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La Jornada – Mercoledì 6 luglio 2011

Denunciati abusi sui detenuti e visitatori nel carcere di Catazajá, Chiapas

Hermann Bellinghausen

Decine di familiari di detenuti nel Centro Statale di Reinserimento Sociale (CERSS) numero 17, di Playas de Catazajá, Chiapas, hanno denunciato maltrattamenti ed umiliazioni sessuali da parte delle autorità della prigione. Accusano il direttore, David Montero Montero, e chiedono l’intervento del segretario della Sicurezza e Protezione del Cittadino, generale maggiore di cavalleria Rogelio Hernández de la Mata, “sulla base di quanto dispone l’articolo 8 della nostra Carta Magna”.

Prima di passare all’interno del CERSS, “durante la perquisizione ci fanno spogliare completamente, mettendoci a gambe larghe, e ci portano via il cibo che portiamo per i nostri familiari”. Si dicono indignati per l’abuso di autorità del direttore, del personale di custodia e del giudice della prigione, David Arias Jiménez.

In una lettera al segretario ribadiscono “ogni abuso di autorità viene da Montero Montero, direttore del CERSS, dove sono reclusi i nostri familiari, questo funzionario pubblico, insieme al suo personale, ci riserva trattamenti che ledono i nostri diritti umani.

“Gli abusi non sono solo su noi visitatori, ma anche sui nostri familiari rinchiusi nel CERSS di Catazajá”, aggiungono. “Il direttore ha la sfacciataggine ed il cinismo di dire di eseguire ordini superiori, e di fare quello che vogliamo, tanto a lui non importa perché dice di avere molti amici influenti”.

I querelanti spiegano al segretario della Sicurezza chiapaneco che il curriculum di Montero Montero “non è per niente bello, poiché nei centri penitenziari in cui è stato ha agito sempre con abuso di autorità e prepotenza sia con i visitatori che con i detenuti”. Contro il direttore “ci sono molte denunce presso la Commissione Statale dei Diritti Umani, così come su stampa, radio e televisione, per questo chiediamo che si dia corso ad un’indagine approfondita contro questo ed altri funzionari pubblici”. Le famiglie offese chiedono la sua destituzione, perché “non solo commette abusi di autorità, ma molesta sessualmente noi visitatori”.

Chiedono l’intervento del generale Hernández de la Mata, “poiché i nostri familiari reclusi sono molto tesi per gli abusi di questi funzionari pubblici, e vogliamo che i nostri internati stiano bene e si evitino situazioni spiacevoli”.

In questo carcere, dal 3 febbraio scorso si trovano quattro dei cinque indigeni, aderenti dell’Altra Campagna dell’ejido San Sebastián Bachajón. Si tratta di Juan Aguilar Guzmán, Jerónimo Guzmán Méndez, Domingo García Gómez e Domingo Pérez Álvaro. Si considerano “prigionieri politici”, perché è dimostrato che sono innocenti delle accuse mosse contro di loro.

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas, incaricato della loro difesa, li ritiene “ostaggi” del governo statale, il quale vuole obbligare la comunità ad accettare i progetti turistici imposti nella regione delle cascate di Agua Azul. Inizialmente, il numero degli arrestati era di 117, la maggioranza fu quasi subito liberarta. Da febbraio ci sono state mobilitazioni e campagne internazionali per chiedere la liberazione dei “cinque di Bachajón”, contro i quali i maltrattamenti in carcere sono stati costanti, così come ai loro familiari. http://www.jornada.unam.mx/2011/07/06/politica/018n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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