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La Jornada – Lunedì 23 gennaio 2012

Il governo “amministra i conflitti” tra gli indigeni per controllare i loro territori

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 22 gennaio. Comunità e collettivi aderenti all’Altra Campagna hanno chiesto di fermare espropri, repressione e vessazione contro le comunità zapatiste. “Il governo vuole rompere i processi autonomistici dei popoli indigeni”. I governi federale e statale “stanno portando avanti nel paese e nell’entità una guerra che genera saccheggio ambientale, privatizzazione delle risorse naturali, supersfruttamento del lavoro, esproprio del territorio e sterminio dei popoli, repressione, persecuzione, incarceramento ed omicidi per contenere le lotte sociali di resistenza alle sue politiche”.

A San Patricio, comunità del municipio autonomo La Dignidad (ufficiale Sabanilla), “malgrado il governo di Juan Sabines avesse ricollocato nel rancho La Josefina (Palanque) il gruppo paramilitare dell’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic), questo continua le sue vessazioni appoggiato dai poliziotti, su veicoli che fanno la ronda e controllano le basi zapatiste”.

Nel pronunciamento si afferma che “il malgoverno crea ed amministra i conflitti tra le comunità per controllare i loro territori”. È il caso degli ejidatarios tzeltales di San Sebastián Bachajón (Chilón) “che si oppongono alla privatizzazione della cabina di riscossione installata da loro stessi sulle terre che appartengono loro, all’ingresso delle cascate di Agua Azul (Tumbalá)”.

Nel capoluogo municipale di Tila, “lo Stato vuole sottrarre 5 mila 405 ettari al popolo chol” per trasformare il suo luogo di culto – il santuario del signore di Tila – “in un grande centro turistico”. La Procura Agraria ha tentato di “sostituire” l’assemblea generale degli ejidatarios per determinare l’uso delle loro terre comunali, sulle quali vige una risoluzione presidenziale ed un piano definitivo.

Nella colonia 24 de Mayo, sulle “terre recuperate” nel 1999 nel podere in cui c’era l’Istituto Nazionale Indigenista a San Cristóbal de las Casas, il tavolo direttivo di Chiapas Solidario, guidato da Juana López López, “ha promosso aggressioni, minacce di morte, esproprio di abitazioni e tagli del servizio di erogazione dell’elettricità” contro chi si oppone “ai molteplici abusi dei dirigenti ed alle alte tariffe imposte da loro, anche se non esistono contatori e la Commissione Federale dell’Elettricità non emette ricevute di pagamento”.

In questo municipio “esiste una politica di esproprio delle terre recuperate” per favorire imprese turistiche ed immobiliari. Ad Utrilla e Los Arcos si promuove la vendita di proprietà ad ogni costo”. Nel pronunciamento si denuncia anche la persecuzione contro gli artigiani dell’Altra Campagna nella piazza di Santo Domingo, “perché si oppongono al ricatto ed alla corruzione dei sindacati vicini alla presidenza municipale che promuovono l’adesione forzata alla CROM e favoriscono la repressione agli artigiani indigeni”.

Si denuncia che “a causa della criminalizzazione delle lotte e della difesa dei diritti umani”, persiste la persecuzione contro Nataniel Hernández Núñez, del Centro dei Diritti Umani Digna Ochoa, così come la persecuzione contro i suoi familiari e contro elementi del Centro nelle comunità del Consiglio Autonomo Regionale della Costa.

L’Altra Campagna chiede la liberazione dei suoi “prigionieri politici” Alberto Patishtán Gómez (trasferito a Guasave, Sinaloa) e Rosario Díaz Méndez, della Voz del Amate, così come di Pedro López Jiménez, Alfredo López Jiménez, Rosa López Díaz, Alejandro Díaz Santis, Juan Díaz López, Juan Collazo Jiménez, Enrique Gómez Hernández, Amílcar Méndez Núñez ed Elías Sánchez Gómez. http://www.jornada.unam.mx/2012/01/23/politica/022n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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