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La Jornada – Giovedì 1 novembre 2012

Paramilitari filogovernativi derubano le basi di appoggio zapatiste, denuncia la JBG e sostiene che quando si mobilitano gli aggressori, in parallelo lo fanno anche i poliziotti del Chiapas

Hermann Bellinghausen

La giunta di buon governo (JBG) Nueva semilla que va a producir, della zona nord del Chiapas, ha denunciato il totale furto di terre e raccolti delle basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) nelle comunità Comandate Abel ed Unión Hidalgo, perpetrato da paramilitari del municipio di Sabanilla, con l’aperta protezione della pubblica sicurezza, che provvede all’addestramento al combattimento di civili di San Patricio, Unión Hidalgo e di altri villaggi.

Il 21 ottobre i paramilitari  di Unión Hidalgohanno finito di spartirsi il terreno dei nostri compagni che avevano occupato il 6 settembre. Hanno raccolto e rubato 11 ettari di mais. Il giorno 24 sono arrivati i rinforzi di Unión Hidalgo. Il conflitto continua a colpire gli zapatisti della comunità che sono rimasti a badare alle loro case e beni dopo lo sfollamento delle loro famiglie a causa delle minacce, aggiunge la JBG che lo aveva già denunciato l’11 settembre.

All’alba del 16 ottobre, i paramilitari hanno sparato fino alle 3 del mattino; l’ultimo colpo a 150 metri dalla casa di un compagno.

Quella notte si sono risentite le esplosioni, ed il giorno dopo, per continuare con le minacce e la persecuzione, sono arrivati 15 agenti di pubblica sicurezza. Il giorno 25 i paramilitari hanno fatto delle esercitazioni di tipo militare divisi in tre gruppi con armi di grosso calibro, ed hanno mandato una commissione all’accampamento della polizia. Successivamente gli agenti hanno raggiunto gli invasori ed alle 20 hanno sparato tre volte.

La polizia pattuglia quotidianamente da Sabanilla a San Patricio, e pomeriggio e notte da San Patricio al posto occupato dai paramilitari ed a Unión Hidalgo.

Quando gli invasori si mobilitano, lo fanno anche i poliziotti; è evidente che sono una sola forza e che una sola testa guida le loro azioni. La JBG sostiene che l’obiettivo è che, su ordine del presidente Felipe Calderón e del governatore Juan Sabines Guerrero, i poliziotti addestrino gli invasori.

E contraddice la versione governativa del 9 ottobre che sosteneva che i gruppi di San Patricio ed Unión Hidalgo, in presunto comune accordo, avevano chiesto la presenza della polizia e che sono stati rispettati i diritti dei militanti dell’EZLN.

L’autorità autonoma chiede: Che bisogno hanno dei poliziotti questi paramilitari quando loro stessi hanno invaso il terreno dei nostri compagni ed hanno cacciato donne e bambini?

Sgomberano, saccheggiano e rubano in presenza di poliziotti che compiono azioni di intimidazione e provocazione, denuncia la JBG.

La JBG sottolinea: deve provare vergogna il malgoverno nel dire che i suoi poliziotti mantengono l’ordine e la pace mentre davanti ai loro occhi avvengono furti, minacce movimenti paramilitari e spari. Il governo dovrebbe dire chiaro che ha mandato la polizia affinché i suoi paramilitari sgomberino i nostri compagni, e non ha fatto niente per risolvere il conflitto.

Al contrario, manda rinforzi di poliziotti e, invece di cacciare gli invasori dal terreno degli zapatisti, spingono la violenza per imporre il loro progetto di regolarizzazione, nonostante questa terra sia già stata consegnata a chi realmente la vive e la lavora.

La JBG ricorda che il 29 aprile si recò a San Patricio. Abbiamo riunito le due parti, senza trappole, senza soldi per corrompere le autorità o qualcuno che lavorasse per fregare la sua comunità. Riuniti con le autorità e membri della comunità, e in considerazione di quelli che lavorano quelle terre da molti anni, gli zapatisti proposero che i poderi di San Patricio e Los Ángeles restassero ai filogovernativi, e le basi di appoggio si tenessero il podere La Lámpara. E le parti accettarono questo accordo.

Benché ci costasse spostarci, lo abbiamo fatto per evitare scontri, ed abbiamo redatto un verbale di separazione dei membri del nucleo agrario, firmata e timbrata dagli autonomi e dai governativi.

Gli zapatisti affermano: “nella costruzione della nostra autonomia, non riconosciamo la parola ‘regolarizzazione’ delle terre”, lo strumento del governo per manipolare la gente che si fa ingannare con documenti legali, che più tardi serviranno per giustificare un esproprio legale.

Chiedono: Dov’è il diritto dei popoli indio, gli abitanti originari di queste terre, di esercitare il loro autogoverno e la libera determinazione, come stabiliscono gli accordi internazionali e gli accordi di San Andrés? http://www.jornada.unam.mx/2012/11/01/politica/023n1pol

Comunicato completo

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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