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Archive for aprile 2026

Ciò che voi chiamate mondo e che noi chiamiamo tormenta

Il seminario zapatista a San Cristóbal de las Casas (Chiapas) apre un nuovo ciclo di incontri

di Andrea Mazzocco

18.04.2026 https://globalproject.info/2026/4/cio-che-voi-chiamate-mondo-e-che-noi-chiamiamo-tormenta

«In questo seminario vogliamo presentare diverse visioni che si confrontano su una stessa realtà: ciò che voi chiamate mondo e che noi chiamiamo tormenta”. Con queste parole è iniziato il seminario “La tormenta dentro e fuori secondo le comunità e i popoli zapatisti”, parole pronunciate dal Capitán insurgente Marcos che, insieme al SubComandante Moisés, è stato l’unico relatore durante il seminario convocato nei giorni 2-3-4 aprile presso la sede del CIDECI-Universidad de la Tierra, San Cristóbal de las Casas (Chiapas).

Il primo giorno è stato incentrato sulla crisi climatica. Il SubComandante Moisés ha presentato la visione collettiva che emerge dalle stesse comunità, ponendo l’accento sui risvolti pratici di ciò che succede in Chiapas. «Dove prima pioveva ora non piove più; dove c’è freddo comincia a fare caldo; gli alberi fioriscono in modo diverso: alcuni in anticipo, altri in ritardo e altri ancora non fioriscono affatto. Dovremmo tenerne conto, e sul serio, perché per quanto lottiamo per la libertà non avremo case, non avremo vita se il pianeta Terra sarà completamente distrutto», ha affermato il subcomandante zapatista. Il Capitano Marcos invece ha evidenziato la postura del potere politico ed economico, che, dopo aver passato decenni a negare il cambio climatico, ora si adopera per proporre ciò che vengono definite “false soluzioni”. Perché se il cambiamento climatico non è un incidente della storia ma una direzione deliberata del capitalismo industriale, le soluzioni al problema che vengono proposte non saranno mai a beneficio dell’ecosistema e delle popolazioni che vi abitano, ma saranno solo un’altra possibilità per il sistema capitalista di ri-legittimarsi. A conclusione della prima giornata, proprio il Capitano Marcos ha annunciato che nella prima settimana di agosto l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) organizzerà un seminario con esperti sul tema della crisi climatica. «Non ci basta più essere d’accordo sull’analisi, abbiamo bisogno di conoscere esperienze di resistenza e ribellione. Cosa fare di fronte a questo, e se è vero che l’umanità è nemica del pianeta Terra, o se il nemico è un sistema», ha affermato.

La seconda giornata è stata incentrata sul ruolo dello Stato-nazione, vittima sacrificale di questa ultima tappa del capitalismo globale. Il capitano Marcos ne ha analizzato la genesi, affermando che «è lì che il capitalismo trova il suo terreno fertile e inizia a svilupparsi. Si sviluppa a tal punto che lo Stato-nazione diventa un ostacolo e il capitalismo, il sistema, ha bisogno che le merci circolino, che vengano vendute rapidamente e che generino il massimo profitto nel minor tempo possibile». Ha concluso che per questo motivo «lo Stato-nazione è la vittima principale dell’attuale fase del capitalismo» e che la sua ricostruzione non è possibile. Inoltre, ha affermato che «la sovranità è una barzelletta mal raccontata», dato che il governo messicano si dichiara sovrano, pur non avendo la libertà di decidere di inviare petrolio a Cuba.

Il SubComandante Moisés ha invece incentrato il suo intervento sui programmi governativi come “Sembrando Vida”, da sempre identificati come una delle strategie controrivoluzionarie implementate dallo Stato. Nello specifico caso messicano, questi programmi hanno l’effetto diretto di cambiare forma legale alle terre delle famiglie, spingendo la parcellizzazione e quindi successiva possibile privatizzazione delle stesse. Ma oltre a questo, allontanano le famiglie dal ricercare soluzioni collettive ai loro problemi, incentivando l’isolamento a scapito dell’organizzazione. «Ciò che ci hanno insegnato i nostri nonni è che bisogna difendere i propri diritti insieme (en Común, ndt), non da soli», ha affermato il portavoce dell’EZLN.

Un altro passaggio da evidenziare di questa seconda giornata è stato un ulteriore intervento da parte del capitano Marcos: «La governatrice di Campeche Layda Sansores, la prima ministra fascista italiana Giorgia Meloni e quella giapponese Sanae Takaichi, che è un’ammiratrice di Hitler: certo, ci sono donne nei governi, ma qual è la differenza tra queste donne e Trump?» Nel rispondere a questa domanda, e quindi nello smentire chi vede all’interno dello Stato-nazione e delle cosiddette democrazie liberali gli strumenti per riformarsi in meglio, Marcos ha utilizzato la metafora dello specchio sferico, già utilizzata in passato. Le persone hanno una visione parziale del mondo perché la realtà è come uno specchio sferico, ciò che vedi dipende dal punto di osservazione e l’immagine riflessa sarà solo una parzialità dell’orizzonte che abbiamo intorno. Per questo alcune persone possono dire che sì, c’è stato un progresso perché ci governa una donna, ma lo dice solo perché sta vedendo una parte della realtà, riducendo infinitamente la sua complessità. L’unico modo di vedere il mondo attraverso uno specchio sferico è quello di farlo in collettività, en Común, in modo che ogni persona possa dire alle altre cosa vede, e mettendo insieme tutti i punti di vista si può avere una visione più complessiva.

Il terzo giorno è stato infine incentrato sulla risposta, o meglio sulle risposte possibili a questa fase. Con un punto di partenza ben chiaro: El Común è la strategia adottata dai popoli zapatisti e non zapatisti per superare la tormenta, hanno evidenziato sia il Subcomandante Moisés che il Capitano Marcos. La proposta del Común è stata ufficializzata a fine del 2023 all’interno di una profonda riorganizzazione dell’autonomia zapatista in cui fra i grandi cambiamenti spicca un forte cambio di paradigma nelle relazioni con la popolazione non zapatista. Una forma ancor più radicale di collettivismo, non più rivolta solo all’organizzazione ma anche al suo esterno.

«Quello che stiamo cercando è un modo per aiutarci a migliorare la vita che desideriamo. Non si tratta solo di costruire un governo comune o di lavorare insieme la terra, ma di costruire insieme una nuova vita, un nuovo mondo e una nuova società. Il cambiamento va pensato, non c’è nessuno che ci insegni come farlo; ma è nell’aria, è nel pensiero, è nello sguardo, è nell’ascolto. Il cambiamento dobbiamo farlo tutti: la gente della campagna e della città”, ha detto il Subcomandante.

All’interno dei tre giorni di seminario ha avuto ovviamente anche molto spazio la narrazione rispetto alle varie fasi che ha attraversato l’organizzazione zapatista dal 1994 a oggi, fondamentale per capire la proposta del Común, la sua genesi e la sua costruzione, iniziata ormai ufficialmente da un paio d’anni e che occuperà un posto di rilievo nel prossimo futuro. Non una proposta studiata a tavolino da teorici slegati dalla realtà, ma il frutto della pratica, degli errori e soprattutto della autocritica, motore fondante dell’evoluzione dell’organizzazione zapatista negli ultimi trent’anni.

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