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La Jornada – Mercoledì 21 settembre 2011

Artisti, intellettuali e ONG chiedono il ritiro dei mandati di captura e condannano le minacce contro il Centro Digna Ochoa ed il consiglio autonomo

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 20 settembre. Quaranta artisti e intellettuali ed oltre un centinaio di organizzazioni di 16 nazioni si sono pronunciati a sostegno dei membri del Centro dei Diritti Umani Digna Ochoa ed il Consiglio Autonomo Regionale della Zona Costa del Chiapas sollecitando il governo dello stato e la Procura Generale di Giustizia dello stato a desistere dai mandati di cattura contro i suoi membri.

Il documento, sottoscritto, tra gli altri, da Eduardo Galeano, Manu Chao, José Emilio Pacheco, il vescovo Raúl Vera, Paco Ignacio Taibo II, Alfredo López Austin, Raúl Zibechi e Marcos Roitman, riconosce “nella mobilitazione sociale, rappresentata nel Consiglio Autonomo Regionale della Zona Costa del Chiapas, una delle molteplici e legittime lotte popolari messicane in difesa dei diritti umani, civili, sociali e politici”.

Il consiglio autonomo ed i suoi membri “rappresentano l’autorganizzazione contro le alte tariffe dell’energia elettrica e per la costruzione dell’autonomia dei popoli e comunità”. Riconosce, a sua volta, il lavoro di denuncia e difesa del Centro dei Diritti Umani Digna Ochoa della città di Tonalá.

“È preoccupante la politica di criminalizzazione, persecuzione e vessazione contro membri del consiglio e del centro Digna Ochoa. Su molti di loro pendono mandati di cattura della giurisdizione federale e statale, accusati di reati che non hanno commesso, per cui le procure Generale della Repubblica (PGR) e di Giustizia dello stato hanno eseguite molte indagini preliminari per falsi reati”.

Le persone sotto accusa sono: Nataniel Hernández Núñez, direttore del centro Digna Ochoa, insieme a Roberto Antonio Cruz, Azariel Orozco Cruz, Orlando Gutiérrez Simón, Arturo Villagrán Sánchez, Octavio Vázquez Solís, Bersaín Hernández Zavala e Guadalupe Núñez Salazar. Nel caso degli ultimi due, veterani fondatori del Fronte Civico Tonalteco, non si conosce di che cosa siano accusati.

Queste accuse “sono utilizzate in Chiapas ed in tutto il paese come meccanismo di controllo dei movimenti sociali e criminalizzazione degli attivisti sociali e dei difensori dei diritti umani”. Per tutto questo, i firmatari invitano il governo del Chiapas e la PGR “a retrocedere dalle azioni giudiziarie e garantire le libertà civili e politiche”.

Ritengono responsabile lo Stato messicano della vita, la libertà e l’integrità dei membri del centro Digna Ochoa e dei membri del consiglio costiero. Condannano “gli atti repressivi” del governo del Chiapas contro tutti loro.

Altri firmatari sono: Rogelio Naranjo, Daniel Giménez Cacho, Julieta Egurrola, Ana Esther Ceceña, Bruno Bichir, Magdalena Gómez, Enrique González Rojo, Gilberto López y Rivas, Gloria Muñoz Ramírez, Fermín Muguruza, Guillermo Almeyra, Leticia Huijara, John Holloway, Elvira Concheiro, Claudio Albertani, Massimo Modonesi, Carlos Fazio, Raquel Gutiérrez Aguilar, Francisco López Bárcenas, Gustavo Esteva e Hernán Ouviña. Ed i musicisti Amparo Sánchez (Amparanoia), Rubén Albarrán (Café Tacuba), Roco Pachukote (Maldita Vecindad), Panteón Rococó e Los de Abajo.

In Chiapas, oltre a diverse organizzazioni civili, appoggiano questo appello le comunità di Oxchuc, Mitzitón, Zinacantán, San Sebastián Bachajón, Santa Anita, Molino Utrilla e Molino de los Arcos, così come decine di organizzazioni e collettivi di tutto il paese ed altre ancora da Argentina, Germania, Austria, Brasil, Spagna, Stati Uniti, Francia, Grecia, Guatemala, Italia, Nuova Zelanda, Porto Rico, Regno Unito e Uruguay. http://www.jornada.unam.mx/2011/09/21/politica/020n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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