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Un anno importante il 2018 per il Messico. Per dirla nel linguaggio zapatista, siamo sulla soglia di un calendario e di una geografia che accoglieranno tre appuntamenti di quelli che possono fare un gustoso pezzo di Storia. E, se non sarà Storia sarà Strada e Cucina, e avrà un sapore mirabilmente femminile. 

Mx2018 

Rebecca RovolettoDomenica 11 Febbraio 2018 

Un anno importante il 2018 per il Messico. Per dirla nel linguaggio zapatista, siamo sulla soglia di un calendario e di una geografia che accoglieranno tre appuntamenti di quelli che possono fare un gustoso pezzo di Storia. E, se non sarà Storia sarà Strada e Cucina, e avrà un sapore mirabilmente femminile.

Il Messico è uno dei Paesi più corrotti e violenti al mondo: la militarizzazione e la repressione contro le comunità che resistono alle aggressioni nei loro territori cresce ogni giorno; uccisioni e sparizioni di giornalisti, di rappresentanti della società civile, di attivisti e persone impegnate nella difesa dei propri diritti e della propria sopravvivenza sulla loro terra, non smettono di riempire le cronache.

Ma il Messico è anche uno dei laboratori di resistenza, di elaborazione e di trasformazione sociale più fertili e lungimiranti che ci siano. Da decenni lo osserviamo e ascoltiamo, da decenni ne apprendiamo ingredienti e percorsi. E questo 2018 messicano si preannuncia come un crocevia straordinario.

La prima strada è policentrica e propriamente messicana. Una piccola vocèra di etnia nahua sta girando il Paese da un anno, in lungo e in largo. È dello scorso anno, infatti, la proposta dirompente da parte dell’EZNL (l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) di partecipare, come popoli indigeni, alle elezioni presidenziali nazionali del 1° luglio prossimo. Marichuy, Maria de Jesus Patricio Martinez – la candidata indipendente, scelta dal Consiglio Nazionale Indigeno – da allora sta portando avanti la proposta politica. Assieme agli altri rappresentanti del Consiglio Indigeno di Governo (bellissimo il lavoro “Flores en el desierto” di Gloria Muños Ramírez sulle dieci consigliere del CIG https://floreseneldesierto.desinformemonos.org/ ), è alle ultime battute della campagna di raccolta firme per presentarsi alla scadenza elettorale. Non arriverà certo al soglio presidenziale, forse nemmeno a racimolare le firme necessarie, ma questo non ha alcuna importanza.

L’obiettivo non è mai stato quello di arrivare, bensì quello di camminare e di rompere gli schemi del potere consolidato, guastare la festa insomma. Marichuy, oltre ad essere espressione della vasta e multiforme componente indigena della società messicana, rappresenta due cose precise: innanzitutto, la volontà dei popoli originari di rendersi visibili, partecipi e riconosciuti nei propri diritti e identità, ma soprattutto rappresenta un processo di costruzione di coscienza collettiva e tessuto sociale che rinsalda le relazioni dal basso, dando loro una propulsione nuova.

La seconda strada è spiraliforme e si dipana e concentra, pulsando, da un piccolo guscio di chiocciola. Sempre a fine 2017 ecco che arriva la convocazione al Primo Incontro Internazionale, Politico, Artistico, Sportivo e Culturale delle Donne che Lottano, su invito delle donne della Comandancia General dell’EZNL http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2018/01/02/convocatoria-al-primo-incontro-internazionale-politico-artistico-sportivo-e-culturale-delle-donne-che-lottano/ . Si svolgerà in Chiapas al Caracol di Morelia (sede di uno dei municipi autonomi zapatisti) nei giorni tra l’8 e il 10 marzo prossimi. Ad oggi si contano già oltre 700 partecipazioni, singole e collettive, provenienti da oltre 36 paesi del mondo. Una tre giorni conviviale e politica tutta al femminile, aperta alle più svariate attività che favoriscano “alle donne che siamo” di condividere, conoscere, scambiare esperienze, riflettere e, di nuovo, cucinare e cucire coscienza per un agire consapevole dentro alle numerose lotte che vedono protagoniste, in millemila forme, le donne di tutto il mondo.

Questo incontro, che assomiglia a un piccolo tornado, sovverte le regole di genere. Perché non è poi così vero che i signori uomini sono esclusi: possono ascoltare purché accompagnati, possono aiutare dalla cucina e nelle attività utili a permetterci, come donne, di fare ciò che ci andrà di fare, “giocare, parlare, cantare, ballare, recitare poesie, e qualunque altra forma di arte e cultura che avremo voglia di condividere senza vergogna”. E sovverte pure le regole di un estetismo muliebre che ci vuole vestite di codificati cliché, perché sarà un incontro che avrà camicette a fiori con su un passamontagna e gonne colorate con terminazioni anfibie.

La terza è una strada reticolare. Dal 4 al 6 settembre Città del Messico ospiterà la Prima Conferenza Nord-Sud sulla Decrescita https://degrowth.descrecimiento.org/ . L’ampio movimento della Decrescita che ha nodi e reti in tutto il mondo, si dà appuntamento proprio qui per una convergenza nord-sud del mondo. Il Messico, a partire dal 2007, ha già visto numerose iniziative internazionali della direzione della Decrescita. L’ispirazione di questa scelta va ricercata nella figura di Ivan Illich che in Messico visse e produsse molta parte della sua opera. E, d’altra parte, il pensiero di Illich è uno degli assi intellettuali su cui è sviluppata la cultura neozapatista, ed è proprio la presenza dell’autonomia zapatista in Chiapas – che tanto ha influito su numerosi movimenti indigeni latino-americani – un altro dei criteri che hanno portato in Messico questa prima edizione “nord-sud”, connotandola di un taglio nettamente realistico sul come realizzare concretamente un cambiamento di paradigma a partire dalla difesa dei territori e dall’organizzazione autonoma delle comunità.

Strade e cucine sono i luoghi migliori per incontrare storie e per sedersi ad ascoltarle. Strade che quest’anno portano e partono dalle cucine messicane piene di energia femminile. Marichuy non è soltanto una portavoce di genere femminile, accompagnata da consigliere donne. L’incontro zapatista delle donne in lotta non è solo un incontro di connotazione di genere. La conferenza sulla decrescita, che parla di sobrietà e rapporti cooperativi tra l’umanità e il pianeta in cui vive, non è soltanto un appuntamento accademico. L’insieme di questi tre momenti richiama in superficie criteri psichici e archetipi che appartengono al più profondo sentire femminile, li rende riconoscibili e operanti nel mondo reale: sono i criteri della cura, della protezione, del nutrimento, della creazione di relazioni, dell’accoglienza e della convivialità. Gli stessi criteri che ci fanno tuonare contro le ingiustizie, che ci rendono ribelli alle prevaricazioni, che ci fanno opporre alla distruzione delle risorse vitali della natura e della bellezza. Criteri che ci spingono ad agire a favore della vita, affinché la vita sia per tutti integra, libera e degna.

Rebecca Rovoletto https://www.facebook.com/notes/rebecca-rovoletto/mx2018/10210729679549578/

Foto di Luis Jorge Gallegos, dal fotoreportage “Flores En El Desierto – Mujeres del Concejo Indígena de Gobierno” di Gloria Muñoz Ramírez / Desinformémonos

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mariposa

L’EZLN e la Mariposa

Rebecca Rovoletto – 11 gennaio 2017

Dal V° Congresso Nazionale Indigeno (CNI), dopo due mesi di consultazioni dei popoli rappresentati – 45 consensi su 66 etnie, ma le consultazioni sono ancora in corso – è uscita la decisione di candidare una donna indigena alle prossime elezioni presidenziali del Messico del 2018.

Non entrerò, qui, nel merito dei perché e dei percome sociopolitici implicati in questa scelta, apparentemente lontana dalle nostre sclerotiche realtà. In questo esauriente blog https://chiapasbg.com/ si trovano tutti i comunicati, gli articoli e i commenti tradotti in italiano. Mi interessa la foto che la testata messicana Desinformémonos ha scelto per il testo del Sub Galeano del 20 ottobre 2016, quando l’Esecito Zapatista di Liberazione Nazionale ha presentato la proposta di questa candidatura. Un’immagine che mi ha sedotto prima ancora di capire la portata e il significato, poi reso esplicito dallo stesso EZLN, del nuovo passo del percorso dei popoli viventi del Chiapas. Ritrae una giovane donna zapatista che, durante il CompArte di Oventic della scorsa estate, interpreta la Fata Coscienza. Passamontagna e ali di farfalla.

Nella cultura messicana esiste una figurazione sincretica del pantheon indigeno: la Donna Farfalla. La Mariposa non è una figura graziosa e fragile. Ella è grossa, di fianchi e di natiche, “come l’immensa donna eroica di Diego Rivera, che costruì Città del Messico con una sola piega del polso”. È vecchia come un fiume. “È conveniente che la Donna Farfalla sia vecchia e grossa, perché porta il mondo del tuono in un seno e l’oltretomba nell’altro. La sua schiena è la curva del pianeta Terra con tutti i raccolti e i nutrimenti e gli animali. La nuca porta il sorgere del sole e il tramonto. La gamba sinistra trattiene tutti i poli, la gamba destra tutte le lupe del mondo. Il suo ventre porta tutti i bambini che saranno dati alla luce.”

Seminuda salta da un piede all’altro, danzando con bracciali di conchiglie e sonagli. E con la sua danza viene a dar forza ai deboli… “Son qui… Svegliatevi!”. La Mariposa rappresenta tutto ciò che molti pensano non essere forte: l’età, la farfalla, il femminile, il non-bello. È lo spirito impollinatore e fertilizzante che sposta le montagne. Viene a sovvertire l’idea erronea che la trasformazione sia ad opera dell’eccezionalmente forte. La sua massa di capelli grigi, lunghi fino a terra, la libera di ogni tabù e le dà il privilegio di poter toccare. Lei sola può toccare tutto e tutti, uomini e donne, bambine, vecchi e malati, persino i morti.

Ecco, si dirà che l’accostamento di un popolo ribelle col passamontagna ad un antico numen è un artificio, una forzatura. Che questa fotografia in bianco e nero è bella, ma casuale… Forse è così. Ma esistono sensibilità, individuazione di nessi e aperture di orizzonti. Esiste una piccola bambina a piedi nudi che si chiama Difesa Zapatista e gioca una partita al giorno. E una volta al giorno va a segno.

Se la forza dei deboli, degli ultimi, di quelli di sotto, di quelli del mondo del “non essere” è stata quella di mascherare i propri volti per rendersi visibili; se la loro forza è partita dalla richiesta delle donne di lottare senza armi, resistendo e costruendo; e si esprime in municipi autonomi, case di salute, scuole; se quella forza oggi candida una piccola indigena di sangue e di lingua, con lo scopo dichiarato di non competere con i candidati dei partiti istituzionali e non aspirare a raggiungere il potere; ebbene io vedo l’archetipo della Donna Farfalla, del femminile generativo pienamente all’opera.

Sono le comunità zapatiste che ci dicono “Eccoci, qui siamo… Sveglia!”. La loro parola sempre ci tocca, in molti punti e in modi sorprendenti. Il loro cammino spiraliforme è la danza della Mariposa, antica e irriverente, che ci distoglie dal nostro caracollare da papere.

Testo R.R. – Foto Noé Pineda

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