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La Jornada – Venerdì 4 marzo 2011

I conflitti in Chiapas, “creati e gestiti dal governo”

Il Frayba denuncia Noé Castañón León quale “autore intellettuale

Hermann Bellinghausen

In una rapporto Rapporto presentato a San Cristóbal de las Casas, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFBC, noto anche come Frayba) rileva che il governo del Chiapas “crea e gestisce i conflitti per il controllo del territorio”, a scapito dei diritti delle comunità indigene.

Si tratta di un’analisi documentale sulla situazione imperante e gli interessi nel marco del “conflitto armato interno, ora nella fase di disputa del territorio, poiché il Chiapas è una vena di enorme ricchezza per gli investimenti privati, promossi con i progetti turistici”. Secondo lo studio, i progetti d’investimento “vogliono sottrarre le terre alle comunità attraverso sgomberi forzati, cooptazione per la firma di ‘accordi di sviluppo’, occupazione poliziesca e militare, e criminalizzazione di attivisti e avvocati”.

In questa cornice, prosegue il Centro, i fatti successi il 2 febbraio nella zona di Agua Azul, nell’ejido San Sebastián Bachajón (Chilón), dove ha perso la vita Marcos García Moreno ed è rimasto ferito Tomás Pérez Deara, e la cattura di 117 persone, 10 delle quali restano in carcere come “prigionieri”, rappresentano “l’implementazione di una strategia calcolata dal governo dello stato, che ha generato lo scontro per poi inserirsi come mediatore e gestire il conflitto”.

Il CDHFBC assicura di essere in possesso di testimonianze che denunciano il segretario generale di Governo, Noé Castañón León, come uno dei “autori intellettuali” dell’aggressione. Sottolinea che il governo statale “ha rotto un processo di dialogo comunitario che gli attori stavano portando avanti dal 2010” affinché gli abitanti della zona amministrino e preservino le proprie risorse.

Il Rapporto include la testimonianza di una persona presente ad una delle riunioni dove si sarebbe deciso di affrontare gli ejidatarios, “creando gruppi di scontro”, e “catturare gli aderenti all’Altra Campagna” per distrarli con una lotta per la liberazione dei loro prigionieri. Lo scopo ufficiale di occupare il botteghino di ingresso ejidale è stato attuato il 2 febbraio. “Non è un conflitto comunitario”, aggiunge. Come nemmeno lo è a Mitzitón né lo fu adActeal nel 1997. Castañón León sarebbe “l’artefice del conflitto” per favorire i piani di investimento privato. Inoltre, “c’è l’interesse militare di controllare quest territorio”, che si trova vicino a comunità autonome zapatiste come San José en Rebeldía e Bolón Ajaw (che, con le nuove disposizioni amministrative, verrebbe circondata).

La situazione “è il prodotto di una guerra di logoramento che genera le condizioni per affrontare le organizzazioni della regione; ciò che è in disputa non è un botteghino di ingresso alle cascate, ma la difesa della terra e del territorio dei popolo indigeni che stanno costruendo un progetto di autonomia”. Sulla base delle informazioni raccolte (documenti, testimonianze, denunce di ejidatarios), il CDHFBC afferma che “il governo messicano non è intervenuto per prevenire il conflitto” e “ha pianificato gli eventi mediante una strategia per il controllo del territorio nell’ambito di un conflitto armato irrisolto”.

Il CDHFBC comunica di aver assunto la difesa legale degli arrestati di San Sebastián. I filogovernativi (priisti e del Partito Verde Ecologista) “hanno consegnato le terre al governo Juan Sabines Guerrero senza l’autorizzazione dell’assemblea degli ejidatarios”. Questo gruppo è utilizzato dal governo “per cacciare le comunità dell’Altra Campagna e spingere la privatizzazione delle cascate di Agua Azul”.

In questo modo si attacca il progetto di autonomia “che impedisce al governo di privatizzare la terra per progetti imprenditoriali”. Attizzare il conflitto non è cosa nuova. “La strategia è la stessa, ma più aggressiva”. Giorni fa il presidente Felipe Calderón Hinojosa ha visitato la regione ed avrebbe “dato il benestare” all’incursione della polizia.

Per il resto, è stato ignorato il fatto che nell’aggressione filogovernativa ci sono stati dei feriti dell’Altra Campagna. Questi ribadiscono che è stato il gruppo di scontro guidato da  Carmen Aguilar Gómez “che ha ucciso il proprio compagno”, e non gli arrestati che nemmeno si trovavano sul luogo dei fatti. http://www.jornada.unam.mx/2011/03/04/index.php?section=politica&article=024n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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