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Archive for luglio 2024

Il vaso di Pandora chiapaneco

Luis Hernández Navarro30 luglio 2024

Truppe delle forze speciali guatemalteche, kaibiles e poliziotti, trincerati, puntano le loro mitragliatrici verso il confine con il Messico. Più di 100 soldati della Quinta Brigata di Fanteria Mariscal Gregorio pattugliano il loro territorio nel dipartimento di Huehetenango per proteggerlo dagli attacchi della criminalità organizzata dal lato messicano.

Secondo il governo guatemalteco, in fuga dalla narco-violenza, 249 messicani hanno oltrepassato il confine e si sono rifugiati nella comunità Ampliación Nueva Reforma, nel comune di Cuilco. I chiapanechi, provenienti soprattutto da Amatenango e Mazapa de Madero, sono stati temporaneamente ospitati in una scuola.

C’è chi stima in 500 il numero degli sfollati. Il presidente Bernardo Árevalo ha riferito in una conferenza stampa il 24 giugno che le famiglie messicane “fuggono dagli scontri tra gruppi che si stanno verificando dalla parte messicana”. I rifugiati hanno deciso di lasciare le loro case a causa della carenza di cibo e della violenza.

Secondo la diocesi di Tapachula, la situazione sulle montagne e alla frontiera del Chiapas “è disperata a causa della presenza permanente di cartelli della droga che si contendono il territorio, vanno e vengono di fronte all’indifferenza e all’apparente complicità della Guardia Nazionale (GN) e dell’Esercito.

In un comunicato firmato dal vescovo emerito di Tapachula e arcivescovo eletto di León, Guanajuato, Jaime Calderón Calderón, e da altri sacerdoti, si segnala: “È molto complicato vivere così; da un lato sequestrati in casa propria, costretti a fare ciò che non dovrebbero, con un profondo senso di impotenza di fronte all’assurda situazione in cui vivono.”

A Frontera Comalapa mancano cibo e beni di prima necessità e quelli che si trovano sono molto cari. I residenti si chiudono nelle loro case. I blocchi stradali sono all’ordine del giorno. Non ci sono mezzi di trasporto.

Membri armati di El Maíz, il braccio “sociale” del cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), controllano gli ingressi a Chicomuselo. I mostri camminano per le strade con assoluta impunità. A Siltepec i combattimenti hanno danneggiato il servizio telefonico ed elettrico.

A luglio 2023, da queste pagine, in un articolo intitolato “La battaglia di Frontera Comalapa”, realizzato a partire da testimonianze dirette degli abitanti delle comunità che hanno subito violenza, avevo cercato di ricostruire parte degli scontri armati tra il cartello di Sinaloa e Jalisco Nueva Generación (CJNG) per il controllo di quel territorio, delle rotte e mercati strategici per il passaggio di droga e migranti privi di documenti.

Tracciando inoltre una genealogia di quella guerra, a partire dall’imboscata nella quale caddero José Fernando Ruiz Montejo, El Poni, e tre delle sue guardie del corpo, nell’ejido Joaquín Miguel Gutiérrez, Frontera Comalapa, il 28 dicembre 2020 (https://shorturl .at/NcgPS).

Da allora la situazione è peggiorata sempre di più. Oggi è una questione binazionale. A più di 261 chilometri da lì, di fronte agli attacchi contro di loro iniziati il 10 luglio da parte della Fazione Tzanembolom, legata al gruppo di delinquenti di Los Herrera, 108 Tsotsiles della comunità di Tzanembolom, comune di Chenalhó, si sono rifugiati per 10 giorni nella scuola Amado Nervo.

Le loro case sono state saccheggiate. I fratelli Rubén e Daily Herrera hanno controllato in maniera spietata Pantelhó per anni. Il patriarca del clan, Austreberto, nell’aprile del 2015 è stato arrestato per l’omicidio di due persone (https://bit.ly/3hXCcuy). Nel 2002 si era autoproclamato giudice locale. È stato lui ad aprire la porta alla criminalità organizzata.

Alla fine, gli aggrediti sono stati salvati da un’operazione di polizia e portati nella casa culturale di Chenalhó. Il 7 giugno, circa 4.000 persone hanno lasciato la città di Tila, nel nord del Chiapas, a causa di un’ondata di violenza. Per tre giorni in città ci sono state sparatorie e incendi di automobili e case.

I profughi si sono rifugiati nelle comunità di Yajalón e Petalcingo. Secondo i dati ufficiali ci sono stati tre morti e quattro feriti. I gruppi autonomi choles sono stati vittime a intermittenza degli eredi paramilitari di Paz y Justicia e del dominio dell’architetto Límberg Gregorio Gutiérrez Gómez, che è saltato di partito in partito (https://shorturl.at/mwt9d).

L’Ejido Tila, aderente al Congresso Nazionale Indigeno, denuncia che “queste ultime settimane sono state di dolore e terrore”, dopo che “il 4 giugno, membri del gruppo criminale Karma si sono presentati facendo fuoco con armi di grosso calibro”.

Spiega come “si denunciano con insistenza l’ingresso della criminalità organizzata nel nostro territorio, gli omicidi di compangi e le continue minacce; ora ci troviamo in uno scenario di sfollamenti forzati, morte e la minaccia concreta alla nostra sopravvivenza come popolo ch’ol”. Sottolinea che “denunciamo il gruppo criminale Karma, sostenuto dal consiglio comunale di Tila (presieduto da Límber Gutiérrez Gómez), che agisce impunemente uccidendo gli ejidatarios, tra i quali i nostri compagni Carmen López Lugo, il 12 gennaio, e Domingo Lugo Ramírez, il 14 marzo”.

Loro avevano solo reagito all’aggressione subita da alcuni dei loro membri. Questi sono solo alcuni esempi della situazione in Chiapas. Ci sono altre gravissime violenze e sfollamenti forzati, nonostante si tratti di un’entità militarizzata.

Il cocktail risultante dalla miscela della guerra tra i cartelli per il controllo delle rotte e dei territori, il paramilitarismo, l’azione dei gruppi criminali, la decomposizione dei cacicchi indigeni e la ricomposizione dell’antica famiglia chiapaneca associata all’industria criminale, ha fatto saltare il vecchio modello statale di dominio. Di fatto, si è aperto un vaso di Pandora dalle conseguenze preoccupanti.

X: @lhan55 – Fonte: https://www.jornada.com.mx/noticia/2024/07/30/opinion/la-caja-de-pandora-chiapaneca-4472?s=09

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Morti, paura e fughe dalle comunità indigene: una violenza sistemica devasta, lontano dai riflettori dei grandi media, il Messico. Anche in Chiapas la violenza si è fatta feroce, malgrado lo sforzo delle comunità zapatiste. Del resto in tanti alimentano la criminalizzazione dei movimenti sociali e indigeni. Militarizzazione, grandi opere, e politiche estrattive non sono soluzione alla violenza, sono parte del problema.

Basta violenza in Messico! Basta violenza in Chiapas!

Le elezioni 2024 hanno fotografato, e reso ancora più evidente, come la violenza in Messico sia un fattore sistemico. La guerra per il controllo del territorio ha svilito il valore della vita, si ammazza per pochi pesos in tutto il paese. Il Chiapas, oggi, è uno degli stati dove la violenza si è fatta feroce.

Dal confine con il Guatemala a Palenque, passando per i territori d’influenza zapatista, morti, paura e fughe dalle comunità sono diventate una norma di una realtà dove il mai risolto fenomeno paramilitare si è incontrato con i gruppi del crimine organizzato e le logiche di estrazione di ricchezza dai territori.

Così oggi a Pantelhò, Tila e Chalchihuitán le persone scappano e si accampano in posti di fortuna, al confine con il Guatemala i gruppi criminali si contendono lo sfruttamento delle rotte migratorie e il controllo del traffici – legali ed illegali – che attraversano la la frontiera e la Guardia Nazionale, stanziata in migliaia di unità guarda senza intervenire.

La politica del governo di Andres Manuel Lopez Obrador “Abrazos, no balazos” è naufragata e nel suo sessennio si contano già oltre 130mila morti.

La nuova presidenta Claudia Sheinbaum parla di continuità con le politiche fallimentari di AMLO e annuncia investimenti e finanziamenti alla Guardia Nazionale.

In questo scenario che si può solo riassumere con il termine “guerra” nonostante le donne e gli uomini dell’EZLN propongono un ponte di coesistenza e convivenza provando a rompere le logiche proprietarie del territorio creando campi “comuni” da coltivare assieme a chi zapatista non è, una base di appoggio dell’EZLN, José Dìaz è costretto al carcere preventivo come altre decine di prigionieri politici (la maggior parte dei quali indigeni).

Diciamo basta alla violenza in tutto il Messico ed in Chiapas.

Basta alla criminalizzazione dei movimenti sociali ed indigeni del paese.

Per il rispetto dei diritti e della dignità dei popoli indigeni e non solo.

Militarizzazione, grandi opere, e politiche estrattive non sono soluzione alla violenza, sono parte del problema.

Promuovono:

Realtà collettive:

Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo
Cooperazione Rebelde – Napoli
Associazione Ya Basta! Milano

Singoli:
Andrea Cegna – Giornalista freelance e lavoratore dello Spettacolo

1 luglio 2024

Adesioni

Realtà collettiveSingol3
Comitato Chiapas “Maribel” – BergamoAndrea Cegna – giornalista freelance e lavoratore dello Spettacolo
Cooperazione Rebelde – NapoliFabio Bianchi
Associazione Ya Basta! MilanoVeruschka Fedi
Associazione Ya Basta! BolognaSabrina Pusceddu
Rifondazione Comunista – La SpeziaManuela Derosas 
Archivi della Resistenza – Circolo Edoardo Bassignani – Fosdinovo (Massa Carrara)Paola Trivella – medico Ospedale Macerata
Altro Modo Flegreo APS – Giugliano in Campania (Napoli)Rita Parro
Associazione YaBasta! Reggio EmiliaRenaud de Campredon 
Yaku Odv – Trento – RomaGian Marco Falgiani
Associazione Ya Basta! MarcheFrancesca Cogni – filmmaker e disegnatrice
Centro sociale Ex Canapificio – Caserta Alfio Nicotra – giornalista professionista e componente il Comitato Nazionale di Un Ponte Per
Associazione Sportiva Antirazzista Assata Shakur – AnconaMarco Ugo Melano – avvocato
Casa Madiba Network – RiminiLaura Corradi – docente Studi di Genere e Metodo Intersezionale – Universita’ della Calabria
Collettivo Ecologias del futuroPinuccia Gagliano
Collettivo Corps CitoyenArch.Virginia Dessy
Associazione Culturale “Sa Perda Sonadora” – Seneghe (Oristano)Maria Cosentino
Comitato Piazza Carlo Giuliani ODV – GenovaGabriele Rossi
Laboratorio Sociale Occupato Autogestito Buridda – GenovaFranco Pietropaoli
Circolo Rifondazione Comunista – Savona LevanteHaidi Gaggio
Centro Sociale Cantiere – MilanoNelly Bocchi
Spazio di Mutuo Soccorso – MilanoLucia Cara
Associazione GarageLab ETS – Pescara Stefano Malpassi – anarchico e anarcosindacalista legato alla AIT – Cesena (Forlì e Cesena) 
Redazione Comune-infoBalini Valentino
Guacamaya – punk band da MagentaStefano Lucarelli – docente universitario
Associazione Jambo – Fidenza (Parma)Nino Fabrizio
Carovane MigrantiLaura Quagliolo
Comunità di resistenza contadina Jerome Laronze (Genuino Clandestino) – FirenzeFederico Galletta – avvocato – Siracusa
La Base – CosenzaAnnamaria Pontoglio – Bergamo
Associazione La Terra di Piero – CosenzaAngelo Cò – Brescia
Palestra Popolare TPO – BolognaRoberto Salvatore – Roma
Circolo Libertario “E. Zapata” – PordenoneChiara Reali
Laboratorio di Mutuo Soccorso Zer081 – NapoliAnna Maria Bruni – lavoratrice dello spettacolo e giornalista freelance
Unione Sindacale Italiana USI 1912 – Segr. NazionaleEmanuela Rizzuto – autrice TV e story editor
Associazione USICONS APS – RomaAndrea Fumagalli – docente di Economia
Circolo Fratellanza – Casnigo (Bergamo)Federico Bastittutta – docente
La Bergamasca Zapatista (unione gruppi, C.S.A., collettivi) – BergamoFrancesco Formisani
LAPAZ Macroarea Italia CentraleMilena Galizzi – Bergamo
Circolo  A.R.C.I. Terra e Libertà – ComoGiuseppe Manenti
Associazione Progetto Teknes – NapoliAndrea Staid – scrittore/editore
Falegnameria FAL – NapoliGigi Malabarba – Autogestione in movimento – Fuorimercato
Tatawelo Cooperativa ISMimma Grillo – Palermo
Vivèro – luogo di quartiere – RomaMassimiliano Bonacci
Zazie nel metrò – RomaRamon Mantovani
Circolo anarchico C.Berneri – BolognaFrancesco Calandra
Circolo ARCI LA BOJE – RovigoMassimiliano Smeriglio
Rete Vesuviana Solidale (Ass. YaBasta! Scisciano – Nova Koinè – SmallAxe)Elisa Decarli – agronoma
Rucasa1130Michele Mavropulos Cavala – Grecia
La lanterna di Diogene – Solara di Bomporto (Modena)Ilary Tiralongo
UIKI – Ufficio d’informazione del Kurdistan in ItaliaDaniele Ferro – insegnante
Spazio Sociale La Boje! – MantovaErica Sereno – Montalto Dora (Torino)
Nodo SolidaleCosima Minardi – Roma
Collettivo Demand – NapoliAntonio Versari – Roma
20ZLNGiuseppe Giannini – libero analista politico
Laboratorio Occupato Insurgencia – NapoliAnita Gramigna – Professoressa Ordinaria di Pedagogia Generale e Sociale – Università di Ferrara
Mezzocannone Occupato – NapoliLivia Bidoli – direttore responsabile Ghotic Network
Associazione Ya Basta Êdî BeseMicol Dell’Oro – Erba
Comitato Città vecchia – TarantoAntonio Peratoner – Udine
CSOA Angelina Cartella – Reggio CalabriaAdele Cozzi
Collettivo utopiA – Marigliano (Napoli)Giovanna Brilli
Corto Circuito Flegreo – NapoliFrancesca Tosto
Il lago che combatte – RomaLucia Bertolini – sportello salute Legnano
Bunna–Africa UnitedDaniela Anzani
C.S.A Intifada – EmpoliLuigi Mennella – Palermo
Equosud – Reggio CalabriaStefania Chinzari – educatrice, giornalista – Roma
CGT – SpagnaEluseide
Attac ItaliaAlessandra Cangemi – giornalista – Milano
Centro Sociale CasaLoca – MilanoMaria Teresa Marras – Stintino (Sassari)
ADL Cobas Lombardia Camera del Non Lavoro MilanoAntonio Lupo – Chiavari

Aldo Zanchetta – Lucca

Paolo Vernaglione Berardi

Daniela Turco

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