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La Jornada – Lunedì 24 marzo 2014

L’omicidio del dirigente zapatista è la prova che il governo vuole distruggerci, accusano

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 23 marzo. Venerdì 21 aprile, alle 9 circa del mattino, il giovane tzeltal Juan Carlos Gómez Silvano è stato assassinato con più di 20 colpi d’arma da fuoco di grosso calibro mentre era alla guida del suo furgone all’altezza del crocevia di San José Chapapuyil, in direzione della comunità autonoma Virgen de Dolores, fondata nel 2010 su terre recuperate dai contadini aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona.

Juan Carlos, 22 anni, era coordinatore regionale della Sexta dell’ejido San Sebastián Bachajón e padre di un bimbo di sei mesi, raccontano oggi gli ejidatarios riuniti ad Ocosingo per sporgere denuncia. Sul luogo dei fatti erano giunti poliziotti municipali di Chilón e statali, a scattare foto e video senza rispetto per il defunto e la sua famiglia. Il Pubblico Ministero di Chilón voleva prelevare il corpo per effettuare l’autopsia, ma non l’abbiamo permesso perché questi sono i nostri costumi, e l’abbiamo portato a riposare nella comunità di Virgen de Dolores per gli onori funebri, hanno dichiarato gli indigeni.

Da quando hanno fondato nel 2010 le comunità di Nah Choj e Virgen de Dolores, la nostra organizzazione è stata perseguitata dall’Esercito e dalla polizia con minacce di sgombero per le pressioni di quelli che si dicono proprietari, tra loro un ex presidente municipale.

La strategia governativa è stata fomentare la divisione e comperare le coscienze di qualche ex compagno con le sue briciole, come ha fatto con Carmen Aguilar Gómez e suo figlio dello stesso nome, che si sono venduti a Noé Castañón León, segretario di Governo di Juan Sabines Guerrero, ed hanno organizzato lo sgombero del nostro botteghino di riscossione il 2 febbraio 2011 per strapparci le nostre terre in complicità con l’ex commissario ejidale Francisco Guzmán Jiménez.

Il governo, sostengono, vuole distruggerci assassinando i nostri compagni, come ha fatto con Juan Vázquez Guzmán il 24 aprile 2013, utilizzando i suoi sicari paramilitari che in completa impunità, ormai notte e giorno, sono capaci di assassinare vilmente i nostri compagni che lavorano e lottano per costruire un mondo nel quale stanno altri mondi. Gómez Silvano, a sua volta, aveva partecipato alla fondazione e costruzione dell’autonomia a Virgen de Dolores.

I veri delinquenti, assassini e corrotti sono i politici dei partiti che, nonostante siano arrivati dove stanno con la frode e comprando voti, si ritengono i padroni di quello che esiste sulle nostre terre, vogliono diventare sempre più ricchi e non gli importa quanti indigeni dovranno ammazzare per raggiungere il loro obiettivo.

I querelanti rilevano che l’attuale sindaco di Chilón, Leonardo Guirao Aguilar, del Partito Verde Ecologista, “è uno degli autori dell’esproprio delle nostre terre, perché ha finanziato l’acquisto di armi del gruppo che ha sgomberato i nostri compagni dal botteghino di riscossione nel febbraio del 2011”, all’ingresso delle cascate di Agua Azul.

L’organizzazione della Sexta ha avuto la dignità di continuare a lottare malgrado molti siano stati imprigionati o assassinati. Non abbiamo paura perché stiamo proseguendo il cammino dei nostri antenati che ci hanno dato la saggezza per leggere i segnali della vita e dei tempi; i malgoverni vanno e vengono, ma i popoli che resistono sono qui e lottano.

A poche settimane dal primo anniversario dell’assassinio di Vázquez Guzmán, aggiungono gli ejidatarios, il malgoverno manda i suoi assassini a colpire la comunità Virgen de Dolores, nata con molto lavoro e sacrificio, dove ora crescono milpas e frutti per dare da mangiare ai nostri bambini e bambine.

Gli ejidatarios della Sexta concludono che Manuel Velasco Coello ed Enrique Peña Nieto si sbagliano se pensano di farci fuori con la violenza e la repressione. http://www.jornada.unam.mx/2014/03/24/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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