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La Jornada – Martedì 10 agosto 2010

Specialisti: San Cristóbal de las Casas, verso il collasso ambientale

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 9 agosto. Questa città negli Altos del Chiapas potrebbe trovarsi sull’orlo del collasso ambientale, perché attraversa una crisi di rilevanti dimensioni, concordano decine di organizzazioni e cittadini. Così, le Comunità Ecclesiali di Base delle sette parrocchie del centro di San Cristóbal, oggi denunciano “la situazione triste e dolorosa per il deterioramento e la devastazione delle colline, lo sfruttamento indiscriminato delle cave di sabbia e ghiaia (a Salsipuedes ed altri luoghi), e la concessione di permessi di cambiamento d’uso del suolo per lottizzazioni in zone paludose”.

Solo giovedì scorso, cittadini, reti ed organizzazioni ambientaliste e della società civile, come noti studiosi di Ecosur, Ciesas e della UNAM, “preoccupati per il futuro e la sopravvivenza della nostra bella città ed impegnati nella difesa dell’inalienabile diritto della popolazione sancristobalense alla salute, alla cultura, allo svago e ad un ambiente sano”, hanno dichiarato che la città, dal 1974 Monumento Storico Nazionale, “è sottoposta alla brutale depredazione ambientale e distruzione della sua ricchezza culturale architettonica, realizzata dall’ambizione di potenti catene commerciali che contano sulla complicità delle autorità statali e locali corrotte”.

L’abbandono ufficiale della elementare manutenzione della struttura urbana aggrava il deterioramento ambientale. Le piogge torrenziali hanno reso inservibili strade e ponti, hanno distrutto i sistemi di scolo; grandi aree della città sono soggette a costanti inondazioni ed altre a scarsità di acqua. Il caos nelle strade è permanente.

Ambientalisti, accademici e comunità ecclesiali sono d’accordo nel denunciare i danni che causerebbe la programmata costruzione di un centro commerciale della catena La Soriana, “con l’appoggio del governo statale e del presidente municipale Mariano Díaz Ochoa”, sul viale Juan Sabines, spostando gli stadi municipali di calcio e baseball, palestre ed altre strutture sportive “che per oltre 40 anni servono allo svago e all’esercizio di sportivi e giovani sancristobalensi”.

Le autorità promettono “in cambio” nuovi stadi, molto più piccoli, che verrebbero costruiti nelle paludi del podere La Primavera, “contribuendo così alla scomparsa di questi importanti ecosistemi acquatici che contengono alta biodiversità e contribuiscono in maniera importante all’introduzione di migliaia di metri cubi d’acqua nei manti freatici ed alla regolazione climatica della valle di Jovel”.

Le comunità di base, rivolgendosi ai governi federale, statale e municipale ed alle giunte di buon governo dell’EZLN, sottolineano che non sono stati consultati i cittadini. “Le autorità agiscono in maniera arbitraria, ignorando i loro obblighi di proteggere, curare e difendere gli spazi decretati come zone di ricreazione e conservazione ecologica”.

Tali opere ubbidiscono ad interessi di imprese “che col pretesto di creare ‘posti di lavoro e sviluppo’ vengono imposte a costo del deterioramento ambientale”, che “porterà conseguenza gravi nel nostro futuro”. Invitano la società in generale ad unirsi “nella difesa delle risorse naturali nei nostri territori” e costruire una fronte comune contro “l’avanzata di progetti multinazionali sostenuti dai governi, che vogliono derubarci”.

Citano come esempio i progetti ecoturistici a San Sebastián Bachajón, Agua Clara, Agua Azul e l’autostrada San Crisóbal-Palenque e Comitán, progetto che “ha causato divisione, morte, minacce ed incarceramento, come nel caso di Mitzitón”. http://www.jornada.unam.mx/2010/08/10/index.php?section=politica&article=014n2pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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