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Archive for marzo 2013

Date ed altre informazioni sulla scuola zapatista 

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

Marzo 2013

Compagne e compagni, sorelle e fratelli, della Sexta:

Su visite, carovane e progetti.

Sapete che stiamo preparando i corsi nelle diverse scuole e ci stiamo concentrando su questo affinché riescano bene e preparino buone e buoni studenti.

E noi, insieme alle autorità, pensiamo che ci sono situazione che non possiamo sostenere per non distrarci, come per esempio: rilasciare interviste, scambiare esperienze o accogliere carovane o brigate di lavoro, o discutere l’idea di un progetto. Dunque, non sprecate un viaggio a vuoto, perché né la Giunta di Buon Governo, né le autorità autonome, né le commissioni incaricate dei progetti vi potranno assistere.

Se qualcuno, gruppo o collettivo, pensa di venire con una carovana di aiuti per le comunità, chiediamo il favore di aspettare che arrivi il momento opportuno per questo, o se avesse già organizzato il viaggio, allora per favore di rivolgersi al CIDECI, dal Dottor Raymundo, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico.

Non diciamo che questo sarà per sempre, ma per adesso NO, perché vogliamo concentrarci sulla scuola. Vogliamo avvisarvi per evitare malintesi sul perché non potremo assistervi per le situazioni sopra descritte.

Vogliamo dirvelo perché non programmiate il vostro viaggio con lo scopo di incontrare le nostre autorità, perché non potremo soddisfarvi per la semplice ragione che tutti i nostri sforzi sono ora per la nostra scuola, per voi, per il Messico e il mondo.

Dunque, nelle Giunte di Buon Governo dei 5 Caracoles non potremo assistervi. Ma i Caracoles si potranno sempre visitare.

E così per i progetti in corso nelle 5 giunte ci sono cose che non potremo fare, e potremo occuparci solo di quello che sarà alla nostra portata e che non implichi incontri o spostamenti della nostra gente. In caso contrario, ci sarà un’altra occasione.

Vogliamo che capiate che per noi non è il momento di carovane, progetti, interviste o scambio di esperienze e cose così. Per noi zapatiste e zapatisti è il momento di prepararci per la scuola. Non abbiamo tempo per altre cose, a meno che il malgoverno non voglia combinarci un casino e allora le cose cambiano.

Compagne e compagni, sorelle e fratelli, siamo sicuri di avere tutta la vostra comprensione.

Sulla scuola.

Di seguito le prime informazioni sulla scuola, affinché cominci a prepararsi chi vorrà frequentare i corsi.

1. – Alla festa dei Caracoles sono invitati tutte e tutti coloro che si sentono invitati. La festa è nei 5 Caracoles così potrete andare dove più vi piace. L’arrivo è l’8 agosto, la festa sarà nei giorni 9 e 10; l’11 la partenza. Attenzione: La festa per i 10 anni dei Caracoles non ha niente a che vedere con la scuola. Non confondetevi.

2. – Con questa festa le basi di appoggio zapatiste celebrano il decimo compleanno delle Giunte di Buon Governo, ma non solo.

3. – In quei giorni inizierà la nostra piccola scuola, molto altra, dove le/i nostr@ cap@, cioè, le basi di appoggio zapatiste, terranno le lezioni su qual’è stato il loro pensiero e la loro azione nella libertà secondo lo zapatismo, i loro successi, i loro errori, i loro problemi, le loro soluzioni, i progressi, quanto ancora in sospeso e quanto ancora da fare, perché c’è sempre qualcosa che manca fare.

4.- Il primo corso (ne faremo molti, secondo il numero dei partecipanti) di primo livello è di 7 giorni, compreso arrivo e partenza. Arrivo 11 agosto, le lezioni iniziano il 12 agosto 2013 e finiscono il 16 agosto 2013. Partenza il 17 agosto. Chiunque, una volta completato il corso, voglia restare più tempo, potrà visitare gli altri Caracoles. Il corso è lo stesso in tutti i Caracoles ma potete andare a conoscere caracoles diversi da quello dove avete frequentato il corso, ma per conto vostro.

5. – Ora vi spieghiamo come funziona l’iscrizione alla scuola della libertà secondo le zapatiste e gli zapatisti, ma vi diciamo già che è laica e gratuita. La preiscrizione avverrà tramite le Squadre di Appoggio della Commissione Sexta, nazionale e internazionale, dalla pagina web di Enlace Zapatista e via posta elettronica. L’iscrizione degli studenti avverrà presso il CIDECI, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas. Gli inviti saranno inviati, secondo le nostre possibilità, a partire dal 18 marzo 2013.

6.- A scuola non potrà entrare chiunque, ma solo chi riceverà direttamente il nostro invito. Ai compagni che riceveranno l’invito forniremo assistenza, il vitto, un posto per dormire pulito e comodo e metteremo a disposizione il proprio guardiano o guardiana, cioè un proprio “Votán”, che si preoccupi che stiano bene e che non soffrano troppo a scuola, solo un po’, ma sempre solo un pochino.

7.- Le alunne e gli alunni dovranno studiare molto. Il primo livello comprende 4 temi: Governo Autonomo I, Governo Autonomo II, Partecipazione delle Donne nel Governo Autonomo, e Resistenza. Ogni tema ha il proprio libro di testo. I libri di testo hanno tra le 60 e 80 pagine ognuno e quello che vi ha già illustrato il SupMarcos è solo una piccola parte di ogni libro (3 o 4 pagine). Abbiamo calcolato che la realizzazione di ogni libro di testo ha un costo di 20 pesos.

8.- Il corso di primo livello dura 7 giorni e secondo il tempo a disposizione del compa e della compa, perché sappiamo che ha anche il suo lavoro, la famiglia, la lotta, i suoi impegni, cioè che ha un suo calendario e geografia.

9.- Il primo corso è solo di primo grado, ne mancano molti altri, cioè la scuola non finisce subito, ma ha una sua durata. Chi supera il primo livello potrà passare al secondo livello.

10.- Il costo: il viaggio per arrivare al CIDECI, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, e per tornare a casa propria, è a carico del e della compa. Dal CIDECI si parte per la scuola assegnata e al termine del corso si torna al CIDECI, e da lì si va dove si vuole. Una volta a scuola, nel villaggio, non preoccupatevi perché alla vostra tavola non mancherà il vostro piatto di fagioli, tortillas e verdura. Cioè, le spese per ogni studente sono coperte dagli zapatisti. Ogni studente o studentessa vivrà con una famiglia indigena zapatista. Per tutta la frequenza ai corsi, quella sarà la famiglia dell’alunna o alunno. Con quella famiglia mangerà, lavorerà, riposerà, canterà, ballerà e sarà accompagnato nella scuola assegnata, cioè al centro di educazione. Ed il “Votán”, ovvero il guardiano o guardiana, l’accompagnerà sempre. Cioè, ci occuperemo di ogni studente o studentessa. E nel caso si ammalasse, lo cureremo o, in casi gravi, lo porteremo in ospedale. Ma su quello che gli resterà o meno in testa non possiamo fare niente, perché riguarda il compagno o compagna quello che farà di ciò che vedrà, ascolterà e imparerà. Cioè, si insegnerà la teoria e la pratica ognuno se la vedrà nei luoghi dai quali arriva.

11.- Per coprire i costi dei corsi, ci penseremo noi. Magari organizzeremo un festival musicale, o una mostra di pittura o artigianato, non preoccupatevi, troveremo il modo e, inoltre, c’è sempre gente buona che appoggia le cose buone. Per chi volesse lasciare una donazione per la scuola, metteremo una cassetta presso l’ufficio delle iscrizioni al CIDECI, dai compas dell’Università della Terra, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas. Chi vorrà, potrà mettere lì il suo contributo senza che nessuno sappia chi e quanto ha donato, così nessuno si sentirà triste se ha donato meno di un altro. Non sarà permesso lasciare soldi o regali nelle scuole, nei caracoles o alle famiglie in cui si alloggerà. Questo per non creare disparità tra chi potrebbe riceverli e chi no. Tutto quello che si vorrà donare dovrà essere lasciato al CIDECI, ai compagni dell’Università della Terra, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico. Lì si raccoglierà tutto e, se ci sarà qualcosa, sarà suddiviso in parti uguali tra tutt@. Se no, non importa, quello che importa siete voi.

12.- Ci saranno altri modi di frequentare i corsi della scuola zapatista. Chiediamo l’aiuto dei compagni dei media liberi, libertari, autonomi e di chi ne sa di videoconferenze. Perché sappiamo che molti non potranno venire per i propri motivi di lavoro o personali o di famiglia. Ed anche che ci sono persone che non capiscono lo spagnolo ma hanno voglia di imparare com’è che le zapatiste e gli zapatisti hanno fatto quello che hanno fatto e come hanno disfatto quello che hanno disfatto. Quindi ci sarà un corso speciale che sarà ripreso in video da trasmettere dove ci sia un gruppo di alunn@ volenteros@ e pronti con il loro libro di testo a seguire il corso, e via internet potranno fare le loro domande sulla lezione che stanno facendo le maestre e i maestri, le basi di appoggio zapatiste.

Per decidere questo, inviteremo ad una riunione particolare alcuni media alternativi per metterci d’accordo su come fare per le videoconferenze e le foto e i video dei posti in cui si svolgono i corsi, affinché tutt@ possano vedere se è vero o no quello che stanno insegnando le professoresse ed i professori.

Ed un altro modo è che faremo copia dei corsi in dvd affinché chi non può andare da nessuna parte e può studiare solo a casa sua, lo possa fare e così imparare.

13.- Per poter frequentare la scuola zapatista, si dovrà sostenere un corso di preparazione dove verrà spiegato com’è la vita nelle comunità zapatiste e le loro regole interne. Affinché non si incorra in reati. E quello che si deve portare. Per esempio, non si devono portare quelle “tende da campeggio” che, oltre a tutto, non servono a niente; perché sarete sistemati presso le famiglie indigene zapatiste.

14.- Una volta per tutte diciamo che è PROIBITO produrre, commerciare, scambiare e consumare qualunque tipo di droga e alcool. E’ proibito anche detenere ed usare qualunque tipo di arma, sia da fuoco o “bianca”. Chi chiederà di entrare nell’EZLN o qualunque cosa militare, sarà espulso. Non si sta reclutando né promuovendo la lotta armata, bensì l’organizzazione e l’autonomia per la libertà. E’ anche proibita la propaganda di qualunque tipo, politica e religiosa.

15.- Non c’è limite di età per frequentare la scuola; ma se siete minorenni, dovete essere accompagnati da un adulto che sarà responsabile del minore.

16.- All’atto dell’iscrizione, dopo essere stati invitat@, vi chiediamo di specificare se siete altr@, maschi o femmine per potervi sistemare adeguatamente, perché ogni individu@ sarà rispettat@ e assistit@. Qui non ci sono discriminazioni di genere, preferenza sessuale, razza, credo, nazionalità. Qualunque atto di discriminazione sarà punito con l’espulsione.

17.- Se qualcuno ha qualche malattia cronica, abbia cura di portare tutti i suoi medicinali e di comunicarlo al momento dell’iscrizione affinché possiamo assisterlo al meglio.

18.- Al momento dell’iscrizione, dopo essere stati invitat@, vi chiediamo di specificare la vostra età fisica e le vostre condizioni di salute per sistemarvi adeguatamente in una delle scuole dove non dobbiate soffrire più di quanto già non patirete.

19.- Se siete invitat@ e non potete partecipare nella prima data, non temete. Comunicateci solo quando potete e noi organizzeremo il corso quando potrete esserci. Se qualcuno non può concludere il corso o non può arrivare anche se già iscritto, non c’è problema, può completarlo successivamente. Anche se è bene ricordare che può assistere alle videoconferenze o ai corsi che si terranno fuori dal territorio zapatista.

20.- In altri scritti spiegherò altri dettagli e chiarirò i dubbi che potranno sorgere. Ma queste sono le cose basilari.

Per ora è tutto.

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Insurgente Moisés
Rettore della Escuelita Zapatista
Messico, Marzo 2013

P.S. – Ho incaricato il SupMarcos di inserire in questo testo qualche video a tema.

Francisco Gabilondo Soler, Cri Cri, con una canzone ormai diventata un classico: “Caminito de la escuela”. http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=djk3hrPKAV4

Las Ardillitas de Lalo Guerrero con “Vamos a la escuela” e le scuse di Pánfilo per non andaré a scuola. http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=DxFHF3SMvCA

Le lagne della scuola a ritmo di ska, con la Tremenda Korte e questa canzone “Por Nefasto”. http://www.youtube.com/watch?v=pGN6bL8AWg0&feature=player_embedded

 http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2013/03/17/fechas-y-otras-cosas-para-la-escuelita-zapatista/

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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LORO E NOI

VII. – Le/i più piccol@ 7 e ultimo.

7. – Dubbi, ombre ed il riassunto in una parola.

Marzo 2013

I Dubbi.

  Se dopo avere letto i frammenti della parola delle compagne e dei compagni dell’EZLN sostenete ancora che gli indigeni zapatisti sono manipolati dalla mente perversa del supmarcos (ed ora anche del subcomandante insurgente Moisés) e che dal 1994 non è cambiato niente nel territorio zapatista, allora siete irrecuperabili.

Non vi diciamo di spegnere la televisione, o di smettere di credere che l’intellettualità di solito si distribuisce tra i suoi parrocchiani, perché restereste con la mente vuota. Continuate a credere che la recente legge sulle telecomunicazioni democratizzerà l’informazione, che eleverà la qualità della programmazione e che migliorerà il servizio di telefonia mobile.

Ma, se la pensate così, non sareste arrivati fino a questa parte della saga “Loro e Noi”, quindi, è una supposizione, diciamo che siete una persona con coefficiente intellettuale medio e cultura progressista. Con queste caratteristiche è molto probabile che pratichiate il dubbio metodico riguardo a tutto, cosicché sarebbe logico supporre che dubitiate di quello che avete qui letto. E dubitare non è qualcosa da condannare, è uno degli esercizi intellettuali più sani (e più dimenticati) dell’umanità. E di più quando si tratta di un movimento come quello zapatista o neo-zapatista, sul quale si sono dette tante cose (la maggior parte senza nemmeno essersi avvicinati a quello che siamo).

Mettiamo da parte un fatto, accertato perfino dai grandi mezzi di comunicazione: decine di migliaia di indigeni zapatisti che prendono, in forma simultanea, 5 città dello stato sudorientale messicano del Chiapas.

Dunque, già avanzando dubbi, se non è cambiato niente nelle comunità indigene zapatiste, perché continuano a crescere? Non avevano detto tutti che era qualcosa del passato, che gli errori dell’ezetaelene (ok, ok, ok, di marcos) erano costati la sua esistenza (“mediatica”, ma questo non l’hanno detto)? La dirigenza zapatista non era allo sbando? L’EZLN non era sparito e di lui rimaneva solo l’ostinata memoria di chi, fuori dal Chiapas, sente e sa che la lotta non è qualcosa soggetta ai viavai della moda?

Ok, rimediamo a questo fatto (l’ezetaelene è cresciuto in maniera esponenziale nei tempi in cui non era di moda), ed abbandoniamo il tentativo di instillare questi dubbi (che serviranno solo perché i vostri commenti sulla stampa nazionale siano pubblicati o siate bannati “per sempre”).

Riprendiamo il dubbio metodico:

E se le parole apparse in queste pagine come quelle di uomini e donne indigeni zapatisti, in realtà fossero paternità di Marcos?

Cioè, e se fosse stato Marcos a simulare che erano altr@ quell@ che parlavano e sentivano quelle parole?

E se le scuole autonome in realtà non esistessero?

E se gli ospedali, le cliniche, i rendiconti, le donne indigene con incarichi di responsabilità, le terre coltivate, la forza aerea zapatista, e…?

Sul serio: e se niente di quello che dicono quelle indigene, quegli indigeni esistesse realmente?

In sintesi, e se tutto non fosse nient’altro che una monumentale bugia di marcos (e Moisés, già che ci siamo) per consolare con chimere quell@ di sinistra (sporch@, brutt@, cattiv@, irriverenti, non dimenticate) che non mancano mai e che sono sempre pochi, pochissimi, una disprezzabile minoranza? E se il supmarcos si fosse inventato tutto questo?

Non sarebbe bene confrontare questi dubbi ed il vostro sano scetticismo con la realtà?

E se fosse possibile che voi vedeste direttamente queste scuole, queste cliniche ed ospedali, questi progetti, queste donne e questi uomini?

E se voi poteste ascoltare direttamente quegli uomini e quelle donne, messicani, indigeni, zapatisti mentre si sforzano di parlarvi in spagnolo per spiegarvi, raccontarvi la loro storia, non per convincervi o per reclutarvi, ma solo affinché possiate capire che il mondo è grande e che al suo interno ci sono molti mondi?

E se voi poteste concentrarvi solo a guardare ed ascoltare, senza parlare, senza pensare?

Accettereste questa sfida o continuereste a rifugiarvi nello scetticismo, quel solido e magnifico castello di ragioni per non fare niente?

Vorreste essere invitato ed accettereste l’invito?

Frequentereste delle lezioni nelle quali le e gli insegnanti sono indigeni la cui lingua madre è classificata come “dialetto”?

Avreste voglia di studiarla a scopo antropologico, psicologico, del diritto, esoterico, storiografico, per realizzare un reportage, fare loro un’intervista, dire loro la vostra opinione, dare loro consigli, ordini?

Li guardereste, cioè, li ascoltereste?

 -*-

Le ombre.

A lato di questa luce che ora brilla, non si nota la forma irregolare delle ombre che l’hanno resa possibile. Perché un altro dei paradossi dello zapatismo è che non è la luce che produce le ombre, bensì è da queste che la luce nasce.

Donne e uomini di angoli lontani e vicini di tutto il pianeta hanno reso possibile non solo quello che si vede, ma con i loro sguardi hanno arricchito il cammino di questi uomini e donne, indigeni e zapatisti, che ora innalzano di nuovo la bandiera di una vita degna.

Individui, gruppi, collettivi, organizzazioni di ogni tipo, e a livelli diversi, hanno contribuito alla realizzazione di questo piccolo passo delle/dei più piccoli.

Dai 5 continenti sono arrivati gli sguardi che, dal basso e a sinistra, hanno offerto rispetto ed aiuto. E con queste due cose, non solo si sono fatte scuole ed ospedali, si è anche sollevato il cuore indigeno zapatista che, così, si è affacciato a tutti gli angoli del mondo attraverso queste finestre sorelle.

Se c’è un luogo cosmopolita in terre messicane, forse è la terra zapatista.

Di fronte a tale appoggio, è corrisposto uno sforzo di uguale grandezza.

Credo, crediamo, che tutta quella gente del Messico e del mondo può e deve condividere come propria questa piccola gioia che oggi cammina con viso indigeno nelle montagne del sudest messicano.

Sappiamo, so, che non l’aspettate, né lo chiedete, ma vi mandiamo un grande abbraccio, che è il modo in cui gli zapatisti, le zapatiste, si ringraziano tra compagn@ (ed in particolare abbracciamo chi ha saputo essere nessuno). Forse senza volerlo, voi siete stati e siete, per tutte e tutti noi, la migliore scuola. Inutile dire che non smetteremo di sforzarci di fare in modo che, senza badare al vostro calendario e alla vostra geografia, rispondiate sempre affermativamente alla domanda se ne vale la pena.

A tutte (mi dispiace dal profondo della mia essenza maschilista, ma le donne sono la maggioranza quantitativa e qualitativa), a tutti: grazie.

(…)

Ma, ci sono ombre e ombre.

E le più anonime e impercettibili sono alcune donne e uomini di bassa statura e di pelle del colore della terra. Hanno lasciato tutto quello che avevano, anche se poco, e sono diventati guerriere e guerrieri. In silenzio e nell’oscurità hanno contribuito e contribuiscono, come nessun’altro, a che tutto questo sia possibile.

Sto parlando delle insurgentas e degli insurgentes, i miei compagni.

Vanno e vengono, vivono, lottano e muoiono in silenzio, senza far rumore, senza che nessuno, se non noi stessi, ne tenga il conto. Non hanno volto né vita propria. I loro nomi, le loro storie, vengono forse alla memoria di qualcuno quando si sono sfogliati molti calendari. Allora, forse intorno a un fuoco, mentre il caffè bolle in una vecchia teiera di peltro e si accende il fuoco della parola, qualcuno o qualcosa saluta la loro memoria.

E non importerà, perché quello di cui si trattava, di cui si tratta, di cui si è trattato sempre, è contribuire a costruire le parole con le quali normalmente iniziano i racconti, gli aneddoti e le storie, reali e fittizie, delle zapatiste e degli zapatisti. Proprio com’è cominciato quello che ora è una realtà, cioè con un:

“Ci sarà una volta…”

Salve, e che non manchino mai né l’ascolto né lo sguardo.

(non continua più)

A nome delle donne, degli uomini, dei bambini, degli anziani, delle insurgentas e degli insurgentes del

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Dalle montagne del Sudest Messicano

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, Marzo 2013 

P.S. CHE ANTICIPA. – Continueranno ad uscire gli scritti, non gioite in anticipo. Principalmente saranno del compagno Subcomandante Insurgente Moisés, e riguarderanno la scuola: date, luoghi, inviti, iscrizioni, documenti, regolamenti, livelli, divise, materiale scolastico, voti, consulenze, dove ritirare gli esami superati, etc. Ma se volete sapere quanti livelli sono ed in quanto tempo si arriva al diploma, vi diciamo: noi ci stiamo da 500 anni e non abbiamo ancora smesso di imparare.

P.S. UN CONSIGLIO PER FREQUENTARE LA SCUOLA – Eduardo Galeano, un saggio nella difficile arte di guardare ed ascoltare, ha scritto nel suo libro “I Figli dei Giorni“, nel calendario di marzo:

“Carlos e Gudrun Lenkersdorf erano nati e vissuti in Germania. Nell’anno 1973, questi illustri professori arrivarono in Messico. Ed entrarono nel mondo maya, in una comunità tojolabal, e si presentarono dicendo:

  – Veniamo ad imparare.

  Gli indigeni tacquero.

  Poi, qualcuno spiegò il silenzio:

  – È la prima volta che qualcuno ci dice questo.

  Per anni, Gudrun e Carlos restarono lì ad imparare.

  Dalla lingua maya impararono che non c’è gerarchia che separi il soggetto dall’oggetto, perché io bevo l’acqua che mi beve e sono guardato da tutto quello che guardo, ed impararono a salutare così:

  – Io sono un altro tu.

  – Tu sei un altro io.”

Ascoltate Don Galeano. Perché è sapendo guardare ed ascoltare, che si impara.

P.S. CHE SPIEGA QUALCOSA SU CALENDARI E GEOGRAFIE. – I nostri morti dicono che bisogna saper guardare ed ascoltare tutto, ma che al sud ci sarà sempre una ricchezza speciale. Come si sarà accorto chi ha guardato i video (ne sono rimasti ancora molti, magari in un’altra occasione) che accompagnavano gli scritti di questa serie di “Loro e Noi”, abbiamo cercato di far passare diversi calendari e geografie, ma c’è stata una prevalenza per il nostro rispettato sud latinoamericano. Non solo per l’Argentina e l’Uruguay, terre sagge in ribellione, anche perché, secondo noi, nel popolo Mapuche non c’è solo dolore e rabbia, ma anche interezza nella lotta ed una profonda saggezza per chi sa guardare ed ascoltare. Se c’è un luogo al mondo dove bisogna tendere ponti, è il territorio Mapuche. Per quel popolo, e per tutt@ le/i desaparecid@s e prigionier@ di questo sofferente continente, la memoria è viva. Non so dall’altro lato di queste lettere, ma da questo lato sì: né perdono, né oblio! 

P.S. SINTETICA. – Sì, lo sappiamo, questa sfida non è stata né sarà facile. Si profilano pesanti minacce, colpi di ogni tipo e da tutte le parti. Così è stato e sarà il nostro cammino. Cose terribili e meravigliose compongono la nostra storia. E così sarà. Ma se ci domandano come possiamo riassumere tutto in una parola: i dolori, le scoperte, le morti che ci fanno male, i sacrifici, il continuo andare contro corrente, le solitudini, le assenze, le persecuzioni e, soprattutto, questo testardo ricordare chi ci ha preceduto ed ora non c’è più, è qualcosa che unisce tutti i colori che sono in basso e a sinistra, senza badare al calendario o alla geografia. E, più che una parola, è un grido: 

Libertà… Libertà!… LIBERTÁ! 

Bene.

Il sup che ripone il computer e cammina, cammina sempre.

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Guarda e ascolta i video che accompagnano questo testo:

Un poema di Mario Benedetti (che risponde alla domanda perché, nonostante tutto, cantiamo), con la musica di Alberto Favero. Qui nell’interpretazione di Silvana Garre, Juan Carlos Baglietto, Nito Mestre. ¡Ni perdón ni olvido! http://www.youtube.com/watch?v=g6TVm-MuhL8&feature=player_embedded

Camila Moreno interpreta “De la tierra”, dedicata all’attivista Mapuche, Jaime Mendoza Collio, assassinato alla schiena dai carabineros. http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=SSVgl8QE8L0

Mercedes Sosa, la nostra, di tutt@, di sempre, che canta, di Rafael Amor, “Corazón Libre”. Il messaggio è terribile e meraviglioso, mai arrendersi. http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=gwlii20ZZd8

Link allo scritto originale: LINK

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Un premio per “rompere il silenzio” su Dení Prieto

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Nella foto Gloria Muñoz Ramírez e Beatriz Zalce

Città del Messico. 13 marzo 2013. Il nome dell’exguerrillera Dení Prieto Stock è risuonato oggi al Premio Nazionale di Giornalismo conferito a Beatriz Zalce, giornalista di Desinformémonos, per la sua intervista “Dení Prieto, un seme dell’EZLN“, pubblicata il 13 maggio 2012 nella sezione culturale di questa rivista elettronica. Il riconoscimento a questa storia significa “rompere quel silenzio imposto”, dice Zalce, oltre “all’impegno, alla presa di coscienza di ciò che può e si deve fare”.

Il lavoro che mostra una profonda conoscenza ed empatia con la storia di María Luisa – il nome in clandestinità di Dení, integrante delle Forze di Liberazione Nazionale – parte da un’intervista collettiva ad Ayari Prieto, sorella di Dení; e a Luisa Riley, regista del documentario “Fiore in Otomí“, sulla vita della giovane donna rivoluzionaria.

Il Club dei Giornalisti da 62 anni consegna un riconoscimento al lavoro giornalistico più rilevante, avallato dalla propria categoria e non dal potere. Si tratta di un premio indipendente e autonomo che non consiste in gratificazioni economiche, bensì in un diploma per il lavoro compiuto. 

Nell’intervista premiata, Ayari Prieto ricrea passaggi della vita con sua sorella; mentre la cineasta Luisa Riley parla del significato del suo documentario – una testimonianza dopo un silenzio durato 38 anni -, ed entrambe esplorano l’impegno politico e vitale della giovane assassinata dall’esercito messicano il 14 febbraio 1974. 

Per Zalce, docente alla Facoltà di Studi Superiore Acatlán, “il premio è evidentemente a Desinformémonos che è la prova provata che i sogni diventano realtà a patto che si uniscano molte forze, molti cuori e l’impegno”. Il premio è stato consegnato il 13 marzo 2013 nella sede del Club dei Giornalisti, nel centro di Città del Messico.

Beatriz Zalce insiste nell’affermare che “il premio è per Desinformémonos e forse io non sono altro che un canale”. Riguardo a questa rivista elettronica, Zalce aggiunge che anche qui “molta gente chiede, come si chiama? Perché questo nome? E’ già una rivista abbastanza letta e – come ha detto Hermann Bellinghausen, è un miracolo che ha più collaboratori, corrispondenti ed inviati che la Reuters -, è straordinario che così giovane e così grande, riceva questo premio.” 

“Bisogna continuare a rompere il silenzio perché proprio in questi momenti stanno accadendo cose che dobbiamo scrivere e pubblicare su Desinformémonos”, conclude Beatriz.

 http://desinformemonos.org/2013/03/un-premio-por-romper-el-silencio-sobre-deni-prieto/

Video della premiazione http://www.youtube.com/watch?v=0sihhzBZgsA

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La Jornada – Martedì 12 marzo 2013

La Corte Suprema potrebbe porre fine al conflitto di 30 anni per l’ejido Tila

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 11 marzo. Nel caso di una sentenza favorevole della Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) alla richiesta di restituzione delle terre nell’ejido di Tila, nella zona nord, sarebbe restituito ai choles il controllo sulla totalità del territorio che secondo i documenti ufficiali iniziali compete loro, sostiene il Servizio Internazionale per la Pace (Sipaz) in una relazione sull’argomento.

Si chiuderebbe così una lunga disputa tra ejidatarios ed autorità municipali e statali, si aggiunge nel documento. Esistono molti elementi giuridici a suo favore. La riforma della Costituzione in materia di diritti umani nel 2011, ha armonizzato la Legge Suprema con i trattati internazionali firmati dal Messico. La SCJN ha ora nelle sue mani l’opportunità di far valere questa riforma.

Sipaz segnala che esiste la possibilità che il Potere Legislativo federale decida di approvare la proposta di riforma inviata a novembre scorso dall’allora presidente Felipe Calderón che si propone di abbreviare i procedimenti per la privatizzazione delle terre di proprietà collettiva, cosa che potrebbe acuire la già difficile situazione dei contadini e dare avvio alla disintegrazione sociale del settore e significherebbe una retrocessione storica delle conquiste della Rivoluzione Messicana.

Di fronte al pericolo di accelerare la privatizzazione della proprietà collettiva, una sentenza favorevole della SCJN darebbe un segnale di protezione di un settore vulnerabile e riconoscerebbe i diritti collettivi dei popoli. Per il resto, sarebbe una sentenza nel senso degli Accordi di San Andrés, riconosciuti recentemente da una parte della classe politica come un debito verso i popoli originari, renderebbe giustizia ed aprirebbe la porta del sistema di giustizia messicano agli altri popoli indigeni del paese che lottano contro il saccheggio delle terre e per il diritto al loro territorio.

La relazione di Sipaz rileva che nelle terre indigene sono aumentate le lotte per la difesa del territorio contro le concessioni minerarie e diversi progetti energetici, turistici o di infrastrutture che minacciano le diverse forme legittime di proprietà collettiva.

In questo contesto la SCJN ha rimesso in agenda per la sua discussione il caso delle terre dell’ejido di Tila, 130 ettari che le autorità statali hanno espropriato più di 30 anni fa per uso privato. I magistrati discuteranno le coperture che  la giustizia offre all’ejido che nel 1980 ha vinto un ricorso contro un decreto di esproprio. Nel 2009 gli ejidatarios hanno ripreso la lotta politica e legale iniziata mezzo secolo fa. Ora la SCJN ha nelle sue mani la decisione sulla restituzione dei diritti, o manifestare l’impossibilità di dar luogo alla restituzione di terre compensandole con denaro.

Sipaz ricorda che tra il 1995 ed il 1997 si verifica uno degli episodi più sanguinosi della strategia dello Stato per affrontare l’EZLN attraverso la formazione di gruppi paramilitari. Si crea il gruppo Desarrollo, Paz y Justicia e si militarizza la regione chol. Gli ejidatarios denunciano che quelli di Paz y Justicia hanno sottratto loro le terre e non vogliono che lottino per difenderle.

E’ giusto ricordare che il Santuario del Signore di Tila rappresenta l’entrata di risorse economiche important, fino ad oggi a beneficio del governo municipale. Inoltre, col tempo si sono stabiliti dei commercianti senza diritti ejidali che sono stati sempre alleati del municipio. Tuttavia, gli ejidatarios non hanno nessuna intenzione di cacciarli se recupereranno le loro terre, sottolinea Sipaz.

Dopo la sollevazione zapatista, sulle terre dell’ejido è stato installato un accampamento militare. Nella regione di Tila “è in corso il processo di costruzione dell’autonomia dell’EZLN e la presenza dell’Esercito funziona come elemento di controllo della popolazione in resistenza. Nel caso le terre vengano recuperate dall’ejido, questo potrebbe comportare la partenza dell’Esercito”. http://www.jornada.unam.mx/2013/03/12/politica/023n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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LORO E NOI

VII. – Le/i più piccol@ 6.

6.- La Resistenza.

Marzo 2013

NOTA: I frammenti che seguono parlano della resistenza zap… un momento!… esiste una Forza Aera Zapatista?! Il sistema di salute zapatista è migliore di quello del malgoverno?! Durante questi quasi 20 anni, le comunità zapatiste hanno resistito con ingegno, creatività ed intelligenza proprie a tutte le variabili della controinsurrezione. La cosiddetta “Crociata”contro la Fame” dei capoccia priisti di turno, non fa altro che rieditare la fallace supposizione che ciò che gli indigeni chiedono è l’elemosina, e non Democrazia, Libertà e Giustizia. Questa campagna di controinsurrezione non arriva da sola, ma accompagnata da quella mediatica (la stessa che oggi in Venezuela ripropone la sua vocazione golpista contro un popolo che saprà tirar fuori la forza dal suo dolore), dalla complicità dell’insieme della classe politica (in quello che dovrebbe chiamarsi “Patto contro il Messico”) e, chiaramente, una nuova escalation militare e di polizia: nei territori zapatisti si ringalluzziscono i gruppi paramilitari (col consenso del governo statale), le truppe federali aumentano i pattugliamenti provocatori “per localizzare la dirigenza zapatista”, le agenzie di “intelligence” si riattivano, ed il sistema di giustizia ripropone la sua ridicolaggine (vedi il caso Cassez) e nega al professor Alberto Pathistán Gómez la libertà, condannandolo per essere indigeno nel Messico del secolo XXI. Ma il professore resiste, per non parlare delle comunità indigene zapatiste…

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Buongiorno compagni, buongiorno compagne. Il mio nome è Ana, della Giunta di Buon Governo attuale, della quarta generazione 2011-2014, del Caracol I di La Realidad. Vi parlerò un po’ della resistenza ideologica, ve ne parleremo in due, io e il compagno. Vi parlerò dell’ideologia del malgoverno. Il malgoverno utilizza tutti i mezzi di comunicazione per controllare e disinformare il popolo, per esempio la televisione, la radio, le telenovelas, cellulari, giornali, riviste e perfino lo sport. Per televisione e radio trasmette molti spot commerciali per distrarre la gente, le telenovelas per incantare la gente e far credere che quello che succede in TV può succedere a tutti. Nell’ambito dell’educazione il sistema del malgoverno, ideologicamente, a quelli che non sono zapatisti li manipola affinché i loro figli vadano a scuola ogni giorno ben vestiti e ordinati, senza badare se imparano a leggere o scrivere, ma solo per mettersi in bella mostra. Fornisce loro anche borse di studio per avere un titolo di studio ma alla fine dei conti le uniche ad avvantaggiarsene sono le aziende che vendono tutti gli accessori per la scuola o quelle divise. Come resistiamo a tutti questi mali dell’ideologia del governo nel nostro Caracol? La nostra arma principale è l’educazione autonoma. Nel nostro Caracol ai promotori si insegna la vera storia che riguarda il popolo affinché sia trasmessa ai bambini e alle bambine, facendo conoscere anche le nostre richieste. Si è anche cominciato a fare corsi di politica ai nostri giovani affinché siano svegli e non cadano facilmente nell’ideologia del governo. Nelle comunità si stanno facendo anche dei corsi sulle tredici domande, i corsi sono tenuti da persone locali di ogni villaggio. Questo è quello che posso dirvi ed ora vi parlerà il compagno.

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C’è anche la questione dei programmi, dei progetti del governo. Il governo introduce dei progetti affinché i fratelli credano di ricavarci qualcosa e credano che questo è bene e si dimentichino dei loro lavori. Affinché i fratelli non dipendano più da loro stessi, ma siano dipendenti dal malgoverno.

Che cosa facciamo noi per opporci a queste cose? Ci organizziamo per svolgere lavori collettivi, come già hanno raccontato alcuni compas, nel villaggio, nella regione, nei municipi e perfino nella zona. Questi lavori soddisfano le nostre necessità ed è così che resistiamo per non cadere nella trappola dei progetti del malgoverno e per dipendere da noi stessi e non dal malgoverno.

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C’è un ospedale abbastanza grande in una comunità che si chiama Guadalupe Tepeyac e adesso se ne sta costruendo uno molto vicino, a mezz’ora, un’ora di strada, a La Realidad, un ospedale infantile. Ma che cosa succede, come funziona quell’ospedale a Guadalupe Tepeyac? Il governo lì ha fornito tutte le attrezzature, e arriva gente da ogni comunità, dai diversi municipi, e che cosa succede se devono fare degli ultrasuoni, per esempio, o un’analisi di laboratorio? I medici di lì sanno, perché è molto vicino, che noi abbiamo l’Ospedale-scuola “Los Sin Rostro de San Pedro” che si trova in una comunità molto vicina, e loro non possono fare determinate analisi in quell’ospedale di governo perché non hanno personale qualificato, ci sono le macchine ma non c’è il personale, allora loro visitano e poi li mandano al nostro ospedale, all’Ospedale-scuola zapatista. Si eseguono gli esami – pensate a che livello siamo arrivati, compagni – e chiaramente ci sono anche delle regole da seguire in questo ospedale che prevedono il versamento di una quota per chi viene da fuori per sottoporsi ad esami.

Quindi la gente si rende conto, si stupisce, che in un ospedale governativo non c’è quello che ci si aspetta, cioè la soluzione del suo problema, allora viene nel nostro ospedale a sottoporsi a visite ed esami di laboratorio. All’ospedale di Guadalupe c’è un tecnico di laboratorio, ma ci sono molte cose che questo tecnico non sa fare, allora lo mandano al nostro ospedale-scuola. Lì abbiamo un compagno qualificato che ha formato già molti altri compagni ed esegue diverse analisi. Ma non solo, il vantaggio che non c’è nell’ospedale ufficiale, dove si eseguono solo gli esami e basta e poi mandano il paziente da un altro dottore perché riceva assistenza, è che questo compagno dell’ospedale, quando gli arriva qualcuno mandato dai medici dell’ospedale di Guadalupe, gli fa gli esami e contemporaneamente gli dà la ricetta, la cura per la sua malattia, perché lui ha acquisito molta conoscenza in quel laboratorio.

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Per completare un po’ quanto detto sulla città rurale [realizzata, con il plauso mediatico, dal governo di “sinistra” del corrotto Juan Sabines Guerrero], all’inizio si sono costruite le case. Secondo quello che ci raccontano i compagni, le costruzioni, cioè i materiali da costruzione, sono del tipo triplay, molto mingherlini, non come le tavole di legno che usiamo noi. Attualmente le costruzioni si gonfiano come palloncini quando c’è vento forte e quando è la stagione del caldo e della pioggia, perché i materiali con cui sono costruite le case sono già rovinati. È così. Lì, in quel municipio, sono andate a vivere per alcuni giorni delle famiglie, e secondo le notizie dei giornali, c’è una cucina che misura 3×3, ben piccola, una camera e una sala. Ma lì non si può fare niente perché come si fa in quello spazio ad accendere il fuoco? Non si può.

Attualmente non funzionano, le famiglie ci sono state per pochi giorni ma poi hanno dovuto tornare nella loro comunità. Alcune altre famiglie sono ancora lì ma vivono in cattive condizioni. Ci dicono che lì c’è una collina, e in cima dove ci sono le costruzioni hanno costruito un serbatoio per l’acqua che però non funziona, compagni, non stanno funzionando. Dicono che lì c’è una banca per investire denaro, non so se è una banca mondiale, statale, municipale, non so, ma non sta funzionando. Lì ci sono solo dei gusci vuoti e a pezzi. Non è come dicono una ‘città rurale’, un nome molto bello, in realtà lì non c’è niente. Per questo, come dicevano i compagni, perché credere nei progetti e cose così? Sono solo bugie.

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Come dicevano i compagni, è parte della guerra del nemico, per questo alcuni compagni di questa zona si sono lasciati convincere da quelle e sono andati lì, e non è perché hanno una vita più degna. In molti posti ci sono quelli che escono dall’organizzazione o quelli che stanno nei partiti, ma i compagni basi di appoggio hanno una vita migliore. Quello che dicono delle città rurali sono solo bugie.

Per far capire la manipolazione ideologica del malgoverno a Santiago El Pinar, alle donne avevano promesso di realizzare dei pollai per la vendita delle uova. Le galline da uova hanno bisogno di molto mangime, e fornirono molte galline che all’inizio fecero molte uova, ma il governo non procurò anche il canale di mercato attraverso cui venderle. Le galline facevano molte uova ma che fare? Non si poteva entrare in competizione con i grandi negozi alimentari dove si vendono le uova. Allora i fratelli ci hanno raccontato che si spartirono le uova, ma il governo non fornì più il mangime e le galline cominciarono a deperire e smettere di fare uova. Ed allora le donne dissero ‘che cosa facciamo? Dobbiamo cooperare. Ma come facciamo se non ci sono più uova? Dove troviamo i soldi?’. Le galline morirono e quello che aveva detto il malgoverno non aveva dato risultati. Tutto questo è stato solo per mandare lì le telecamere a filmare la consegna delle galline, quanto era bello ecc. Ma nel giro di tre mesi tutto questo era finito.

Tra altre cose, come ha detto il compa che le case si gonfiano come rospi, c’è un altro problema. Le donne sono abituate a fare le tortillas sul fuoco, ma il pavimento è di legno, triplay, e non si può accendere un fuoco lì. Hanno fornito delle bombole di gas che però non sanno usare e che non durano neanche un mese, e così ci sono cumuli di bombole, c’è la stufa e non serve a niente. Nella nostra vita di contadini, indigeni, dietro la tua casetta c’è la verdura, la canna, ananas, banane, quello che c’è, com’è il nostro stile di vita, ma lì non c’è, c’è semplicemente una casa e punto. Non sanno cosa fare ma devono tornare a lavorare sul terreno che hanno lasciato, e questo comporta altre spese per andare e venire.

La politica del malgoverno è distruggere la vita in comune, la vita comunitaria, che tu abbandoni la tua terra o la venda, e così sei fregato. È una politica di ingiustizia, è creare altra miseria. Tutti i milioni che il malgoverno statale, municipale e federale riceve dall’ONU, che è l’Organizzazione delle Nazioni Unite, viene usato per organizzare chi provoca i problemi nelle comunità soprattutto contro di noi basi di appoggio.

È la continuazione della politica, quello di cui si parlava molto, adesso non vogliono più che se ne parli, sui media non compare più: è il Piano Puebla-Panama. Ora hanno trovato un altro nome perché il Piano Puebla-Panama è stato molto criticato, ma è la stessa cosa, hanno solo cambiato nome per continuare a portare l’individualismo nelle comunità, per distruggere quanto di comune ancora resta.

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La resistenza si sta facendo più o meno come la raccontiamo. A volte i compagni lavorano nella milpa o nella piantagione di caffè, o se hanno del bestiame a volte vendono un animale per avere un po’ di soldi, siccome il malgoverno ci attacca con i suoi progetti di pavimenti di cemento, di case moderne e con altre cose così che i fratelli priisti, dei partiti e di altre comunità accettano.

E sembra che ormai loro si sono abituati ai soldi, stanno sempre più col governo perché arrivi con altri soldi ed altri progetti, come hanno spiegato alcuni compagni di La Garrucha, e così sta accadendo nel Caracol di Morelia. A volte a questi fratelli vendono i tetti di lamiera, cosa che fa parte di un progetto del governo, il governo pensa di migliorare il suo partito ma succede il contrario grazie al frutto del lavoro dei compagni in resistenza.

Per esempio, un foglio di lamiera in un negozio di ferramenta costa sui 180 pesos, ma arrivano a venderla a 100 pesos, 80 pesos; ed arrivano mattoni da costruzione che nelle ferramenta costano 5, 6 o 7 pesos, ma loro li vendono a 3 pesos, 2 pesos. Ed i compagni, noi, siccome siamo in resistenza, non siamo abituati a spendere il frutto del nostro lavoro, sono loro quelli che comprano, e forse un giorno vedrete in qualche nuovo insediamento della lamiera colorata, ma è venuta dal lavoro dei compagni. È questo che sta succedendo anche là.

Ma il governo si è accorto dove va a finire il suo progetto. Non sta beneficiano i partiti, i priisti, ma se ne stanno approfittando gli zapatisti, dove manda i materiali da costruzione c’è già il muratore. All’arrivo del materiale c’è già il muratore e lì gli zapatisti migliorano le loro case, e per questo sta cambiando modi, come hanno fatto in molte forme i malgoverni che si sono succeduti dal ’94 ad oggi.

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Bene compas, spiegherò di nuovo la resistenza militare, come già spiegato dalla compagna. A me tocca raccontare quello che è successo nel 1999 nell’ejido Amador Hernández, municipio General Emiliano Zapata.

A quel tempo, un giorno 11 di agosto, sono arrivati i militari, e noi compagne e compagni ci siamo opposti all’arrivo dei militari. Volevano prendere la comunità ed occuparono una sala da ballo e le compagne li affrontarono; li cacciarono da quella comunità. Ma la cosa andò avanti, si fece un presidio. Al presidio parteciparono tutti quelli della zona, del Caracol La Realidad. In quella situazione di resistenza arrivarono anche quelli della società civile e tutta quella resistenza riuscì perché era tempo di chaquiste [piccolo insetto che punge anche attraverso gli indumenti – n.d.t.], tempo di fango, stagione di pioggia. Non siamo caduti nelle loro provocazioni, non ci siamo scontrati militarmente, ma li abbiamo affrontati pacificamente.

Al presidio si organizzavano dei balli, ballavamo davanti ai militari. E si tenevano cerimonie religiose, si svolgevano eventi dei compas, facevamo dimostrazione politica della lotta.

Cosa fecero i militari? Cominciarono a temere che li convincessimo perché stavamo faccia a faccia con loro, allora i comandi militari dell’esercito installarono degli altoparlati perché non sentissero le nostre parole e li fecero allontanare un poco.

Che cosa successe? I compagni al presidio, avendone sentito parlare, si inventarono di fare degli aeroplanini di carta che lanciavano ai soldati. È così che è nata la prima forza aerea dell’Esercito Zapatista ad Amador Hernández, ma è solo di carta.

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Tutto questo, compas, è successo in quella resistenza militare, li abbiamo affrontati a spintoni, compagni e compagne ed i militari su due file, e c’era un compa… un piccoletto, che quando i militari ci spingevano coi loro scudi e manganelli, il compa gli pestava i piedi e i militari anche lo calpestavano. Un soldato più grosso vide la scena e cominciò a ridere perché il compa e i soldati si pestavano i piedi a vicenda. Il soldato rideva ed il compa piccoletto gli dice: “che ti ridi piccoletto?”, ma il soldato era grosso, era il compagno ad essere piccoletto.

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Questo è quello che ho visto e sto vedendo. Il risultato è lì. Non abbiamo mangiato tostadas per niente, e la tostada dà forza e saggezza. Si è fatto molto uso del collettivismo, perché parlo in questo modo, compagni? Scusate le parolacce, compagne, le abbiamo imparate dai compagni in ogni villaggio, in ogni municipio, per affrontare i dannati saldati che sono dentro i nostri luoghi e che ci perseguitano. Lì le compagne hanno imparato a difendersi, non so, con le bastonate li devono cacciare i soldati, l’hanno fatto con la forza, con le pietre o con le grida e con mentaderas [insulti]. Così si sono organizzate le compagne, io l’ho visto ed ho presente quando le compagne si convinsero ad affrontarli e dimostrarono che le compagne sono capaci di farlo.

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Anche le autorità hanno cominciato ad alternarsi ed accogliere le nostre necessità che presentiamo in municipio da ogni villaggio, ogni regione ed ogni centro. Così abbiamo lavorato e a poco a poco siamo progrediti. Po abbiamo avviato il progetto di salute ed educazione e, come ha detto la compagna, nel municipio abbiamo la clicnica “Compañera María Luisa” [nome di lotta di Dení Prieto Stock, caduta in combattimento il 14 febbraio 1974 a Nepantla, Stato del Messico, Messico] e nell’ejido San Jerónimo Tulijá la clinica “Compañera Murcia-Elisa Irina Sáenz Garza”, una compagna che ha lottato ed è morta nel rancho El Chilar [nella Selva Lacandona, Chiapas, Messico, nel febbraio dl 1974], viviamo vicini a dove è morta, per questo la nostra clinica porta il suo nome.

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marialuisa        irina murcia

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(Continua…)

In fede.

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Subcomandante Insurgente Marcos

 Messico, Marzo 2013

TOP SECRET. Addestramento della Forza Aerea Zapatista (FAZ) in qualche luogo delle montagne del Sudest Messicano. http://www.youtube.com/watch?v=BliFqcIgdqs&feature=player_embedded

Un’altra dimostrazione dell’animo guerriero inculcato a bambini e bambine nelle comunità indigene zapatiste in resistenza: leggendo “L’Ingegnoso Hidalgo Don Quijote de la Mancha”, di un certo Miguel de Cervantes Saavedra, che deve essere un consulente militare straniero sovietico… non c’è più l’URSS? No gli dico, una dimostrazione in più che questi indigeni sono disperatamente pre-moderni: leggono i libri! Sicuro lo fanno perché sovversivi perché con Peña Nieto leggere libri è un reato. http://www.youtube.com/watch?v=zlQJTI1p47k&feature=player_embedded

Canto di dolore e rabbia di una madre Mapuche per la perdita del figlio assassinato dai carabinero in Chile. http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=5MA-Dt6tDn8

Canzone per i Caracoles dell’EZLN, di Erick de Jesús. All’inixzo del video, le parole delle donne zapatiste. http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=EYdSJVQP0ug

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2013/03/08/ellos-y-nosotros-vii-ls-mas-pequens-6-la-resistencia/

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 7 marzo 2013

Alberto Patishtán: Siamo governati dall’ingiustizia

HERMANN BELLINGHAUSEN

“Siamo governati dall’ingiustizia”, ha dichiarato Alberto Patishtán Gómez dal carcere numero 5 di San Cristóbal de las Casas, Chiapas, dopo la comunicazione del rifiuto dei giudici della prima sezione della Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) di accettare il suo caso, adducendo che questo non conta su elementi sufficienti affinché il tema meriti la loro attenzione.

“Era un’opportunità per mostrare che in Messico c’è giustizia”, ha affermato via telefonica il professore tzotzil originario di El Bosque, ed ha aggiunto: “Noi ingiustamente carcerati continueremo a lottare contro l’ingiustizia e la corruzione del sistema giudiziario”.

Ha riconosciuto l’operato dei due giudici che hanno votato a favore della sua causa, Olga Sánchez Cordero e Arturo Saldívar. “Loro erano disposti a conoscere la verità. Gli altri non vedono le cose come devono essere”.

I membri della Voz del Amate e Solidarios de la Voz del Amate hanno dichiarato “siamo indignati con questi giudici che avevano nelle loro mani la possibilità di dare la libertà con un un atto di giustizia, ma niente”. A nome loro, Patishtán ha affermato: “Siamo particolarmente decisi a lottare per quanto sia necessario. Non ci scoraggiamo”.

Intanto, nel blog dedicato al professore si sottolinea “la costernazione e la rabbia per il risultato negativo”, degli avvocati Leonel Rivero e Gabriela Patishtán, figlia del prigioniero di coscienza più importante del paese, all’uscita dall’udienza nella Prima Sezione della SCJN (http://www.albertopatishtan.blogspot.mx/2013/03/los-ministros-de-la-suprema-corte-de.html).

Ora il caso torna alla corte di Tuxtla Gutiérrez. “C’è ancora razzismo nella giustizia messicana”, sostiene la difesa. Il procedimento arriverà fra tre settimane al tribunale di Tuxtla Gutiérrez che presumibilmente “deciderà” sul ricorso per il riconoscimento della sua innocenza.

Patishtán è in prigione dal 2000, accusato dell’uccisione di sette poliziotti sulla strada Simojovel-El Bosque. Il fatto, senza movente e mai provato in maniera soddisfacente né investigato, ha permesso che il grave crimine restasse impunito, cosa che evidenzia la protezione politica di cui gode l’ex governatore priista Roberto Albores Guillén e gli altri membri del suo governo dell’epoca, almeno per omissione. 

Ancora una volta, come hanno detto oggi i detenuti indigeni in Chiapas, “la giustizia non ha fatto il suo dovere”.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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La Jornada – Giovedì 7 marzo 2013

I profughi di Banavil chiedono l’intervento di Peña Nieto

HERMANN BELLINGHAUSEN

Le famiglie sfollate più di un anno fa da Banavil, municipio di Tenejapa, Chiapas, hanno chiesto al governatore Manuel Velasco Coello ed al presidente Enrique Peña Nieto di intervenire affinché possano tornare a breve nella loro comunità. Hanno inoltre chiesto  almeno il corpo di Alonso López Luna, rapito, scomparso e probabilmente ucciso da alcuni coloni di Banavil e Las Mercedes.

Ricordano che il 4 dicembre 2011 furono aggredite da persone affiliate al PRI di queste comunità. Lorenzo López Girón, allora ferito gravemente e unico arrestato racconta: “Sono entrati nella cucina di casa ed hanno preso nostro padre che è tuttora desaparecido, ma il pubblico ministero non ha fatto niente, è complice degli aggressori e si rifiuta di cercare il suo corpo”.

Denunciano che il funzionario Cristóbal Hernández López, “ci ha mentito riguardo alle indagini e sulla cattura degli assassini che vigliaccamente l’hanno aggredito, fatto sparire, squartato e nascosto il corpo”.

A causa dei fatti fu imprigionato a Tenejapa per 14 mesi Francisco Sántiz López, base di appoggio zapatista, senza ragione alcuna, ma con l’accusa di aver ucciso uno degli aggressori, quando non si trovava nemmeno sul posto al momento dei fatti. Le accuse sono cadute dopo un’intensa campagna internazionale.

Le quattro famiglie López Girón, rifugiate a San Cristóbal de las Casas e ritenute simpatizzanti zapatisti, sostengono: “Siamo stati derubati delle nostre terre e non abbiamo potuto tornare. Chiediamo al governo federale e statale di applicare la legge e di fare giustizia, perché conoscono i responsabili che sono liberi, per loro non c’è stata punizione , e si stanno impadronendo di nostri terreni che vogliono suddividere in ejido tra Santa Rosa e Banavil.”

Ancora una volta identificano gli aggressori: Antonia López Pérez, Lucía López Ramírez e Antonia Girón Gómez, e Alonso López Ramírez, Diego, Pedro e Manuel Méndez López, Agustín Méndez Luna, Alonso e Agustín Guzmán López, Diego Guzmán Méndez, Antonio e Alonso López Méndez e Pablo López Intzín.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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