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La Jornada – Giovedì 10 marzo 2011

Castañón León accusato di usare la violenza per sottrarre Agua Azul agli ejidatarios

Hermann Bellinghausen

Gli ejidatarios di San Sebastián Bachajón aderenti all’Altra Campagna nel municipio di Chilón, in Chiapas, accusano il governo dello stato, il segretario di Governo, Noé Castañón León, ed il Consiglio Statale dei Diritti Umani (CEDH) “dello sgombero violento dei compagni lo scorso 2 febbraio, da parte di un gruppo di priisti che lo stesso segretario di Governo ha organizzato con le autorità del municipio di Chilón”.

Sostengono che l’operazione per spogliarli dell’accesso alle cascate di Agua Azul “è stata finanziata dai tre livelli di governo, a fronte di un accordo con le autorità del municipio di Tumbalá ed i filogovernativi di San Sebastián Bachajón “per consegnare al governo il sito turistico” che ora è sotto la gestione della Segreteria delle Entrate dello stato in base “agli accordi firmati tra loro”.

Gli ejidatarios di San Sebastián sottolineano che “questo ‘accordo’ è stato fatto in un’assemblea del 3 e 5 febbraio”, convocata due giorni prima, quando “normalmente la convocazione avviene 15 giorni prima, con notifica affissa in luoghi visibili, e secondo la Legge Agraria, almeno con 8 giorni di anticipo”.

In un’inserzioni sulla stampa, la CEDH il giorno 8 marzo ha affermato che “il problema” è dovuto “alla non presenza dell’Altra Campagna” ai tavoli dei negoziati installati dal governo e che per questo “il conflitto non è stato risolto”. La commissione stessa ha accusato i membri dell’Altra Campagna, che lunedì scorso hanno bloccato la strada, di essere “armati di machete e bastoni, alterare l’ordine, commettere danni a terzi”.

Questo, replicano gli ejidatarios, quando “l’arma peggiore che portavano i manifestanti erano i loro slogan e le loro richieste”. Questa volta, “la strategia del malgoverno è un risultato vergognoso, avendo fatto ricorso ad un accordo povero di contenuti che è solo uno strumento per ingannare la gente ed impadronirsi delle nostre terre e delle sue risorse. Per questo, “purtroppo, i nostri compagni sono in carcere”.

Rispetto alla versione della CEDH, gli indigeni affermano: “È vergognoso che essendo un organismo per i diritti umani, sia stato la maschera per il malgoverno”, che vuole “nascondere la vera intenzione di spogliare con violenza, crudeltà, odio e rabbia chi difende la propria dignità, la terra, il territorio e la propria autonomia”.

Di fronte alle accuse, ejidatarios ed aderenti all’Altra Campagna, questo mercoledì a San Cristóbal de las Casas dichiarano: “Non ci arrenderemo, che sia ben chiaro al governo di Juan Sabines Guerrero, che fino a che non libererà i nostri compagni carcerati ingiustamente, continueremo a manifestare e in maniera sempre più decisa”.

Sostengono che il loro “è un territorio autonomo e non per progetti transnazionali; difenderemo le nostre terre e le risorse senza badare alle conseguenze”.

Annunciano che, come “padroni legittimi di queste terre, eredità dei nostri antenati”, sospenderanno “l’attività” che stavano svolgendo (il blocco della strada Ocosingo-Palenque), “per cercare altre alternative ed ottenere la libertà incondizionata dei nostri compagni prigionieri politici”. Avvertono che continueranno “a smascherare il malgoverno corrotto, che con il suo operato ci ha voluti intimorire”.

Concludono che “è il momento di organizzarci meglio e continuare a dimostrare realmente al governo chi siamo e perché lottiamo, ed al CEDH che siamo un’organizzazione pacifica che lotta per le proprie terre, territori e autonomia, che non si inganni”. http://www.jornada.unam.mx/2011/03/10/index.php?section=politica&article=022n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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