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La Jornada – Giovedì 2 giugno 2011

Gli abitanti di Juan de Grijalva, in Chiapas, denunciano persecuzioni

Hermann Bellinghausen

Un gruppo di famiglie della comunità Juan de Grijalva, Chiapas, in maggioranza donne, residenti della cosiddetta “prima città rurale sostenibile del mondo”, ejido Nuevo Juan de Grijalva, municipio di Ostuacán, denunciano persecuzioni e vessazioni da parte della polizia per aver manifestato pacificamente per chiedere al governo il rispetto dei suoi impegni, molto reclamizzati mesi fa. Otto membri della comunità ed il loro avvocato si trovano in carcere dal 13 aprile scorso.

“Oggi la famosa città rurale non ha niente di sostenibile, come afferma il governatore Juan Sabines Guerrero, la cosa vera è che è stato tutto un fallimento”. Nel chiedere la liberazione dei loro famigliari e l’intervento della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), queste famiglie contadine descrivono un panorama eloquente:

“Vogliamo far sapere della nostra disperazione, la nostra impotenza, la nostra indignazione. La comunità intera è in attesa di altri gravi eventi, l’arresto di molte altre persone, tra queste donne e ragazzi minorenni. La zona sud della città rurale è sola, la maggioranza delle persone hanno dovuto rifugiarsi in posti sicuri per paura delle minacce e della persecuzione”.

Arresto con l’inganno

Nel Centro di Rieducazione Sociale (Cereso) di Pichucalco sono rinchiusi l’avvocato Juan Narváez ed i contadini Teodoro Sánchez Mórales, Marcelo Díaz Castellanos, Héctor Díaz Castellanos, Ceferino Hernández Castro, Fidencio Altunar Cobos, José Francisco López Díaz, Pascasio López Álvarez e Andrés Díaz Bouchot. “Solo per aver fatto una manifestazione affinché il governo e la Commissione Federale dell’Elettricità (CFE) li ascoltassero per negoziare e pagassero per i danni provocati sulle loro terre”. Oggi sono accusati di “associazione a delinquere e sommossa”.

Questo il risultato di una “manifestazione pacifica in una degli appezzamenti dell’ejido” il 17 marzo scorso: “Mentre parte della comunità era raccolta”, raccontano, hanno fatto irruzione 200 o 300 poliziotti “tra loro anche ministeriali”. Gli agenti, “in maniera arbitraria li hanno portati via con l’inganno, con la scusa che li portavano a negoziare il pagamento delle terre e le diverse somme”. In realtà si è trattato di un arresto su ordine, denunciano le famiglie, del pubblico ministero della Procura Generale di Giustizia dello Stato del municipio di Pichucalco, José Luis Gómez Santaella, e del Pubblico Ministero di Ostuacán, Esgar Benjamín Estrada Cervantes.

Ricordano l’origine del loro nuovissimo villaggio, dopo un terribile disastro naturale, la frana di una collina. Era il novembre del 2007, “in un posto attualmente conosciuto come ‘el Tapon’, sulle rive del fiume Grijalva”, al confine con Tabasco.

Il disastro “non solo provocò l’ostruzione del fiume, ma anche la distruzione del nostro villaggio e la morte di molti nostri famigliari, e tutte le case distrutte. Oggi dicono che il loro “lutto è senza fine”.

A causa di questi eventi, “i governi federale e statale diedero risorse ed aiuti ai disastrati”, ma “solo ne momento del disastro”.

Così è stata creata “la prima città rurale sostenibile del mondo”, Nuevo Juan de Grijalva. “Si credeva di cambiare lo stile di vita degli sfollati; in questo non hanno sbagliato, è stato così, ma non per il bene di questa comunità”. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/02/politica/020n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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