La Jornada – Giovedì 28 maggio 2009
Ritengono che nel paese “la giustizia istituzionale non funziona e favorisce la repressione”
Ativisti annunciano la realizzazione dell’incontro nazionale contro l’impunità in Chiapas
L’esempio “più indecente” è l’atteggiamento della Corte Suprema di Giustizia della Nazione nel caso Atenco
Hermann Bellinghausen – Inviato
San Cristóbal de las Casas, 27 maggio. La Rete Nazionale Contro la Repressione e la Solidarietà, e diverse organizzazioni e collettivi dell’Altra Campagna hanno annunciato la realizzazione dell’Incontro Nazionale Contro l’Impunità e per la Giustizia Autonoma nei giorni 19 e 20 giugno prossimi all’Università della Terra, a San Cristóbal de las Casas, Chiapas. L’evento si chiuderà in concomita con l’apertura il giorno 21 dello stesso mese dell’Incontro Continentale Contro l’Impunità, nella stessa città.
Gli organizzatori ritengono che in Messico “la giustizia istituzionale non funziona, favorisce la repressione di chi protesta e l’impunità di coloro che usurpano, massacrano, rapiscono e violano i diritti più elementari del popolo”.
La giustizia, sostiene l’appello, “non sta nelle istituzioni ufficiali, qui c’è solo l’impunità per quelli che stanno in alto ed il terrore per quelli che stanno in basso”.
L’esempio “più indecente” è l’atteggiamento della Corte Suprema di Giustizia della Nazione nel caso Atenco, dove sono state accertate le gravi violazioni alle garanzie costituzionali perpetrate da poliziotti e funzionari statali, municipali e federali, come Eduardo Medina Mora ed Enrique Peña Nieto, “ma non è stata imputata loro nessuna responsabilità”.
Lo stesso senso ha avuto “dichiarare innocente Luis Echeverría per il massacro di Tlatelolco, o non giudicare Zedillo per il massacro di Acteal”, come l’impunità concessa ai governatori Ulises Ruiz, “repressore del popolo oaxaqueño e di membri della APPO”, e Mario Marín, “protettore di pederasti”, a Puebla.
Un caso riportato in partcolare nella convocazione sono “le costanti aggressioni alle comunità zapatiste da parte dell’Esercito federale, poliziotti e paramilitari del PRI e del PRD”. A questo si sommano l’assedio ai coloni di Lomas del Poleo (Ciudad Juárez), l’esproprio delle terre ai contadini da parte delle multinazionali, ed il caso delle vedove di Pasta de Conchos (Coahuila).
Si sottolineano gli omicidi “di intere famiglie e di donne incinta per mano dell’Esercito col pretesto della presunta guerra al narcotraffico, dietro la quale si nasconde una chiara politica di contrainsurgencia che ha imprigionato e fatto sparire centinaia di messicani ed ha instaurato di fatto lo stato d’emergenza”.
Gli organizzatori sottolineano che, “se i cittadini non ricevono una pronta giustizia, completa ed imparziale come dettato dall’articolo 17 della Costituzione, abbiamo tutto il diritto di cercare altre forme di fare giustizia per processare, giudicare e per quanto possibile, garantire la certezza della pena per i responsabili di queste gravi violazioni dei nostri diritti”.
Questo incontro risponde anche alla “necessità urgente” di raccogliere le denunce di episodi di repressione e le esperienze riportate nel Festival della Degna Rabbia, convocato dall’EZLN a dicembre e gennaio passati, “ed avanzare nella creazione di un tribunale autonomo e di altre forme di fare giustizia che siano efficaci e attendibili”.
(Traduzione “Maribel” – Bergamo)