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La Jornada – 23 maggio 2013

In Chiapas continua il paramilitarismo

Fernando Camacho Servín

 Con l’obiettivo di ” seminare il terrore ” e smantellare le organizzazioni popolari, i successivi governi dello stato del Chiapas hanno creato e finanziato diversi gruppi paramilitari, i quali hanno commesso decine di omicidi, sparizioni e furti, oltre a provocare lo sfollamento forzoso di migliaia di persone, hanno denunciato membri del Fronte Nazionale di Lotta per il Socialismo (FNLS).

In conferenza stampa, gli attivisti hanno segnalato che ” il paramilitarismo si è distinto come politica di Stato” mediante la quale i funzionari ” finanziano e strutturano questi gruppi in tutto il paese per tentare di minare gli sforzi del popolo per difendere le conquiste sociali”, mentre nel frattempo sfuggono alle proprie responsabilità nei fatti.

Nel caso dell’ejido El Carrizal, del municipio di Ocosingo, Chiapas, le organizzazioni che compongono il FNLS sono state intimidite ed aggredite da gruppi armati sotto il controllo di Javier Ortega Villatoro – tra questi Los Petules ed il CMPECH – che hanno ”terrorizzato” agli abitanti con omicidi e sparizioni.

Nello stesso modo, aggiugnono, i comuneros della località indigena di Venustiano Carranza sono stati vittime di una serie di omicidi ed arresti ingiustificati che le autorità locali descrivono come semplici ”conflitti interni” tra contadini, per coprire i veri responsabili di queste azioni.

Nel frattempo, nella comunità di Petalcingo, municipio di Tila, gruppi di paramilitari affiliati ai partiti Rivoluzionario Istituzionale (PRI) e Verde Ecologista del Messico (PVEM) si scontrano tra loro ed accusano degli atti di violenza i membri del FNLS. 

Carmen Hernández Pérez, abitante di Venustiano Carranza e membro dell’Organizzazione Campesina Emiliano Zapata, ha denunciato che negli ultimi anni ci sono stati almeno 36 omicidi a carico di gruppi armati, senza che nessuna autorità abbia mai indagato.  

Da parte sua, Francisco Santiz, della comunità di Río Florido, ha sottolineato che i paramilitari dell’ejido El Carrizal, giorni fa hanno tentato di compiere sparizioni forzate ed omicidi nel centro della città di Ocosingo. http://www.jornada.unam.mx/2013/05/23/politica/007n2pol

 

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La Jornada – Lunedì 25 febbraio 2013

Minaccia paramilitare contro sette famiglie tzeltal sfollate da Busiljá

HERMANN BELLINGHAUSEN

San Cristóbal de las Casas, Chis. 24 febbraio. Nove organizzazioni civili del Chiapas denunciano che un gruppo di famiglie tzeltal, aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e sfollate dall’ejido Busiljá, Ocosingo, vivono una situazione drammatica causata da paramilitari filogovernativi della stessa comunità. Una minorenne è stata rapita e fatta sparire dai paramilitari, uno degli ejidatari si trova ingiustamente in carcere nella prigione di Playas de Catazajá, e su tutti i membri delle famiglie pendono mandati di cattura “per non aver abbandonato le loro terre né aver accettato i progetti del governo”.

Questa situazione critica è iniziata nel 1997, “e per 16 anni ha lasciato una scia di morti, feriti, imprigionati, sfollati e desaparecidos” nel nord di Ocosingo, denunciano con un comunicato congiunto centri e comitati per i diritti umani come il Frayba, Diritti Indigeni (Cediac) e Fray Pedro Lorenzo de Nada.

“La situazione delle sette famiglie sfollate da Busiljá esprime una profonda crisi umanitaria e mette in dubbio la volontà e l’efficacia degli strumenti istituzionali di applicazione della giustizia nel nostro stato, rendendo evidente l’impunità delle persone e gruppi che hanno perpetrato i reati ed i fatti che costituiscono grave e continuata violazione dei diritti umani da parte delle autorità statali e con effetti deplorevoli che perdurano fino ad oggi”.

Per questo invitano le istituzioni statali a “manifestare concretamente la volontà di raggiungere una risoluzione giusta, garantendo il risarcimento dei danni causati e la non reiterazione dei reati”.

Le organizzazioni firmatarie solidarizzano con le famiglie indigene attualmente rifugiate ad Ocosingo, e sollecitano “l’applicazione pronta, seria ed imparziale di misure avviate alla soluzione giusta e a norma di legge della situazione che li colpisce”, tra le quali “l’applicazione delle misure cautelari previste dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani, con risoluzione MC-485-11 del 16 maggio 2012, a favore della bambina Gabriela Sánchez Morales, figlia di Elena Morales Gutiérrez”.

Facendo eco alle richieste delle famiglie sfollate, le organizzazioni si sono pronunciate anche per la liberazione di Elías Sánchez Gómez (figlio), “ingiustamente recluso nel Carcere N.17 di Playas de Catazajá, e che nel frattempo gli sia garantito un trattamento dignitoso e umano”.

Contemporaneamente, sollecitano la cancellazione dei mandati di cattura contro Elías Sánchez Gómez, Pablo Sánchez Gómez, José Sánchez Gómez, Nicolás Sánchez Gómez, Felipe Sánchez Gómez, Timoteo Sánchez Gómez, Fausto Sánchez Gómez, Luis Sánchez Gómez e Felipe Sánchez Gómez (figlio), in relazione al procedimento N. 331/2011.

Chiedono di indagare e sanzionare i membri del PRI dell’ejido Busiljá per la loro partecipazione, “in complicità con la Polizia Statale”, negli eventi denunciati, oltre a punire i responsabili delle minacce, delle persecuzioni, degli arresti illegali, delle torture, delle violenze sessuali, degli sgomberi e delle sparizione ai danni delle famiglie che fanno parte del Frente de Ejidos en Resistencia “Genaro Vázquez Rojas”, aderenti alla Sesta. Infine, chiedono di creare le condizioni affinché le famiglie sfollate possano fare ritorno nelle proprie case.

Il comunicato è firmato inoltre da Servicios y Asesoría para la Paz (Serapaz), Comisión de Apoyo a la Unidad y Reconciliación Comunitaria (Coreco), Desarrollo Económico y Social de los Mexicanos Indígenas (DESMI), Educación para la Paz (Edupaz), Enlace, Comunicación y Capacitación, e Voces Mesoamericanas-Acción con Pueblos Migrantes.

http://www.jornada.unam.mx/2013/02/25/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo

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