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La Jornada – Venerdì 31 dicembre 2010

Le domande non sono state soddisfatte, denunciano le comunità in resistenza dal 1994

Dopo 17 anni dalla comparsa sulla scena dell’EZLN, il governo continua a sostenere una guerra occulta

Nonostante la strategia contrainsurgente, gli indigeni hanno sviluppato un’autonomia pacifica

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 30 dicembre. L’insurrezione armata dell’Esercito di Liberazione Nazionale (EZLN) compie 17 anni senza che, a giudizio delle comunità indigene in resistenza dal gennaio del 1994, le sue richieste siano state soddisfatte da quattro successivi governi federali e sei amministrazioni statali. Nonostante questo, ed una prolungata strategia contrainsurgente, le comunità e regioni ribelli portano avanti una significativa esperienza di autonomia pacifica, chiaramente nazionale, che è risultata efficace anche a difesa della sovranità territoriale messicana in tempi in cui questa non brilla.

Arrivarono nei quartieri periferici di questa città la notte del 31 dicembre 1993. Chi li vide apparire moltiplicandosi nell’ombra ne contò dapprima centinaia. Verso mezzanotte erano già migliaia, armati e in divisa. Si concentrarono nell’anello periferico, vicino al viale Juan Sabines Gutiérrez, dopo aver occupato la piazza di San Ramón ed il Puente Blanco, accesso alla città provenendo dagli Altos.

Dall’altro estremo, all’uscita per Comitán, il quartiere di San Diego ed Avenida Insurgentes, altre truppe indigene avanzavano verso il centro. Nel corso dell’alba, i nuovi insorti presero il palazzo municipale, la piazza centrale e, di fatto, la città. La stessa cosa succedeva a Ocosingo, Las Margaritas, Altamirano e Huixtán.

A quell’ora era ormai sovvertito in maniera irreversibile tutto il territorio indigeno del Chiapas, ancora ignoto alla maggioranza dei messicani, compreso il governo del presidente Carlos Salinas de Gortari e dei governatori Patrocinio González Blanco Garrido ed Elmar Setzer. I popoli maya dl Chiapas iniziarono una guerra di liberazione tuttora in corso. Il grido di “Ya Basta!” che la mattina seguente attraversò il mondo è una pietra miliare nella storia moderna del Messico.

Da allora, il movimento indigeno zapatista è un attore chiave nella lotta politica del paese. Sebbene i ribelli decretarono una tregua, dopo 12 giorni di combattimento nel gennaio del 1994, la guerra non è finita. Non sono state soddisfatte le domande che diedero origine alla sollevazione, riconosciute come legittime dai governi di Salinas de Gortari, Ernesto Zedillo e Vicente Fox. Inoltre, i governi successivi hanno sviluppato un’incessante guerra irregolare, “di bassa intensità”, contro le comunità organizzate con l’EZLN, suoi simpatizzanti, ed oggi anche gli aderenti all’Altra Campagna.

In un contesto nazionale di diffusa militarizzazione e combattimenti irregolari, frequentemente oscuri, ci si dimentica che le montagne del Chiapas continuano ad essere la regione più militarizzata del paese, e quella che sembra una “pace relativa” è in realtà una guerra occulta. Con le armi come appoggio (numerose truppe federali occupano decine di comunità sul suolo indigeno), il governo sta portando avanti una sofisticata guerra economica, sociale (a volte mascherata come “religiosa”) e psicologica.

Durante questo periodo le comunità ribelli non solo hanno resistito e sono sopravvissute, ma si sono percettibilmente trasformate. Nel dicembre del 1994 stabilirono circa 40 municipi autonomi, dando inizio alla ribellione autonomista più lunga ed efficace dell’era moderna nel mondo. Tre lustri dopo, lo zapatismo ha cinque giunte di buon governo che, in mezzo ad una guerra contrainsurgente contro di loro, rappresentano un fattore ineludibile di governabilità e legalità, letteralmente a dispetto delle politiche governative.

Gli zapatisti non solo hanno applicato una riforma agraria ugualitaria che ha elevato i livelli di vita, dignità e libertà di migliaia di contadini indigeni, ma attraverso autentiche “scuole” di governo (inteso come servizio), le giunte dei cinque Caracoles, dove operano dal 2003, hanno costruito sistemi alternativi di educazione, salute, giustizia, produzione e commercializzazione di prodotti agricoli. Inoltre, sono tre lustri di relazioni solidali e politiche con lotte ed organizzazioni del resto del paese, America ed Europa.

Nel 2010, attivi ed in lotta sulle montagne del sudest, gli zapatisti hanno mantenuto un pertinace silenzio, occasionalmente rotto per denunciare aggressioni paramilitari, poliziesche e militari quando queste raggiungono livelli intollerabili, cosa che non toglie che succedano costantemente. http://www.jornada.unam.mx/2010/12/31/index.php?section=politica&article=011n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 30 dicembre 2010

Commercianti indigeni di San Cristóbal denunciano manovre per cacciarli

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 29 dicembre. Commercianti indigeni del mercato tradizionale di questa città, aderenti all’Altra Campagna, denunciano la pretesa da parte del governo municipale di cacciarli dal mercato. Ci sono voci secondo le quali si vuole costruire un self-service Soriana, catena di supermercati che si è diffusa in Chiapas in questi ultimi anni.

Da 40 anni il mercato José Castillo Tielemans è “per noi il centro di lavoro, quello che svolgiamo ogni giorno, da dove arrivano i soldi per il nostro cibo”. Il mercato è un riferimento sancristobalense perfino per il turismo, in una zona ampiamente occupata da commercianti e produttori agricoli tzotziles e tzeltales degli Altos.

Un anno fa il sindaco priista ed impresario edile Mariano Díaz Ochoa ed il governo statale hanno iniziato la costruzione di un nuovo mercato nella zona nord della città, vicino all’uscita per San Juan Chamula dove il governo statale ha costruito una nuova stazione di autobus. Entrambe le opere, di grandi dimensioni, non hanno vie di comunicazione adeguate e si trovano in zone altamente popolate da indigeni e con scarse infrastrutture urbane. Già prima della loro inaugurazione, la zona era sull’orlo del collasso stradale. Soprattutto se si aggiunge la completa mancanza di manutenzione delle strade di San Cristóbal a cui si sommano i gravi problemi ambientali. (…)

I locatari e venditori aderenti all’Altra Campagna, che non sono gli unici che si oppongono al trasferimento, dichiarano: “Non si sa esattamente che succederà al mercato José Castillo Tielemans. Alcuni dicono che la municipalità ha venduto il terreno all’impresa Soriana, ed altri che faranno un parco turistico. Noi non vogliamo né l’impresa né il parco. Neanche il mercato della zona nord, perché è un altro posto ed un altro lavoro”.

Secondo informazioni giornalistiche, il governo municipale vuole cacciare a forza i commercianti. “I funzionari dicono che non abbiamo il diritto di parlare perché non siamo cittadini di San Cristóbal, ma questo non è vero. Inoltre, come dice la Costituzione Politica, tutti abbiamo il diritto di manifestare e difendiamo il nostro posto di lavoro, perché è la nostra vita”. Ed annunciano che si opporranno allo sgombero. (..)

Bisogna segnalare che l’anno prossimo entrerà in carica il nuovo governo municipale, e Díaz Ochoa consegnerà il comune a Cecilia Flores, vincitrice per il Partito della Rivoluzione Democratica delle recenti elezioni locali. Essendo il mercato nord un progetto del governo statale, è probabile che i piani per sgomberare il vecchio mercato proseguano. Questo era un progetto delle amministrazioni passate che avevano costruito il mercato popolare del sud con la stessa intenzione, ma gli indigeni si erano opposti, come oggi si oppongono almeno 600 commercianti tradizionali. http://www.jornada.unam.mx/2010/12/30/index.php?section=politica&article=013n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Denuncia da Mitzitón.

Il popolo organizzato di Mitzitón denuncia attacco paramilitare
26 dicembre 2010
Alla Commissione Sesta
Alle Giunte di Buon Governo
Al Congresso Nazionale Indigeno
Alla Sesta Internazionale
A tutti gli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona
Ai Centri dei Diritti Umani Non Governativi
Ai media liberi e indipendenti

Prima di tutto, un saluto da uomini, donne, bambine, bambini ed anziani del popolo organizzato di Mitzitón aderente all’Altra Campagna. In questi giorni che sono di festa in molti luoghi, il nostro cuore è forte ma nello stesso tempo non viviamo tranquilli a causa dei paramilitari. Questa volta, come abbiamo fatto altre volte, scriviamo per denunciare gli attacchi che stiamo subendo dai paramilitari dell’Ejército de Dios “Alas de Águila”.

Lo scorso 23 dicembre, alle 18:30 circa, quattro nostri compagni sono stati aggrediti mentre si recavano alla casa ejidale. A pochi metri dal luogo sono stati raggiunti da un gruppo di circa 20 paramilitari, siccome era buio non è stato possibile riconoscerli tutti, ma alcuni sono stati visti bene, ed erano Miguel Díaz Gómez, Luis Rey Pérez Heredia, Carmen Gómez Gómez, Feliciano Jiménez Heredia, Roberto Jiménez Heredia, Victor Heredia Jiménez, Tomás Díaz Gómez e Julio Hernández Gómez.

Questi paramilitari hanno cominciato a picchiare i nostri compagni e tre di loro, dibattendosi e lottando, sono riusciti a scappare, e sono Manuel de la Cruz Vicente, Julio de la Cruz Vicente, Lucio de la Cruz Vicente, I compagni erano feriti e con la testa rotta perché sono stati picchiati con pugni e bastoni e pietre. Il compagno Domingo de la Cruz Vicente non è riuscito a scappare e l’hanno portato a casa di Francisco Gómez Díaz e Gregorio Gómez Jimémez, dove i paramilitari hanno costruito una prigione per rinchiuderci tutti. È una stanza di metro e mezzo dove l’hanno cosparso di benzina, gli hanno orinato addosso, l’hanno denudato e picchiato ancora per un’ora. Questo compagno, ferito gravemente, è stato trattato come non si tratta nemmeno una bestia, e così conciato l’hanno messo su un furgone e scaricato vicino alla casa ejidale.

 

Verso le 20:30 si sono messi a sparare vicino al nostro cartellone di Aderenti all’Altra Campagna, si sono sentiti molti spari, forse di due interi caricatori. Verso le 23:00 i quattro compagni aggrediti erano ormai a casa loro quando sono arrivati un’altra volta i paramilitari che volevano farli uscire per ucciderli. Sono arrivate due auto a fari spenti. Ci sono due entrate per la sua casa e Quando i compagni hanno visto le auto con i fari spenti sono usciti da una porta sul retro e si sono nascosti per ascoltare cosa dicevano i paramilitari. Dal loro nascondiglio hanno visto i paramilitari Roberto e Feliciano sparare a 300 metri dalla casa.

Poi, all’alba, circa alle ore 2, hanno di nuovo sparato alla casa di Gregorio. Da quella notte, e quasi tutte le notti, sparano vicino alle case dei nostri compagni, tra i quali il compagno Pedro Díaz Gómez.

Dov’è la giustizia, la punizione per chi viola i diritti di cui tanto si vanta il malgoverno dello Stato e Federale? Abbiamo molte denunce pubbliche sufficienti affinché si indaghi, abbiamo portato prove e presentato denunce alle autorità di aggressioni, disboscamento clandestino ed ogni tipo di reato che i paramilitari commettono contro noi, ma non fa niente, né rispetta la sua parola, perché la sua parola non vale niente, per questo vengono qui i suoi rappresentanti e firmano accordi e poi si comportano come non fosse successo niente.

 

Il malgoverno dice che è problema religioso, ancora una volta vogliamo che sia ben chiaro che noi rispettiamo il credo di ognuno e non permetteremo che si continuino a commettere delitti nella nostra comunità e si continui ad utilizzare L’Ejército de Dios “Alas de Águila” per attaccarci e fermare la nostra lotta e la nostra organizzazione ed il cammino verso l’autonomia ed i diritti che abbiamo come popolo indigeno.

 

Questa domenica 26 dicembre ci siamo riuniti in assemblea generale dove si è deciso di esigere il rispetto dell’accordo firmato con i funzionari del malgoverno in data 5 luglio di questo anno, perché fino ad ora non c’è stato il ricollocamento dei paramilitari; in quel documenti il governo chiese un mese di tempo per negoziare con quelli dell’Ejército de Dios ma fino ad ora non hanno fatto niente.

Il popolo ha deciso ed è ormai stanco di tante torture e minacce. Vediamo i paramilitari  sentirsi sempre di più forti e per questo continuano a picchiare e sparare cercando di provocarci. Se succederà qualcosa nel nostro villaggio, i responsabili diretti saranno Juan Sabines Guerrero e Felipe Calderón Hinojosa, perché danno impunità a delinquenti paramilitari e non mantengono quanto promesso e ratificato al popolo di Mitzitón.

Distintamente.
Pueblo Organizado de Mitzitón, Adherente a La Otra Campaña.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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13 anni da Acteal

La Jornada – Venerdì 24 dicembre 2010

A 13 anni dal massacro di decine di tzotziles, l’organizzazione aspetta ancora giustizia

Massacri come quello di Acteal ora accadono “tutti i giorni”, denunciano Las Abejas

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, 23 dicembre. In occasione di un altro anniversario del massacro di Acteal (“un’operazione contrainsurgente, un crimine di Stato”), l’organizzazione Las Abejas ha dichiarato che “oggi sembra che tutto il Messico sia caduto nelle mani dei signori di Xibalbá, che impongono la loro legge di paura ed oscurità: 30 mila morti dalla violenza assassina nel periodo di mandato di Calderón”. I massacri “avvengono tutti i giorni, non ci sono più reazioni di denuncia nazionale ed internazionale come dopo il 22 dicembre del 1997”. Il governo disse allora che il massacro fu per “conflitti intercomunitari”. Oggi, che i massacri quotidiani “sono il risultato della sua guerra contro il crimine organizzato”.

I tzotziles di Chenalhó rilevano che per 13 anni hanno denunciato costantemente gli autori materiali ed intellettuali del massacro e l’impunità di cui godono. Mese dopo mese, in 156 occasioni, Las Abejas hanno chiesto giustizia: “Abbiamo detto che non vogliamo vendetta. E allora ci chiedono perché continuiamo a denunciare, se abbiamo ormai perdonato. Noi rispondiamo che non vogliamo che si ripeta un altro Acteal, che rinunciamo alla vendetta ma non alla verità né alla giustizia”.

I signori del Xibalbá “non vogliono che vediamo quello che succede, ma noi, come i gemelli Jujnapú e Ixbalanqué, sappiamo come accendere un ocote affinché le tenebre dell’inframondo non ci accechino”. In mezzo a tante migliaia di cadaveri, aggiungono, “scopriamo i corpi di uomini e donne di cui il governo vuole disfarsi; difensori dei diritti umani, comunicatori, giornalisti indipendenti, leader sociali”.

Il “malgoverno”, sostengono, “ha voluto distruggere Las Abejas, e quando ha creduto di averci indeboliti, ha aperto le porte della prigione ai suoi complici paramilitari e tenta di introdurre i suoi megaprogetti” a Chenalhó.

“I paramilitari escono liberi con regali e premi. La giustizia messicana ha deciso di lasciare liberi senza nessun ostacolo coloro che hanno fatto del male ai nostri fratelli e sorelle. Non sappiamo che cosa potrebbe succedere ai testimoni ed ai sopravvissuti, perché i paramilitari sono tornati e tengono nascoste le loro armi”. Riferiscono che alcuni giorni fa, a La Esperanza, una delle comunità in cui sono tornati i paramilitari, si sono uditi spari.

Las Abejas dicono che “il megaprogetto che il malgoverno ha cercato di introdurre” a San Pedro Chenalhó sono le città rurali. Grazie alle denuncie, “gli abitanti di San Pedro Chenalhó di tutti i partiti si sono ribellati, perfino i priisti”, ed il governo “si è incagliato nelle sue stesse contraddizioni”. Dapprima ha negato il progetto. “Poi, il presidente municipale ha ammesso che c’era, mentre il governo statale continuava a negarlo”.

Alla fine, gli agenti municipali filo-governativi hanno inviato una lettera alla fine di novembre al governatore Juan Sabines Guerrero sollecitando la cancellazione totale di questa proposta, “poiché rompe con i nostri usi, costumi e tradizioni”. Inoltre, così “non si combatte la povertà né l’emarginazione”.

Nonostante i tentativi del governo “di indebolire e distruggere Las Abejas”, l’organizzazione si ritiene rafforzata. “La nostra voce viene ascoltata da altre organizzazioni, anche se non l’ammettono”. E concludono: “Smettere di lottare è tradire il sangue versato ad Acteal dai nostri 45 fratelli e sorelle, è ingannare noi stessi. Altri volevano che perdessimo la speranza, ma non l’abbiamo persa perché sappiamo che la nostra lotta, come l’azione di seminare mais, presto o tardi darà i suoi frutti”. Un annuncio di questi frutti, affermano, è il recente accoglimento del caso dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH)”.

A differenza della “Corte Suprema dei ricchi e criminali”, la relazione preliminare della CIDH “conferma il valore delle testimonianze dei parenti delle vittime e dei sopravvissuti al massacro”. http://www.jornada.unam.mx/2010/12/24/index.php?section=politica&article=013n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Martedì 21 dicembre 2010

Il Centro Frayba denuncia aggressioni contro i suoi collaboratori

Persistono le minacce ai difensori dei diritti umani in Chiapas

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 20 dicembre. Si accumulano òe denunce di minacce, effrazioni e persecuzioni contro i difensori de diritti umani che lavorano nelle regioni indigene del Chiapas.

Ora, mentre il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC) denuncia aggressioni contro i suoi collaboratori, in maniera quasi simultanea coloni choles del municipio di Tumbalá informano che l’attivista Claudia Díaz Moreno ha ricevuto minacce ed è stata oggetto di persecuzione da parte della polizia su ordine della delegata della segreteria di Governo, Ana del Carmen Valdivieso, e della presidentessa municipale Mercedes Guadalupe Solís Sánchez, “appartenenti al PAN ed a Paz y Justicia”, specificano.

Il CDHFBC ha reso noto che Julio César Pérez Ruiz, del comitato degli ex prigionieri politici Voces Inocentes ed il medico José Alejandro Meza, della Rete del Personale Medico e di Salute Mentale per l’Assistenza ai Sopravvissuti alla Tortura, collaboratori esterni del Frayba, “sono stati oggetto di sorveglianza e persecuzione in diverse occasioni qui in città”.

Pérez Ruiz, che “compie visite nelle prigioni per documentare la situazione delle persone private della libertà”, è stato seguito e fotografato ostentatamente per le strade ed in “altri luoghi”, come la facoltà di diritto, dove studia.

Da parte sua, Meza ha subito effrazioni nella sua macchina ed in casa sua. Lo scorso 7 dicembre ha trovato la sua auto aperta con un messaggio minatorio rivolto a lui. Alle due e mezza del mattino del giorno 10 ha ricevuto una chiamata: “Ciao dottore, hai una bella casa, ma si vede che non ci sei mai perché le tue piante hanno sete ed è molto in disordine, con tutti quei libri sul tavolo”, poi sono partiti gli insulti.

Tornando a casa, Meza (che forma promotori di salute a Mitzitón ed Acteal) sul suo letto ha trovato “documenti e relazioni relative alla sua attività di difensore ed alle sue collaborazioni mediche con il Frayba; dal suo computer sono state sottratte cartelle cliniche e perizie di sopravvissuti alla tortura”. Gli intrusi non hanno preso alcun oggetto di valore.

Il CDHFBC sottolinea che questi nuovi avvenimenti avvengono nel contesto di recenti minacce di morte all’attivista Margarita Martínez, di Comitán, ed a componenti del centro stesso.

Intanto, il Comitato dei Diritti Umani di Base Digna Ochoa, della zona Nord, ha trasmesso le testimonianza dei coloni del quartiere La Independencia (Tumbalá) riguardo alle “pressioni” del sindaco Solís Sánchez per far passare un canale di scolo nel loro territorio fino all’impianto di trattamento. Gli indigeni dichiarano che l’impianto è stato studiato con una capacità limitata ai bisogni del quartiere. “La gente non è d’accordo perché non è mai stato contemplato in questo modo”.

Il 16 de dicembre, la delegata di governo e l’ingegner Francisco Zavaleta, dell’impresa costruttrice del canale di scolo nei quartieri Deportiva e Calzada Villa Nueva, “hanno mandato a chiamare il giudice rurale di La Independencia, Francisco Velasco Álvaro”; con lui è arrivata Rosa Claudia Díaz Moreno. C’erano più di 30 persone di altri quartieri, agenti municipali e statali con armi a canna lunga ed un veicolo con poliziotti del ministero.

La delegata Valdivieso voleva obbligare il giudice rurale a firmare l’autorizzazione senza consultare i suoi rappresentati; ma il giudice si è rifiutato. Díaz Moreno ha accusato la funzionaria di “violare i diritti della gente”, e questa ha ordinato di fotografarla e “prendere le sue generalità”. Il Comitato “Digna Ochoa” si dice preoccupato e chiede al governo del Chiapas la sospensione di persecuzioni e minacce. http://www.jornada.unam.mx/2010/12/21/index.php?section=politica&article=018n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Denuncia ejido Bachajón.

La Jornada – Sabato 18 dicembre 2010

Aderenti zapatisti denunciano i commissari ejidali di Bachajón, Chiapas, di essere i responsabili delle rapine sulla strada Ocosingo-Palenque

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, 17 dicembre. Le autorità dell’ejido San Sebastián Bachajón, aderenti all’Altra Campagna della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona Chiapas, nel municipio di Chilón, denunciano i membri del commissariato ejidale di realizzare assalti e rapine sulla strada Ocosingo-Palenque con la protezione del governo.

Lo scorso 12 dicembre, alle ore 19, un gruppo di incappucciati armati ha realizzato un assalto al chilometro 99 della strada. Secondo gli ejidatarios tzeltales, “autorità della Polizia Preventiva li hanno colti sul fatto”. Erano “persone non identificate che bloccavano la strada con dei tronchi”.

Agenti della Polizia Stradale si sarebbero scontrati con i delinquenti chi sono fuggiti, “senza riuscire a stabilire quanti fossero”. E’ stato rinvenuta una carabina calibro 22 persa dagli assalitori durante la fuga. Tuttavia, “la polizia non li ha inseguiti”.

Qualche ora dopo, proseguono gli ejidatarios, “autorità dell’Altra Campagna sono venute a conoscenza dei fatti”. Nello scontro con la polizia, uno degli assalitore è rimasto ferito. Alle 6 del giorno seguente, nella comunità vicina si è svolta un’assemblea. Poi, “abitanti delle comunità vicine ed i membri dell’organizzazione si sono assunti  il compito di investigare e seguire le tracce di sangue lasciate dagli assalitori che portavano alle case della famiglia Morales Álvarez”

Le organizzazioni insieme agli “abitanti che non fanno parte dell’organizzazione nella comunità” chiedono agli enti preposti di governo “di far luce sui fatti, poiché non è la prima volta che si verificano assalti in diversi tratti stradali”. Bisogna ricordare che il governo statale aveva tentato di criminalizzare gli ejidatarios di San Sebastián Bachajón dell’Altra Campagna, accusandoli senza fondamento di queste rapine.

“Questi assalitori fanno parte del commissariato e sono figli del dirigente del movimento filogovernativo”, affermano ora gli ejidatarios. Ed avvertono: “Se le autorità di governo non assumeranno una posizione al riguardo, l’organizzazione indagherà su questi fatti e riterrà responsabili i diversi enti di governo”. http://www.jornada.unam.mx/2010/12/18/index.php?section=politica&article=020n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 17 Dicembre 2010

Gianni Proiettis denuncia che il suo fermo è un “attentato contro la libertà di stampa”

Fermato in Chiapas per “confusione” un giornalista di origine italiana, già rilasciato

La Polizia statale aveva accusato il docente universitario anche di possesso di marijuana

Elio Henríquez. San Cristóbal de Las Casas, Chis., 16 dicembre. Gianni Proiettis, collaboratore del quotidiano italiano Il Manifesto e professore universitario dell’Università Autonoma del Chiapas (Unach), la mattina di oggi è stato fermato da poliziotti statali con l’accusa di possesso di marijuana, ma nove ore dopo è stato liberato dicendo che si è trattato di “confusione”.

Il giornalista di origine italiana ha dichiarato che il suo fermo rappresenta un “attentato contro la libertà”, perché è sicuro di essere stato fermato per aver scritto alcuni articoli critici contro le autorità federali.

Intervistato per telefono dopo essere stato liberato, poco prima delle ore 22, Proiettis ha raccontato che intorno alle 11.30 era uscito di casa nel quartiere di Cuxtitali “per comprare delle sigarette e mi hanno afferrato tre civili con le pistole; mi hanno caricato su un’auto senza dirmi che erano poliziotti statali; l’ho saputo dopo”.

Ha aggiunto che i poliziotti non l’hanno nemmeno informato di cosa fosse accusato e l’hanno portato nella sezione antidroga con sede a Tuxtla Gutiérrez, dove è rimasto isolate per diverse ore.

Ha raccontato che un’ora prima di essere liberato gli hanno detto che era accusato “di avere uno spinello (sic) di marijuana, cosa non vera. Mi hanno fatto questa accusa falsa. E’ stato solo in Procura che ho saputo di cosa mi accusavano di avere una piccola bustina, che se anche fosse stata mia era assurdo, ma non era neppure mia”.

Dal 1993 Proiettis insegna antropologia alla Facoltà di Scienze Sociali della Unach, con sede in questa città, e dal 1994 quando insorse pubblicamente l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, collabora con Il Manifesto.

“Vedo la mia detenzione come un attentato alla libertà di stampa. Sicuramente quello che ho scritto non è piaciuto a qualche politico. Credo che sia questa la ragione di fondo del mio fermo, non vedo altra ragione”, ha aggiunto.

Ricorda che nei suoi recenti articoli ha trattato il tema del narcotraffico in Messico, cosa che irrita “particolarmente il governo federale”, e recentemente ha coperto il forum sui cambiamenti climatici di Cancun, Quintana Roo.

Sostiene che i poliziotti non lo hanno picchiato né maltrattato, “ma al momento di entrare nel veicolo mi hanno minacciato con una pistola e mi hanno infilato un cappuccio in testa, ma nient’altro di particolare”.

E’ stato liberato intorno alle 21.30, dopo che Mónica Mendoza Domínguez, segretaria particolare del vice-procuratore generale di Giustizia dello stato, Jorge Culebro Damas, gli ha detto che si era trattato di una “confusione” e gli ha offerto le proprie scuse.

A Città del Messico, l’Istituto Nazionale di Migrazione ha confermato che “non ha citato né ha fermato” Gianni Proiettis.

Ha detto di non avere informazioni e che, eventualmente, questa responsabilità sarebbe delle procure statale e Generale della Repubblica, perché fino alla notte di questo giovedì la Migrazione non aveva partecipato a nessun operativo.

Con informazioni di Fabiola Martínez

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)



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SIPAZ accompagna il Frayba.

SIPAZ

2 dicembre 2010

Ai membri della coalizione internazionale di SIPAZ

Agli organismi dei diritti umani nazionali ed internazionali

Ai mezzi di comunicazione nazionali ed internazionali

All’opinione pubblica

Avviso di accompagnamento internazionale al Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas da parte del Servizio Internazionale per la Pace

Con la presente, il Servizio Internazionale per la Pace (SIPAZ), ONG internazionale con quasi 15 anni di esperienza di lavoro in favore della pace in Chiapas, informa dell’accompagnamento fisico che offre eccezionalmente al Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (CDHFBC) per le recenti minacce di morte che ha ricevuto ed in maniera più generale, per il contesto di rischio in cui sta operando.

Fatti

Il 24 novembre 2010, a San Cristóbal e Las Casas, Margarita Martínez Martínez è stata molestata e minacciata di morte da due sconosciuti, aggressione che SIPAZ ha denunciato nella sua Azione Urgente del 26 novembre di 2010 esprimendo la sua forte preoccupazione per la vita, la sicurezza e l’integrità di Margarita Martínez e della sua famiglia. Lo stesso giorno, gli aggressori di Margarita Martínez l’hanno usata come intermediaria affinché trasmettesse minacce di morte, verbali e scritte, all’equipe del CDHFBC. (…).

Contesto

Come SIPAZ, riteniamo che il contesto socio-politico attuale in Chiapas rappresenti un alto livello di rischio per i difensori dei diritti umani causa la criminalizzazione crescente di questo lavoro dal 2009, così come per l’impunità che prevale nell’investigazione di casi di persecuzione o aggressioni contro di loro.

Precedenti

Per quanto sopra, vogliamo ricordare che le minacce di morte ricevute dal CDHBFC il 24 novembre non sono un fatto isolato ma solo l’ultimo incidente di una serie di vessazioni contro questo Centro di fronte alle quali la reazione dello Stato è risultata insufficiente. Dalla metà del 2009, l’equipe del CDHFBC è stata vittima di campagne mediatiche di discredito, atti di diffamazione, pedinamenti, minacce e perfino un’aggressione fisica ad uno dei suoi membri.

Accompagnamento di SIPAZ

Come Servizio Internazionale per la Pace, la nostra missione consiste nell’accompagnare e proteggere il lavoro di attori locali pro pace ed i diritti umani per promuovere la costruzione di una pace positiva in Chiapas. Stimiamo il lavoro del CDHFBC in difesa dei diritti umani e dei diritti dei popoli e ribadiamo la nostra forte preoccupazione per la vita, la sicurezza e l’integrità fisica e psicologica dei suoi membri.

Pertanto, come SIPAZ, oltre all’azione urgente emessa il giorno 26 novembre 2010, alla diffusione dell’informazione sul caso ed agli appuntamenti relativi a livello nazionale ed internazionale, abbiamo deciso di accompagnare il CDHFBC con visite giornaliere ai suoi uffici per l tempo che riterremo utile in funzione delle necessità e delle risposte, tanto della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) che dello Stato messicano.

Bisogna ricordare che: La Dichiarazione dei Difensori dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, dice che: “Lo Stato garantirà la protezione da parte delle autorità competenti di ogni persona, individualmente o collettivamente, di fronte ad ogni violenza, minaccia, rappresaglia, discriminazione, negazione di diritti, pressione o qualunque altra azione arbitraria risultante dell’esercizio legittimo dei diritti”.

Ai membri della coalizione internazionale di SIPAZ, agli organismi dei diritti umani nazionali ed internazionali, ai mezzi di comunicazione nazionali ed internazionali, all’opinione pubblica, chiediamo di vigilare su quello che potrebbe succedere all’equipe del CDHFBC e che sollecitino misure per proteggere il lavoro, la vita, la sicurezza, l’integrità, e le famiglie di tutt@ i suoi componenti.

Distintamente,

Servizio Internazionale per la Pace (SIPAZ)

http://sipaz.wordpress.com/
http://www.sipaz.org/

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La Jornada – Domenica 28 novembre 2010

MINACCIATA DI MORTE UN’ATTIVISTA IN CHIAPAS

La scorta scompare durante i fatti

Hermann Bellinhausen

L’attivista per i diritti umani Margarita Martínez Martínez è stata nuovamente minacciata di morte lo scorso mercoledì 24 a San Cristóbal de las Casas, Chiapas. Le minacce si intendono al Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC).

Mentre Martínez Martínez, membro di Enlace y Comunicación, con sede a Comitán, usciva da un incontro con funzionari dell’ufficio in Messico dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, è stata minacciata da due sconosciuti a bordo un veicolo Ranger, bianco, senza targa. Secondo la sua testimonianza, uno degli uomini le si è avvicinato di modo intimidatoria dicendo: “Cammina e non fare stronzate e ascoltami bene”. Poi le ha indicato di dirigersi verso la chiesa di San Cristobalito, dove l’aspettavano gli stessi individui che poi “l’hanno mandata” al cimitero comunale.

“Vai a trovare i tuoi morti perché molto presto starai con loro”, le ha detto lo stesso uomo consegnandole un foglio con scritto: “Porta questo al Frayba e di a Diego (Cadenas, il direttore) che sappiamo che lavora con gruppi sovversivi e che conosciamo bene quelli del Frayba e li elimineremo uno per uno perché sono solo degli stronzi che vogliono destabilizzare lo stato e giustificano le loro spese con la scusa che sono a beneficio dei più bisognosi”.

L’individuo le ha consegnato un messaggio fatto con ritagli di giornale: “Diego la vita della tua famiglia è nelle tue mani. Sarà colpa tua”.

Javier Hernández Valencia, rappresentante in Messico dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha condannato in maniera energica l’aggressione: “È allarmante che sia successo nonostante ci fosse la scorta della polizia, dopo che Margarita si era incontrata con noi, a due giorni dall’aver visto i delegati di Acción de Cristianos para la Abolición de la Tortura (ACAT), e quasi nel preciso momento in cui l’ufficio, insieme alla CNDH ed alla CIDH rendevamo pubblica la nostra preoccupazione per la situazione critica che affrontano i difensori dei diritti umani in Messico”.

Bisogna ricordare che a causa delle precedenti aggressioni, Margarita Martínez e la sua famiglia godono di misure di protezione richieste dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) per questo hanno una scorta della polizia. Al momento dei fatti la guardia del corpo è inspiegabilmente “sparita”. Gli agenti assegnati a Margarita ed alla sua famiglia non hanno rispettato le misure di protezione”, dice il CDHFBC. La notte prima, “stranamente si è interrotta l’energia elettrica a casa di Margarita, e le telecamere di sicurezza non hanno funzionato”.

Il Centro Fray Bartolomé, rappresentante legale di Margarita e della sua famiglia, lamenta la “negligenza” governativa, poiché “lo stato del Chiapas non rispetta le misure di protezione imposte dalla CIDH”.

La famiglia Ordaz Martínez subì la perquisizione della propria casa da parte della polizia a Comitán, l’8 novembre 2009, ed oltre ad aver denunciato gli agenti ministeriali e municipali, accusarono José Luis Gómez Santaella, l’allora responsabile del distretto Confine-Sierra.

La Procura Generale di Giustizia dello Stato del Chiapas il 20 novembre scorso ha emesso azione penale (istruttoria AP0004/FEPONGDDH-M1/2009) contro funzionari pubblici per diversi reati penali in relazione con l’aggressione.

Il 25 febbraio scorso Margarita era stata sequestrata, picchiata e minacciata di morte “se non avesse ritirato la denuncia”. Per questo dal 3 marzo 2010 le sono state concesse misure cautelari. http://www.jornada.unam.mx/2010/11/28/index.php?section=politica&article=025n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)



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Ancora minacce.

CENTRO DEI DIRITTI UMANI FRAY BARTOLOME DE LAS CASAS

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas
24 novembre 2010

Nota informativa/URGENTE

A rischio la vita e l’integrità dei difensori dei Diritti Umani in Chiapas, Margarita Martínez e componenti del Frayba

Oggi, 24 novembre 2010, questo Centro dei Diritti Umani è venuto a conoscenza di due fatti avvenuti nella città di San Cristóbal de Las Casas, che mettono a rischio la vita e l’integrità dell’avvocatessa Margarita Guadalupe Martínez Martínez e di membri del Frayba.

Sostanzialmente Margarita Martínez riferisce quanto segue: “oggi, dopo avere sostenuto un’intervista con un funzionario dell’Ufficio in Messico dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, mi sono diretta in un bar nella zona centro di questa città per prendere qualcosa; uscendo dal caffè ho cercato la persona che mi è stata assegnata di scorta (Margarita è sottoposta a misure precauzionali raccomandate dalla CIDH) ma non c’era, quindi ho percorso un isolato e lì sono stata bloccata da due persone, una a bordo di un’auto Ranger bianca senza targa e l’altra a piedi, quest’ultima mi ha intimato di proseguire per altri due isolati dove avrei incontrato una persona che mi avrebbe dato indicazioni”.

Margarita prosegue: “Ho proseguito fino al luogo, perché mi avevano minacciato di morte se non l’avessi fatto, e giunta a destinazione una persona mi ha consegnato un foglio, con lettere ritagliate da un giornale, che dice: “Diego en tus/ manos esta la vida / de esta familia / enfrentarás cargos / Avvocati del cazzo”. Poi mi ha detto di portarlo al Frayba che sono dei pezzi di merda che vogliono destabilizzare lo Stato, secondo loro spendono soldi per i più deboli a favore della giustizia, giustizia un cazzo”.

Dopo altre minacce ai membri del Frayba, le hanno intimato di percorrere un paio di isolati e prendere un taxi per andare al cimitero municipale “per parlare con i tuoi morti che presto incontrerai”, e riprendere un taxi per andare al mercato “senza fare stronzate altrimenti sei morta”.

Margarita è stata seguita dall’auto che controllava che facesse il percorso indicato, e una volta in centro città, a causa del traffico, perdere di vista i suoi aggressori e riesce a raggiungere questo Centro dei Diritti Umani.

Il poliziotto responsabile della sua sicurezza, ha dichiarato di non essersi mai allontanto dal bar dove si trovava Margarita, e sostiene di aver sempre controllato le porte del locale e che non ha visto uscire Margarita.

Contesto e precedenti

Ieri, stranamente in casa di Margarita si è interrotta la corrente elettrica e le telecamere di sicurezza non hanno funzionato.

Margarita Martínez e la sua famiglia sono sottoposte a misure cautelari dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani, per questo contano su misure di sicurezza di polizia da parte del governo dello Stato del Chiapas.

Comunicación Social
Área de Sistematización e Incidencia / Comunicación
Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas A.C.
Calle Brasil #14, Barrio Mexicanos,
San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México
Código Postal: 29240
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Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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CNI: Dichiarazione di Vícam.

La Jornada – Martedì 23 novembre 2010

Il Congresso Nazionale Indigeno respinge il processo di appropriazione di fiumi e lagune

Il Pronunciamiento de Vícam rivendica il diritto all’autodeterminazione

Il progetto di un acquedotto in Sonora rappresenta lo sterminio della tribù yaqui

Hermann Bellinghausen. Inviato. Vícam, Sonora, 22 novembre. “Esprimiamo il nostro diritto storico alla libera determinazione come popoli, nazioni e tribù originari, nel rispetto delle diverse forme che per l’esercizio di questo diritto decidano i nostri popoli, secondo la loro origine, storia ed aspirazioni”, dichiara il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) nel suo Pronunciamiento de Vícam, letto ieri sera da Tomás Rojas Valencia, rappresentante della tribù yaqui anfitrione dell’evento, a conclusione del Forum Nazionale “in difesa dell’acqua, della terra e dell’autonomia dei popoli originari” che si è svolto qui

Rispetto al centenario dell’inizio della Rivoluzione, il CNI dichiara nettamente: “Quella lotta storica, così come le gesta precedenti, sono costate molto sangue ai nostri popoli e poco o niente abbiamo ottenuto in cambio del sacrificio fatto dai nostri nonni per costruire e liberare la patria di tutti i messicani, perché le successive Costituzioni del 1824, 1857 e 1917 nemmeno riconoscono la nostra esistenza”.

Il CNI enfatizza la sua opposizione al crescente esproprio e appropriazione privata di acqua, fiumi, ruscelli, sorgenti, acque profonde, ruscelli, lagune, estuari, coste, mari, spiagge “e tutto ciò che compone i territori dei nostri popoli”, così come la costruzione di acquedotti e dighe per accaparrare e vendere l’acqua. Si oppongono “nettamente” al fatto che la risorsa, “fondamento della vita”, cada nelle mani di interessi privati, così come alle leggi, regolamenti e politiche “tendenti” alla privatizzazione dell’acqua.

In questione, il CNI si unisce alla protesta delle tribù yaqui contro la costruzione di un acquedotto per bonificare la diga El Novillo “da parte dei governi federale, statale e dell’impresario Carlos Slim”. L’opera vuole portare “la quasi la totalità delle acque del fiume Yaqui al municipio di Hermosillo per favorire gli interessi immobiliari, turistici ed agroindustriali del capitale”.

L’esecuzione di questo progetto spoglierebbe delle sue acque, senza consultazione previa, la tribù yaqui, “annullando la sua autonomia ed il suo diritto storico sul bacino del fiume, provocando la distruzione del suo territorio e lo sterminio definitivo della tribù, e la compromissione profonda dell’equilibrio ecologico nel sud di Sonora e la rovina degli agricoltori della Valle dello Yaqui”.

I delegati indigeni riuniti questo fine settimana, respingono “la repressione governativa e paramilitare scatenata contro i nostri popoli”. In particolare, i triqui di Oaxaca; le comunità, caracoles e giunte di buon governo zapatiste del Chiapas; la comunità nahua di Santa María Ostula, Michoacán, e la comunità tzotzil di Mitzitón, Chiapas.

San Juan Copala, ed in generale il doloroso conflitto tra le organizzazioni triqui, sono stati molto presenti nel forum. Il CNI afferma: “Ci opponiamo allo sgombero forzato di chi forma il municipio autonomo di San Juan Copala ed alla militarizzazione della regione triqui”.

Di conseguenza, esorta “donne, uomini, bambini, bambine ed anziani che compongono il popolo triqui a ricostruire la propria unità, senza distinguo di organizzazioni e senza l’intromissione degli interessi esterni che provocano il conflitto”.

Il CNI invita a sostenere l’autonomia dei popoli “difendendo la terra, il territorio, le montagne, le acque, gli esseri spirituali e naturali, così come la propria cultura e rafforzando i nostri governi, assemblee, autorità tradizionali ed agrarie, sotto il principio del comandare ubbidendo”. http://www.jornada.unam.mx/2010/11/23/index.php?section=politica&article=019n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Gloria Muñoz Ramírez: Riassunto.

Los de Abajo – 20 novembre 2010

Riassunto

Gloria Muñoz Ramírez

Novembre. Il 16, Saramago, premio Nobel per la Letteratura 1998, avrebbe compiuto 88 anni e Lisbona si è riempita delle sue parole. La biblioteca del Palazzo delle Galveias, la stessa nella quale il giovane José scoprì la letteratura ed i suoi misteri, gli rende tributo mettendo il suo nome ad una sala, mentre Fernando Gómez Aguilera presenta l’ultimo libro dello scrittore lusitano: un compendio delle sue dichiarazioni di principio rilasciate in diverse interviste. Nessuno dimentica che nella sua visita in Chiapas nel 1998, poco dopo il massacro di Acteal, dichiarò che in quello stato meridionale “solo per chi non vuole vedere né capire le cose, si nasconde il fatto che l’Esercito ed i paramilitari sono un’unica cosa”, frase che oggi si potrebbe ripetere senza ambiguità alcuna.

Novembre. Un 17 di 27 ani fa l’EZLN nacque sulle montagne dal sudest messicano. I suoi popoli arrivano a questa data assediati dall’Esercito e dai paramilitari che, come direbbe José, sono la stessa cosa. L’autonomia, tuttavia, non si ferma. Queste comunità sono forse l’unica esperienza autonomista che prosegue ancora oggi avendo contro tutto e tutti. Mentre in altre regioni la difesa del territorio è la priorità ed il lavoro organizzativo ritarda a causa all’assedio, qui il processo è irreversibile e continua ad essere la pietra miliare di una lotta sempre in costruzione.

Novembre. L’8, Il Marocco distrugge l’accampamento El Aaiún, nel Sahara occupato, e reprime la popolazione. Ci sono decine di morti, torturati e scomparsi. Attualmente la tensione continua, sotto il controllo delle forze di sicurezza marocchine. Un anno prima, sempre in novembre, Saramago scrive all’attivista saharaui Aminatu Haidar: “Se il potere del Marocco finisce per piegare i saharauis, questo paese, ammirevole per altre cose, avrà ottenuto la più triste vittoria, una vittoria senza onore, ottenuta sulla vita ed i sogni di tanta gente che voleva vivere in pace nella sua terra e con i suoi vicini per fare del continente, tutti insieme, un luogo più abitabile”. Alla morte del Nobel, Haidar scrisse: “La perdita di Saramago non è un fatto che riguarda solo una cerchia ristretta di persone, ma è un evento universale che, in qualche modo, ha colpito il pianeta”.

Novembre. Il 20, 100 anni dall’inizio della Rivoluzione Messicana. Qualcuno di quelli che stanno in alto ha qualcosa da festeggiare? Lontano dal potere, e insieme ai popoli indigeni del paese, questo fine settimana la tribù yaqui di Vicam, Sonora, celebra il primo Forum in Difesa dell’Acqua, sotto il principio che “la terra, il vento, l’acqua e il fuoco, elementi della nostra origine, non si vendono e si difendono con la vita”.

losylasdeabajo@yahoo.com.mx

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Minacce a Bachajón.

La Jornada – Giovedì 18 novembre 2010

Ejidatarios di Bachajón, Chiapas, denunciano la recrudescenza delle aggressioni della Opddic

Hermann Bellinghausen

Gli ejidatarios di San Sebastián Bachajón (municipio di Chilón, Chiapas), aderenti all’Altra Campagna, denunciano lna crescente strategia “di calunnie, ingiustizie e provocazioni delle autorità del malgoverno da cinque mesi”, così come la recrudescenza di aggressioni e vessazioni da parte di membri dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), considerata paramilitare dagli stessi ejidatarios.

Quelli della Opddic, gruppo filo-governativo, “vogliono disintegrare la società e l’organizzazione minacciando di impossessarsi della cabina di riscossione e del banco di ghiaia”, recuperato recentemente dagli ejidatarios stessi. “Ora sorgono nuove minacce con lo stesso interesse del neoliberismo e dei progetti transnazionali”. Di fronte a ciò, la società civile “si sta organizzando sempre di più per resistere e difendere le risorse naturali dei nostri ejidos”.

I contadini tzeltales, insediati vicino allo stabilimento balneare di Agua Azul, segnalano che il commissario ejidale filogovernativo “non è riuscito a guadagnarsi la fiducia della gente né ha idea della politica che sta facendo”. Ritengono responsabile di ciò il delegato di Governo a Chilón, Ledín Méndez; la deputata Yari del Carmen Gebrardt Garduza, e gli indigeni Carmen Aguilar Gómez e suo figlio, congiuntamente a Francisco Guzmán Jiménez. “Tutte queste persone si sono incontrate a Chilón, Ocosingo ed in altre parti con i dirigenti della Opddic, sembra per sottrarre la cabina di riscossione ed il banco di ghiaia”.

Gli ejidatarios assicurano che “questi ambiziosi si sono guadagnati la fiducia del segretario di Governo, Noé Castañón”, che li ha ricevuti lo scorso 8 novembre, “a braccia aperte ed un menù speciale, idei e progetti transnazionali e come distruggere la nostra organizzazione”. Sostengono che “è chiaro l’interesse di scatenare un conflitto in diverse comunità dell’ejido organizzando gruppi paramilitari per intimorire la società”.

Gli ejidatarios avvertono: “Difenderemo le nostre risorse naturali fino alle ultime conseguenze, dimostreremo al governo che non siamo soli. Di qualsiasi aggressione ai nostri compagni riteniamo responsabili direttamente il governo di Juan Sabines Guerrero, il delegato di Governo, la deputata Gebrardt Garduza (con sede ia Palenque) e la dirigenza della Opddic”.

Annunciano che a partire da questa data “non ci sarà dialogo né alcun avvicinamento con nessuna autorità ufficiale, poiché non negoziamo né facciamo accordi col malgoverno, perché è chiaro il suo interesse nel toglierci le nostre terre ed impadronirsi delle nostre risorse”. http://www.jornada.unam.mx/2010/11/18/index.php?section=politica&article=020n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Altra Campagna a convegno.

La Jornada – Domenica 14 novembre 2010

Zapatisti: Il paese è in grave pericolo a causa del sistema capitalista

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Salvador Atenco, Méx., 13 novembre. Durante l’Incontro Nazionale di Organizzazioni e Lotte dell’Altra Campagna, “i ribelli che sono qui e lottano per la dignità e contro il sistema capitalista ed il malgoverno dei partiti politici si riuniscono per dare voce alla loro presenza, la loro rabbia, la loro lotta ed i loro sogni”, dichiarano nel loro pronunciamento le organizzazioni convocanti, il Movimento per la Giustizia del Barrio dell’Altra New York ed il Fronte dei Popoli in Difesa della Terra (FPDT).

Inoltre hanno affermato che “qui non ci sono tutti quelli che fanno parte dell’Altra Campagna. Sappiamo che le proposte e le risoluzioni di questo incontro non rappresentano la voce di tutti. Pensiamo che quello che uscirà da qui sarà un ulteriore contributo alla costruzione, dal basso e a sinistra, dell’Altra Campagna”.

Sostengono che oggi, il paese ed il mondo “sono in grave pericolo a causa del sistema capitalista e dei suoi servi del malgoverno che in Messico è composto dai partiti politici PRI, PAN e PRD”. I padroni del potere e del denaro hanno deciso di devastare il poco che ci rimane a qualsiasi costo e non permettono a nessuno di intromettersi nei loro piani di distruzione e morte che loro chiamano progresso e modernità; hanno scatenato una guerra contro i nostri popoli per spogliarci del nostro territorio e delle risorse naturali”.

Molta gente, aggiungono, “è stata cacciata dalle proprie comunità o ha dovuto emigrare in un altro paese per la repressione o l’estrema povertà nelle nostre comunità”. Quelli che sono andati negli Stati Uniti “si scontrano con razzismo, sfruttamento, emarginazione quotidiana ed un’altra forma di sgombero nei loro quartieri e comunità”. L’Altra Campagna, dicono, “è l’unica speranza che abbiamo noi popolo”.

Si è poi svolta un’attività di testimonianza in cui i presenti hanno raccontato la loro esperienza di lotta, e successivamente un forum aperto sulle politiche di emarginazione contro donne, popoli indigeni, lesbiche, omosessuali e transessuali.

Durante l’inaugurazione di venerdì, Trinidad Ramírez, del FPDT, aveva detto agli aderenti dell’Altra Campagna accorsi in questa comunità ed agli stessi abitanti di Atenco: “Non perdoniamo quello che ha fatto il governo al nostro popolo, ed organizzarci è un modo per dire che non perdoniamo”.

Ciò nonostante, ha segnalato, “ai nostri bambini non possiamo inculcare l’odio, ma certamente che sappiano chi è che reprime”. Questo è il senso della ribellione atenquense. “Dobbiamo trovare il modo di andare avanti, con le nostre differenze, unirci come popolo messicano. Siano dell’Altra Campagna, del FPDT; dobbiamo unirci tutti e cercare alternative per risolvere i nostri problemi”.

Alla presenza di gruppi indigeni dello stato del Messico, Oaxaca e del Distretto Federale, l’incontro ha incentrato i suoi lavori sulla discussione riguardo la costruzione delle autonomie, così come sulla repressione ed il paramilitarismo dello Stato messicano. Si è discusso del piano nazionale di lotta degli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, dell’EZLN e della lotta per la liberazione dei prigionieri politici.

Ha sottolineato la presenza delle donne triquis del municipio autonomo di San Juan Copala che hanno subito una serie di aggressioni mortali e l’attacco contro la loro esperienza autonomista. “Il nostro municipio deve esistere, non importa dove”, hanno detto. A loro volta, i comuneros otomíes di Santa Cruz Ayotuxco (Huixquilucan, stato del Messico) hanno raccontato la loro resistenza contro l’ostilità del governo di Enrique Peña Nieto per spogliarli delle loro terre ed imporre l’autostrada Naucalpan-Toluca, nonostante la sospensione riconosciuta ai comuneros da un giudice federale.

I dibattiti che si concluderanno domenica, si incentrano sull’educazione autonoma, la difesa dell’acqua e la sovranità alimentare, ed i movimenti di difesa degli operai e dei lavoratori. http://www.jornada.unam.mx/2010/11/14/index.php?section=politica&article=010n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Torturati due zapatisti.

La Jornada – Domenica 7 novembre 2010

Dopo l’aggressione li hanno consegnati alla polizia, denunciano gli aderenti all’Altra Campagna

Paramilitari sequestrano e torturano due zapatisti a San Cristóbal de las Casas

Hermann Bellinghausen

Circa 50 elementi del gruppo evangelico Ejército de Dios hanno sequestrato, torturato e “consegnato” alla polizia due ejidatarios dell’Altra Campagna, aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, nell’ejido Mitzitón, municipio San Cristóbal de las Casas, Chiapas.

Hanno inoltre aggredito i loro famigliari e minacciato di violentare le donne. Due giorni dopo, i contadini tzotziles sono stati obbligati a pagare una cauzione senza alcuna spiegazione. I torturatori non hanno ricevuto nessuna sanzione, piuttosto sembravano “lavorare” insieme alla polizia dello stato del Chiapas.

L’aggressione è avvenuta la notte del 2 novembre scorso, quando persone identificate come appartenenti all’Ejército de Dios hanno aggredito Pedro Díaz Gómez mentre stava rincasando. I paramilitari “l’hanno colpito” e Luis Rey Pérez Heredia “l’ha afferrato per il collo e voleva ucciderlo”. Díaz Gómez riusciva a scappare. I suoi aggressori l’hanno raggiunto a casa sua ed hanno sfondato, l’hanno trascinato fuori ed hanno continuato a picchiarlo, così come hanno fatto con sua moglie María de Lourdes Jiménez ed un’altra donna. Hanno portato Díaz Gómez nella casa del “dirigente paramilitare Gregorio Gómez Jiménez, dove lo hanno legato e torturato”.

Salvador Hernández Jiménez, vedendo cosa stava succedendo al suo compagno, è accorso a difenderlo. “Hanno picchiato che lui e lo hanno portato nella casa del dirigente paramilitare. Lì hanno continuato a picchiare i compagni e rovesciato addosso secchiate d’acqua. A Pedro hanno maciullato le dita con un bastone”.

Verso le 22 si è presentata Mitzitón la Polizia Statale Preventiva. “Senza rispettare le autorità della comunità, si sono recati direttamente nella casa di Gómez Jiménez e di Francisco Gómez Díaz, dove erano sequestrati i due compagni e se li sono portati via. Sappiamo che la polizia settoriale è complice dei paramilitari e per questo hanno portato via solo i nostri compagni”, denunciano.

Chiesta la cauzione

L’autorità ejidale si è rivolta alla procura indigena che li ha informati che i contadini erano stati trasferiti a Tuxtla Gutiérrez, senza spiegarne la ragione. L’agente della comunità ha potuto contattare telefonicamente i detenuti all’alba del giorno 3: “Pedro mi ha detto di essere ferito, di avere una costola rotta e le dita tagliate. Mi ha raccontato che gli hanno fatto mettere le mani su una superficie e gli hanno garrotato le mani, che aveva le ossa fratturate”.

Alle 13:30 dello stesso giorno una commissione di ejidatarios e l’agente municipale si sono recati presso la Procura Generale dello Stato. Il giorno 4 i due “detenuti” sono stati rilasciati dopo il pagamento di 12.357 pesos di cauzione.

Nella sua testimonianza la moglie di Pedro riferisce: “Quelli dell’Ejército de Dios sono arrivati sparando in aria Mi hanno spintonato per farsi largo ed hanno preso a calci mio figlio Ramón. Hanno sbattuto mio marito su un furgone e sono andati via. Erano a viso scoperto, per questo sappiamo chi sono. Io gridavo e domandava ‘perché ci fate questo se siamo vicini’, e mi dicevano ‘tu taci donna zapatista, voi siete amici degli zapatisti’. Poi siamo andati tutti nella casa ejidale. Sono arrivati i poliziotti che hanno detto che  andavano a riprendere Pedro”.

Secondo gli altri famigliari della vittima, quelli dell’Ejército de Dios hanno scavalcato lo steccato della casa, “sparato due colpi” e minacciato di violentare le donne. Tra gli aggressori sono stati riconosciuti: Celestino Pérez Hernández, David Hernández Hernández, Miguel Jiménez Jiménez, Carmen Gómez Gómez, Julio Gómez Hernández, Ciro Hernández Díaz, Agustín Pérez Díaz, Agustín Gómez Gómez, Julio Hernández Hernández, Juan Pérez Gómez, Pedro Hernández Hernández, Andrés Jiménez Hernández (secondo), Domingo Jiménez Gómez e Jesús Jiménez Heredia. Viaggiavano su tre auto e dicevano: “Vogliamo il sangue”. http://www.jornada.unam.mx/2010/11/07/index.php?section=politica&article=011n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Violenza a Chilón.

La Jornada – Venerdì 5 novembre 2010

Ejidatarios denunciano tortura e detenzione illegale di un contadino tzeltal di Chilón

Hermann Bellinghausen

Ejidatarios di San Sebastián Bachajón (Chilón, Chiapas) hanno denunciato la cattura illegale, la tortura e l’attuale “fermo” nella struttura di Pitquitos, a Chiapa de Corzo, di Miguel Demeza Jiménez, aderente all’Altra Campagna, “privato della sua libertà senza alcun mandato di cattura e con accuse fabbricate per poterlo processare, in violazione dei diritti umani”.

Demeza Jiménez, contadino tzeltal “che a stento parla in spagnolo”, secondo gli ejidatarios, è originario di Lamalt’zac, annesso dell’ejido San Sebastián Bachajón. E’ stato fermato lo scorso 7 ottobre, mentre, “dopo il suo lavoro di muratore andava verso Ocosingo per comperare dei materiali di lavoro; con violenza è stato prelevato da un gruppo di federali, sembra AFI, che lo hanno torturato obbligandolo a confessare di appartenere all’organizzazione EZLN o di conoscerne il capo”. Dopo questi maltrattamenti, “violandolo i diritti fisici e mentali, è stato trasferito negli uffici dell’Agenzia Statale di Investigazioni, nella città di Tuxtla Gutiérrez”.

Gli indigeni, aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, accusano il governo statale di Juan Sabines Guerrero della “detenzione arbitraria” del loro compagno. “E’ lampante che l’ingiustizia non è solo una parola, ma fatti concreti per questo malgoverno corrotto, mentre i veri delinquenti sono loro. Per questa ragione riteniamo responsabile il governo statale della salute e integrità del nostro compagno fermato. Noi, come organizzazioni, confermiamo che non è un delinquente come il governo lo sta obbligando a dire; è assolutamente innocente di ogni reato che gli stanno fabbricando. Esigiamo la sua liberazione immediata e incondizionata”.

La vessazione di gruppi filogovernativi è ricorrente contro le diverse comunità dell’Altra Campagna nel municipio di Chilón. Ora, gli ejidarios di San Sebastián denunciano anche funzionari e circa 60 contadini priisti armati con carabine e machete che “hanno fatto irruzione nel rancho Virgen de Dolores, dove da otto mesi vivono 36 compagni appartenenti all’Altra Campagna”.

Gli aggressori guidati da Manuel Vázquez Ruiz, della comunità Chapa Puyil, e dal delegato di governo a Chilón, Ledín Méndez, “sono arrivati incappucciati, con abiti scuri per non essere riconosciuti”. Questo gruppo “ha interrotto la tranquillità dei nostri compagni”, denunciano gli ejidatarios per dissociarsi  “da qualsiasi aggressione”, ed esprimono timore per “l’integrità di bambini e donne”.

Il delegato di governo, aggiungono, “è sempre intervenuto per intimorire e con l’intento di distruggere l’organizzazione dell’Altra Campagna e sta organizzando un gruppo di priisti che intimorisce i compagni sparando proiettili calibro 22”. http://www.jornada.unam.mx/2010/11/05/index.php?section=politica&article=022n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Nuova aggressione.

La Jornada – Martedì 26 ottobre 2010

Denunciata nuova aggressione con armi da fuoco contro basi di appoggio zapatisti

Hermann Bellinghausen

La giunta di buon governo (JBG) Corazón del arcoiris de la esperanza, di Morelia, Chiapas, ha denunciato un’aggressione a colpi d’arma da fuoco contro basi di appoggio zapatiste nello stabilimento balneare El Salvador, municipio autonomo Comandanta Ramona, vicino all’ejido Agua Clara (Salto de Agua). Uno degli aggressori è stato catturato, è Manuel Pérez Gómez, latitante per la giustizia autonoma accusato di precedenti aggressioni ed assalti sulla strada Ocosingo-Palenque.

I fatti sono avvenuti venerdì 22, mentre alcuni contadini zapatisti stavano svolgendo lavori di pulizia. Due persone li hanno insultati e poi “hanno brandito i machete e minacciato i compagni di morte”, dice la JBG. Gli aggrediti hanno affrontato il sopraccitato Pérez Gómez e Manuel Gómez Vázquez, e “hanno deciso di catturarli”.

Il secondo è riuscito a fuggire e da distanza ha sparato “più di 50 colpi calibro”22”. Dopo la cattura, “il pericoloso delinquente” Pérez Gómez è stato portato “in un luogo sicuro per affrontare la giustizia autonoma”. Non è la prima volta che commettono reati. “Molte volte aggrediscono la popolazione e minacciano la tranquillità dei nostri compagni”. Il 17 agosto, a circa 300 metri dal crocevia di Agua Clara, “hanno assaltato un autobus derubando i passeggeri”, ed il 20 agosto hanno assaltato un bus di turisti nello stesso tratto di strada.

Secondo la JBG, “questi delinquenti sono assistiti dall’ex militare Carlos Jiménez López, originario dell’ejido Alan Sac Jun (Chilón)”. L’ex militare, prosegue la denuncia, “vive attualmente nella capitale Tuxtla Gutiérrez, nel colonia Satélite”. Gli zapatisti riferiscono di averlo visto ad Agua Clara “parlare con i due delinquenti e a bordo di diverse auto”.

La JBG afferma di tenere sotto custodia Pérez Gómez, originario di Flor de Cacao (municipio Benemérito de las Américas). Ricorda che il 17 aprile 2009 co fu un operativo ad Agua Azul, “quando il governo di Juan Sabines Guerrero mandò 800 elementi della forza pubblica per reprimere i compagni aderenti all’Altra Campagna che esercitavano il loro diritto di manifestazione”, accusando i contadini tzeltales di essere i colpevoli degli assalti in strada, mentre “i veri colpevoli hanno goduto della libertà”.

Il 18 aprile 2009 la polizia fermò Miguel Vásquez Moreno, basi di appoggio zapatiste e sei aderenti dell’Altra Campagna. Li rinchiuse nella prigione di El Amate ma furono rilasciati per mancanza di prove. La JBG comunica che a maggio dell’anno scorso questi stessi aggressori sono stati catturati dalla giustizia autonoma, “ma mentre stavano scontando la pena per i reati commessi, sono riusciti a fuggire”.

Queste aggressioni contro le basi di appoggio e la popolazione in generale “sono sostenute dalle autorità ufficiali”.

Il comunicato aggiunge: “Si vede chiaramente che i tre livelli del malgoverno non fanno niente davanti a questi eventi che intimoriscono la popolazione. I governi bugiardi ingannano dicendo che combatteranno la delinquenza organizzata ma è proprio il contrario; loro coprono, proteggono ed organizzano ex militari, compreso giovani nelle comunità col fine di distruggere le nostre radici e seminare l’incertezza nella nostra organizzazione di popoli indigeni”.

Comunicato completo della JBG

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2010/10/25/la-junta-de-buen-gobierno-de-morelia-denuncia-nuevas-agresiones-a-bases-de-apoyo-mientras-el-malgobierno-protege-a-delincuentes/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+EnlaceZapatista+%28Enlace+Zapatista%29&utm_content=Yahoo!+Mail

 

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Cideci e resistenza.

La Jornada – Martedì 26 ottobre 2010

Cideci e la resistenza indigena

Luis Hernández Navarro

Sono arrivati arroganti e minacciosi a bordo di un veicolo con il logo della Commissione Federale di Elettricità (CFE). Si sono presentati alle porte del Centro Indigeno di Formazione Integrale Fray Bartolomé de Las Casas AC-Università della Terra Chiapas (Cideci-Unitierra Chiapas) per consegnare un documento giudiziario. Erano due uomini e una donna. Uno ha mostrato la credenziale di personale del tribunale federale del distretto di Tuxtla. Ha detto che dovevano consegnare un’ingiunzione perché il centro educativo ha un debito di molti soldi con l’ente parastatale.

Il giorno dopo, altri due furgoni della “società a livello mondiale” sono tornati. Gli occupanti dei veicoli pretendevano, con modi aggressivi, di entrare nella struttura per eseguire la lettura dei contatori.

Il fatto può sembrare insignificante, solo un altro incidente fra i tanti che si verificano quotidianamente nel paese, e sempre ancora in Chiapas, tra utenti della rete elettrica e la CFE. Tuttavia, non lo è, per due ragioni importanti. In primo luogo, perché Cideci-Uniterra da tempo non è connessa alla rete elettrica. Loro stessi generano da sé l’elettricità che consumano. Secondo, perché il centro educativo è uno dei baluardi della resistenza indigena in Chiapas, uno degli spazi nel quale la società civile internazionale si è incontrata in diverse occasioni con gli zapatisti.

Cideci-Unitierra Chiapas è sia un’istituzione educativa esemplare sia un terreno di ricostituzione indigena privilegiato. È una comunità di comunità indie, uno spazio aperto per condividere saperi, conoscenze e studi, dove si recano giovani, donne e uomini di molte comunità indigene. È nato nel 1989 sotto l’auspicio di Don Samuel Ruiz, vescovo di San Cristóbal.

Le sue installazioni nel municipio di San Juan Chamula sembrano appartenere ad un altro mondo. Aule, biblioteche, laboratori, auditorium, allevamenti, centrali elettriche, dormitori, cucina e caffetteria somigliano ad una missione. Al suo interno regnano un ordine ed una pulizia poco frequenti nei progetti di promozione popolare. La semplicità e l’eleganza della sua architettura conferiscono al centro una dignità impressionante.

Il Cideci ha instaurato accordi accademici con l’Università di Santo Tomás, a Bogotà, Colombia. Funziona come centro universitario di educazione aperta e a distanza per giovani indigeni che hanno conseguito la licenza media, benché sia aperto a tutti quegli adulti che vogliano iniziare o completare i propri studi universitari o che vogliano conseguire un altro diploma. È uno spazio di educazione interculturale informale.

I principi pedagogici che orientano la sua opera sono: “imparare a fare”, “imparare ad imparare” e, infine – quella che ritengono essere la parte formativa profonda, la considerazione “dell’altro” nella sua integralità – “imparare ad essere di più”.

Il direttore del progetto è il dottor Raymundo Sánchez Barraza, che ha svolto un ruolo centrale nella ormai sciolta Commissione Nazionale di Intermediazione. Chi l’ha conosciuto, scorge in lui un’intelligenza privilegiata ed il suo impegno totale nella causa indigena. Conoscitore profondo del mondo dei popoli originari, la sua formazione è attraversata – tra altre – da tre grandi influenze: Iván Illich, Raimón Panikar ed Immanuel Wallerstein. E’ così importante questo autore che l’istituzione ha costituito come uno dei componenti del suo sistema il Centro di Studi, Informazione e Documentazione Immanuel Wallerstein.

Intervistato da Nic Paget-Clarcke (http://www.inmotionmagazine.com/global/rsb_int_esp.html), il dottor Sánchez Barraza spiegava così la chiave del progetto che dirige: “Ci siamo detti, che cosa ha permesso ad alcuni popoli di sopravvivere? E abbiamo studiato alcune esperienze del secolo XVI qui nel nostro paese ed in altri luoghi dell’America Latina, che hanno permesso ai popoli di sopravvivere e resistere, mantenendo la loro identità. […]Abbiamo guardato all’esperienza di Vasco de Quiroga con gli ospedali della Santa Fe nei villaggi sul lago Pátzcuaro, ispirato lo stesso Vasco de Quiroga dall’utopia di Tommaso Moro. Poi abbiamo visto l’esperienza dei gesuiti in Paraguay, nel sud del Brasile, nel nord dell’Argentina, in Bolivia. Come queste iniziative dall’occidente stesso, con quella vena utopica, permisero a questi popoli, in un certo modo, di resistere, di  conservarsi, di non perdere il fulcro del riferimento identitario di base. Ci siamo detti, lì abbiamo qualcosa da imparare ed il concetto che abbiamo imparato è quello di resistere e sopravvivere”.

Bolivar Echeverría, recentemente scomparso, spiegava la ribellione degli indios in Chiapas nel 1994 come parte del non compimento della conquista dei popoli indigeni. Secondo il filosofo, la sollevazione mise in evidenza una situazione storica che è ancora il nostro presente, nella quale si vive presente un processo sia di conquista interrotta sia di meticciato interrotto. Per lui, gli stati borghesi e le repubbliche liberali di tutta l’America Latina proseguono la linea storica della corona spagnola. “Il compito di questi nuovi stati – disse – continua ad essere lo stesso: distruggere le forme di vita indigene”.

È in questo contesto che l’aggressione al Cideci (ed alle comunità in lotta in Chiapas) acquisisce senso compiuto. Non si tratta di una provocazione isolata della “impresa di livello mondiale”, ma di una cosa molto più grave: è un nuovo anello nella catena dell’offensiva che vuole usurare la resistenza indigena in una delle sue enclavi più importanti.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Assassinato Heriberti Pazos.

La Jornada – Domenica 24 ottobre 2010

ASSASSINATO HERIBERTO PAZOS, LEADER DEL MULT

Octavio Vélez Ascencio e Agustín Galo Samario. Corrispondenti. Oaxaca, Oax., 23 ottobre. Il dirigente del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui (MULT), Heriberto Pazos Ortiz, è stato assassinato la mattina di questo sabato nell’agenzia municipale di Cinco Señores, ad est di questa città, ha comunicato María de la Luz Candelaria Chiñas, titolare della Procura Generale di Giustizia dello Stato.

Alle 11:15 circa, il presidente del Consiglio Politico Comunitario del MULT viaggiava su di un veicolo Chevrolet, Colorado LT, nero, targato RV-57629 Oaxaca, nei pressi del ponte El Rosario, quando due uomini in motocicletta hanno affiancato il veicolo che aveva i finestrini aperti, ed hanno sparato alla testa di Pazos Ortiz.

L’autista, Catalino Mendoza Cortés, e Mauro Hernández Ramos, agenti dell’Agenzia Statale di Investigazione assegnati alla sicurezza del leader, così come la guardia del corpo personale Heriberto Cid Mariscal, si sono accorti dell’aggressione quando il dirigente si è accasciato sul sedile, perché sembra che gli assassini abbiano usato pistole munite di silenziatore, ha detto la procuratrice.

Gli aggressori sono fuggiti e l’autista, ha aggiunto la funzionaria, ha cercato di raggiungerli, ma a causa di lavori stradali in corso e per un tamponamento con un taxi si sono bloccati in Calle 5 de Mayo e qui si sono resi conto che Patoz Ortiz era morto. (…)

La funzionaria ritiene che Pazos potrebbe essere stato ucciso perché dirigente del MULT, perché aveva chiesto protezione al governo statale per il rischio di attentati. “Non so se sia stato minacciato di morte, perché non l’aveva denunciato al Pubblico Ministero”, ha dichiarato.

Ha detto di sperare di risolvere l’omicidio prima della fine del sessennio, il 30 novembre, ma la possibilità di trovare gli assassini “dipenderà dalla gente, dalla società, che siano disposti a testimoniare. Questo è un delitto, non importa di che colore”.

(…) http://www.jornada.unam.mx/2010/10/24/index.php?section=politica&article=009n1pol

 

Il subcomandante Marcos gli era particolarmente vicino

Octavio Vélez Ascencio e Agustín Galo Samario, corrispondenti. Oaxaca, Oax., 23 ottobre. A 65 anni compiuti il 5 ottobre, Heriberto Pazos Ortiz è stato uno dei fondatori del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui (MULT) nel 1981, nella lotta per opporsi all’accaparramento della produzione di caffè e banane che, in cambio di armi ed alcool, effettuavano i cacicchi di Putla e Juxtlahuaca.

Davanti alla nascita del MULT, i cacicchi, guidati dal priista Martín Anacleto, che è stato anche deputato locale, i funzionari del governo statale e perfino i soldati acquartierati nella base di San Juan Copala iniziarono una serie di aggressioni contro i suoi militanti, molti dei quali furono assassinati e fatti sparire.

Originario di questa città e di formazione marxista-leninista, nel 1994 il dirigente e decine di membri del MULT si recarono a San Cristóbal de las Casas, Chiapas, per appoggiare l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e col passare degli anni il subcomandante Marcos gli è stato particolarmente vicino. (…)

A novembre del 2003 fondò con altri dirigenti il Partito di Unità Popolare, a livello locale, considerato l’unico partito indigeno in America Latina con almeno 100 mila iscritti.

Su sua richiesta, anche il MULT si unì alla costituzione dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca, nel giugno del 2006, della quale si è ritirato per disaccordi interni.

Nei mesi scorsi, il Movimento di Unificazione e Lotta Triqui-indipendente (MULTI), un gruppo staccatosi dal MULT, aveva accusato Pazos Ortiz di essersi alleato con la Unità di Benessere Sociale per la Regione Triqui (Ubisort) per distruggere il municipio autonomo di San Juan Copala e di essere uno degli autori intellettuali della morte di quasi 30 indigeni.

“Non siamo arrivati a tanto”, aveva dichiarato in qualche occasione.

Il 12 ottobre scorso migliaia di membri del MULT avevano partecipato ad una marcia silenziosa chiamata “Per la pace della regione triqui”, per chiedere la pacificazione di questa zona indigena. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/24/index.php?section=politica&article=010n2pol

 

 

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Minacce da Oppdic.

La Jornada – Sabato 23 ottobre

La Opddic minaccia gli abitanti di Jotolá

Hermann Bellinghausen

Abitanti dell’ejido Jotolá (municipio di Chilón) Chiapas, aderenti all’Altra Campagna, hanno denunciato minacce da parte dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) e del dirigente priista Jerónimo Demeza Hernández (conosciuto come Boj Ch’um).

Gli ejidatarios denunciano che i membri di Opddic, organizzazione filogovernativa definita paramilitare, fanno pressioni ed accordi con le autorità dei municipi di Ocosingo e Chilón per ottenere la liberazione dei detenuti della famiglia Cruz, attualmente reclusi nel carcere di Ocosingo per azioni violente contro coloni di Jotolá, comunità dove gli aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN hanno subito costanti aggressioni, minacce di morte, furti e pestaggi da parte del sopracitato gruppo.

Gli ejidatarios tzeltales ritengono che, promuovendo azioni a favore dei “veri delinquenti”, quelli di Opddic si rendono “complici di reati accaduti in precedenza”. Inoltre, “fabbricano” accuse false contro Rosa Díaz Gómez e Candida Cruz Gómez, che già in precedenza sono stati aggrediti violentemente.

La denuncia contro di loro “si basa su una denuncia falsa”, aggiungono datata 13 aprile del corrente anno, a firma di Juan Cruz Méndez, Medardo Carmelino Cruz Méndez, Domingo Guzmán Pérez (presidente dell’organizzazione Yip Jlumaltic), Pascual Sánchez Pérez (commissari), Leandro Hernández Toledo (presidente della ARIC Unión de Uniones) e Jerónimo Moreno Hernández (consigliere della vigilanza).

Denunciano inoltre Agustín Hernández Sántiz “di essere legato a persone estranee al municipio e alla delegazione di governo di Chilón, per ottenere l’esproprio della nostra terra”. Al tentativo di esproprio partecipano anche Carmen Aguilar Gómez e Francisco Guzmán, commissario dell’ejido di Bachajón (conosciuto come El Goyito).

Queste persone “si stanno organizzando per lo sgombero della cabina di riscossione ad Agua Azul, che attualmente è gestita dai compagni dell’Altra Campagna” nel vicino ejido di San Sebastián Bachajón, i cui anche abitanti sono aderenti all’Altra Campagna. Il gruppo “di minoranza” di Opddic minaccia di chiudere “le tubature dell’acqua dei compagni”.

Gli ejidatarios annunciano che inoltre lavorano alla riparazione dei danni causati dalle piogge e dai recenti crolli. “Non vogliamo altre umiliazioni né intimidazioni da parte di questi gruppi né delle autorità”, dichiarano. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/23/index.php?section=politica&article=016n1pol

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La Jornada – Venerdì 22 ottobre 2010

Picchiano gli abitanti di Mitzitón e distruggono l’auto del Pubblico Ministero

Gli evangelici sequestrano “per errore” due soldati nella base di Rancho Nuevo, Chiapas

Hermann Bellingausen

Apparentemente “per errore”, membri del gruppo evangelico Ejército de Dios hanno sequestrato nella base militare di Rancho Nuevo, Chiapas, due soldati dell’Esercito Messicano che erano in borghese, e dopo averli portati sul monte Las Uvas, vicino alla strada San Cristóbal de las Casas-Ocosingo, li hanno torturati e minacciati di morte. Poco prima avevano aggredito l’auto del Pubblico Ministero oltre ad aver picchiato selvaggiamente quattro coloni di Mitzitón, aderenti all’Altra Campagna.

Le autorità dell’ejido di Mitzitón riferiscono che, dopo circa 40 minuti, mentre torturavano i soldati, sono arrivati due camion dell’Esercito con 24 effettivi. “Sono andati dai paramilitari che hanno consegnato i loro commilitoni”. I fatti, avvenuti martedì scorso 19 ottobre, sono il culmine di una serie di aggressioni contro la comunità di Mitzitón, i suoi abitanti e boschi, da parte di individui dell’Ejército de Dios, parte della chiesa Alas de Águila.

Dalla settimana scorsa questi individui, segnalati come paramilitari, compiono disboscamenti non autorizzati. Questo è causa frequente di arresto per gli indigeni della zona, ma nel caso di Mitzitón lo sfruttamento illegale de legno resta impunito. Ciò nonostante, gli ejidatarios hanno presentato una denuncia ed il Pubblico Ministero martedì è arrivato nella comunità per verificare questo “reato”. L’autorità ejidale riferisce che: “22 compagni l’hanno accompagnato affinché vedesse quanto successo e con l’intenzione di stimare i tronchi abbattuti”. Quattro indigeni che per strada vigilavano sull’auto del Pubblico Ministero “sono stati aggrediti da 10 paramilitari che li hanno picchiati selvaggiamente con un crick”. Inoltre, “li hanno legati con una corda al collo come per impiccarli” e derubati.

Hanno bucato le gomme dell’auto del Pubblico Ministero, “con una pietra hanno rotto i finestrini e l’hanno svaligiata”. Venti minuti dopo, una commissione di ejidatarios ha accompagnato il Pubblico Ministero fino alla periferia della zona militare di Rancho Nuevo, vicino a Mitzitón. “Lì sono arrivati i paramilitari ed hanno confuso due soldati in abiti col Pubblico Ministero”.” Li hanno picchiati, legati “ed anche a loro hanno messo una corda al collo”.

Gli ejidatarios sottolineano che: “Quello che non ci piace è che non hanno rilasciato i nostri compagni. Abbiamo sentito dire in televisione dal presidente Felipe Calderón che l’Esercito lavora per la nostra sicurezza e per combattere la criminalità organizzata. Allora perché non arrestano quei delinquenti che trafficano con le persone, disboscano, torturano, ammazzano e commettono tante aggressioni? Perché non hanno riscattato i nostri compagni il cui unico reato è quello di lottare per difendere la loro terra, il loro territorio, i loro diritti, la loro vita e la loro dignità?”

Gli aggressori identificati nella denuncia sono: Candelario Pérez Heredia, Pedro Hernández Hernández, Carmen Gómez Gómez, Andrés Jiménez Hernández (segundo), Agustín Pérez Díaz, Feliciano Pérez Heredia, Faustino Jiménez Heredia, David Hernández Hernández, Miguel Jiménez Jiménez e Tomás Díaz Gómez.

“Sono i paramilitari che si sono sempre comportati in maniera violenta e sono loro a provocare problemi nella nostra comunità. Hanno ammazzato, torturato, tentato di violentare le nostre compagne, sparano; e noi li abbiamo denunciati ma non fanno mai niente. Sono trafficanti di legname, sequestratori, torturatori, sono armati e non smettono di minacciarci”.

Gli ejidatarios accusano “di ogni aggressione, sparizione o morte che commettano” il dirigente Esdras Alonso González ed il governo, perché “sono assolutamente informati della situazione”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)



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Minacce al Cideci.

La Jornada – Giovedì 21 ottobre 2010

Personale del tribunale minaccia il Cideci per il debito con la CFE

ONG chiedono la sospensione della persecuzione contro il centro di formazione indigena in Chiapas

Hermann Bellinghausen, inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 20 ottobre. Una decina di organizzazionicivili del Chiapas e di altri stati hanno manifestato “piena solidarietà ed appoggio” al Centro Indigeno di Formazione Integrale Fray Bartolomé de Las Casas-Università della Terra Chiapas (Cideci-Unitierra) ed al suo coordinatore, Raymundo Sánchez Barraza, vessati e minacciati recentemente da personale del tribunale federale del quarto distretto di Tuxtla Gutiérrez. Gli aggressori esigevano, “con violenza verbale e senza presentare nessun documento di riconoscimento o altro, di entrare nella struttura per consegnare un documento ufficiale al coordinatore dell’organizzazione”. Il pretesto, un presunto “debito” con la Commissione Federale di Elettricità (CFE), malgrado il Cideci non sia connesso alla linea dell’ente parastatale.

Bisogna ricordare che in Chiapas sono frequenti le azioni di minaccia e perfino di aggressioni da parte di personale della CFE contro i numerosi movimenti di resistenza al pagamento delle bollette, legati ad esperienze di autonomia nella regione della costa, la zona nord, la selva di confine e gli Altos. Perfino l’ente parastatale è stato protagonista di gravi azioni repressive, come a Venustiano Carranza l’anno scorso.

Cideci-Unitierra, si legge nella dichiarazione, ” è una comunità di comunità indigene e non indigene, ed uno spazio aperto dove molte organizzazioni e individui condividono i nostri saperi, apprendistati e studi. Non è un’impresa né un esercizio commerciale a beneficio individuale, bensì uno spazio di lavoro e studio che si è dichiarato in resistenza al pagamento della luce dal 1995, a causa dei costi elevati e ingiusti del servizio”, per questo nel 2006 ha realizzato un suo proprio impianto generatore sull’ampio terreno che occupa alla periferia di questa città.

I firmatari ritengono “che la vera causa delle aggressioni” che continuano in forma di vigilanza costante delle strutture del centro, “si deve alla loro fermezza e posizione a favore della giustizia per i popoli che vivono in Chiapas”. Le azioni denunciate “non hanno fondamento legale e, piuttosto, si sommano a quelle che si stanno verificando sistematicamente contro persone, gruppi, spazi, progetti, comunità, basi di appoggio zapatiste e municipi autonomi”. Tutti loro “si sono dichiarati in resistenza e hanno optato per la costruzione di un altro mondo possibile”.

Cideci, segnalano e rivendicano, “è uno spazio autonomo che persegue questo sogno, che ognuno dei suoi studenti rende reale attraverso i progetti di sviluppo alternativo che realizzano”. Sottolineano il loro appoggio ad attività, seminari e spazi di riflessione ed analisi, “che offre in maniera solidale a molte persone ed organizzazioni sociali”.

Dopo la condanna della persecuzione e delle minacce che “nei mesi scorsi hanno scatenato le autorità allo scopo di piegare la giusta resistenza dei membri del Cideci”, i firmatari chiedono ai governi statale e federale la sospensione immediata delle aggressioni contro “questo spazio di dignità”.

Sottoscrivono il documento decine di ricercatori, attivisti e laboratorio, insieme Centro de Derechos de la Mujer de Chiapas, Enlace Urbano de Dignidad, Nodo de Derechos Humanos, Formación y Capacitación (Foca), Serapaz, Melel Xojobal, Centro de Apoyo Solidario, Documentación y Estudio, Instituto de Derechos Humanos Ignacio Ellacuría (Universidad Iberoamericana de Puebla), Centro de Investigación y Acción de la Mujer Latinoamericana (CIAM) y Ludoteka Autónoma Papalote de Papel. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/21/index.php?section=politica&article=018n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 20 ottobre 2010

Indigeni inviano una missiva a Blake Mora per denunciare le aggressioni dei paramilitari

Hermann Bellighausen. San Cristóbal de las Casas, Chis. 19 ottobre. Presentandosi come indigeni campesinos aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, gli ejidatarios di Mitzitón hanno risposto con una propria lettera a quella inviata dal dirigente evangelico Esdras Alonso González (vedere l’edizione di ieri) – “che a noi e in altri documenti si è presentato come comandante, dirigente, dottore e pastore dell’Ejército de Dios” – al segretario di Governo, José Francisco Blake Mora.

Al segretario di Governo dicono: “Vogliamo che lei sappia che nel documento da lei ricevuto si nasconde la verità dei fatti che denunciamo, le minacce, le aggressioni e i reati che questo gruppo ha commesso nella nostra comunità. Conosciamo la legge, sappiamo che l’articolo 8 ci dà il diritto di denunciare, manifestare e dire la nostra parola e che questa sia ascoltata”.

Precisano che il problema nella comunità non è per divisioni religiose. “Questo è stato solo un pretesto per chi ci aggredisce e diffama. Sappiamo che esiste il diritto di libertà di culto e lo rispettiamo. Non siamo cattolici tradizionalisti, siamo donne, uomini, bambine, bambini, anziani che lottiamo per i nostri diritti come indigeni, riconosciuti dalle leggi internazionali e dalla nostra stessa Costituzione, e che vengono costantemente violati dai tre livelli di governo”.

Per ottenere i loro diritti e “il rispetto che meritiamo come popolo”, sottolineano, “dobbiamo unirci con altri popoli ed organizzazioni che perseguono una vita degna (per noi la vita degna non è solo possedere delle cose, ma avere libertà, democrazia e giustizia), per questo ci siamo uniti all’Altra Campagna, un movimento civile e pacifico dove non si fanno provocazioni come fa L’Ejército de Dios”.

Insistono nel dire che con i loro comunicati e denunce hanno diffuso “fatti reali”, e col “nostro stesso popolo come testimone, abbiamo anche prove, e le testimonianze di osservatori nazionali ed internazionali che ci accompagnano con la loro opera umanitaria, non vengono a finanziarci, né a destabilizzare, né tanto meno ad organizzarci”.

I rappresentanti di Mitzitón segnalano che autorità e funzionari “sono a conoscenza delle minacce di morte, i sequestri, le torture, gli spari in aria, l’assassinio di Aurelio Díaz Hernández, i tentativi di violenza alle nostre compagne, le ferite per le aggressioni con armi bianche, il taglio di alberi clandestino ed il traffico di persone che hanno sporcato le mani di sangue e riempito di soldi le tasche dei paramilitari dell’Ejército de Dios”.

E confermano la loro accusa che sono “paramilitari” in considerazione della “protezione che le autorità offrono loro, e perché sono armati”. Refugio Díaz Ruiz, che firma la lettera di Alonso González, “la notte del 20 luglio 2009 ha sparato al veicolo di uno dei nostri compagni, e Francisco Jiménez Vicente (dello stesso gruppo) il giorno 21 ha ucciso Aurelio Díaz Hernández investendolo intenzionalmente e ferendo gravemente altri cinque compagni”. E’ stato in prigione solo tre mesi, aggiungono.

“Dire queste cose non è diffamare, è dichiarare la verità ed è questo che fa male ad Esdras Alonso González, a lui gli piacerebbe che nessuno in Messico né nel mondo sapesse delle aggressioni e delle azioni fuori legge”. Ricordano che qualche settimana fa, intervistato dalla radio locale, Alonso González “ha ammesso che evangelici di Alas de Águila Ejército de Dios sono presenti a Mitzitón (come) paramilitari. Ora nega le sue stesse parole. L’immagine della sua organizzazione è pregiudicata dalle aggressioni che abbiamo denunciato”. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/20/index.php?section=politica&article=021n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Grave situazione a Mitziton.

La Jornada – Martedì 19 Ottobre 2010

Si aggrava il conflitto nell’ejido chiapaneco di Mitzitón

Hermann Bellinghausen, inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 18 ottobre. Lo scontro tra i gruppi di coloni indigeni nell’ejido di Mitzitón, nella regione rurale di San Cristóbal, è entrato in una nuova fase. Gli aderenti all’Altra Campagna chiedono il ricollocamento dei cosiddetti “non cooperanti” (molti dei quali sono membri dell’Ejército de Dios, della chiesa evangeliche Alas de Águila), accusandoli di aggressioni e di altri reati. Di fronte a questo, Esdras Alonso González, dirigente di detta chiesa, il mese scorso ha inviato una missiva al segretario di Governo, José Francisco Blake Mora.

In questa chiede al governo federale di intervenire contro gli ejidatarios dell’Altra Campagna e le organizzazioni “straniere” che li appoggiano, “in primo luogo” il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC) che negli ultimi anni “si è costituito come portavoce instancabile del gruppo armato Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale”. Un settore di detto movimento, “mascherato” da Altra Campagna, non “cessa di provocare e creare destabilizzazione”.

Secondo Alonso González, il CDHFBC fomenta campagne di “discredito delle azioni” del governo per “combattere” la povertà. “È impegnato ad ostacolare l’avanzamento dei programmi di governo negli elido”. Inoltre, “costantemente manifesta che noi dell’Ejército de Dios siamo un gruppo religioso paramilitare e di scontro, che vessiamo la comunità pro-zapatista e ci siamo trasformati in un gruppo criminale”. Queste dichiarazioni “causano molta confusione nella comunità evangelica”.

Esprime “totale rispetto per le nostre autorità federali, statali, municipali e le loro istituzioni; siamo un’organizzazione civile che promuove lo sviluppo sociale; non abbiamo mai fatto ricorso a mezzi violenti”. Nega di essere un gruppo armato. Sostiene che i conflitti negli Altos “ubbidiscono alla presenza di attivisti ed organizzazioni nazionali, così come alla partecipazione di stranieri raggruppati nella rete sociale che coordina il CDHFBC”.

Cita una decina di organizzazioni solidali con le comunità, non solo zapatiste. Secondo l’ex pastore Alonso, queste “forniscono aiuti economici, consulenze, promuovono progetti nei gruppi infiltrati per portare avanti il loro progetto di autonomia, destabilizzano lo Stato messicano, dividono le comunità, non riconoscono le autorità costituite, vogliono prendere il controllo delle zone rurali e sfruttare irrazionalmente le risorse naturali”.

Un esempio, aggiunge, sono gli aderenti all’Altra Campagna che “avvalendosi del ricatto, la menzogna, l’incitamento alla violenza ed i blocchi stradali, condizionano le autorità per sfuggire all’ordine legale”. Ritiene “deplorevole che si oppongano allo sviluppo del Chiapas” rispetto “all’eccellente lavoro” del governatore Juan Sabines Guerrero, “senza distinzione di partito”.

Alonso Childe a Blake Mora di indagare sulla “la qualità migratoria degli attivisti e delle organizzazioni straniere” che stabiliscono “modelli separatisti nelle comunità indigene, come scuole e villaggi autonomi”. Anche che si “indaghi sull flusso di risorse economiche di provenienza straniera che alimenta il CDHFBC e le sue reti di organizzazioni sociali che hanno come obiettivo quello di screditare gli sforzi dell’attuale governo”.

Aggiunge che il CDHFBC “alimenta una campagna di odio” contro la chiesa Alas de Águila, “che definisce gruppo paramilitare, utilizzando la stessa strategia del caso Acteal nel 1995” (sic). Ritiene responsabile “di qualsiasi fatto violento” a Mitzitón i “suoi dirigenti, Diego Cadena ed il vescovo (di Saltillo, Coahuila) Raúl Vera López”, e chiede alla Procura Generale della Repubblica di agire penalmente “contro i destabilizzatori”. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/19/index.php?section=politica&article=018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Vecchio Antonio. Geografie.

Dove vivono i nostri morti

(La geografia secondo il Vecchio Antonio)

Settembre. Piove. Le strade principali ora sono improvvisati ruscelli. I rilievi una successione di pozzanghere precarie per milpe, girasoli ed alberi insolenti. Da lontano, si sente una voce:

Sono arrivato. Mi sistemo come posso accanto al fuoco. Anche se fradicio, sono riuscito a mettere in salvo il tabacco ed alcune foglie di mais. Sorseggio il caffè che mi passa Juanita con la sua mano piena di calendari passati e a venire. Con pazienza e impegno, come si deve, mi arrotolo una sigaretta e l’accendo con un tizzone.

Il mio nome è Antonio, ma credo che questo già lo sappiate. Il Sup mi chiama “il Vecchio Antonio”. Anche se sono ormai defunto, ogni tanto mi va di apparire per raccontare storie passate. Col Sup ci siamo conosciuti molte piogge fa e spesso viene a pormi domande alle quali rispondo con altre domande… o con delle storie.

Di solito, dopo essermi acceso la sigaretta, segue la parola. A volte il Sup tira fuori la sua pipa… ma non sempre… perché spesso il tabacco gli si bagna per il sudore… o per la pioggia… o per gli amori… o perché attraversando il guado del fiume la corrente lo travolge… e arriva alla capanna grondante d’acqua… e allora, come a me, la Juanita gli avvicina una panca vicino al fuoco e gli porge il caffè… Dunque, vi stavo dicendo che, dopo essermi acceso la sigaretta, dovrebbe seguire la parola. Non una parola dura come quelle che usate voi cittadini, ma semplice e umile… come siamo noi. Ma ora non segue la parola… sto solo a guardare come il serpente di fumo si attorciglia e si confonde col fumo del fuoco.

Così mi attardo, fumando e sorseggiando caffè. Ed è perché il fumo non porta una storia passata, ma una ancora da venire. E le storie a venire devono essere ben taciute prima di raccontarle. È così qua in basso. Invece lassù c’è molto chiasso… rumore… parole dure da capire… e vuoti.

Stavo dicendo che io sono morto. Sono morto nel ’94. Molti non si ricordano o fanno finta, ma quell’anno noi ci ribellammo contro i malgoverni. E continuo… continuiamo.

“Defunto” vuol dire morto. Benché qua i nostri morti vivano. Vivono, sì, ma non perché lo desideriamo, e lo desideriamo… non perché conserviamo la loro memoria, come sì facciamo. Vivono perché ci hanno lasciato un debito, una pendenza, un qualcosa che dobbiamo fare.

Per questo ogni tanto bisogna andare dove vivono i nostri morti per rispettare l’impegno di saldare quel debito. Ed è solo lì dove si conoscono il luogo e l’ora, il quando e il dove, o, come dite voi cittadini, il calendario e la geografia.

Non è nelle date né nei luoghi dell’alto.
È qui in basso che sta la nostra geografia.
È dove vivono i nostri morti.

Antonio, il Vecchio Antonio.
Settembre 2010
http://revistarebeldia.org/revistas/numero74/05nuestrosmuertos.pdf

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Don Durito. Calendari.

Di calendari e geografie  I

I calendari secondo Don Durito de La Lacandona

Per quell@ che stanno in alto, il calendario è fatto di passato. Per mantenerlo lì, il Potere lo riempie di statue, ricorrenze, musei, omaggi, sfilate. Tutto con l’obiettivo di esorcizzare quel passato, ovvero, di mantenerlo nello spazio di quello che fu e non sarà più.

Per quell@ che stanno in basso, il calendario è qualcosa a venire. Non è un mucchio di fogli sparsi dall’astio e la disperazione. È qualcosa per cui bisogna prepararsi.

Nel calendario dell’alto si celebra, in quello del basso si costruisce.

Nel calendario dell’alto si festeggia, in quello del basso si lotta.

Nel calendario dell’alto si manipola la storia, in quello del basso si fa.

Nel calendario dell’alto i premi comprano coscienze e parole, in quello del basso si tace.

Nel calendario dell’alto la grigia mediocrità è regina e signora, in quello del basso si dipingono tutti i colori.

Nel calendario dell’alto c’è solo disprezzo per quell@ in basso e credono di poterlo fare impunemente.

Nel calendario del basso c’è rabbia contro quell@ in alto.

Così sarà fino a che si scriverà un altro calendario come deve essere scritto, cioè, in basso.

Agosto 2010
Messico
http://revistarebeldia.org/revistas/numero73/05calendariosygeografiasI.pdf

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Aggressioni di paramilitari.

La Jornada – Lunedì 18 ottobre

Aderenti dell’Altra Campagna denunciano aggressioni da parte di paramilitari

Hermann Bellinghausen, inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 17 ottobre. L’assemblea dell’ejido Mitzitón, aderente all’Altra Campagna, ha denunciato nuove aggressioni e “atti criminali e di provocazione” che attribuisce a seguaci dell’organizzazione evangelica Ejército de Dios. Denuncia che questo “è la prova delle menzogne di Esdras Alonso González, comandante paramilitare dell’Ejército de Dios che dice che siamo noi a destabilizzare ed aggredire, mentre sono loro che vogliono saccheggiare le risorse naturali, sono loro che commettono reati gravi e sono armati”.

Il gruppo evangelico, di filiazione priista, giorni fa ha proclamato di stare dalla parte del presidente Felipe Calderón e del governatore Juan Sabines. “Se questi malgoverni continuano a proteggerli e lasciarli impuniti, vuol dire che sono complici”, aggiunge il documento.

Elencando fatti recenti, il “popolo organizzato” dice che il 28 settembre Domingo Jiménez López ed altri quattro membri del gruppo “paramilitare” (come si insiste a chiamarli nella denuncia) sono stati sorpresi a tagliare alberi a El Chivero senza il permesso della comunità. Inoltre, hanno brandito asce e machete contro gli agenti di vigilanza.

Il giorno dopo, una commissione è tornata sul posto ed è stata ricevuta a colpi d’arma da fuoco da Jiménez López. “Sono arrivati quelli dalla Procura Generale di Giustizia Indigena con la polizia settoriale” ed hanno sequestrato una grande quantità di legname. Altri membri dell’Ejército de Dios sono stati sorpresi a tagliare alberi nella riserva della comunità. Anche la procura ha sequestrato del legname.

Il 7 ottobre la commissione di vigilanza ha scoperto 40 “paramilitari” mentre tagliavano alberi con le motoseghe; questi “con modi molto aggressivi hanno minacciato i compagni di tagliarli con la motosega e sparargli”. Il giorno 8 la comunità ha chiesto l’intervento dei “funzionari del malgoverno affinché vedessero cosa stava accadendo”, e la procura ha risposto. Quel giorno, “paramilitari”, riuniti nella casa di Gregorio Gómez Jiménez, spiavano il commissario di Mitzitón “per sequestrarlo”, armati di bastoni, pietre e fionde. Il commissari, accortosi di questo, “cambiò strada”. Quella notte, un membro del gruppo denunciato ha sparato “con un arma di grosso calibro”.

Il 9 ottobre Julio Gómez Hernández tagliava alberi col suo machete. La commissione di vigilanza l’ha raggiunto per dirgli di non farlo mai più, “ma non si è riusciti a parlare con lui perché ha scagliato il suo machete quasi raggiungendo uno dei nostri compagni”. Ed ha minacciato: “Un giorno mentre sarete soli vi ammazzeremo”. Nella notte, Diego Heredia Hernández, aderente all’Altra Campagna, è stato bloccato per strada da un’automobile Pointer senza targa con i vetri oscurati. Sono scesi in tre che l’hanno afferrato per sequestrarlo. Erano quasi riusciti a caricarlo in auto ma è riuscito a scappare”. Ha riconosciuto tra gli aggressori Agustín Pérez Díaz, Carmen Gómez Gómez ed Andrés Jiménez Hernández.

I contadini tzotziles dichiarano: “Siamo stanchi di minacce e torture. Per i paramilitari abbattere un albero non è reato. Noi ce ne prendiamo cura. A loro non importa di abbatterli. Così come non rispettano la vita dell’albero, non rispettano la vita né i diritti delle persone. Cercano ogni pretesto per aggredirci e generare violenza nella nostra comunità

Più tardi hanno tentato di catturare Pascual Vicente Hernández mentre scaricava la sua merce e che è stato investito dalla Pointer a grande velocità. E’ arrivata allora un’altra auto, ma è riuscito a scappare. Quella notte si sono uditi altri spari”. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/18/index.php?section=politica&article=018n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Denuncia da Oventic.

GIUNTA DI BUON GOVERNO CORAZON CENTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE DEL MUNDO – SNAIL TZOBOMBAIL YU’UN LEKIL J’AMTELETIK TA O’LOL YO’ON ZAPATISTA TA STUK’IL SAT YELOB SJUNUL BALUMIL

13 Ottobre 2010

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2010/10/13/la-jbg-de-oventik-informa-la-situacion-de-las-bases-de-apoyo-desplazadas-y-denuncia-la-represion-del-mal-gobierno/

Oggetto. Documento di chiarimento.

ALL’OPINIONE PUBBLICA
ALLA STAMPA NAZIONALE E INTERNAZIONALE
ALLA SOCIETÀ CIVILE NAZIONALE E INTERNAZIONALE
ALLE ORGANIZZAZIONI DEI I DIRITTI UMANI
AI MEDIA ALTERNATIVI
AGLI ADERENTI DELL’ALTRA CAMPAGNA
AGLI ADERENTI DELLA SESTA INTERNAZIONALI

FRATELLI E SORELLE

Noi, Giunta di Buon Governo Corazón Céntrico de los Zapatistas delante del mundo, zona Altos del Chiapas, Messico, vogliamo portare a conoscenza di tutti che il 12 ottobre del presente anno, sono tornati nella comunità di origine i nostri compagni e compagne che erano stati sfollati il 9 settembre scorso per le minacce e le aggressioni delle persone dei partiti politici dell’Ejido San Marcos Aviles, municipio ufficiale di Chilon.

Il ritorno è stato accompagnato da una commissione di compagni e compagne di alcuni municipi vicini a San Marcos Aviles.

Ora i nostri compagni sono nella loro comunità, perché non è giusto che bambini, donne, anziani e malati soffrano ogni tipo di necessità e privazione lontano dal loro villaggio di origine, mentre gli aggressori godono della libertà e ricevano il supporto e gli aiuti dei governi municipali, Statali e federali.

I nostri compagni e compagne sono ora nelle loro umili case anche se saccheggiate ed alcune semidistrutte dagli aggressori, ma le nostre basi di appoggio saranno lì, perché i nostri compagni e compagne hanno il diritto di vivere nel proprio villaggio e lavorare nelle proprie terre; non disturbano nessuno, vogliono solo vivere nel loro villaggio e lavorare per sopravvivere perché non chiedono l’elemosina del malgoverno, i nostri compagni vivono e mangiano col loro lavoro e sudore.

I nostri compagni continuano a lavorare per costruire la loro autonomia nell’ambito della salute, dell’educazione, dei lavori collettivi e formare le proprie autorità, ma rispettando gli altri, a patto che siano rispettati i loro diritti, ma non si sottometteranno alla volontà delle autorità ufficiali o della gente dei partiti politici.

Se succederà qualcosa ai nostri compagni e compagne che ora sono nella loro comunità, i responsabili sono i governi municipali, statali e federali che danno consulenza, finanziano ed armano i paramilitari e manipolano la gente povera e misera.

Noi zapatisti non diamo fastidio a nessuno, non cacciamo i nostri fratelli dei partiti, non perseguitiamo nessuno, non rubiamo le terre dei nostri fratelli contadini, né di qualsiasi altra appartenenza, né di altri fratelli poveri, difendiamo solo quello che è nostro, quello che sono i nostri diritti; noi viviamo e mangiamo del nostro lavoro e sudore, ma vogliamo lottare per la vera democrazia, libertà e giustizia per tutti. Sono questi i reati di noi zapatisti.

Per questo i governi federale, statale e municipali addestrano i paramilitari, formano i cacicchi e comprano la povera gente per attaccare e distruggere la nostra lotta, la nostra resistenza e proseguire con le minacce, aggressioni, sgomberi e furto delle terre e beni dei nostri compagni basi di appoggio. Così come hanno fatto con i nostri compagni e compagne della comunità di El Pozo, municipio ufficiale di Cancuc, che sono stati aggrediti ed attaccati violentemente da persone dei partiti politici, solo perché i nostri compagni e compagne rivendicavano il loro diritto all’acqua e all’energia elettrica, ora hanno ingiustamente arrestato 3 dei nostri compagni con accusandoli della morte di un priista nell’aggressione che gli stessi priisti avevano provocato, quando alcuni compagni vedendo sono intervenuti per difendere i loro compagni che stavano per essere uccisi, ed hanno dovuto difendersi.

Ma quei compagni che si sono difesi ed hanno difeso i loro compagni, sono fuggiti per paura di essere catturati ed assassinati dagli aggressori, e non sappiamo ancora dove si trovino, ma non sono loro quelli che sono in carcere; in prigione ora ci sono tre nostri compagni accusati ingiustamente perché non hanno niente a che fare con la morte di quel priista. I nostri tre compagni: Miguel Hernández Pérez, Diego Martínez Santis e Miguel Méndez Santis, rinchiusi nel CERESO 5, nella comunità di Los Llanos, municipio di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, sono “innocenti”.

Ma i malgoverni, con i loro giudici e pubblico ministero non sanno fare giustizia perché non indagano bene e condannano alla prigione persone innocenti che pagano per quello che non hanno fatto.

I governi del nostro paese e le persone che li sostengono nei diversi partiti politici stanno commettendo tante ingiustizie e persecuzioni contro i nostri compagni zapatisti e contro gli attivisti sociali.

Vogliamo dire ai malgoverni ed ai loro scagnozzi che gli zapatisti non permetteranno più il ripetersi delle loro malvagità contro i nostri popoli in lotta, non permetteremo più altre aggressioni e sgomberi dei nostri compagni basi di appoggio; perché i nostri compagni e compagne non hanno nessuna colpa, ma vogliono solo esercitare il loro diritto all’educazione, alla salute e la loro autonomia.

Che lo sappia tutto il popolo del Messico, che il mondo intero sappia che in Chiapas e in Messico “è un reato esercitare il diritto all’educazione, alla salute e all’autonomia come popoli”. Perché gli unici reati per i quali i nostri compagni sono minacciati, attaccati e perseguiti è perché vogliono avere la propria educazione autonoma per i loro figli, vogliono vivere con diritti e con giustizia, vogliono essere rispettati come esseri umani.

Ma è chiaro che i malgoverni statali, federali e municipali vogliono distruggerci a qualunque costo, ci vogliono annichilire, perché noi zapatisti diciamo la verità, perché non diciamo bugie, perché diciamo chiaro che gli assassini, i provocatori, gli aggressori, gli ingiusti e i distruttori dell’umanità sono i malgovernante ed i potenti, perché sono loro che stanno saccheggiando la ricchezza del nostro paese, distruggendo la natura, massacrando i nostri popoli, assassinando e mettendo in prigione gente innocente.

Sono i malgoverni che consegnano la ricchezza del nostro paese nelle mani delle grandi imprese nazionali e straniere, sono loro che invadono ed occupano i nostri territori. Ed ora il malgoverno dice che non ci sono più terre per i contadini, che non ci sono acqua e luce per i villaggi, e quando dà un po’ di servizi, i nostri popoli devono pagare delle tariffe elevate, e se non pagano gli tagliano luce e acqua. Se i nostri compagni non pagano l’imposta rurale gli tolgono le terre e le danno ai paramilitari ed ai cacicchi.

Contro i popoli che lottano e difendono i propri diritti, i malgoverni organizzano ed utilizzano la gente indigena e povera per minacciare, aggredire e sgomberare i loro stessi fratelli in cambio di aiuti economici e sociali come abitazioni, latrine, generi alimentari e soldi. Allora, dov’è la giustizia, dove sono i diritti e l’uguaglianza che tanto declamano i malgoverni ed i partiti politici? Sì, i responsabili diretti di tutte le aggressioni, provocazioni, sgomberi, scontri tra fratelli e tutto il disordine che si vive nei nostri villaggi, sono i tre livelli di governo.

Ma che lo sappiano i potenti, che lo sappiano i malgovernanti: noi zapatisti continueremo a lottare per i nostri diritti, per la nostra libertà e per costruire la nostra autonomia nella salute, nell’educazione, nella commercializzazione, nei mezzi di comunicazione e per i nostri governi autonomi.

L’educazione autonoma è avviata in tutti i municipi autonomi e territori zapatisti. Ma per coprire la propria vergogna, il malgoverno dice che non c’è nessun problema in nessuna scuola con i maestri ufficiali, che devono solo compilare i registri inserendo i nomi dei bambini zapatisti che non vanno più nelle scuole ufficiali.

L’Autonomia dei popoli significa che non vogliono i malgoverni, perché questi vogliono tenere sotto il loro dominio i popoli originari, e a loro dà molto fastidio quando i popoli indigeni imparano ad organizzarsi e governarsi da soli, ma nessuno potrà fermare la nostra lotta.

Chiediamo a tutti i fratelli e sorelle della società civile nazionale ed internazionale e a tutti i compagni e compagne aderenti all’Altra Campagna e lala Sesta, di restare all’erta e seguire quello che potrebbe accadere ai nostri compagni e compagne che sono tornati nelle proprie comunità e che continuano ad essere minacciati.

Per ora, è tutto.

Distintamente.

Giunta di Buon Governo Céntrico de los Zapatistas delante del mundo, Zona Altos del Chiapas, Messico

REMIGIO SANTIZ LOPEZ
MARIBEL PEREZ PEREZ
SANTIAGO DIAZ HERNANDEZ
ADOLFO HERNANDEZ HERNANDEZ
ESMERALDA GOMEZ DIAS
AMELIA GOMEZ GOMEZ

 

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Attacchi al Frayba.

Los de Abajo

Attacchi al Frayba

Gloria Muñoz Ramírez

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba), che dal 1989 svolge il difficile lavoro sul campo in difesa degli abitanti delle regioni più povere e violentate del Chiapas, principalmente nelle comunità indigene, in questi giorni deve affrontare una nuova campagna di diffamazione, minacce e criminalizzazione del suo lavoro.

Con sede a San Cristóbal de las Casas, il Frayba è attaccato dall’autodenominato Ejército de Dios, organizzazione evangelica di stampo paramilitare le cui azioni offensive hanno come principale centro di operazioni la comunità di Mitzitón che si oppone alla costruzione dell’autostrada San Cristóbal-Palenque, a causa della quale spariranno le sue case, campi e coltivazioni. La strada è caldeggiata da gruppi evangelici vicini al governo di Juan José Sabines. Ma non si tratta di un conflitto religioso né intercomunitario bensì, come ha documentato il Frayba, dell’intenzione di spogliare questa comunità tsotsil del suo territorio per un progetto turistico di grande portata.

Il personale del Frayba ha documentato fedelmente le aggressioni dell’Ejército de Dios contro i coloni di Mitzitón, membri dell’Altra Campagna, motivo principale per cui ora viene aggredito da questa organizzazione che non nasconde la sua belligeranza e l’impunità con cui agisce.

Lo scorso primo ottobre, L’Ejército de Dios, capeggiato da Esdras Alonso González, ha organizzato una manifestazione di fronte al palazzo municipale di San Cristóbal de Las Casas per denunciare pubblicamente il Frayba quale “responsabile delle mobilitazioni di protesta in Chiapas”. Il volantino che distribuivano spiega tutto: “Presidente Calderón siamo con te! Ejército de Dios”.

Sugli striscioni che portavano i membri di questa organizzazione si chiedevano azioni penali contro Diego Cadena, presidente del Centro dei Diritti Umani, “mettendo a rischio l’integrità di avvocati e attivisti di questo Centro” – denuncia il Frayba in un comunicato.

Il 16 settembre scorso, Esdras Alonso González h scritto una lettera al segretario di Governo nel quale segnala che “i conflitti che si sono sviluppati nella regione degli Altos del Chiapas, in particolare nelle ejidali, sono dovuti alla presenza di attivisti e di organizzazioni nazionali, ed anche alla partecipazione di stranieri che formano la rete sociale che il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas coordina”. Alla luce di questa situazione, il Frayba ritiene responsabile Alonso González “di qualsiasi atto che attenti all’integrità di avvocati e attivisti” di questo centro. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/09/index.php?section=opinion&article=016o1pol

losylasdeabajo@yahoo.com.mxhttp://www.desinformemonos.org

(Traduzione “Maribe”” – Bergamo)

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Alluvioni in Chiapas.

La Jornada – Mercoledì 6 ottobre 2010

In Chiapas saranno ricollocati gli abitanti di quattro villaggi dove le alluvioni hanno provocato 27 morti

A. Mariscal e E. Henríquez. Tuxtla Gutiérrez, Chis., 5 ottobre. Il governo del Chiapas ricollocherà, tra le altre, le quattro comunità rurali dei municipi di Amatán, Ángel Albino Corzo, Sitalá e Chilón, dove le frane causate dalle piogge intense hanno provocato 27 morti, 12 feriti e tre desaparecidos.

Il provvedimento è necessario perché i 3.500 residenti di questi villaggi sono esposti ad altri smottamenti, data l’erosione del suolo, ha dichiarato La Protezione Civile dello Stato.

Gli sfollati dai villaggi Nueva Colombia, Reforma, Planada, Jotoaquil e da altri insediamenti a rischio nella stessa zona saranno ricollocati in una delle città rurali promosse dal governo chiapaneco, ha detto il titolare dell’ente, Luis Manuel García Moreno.

La decisione è stata presa venerdì scorso che poi è stata valutata ed accettata dai 1.500 abitanti di Nueva Colombia, dove una frana ha sepolto cinque abitazioni abitate da braccianti agricoli guatemaltechi, dei quali tre sono morti, otto sono ancora in ospedale e 50 sono tornati nel loro Paese.

Ciononostante, i coloni di Reforma, Planada ed altre comunità stanno ancora valutando il provvedimento e restano nelle proprie case, ha detto García Moreno, aggiungendo che nell’atlante di rischio dell’entità sono 40 i municipi con insediamenti a rischio di frane e 28 sono minacciati da inondazioni.

A sua volta Carlos Pedrero, delegato della Segreteria dell’Agricoltura, Sviluppo Rurale, Pesca ed Alimentazione (Sagarpa), ha comunicato che il Programma di Assistenza per gli Eventi Climatici metterà a disposizione 1.044 milioni di pesos per risarcire i contadini con piantagioni assicurate contro gli eventi catastrofici.

Anche ieri, la Segreteria di Governo ha dichiarato lo stato di emergenza nei municipi di Chalchihuitán, Chenalhó, La Trinitaria, Ocozocoautla de Espinosa, Pueblo Nuevo Solistahuacán, San Cristóbal, San Juan Cancuc e Bochil, affinché ricevano gli aiuti dal Fondo per i Disastri Naturali per risarcire i danni provocati dalle intense piogge dei giorni 25, 26 e 27 settembre.

Intanto, gli abitanti della comunità di Tzintul, municipio di Teopisca, hanno dichiarato che sono già 10 le abitazioni crollate ed una trentina quelle danneggiate da inondazioni e smottamenti verificatisi dal 31 agosto scorso e di cui si ignorano le cause.

Il rappresentante Modesto Pérez Ruiz ha detto che gran parte delle coltivazioni di caffè, mais e fagioli su una superficie di 160 ettari anche sono danneggiate, ma ancora le autorità non hanno risposto alle loro richieste di aiuto, e la paura si diffonde tra le 80 famiglie di questa comunità che dista circa 50 chilometri da San Cristobal de las Casas. http://www.jornada.unam.mx/2010/10/06/index.php?section=estados&article=032n1est

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Copala distrutta.

La distruzione di Copala

Hermann Bellinghausen

Il municipio autonomo indigeno di San Juan Copala, stabilito tre anni fa nel cuore storico della regione triqui, senza diritti municipali da più di 60 anni, è stato finalmente distrutto a ferro e fuoco dai paramilitari, anche triquis, che hanno agito impunemente fino all’ultimo minuto. La complicità dei governi statale e federale è stata assoluta. E determinante da 10 mesi, quando la comunità è stata assediata da gruppi armati che hanno assassinato e ferito molte persone pacifiche. Tutto è precipitato il 13 settembre, quando i paramilitari hanno preso Copala e sparato contro la popolazione, fino a che il giorno 23 i sopravvissuti sono fuggiti, alcuni su carri funebri (l’unica cosa indovinata dal governo che li ha mandati per rimuovere i cadaveri).

Poteva andare peggio. Gli aggressori avevano annunciato un massacro. In ogni modo, è grande il numero degli assassinati nello smantellamento dell’unica autonomia indigena tentata oggi a Oaxaca, a 14 anni dagli Accordi di San Andrés. Molti di più sono i feriti, e gli sfollati, intere famiglie.

Le quotidiane ed angosciate denunce non hanno impedito la conclusione, benché il problema persista. Resta la consolazione di supporre che si è impedito il massacro. L’operativo contro il municipio autonomo fondato nel 2007 è da addebitare alla Unión de Bienestar Social para la Región Triqui (Ubisort), gruppo priista che come tale non esiste più nell’area, ma che guidato da Juxtlahuaca e Oaxaca da Rufino Juárez e dallo stesso governo statale, si è operato nell’annichilimento. Il governatore Ulises Ruiz aveva detto che non avrebbe permesso nessuna autonomia nello stato. Gli è costato poco, non ha dovuto mandare nemmeno i suoi poliziotti. Ora nega che ci siano dei morti (La Jornada, 26/09/10).

Ubisort possiede una milizia meglio armata della polizia, e con addestramento militare. È responsabile dell’imboscata nella quale sono morti mesi fa l’attivista Beatriz Cariño e l’internazionalista finlandese Jiri Jaakkola. Ed anche di molte altre morti, stupri, feriti ed esiliati. Come si sa, tanto gli assassini come i loro capi restano impuniti e sono, ai fini pratici, figure istituzionali.

In maniera reiterata è stata anche denunciata la partecipazione nell’escalation paramilitare di membri armati del Movimiento de Unificación y Lucha Triqui (MULT), del quale il municipio autonomo di Copala è una scissione, come MULT Indipendiente. Dalle file del MULT sono uscite versioni secondo cui nessuno dei suoi ha partecipato alla violenza, accusando dei fatti il MULTI per aver insistito in un’autonomia “minoritaria”. Ovvero, come d’abitudine, i morti indigeni sono colpevoli di essere morti.

Tuttavia, Timoteo Alejandro (fondatore del MULTI) e sua moglie Cleriberta, così come Antonio Ramírez López, “leader morale” degli autonomi, sono caduti in condizioni e circostanze che puntano non allaUbisort, ma al molto verticale MULT, che avrebbe “punito” il loro “tradimento”. Gli assassini di Ramírez López sono assolutamente identificati, a Yerbasanta, località a maggioranza MULT, dove è avvenuta l’imboscata che gli è costata la vita.

Questa organizzazione proviene dall’esemplare resistenza dei migliori spiriti triquis degli anni ’80 del secolo scorso, e che durante gli anni seguenti subì la perdita dei suoi principali leader, pensatori e maestri, come Paulino Martínez Delia, sacrificati dai cacicchi priisti. Nel decennio attuale, il MULT è diventato un’organizzazione filogovernativa ed elettorale, guidata dal suo consulente giuridico Heriberto Pazos, e convertita nel Partido Unidad Popular, con presenza nel congresso di Oaxaca e con legami con Ulises Ruiz, che in più di un’occasione ha dichiarato (secondo fonti attendibili) che “il MULT è l’unica organizzazione con la quale si può negoziare”. Piuttosto, gli deve la sua ristretta “vittoria” elettorale nel 2004, quando il PRI si è imposto in maniera fraudolenta.

Non si possono nemmeno ignorare i “ringraziamenti” scritti di Ubisort al MULT in diverse occasioni, per esempio quando nel 2009 “impedì” ad una carovana proveniente da Atenco di arrivare a Copala. Il MULT si dichiara facente parte della APPO, del Congresso Nazionale Indigeno e, nonostante la sua attività elettorale, dell’Altra Campagna; tutti spazi in cui si colloca anche il MULTI.

Il conflitto triqui è vecchio e complesso. Ed è sospetta la persecuzione a morte contro l’autonomia di Copala, nel centro tradizionale di questo popolo storicamente diffamato e negato. Di sicuro, sono state documentate importanti prospezioni di multinazionali minerarie nella regione. È ora che il MULT, sommerso da accuse e diffamazioni, consideri il suo operato nella violenza contro gli autonomi. Certamente esistono contraddizioni al suo interno, ma non può eludere le sue responsabilità di fronte all’indispensabile ed urgente riconciliazione di tutti i triquis (compresa la sua immensa diaspora) per difendere insieme la loro vita come l’ammirabile popolo indigeno che sono sempre stati. http://www.jornada.unam.mx/2010/09/27/index.php?section=opinion&article=a14a1cul

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Nuovo omicidio.

La Jornada – Domenica 19 settembre 2010

Denunciato l’omicidio di un altro abitante di San Juan Copala mentre cercava di fuggire dall’assedio. Ucciso davanti alla chiesa; si cerca di recuperare il corpo.

Octavio Vélez e Agustín Galo. Corrispondenti. Oaxaca, Oax., 18settembre. Un altro simpatizzante del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui Indipendente (MULTI) è stato assassinato a colpi d’arma da fuoco da presunti paramilitari dell’Unione di Benessere Sociale della Regione Triqui (Ubisort) e del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui (MULT), mentre cercava di uscire dal municipio autonomo di San Juan Copala.

Il corpo di David García Ramírez, di 26 anni, è rimasto a terra nell’atrio della chiesa, ha informato Jorge Albino Ortiz, coordinatore dei diritti umani dell’autorità indipendente.

Il funzionario ha chiesto l’intervento della Segreteria di Governo e dell’Esercito per evitare un massacro, poiché gruppi oppositori pretendono che i membri del MULTI “abbandonino il municipio e vadano a vivere nello zócalo di Oaxaca o di Città del Messico. Questo è quello che stiamo affrontando ora.”

David García è stato assassinato proprio perchè tentava di uscire dal municipio: “E’ uscito dalla presidenza municipale con l’intenzione di rompere l’assedio, ma è stato sorpreso nella piazza della chiesa dove è morto.”

Jorge Albino Ortiz accusa Ubisort e MULT della morte di David García e delle aggressioni contro María Rosa Francisco, di 35 anni; María Rosa López di 49 e Margarita Macaria Martínez Merino di 85, che sono state recuperate dalla polizia statale e trasportate all’Ospedale Rurale dell’Istituto Messicano della Previdenza Sciale di Santiago Juxtlahuaca.

La procuratrice di Giustizia dello stato, María de la Luz Candelaria Chiñas, ha informato che le tre donne sono fuori pericolo e che elementi della corporazione statale hanno avviato le indagini sulla morte di David García, il cui corpo si sta cercando di recuperare per portarlo al municipio di Santiago Juxtlahuaca.

Joaquín Rodríguez Palacios, sottosegretario generale di Governo, ha annunciato che elementi della Polizia Statale Preventiva e dell’Agenzia Statale di Investigazione stanno preparando un operativo per entrare a San Juan Copala, al fine di “mettere ordine” e fermare gli uomini armati e “restituire la tranquillità e la pace” alla popolazione.

“Non è possibile che il governo sia solo uno spettatore e si limiti a guardare la gente che si ammazza”, ha dichiarato.

Rodríguez Palacios ha detto che la polizia non è entrata in quel villaggio triqui su espressa richiesta delle organizzazioni stesse, Ubisort, MULT e MULTI.

Heriberto Pazos Ortiz, presidente del Consiglio Politico Comunitario del MULT, ha dichiarato che la decisione dell’amministrazione statale di inviare la polizia a San Juan Copala “è assolutamente sbagliata”; si trasformerà “in un atto di repressione e non in un’azione di governabilità.”

Il dirigente ha affermato che il MULT non rimarrà in silenzio né permetterà l’aggressione alla nazione triqui, perché “la violenza dello stato o delle istituzioni causa sempre danni.

“Il governo si sbaglia sull’uso della forza; dovrebbe avere operatori politici che conoscano e capiscano la problematica per costruire il cammino verso la pace”, ha aggiunto.

Ha negato che il MULT abbia qualche accordo con Ubisort per aggredire i simpatizzanti del MULTI insediati nel municipio di San Juan Copala. “Non staremo mai al fianco dei priisti perché la nostra lotta è stata sempre contro il PRI-governo”, ha sottolineato.

Anche Rufino Juárez Hernández, dirigente della Ubisort, si oppone all’incursione della polizia perché “per prima cosa si deve giungere ad accordi” per evitare “un bagno di sangue”. Tuttavia, ha negato che nella sua organizzazione ci siano paramilitari e che siano i responsabili del nuovo omicidio e del recente attacco contro tre donne a San Juan Copala.

Appello per la pace

Il vescovo emerito di Tehuantepec, Arturo Lona Reyes, ed il coordinatore della Commissione Diocesana di Giustizia e Pace dell’Arcidiocesi di Antequera-Oaxaca, Romualdo Wilfrido Francisco Mayrén, hanno invitato MULT e MULTI “ad iniziare una nuova tappa della loro storia” ed a pronunciarsi immediatamente a favore di un piano di distensione che permetta di sviluppare un processo di soluzione pacifica delle loro divergenze.

Invitano entrambe le organizzazioni a nominare cinque rappresentanti per un primo incontro il prossimo lunedì nel salone pastorale della parrocchia di Santo Tomás Xochimilco, in questa città.

L’impegno consiste nel promuovere e spingere decisamente e progressivamente lo stop totale dello scontro in tutte le comunità triqui ed evitare altre violenze tra fratelli. http://www.jornada.unam.mx/2010/09/19/index.php?section=politica&article=013n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Espulse 170 basi zapatiste.

La Jornada – Venerdì 10 settembre 2010

Espulse da Chilón 170 basi zapatiste

Hermann Bellinghausen

Circa 170 basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Librazione Nazionale (EZLN) sono state espulse all’alba di questo giovedì dalla comunità tzeltal San Marcos Avilés, municipio di Chilón, Chiapas. L’azione è stata perpetrata da membri di PRI, PRD e PVEM come rappresaglia per l’edificazione di una scuola autonoma nella località. La giunta di buon governo (JBG) del caracol di Oventic ha denunciato che gli aggressori, guidati da Lorenzo Ruiz Gómez e Vicente Ruiz López, “sono arrivati con machete, bastoni ed armi, sono entrati in due case ed hanno tentato di violentare due donne”. Per non rispondere alla provocazione, gli zapatisti hanno abbandonato le proprie case. “Uomini, donne e bambini ora si trovano in montagna soffrendo, fame, freddo e paura.”

La JBG riferisce che basi zapatiste di Pamalá e Guadalupe el Kaptetaj, municipio di Sitalá, hanno informato che Manuel Vázquez era stato convocato a forza da autorità e dirigenti dei partiti di San Marcos e Pamalá alla fine di agosto, che gli avevano chiesto di smantellare la scuola, e che dicono “che continueranno con altre comunità” con scuole autonome.

Secondo la JBG, l’obiettivo di quelle azioni, “favorite dai tre livelli di governo, è ostacolare l’educazione dei nostri bambini e l’avanzamento della costruzione della nostra autonomia”. Manuel Vázquez è stato vessato ed imprigionato il 21 agosto, insieme ad un altro suo compagno. Al loro rilascio, gli aguzzini hanno intimato loro di abbandonare l’organizzazione zapatista e di non informare la JBG e che gli avrebbero tolto le terre che hanno comperato più di 10 anni fa. Hanno minacciato di chiedere alla Procura Agraria “la cancellazione dei diritti agrari di 15 ejidatarios di San Marcos Avilés”. Il 24 e 25 agosto si sono impadroniti di 29 ettari con 5.850 piante di caffè, 10 ettari di milpa, fagioli, mucche, cavalli e tre case, e distrussero un campo di banani.

L’8 settembre gli invasori hanno preso il bestiame, rubato le reti di recinzione e sparato in aria. “Dicono che è il primo passo contro i nostri compagni, e che il successivo sarà sgomberarli dall’ejido e le loro mogli e figlie rimarranno per gli affiliati ai partiti e poi bruceranno le loro case.

“I malgoverni non sanno come fermare la lotta di liberazione nazionale degli zapatisti, per questo vogliono fermare il progetto di educazione autonoma”, denuncia la JBG. Ciò nonostante, avverte, “proseguiremo con l’educazione autonoma in tutto il territorio zapatista, i nostri figli e figlie non andranno più nelle scuole ufficiali perché lì non insegnano mai la verità su come vivono i popoli indigeni e tutti i poveri del Messico. I nostri compagni e compagne cacciati in queste ultime ore devono ritornare nelle loro case e chiediamo che siano rispettati”. (Comunicato completo della JBG)

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Denuncia da Oventic.

DENUNCIA DELLA JBG DI OVENTIC

9 SETTEMBRE 2010

ALL’OPINIONE PUBBLICA

ALLA STAMPA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE

ALLA SOCIETÀ CIVILE NAZIONALE ED INTERNAZIONALE

ALLE ORGANIZZAZIONI DEI DIRITTI UMANI

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AGLI ADERENTI ALL’ALTRA CAMPAGNA

AGLI ADERENTI ALLA SESTA INTERNAZIONALI

FRATELLI E SORELLE.

LA GIUNTA DI BUON GOVERNO CORAZON CENTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE DEL MUNDO, CON SEDE IN OVENTIC, CARACOL II RESISTENCIA Y REBELDIA POR LA HUMANIDAD, ZONA ALTOS DEL CHIAPAS, INFORMIAMO E DENUNCIAMO ENERGICAMENTE GLI ATTEGGIAMENTI PREPOTENTI, AGGRESSIVI E VOLGARI DELLE PERSONE AFFILIATE AI PARTITI POLITICI E DELLE LORO AUTORITÀ DELLA COMUNITÀ DI SAN MARCOS AVILES, MUNICIPIO DI CHILON, E PAMALA MUNICIPIO DI SIT ALA.

I nostri compagni. Manuel Vásquez Álvarez della comunità di Pamala Municipio ufficiale di Citala e Pedro Cruz Gómez della comunità Guadalupe el Kaptetaj, municipio di Citala, sono venuti nei nostri uffici di Oventic per informarci che il nostro compagno Manuel Vázquez era stato citato dalle autorità dell’Ejido San Marcos Avilés, Municipio ufficiale di Chilon, e della comunità di Pamala, municipio ufficiale di Citala. Il nostro compagno Manuel si era recato a quell’appuntamento perché da subito l’avevano avvertito che se non fosse andato sarebbe venuta la polizia a prelevarlo con la forza; quando Manuel arriva nella sede dell’Ejido San Marcos Avilés, trova riunite persone affiliate al Partiti Rivoluzionario Istituzionale (PRI), Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) e al Partito Verde Ecologista del Messico, e quell’assemblea intima al compagno di risolvere il problema che è sorto nella comunità di San Marcos a causa dell’avvio del progetto di educazione autonoma.

Il nostro compagno allora risponde che l’educazione autonoma non c’è solo a San Marcos, ma in tutti i municipi autonomi dove è presente la nostra organizzazione zapatista, ed è allora che molti dei presenti hanno iniziato ad insultare volgarmente i nostri compagni, l’organizzazione zapatista e le sue autorità autonome, e poi gli hanno detto di firmare un documento dove si dice che deve abbandonare l’organizzazione zapatista, che deve distruggere la scuola appena costruita dalle nostre basi di appoggio nell’ejido San Marcos per l’educazione dei loro figli e che si deve proibire obbligatoriamente l’educazione autonoma.

Il nostro compagno ha dunque risposto che non avrebbe firmato nessun documento, che era suo diritto stare nell’organizzazione e che non l’avrebbe lasciata su nessuna pressione di alcuno. Allora hanno cominciato ad interrogarlo per obbligarlo a dire chi sono i dirigenti dell’organizzazione; il nostro compagno ha risposto che non avrebbe tradito i suoi compagni e la sua organizzazione, e per tutta risposta ha ricevuto nuove minacce di portarlo dal Pubblico Ministero ed alle 12:15 della notte del 21 agosto è stato rinchiuso nella prigione della comunità, da dove, a intervalli di tempo, lo tiravano fuori per costringerlo a firmare il documento. Un compagno della comunità Guadalupe el Kaptetaj si è recato sul posto per vedere che cosa stava succedendo al compagno Manuel ed è stato immediatamente messi in prigione. Questo compagno si chiama Pedro Cruz Gómez, al quale hanno tolto le scarpe, la cintura e poi nella tasca dei pantaloni gli hanno infilato un coltello per accusarlo di essere un assassino.

Il compagno Manuel si è rifiutato per nove volte di firmare il documento ed allora gli hanno detto che doveva pagare 5000 pesos di multa per uscire di prigione. I compagni hanno risposto che non avrebbero pagato nessuna cifra perché nulla devono e non ricevono nessun aiuto dal malgoverno.

Poi i nostri compagni sono stati rilasciati senza pagare la multa ma ricevendo minacce, offese e insulti e l’intimidazione di abbandonare l’organizzazione zapatista e non informare la Giunta di Buon Governo, e che gli avrebbero tolto 23 ettari di terreno che i nostri compagni hanno comperato e dove stanno lavorando da più di 10 anni.

Hanno detto ai nostri compagni che sarebbe uscita una commissione per chiedere alla Procura Agraria la cancellazione dei diritti agrari dei 15 compagni ejidatarios della comunità di San Marcos Avilés, questo con l’obiettivo di sgomberarli ed espellerli dalla comunità e se non se ne andranno con le buone maniere, hanno detto che lo faranno in maniera violenta. Queste autorità hanno mantenuto la promessa di togliere le terre dei nostri compagni, perché il 24 e 25 agosto del presente anno, autorità e persone affiliate ai diversi partiti politici, hanno sottratto 29 ettari di terra che i nostri compagni basi di appoggio hanno comperato più di 10 anni fa, in diversi lotti dentro l’ejido stesso, dove ogni famiglia dei compagni venuti a vivere e lavorare qui coltivano: 5.850 piante di caffè, 10 ettari di milpa, piantagioni di fagioli, 7 capi di bestiame, 6 cavalli, 3 abitazioni,  tutto appartenente ai nostri compagni basi di appoggio.

In questo momento le terre dei nostri compagni e compagne basi di appoggio sono occupate dalle persone dei partiti e stanno lavorando nelle piantagioni di caffè e nelle milpas dei nostri compagni ed hanno già distrutto 1 ettaro di bananeto che avevano seminato i compagni.

Il giorno 22 agosto si sono sentiti diversi spari in aria esplosi per intimorire i nostri compagni ed anche di notte si riuniscono per studiare i loro piani e poi distribuirsi in gruppi in diversi punti della comunità, e portano machete, bastoni, alcuni armi da fuoco.

Il giorno 8 settembre gli invasori hanno preso i sette capi di bestiame e sicuramente sono andati a venderli da qualche posto, nello stesso giorno hanno rubato le reti di recinzione e si sono sentiti molti spari.

I partiti politici dicono che è il primo passo contro i nostri compagni e che il successivo sarà sgomberare gli uomini e le donne e le bambine resteranno per loro e poi bruceranno le case dei nostri compagni.

Di fronte a questa situazione di aggressione e minaccia, la giunta di buon governo di questa zona Altos del Chiapas, abbiamo mandato una lettera alle autorità ed agli abitanti dell’ejido per dire loro in buona maniera di non molestare né aggredire i nostri compagni basi di appoggio e di rispettare le loro proprietà, perché sono anche loro abitanti dello stesso ejido ed hanno gli stessi diritti di tutti. I terreni che hanno i compagni li hanno comperati ed hanno i documenti che lo prova, per questo hanno il diritto di reclamare quello che è loro e non chiedono altro terreno, ma solo quello che è loro.

Purtroppo, la risposta delle autorità dell’ejido e del municipio alla nostra lettera sono stati insulti e minacce contro i nostri compagni, ed è quindi chiaro che questa gente non sente ragione.

Ma il giorno 9 settembre alle ore 2:00 del mattino hanno raggiunto il loro obiettivo di sgomberare i nostri compagni e compagne; 30 persone dei partiti politici guidate da Lorenzo Ruiz Gómez e Vicente Ruiz López, sono arrivati con modi aggressivi e violenti armati di machete, bastoni ed altri con armi da fuoco, sono entrati in due case ed hanno tentato di violentare due donne. Per non rispondere alla provocazione ed alla violenza degli aggressori, i nostri compagni e compagne sono scappati di casa abbandonando i loro beni, sono 170 persone tra uomini, donne e bambini che ora sono in montagna al freddo, a patire la fame e con la paura per l’aggressione subita.

I dirigenti dei partiti dicono che quando avranno sgomberato le basi zapatiste da San Marcos, continueranno con altre comunità dove ci sono le scuole autonome.

Come Giunta di Buon Governo è nostro dovere ed obbligo denunciare all’opinione pubblica tutte le aggressioni, persecuzioni e provocazioni delle persone affiliate ai diversi partiti politici, appoggiati, addestrati e pagati dai malgoverni municipali, Statale e federale, che sono gli autori intellettuali delle violazioni dei diritti umani.

Non resteremo in silenzio di fronte a qualsiasi minaccia ed aggressione contro i nostri compagni, non permetteremo che i malgoverni, attraverso persone dei loro partiti, continuino a minacciarci per sottometterci ai loro capricci, perché l’obiettivo di queste violenze ed aggressioni dei tre livelli di governo attraverso i partiti, è farci cadere nelle loro provocazioni, ostacolare l’educazione dei nostri bambini e l’avanzamento della nostra lotta per la costruzione della nostra autonomia.

Perché i malgoverni non sanno come fermare la lotta di liberazione nazionale degli zapatisti, per questo vogliono fermare l’educazione autonoma trasformandola in un problema, perché vogliono continuare a controllarci con la loro educazione ufficiale che non serve ai popoli ma è solo al servizio dei ricchi.

Di fronte all’opinione pubblica dichiariamo che proseguiremo con l’educazione autonoma in tutto il territorio zapatista, i nostri figli e figlie non andranno più nelle scuole ufficiali perché lì non insegnano mai la verità su come vivono i popoli indigeni e tutti i poveri del Messico, e se i livelli di governo non prendono questo in seria considerazione è per coprire la loro vergogna.

I nostri compagni e compagne cacciati in queste ultime ore devono ritornare nelle loro case e chiediamo che siano rispettati dalla gente dei partiti e dei tre livelli di governo. Esigiamo che siano loro restituiti immediatamente i loro beni che gli sono stati sottratti e che sia rispettato il loro diritto di lavorare la terra come ejidatarios, il loro diritto all’educazione dei figli ed il loro diritto di vivere sulla propria terra.

Se non si rispettano i loro diritti e non si risolve questo problema con le buone maniere, i responsabili diretti sono i 3 livelli di governo e qui si dimostra ancora una volta che è solo una bugia quando parlano di diritti, di rispetto, che i problemi tra i popoli si risolvono con il dialogo e con la ragione.

Chiediamo alla società civile nazionale ed internazionale di seguire con attenzione quello che può succedere ai nostri compagni e compagne dell’ejido San Marcos Avilés municipio ufficiale di Chilon, Chiapas.

Per il momento è tutto quello che abbiamo da dire e continueremo a denunciare quello che accadrà contro le nostre basi di appoggio.

Distintamente

LA JUNTA DE BUEN GOBIERNO CORAZÓN CÉNTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE DEL MUNDO, ZONA ALTOS DE CHIAPAS

Samuel Velásco Sánchez

Sonia Ruiz Ruiz

Flor López Pérez

CARACOL: RESISTENClA Y REBELDíA POR LA HUMANIDAD· TA TZIKEL VOCOLIL XCHIUC JTOYBAIL SVENT A SLEKILAL SJUNUL BALUMIL SAN ANDRÉS SAKAMCH’EN DE LOS POBRES SAN JUAN DE LA LIBERTAD SANPEDRO POLHÓ SANTA CATARINA MAGDALENA DE LA PAZ 16 DE FEBRERO SAN JUAN APóSTOL CANCUC

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Resistenza contro le tasse.

La Jornada – Domenica 5 settembre 2010

Le comunità zapatiste si oppongono alle “alte tariffe” dell’energia elettrica (CFE)

Dicono che pagheranno i debiti quando saranno rispettati gli Accordi di San Andrés

Hermann Bellinghausen

Le comunità appartenenti alla Organización Frente Popular Campesino Lucio Cabañas (OFPCLC), aderente all’Altra Campagna dell’EZLN, hanno dichiarato di mantenersi in resistenza contro le “alte tariffe” applicate dalla Comisión Federal de Electricidad (CFE) e che non pagheranno nemmeno l’acqua né le tasse su case e terreni.

Il fronte Lucio Cabañas dichiara: “Non stiamo bloccando le strade né occupando presidenze municipali, (ma) non accettiamo briciole in cambio della nostra lotta. Non vogliamo beni personali, ma quello che il popolo chiede”. I funzionari “solo ci ingannano coi loro progetti di distribuzione di polli e alimentari scaduti”, sostiene. I suoi “principi politici” consistono nel non negoziare con la CFE né col governo, “e non pagare l’elettricità fino a che non saranno realizzati gli Accordi di San Andrés in difesa della terra e del territorio originario dei popoli”.

Il fronte denuncia inoltre la recente apparizione di un gruppo denominato Organización Lucio Cabañas Autónoma de Izquierda (OLCAI), che vuole “confondere” la gente con questo nome e con pratiche clientelari e di strumentalizzazione. Il nuovo gruppo è guidato da Armando Morales Aguilar, Pedro Espinoza Álvarez, Matilde Hernández Álvarez, Armando Luna Álvarez ed Óscar López García.

Il 16 luglio scorso “queste persone sono venute al rancho La Yuria ad offrire progetti produttivi, miglioramenti delle case e la legalizzazione dei documenti”, tra altre promesse. Il fronte Lucio Cabañas afferma che la OLCAI vuole “smantellare la resistenza della comunità”, che si trova nell’ejido Lázaro Cárdenas, municipio La Trinitaria.

A differenza dei leader della OLCAI, aggiunge, “la nostra organizzazione non è per lo scambio di beni né di progetti; la terra è per i contadini che la lavorano, non per i cacicchi”. Il gruppo in questione si è formato solo alla fine del dicembre scorso. “Vogliono solo strumentalizzare la sigla per fomentare le divisioni”.

Fondato il 2 ottobre 2007 nella zona di Las Margaritas e La Trinitaria, il fronte Lucio Cabañas ha come obbiettivo “lottare contro i maltrattamenti che ogni popolo subisce da parte dei governi locali e statale, contro la discriminazione dei popoli indigeni e non indigeni, la privatizzazione della loro terra e territorio, dell’energia elettrica, dell’educazione e della salute”.

Dichiara che “i popoli del Messico abbiamo le materie prime per migliorare i nostri ejidos e comunità, il problema è che governa il neoliberismo, ed i grandi impresari sono gli unici a beneficiarne. Le classi inferiori sono sempre più povere”.

Citando il caso di Delfina Aguilar Gómez, che nel gennaio scorso è stata citata dalla CFE a pagare di 14 mila pesos, mentre l’anno precedente ne pagava 50. La signora Aguilar Gómez “non ha pagato perché non ha i soldi per coprire quella somma”, stabilita “dall’abuso dei lavoratori della parastatale”.

L’organizzazione indipendente sostiene che il pagamento di imposte “va solo a beneficio dei governanti, non dei popoli indigeni”. http://www.jornada.unam.mx/2010/09/05/index.php?section=politica&article=015n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Ancora paramilitari a Mitzitón.

La Jornada – Sabato 4 settembre 2010

Aumentano le aggressioni dei paramilitari contro Mitzitón

Hermann Bellinghausen

“In questi momenti temiamo per la nostra sicurezza e quella delle nostre famiglie, perché i paramilitari ci stanno aggredendo sempre più di frequente”, denuncia oggi la comunità di Mitzitón, nel municipio di San Cristóbal de las Casas, Chiapas. Dallo scorso 30 agosto si sono acuiti gli attacchi del gruppo di coloni “non cooperanti”, identificati con L’Ejército de Dios.

Il pomeriggio del 3 settembre, aggiunge l’assemblea comunitaria, il gruppo paramilitare, riunito nella casa di Gregorio Gómez, ha aggredito con le fionde alcune donne provenienti dalla casa ejidale, “e molte di loro sono state ferite in diverse parti del corpo”.

Gli ejidatari di Mitzitón, aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN, sostengono che la loro lotta, “giusta e degna”, è in difesa della loro terra e territorio. Da due anni la comunità si oppone al passaggio attraversi i suoi campi, boschi, sorgenti e casolari, della prevista autostrada San Cristóbal-Palenque, cosa che le autorità statali attualmente negano, così come contro l’ampliamento della strada verso Comitán, che permetterebbe il collegamento con la strada per  Palenque.

L’Ejército de Dios, gruppo militarizzato della Chiesa evangelica Alas de Águila, di filiazione priista, si è dichiarato a favore dell’autostrada ed ha ripetutamente violato gli accordi comunicati.

Lunedì scorso la commissione di vigilanza sui boschi dell’assemblea si era riunita per realizzare un’opera comunitaria, precisamente la costruzione di un’aula a Maiszckuric. Lì “sono stati aggrediti dai paramilitari guidati da Francisco Gómez Díaz, Gregorio Gómez Jiménez e Celestino Pérez Hernández”.

Questo gruppo “selezionava” gli alberi per abbatterli senza autorizzazione. “Viaggiavano su auto di diversi modelli da cui sono scesi ostentando di andare a prendere le pistole per sparare, e per questo i nostri compagni sono fuggiti”. Quello stesso giorno “una commissione di sei persone si è recata a Maiszckuric per chiarire quanto accaduto ed i paramilitari hanno negato tutto e Gómez Jiménez ha dichiarato che anche loro si prendono cura del bosco”.

Martedì mattina, “i paramilitari passando da Dos Lagunas sono arrivati a Maiszckuric ed hanno iniziato ad abbattere tre alberi”, raccontano gli ejidatari. “Lo stesso Gregorio ha partecipato al taglio ed è poi tornato a casa sua”. Gli ejidatari hanno così deciso di chiamarlo “affinché chiarisse il perché di questo, se ha detto che la sua gente sta curando il bosco, mentre ora tagliano gli alberi più grandi”. Egli si è rifiutato di presentarsi e la sua gente ha aggredito la commissione con pietre e bastoni, danneggiando un furgoncino, “ma i nostri compagni sono riusciti a prendere Gregorio e portarlo nel carcere rurale”.

Successivamente, gli aggressori hanno distrutto un altro veicolo e rubato 5 mila pesos. Hanno picchiato “selvaggiamente” Guadalupe Díaz Heredia. “Erano già sul posto poliziotti di diversi corpi e due elicotteri che volavano bassi sulla nostra comunità; i paramilitari hanno lanciato pietre ai poliziotti e poi si sono picchiati tra loro”.

Più tardi gli ejidatari hanno consegnato Gregorio Gómez alla polizia ed hanno chiesto che “i dirigenti Francisco Gómez Díaz e Gregorio Gómez Jiménez se ne vadano dalla comunità”. Nella notte, i “non cooperanti” hanno svaligiato un negozio, bruciato steccati e rotto lamiere per i tetti. Poi hanno circondato e cercato di entrare in una casa “dove si trovava sola una delle nostre compagne”.

Mercoledì una commissione di ejidatari si è recata a Tuxtla Gutiérrez per presentare prove davanti alle autorità, “sufficienti a far arrestare Gregorio Gómez”. Ciò nonostante, la documentazione è stata ritenuta insufficiente, denunciano gli ejidatari, perché il pubblico ministero indigeno Marcos Shilón “non si interessa e non fa il suo lavoro”. Il 4 agosto ha archiviato una denuncia di disboscamento di 61 alberi. “Se avesse fatto il suo lavoro avrebbe evitato tutto quello che stiamo subendo. Anche questa volta gli avevamo dato prove sufficienti e nomi affinché aprisse le indagini”. http://www.jornada.unam.mx/2010/09/04/index.php?section=politica&article=013n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Ancora i paramilitari a Mitzitón.

La Jornada – Giovedì 2 settembre 2010

Nuovo scontro tra paramilitari ed abitanti di Mitzitón

Hermann Bellinghausen

Martedì scorso si è verificato un nuovo scontro nella comunità di Mitzitón (municipio di San Cristóbal de las Casas) Chiapas, aderente all’Altra Campagna, con i cosiddetti “non cooperanti” e con membri dell’organizzazione evangelica Ejército de Dios, denunciata come paramilitare dai coloni. Questo avviene a due mesi da che il governo statale ha preso accordi con l’assemblea della comunità tzotzil sul ricollocamento dei “non cooperanti” e degli evangelici, con i quali i conflitti sono continui.

Come riferisce l’Altra Campagna di San Cristóbal, “lunedì scorso è di nuovo cresciuta la tensione quando un gruppo di circa 60 paramilitari armati si aggirava tra le montagne della comunità e minacciava il consiglio di vigilanza”. Martedì, queste persone “hanno abbattuto 10 alberi senza il permesso della comunità e l’assemblea ha richiamato uno dei leader (dei devastatori) che si è rifiutato di andare a parlare”.

Di fronte a questo, prosegue la nota, “i paramilitari hanno danneggiato le recinzioni di diverse case, hanno distrutto a sassate due camioncini, saccheggiato un negozio e picchiato violentemente un compagno ed una compagna”. Sono giunti sul posto più di 300 poliziotti di vari corpi che “sono dovuti intervenire con i gas lacrimogeni per disperdere i paramilitari e liberare Guadalupe Díaz Heredia, che era stato brutalmente picchiato”.

Da parte loro, i rappresentanti dell’assemblea di Mitzitón raccontano che mentre i poliziotti recuperavano Díaz Heredia che era privo di sensi, “quelli dell’Ejército de Dios hanno cominciato a scagliare pietre e sparare quattro colpi contro i poliziotti, che lanciavano gas lacrimogeni”.

La comunità ha consegnato ai poliziotti il leader degli aggressori, Gregorio Gómez, che è stato trasferito a Tuxtla Gutiérrez e rilasciato qualche ora dopo, mentre nella notte i membri dell’Ejército de Dios avevano bloccato la strada San Cristóbal-Comitán per chiedere la sua liberazione.

Dal pomeriggio di lunedì, mentre alcuni membri della comunità lavoravano nel bosco, “quelli dell’Ejercito de Dios sono arrivati su un camioncino girandoci intorno per spaventarci, poi sono scesi e ci hanno circondato, avevano degli zaini in cui c’erano le, armi”, dichiarano i rappresentanti indigeni.

La mattina del 31 agosto, “quelli dell’Ejercito de Dios sono venuti a tagliare gli alberi vicino all’ingresso di Dos Lagunas con un gruppo di 60 persone, molte delle quali provenienti da La Cañada (municipio di Teopisca). L’autorità comunitaria ha mandato a chiamare Gregorio Gómez “affinché venisse a chiarirci la ragione del disboscamento e ci sono andati alcuni compagni, ma lui si è rifiutato di venire ed i compagni sono stati colpiti con pietre e bastoni”.

Nella comunità ora “c’è una pace tesa”, secondo quanto riferisce l’Altra Campagna. Poliziotti della settoriale restano appostati nelle vicinanze.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Desaparecidos.

La Jornada – Mercoledì 1 settembre 2010

Il Centro Frayba esige la punizione dei responsabili delle sparizioni in Chiapas

Hermann Bellinghausen

In occasione del Giorno Internazionale delle Persone Scomparse, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC) ha rimarcato che in Chiapas, “i crimini di lesa umanità non devono restare impuniti; è necessario che si sappia dove si trovano le vittime, si faccia chiarezza sui fatti, si trovino i responsabili, si prendano provvedimenti affinché non si ripetano, si risarciscano i danni e si faccia giustizia”.

Aggiunge che negli ultimi decenni “i governi hanno optato per reprimere ed annichilire le manifestazioni sociali”. Come dimostrazione della “strategia di sterminio” contro il popolo, il centro ricorda che a luglio del 1997, nella comunità Miguel Alemán, municipio di Tila, membri dell’organizzazione paramilitare Desarrollo, Paz y Justicia realizzarono imboscate nelle comunità Cruz Palenque e Aguascalientes.

In un “clima di violenza generalizzata e minacce di morte” creato allora dai priisti di Paz y Justicia nella zona chol del Chiapas, all’alba del primo agosto 1997, a Cruz Palenque, persone armate e vestite di nero “come poliziotti” (erano i paramilitari di Paz y Justicia, comandati da Sabelino Torres Martínez), catturarono il giovane Miguel Gutiérrez Peñate, lo portarono in un campo e gli spararono alle spalle. Aveva 15 anni.

Ad Aguascalientes, federo irruzione nell’abitazione di Mateo Arcos Guzmán, lo colpirono ripetutamente con i machete “in presenza della moglie, lo trascinarono fuori e da allora non se ne sa più nulla”. Lo stesso giorno, a Cruz Palenque, i paramilitari assassinarono Nicolás Mayo Gutiérrez.

“Di fronte ai fatti di sparizioni forzate in Chiapas, il governo messicano continua a negare il suo coinvolgimento diretto”, sottolinea il CDHFBC, nonostante l’esistenza di rapporti e manuali “che proverebbero il suo coinvolgimento in piani di contrainsurgencia” per fermare le proteste della gente. Con la sparizione forzata si è cercato di “bloccare la diffusione del processo organizzativo dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale” ed stata parte di “un progetto strategico che prevede uno Stato militarizzato e para militarizzato”. Attraverso la “guerra preventiva, e con un forte apparato repressivo, si vuole neutralizzare ogni possibilità di lotta e di solidarietà mutua”.

Contro l’impunità istituzionalizzata che occulta crimini di lesa umanità e violazioni dei diritti umani, “popoli indigeni ed organizzazioni civili mantengono viva la memoria”. Questo ispira la lotta per la giustizia “e non la ripetizione di fatti vergognosi avallati da questo sistema di governo in degrado”. http://www.jornada.unam.mx/2010/09/01/index.php?section=politica&article=020n2pol

Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 25 agosto 2010

I genitori dell’attivista finlandese Jyri Jaakkola chiedono giustizia

Carolina Gómez Mena

A quattro mesi dall’omicidio dell’attivista per i diritti umani finlandese Jyri Antero Jaakkola, che faceva parte di una carovana umanitaria che si dirigeva a San Juan Copala, Oaxaca, i suoi genitori, Eeva-Leena e Raimo Jaakkola, esortarono le autorità messicane a punire i colpevoli (…) e chiedono aiuto al presidente (Felipe Calderón).

Dal 21 agosto i genitori di Jaakkola si trovano in Messico per chiedere chiarimenti sulla morte del figlio e dell’attivista sociale Alberta Cariño, che hanno perso la vita il 27 aprile scorso, quando la carovana che portava viveri alla comunità indigena triqui subì un imboscata dei “gruppi paramilitari” che “sono legati alle autorità statali”, e tengono “sotto assedio” questa zona da quasi nove mesi, precisa Amnesty International (AI), sezione Messico.

In conferenza stampa Eeva e Raimo erano accompagnati da Alberto Herrera, direttore esecutivo di AI Messico; David Peña, dell’Associazione Nazionale Avvocati Democratici, ed Omar Esparza Zárate, vedovo di Bety Cariño.

Eeva ha informato che nel pomeriggio (di ieri) avrebbero incontrato funzionari della Procura Generale della Repubblica e che oggi avranno un incontro col governatore eletto di Oaxaca, Gabino Cué. Inoltre ha comunicato che resteranno a Oaxaca una settimana per “incontrare amici ed amiche di Jyri”.

Ha precisato che l’unica informazione ufficiale ricevuta sull’assassinio del figlio è stata una relazione “molto generale” ricevuta a luglio scorso dall’ambasciata del Messico in Finlandia, nella quale “non ci sono dettagli, dicono di aver indagato, ma non dicono molto su come è morto Jyri”.

Raimo Jaakkola ha espresso anche la sua preoccupazione che quanto accaduto a suo figlio e a Bety Cariño possa succedere ad altri difensori dei diritti umani, per questo ha chiesto alle autorità di “risolvere questi casi e garantire la sicurezza” ai difensori delle garanzie individuali.

Eeva ha detto: “Come madre di Jyri sono solidale con le donne triquis che hanno perso i loro figli. Speravamo di poter incontrare alcune di loro che dovevano venire a Città del Messico da San Juan Copala, ma sappiamo che la carovana è stata annullata per tre nuovi omicidi.

“Amábamos a Jyri. No hay nada peor que perder un hijo. Estamos orgullosos de su manera de pensar y vivir; su entendimiento de la solidaridad era compartir la vida con las alegrías y tristezas, pero también con los riesgos. Queremos justicia para él, pero también para la gente con quienes vivía y trabajaba. Es muy importante que se resuelva el caso de Jyri y Bety (…) Esperamos que la solución de sus asesinatos sea un paso para cambiar la cultura de impunidad y garantizar la seguridad para los pueblos indígenas y los defensores de los derechos humanos”.

Herrera ha criticato che in Messico il governo non instauri “meccanismi di protezione per gli attivisti a rischio ed un protocollo di indagine per evitare che gli attacchi restino impuniti”, ed ha chiesto: “Quante altre raccomandazioni di istanze internazionali ci vogliono per adottare provvedimenti efficaci?”. Ha sollecitato il titolare di Governo, Francisco Blake, ad occuparsi della questione.

Peña ha affermato che lo Stato messicano “non ha coscienza del valore del lavoro” degli attivisti dei diritti umani ed ha dichiarato che non solo genera provvedimenti di controllo, ma “aggredisce gli attivisti”. Esparza ha annunciato la nascita di una piattaforma che lavorerà per la giustizia in questi casi e perché il 27 aprile sia commemorato come il giorno del difensore dei diritti umani.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Liberi gli assassini di Acteal.

La Jornada – Mercoledì 25 agosto 2010

Vogliono liberare altri responsabili del massacro di Acteal

Hermann Bellinghausen

L’organizzazione civile Las Abejas, del Chiapas, denuncia che prosegue la campagna per liberare altri paramilitari responsabili del massacro di Acteal avvenuto nel dicembre del 1997. “Con le nostre campagne contro l’impunità non pensiamo solo a noi stessi”, sostengono. “Pensiamo a tutti i messicani, affinché non si ripeta da nessuna parte un altro Acteal”. Invece, chi vuole liberare i paramilitari “favorisce l’impunità, approfondisce le divisioni, diffonde l’inganno e la menzogna e in questo modo prepara il terreno per altri Acteal ed affinché il popolo possa essere più facilmente spogliato del suo territorio e delle sue risorse”.

Las Abejas, aggiungono, “tessiamo la verità e la memoria, il malgoverno e le persone che difendono e proteggono i paramilitari distorcono la nostra parola e preparano strategie politiche per cancellare la memoria”. Ancora molti non hanno nella coscienza e nel cuore che Acteal è il prodotto della guerra di contrainsurgencia perpetrata dallo Stato messicano”. Intanto, denunciano, sui giornali e in TV appaiono “testimonianze di amici dei paramilitari che dicono che quelli liberati l’anno scorso dalla Corte Suprema non rappresentano un pericolo per i sopravvissuti e che è ingiusto che non possano ritornare nelle proprie case a Chenalhó; e così proseguono nella campagna per la liberazione di coloro che massacrarono 45 persone il 22 dicembre 1997”.

Citano le parole “dei rilasciati e di quelli ancora in carcere, i quali dicono di essere in prigione solo perché sono evangelici, o poveri e indigeni”. Ed è vero, ammettono Las Abejas. “Sono tzotziles, stanno male come noi a causa delle politiche del malgoverno, ma non è vero che si trovano in prigione perché sono evangelici. Prima del massacro, avevamo denunciato che nel gruppo paramilitare formato dal PRI e dal Fronte Cardenista era ben chiara la loro consegna quando venivano a minacciarci nelle nostre case. Queste bande, unite per distruggere la lotta dell’EZLN e Las Abejas a Chenalhó, erano composte da gente comune (non appartenente a nessuna religione), cattolici, presbiteriani, pentecostali”.

Ciò nonostante, il governo “con la complicità di pastori evangelici”, cercando “di deviare le indagini sugli autori intellettuali, tentò di liquidare la causa del massacro come ‘conflitto religioso’, e molti paramilitari che non appartenevano a quella religione sono diventati evangelici in prigione”. Con questa “manipolazione” della verità, molti evangelici e laici “sono caduti nella trappola”, senza accorgersi che “è una vecchia tattica dei potenti e degli oppressori presentare le vittime come i carnefici, ed i carnefici come le vittime”. Così, “ora risulta che i paramilitari che hanno rubato ed ammazzato sono le vittime che soffrono per la loro religione evangelica, mentre le vittime e i sopravvissuti del massacro sono i cattivi che vogliono mettere in prigione degli ‘innocenti’”.

Con altre “bugie e manipolazioni”, i paramilitari si “firmano come ‘La Voz de los Mártires’, nei loro video usano le immagini dei sopravvissuti di Acteal e sostengono di non aver avuto niente a che vedere col massacro”. Tuttavia, secondo Las Abejas “esistono testimonianze di familiari e mogli dei paramilitari che non negano quello che successe prima e durante il massacro, che dissero loro di non mettersi nei guai quando incominciarono a rubare i beni e bruciare le case dei nostri fratelli zapatisti”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Comunità contro la CFE.

La Jornada – Martedì 24 agosto 2010

Municipi del Chiapas si oppongono alla CFE

Hermann Bellinghusen

Riuniti nel Forum della Resistenza Civile, che si è svolto nella comunità Señor del Pozo (municipio di Comitán, Chiapas), rappresentanti di 15 municipi, aderenti all’Altra Campagna dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale questo fine settimana hanno deciso di “non negoziare oltre le elevate tariffe dell’energia elettrica”, e sollecitano “tutti i villaggi ad organizzarsi e formare tecnici per resistere alle aggressioni della Commissione Federale di Elettricità (CFE) e delle diverse istanze di governo”. Dunque, non permetteranno l’installazione dei contatori digitali e controlleranno le proprie comunità “attraverso la vigilanza della nostra stessa gente”.

Le comunità si sono dichiarate pronte ad “espellere le multinazionali che arrivino qui a rubare ed abusare”, ed hanno avvertito che non prevedono “nessuna negoziazione col malgoverno”, perché questo “amministra e manipola” i loro diritti.

Si sono pronunciati per un processo organizzativo con tutti quelli che sono in resistenza: “Non pagheremo fino a che non saranno applicati gli accordi di San Andrés e non ci sarà democrazia, giustizia e libertà”, ed anche per un maggiore controllo del loro territorio; la difesa delle risorse naturali; la fine della repressione e della militarizzazione; la libertà dei prigionieri politici e la libertà di espressione; l’autonomia e l’autodeterminazione dei popoli, così come il rispetto dei diritti delle donne e dei loro processi organizzativi.

Invitano “a lottare per una nuova Costituzione, un congresso costituente ed un piano nazionale di lotta per esercitare i nostri diritti come cittadini” con un governo “che comandi obbedendo al popolo e non agli impresari ed ai ricchi”.

Hanno partecipato al forum rappresentanti delle regioni Frontiera, Altos, Sierra, zona Nord e dello stato di Campeche. “In tutti i municipi del Chiapas sopportiamo elevate tariffe dell’energia elettrica; noi popoli in resistenza per oltre 15 anni abbiamo firmato accordi e patti col governo dello stato ma nessuno è mai stati applicato”.

Denunciano che ora “il governo ci sta sottraendo le nostre risorse naturali attraverso il Programma di Certificazione dei Diritti Ejidali e Assegnazione di Casolari Urbani ed il Fondo di Aiuti per i Nuclei Agrari senza Regolarizzare, dove cerca zone strategiche con potenziale di risorse che ci sottrae per consegnarle ad imprese straniere e gruppi di potere che governano il Messico”.

Denunciano che il Chiapas “si sta trasformando in un grande centro commerciale”, invaso dai grandi magazzini. Le comunità subiscono “l’esproprio di spazi nei mercati, spazi sportivi e naturali”.

I partecipanti al forum sostengono: “il governo implementa progetti che favoriscono le multinazionali, pregiudicando villaggi e comunità. Le economie contadine sono in crisi perché non sono competitive rispetto alle grandi imprese”, mentre i prodotti essenziali “sono ogni giorno sempre più cari, le tasse più alte, l’educazione e la salute più carenti e privatizzate ed i salari più bassi”.

Avvertono: “allo scopo di tenerci buoni ed impedire che ci organizziamo, il governo distribuisce progetti e si aprono bar e locali per favorire l’alcolismo, la tossicodipendenza, la divisione, la prostituzione, la delinquenza e tutto questo porta come conseguenza un clima di insicurezza”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Mercoledì 11 agosto 2010

Organizzazioni indigene se oppongono alla costruzione di una città rurale a Chenalhó

Hermann Bellinghausen, inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 10 agosto. Di fronte alle ripetute voci secondo le quali il governo dello stato vorrebbe costruire una nuova città rurale nel municipio di Chenalhó, le organizzazioni indigene indipendenti hanno manifestato il suo rifiuto: “Ci preoccupa che il progetto venga imposto senza consultare il popolo, e nel caso di consultazione, questa si basi su bugie ed omissioni”, dichiara l’organizzazione Pueblo Creyente, della parrocchia di San Pedro Chenalhó.

A fine luglio, la Sociedad Civil Las Abejas di Acteal aveva denunciato l’esistenza del progetto, “che sebbene ufficialmente negato dal malgoverno statale e municipale si sa che è previsto a Chenalho”.

Bisogna ricordare che a Santiago El Pinar, municipio situato tra Chenalhó e San Andrés, sta per terminare la costruzione di una città rurale molto pubblicizzata dal governo statale, e che è stata denunciata come azione “contrainsurgente” da analisti ed organizzazioni ambientaliste.

Las Abejas sostenevano: “Sappiamo che fa parte del Proyecto Mesoamericano, che non ha iniziato il malgoverno di Felipe Calderón né di Juan Sabines, ma di Carlos Salinas de Gortari quando firmò il Trattato di Libero Commercio, che causò l’insurrezione armata dei nostri fratelli zapatisti nel 1994”.

Da parte sua, nel bollettino più recente del Centro di Ricerche Economiche e Politiche di Azione Comunitaria (CIEPAC), la ricercatrice Mariela Zunino rileva: “La nuova ondata di appropriazione dello spazio comune e del territorio del Proyecto Mesoamérica procede in senso contrario alla costruzione dell’autonomia dei popoli e comunità indigene. In Chiapas, gli spazi gestiti autonomamente dall’EZLN avanzano verso la costruzione di una nuova territorialità, dove i piani e progetti neoliberali non hanno spazio” (21 luglio).

Unendosi a queste denunce, l’assemblea di Pueblo Creyente sostiene: “Le città rurali non sono state inventate dai governi di questo sessennio, ma hanno una storia lunghissima, vengono dalla colonizzazione dell’America; a quel tempo erano note come ‘reducciones‘, con l’obiettivo di rendere più facile ed efficiente il controllo della popolazione per riscuotere tributi, utilizzarla come manodopera nelle miniere, nelle piantagioni, nella costruzione delle città degli spagnoli e, ovviamente, per il controllo politico e militare”. Allora, come adesso, “si diceva che ci sarebbero stati vantaggi, che la concentrazione della popolazione permette ‘l’accesso ai servizi di base’, e serve per combattere la povertà”.

Pueblo Creyente “respinge assolutamente la costruzione delle città rurali, perché questo piano ha lo scopo di farci abbandonare le nostre terre affinché le imprese transnazionali le occupino ed una volta che siamo concentrati possano controllarci ed obbligarci a seminare altre coltivazioni che non siano più mais o fagioli. Sappiamo che il governo offre molti soldi per comprare le terre”.

La storia “no è finita”, aggiunge. “I governanti attuali continuano a spogliare i contadini, come i nostri fratelli di San Salvador Atenco, quando Vicente Fox voleva comprare le loro terre ma i contadini si rifiutarono e le difesero. Il governo per vendicarsi inventò contro di loro dei reati e li condannò alla prigione”.

Come espresso da Las Abejas due settimane fa, le città rurali ed i progetti neoliberali vogliono “aprire la strada alle multinazionali per imporre i loro progetti sul nostro territorio, in complicità con i governi servili del Messico che non rispettano gli accordi di San Andrés ed hanno creato la guerra di contrainsurgencia, culminata col massacro di Acteal”. Il governo di turno, concludevano, “continua la guerra contro di noi, con un’altra faccia, ma con lo stesso obiettivo di usurpazione delle nostre risorse naturali e trattandoci come oggetti e non come individui soggetti di diritto né soggetti della nostra stessa storia”. http://www.jornada.unam.mx/2010/08/11/index.php?section=politica&article=018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Martedì 10 agosto 2010

Specialisti: San Cristóbal de las Casas, verso il collasso ambientale

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 9 agosto. Questa città negli Altos del Chiapas potrebbe trovarsi sull’orlo del collasso ambientale, perché attraversa una crisi di rilevanti dimensioni, concordano decine di organizzazioni e cittadini. Così, le Comunità Ecclesiali di Base delle sette parrocchie del centro di San Cristóbal, oggi denunciano “la situazione triste e dolorosa per il deterioramento e la devastazione delle colline, lo sfruttamento indiscriminato delle cave di sabbia e ghiaia (a Salsipuedes ed altri luoghi), e la concessione di permessi di cambiamento d’uso del suolo per lottizzazioni in zone paludose”.

Solo giovedì scorso, cittadini, reti ed organizzazioni ambientaliste e della società civile, come noti studiosi di Ecosur, Ciesas e della UNAM, “preoccupati per il futuro e la sopravvivenza della nostra bella città ed impegnati nella difesa dell’inalienabile diritto della popolazione sancristobalense alla salute, alla cultura, allo svago e ad un ambiente sano”, hanno dichiarato che la città, dal 1974 Monumento Storico Nazionale, “è sottoposta alla brutale depredazione ambientale e distruzione della sua ricchezza culturale architettonica, realizzata dall’ambizione di potenti catene commerciali che contano sulla complicità delle autorità statali e locali corrotte”.

L’abbandono ufficiale della elementare manutenzione della struttura urbana aggrava il deterioramento ambientale. Le piogge torrenziali hanno reso inservibili strade e ponti, hanno distrutto i sistemi di scolo; grandi aree della città sono soggette a costanti inondazioni ed altre a scarsità di acqua. Il caos nelle strade è permanente.

Ambientalisti, accademici e comunità ecclesiali sono d’accordo nel denunciare i danni che causerebbe la programmata costruzione di un centro commerciale della catena La Soriana, “con l’appoggio del governo statale e del presidente municipale Mariano Díaz Ochoa”, sul viale Juan Sabines, spostando gli stadi municipali di calcio e baseball, palestre ed altre strutture sportive “che per oltre 40 anni servono allo svago e all’esercizio di sportivi e giovani sancristobalensi”.

Le autorità promettono “in cambio” nuovi stadi, molto più piccoli, che verrebbero costruiti nelle paludi del podere La Primavera, “contribuendo così alla scomparsa di questi importanti ecosistemi acquatici che contengono alta biodiversità e contribuiscono in maniera importante all’introduzione di migliaia di metri cubi d’acqua nei manti freatici ed alla regolazione climatica della valle di Jovel”.

Le comunità di base, rivolgendosi ai governi federale, statale e municipale ed alle giunte di buon governo dell’EZLN, sottolineano che non sono stati consultati i cittadini. “Le autorità agiscono in maniera arbitraria, ignorando i loro obblighi di proteggere, curare e difendere gli spazi decretati come zone di ricreazione e conservazione ecologica”.

Tali opere ubbidiscono ad interessi di imprese “che col pretesto di creare ‘posti di lavoro e sviluppo’ vengono imposte a costo del deterioramento ambientale”, che “porterà conseguenza gravi nel nostro futuro”. Invitano la società in generale ad unirsi “nella difesa delle risorse naturali nei nostri territori” e costruire una fronte comune contro “l’avanzata di progetti multinazionali sostenuti dai governi, che vogliono derubarci”.

Citano come esempio i progetti ecoturistici a San Sebastián Bachajón, Agua Clara, Agua Azul e l’autostrada San Crisóbal-Palenque e Comitán, progetto che “ha causato divisione, morte, minacce ed incarceramento, come nel caso di Mitzitón”. http://www.jornada.unam.mx/2010/08/10/index.php?section=politica&article=014n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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L’istruzione zapatista.

La Jornada – Giovedì 5 agosto 2010

È alternativo a quello ufficiale; la finalità è “condividere, imparare tutti insieme”

GLI ZAPATISTI ESPONGONO IL LORO MODELLO DI ISTRUZIONE

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, 4 agosto. La commissione di educazione della zona del caracol di La Garrucha, nella selva tzeltal, afferma che “stiamo costruendo l’educazione con le idee delle comunità” e a partire dalle loro richieste. Questo, durante un incontro con i membri della brigata europea di solidarietà con gli zapatisti che sono rimasti in Chiapas dopo il viaggio formale della commissione.

In quello che risulta essere la radiografia dal processo educativo autonomo nei quattro municipi zapatisti della zona, promotori e promotrici hanno spiegato che la finalità “è condividere, imparare tutti insieme”.

Bisogna dire che l’esperienza educativa nelle comunità ribelli ha dovuto necessariamente essere sperimentale per tre lustri, costruita controcorrente rispetto all’insegnamento ufficiale, rispetto al quale si pone come alternativa dal versante della resistenza.

Nel 2008, costituendosi a La Garrucha, si è rinnovata la dinamica educativa, “dopo aver lavorato per diversi anni nei quattro municipi”, la scuola autonoma zapatista Semillita del Sol sarà organizzata su tre livelli, dei quali fino ad ora ne funzionano due in tutte le scuole delle comunità.

Al primo livello, ha spiegato la commissione zapatista, “i bambini imparano a scrivere e disegnare; al secondo, a capire le richieste zapatiste, e al terzo si elaborano testi, comunicati, denunce, strategie del governo, la situazione del perché lottiamo e la costruzione dell’autonomia”.

A tutti i livelli, si studiano quattro aree (non “materie”, come le definisce la scuola ufficiale, avvertono i promotori indigeni): la storia, le lingue, vita e media, e matematica.

“Nella nostra storia, gli antenati si prendevano cura della terra, della natura, e si deve insegnare questo affinché queste esperienze non si perdano”, spiegano. E come gli indigeni costruiscono la propria autonomia “tenendo il passo con la storia degli antenati, prendendosi cura della terra e amandola”. Studiano la storia passata e quella attuale, la preservazione delle sementi, il lavoro collettivo, e “come si rafforzano la comunità e la resistenza”.

Si prende in considerazione la lingua materna, che può essere tzeltal (la più parlata nella zona), tzotzil, chol o tojolabal. I contenuti dell’insegnamento includono l’attenzione e la conservazione della terra e la natura, la distruzione e l’inquinamento, la gestione sostenibile della terra. E la matematica si impara “a partire dalle misure degli attacchi ai popoli indigeni, dallo sfruttamento”. Il tema dell’agroecologia è trattato nelle diverse aree e livelli, “poiché è presente nelle richieste delle comunità”.

Come riferisce la brigata europea, “nella scuola autonoma non si danno pagelle, ma si fanno valutazioni, si spiega come va il bambino o la bambina”. Non c’è nemmeno un’età fissa per andare a scuola, “anche agli adulti possono frequentarla”.

La commissione autonoma sostiene che i bambini vanno a scuola “per servire il popolo, non per andare poi a lavorare per il capitalismo”.

La formazione dei promotori si svolge in due centri, uno nel caracol di La Garrucha ed un altro, nella comunità La Culebra.

I contenuti educativi, come in generale l’esistenza quotidiana delle comunità ribelli, sono articolati nel loro stesso processo di lotta.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Spari con zapatisti.

La Jornada – Sabato 31 luglio 2010

Hanno sparato agli abitanti, abbattuto alberi e rubato attrezzi, denuncia la JBG

ELEMENTI DELLA CIOAC-I HANNO INVASO UN PODERE OCCUPATO DALLE BASI DI APPOGGIO ZAPATISTE

Nel podere lavorano i municipi autonomi Lucio Cabañas, Comandanta Ramona e 17 de Noviembre

Hermann Bellinghausen

Membri della Centrale Indipendente Operai Agricoli e Contadini, chiamata Indipendente (CIOAC-I), provenienti dalle comunità Nueva Virginia (municipio ufficiale Altamirano), Jalisco e Getsemaní (municipio Las Margaritas), tutti di filiazione perredista, hanno invaso questo giovedì il podere Campo Alegre, recuperato dalle basi di appoggio zapatiste dopo la sollevazione del 1994.

La giunta di buon governo (JBG) Corazón del arco iris de la esperanza, nel caracol di Morelia, ha denunciato che gli invasori hanno sparato contro i contadinii zapatisti, hanno abbattuto alberi, rubato attrezzi e minacciato di impossessarsi di una sorgente, “dove stiamo lavorando noi dei tre municipi autonomi: Lucio Cabañas, Comandanta Ramona e 17 de Noviembre”.

La JBG riferisce che, sul posto, le basi dell’EZLN stavano svolgendo lavoro collettivo di allevamento “quando sono venuti ad interrompere la nostra tranquillità”. Ed aggiunge: “Entrando nel terreno hanno abbattuto due pini con le motoseghe.”

Lo stesso giorno, verso le nove, “sono arrivati i nostri compagni incaricati del bestiame collettivo per vedere gli animali e sono stati colti di sorpresa sul nostro terreno recuperato da degli spari calibro 22, hanno iniziato a sparargli addosso quando erano a 100 metri”.

Più tardi, gli aggressori li hanno inseguiti “sullo stesso terreno. Una persona è sbucata dalla montagna e “da quattro metri ha sparato ai nostri compagni, per fortuna non colpendo nessuno; questa persona vive a La Virginia, lo conosciamo di faccia, ma non di nome”, dichiarano le autorità autonome.

“Queste persone si sono appostate a 50 metri, dove prendiamo l’acqua da bere e dove si abbeverano i nostri animali, ed a 20 metri da dove si trova la recinzione, ed inoltre è la strada che comunica con altre comunità. Hanno fermato un compagno di un’altra zona chiedendogli se fosse coinvolto nel problema. Il nostro compagno ha risposto di no, e così l’hanno lasciato passare; ci domandiamo, ma ci chiediamo, se è uno dei nostri, che cosa gli faranno?”

La JBG spiega che le mucche “sono spaventate per il suono delle pallottole, vogliamo riprenderle perché si sono disperse e possono perdersi, stiamo cerando di non avvicinarci per evitare problemi maggiori”. Tuttavia, “l’atteggiamento di queste persone sta peggiorando e con presunzione dicono di essere stati macellai e che non gliene importa niente hanno pena quello che stanno facendo.”

La JBG ha identificato tra gli aggressori 17 coloni di Nueva Virginia, 10 di Jalisco, e di Getsemaní ignora quanti. Denuncia che gli organizzatori “di questa provocazione” sono Mario Pérez López, Paulino López Pérez e Genaro Vázquez Hernández, leader locali della CIOAC-I, i tre di Nueva Virginia.

“Queste persone seguono le istruzioni di Luis Hernández, leader della CIOAC-I”, che a sua volta, denuncia la JBG, “obbedisce” al governatore Juan Sabines Guerrero, e questo “obbedisce a Felipe Calderón”. Avverte che “se il problema si aggrava”, questi “saranno ritenuti i responsabili diretti.

“Se non provvederanno a cacciare queste persone dal nostro terreno collettivo, sarà chiaro che vogliono peggiorare la situazione che ora stiamo subendo. Sul terreno recuperato dal 1994 stiamo sviluppando il nostro lavoro collettivo di allevamento di zona, promuovendo la nostra produzione autonoma e provocatori estranei sono venuti ad interrompere la nostra tranquillità.”

La mattina di venerdì, gli invasori hanno strappato un’insegna che indicava il “trabajadero” della zona autonoma Tzot’z Choj, e ne hanno messo un’altra che dice: “ejido Los Tres Pinos, municipio bananero (sic), gruppo CIOAC”.

La JBG dichiara: “Non abbandoneremo mai la nostra terra, la difenderemo come abbiamo sempre fatto”. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/31/index.php?section=politica&article=013n1pol

Comunicato della JBG: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2010/07/30/la-jbg-%E2%80%9Ccorazon-del-arco-iris-de-la-esperanza-de-morelia-denuncia-provocacion-de-la-cioac-independiente-del-prd/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+EnlaceZapatista+%28Enlace+Zapatista%29

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Mille rabbie, un cuore.

La Jornada – Giovedì 22 2010

Campagna per combattere la strategia di disinformazione contro l’EZLN

HERMANN BELLINGHAUSEN

Organizzazioni e collettivi aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona hanno lanciato la campagna nazionale ed internazionale “Migliaia di rabbie, un cuore: viva le comunità zapatiste”, con l’obiettivo di “combattere la strategia di disinformazione e bugie, così come il vuoto mediatico rispetto alla repressione e persecuzione contro le comunità; denunciare i responsabili, ai diversi livelli di governo, partiti, impresari, piani di ‘sviluppo’, forze repressive e gruppi paramilitari”.

Inizialmente è convocata, a partire dal prossimo giorno 24, da circa 40 organizzazioni e collettivi dell’Altra Campagna, e da organizzazioni ed individui aderenti alla Zezta Internazional in Svizzera, Stato spagnolo, Grecia, Argentina, Cile, Colombia, Italia, Brasile e Francia, che affermano:

“Dalla sollevazione armata dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), questo è stato oggetto di attacchi, persecuzioni ed aggressioni nel tentativo del malgoverno di distruggere coloro che annunciano l’esistenza di un altro mondo possibile. Tuttavia, la resistenza e la lotta delle comunità zapatiste, insieme agli uomini e alle donne del Messico e del mondo, ha fatto fallire questa offensiva ed i compagni hanno progredito nella costruzione della propria autonomia, esperienza che è stata e continua ad essere esempio per le molte lotte di quelli che stanno in basso”.

Dal processo organizzativo dell’EZLN “che ha sempre lanciato ponti”, si dice nella convocazione, nasce la sesta dichiarazione, un appello “ad organizzarsi con loro in una lotta nazionale anticapitalista”, e che il governo “vede nell’Altra Campagna una minaccia reale al suo potere ed al suo sistema”.

Con la repressione del 3 e 4 maggio 2006 ad Atenco “inizia la strategia repressiva per frenare l’avanzata dell’Altra Campagna, mentre si intensificano le aggressioni alle comunità”.

Così, negli ultimi quattro anni la repressione contro l’EZLN e l’Altra Campagna è stata costante”, sottoforma di sparizioni, prigione, persecuzione paramilitare, minacce ed omicidi. “Molti sono stati gli sforzi per denunciare, resistere e combattere la repressione” che inoltre “vuole cancellare il diritto delle persone di decidere del proprio destino”.

Sebbene la repressione “sia stata costante, questa è cresciuta a partire dal 2009”, quando inizia una nuova tappa di aggressioni alle comunità che continuano “in diversi punti del territorio zapatista” dove esistono interessi economici, “hanno il proposito di distruggere la loro lotta e la possibilità di costruire relazioni sociali diverse da quelle capitaliste”.

Di fronte alle aggressioni in atto in, i convocanti sostengono: “Ci muove qualcosa che ci hanno insegnato i compagni zapatisti con la loro pratica etico-politica: che nella lotta sono importanti la strada ed il viandante, e che la costruzione di un altro mondo inizia da come ci rapportiamo tra di noi, imparando a prenderci cura del compagno”.

I convocanti indicano come riferimento delle attività della campagna che incomincia questo sabato, il 17 novembre, anniversario della fondazione dell’EZLN, data per “una mobilitazione nazionale ed internazionale”. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/22/index.php?section=politica&article=018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Aggrediti e torturati.

La Jornada – Mercoledì 21 luglio 2010

Gli ejidatari di Mitzitón esigono il ricollocamento dell’Ejército de Dios

Aggrediti e torturati a Teopisca due aderenti all’Altra Campagna

HERMANN BELLINGHAUSEN

Due aderenti all’Altra Campagna del municipio di Teopisca, Chiapas, Gilberto Hernández Pérez e suo figlio Enrique Hernández Hernández, sono stati catturati da un gruppo di persone dell’Ejército de Dios nei pressi della comunità di Agua Escondida, dove sono stati picchiati e torturati.

Secondo le autorità ejidali di Mitzitón, municipio San Cristóbal de las Casas, “l’unico motivo dell’aggressione è perché fanno parte dell’Altra Campagna ed appoggiano gli ejidatari che difendono il proprio territorio”.

Si riferisce che: “Alle 19:30 di domenica, mentre il signor Gilberto tornava nella sua comunità dopo aver fatto visita ai parenti a Mitzitón, è stato fermato da circa 70 elementi  dell’Ejército de Dios. L’hanno trascinato fuori dal suo camioncino e l’hanno preso a calci e pugni. Poi gli hanno messo una corda al collo e la benda sugli occhi”.

Mezz’ora più tardi, suo figlio Enrique, venuto a sapere che il padre era stato catturato e picchiato, si è recato ad Agua Escondida. Lì, lo stesso gruppo “hanno aperto le portiere della sua auto trascinandolo fuori per i capelli ed hanno cominciato a picchiarlo, poi l’hanno legato ad un palo e gli hanno bendato gli occhi”, mentre continuavano a picchiarlo.

Quindi è arrivata la moglie. “A lei hanno detto che l’avrebbero violentata”. Passata la mezzanotte sono stati portati nella comunità Ricardo Flores Magón (sempre Teopisca) dove risiedono i leader del gruppo evangelico. Lì sono stati interrogati con false domande che nascondevano la vera intenzione delle loro azioni: “Perché eri in macchina? Per portare le armi a quelli di Mitzitón?”

Verso le 3:00 di lunedì sono stati liberati dopo essere stati obbligati a firmare un documento sulla velocità dei veicoli nel villaggio. Si sono quindi recati a denunciare l’aggressione alla Procura Indigena, a San Cristóbal, alle quattro del mattino, dove “sono stati fotografati, controllati per registrare le lesioni che riportavano”. Il medico legale non li ha visitati “perché aveva concluso il suo turno”.

Il funzionario stesso del Pubblico Ministero “ha visto in che condizioni erano i nostri compagni. L’abbiamo sollecitato affinché ordinasse che fossero visitati, ma ha detto che non poteva fare niente”. I feriti sono tornati alle proprie case “perché non sopportavano i dolori”. Il mattino seguente non sono riusciti nemmeno ad alzarsi dal letto. Un’infermiera ha raccomandato di eseguire degli esami per escludere lesioni interne.

Secondo le autorità di Mitzitón, coordinavano il gruppo degli aggressori – “partecipando al pestaggio”–: Juan Díaz Hernández, capo del Settore del Chiapas Solidario a Teopisca; Antonio López Hernández e Felipe Díaz Hernández (di Agua Escondida); Manuel Hernández de La Cruz e Antonio Díaz Hernández (di San Antonio Sibacá), e Francisco Gómez Díaz (di Mitzitón). Tutti dell’Ejército de Dios.

I primi giorni di luglio gli ejidatari di Mitzitón avevano bloccato la strada San Cristóbal-Palenque per chiedere “il ricollocamento” dei membri dell’Ejército de Dios che ritengono responsabili di numerosi reati e di non cooperare con la comunità. Hanno firmato un accordo con gli emissari del governo il giorno 5.

Una settimana dopo, l’ex pastore evangelico e leader politico dell’Ejército de Dios negli Altos del Chiapas, Esdras Alonso, affiliato al PRI, dichiarava alla stampa locale che gli evangelici di Mitzitón “non andranno via”, e che la richiesta degli ejidatari dell’Altra Campagna è “un’espulsione” per motivi religiosi.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Conferenza Stampa.

La Jornada – Sabato 17 luglio 2010

Confermano la strategia “ai più alti livelli” per distruggere le comunità ribelli.  Brigata Europea: Resistenza al capitalismo, scuola per la libertà zapatista. Accusano “la maggioranza dei mezzi di comunicazione” di criminalizzare il movimento

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 16 luglio. “Rinunciando ad egemonizzare ed omogeneizzare la società, gli zapatisti hanno saputo trasformare la resistenza al capitalismo nella scuola della loro libertà, attraverso la costruzione dell’autonomia che si declina in: organizzazione politica, salute, educazione, agroecologia, comunicazione, lotta per la terra e il territorio e per i diritti delle donne”.

In questo termini caratterizza l’esperienza delle comunità ribelli la Brigata Europea di Solidarietà con gli Zapatisti, che oggi conclude il suo viaggio nei cinque caracoles. Per questo, “insieme queste affrontano aggressioni talmente simili che non resta altro che confermare l’esistenza di una strategia globale, elaborata ai più alti livelli del potere politico, strettamente legati agli interessi dell’economia capitalista internazionale” per distruggere la resistenza.

Dopo aver visitato anche comunità minacciate o aggredite, la brigata ha riscontrato che “la costruzione di un sistema autonomo di salute ha permesso di ridurre la mortalità infantile e materna; si dà molta importanza al recupero della medicina tradizionale ed alla prevenzione e vaccinazione”, nelle comunità.

Nel caracol di La Realidad opera un ospedale generale equipaggiato per interventi chirurgici, ultrasuoni ed analisi di laboratorio. La clinica della donna Comandanta Ramona, a La Garrucha, dal 2008 “è un riferimento per quanto riguardai diritti delle donne”.

L’educazione, “obbligatoria fino alla vecchiaia”, rappresenta un processo di cui la scuola fa parte, così come “condividere e lavorare nella comunità per tutta la vita”. A Morelia, per esempio, quest’anno esce la prima generazione dalla secondaria tecnica “i cui studenti assumeranno incarichi nell’educazione o in altri settori, secondo la necessità della loro comunità e la loro volontà”.

Un rappresentante dello stabilimento balneare El Salvador, ad Agua Clara, ha detto ai brigatisti: “Non abbiamo vergogna perché non stiamo rubando, ma lavorando la terra. Non abbandoneremo mai la lotta”. Ha sottolineato che la terra non si vende. “Tutto quello che prendiamo dalla terra, lo dobbiamo restituire. Il contrario di quanto fa il capitalismo che esige sempre di più dalla terra senza restituirle niente”.

Così, “l’autonomia zapatista si costruisce sul principio fondamentale ed ancestrale dell’attenzione alla terra e alle risorse naturali. La sovranità alimentare dipende dai principi dell’agroecología, dal rifiuto de prodotti chimici e dalla conservazione dei semi nativi per non dipendere dalle multinazionali”.

Nel caracol di Oventic è stato spiegato alla brigata “come usare prodotti organici sostenibili e non chimici, perché provocano problemi di salute alla terra”.

E’ stato anche apprezzato il lavoro collettivo delle radio comunitarie e delle squadre di cineasti. Solo a Roberto Barrios la commissione video lavora dal 1998 ed ha pubblicato diversi documentari.

Gli osservatori europei rilevano che, in mezzo a tutto questo, “assistiamo in tutti le zone zapatiste ad uno scenario che presenta lo stesso sviluppo, dove l’azione governativa occupa un posto centrale”. Le misure istituzionali sono state “insufficienti” per dividere le comunità, “cosicché lo Stato conta su altri alleati”, come gruppi religiosi di diverse chiese.

La maggioranza dei mezzi di comunicazione, aggiungono i brigatisti nella loro relazione finale, “contribuiscono al tentativo di isolamento del movimento zapatista” attribuendogli “comportamenti criminali”, e criminalizzandolo “si cerca di isolarlo dall’appoggio popolare”. Sommando le manovre clientelari dei partiti politici, “disponiamo del quadro completo di un’azione combinata di destabilizzazione”.

Tutto ciò poggia su “minacce istituzionali”: la presenza militare massiccia con pattuglie quotidiane e “le irruzioni improvvise di poliziotti nella zona zapatista, col pretesto di cercare armi o droga o di reprimere strumentali ‘conflitti intercomunitari’ “.

Al di là di questi interventi governativi, “la parte più violenta delle pressioni è esercitata dai gruppi paramilitari che moltiplicano le azioni in completa impunità”, aggiungono gli osservatori.

Il tentativo di “ridurre” il movimento zapatista risponde “a due obiettivi essenziali del potere: il controllo della popolazione attraverso le città rurali sostenibili e concretizzare la privatizzazione della terra a beneficio di investimenti multinazionali”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Los de Abajo.

La Jornada – Sabato 17 luglio 2010

Los de Abajo

Gloria Muñoz Ramírez

Solidarietà Europea

La solidarietà si è imposta. Non deve essere stato facile per le ed i componenti della Brigata Europea di Appoggio agli Zapatisti organizzarsi, arrivare dai rispettivi paesi e percorrere le cinque grandi zone zapatiste in solo 10 giorni. Non deve essere stato facile, ma l’hanno fatto ed hanno dimostrato, un’altra volta, che la solidarietà non si lesina, che gli zapatisti non sono soli e che la loro storia continua a segnare lo spartiacque nella lotta per un mondo più giusto, libero e democratico.

In momenti in cui la solidarietà internazionale viene criminalizzata e si impongono i tempi e le agende dell’alto, un gruppo di uomini e donne che rappresentano molti diversi collettivi, organizzazioni e individui attraversano l’oceano Atlantico, vanno nel sud del Messico ed intraprendono un viaggio attraverso per la resistenza, in una zona in cui la repressione, che non è poca, non riesce a fermare la costruzione di un mondo nel quale l’educazione, la salute, la cooperazione, la comunicazione, la giustizia e la cultura hanno un’altra dimensione, quella che si raggiunge solo col lavoro collettivo che, in primo luogo, difende la terra e il territorio.

La brigata non ha mai nascosto il suo sguardo impegnato. E’ venuta, senza sotterfugi, “ad abbracciare i compagni e le compagne zapatisti, ad interessarsi della situazione in cui si trovano, a condividere la loro realtà, documentarla e diffonderla”.

Durante la maratona hanno ascoltato le autorità autonome, che hanno descritto la violenza di cui sono vittime nella comunità di El Pozo, a San Juan Cancuc. Hanno anche raccontato che a Peña Limonar, Amaitik e Arroyo Granizo il governo vuole provocare “conflitti intercomunitari” dando sostegno ai paramilitari.

Gli zapatisti li hanno inoltre informati che “il malgoverno, attraverso gruppi paramilitari (OPDDIC, ORCAO) vuole recuperare le terre per sviluppare zone turistiche e sfruttare le risorse naturali vendendole ad investitori stranieri”, come a Bolon Ajaw ed Agua Clara. La brigata ha potuto constatare la depredazione del territorio compiuta dal governo nella Riserva della Biosfera dei Montes Azules, dove vuole di “depredare le comunità e ricollocarle, perfino pagando ‘indennità’ fino a 200 mila pesos”.

Non è sfuggito ai componenti della brigata che “il ruolo giocato dalla maggioranza dei mezzi di comunicazione contribuisce al tentativo di isolamento del movimento zapatista.

“Ci unisce la volontà e la necessità di costruire, attraverso le nostre ribellioni, quel mondo che sta già crescendo nella pratica, come ci hanno fatto conoscere i più degni di questa terra”, hanno affermato nella conferenza stampa finale.

Per maggiori informazioni: http://www.europazapatista.org

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Comunicati 6 e 7.

BRIGATA EUROPEA DI SOLIDARIETA’ CON GLI ZAPATISTI

COMUNICATO STAMPA N. 6

15 luglio 2010

Nel suo viaggio per le terre autonome del Chiapas, la Brigata Europea di Solidarietà con gli  Zapatisti ha visitato il Caracol V di Roberto Barrios, “El Caracol que habla para todos“, dove è stata ricevuta cordialmente dalla Giunta di Buon Governo “Nueva Semilla que va a producir“.

Le autorità autonome hanno denunciato i gravi casi di contrainsurgencia nella zona nord del Chiapas, per esempio, le aggressioni che subiscono le basi di appoggio nella comunità Choles di Tumbalá. Il 20 maggio, 90 persone guidate da componenti dell’organizzazione Xi’Nich Ufficiale, hanno invaso le terre di questa comunità con l’obiettivo di legalizzare e privatizzare il territorio recuperato dall’EZLN nel 1994. La Giunta ha sottolineato che per gli zapatisti “la terra non è una merce” ma “la nostra madre” e che la difenderanno e preserveranno per mantenere le proprie famiglie. In questo senso gli zapatisti avevano recuperato la comunità Choles di Tumbalá in maniera pacifica.

Inoltre, la Giunta ha spiegato che il governo ed i grandi investitori internazionali vogliono impadronirsi delle terre zapatiste attraverso aggressioni fisiche, campagne di disinformazione, la fabbricazione di reati e l’introduzione di programmi assistenziali per dividere le comunità in resistenza col fine di installare progetti turistici e monocolture e potere sfruttare le abbondanti risorse naturali della zona.

I rappresentanti zapatisti rilevano che le basi di appoggio stanno subendo un “clima di paura” per la presenza delle forze di sicurezza del “malgoverno” e per le attività dei gruppi paramilitari nella zona che “rubano, assaltano e violentano”.

Nonostante la repressione e le campagne governative che ostacolano fortemente la loro libera determinazione, le comunità zapatiste proseguono con fermezza nella costruzione della propria autonomia attraverso progetti di salute, educazione, cooperative, lavoro delle donne, agroecologia e comunicazione.

Un aspetto rilevante nella zona di Roberto Barrios è il legame tra le diverse aree di conoscenza. Il Centro Culturale di Educazione e Tecnologia Autonomo Zapatista (CCETAZ) è un buon esempio di questo concetto. In questa struttura, ragazze e ragazzi più che imparare semplicemente, raccolgono differenti forme di conoscenza, per esempio nell’agroecologia o la salute. Si combina la saggezza indigena con i diversi elementi contemporanei, sempre con la preoccupazione di progredire per il bene di tutti.

La comunicazione è un altro settore importante nella zona del Caracol V. Per i problemi con i gruppi filogovernativi e paramilitari si sono dovute chiudere le radio comunitarie. Ma ci sono molte attività nel settore dei filmati; la commissione video lavora dal 1998 ed ha pubblicato molti documentari sui differenti aspetti del movimento: testimonianze, registrazioni della musica tradizionale, documentazione dei lavori collettivi e dei processi di resistenza nelle varie comunità autonome della zona di Roberto Barrios ed altre zone zapatiste. Questi filmati sono la memoria politica, culturale e sociale del movimento ed inoltre sono strumenti efficaci per diffondere la lotta zapatista in tutto il mondo attraverso le molte reti della solidarietà.

Alla fine dello scambio con la Brigata Europea, la Giunta di Roberto Barrios ha affermato che la cosa più importante sono i processi di auto-organizzazione nei villaggi zapatisti: “Quella che conta è la consapevolezza. Non vogliamo le briciole, bensì un mondo più giusto”.

BRIGATA EUROPEA DI SOLIDARIETA’ CON GLI ZAPATISTI

COMUNICATO STAMPA N. 7

15 luglio 2010

La Brigata Europea di Solidarietà col Movimento Zapatista visita il Caracol I “Madre de los caracoles del mar de nuestros sueños” nella comunità di La Realidad nella Zona Selva Fronteriza. Nell’incontro con i responsabili della Giunta di Buon Governo (JBG), nell’ambito della repressione che subiscono, parlano della depredazione del territorio nella Riserva della Biosfera dei Montes Azules, e dicono alla Brigata che li vogliono spogliare delle comunità e ricollocarli, pagando “indennità” fino a 200.000 pesos. Affermano che questi espropri di massa sono direttamente legati “alla privatizzazione ed al saccheggio delle risorse naturali” in una zona molto ricca di biodiversità, come acqua, petrolio, legno o interessi farmaceutici. “La terra è di chi la lavora e non permetteremo che ce la tolgano”, ha dichiarato la JBG. In questo contesto c’è già stato un intervento dell’Esercito Federale nella comunità del Municipio Autonomo “Tierra y Libertad” col pretesto di cercare armi nelle case dei contadini.

In quanto ai progressi dell’Autonomia gli zapatisti hanno informato la Brigata Solidale riguardo i settori di Salute, Educazione, Cultura, funzionamento del Governo autonomo nella zona, giustizia e la Banca Popolare Autonoma Zapatista.

Salute:

Nella zona sono stati realizzati un Ospedale-Scuola completo e tre cliniche municipali. Le promotrici ed i promotori di salute sono presenti in tutte le comunità. Hanno descritto l’importanza della Medicina Tradizionale che si pratica in tre ambiti: erboristeria, ostetricia e ortopedia. Hanno sottolineato l’importanza della prevenzione descritta in 47 punti, come per esempio le misure igieniche in tutti gli ambiti. Una responsabile di salute ha detto alla Brigata che a breve inizieranno nella zona le attività su Salute Sessuale e Riproduttiva. “Grazie alla strada fatta nell’ambito della sanità ribelle, la mortalità infantile e materna è decisamente diminuita”, ha affermato.

Educazione:

In questa Zona del territorio autonomo ribelle esistono 4 Livelli di Istruzione. Prenivel chiamato “Risveglio”, Primo Livello “Nuova Alba”, Secondo Livello “Nuova Creazione” e Terza Livello “Il cammino verso il futuro”. Affermano inoltre di avere opportunità per gli adulti che vogliono alfabetizzarsi. “I promotori e le promotrici non ricevono un salario, ma   aiuti per i lavori comunitari e per il vitto”, dicono.

Cultura:

“I nostri nonni possiedono molta esperienza anche se non sono andati a scuola. Sono molto preziosi per la nostra cultura”, dicono gli Zapatisti. Danno anche molta importanza alla musica come forma di espressione culturale.

Funzionamento della Giunta di Buon Governo:

“Siamo nominati dal popolo nelle assemblee senza bisogno delle urne, ma per consenso”. La JBG è formata da 24 componenti, 12 uomini e 12 donne dei quattro municipi e gli  incarichi sono a rotazione.

L’Altra Giustizia:

“Chi è nel torto svolge lavori per la collettività”. Non come fa il “malgoverno” che “mette in prigione per molti anni richiedendo un’enormità di spese”; le persone che commettono un errore devono svolgere lavori per il bene comune, commenta la JBG. Descrivono anche come agiscono nel caso della mafia del traffico di esseri umani, molto comune nella zona: fermano i “coyotes” (trafficanti di clandestini – n.d.t.) e lasciano liberi “i fratelli che cercano un lavoro”.

Ed infine descrivono alla brigata un progetto molto innovativo nel funzionamento dell’autonomia: La Banca Popolare Autonoma Zapatista (BANPAZ). Dicono che è una banca anti-capitalista e che ha un deposito fisso di denaro. Si concedono prestiti solo in casi di malattia per aiutarsi a vicenda e risolvere problemi economici causati da problemi gravi motivi di salute.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Ancora minacce di sgomberi.

La Jornada – Venerdì 16 luglio 2010

Indígeni del Chiapas denunciano di essere minacciati di sottrazione delle loro terre

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 15 luglio. “Il governo sta cercando distruggere le organizzazioni del popolo per impadronirsi delle terre”, sostengono i rappresentanti dell’ejido San Sebastián Bachajón, aderenti all’Altra Campagna. Gli ejidatari denunciano nuovamente azioni di vessazione e minacce contro comunità e coloni da parte di funzionari del governo dello stato.

In particolare, si riferiscono all’insediamento nel rancho Virgen de Dolores, occupato dagli indigeni agli inizi del gennaio scorso. Si tratta di un ex podere privato su cui reclamano il diritto da molti anni.

Lo scorso 7 luglio, alcune famiglie dell’ejido San Sebastián Bachajón, insediate nel rancho Virgen de Dolores, vicino al capoluogo municipale di Chilón, “sono state provocate da un gruppo di priisti chiamato Fundación Colosio, attualmente noti come del Partito Verde Ecologista del Messico (PVEM) e guidati da Carmen Aguilar Gómez”, che era arrivato sul posto accompagnato dal delegato di Governo a Chilón, Ledín Méndez Nucamendi, e dal sottosegretario di Operación Política della zona selva, Alejandro Constantino Pérez.

Secondo la nuova denuncia dell’ejido, queste persone “sono venuti con atteggiamenti violenti a minacciare i compagni, dicendo loro che sarebbe stato meglio che si alleassero col governo, poiché gli avrebbe pagato le terre e dato anche le case oltre a 30 mila pesos dai progetti”.

Nel caso di non avessero accettato la proposta, i priisti, oggi verdi, hanno avvertito gli indigeni: “è meglio che prepariate le valigie, perché occuperanno le terre”. Ma i coloni hanno risposto: “Noi, come organizzazione aderente all’Altra Campagna, non negoziamo con i delinquenti, tanto meno con partiti politici né col governo”.

Aguilar Gómez, oggi dirigente degli invasori, “quattro mesi fa è stato espulso dall’organizzazione per vari reati, come furto d’auto, ed attualmente è al servizio del governo”. Già in altri tempi, “quando era funzionario del municipio, aveva falsificato la firma sui buoni benzina, per questo aveva scontato un periodo di detenzione nella prigione di Yajalón, ed ora si nasconde nel Partito Verde con l’appoggio dal delegato di Governo”.

Questa persona si presenta ancora come rappresentante di San Sebastián, mentre non lo è più. Ed al governo “non importa con chi si allea”, commentano i rappresentanti ejidali. Ora, si mette con “delinquenti, per distruggere l’organizzazione che sta a difesa delle terre, e così impadronirsi dei centri turistici, come le cascate di Agua Azul” ed i suoi dintorni, ed imporre i “suoi progetti transnazionali”. Citano anche il progetto della superstrada San Cristóbal-Palenque.

Di fronte alla possibilità di “eventuali aggressioni ai compagni insediati nel rancho Virgen de Dolores”, gli ejidatari accusano “direttamente” il segretario di Governo, Noé Castañón León, “per i suoi interessi politici, poiché sta cercando di scatenare un conflitto contro l’organizzazione; come aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN vogliamo dire chiaramente al governo che difenderemo le terre a qualsiasi costo”.

Nelle dichiarazioni rese oggi, i rappresentanti di San Sebastián riterranno responsabile il governatore Juan Sabines Guerrero “di quello che potrebbe succedere”. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/16/index.php?section=politica&article=022n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Comunicato 5.

BRIGATA EUROPEA DI SOLIDARIETA’ CON GLI ZAPATISTI

COMUNICATO STAMPA N. 5

15 luglio 2010

Visita ad Agua Clara, Caracol IV “Torbellino de Nuestras Palabras

Nel suo quinto giorno di visita la brigata è arrivata allo stabilimento balneare El Salvador che appartiene alla comunità di Agua Clara. E’ stata molto cordialmente ricevuta nel paesaggio idilliaco situato sulle rive del fiume Xumul Ha. Questo luogo esiste grazie all’impegno assunto dagli Zapatisti per conservare gli spazi naturali.

Il territorio che circonda la comunità di Agua Clara è stato recuperato con la sollevazione  del 1994. La strategia di contrainsurgencia del malgoverno ha provocato divisioni tra la popolazione. Ora, c’è gente che sostiene il PRI e l’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (OPDDIC), che è l’arma che utilizza il malgoverno per provocare scontri tra le comunità. Il suo carattere paramilitare è dimostrato dalle numerosissime aggressioni che stanno subendo da quando quest’organizzazione è arrivata sul posto. (Si vedano i comunicati della JBG sulle aggressioni subite). Raccontano che il malgoverno manda la sua gente ad ammazzare e fare sgomberi. Minacciano, sequestrano e imprigionano fabbricando dei reati. Inoltre, agenti di polizia vengono sul posto in gran segreto per spiare.

Per accedere ad Agua Clara bisogna passare prima per due entrate a pagamento. La prima appartiene alla OPDDIC. Appropriarsi della terra per venderla e privatizzarla è l’obiettivo di questa organizzazione. La seconda entrata a pagamento è degli zapatisti che tempo da tempo hanno recuperato questa terra e l’attività dell’hotel. Molte persone di diversi paesi vengono a visitare il luogo.

Allo scopo di far allontanare le persone, oltre a richiedere una tariffa d’ingresso doppia, alcune volte quelli della OPDDIC “spaventano” le persone che vengono in visita dicendo loro che gli zapatisti sono “ladri e malviventi”.

Prima, lo stabilimento balneare era un ristorante che poi era diventato un bar dove si vendevano alcolici. Gli zapatisti hanno recuperato questo spazio per preservare la natura e creare uno spazio a disposizione di tutti. Per vigilare e gestire il luogo si organizzano collettivamente attraverso dei turni.  Raccontano alla brigata che alcuni vengono da regioni molto lontane ma non desistono: “Ora che siamo qui, non lo cederemo mai”

Sottolineano che la terra non si vende ma è di chi la lavora, ed è il loro modo di resistere al progetto di privatizzazioni del governo che usa il pretesto di proteggere la Riserva Naturale. Gli zapatisti non la gestiscono per fare affari o perché se ne approfittino poche persone. Affermano che non hanno bisogno dei soldi, ma quello che vogliono è lavorare. Lavorare la terra collettivamente, preservarla affinché i loro figli e le generazioni future ne possano godere. “Non abbiamo vergogna perché non stiamo rubando ma stiamo lavorando la terra. Non abbandoneremo mai la lotta.” È duro il lavoro che svolgono, ma lo stesso mostrano il volto della resistenza e della dignità.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Comunicato 4.

BRIGATA EUROPEA DI SOLIDARIETA’ CON GLI ZAPATISTI

COMUNICATO STAMPA N. 4

13 luglio 2010

La Brigata Europea di Appoggio agli Zapatisti è arrivata nel Caracol IV di di Morelia, Torbellino de Nuestras Palabras, per condividere le voci e le esperienze delle compagne e compagni zapatisti.

“Il popolo nomina in assemblee i suoi governi ed il governo obbedisce al popolo”. Così la Giunta di Buon Governo “El Corazón del Arcoiris de la Esperanza” ha iniziato a raccontare la sua auto-organizzazione a tutti i livelli, dai paesi, municipi, regioni fino alla zona Zotz Choj.

La Giunta di Buon Governo, come massima autorità di questa zona zapatista, coordina e lavora con le diverse commissioni come salute, educazione, comunicazione, terra e territorio, a tutti i livelli. Gli zapatisti insistono sul fatto che il popolo deve sapere come si spendono le risorse economiche “fino all’ultimo peso” e la commissione di vigilanza è incaricata di diffondere le informazioni per garantire la trasparenza.

L’educazione, “obbligatoria fino alla vecchiaia”, come dice il coordinatore, è uno degli assi fondamentali per l’emancipazione del popolo. Per gli zapatisti, l’educazione è un processo di cui fa parte la scuola per le bambine e i bambini, ma anche i laboratori che si stanno realizzando per gli adulti. A Morelia, ci sono i livelli primario e secondario divisi a loro volta in 3 gradi che durano il tempo necessario al loro completamento. Non si insegnano solo lettura, scrittura, matematica, storia, geografia, politica e scienze naturali, ma anche cultura, produzione ed arte. Risultato di questo lavoro è che quest’anno 2010 uscirà la prima generazione di studenti della scuola tecnica secondaria, che assumeranno incarichi nell’educazione o in altri settori secondo la necessità della loro comunità e la loro volontà.

Si è parlato anche di come si sta organizzando il settore della salute attraverso varie cliniche nei tre municipi e delle commissioni. Tra altri, sottolineano i progressi nell’ambito della mortalità materna ed infantile con la formazione di levatrici e promotori, dei laboratori di prevenzione e dell’uso dei medicinali allopatici (chimici) e di erboristeria.

Un altro aspetto della creatività del movimento zapatista nella resistenza quotidiana è il lavoro collettivo delle tre radio comunitarie e della squadra di cineasti. L’impegno dei promotori nel diffondere i progressi in materia di salute, educazione ma anche di diffusione di interviste registrate e musica è deciso e instancabile.

La questione dell’ambiente e delle risorse naturali, sempre centrale nella riflessione della costruzione dell’autonomia zapatista, a Morelia è incentrata sulla conservazione della foresta. Oltre a prendersi cura di boschi e sorgenti “affinché li vedano i nostri figli”, si stanno costituendo vivai per la riforestazione.

Per quanto riguarda la situazione attuale di persecuzioni ed aggressioni, gli zapatisti affermano che il “malgoverno”, attraverso gruppi paramilitari (OPDDIC, ORCAO) vuole recuperare le terre per sviluppare zone turistiche e sfruttare le risorse naturali vendendole agli investitori stranieri. Dicono che proseguono le tensioni a Bolon Ajaw e Agua Clara anche se per adesso la situazione sembra più tranquilla. Denunciano inoltre che si introducono molti progetti per dividere ed infiltrare le comunità e le donne, come nel caso del programma “Oportunidades”.

Come sempre, gli zapatisti spiegano con umiltà ma con degna determinazione, come si resiste attraverso le assemblee, la costruzione dell’autonomia ed il rifiuto delle provocazioni e dei progetti capitalisti dei tre livelli del governo ufficiale. Il cammino che le comunità zapatiste hanno percorso fino ad oggi è ormai ben avviato e vanno avanti decisi a “camminare domandando”, per costruire un altro mondo dove convivono molti mondi.

Brigata Europea di Appoggio agli Zapatisti

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Conflitto zapatisti-Ocez.

La Jornada – Mercoledì 14 luglio 2010

Conflitto per una proprietà in Chiapas tra basi zapatiste e membri della OCEZ-RC

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis. 13 luglio. La comunità Candelaria El Alto (municipio Venustiano Carranza), aderente all’Altra Campagna e comproprietaria del podere El Desengaño, è in conflitto, che potrebbe degenerare, con membri dell’Organizzazione Campesinao Emiliano Zapata-Regione Carranza (OCEZ-RC). I gruppi si accusano a vicenda su questa proprietà.

La comunità sostiene che “è stato comperato dai nostri genitori e nonni che c’hanno messo anni per pagarlo (al proprietario terriero Magín Orantes). Erano peones acasillados dal 1950″. Il possesso è legittimo e legale, insistono, comprovato da scritture pubbliche del novembre 1992 e luglio 1997. “In quegli anni abbiamo legalizzato le terre, perché avevamo raccolto poco a poco i soldi per pagare le pratiche”.

Dicono che quelli della OCEZ-RC sostengono di vivere lì “da 10 anni sulle nostre terre, ma questo non è vero; nel 1996 invasero 95 ettari di terre nostre che abbiamo denunciato al governo, ma questo non ha fatto niente”. Nel 2004 è stato firmato un verbali di accordo con la OCEZ-RC, “dove causa le loro pressioni e minacce avevamo deciso di lasciare loro i 95 ettari”. Nei verbali, questi “si impegnavano a smetterla di fare invasioni di terre e vivere in pace, ma un anno dopo fecero un’altra invasione”, proclamandosi padroni di altri 185 ettari. “Siamo stanchi delle loro bugie, aggressioni e minacce, ma abbiamo paura, perché loro si comportano come se fossero le vittime”.

Da parte sua, la OCEZ-RC, informando il segretario di Governo, il 9 luglio scorso sosteneva che i suoi affiliati di San José La Grandeza “avevano recuperato” queste proprietà 10 anni fa, e chiedeva un tavolo di dialogo nel palazzo di governo, a Tuxtla Gutiérrez. Ribadiva inoltre l’accusa che gli aderenti all’Altra Campagna di Candelaria sono gli aggressori; li accusano perfino di fare da “prestanome” del finquero e dei “paramilitari”.

Questi ultima così replicano: “Vogliamo dire chiaramente che non siamo un gruppo paramilitare. Sono loro che vanno in giro in divisa e armati. Ci hanno lanciato minacce molto forti, usano la violenza ed hanno ferito a colpi d’arma da fuoco un compagno. Quando entrano nelle nostre terre ammazzano le nostre poche mucche, rubano pompe d’acqua, cavalcature, machete, attrezzi ed orologi. Sparano. Da quando hanno cominciato ad invaderci, hanno distrutto la casa padronale e la cappella. Si coprono il volto e portano armi di grosso calibro. Ci siamo appellati alle autorità ma non abbiamo avuto risposta. E’ da 5 anni che viviamo sotto la loro minaccia e con la paura di andare a lavorare nelle nostre terre”.

I contadini di Candelaria denunciano: “Quando vengono ad invadere i nostri appezzamenti usano la stessa strategia, con passamontagna, armi e minacce. Così si sono presi altre proprietà come El Prado, El Chaparral, Santo Domingo, San José La Rivera y El Paraíso, ed alcune le mettono in vendita. Negli mesi scorsi hanno bruciato la montagna, come se fosse loro. Non cederemo più nemmeno un pezzetto della nostra terra, anche se ci offrissero dei milioni, perché è l’unica cosa che abbiamo”.

Ricordano che il 27 aprile, mentre stavano lavorando, “molto preso al mattino è arrivata gente vestita di nero, con armi, a gruppi, che metteva bandiere rosse e nere sugli alberi, e noi siamo scappati. Un compagno ha tentato di togliere le bandiere per prendere qualche prova e loro hanno cominciato a spararci”. Poi, quelli della OCEZ-RC hanno denunciato di “aver subito un’imboscata”, “ma sono stati loro ad aggredirci sulle nostre terre”.

Il 6 luglio, 60 persone vestite di nero ed armate hanno trattenuto per quattro ore tre contadini che stavano lavorando sul loro appezzamento. “Hanno bruciato le nostre milpas, fumigato la canna da zucchero e danneggiato gli orti; si sono portati via la frutta ed hanno seminato mais. Hanno tagliarono le recinzioni che dividono i nostri appezzamenti. Può un’organizzazione campesina che difende i poveri agire in questo modo contro gli stessi contadini che non appartengono alla loro organizzazione?”, si chiede la comunità Candelaria El Alto, mentre chiede al governo di intervenire e che “compri loro le terre da un’altra parte”. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/14/index.php?section=politica&article=017n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Libera America Del Valle.

La Jornada – Mercoledì 14 luglio 2010

IL GIUDICE CANCELLA IL MANDATO DI CATTURA CONTRO AMERICA DEL VALLE

http://www.jornada.unam.mx/2010/07/14/index.php?section=politica&article=002n1pol

Almoloya de Juárez, Méx., 13 luglio. Il giudice superiore della corte penale di Toluca, con sede nel penitenziario di Santiaguito, nel municipio di Almoloya de Juárez, Hugo Martínez González, ha ordinato la cancellazione del mandato di cattura contro América del Valle Ramírez e Josefina del Valle Medina, figlia e sorella, rispettivamente, del dirigente del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra (FPDT), Ignacio del Valle Medina, sulle quali pesava l’accusa di presunto sequestro di persona.

Gli atequensi accolgono con riserva la decisione

San Salvador Atenco, Méx., 13 luglio. Il Fronte dei Popoli in Difesa della Terra (FPDT) di San Salvador Atenco ritiene “giusta” la cancellazione dei mandati di cattura contro América del Valle Ramírez e Josefina del Valle Medina. Tuttavia, accoglie la decisione con le dovute “riserve”.

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Pattugliamenti a La Garrucha.

La Jornada – Martedì 13 luglio 2010

L’ESERCITO TORNA A PATTUGLIARE LA GARRUCHA

HERMANN BELLINGHAUSEN

San Cristóbal de las Casas, Chis. 12 luglio. La giunta di buon governo (JBG) zapatista di La Garrucha denuncia che l’Esercito federale ha ripreso i pattugliamenti intimidatori giorno e notte, su camion e veicoli blindati. “Realizza voli radenti sulle comunità con gli elicotteri. Queste operazioni si sono intensificate da 15 giorni”.

Ricevendo la Brigata Europea di Solidarietà nel CaracolResistencia hacia un nuevo amanecer“, la JBG della selva tzeltal aggiunge che, nello stesso tempo, “il governo gestisce le azioni dei paramilitari”, e sostiene che: “Nel territorio del Caracol c’è costante conflitto. Il malgoverno non vuole altro che distruggere la costruzione dell’autonomia. Offre denaro per dividere le comunità, e più di tutto dà denaro alla gente dei partiti e al gruppo paramilitare Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) perché mettano in piedi delle provocazioni contri le basi di compagni zapatisti”.

Le autorità autonome spiegano: “Il governo dà un po’ di soldi a donne, bambini, vecchi. Regala lamiere per i tetti, cemento, assi di legno. Adesso il malgoverno è diventato buono. Ma non sono altro che briciole. Vuole comprare la dignità delle basi di appoggio. Ma gli zapatisti conoscono bene i suoi trucchi.

“Adesso dà i soldi a questi dei partiti perché provochino la violenza. Vuole rubare le terre che gli zapatisti hanno recuperato nel 1994. Dà soldi per distruggere la nostra organizzazione e siccome non può comprare gli zapatisti, appoggia i paramilitari affinché facciano il lavoro sporco ed ordina ai suoi eserciti di perseguitare i municipi autonomi”.

La JBG racconta che si è creata una “grande tensione” a Peña Limonar  e Amaitik, municipio autonomo Ricardo Flores Magón. Ad Amaitik i paramilitari nel 2002 uccisero impunemente due autorità autonome. “Dopo qualche tempo la JBG propose un dialogo di riconciliazione con i priisti. I suoi leader lo respinsero ed il consiglio autonomo privò della terra, secondo il diritto ejidale, le nove persone coinvolte. Sette anni più tardi, questi paramilitari sono tornati ad Amaitik avvalendosi di documenti forniti dal governo”.

Il consiglio tentò un’altra volta il dialogo, e lo respinsero. La giunta di buon governo ha proposto di cedere 70 ettari, ma hanno respinto la proposta. Il 16 giugno dovevano venire a trattare, ma non sono venuti, riferisce la JBG alla brigata. “Gli zapatisti sono coscienti che cercano la provocazione affinché intervenga il governo. L’occupazione della scuola autonoma da parte di questi priisti conferma i sospetti della giunta”.

Ad Arroyo Granizo “si è sempre allevato il bestiame in maniera collettiva”, fino a che la militarizzazione non si è intensificata in maniera massiccia nella zona ed i priisti hanno abbandonato il lavoro. Ora, “con l’impulso del paramilitarismo, i priisti sono diventati più aggressivi; con le armi cercano di rubare il bestiame ed il foraggio alle basi di appoggio; tre maestri del governo agiscono come leader dei paramilitari, e si rifiutano di dialogare”. Sui Montes Azules il governo “ha provocato l’esodo di numerose comunità”. Con il pretesto della protezione dell’ambiente, “sgombra il terreno per l’ingresso nella selva dei grandi investitori, del turismo di lusso e l’appropriazione delle risorse biologiche per brevettarle”.

Le famiglie basi di appoggio che si sono opposte allo sgombero sono state cacciate con la forza e molti uomini sono stati arrestati. Oggi le loro terre sono vigilate da guardie private. Laguna San Pedro, El Paraíso e Laguna Suspiro “sono minacciate e si preparano a resistere”.

La voce secondo della costruzione di una centrale idroelettrica sul fiume Jataté, su terre della comunità Rómulo Calzato, sostiene la brigata,”hanno finito per mettere in allarme la JBG”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Denunce di aggressioni.

La Jornada – Sabato 10 luglio 2010

Indigeni tzeltales denunciano le aggressioni da parte di ex priisti nel municipio di Chilón

Ora diventati verdi reclutano membri della Opddic e paramilitari di Paz y Justicia

Hermann Bellinghausen

I coloni tzeltales del rancho Virgen de Dolores, nel municipio di Chilón (Chiapas), aderenti all’Altra Campagna, denunciano provocazioni e vessazioni da parte del “gruppo di priisti denominato Fundación Colosio, attualmente del Partito Verde Ecologista del Messico (PVEM)”.

I fatti sono avvenuti lo scorso 7 luglio, quando gli ex priisti, oggi verdi, hanno cercato di impadronirsi delle terre occupate dagli aderenti dell’Altra Campagna che da anni rivendicano i diritti su quei poderi.

Il gruppo aggressore, senza diritti sulle terre di Virgen de Dolores, era guidato da Carmen Aguilar Gómez, “insieme al delegato di Governo a Chilón e Fernando Cruz, originario dell’ejido Jotoljá”, informano i contadini attraverso le autorità ejidal di San Sebastián Bachajón.

Denunciano “direttamente” i governi statale e federale, il delegato del Governo, il coordinatore politico del PVEM e “il secondo commissario ejidale”, Francisco Guzmán Jiménez, alias Goyito. Tutti loro sarebbero responsabili “di qualsiasi cosa accada ai compagni, poiché hanno cercato di impossessarsi del rancho con estrema violenza, provocando verbalmente” ed intimando di abbandonare le terre.

Il delegato di Governo ha detto loro che le terre sono di coloro che si registrano presso il governo, e non sono di un gruppo di zapatisti “ladri e mangia bestie”.

Avvertono che, come aderenti all’Altra Campagna, difenderanno le loro terre “come indigeni, qualunque cosa succeda”. Dichiarano che la strategia del governo è “provocare un conflitto con interessi politici per impadronirsi dei centri ecoturistici per i loro progetti transnazionali sulle terre recuperate”.

Inoltre, ribadiscono, “non sarà mai negoziato con nessun ente del governo, che sia ben chiaro che la terra si difende e non si vende”.

Già a febbraio di questo anno, gli allora priisti (il cambio di partito è avvenuto durante le recenti elezioni statali e per le promesse elettorali dei candidati filogovernativi, che possono essere di diversi partiti) avevano aggredito a colpi d’arma da fuoco i coloni del rancho Virgen de Dolores. In quell’occasione fu evidente il sostegno degli allevatori del capoluogo municipale di Chilón, Trujillo e Ballinas, e dell’ex sindaco Sebastián, Encino Gutiérrez.

Bisogna dire che nella “nuova mappa” politica della regione il PVEM, fermo alleato del PRI, ha reclutato membri dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), e nei municipi vicini gente di Paz y Justicia, che come gruppo paramilitare ha spopolato nella zona nord dello stato nei dieci anni scorsi. Recentemente, questi nuovi verdi hanno assassinato un contadino chol senza motivo apparente, alla fine di un comizio elettorale.

Intanto, la Brigata Europea di Solidarietà con le comunità zapatiste, ha visitato il Caracol II di Oventik, sede della giunta di buon governo (JBG) degli Altos, che li ha informati della comunità di El Pozo (municipio autonomo di San Juan Cancuc), dove le basi dell’EZLN “sono state vittime della violenza di simpatizzante del PRD e del PRI lo scorso 21 giugno, i quali hanno aggredito la comunità con l’intento di tagliare i servizi di acqua e luce”.

Attualmente, le basi di appoggio zapatiste di El Pozo sono sfollate a causa delle minacce. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/10/index.php?section=politica&article=016n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Comunicato n. 3.

BRIGATA EUROPEA DI SOLIDARIETA’ CON GLI ZAPATISTI

COMUNICATO STAMPA N. 3

10 luglio 2010

La Brigata Europea di Solidarietà con gli Zapatisti è arrivata nel Caracol di La Garrucha dove è stata cordialmente ricevuta dalla Giunta di Buon Governo della Zona Selva Tzeltal.

La JBG ha illustrato i processi di repressione che stanno vivendo in quella zona, attraverso la persecuzione contro le Basi di Appoggio Zapatiste da parte di gruppi paramilitari come la OPDDIC, oppure col tentativo costante di indebolire e dividere le comunità attraverso programmi di carattere assistenziale che, come spiega la Giunta, lungi da andare alla radice dei problemi, piuttosto li incrementano.

Nell’incontro con le autorità ribelli che comandano obbedendo alle decisioni dei loro popoli, alla Brigata hanno descritto che esiste repressione in diversi luoghi dei quattro Municipi Autonomi di quella Zona. Per esempio, nella comunità Peña Limonar e Amaitik, il governo vuole provocare “conflitti intracomunitari” proteggendo i paramilitari.

Questa stessa strategia viene usata anche nella comunità di Arroyo Granizo. I priisti hanno cercato di rubare il bestiame ed il foraggio collettivi alle basi di appoggio. Il consiglio del municipio ha quindi cercato di frenare la risposta da parte dei contadini derubati, per non cadere nella provocazione.

Nei Montes Azules, riserva della biosfera molto ricca di risorse naturali e biodiversità, la Giunta racconta che “il malgoverno paga gli indigeni perché abbandonino le loro terre e così darle in concessione alle multinazionali farmaceutiche”. Inoltre dicono che in questa zona selvaggia ci sono grandi interessi per i potenti investitori, come i progetti ecoturistici, il commercio del legname, ecc. E’ già stata sgomberata la comunità di Laguna San Pedro per essersi opposta a questi progetti, e corrono serio pericolo le comunità in resistenza Laguna Suspirio e Laguna Paraíso.

La Brigata ha potuto conoscere gli importanti progressi nel processo autonomo zapatista della Zona Selva Tzeltal in ambito di giustizia, lavoro cooperativo, radio comunitarie e educazione.

Un’altra area nella quale i popoli zapatisti mettono molto impegno è la salute. I delegati e le delegate europei non solo hanno visitatola Clinica Municipale, ma anche la Clinica della Donna “Comandanta Ramona”, dedicata al diritto alla salute ed ai diritti delle donne. Inaugurata l’8 Marzo 2008 è gestita dalle promotrici di salute non solo per mettere in pratica il diritto alla salute sessuale e riproduttiva, ma anche per rivendicare il loro diritto a partecipare a tutti i livelli nella costruzione dell’autonomia secondo legge rivoluzionaria delle donne.

Brigata Europea di Solidarietà con gli Zapatisti

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Comunicato 2.

BRIGATA EUROPEA DI APPOGGIO AGLI ZAPATISTI

COMUNICATO STAMPA N. 2

8 LUGLIO 2010

Prosegue la visita della Brigata Europea di Solidarietà con gli Zapatisti, iniziata due giorni fa.

La Brigata è arrivata a Caracol II di Oventik, sede della Giunta di Buon Governo della Zona Altos del Chiapas.

Qui la Brigata è stata ricevuta dalla Giunta stessa, alla quale è stata espressa la solidarietà dell’Europa che sta in basso e a sinistra. La JBG ha raccontato della comunità di El Pozo (Municipio Autonomo di San Juan Cancuc), che è stata vittima della violenza di simpatizzante dei partiti PRD e PRI che il giorno 21 giugno hanno aggredito i compagni e le compagne di quella comunità con l’intento di tagliare il servizio di acqua e luce.

A causa del brutale aggressione subita da due compagni basi di appoggio zapatiste, ci sono stati 2 morti dalla parte non zapatista, per legittima difesa, ed anche 2 feriti (uno dei quali, Miguel Pérez Hernández, è piantonato dalla polizia nell’ospedale “Vida siegura” a Tuxtla), e 2 promotori di salute zapatisti, Miguel Méndez Santís e Diego Martínez Santís, sono stati ingiustamente imprigionati nel carcere di San Cristóbal. Attualmente la comunità è sfollata causa le minacce.

Mentre il governo vuole dividere le comunità, per mezzo di programmi assistenziali come Procampo o Provivienda, appoggiando sette religiose o appoggiando gruppi paramilitari per provocare scontri e giustificare così l’intervento della polizia o dell’esercito federale, gli zapatisti non vogliono scontrarsi con membri delle stesse comunità e cadere nella trappola dal malgoverno.

I membri della Brigata Europea di Solidarietà hanno potuto informarsi anche sui progressi dell’autonomia zapatista. Nel settore dell’Agroecologia, per esempio, un responsabile ha raccontato come resistono e costruiscono alternative “al sistema capitalista che vuole produrre e produrre e non restituire niente alla terra” con progetti contro le coltivazioni transgeniche come “La Semilla Madre en Resistencia”.

Hanno visitato anche la Clinica Autonoma “La Guadalupana” e li hanno parlato degli importanti risultati sulla salute, per esempio, sulla prevenzione di malattie curabili che prima provocavano numerose morti tra i bambini.

“Siamo promotori e promotrici, promuoviamo l’educazione, non insegniamo”, ha detto uno dei responsabili del sistema di Educazione Autonoma della Zona Altos. Gli europei hanno potuto ascoltare anche temi come il funzionamento della Giustizia, le cooperative di produzione o i lavori collettivi delle donne ribelli in quella zona.

I delegati europei sottolineano le parole della Giunta di Buon Governo: “Davanti a questi colpi politici, economici e morali, continuiamo a resistere sviluppando coscienza. Resistiamo respingendo gli aiuti del governo, ma anche organizzando meglio la nostra autonomia: la scuola, la salute tra altre cose, sono ambiti di lavoro attraverso cui resistiamo. Ci costamolto, ma vogliamo dimostrare al governo che siamo capaci di vivere da soli e fare le cose da noi soli”.

Equipe di coordinamento della Brigata

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 8 luglio 2010

La Brigata Europea di solidarietà con gli zapatisti visita le zone in resistenza

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 7 luglio. La brigata europea di solidarietà con gli zapatisti ha iniziato a Mitzitón il suo annunciato viaggio nelle comunità in resistenza. Lì, i suoi componenti hanno incontrato le autorità dell’ejido, aderente all’Altra Campagna, che hanno spiegato che “il problema principale” per la comunità è “la copertura che il governo statale offre ai paramilitari, economica e politica”.

Giunta in Chiapas questa settimana, la brigata, che si presenta come di “appoggio e fratellanza” con le comunità zapatiste, viene ad “informarsi sulla situazione in cui si trovano, condividere la loro realtà, documentarla e diffonderla”.

Nello stesso tempo, gli attivisti denunciano “la campagna governativa contro la solidarietà nazionale ed internazionale, svergognata e pericolosa, fino ad arrivare a conseguenze mortali solo perché porta testimoni scomodi delle realtà ed atrocità che si avvengono”.

La brigata è formata da membri di collettivi, gruppi ed organizzazioni della Rete Europea di Solidarietà con gli Zapatisti, aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e di altri collettivi che “rivendicano la legittimità del progetto zapatista su scala europea, il loro diritto alla resistenza, alla disubbidienza, all’autonomia ed al proprio sviluppo; respingono l’usurpazione, l’esclusione, la repressione, le strategie contrainsurgentes, le violazioni dei diritti umani, ed appoggiano i progressi delle comunità indigene in resistenza e di altri movimenti che lottano in Messico”.

Assume come “ampiamente noto” che i popoli indigeni affrontano “quotidianamente” militarizzazione, paramilitarizzazione, corruzione ed impunità “da coloro che si alternano al potere politico ed economico nel paese, in chiara connivenza e complicità diretta dell’Unione Europea e del governo degli Stati Uniti”.

La brigata appoggia “un progetto di trasformazione sociale in base al diritto e al dovere degli individui, dei gruppi e delle istituzioni, di promuovere e proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali”. Annuncia che visiterà “il territorio zapatista e le comunità minacciate”, ed incontrerà aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona.

Il gruppo di attivisti europei informa che ha espresso la sua solidarietà alla comunità di Mitzitón, dove ha iniziato il suo percorso. Lì, gli indigeni resistono alle “aggressioni paramilitari del cosiddetto Ejército de Dios, guidato da Carmen Díaz, senza che il governo faccia nulla contro le sue minacce e provocazioni”.

La brigata esprime il timore che “il governo statale, invece di soddisfare la richiesta di Mitzitón di ricollocare i paramilitari, voglia ricollocare le due parti e prendersi le terre dell’ejido per poi consegnarle agli investitori transnazionali ed i loro megaprogetti turistici, poiché proprio sulle terre ejidali è tracciata l’autostrada San Cristóbal-Palenque, alla quale la comunità si oppone”. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/08/index.php?section=politica&article=016n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Brigata Comunicato 1.

BRIGATA EUROPEA DI APPOGGIO AGLI ZAPATISTI

COMUNICATO STAMPA N.1

7 luglio 2010

La Brigata Europea di Appoggio agli Zapatisti è partita da San Cristóbal in direzione di Comitán. Come prima tappa della loro visita, i membri della Brigata sono stati nella comunità di Mitzitón (aderente all’Altra Campana) dove hanno incontrato le autorità ejidali.

Nell’ambito degli obiettivi della Brigata, il gruppo di attivisti europei è solidale con questa comunità che resiste alle aggressioni paramilitari del cosiddetto gruppo “Alas de Águila – Ejercito de Dios“, guidato da Carmen Díaz, senza che il governo faccia nulla contro le minacce e le provocazioni di detto gruppo.

Durante l’incontro, le autorità hanno raccontato le loro sofferenze per colpa dei paramilitari, che sono un gruppo di persone che non hanno alcun diritto sulla terra perché è da anni che non cooperano per le spese comuni, nei lavori comunitari e nemmeno si prendono cura della foresta dove invece fanno disboscamenti indiscriminati.

Il problema principale, denunciano le autorità, è la copertura che il governo statale offre ai paramilitari. Non solo economica ma anche politica. C’è da sospettare che il governo statale invece di soddisfare la richiesta della comunità di Mitizón di ricollocare i paramilitari dell’Ejercito de Dios, piuttosto non voglia ricollocare le due parti e prendersi le terre di questo ejido, per poi consegnarle ai grandi investitori transnazionali per i loro megaprogetti turistici, poiché proprio attraverso le terre ejidali di Mitzitón è segnato il tracciato dell’autostrada San Cristóbal-Palenque, contro la quale resiste la comunità.

La brigata ha chiuso la sua visita recandosi al blocco della strada San Cristobal-Comitán. Le autorità ejidali denunciano che questa misura estrema di lotta è dovuta al fatto che il governo non fa il suo dovere: ricollocare i paramilitari.

Il giorno dopo la visita il blocco è stato rimosso a seguito dell’incontro dalle autorità ejidali con i rappresentanti governativi. Tuttavia la comunità di Mitzitón ha concesso il termine di un mese di tempo affinché il governo realizzi il ricollocamento dell’Ejército de Dios e faccia giustizia una volta per tutte per le aggressioni costanti dei paramilitari contro la comunità.

Brigata Europea di Appoggio agli Zapatisti

—————————-

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Comunicato Mitzitón.

COMUNITÀ DI MITZITON, ADERENTE ALL’ALTRA CAMPAGNA
6 luglio 2010

AI MEZZI DI COMUNICAZIONE
AI MEZZI DI COMUNICAZIONE
ALLA GIUNTA DI BUON GOVERNO DI OVENTIC
AI COMPAGNI ADERENTI ALL’ALTRA CAMPAGNA
ALLA ZEZTA INTERNAZIONALE
ALLA COMMISSIONE SESTA
AL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO (CNI)
AI DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI NAZIONALE ED INTERNAZIONALE

Compagne e compagni: 

I compagni di lotta, Aderenti all’Altra Campagna della comunità di Mitzitón vi mandano un grande saluto. Vogliamo farvi conoscere gli ultimi accordi presi nella nostra assemblea. 

1. – Alle ore 20:00 del giorno 5 luglio del 2010, riuniti nella casa ejidale di Mitzitón, abbiamo ricevuto la commissione del governo che si è impegnata a soddisfare la nostra richiesta di ricollocare i delinquenti e paramilitari dell’Ejército de Dios, Alas de Aguila.  A dimostrazione della nostra buona volontà, li abbiamo ricevuti ed abbiamo dato loro un termine di un mese affinché li ricollochino. Restiamo in disaccordo comunque, perché nel verbale il malgoverno non ha riportato questo termine, ma è stato detto verbalmente ed ora lo stiamo rendendo noto pubblicamente. Se entro questo termine il governo non rispetterà la sua parola, prenderemo altre misure poiché non siamo più disposti a continuare a sopportare delitti, danni, paura e provocazioni sui quali non si è mai indagato in tutto questo tempo e per i quali non è stata fatta giustizia da parte dei pubblici ministeri e funzionari di governo, perché tutti questi REATI, quali omicidio, tortura, sequestro, violenza, disboscamento, traffico di fratelli migranti, li abbiamo subiti noi, uomini, giovani, donne, bambini e bambine, anziani ed anziane della comunità, e li abbiamo denunciati tutti a suo tempo. 

2. – Il Segretario di Governo afferma che la Procura Generale di Giustizia non ha denunce penali di tutto questo che abbiamo subito e di cui sono responsabili i membri dell’Ejército de Dios e Alas de Aguila. Tuttavia, ci domandiamo: il sequestro, la tortura, la violenza, non sono reati gravi su cui la Procura deve indagare d’ufficio? I fatti sono stati denunciati pubblicamente e sono stati pubblicati dai giornali nazionali, quindi non possono dire di non conoscere i fatti che sono successi. Le nostre denunce giacciono nei cassetti della Procura Indigena, della Profepa, dell’INM e nessun ente di governo interviene per fare giustizia ai nostri compagni e compagne. Per questo l’assemblea di Mitzitón ha concordato di accettare solo il ricollocamento di queste persone. 

3. – Ripetiamo, sono 13 anni che denunciamo i fatti criminali di queste persone e non siamo più disposti a sopportarlo. Queste persone sono venute a vivere nella nostra comunità ed ora vogliono approfittare dei nostri boschi e delle nostre terre, ma non cooperano, non rispettano gli accordi comunitari, non fanno lavori collettivi, non partecipano alle assemblee, non sono ejidatarios ed invece trafficano con le persone, vessano e minacciano, sono armati, hanno ucciso il nostro compagno Aurelio investendo altri 5 compagni, hanno sequestrato il nostro agente ed il suo poliziotto insieme ad un altro compagno, i tre sono stati torturati gravemente e minacciati di bruciarli; aspettano le donne nei campi, quando vanno a pascolare gli animali, per molestarle eh hanno cercato di violentarle. Il governo sa tutto questo e non ha le denunce per agire? Allora com’è che paga alla vedova del defunto Aurelio Díaz Hernández una pensione mensile per i danni procurati da quelli dell’Ejércitos de Dios

4.- Siamo una comunità legalmente costituita come ejido, ci sono diritti e doveri, siamo anche un popolo indigeno e siamo messicani, difenderemo il nostro territorio perché senza esso non possiamo vivere. Esdras Alonso, comandante dell’Ejercito de Dios-Alas de Aguila tolga le mani dalla nostra comunità con tutta la sua gente, e che ci lascino vivere in pace. Non vogliamo più pretesti, la giustizia del governo può tardare altri 13 anni, ma prima che li ricollochino. Come abbiamo detto, hanno un mese di tempo.

Zapata vive y la lucha sigue!

Libertà per i Prigionieri Politici!

Il Popolo Unito Non Sarà Mai Sconfitto!

Distintamente
Il popolo organizzato di Mitzitón
ADERENTE ALL’ALTRA CAMPAGNA
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 (Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Incontro Mitziton-Governo.

La Jornada – Martedì 6 luglio 2010

E’ iniziato il dialogo tra l’assemblea ejidale di Mitzitón ed il governo chiapaneco

Hermann Bellinghausen. Mitzitón, Chis. 5 luglio. Questa notte è iniziato il dialogo tra la comunità di Mitzitón ed il governo statale, dopo che l’assemblea ejidale, che blocca la strada Panamericana tra San Cristóbal de las Casas e Comitán da giovedì scorso, ieri ha accettato  questo incontro con i funzionari.

In una lettera indirizzata al governatore Juan Sabines, gli indigeni hanno confermato di aver ricevuto la seconda comunicazione inviata ieri dal segretario di Governo, Noé Castañón, e rispondono: “Le sue due lettere ci sembrano piene di bugie e insulti contro la nostra comunità. Pensiamo che ancora non sapete rispettare gli indigeni e questo si nota perché dite che stiamo commettendo un reato e che non avete nessuna denuncia contro quelli dell’Ejército de Dios. Come? Governatore, non siamo stupidi.”

Alle 20:30 un lungo corteo di indigeni ha accolto la delegazione inviata dal governatore Sabines e guidata da Antonio Gamboa López, il quale si è presentato agli ejidatarios riuniti dentro e all’esterno della scuola come “rappresentante personale” del mandatario.

Iniziando, Gamboa ha detto: “Il governo non ha intenzione di ricollocare la comunità”, in riferimento ad una proposta precedente dove il governo proponeva di “ricollocare” tutta la popolazione per creare una “riserva forestale”, proposta respinta dagli indigeni. Anche il funzionario si è dichiarato disponibile a ricercare le condizioni “affinché la comunità di Mitzitón viva tranquilla.”

La protesta dei tzotziles è contro il gruppo “paramilitare”, secondo loro – di evangelici appartenenti all’Ejército de Dios. Gli ejidatarios esigono il ricollocamento di questi “non cooperanti“.

Hanno scritto a Sabines: “Dialogheremo con la sua commissione affinché non si dica che siamo chiusi nonostante siano 13 anni che dialoghiamo senza risolvere questo problema e malgrado lei abbia già dimostrato la sua unica volontà di proteggere i paramilitari perché l’aiutino a toglierci le nostre terre, così come ha detto di volerci ricollocare tutti. Signor governatore, siamo EJIDATARIOS non possidenti e siamo INDIGENI, non ci arrendiamo. Come le viene in mente di proporre il ricollocamento?”.

Inoltre hanno detto al segretario di Governo: “La costituzione protegge i paramilitari; non sa il suo segretario che la massima autorità di un’ejido è l’assemblea e che se qualcuno viola il regolamento l’assemblea può togliergli i diritti?”

Accettando una commissione governativa a Mitzitón “affinché dialoghiamo e perché ascoltino la nostra assemblea per vedere chi ha ragione”, hanno posto determinate condizioni che sono state rispettate dal governo, tra queste la presenza del comandante della polizia statale preventiva Romeo López; il segretario di Pueblos Indio, Jesús Caridad Muñoz; il pubblico ministero indigeno Marcos Shilón ed un rappresentante di Sabines, il citato Gamboa. Inoltre, è arrivato il delegato di Governo Luis Guillén.

Circondati da uomini e donne della comunità si sono presentati davanti alla commissione ufficiale le autorità ejidali e comunitarie: Silviano Pérez, Jesús Heredia de la Cruz, Juan Díaz Heredia, Osvaldo e Ciro Heredia Hernández. Il moderatore, accettata dalle parti, è Diego Cadenas Gordilo, direttore del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas.

L’assemblea si è impegnata affinché “non succeda nulla ai funzionari, parola di indigeni onesti”.

Alla chiusura di questa edizione il dialogo era ancora in corso. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/06/index.php?section=politica&article=016n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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BRIGATA EUROPEA DI SOLIDARIETA’ CON GLI ZAPATISTI IN CHIAPAS (MESSICO) 5 luglio2010

http://www.europazapatista.org/?Inicia-la-brigada-europea-de

Una brigata europea di solidarietà, appoggio e fratellanza con le comunità indigene ribelli è in Chiapas per salutare ed abbracciare i compagni e le compagne zapatisti, interessarsi della situazione in cui si trovano, condividere la loro realtà, documentarlo e diffonderlo.

Come delegazione e in rappresentanza del suo insieme, questa brigata è formata da membri di diversi collettivi, gruppi, organizzazioni della rete europea di solidarietà con gli zapatisti, aderenti alla Sesta Dichiarazione, e di altri collettivi che a livello europeo rivendicano la legittimità del progetto zapatista, del suo diritto alla resistenza, alla ribellione, all’autonomia ed al proprio sviluppo; che respingono l’usurpazione, l’esclusione, la repressione, le strategie contrainsurgentes e le violazioni dei diritti umani e ne chiedono la cessazione; che appoggiano i progressi e i risultati delle comunità indigene in resistenza e di altri movimenti che lottano in Messico.

È ampiamente noto che i popoli indigeni devono quotidianamente convivere ed affrontare la militarizzazione, la paramilitarizzazione, la corruzione e l’impunità da coloro che si alternano al potere politico ed economico in questo paese, in chiara connivenza e col consenso e complicità diretta dell’Unione Europea e del governo degli Stati Uniti.

La presenza della Brigata è di appoggio ad un progetto di trasformazione sociale, in base al diritto ed al dovere degli individui, dei gruppi e delle istituzioni di promuovere e proteggere universalmente i diritti umani e le libertà fondamentali riconosciute, e di denuncia della campagna governativa contro la solidarietà nazionale ed internazionale, sfacciata e pericolosa, fino ad arrivare a conseguenze mortali, semplicemente perché porta testimoni scomodi nelle realtà e atrocità che si compiono con le più che note responsabilità dirette e intellettuali.

Il lavoro della Brigata sarà di visitare il territorio zapatista e le comunità minacciate. Incontrerà gruppi aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona per una migliore conoscenza reciproca e scambio di informazioni ed esperienze.

Promuovono la Brigata Europea:

Alana –Grecia; ASSI (Acción Social Sindical Internacionalista) de Zaragoza – Estado Español; Associazione Ya Basta – Italia; caracol mundo-eco de latido en solidaridad -Viena, Austria; Caracol Solidario – Besançon, Francia; Caracol Zaragoza -Aragón-estado español; Centro de Documentación sobre Zapatismo (CEDOZ); Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo- Italia; Comité de solidarité avec les peuples du Chiapas en lutte (CSPCL) – Francia ; Confederación General del Trabajo -Estado Español; Fuga em Rede -Galizia, Estado Español; Grupo B.A.S.T.A – Alemania; Grupo IRU -Estado Español; Plataforma de Solidaridad con Chiapas de Aragón -Estado Español; Plataforma de Solidaridad con Chiapas de Madrid -Estado Español; Grupo Les trois passants, Paris-Francia); Red Latina sin fronteras – Estocolmo, Suecia; Unión Mexicana Suiza (UMES) – Zürich, Suiza; Solidaires (Unión Sindical) – Francia; Les trois passants (Paris-Francia)

Sostengono la Brigata Europea anche:

Spagna: Red Libertaria Apoyo Mutuo; Ecologistas en Acción; Attac España; Comité Óscar Romero de Madrid; Salva la Selva; Carlos Pereda, sociólogo de Colectivo Ioé; Centro de Defensa y Estudio de los Derechos Humanos (CEDEHU); Red de Economía Alternativa y Solidaria (REAS Aragón); Coordinadora Antifascista de Zaragoza; Centro Social Okupado La Vieja Escuela (Aragón); Komando Güebo (Aragón); La enredadera de Radio Topo; AraInfo – Achenzia de Notizias d´Aragón; Red de apoyo a sin papeles de Aragón; Asociación Vecinal de la Madalena “Calle y Libertad”; Foro Social de Segovia.
Grecia: Asocación de los Abogados de Salonica; Asociación de los Empleados del Banco de Pireus; Asociación de Objetantes de Conciencia, Salonica; Asociación Sindical de Profesores en las Academias Privadas ( SEFK); Asociación Sindical de Trabajadores en Librerías, Papelerías y Editoriales de Attica; Centro Social – Red de Emigrantes, Salonica; Colectivo F.A.R.M.A. (Lucha por métodos alternativos renovables y por la autonomía); Cooperativa de Comercio Alternativo y Solidario “LA SEMILLA”; Foro Social de Grecia; Iniciativa Antimilitarista; Iniciativa de los Habitantes de Kesariani, Atenas; Iniciativa Contra el Racismo de Salonica; Iniciativa para los Derechos de los Pres@s; Iniciativas de Lucha de los Maestros del Primer Grado, Salonica; Movimiento Radical de los Medic@s de los Hospitales de Salonica; Movimiento Radical Unido de Educadores de Salonica; Ocupación “Prapopoulou”; Xalandri, Atenas; Red de Apoyo de los Derechos de los Emigrantes; Red de las Organizaciones Ecologicas de Creta; Red por la Defensa de los Derechos Politicos y Sociales; Revista “RESISTENCIAS”; Revista “Utopia”; Universidad Free Underground (UFU).

Ed altre firma a titolo individuale di molte altre località in Europa.

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Liberare prigionieri politici.

La Jornada – Lunedì 5 luglio 2010

La Campaña Primero Nuestros Presos chiede la liberazione di 24 detenuti

Prosegue il blocco a Mitzitón per ricollocare i “non-cooperanti”

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 4 luglio. Una ventina di organizzazioni e collettivi dell’Altra Campagna, convocata dall’EZLN, che promuovono la Campaña Primero Nuestros Presos, rivendicano il rilascio di 24 detenuti politici in diverse prigioni del paese. Sono nove in Chiapas, tra loro tre basi di appoggio dell’EZLN: Francisco Méndez Velasco, Sebastián Hernández Gómez e Francisco Santis Méndez. Gli altri detenuti nello stato sono Alberto Patishtán Gómez, Rosario Díaz Méndez, Artemio Díaz Heredia, Manuel Heredia Jiménez, Pascual Hernández Gómez e Armando Méndez Pérez.

Intanto, prosegue da quattro giorni senza particolari incidenti il blocco stradale a Mitzitón, dove gli ejidatarios aderenti all’Altra Campagna chiedono il “ricollocamento dei “non-cooperanti” dell’Ejército de Dios.

Salutando la liberazione dei 12 detenuti di San Salvador Atenco, la Campaña Primero Nuestros Presos ribadisce il suo impegno “di estendere e rafforzare la lotta per un Messico senza prigionieri politici e senza repressione.

“La Corte Suprema di Giustizia della Nazione ci dà ragione. Ci mostra l’accanimento, la brutalità, l’ingiustizia e l’illegalità con le quali hanno agito i poteri e le istituzioni nel nostro paese… contro i nostri compagni. La loro libertà non è una concessione, bensì la conquista di una lotta lanciata dai compagni del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra, dall’Altra Campagna – principalmente i compagni dell’EZLN e le Basi di Appoggio Zapatiste – e da molte organizzazioni e persone.

“Fin dal primo giorno, nel 2006, centinaia di organizzazioni e migliaia di persone in Messico e nel mondo hanno preso parte alla lotta per la liberazione dei compagni dello stato del Messico”, sottolinea. L’Altra Campagna aveva installato un presidio all’esterno della prigione di Santiaguito che poi ha trasferito a a Molino de Flores.

La Corte Suprema di Giustizia Della Nazione non ha fatto giustizia, chiarisce, “ammette solo un arbitrio, non punisce gli assassini di Alexis Benhumea e Francisco Javier Cortez né i responsabili della tortura sessuale contro le compagne dell’Altra Campagna”, che hanno citato lo Stato messicano nei tribunali internazionali perché “in Messico è impossibile che il Potere Giudiziale giudichi i suoi pari dell’Esecutivo federale e dei governi statali”.

La Campaña Primero Nuestros Presos spiega che “nasce come proposta dei compagni della Commissione Sesta dell’EZLN per ridare impulso alla lotta per la libertà dei detenuti il 3 e 4 maggio di 2006, ma anche per liberare i nostri prigionieri nel paese”. Ha visitato le prigioni di Oaxaca, Guerrero, Chiapas, Tamaulipas, stato del Messico, Distretto Federale, Nayarit ed altri, “ottenendo la liberazione di centinaia di aderenti all’Altra Campagna”.

I suoi prigionieri ancora dietro le sbarre sono: Víctor Herrera Govea (DF); Máximo Mojica Delgado, María de los Ángeles Hernández Flores e Santiago Nazario Lezma (carcere di Tecpan, Guerrero); Tomás de Jesús Barranco (Nayarit); gli indigeni di Loxichas: Agustín Luna Valencia, Álvaro Sebastián Ramírez, Justino Hernández José, Mario Ambrosio Antonio, Fortino Enríquez Hernández, Eleuterio Hernández García, Abraham García Ramírez e Zacarías P. García López (Santa María Ixcotel, Oaxaca), così come Abraham Ramírez Vázquez, del Comitato per la Difesa dei Diritti Indigeni-Xanica dell’Alleanza Magonista-Zapatista. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/05/index.php?section=politica&article=018n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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H. Bellinghausen: Atenco.

La Jornada – Lunedì 5 luglio 2010

Atenco e domani

Hermann Bellinghausen

È la vittoria di molti la liberazione degli ultimi detenuti di Atenco, sul punto di restare in gattabuia per tutta la vita (tre di loro sarebbero arrivati al il XXII° secolo in una prigione di massima sicurezza, quando narcos, sequestratori ed assassini seriali ne sarebbero già usciti). La lotta è riuscita dapprima a liberare decine di detenuti nelle carceri messicane, ed ora, in ultima istanza, hanno frustrato la vendetta del governo di Enrique Peña Nieto e del regime calderonista. Gli atenquensi non hanno ucciso nessuno, ma erano condannati a morte. Lo sforzo per impedirlo è stato enorme. Dice male del Messico che ci ha messo quattro anni per vincere questa battaglia di giustizia; a questo livello di sfacciataggine ed impunità è arrivato il sistema politico.

Dice bene, molto bene, del Messico, il fatto che per quattro anni ha resistito, senza indebolirsi, un movimento di protesta che per il mondo incarna un modello di resistenza all’ingiustizia e agli abusi del potere. Qui si sono incontrati i familiari con i gruppi e le diverse organizzazioni: indigeni, intellettuali, operai, donne senza paura, artisti, avvocati, gente di strada, ejidatarios, studenti e qualche giornalista.

Perché se andiamo ai media, vale la pena ricordare che la brutale punizione della resistenza a San Salvador Atenco e le comunità vicine fu aizzata apertamente dalle grandi televisioni e da buona parte dei giornali. Mostrano Ignacio del Valle, Felipe Álvarez, Héctor Galindo e gli altri, completamente fuori contesto e come “macheteros” violenti, chiedendone la punizione ed il governo obbedì.

Gli interessi dietro la repressione erano e continuano ad essere scandalosi. Una comunità agricola con eccellenti terre e risorse idriche le difese con intelligenza e coraggio quando il governo di panisti e priisti voleva costruire lì un grande aeroporto per la capitale. Gli atenquensi rovinarono gli affari a Fox, Montiel e soci. Riuniti nel Fronte dei Popoli in Difesa della Terra (FPDT) brandivano i machete che non hanno mai scaricato su persona alcuna. I machete di Atenco sono solo il loro punto esclamativo.

L’attacco poliziesco di maggio del 2006, guidato dal viceammiraglio Wilfrido Robledo Madrid, fu teletrasmesso in diretta (o meglio: le scene più sanguinose non furono trasmesse ed i notiziari ignorarono violazioni ed aggressioni sessuali, minacce di morte, tortura ed altre “libertà” che si presero i poliziotti federali e dello stato di México contro quegli irriducibili contadini).

L’umiliazione degli atenquensi fu pubblica. Controcorrente, riuscì ad essere pubblica anche l’indignazione di diversi settori e movimenti che hanno saputo restare uniti per tutto il tempo necessario. La liberazione dei detenuti del ’68, lotta anche questa lunga e difficile, ha richiesto meno tempo in un Messico ancora monolitico. Nelle repressioni del 2006 contro Atenco e Oaxaca, avallate da Felipe Calderón per aprirsi la strada verso Los Pinos, e per il futurista Peña Nieto, the man who would be president (“l’uomo che volle farsi presidente“, parafrasando Rudyard Kipling), è stata evidente la complicità tra governanti, poliziotti e mezzi di comunicazione: cinghie di trasmissione del potere imprenditoriale oltraggiato dalla plebaglia di Atenco nel 2002.

Il FPDT ed i suoi compagni non si sono mai dati per vinti. Come racconta Javier Hernández Alpízar, editore di Zapateando: “Le mobilitazioni furono molte: dalle iniziali chiusure di scuole e di strade promosse dall’Altra Campagna nel 2006, alcune di queste represse dal governo del Distretto Federale; la marcia con la quale L’Altra Campagna arrivò fino ad Atenco; un presidio durato anni nella prigione di Santiaguito e poi a Molino de las Flores; la formazione del Comitato Libertà e Giustizia per Atenco e il suo viaggio per 13 stati – cominciando dal Chiapas, ‘cuore della resistenza’ come disse Trinidad Ramírez – e la pressione seguita fino alla giornata internazionale di questo 29 giugno”.

E sottolinea: “il momento può essere la dimostrazione che si comincia a formare un contropotere: quello del movimento sociale”.

Abituati alla prostrazione dello stato di diritto e della vita civile nel paese, forse perdiamo di vista che le resistenze persistono nonostante le pressioni violente ed economiche che conoscono molto bene i comuneros di Atenco (anche ora il governo vuole comprare le loro terre per una manciata di milioni). La lotta, con un sostenuto appoggio internazionale, era diventata un incubo per visite presidenziali, ambasciate e consolati d’Europa e d’America.

Peña Nieto e i suoi comandanti di polizia godranno della stessa impunità di cui beneficia, fino all’ignominia, il governo di Oaxaca? In questi momenti nessuno sta vincendo là in alto. Almeno, non quelli che dicono di vincere. In mezzo alla confusione e al polverone emerge e pesa forte un pugno di uomini col sombrero che brandiscono i machete. Così come li vedete, piccoli e urlanti, hanno vinto, perché nessuno dubitava che avessero ragione. Vedendo il risultato, e quello che sta succedendo, non resta altro da dire che la lotta continua, col sorriso. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/05/index.php?section=opinion&article=a06a1cul

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Risposta degli ejidatari di Mitzitón al governo dello stato

Ejido Mitzitón, Municipio di San Cristóbal de las Casas
4 luglio 2010.
C. Juan Sabines Guerrero.
Governatore del Chiapas.

Abbiamo ricevuto la sua seconda lettera che ci manda il suo segretario di governo il Noé Castañón, e le rispondiamo quanto segue.

1 – Le sue due lettere ci sembrano piene di bugie e insulti contro la nostra comunità. Pensiamo che ancora non sapete rispettare gli indigeni e questo si nota perché dite che stiamo commettendo un reato e che non avete nessuna denuncia contro quelli dell’Ejército de Dios. Come? Governatore, non siamo stupidi.

2 – Ma nnon vogliamo nemmeno sprecare il nostro tempo con le sue bugie, non siamo ciechi e sappiamo che razza di gente sono i politici.

3 – Comunque, dialogheremo con la sua commissione affinché non si dica che siamo chiusi nonostante siano 13 anni che dialoghiamo senza risolvere questo problema e malgrado lei abbia già dimostrato la sua unica volontà di proteggere i paramilitari perché l’aiutino a toglierci le nostre terre, così come ha detto di volerci ricollocare tutti. Signor governatore, siamo EJIDATARIOS non possidenti e siamo INDIGENI, non ci arrendiamo.  Come le viene in mente di proporre il ricollocamento.

4 – Il suo segretario di governo dice che la costituzione protegge i paramilitari; non sa il suo segretario che la massima autorità di un’ejido è l’assemblea e che se qualcuno viola il regolamento l’assemblea può togliergli i diritti?

5 – In ogni caso riceveremo la sua commissione a Mitzitón affinché dialoghiamo e perché ascoltino la nostra assemblea per vedere chi ha ragione.

6 – Ma deve esserci un rappresentante della procura indigena, uno di Pueblo Indio, un altro della polizia settoriale, meglio se è il comandante Romeo, ed un suo rappresentante, signor governatore.

7 – Li aspettiamo a Mitzitón il giorno lunedì 5 luglio alle 5 del pomeriggio.

8 – Per fugare i suoi timori, l’assemblea garantisce che non succederà niente ai suoi funzionari, parola di indigeni onesti.

Distintamente.
I Rappresentanti dell’assemblea dell’Ejido
Da Mitzitón, Aderenti della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

c.c.:Lic. Diego Cadena Gordillo

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Tensione a Mitziton.

La Jornada – Domenica 4 luglio 2010

Il governo del Chiapas offre al grupo tzotzil il dialogo, non di indagare sulle denunce

Definisce “comportamento radicale illecito” il blocco Della strada San Cristóbal-Comitán

Hermann Bellinghausen. Inviato. Mitzitón, Chis. 3 luglio. Mentre per il terzo giorno consecutivo è in corso il blocco della strada San Cristóbal de Las Casas-Comitán in questa comunità di tzotziles aderenti all’Altra Campagna, questi ultimo hanno ricevuto oggi una comunicazione del segretario generale di Governo, Noé Castañón, in cui esprime la convinzione che “imperi la ragione e si abbandonino comportamenti radicali illeciti”, ed invita gli ejidatarios ad intavolare un dialogo col governo.

” Non abbiamo chiesto il dialogo, bensì il ricollocamento dell’Ejército de Dios e di Alas de Águila“, ha dichiarato questa notte uno dei rappresentanti dell’assemblea ejidale. Ma aggiunge: “Ne discuteremo nell’assemblea dell’ejido. Noi non possiamo deciderlo, siamo solo dei rappresentanti. Porteremo in assemblea questa proposta affinché si decida per il sì o per il no.”

Contemporaneamente alla lettera del segretario di Governo, gli ejidatari di Mitzitón questo pomeriggio hanno ricevuto un’altra missiva della delegazione in Chiapas della Procura Generale della Repubblica (PGR), firmata da Lydia Leticia Zúñiga Domínguez, che li invita a “desistere dal loro atteggiamento e dalla condotta illecita”, e propone loro anche di “stabilire un dialogo col governo”. Per evitare misure più severe, aggiunge, soprattutto dopo l’avvertimento che giovedì il blocco sarebbe stato rimosso.

“Si comportano come se fosse la prima volta che sentono parlare di noi”, aggiunge un secondo indigeno. E legge la lettera di Castañón nella quale si comunica agli indigeni che presso gli uffici del governatore non esistono “fino ad oggi richieste di dialogo né denunce dei fatti” come quelli menzionati dall’assemblea ejidale nella sua più recente denuncia di abusi e provocazioni nella comunità da parte di membri dell’Ejército de Dios.

Il governo statale, afferma Castañón, non possiede prove né denunce “relative alle persone per le quali si chiede il ricollocamento”. Sottolinea inoltre che L’Ejército de Dios e la chiesa Alas de Águila sono registrati come associazioni religiose e non esistono prove che siano un gruppo paramilitare.

Un terzo rappresentante dell’assemblea estrae da un raccoglitore due denunce consegnate alle autorità e le mostra. Entrambe hanno il timbro di ricevuta. Uno datato 8 giugno, indirizzata al pubblico ministero indigeno Marcos Shilón; in questa si descrive l’irrazionale disboscamento realizzato dai membri dell’Ejército de Dios e dei suoi seguaci.  Nonostante il timbro, il pubblico ministero non è intervenuto né investigato.

L’altro documento, spedito il 20 giugno al delegato statale della Procura Federale dell’Ambiente (Profepa), Alfonso Frías López, denuncia il saccheggio del legno del gruppo di cui chiedono il ricollocamento al governo statale. E mostra 32 fotografie di altrettanti moncherini di alberi di grandi dimensioni appena tagliati. Nemmeno la Profepa è intervenuta né ha indagato.

Nessuno di questi documenti sarebbe arrivato nell’ufficio del governatore. Lo stesso indigeno, mostrando un altro raccoglitore, aggiunge: “Ecco le molte denunce che abbiamo fatto. E tutte le volte che abbiamo consegnato alla polizia e gli agenti della Migrazione i polleros (trafficanti di clandestini – n.d.t.) che sono dell’Ejército de Dios, con i clandestini. Una volta abbiamo portato perfino il Pubblico Ministero. Ora vediamo che non hanno mai redatto verbali né indagato sui reati.”

Il primo indigeno ricorda che dal 2002 i funzionari “hanno tutte le informazioni sul traffico di clandestini” che compiono le persone che l’assemblea di Mitzitón chiede di ricollocare,  i “non-cooperanti”, i cui leader anni fa vivevano in un altro ejido dove hanno accumulato una fortuna e possiedono numerosi veicoli e case per nascondere gli immigrati illegali centroamericani.

Parte del legname tagliato nelle scorse settimane è stato usato per costruire un edificio dopo che il candidato priista locale aveva consegnato 40 tetti di lamiera ai membri dell’Ejército de Dios a scopo di proselitismo per le elezioni statali di questa domenica. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/04/index.php?section=politica&article=013n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Forum USA.

La Jornada – Giovedì 1° luglio 2010

IL FORUM SOCIALE USA CHIEDE LA FINE DEGLI ATTACCHI CONTRO LE COMUNITA’ ZAPATISTE

Riconosce il contributo dell’EZLN ai movimenti di resistenza nel mondo

Hermann Bellinghausen

Il Forum Sociale degli Stati Uniti, realizzato nei giorni scorsi nella città di Detroit, Michigan, ha emesso una Dichiarazione di appoggio alle comunità zapatiste in Messico che riconosce il contributo dell’EZLN ai movimenti di resistenza e di liberazione nel mondo ed esige la sospensione delle aggressioni militari, poliziesche e paramilitari contro i popoli indigeni del Chiapas.

“Gli zapatisti sono stati un’ispirazione molto importante per quelli che stanno in basso nel mondo. Sono riusciti a costruire l’autonomia e praticano realmente la democrazia ed esercitano l’autodeterminazione nelle proprie comunità. Essi dimostrano che è possibile creare quell’altro mondo che vogliamo”, riconosce il Forum Sociale.

La loro autonomia, prosegue la dichiarazione, “irrita i servi del sistema capitalista che si rendono malgoverni; questi governi federali, statali e municipali utilizzano il loro Esercito, forze poliziesche e gruppi paramilitari per cercare di distruggere l’autonomia e sterminare i degni popoli indigeni zapatisti”.

Il pronunciamento statunitense denuncia che, recentemente, le basi di appoggio zapatiste hanno resistito ad attacchi, persecuzione e provocazioni nelle comunità di Bolón Ajaw, Laguna de San Pedro, Santo Domingo, Casa Blanca, Peña Limonar, Choles de Tumbalá e El Pozo.

“I tre livelli di potere utilizzano diversi gruppi paramilitari, come la Opddic e L’Ejército de Dios, per reprimere le comunità. Lo fanno perché gli zapatisti esercitano il loro diritto di essere autonomi e non permettono che il malgoverno li usurpi. Il malgoverno agisce allo scopo di cacciarli dalle loro terre, prenderne possesso e costruire zone turistiche a beneficio dei ricchi e di quelli che stanno in alto”.

Per tutto questo, “noi, come membri della società civile nazionale statunitense riuniti nel Forum Sociale Stati Uniti 2010, dichiariamo che gli zapatisti non sono soli e ratifichiamo il nostro impegno a stare in all’erta e denunciare le gravi violazioni che stanno succedendo in Chiapas”.

Il forum denuncia “l’allarmante incremento dell’offensiva contro il movimento zapatista nel sudest del Messico, evidenziata dall’aumento di attività contrainsurgentes”. Accusano i tre livelli di governo, federale, statale e municipale, delle aggressioni di repressione contro l’autonomia delle comunità indigene, chiedono “il rispetto dell’autonomia e della libera autodeterminazione degli zapatisti” e la fine della repressione di cui sono oggetto. http://www.jornada.unam.mx/2010/07/01/index.php?section=politica&article=022n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Azione del Frayba.

Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, AC
San Cristóbal de Las
Casas, Chiapas, Messico
1 luglio 2010

AZIONE URGENTE

IMMINENTE RISCHIO DI REPRESSIONE CONTRO GLI INDIGENI DI MITZITON

Il Governo dello stato minaccia uno sgombero che potrebbe sfociare in gravi violazioni dei diritti umani.

Il governo dello stato del Chiapas minaccia di realizzare un operativo di polizia per sgomberare il blocco stradale installato dai coloni di Mitzitón in difesa del loro territorio.

Il governo dello stato propone ai coloni di Mitzitón il ricollocamento di tutta la comunità e la trasformazione del loro territorio in riserva forestale, a tale proposta la comunità ha risposto non solo negativamente ma che difenderà il suo territorio a qualunque costo. Davanti a questa risposta della comunità il governo dello stato ha annunciato lo sgombero della strada.

La comunità di Mitzitón da febbraio del 2009 è in lotta per la difesa del suo territorio davanti alle notizie e prove che indicano che il governo messicano vuole costruire l’autostrada San Cristóbal de Las Casas-Palenque ed ampliare la strada San Cristóbal de Las Casas-Comitán de Domínguez. Il governo dello stato in varie occasioni ha negato che esista tale progetto, tuttavia, la proposta di ricollocamento della comunità dimostra la volontà di spogliare il Popolo Tzotzil del suo territorio.

Precedenti:

Il blocco stradale è stato messo in atto per chiedere al governo dello stato di ricollocare i non-cooperanti del gruppo conosciuto come Ejercito de Dios, che da 13 anni vessa la comunità, e per questo l’assemblea comunitaria ha deciso di chiedere il ricollocamento del gruppo. Nei giorni scorsi alcune persone dell’auto-denominato Ejecito de Dios hanno tagliato degli alberi in maniera indiscriminato violando il regolamento interno dell’ejido e le leggi in materia forestale, cosa di cui le autorità ejidales hanno avvertito le autorità competenti proprio mentre si realizzava detto disboscamento, senza che fino ad ora i trasgressori siano stati fermati. (…)

Davanti al rischio imminente di uno sgombero violento esortiamo la comunità nazionale e internazionale ad esigere dalle autorità messicane che:

– Si cerchi una soluzione attraverso il dialogo e non con l’uso della forza pubblica.

– Che si rispetti il Diritto al Territorio che, come popolo indigeno ha Mitzitón, come stabilisce ll Trattato 169 dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro.

– Come chiedono i coloni di Mitzitón, che sia allontanato dalla comunità il gruppo paramilitare denominato Ejército de Dios.

Centro deDerechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas A.C.
Calle Brasil #14,
Barrio Mexicanos,
San Cristóbal de
Las Casas, Chiapas, México
Código Postal: 29240
Tel +52 (967) 6787395, 6787396, 6783548; Fax +52 (967) 6783551
accionurgente@frayba.org.mx
www.frayba.org.mx

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Rompere la tregua dell’EZLN.

La Jornada – Martedì 29 giugno 2010

Giornata di solidarietà con le basi zapatiste del Chiapas

L’aggressione a El Pozo è avvenuta per rompere la tregua dell’EZLN, accusa la rete di appoggio

HERMANN BELLINGHAUSEN

Di fronte ai fatti di violenza contro le basi di appoggio dell’EZLN nella comunità tzeltal Idi El Pozo, negli Altos del Chiapas, la Rete Contro la Repressione e per la Solidarietà denuncia che questo dimostra che i governi federale, statale e municipale vogliono provocare, attraverso l’aggressione, “la reazione dei compagni per scatenare uno scontro che rompa il silenzio e la tregua degli zapatisti”.

Annunciando che convocherà “una giornata nazionale ed internazionale di solidarietà con le comunità zapatiste del Chiapas”, la Rete ricorda che la giunta di buon governo di Oventik ha denunciato l’aggressione subita dalle basi di appoggio dell’EZLN a El Pozo (municipio ufficiale di San Juan Cancuc) il 21 giugno “da parte di persone appartenenti al PRI ed al PRD che volevano obbligare nove famiglie zapatiste del luogo a pagare i servizi di acqua ed elettricità, sapendo che i nostri compagni sono in resistenza”.

Aggiunge che “gli aggressori avevano raggruppato 240 persone armate di machete, pietre ed attrezzi, incitate da alcool, droga ed appoggio governativo”.

L’aggressione ha lasciato gravemente feriti Miguel Hernández, con frattura del cranio ed esposizione di massa encefalica, ricoverato presso l’ospedale di Tuxtla Gutiérrez; Manuel López Hernández, anche lui ferito alla testa e ricoverato nell’ospedale di San Cristóbal, e molti altri feriti”.

La Rete, formata da aderenti dell’Altra Campagna in diversi stati, aggiunge che si trovano in carcere gli zapatisti Francisco Méndez Velasco, Sebastián Hernández Gómez e Francisco Santiz Méndez, e dichiara: “La resistenza zapatista e la costruzione delle sue autonomie non solo non sono capite dai malgoverni e dai loro lacchè, ma ora neppure le tollerano e tentano di distruggerle arrivando all’aggressione fisica. Gli zapatisti hanno dimostrato nei fatti il compimento della loro parola di realizzare un movimento civile e pacifico, e l’hanno dimostrato in questa occasione, poiché loro non sono stati gli aggressori, bensì gli aggrediti ed hanno agito per legittima difesa della loro gente e della propria vita”.

La provocazione di azioni violente tra indigeni “è il modo in cui i malgoverni vogliono legittimare la presenza di militare e dei poliziotti statali nelle loro comunità”.

Con questa azione “si dimostra che gli attacchi provengono dai tre livelli di governo, che gli aggressori sono parte di essi e che agiscono su ordine e per convenienza degli interessi dei padroni del denaro, i veri padroni del potere”, sottolinea la Rete. “Mentre i nostri compagni sono in carcere, gli aggressori sono liberi e minacciano le famiglie zapatiste in altre comunità.”

L’organizzazione invita l’Altra Campagna, la Zezta Internazional ed in particolare i membri Della Rete stessa “a realizzare azioni di protesta, a far sentire la propria voce in solidarietà con le basi di appoggio zapatiste e con l’EZLN, e a denunciare gli attacchi dei malgoverni federale, statale  municipale”.

Ricordiamo che nei fatti della settimana scorsa un indigeno priista ha perso la vita ed altri sono rimasti feriti. Da parte loro, le famiglie zapatiste hanno dovuto cercare rifugio nella capoluogo del municipio autonomo di San Juan Bautista Cancuc.  http://www.jornada.unam.mx/2010/06/29/index.php?section=politica&article=018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Gli zapatisti a El Pozo.

La Jornada – Giovedì 24 giugno 2010

In un documento negano di aver dato inizio al conflitto

A El Pozo ci siamo solo difesi da un’aggressione, sostengono gli zapatisti

Dalla Redazione

Dal caracol di Oventic, la giunta di buon governo (JBG) Corazón céntrico de los zapatistas delante del mundo, della zona Altos, in Chiapas, ha chiarito la sua posizione rispetto ai fatti successi a El Pozo, municipio di Cancuc, lunedì scorso, dove c’è stato un morto e vari feriti. Non si è trattato di uno scontro, come dicono i mezzi di comunicazione, né tanto meno di un’aggressione provocata dagli zapatisti.

La JBG sostiene: Davanti all’aggressione, i compagni hanno dovuto difendersi in qualche modo, utilizzando le loro estreme risorse per legittima difesa davanti all’aggressione provocata dai priisti e perredisti di El Pozo, vedendo i nostri compagni colpiti brutalmente in testa.

La JBG smentisce la versione secondo la quale le basi dell’EZLN avrebbero provocato il confronto: Al contrario, noi stiamo portando avanti la nostra lotta in maniera pacifica, non contro i nostri stessi fratelli. In questa aggressione c’è stato un morto tra gli aggressori, e si tratta di colui che guidava l’aggressione. Le nostre basi hanno dovuto difendersi.

La mattina del 21 giugno, priisti e perredisti si sono divisi in quattro gruppi, ognuno di 60 persone circa, armati di machete, pietre, bastoni, zappe, picconi, pale e pinze per tagliare il servizio di erogazione della luce e dell’acqua a nove famiglie zapatiste. Queste hanno chiesto a costoro di non farlo, ma gli aggressori non hanno ascoltato ed hanno iniziato ad aggredire e colpire con pietre e bastoni.

Miguel Hernández Pérez e Manuel López Hernández hanno subito fratture al cranio, il primo con esposizione della massa encefalica ed è grave. Sono rimasti feriti anche Antonio López Guzmán, Sebastián Pérez Cruz, Eliseo Martínez Pérez, Miguel Gómez Hernández y Antonio Cruz Gómez. Alla fine i nostri compagni sono riusciti a scappare in un’altra comunità del municipio autonomo San Juan Apóstol Cancuc, ma uno di loro, Antonio Gómez Pérez, ferito, risulta desaparecido.

Quando i promotori di salute autonomi sono andati a recuperare i feriti, sono stati fermati dalla polizia settoriale, dal sindaco Cirio Vásquez Cruz, dal pubblico ministero di Giustizia Indigeno Marcos Shilón Pérez e dal personale del sottosegretariato di governo. Secondo la JBG, i cinque non sono responsabili e nemmeno si trovavano sul luogo dei fatti.

La JBG ha identificato gli organizzatori dell’aggressione, guidati da Miguel Gómez Pérez e sostiene che i filo-governativi di El Pozo non hanno il diritto di privare di energia ed acqua gli zapatisti in resistenza.

Nei fatti, secondo la versione ufficiale, è morto Sebastián Hernández Pérez, del gruppo priista.

Il presidente municipale ufficiale di Cancuc “sa che la sua gente perseguita le basi zapatiste col pretesto della resistenza al pagamento dell’energia elettrica a Crucilj’a, Tzuluwitz, Nicht’el, La Palma, Ya’xcoc, Baak’il, Cruztón, tra altri”. Con questo, vogliono dimostrare che si tratta di scontri tra indigeni per giustificare la militarizzare delle comunità.

Come è possibile che il malgoverno agisca in questo modo, fermando i nostri compagni mentre sono le nostre basi di appoggio ad essere state aggredite, picchiate e gravemente ferite. Gli aggressori sono liberi di fare quello che vogliono perché contano sull’appoggio dei tre livelli di governo, ma quando i nostri compagni e compagne si difendono dalle aggressioni, li si accusa di essere provocatori ed aggressori, e questo vuol dire che gli zapatisti non hanno il diritto di difendere le loro vite, conclude il comunicato. http://www.jornada.unam.mx/2010/06/24/index.php?section=politica&article=018n2pol

Comunicato completo della JBG

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Chiapas: un morto e 9 feriti.

La Jornada – Martedì 22 giugno  2010

Attacco in Chiapas; un morto e nove feriti

Elio Henríquez, Corrispondente. El Pozo, Chis. Un indigeno è morto e nove sono rimasti feriti (quattro da pallottole) in un attacco perpetrato in questa comunità del municipio di San Juan Cancuc, per il fatto che uno dei due gruppi si rifiuta di pagare il servizio di erogazione dell’acqua e dell’energia elettrica. Abitanti del luogo che hanno chiesto l’anonimato, hanno raccontato che l’incidente  è avvenuto questo lunedì alle nove del mattino,  quando circa 200 uomini hanno tentato di sospendere l’erogazione dell’acqua e dell’elettricità a 22 famiglie, presunte basi di appoggio zapatiste, che da anni si rifiutano di pagare il servizio. Le autorità statali hanno dislocato una decina di agenti della polizia statale sul posto.

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Denuncia da Roberto Barrios.

La Jornada – Sabato 12 giugno 2010

La JBG denuncia l’invasione nel villaggio Choles de Tumbalá. Le basi di appoggio dell’EZLN subiscono furti e distruzione delle coltivazioni. La comunità zapatista è minacciata dal gruppo Xi’ Nich.

Dalla Redazione.

La Giunta di Buon Governo (JBG) Nueva semilla que va a producir, della zona nord del Chiapas, ha denunciato che un gruppo di provocatori vuole impadronirsi della comunità zapatista Choles de Tumbalá, con l’appoggio dell’organizzazione Xi’ Nich “ufficiale” – vecchia scissione dell’organizzazione indipendente con lo stesso nome – guidata dal leader invasore di terre Mario Landeros Cárdenas.    Choles de Tumbalá, vicina alla città di Palenque, appartiene al municipio autonomo zapatista El Trabajo. La JBG accusa dei fatti Gregorio Álvaro Cruz, Miguel Álvaro Montejo, Miguel Sánchez Jiménez, Rafael Álvaro Montejo, Miguel Montejo Arcos, Francisco Montejo Torres, Miguel Méndez Montejo, Santiago López Arcos e Miguel Solís Velasco, persone “che non hanno mai inteso ragione né rispetto per le autorità e la comunità”, e che si sono organizzate per sgomberare le basi di appoggio dell’EZLN.   Con il sostegno di Landeros Cárdenas, il 20 maggio “improvvisamente” sono arrivate 79 persone per invadere la comunità. I giorni 21 e 22 maggio, “senza rispettare le nostre basi di appoggio, hanno effettuato misurazioni della terra e della zona urbana con l’appoggio di un topografo”.    Il 2 giugno hanno provocato l’incendio di 100 ettari; ora gli invasori “accusano i nostri compagni” di abbattere alberi e perfino “della morte di una signora”, perché “vogliono fabbricare reati per giustificare uno sgombero o la repressione”. Il 3 giugno hanno fatto irruzione nel terreno di uno zapatista, “spezzando 18 file di peperoncini su una lunghezza di 90 metri.”   Il 5 giugno Álvaro Cruz e Álvaro Montejo “hanno distribuito” case a gente che hanno portato da fuori. Tra queste case, c’è la sede del collettivo “delle compagne donne”. Il giorno 9 “hanno distrutto la recinzione impadronendosi di 80 metri di rete di filo di ferro, tavole e 40 pali della recinzione”. Lo stesso giorno, cinque basi di appoggio di Choles de Tumbalá sono state aggredite “con estrema violenza” e perseguitate con machete da Gregorio Álvaro e dal suo gruppo.    I compagni “sono riusciti a nascondersi in montagna ed altri nelle proprie case per evitare di essere uccisi”. Il leader invasore ha minacciato di morte gli indigeni. Un’altra sua minaccia è che “porterà la pubblica sicurezza a sgomberarci.”     Gli aggressori “si sentono protetti dal governo”. La JBG sostiene che “voleva sistemare il conflitto con le buone” convocandoli, ma non si sono mai presentati. “Siamo stati solo presi in giro”.     

La JBG denuncia che è “la strategia di contrainsurgencia del governo” contro i popoli “che lottano e resistono contro il piano neoliberale” che compera i leader per ingannare, confondere e manipolare la gente povera, “creando conflitti tra gli stessi diseredati della nostra società”. Gli zapatisti si rivendicano quali “legittimi proprietari di questa terra che ci spetta storicamente e perché lì ci sono i corpi dei nostri antenati; l’abbiamo recuperata nel 1994 ed è stata pagata con la vita e con il sangue dei nostri compagni e la difenderemo ad ogni costo”. http://www.jornada.unam.mx/2010/06/12/index.php?section=politica&article=016n1pol

Comunicato completo della JBG di Roberto Barrios

 (Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Notimex e La Jornada on line 08/06/2010 ore 12:14 http://www.jornada.unam.mx/ultimas/2010/06/08/avanza-caravana-por-la-paz-hacia-copala

Fermata la Carovana per la Pace che si dirigeva a Copala per mancanza di sicurezza. La Ubisort ha bloccato la strada, e così anche la polizia col pretesto di aver sentito degli spari.

Messico, DF. La Carovana per la Pace che si dirigeva a San Juan Copala, a pochi chilometri dalla deviazione per la sua destinazione finale, è tornata indietro per ristudiare le prossime azioni.

Secondo le informazioni, la Unión de Bienestar Social de la Región Triqui (UBISORT) ha bloccato la strada, così come hanno fatto elementi della Polizia Federale e dell’Agenzia Statale di Investigazione col pretesto di aver sentito degli spari nella zona di La Sabana. Poco prima la carovana era stata ricevuta dal procuratore di Oaxaca che aveva chiesto di desistere perché non c’erano le condizioni di sicurezza adeguate.

In serata è prevista una conferenza stampa del Municipio Autonomo a Huajuapan dove saranno esposte le prossime azioni.

La Carovana per la Pace che si dirigeva a San Juan Copala era passata senza contrattempi per il municipio di Huajuapan de León, ed alla testa della comitiva il deputato federale del PRD, Alejandro Encinas, ha negato davanti ai funzionari statali che l’incursione della Carovana nella zona triqui fosse una provocazione.   “Speriamo che non ci sia nessun blocco, che l’autorità locale e federale forniscano le garanzie di sicurezza necessarie a tutti i membri della Carovana e che permetta di far arrivare a tutti i membri della comunità gli aiuti umanitari”, aveva dichiarato.   La “Carovana Umanitario Bety Cariño e Jiry Jaakkola” è stata ricevuta dal direttore del governo di Oaxaca, Alfonso Zárate e dalla sottosegretaria dei Diritti Umani locale, Rosario Villalobos, che hanno esortato i volontari umanitari a “riflettere prima di andare a San Juan Copala a portare 30 tonnellate di viveri”.   “Rispettiamo la decisione che prenderanno e come stato abbiamo la responsabilità di offrire tutta la sicurezza; inoltre, sono garantiti i diritti umani e la libertà di transito”, ha detto Villalobos.  (…)  Il funzionario locale Alfonso Zárate ha comunicato che all’arrivo nel municipio di Juxtlahuaca la Carovana è stata ricevuta dal segretario di Pubblica Sicurezza dello stato, Javier Roda Velásquez, e dal presidente della Commissione statale per la Difesa dei Diritti Umani, Heriberto Antonio García, e che una volta a Juxtlahuaca, a 40 minuti da San Juan Copala, i funzionari si sarebbero coordinati con la Carovana al fine di conoscere la strategia per entrare nel municipio Triqui e così, “essere corresponsabili e proteggere il percorso della Carovana”.

La carovana di 240 persone che viaggiano su sei autobus provenienti da Città del Messico, tra loro 10 deputati federali e tre senatori è partità da Huajuapan alle 10:30 per Juxtlahuaca. Lì studierà come raggiungere San Juan Copala.

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Carovana a Copala.

La Jornada – Lunedì 31 maggio 2010

La Red Unidos por los Derechos Humanos (RUDH) aderente all’Altra Campagna si unisce alla carovana umanitaria per Copala e si dichiara contraria alla partecipazione dei parlamentari alla mobilitazione

Dalla Redazione. La Red Unidos por los Derechos Humanos (RUDH), aderente all’Altra Campagna, ha dichiarato che nonostante il rischio che i suoi membri siano aggrediti dai paramilitari della Unidad de Bienestar Social, parteciperà alla carovana di aiuti umanitari per gli abitanti del municipio autonomo di San Juan Copala.

In un comunicato, l’organizzazione presente nella regione della huasteca veracruzana ha informato che parteciperà alla raccolta di generi alimentari; “l’aiuto simbolico del popolo huasteco e totonaco sarà inviato per vie diverse al municipio autonomo ed una commissione si unirà alla carovana”.

La RUDH si è dichiarata contraria alla partecipazione dei parlamentari alla carovana; “vogliono approfittarne per guadagnarsi simpatie nell’attuale congiuntura elettorale; il movimento deve essere indipendente dai partiti politici e dal governo”.

A su volta, l’organizzazione Maderas de Pueblos del Sureste ha chiesto al governo federale e a quello di Oaxaca di porre fine al clima di aggressione, violenza e intimidazione contro gli abitanti del municipio e di fornire garanzie di sicurezza e integrità ai partecipanti della carovana.

In una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, al governo di Oaxaca, alla Commissione Nazionale dei Diritti Umani, alla Relatrice Particolare dell’ONU per i Difensori dei Diritti Umani ed all’Alto Commissariato dei Diritti Umani dell’organo internazionale, ha chiesto che si indaghi sull’aggressione contro la carovana di osservazione civile del 27 aprile scorso, in cui sono morti Beatriz Alberta Cariño Trijullo, direttrice del Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos e fondatrice della Red de Radios Comunitarias del Sureste Mexicano, e del finlandese Jyri Jaakkola, così come dell’omicidio, il 20 maggio, di Timoteo Alejandro Ramírez e di sua moglie Cleriberta Castro Aguilar.

Chiede il disarmo dei gruppi paramilitari che agiscono impunemente nella regione triqui, la punizione di chi li guida e dei funzionari che li sostengono, e che si forniscano tutte le garanzie di sicurezza e integrità ai partecipanti alla carovana umanitaria che l’8 giugno partirà da Città del Messico per il municipio autonomo.

Le organizzazioni riterranno responsabili il presidente Felipe Calderón ed il governatore di Oaxaca, Ulises Ruiz, di qualsiasi aggressione o intimidazione contro la carovana.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 28 maggio 2010

IN CHIAPAS PROSEGUE LA STRATEGIA CONTRAINSURGENTE, AFFERMA IL CENTRO LAS CASAS

Elio Henríquez. San Cristóbal de Las Casas, Chis., 27 maggio. Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (CDHFBC) afferma che “è documentato e provato” che in Chiapas, 16 anni dopo la sollevazione zapatista, continua ad essere applicata la strategia contrainsurgente.

“Si utilizzano ampiamente risorse politiche, sociali, giudiziarie, psicologiche e mediatiche per giustificare il suo operato e la sua implementazione”, denuncia nella sua relazione annuale l’organizzazione fondata e presieduta dal vescovo emerito di San Cristóbal, Samuel Ruiz García.

Sostiene che in Chiapas la Iniciativa Mérida ha contribuito ad acuite il conflitto armato non risolto e sebbene la “strategia contrainsurgente derivata dal ‘piano’ sia tramata dalle cupole della Segreteria della Difesa Nazionale, in coordinamento col Centro di Investigazione e Sicurezza Nazionale, in questo ultimo periodo si è consolidata come politica di Stato”.

Questa strategia, continua, si è focalizzata “nell’indebolimento delle basi sociali sulle quali si sostiene l’insurrezione armata, oltre che legittimare gli atti arbitrari dei governi federale e statale di fronte alla sfiducia generale della popolazione”.

Le facce della contrainsurgencia, sostiene, sono configurate da una gamma di attori il cui intervento sullo scenario di guerra ha svelato il loro vero ruolo, come istituzioni governative di intelligenza civile e miliare, forze armate e di polizie miste, gruppi paramilitari, operatori politici di governo, enti ufficiali e mezzi di comunicazione di massa.

Il rapporto presentato da Ruiz García, Diego Cadenas, direttore dell’organismo, e da Agnieszka Raczynska, segretaria esecutiva della Rete Messicana Tutti i Diritti per Tutti, afferma che l’incremento della repressione e criminalizzazione evidenzia l’incapacità delle autorità di rispondere alle espressioni di dissenso della società civile.

“Il governo sostituisce il dialogo e l’accordo per azioni di persecuzione, minacce, tortura e privazione illegale della libertà contro i difensori di diritti umani, comunità e popoli”, afferma.

Il CDHFBC dichiara inoltre che l’intrusione del governo messicano negli spazi sociali per esercitarne il controllo ed il suo interesse nell’appropriazione del territorio dei popoli, si devono ad interessi concreti volti a creare benefici alle alte sfere del potere politico ed economico. “Per questo il governo implementa una politica che ha sviluppato attraverso la strategia contrainsurgente e le azioni repressive sui versanti politici, culturali, sociali, giudiziari e psicologici”.

La logica del governo, segnala, consiste nel criminalizzare le persone, i movimenti sociali o le comunità che si organizzazione e si oppongono al sistema economico.

Inoltre: “In Chiapas l’imposizione di questo sistema di esclusione si è tradotto in morti violente, sgomberi forzati, perquisizioni illegali ed incursioni militari e di polizia in comunità, tentativi di vincolare attivisti e leader sociali a presunte organizzazioni criminali”.

Secondo il Centro de las Casas, difendendo la propria autonomia, territorio e risorse naturali, le comunità e le organizzazioni rappresentano un ostacolo agli interessi del governo messicano che vuole implementare progetti che considera di “grande respiro”, come il progetto México 2030 che contempla la privatizzazione dell’energia, dell’acqua, dei minerali e perfino delle zone riserva della biosfera.

Ruiz García ha detto che “bisogna accompagnare coloro che subiscono violazioni delle loro garanzie affinché ci sia non solo il riconoscimento di quei diritti, ma il cambiamento delle situazioni all’interno delle quali questi sono violati”.

Ed ha aggiunto: “non è solo la constatazione di cose che sono accadute e si sono subite, bensì l’aspettativa del cambiamento nel denunciare queste violazioni. Speriamo in questo modo di continuare a contribuire poco a poco alla costruzione di una nuova società dove ci siano giustizia, verità e fraternità”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Il Frayba appoggia l’EPR.

La Jornada – Mercoledì 26 maggio 2010

Il Frayba appoggia l’EPR

Elio Henríquez, corrispondente. San Cristóbal de Las Casas, Chis. Il Centro dei Diritti Umano Fray Bartolomé de Las Casas, presieduto dal vescovo emerito Samuel Ruiz García, ha chiesto la presentazione in vita di Edmundo Reyes Amaya e Gabriel Alberto Cruz Sánchez, membri dell’Esercito Popolare Rivoluzionario scomparsi a Oaxaca tre anni fa. L’organismo ha condannato “energicamente la pratica della sparizione forzato utilizzata reiteratamente dallo Stato messicano per inibire il dissenso sociale e politico di chi contesta la sua azione”. Intanto, il Fronte Nazionale di Lotta per il Socialismo ha comunicato che come parte della giornata nazionale contro la sparizione forzata in Messico, i membri di questo gruppo bloccheranno le strade in diverse regioni del Chiapas.

La Jornada 27- Giovedì  maggio 2010 – El Correo Ilustrado

La notizia pubblicata mercoledì nella sezione Politica a pagina 17, in riferimento alla richiesta del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas di presentazione in vita dei guerriglieri scomparsi Edmundo Reyes Amaya e Gabriel Alberto Cruz Sánchez, è stata indebitamente intitolata “Il Frayba appoggia l’EPR”, cosa che non corrisponde assolutamente al significato dell’informazione. Porgiamo le nostre scuse al Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas ed ai lettori.

La Redazione http://www.jornada.unam.mx/2010/05/27/index.php?section=correo

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Jyri Jaakkola: il solidale.

La Jornada – Martedì 25 maggio 2010

Luis Hernández Navarro

Jyri Jaakkola: il solidale

Si è trattato di un fatto inusuale. Lo scorso 5 maggio, durante l’apertura della sessione dell’Eurocamera dedicata al dibattito sull’eurozona, Jerzy Buzek, il suo presidente, ha lamentato l’assassinio in Messico di due attivisti dei diritti umani: Beatriz Cariño e Jyri Antero Jaakkola. “Vogliamo trasmettere le nostre più profonde condoglianze alle famiglie dei deceduti”, ha dichiarato Buzek, ed ha aggiunto: “è triste che continuino ad esserci questi attacchi”.

La storia è nota. Lo scorso 27 aprile il gruppo Ubisort – legato al Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) di Oaxaca – ha imboscato una carovana umanitaria che portava generi alimentari e medicine al municipio autonomo di San Juan Copala. Nell’attacco furono assassinati Alberta Cariño e Jyri Jaakkola. Mónica Santiago, che viaggiava con loro, è stata testimone del momento in cui una pallottola ha colpito alla testa Bety Cariño; poi sarebbe caduto l’internazionalista finlandese: “Ho visto quando Jyri, in un atto disperato, ha preso la testa di Bety e quasi immediatamente una pallottola gli ha attraversato la testa.” Jyri ha gridato ai suoi compagni di mettersi in salvo. E’ stato trovato con il corpo che faceva scudo a quello di Bety.

Secondo il governatore Ulises Ruiz, l’omicidio è stato “uno scontro col gruppo di attivisti i cui membri non sappiamo esattamente chi siano; sappiamo che ci sono degli stranieri, non so se siano turisti, se sono qui in visita o se fatto attivismo politico”.

Jyri era nato l’11 febbraio 1977 nell’est della Finlandia. Veniva da una famiglia di sinistra. Fin da giovane si era riconosciuto nella tradizione libertaria. Aveva iniziato a studiare filosofia e scienze politiche all’università della città di Turku, sulla costa. Nonostante essere un alunno brillante, ha scoperto che quella forma di educazione non era per lui. Ha rinunciato all’università per solidarietà con quelli che non avevano la stessa opportunità di accedervi.

Era entrato nei collettivi anarchici e collaborava attivamente nell’appoggio al popolo angolano, colpito dalla guerra civile. Aveva iniziato a lavorare nell’organizzazione senza fini di lucro Estelle Uusi Tuuli (Nuovo Vento), che si dedica alla promozione della solidarietà internazionale, del commercio equo, della pace e della comprensione tra i popoli. Era una persona timida, semplice ed umile che sapeva farsi voler bene e rispettare. L’ingiustizia non gli dava pace.

Riconoscendosi nel magonismo e la lotta zapatista, aveva concentrato la sua attività, insieme ad altri compagni, sul Messico. Aveva organizzato la visita in Finlandia di un membro del collettivo VOCAL per denunciare la criminalizzazione della protesta sociale nel nostro paese. Era d’accordo con questo gruppo nella visione della comunanza e dell’autodeterminazione dei popoli. Nel 2009 aveva ottenuto una borsa di studio per andare a Oaxaca. In due mesi aveva imparato a parlare spagnolo ed aveva stabilito relazioni affettuose con i suoi compagni. Era stato invitato da VOCAL a collaborare nell’osservazione dei diritti umani (comunitari) e lavorare intorno al cambiamento climatico, la sovranità alimentare e l’economia della reciprocità. Aveva un blog dove scriveva su Oaxaca e le sue impressioni sulla costruzione dell’autonomia e le resistenze.

Jyri era un ecologista sociale. Il suo pensiero e la sua azione erano influenzate dall’opera di Murray Bookchin. Secondo Bookchin, quasi tutti i problemi ecologici sono problemi sociali. La crisi ambientale è provocata dalla società capitalista, ma ha le sue radici più profonde nelle gerarchie sociali. L’ecologia sociale propone di sostituire lo Stato ed il capitalismo con la società ecologica, basata su rapporti non gerarchici, comunità geograficamente decentrate, ecoteconologia, agricoltura organica e produzione di beni su scala umana.

Jyri ha scritto su temi filosofici, ecologia ed anarchismo. Si esprimeva con eloquenza e precisione. Per lui non esistevano frontiere tra l’elaborazione teorica e la trasformazione pratica. Amava la teoria e gli piaceva sviluppare idee e convincere la gente della bontà della lotta libertaria.

Jaakkola riteneva che la sua missione fosse, soprattutto, in Finlandia, tra la propria cultura. Ma riconosceva che in Messico e in America Latina poteva trovare ispirazione e speranza per costruire un mondo diverso. Secondo lui, nel continente americano esistevano movimenti sociali dai quali si può imparare per trasferire i loro insegnamenti nel suo paese. Qui ci sono altri modi di vivere differenti, c’è la speranza che ci siano altre strade e di poter vivere bene fuori dal sistema capitalista. Per questo diceva, senza alcun dubbio: “io voglio stare qui, voglio imparare da tutto questo”.

Jyri era aggiornato su quanto succede in Messico. Possedeva una lettura sofisticata della congiuntura del paese. Affermava che “c’è speranza nel cambiamento ed esperienza dei passati movimenti, come la sollevazione di Oaxaca del 2006, e molte diverse alternative anticapitaliste comunitarie e forme di autonomia sviluppate dagli zapatisti, oltre ad un mucchio di altre esperienze di ogni tipo per costruire un mondo differente”.

Basandosi su Paulo Freire, Jaakkola sosteneva che la solidarietà reale esige che ci si ponga nella stessa posizione nella quale si trova colui col quale si solidarizza. Perciò, non dubitava di essere lì dove la sua presenza poteva aiutare a prevenire l’uso della violenza contro i movimenti sociali. Era cosciente che la sua condizione di europeo gli dava vantaggi sui messicani. “Io avrò sempre il biglietto di ritorno in Finlandia – diceva – e la mia pelle di colore bianco che funziona come una specie di protezione.”

Sin embargo, el pasado 27 de abril nada de eso le sirvió a Jyri. Por primera ocasión en la historia reciente de México, un grupo de derechos humanos fue violentamente atacado y un observador internacional fue asesinado. Su crimen, junto al de Bety Cariño, es un grave precedente en la violación de derechos humanos en el país. Los observadores de derechos humanos han puesto sus barbas a remojar.

Tuttavia, lo scorso 27 aprile niente di tutto questo è servito a Jyri. Per la prima volta nella storia recente del Messico, un gruppo per i diritti umani è stato violentemente attaccato ed un osservatore internazionale è stato assassinato. Il suo omicidio, insieme a quello di Bety Cariño, è un grave precedente nella violazione dei diritti umani nel paese. Gli osservatori dei diritti umani si sono messi in gioco. (Los observadores de derechos humanos han puesto sus barbas a remojar.) http://www.jornada.unam.mx/2010/05/25/index.php?section=opinion&article=019a1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Nuovo omicidio a Copala.

La Jornada – Venerdì 21 maggio 2010

Ucciso il leader triqui Timoteo Alejandro Ramírez insieme alla moglie; accusati dell’omicidio elementi del MULT

MATILDE PÉREZ, OCTAVIO VÉLEZ Y AGUSTÍN GALO

Tra le 17 e 17:30 del pomeriggio di ieri, quattro uomini, facendosi passare per venditori di mais, hanno assassinato Timoteo Alejandro Ramírez, leader del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui Indipendente (MULTI) e sua moglie, Cleriberta Castro, nella loro casa di Yosoyuxi, nella regione triqui, Oaxaca.   Jorge Albino, rappresentante della Commissione dei Diritti Umani del municipio autonomo di San Juan Copala, ha comunicato che gli aggressori sono stati identificati dagli abitanti della regione come elementi del Movimento di Unificazione e Lotta Triqui (MULT). Alla stessa ora un commando armato ha esploso degli spari nelle vicinanze del municipio autonomo di San Juan Copala.   Sembrerebbe, ha aggiunto, trattarsi di un’azione combinata per mantenere il panico tra i difensori del municipio autonomo. Questa aggressione non fermerà comunque la carovana di pace ed aiuto programmata per l’8 giugno prossimo.   Alejandro Ramírez era stato il fondatore del MULT, organizzazione dalla quale molti membri si separarono nel 2006 per fondare il MULTI, di cui la vittima era il leader morale ed uno dei promotori del municipio autonomo di San Juan Copala.   Aveva già subito due attentati nei primi mesi del 2006. Nel primo era rimasto ucciso suo figlio Misael Alejandro, e nel secondo, il supplente dell’agenzia di Yosoyuxi.   Il 7 luglio 2006 il MULT accusò Timoteo Alejandro di avere violentato una bambina di 14 anni. Un anno dopo, il 5 luglio, le sorelle Virginia e Daniela Ortiz Ramírez, di 20 e 14 anni, scomparvero. Emelia Ortiz, sorella maggiore delle scomparse, accusò Timoteo Alejandro di questo delitto, accusa che non è stata provata.   Nella capitale di Oaxaca, fonti della Segreteria di Governo, diretta da Evencio Nicolás Martínez Ramírez, hanno informato La Jornada che la procuratrice María de La Luz Candelaria Chiñas ha inviato una squadra di investigatori sul luogo dell’omicidio.   La notizia è stata confermata dal viceprocuratore per la regione triqui, con sede a Huajuapan de León, Wilfrido Almaraz, che ha detto di aver ricevuto l’ordine di inviare periti e medici forensi a Yosoyuxi.    Alla chiusura di questa edizione il governo dello stato non ha ancora espresso una posizione ufficiale.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Nuova aggressione a Copala.

La Jornada – Domenica 16 maggio 2010

La Ubisort sequestra 11 tra donne e bambini di San Juan Copala nella sierra triqui

Blanche Petrich

Sei donne e cinque bambini e bambine del municipio autonomo di San Juan Copala, sulla catena montuosa triqui, ieri pomeriggio sono state sequestrate con la minaccia delle pistole da un gruppo di uomini appartenenti all’Unione di Benessere della Regione Triqui (Ubisort) al comando del suo rappresentante Rufino Juárez, nella comunità di La Sabana, ha denunciato ieri a questo giornale il delegato per i diritti umani del consiglio comunale di Copala, Jorge Albino.    Altre 24 donne sono riuscite a sfuggire al posto di blocco che questo gruppo armato che assedia San Juan Coplala da sei mesi. La Sabana, ubicato su una collina che domina la strada sterrata che porta al municipio autonomo, è dove il 27 aprile è stata attaccata una carovana di internazionalisti ed assassinati due attivisti, la connazionale Beatriz Alberta Cariño ed il finlandese Jyri Jaakkola.   Due anni fa qui furono assassinate le annunciatrici triqui Teresa Bautista e Felícitas Martínez.   Alla chiusura di questa edizione le autorità di San Juan Copala non erano ancora riuscite a mettersi in contatto con le donne rapite, tra le quali si trovano la segretaria del comune Joaquina Velasco Aguilera e Isabel Bautista, moglie di un ex presidente municipale. Sono con loro sei bambini piccoli, uno di un anno. Secondo la testimonianza delle donne che sono riuscite a raggiungere il villaggio, si sospetta che due delle sequestrate possano essere ferite.   Albino, chi si trova nel Distretto Federale, ha informato dei fatti il delegato statale dei Diritti Umani, Heriberto Antonio García, che ha chiesto aiuto al segretario generale del governo di Oaxaca, Evencio Nicolás Martínez. Questo l’ha rimandato alla sottoprocura statale dei diritti umani affermando: “di più non posso fare” per garantire la sicurezza delle donne rapite.   In conseguenza dell’assedio, San Juan Copala è priva di collegamento telefonico ed elettricità; il gruppo armato della Ubisort ha cacciato i maestri e l’unico medico che c’era. Inoltre impedisce, con atti violenti, che gli uomini transitino per la strada che porta al capoluogo municipale che passa per il loro bastione, a La Sabana. La situazione è critica per gli abitanti e la scarsità di generi alimentari è drammatica.   Nonostante il precedente dell’imboscata della carovana umanitaria 20 giorni fa, con un saldo di due morti ed almeno cinque feriti, le donne triqui di San Juan Copala avevano deciso di uscire per andare a comprare viveri nel capoluogo, Juxtlahuaca. Il primo tratto di strada l’hanno percorso a piedi senza problemi passando per La Sabana. Una volta al mercato di Juxtlahuaca, tuttavia, una componente del gruppo, Margarita López, e sua nipote Susana Martínez sono state separate con la forza da alcuni uomini e portate nel palazzo municipale, dove le aspettava Rufino Juárez ed almeno 10 uomini armati. Mentre discutevano la donna e la bambina sono scappate. Una volta riunitesi al gruppo hanno telefonato ad Albino per chiedere aiuti per poter tornare in sicurezza al villaggio.   Albino si è messo in contatto con Evencio Martínez che ha suggerito che insieme a dei testimoni si recassero dal Pubblico Ministero a sporgere denuncia. Il gruppo di donne triquis hanno preferito non farlo ed hanno chiesto protezione al delegato dei diritti umani. Quella notte il gruppo di donne e bambini hanno dovuto dormire per le strade di Juxtlahuaca. Questo sabato un gruppo di otto inviati della delegazione statale dei diritti umani, tre veicoli ed alcune centinaia di poliziotti preventivi si sono organizzati per scortare il gruppo. Tuttavia, queste sono state accompagnate nella località di Yosoyusi, che rimane ai bordi della strada federale, e non a Copala, come era stato richiesto.   Jorge Albino ha ricontattato il segretario di governo per spiegargli che il tratto pericoloso era proprio quello che passa per La Sabana e che per arrivare per sentieri a San Juan Copala ci sarebbero volute 10 ore di cammino pericoloso per le donne e i bambini. “Io le ho portate sul tuo terreno – ha risposto per telefono Evencio Martínez al rappresentante di Copala – ora tu spostale da lì.” Jorge Albino ha fatto presenza la pericolosità della strada sterrata.   Alle quattro del pomeriggio circa, Albino ha ricevuto una chiamata di un’autorità di San Juan Copala che lo informava che le donne avevano deciso di intraprendere il cammino di ritorno passando per la strada. Dopo un’ora di cammino sono arrivate a La Sabana. Lì le aspettavano di nuovo Rufino Juárez ed i suoi uomini che hanno cercato di impedire loro di passare sparando in aria. Quasi tutte sono fuggite correndo riuscendo a raggiungere il municipio autonomo che dista solo 20 minuti da La Sabana.  Tra le donne bloccate a La Sabana ci sono: Felipa de Jesús Suárez, Martiniana Aguilera Allente, Marcelina Ramírez e Lorena Merino Martínez. Con loro il bambine Rosario Velasco Allente, Josefa Ramírez Bautista ed un’altra piccola, oltre a due bambini di quattro anni e un anno. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/16/index.php?section=politica&article=011n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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L’assedio di Copala.

La Jornada – Sabato 15 maggio 2010 – Los de Abajo

L’assedio di Copala

Gloria Muñoz Ramírez

I 3 mila 500 triquis di San Juan Copala, Oaxaca, sono accerchiati, senza rifornimenti, senza luce e senza acqua da sei mesi. A partire dall’imboscata paramilitare guidata da membri dell’Unità di Benessere Sociale della Regione Triqui (Ubisort), di filiazione e promozione priista, nella quale hanno ucciso due attivisti dei diritti umani il 27 aprile scorso, in Messico ed in molte parti del mondo sono state organizzate manifestazioni ma fino ad ora non si è riusciti a rompere l’assedio ed ormai si parla poco della gente del municipio, la cui situazione è peggiorata.

Gli abitanti di Copala resistono, ma li stanno asfissiando dentro la loro comunità. Conoscere la loro situazione e portare cibo e medicine era l’obiettivo della carovana aggredita dall’Ubisort. E questo stesso scopo persegue ora, nonostante i gravi rischi che ciò implica, una nuova carovana di pace nazionale ed internazionale che cercherà di entrare in questo territorio il prossimo 30 maggio.

Senza dubbio, come affermano le organizzazioni oaxaqueñas indipendenti, il governo di Ulises Ruiz continua a punire l’autonomia di San Juan Copala. Non gli perdona la sua organizzazione e resistenza, perché questo municipio, l’unico autonomo in territorio oaxaqueño, “non nasce da un capriccio, bensì da un accordo dell’assemblea comunitaria che nasce con l’intenzione di pacificare la regione attraverso un governo indigeno che si regga sugli usi e costumi, senza l’intervento dei partiti e delle organizzazioni politiche, perché siamo convinti che un governo che comanda obbedendo porterà il perdono, la riconciliazione e la pace dei nostri villaggi, per lo sviluppo sociale a cui tanto aspiriamo”.

Non può esserci miglior esempio del pericolo che corre questa comunità che la sparatoria con cui è stata intercettata la carovana precedente. L’imboscata ha rafforzato in maniera allarmante la necessità di presenza nazionale ed internazionale nella zona. “Abbiamo bisogno di tutti affinché giungiamo ad accordi politici che rompano definitivamente l’assedio paramilitare, economico, politico, sociale, mediatico e di fame che deve affrontare il nostro popolo”, segnalano i triquis di Copala.

Si aprono molte incognite sulla prossima carovana. Il pericolo è reale quanto l’annuncio della stessa Ubisort, che in questi momenti mantiene il controllo della zona senza alcuna autorità che la fermi. Per questo motivo saranno rafforzate le misure di sicurezza e si sta organizzando il coordinamento delle organizzazioni che compongono la nuova brigata, perché urge la solidarietà e non è il momento di fermarsi. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/15/index.php?section=opinion&article=017o1pol

losylasdeabajo@yahoo.com.mx

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Nuova carovana per Copala.

La Jornada – Venerdì 14 maggio 2010

Il 30 maggio partirà una nuova carovana per San Juan Copala

CAROLINA GÓMEZ MENA

Abitanti del municipio autonomo di San Juan Copala, Oaxaca, hanno comunicato che continua la persecuzione di gruppi paramilitari, ragione per cui si realizzerà una nuova carovana di osservazione in quella comunità.  Víctor Castillo Pérez, rappresentante di San Juan Copala nel Distretto Federale, ha spiegato che la carovana sarà formata da circa 300 persone, tra rappresentanti di organizzazioni nazionali dei diritti umani, Amnesty International e Croce Rossa.   Ha detto che gli autobus partiranno dallo Zócalo di Città del Messico. Dal 3 maggio scorso abitanti di San Juan Copala mantengono un presidio in questa piazza per chiedere che si puniscano agli autori intellettuali e materiali dell’attacco subito dalla missione di osservatori lo scorso 27 aprile, nel quale sono morti Beatriz Cariño Trujillo ed il finlandese Jyri Jaakkola.  In conferenza stampa ha raccontato che l’Unione di Benessere Sociale della Regione Triqui (Ubisort) continua a vessare i coloni di San Juan Copala e li tiene sotto assedio.   Ha affermato che il proposito della visita è chiedere il ritiro di detto gruppo paramilitare, di filiazione “priista”, che agisce nella regione dal 1994.  Ha segnalato che poiché la situazione di violenza non è diminuita nella zona triqui, i membri della prossima carovana potrebbero essere vittima di aggressioni ed ha denunciato come “responsabili di quello che potrebbe accadere i governi federale e locale, perché nessuno ha voluto fare niente e continuano ad essere indifferenti rispetto al problema”.    (…)   Castillo Pérez ha precisato che a causa dell’assedio di cui è vittima la comunità, mancano orami cibo e medicinali, per cui la carovana prevede di portare viveri al municipio autonomo. Ha aggiunto che è stato aperto un conto presso la Banamex sui la popolazione può effettuare versamenti per aiutare la comunità.    Il 27 aprile scorso una carovana di osservazione che si stava dirigendo nel municipio di San Juan Copala, Oaxaca, è stata aggredita da gruppi paramilitari che – secondo gli abitanti della regione – erano membri della Ubisort. Come risultato dell’aggressione due persone sono morte, 15 sono risultate ferite e erano scomparsi alcuni giornalisti, poi ritrovati, tra loro David Cilia e Érika Ramírez, di Contralínea. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/14/index.php?section=politica&article=016n1pol

Il segretario di governo di Oaxaca, Martínez: Non ci sono le condizioni.  Corre rischi chiunque si rechi nella zona triqui

Agustín Galo Samario. Oaxaca, Oax., 13 maggio. Non esistono le condizioni adeguate affinché una nuova carovana di osservatori internazionale si rechi al municipio autonomo di San Juan Copala. “Chiunque cercasse di avvicinarsi alla zona triqui si metterebbero a rischio”, ha dichiarato Evencio Nicolás Martínez Ramírez, segretario di Governo di Oaxaca. “Io credo che non si dovrebbe andare nella comunità. Credo che sia il momento di sederci a parlare con le organizzazioni e cercare le condizioni di pace”, ha aggiunto il funzionario. (…)  Domandandogli delle armi di cui dispongono i militanti della Ubisort, il funzionario ha risposto che, “secondo la stampa, è quello che ha detto uno dei leader del municipio autonomo, quello che si dice il presidente municipale. Ma è una cosa su cui si deve indagare”.  Alla domanda se non sia evidente l’uso di armi contro i due membri della carovana umanitaria assassinati lo scorso 27 aprile, ha risposto: “Sì, credo che se ne stiano occupando le autorità”, con riferimento alla Procura Generale della Repubblica che sta svolgendo le indagini. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/14/index.php?section=politica&article=016n3pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Liberati i 5 zapatisti.

La Jornada – Giovedì 13 maggio 2010

Liberati per mancanza di prove le cinque basi di appoggio zapatiste

Hermann Bellinghausen – Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 12 maggio. Cinque contadini tzeltales, basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) detenuti nella prigione municipale di Ocosingo, martedì sono stati rilasciati, senza accuse a loro carico, dalle autorità. Erano stati catturati da coloni dell’ejido Peña Limonar e poi trasferiti dalla Polizia Statale Preventiva per essere messi a disposizione del Pubblico Ministero.

Secondo fonti governative, questo è avvenuto su ordine del procuratore statale Raziel López Salazar, mentre la cattura formale ed il trasferimento erano avvenuti su ordini di Marcos Shilón, procuratore indigeno dello stato.

La giunta di buon governo (JBG) El camino del futuro, del caracol di La Garrucha, ieri aveva denunciato l’arresto di queste cinque persone e la scomparsa di altre nove, basi zapatiste della comunità Amaytic, da parte di ejidatarios del vicino ejido Peña Limonar, dell’organizzazione perredista Yip’jmlumaltik, a sostegno del gruppo di indigeni identificati come membri del gruppo priista Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), denunciati otto anni fa come responsabili di due omicidi nella citata comunità.

Le autorità ministeriali non hanno potuto dimostrare le accuse contro gli zapatisti detenuti ed il Pubblico Ministero li ha dovuti rilasciare.

I detenuti erano Ebelio Montejo Hernández, 35 anni; Manuel Gutiérrez López, 42 anni; il promotore di salute Luis Gutiérrez Vázquez, 15 anni; Pedro Gutiérrez Hernández, 18 anni, e Narciso Gutiérrez Jiménez, 63 anni.

Tutto questo è avvenuto nel contesto di un conflitto ad Amaytic, nel nordovest della selva Lacandona, che data dall’agosto del 2002. In quell’occasione, priisti del villaggio, ritenuti paramilitari, assassinarono Lorenzo Martínez Espinosa, membro del consiglio municipale autonomo de Ricardo Flores Magón, y al agente Jacinto Hernández Gutiérrez.

Tra i colpevoli c’erano Santiago e Nicolás Hernández Pérez; Jacinto, Alfredo, Gaspar, Santiago e Camilo Hernández Vallinas; Jacinto Pérez Hernández; Nicolás Hernández Espinoza; Simón Hernández Gutiérrez, Nicolás e Domingo Gutiérrez Espinoza.

Davanti all’impunità che allora il governo di Pablo Salazar Mandiguchía concesse agli assassini, le autorità autonome li avevano puniti. In seguito, i colpevoli si erano stabiliti con le loro famiglie a Peña Limonar, fino a che a marzo di quest’anno hanno occupato con la forza i terreni di Amaytic, edificato abitazioni e creato un clima di minaccia ed ostilità. Questo era già stato denunciato dalla JBG il 16 marzo scorso.

Intanto, secondo versioni non confermate, i nove indigeni, basi zapatiste, indicati come desaparecidos, sarebbero scappati dai paramilitari. Tuttavia, non si conosce dove si trovino ora. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/13/index.php?section=politica&article=018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Condanna ONU.

La Jornada – Giovedì 13 maggio 2010

Relatori ONU condannano l’omicidio degli attivisti a Copala. Sollecitano il governo messicano a garantire la vita e la sicurezza degli attivisti.

A Ginevra, Svizzera, relatori ed esperti di diritti umani dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) hanno condannato gli omicidi dell’attivista Beatriz Alberta Cariño Trujillo e dell’osservatore internazionale Jyri Antero Jaakkola, coméis a San Juan Copala, Oaxaca.   Margaret Sekaggya, relatrice particolare sulla situazione dei difensori dei diritti umani, ha affermato che questi “devono far fronte a gravi minacce contro le loro vite in Messico in conseguenza del loro lavoro (…) comprese le donne e chi lavora su temi che riguardano le comunità indigene”. Ed ha dichiarato: “Siamo profondamente preoccupati”.   Philip Alston, relatore particolare per le esecuzioni sommarie extragiudiziali o arbitrarie, ha affermato che “la situazione in Messico è estremamente complessa e nessuno può mettere in dubbio la gravità delle sfide che deve affrontare il governo nella sua lotta contro i cartelli della droga”.  Tuttavia, ha sottolineato, “non c’è giustificazione per non adottare le misure necessarie quando attivisti dei diritti umani, giornalisti o altre persone vengono assassinate. Non si può permettere che i diritti umani siano vittime della lotta contro la droga ed il crimine”.  James Anaya, relatore particolare per le libertà ed i diritti fondamentali dei popoli indigeni, ha detto che “l’incremento negli ultimi mesi degli scontri armati e della violenza nella comunità di San Juan Copala colpisce non solo i gruppi armati coinvolti, ma anche la popolazione civile del municipio, in maggioranza appartenenti alla comunità triqui”.   Il relatore particolare per la promozione e protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione, Frank La Rue, ha esortato “le autorità messicane a proteggere il diritto alla vita ed a garantire la libertà di opinione e di espressione, così come previsto dagli articoli 6 e 19 del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici”.   Gli esperti dell’ONU hanno rivolto un appello al governo messicano “per prendere le misure necessarie per proteggere il diritto alla vita ed alla sicurezza dei difensori dei diritti umani nel paese contro ogni tipo di violenza ed azione arbitraria che si presenti in conseguenza dell’esercizio legittimo delle loro attività”. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/13/index.php?section=politica&article=014n1pol

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La cancelleria respinge le critiche dei funzionari delle Nazioni Unite

Il sottosegretario per gli Affari Multilaterali e Diritti Umani della cancelleria, Juan Manuel Gómez Robledo, ha respinto la posizione dei quattro relatori delle Nazioni Unite sul caso di San Juan Copala, Oaxaca, dove il 27 aprile scorso sono stati uccisi due attivisti, uno di questi finlandese.

Ha aggiunto che la posizione dei relatori a Ginevra “non è necessariamente il modo più appropriato di affrontare il tema”, volendo identificare i responsabili degli avvenimenti quando sono ancora in corso le indagini della Procura Generale della Repubblica (PGR).  (….) In conferenza stampa ha ricordato che i fatti di Copala sono avvenuti in un contesto sociale molto complesso, prodotto della polarizzazione di gruppi che si disputano il controllo politico che genera confronti violenti. La complessità di questa situazione richiedeva e richiede estrema precauzione delle persone che visitano la zona, ha aggiunto. (…) Nell’attacco sono morti Beatriz Alberta Cariño Trujillo e Tyri Antero Jaakkola, che facevno parte del gruppo formato da sei stranieri che, secondo il Governo, erano entrati nel paese con visto turistico. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/13/index.php?section=politica&article=014n2pol

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Denuncia da La Garrucha.

La Jornada – Mercoledì 12 maggio 2010

A La Garrucha denunciano il sequestro di nove zapatisti; altri 5 sono detenuti

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 11 maggio. La giunta di buon governo (JBG) de La Garrucha denuncia che nove indigeni, basi di appoggio dell’EZLN, sono stati sequestrati e sono scomparsi dalla mattina di lunedì. Altri cinque sono trattenuti nell’ejido Peña Limonar da elementi di un gruppo armato, di stampo paramilitare, responsabile di due omicidi nella comunità di Amaytic avvenuti nel 2002. Recentemente questi “assassini” hanno occupato con la forza le terre di Amaytic, nel municipio autonomo Ricardo Flores Magón.

Gli zapatisti detenuti sono Ebelio Montejo Hernández, Manuel Gutiérrez López, Luis Gutiérrez Vázquez, Pedro Gutiérrez Hernández e Narciso Gutiérrez Jiménez. Inoltre ci sono nove desaparecidos, dice la JBG El camino del futuro, della selva tzeltal, che accusa i tre livelli di governo (federale, statale e municipale di Ocosingo) di quanto sta accadendo e di “quello che può succedere”.

Denuncia che le basi di appoggio zapatiste “sono perseguitate dalla sicurezza pubblica e dai paramilitari che chiudono tutte le vie di transito delle strade per controllare che cosa fanno e dove vanno i compagni, mentre gli assassini passeggiano insieme a quelli di Peña Limonar”.

Anche le donne, “quando entrano ed escono dalla comunità”, sono minacciate dai paramilitari che inoltre “vogliono sgomberare i nostri compagni basi di appoggio”.

La JBG chiede “la soluzione del problema”. Tutto quello che avviene è “nelle mani di Juan Sabines (Guerrero), perché insieme alla sua pubblica sicurezza ci sono i paramilitari e gli assassini di Amaytic, che controllano e perseguitano le basi di appoggio zapatiste”.

Con sede nel caracol Resistencia hacia un nuevo amanecer, a La Garrucha, la JBG ricorda che aveva già denunciato (La Jornada, 18/03/2010) “che da quando gli assassini sono tornati ad Amaytic, sono cominciati i problemi, e nessuno dei tre livelli di governo: federale, statale e municipale, ha fatto niente contro gli assassini. Mentre loro godono della piena libertà, i nostri compagni sono perseguitati dai giudiziali e dai paramilitari”.

Le autorità autonome sostengono: “Sappiamo chiaramente che gli assassini sono paramilitari protetti dai loro complici a Peña Limonar”. Queste sono manovre di contrainsurgencia preparate dai tre livelli dei malgoverni”.

A prova di ciò, riferisce la JBG, “più volte il commissario e le altre autorità sono stati invitati ad una riunione per risolvere il problema delle otto persone che hanno assassinato un membro del consiglio autonomo ed un agente ausiliare di Amaytic il 25 agosto 2002″. Ciò nonostante, “le autorità dell’ejido Peña Limonar si sono rifiutate di venire negli uffici della JBG per cercare la soluzione del problema”.

Ora, queste stesse autorità che hanno protetto gli assassini per otto anni, hanno detenuto illegalmente cinque zapatisti e fatti sparire altri nove, con il sostegno della polizia statale e municipale. La Giunta collega il gruppo paramilitare all’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic). http://www.jornada.unam.mx/2010/05/12/index.php?section=politica&article=018n2pol

Comunicato completo della JBG

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Il diritto alla solidarietà.

La Jornada – Lunedì 3 maggio 2010

 Il diritto alla solidarietà

Hermann Bellinghausen

Oltre a rivelare all’opinione pubblica, anche se in maniera sfocata, la situazione di violenza politico-criminale prevalente nelle terre triquis della Mixteca oaxaqueña, e la responsabilità diretta in ciò del governo statale, l’attacco armato contro la carovana umanitaria che si dirigeva a San Juan Copala il 27 aprile segna una pietra miliare preoccupante, in particolare nelle terre indigene, su scala nazionale. Nel fragore della “guerra” governativa contro il “crimine organizzato”, i popoli sono ampiamente perseguiti. In pochi giorni abbiamo nuovi carcerati mazahuas nello stato del Messico e nelle terre maya dello Yucatan, rappresentanti comunali prelevati e desaparecidos a La Morena (Guerrero) e Ostula (Michoacán), e un altro villaggio distrutto, ora a Santiago Sochiapan (Veracruz).

Quanto successo a La Sabana, Oaxaca, è stato visto come un messaggio. La Rete per la Pace Chiapas, condannando l’attacco alla carovana umanitaria, ha dichiarato che questa aggressione “conferma il rischio che corrono i difensori dei diritti umani, così come i giornalisti in Messico”. Formata da una decina di organizzazioni indipendenti in Chiapas, la Rete esprime preoccupazione per la “situazione di vulnerabilità” in cui lavorano questi difensori “di fronte alla sempre di più ricorrente violenza politica, alla criminalizzazione del loro lavoro e all’indifferenza statale per la protezione della loro vita e integrità fisica”. La citata carovana, composta da rappresentanti di organizzazioni dei diritti umani, giornalisti ed osservatori internazionali, “è stata imboscata ed aggredita con armi da fuoco da un presunto gruppo della Unidad para el Bienestar Social de la Región Triqui, legata al Partito Rivoluzionario Istituzionale e segnalata come paramilitare”.

La rete deplora la perdita dell’attivista messicana Beatriz Cariño, “ed ugualmente ci sembra di particolare gravità che di fronte alla morte di Jyri Antero Jaakkola, di nazionalità finlandese, il governo di Oaxaca metta in discussione l’osservazione internazionale, meccanismo di intervento civile di pace che è risultato chiave per fermare la violenza in molti luoghi e contesti”.

Il governo di Oaxaca, segnalano le organizzazioni, “si dissocia da ogni responsabilità in questi fatti di violenza”, sebbene “l’impunità nei numerosi omicidi e fatti di violenza registrati nella zona triqui hanno contribuito, almeno per omissione, a creare la situazione di violenza nella regione”. Infine, manifestano il sospetto che “come avviene normalmente in Chiapas, la risposta a questo attacco sia un’attenzione limitata a ristabilire un minimo di ordine pubblico, senza affrontare le cause di fondo che stanno dietro la violenza che prevale nella zona triqui”.

In questo contesto, le “ingenue” e trogloditi dichiarazioni del governatore Ulises Ruiz Ortiz contro “gli stranieri” con l’ammissione che nella zona Triqui comandano i suoi alleati paramilitari, mirano non solo all’impunità su cui conteranno nuovamente, ma ad una delegittimazione verbale, che potrebbe diventare legale, contro gli osservatori dei diritti umani, sia messicani che di altre nazioni.

La questione era già nell’aria. Nei giorni precedenti l’imboscata a Oaxaca, persone ed organizzazioni indipendenti che accompagnano le comunità indigene del Chiapas – tra questi il Centro di Investigazioni Economiche e Politiche di Azione Comunitaria (CIEPAC) ed il Comitato di Soutien aux Peuples du Chiapas in Lutte, di Parigi – hanno emesso il pronunciamento La Solidarietà è Nostro Diritto (11 aprile), sottoscritto da oltre 400 persone di 24 paesi: “Denunciamo una campagna in Messico e in America Latina contro il diritto legittimo di ogni persona di solidarizzare con i movimenti ed i processi sociali che ci sembrano pertinenti. Questa campagna vuole stigmatizzare, delegittimare e criminalizzare il fatto di essere solidali con i movimenti sociali”.

In risposta ad una serie di presunte “rivelazioni” diffuse su certi media on-line e stampati alla fine di marzo, su persone e gruppi solidali con i popoli zapatisti, il pronunciamento internazionale segnala la “distorsione totale di relazioni solidali della società civile con i popoli”, ignorando che il movimento zapatista, “per la sua giusta causa, per saper ascoltare la società civile, per la sua etica e per la dignità dei suoi popoli, dal 1994 ha destato la simpatia e la solidarietà di centinaia di migliaia di persone in Messico e nel mondo”.

L’imboscata a Copala e la rinnovata ostilità dei governi di Oaxaca, Chiapas e Guerrero verso la solidarietà civile, segnano una retrocessione nelle nostre garanzie civiche. La solidarietà è sempre stata, più che un diritto, un bel attributo dei messicani ed uno spazio degno di intendimento con l’umanità. Una tradizione che ci onora. Una finestra aperta. In tempi come quelli attuali, il Messico ha bisogno che le finestre siano il più possibile aperte, non che si chiudano. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/03/index.php?section=opinion&article=a10a1cul

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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JBG denuncia nuovi sgomberi.

La Jornada – Lunedì 3 maggio 2010

JBG denuncia che ci saranno nuovi sgomberi nelle zone zapatiste. Avvertono che difenderanno le loro terre.

Hermann Bellinghausen

San Cristóbal de las Casas, Chis., 2 maggio. La giunta di buon governo (JBG) Hacia la esperanza, con sede nel caracol zapatista di La Realidad, denuncia che il governo di Felipe Calderón “sta organizzando nuovi sgomberi in comunità zapatiste, nella biosfera dei Montes Azules”. Questi “sono i piani dei tre livelli del malgoverno: municipale, statale, federale”.

La JBG della selva di frontiera denuncia “delle aggressioni del malgoverno sono già vittime le nostre comunità zapatiste”. Aggiunge: “I nostri compagni e compagne vivono tranquillamente nel posto e nello spazio che appartiene loro, quando improvvisamente il malgoverno di Calderón comincia fare una breccia che chiude la biosfera dei Montes Azules, all’interno della quale ci sono le nostre comunità”.

L’autorità autonoma sottolinea che questi “sono piani per realizzare sgomberi nelle nostre comunità”. Spiega: “Per noi la terra è di chi la lavora, per questo facciamo sapere che, come EZLN, non permetteremo un altro sgombero, non tollereremo queste azioni e tanto meno ci arrenderemo; difenderemo le nostre terre accada quel che accada, perché per noi la terra non si rende, non si offre e tanto meno la mettiamo in vendita”.

Solo lo scorso 28 aprile, il delegato statale della Procura Federale della Protezione dell’Ambiente (Profepa), Ricardo Alonso Frías, aveva annunciato che una “commissione interistituzionale” stava negoziando con “sette insediamenti per ottenere il loro ricollocamento attraverso il dialogo, e lascino la superficie nella Comunità Zona Lacandona e Riserva della Biosfera Montes Azules”. Ha specificato per l’agenzia Notimex che questi villaggi “sommano a meno di 3 mila ettari e sono: Salvador Allende, Ranchería Corozal, San Gregorio, Nuevo Limar, Agua Dulce, Ojo de Agua La Pimienta e Nuevo Villaflores”.

Cita “tra le offerte o proposte” una “controproposta, cioè, il conferimento di aiuti economici per la loro partenza dal luogo”. Precisa che “l’offerta è cambiata nel corso degli anni, a partire dal 2003, quando se ne sono andati i primi gruppi; ora è arrivata oltre i 200 mila pesos a famiglia”.

Il 22 gennaio scorso basi di appoggio zapatiste sono state sgomberate con la forza e la comunità Laguna de San Pedro, anch’essa nei Montes Azules, è stata distrutta. La JBG di La Garrucha aveva denunciato la partecipazione “di poliziotti statali e federali, truppe dell’Esercito federale, funzionari del governo (tra loro il delegato di Profepa), cameraman e giornalisti” (La Jornada, 31/1/10. I funzionari “parlavano” con gli uomini e le donne “mentre i poliziotti bruciavano le case”.

Come è possibile che “il malgoverno parla di dialogo mentre i suoi poliziotti ed Esercito bruciano i beni dei compagni”, dice la JBG. “Come è possibile che il malgoverno sgomberi gli indigeni chiapanechi e messicani mentre occupa la terra per costruire strutture turistiche per altre nazioni”.

Ciò nonostante, Alonso Farías mercoledì scorso ha dichiarato che “l’offerta è una soluzione degna e conforme al diritto”, e che “ovviamente” sono rispettate le garanzie “di ogni famiglia e di ogni villaggio”. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/03/index.php?section=politica&article=020n2pol

Comunicato originale della JBG

(Traduzione “Maribe”” – Bergamo)

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La Jornada – Domenica 2 maggio 2010

Gruppi per la difesa dei diritti umani condannano l’imboscata. Chiesto a Ulises Ruiz di smettere di proteggere i gruppi paramilitari

Gabriel León, Carolina Gómez Mena, Hermann Bellinghausen, Georgina Saldierna e Octavio Vélez 

La Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), professori della Sezione 22 del Sindacato Nazionale dei Lavoratori della Scuola (SNTE), l’ambasciatore del Canada, Guillermo E. Rishchynski, e decine di organizzazioni hanno condannato l’attacco armato contro la carovana umanitaria che si dirigeva a San Juan Copala, Oaxaca, ed hanno chiesto alle autorità di investigare “con celerità ed efficienza” i fatti successi il 27 scorso.  Il Relatore speciale per la libertà di espressione della CIDH, in comunicato proveniente dalla città di Washington e diffuso nel paese da organizzazioni civili, ha chiesto che si offra protezione alle comunità della zona i cui diritti sono “minacciati”.   A Città del Messico, attivisti si sono riuniti davanti alla rappresentanza del governo di Oaxaca per chiedere al governatore Ulises Ruiz di fare luce sull’assalto armato e si puniscano i paramilitari colpevoli del fatto che ha lasciato sul terreno due morti e diversi feriti.   Accompagnati da Patricia Cilia Olmos, zia del giornalista David Cilia, e Mario Ramírez Martínez, padre della giornalista Érika Ramírez – che sono scampati all’attacco e giovedì scorso sono stati recuperati – hanno chiesto al governatore di smettere di “patrocinare” quei gruppi.   Con striscioni nei quali  si chiedeva “giustizia” e la fine “dell’impunità” dei gruppi paramilitari, quali la Unión de Bienestar Social de la Región Triqui (Ubisort), che denunciano come l’aggressore, membri di Serapaz, Cattoliche per il Diritto a Decidere, il Centro dei Diritti Umani Fray Francisco de Vitoria, Cencos e dell’Osservatorio Ecclesiastico, tra molti altri, hanno contestato che nel paese si “violentino i diritti” e non ci sia protezione per i difensori delle garanzie individuali.   A sua volta l’ambasciatore del Canada in Messico, Guillermo E. Rishchynski, ha chiesto un’indagine imparziale e spedita dei fatti ed ha esortato il governo ad adottare prendere misure concrete per ridurre la tensione e la violenza in questa regione.   A San Cristóbal de las Casas, la Rete per la Pace Chiapas, organizzazione formata da una decina di organizzazioni indipendenti nell’entità, ha espresso la sua preoccupazione davanti alla “situazione di vulnerabilità” nella quale lavorano i difensori dei diritti umani “di fronte alla sempre di più ricorrente violenza politica, alla criminalizzazione del loro lavoro e all’indifferenza dello Stato nella protezione della loro vita e integrità fisica”.

Sottolinea che citata la carovana “è stata imboscata ed aggredita con armi si presume da un gruppo della Unidad para el Bienestar Social de la Región Triqui, legata al Partito Rivoluzionario Istituzionale e segnalata come paramilitare”.   A Oaxaca, i professori della Sezione 22 del SNTE, appoggiati da membri dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO) ieri hanno fatto un corteo per consegnare la loro petizione al governo federale ed esigere la punizione degli autori materiali ed intellettuali dell’aggressione.   Infine il presidente nazionale del PRD, Jesús Ortega, ha dichiarato che Ulises Ruiz sta utilizzando la violenza come una strategia in vista delle prossime elezioni. http://www.jornada.unam.mx/2010/05/02/index.php?section=politica&article=013n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – 30 aprile 2010

 ONG diffonderanno su scala mondiale la condanna dell’attacco contro gli osservatori

Alma Muños

Organizzazioni civili in Messico, rappresentanti di ambasciate europee – come quella della Spagna – ed istanze per la difesa delle garanzie civili hanno deciso di diffondere su scala internazionale la condanna per l’attacco subito dalla missione di osservatori dei diritti umani a Oaxaca mentre si stava dirigendo a San Juan Copala, col proposito di fare pressione sul presidente Felipe Calderón per risolvere il caso ed adottare adeguati provvedimenti nell’entità.

La Commissione Nazionale dei Diritti Umani (CNDH) ha chiesto al governo di Oaxaca che applichi misure cautelari affinché giornalisti ed attivisti possano svolgere il loro lavoro.

“Per la CNDH lo Stato messicano non può rinunciare al suo ruolo di garante dello stato di diritto, deve investigare in maniera efficace sui fatti di violenza e punire i responsabili”, ha dichiarato in un comunicato.

Decine di accademici di diverse istituzioni universitarie (UNAM, Flacso, Uia, CIDE, INAH, UAM, ITAM, CIESAS) hanno manifestato la loro “netta condanna” dei fatti avvenuti martedì scorso perché “sono intollerabili in uno stato di diritto.

“Manifestiamo la nostra massima preoccupazione per il clima crescente di violenza che predomina nella regione dovuto alla proliferazione di gruppi civili armati, ed esigiamo che le autorità responsabili garantiscano integrità piena a familiari, difensori dei diritti umani e società civile che si trovano nella zona.”

Chiedono che si indaghi a fondo e si puniscano i responsabili e si adottino misure per fermare la violenza incluso il disarmo dei gruppi armati, e che si aprano canali di dialogo per diminuire la tensione nell’area, rispettando i diritti all’autonomia e alla libera determinazione di popoli e comunità indigene.

Rappresentanti di gruppi sociali, ambasciate ed istanze come l’ufficio in Messico dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ed Amnesty International, si sono riuniti ieri per decidere un piano per dare seguito alla condanna di quanto accaduto e chiedere giustizia. 

Hanno annunciato che questo venerdì a mezzogiorno si svolgerà una mobilitazione davanti alla rappresentanza del governo di Oaxaca a Città del Messico e si è deciso che le organizzazioni si uniscano per elaborare una strategia comune. 

Amnesty International si è impegnata a trattare l’attacco contro la carovana con le autorità federali.

Sani e salvi gli europei della carovana

Georgina Saldierna

La Segreteria degli Affari Esteri (SRE) ha comunicato che gli europei presenti nella carovana aggredita nelle vicinanze di San Juan Copala, Oaxaca, sono sani e salvi ed hanno preso contatto con le rispettive ambasciate.

In un comunicato ha aggiunto che si è formato un gruppo di lavoro al quale partecipano enti federali e rappresentanti delle missioni  diplomatiche di Germania, Belgio, Finlandia, Italia e Spagna, col proposito di localizzare gli stranieri.

La SRE ha confermato la morte della messicana Beatriz Alberta Cariño e del finlandese Jyri Jaakkola durante i fatti avvenuti a San Juan Copala il 27 aprile ed ha dichiarato che, insieme al governo di Oaxaca, fornirà tutto il supporto peri l recupero ed il trasferimenti del Corpo del giovane finlandese. (…)

El consigliere dell’ambasciata Della Germania in Messico, Hans Günther Walter Mattern, ha detto che una volta che si avrà conferma che gli europei sono liberi, coopereranno nelle investigazioni del caso.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Recuperati i giornalisti.

Contralínea

Venerdì 30 aprile 2010

 I giornalisti Erika Ramirez e David Cilia sono stati recuperati ed ora sono in ospedale. Si aspetta il rapporto medico.

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Ancora provocazioni a Mitzitón.

La Jornada – Venerdì 30 aprile 2010

L’Ejército de Dios vuole recintare dei terreni ad uso collettivo a Mitzitón

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 29 aprile. L’assemblea comunitaria di Mitzitón ha dichiarato di temere un nuovo attacco di elementi del gruppo evangelico Ejército de Dios, segnalati come paramilitari. Questi minacciano di recintare nuovamente i terreni ejidales ad uso collettivo sui quali si presume passerebbe l’autostrada San Cristóbal-Palenque, promossa dal governo e decisamente respinta dagli abitanti.

Il giorno 26, riferiscono gli ejidatarios, “abbiamo saputo che i paramilitari ed il gruppo di Francisco Gómez Díaz vogliono mettere un’altra volta il filo spinato”, e riteniamo responsabile di questo il “comandante paramilitare” Esdras Alonso González ed il suo subalterno Carmen Díaz López, che sono “quelli che danno gli ordini per provocarci”.

Gli indigeni, aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN, sostengono: “Le nostre terre non si vendono; si preservano e si proteggono”, e ricordano che a luglio del 2009 lo stesso gruppo aggressore aveva recintato le proprietà. Il giorno 19 di quel mese gli ejidatarios avevano rimosso la recinzione collocata da “persone al servizio di Carmen Díaz, dirigente del gruppo evangelico”.

Il 21 luglio, aggiunge l’assemblea, “quando mandammo 20 ‘incaricati’ a vedere quegli appezzamenti, il gruppo di delinquenti era già pronto per aggredire i nostri compagni; è lì dove hanno ucciso Aurelio Díaz Hernández e ferito altri cinque compagni”. Uno di loro soffre ancora delle conseguenze dell’investimento criminale di cui è stato oggetto, mentre i responsabili “sono ancora impuniti perché il malgoverno li protegge”.

Il podere che Díaz López ed i suoi seguaci vogliono recintare ora “è lo stesso dell’anno scorso”, con lo stesso scopo perché “non vivono più nella comunità, vengono solo a provocare; questa volta dicono che sono ancora più protetti dal governo e che ci saranno altri morti”.

L’assemblea di Mitzitón chiede al governo il suo intervento per evitare nuovi fatti di violenza e denuncia come “i principali provocatori” il citato Carmen Díaz López, Pablo Díaz López e Santo Jiménez Díaz (già denunciati come trafficanti di clandestini), così come Francisco Gómez Díaz, Gregorio Gómez Jiménez e Celestino Pérez Hernández.

Questi fatto si sommano ad altri successi e già denunciati nel mese di aprile. Il giorno 18 ci sono stati due tentativi di violenza. Nel primo, cinque donne stavano pascolando i loro agnelli quando un gruppo di uomini vestiti di nero ed incappucciati hanno tentato di aggredirle. Le donne sono riuscite a fuggire. Giorni prima, nello stesso prato, le donne avevano identificato sei membri dell’Ejército de Dios che facevano pratica di tiro.

Quello stesso giorno 18, una giovane di 21 anni è stata aggredita a Tzimtikalbhó da Roberto Jiménez Heredia che l’ha picchiata “tentando di violentarla; la ragazza ha gridato e si è difesa, per questo lui l’ha picchiata ancora di più lasciandola con ferite e lividi, ma lei è riuscita a scappare”, raccontano le autorità comunitarie. L’aggressore “è conosciuto come elemento dell’Ejército de Dios, trafficante di fratelli migranti e provocatore nella comunità”.

Il 3 aprile, Carmen Díaz Jiménez (padre di Aurelio Díaz, il giovane assassinato nel luglio scorso) ha trovato la sua casa in fiamme. Grazie ai vicini è riuscito a spegnere il fuoco, “ma ormai tutte le sue cose erano bruciate: letto, coperte, vestiti”. Giorni dopo, Carmen Jiménez Jiménez e Jesús Jiménez Heredia si vantavano di essere i responsabili del sinistro.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Localizzati i giornalisti.

PROCESO – 29 aprile

 Localizzati gli attivisti e giornalisti victime dell’imboscata a Oaxaca

Gloria Leticia Díaz

MÉXICO, DF, 29 aprile (apro).- I giornalisti della rivista Contralínea, David Cilia e Érika Ramírez, scomparsi da martedì scorso quando i paramilitari hanno imboscato la carovana umanitaria che si stava dirigendo a San Juan Copala, Oaxaca, sono stati localizzati in vita e non in pericolo di morte. 

Così hanno confermato l’attivista David Venegas e Noé Bautista chi facevano parte della carovana ed erano nascosti insieme ai giornalisti. 

David e Noé sono riusciti a fuggire dall’assedio dei paramilitari e raggiungere la città di Juxtlahuaca ed hanno mostrato un video nel quale i giornalisti testimoniano il loro stato e chiedono aiuto per il loro riscatto.

Qui il video con la testimonianza dei giornalisti:  http://contralinea.info/archivo-revista/index.php/2010/04/27/grupo-armado-ataca-caravana-de-paz-en-oaxaca/#pruebadevida

 Gli attivisti dei diritti umani avvertono che “se moriranno sarà di fame o sete, perché le autorità del governo di Oaxaca non hanno cacciato i paramilitari”. 

Hanno raccontato che Érika Ramírez non è ferita, mentre David Cilia presenta una ferita di pallottola nel piede sinistro ed un’altra di striscio all’altezza della vita. 

Miguel Badillo, direttore di Contralínea, ha anticipato che questo venerdì cercheranno di compiere incursioni via aerea nella zona per cercare i giornalisti:

“Ci troviamo a Huajuapan de León con altri sei giornalisti più ed il padre di uno dei desaparecidos, ma non andremo tutti, solo alcuni”, ha precisato Badillo.

Da parte sua Il Ministero degli Esterni dell’Italia ha informato che l’internazionalista italiano David Casinori, anche lui dato per disperso a Oaxaca, è stato localizzato sano e salvo.

L’italiano ha confermato che il convoglio umanitario cui partecipava è stato attaccato martedì da individui armati nelle vicinanze della località indigena di San Juan Copala. 

Ha riferito che gli incappucciati hanno cominciato a sparare e che i partecipanti alla Carovana della Pace sono fuggiti nella selva.

Nella sparatoria sono morti Beatriz Cariño, del Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos (CACTUS), ed il cittadino finlandese Jyri Antero Jaakkola, membro della Zezta. 

Condanna internazionale

Intanto organizzazioni dei diritti umani della Germania hanno condannato energicamente l’aggressione armata perpetrata contro la Carovana di Appoggio al municipio autonomo di San Juan Copala.    In un documento le organizzazioni Initiative Mexiko, di Amburgo; Ufficio Ecumenico per la Pace e la Giustizia, di Monaco, ed il Gruppe B.A.S.T.A, di Münster, denunciano che “questa aggressione armata è il prodotto delle condizioni di violenza istituzionale ed impunità della quale godono i gruppi paramilitari in quella regione dello stato di Oaxaca”.   Nello stesso tempo ritengono che questo fatto è frutto della “violenza istituzionale contro le diverse espressioni della lotta sociale a Oaxaca e, in particolare, contro la costruzione dei processi di autonomia”.   Inoltre, deplorano l’atteggiamento del governo di Oaxaca che nega le sue responsabilità in questi fatti, dopo che il conflitto nella regione triqui avviene con la copertura dei governi federale e statali poiché poco hanno fatto per risolvere la problematica; al contrario, “la sua strategia è stata quella di alimentare i rancori e così approfittarsi della situazione di instabilità”.    Respingono anche il tentativo del segretario generale di Governo di Oaxaca, Evencio Nicolás Martínez Ramírez, di declinare le proprie responsabilità per la sicurezza dei membri della carovana.    Ricordano che il governo statale è responsabile di garantire l’integrità di tutte le persone che abitano e transitano nel suo territorio.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 29 aprile 2010

Centro Las Casas: Responsabile dell’aggressione è lo Stato messicano

Hermann Bellinghausen

Condannando l’imboscata subita martedì dai membri della Carovana di Appoggio e Solidarietà col Municipio Autonomo di San Juan la Copala, a Oaxaca, nella quale hanno perso la vita due aderenti all’Altra Campagna dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (CDHFBC) ha dichiarato che l’attacco “è responsabilità dello Stato messicano, per non compiere i suoi obblighi di prevenire e proteggere il diritto alla vita non offrendo protezione adeguata e non creando le condizioni per sradicare le aggressioni da parte di agenti statali o di privati contro i difensori dei diritti umani”.

Il Centro Las Casas esige “un’investigazione esaustiva, efficace ed imparziale, la punizione delle autorità responsabili per azione o omissione in questi atti”, così come degli autori materiali dell’attentato, identificati come membri del gruppo priista “di stampo paramilitare” Unión de Bienestar Social para la Región Triqui (Ubisort).

Prima dell’imboscata, che è l’attacco paramilitare più grave dal massacro di Acteal nel 1997, il dirigente di Ubisort, Rufino Juárez, aveva annunciato in conferenza stampa e con dichiarazioni ad una radio commerciale che le sue milizie avrebbero impedito il transito della carovana. Nessuna autorità ha evitato l’attacco. Questo mercoledì, tuttavia, Ubisort ha negato la sua responsabilità chiedendo la presenza dell’Esercito federale ed ha dichiarato che sarebbe stato un “autoattentato” delllo stesso municipio autonomo i cui membri “hanno voluto fare i martiri per richiamare l’attenzione della società”. Simile argomento avevano usato le autorità oaxaqueñas tre anni fa per distorcere l’assassinio del giornalista statunitense Brad Will.

Il CDHFBC denuncia che, secondo la Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), “il rispetto per i diritti umani in uno Stato democratico dipende in gran parte dalle garanzie di cui godono i difensori nel libero svolgimento delle loro attività”, e che è opportuno “prestare speciale attenzione alle azioni che limitino od ostacolino” il loro lavoro.

A sua volta, Enlace Zapatista, il portale che diffonde le informazioni del movimento dell’EZLN del Chiapas e dell’Altra Campagna, ha rivendicato i due attivisti caduti come aderenti alla Sesta Dichiarazione Della Selva Lacandona. Si tratta di Beatriz Alberta Cariño Trujillo, del Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos (Cactus), e di Tyri Antero Jaakkola, originario della Finlandia, aderente della Zezta Internacional e collaboratore da tre mesi del collettivo VOCAL (Voces Oaxaqueñas Construyendo Autonomía y Libertad), anch’esso dell’Altra Campagna nazionale.

Il CDHFBC sottolinea che “la carovana si stava dirigendo a San Juan Copala per dare copertura ai maestri che tornavano a fare lezione, portare generi alimentari alla popolazione accerchiata dal gruppo paramilitare Ubisort, e documentare le violazioni dei diritti umani che subiscono le comunità”.

Chiede al governo del Messico di “garantire misure precauzionali per proteggere la vita, l’integrità e la sicurezza” dei membri della carovana; chiede “azioni urgenti per ritrovare le persone ferite o scomparse” e porre fine “all’accerchiamento armato che vive il municipio”. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/29/index.php?section=politica&article=007n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Reazioni all’imboscata.

La Jornada Giovedì 29 aprile 2010

 Senatori del PRD, accademici e ONG chiedono di far luce sull’aggressione a Oaxaca. I legislatori affermano che manca la volontà del governo di risolvere il problema ancestrale a San Juan Copala

David Cilia, padre del fotografo desaparecido della rivista Contralínea, con lo stesso nome, ha raccontato di aver visto ieri a Santiago Juxtlahuaca  le grù Della polizia statale che trasportavano i quattro veicoli colpiti dagli spari, una Suburban bianca con il logo del Frente Nacional Indígena y Campesino, “aveva molto sangue al suo interno”.  Ha raccontato che i numeri di telefono che gli avevano fornito per avere informazioni corrispondevano alla delegazione della Procura Generale della Repubblica in Tabasco, e quando poi è riuscito a mettersi in contatto con la delegazione della PGR d Oaxaca gli hanno risposto che ignoravano i fatti. “A 40 minuti da La Sabana, dove è avvenuta l’aggressione, c’è un quartiere dell’Esercito e non hanno fatto niente per fermare gli aggressori. La polizia statale passeggia per le strade di Juxtlahuaca come se non fosse successo niente. Si vede che gli assassini hanno agito nell’impunità e questo dimostra che lo stato ammette che il territorio è dei paramilitari”. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/29/index.php?section=politica&article=008n1pol

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Reazione di Amnesty Internacional e dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani in Messico.  Condanna internazionale dell’imboscata alla missione di osservazione nella zona triqui.  http://www.jornada.unam.mx/2010/04/29/index.php?section=politica&article=007n1pol

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 Ulises Ruiz dice che è strana la partecipazione di stranieri in una zona dove esistono problemi

Agustín Galo Samario. Oaxaca, Oax., 28 aprile. Il governatore Ulises Ruiz Ortiz ha respinto qualsiasi responsabilità del governo statale nell’attacco di martedì scorso contro una carovana di osservatori internazionali che si dirigeva al municipio autonomo di San Juan Copala, nella mixteca, nel quale sono state uccise due persone, un’altra ferita ed un numero indeterminato di desaparecidos.   Per Ruiz Ortiz si è trattato di “uno scontro” col gruppo di attivisti i cui membri non “sappiamo chi sono realmente; sappiamo che ci sono stranieri, ma, non so se siano turisti, se sono di passaggio o se svolgono un lavoro di attivismo”. 

Il mandatario ha aggiunto che le indagini della Procura Generale di Giustizia dello Stato (PGJE) sicuramente stabiliranno “che tipo di qualifica migratoria hanno questi stranieri che partecipano ad un evento dove si è verificato uno scontro”.

Sebbene ammetta che tra i partecipanti c’erano membri di organizzazioni oaxaqueñas, ha deplorato che “una carovana con gente straniera” abbia deciso unilaterlamente di andare” in quella località ed ha insistito: “Non so in qualità di cosa stanno qua a Oaxaca. Mi è molto strano, non sono accreditati, non sapevamo che degli stranieri stavano andando in una comunità dove ci sono problemi”. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/29/index.php?section=politica&article=005n2pol

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Ancora desaparecidos a Copala.

La Jornada – Giovedì 29 aprile 2010

Ancora disperse diverse vittime dell’imboscata a Copala. Il gruppo aggressore impedisce le operazioni della polizia nella zona

Octavio Vélez Ascencio. Oaxaca, Oax., 28 aprile. L’Agenzia Statale di Investigazioni (AEI) ha raccolto i cadaveri del finlandese Tyri Antero Jaakkola e della messicana Beatriz Alberta Cariño Trujillo, membri della carovana civile internazionale che si dirigeva a San Juan Copala che è stata aggredita a colpi d’arma da fuoco da un gruppo di paramilitari appartenenti all’organizzazione priista Unión de Bienestar Social para la Región Triqui (Ubisort). Tuttavia, la polizia non è ancora riuscita a localizzare diverse persone scomparse, tra queste alcuni europei – si pensa si siano rifugiati sulla montagna per sfuggire agli spari – perché il gruppo paramilitare che controlla la zona ha permesso loro l’accesso solo per poche ore.   I poliziotti hanno riferito a Miguel Badillo, direttore della rivista Contralínea – chi si trova nelle vicinanze di San Juan Copala per cercare i due giornalisti di questa pubblicazione che sono scomparsi – che il gruppo paramilitare ha minacciato di “attaccarli” se non si ritiravano dal posto. Hanno promesso che questo giovedì, “con la luce del giorno”, riprenderanno le incursioni in montagna, previo accordo di tregua col gruppo armato. Badillo ha chiesto l’intervento della Segreteria di Governo affinché le autorità riprendano il controllo della zona e si possano cercare i dispersi.    Alla carovana partecipavano 25 persone, tra attivisti e giornalisti. Solo cinque dei dispersi sono stati identificati: Érika Ramírez e David Cilia, giornalista e fotografo di Contralínea; Noé Bautista Jiménez e David Venegas Reyes, attivisti dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO), e Martín Sautan, un osservatore tedesco. I veicoli sono stati recuperati oggi dalla polizia statale. Il Dodge azzurro chiaro, con targa 4761 TMD dello stato di Quintana Roo su cui viaggiavano i reporter presenta 25 fori di pallottola. Anche una Suburban ed il resto delle auto sono danneggiati da decine di colpi d’arma da fuoco.   In un comunicato, il governo statale ha informato che il pubblico ministero di Santiago Juxtlahuaca, appoggiato da periti e poliziotti preventivi e della AEI, si sono recati nella località Los Pinos dove hanno trovato i cadaveri di due persone in un’auto bianca con l’insegna del Frente Nacional Indígena y Campesino AC, e presentavano ferite prodotte da proiettile di arma da fuoco.   Le persone uccise sono state identificate come Tyri Antero Jaakkola, finlandese membro dell’organizzazione Uusi Tuuli Ry, e Beatriz Alberta Cariño Trujillo, moglie di Omar Esparza Zárate, coordinatore del Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos. I corpi sono stati trasferiti a Huajuapan de León per l’autopsia di legge.   Mónica Citlalli Santiago Ortiz, studentesse Della Facoltà di Diritto e Scienze Sociali dell’Università Autonoma Benito Juárez de Oaxaca, è ricoverata presso l’Ospedale dell’IMSS di Santiago Juxtlahuaca, e le sue condizioni sono stabili.   La Ubisort si è dissociata dai fatti ed ha attribuito la sparatoria ad un “autoattentato”. Ha precisato che “quelli del MULTI (Movimiento de Unificación y Lucha Triqui Independiente) hanno cercato il modo di passare per martiri per richiamare l’attenzione della società; loro uccidono e poi accusano noi”.   Alberto Quezadas Jiménez, commissario di Pubblica Sicurezza dello stato, ha riferito alla stampa che la polizia non è entrata nella zona a ristabilire l’ordine perché non ci sono le condizioni favorevoli. “Non posso entrare ed affrontarli perché ci sarebbero molti morti”, ha affermato.   Da parte sua, Gabriela Jiménez Rodríguez, consigliere della APPO e sopravvissuto all’attacco, ha detto che la carovana è stata attaccata martedì scorso intorno alle 14:50 da uomini incappucciati provvisti di armi lunghe nelle vicinanze di Los Pinos, a circa 10 chilometri da La Sabana, villaggio vicino a San Juan Copala.  “Uscendo da una curva – ha raccontato – abbiamo trovato la strada bloccata da alcuni massi; allora l’autista del furgone ha deciso di tornare indietro e in quel momento i paramilitari hanno iniziato a spararci addosso. In qualche modo siamo scesi dalle auto ed alcuni sono corsi verso la montagna, ma sfortunatamente due compagni sono stati raggiunti dalle pallottole. Le due vittime sono state colpite alla testa.”   Ha spiegato che insieme ad altre persone è salito sulla montagna e poco dopo sono stati intercettati dagli uomini incappucciati che si sono identificati come membri dell’Ubisort, legata al PRI, e del MULT, base sociale del Partito Unità Popolare, partito locale, che li hanno riportati sul luogo dell’aggressione.     “Ci hanno detto che lì non succedeva niente, che era il loro territorio; uno ci ha perfino detto che ci avrebbero ammazzato ma un altro ci ha detto che ci lasciava in vita e che potevamo andarcene. Durante il tragitto un uomo ci ha portato fino a Santiago Juxtlahuaca”.   Carlos Beas Torres, coordinatore della Unión de Comunidades Indígenas de la Zona Norte del Istmo, ha detto che Noé, l’autista del furgone su cui sono morti l’attivista finlandese e Cariño Trujillo, è arrivato all’alba a Santiago Juxtlahuaca ed ha confermato di aver visto i cadaveri di altri attivisti. Ha affermato che altri sopravvissuti arrivati a Juxtlahuaca hanno raccontato la stessa cosa e ritiene che forse i corpi siano stati fatti sparire dai paramilitari per la gravità dei fatti.

Ha precisato che i desaparecidos della APPO, David Venegas Reyes e Noé Bautista Jiménez, hanno comunicato via radio a Santiago Juxtlahuaca ma poi non si è più saputo niente. Alla carovana partecipavano attivisti di Italia, Belgio e Germania chi sono fuggiti sulla montagna e “fino ad ora” non abbiamo loro notizie, ha detto.    Azael Santiago Chepi, segretario generale della sezione 22 del SNTE, ha accusato dell’attacco il governatore Ulises Ruiz per la sua “indifferenza” per fermare la violenza e per il “supporto” della sua amministrazione all’Ubisort.    In serata diplomatici di Finlandia, Germania, Belgio e Italia si sono recati al palazzo di governo dello stato per raccogliere informazioni sui loro connazionali. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/29/index.php?section=politica&article=005n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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FINLANDESE E MESSICANA LE VITTIME DELL’AGGRESSIONE A OAXACA

Tyri Antero Jaakkola, un finlandese di circa 25 anni, Giusto tre mesi fa nello stato di Oaxaca per lavorare un anno con Vocal, è stata la prima vittima dell’aggressione “paramilitare”.

L’attivista apparteneva all’organizzazione finlandese Uusi Tuuli Ry, che fa parte anche dell’Altra Campagna, movimento simpatizzante dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN).

Nell’attacco è morta anche Alberta Cariño, 35 anni, attivista del Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos (Cactus).   

Due giornalisti del settimanale Contralínea ed un altro dell’agenzia locale, così come un membro di Vocal risultano desaparecidos, ha dichiarato Omar Esparza, marito Della donna messicana uccisa.   http://www.jornada.unam.mx/ultimas/2010/04/28/un-finlandes-y-una-mexicana-las-victimas-mortales-en-ataque-a-caravana-en-oaxaca-ong

ANCORA DESAPARECIDOS I GIORNALISTI DI CONTRLINEA

Érika Ramírez r David Cilia, giornalisti del settimanale Contralínea, ed altre due persone (David Venegas, dell’organizzazione VOCAL, e Noé Bautista) sono scomparsi nei dintorni della comunità autonoma San Juan Copala, municipio di Juxtlahuaca, Oaxaca.  http://contralinea.info/archivo-revista/index.php/2010/04/27/grupo-armado-ataca-caravana-de-paz-en-oaxaca/

ALTRE INFO: http://www.chiapas.indymedia.org/

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Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas A.C.
San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico 
28 aprile 2010 
 
Comunicato Stampa No. 05  

Confermata l’uccisione dell’attivista dei diritti umani.  

Questo Centro dei Diritti Umani si dispiace dell’assassinio dell’attivista dei diritti umani Beatriz Alberta Cariño, Direttrice del Centro di Aiuto Comunitario Lavorando Uniti (Cactus).   

Secondo le informazioni fornite nel pomeriggio di oggi da Cactus, l’omicidio è avvenuto durante l’attacco alla Carovana di Appoggio e Solidarietà col Municipio Autonomo di San Juan Cópala, Oaxaca, perpetrato ieri nella località conosciuta come La Sabana, vicino a San Juan Cópala.   

Secondo le informazioni ricevute l’attacco è stato perpetrato dal gruppo di stampo paramilitare “Unidad y Bienestar Social de la Región Triqui” (Ubisort), che con le armi tiene accerchiati i coloni del Municipio Autonomo San Juan Cópala; durante l’attacco è stato ucciso anche l’attivista dei diritti umani Jyri Antero Jaakkola di origine finlandese, oltre ad altre persone ferite e scomparse, come già comunicato con il precedente Comunicato Stampa No. 4.   

Esprimiamo le nostre sentite condoglianze alla famiglia di Beatriz Cariño e di Jyri Antero Jaakkola, ed alle compagne e compagni del Centro di Appoggio Comunitario Lavorando Uniti (CACTUS).   

Al governo messicano chiediamo che si svolga un’indagine esaustiva, efficace ed imparziale affinché si puniscano le persone e le autorità responsabili per azione e/o omissione per l’assassinio di Beatriz Alberta Cariño e Jyri Antero Jaakkola, difensori dei diritti umani.   

In Messico le attiviste e gli attivisti dei diritti umani affrontano costantemente aggressioni, minacce, vessazioni, vigilanza, perquisizioni delle abitazioni, restrizioni all’informazione, campagne di diffamazione ed azioni penali come metodo per intralciare ed ostacolare il loro lavoro. 

Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas A.C.
Calle Brasil #14, Barrio Mexicanos,
San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México
Código Postal: 29240
Tel +52 (967) 6787395, 6787396, 6783548
Fax +52 (967) 6783551
medios@frayba.org.mx
http://www.frayba.org.mx

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La Jornada – Giovedì 22 aprile 2010

Onorare gli Accordi di San Andrés, chiedono in un forum del del Senato

Víctor Ballinas e Andrea Becerril

Legislatori, vescovi, intellettuali, studiosi, rappresentanti di organizzazioni non governative ed indigeni hanno chiesto il compimento degli accordi di San Andrés.

Sostengono che nonostante la riforma del 2001 che ha inserito nella Costituzione i diritti indigeni, questi non godono ancora di tutte le garanzie, “sono discriminati, esclusi, sfruttati, spogliati delle loro risorse e territori; non si è fatta loro giustizia e non hanno educazione e salute”.

I vescovi Raúl Vera e Felipe Arizmendi; il sacerdote Miguel Concha Malo; gli intellettuali Rodolfo Stavenhagen e José del Val Blanco; gli indigeni Adelfo Regino, Abundio Marcos e Valentín de Rosa; il ricercatore Emilio Álvarez Icaza, così come l’ex ministro e deputato Juventino Castro y Castro, tra altri, hanno rilevato che “lo Stato deve riconoscere il loro diritto alla libera determinazione e all’autonomia, perché i popoli indigeni non vogliono costituire un altro Stato, bensì essere considerati uguali”.

Partecipando ieri al Senato al forum Gli Accordi di San Andrés, questione irrisolta, organizzato dalla Commissione Bicamerale di Concordia e Pacificazione, Juventino Castro y Castro ha dichiarato: “Molti credono che la riforma costituzionale del 2001 che ha introdotto all’articolo secondo della Magna Carta i diritti indigeni, sia la continuità degli Accordi di San Andrés. Non è così: si somigliano, ma questi continuano ad essere la questione irrisolta”.

Per questo, ha sollecitato a “riprendere le idee di San Andrés Larráinzar. Il concetto di libera determinazione non è equivalente ad autonomia. La libera determinazione è un principio di uguaglianza, questo è fondamentale. Il secondo articolo costituzionale è un articolo fallito; fa credere che i popoli possono nominare le autorità, che hanno dei privilegi, ma la legge non è stata realizzata, per questo bisogna rivitalizzare gli accordi di San Andrés”.

Rodolfo Stavenhagen, ex relatore dell’ONU per i diritti dei popoli indigeni ha affermato: “si deve riconoscere il diritto collettivo dei popoli indigeni alla libera autodeterminazione. Ricordo che quando discutevamo di questo concetto, un settore del governo ci diceva che gli indigeni volevano stabilire un altro paese. Niente di più falso: vogliono la libera autodeterminazione per partecipare alle decisioni che riguardano il loro sviluppo”.

Del Val Blanco, direttore del Programma Universitario Nazione Multiculturale della UNAM, ha insistito che gli accordi di San Andrés continuano ad essere una questione irrisolta, “io “direi che è una materia bocciata. Questa è la terza legislazione che affronta la sfida”. Ha sottolineato che quello che succede è che “c’è ignoranza del significato di autonomia e libera autodeterminazione”.

Ha chiesto che si riformi la Legge di Consultazione Indigena, perché “ci sono ancora enormi territori delle popolazioni native, e se non si agisce subito queste possono esserne private, come succede costantemente. Ci sono investitori stranieri e transnazionali che le spogliano del loro territorio e saccheggiano le loro risorse naturali. Bisogna legiferare subito in materia per frenare questa situazione”.

Il vescovo Felipe Arizmendi ha detto: “I 12 milioni di indigeni continuano a subire attacchi alla loro identità, non viene fatta loro giustizia, non li si consulta per costruire opere sulle loro terre, non hanno scuole né servizi sanitari; bisogna riprendere gli accordi di San Andrés Larráinzar”.

Il suo omologo di Saltillo, Raúl Vera, ha dichiarato: “fin dal primo giorno dei negoziati dopo l’insurrezione del primo gennaio 1994, il Comitato Clandestino e la Comandancia General, così come i gruppi che rappresentavano gli zapatisti ci dettero questa istruzione: dite al governo che non vogliamo delle cose, vogliamo il nostro posto in questo paese”.

Miguel Concha, presidente del Centro dei Diritti Umani Fray Francisco de Vitoria, ha denunciato che “la riforma all’articolo secondo della Costituzione a livello teorico parla dell’autonomia dei popoli indigeni dentro lo Stato nazionale, benché a livello operativo la consideri come qualcosa che attenta alla sovranità”. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/22/index.php?section=politica&article=021n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Blog contrainsurgente.

GOVERNO STATALE, CISEN E PSEUDO GIORNALISTI CREANO UN BLOG CONTRAINSURGENTE

Chiapas Indymedia 2010.04.18

Marzo 2010 si crea un Blog di carattere contrainsurgente allo scopo di proseguire nella strategia di disinformazione che lo Stato messicano, i suoi organismi di “intelligence” e la stampa asservita stanno realizzando contro le organizzazioni non governative e la società civile.

La campagna contro il movimento dell’EZLN e la società civile nazionale e internazionale continua, ed ora anche con la creazione di un Blog http://realchiapas.blogspot.com e http://chiapasreal.blogspot.com in cui si riportano le notizie redatte dagli uffici della Comunicazione Sociale di Governo dello Stato; e nel modo di Noé Farrera alias Victor del Monte padrone del quotidiano Péndulo de Chiapas.    

In questo blog si chiede di applicare l’articolo 33 contro gli stranieri che vengono in Chiapas e solidarizzano col movimento dell’EZLN, mostra foto senza l’autorizzazione di coloro che vi compaiono proponendo detenzioni, accusa e diffama in maniera calunniosa il Frayba incolpandolo ed accusandolo di molte cose di cui spero abbiano le prove, perché se non ne hanno sono loro a commettere dei reati. 

È importante che questo tipo di blog per qualche azione solidale non stiano più in rete. http://chiapas.indymedia.org/article_174244

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Gli USA in Chiapas.

La Jornada – Lunedì 19 aprile 2010

La breccia chiapaneca

Carlos Fazio

Nel contesto della strategia di occupazione a spettro totale (full spectrum) che stanno portando avanti gli Stati Uniti in Messico, per le sue caratteristiche particolari il Chiapas occupa un posto centrale nella mappa del Pentagono. La geografia chiapaneca fa parte della “breccia” (the gap) nella quale si trovano le zone di pericolo sulle quali il protagonista egemone del sistema capitalista mondiale deve avere una politica aggressiva di prevenzione, di dissuasione, controllo ed imposizione di norme di funzionamento affini agli interessi corporativi con casa madre nella nazione imperiale, ma anche di persecuzione, disarticolazione ed eliminazione di dissidenti o ribelli, considerati nemici.

Bisogna ribadire che non si può comprendere e spiegare il sistema capitalista senza il concetto di guerra. La guerra è la forma essenziale di riproduzione dell’attuale sistema di dominazione; la guerra è connaturata all’attuale fase di conquista e riconquista neocoloniale di territori e spazi sociali. Ma è anche un affare, un modo di imporre la produzione di nuove merci e aprire mercati allo scopo di ottenere profitti. In questo contesto la breccia chiapaneca si colloca in un’area a intensa in biodiversità, dove esistono grandi risorse acquifere, petrolio e minerali di uso strategico, tutto quello che dà senso pratico redditizio alla sua appropriazione territoriale e dello spazio.

Con un’aggiunta: lontano dal chiasso mediatico del momento, il Chiapas, ed in particolare l’area sotto il controllo delle autonomie zapatiste, è una zona creativa e di resistenza civile pacifica al progetto neoliberale. Un’area dove si sperimentano nuove forme di emancipazione, di costruzione della libertà nel collettivo da parte di diversi soggetti sociali e movimenti antisistemici che manifestano un pensiero critico, etico, anticapitalista, controegemonico. Forze che operano al margine delle regole del gioco e degli usi e costumi del sistema e gli danno battaglia sul campo culturale, dove sono radicate la memoria storica, le cosmovisioni e le utopie. Si tratta di un nuovo soggetto storico che non crede più alle toppe né alle riforme all’interno del sistema e, alieno alle vecchie e nuove forme di assimilazione e cooptazione, sperimenta un’altro modo di “fare politica” e di costruire un potere alternativo dal basso. Un vero potere popolare, autogestito, plurale, di autentica democrazia partecipativa con le sue giunte di buon governo, i suoi municipi autonomi e le sue autorità comunitarie.

Per tutto questo, l’EZLN, le sue basi di appoggio e gli alleati sono un pericolo reale, una sfida strategica per Washington e le grandi corporazioni dei settori militare, petrolifero, minerario, biotecnologico, agroalimentare, farmaceutico, alberghiero, dell’imbottigliamento e del falso ecoturismo che oggi scatenano una sordida guerra per la terra ed il territorio chiapaneco. Chi si trova negli spazi e nei territori dove esistono acqua, boschi, conoscenze ancestrali, codici genetici ed altre “merci” sono, lo si volia o no, nemici del capitale. Per questo assistiamo ad un’offensiva conservatrice che, nella forma di una guerra integrale occultata, asimmetrica, irregolare, prolungata e di logoramento, vuole disciplinare, piegare e/o eliminare la resistenza dei contadini indigeni ribelli per realizzare la ristrutturazione del territorio secondo gli interessi e le ingiunzioni monopoliste classiste. Si tratta di una guerra di privatizzazione, di svuotamento territoriale e predazione sociale che si serve della militarizzazione e paramilitarizzazione del conflitto, della repressione dei movimenti sociali e della criminalizzazione della protesta per facilitare la libera accumulazione capitalista delle multinazionali e dei loro alleati vernacolari, mediante un aggressivo modello dominante di agricoltura e dello spazio rurale; un modello di morte a beneficio del grande capitale.

In quella che forse è stata la sua ultima apparizione pubblica, nel dicembre del 2007, il subcomandante Marcos avvertì sulla ripresa delle aggressioni militari, poliziesche e paramilitari nella zona di influenza zapatista. Disse: “Chi ha fatto la guerra sa riconoscere i modi in cui si prepara ed avvicina. I segnali di guerra all’orizzonte sono chiari. La guerra, come la paura, ha odore. Ed ora si comincia già a sentire il suo fetido odore nelle nostre terre”. Annunciò allora che l’EZLN entrava in una nuova fase di silenzio e che si preparava a resistere da solo – abbandonato dall’intellighenzia progressista e di sinistra davanti all’ipotesi di “basso rating mediatico e teorico” dello zapatismo – alla difesa della terra e del territorio recuperato dal 1994 e sotto il controllo delle autonomie, davanti alla nuova offensiva che stava preparando l’emulo di Victoriano Huerta, Felipe Calderón, col suo capitalismo da caserma.

Da allora, come parte della stessa strategia di occupazione a spettro totale studiata dal Pentagono, la geografia chiapaneca si è riempita di posti di blocco e veicoli militari blindati; sono ricomparsi gli operativi di dissuasione e intelligenza, i pattugliamenti ed i sorvoli in zone considerate pericolosi focolai, e l’Esercito è stato riposizionato in comunità con precedenti di resistenza civile, mentre le autorità locali e federali realizzavano sgomberi violenti e ricollocamenti forzati di comunità indigene nella Riserva della Biosfera dei Montes Azules e di altre aree, come parte di una strategia di svuotamento e controllo territoriale che, mascherata da “spirito conservazionista” vuole spostare la popolazione per facilitare l’appropriazione e la mercificazione della terra e delle risorse naturali da parte del grande capitale. Questo spiega anche perché, articolati dalla sede della 31a Zona Militare di Rancho Nuevo, gruppi paramilitari come la OPDDIC (Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini) ed il cosiddetto Ejército de Dios (sotto travestimento evangelico) stiano perseguitando e distruggendo le comunità zapatiste. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/19/index.php?section=opinion&article=025a2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Venerdì 16 aprile 2010

Gilberto López y Rivas

Contrainsurgencia e servizi di intelligence 

Sono molte le interpretazioni sulla manovra mediatica alla quale si è prestato il giornale Reforma alla fine di marzo, quando ha pubblicato un documento consegnato da un presunto “disertore” dell’EZLN, nel quale si fanno “rivelazioni” – già rese note un’infinità di volte – sulla struttura dell’organizzazione, armi, collocazione territoriale dei suoi comandanti e le sue presunte fonti di finanziamento, tra le quali ce ne sarebbe una dei Paesi Baschi che in forma manichea si presenta come proveniente da ETA.

E’ stato talmente grossolano tutto il circo propagandistico montato dai cosiddetti servizi di intelligence, in questo caso, la seconda sezione dell’Esercito, che non hanno tardato ad arrivare le smentite e le confutazioni: la fotografia del presunto subcomandante Marcos senza cappuccio, che il disertore-senza-nome-né-volto dovrebbe conoscere molto bene, è risultata essere quella di un cooperante italiano.

Qualsiasi giornalista mediamente informato e senza collegamenti con Sedena conosce l’incandescente polemica epistolare che intercorse tra il portavoce dello zapatismo ed ETA all’inizio del 2003, nella quale quest’ultima affermava: “Abbiamo seri dubbi sulla vera intenzione della proposta di dialogo nell’isola canaria di Lanzarote che lei ha fatto. Ci sembra piuttosto una manovra disperata per attirare l’attenzione internazionale strumentalizzando per questo l’eco di tutto quello che ha a che vedere col conflitto basco, in particolare nello Stato spagnolo. La forma pubblica, senza previa consultazione con cui lei ha lanciato questa proposta riflette una profonda mancanza di rispetto verso il popolo basco e verso tutti quelli che dalle loro organizzazioni lottano in un modo o in un altro per la libertà”.

Marcos rispose: “Vedo che avete senso dell’umorismo e che ci avete scoperto: noi zapatisti, che non abbiamo mai avuto l’attenzione della stampa nazionale ed internazionale, volevamo ‘usare’ il conflitto basco che, come è evidente, ha copertura stampa in eccesso. Inoltre, dal giorno in cui abbiamo fatto pubblicamente riferimento alla lotta politica in Euskal Herria, i commenti positivi sugli zapatisti, per strada e sulla stampa nazionale ed internazionale sono aumentati. Rispetto al fatto di non voler far parte di nessun tipo di ‘pantomima’ o ‘operetta’, lo capisco. Vi piacciono di più le tragedie… Inoltre non abbiamo né i mezzi né l’interesse né l’obbligo di ‘consultare’ ETA prima di parlare. Perché gli zapatisti hanno conquistato il diritto di parola: di dire quello che vogliamo, su quello che abbiamo voglia e quando ci ne viene voglia. E per fare questo non dobbiamo consultare né chiedere permesso a nessuno. Né ad Aznar né al re Juan Carlos né al giudice Garzón né a ETA…

“Sul fatto di aver mancato di ‘rispetto al popolo basco’ è qualcosa di cui ci ha accusato anche Garzón (il quale, di conseguenza, deve autodichiararsi illegale, per coincidere con ETA nei suoi progetti) e tutta la destra ispanica e basca. Deve essere perché proporre di dare un’opportunità alla parola contravviene agli interessi di chi, da posizioni apparentemente contrarie, ha fatto della morte della parola il suo affare ed il suo alibi. Perché il governo spagnolo uccide la parola quando attacca la lingua basca o la lingua navarra, quando perseguita ed imprigiona i giornalisti che ‘osano’ parlare della questione basca includendo tutti i punti di vista, e quando tortura i detenuti affinché confessino quello che serve alla ‘giustizia’ spagnola. Ed ETA uccide la parola quando uccide chi la attacca con le parole, non con le armi”.

Cito per esteso queste argomentazioni per calibrare la smemoratezza indotta o l’ignoranza politica dei redattori del rapporto-del-disertore, che prima di collegare le due organizzazioni non hanno svolto il loro compito affinché quanto filtrato avesse una parvenza di realtà. Ma se gli organismi di intelligence castrensi non hanno svolto adeguatamente il loro lavoro, neppure minimamente come avevano cercato di fare i loro omologhi colombiani per il caso dei computer miracolosi del defunto Raúl Reyes, i lettori si aspettano che quel documento dell’assente disertore, ora passato ad ex dirigente, fosse stato verificato dai dirigenti di Reforma in quanto alla sua origine reale, congruenza della sua argomentazione, verifica delle fonti, opinioni di analisti “indipendenti” ed anche dei “vicini allo zapatismo”, eccetera; cioè, un lavoro giornalistico professionista ed etico, che, certamente, è molto chiedere in questi giorni.

Ciò nonostante, la cosa importante nel denunciare questa complicità media-servizi di intelligence poggia sulle domande: che propositi ci sono dietro questa messa in scena? Uno ovvio ed evidente è identificare l’EZLN dentro le organizzazioni legate al “terrorismo”, e di conseguenza intensificare la guerra di logoramento contro le comunità zapatiste impegnate nei processi autonomistici di comandare obbedendo, e particolarmente, giustificare politicamente incursioni militari contro la dirigenza zapatista.

Questi stratagemmi mediatici coincidono con l’aumento dell’azione paramilitare e di intelligence in Chiapas, inerenti alla contrainsurgencia, e con la complicità e protagonismo del governo statale in questa persecuzione denunciata innumerevoli volte dalle autorità autonome zapatiste.

Ma si sbaglino: oggi, come ieri, gli zapatisti non sono soli; soprattutto in un contesto di deterioramento totale delle istituzioni, di una presidenza usurpata e responsabile della peggiore crisi generalizzata che abbia sofferto la Repubblica dal porfiriato; con la guerra sporca e la violenza generalizzata nelle strade, posti di blocco e strade sulle quali si uccide impunemente, mentre il poco che rimane del paese finisce all’asta pubblica dai venditori della patria che affermano di governare. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/16/index.php?section=opinion&article=018a2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La rivista Contralìnea è una delle poche pubblicazioni in Messico di giornalismo d’inchiesta ad essere impegnata con le organizzazioni, collettivi ed individui che denunciano gli abusi del potere pubblico e privato.
Si è cercato più volte di farla tacere attraverso diverse strategie che hanno portato a sollevare denunce civili, penali, vessazioni e minacce di morte. Il lavoro giornalistico di Contralíea si differenzia molto dalla maggioranza dei mezzi di comunicazione tradizionali, come Reforma, per etica, professionalità e veridicità.
Se volete conocerla visitate la pagina : http://www.contralinea.com.mx/
 
Equipo Frayba.
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San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, 13 de abril de 2010 

Bollettino 03   

Effrazioni e furto nella sede della rivista Contralínea.   Ancora una volta lo Stato messicano è incapace di proteggere la libertà di espressione.

Tra sabato 10 aprile e domenica 11 è stata fatta irruzione nella sede della rivista Contralínea. Questa volta i delinquenti hanno divelto le porte di accesso di tutti gli uffici editoriali e amministrativi, hanno sottratto documentazione contabile e giornalistica, computer e cellulari. Questa irruzione si somma alla serie di persecuzioni subite dal giornale dal 2007.   L’effrazione avviene nel contesto in cui la rivista Contralìnea è oggetto di cause civili e penali per il suo lavoro di denuncia di temi relazionati con la sicurezza nazionale, la corruzione del governo, i crimini dei colletti bianchi, narcotraffico, riciclaggio di denaro sporco, così come temi sociali legati alla povertà, all’emarginazione ed alla guerriglia.   Queste azioni potrebbero essere tentativi di censurare il suo lavoro e pertanto attentati contro la libertà di espressione sancita dall’Articolo 13 della Convenzione Americana sui Diritti Umani; l’articolo 6 e 7 della Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani.     È importante ricordare allo Stato messicano che deve rispettare quanto stipulato nella Dichiarazione di Principio sulla Libertà di Espressione della Corte Interamericana dei Diritti Umani al paragrafo 13: “(…) I mezzi di comunicazione sociale hanno diritto di svolgere il proprio lavoro in maniera indipendente. Pressioni dirette o indirette volte a tacitare il lavoro di informare dei comunicatori sociali sono incompatibili con la libertà di espressione“.  

Sulla base di quanto sopra, questo Centro dichiara quanto segue: 

La nostra totale solidarietà e sostegno al lavoro degno e responsabile che svolgono i membri della rivista Contralínea, chiediamo pertanto allo Stato messicano: 

– L’indagine immediata ed efficace dei fatti e l’arresto immediato dei responsabili materiali ed intellettuali dell’irruzione negli uffici di Contralínea.

– Che si offrano misure cautelari efficaci ai membri della rivista Contralínea che permettano loro di svolgere il proprio lavoro senza mettere a rischio l’integrità e la sicurezza personale. 

Precedenti:  

Il furto nella sede di Contralínea si somma alla serie di persecuzioni che i giornalisti di questo giornale subiscono dal 2007 derivanti dalla loro attività professionale, minacce e diffamazioni che comprendono l’irruzione nei suoi uffici in tre occasioni (tra il 2007 e 2009) e l’arresto del suo direttore, Miguel Badillo Cruz, il 16 gennaio 2009, ed il mandato di arresto contro la giornalista Ana Lilia Pérez.    Attualmente i giornalisti di questo giornale sono soggetti a misure cautelari dettate dalla Commissione Nazionale dei Diritti Umani (CNDH) e misure precauzionali stabilite dalla Commissione dei Diritti Umani del Distrito Federal.   Dal 2007 questa testata riceve minacce di morte ed intimidazioni da parte di aziende private appaltatrici della Petróleos Mexicanos come Zeta Gas, Oceanografía e Blue Marine. Queste società hanno in corso sei cause civili ed una penale contro Miguel Badillo, Ana Lilia Pérez, Nancy Flores e Jorge Meléndez.    

L’ultima irruzione e furto a danno della rivista Contralínea avviene a sette mesi da quando la CNDH ha emesso la raccomandazione 57/2009 – il 14 settembre 2009 – nella quale ha stabilito che i poteri federali Esecutivo e Giudiziale hanno violato i diritti umani dei giornalisti della testata.

 Comunicación Social
Área de Sistematización e Incidencia / Comunicación
Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas A.C.
Calle Brasil #14, Barrio Mexicanos,
San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México
Código Postal: 29240
Tel +52 (967) 6787395, 6787396, 6783548; Fax +52 (967) 6783551
medios@frayba.org.mxwww.frayba.org.mx 

((Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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In memoria di Emiliano Zapata.

La Jornada – Sabato 10 aprile 2010

Los de Abajo

In memoria di Emiliano Zapata

Gloria Muñoz Ramírez

Oggi si compiono 91 anni dall’assassinio a tradimento di Emiliano Zapata, anniversario luttuoso occasione per organizzare il secondo Incontro Nazionale per la Riarticolazione del Movimento Indigeno, riunione dalla quale il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) si è dissociato perché, segnala, la convocazione proviene da “persone ed organizzazioni inserite nel governo federale o nei governi degli stati”.  Il CNI, spazio di riflessione in rete convocato nel 1996 dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), è riuscito a riunire il ventaglio più ampio del movimento indigeno nazionale. L’organizzazione precedente il CNI fu il Forum Nazionale Indigeno ed i negoziati di San Andrés Sakamch’en de los Pobres che diedero luogo agli accordi di San Andrés, documento che il CNI rivendica come la vera Costituzione dei popoli indios. Dal tradimento della classe politica messicana nel 2001, che negò l’inserimento degli accordi nella Costituzione messicana, i popoli indios in resistenza hanno deciso di renderli effettivi nella pratica, col rafforzamento e la costruzione delle autonomie e la difesa del territorio. Il CNI, “la casa dei popoli indios”, continua a percorrere questa strada e “difenderà ad ogni costo l’autonomia e l’indipendenza del movimento indigeno e del Congresso Nazionale Indigeno rispetto a qualunque governo e partito politico”. Dunque, che nessuno si confonda con l’incontro che si svolge a Città del Messico in questi giorni. Il CNI prosegue anche negli obiettivi dell’Altra Campagna, come ratificato nel Quarto Congresso Nazionale Indigeno, nella comunità San Pedro Atlapulco, a maggio del 2006. Nei giorni scorsi, nela comunità wixárika di Bancos de San Hipólico, in Durango, i popoli wixárika, cora, odam, coca, nahua, purhépecha, triqui, ñahñu, tzotzil y mixteco di Durango, Nayarit, Jalisco, Michoacán, stato di México, Distrito Federal, San Luis Potosí, Chiapas, Puebla, Guerreroe Tlaxcala, hanno respinto “l’attuale elaborazione di diverse iniziative di legge indigene statali in Chiapas, Sonora, Puebla, Michoacán e Distrito Federal”. I popoli, nazioni, tribù e quartieri che continuano la loro riflessione dentro il CNI onorano oggi la memoria di Emiliano Zapata opponendosi ai progetti autostradali, turistici, immobiliari, minerari, agroindustriali, delle piantagione di semi transgenici, di costruzione di dighe e campi eolici in tutti i territori… e dichiarano che nell’esercizio dell’autodifesa indigena “impediranno l’esecuzione di questi progetti nelle terre dei nostri popoli”. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/10/index.php?section=opinion&article=006o2pol

losylasdeabajo@yahoo.com.mxhttp://www.desinformemonos.org

(Traduzione “Maribel” – Bergamo  https://chiapasbg.wordpress.com )

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Italia, 9 aprile 2010

Denunciamo il rozzo tentativo di criminalizzare l’EZLN ed il movimento zapatista, così come coloro che sostengono la lotta delle comunità indigene in resistenza del Chiapas, orchestrato attraverso il quotidiano messicano Reforma con la pubblicazione di una notizia palesemente falsa e costruita.

Questo altro non è che un’ulteriore aggressione nell’escalation di attacchi, persecuzioni, abusi e violenze scatenata negli ultimi mesi contro le comunità indigene in resistenza del Chiapas e contro gli attivisti dei diritti umani. E non ci stupisce l’azione codarda di criminalizzare, diffamare e isolare il movimento zapatista colpendo la solidarietà internazionale.

La nostra solidarietà non è occulta e da sempre è aperta e alla luce pubblica.

Noi, come molti altri nel mondo sosteniamo, e continueremo a farlo, le comunità zapatiste nello sviluppo del loro Sistema Autonomo di Educazione, di Salute, di Formazione, di Produzione. E così come denunciamo questa nuova aggressione, continueremo a denunciare ogni violazione dei diritti dei popoli ed ogni attacco al movimento zapatista.

Oggi più che mai proclamiamo apertamente la nostra solidarietà e appoggio all’EZLN, alle sue comunità ed alle vittime della repressione dei malgoverni e dei loro alleati.

Oggi più che mai, gli zapatisti non sono soli!

Firmano: Comitato Chiapas “Maribel” di Bergamo. Consolato Ribelle del Messico di Brescia. Progetto Dignidad Rebelde. Associazione Villaggio Terra Roma. Comitato Chiapas di Torino. Comitato Chiapas di Brescia. Associazione Ya Basta Italia. Coordinamento Toscano in Sostegno alla Lotta Zapatista. Fondazione Neno Zanchetta. Gruppo Mani Tese di Lucca. Statunitensi Contro la Guerra Firenze. Dna Alto Milanese. Comitato Chiapas Castellana. Le Case degli Angeli di Daniele ONLUS. Un Ponte Per comitato di Bologna. Associazione Aniep Bologna. PRC Circolo Aziendale Ferrovieri Spartaco Lavagnini di Firenze. Centro Sociale 28 Maggio Rovato BS. CICA Collettivo Italia Centro America. Associazione ‘dalla parte degli ultimi’ di Campobasso. Coordinamento Comasco per la Pace. Comitato Piazza Carlo Giuliani. Coordinamento Associazione Italia-Nicaragua. Gruppo musicale Chichimeca. Cooperativa Morelia Campobasso.



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Esercito e “caschi blu”.

La Jornada – Venerdì 9 aprile 2010

L’ONU presenta un piano per impedire conflitti in Chiapas. Si applicherà a Salto de Agua, Tila, Sabanilla, Tumbalá e Ocosingo

Elio Henríquez. San Cristóbal de Las Casas, Chis., 8 aprile. L’ufficio dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) in Messico ha comunicato che le sue quattro agenzie hanno presentato oggi il programma Prevenzione dei Conflitti e Costruzione della Pace in comunità con profughi interni in Chiapas, il cui obiettivo è la riduzione dei conflitti mediante il dialogo e la negoziazione permanenti tra gli sfollati, le comunità di accoglienza e le istituzioni di governo.  Il programma che si applicherà nei municipi di Salto de Agua, Tila, Sabanilla, Tumbalá e Ocosingo, situati nel nord del Chiapas, vuole anche “raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio, e si articola con la politica pubblica del governo statale contribuendo alla riduzione della povertà e delle disuguaglianze nelle comunità con profughi interni”, aggiunge in un comunicato stampa.  Sostiene che “la costruzione della pace nelle società in conflitto è più complessa, particolarmente in quelle comunità che presentano un alto grado di emarginazione e povertà. Questo programma spinge lo sviluppo delle potenzialità locali per costruire consensi ed adattare esperienze di successo di altri conflitti a località in Chiapas, dove le contraddizioni si sono risolte nell’intimidazione e l’aggressione fisica e, in alcuni casi, sono sfociate in violenza”.   Spiega che nell’immediato i responsabili del programma completeranno una diagnosi che permetta di ottenere informazioni dettagliate e precise sul numero di sfollati, la loro ubicazione e situazione in questo momento; così come identificare la fattibilità ed il desiderio di ritornare ai propri luoghi di origine.  Poco prima, diplomatici e membri del gabinetto statale avevano partecipato all’inaugurazione ufficiale dei nuovi uffici delle Nazioni Unite a San Cristóbal de Las Casas. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/09/index.php?section=politica&article=007n2pol

 La Jornada – Giovedì 8 aprile 2010

L’Esercito resterà nelle strade altri 5 o 10 anni, prevede Galván. E’ necessario approvare una “legislazione d’emergenza” che dia più facoltà alle forze armate

Il segretario della Difesa Nazionale, generale Guillermo Galván Galván, ha dichiarato ieri davanti ai deputati che per combattere la criminalità organizzata l’Esercito rimarrà per le strade ancora tra 5 e 10 anni, salvo ordine contrario del Presidente della Repubblica o l’approvazione di un decreto del Congresso dell’Unione.   In una riunione ieri con almeno 24 dei 30 membri della Commissione di Difesa Nazionale della Camera dei Deputati, Galván ha chiesto ai legislatori l’approvazione di una “legislazione d’emergenza” che conceda più facoltà alle forze armate nella lotta al narcotraffico perché, ha ammesso, in questo momento i militari svolgono un compito che legalmente non compete loro.  Per tre ore il segretario della Difesa ha spiegato ai deputati che l’Esercito richiede un diverso ambito giuridico che ampli le sue facoltà nella lotta al narco. Tra queste, ha citato l’ingresso dei soldati nelle case private quando si persegua un delitto in flagranza o si sospetti che potrebbe essere commesso; interrogare detenuti e mantenerli in stato di fermo per 24 ore prima di consegnarli ad un’autorità civile e prenderle perfino le impronte digitali, così come intervenire nel settore delle comunicazioni e sospendere spettacoli o il transito di veicoli.   “Praticamente ci ha chiesto di approvare uno stato di eccezionalità che è inaccettabile per il Congresso”, denunciano i deputati consultati dopo la riunione tenutasi nella sede della Difesa Nazionale. (….) http://www.jornada.unam.mx/2010/04/08/index.php?section=politica&article=005n1pol

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La Jornada – Venerdì 9 aprile 2010

Un’ossessione chiamata Marcos

Jaime Martínez Veloz

Sabato 27 marzo Reforma ha pubblicato in prima pagina un reportage sull’EZLN sulla base di un presunto documento di 83 pagine (sic) consegnato al giornale da un presunto miliziano disertore.

La notizia rivelava due aspetti: la fotografia di un uomo di razza bianca, magro e con la barba che, secondo il presunto disertore, era il subcomandante Marcos senza il suo caratteristico passamontagna; ed il presunto finanziamento da parte di ETA, cosa che collocherebbe gli zapatisti nel novero delle organizzazioni terroriste. Il motivo mal celato della notizia era colpire lo zapatismo. Che altro? Non lo so, ma si può dedurre che quell’informazione aveva le peggiori e più perverse intenzioni del mondo. Più di 100 mezzi di comunicazione, senza eseguire nessun accertamento e dando come certe le fonti della notizia diffusa, hanno riportato nelle prime pagine dei loro giornali titoli come: Si chiede di indagare sul legame tra EZLN ed ETA.

Come secondo atto dell’operetta montata da quel giornale, sono stati intervistati cercando di sorprendere, diversi senatori. Carlos Jiménez, del PRI, cadendo nel tranello, ha parlato della necessità di chiedere una spiegazione al governo spagnolo; il perredista Silvano Aureolos ha dichiarato di non giustificare in alcun modo la lotta armata dell’EZLN, e Felipe González, del PAN, più cauto, ha espresso la sua preoccupazione per la possibilità che detta informazione potesse causare rappresaglie.

Il giorno seguente i legislatori del tricolore della Commissione di Concordia e Pacificazione (Cocopa), Rubén Moreira e Sami David, in maniera misurata hanno messo in dubbio l’informazione diffusa definendola una pura speculazione, causando il primo intoppo di questa nuova macchinazione ordita contro gli zapatisti. Benché il cuore dello scandalo fosse introdurre nell’immaginario collettivo la relazione ETA-EZLN, si è cercato di generare un forte impatto mostrando il volto di una persona che, secondo Reforma, era il subcomandante Marcos senza il suo emblematico passamontagna. In meno di una settimana, il cittadino italiano Leuccio Rizzo ha chiarito in una lettera pubblica che era lui quello della foto e non il dirigente zapatista. Il giornale, sebbene pubblicando il chiarimento nelle pagine interne, è stato scoperto: non ha potuto sostenere la sua offensiva antizapatista, e la provocazione montata contro l’EZLN si è sgonfiata nel più clamoroso ridicolo.

La tentazione di vincolare l’EZLN ad attività di carattere terroristico è stata sconfitta più volte e fa parte di una tappa superata che solo un imbecille può pensare di far rivivere.

Chi ha seguito da vicino il conflitto dal 1994 ha conosciuto le molteplici forme di provocazione ed aggressione contro gli zapatisti, ognuna è inserita nelle pagine della storia di questo movimento. Questo ci ha permesso di conoscere alcune forme e modi del comportamento dei persecutori perché molestati dalla causa e dalle bandiere zapatiste.

La storia ed il contesto spiegano il percorso dell’EZLN e le azioni costruttive che ha realizzato nella tappa successiva all’inadempimento di quanto concordato a San Andrés. Per 16 anni ci sono state una serie di iniziative politiche di carattere nazionale ed internazionale. Dal cessate il fuoco, agli inizi del 1994, l’EZLN non ha realizzato alcun’azione militare, invece, è stato perseguitato da gruppi paramilitari la cui espressione più cruenta e drammatica fu il massacro di Acteal.

Nella Sesta Dichiarazione dl la Selva Lacandona i ribelli hanno definito con chiarezza la loro posizione: L’EZLN mantiene il suo impegno di cessate il fuoco offensivo e non realizzerà alcun attacco contro forze governative né movimenti militari offensivi (…) ed il suo impegno è insistere nella via della lotta politica, con questa iniziativa pacifica, che ora portiamo avanti. Pertanto l’EZLN seguirà nel suo intendimento di non avere nessun tipo di relazione segreta con organizzazioni politico-militari nazionali o di altri paesi. La realtà è la migliore testimone del rispetto di questa decisione zapatista.

Le iniziative politiche zapatiste hanno sempre avuto una rigida logica politica dato il vincolo e la partecipazione di settori sociali diversi. Il tema della pace in Chiapas ha la sua origine nell’inadempimento degli accordi di San Andrés. Nonostante il silenzio governativo, di fronte ai temi di fondo che hanno impedito la soluzione giusta e degna che reclamano i popoli indios del Messico, l’EZLN ha generato meccanismi coraggiosi di lavoro interno con le giunte di buon governo che sono diventate i veri riferimenti di come si può governare obbedendo.

La tentazione di isolare e sminuire lo zapatismo è attraente per chi, dentro e fuori del governo, afferma che l’EZLN si estinguerà per graduale esaurimento, per usura del suo discorso e la fine del suo impatto. Nei fatti ha dimostrato la volontà di trovare una soluzione al conflitto; per quanto riguarda la via politica ha fatto la sua parte, è il governo federale che non ha fatto la sua.

L’espressione più diafana degli errori delle diverse istanze politiche del governo messicano è stata la costante ossessione di conoscere o scoprire il volto di Marcos, invece di assumere l’impegno di fondo di rispondere alle cause strutturali che hanno dato origine al volto della povertà che lacera milioni di famiglie nel nostro paese. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/09/index.php?section=opinion&article=018a1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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La Jornada – Lunedì 5 aprile 2010

Desencapucharnos

Gustavo Esteva

L’incidente sarebbe banale e ridicolo se non fosse così minaccioso e pericoloso. Non possiamo passarci sopra.

Il 27 marzo il titolo “Desencapuchan al subcomandante Marcos” è apparso sulla prima pagina di Reforma. Firmata dallo staff editoriale, la notizia mostrava fotografie di volti scoperti, uno dei quali sarebbe stato quello del subcomandante Marcos, accompagnate da “informazioni strategiche” sullo zapatismo che un presunto disertore avrebbe consegnato al giornale.

La persona “desencapuchada” è Leuccio Rizzo, un cittadino italiano conosciuto da diverse organizzazioni chiapaneche che ha già denunciato l’irresponsabilità del giornale nell’utilizzo calunnioso della sua faccia. La notizia stessa è un obbrobrio senza capo né coda. Alla grossolana bugia che presenta Leuccio come Marcos si aggiungono il miscuglio di immagini di più di 10 anni fa con alcune recenti, la rivelazione di informazioni ben note come se fossero una novità, e la divulgazione di dati sbagliati che perfino un giornalista principiante avrebbe potuto smascherare.

Reforma si dà arie di solida capacità professionale. Dice di verificare con rigore quanto pubblica. Questa notizia dimostra il contrario: sembra un pessimo pezzo satirico mercenario. Non contiene solo errori madornali, come quello di confondere i Paesi Baschi con ETA. Ci sono incredibili disinformazioni, contraddizioni flagranti, dati completamente obsoleti. Tutto crolla da sé e svanisce la presunta identificazione del subcomandante Marcos del titolo.

Si possono dire molte cose di Reforma, ma non gli si può attribuire innocenza o ingenuità. Con questa notizia falsa e malevola ha contribuito con entusiasmo ad una manovra sporca che fa sempre di più parte dell’intensa campagna del governo contro gli zapatisti, sia nella forma attiva di aggressioni paramilitari e costanti vessazioni sia nella forma indiretta della continua disinformazione alla quale si sommano ora un centinaio di giornali che in tutto il mondo hanno riprodotto quanto pubblicato da Reforma. Testate importanti, alcune di prestigio, cadono nella manovra irresponsabile da questo giornale, confermata dall’indecente arroganza con la quale ha trattato il chiarimento di Leuccio Rizzo.

Siamo allo stesso livello infame del tradimento di Zedillo, il 9 febbraio 1995, quando insieme ai media organizzò una campagna di sterminio degli zapatisti che la pressione della società civile trasformò nel suo contrario: la Legge per il Dialogo, la Negoziazione e la Pace Degna in Chiapas. Questa legge protegge ancora lo zapatismo, ma i tre livelli di governo la violano continuamente, insieme alla Costituzione, mano a mano che si estende lo stato di eccezionalità non dichiarato in cui viviamo.

È tornato in circolazione in questi giorni un video che risponde puntualmente alle “rivelazioni” di Reforma. Il subcomandante annuncia davanti alla telecamera che mostrerà una sua fotografia senza passamontagna e poi se lo toglierà. Mostra quindi uno specchio – nel quale ci riflettiamo – ed incomincia a togliersi il passamontagna. Una volta sfilato completamente appare il viso di un bambino e dopo di lui, in rapida successione, persone di tutti i colori, dimensioni e gusti che si tolgono il loro passamontagna.

Non è niente di nuovo: circola dal 2008 su http://www.youtube.com/watch?v=qRnoJt7PTDE&feature=player_embedded. Ma è una risposta efficace alla campagna tendenziosa che vuole ridurre lo zapatismo a Marcos e “rivela” la sua “identità” – un nome o un volto. Marcos è nato il primo gennaio 1994 e così nacque l’opportunità che lo fossimo tutti: che tutti potessimo riparare sotto quel nome la nostra dignità e fare di essa la bandiera della trasformazione.

Prima furono gli indigeni, ma siccome io non ero indigeno non mi importava; poi furono i contadini, ma siccome io non ero contadino non mi importava; quindi furono gli operai – minatori, elettricisti, altri – ma siccome io non ero operaio non mi importava; più tardi furono gli omosessuali, ma siccome io non ero omosessuale non mi importava; ora ce l’hanno con me, ma ormai è troppo tardi.

Uso coscientemente questa parafrasi di alcune frasi di Niemöller che sono diventate un classico. Non siamo davanti al tipo di fascismo contro il quale egli le formulò nel 1946, ma quello che abbiamo davanti può essere peggiore. Personaggi senza principi, nei giornali e nel governo, associano i loro “ebrei” a classi intere di persone che considerano inferiori. Vogliono sottomettere tutti con la forza delle armi e dei media. Col pretesto del narcotraffico hanno già militarizzato il paese ed ora preparano l’opinione pubblica per l’estensione finale dello stato di emergenza.

Solo facendoci Marcos possiamo fermarli, prima che sia troppo tardi. http://www.jornada.unam.mx/2010/04/05/index.php?section=opinion&article=016a2pol

gustavoesteva@gmail.com

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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Media complici.

La Jornada – Sabato 3 aprile 2010

Los de Abajo

A chi servono i “grandi” media?

Gloria Muñoz Ramírez

A nessuno importa più la verità? Quando e chi porrà un limite alle bugie flagranti dei “grandi” mezzi di comunicazione? Si può mentire impunemente? Si può trascendere dal diffondere apertamente bugie su un movimento, persona o organizzazione? Queste bugie fanno parte dell’aggressione ufficiale contro il movimento o la persona che si sta diffamando? Sono complici alcuni mezzi di comunicazione dello Stato messicano? Per chi lavorano questi media? Saranno mai responsabili delle conseguenze delle bugie pubblicate?

Molte altre domande sorgono dalla grossolana notizia pubblicata ad otto colonne dal giornale Reforma lo scorso 27 marzo. Si è trattato di un’informazione in cui non si è mai messa in dubbio la veridicità di alcune fotografie nelle quali si presumeva apparisse senza cappuccio il subcomandante Marcos, portavoce e capo militare dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). La stessa notizia legava irresponsabilmente l’EZLN con l’organizzazione ETA.

La notizia in questione è stata ripresa da oltre 100 giornali ed agenzie di tutto il mondo. Nessun media, ad eccezione dell’agenzia italiana ANSA, si è preoccupato di mettere in discussione la veridicità delle fotografie e dell’informazione. Nel frattempo, a San Cristóbal de las Casas e in Italia, i parenti ed amici di Leuccio Rizzo, nome del giovane fatto passare per il subcomandante, si allarmavano per la diffusione della bugia e, soprattutto, si preoccupavano per l’integrità di Leuccio, che tutti hanno riconosciuto fin da subito.

Il 1º aprile Leuccio Rizzo dichiara apertamente che è suo il volto presentato come quello del portavoce zapatista. Il suo chiarimento, ovviamente, non ha trovato spazio né sul giornale che ha pubblicato la calunnia né presso le agenzie e media che l’avevano ripresa. Il giorno dopo la smentita, Reforma riporta la dichiarazione nelle pagine interne ed osa dubitare dell’identità di Leuccio che descrive come “un presunto cittadino italiano”.

La cosa preoccupante di tutto ciò è chi ha studiato e messo in moto questa calunnia e dove vuole arrivare. A questo punto delle cose, nessuno si preoccupa più né chiede dell’identità del capo militare zapatista, ma la falsa informazione ha più di un destinatario, tra questi i gruppi e gli individui di altri paesi solidali con la causa zapatista. Nessuno dimentica le campagne xenofobe di anni fa contro di loro, con persecuzioni ed espulsioni in massa. Come neppure dimentica il 9 febbraio 1995, quando la rivelazione della presunta identità di Marcos fu accompagnata dall’incursione di migliaia di soldati nelle comunità zapatiste. Tutti i media che continueranno a mentire saranno complici di quello che accadrà.  http://www.jornada.unam.mx/2010/04/03/index.php?section=opinion&article=011o1pol

losylasdeabajo@yahoo.com.mx.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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Condividiamo la dichiarazione e replica di Leuccio Rizzo, che è stato mostrato in una foto come il presunto Subcomandante Marcos senza passamontagna sul giornale Reforma, lo scorso sabato 27 marzo, con una notizia dal titolo “Desencapuchan al Sub Marcos”.

Questo Centro dei Diritti Umani conosce Leuccio Rizzo como persona solidale con le comunità e ci preoccupa che il giornale Reforma directo da C. Alejandro Junco de la Vega, si presti a pubblicare información prive di fondamento, che violano le norme Della Convenzione Americana dei Diritti Umani agli articoli 11 e 14, e come strumento di contrainsurgencia dello Stato messicano per segnalare e criminalizzare i difensori dei diritti umani.

 Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas A.C., Calle Brasil #14, Barrio Mexicanos, San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México, Código Postal: 29240 – Tel +52 (967) 6787395, 6787396, 6783548; Fax +52 (967) 6783551 –medios@frayba.org.mxwww.frayba.org.mx

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C. Alejandro Junco de la Vega. 

Direttore del giornaliera Reforma.  

San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico; 31 marzo 2010  

Sulla base del diritto di replica, la sollecito a pubblicare il presente testo nel suo giornale in base alle seguenti considerazioni:    

Lo scorso 27 marzo è stata pubblicata sul vostro giornale la notizia dal titolo “Desencapuchan al Sub Marcos“, nella quale si danno informazioni e si esibiscono fotografie della mia persona assicurando che sia il Subcomandante Insurgente Marcos dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, cosa che causa danno alla mia persona dato a si tratta di un’informazione falsa e calunniosa.    

Riferendo informazioni presumibilmente rivelate da “un autodefinito ex miliziano zapatista” che si presume vi abbia consegnato “un documento di 83 pagine“, dove si assicura che: “… nelle numerose foto che accompagnano il documento elaborato dal disertore si vedono diversi comandanti dell’EZLN, collegamenti e stranieri si presumibilmente membri di ETA. Sono fotografie di volti e corpi interi e nella maggioranza dei casi, le didascalie li descrivono con soprannomi e con i numeri dei telefoni cellulari.”   

Bene, perché risulta che sia la foto che appare sulla prima pagina del suo giornale della persona col volto scoperto, vicino a quella del Subcomandante Insurgente Marcos dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale coperto con il passamontagna, sia le due delle foto che appaiono a pagina 7, con le didascalie nelle quali si legge testualmente:  “Rafael Sebastián Guillen Vicente, meglio conosciuto come il Subcomandante Marcos…”, sono le foto del volto di chi sottoscrive la presente lettera.   

Riconosco la mia solidarietà ed ammirazione incondizionata all’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale per la difesa che compie dei diritti dei Popoli Indigeni, al Subcomandante Insurgente Marcos come Rivoluzionario, così come alle comunità zapatiste per il loro coraggio e resistenza nel processo autonomistico come Popoli Indigeni.  

Per quanto detto sopra chiedo che si pubblichi il presente chiarimento e che da ora in avanti si astenga dal diffondere informazioni non comprovate come esige l’etica secondo la quale deve agire chi esercita il mestiere di giornalista. La informo, inoltre, che ho avviato i provvedimenti legali per i danni che la notizia citata mi ha causato e mi causerà da ora in avanti. 

Leuccio Rizzo.

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Il Frayba smentisce.

La Jornada – Venerdì 2 aprile 2010

– Azione contrainsurgente del governo, che viola il diritto, dice il Frayba

Il Frayba smentisce che sia di Marcos la foto pubblicata; è Leuccio Rizzo, segnala

Ángeles Mariscal. Tuxtla Gutiérrez, Chis, 1º aprile. La foto che un giornale a tiratura nazionale sabato scorso ha attribuito al subcomandante Marcos corrisponde a Leuccio Rizzo, un italiano “solidale con le comunità indigene”, e non del dirigente dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), organizzazione che lo stesso giornale accusa di ricevere risorse dal gruppo basco ETA, ha comunicato il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé del las Casas.

L’organismo ha affermato che questa accusa non “ha fondamento, è uno strumento di contrainsurgencia dello Stato messicano per segnalare e criminalizzare i difensori dei diritti umani e viola gli articoli 11 e 14 della Convenzione Americana dei Diritti Umani.

“Questo centro dei diritti umani conosce Leuccio Rizzo come una persona solidale con le comunità” ed “è preoccupante che si dia informazioni carenti di fondamento”, denuncia il Frayba.

Il pronunciamento è accompagnato da una lettera di Leuccio Rizzo, nella quale dice di essere la persona della fotografia, ma che secondo il diario è del subcomandante Marcos. Ciò “causa danno alla mia persona, dato che questa informazione è falsa e calunniosa”, segnala l’italiano.

Aggiunge che l’unica cosa che ammette è la sua “solidarietà e ammirazione incondizionata all’EZLN per la difesa che fa dei diritti dei popoli indigeni, al subcomandante insurgente Marcos rivoluzionario, così come alle comunità zapatiste per il loro coraggio e resistenza nel processo autonomistico come popoli indigeni”.

L’attivista ha annunciato che come sue facoltà “avvierò provvedimenti legali per i danni che la notizia citata mi ha causato e mi causerà da ora in avanti.”

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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Ve lo do io Marcos.

POPOCATÉPETL

La lava del Messico a cura di Gianni Proiettis

Ve lo do io Marcos

Più che una bomba mediatica, la fotografia del finto subcomandante Marcos e i “segreti” divulgati da un ex-guerrigliero zapatista, si sono rivelate una bombetta puzzolente della destra fognaria messicana.
Peccato che ci siano degli informatori così fessi da ripubblicarla.

Il quotidiano Reforma di sabato 27 marzo si decide per lo scoop a tutti i costi: un sedicente disertore dell’Ejercito Zapatista de Liberación Nacional avrebbe consegnato alla redazione del giornale alcune foto con il “vero volto” del leggendario subcomandante insieme a un memoriale di 83 pagine con i dati di una presunta “struttura segreta” dell’Ezln, altre foto di altri capi zapatisti a viso scoperto con tanto di numeri di cellulari e, dulcis in fundo, le “prove”, queste ultime solo verbali, di finanziamenti occulti dell’Eta basca – e di alcuni compagnucci italiani – agli zapatisti per l’acquisto di armi. Bum!
La notizia-Frankenstein era talmente scucita che non ha tardato a cascare a pezzi, a partire dalla testa: è dal 9 febbraio del 1995 che l’identità – e la faccia – del subcomandante Marcos sono note.
Fu lo stesso governo di Ernesto Zedillo, entrato da poco in funzione, a renderle pubbliche, sbattendo il mostro in prima serata televisiva.

Un portavoce della procura smaschera in diretta – c’era anche il rullo di tamburi? – una fotografia del sub Marcos, rimuovendo un lucido con il passamontagna. La faccia che appare è quella di un pallido e barbuto professore di filosofia. Il capo dei ribelli senza volto, un esercito di lillipuziani coperti da passamontagna e paliacates, che sembrano partoriti direttamente dalla Madre Terra, si chiama Rafael Sebastián Guillén Vicente, è nato a Tampico, nello stato del Tamaulipas, il 19 giugno del 1957.

Nella tradizione della lucha libre, un lottatore è smascherato dopo la sconfitta, come ultima umiliazione. Ma nel caso di Rafael Guillén, il tiro gli uscì dalla culatta agli strateghi del governo. Studente modello fin dai tempi delle medie, sempre con un libro sotto il braccio, già da ragazzo paladino donchisciottesco dei deboli e gli oppressi, il futuro subcomandante, secondo la biografia ufficiale, si trasforma in brillante laureato della facoltà di lettere e filosofia della Unam, la prestigiosa università di Città del Messico, poi in professore di comunicazione grafica nella Uam-Xochimilco, un’altra università pubblica della capitale.

Nei primi anni ’80, Rafael molla tutto e va in Chiapas. Né la famiglia a Tampico, né i suoi amici di Città del Messico ne sanno più niente.
Il 17 novembre 1983 è tra i fondatori dell’esercito zapatista nella selva lacandona. Sta imparando tzeltal e tojolabal. Crede ancora che saranno lui e i suoi compagni a indottrinare gli indigeni. Non sospetta affatto che succederà il contrario.

Ma scusate. Mi stavo perdendo in una biografia interessante ma che non viene al caso, almeno ora. Dal 1983, mandiamo la macchina del tempo avanti tutta e torniamo al 9 febbraio 1995, il giorno in cui il governo di Ernesto Zedillo giocò la carta del tradimento, come aveva fatto il generale Guajardo con Emiliano Zapata nel 1919.
Il contesto, alla fine del 1994, quando l’Ezln stava per festeggiare il primo compleanno della sua uscita dalla selva, un debutto che suscitò simpatie e speranze in una sinistra mondiale bastonata e depressa, il contesto, dicevo, si complicò improvvisamente. Il 19 dicembre, dopo la dichiarazione di autonomia di 38 municipi zapatisti del Chiapas – e uno spiegamento dimostrativo delle forze ribelli su tutto il territorio, anche fuori della selva – l’esercito messicano, in risposta, militarizza capillarmente tutto lo stato.
In gennaio però, a bocce ferme, il governo Zedillo opta per la trattativa e manda il giovane ministro degli interni, Esteban Moctezuma, a dialogare con i guerriglieri nella selva. Lo “smascheramento” del 9 febbraio, l’accerchiamento della comunità di La Realidad e il blitz per catturare Marcos – mosse effettuate a sorpresa mentre erano in corso i dialoghi – non diedero i frutti sperati. Il subcomandante riuscì a sfuggire alla cattura, gli sbirri del governo arrestarono con stizza vendicativa alcuni dei mediatori, il parlamento votò un mese dopo la Ley de concordia y pacificación, che sancisce il riconoscimento degli “inconformes” zapatisti, sospende indefinitamente le azioni penali nei loro confronti, concede loro piena libertà di transito sul territorio nazionale – mascherati ma disarmati.

Da allora, 1995, sono passati quindici anni, la violenza dei latifondisti del Chiapas non ha mai smesso di esercitarsi su quegli indios “alzados” che hanno inalberato la bandiera dell’autonomia e della dignità. Attraverso le bande di paramilitari, incoraggiate da successivi governi e addestrate dall’esercito, hanno continuato ad abbaiare – e a volte a mordere rabbiosamente, come nel caso della strage di Acteal, nel dicembre 1997 – a chi ha avuto il coraggio e la forza di dire basta a secoli di oppressione.
In questi anni, le armi degli zapatisti non hanno più sparato un colpo e le comunità si sono strutturate in una rete autonoma che fa capo a cinque Caracoles, ognuno con una sua Junta de Buen Gobierno, in cui, a rotazione, tutti i comuneros si turnano nel “mandar obedeciendo”, l’esercizio del potere come servizio alla comunità.
In questi anni, la solidarietà mondiale ha permesso alle comunità autonome zapatiste di realizzare progetti come scuole e biblioteche di campagna, reti di acqua potabile, cliniche che combinano la medicina tradizionale con l’allopatica occidentale, piccole centrali idroelettriche, forni a basso consumo, radioemittenti in fm e un sacco di altre cose che ne hanno migliorato la qualità di vita.
Con migliaia di giovani europei e nordamericani, che sono venuti come pacifici campamentistas per allontanare lo spettro delle incursioni militari, si è creato un legame di arricchimento reciproco, di solidarietà internazionalista. E’ vero che sono anche circolati dei soldi in questi anni – il più delle volte sottoscrizioni o collette di centri sociali – ma sono sempre serviti a finanziare opere di pace.
Il grande arsenale di cui parla adesso il presunto “pentito” zapatista non è mai esistito. E lo dico con cognizione di causa, per aver visto l’Ezln in azione il 1º gennaio 1994 a San Cristóbal e poi in numerose parate militari nella selva: le armi più efficaci degli zapatisti furono proprio quei finti fucili di legno che, come disse Carlos Fuentes, “fecero centro nel cuore della nazione”.

Il preteso scoop del quotidiano messicano Reforma con le sue “rivelazioni sensazionali” – una novità, dopo tanto tempo di silenzio sullo zapatismo e l’eclisse totale di Marcos -non è indolore né innocuo, somiglia piuttosto a una coda di scorpione che, se non è schiacciata bene, può iniettare un po’ di veleno.
Alcuni deputati stanno già fingendo di credere alla notizia e raccomandano indagini e inchieste sui presunti finanziamenti dell’Eta, di cui nessuno finora ha fornito uno straccio di prova.
Si chiederà l’estradizione di Bertinotti, per aver fatto un video con il subcomandante in tempi di alto rating? Gli Ya Basta non verranno più fatti entrare in Messico, in quanto sospetti finanziatori delle cartucce calibro 12 che adornano il petto del sup?
Verrebbe da ironizzare, se non fosse che nel Chiapas del 2010 l’assedio aggressivo nei confronti delle comunità zapatiste è ripreso, e con un vigore che non si vedeva da tempo. Basta leggere su La Jornada i reportage di Hermann Bellinghausen, che rivela una recrudescenza dei conflitti per le terre in cui le forze militari e di polizia, per non parlare dei giudici, stanno sempre dalla parte degli aggressori, spesso organizzazioni apparentemente legali come la Opddic (Organización para la Defensa de los Derechos Indígenas y Campesinos), ma con un braccio armato foraggiato dallo stato e con mire sulle terre zapatiste.
Chi avanza a grandi passi nello stato sono le compagnie minerarie, ultima frontiera dell’economia neoliberale. Ultima perché, dopo il loro passaggio, non cresce davvero più l’erba. E crescono invece i morti, specie fra i difensori delle comunità, che vogliono proteggere le loro terre e la loro gente.
E’ il caso di Mariano Abarca, un leader della lotta contro la devastazione che portano le compagnie estrattive nello stato. E’ per aver organizzato un movimento popolare che chiedeva il ritiro dell’industria canadese Blackfire che Mariano Abarca è stato ucciso da due sicari il 27 novembre scorso. Non ci sono prove – finora – per accusare direttamente la Blackfire dell’omicidio ma è risultata palese l’omissione delle autorità che, sapendo delle minacce di morte al dirigente campesino, si sono guardate bene dal proteggerlo.
Il governatore del Chiapas, il giovane e opportunista Juan Sabines, che fu eletto con il sostegno di Lopez Obrador ma gli diede le spalle subito dopo per mettersi a disposizione del presidente Calderón, finge di non sapere nulla, se si parla di aggressioni agli zapatisti.
Figuriamoci se sa chi ha pagato per lo scoop di Reforma.
E’ troppo occupato nel piazzare i suoi uomini come candidati alle prossime elezioni. Ai primi di luglio, qui in Chiapas, si rinnova l’intero parlamento locale. Normalmente si sarebbe votato anche per rinnovare i 118 consigli comunali, ma per una riforma legislativa transitoria saranno i nuovi parlamentari a designare le amministrazioni locali. Delle acque torbide ne approfitta il pescatore, recita un vecchio proverbio messicano.

pubblicato il 29 marzo 2010

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Contrainsurgencia.

La Jornada – Martedì 30 Marzo 2010

Magdalena Gómez

Contrainsurgencia: io non lo so con certezza… lo suppongo

L’evocazione al poeta Jaime Sabines non si riferisce all’amore, ma parafrasa la tappa attuale della guerra scatenata contro l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN).

Le notizie che sono arrivate dal Chiapas nei mesi recenti ci parlano di crescenti conflitti, apparentemente “sociali”, tra forze antagonistiche alle basi zapatiste nelle giunte di buon governo, il cui asse è il recupero delle terre occupate dal 1994, e nei quali i governi federale e statale appaiono come “falsi mediatori”.

In quegli anni il governo federale destinò risorse per indennizzare chi si presentava come proprietario senza che fosse mai depositata una relazione chiara rispetto alle sopravalutazioni che furono coperte. Erano i giorni, si supponeva, in cui si stava aprendo la strada per il dialogo e rispondere alle cause giuste che avevano dato origine al conflitto armato in Chiapas.

Alla fine dell’anno scorso si sono presentate diverse situazioni (premonitrici). Da un lato si annunciava che si sarebbero regolarizzate le giunte di buon governo su richiesta di alcuni dei loro “rappresentanti”; tuttavia, queste denunciarono immediatamente che non conoscevano i presunti portavoce e che non avevano alcun interesse ad essere riconosciute, perché avevano già vissuto l’esperienza del 2001, quando i tre poteri sbatterono la porta in faccia al dialogo.

I giorni dopo corse voce in Chiapas che l’EZLN preparava uno scontro armato, e settimane dopo, quasi alla fine dell’anno, il governatore Sabines presentava un’iniziativa di legge senza una consultazione previa, contraria ad alcuni strumenti internazionali in materia indigena, la quale fu approvata, ma, davanti alle reazioni contrarie si decise che il governo non l’avrebbe promulgata; tutto passò sotto silenzio, non la vietò esponendo i motivi. Cosa poteva dire se il progetto era suo? Semplicemente la “congelò”.

Tuttavia, le erratiche manovre ufficiali nelle relazione con le basi zapatiste non presagiscono che si arrivi a buon punto e, invece, la tensione aumenta, per cui, specialmente in Europa nelle settimane scorse si sono svolte campagne di solidarietà con gli zapatisti, mentre in Messico siamo virtualmente saturi di tanti conflitti che si vivono in tutto il paese e non si è prestata la dovuta attenzione alla situazione del Chiapas.

Che la dirigenza zapatista stia in silenzio ed il calderonismo li abbia omessi dal discorso pubblico, non significa che l’apparato di intelligenza dello Stato sia immobile.

C’è da supporre che dal suo lavoro sporco provenga il materiale che lo scorso 27 marzo il giornale Reforma, quale ciliegia sulla torta avvelenata e manifesta irresponsabilità, ha pubblicato in otto colonne sull’EZLN e specialmente sul subcomandante Marcos, e questa volta il tema ha una portata molto pericolosa.

A partire da uno scritto di un presunto disertore di cui pubblicano una parte, perché annunciano che è di 83 pagine, enfatizzano l’armamento su cui contano gli zapatisti e danno cifre sulle risorse finanziarie che ricevono, affermando temerariamente che provengono da ETA. Insieme a ciò, pubblicano una foto che attribuiscono al subcomandante Marcos senza cappuccio e di una serie di persone che, come affermano, farebbero parte della struttura di quell’organizzazione.

D’altra parte, che cosa possiamo supporre ci sia dietro il fatto di vincolare lo zapatismo con un’organizzazione come ETA? Perché si omette la dissociazione pubblica che il sup Marcos fece rispetto ad ogni forma di terrorismo, “da qualsiasi parte venga”, in un conflittuale scambio di missive con la stessa ETA? (La Jornada, 9/12/02).

Intanto, questa accusa criminalizza le organizzazioni non governative europee che appoggiano economicamente le giunte di buon governo e questo le colloca nel mirino dello Stato spagnolo.

La faccenda non è da poco, poiché immediatamente si evoca quel 9 febbraio 1995, solo che questa volta non sappiamo se il colpo sarà solo mediatico o se è un annuncio preventivo di azioni più grandi dello Stato, cosa che non possiamo scartare.

C’è da supporre che la Commissione di Concordia e Pacificazione (Cocopa) giustifichi la sua ragion d’essere e indaghi con gli organismi di sicurezza nazionale e faccia conoscere il motivo di questo colpo mediatico. Che gli zapatisti abbiano le armi non è una notizia, il fatto rilevante è che rispettano il cessate il fuoco dal 1994. Il Legge ancora vigente per il Dialogo, la Negoziazione e la Pace Degna in Chiapas riconosce questa natura all’EZLN; giustamente se il dialogo avesse dato frutti la fase finale sarebbe il disarmo, ma tale processo è sospeso, perché spetterebbe formalmente solo alla Cocopa la dichiarazione che si è rotto. Per questo è importante enfatizzare in questo momento che lo zapatismo continua ad essere protetto legalmente. Speriamo il calderonismo non si sbagli ed il movimento sociale in Messico reagisca in tempo per impedirlo. È urgente volgere lo sguardo al Chiapas in questi giorni non tanto sacri. In ogni caso, il nostro silenzio sarà complice. http://www.jornada.unam.mx/2010/03/30/index.php?section=opinion&article=016a1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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La Jornada – Lunedì 29 Marzo 2010

Liberato l’indigeno tzotzil di Mitzitón

Elio Henríquez. San Cristóbal de las Casas, Chis., Manuel Díaz Heredia, indigeno originario della comunità di Mitzitón, municipio di San Cristóbal de las Casas, è stato liberato nel pomeriggio di giovedì “perché il giudice non ha trovato prove sufficienti per sottoporlo a processo”, ha comunicato il “popolo organizzato” di questa località, aderente all’Altra Campagna.  “Il malgoverno fabbrica reati contro di noi e ci persegue come delinquenti se siamo indigeni e lottiamo per i nostri diritti”, ha affermato il “popolo organizzato” in un comunicato.   Díaz Heredia era stato arrestato martedì mattina da poliziotti federali con l’accusa di “trafficare con clandestini centroamericani” nel 2006.  L’arresto dell’indigeno tzotzil aveva provocato il blocco della strada San Cristobal-Comitán martedì e mercoledì scorso da parte dei suoi compagni aderenti all’Altra Campagna in Mitzitón, i quali avevano trattenuto due poliziotti statali e tre impiegati della Segreteria di Sviluppo Sociale. Il blocco era stato rimosso mercoledì 24 marzo, e poco dopo erano stati liberati i cinque trattenuti senza che ci fosse notizia dell’accordo raggiunto con le autorità federali e statali.

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Allerta.

La Jornada – Lunedì 29 Marzo 2010

Allerta di un’offensiva contro l’EZLN

Elio Henríquez. San Cristóbal de las Casas, Chis., 28 marzo. La possibilità di un’aggressione contro il movimento zapatista si inserisce “nella continuità dell’offensiva controrivoluzionaria e contrainsurgente che il governo dispiega a partire dalla Iniciativa Mérida“, avverte il presidente del Consiglio Nazionale del Partito della Rivoluzione Democratica, Camilo Valenzuela.  Ha affermato che “il processo di crescente autoritarismo e militarizzazione e l’acuirsi della guerra in Messico raggiungerà sempre di più i movimenti democratici, patriottici e rivoluzionario che agiscono nel paese”.  Valenzuela, che ha visitato San Cristóbal per incontrare i militanti perredisti, durante un’intervista ha dichiarato che non è da scartare un’aggressione contro il movimento zapatista, nel contesto “del processo di crescente autoritarismo e militarizzazione dispiegato nel paese a partire dalla Iniciativa Mérida, dove è stata concordata la guerra in corso, recentemente ratificata vidimata con la visita nel paese del gabinetto di sicurezza e della guerra della prima potenza imperialista”

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Falso scoop.

Messico – Una strana notizia: smascherato il Subcomandante Marcos

27 / 3 / 2010

Il quotidiano Reforma , uno dei quotidiani più conservatori del Messico, ha pubblicato un articolo dal titolo “Rivelano la struttura dell’EZLN e nel suo sito web ha messo la notizia “Smascherato il SubComandante Marcos”.   Nell’articolo si parla di un presunto appartenente all’EZLN che avrebbe consegnato al quotidiano messicano un dossier su come si finanziano gli zapatisti, su dove hanno il loro quartier generale e sul loro armamento.  Nell’articolo si raccontano cose note a tutti descrivendo la zona della Giunta del Buongoverno de La Garrucha.  In merito ai finanziamenti internazionali si dice che i soldi arrivani dai Paesi Baschi e dall’Italia.   La notizia che ha presto fatto il giro del mondo è accompagnata da una foto di un uomo che sarebbe Marcos (foto ben diversa peraltro da quelle a più riprese fatte circolare dal Governo Messicano).  Detto fatto la connessione tra EZLN e ETA è fatta, il tutto condito da una lista di armi e da altre invenzioni.   Anche l’Ansa, AnsaLatina, Repubblica, Corriere della Sera ed altri siti italiani riprendono subito lo “scoop”.  Come non vedere in questo episodio un’altra delle tante provocazioni a vari livelli che in maniera subdola si stanno orchestrando contro gli zapatisti.   Alcuni mesi fa gustamente in Messico si era denunciato proprio la creazione di “rumores” di ogni genere, volti a creare un clima torbido intorno allo zapatismo .. ed ora anche lì’articolo della Reforma rilancia questo modo a dir poco squallido di attaccare gli zapatisti.  La solidarietà internazionale con gli zapatisti è sempre stata pubblica e ampia.   Noi, come molti altri abbiamo collaborato e collaboriamo a raccogliere fondi a sostegno dell’autonomia delle comunità zapatiste, del loro Sistema Autonomo di Salute, d’Educazione, d’Informazione, dei Progetti delle Donne, dei Progetti di Produzione … l’abbiamo fatto e continueremo a farlo perchè nelle montagne del Sud Est messicano uomini e donne stanno costruendo il loro presente e sognando un altro futuro.  Da pochi giorni abbiamo partecipato con tanti alla Settimana di mobilitazionein solidarietà con gli zapatisti per denunciare le provocazioni e le aggressioni alle comunità indigene e vogliamo denunciare anche questo ultimo episodio come parte di questo clima di attacco agli zapatisti.

Associazione Ya Basta http://www.globalproject.info/it/mondi/Messico-Una-strana-notizia-smascherato-il-SubComandante-Marcos/4388

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Situazione molto tesa.

La Jornada – Giovedì 25 marzo 2010

Frayba: La Opddic sequestra membri dell’Altra Campagna a Jotolá; la situazione è tesa. Gli ejidatari di Mitzitón tolgono i blocchi stradali e liberano i cinque funzionari

Hermann Bellingausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 24 marzo. Questa notte gli ejidatarios di Mitzitón hanno deciso di rimuovere il blocco sulla strada San Cristóbal-Comitán e liberare i cinque funzionari governativi che avevano trattenuto fino a conoscere la decisione del  giudice sulla situazione di Manuel Díaz Heredia, arrestato questo martedì dalla Procura Generale della Repubblica (PGR).   In mattinata si era temuto uno scontro con gli indigeni delle comunità vicine. Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba) ha informato che le autorità di Mitzitón hanno riferito che “persone di diverse comunità vicine si stavano riunendo nel villaggio di Betania, si suppone per rimuovere il blocco”. Sono stati convocati, secondo i portavoce di Mitzitón, da membri dell’Ejército de Dios.   Il Frayba ha ricordato che non sarebbe la prima volta “che si usano ad altri gruppi di indigeni favorevoli al progetto del governo per compiere le azioni di sgombero, esproprio, controllo e recupero, in questo caso la rimozione del blocco stradale”.  Ieri sera, la delegazione statale della PGR ha ufficializzato la cattura di Díaz Heredia come presunto trafficante di clandestini. I media locali hanno evidenziato la notizia come la “caduta” di un “trafficante ricercato”.    La PGR ha citato presunte testimonianze di Gabino Pérez Pérez ed Ernesto Patishtán Gómez, minorenni arrestati a luglio 2006 mentre trasportavano 29 cladestini centroamericani. Questi, che lavoravano per Carmen Díaz Gómez, leader dell’Ejército de Dios, sono usciti liberi dal carcere minorile di Villa Crisol tre giorni dopo. Secondo le autorità di Mitzitón, lo stesso Díaz Gómez ed i suoi soci Refugio Díaz Ruiz e Santo Jiménez Díaz avrebbero aggiunto “in forma anonima” l’accusa di essere trafficanti di clandestini contro gli indigeni dell’Altra Campagna che avevano sorpreso con dei clandestini i loro autisti consegnati poi alle autorità.  L’agente del Pubblico Ministero federale Mario Cruz Cruz avrebbe ricevuto 150 mila pesos per “aggiungere” questi reati alla dichiarazione firmata dai due giovani autisti consegnati e liberati nel 2006, che successivamente hanno negato di aver fatto tale accusa contro Manuel, Artemio e Antonio, di cognome Díaz Heredia.   In base a quella denuncia, Artemio fu arrestato a San Cristóbal de las Casas nel 2008 ed ora si trova nel carcere di El Amate. E Manuel, in carcere da ieri, aspetta la decisione del giudice federale.

Intanto, aderenti dell’Altra Campagna a Jotolá (Chilón) hanno denunciato che elementi dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) questo pomeriggio hanno sequestrato per diverse ore Mariano Sánchez Arcos, di 13 anni. Eleuterio ed Alfonso Cruz Cruz hanno prelevato Mariano sulla strada che passa a lato del villaggio e l’hanno rinchiuso nella proprietà di Juan e Rogelio Cruz.   Successivamente, gli stessi membri della Opddic ed altre 7 persone hanno sequestrato Francisco Moreno Méndez, di 18 anni, che tentando di fuggire si era rifugiato in casa di Ricardo Sánchez Luna. Quelli della Opddic hanno tirato fuori il giovane “in maniera violenta”. Verso le 16:30 “Mariano e Francisco sono riusciti a scappare”.   Secondo un’informazione ricevuta alle 18:30 “quelli della Opddic si stanno organizzando per fermare altri aderenti all’Altra Campagna, e circondano la casa del professor Sánchez Luna e di Rosa Díaz Gómez, dove hanno già ammazzato il cane ed alcuni agnelli e rotto la linea telefonica”.  Il CDHFBC presume che le aggressioni siano la reazione al fatto che questa mattina alcuni membri dell’Altra Campagna avevano trattenuto Daniel Moreno Pérez, della Opddic, “poiché il governo non ha fatto nessuna azione per arrestarlo e giudicarlo per i suoi atti di violenza”. E’ stato portato davanti al Pubblico Ministero di Ocosingo che “non lo ha voluto ricevere poiché, dice, Moreno Pérez ha un appello a suo favore”. Per questo è stato deciso di consegnarlo al Pubblico Ministero di Bachajón”.  

Alla chiusura di questa edizione, quelli della Opddic avevano “sequestrato” la signora Días Gómez, e “alcuni suoi fratelli” a Jotolá, dove c’è un accampamento militare. Secondo il Frayba, la situazione è tesa “e se nessuno ferma i membri della Opddic potrebbe verificarsi l’irreparabile”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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Arresto a Mitzitón.

La Jornada – Mercoledì 24 marzo 2010

Agenti federali catturano aderenti dell’Altra Campagna a Mitzitón, Chiapas

Hermann Bellinghausen. Mitzitón, Chis. 23 marzo. La cattura da parte di agenti federali di Manuel Díaz Heredia, aderente all’Altra Campagna a Mitzitón, ha riportato la tensione in questa comunità tzotzil. In risposta, gli ejidatarios hanno trattenuto due poliziotti statali e tre impiegati della Segreteria per lo Sviluppo Sociale, e da stamattina presto bloccano la strada Panamericana all’altezza del villaggio.  Alle 7 del mattino, un furgoncino Cherokee bianco è entrato nei campi di Mitzitón dove stava lavorando Díaz Heredia. Gli occupanti del furgone lo hanno catturato con violenza e si se ne sono andati travolgendo la recinzione di legno della proprietà, allontanandosi per i sentieri intorno alla comunità, come se li conoscessero. Díaz Heredia si trova già nella prigione di El Amate ed è già comparso davanti al giudice. Durante il viaggio è stato picchiato.

Questa notte la comunità si è raggruppata sulla strada bloccandola con tronchi d’albero. La coda di veicoli nelle due direzioni è stata molto lunga fino a verso mezzogiorno, ma ora ci sono solo camion a rimorchio con i motori spenti.  I taxi collettivi deviano verso Comitán o San Cristóbal, cosicché durante il giorno sono passati passeggeri e turisti tra i tronchi ed i tzotziles in protesta.

“Nel tentativo di piegarci come popolo indigeno e ignorare la nostra decisione di non permettere che si violenti il nostro territorio, il malgoverno messicano ai suoi tre livelli si è coordinato per continuare a reprimerci e perseguitarci, ora con l’arresto del nostro compagno, che si distingue per convinzione e combattività in difesa del nostro popolo” dichiara l’assemblea degli ejidatarios.  Il governo statale si è impegnato, attraverso la Segreteria di Governo, a chiedere al giudice la liberazione di Díaz Heredia entro 72 ore. La Procura Generale della Repubblica accusa il contadino di traffico illegale di persone, su denuncia “anonima” di Carmen Díaz Gómez, leader dell’Ejército de Dios, ripetutamente accusato a sua volta dello stesso reato e perfino catturato in fragrante dalla comunità circa due anni fa, per essere poi immediatamente liberato dalla polizia.

Gli indigeni riassumono: “Prima hanno appoggiato che il gruppo paramilitare Ejército de Dios assassinasse il nostro compagno Aurelio Díaz Hernández, per poi proteggere l’assassino Francisco Jiménez Vicente affinché prosegua il suo lavoro sporco di traffico di persone e vessazioni contro di noi. Quindi lo stesso governo ha mandato uno dei suoi lacchè, il comandante paramilitare Esdras Alonso, affinché con una denuncia penale criminalizzasse la nostra protesta a favore del nostro territorio e i difensori dei diritti umani che ci hanno accompagnati”, aggiunge l’assemblea. Il governo “vuole dividere la comunità ed ha ottenuto che il 27 e 28 febbraio l’Ejército de Dios tornasse ad aggredirci”.  Ora, il governo federale “cattura il nostro compagno per obbligarci ad accettare che si colpisca il nostro territorio con l’autostrada San Cristóbal-Palenque e l’ampliamento della strada per Comitán”. Per questo, “come comunità” rispondono con azioni di protesta: il blocco della Panamericana, e “il trattenimento di alcuni funzionari del malgoverno fino a che non lasceranno libero il nostro compagno”. Questi sono gli agenti Orlando Padilla Ramos e Alfonso Santis Vicente, della polizia statale preventiva, e gli impiegati della Segreteria per lo Sviluppo Sociale federale Virginia Velasco, Javier Zárate e Luis Borrallas.   I loro veicoli ufficiali rimangono vicino al chiosco, mentre loro aspettano seduti nelle vicinanze della casa ejidale, sicuramente molto arrabbiati. Un indigeno spiega: “li stiamo trattando bene. Speriamo che così trattino il compagno fino a che non ce lo restituiscano”.

Chiedono la liberazione di Díaz Heredia, “prigioniero politico” e di Artemio Díaz Heredia, da due anni nel carcere di El Amate, accusato dai polleros (trafficanti di clandestini – N.d.T.) dell’Ejército de Dios. http://www.jornada.unam.mx/2010/03/24/index.php?section=politica&article=017n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo  https://chiapasbg.wordpress.com )

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Denuncia da Mitziton.

La Jornada – Martedì 23 marzo 2010

Le autorità di Mitzitón denunciano De los Santos quale palo del governo. Il direttore del centro universitario dei diritti umani “vuole legittimare l’Ejército de Dios

Hermann Belinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis. 22 marzo. Le autorità ejidali di Mitzitón, in questo municipio, la cui assemblea aderisce all’Altra Campagna dell’EZLN, hanno denunciato il Centro de Diritti Umani filogovernativo della Facoltà di Diritto dell’Università Autonoma del Chiapas ed il suo direttore, Miguel Ángel de los Santos, quale “palo” del governo statale che vuole legittimare il gruppo di persone dell’Ejército de Dios (della Chiesa evangeliche Alas de Águila) che, agendo fuori dalla legge ma coperte dalle autorità, negli ultimi mesi hanno creato inquietudini tra la comunità.  Gli indigeni riferiscono: “Il 18 marzo è arrivato il famoso avvocato Miguel Ángel de los Santos Cruz, e ad uno dei nostri compagni che si trovava per strada ha consegnato una lettera nella quale ci invita ad un dialogo per risolvere il nostro problema. Dice di essere preoccupato per la violenza e per questo vuole sedersi a dialogare, che saranno presenti quelli di Alas de Águila, di Fuente de Fe e quelli di Alabanza y Poder (chiese cristiane presenti nell’area di Teopisca e San Cristóbal), così come il governatore, il delegato della Procura Agraria, il delegato della Segretaria di Comunicazioni e Trasporti, il segretario di Pueblos Indios, il procuratore di Giustizia dello stato, il presidente municipale di San Cristóbal e la Commissione Nazionale dei Diritti Umani”.  Gli ejidatari si sono riuniti questa domenica in assemblea, “dove è stato detto che non accetteremo nessun dialogo, che Miguel Ángel de los Santos ‘vada al diavolo!’ perché non abbiamo chiesto il suo aiuto né lo chiederemo; non ha letto le nostre denunce e non ha visto i veri problemi che ci sono nella comunità? Non accettiamo nessun dialogo col malgoverno, sappiamo molto bene quali sono i suoi veri interessi; non ci stupisce che quello che si dice difensore dei diritti umani serva ora il malgoverno come suo ‘palo’, e non ci ingannano più.   “Il malgoverno sa quali sono gli accordi nella nostra comunità, abbiamo denunciato molte volte che non vogliamo più che paramilitari e criminali continuino a fare del male e che se li porti via, che rispetti i nostri diritti come popoli indigeni quali siamo. Che la smetta di dipingere la violenza prodotta dal malgoverno nella comunità come ‘problemi religiosi e conflitti’. Noi non siamo un gruppo, siamo un popolo che merita rispetto”.   Così rispondono “a quelli che dicono di ‘essere preoccupati per i violenti confronti’ nella nostra comunità, come il Centro dei Diritti Umani della Facoltà di Diritto, manipolato da Miguel Ángel de los Santos Cruz e dal governo di Juan Sabines Guerrero”.   E aggiungono: “Vogliamo dire a Miguel Ángel De los Santos di non preoccuparsi per noi, siamo poveri, ma abbiamo intelligenza e dignità per risolvere i nostri veri problemi”.  Emergendo dalla deliberata confusione mediata delle fonti ufficiali, gli ejidatari di Mitzitón dichiarano: “Vogliamo ricordare al malgoverno che i nostri accordi sono già stati presi in assemblea, che non vogliamo gente delinquente, assassini e paramilitari, e lo riteniamo responsabile di quello che continuerà a succedere. Chiediamo un po’ di rispetto dei nostri diritti come popoli indigeni”.   Bisogna ricordare che De los Santos – nel decennio scorso noto difensore indipendente di detenuti politici in Chiapas – già ricusato da mesi dal professor Alberto Patishtán, della Voz del Amate, anch’egli dell’Altra Campagna, a nome del centro che oggi guida si era presentò pubblicamente come rappresentante di Patishtán, cosa che era falsa.   Poi, in febbraio, il citato centro universitario si era pronunciato sull’aggressione agli zapatisti di Bolón Ajaw da parte di presunti paramilitari priisti, in questo stesso senso di “mediazione” non richiesta col governo statale, ed in combinazione con le sue strategie.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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La Jornada – Giovedì 18 Marzo 2010

La Opddic appoggia il ritorno ad Amaytik delle persone coinvolte negli omicidi del 2002

Nel municipio autonomo Ricardo Flores Magón cresce l’ostilità contro le basi di appoggio zapatiste

Hermann Bellinguahusen

Da questo martedì, basi di appoggio zapatiste di Amaytik, nel municipio autonomo Ricardo Flores Magón, sono perseguitate e minacciate di sgombero e morte da circa 200 membri dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic). La giunta di buon governo (JBG) El camino del futuro, del caracol di La Garrucha, ha denunciato che “priisti della Opddic”, con armi da fuoco, stanno “perseguitando i nostri compagni che vogliono catturare, mentre le donne sono sole nelle proprie case, e minacciano di uccidere i loro animali e di cacciarle via”.   Questi “opddiques“, che vivono nell’ejido Peña Limonar, hanno iniziato a costruire delle case ad Amaytik per i responsabili di due omicidi commessi lì nell’agosto del 2002. “Sono assassini, il malgoverno lo sa e non fa assolutamente niente, al contrario li sta appoggiando il presidente municipale paramilitare di Ocosingo, quello statale paramilitare Juan Sabines, ed il federale paramilitare Felipe Calderón”.   La JBG ricorda che il 25 agosto 2002 “ci fu una questione di separazione di una coppia a Amaytik dove si recarono le nostre autorità autonome per risolvere il problema; sulla strada del ritorno due compagni furono assassinati con un fucile calibro 16, machete e bastoni: Lorenzo Martínez Espinoza, portavoce del consiglio autonomo, e Jacinto Hernández Gutiérrez”.   Gli assassini erano Jacinto Hernández Ballinas (con arma da fuoco), Gaspar Hernández Pérez, Santiago Hernández Gutiérrez, Nicolás Hernández Gutiérrez, Jacinto Hernández Pérez, Santiago Hernández Gutiérrez, Nicolás Hernández Pérez, Nicolás Alfredo Hernández Ballinas, Manuel Gutiérrez Hernández e Ignacio Hernández Pérez (con bastoni e machete).  Seguirono le indagini su quei fatti ed il consiglio municipale autonomo convocò le autorità priiste dell’ejido Peña Limonar che non si presentarono mai. “Gli assassini si rifugiarono a Peña Limonar protetti dal malgoverno”. Di conseguenza, il consiglio autonomo decise di impedire che gli assassini “e tutti quelli che erano d’accordo con loro” rimanessero ad Amaytik.   “Ora si ripresenta questo vecchio problema”, dice la JBG, perché “gli assassini hanno cominciato a provocarne un altro”. “Molestano continuamente le basi di appoggio dell’EZLN che vivono a Peña Limonar, gli hanno tagliato la luce, li hanno obbligati a pagare l’imposta sulla terra”, visto che noi zapatisti non “riceviamo né diamo niente al malgoverno, siamo in resistenza”.   Lo scorso 8 marzo hanno tagliato la fornitura di acqua distruggendo e rubando 966 metri di tubatura e le chiavi di ogni casa. La JBG avverte: “Ripristineremo l’erogazione dell’acqua ai nostri compagni perché senza l’acqua non si può vivere, siamo impegnati in questo e non chiediamo l’elemosina del malgoverno, recupereremo il materiale col nostro lavoro e non vogliamo nuovi il problemi, ma quei ‘opddiques‘ il problema lo stanno aggravando”.

Questo 15 marzo i priistas hanno imposto il ritorno ad Amaytik degli assassini accompagnati da persone di Peña Limonar, Yoc Navil, Pamanavil, San Antonio Catarraya, Ranchería Ganxanil e Nueva Providencia, “e sono armati”.   “Difenderemo i nostri compagni e le nostre terre secondo i nostri costumi; non vogliamo problemi, cercheremo sempre una sistemazione tra le parti che hanno un problema, ma ci si mette sempre il malgoverno perché la sua intenzione si chiama contrainsurgencia“, conclude la JBG.

Comunicato della JBG. http://enlacezapatista.ezln.org.mx/denunciasjbg/3371

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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Aggressione a Chilón.

La Jornada – Mercoledì 17 Marzo 2010

A Chilón un ex poliziotto, aiutato dai soldati, ferisce 3 ragazzi

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 16 marzo. Tre giovani tzeltales della comunità Jotolá (municipio di Chilón), uno di loro minorenne, sono stati aggrediti da un ex poliziotto al posto di blocco militare installato nelle vicinanze  del villaggio. Francisco Moreno Hernández, alias El Caballo, ex elemento della Polizia Statale Preventiva (PEP), aiutato nella sua aggressione dai soldati, ha picchiato selvaggiamente i tre indigeni aderenti all’Altra Campagna dell’EZLN.   Le autorità del vicino ejido San Sebastián Bachajón e Della stessa ranchería Jotolá oggi hanno denunciato, “espressamente”, il distaccamento dell’Esercito federale, appartenente alla 31a Zona Militare, “per il cattivo comportamento dimostrato verso la società in generale”. I fatti sono avvenuti il 13 marzo scorso alle ore 21:00, sulla strada Ocosingo-Palenque.  Ai giovani sono stati “inferti colpi letali al collo che li hanno lasciati incoscienti per circa10 minuti”, sostengono i rappresentanti indigeni. Il più severamente colpito è stato David Ricardo Sánchez Gómez; gli altri due sono Wilson Wenceslao e Maykon Pakal Sánchez Gómez (quest’ultimo di 15 anni). Sono stati aggrediti da Moreno Hernández, “licenziato dalla PEP del Carcere di Ocosingo”, si aggiunge nella denuncia.   “Secondo i militari questi sono intervenuti per fermarli, ma non è stato così, invece hanno cominciato anche loro a picchiare violando l’integrità fisica degli aggrediti e violando alcuni articoli della Costituzione messicana. Sappiamo bene che i militari devono osservare una certa disciplina per preservare l’ordine pubblico. Ci siamo presentati al comandante brigadiere, che si è rifiutato di fornirci il suo nome, per chiedere il risarcimento dei danni a David Ricardo per i colpi ricevuti al naso, alla bocca, con un dente rotto, e in tutte le parti del corpo. Non c’è stato alcun risarcimento né un centesimo per le sue cure. Abbiamo dei filmati come prova”, avvertono i rappresentanti comunitari.   “Bisogna dire che i militari a questo posto di blocco si dedicano solo a picchiare gli ubriachi, ma è già due volte che commettono questo reato contro ragazzi sportivi. La prima volta il fatto non è stato denunciato”, sostengono i querelanti, ma per “qualsiasi chiarimento presenteremo i testimoni che hanno assistito all’aggressione dei militari”.  Il commissariato ejidale ed il consiglio di vigilanza di San Sebastián Bachajón, il Comitato di Difesa dei Diritti Indigeni, il Comitato di Difesa dei Diritti della Donna ed il Coordinamento degli aderenti all’Altra Campagna rivolgono la richiesta di giustizia e punizione “dei militari aggressori, secondo la legge”, al “comandante supremo dell’Esercito messicano” Felipe Calderón Hinojosa ed al generale Félix Galván Galván, segretario della Difesa Nazionale, “per un suo intervento”. Chiedono, “in maniera urgente, il ritiro dei militari che ritornino ai loro quartieri o che vadano dove c’è maggiore delinquenza e non nella comunità rurale tzeltal”.   In questa zona di Chilón, vicina al municipio di Tunbalá (un’area contesa per eventuali sviluppi turistici) nelle settimane e mesi scorsi si sono registrate diverse aggressioni contro aderenti all’Altra Campagna, così come contro basi di appoggio zapatiste del municipio autonomo Comandanta Ramona, in particolare della comunità Bolón Ajaw, da parte di membri della priista Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic). http://www.jornada.unam.mx/2010/03/17/index.php?section=politica&article=018n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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La Jornada – Martedì 16 Marzo 2010

CIEPAC: In Chiapas si promuove la disintegrazione mascherata da piani di riordino

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 15 marzo. Le cosiddette città rurali sostenibili (CRS) sono nate da un ambizioso progetto governativo di “riordino” della popolazione nell’ambito del Progetto Mesoamericano che, del Messico alla Colombia, ha il suo centro geografico e strategico proprio nelle montagne del Chiapas. E’ stato avviato nel 2007 dopo le inondazioni del fiume Ostuacán che portarono alla costruzione della CRS San Juan de Grijalva, molto celebrata dal governo e dalla coalizione imprenditoriale che sponsorizzava il progetto.   Il Centro di Ricerche Economiche e Politiche di Azione Comunitaria (CIEPAC) afferma dal 2008 che si tratta di una strategia di contrainsurgencia. I ricercatori Mariela Zunino e Miguel Pickard denunciano che i programmi governativi “che nei discorsi parlano dell’obiettivo dalla lotta contro la povertà e dello sviluppo dei popoli, obbediscono invece a meccanismi di disintegrazione comunitaria e rottura dello stile di vita contadino-indigeno”.   Sostengono che “il piano di contrainsurgencia è mascherato dal Piano di Sviluppo Chiapas Solidale che, lungi dal fondarsi ‘sul valore della solidarietà, nel rispetto delle risorse naturali per le prossime generazioni’, vuole trasformare lo stato in un ‘paradiso’ per gli investimenti” e “l’integrazione economica neoliberista”. Sotto la stessa logica si iscrivono “il riordino del territorio, la privatizzazione delle terre, la militarizzazione delle comunità, i megaprogetti infrastrutturali e turistici”. Il controllo di popolazione “mira a frammentare e dissipare qualsiasi tentativo di un modello che differisca dal modello statale” ed ha come fine “la smobilitazione dei popoli”.   Miguel Ángel García, dell’organizzazione ambientalista Maderas del Pueblo del Sureste, fa notare la coincidenza degli interessi di cementifici e imprese costruttrici, prime beneficiarie di queste opere. Così, tra i principali sponsor ci sono Cemex e Comex (industrie del cemento e di vernici, rispettivamente).   Secondo dati ufficiali, in Chiapas esistono 19.386 centri abitati. Di questi, 14.346 (il 74%) avrebbero meno di 100 abitanti. Avendo stabilito che la dispersione è la vera causa della povertà, e “deciso ad affrontare il binomio”, il governo statale lanciò il programma delle Città Rurali Sostenibili per concentrare la gente “dispersa”. La scommessa più grande per il governo è “convincere la gente delle campagne non solo a ricollocarsi e concentrarsi, ma a rompere con un stile di vita millenario e, inoltre, a perdere il suo maggiore patrimonio, la terra su cui vive”. Il dilemma “era grande”, sostiene Ciepac, “ma nella logica secondo cui le crisi offrono delle opportunità, piogge e valanghe offrirono al governo una soluzione”. La prima CRS sarebbe stata costruita per dare una casa ai disastrati. La presente amministrazione, all’inizio annunciò la costruzione di 25 CRS. Sembra che la meta non sarà raggiunta, ma quella di Santiago El Pinar, negli Altos, sarà pronta entro l’anno.  Per CIEPAC, la condotta del governo del Chiapas riguardo alle CRS mostra quanto descritto da Naomi Klein in Shock Economy: L’ascesa del capitalismo dei disastri (2007), nel quale si descrivono “eventi in cui le autorità di diversi paesi, con un’agenda di usurpazione dei popoli, sfruttano i disastri per attuare misure che in altri momenti incontrerebbero un netto rifiuto”. Possono essere eventi naturali (terremoti, uragani) o guerre e colpi di Stato, o una combinazione di entrambi.   Gli obiettivi delle CRS, conclude CIEPAC, fanno parte di una politica di Stato coordinata tra i diversi livelli di governo, forze di sicurezza, settore privato ed altri organismi, per “concentrare la popolazione rurale e, a tempo debito, separarla dalla terra in cui vive”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo  https://chiapasbg.wordpress.com )

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Progetto di contrainsurgencia.

La Jornada – Lunedì 15 Marzo 2010

Japhy Wilson : Si vogliono neutralizzare i caracoles promuovendo le città rurali sostenibili.  Il programma ha scopi di contrainsugencia; è già stato testatoo in altri paesi.

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis. 14 marzo. Le città rurali sostenibili (CRS) che il governo dello stato progetta di costruire negli Altos, nella selva e nel nord del Chiapas “rappresentano la risposta statale alla ‘minaccia’ costituita dall’esperienza dei caracoles zapatisti”, sostiene la ricercatrice Japhy Wilson, dell’Università di Manchester.  Benché ufficialmente queste CRS siano presentate e promosse come un progetto di sviluppo sociale, diversi studiosi ed analisti hanno osservato, negli ultimi due anni, la loro componente di contrainsurgencia ed esproprio di terre e modi di vita, che le trasforma in un programma di acculturamento già testato nelle comunità ixiles del Guatemala tre decenni fa. Vengono inoltre paragonate, e tanto più ora che si installano nella zona indigena dell’entità (la prima di queste a Santiago El Pinar, è in costruzione), con i “villaggi strategici” creati durante le guerre statunitensi, dal Vietnam all’Afghanistan.   In Chiapas sono presentate come progetto “innovativo” e “visionario”, di cui non si conoscono eguali in altre regioni del mondo”, (El Heraldo de Chiapas, 20/2/08). Wilson trova che queste CRS “hanno marcate similitudini con le strategie coloniali e contrainsurgentes di controllo sociale”. E citando l’antropologa Alicia Barabas afferma che nei secoli XVI° e XVII° la corona spagnola ricollocò le comunità indigene attraverso uno schema di “congregazioni” o “riduzioni”, rimpiazzando le concezioni indigene di territorialità ed uso dello spazio “con un sistema di villaggi e città coloniali che rappresentava e concretizzava il potere dell’impero sulle popolazioni disperse e potenzialmente ribelli della Nuova Spagna”.   Ricorda i più recenti “villaggi modello” del Guatemala, dove in condizioni di guerra civile sono stati ricollocati migliaia di indigeni in “poli di sviluppo” come strategia contrainsurgente. Dice Wilson: “Come le CRS, i villaggi modello cercarono di cambiare il modo di vivere e le modalità di produzione dei popoli indigeni e contadini attraverso un sistema integrale di servizi e l’integrazione forzata della produzione contadina agli interessi capitalisti dei settori dominanti”.   In Messico questo si chiama, allegramente, riconversione produttiva. Concentrate nelle CRS, le comunità indigene e contadine perderanno il controllo dei loro modi di produzione. Promosse dal governo calderonista (Mouriño dixit) come soluzione all’emarginazione, spinte dalle Nazioni Unite, appoggiate dalla Banca Interamericana di Sviluppo e patrocinate da decine di grandi imprese (da Telmex a Wall Mart), hanno un altro tipo di implicazioni, ritiene l’investigatrice britannica: “il controllo di ogni aspetto della vita degli indigeni e contadini da parte dello Stato, con la negazione delle proprie pratiche e forme di vita”.   E riporta l’osservazione di un membro della Giunta di Buon Governo di La Realidad, secondo il quale con le CRS, “il malgoverno ci promette terra insieme a luce, acqua potabile, casa e perfino ci danno da mangiare; è solo vivere ed ingrassare come un maiale, questo è quello che ci promettono”. Invece, osserva Wilson, “i caracoles rappresentano un’alternativa concreta dove le ‘comunità disperse’ sono coinvolte in un intenso processo di sviluppo di sistemi autonomi di salute, educazione e produzione, fuori dal controllo sociale dello Stato e dalla logica cumulativa e distruttrice del capitale”. Dunque, i caracoles costituiscono uno ostacolo al progettato “spazio astratto” di autostrade, piantagioni intensive e città rurali.   Per il momento, a Santiago El Pinar c’è tristezza tra i vecchi che vedono sparire piantagioni di caffè, milpas, piantagioni di banane ed il loro modo di vivere, secondo una testimonianza raccolta da La Jornada. Ma il governo municipale partecipa e molti giovani, non educati alla resistenza ma a tutto il contrario, sembrano convinti che il cambiamento sarà favorevole per loro.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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La città contrainsurgente.

La Jornada – Domenica 14 marzo 2010

La città rurale di Santiago El Pinar favorisce i paramilitari

Hermann Bellinghausen. Inviato. Santiago El Pinar, Chis. 13 marzo. L’imminente “città rurale” in questa località tzotzil non obbedisce solo a direttive contrainsurgentes come modello di concentrazione e controllo della popolazione, ma permetterà letteralmente l’installazione di antenne di telecomunicazione militari e di polizia sui municipi autonomi zapatisti San Juan de la Libertad e San Andrés Sakamch’en. Secondo una fonte locale che ha chiesto l’anonimato, “i veri beneficiari saranno i membri di un gruppo di 12 paramilitari che operano nella zona”, e le antenne saranno controllate da loro. Li guida una persona a chi si conosce come Cayetano, di Pontewitz, nella vicina San Andrés.  La nuova “città” collocata sulle montagne a 36 chilometri da San Cristóbal de las Casas, è patrocinata da imprese come Televisión Azteca, Telmex e Coppel che spingeranno la creazione di un “corridoio commerciale”. E’ stato inoltre annunciato che ci saranno “industrie agricole”. Con questo passerà da essere un municipio con “basso indice di sviluppo umano” ad uno con negozi di elettrodomestici dove comperare i televisori per sintonizzarsi sulla televisione dell’Ajusco. Non è casuale che la posa della prima pietra da parte del governatore chiapaneco Juan Sabines, un mese e mezzo fa, fosse avvenuta alla presenza di Esteban Moctezuma Barragán, presidente della Fondazione Azteca e attivo promotore di queste città.   La popolazione, si disse allora, “uscirà dalla povertà estrema e comincerà una vita degna, con educazione, salute, stiopendi, posti di lavoro dignitosi e servizi pubblici”. Il municipio, di 17 chilometri quadrati, 2.500 abitanti e 11 comunità, si sviluppera in tre centri comunali, due di quartiere ed un altro urbano “con abitanti del capoluogo municipale e le comunità Nachón, Pechultón, Ninamhó e Pushilhó, che saranno integrati in questo nuovo schema di abitabilità che risolve i problemi della dispersione della popolazione”.   L’edificazione della “città rurale sostenibile” che secondo il governo sarà inaugurata il prossimo 30 maggio, ancora non si vede. Siamo ancora nella fase di spianamento e tracciatura. Sui pendii di “El Pinar”, come dicono gli abitanti, si costruiranno 464 abitazioni; 137 saranno nuove “ed il resto entrerà nel programma di miglioramento attraverso l’autocostruzione”, aggiunge il governo. Cioè, si distribuiranno mattoni, cemento e lamiere, come si è fatto in anni recenti in altri municipi degli Altos, trasformando non solo il paesaggio ma, come commentava uno studente chamula poco fa, “modificando il rapporto delle famiglie con lo spazio e la vita”. E lo diceva con preoccupazione. “Le idee dei cashlanes (meticci, non indigeni – N.d.T.) non hanno niente a che vedere con le abitudini nei villaggi”.  Sotto i macchinari nascono strade e spianate e spicca la strada verso la cima della collina dove ci saranno le nuove antenne. In nome dello sviluppo sono già sparite varie milpas, piantagioni di caffè e banani. Il governo costruirà una chiesa cattolica ed una avventista, fatto nuovo in un paese ufficialmente laico.  Lo schema delle città rurali sostenibili, promosso in America Latina dalle Nazioni Unite seguendo le direttive della Banca Mondiale, è stato sviluppato in Guatemala e Brasile per “concentrare” la popolazione rurale, distruggere il tessuto comunitario e fare largo ad investitori che approfittano dei territori. In entrambi i casi hanno sono servite da anticamera all’emigrazione, non più degli uomini, ma di intere famiglie.  In maniera eloquente, il presidente della Fondazione Azteca nella citata cerimonia dichiarò che “passare da uno stato di povertà estrema ad un livello di benessere superiore è un esempio che vogliamo che si ripeta in molti altri posti del Messico, per questo siamo tutti molto contenti e lavoreremo spalla a spalla con voi”. http://www.jornada.unam.mx/2010/03/14/index.php?section=politica&article=011n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo http://chiapssbg.wordpress.com )

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La Jornada – Sabato 13 marzo 2010

Centro Fray Bartolomé: a Mitzitón lo Stato viola i diritti umani http://www.frayba.org.mx/archivo/informes/100312_informe_mitziton.pdf

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 12 marzo. Lo Stato messicano è responsabile della violazione dei diritti umani nella comunità tzotzil di Mitzitón – dove alla fine di febbraio ci sono stati fatti violenti per un presunto conflitto religioso – denuncia un rapporto del Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC) diffuso oggi. “Il conflitto latente è fomentato dall’esterno con l’intenzione di dividere la comunità”, sostiene.

Anni fa fu spogliato di parte del suo territorio per ampliare il quartiere militare della 31a Zona, spiega il CDHFBC. Ora, “la conflittualità si alimenta per imporre l’autostrada San Cristóbal-Palenque e l’ampliamento della strada verso Comitán”, entrambe parte del Proyecto Mesoamérica.

In questo contesto, aggiunge il rapporto, “appare il gruppo di scontro Ejército de Dios che insieme ad un gruppo di tradizionalisti non rispetta gli accordi comunitari, e sono identificati come non cooperanti”. Oltre a rifiutare gli accordi dell’assemblea ejidale, “aggrediscono, minacciano e vessano gli abitanti di Mitzitón aderenti all’Altra Campagna”.

L’origine del recente “conflitto” si può datare 2 febbraio, quando Ciliano Pérez Díaz, designato dall’assemblea, si è presentato nel municipio di questa città per registrarsi come agente rurale. Lì ha saputo che il sindaco Mariano Díaz Ochoa aveva conferito il riconoscimento ufficiale a Celestino Pérez Hernández, nominato dai non cooperanti fuori dall’assemblea, la quale decide di trattenere per 24 ore Francisco Gómez Díaz per aver rubato il timbro ufficiale dell’agente rurale e promuovere la nomina di un altro fuori dall’assemblea. La detenzione è avvenuta il giorno 4. il giorno dopo gli ejidatarios hanno liberato Francisco dopo averlo condannato a risarcire quattro biciclette distrutte dai non cooperanti, e gli hanno chiesto di smettere di agire contro gli accordi comunitari. Hanno inoltre chiesto a Díaz Ochoa di annullare la nomina illegale di Pérez Hernández, e così è stato.

Secondo le testimonianze della comunità, Francisco promuove l’autostrada “perché passerebbe per le sue terre e pensa di trarne vantaggio con la vendita di terra ejidale”. Il suo gruppo “vuole la rappresentanza dell’agente municipale ed il timbro” per firmare i documenti richiesti dal municipio, dall’impresa costruttrice privata e dalla Segreteria di Comunicazioni e Trasporti”.

Funzionari municipali hanno offerto lamiere per i tetti delle case, pavimenti in cemento, rivestimenti, marciapiedi, strade, serbatoio, l’installazione di una fabbrica di inscatolamento purché “passino” le due autostrade che gli ejidatarios respingono.

Da questa situazione sono scaturiti i fatti violenti del 27 febbraio, “quando Andrés Jiménez Hernández, dei non cooperanti ha abbattuto cinque alberi senza il permesso dell’autorità comunitaria”. Come accordato in assemblea, “l’infrazione prevede una multa per evitare il disboscamento e proteggere il bosco comunitario”. Il giorno 28 l’assemblea decide di sequestrare il legname. Invece di rivolgersi alle autorità, il trasgressore si rivolge “al suo gruppo”. Elementi dell’Ejército de Dios si organizzano per l’aggressione che ha lasciato un morto del gruppo aggressore e numerosi feriti da entrambe le parti.

Il CDHFBC sostiene che “la strategia militare di contrainsurgencia contro i popoli indigeni” vuole imporre “lo sfruttamento intensivo delle loro risorse naturali”, e conclude che la “guerra integrale di logoramento” è per generare conflitti nelle comunità. “Lo Stato messicano ha realizzato riforme legislative affinché le imprese possano avere accesso alle risorse”, rendendo più severa la legislazione penale “per impedire ogni dissidenza”. Ciò nonostante, i popoli si organizzano, si mobilitano ed esercitano i loro diritti, trasformandosi in obiettivo militare”. È il caso di Mitzitón, dove lo Stato “impone progetti ed interferisce col diritto all’autonomia e alla libera determinazione”. Invece, “non è mai intervenuto” per impedire le azioni dell’Ejército de Dios, “che ha fatto crescere la tensione nella zona”. http://www.jornada.unam.mx/2010/03/13/index.php?section=politica&article=013n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo  https://chiapasbg.wordpress.com )

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Los de Abajo.

Los de Abajo

Solidarietà mondiale con l’EZLN

Gloria Muñoz Ramírez

Le recenti aggressioni e minacce alle basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione (EZLN) non solo suscitano l’indignazione di altri popoli del mondo, ma anche azioni concrete di sostegno. Questa settimana in Europa, associazioni svizzere, galiziane, italiane, catalane, greche, austriache, francesi, olandesi, aragonesi, tedesche e spagnole organizzano un’intensa giornata di solidarietà.

Ad Atene, Grecia, nel contesto dello sciopero generale di giovedì scorso contro le misure economiche, hanno manifestato collettivi solidali con gli zapatisti sotto lo slogan: “Strade di Atene, montagne del sudest messicano, ora la rivolta è ovunque”. Dalle terrazze degli edifici sono stati lanciati centinaia di volantini e distribuiti opuscoli informativi sulla situazione in Chiapas, come la prima di una serie di mobilitazioni che si svolgeranno ad Atene, Salonicco, Ioanina e Creta.

Venerdì 12 le azioni di denuncia e protesta contro la repressione orchestrata dal governo del Messico, si sono svolte a Munster, Germania; Milano, Italia, e Saragozza, Aragona.

Questo sabato gli attivisti del Comitato di Solidarietà con i Popoli del Chiapas in Lotta realizzeranno – sempre per gemellare le lotte della Francia con quelle del sudest messicano – un percorso per i presidi dei Senza Documenti a Parigi che si concluderà con una proiezione e dibattito sulla persecuzione delle comunità dell’EZLN.

Le azioni in Italia si svolgeranno per tutta la settimana a Milano, Napoli e Roma. A La Corunha oggi ci sarà una manifestazione in Plaza de Lugo. La CGT dello Stato spagnolo annuncia azioni dal 13 al 27 marzo in diverse località, perché ritiene “responsabile di qualsiasi attacco contro gli zapatisti i tre livelli di governo, l’Esercito messicano ed i gruppi paramilitari”.

Anche da Lugano, Svizzera, faranno arrivare il loro appoggio alla lotta dell’EZLN; mentre a Saragozza si annunciano incontri, documentari, mercato solidale e concentramenti tra il 12 ed il 21 marzo. A Madrid oggi ci sarà un concentramento a Plaza de Cibele, di fronte alla Casa de América.

La Rete dell’Europa Zapatista (europazapatista.org) annuncia concentramenti davanti ad ambasciate ed uffici turistici messicani, assemblee, dibattiti nelle scuole, università e centri sociali, proiezioni di film e documentari, tra altre azioni che si uniscono alla mobilitazione nazionale ed internazionale che l’Altra Campagna e la Rete Contro la Repressione hanno lanciato dal Messico per il prossimo 20 marzo. Gli zapatisti, è sicuro, non sono soli. http://www.jornada.unam.mx/2010/03/13/index.php?section=opinion&article=013o1pollosylasdeabajo@yahoo.com.mx

(Traduzione “Maribel” – Bergamo https://chiapasbg.wordpress.com )

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La Jornada – Venerdì 12 Marzo 2010

I sopravvissuti di Acteal smentiscono la versione ufficiale di un patto con i colpevoli rilasciati dalla Corte

Las Abejas: Se il governo vuole un accordo è perché sta pianificando di aggredirci un’altra volta 

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 11 marzo. L’organizzazione della società civile Las Abejas ha smentito le governo statale e la sua versione di presunti accordi, ed ha ribadito il suo rifiuto di un tavolo di dialogo quando non si sta fornendo nemmeno assistenza medica per le conseguenze del massacro di Acteal a molti dei sopravvissuti.   Rifacendosi ad un’inserzione del governo sui giornali – lo scorso 27  febbraio – Las Abejas sostiene che “il governo del Chiapas ripete il permanente invito al dialogo ad un tavolo di distensione che formalizzi un ‘patto di non aggressione e mutuo rispetto’ con le persone che la Corte Suprema di Giustizia della Nazione ha liberato dopo essere state in prigione” per il caso Acteal.  “Con la parola sincera tzotzil diciamo alla gente che parla in questo modo, senza vergogna o con cinismo: non ha sangue il vostro volto, perché un volto con il sangue sente dolore; ma questo governo non ha sangue in volto. Dice che dialoghiamo e che esiste un patto di non aggressione con i paramilitari? Un patto di non aggressione? E quando abbiamo aggredito i paramilitari?”, chiedono gli indigeni.   Il governo insiste nel suo meccanismo di dialogo “come misura precauzionale”. Nuovamente chiedono: “Come misura precauzionale? Noi non abbiamo mai aggredito né pensiamo di aggredire nessuno”.  Sottolineano che se il governo crede sia necessario un patto, “può solo voler dire che le persone liberate vogliono tornare ad aggredirci”. Per evitarlo “non serve che firmiamo un patto di mutuo rispetto”, ma che “i paramilitari ci rispettino ed il governo faccia giustizia”.   E citano la “preoccupazione” del comunicato ufficiale per la presenza nella regione di Acteal “di stranieri provenienti da Pakistan, India, Perù, Spagna e Stati Uniti che dicono loro di non accettare aiuti dal governo”. Las Abejas  contesta questa lista: “Al governatore diciamo che le sue spie gli hanno fornito informazioni incomplete. Sono venuti anche osservatori dei diritti umani da Germania, Argentina, Cile, Svezia, Svizzera, Francia, Belgio, Norvegia, Giappone, Australia, Guatemala e molti più”.  “Se non lo sa, il massacro di Acteal e la responsabilità del governo sono noti nei cinque continenti. Ma il governo dimostra la sua mentalità razzista, come ha fatto dalla sollevazione dell’EZLN: ‘se gli indigeni decidono di fare qualcosa è perché sono guidati da stranieri, perché non sanno pensare con la propria testa’ “.   Las Abejas ribadisce che “non ci sono le condizioni per credere alle sue false promesse” né accetta aiuti e progetti produttivi. “Non abbiamo bisogno degli stranieri per dire quello che vedono i nostri occhi”.   Il governo ha addotto un “precedente”: il “tavolo di distensione” dove “funse da testimone tra Las Abejas ed il municipio di Chenalhó nel 2007 e 2008”. Qui replicano gli indigeni: “Dopo averci insultati, ora ci trattano come se non avessimo memoria. Non ci fu nessun tavolo di distensione nel 2008. E quella del 2007 fu una manovra per controllare Las Abejas. Siccome rifiutammo quei tentativi, i leader che si lasciarono ingannare abbandonarono la nostra organizzazione. Ma il governo non si accontenta di dividerci, vuole farci tacere totalmente”.    Per Las Abejas le autorità non “riconoscono il bisogno di giustizia ed in cambio offrono aiuti e progetti (che non daranno)”, e non menzionano l’assistenza ai sopravvissuti del massacro che è loro obbligo, e che è negata dall’inizio di questo anno. Dopo aver descritto la situazione dei sopravvissuti, affermano: “Indigna che ci dicano che non ci sono soldi per l’assistenza medica. Quando si tratta di dividere le organizzazioni, allora sì ci sono i soldi per opere e regalie”.   Chiedono che il governo messicano “compia il suo dovere e non condizioni l’assistenza che dobbiamo ricevere degnamente, un diritto che ci spetta come sopravvissuti e vittime del massacro di Acteal che fu un crimine di Stato”. http://www.jornada.unam.mx/2010/03/12/index.php?section=politica&article=016n1pol

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Città contrainsurgente.

La Jornada – Giovedì 11 Marzo 2010

Con celerità avanza l’edificazione della “città rurale” di Santiago el Pinar, in Chiapas

Hermann Bellinghausen. Inviato. Santiago el Pinar, Chis., 10 marzo. Punto centrale e profondo della montagna tzotzil, questo municipio è stato creato nel 1999 dal governo di Roberto Albores Guillén come parte di un esperimento di rimunicipalizzazione contrainsurgente che si è sviluppato nella selva Lacandona e negli Altos dopo i massacri di Acteal e El Bosque. Oggi è lo scenario di un nuovo esperimento: sarà una “città rurale”, concetto di urbanizzazione promosso dal governo statale come rimedio alla “dispersione” delle comunità; anche se sono sempre state disperse, perché vi vivono da secoli i contadini.   L’innovativo concetto, avallato dagli Obiettivi del Millennio, delle Nazioni Unite, è così interpretato dai ricercatori Miguel Pickard e Mariela Zunino: “Dopo le piogge torrenziali cadute in gran parte nel sud-sudest del Messico nell’ottobre e novembre del 2007, il governo dello stato del Chiapas ha promosso il programma delle Città Rurali Sostenibili, per dare una casa a migliaia di disastrati che avevano perso i loro cari, le case, le terre, gli animali e gli effetti personali”.   Tuttavia, sottolineano, “l’obiettivo reale del programma è ‘riordinare’ l’uso delle risorse della campagne, cosa che implica la separazione del contadini dalla terra dove attualmente vivono. Il programma produrrà la concentrazione di persone delle campagne in piccoli villaggi, l’alienazione delle loro terre e lo sfruttamento di queste da parte delle grandi imprese”. Qui non ci sono state inondazioni, si tratta solo di località con i più bassi “indici”di sviluppo urbano”, secondo il governo.   Questa mattina gli scavi avanzano sui pendii della collina che domina l’attuale capoluogo municipale (fino ad una decina di anni fa San Andrés Larráinzar, che gli zapatisti chiamano municipio autonomo San Andrés Sakamch’en de los Pobres). Ruspe, gru, scavatrici, betoniere. La terra spianata è solcata da nuove strade appena uscite dal fango, tra banani in agonia su una spianata per fare spazio ad edifici che formeranno una unità abitativa che ufficialmente sarà “città”.   Alcuni tratti sono già densamente lastricati. Dai loro veicoli coordinano il febbrile lavoro gli ingegneri delle imprese edili private e personale del governo ai cui piedi sta crescendo una moderna riserva india.   Nel suo studio “Ciudades rurales en Chiapas: despojo gubernamental contra el campesinado”, Pickard e Zunino ricordano che nel giugno del 2008 i mandatari di Messico, America Centrale e Colombia rilanciarono il Piano Puebla-Panama (PPP) come Progetto di Integrazione e Sviluppo della Mesoamerica, o Progetto Mesoamerica. La nuova denominazione “vuole ammodernare il PPP, anche se la sua logica continui ad essere integrare e rimodellare il territorio dal sud del Messico alla Colombia perché serva al grande capitale. Degli oltre 100 progetti economici che esistevano quando partì il PPP nel 2001, si concordò di lasciarne solo una ventina concentrati nell’energia, elettricità, salute, educazione, telecomunicazioni, biocombustibili, strade ed abitazioni”.   Santiago el Pinar sarà la prima città di cemento, edifici e strade tra queste montagne. In posizione strategica, confina con San Cayetano (El Bosque), dove si trova la base militare che ha nel mirino il caracol zapatista di Oventic. Insieme ai capoluoghi di San Andrés e Magdalenas (un altro “nuovo” municipio alborista, altrettanto sottratto a San Andrés, ma oggi anche lui zapatista). Solo Santiago ha un ruolo pienamente contrainsurgente: base di operazioni dell’Esercito federale dal 1995 fino a cinque anni fa, il suo primo sindaco nel 1999 è stato un militare in pensione.  Nella monografia ufficiale del nuovo municipio, pubblicata dal governo nel 2006, si ammette che gli abitanti di Santiago “in una congiuntura specifica (la sollevazione dell’EZLN nel 1994) seppero approfittare della loro situazione politica privilegiata di trovarsi in un municipio strategico, sia per lo zapatismo sia per il governo”. Oggi sono i più poveri di tutti. http://www.jornada.unam.mx/2010/03/11/index.php?section=politica&article=014n1pol

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Protesta internazionale.

La Jornada – Mercoledì 10 Marzo 2010

Si preparano proteste su scala internazionale per denunciare gli incessanti attacchi contro gli zapatisti

En Europa si svolgerà una settimana di mobilitazioni per informare sulla situazione degli indigeni

 Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis., 9 marzo. Poiché “da vari mesi le aggressioni e le vessazioni contro le comunità ed i popoli zapatisti sono aumentate”, la campagna Primero Nuestros Presos, la Red Contra la Represión y por la Solidaridad ed altri collettivi ed organizzazioni dell’Altra Campagna hanno convocato mobilitazioni ed azioni di condanna degli attacchi di gruppi di civili armati legati al governo, e di appoggio alle comunità colpite.   In Europa organizzazioni di diversi paesi hanno annunciato una settimana di protesta – dal 12 al 21 del presente mese – contro il governo messicano per queste aggressioni.   I gruppi nazionali respingono le versioni dei fatti del governo statale secondo cui le giunte di buon governo avrebbero sollecitato il riconoscimento al Congresso locale. Citano lo sgombero a Laguna de San Pedro (Montes Azules), “al quale hanno partecipato i tre livelli di governo contro la comunità zapatista che era già stata cacciata dai suoi luoghi di origine”, così come le aggressioni delle “forze paramilitari dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti dei Popoli Indigeni e Contadini (Opddic), appoggiate da poliziotti statali e municipali a Bolón Ajaw”. Ed ora a Santo Domingo (Casa Blanca), “dove la Opddic minaccia i compagni di cacciarli dalla loro comunità”.   A questo clima di “persecuzione fisica” si sommano “persone che senza scrupoli dichiarano che le aggressioni sono provenute dalle basi zapatiste e dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), contribuendo a costruire uno scenario di intervento militare dalle gravi conseguenze”. Tutto questo “per servire i dettami dei padroni del denaro che vedono le terre chiapaneche e la sua ricchezza naturale come bottino per la costruzione di progetti turistici che verranno a usurpare e cacciare i veri padroni di questo territorio, i popoli originari”.   Dalla “Europa solidale”, collettivi ed organizzazioni di Spagna, Francia, Italia, Germania e Svizzera invitano ad una “settimana di azione in solidarietà con le comunità zapatiste in resistenza”, con un manifesto nel quale dichiarano: “Questo 2010 in Chiapas il capitalismo colpisce duro”. Dalla loro sollevazione nel 1994 gli zapatisti hanno sviluppato nelle loro comunità sistemi di salute, educazione, commercio, giustizia, cultura ed agricoltura”. Loro sono, “il governo ed il territorio autonomo ed autogestito più grande, più duraturo e più stabile dell’ultimo secolo”. Inoltre, “dimostrano che è possibile una vita senza capitalismo, costruita collettivamente e per la collettività”.   L’autonomia “continua ad avanzare”, ma “i malgoverni non cessano di attaccare e minacciare” la continuità di quest’alternativa. “Sono già molti gli eventi violenti (San Sebastián Bachajón, Mitzitón, Bolón Ajaw,)che si sommano alla liberazione dei paramilitari di Acteal ed alla ricostituzione di gruppi paramilitari formati, addestrati e finanziati dallo Stato messicano”.   I ribelli affrontano una campagna del governo chiapaneco che, mentre dice di rispettare i diritti dei popoli “imprigiona ed ammazza i dissidenti sociali e plaude la liberazione dei paramilitari”, sostiene il manifesto.  Da parte loro, organizzazioni sociali ed operaie spagnole denunciano che per le “gravi aggressioni alle comunità” nelle settimane recenti, “la tensione è sempre più alta, mentre il governo ed i media vogliono nascondere la realtà dicendo che sono conflitti intercomunitari o religiosi”. http://www.jornada.unam.mx/2010/03/10/index.php?section=politica&article=016n1pol

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La Jornada – Martedì 9 marzo 2010

Il governo generalizza la violenza per scatenare un’offensiva, denunciano gli zapatisti

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 8 marzo. “Di fronte alla mancanza di legittimità, il malgoverno generalizza una situazione di violenza costruendo pretesti per creare condizioni favorevoli per un intervento militare contro l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN)”, hanno dichiarato oggi le donne dell’Altra Campagna nel contesto del Giorno Internazionale della Donna Ribelle, alla fine del loro incontro con un corteo per le strade di questa città.  Hanno così reso omaggio “alla comandanta Ramona, alla compagna Olga Isabel, le senza nome, le senza volto e quelle che non sono qui ma ci ascoltano, quelle che dalle carceri non smettono la loro ribellione e dignità”. Nello stesso tempo hanno protestato “contro la guerra che i malgoverni orchestrano per mezzo di gruppi di scontro, paramilitari e le loro forze armate”, nella quale “trasforma le donne ribelli in obiettivi da attaccare, sfruttare e crudele bottino”.   Nei mesi recenti, hanno affermato, “sono aumentate le aggressioni e le provocazioni contro chi resiste in basso e a sinistra; il malgoverno persegue l’esproprio, la repressione, lo sfruttamento ed il disprezzo come mezzi per avanzare nel controllo geopolitico, economico e sostenere il sistema capitalista”, per il quale “la terra e le persone sono merci; per i popoli, la terra, il territorio sono la base per la vita, la cultura, il lavoro”.  Accusano il governo di usare il suo potere “per controllare i mezzi di comunicazione, costruire realtà e mascherare la sua strategia di terrore e morte”, perché “sotto la copertura del dialogo, conciliazione ed accordo, confondono chi resiste e l’opinione pubblica”. Le autorità “finanziano, addestrano e danno impunità a paramilitari, delinquenti, corpi di polizia e militari”, mentre vogliono “dare l’immagine che gli attivisti sociali sono delinquenti”.   A Bolón Ajaw (municipio autonomo Comandanta Ramona), hanno detto che il governo vuole creare l’impressione che gli zapatisti “vogliano appropriarsi delle terre di altri contadini, ma convenientemente ‘dimentica’ che queste sono state recuperate (da un fattore) dalle basi di appoggio, che le coltivano e proteggono; ‘dimentica’ i precedenti di aggressioni da parte dei contadini dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), gruppo paramilitare che deve rispondere di molte morti e che in cambio di briciole e di essere diventato un servo malpagato, si presta a favorire l’esproprio e l’introduzione di grandi progetti turistici ad Agua Azul”. Questo stesso gruppo “ha stretto accordi col governo per cacciare ed occupare altri territori recuperati dalle basi dell’EZLN nella zona del caracol di La Garrucha, come la comunità di Santo Domingo”.   In questo stesso contesto “e con la finalità in particolare di provocare l’EZLN, ha sgomberato Laguna San Pedro (municipio autonomo Ricardo Flores Magón), bruciando tutto al suo passaggio, usando le donne ribelli come ostaggi, terrorizzando e creando le condizioni per il ricollocamento delle comunità basi di appoggio attorno alla regione dei Montes Azules, appropriarsi di questa e lasciare una ferita nei cuori zapatisti”.   Elencando gli attacchi avvenuti dall’inizio dell’anno, le donne sottolineano che la strategia governativa “vuole distruggere i progetti promossi dalle comunità zapatiste e da altre organizzazioni che vogliono una vita degna”.

La dichiarazione politica dell’incontro, firmata da più di 20 organizzazioni e collettivi di una decina di municipi chiapanechi, ratifica l’impegno con le lotte storiche delle donne e denuncia che “nel primo centenario di questa commemorazione, il sistema capitalista, neoliberale e patriarcale ha aggravato le nostre condizioni di vita e lavoro, comunitarie, familiari, ambientali, mentre ha accresciuto le disuguaglianze di genere, classe ed etnia”. http://www.jornada.unam.mx/2010/03/09/index.php?section=sociedad&article=041n1soc

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La Jornada – Lunedì 8 Marzo 2010

L’esperto della ENAH José Andrés García esclude che le frizioni a Mitzitón siano dovute a divergente religiose

Le divergenze mascherano il tentativo di spaccare le comunità zapatiste per impadronirsi delle terre

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de las Casas, Chis. 7 marzo. Gli studiosi dello scenario religioso in Chiapas hanno rilevato che le differenze di credo non sono il principale motivo di conflitto nelle comunità, e che in fondo potrebbero essere irrilevanti. Così, José Andrés García Méndez, ricercatore della Scuola Nazionale di Antropologia e Storia (ENAH), ammette che “gli eventi iniziati nel 1994 hanno modificato il campo religioso, tanto nella Chiesa cattolica come in quella evangelica”, che si può riassumere nella loro posizione rispetto al movimento zapatista.

Le chiese evangeliche hanno sviluppato differenti risposte, alcune completamente opposte tra loro, documenta lo studioso: “La maggioranza, a livello della dirigenza, ha manifestato rifiuto verso lo zapatismo, mentre gran parte dei fedeli ha simpatizzato col movimento indigeno (principalmente presbiteriani e pentecostali),ad un livello tale che in diverse comunità intere congregazioni di evangelici si sono unite allo zapatismo, mostrando con questo la varietà di forme di concettualizzare e praticare l’attività cristiana e politica degli evangelici”.

Per il resto, il protestantesimo è ora “più chiapaneco che protestante”, postula García Méndez in Chiapas para Cristo: diversidad doctrinal y cambio político en el campo religioso chiapaneco (MC editores, México, 2008). Qui c’è stato uno sviluppo autoctono, complesso e cangiante. Le chiese non cattoliche si suddividono, si adattano a necessità immediate.

Come si sa, la componente politica della religione in Chiapas va oltre le classificazioni. Le religioni non sono organizzazioni politiche, anche se le sue chiese calpestino questo terreno. Una cosa è essere cattolico “tradizionalista” o della teologia della liberazione, o evangelico, presbiteriano, pentecostale, ed un altro è essere del PRI, del PRD o zapatista. In tutti c’è di tutto, come illustra lo studio Chiapas para Cristo. Per questo è artificioso rinchiudere in “conflitto religioso” quello che normalmente è un’altra cosa.

Molto diverso è quando l’organizzazione di determinati gruppi contrainsurgentes sia favorita da qualche sigla religiosa, come succede con il gruppo evangelico Ejército de Dios (almeno i suoi membri) nella comunità di Mitzitón ed i suoi paraggi. Lì, il punto di rottura o inflessione politica nasce non tanto dal cambiamento di religione di un gruppo, quanto dal suo sfidare le pratiche e agli accordi comunitari. Questo è caratteristico dell’uso politico delle religioni in Chiapas.

Oggi tali differenze risultano utili per chi vuole far passare un’autostrada ed i suoi progetti di turismo alle cascate ed estrattivi al di sopra dei diritti e della viabilità futura delle comunità. Serve anche per orchestrare dispute di terre con gruppi che non hanno diritto ad esse; le promesse dei partiti in periodo elettorale, come l’attuale, introducono la legittimità di spogliare gli zapatisti dei loro territori e, di conseguenza, frenare il processo di autonomia consolidato in 15 anni nonostante i tentativi di “smantellamento” economico, militare ed agrario.

L’informazione ufficiale e le chiese stesse sono state propense a porre l’enfasi dei conflitti comunitari su presunti o reali differenze di credo, sempre cristiano e tutti, senza eccezioni, imposti in modi diversi alla popolazione indigena. Il cattolicesimo è arrivato 500 anni fa, il protestantesimo 100 anni fa. Entrambi continuano a lottare per sovrapporsi alla spiritualità maya ed ai suoi costumi, che sono essenzialmente democratici e comunitari, come ha suggerito con singolare empatia Carlos Lenkersdorff.

A Mitzitón, come in decine di località sulle montagne del Chiapas, la divergenza di credo maschera tentativi di spaccare le comunità zapatiste ed i loro simpatizzanti, e strapparli tanto dalle loro terre ancestrali come da quelle recuperate dopo la sollevazione del 1994 nelle selve di Chilón ed Ocosingo. http://www.jornada.unam.mx/2010/03/08/index.php?section=politica&article=018n1pol

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Il ripudio delle mincacce.

Los de Abajo

Il ripudio delle minacce

Gloria Muñoz Ramírez

Di fronte alla minaccia esplicita di un attacco alle basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) da parte del gruppo paramilitare Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (OPDDIC), di filiazione priista e perredista, centinaia di aderenti all’Altra Campagna ha manifestato davanti alla rappresentazione del governo del Chiapas nel Distrito Federal. Accompagnati da grandi striscioni e slogan contro la paramilitarizzazione e la militarizzazione in Chiapas, i manifestanti, provenienti da diversi collettivi di Città del Messico, hanno accusato in particolare i tre livelli di governo di quanto potrà succedere contro i popoli zapatisti, contro gli abitanti del villaggio di Santo Domingo, noto come Casa Blanca, corrispondente al caracol La Garrucha, i quali erano stati avvertiti che questo venerdì 5 marzo sarebbero state usate le armi e perfino le bombe per sgomberarli dalla loro comunità. L’attacco non è avvenuto, ma la minaccia continua, come la determinazione annunciata dagli zapatisti di “difendere la terra e non permettere lo sgombero”. La solidarietà e la vicinanza agli zapatisti durante la recente escalation di violenza contro di loro si manifesta non solo in Messico, ma in diverse parti del mondo. In Europa, per esempio, si prepara una giornata di mobilitazioni il prossimo 13 marzo, con la partecipazione di collettivi di Italia, Spagna, Francia, Grecia, Germania e Svizzera, tra altri. Ed con una risposta quasi immediata si sono pronunciati nello stesso senso un gruppo di intellettuali, come John Berger, Immanuel Wallerstein, Paulina Fernández, Fernanda Navarro, Luis Villoro, Jean Robert, Ronald Nigh, Gustavo Esteva, François Houtart e Walter Mignolo, tra altre personalità e collettivi di solidarietà Europei.  Durante l’azione pacifica convocata dalla Rete Contro la Repressione e la Solidarietà, i partecipanti hanno dichiarato che “non permetteranno che si concretizzino le minacce di usurpazione e repressione contro gli zapatisti, perché nel sudest messicano si sta creando una vera alternativa per il paese”. Hanno criticato i mezzi di comunicazione, in particolare questo giornale, che nel caso della violenza a Mitzitón ha “riportato che si tratta di conflitti religiosi mentre in realtà si tratta della complicità dei governi federale, statale e locale, e dell’esercito e dei gruppi paramilitari, contro le comunità indigene che si oppongono ai loro progetti”.  Calle de Toledo, dove si trova la sede del governo di Juan Sabines, è stata dipinta di rosso e nero con le scritte “Assassini” e “Stop alla guerra”, mentre la polizia vigilava l’azione in atteggiamento intimidatorio. http://www.jornada.unam.mx/2010/03/06/index.php?section=opinion&article=011o1pollosylasdeabajo@yahoo.com.mx

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La Jornada – Domenica 6 marzo 2010

Un esperto sostiene che in Chiapas dapprima sono stati le vittime dei cacicchi e del sistema, ed ora attaccano

Sono una minoranza gli evangelici coinvolti nelle ggressioni contro gli zapatisti a Mitzitón

Secondo testimoni del recente episodio di violenza nella zona, quelli dell’Ejército de Dios non rispettano nessuno

Hermann Bellinghausen. Inviato.San Cristóbal de las Casas, Chis., 6 marzo. I gruppi di evangelici coinvolti nelle aggressioni alle comunità zapatiste e dell’Altra Campagna non rappresentano certamente la maggioranza dei fedeli di questa congregazione cristiana, che nella regione sono molte migliaia, in maggioranza pacifici. Ed anche le azioni dell’Ejército de Dios a Mitzitón non sono nemmeno condivise da tutti i membri della loro chiesa: Alas de Águila. Inoltre, nella stessa “teologia della prosperità” su cui si fondano queste chiese esistono correnti progressiste. In Guatemala hanno difeso i diritti umani e si sono opposte al paramilitarismo e alla militarizzazione. Come le congregazioni fondate sull’uso della forza e della sfida violenta, avevano la loro matrice in Stati Uniti e Canada, ma a differenza di quelle, senza vincoli formali né ideologici col Pentagono né con le strategie di contrainsurgencia. Il ricercatore guatemalteco di origine maya Miguel de León Ceto scrive: “Le chiese evangeliche si sono sviluppate in un contesto di violenze politiche che caratterizzano la regione. Nel caso guatemalteco, dentro i settori conservatori (l’élite politica, padronale e militare). Nel sudest messicano questo fenomeno si è prodotto in maniera paradossale: in origine sono nate come chiese vittime della violenza e della repressione del cacichismo e del sistema politico, e successivamente sono state coinvolte in atti di barbarie” (Las lógicas de poder de las iglesias evangélicas en tierras mayas, tesis de posgrado en la École des hautes etudes en sciences sociales, París, 2009). Questo risulta rilevante nella regione chiapaneca, dove venti anni fa si è registrata una grave violenza derivata dall’intolleranza e dal ferreo controllo dei cacicchi priisti a San Juan Chamula, Zinacantán e nella stessa San Cristóbal (chiamata dall’Ejército de Dios semplicemente “Cristóbal de las Casas”). Ci furono omicidi, espulsioni e villaggi distrutti contro evangelici o testimoni di Geova, così come contro cattolici non “tradizionalisti” seguaci della diocesi progressista del vescovo Samuel Ruiz García. In questo contesto nacquero gruppi di autodifesa, come Guardián de mi Hermano, dal quale nacquero Alas de Águila e L’Ejército de Dios, disposti ad una “guerra spirituale” – come spiega De León – propria dei neopentecostali. Rimontare la rassegnazione e il fatalismo, non porgere più “l’altra guancia”. Da qui a trasformarsi in potenti e aggressori non c’è voluto molto. Nella sua idea che la problematica della comunità tzotzil di Mitzitón è “religiosa”, lo scorso fine settimana il governo del Chiapas ha inviato come negoziatore il sottosegretario per gli Affari Religiosi della Segreteria di Governo, Enrique Guillermo Ramírez Conrado. Il gruppo identificato come “evangelico”, anche se ora comprende anche alcuni “cattolici tradizionalisti” (cosa che smonta il concetto “religioso” del conflitto, così come è accaduto ad Acteal e nella zona nord nel decennio scorso), ha accolto il negoziatore del governo di Sabines con scherno ed aggressività inusitati. Secondo i testimoni (esiste un audio dell’episodio) l’hanno apostrofato con “idiota”, l’hanno preso a calci e malmenato  gli hanno rivolto ripetutamente gesti osceni. La sua scorta era terrorizzata. Il funzionario voleva convincere il gruppo aggressore, guidato da membri dell’Ejército de Dios, a liberare i suoi ostaggi – ejidatarios di Mitzitón – uno di loro, l’agente municipale Silerio Pérez Díaz, riconosciuto dal comune di San Cristóbal, era ricoperto di benzina, seminudo nel freddo dell’alba di lunedì scorso, torturato e vessato, a pochi metri da dove avvenovano i negoziati. Tale atteggiamento provocatorio è lo stesso che mostrano davanti a poliziotti ed agenti della Polizia di Migrazione quando li fermano mentre trasportano carichi di materiali illeciti o migranti centroamericani. Si sentono impuni. Ramírez Conrado non ha raccolto la fiducia nemmeno dei rappresentanti ejidali aderenti all’Altra Campagna, che si sono rivolti a lui con severità quando è arrivato da loro per chiedere che liberassero i tre ostaggi che avevano preso dopo essere stati aggrediti a colpi d’arma da fuoco. Ma non l’hanno insultato, ed ha potuto verificare che questi ostaggi non erano maltrattati né torturati. Questo è anche evidente nelle fotografie pubblicate di entrambi i gruppi di ostaggi (La Jornada 2/3/10). In questo contesto non è strano che il recente e grave scontro a Bolón Ajaw tra basi zapatiste e membri dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) abbia rivelato che gli aggressori di Opddic appartengono alla chiesa presbiteriana El Horeb, di Agua Azul. Il suo pastore, Samuel Gutiérrez Solórzano, sosteneva la versione ufficiale secondo la quale “gli zapatisti avevano aggredito gli evangelici, provocando la morte di Adolfo Moreno Estrada”, ed invitava ad una crociata nazionale dei suoi correligionari contro gli zapatisti, perfino dopo che questa versione è stata decisamente smentita dalla giunta di buon governo di Morelia. http://www.jornada.unam.mx/2010/03/07/index.php?section=politica&article=011n1pol

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La Jornada -5 Marzo 2010

LA OPDDIC MINACCIA DI ATTACARE CON LA VIOLENZA UNA COMUNITA’ ZAPATISTA IN CHIAPAS

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 4 marzo. L’organizzazione filogovernativa Opddic ha minacciato di attaccare con la violenza questo venerdì la comunità zapatista Casa Blanca, o Santo Domingo, appartenente al caracol Resistencia hacia un nuevo amanecer, con sede a La Garrucha.

La giunta di buon governo (JBG) Camino del futuro ha denunciato “il piano dei tre livelli del malgoverno con le sue persone prezzolate nel villaggio di Santo Tomás (Ocosingo)”, di continuare “le campagna di contrainsurgencia“. E di “continuare ad armare la Opddic (responsabile di numerose azioni di stampo paramilitare) mascherandolo di progetto governativo”.

Secondo la JBG, “Quelli di Santo Tomas condividono i piani col governo”. Rivela che è giunta nelle sue mani un verbale di accordo firmato dal dirigente della Opddic, Manuel Hernández Jiménez. “L’accordo” consiste nello “sgomberare i nostri compagni basi di appoggio di Santo Domingo, noto come Casa Blanca, dove hanno già fatto provocazioni lo scorso primo di settembre”. Si tratta di terra recuperata, sostiene la JBG. “Non permetteremo lo sgombero delle basi zapatiste”.

Nel documento citato, quelli della Opddic “confermano di essere armati perfino con bombe”, e descrivono “che entreranno organizzati in due gruppi, uno per sgomberare e l’altro per prendere possesso del territorio”. Guidano gli “armati”: Juan Sántiz Ruiz, Fausto Gómez Hernández, José Cruz Méndez, Bartola Sántiz Clara, Manuel Clara Cruz e Mario Ruiz Cruz, “addestrati” da Caralampio Álvarez Gómez, Luis López Hernández, Benito e Vicente Álvarez Gómez e Mariano Cruz Toledo.

Le autorità autonome zapatiste denunciano: “Questo è evidente nei piani del Governo che compra le persone affinché facciano in modo di perseguitare il popolo che lotta contro il sistema. Stanno creando divisioni perché il terreno è recuperato, il malgoverno lo ha consegnato a persone che non hanno lottato per recuperarlo”.

E avvertono: “Difenderemo le nostre terre costi quel che costi, accada quel che accada, che sia chiaro ai responsabili di quello che potrà accadere”.

I paramilitari che nelle settimane e mesi scorsi hanno realizzato aggressioni armate in questa località e nelle vicinanze di Agua Azul (soprattutto a Bolón Ajaw), “danno un termine di 20 giorni a partire dalla data del verbale di accordo del 28 febbraio 2010, quindi il 20 marzo eseguiranno l’ordine ricevuto dai tre malgoverni”, ma ora “la minaccia è anticipata al 5 marzo”.

La JBG avverte i dirigenti della ARIC Historica, la ARIC Independiente e delle altre organizzazioni “di controllare se gli aggressori sono loro membri a Santo Tomás” e di assumere le proprie responsabilità.

Nel frattempo, l’ejido San Sebastián Bachajón, vicino alla comunità zapatista Bolón Ajaw e aherente all’Altra Campagna dell’EZLN, ha denunciato “il pessimo comportamento” dei candidati priisti alla commissariato ejidale – legati alla Opddic – Francisco Guzmán Jiménez (Goyito) e Jorge Navarro Pérez, del centro Bachajón; Juan Hernández Guzmán, del centro Chich, e Francisco Guzmán Saragoz, dell’organizzazione Yomlej y Yipjlumaltic, nel centro Alán Sacun.

“Fanno campagne di diffamazione contro L’Altra Campagna, minacciano di morte i leader e di impossessarsi della cabina di riscossione dell’ingresso alle cascate di Agua Azul e del banco di ghiaia”, avvertono le autorità dell’ejido. Quelle persone agiscono per “interessi personali, protetti dal sindaco di Chilón, Antonio Moreno López, dal deputato locale César Augusto Yáñez e dal delegato di Governo, Ledin Nucamendi, che inoltre autorizzano aiuti economici per la politica sporca dei candidati”.

Bisogna segnalare che in vista dell’imminente stagione elettorale in Chiapas, si registra un incremento delle ostilità dei gruppi priisti che aggrediscono sistematicamente le basi zapatiste e gli aderenti dell’Altra Campagna. http://www.jornada.unam.mx/2010/03/05/index.php?section=politica&article=022n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo  https://chiapasbg.wordpress.com )

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La Jornada – Giovedì 4 Marzo 2010

A Mitzitón denunciano che le autorità proteggono i paramilitari dell’Ejército de Dios

Hermann Bellinghausen. San Cristóbal de Las Casas, Chis., 3 marzo. Riunita in assemblea, la comunità tzotzil di Mitzitón ha smentito la versione ufficiale dei fatti accaduti durante l’aggressione subita domenica scorsa da parte di un centinaio di membri del cosiddetto Ejército de Dios (gruppo di stampo paramilitare appartenente alla chiesa evangelica Alas de Águila) “dove dicono che ci facciamo giustizia da soli, che siamo delinquenti, che il conflitto è per il traffico dei clandestini o del legname, che è un conflitto religioso, che siamo indios barbari”.   L’assemblea e le autorità ejidali, aderenti all’Altra Campagna, sostengono di difendere il loro “diritto di essere un popolo e di prendere e rispettare accordi sul nostro territorio”.   Il nuovo conflitto provocato dall’Ejército de Dios – di filiazione priista – sembrava essere meno grave: sabato 27, Andrés Jiménez Hernández – di questo gruppo – ha abbattuto cinque alberi senza il permesso della comunità. Le autorità ejidali sono andate da lui per “ricordargli gli accordi” ed hanno trovato il trasgressore insieme ad altre sei persone. E’ stato quindi “invitato” nella casa ejidale per sistemare la situazione, ma quelli hanno ribattuto: “Se cercate rogne, anche noi siamo organizzati ed abbiamo l’appoggio del governo”.   Su accordo dell’assemblea, il legname è stato sequestrato e portato nella casa ejidale la mattina di domenica, mentre “i devastatori si organizzavano per sequestrare le autorità comunitarie”. Alle ore 16, 20 persone sono andate nella casa dell’agente rurale Siliano Pérez Díaz e “in maniera violenta l’hanno perquisita”. Insieme ad Isidro Heredia Jiménez, poliziotto comunitario, è stato portato al domicilio di Francisco Gómez Díaz. Julio Heredia Hernández, che transitava col suo camion, “l’hanno fatto scendere a botte e l’hanno portato via”. Altri due ejidatari accorsi in suo aiuto sono stati picchiati da Raúl Jiménez Jiménez, “poliziotto di settore, tra altri dei principali provocatori della violenza dell’Ejército de Dios”.   Circa 90 persone del gruppo filogovernativo sono andate a casa del commissario ejidale, “cercando di sequestrarlo”, ma è riuscito a scappare. Gli aggressori “che avevano pietre, bastoni ed armi”, hanno picchiato i parenti e gli ejidatari che erano accorsi sul posto. “E’ chiaro che la provocazione viene dall’Ejército de Dios per creare altra violenza e togliere forza alla nostra assemblea comunitaria, al nostro popolo. Inoltre, godono della complicità del governo che alla fine paga sempre multe e danni, e li protegge. Ci vogliono deboli per potere realizzare il loro megaprogetto dell’autostrada San Cristóbal-Palenque”.  Gli aggressori, “in particolare Miguel Jiménez”, hanno sparato e ferito Agustín Jiménez Hernández. Tomás Jiménez Vicente sparava dalla strada internazionale “verso dove ci stavano picchiando, e lì ci sono stati i due feriti da arma da fuoco del loro stesso gruppo”, riferisce l’assemblea.   Agenti della Polizia Statale Preventiva (PEP) “erano già sul posto, hanno sentito gli spari ma non hanno fatto niente. Si sono avvicinati ad aggressione conclusa”.  I rapiti sono stati legati a dei pali con gli occhi bendati per circa 12 ore. “Sono stati brutalmente colpiti e torturati; li hanno cosparsi di benzina mentre dicevano loro: ‘vi bruciamo vivi’ “.   Il pomeriggio di domenica, gli ejidatari hanno bloccato la strada internazionale che attraversa Mitzitón “per impedire che i paramilitari continuassero a sequestrare” e chiedere la restituzione in vita dei loro compagni. Cos