto e vi collabora è fortunato anche per essere in territorio chiapaneco. “È una terra dove sono presenti contrasti significativi e molto visibili: la ricchezza innegabile delle risorse energetiche, naturali, ma anche la ricchezza culturale e di proposta politica che vediamo nascere in questa terra, e che ha la sua origine non solo a partire dal 1994, ma da oltre 500 anni fa, con un attore fondamentale che sono i popoli indigeni.

Ci sentiamo fortunati del fatto che la nostra culla sia fondamentalmente indigena. Proprio tra le popolazioni indigene del Messico si raggiungono livelli impressionanti di violenza e violazione dei diritti umani. Cioè, se molti di noi messicani affrontiamo il tema della corruzione, discriminazione, ingiustizia, per i popoli indigeni questo tipo di violenza si manifesta nella loro condizione di povertà, per essere indigeni e contadini”.

Víctor Hugo López riferisce che la violenza in Chiapas ha molti fronti: benché il più visibile sia il territorio occupato militarmente, c’è un territorio occupato e circondato da progetti di “sviluppo” che stanno dividendo le comunità e che coinvolgono direttamente interi territori per dividerli e creare conflitti.

Tuttavia, dice, queste condizioni e queste tensioni naturali del sistema stesso generano proposte ed alternative. Per questo, sebbene da 15 anni nell’entità si viva quello che definisce una guerra contro la popolazione, si sono create alternative, molte di queste autonome, di proposta di un’altra giustizia, di ricostruzione del tessuto comunitario che, senza alcun dubbio, possono essere una guida o elementi di esperienza che potrebbero essere utili nel Messico attuale.

In Chiapas, esemplifica, sono avvenute situazioni violente che hanno successivamente hanno riprodotto la loro strategia o i loro effetti a livello nazionale, come il massacro di Acteal, nel 1997, che colpì a livello mondiale: 45 persone più quattro ancora non nati furono massacrati in una comunità. Oggi, nel paese ci sono stati simili massacri in diversi contesti e territori, come Michoacán, Tamaulipas ed in tutti gli stati che stanno affrontando la strategia della lotta alla criminalità organizzata.

 

In Messico è a rischio il 20% della biodiversità

Il Chiapas posiede il 20% di tutta la biodiversità ed occupa il secondo posto nazionale in questo settore, dicono dati del governo statale guidato da Manuel Velasco Coello, del Partito Verde Ecologista del Messico.

Secondo le informazioni ufficiali, alcune delle risorse naturali più importanti sono: 10 bacini idrici e due dei fiumi più abbondanti del paese: Grijalva ed Usumacinta; 266 chilometri di litorale, due canion (sul fiume La Venta e sul Sumidero); possiede sette dei nove ecosistemi più rappresentativi del paese e 46 aree naturali protette (tra queste, la Biósfera di Montes Azules, El Triunfo, La Encrucijada, La Sepultura, El Ocote e le Lagune di Montebello).

Attualmente, l’amministrazione locale prevede di sfruttare queste risorse attraverso i progetti “ecoturistici”. Annunciando che il Chiapas sarà la sede della Fiera de Turismo di Avventura 2014, il 12 maggio scorso è stato reso noto che l’amministrazione statale “sta preparando un piano integrale di sviluppo turistico nella regione Nord e Selva partendo dalla città di Palenque e dalla sua zona archeologica. Questo piano prevede investimenti in infrastrutture, segnaletica, formazione e promozione, che permetterà di consolidare le rotte turistiche della Selva e di altre regioni dello stato”.

Quattro giorni dopo, i governi federale e statale hanno segnalato come “necessità prioritaria” quella di eseguire un ordinamento territoriale della Selva Lacandona, Riserva della Biosfera dei Montes Azules e di aree naturali protette:

“Il governo della Repubblica e del Chiapas esprimono la loro convinzione che è prioritario l’ordinamento territoriale per garantire le condizioni necessarie al pieno sviluppo della comunità lacandona e degli ejidos adiacenti per migliorare la qualità di vita dei loro abitanti nel rispetto dell’ambito giuridico, privilegiando il consolidamento delle aree naturali protette e lo sviluppo sostenibile di queste zone. Inoltre, in conformità con quanto stabilito dalla Legge Generale sull’Equilibrio Naturale e la Protezione dell’Ambiente, articolo 46, che dice ‘nelle aree naturali protette non si potrà autorizzare la fondazione di nuovi centri abitati’, non si potranno regolarizzare gli insediamenti irregolari esistenti dentro la Riserva della Biósfera Montes Azules, né in quelli che si insedieranno in futuro, così come in nessun’altra area naturale protetta. Pertanto non potrà esserci alcuna procedura di indennizzo, perché non c’è, né ci sarà, alcun programma né risorse destinati a questo scopo”. http://contralinea.info/archivo-revista/index.php/2014/06/17/chiapas-militarizacion-saqueo-amenazan-indigenas/

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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