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Archive for marzo 2018

QUELLO DI CUI C’È BISOGNO È CHE MAI PIÙ NESSUNA DONNA AL MONDO, DI QUALSIASI COLORE SIA, PESO, ETÀ, LINGUA, CULTURA, ABBIA PAURA. 

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PAROLE DELLE DONNE ZAPATISTE IN CHIUSURA DEL PRIMO INCONTRO INTERNAZIONALE, POLITICO, ARTISTICO, SPORTIVO E CULTURALE DELLE DONNE CHE LOTTANO NEL CARACOL ZAPATISTA DELLA ZONA TZOTZ CHOJ. 

10 MARZO 2018 

BUONA NOTTE, BUONGIORNO, BUONA SERA, COMPAGNE E SORELLE IN LOTTA DOVUNQUE SIATE.

SORELLE E COMPAGNE CHE CI AVETE ACCOMPAGNATO IN QUESTO PRIMO INCONTRO INTERNAZIONALE DELLE DONNE CHE LOTTANO.

CI RIVOLGIAMO A VOI A NOME DI TUTTE NOI, LE DONNE ZAPATISTE DEI CINQUE CARACOL.

VOGLIAMO RINGRAZIARE LE COMPAGNE CITTADINE DELLE SQUADRE DI APPOGGIO CHE SI SONO TIRATE MATTE CON TUTTA LA POSTA ELETTRONICA, LE ISCRIZIONI, L’ORGANIZZAZIONE DEI TRASPORTI E L’ORGANIZZAZIONE DEGLI ORARI E DELLE ATTIVITÀ.

VOGLIAMO INOLTRE SALUTARE LE NOSTRE COMPAGNE ZAPATISTE CHE NON HANNO POTUTO VENIRE A QUESTO INCONTRO ED HANNO VIGILATO AFFINCHÉ NOI POTESSIMO VENIRE QUI.

LO STESSO AI NOSTRI COMPAGNI CHE SONO DOVUTI RESTARE A CASA PER OCCUPARSI DELLA FAMIGLIA, DEGLI ANIMALI, DELLE CASE, DEI NOSTRI QUARTIERI, I NOSTRI CAMPI, E CHE HANNO VIGILATO SUI MALGOVERNI CHE NON COMPISSERO QUALCHE CATTIVERIA CONTRO L’INCONTRO.

MA LE NOSTRE PAROLE FINALI SONO IN PARTICOLARE PER VOI, SORELLE E COMPAGNE DONNE IN LOTTA.

RINGRAZIAMO PER LA PARTECIPAZIONE CON TUTTO IL NOSTRO UMILE E SEMPLICE CUORE, CON RESISTENZA E RIBELLIONE, VOI TUTTE, DONNE CHE LOTTATE NEI CINQUE CONTINENTI DEL MONDO.

SIA QUELLE CHE SONO QUI, CHE QUELLE CHE HANNO SEGUITO QUELLO CHE È SUCCESSO QUI.

RINGRAZIAMO PER IL VOSTRO ASCOLTARE, I VOSTRI SGUARDI, LE VOSTRE PAROLE, I VOSTRI LABORATORI, I VOSTRI DIBATTITI, LA VOSTRA ARTE, I VOSTRI VIDEO, LE VOSTRE MUSICHE, LE VOSTRE POESIE, I VOSTRI RACCONTI, IL VOSTRO TEATRO, LE VOSTRE DANZE E BALLI, I VOSTRI DIPINTI, LE VOSTRE COSE STRANE CHE NEMMENO SAPEVAMO COSA FOSSERO, E PER TUTTO QUELLO CHE CI AVETE PORTATO AFFINCHÉ NOI CONOSCESSIMO ED IMPARASSIMO DELLE VOSTRE LOTTE.

ABBIAMO ACCOLTO TUTTO COME UN REGALO MOLTO PREZIOSO CHE PRESERVEREMO E RENDEREMO PIÙ GRANDE PERCHÉ LO PORTEREMO NELLE NOSTRE COMUNITÀ E VILLAGGI AFFINCHÉ ALTRE DONNE ZAPATISTE CONDIVIDANO CON NOI IL REGALO CHE CI AVETE FATTO.

LO ACCETTIAMO CON RISPETTO ED AFFETTO PERCHÉ TUTTE VOI AVETE VI SIETE IMPEGNATE MOLTO PER VIAGGIARE DAI VOSTRI LUOGHI DI LOTTA, DAI VOSTRI TEMPI E MODI, DAI VOSTRI MONDI, PER ARRIVARE QUI A QUESTO INCONTRO CHE NON SAPPIAMO ANCORA SE È RIUSCITO BENE O MALE.

ABBIAMO GIÀ VISTO QUALCUNA DELLE OSSERVAZIONI CHE AVETE CONSEGNATO AL TAVOLO CRITICO NEI NOSTRI CONFRONTI. LE LEGGEREMO TUTTE E LE ANALIZZEREMO TUTTE. IN QUELLA SCATOLA ABBIAMO TROVATO UNA LETTERA CHE CREDIAMO TOCCA TUTTE NOI. UNA COMPAGNA LA LEGGERÀ.

(viene letta la lettera dei famigliari degli assenti di Ayotzinapa che chiedono di non essere lasciati soli, perché il malgoverno vuole chiudere il caso e relegarlo nell’oblio).

NON ABBIAMO ANCORA LETTO TUTTE LE OSSERVAZIONI, MA VI GARANTIAMO IL NOSTRO IMPEGNO A CORREGGERE QUELLO CHE CI SEGNALATE CHE NON VA BENE, E A MIGLIORARE QUELLO CHE CI DITE CHE NON È PERFETTO.

MA VI POSSIAMO DIRE, FIN DA ORA, CHE LA STRAGRANDE MAGGIORANZA SONO CRITICHE PER ERRORI E FALLE NELL’ORGANIZZAZIONE.

PRENDEREMO IN CONSIDERAZIONE TUTTE LE VOSTRE CRITICHE PER MIGLIORARE LA PROSSIMA VOLTA, SE CI SARÀ UNA PROSSIMA VOLTA. TUTTE QUESTE CRITICHE, COSÌ COME LE NOSTRE PAROLE DI QUESTI GIORNI, LE PUBBLICHEREMO NELLA PAGINA WEB DI ENLACE ZAPATISTA AFFINCHÉ TUTTE VOI LE POSSIATE LEGGERE.

MA, COSÌ IN GENERALE, VOGLIAMO SAPERE QUELLO CHE PENSATE.

ALLORA VI CHIEDIAMO, COMPAGNE E SORELLE:

L’INCONTRO È RIUSCITO BENE ALMENO UN PO’?

OPPURE È RIUSCITO MALE?

BENE, E QUI RACCOMANDIAMO CHE INDIPENDENTEMENTE CHE RISPONDIATE CHE È RIUSCITO BENE O MALE, VI CHIEDIAMO CHE RIMANGA TRA NOI, TRA NOI DONNE CHE LOTTIAMO. CIOÈ, NON ANDATE A RACCONTARLO IN GIRO, SOPRATTUTTO AGLI UOMINI.

PERCHÉ IN VERITÀ, SORELLE E COMPAGNE, SIAMO IN PENA PERCHÉ NON SAPPIAMO COSA FAREMO.

È LA PRIMA VOLTA CHE NOI DONNE, DA SOLE, ORGANIZZIAMO UN INCONTRO COSÌ.

E LO ABBIAMO ORGANIZZATO DAL BASSO, CIOÈ PRIMA ABBIAMO FATTO RIUNIONI E DISCUSSIONI NEI NOSTRI COLLETTIVI NEI VILLAGGI E NELLE COMUNITÀ. POI NELLE REGIONI, E POI ANCORA NELLE ZONE E ALLA FINE NELLE 5 ZONE INSIEME.

E PENSATE CHE GIÀ PER PRENDERE UNA PICCOLA DECISIONE TRA NOI DONNE CI ABBIAMO MESSO DEL TEMPO, E IMMAGINATE PER PRENDERNE UNA GRANDE COME PER REALIZZARE QUESTO INCONTRO.

CI ABBIAMO MESSO MESI FINO A RAGGIUNGERE L’ACCORDO DI TUTTE, PERCHÉ È COSI CHE FACCIAMO, PERCHÉ DOBBIAMO FARE LE COSE TUTTE INSIEME, IN COLLETTIVO.

E NON ESISTE LIBRO O MANUALE CHE DICA COME FARLO.

E NEMMENO CHIEDERLO AI COMPAGNI PERCHÉ NEANCHE LORO SANNO COME FARE, PERCHÉ, COME ABBIAMO GIÀ DETTO, NON È MAI STATO FATTO PRIMA QUALCOSA DI SIMILE.

QUINDI, ABBIAMO DOVUTO CERCARE TRA NOI STESSE COME FARE.

E SIAMO STATE IN ANSIA TUTTO IL SANTO GIORNO E TUTTA LA MALEDETTA NOTTE. E TI SCAPPAVA PURE LA VOGLIA DI MANGIARE E DORMIRE.

ED ERAVAMO PREOCCUPATE CHE RIUSCISSE BENE.

CI PREOCCUPIAMO COME ZAPATISTE MA ANCHE COME DONNE.

PERCHÉ NOI VI ABBIAMO INVITATO. E DUNQUE È COLPA NOSTRA SE RIESCE MALE O BENE.

DOVE METTERVI A DORMIRE, A MANGIARE, A LAVARVI, I BAGNI, IL RUMORE, LA LUCE, L’ACQUA, SE VI AMMALATE, COSA DIRVI, COME PARLARVI, COME ASCOLTARVI E GUARDARVI.

QUINDI, VI CHIEDIAMO SINCERAMENTE SCUSA PER GLI ERRORI E LE MANCANZE. SICURAMENTE LA PROSSIMA VOLTA, SE CI SARÀ, NON RIUSCIRÀ COSÌ MALE COME CI CRITICATE.

PERCHÉ PENSIAMO CHE LA COSA PIÙ IMPORTANTE, IN PRIMO LUOGO, È CHE VI TROVIATE UN POCO BENE E CHE VI SENTIATE A VOSTRO AGIO.

MA È ANCHE IMPORTANTE CHE GUARDIAMO ED ASCOLTIAMO TUTTE, PERCHÉ TUTTE VI SIETE SBATTUTE PER VENIRE FINO A QUA, ED È GIUSTO CHE ASCOLTIAMO E GUARDIAMO TUTTE. ANCHE SE SIAMO O NON SIAMO D’ACCORDO CON QUELLO CHE DICONO.

DUNQUE NON BASTA UN COLLETTIVO PER ORGANIZZARE TUTTO QUESTO. PER QUESTO SIAMO ARRIVATE QUI IN PIÙ DI 2 MILA DONNE ZAPATISTE DAI CINQUE CARACOL.

E FORSE NON È BASTATO PERCHÉ VOI SIETE IN CINQUEMILA; ANCHE SE QUALCUNA DICE 8 MILA ED ALTRE DICONO 9 MILA.

CHISSÀ QUANTE DONNE IN LOTTA SONO ARRIVATE IN QUESTI GIORNI, MA CREDIAMO CHE POSSIAMO ESSERE D’ACCORDO NEL DIRE CHE SIAMO UN CHINGO.

E NON PENSAVAMO CHE NE SAREBBERO ARRIVATE TANTE PERCHÉ QUA È UN LUOGO REMOTO E NON CI SONO COMODITÀ.

SE AVESSIMO SAPUTO CHE ERAVATE COSÌ TANTE, FORSE SAREMMO ARRIVATE IN PIÙ ANCHE NOI DONNE ZAPATISTE PER POTERVI ABBRACCIARE TUTTE UNA AD UNA E POTERVI DIRE DI PERSONA QUELLO CHE ORA VI DICIAMO COLLETTIVAMENTE.

COME SE FOSSIMO SEI DONNE ZAPATISTE PER OGNUNA DI VOI: UNA PICHITA (COSÌ DICIAMO DI QUELLE APPENA NATE), UNA BAMBINA, UNA RAGAZZA, UNA ADULTA, UNA ANZIANA ED UNA DEFUNTA.

TUTTE DONNE, TUTTE INDIGENE, TUTTE POVERE, TUTTE ZAPATISTE CHE TI ABBRACCIANO FORTE, PERCHÉ È L’UNICO REGALO CHE POSSIAMO FARTI.

MA IN FIN DEI CONTI, SORELLA E COMPAGNA, QUELLO CHE STIAMO DICENDO QUI, TE LO STA DICENDO UNA DONNA ZAPATISTA MENTRE TI DÀ UN ABBRACCIO E TI DICE ALL’ORECCHIO, NELLA TUA LINGUA, NEL TUO MODO, NEL TUO TEMPO:

“NON ARRENDERTI, NON VENDERTI, NON CEDERE”

E COSÌ, CON QUESTE PAROLE TI DICIAMO

“GRAZIE SORELLA. GRAZIE COMPAGNA”.

 

SORELLE E COMPAGNE:

QUESTO GIORNO, 8 DI MARZO, ALLA FINE DEL NOSTRO INTERVENTO, OGNUNA DI NOI HA ACCESO UNA PICCOLA LUCE.

L’ABBIAMO ACCESA CON UNA CANDELA, PERCHÉ DURASSE, PERCHÉ CON UN FIAMMIFERO SI SAREBBE SPENTO RAPIDAMENTE E UN ACCENDINO AVREBBE POTUTO ROMPERSI.

QUESTA PICCOLA LUCE È PER TE.

PORTALA CON TE, SORELLA E COMPAGNA.

QUANDO TI SENTI SOLA.

QUANDO HAI PAURA.

QUANDO SENTI CHE LA LOTTA È DURA, CIOÈ LA VITA,

ACCENDILA DI NUOVO NEL TUO CUORE, NEL TUO PENSIERO, NELLE TUE VISCERE.

E NON TENERTELA, COMPAGNA E SORELLA.

PORTALA ALLE DESAPARECIDAS.

PORTALA ALLE ASSASSINATE.

PORTALA ALLE CARCERATE.

PORTALA ALLE VIOLENTATE.

PORTALA ALLE MALTRATTATE.

PORTALA ALLE MOLESTATE.

PORTALA ALLE VIOLENTATE IN TUTTE LE FORME.

PORTALA ALLE MIGRANTI.

PORTALA ALLE SFRUTTATE.

PORTALA ALLE MORTE.

PORTALA E DÌ A TUTTE E AD OGNUNA DI LORO CHE NON È SOLA, CHE LOTTERAI PER LEI.

CHE LOTTERAI PER LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA CHE MERITA IL SUO DOLORE.

CHE LOTTERAI PERCHÉ IL DOLORE CHE PORTA NON SI RIPETA IN UN’ALTRA DONNA IN QUALSIASI PARTE DEL MONDO.

PORTALA E TRASFORMALA IN RABBIA, IN CORAGGIO, IN FERMEZZA.

PORTALA ED UNISCILA AD ALTRE LUCI.

PORTALA E, FORSE, ARRIVERAI A PENSARE CHE NON CI SARÀ NÉ VERITÀ, NÉ GIUSTIZIA, NÉ LIBERTÀ NEL SISTEMA CAPITALISTA PATRIARCALE.

ALLORA FORSE DAREMO FUOCO AL SISTEMA.

E FORSE SARAI CON NOI A PREOCCUPARCI A CHE NESSUNO SPENGA QUEL FUOCO FINO A CHE NON SARÀ RIMASTO ALTRO CHE CENERE.

ALLORA, SORELLA E COMPAGNA, QUEL GIORNO CHE SARÀ NOTTE, FORSE POTREMO DIRE CON TE:

“BENE, ORA SÌ COMINCIAMO A COSTRUIRE IL MONDO CHE MERITIAMO E CHE NECESSITIAMO”.

ALLORA FORSE CAPIREMO CHE COMINCIA IL BELLO, PERCHÉ ADESSO CI STIAMO SOLO ALLENANDO PER ESSERE COSCIENTI DELLA COSA PIÙ IMPORTANTE DI CUI ABBIAMO BISOGNO.

E QUELLO DI CUI C’È BISOGNO È CHE MAI PIÙ NESSUNA DONNA AL MONDO, DI QUALSIASI COLORE SIA, PESO, ETÀ, LINGUA, CULTURA, ABBIA PAURA.

PERCHÉ QUA SAPPIAMO BENE CHE QUANDO SI DICE “BASTA!” È SOLO L’INIZIO DEL CAMMINO E CHE MANCA SEMPRE QUELLO CHE MANCA.

 

SORELLE E COMPAGNE:

QUI, A TUTTE QUELLE CHE SONO QUI E A QUELLE CHE NON SONO PRESENTI MA CI SONO CON IL CUORE ED IL PENSIERO, PROPONIAMO DI ANDARE AVANTI E CONTINUARE A LOTTARE, OGNUNA SECONDO IL PROPRIO MODO, IL PROPRIO TEMPO ED IL PROPRIO MONDO.

SIETE D’ACCORDO?

BENE, QUANDO ABBIAMO SCRITTO QUESTO TESTO NON SAPEVAMO SE AVRESTE RISPOSTO SÌ O NO, MA PASSO ALLA SEGUENTE PROPOSTA:

SICCOME ABBIAMO VISTO E SENTITO CHE NON TUTTE SONO CONTRO IL SISTEMA CAPITALISTA PATRIARCALE, E RISPETTIAMO QUESTA POSIZIONE, PROPONIAMO DI STUDIARE E DISCUTERE NEI NOSTRI COLLETTIVI SE È VERO CHE IL SISTEMA CHE CI IMPONGONO È RESPONSABILE DELLE NOSTRE SOFFERENZE.

SE RISULTA CHE È VERO, ALLORA, SORELLE E COMPAGNE, DECIDEREMO DI LOTTARE CONTRO IL PATRIARCATO CAPITALISTA E CONTRO QUALUNQUE PATRIARCATO.

E DICIAMO CHIARAMENTE CONTRO OGNI PATRIARCATO, NON IMPORTA DI QUALE IDEA, NON IMPORTA DI QUALE COLORE O BANDIERA. PERCHÉ NOI PENSIAMO CHE NON C’È UN PATRIARCATO BUONO ED UNO CATTIVO, MA È CONTRO DI NOI IN QUANTO DONNE.

SE RISULTA CHE NON È VERO, BENE, SIA COME SIA NOI LOTTEREMO PER LA VITA DI TUTTE LE DONNE E PER LA LORO LIBERTÀ ED OGNUNO, SECONDO IL POPRIO PENSIERO E VISUALE, COSTRUIRÀ IL SUO MONDO COME MEGLIO CREDA.

SIETE D’ACCORDO DI STUDIARE, ANALIZZARE, DISCUTERE NEI VOSTRI MONDI E SECONDO I VOSTRI MODI E TEMPI E, SE SI PUÒ, DI DEFINIRE CHI È O CHI SONO I RESPONSABILI DELLE NOSTRE SOFFERENZE?

BENE, UGUALMENTE NON SAPPIAMO SE SIETE D’ACCORDO O NO, QUINDI PASSIAMO ALLA PROPOSTA SUCCESSIVA:

VI PROPONIAMO DI TORNARE A RIUNIRCI IN UN SECONDO INCONTRO IL PROSSIMO ANNO, MA NON SOLO QUI IN TERRE ZAPATISTE, MA ANCHE NEI VOSTRI MONDI, SECONDO I VOSTRI TEMPI E MODI.

OVVERO, CHE OGNUNO ORGANIZZI INCONTRI DI DONNE CHE LOTTANO O COME SI VOGLIANO CHIAMARE.

SIETE D’ACCORDO?

NON SAPPIAMO ANCORA CHE COSA RISPONDERETE, MA QUI SARETE LE BENVENUTE, SORELLE E COMPAGNE.

MA VI CHIEDIAMO DI AVVISARE PER TEMPO PERCHÉ È DURA QUANDO CI DICONO CHE NE ARRIVANO CINQUECENTO MA CHE SI È PERSO UNO ZERO PER STRADA E NE ARRIVANO CINQUEMILA E PIÙ.

E VENITE QUANDO POTRETE DIRE CHE NEI VOSTRI MONDI VI SIETE RIUNITE, AVETE DISCUSSO ED AVETE DECISO QUALCOSA.

CIOÈ, VENITE PIÙ GRANDI NEL CUORE, NEL PENSIERO E NELLA LOTTA.

IN OGNI CASO SARETE LE BENVENUTE, DONNE IN LOTTA.

GRAZIE DI AVERCI ASCOLTATE.

ADESSO PASSIAMO ALLA CHIUSURA FORMALE.

PRENDE LA PAROLA LA COMANDANTA MIRIAM:

 

BUONASERA COMPAGNE E SORELLE.

GRAZIE COMPAGNE, GRAZIE SORELLE DEI PAESI DEL MONDO E DEL MESSICO CHE VI SIETE IMPEGNATE AD ARRIVARE FINO A QUI IN QUESTO ANGOLO DI MONDO.

COSÌ ABBIAMO CONCLUSO IL NOSTRO PRIMO INCONTRO INTERNAZIONALE POLITICO, ARTISTICO, SPORTIVO E CULTURALE DELLE DONNE CHE LOTTANO.

ALLE 20:36 ORA ZAPATISTA, DICHIARO CHIUSO IL NOSTRO PRIMO INCONTRO.

ABBIATE CURA DI VOI E FATE BUON VIAGGIO.

 

DAL CARACOL 4 TORBELLINO DE NUESTRAS PALABRAS.

MORELIA, CHIAPAS, MESSICO. 10 MARZO 2018

 

Testo originale http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2018/03/10/palabras-de-las-mujeres-zapatistas-en-la-clausura-del-primer-encuentro-internacional/

Traduzione “Maribel” – Bergamo

 

Info e video http://www.grieta.org.mx/index.php/2018/03/11/mas-de-6-mil-mujeres-de-38-paises-participaron-en-el-primer-encuentro-de-mujeres/

https://www.facebook.com/Somoselmedio/videos/1484875178278228/

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MESSICO, L’OMBRA DELLE ELEZIONI SUL CASO AYOTZINAPA. 

Il Governo del Messico vuole chiudere il caso Ayotzinapa prima delle elezioni, nonostante non siano stati fatti ulteriori passi avanti nelle indagini ufficiali. È la denuncia dei rappresentanti del Comitato Padres y Madres de Ayotzinapa durante l’udienza di fronte alla Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) avvenuta a Bogotá il 2 marzo.

 

 

MESSICO, L’OMBRA DELLE ELEZIONI SUL CASO AYOTZINAPA

di Christian Peverieri

L’udienza è stata preceduta la sera prima da una riunione tra i genitori e i funzionari dello stato, che ha lasciato insoddisfatti i genitori. «Ci avevano assicurato che secondo il loro calendario avrebbero arrestato poliziotti e militari, ma questo non è avvenuto, non c’è stato alcun avanzamento», ha dichiarato Epifanio Alvarez, genitore di uno dei 43 studenti scomparsi, che ha poi concluso il suo intervento così: «Non vogliamo finire come la nostra compagna Minerva, che se ne è andata senza conoscere cosa ne è stato di suo figlio mentre le autorità si fanno sorde e mute».

L’incontro di Bogotà fa parte di un programma di monitoraggio del Mecanismo Especial de Seguimiento (MES), il gruppo di esperti nominati dalla CIDH per seguire il caso e il cui obiettivo è valutare i progressi delle indagini nella ricerca dei 43 studenti scomparsi. Ad aprire la sessione di lavoro è stata Cristina Bautista, madre di Benjamin, che ha chiesto un minuto di silenzio per Minerva Bello, madre di uno dei ragazzi scomparsi, deceduta un mese fa a causa di un tumore, aggravato dalla sofferenza di non avere notizie del figlio Everardo da oltre tre anni. Punto fondamentale dell’incontro è la denuncia dei genitori: lo Stato ha intenzione di chiudere il caso prima delle elezioni di luglio. Prova ne è il tentativo delle istituzioni di cancellare la seconda udienza con la CIDH prevista per maggio perché troppo a ridosso dell’appuntamento elettorale. Per i genitori c’è il rischio che si voglia utilizzare il caso a scopi elettorali. Mario Gonazalez del comitato di genitori lancia l’allarme: «È importante che continui il lavoro del MES, perché è pericoloso lasciare lo Stato senza supervisione internazionale».

L’avvocato dei genitori Vidulfo Rosales ha preso la parola per ricordare che «le linee investigative sulle autorità del Guerrero, sulla Polizia Federale e sull’Esercito non hanno fatto progressi, quando risultati avrebbero dovuto esserci già nell’agosto scorso. Abbiamo fatto una proposta per recuperare il tempo perso ma le istituzioni si negano, sembrano più preoccupate di coprire il crimine che a trovare la verità». La risposta dei funzionari di Peña Nieto è stata effettivamente negativa: secondo loro le proposte fatte dai legali delle famiglie potrebbero far ritardare le indagini e inoltre, sostengono, istigano a procedere al di fuori della legge. A queste accuse ha risposto Luis Ernesto Vargas, membro del MES, il quale ha dichiarato che la proposta di calendario di attività proposta dai genitori è rispettosa della legge e può essere approvata e anzi esorta lo Stato a farlo.

Gli avvocati delle famiglie hanno poi ricordato che lo Stato messicano non ha portato a termine gli impegni presi, primo fra tutti abbandonare definitivamente la “verdad historica”, già ampiamente smontata dalle contro inchieste del GIEI, mentre resta sempre da chiarire il ruolo avuto nei fatti del 26 settembre 2014 dallo stato del Guerrero, dalla polizia federale e dalle polizie locali dei vari municipi coinvolti. Inoltre durante l’ultimo anno non ci sono stati arresti inerenti al caso ed è dal dicembre 2014 che non ci sono nuovi inquisiti; per finire non c’è nessuno sotto processo per sparizione forzata. A queste accuse i responsabili delle indagini ufficiali hanno risposto che gli avanzamenti nelle indagini ci sono stati, in particolare sull’utilizzo di alcuni dei telefoni degli studenti dopo la scomparsa, ma non hanno fatto sapere quali perché secondo loro non è possibile renderli noti in un’udienza pubblica.

L’incontro è terminato con l’esortazione della CIDH a seguire le indicazioni e le richieste delle famiglie e, ancora una volta, con la certezza che la verità e la giustizia passano attraverso la mobilitazione permanente ferma e radicale del Comitato Padres y Madres de Ayotzinapa e al sostegno irrinunciabile della solidarietà nazionale e internazionale. Questo è l’unico percorso possibile per ritrovare i 43 studenti vittime di sparizione forzata.

¡Vivos los queremos!

Articolo tratto da Globalproject http://www.globalproject.info/it/mondi/messico-lombra-delle-elezioni-sul-caso-ayotzinapa/21354

 

 

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  PROIBITO VOTARE PER UN’INDIGENA

María de Jesús Patricio non ha ottenuto la registrazione come candidata indipendente alle elezioni per la presidenza del Messico. Tuttavia, la causa a favore delle minoranze e contro la discriminazione continuerà con l’obiettivo di cambiare il paese.

Articolo di Juan Villoro, tratto e tradotto dal New York Times https://www.nytimes.com/es/2018/02/24/opinion-villoro-marichuy/

CITTÀ DEL MESSICO – Il 14 febbraio un furgone attraversava il deserto di Vizcaíno a Sud della Bassa California. Erano le 15.30 del pomeriggio, dopo pranzo, faceva un caldo terribile sull’Autostrada Federale 1 che non ha curve e intorpidisce pericolosamente. Tutto pareva cospirare a favore del rischio, ma la carovana non poteva fermarsi.

Nell’ottobre del 2017, l’indigena María de Jesús Patricio, conosciuta come Marichuy, ha iniziato la sua campagna per diventare candidata indipendente alla presidenza, sostenuta dal Consiglio Indigeno di Governo. Per quattro mesi ha visitato gli angoli più diversi del paese per ascoltare sessanta gruppi etnici che non sono rappresentati nella politica messicana. Si pensa spesso che gli indigeni rappresentino un blocco monolitico, con costumi e credenze identiche; in realtà, si tratta di un mosaico multiculturale che risponde a realtà e progetti diversi. Per ottenere la candidatura, Marichuy doveva prima realizzare qualcosa di ben più complicato: unire le comunità in obiettivi comuni.

Giovedì 14 procedeva nelle stesse condizioni precarie che l’hanno accompagnata ovunque. Se i politici viaggiano su aerei e furgoni blindati, Marichuy affrontava viaggi estenuanti e si addentrava in regioni inospitali (il 20 gennaio l’auto della stampa che l’accompagnava è stata aggredita in Michoacan da una banda appartenente alla criminalità organizzata). A cinque giorni dalla scadenza del termine per la registrazione come candidata indipendente, la portavoce faceva proselitismo in una delle regioni meno popolate del paese. Non scommetteva sul pragmatismo elettorale, ma sulla vicinanza con i più isolati.

Sotto il denso sole pomeridiano, il veicolo è uscito di strada e si è rovesciato sulla terra in cui crescono gli huizaches. Nell’incidente è morta Eloísa Vega Castro, della rete di supporto per le popolazioni indigene. Diversi membri dell’equipaggio sono rimasti feriti e Marichuy si è rotta un braccio e ha dovuto sottoporsi ad un intervento chirurgico. Sono trascorse circa dodici ore prima che i feriti arrivassero all’ospedale Juan María de Salvatierra, a La Paz.

Il 15 febbraio, la candidata indigena ha monopolizzato le prime pagine di tutti i giornali. L’impatto della morte ha ricevuto l’attenzione che non era stata prestata alle sue idee.

L’assenza è presente

La storia di María de Jesús Patricio Martínez è scritta come una serie di rotture. Nata nella regione Nahuatl di Tuxpan, Jalisco, 54 anni fa, Marichuy ha lavorato la terra fin da bambina in condizioni da sfruttamento medievale. All’età di 12 anni, ha esortato suo padre a protestare. Ricevettero più mais, ma l’anno seguente furono lasciati senza terra.

Suo padre spese i pochi soldi a disposizione nell’alcol e la madre le chiede di andare a vendere semi di zucca nella vicina Ciudad Guzmán. Con i suoi magri guadagni è riuscita a dare da mangiare ai suoi fratelli.

Marichuy era destinata a coltivare i campi e trovare marito. Suo padre le proibì di frequentare le scuole medie e il liceo; lei studiò in segreto ed è diventata un’esperta di medicina naturale. Oggi appartiene al corpo accademico dell’Università di Guadalajara. Uno dei suoi pazienti più noti è sua madre, che per tre anni è stata paralizzata dalla vita in giù. Marichuy l’ha curata con tenacia finché non è tornata a camminare.

Le sue rotture hanno avuto anche componenti culturali e di genere. È stata la prima donna a partecipare a Tuxpan alla danza de Los Sonajeros, un rituale per invocare la pioggia. In risposta alla doppia esclusione rappresentata dall’essere indigena in un paese patriarcale, Marichuy durante gli eventi pubblici parla dopo le altre donne.

Quando si è presentata al campus della UNAM uno striscione recitava: “Siamo venute per parlare dell’impossibile, perché del possibile è già stato detto troppo”.

Democrazia per ricchi

Per la prima volta il Messico avrà dei candidati indipendenti alla presidenza nelle elezioni del 1° luglio 2018. Tuttavia, questa opportunità “storica” giunge già preceduta da irregolarità. I partiti hanno creato requisiti restrittivi per garantire che possano partecipare solo i professionisti della politica. Per registrare una candidatura indipendente, sono necessarie 866 mila 593 firme e raggiungere l’1% del corpo elettorale in almeno diciassette stati. In altre parole: essere “indipendenti” è il piano B di coloro che non sono stati nominati dai propri partiti.

Il 19 febbraio Marichuy non ha ottenuto la registrazione, dopo una campagna sostenuta esclusivamente dalla solidarietà dei simpatizzanti. Quelli che l’hanno ottenuto provengono dalle solite istituzioni politiche: Jaime Rodríguez, El Bronco, del PRI; Armando Ríos Piter del PRD e Margarita Zavala del PAN. Come governatore dello stato di Nuevo León, si presume che El Bronco disponesse di soldi pubblici e Margarita Zavala contava sul sostegno del marito, l’ex presidente Felipe Calderón.

Per rendere più difficile l’accesso alla cittadinanza, l’Istituto Elettorale Nazionale ha preteso che le firme venissero raccolte attraverso un’applicazione da scaricare su telefoni cellulari di fascia media. I cellulari hanno un costo di oltre tre salari minimi, una somma irraggiungibile per gran parte della popolazione. Inoltre, in molte regioni mancano non solo la connessione, ma anche l’elettricità.

La democrazia “cellulare” che esclude i poveri permette di stabilire una regola di tre punti: 1) Marichuy si oppone alla discriminazione. 2) In risposta, riceve una risposta discriminatoria. 3) Si conferma l’importanza della sua lotta.

Per quattro mesi i volontari che raccoglievano le firme per Marichuy erano presenti in piazze, parchi, università e stazioni della metropolitana. Attori e artisti hanno realizzato video per promuovere la sua causa; i gruppi rock Panteón Rococó, Caifanes e Café Tacvba l’hanno sostenuta durante i loro concerti; fotografi e artisti plastici hanno creato poster e magliette con gli slogan “Mai più un Messico senza popoli indigeni” e “Firma per Marichuy, vota per chi vuoi”. Si è promossa l’inclusione, al di là che per ideologia o pragmatismo si sia sostenuto un altro candidato alle elezioni di luglio.

Ríos Piter, Zavala ed El Bronco hanno ingaggiato a contratto persone che raccoglievano le firme negli uffici, tra i sindacati ed agli sportelli che erogano gli stipendi. Questa strategia aziendale non è stata priva di trappole (con incorreggibile cinismo El Bronco le ha definite “marachelle”). A Margarita Zavala sono state approvate il 66,37% delle firme, a Ríos Piter il 64,83% e il 58,75% a El Bronco. Per misurare le dimensioni dell’imbroglio vale la pena ricordare lo strano caso del candidato indipendente Édgar Ulises Portillo Figueroa, per il quale sono state riconosciute valide il 2,63% delle firme. Al contrario, per Marichuy sono state approvate come valide il 93,20% delle firme, la più alta percentuale di onestà.

La portavoce indigena ha ottenuto oltre 280 mila firme, il 30% delle firme richieste per partecipare alle elezioni. La sua causa ha ottenuto un’enorme visibilità non solo tra gli indigeni, ma anche tra la generazione digitale (da gennaio a febbraio la pagina Facebook di Su Voz Es Mi Voz ha registrato 450 mila visite).

La bambina che vendeva semi

Le sfide di Marichuy sembrano insormontabili, ma le accetta con disinvoltura. Sorride alle battute e si gode gli aneddoti degli altri. Raramente prende la parola per prima. A scuola partecipava ad attività collettive, ma non le piaceva stare alla lavagna. Più che timida, è riservata. La sua leadership dipende più dall’ascolto che dalla parola. Questo rivela il modo in cui le comunità indigene stabiliscono il consenso per eleggere i rappresentanti. Se qualcuno alza la mano per lodare le proprie virtù, non appartiene al collettivo. La leadership non è un’iniziativa individuale, ma è un affidamento di altri.

Marichuy dice che non voleva avere la responsabilità che le è stata conferita, ma non poteva rifiutarla. La sua sincerità si distingue dalla demagogia dei politici che tradiscono ciò che hanno detto il giorno prima.

Quale portata possono avere le sue idee? All’epoca della rivoluzione messicana il 20% della popolazione viveva nelle città. Questa proporzione è stata invertita. Per quelli che nascono in campagna, le speranze sono lontane, negli Stati Uniti.

Il mondo rurale è diventato lo scenario che mette in discussione la sovranità: fosse comuni, piste di atterraggio clandestine, nascondigli per il traffico di droga. Chi sono i padroni di questa parte vuota del paese? Le bande criminali e le multinazionali che si impossessano delle risorse naturali.

Difendere la terra di cui sono state private le comunità originarie significa difendere la biodiversità e la sovranità stessa. Per questo Marichuy sottolinea che in un paese assediato dalla morte, la sua lotta è per la vita.

Il 14 febbraio un furgone si è perso nella solitudine di Vizcaíno. Al di là delle scadenze imposte dai partiti politici che confondono la democrazia con il consumo, la carovana indigena continuerà il suo cammino per cambiare il paese a partire da un attivismo che comprende che per le minoranze la lotta quotidiana e la pressione sulle istituzioni sono più efficaci della competizione elettorale.

In uno scenario in cui ai vivi mancano le opportunità, spesso si ripongono speranze esagerate in coloro che possono intervenire dall’aldilà. “Uscite, uscite, uscite, anime in pena”, scriveva Juan Rulfo.

Quelli che non ci sono, hanno il loro modo di tornare.

 

Juan Villoro (@ JuanVilloro56) è scrittore e giornalista. Il suo libro più recente è “L’utilità del desiderio”.

Traduzione a cura di 20ZLN – https://20zln.noblogs.org/proibito-votare-per-unindigena/

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I promotori del voto utile possono stare tranquilli. María de Jesús Patricio non sottrarrà voti a nessuno nella corsa presidenziale. La voce dei popoli indigeni non ci sarà sulla scheda elettorale. L’unica aspirante alla Presidenza che negli ultimi mesi ha parlato chiaramente della depredazione, lo sfruttamento, l’oppressione e la discriminazione che subisce il Messico del basso non sarà candidata. La campagna di Marichuy è diventata la prova evidente che una vera transizione democratica continua ad essere la questione in sospeso centrale dell’agenda politica nazionale. 

Marichuy e l’esclusione politica 

Luis Hernández Navarro 

I promotori del voto utile possono stare tranquilli. María de Jesús Patricio non sottrarrà voti a nessuno nella corsa presidenziale. La voce dei popoli indigeni non ci sarà sulla scheda elettorale. L’unica aspirante alla Presidenza che negli ultimi mesi ha parlato chiaramente della depredazione, lo sfruttamento, l’oppressione e la discriminazione che subisce il Messico del basso non sarà candidata.

Marichuy aveva bisogno di 866 mila 593 firme per essere ammessa alla contesa elettorale. Anche se ancora manca la verifica finale, ha raccolto 281 mila 952 firme. (…).

Il livello di affidabilità delle firme consegnate dalla portavoce del Consiglio Indigeno di Governo (CIG) è del 94,48%. Il più alto tra tutti gli aspiranti alla candidatura indipendente. Gli altri hanno compiuto vere magie. La percentuale di firme convalidata di Jaime Rodríguez, El Bronco, è stata solo del 59,46%; quello di Armando Ríos Piter, 65,66%, e quello di Margarita Zavala, 67,59%. L’aspirante Édgar Portillo ha presentato solo il 2,63% di firme vere.

Le adesioni di Marichuy sono state raccolte da un esercito di volontari che non hanno ricevuto alcun compenso e senza risorse economiche per comperare gli apparecchi telefonici necessari per scannerizzare e trasmettere le sigle all’Istituto Nazionale Elettorale (INE). Mentre il resto degli aspiranti ha commissionato ad agenzie specializzate o a personale stipendiato la raccolta delle firme, la squadra di Marichuy, molti giovani studenti, ha cooperato al compito senza nessun compenso e senza altra spinta che quella di contribuire ad una giusta causa. In un paese in cui i voti si comprano e l’anagrafe elettorale si vende, il gruppo di appoggio del CIG ha dato una lezione di dignità e autentico senso civico.

Praticamente in tutto il mondo, partecipare alle elezioni richiede grandi somme di denaro. Anni fa, il film statunitense intitolato Chi più spende… più guadagna! mostrava come le campagne elettorali sono una bestia insaziabile che divora fortune. Nel film, Montgomery Brewster, un giocatore di baseball in disgrazia, avrebbe ricevuto un’eredità di 300 milioni di dollari a condizione che fosse stato in grado di spenderne 30 milioni in un mese senza comprare niente. Per superare la sfida non trovò modo migliore che candidarsi come sindaco di New York.

Como sucede in Chi più spende… più guadagna!, nelle campagne elettorali in Messico circolano fiumi di denaro. Partiti e candidati spendono enormi fortune per vincere o per impedire che i loro avversari vincano. Molte di queste risorse non sono lecite, ma si usano. Controcorrente a questo comportamento, in questi mesi Marichuy si è spostata praticamente per tutto il paese con pochissimi soldi. Ha rifiutato l’aiuto ufficiale e si è affidata essenzialmente al lavoro spontaneo e gratuito dei suoi simpatizzanti. Le comunità che ha visitato negli angoli più reconditi del paese sono state i suoi anfitrioni. Si è così dimostrato che è possibile fare un’altra politica che non giri intorno ai soldi.

Ancora prima dell’avvio della sua campagna, María de Jesús Patricio è stata vittima del razzismo e della più bassa misoginia. La sua doppia condizione di donna e indigena ha tirato fuori il peggio della società e della politica messicane. Molte coscienze belle liberali, tanto pronte a saltare sul pulpito alla prima occasione per criticare personaggi della nostra vita politica, sono stati in silenzio di fronte alle aggressioni.

Gli esempi delle assurdità circolate in rete sono numerosi. L’account @nopalmuino ha scritto: “Quella di #Marichuy è una pagliacciata, votare per lei solo perché indigena e donna… bisogna proprio essere stupidi”. Un altro che si firma Avvocato del diavolo, ha detto: “sì voterei per #Marichuy. Si vede che è esperta di pulizie in Messico”. Un altro che si fa chiamare Gonz and Roses tha twittato: “Quella #Marichuy somiglia a quella che pulisce casa mia”. L’enigmatico 0111001Or ha sparato: “Chi è #Marichuy e perché non sta facendo pozole?”.

Tuttavia, queste non sono state le uniche espressioni contro di lei dalla politica più becera. Dalle file di una certa sinistra, alcuni personaggi l’hanno presentata non per quello che è, una donna indigena brillante e intelligente con una lunga esperienza politica, che difende una causa ignorata nella campagna elettorale, quella dei popoli indigeni e l’anticapitalismo, ma come un burattino dello zapatismo per sottrarre voti a chissà chi e perfino come uno strumento del governo o di Carlos Salinas de Gortari.

La campagna di María de Jesús Patricio ha riscosso grande successo evidenziando l’esistenza di quei rabbiosi razzisti, misogini ed escludenti nella società e nella politica messicane. In realtà, tutta questa spazzatura emersa dalla campagna elettorale mostra una delle ragioni per cui è stata necessaria questa incursione.

Le difficoltà che Marichuy ed il CIG hanno affrontato per essere presenti sulla scheda elettorale dimostrano che, benché formalmente esistano per legge le candidature civiche, ciò che prevale è un regime partitocratico in cui le carte sono a favore del monopolio della rappresentanza politica dei partiti. Possono inserirsi nella politica come candidati indipendenti, principalmente e quasi esclusivamente, i politici tradizionali.

Questo regime partitocratico, elitario ed escludente, nato dal Pacto de Barcelona del 1996 tra PRI, PAN e PRD, lascia senza rappresentanza politica un’enorme settore del paese. Lungi dal mettere in discussione la partitocrazia, la logica dei comizi del 2018 la rafforza. Basta guardare le liste dei candidati a deputati e senatori delle diverse coalizioni e le loro proposte in futuri ministeri di governo, per vedere che, essenzialmente, benché competano per sigle differenti, molti sono gli stessi di sempre. La campagna di Marichuy è diventata la prova evidente che una vera transizione democratica continua ad essere la questione in sospeso centrale dell’agenda politica nazionale. http://www.jornada.unam.mx/2018/02/27/opinion/019a2pol

Twitter: @lhan55

Traduzione “Maribel” – Bergamo

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