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La Jornada – Mercoledì 8 giugno 2011

Il Frayba chiede la liberazione di otto campesinos in carcere in Chiapas

Hermann Bellinghausen

Gli otto chiapanechi abitanti della città rurale Nuevo Juan de Grijalva (municipio deiOsatuacán) ed in carcere da marzo insieme al loro avvocato a Pichucalco, Chiapas, sono vittime di un’ingiustizia ed inoltre non hanno goduto delle garanzie processuali a cui hanno diritto, secondo il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba), il quale chiede la loro immediata liberazione e la sospensione delle vessazioni della polizia contro altri loro compagni e familiari.

Il Frayba ricapitola: il 17 marzo, durante una manifestazione pacifica nell’ejidoeJuan del Grijalva sono stati catturati “in maniera arbitraria e con l’inganno” Marcelo Díaz Castellanos, Ceferino Hernández Castro, Fidencio Altunar Cabos, José Francisco López Díaz e Teodoro Sánchez Morales, da poliziotti ministeriali, la Procura del Distretto Nord, il cui responsabile è José Luis Gómez Santaella, e dall’agente del Pubblico Ministero di Ostuacán, con l’appoggio della Polizia Statale Preventiva.

I detenuti sono accusati “di associazione a delinquere, attentato alle vie di comunicazione ed opposizione alla realizzazione di un’opera pubblica”, e durante la sua deposizione erano stati assegnati degli avocati d’ufficio “che si sono limitati a firmare le carte” senza offrire assistenza né difesa adeguate. I primi cinque arrestati hanno firmato documenti di cui ignoravano il contenuto ed il 18 marzo sono stati trasferiti a Quinto Pitiquitos, a Chiapa de Corzo. Dopo 28 giorni, il 14 aprile sono stati messi a disposizione de giudice di prima istanza nel Centro Statale di Reinserimento Sociale numero 10 a Pichucalco.

Il 15 aprile, dopo aver fatto visita in prigione ai cinque campesinos, sono stati arrestati Pascacio López Álvarez ed Andrés Díaz Bouchot, così come Juan José Narváez Bautista, avvocato difensore, che si trovava sul posto per assistere i detenuti. Il 25 maggio,a Ostuacán, è stato arrestato Héctor Díaz Castellanos.

“La privazione arbitraria della libertà di queste nove persone avviene in un contesto di criminalizzazione della protesta sociale contro gli ejidatarios di Juan de Grijalva che chiedono il rispetto di un verbale di accordo firmato dal governo dello stato”, sottolinea il Frayba.

L’8 marzo, a Juan del Grijalva, abitanti di quell’ejido, della comunità Loma Bonita e degli ejidos Cuauhtémoc e Playa Larga terza sezione, che vivono nella città rurale, hanno iniziato un blocco ed una manifestazione pacifica sulla strada ejidale che conduce agli uffici del Grupo il México ed alla costruzione dei tunnel sotto il fiume Grijalva.

I manifestanti chiedevano il rispetto dei verbali di accordo firmati a luglio del 2010, nei quali il governo del Chiapas si impegnava a pagare le terre colpite dal disastro naturale del 2007, oltre che a pagare per i lavori che la Commissione Federale di Elettricità (CFE) sta realizzando sulle loro terre attraverso il Grupo México.

Le altre persone che partecipavano alla manifestazione e che oggi risiedono nella città rurale “hanno paura di essere arrestate”, sottolinea il Frayba. Si sa di alcuni che “sono fuggiti in montagna”.

Il Frayba ritiene che il governo del Chiapas eserciti “azioni di repressione contro i coloni dell’ejido”. Solo pochi mesi fa erano i preferiti dalla propaganda governativa.

Il 4 novembre 2007, a Juan del Grijalva c’è stata una grande inondazione. I sopravvissuti sono stati ricollocati nella città rurale Nuevo Juan del Grijalva ed il governo si era impegnato a pagare le loro terre. Attualmente nella zona nota come El Tapón del Grijalva, la CFE sta costruendo due opere pubbliche, una appaltata al Grupo México, una delle principali imprese transnazionali produttrici di rame. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/08/politica/023n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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