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Archive for ottobre 2026

Lo Stato, nel neoliberismo, tende a ridursi al “minimo indispensabile”. Il cosiddetto “Stato sociale” non solo diventa obsoleto, ma si ritira da tutto ciò che ne costituiva l’essenza, e resta nudo. Nel cabaret della globalizzazione, abbiamo lo show dello Stato, che si spoglia di tutto fino a restare coperto dell’indumento minimo indispensabile: la forza repressiva. Distrutta la loro base materiale, annullate le loro possibilità di sovranità e indipendenza, svanite le loro classi politiche, gli Stati Nazionali si convertono, in modo più o meno rapido, in un mero apparato di “sicurezza” delle mega imprese che il neoliberismo va erigendo con lo svilupparsi della IV Guerra Mondiale. Invece di orientare l’investimento pubblico verso la spesa sociale, gli Stati nazionali preferiscono rafforzare equipaggiamento, armamento e preparazione per svolgere con efficacia il compito che la politica ha smesso di assolvere da anni: il controllo della società. I “professionisti della violenza legittima”, così chiamano se stessi gli apparati repressivi degli Stati moderni. (…) Nel cercare di imporre il suo modello economico, sociale e culturale, il neoliberismo pretende di soggiogare milioni di esseri umani, e di disfarsi di tutti quelli che non trovano posto nella nuova organizzazione del mondo. Però accade che questi “prescindibili” si ribellino e resistano contro il potere che vuole eliminarli. Donne, bambini, anziani, giovani, indigeni, ecologisti, omosessuali, lesbiche, sieropositivi, lavoratori e tutti quelli che non solo “esuberano”, ma che per di più “disturbano” l’ordine e il progresso mondiale, si ribellano, si organizzano e lottano. Sapendosi uguali e differenti, gli esclusi della “modernità” cominciano a tessere le resistenze contro il processo di distruzione/spopolamento e ricostruzione/riordino che avanza come una guerra mondiale, il neoliberismo.

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