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La Jornada – Lunedì 21 marzo 2011

L’ondata di violenza colpisce i difensori dei diritti umani nel sudest del Paese

Attivisti di Chiapas, Tabasco e Yucatán operano in condizioni estremamente ostili

Le aggressioni alle donne nella zona sono sempre più simili a quelle di Ciudad Juaréz

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 20 marzo. La violenza generalizzata nel paese e l’impunità diffusa acutizzano il contesto di repressione, povertà, criminalizzazione, emigrazione, esproprio territoriale ed attacchicontro chi promuove, difende ed esercita i diritti per tutti, ha dichiarato oggi la Rete Nazionale di Organismi Civili ‘Tutti i Diritti per Tutte e Tutti’, con enfasi particolare nel sudest del Messico.

A conclusione della 41a Assemblea Nazionale, i difensori si sono pronunciati sulle ostili condizioni in cui lavorano i loro colleghi in Chiapas, Tabasco e Yucatan, in una regione del paese dove le violazioni dei diritti non sono minori.

L’estesa Rete, alla quale appartengono 72 organizzazioni, constata che l’esproprio territoriale è pratica ricorrente di governi ed impresari contro chi difende le risorse naturali e si rifiuta di cedere i propri territori per gli investimenti privati (sfruttamento delle miniere, progetti turistici e stradali), perché hanno deciso di praticare l’autonomia esercitando in pienezza i loro diritti fondamentali.

Mentre questa mattina si svolgeva un nutrito corteo nel viale Juan Sabines di questa città contro il progetto governativo di trasformare i campi sportivi in grandi centri commerciali con il pretesto di creare posti di lavoro (benché non vengano accompagnati da diritti del lavoro), la Rete ha denunciato che la cancellazione degli spazi pubblici e sportivi è un’azione di governi municipali e statali che favoriscono gli interessi economici e commerciali delle imprese, e provocano la distruzione dell’ambiente.

La crescente militarizzazione, l’occupazione poliziesca e la paramilitarizzazione di comunità e città del sudest, giustificata da una presunta lotta contro la criminalità organizzata, vuole smobilitare e controllare le dinamiche dei popoli che si organizzano. Tra gli aggiustamenti strutturali si strumentalizzano i poteri Legislativo e Giudiziario per legalizzare la criminalizzazione dell’azione sociale, in particolare contro gli avvocati difensori.

La violenza sulle donne, aggiunge la Rete nella sua dichiarazione finale, è arrivato a livelli simili agli stati del nord, al punto da incoraggiare la violenza contro le donne come parte di una strategia che vuole frammentare il tessuto sociale. Inoltre, la migrazione che transita sui nostri territori non è più solo dei popoli dell’America Centrale; è delle comunità e città impoverite del sudest.

Denuncia inoltre che un forte investimento a livello mediatico presenta i governi statali “come ‘avanguardia’ nel compimento degli standard dei diritti umani”, quando in realtà è nulla la loro applicazione a causa della corruzione strutturale.

La difesa delle garanzie si traduce in azioni di denuncia, formazione, processi, azioni politiche, incidenza pubblica, accompagnamento sociale, solidarietà ed articolazione permanente; l’abbiamo imparato da chi tiene viva la memoria delle lotte e delle resistenze che i nostri popoli portano avanti giorno per giorno.

La Rete riafferma il suo impegno di proseguire vigile ed attiva di fronte alla crescente violazione dei diritti umani che la guerra ufficiale sta generalizzando contro la popolazione civile. A dispetto del crescente rischio per la loro vita ed integrità fisica, riconosciamo nei compagni avvocati difensori in Chiapas, Tabasco e Yucatan un impegno permanente nella difesa della dignità umana.

In maniera particolare trovandosi in Chiapas, i difensori hanno annunciato che seguiranno attenti i loro compagni dei centri dei diritti umani Fray Bartolomé de Las Casas, dei Diritti Indigeni e Fray Matías de Córdova, il collettivo Educazione alla Pace e ai Diritti Umani, i comitati Fray Pedro Lorenzo de La Nada e Por la Defensa y Libertad Indígena, e Iniciativas para la Identidad y la Inclusión, che svolgono il loro compito in un contesto in cui le azioni di contrainsurgencia sono studiate ed attuate dallo Stato. http://www.jornada.unam.mx/2011/03/21/index.php?section=politica&article=018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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